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Ecco a voi il misuratore di energia sprecata

"Caffè scorretto" è la nuova rubrica del weekend, bisettimanale. Un fiume in piena senza filtro, la "spia" di Era Superba che si aggira per la città a sputare sentenze ed elargire consigli... si salvi chi può!

7 luglio 2012Caffè Scorretto > Rubriche

Faccio un giro in città e porto con me il misuratore di energia sprecata. Sono le 11.30 del mattino di un giorno feriale e, come prima tappa, decido di andare in un bar. E’ un caffè in p.za Manin. Il locale è sporco e, dentro, un paio di sessantenni mal messi stanno bevendo un bianco-amaro. Dall’odore di sudore misto ad alcool si potrebbe dedurre che siano al terzo giro. Accendo il rilevatore di energia sprecata e la lancetta si ferma sulla seconda tacca, 20 punti: 10 per reggere il bicchiere in mano e 10 per reggersi in piedi col caldo e con la botta d’alcool (nel mondo del non spreco 20 punti equivarrebbe a cercare di informarsi su cosa succede nel mondo tramite internet). I due, ubriachi, appena mi vedono, mi scambiano per una fotografa e mi offrono un bicchiere. Declino gentilmente l’invito.

Raggiungo la sala interna e trovo una signora decisamente in sovrappeso attaccata a una di quelle macchinette poker mangia soldi. La donna è vestita con colori accesi, capelli unti ed è seduta su uno sgabelletto inadatto al suo abbondante fondoschiena. Ha gli occhi iniettati di sangue e continua a pescare monetine da un secchiello. Deve aver cambiato almeno 100 euro. Il mio strumento di rilevazione mi segnala energia pari a 30. 10 punti per il braccio che pesca spiccioli e che aziona la leva della slot e 20 per lo sforzo psicologico a vincere il jackpot. L’energia 30 equivale, nel non spreco, a andare a trovare uno di quegli  amici o parenti che non vediamo mai e che ci invita sempre. Ipotetici sono anche 20 punti aggiuntivi per il ricovero in un centro per il recupero dal gioco d’azzardo (mi chiedo come si possa lucrare sul gioco e poi sulla cura contro il gioco). Ho lo stomaco chiuso dal disgusto. Pranzerò più tardi. Esco e continuo il giro.

Alle 12.30 sono in p.za Dante. Entro in una palestra, nessuno mi nota. Il rilevatore di energia è acceso. La palestra è piena. Misuro ogni angolo. I tapis roulant, le cyclette, i pesi, la sala in cui si sta svolgendo la lezione di aerobica. Donne, uomini, giovani e non più giovani, con tutine e canotte, vanno su e giù come formiche impazzite, ognuno con il suo attrezzo, ognuno con la sua determinazione e con un buon motivo per plasmare il suo corpo. Chiedo al mio strumento di calcolare la media a persona. Non credo ai miei occhi. Il rivelatore si mette a fischiare e la lancetta va a piazzarsi nella zona rossa. 60 punti di media. Questo punteggio equivale a denunciare un abuso sul nostro posto di lavoro o impegnarsi a essere onesti a costo di perdere tutto con la stessa forza e senso di giustizia di Rosa Parks. Mamma mia. Faccio una rapido calcolo mentale per vedere se i conti tornano: circa 10 punti per lo sforzo fisico a tonificare e scolpire, 15 per quello psicologico a tonificare e scolpire (concentrandosi su pancia piatta e glutei sodi). Poi sommiamo altri 20 punti di energia latente dovuta ai tatuaggi dei palestrati che possiamo trovare su ogni parte del corpo (per ogni tatuaggio vanno contate due energie: quella del tatuatore e quella di resistenza al dolore di chi viene tatuato).  Infine gli ultimi 25 punti sono tutti dovuti all’impegno a non scompigliarsi i capelli durante l’attività fisica, perché non si sa mai, la palestra è sempre uno dei luoghi d’incontro principali.  Cosce, glutei, bicipiti, tricipiti, hop, hop, hop, sudore, tatuaggi, tette, sudore, culi, pompati, pompati, pompati.. Mi viene di nuovo un conato. Fuori palestra c’è una tavola calda, ma non me la sento, il mio pranzo dovrà ancora aspettare..

