E’ la malattia del decennio. Recentemente si è diffusa anche nella nostra città. Parliamo di falsa intolleranza, un mix di ortoressia (ossessione per i cibi sani) e schizofrenia (disturbo della personalità). Siamo tutti testimoni di questo fenomeno perché abbiamo assistito all’aumento, da qualche anno a questa parte, della vendita di prodotti senza glutine, senza uova, senza latte, senza grano, senza lievito di birra, ecc..
Quest’impennata nell’acquisto di alimenti che, fino a poco tempo fa, erano sempre stati di nicchia, ha permesso di riempire la città di nuovi supermercati bio-carissimi e tanti piccoli punti bio. In più, possiamo notare che le farmacie più scafate si sono subito attrezzate a fornire ai clienti un comodo angolo prodotti bio-celiaci-anti-intollaranze. Quest’area, l’avrete notata sicuramente, è una specie di bio-supermercatino tra lo scaffale dei termometri e quello delle supposte. Funziona così: mentre il cliente sta entrando si può autodiagnosticare, poi, mentre controlla di avere un bel po’ di contante, può auto-prescriversi la dieta e alla fine, mentre passa in rassegna i ripiani pieni di merendine senza zucchero e risi soffiati di ogni forma e colore, può auto-somministrarsi la cura.
I falsi intolleranti si riconoscono da lontano, ne avrete visti tanti anche voi, perché si aggirano fra i prodotti bio e, di solito, ne prendono uno per tipo: uno per celiaci, uno per curare la pressione alta o malattia cardiovascolari, uno per dimagrire, uno per ingrassare e uno che ha solo una bella confezione, dentro non sanno sa neanche cosa ci sia… La sindrome colpisce giovani e adulti, difficilmente gli anziani (più attaccati agli antichi valori). Le donne sono le più colpite, ma ultimamente si sta diffondendo anche al sesso maschile, specie in giovane età. Sicuramente c’è qualche falso intollerante tra i lettori di Erasuperba, o nella redazione o lo sono io.
Nella cerchia di amici, il falso intollerante si distingue perché parla molto spesso della sua malattia, ama descrivere nello specifico tutti i cibi che non può “proprio” mangiare. Il vero segno di falsa intolleranza è rappresentato dalla tipica soddisfazione che appare sul volto del soggetto quando riesce a richiamare l’attenzione generale a causa della sua patologia. A tale scopo, i falsi intolleranti prediligono spesso alimenti strani e ricercati che destano curiosità altri invece, all’opposto, puntano su alimenti molto comuni, ma che, proprio per questo, permettono quindi al soggetto di non poter mangiare quasi nulla della cucina altrui.
L’apice dello sviluppo della malattia si ha quando, anche ad esempio durante un evento sociale (più l’occasione è formale e meglio è), di fronte a un banchetto pieno di prelibatezza di ogni tipo, il malato ha il coraggio di tirar fuori dalla borsa o dallo zaino “l’alimento alternativo”, l’unico che il falso intollerante potrà “gustare”