Nei dintorni c’è un centro estetico: ricostruzione unghie, lettini e docce solari e cerette ovunque. Il rilevatore è a metà batteria, si scarica velocemente quando è costretto a misurare alte concentrazioni. Decido di entrare. Una donna abbronzata agghindatissima mi fa accomodare, è piena di drappi di seta, collana e bracciale vistosissimi. Mi chiede se voglio una brochure per scegliere un trattamento. Rispondo che voglio solo dare un’occhiata. Vede il rilevatore e pensa che sia una giornalista. Quindi sfodera immediatamente uno dei suoi sorrisi più accoglienti, mi offre un caffè e mi propone un giro tra i suoi vari “mondi” come li definisce lei. Iniziamo dalle lampade abbronzanti, due sarcofagi, uno in piedi e uno sdraiato, un caldo insopportabile. Sembra di essere davvero in Egitto. Guardo il rilevatore che si è messo di nuovo a fischiare, è sul rosso, 70. Calcolando sono 30 per il caldo sopportato e 40 per il rischio affrontato di cancro alla pelle. (70 punti equivale a impegnarsi contro la corruzione e la mafia nella propria città denunciando, non accettando mai un compromesso, informando gli altri con il coraggio di Falcone e Borsellino) Passiamo a un’altra stanza. Io temo per il rilevatore, rischia il sovraccarico. Qui una donna, usando gelatine e smalto sta trasformando un’altra donna in una specie di strega cattiva dagli artigli affilati. Un’altra donna in camice sta strappando i peli dell’inguine con una specie di nastro adesivo a un’altra donna che urla. Sembra una camera di torture e il rilevatore sale a quota 75 di energia violenta, equivalente a battersi usando anche la propria creatività per rendere la città un posto migliore (servizi adeguati, ambienti più vivibili, una sanità non malata, uso di energie rinnovabili, nessuno spreco energetico..) con la stessa forza di Martin Luther King.

La fame ormai mi è passata completamente. Saluto la gentile regina del reame e scappo via, ho visto abbastanza. Il rilevatore ha soltanto più una tacca di carica. Lo spengo per fargli risparmiare le ultime forze.  Ormai sono quasi le sette di sera e come ultima chance decido di giocare il jolly, lo stadio nel pieno di un derby. La città si è svuotata sono tutti a casa davanti a Sky o allo stadio. Prendo un autobus al volo che mi porti a Marassi, ma tutti i biglietti sono finiti, lo stadio è stracolmo. Rimango fuori. Sono già iniziati i cori con i fumogeni. Li sento dall’esterno. I tifosi della nord e della sud cantano con tutto il fiato. Deve essere uno spettacolo mozzafiato. Mi guardo intorno, non c’è nessuno. Accendo il rilevatore. Dopo un secondo. Un suono fortissimo esce dal mio apparecchio. Inizia a tremare. Il suono è sempre acutissimo sembra stia per esplodere. La lancetta è a fine corsa, stampata sui 100: ne segnerebbe di sicuro il doppio. Il rilevatore è bollente, mi brucia le dita, devo gettarlo a terra. Il fischio è insopportabile e sta uscendo anche del fumo. Due poliziotti mi chiedono di allontanarmi dall’area.

Mi accompagna alla fermata del bus più vicina e mi raccolgono anche il rilevatore che ormai è da buttare. Me lo appoggiano ai piedi. Si è fuso. L’energia che ha misurato doveva essere talmente tanta, paragonabile a dedicare la propria vita a cambiare il mondo come ha fatto Gandhi guidando la marcia del sale, concentrata in soli due tempi da 45 minuti. Guardo il rilevatore, morto di dolore, e poi guardo la città illuminata, ormai si è fatto buio. Sento i cori. Sto per piangere all’idea di quanta energia viene sprecata ogni giorno. Però all’improvviso un pensiero positivo mi attraversa la mente. Basterebbe trovare il modo di usare tutta questa energia per giuste cause e saremmo a posto. E questa non è un’utopia, perché alcuni lo hanno già fatto e con risultati eccellenti: mi vengono in mente tutti gli esempi che ho citato finora dell’energia non sprecata e, di recente, ho visto anche un breve documentario molto incoraggiante: Kony 2012, un esperimento ben riuscito di coinvolgimento del popolo del web tramite la rete per l’arresto di un criminale di stato. Mi viene in mente il Movimento 5 stelle, con un nuovo modo di fare politica partendo dal basso attraverso la partecipazione attiva dei cittadini via internet, e poi penso persone come Marco Travaglio che dedicano la propria vita a svegliare le coscienze. Mi sento meglio: un po’ di speranza si è fatta strada nel mio pessimismo, le luci della città ora sembrano più luminose e la struttura in cemento rosso del Ferraris è diventata quasi bella.

 

I CONSIGLI DI “CAFFE’ SCORRETTO”

Consiglio da leggere: il blog di Beppe Grillo (per non perdere le riflessioni e intuizioni di politici, studiosi economisti italiani e di tutto il mondo e tenerci sempre aggiornati)

Consiglio da comprare: Il fatto quotidiano (informazione libera, autofinanziata) per non sprecare tempo leggendo informazioni pilotate.

Consiglio da guardare: spettacolo Promemoria (un excursus sull’Italia politica economica degli ultimi quindici anni per non sprecare il passato e utilizzarlo per capire meglio il presente) di Marco Travaglio e poi molto interessante il documentario citato Kony 2012.  Sconvolgente e divertente lo spettacolo teatrale “Che ci fa la Mafia a Genova?

Consiglio web: Una fucina di video molto interessanti è http://www.ted.com/, e poi da vedere assolutamente, per capire meglio un tassello fondamentale della nostra storia, il documentario su Falcone e Borsellino che si trova on line in nove puntate.

 

Linda Priario
[foto di Daniele Orlandi]

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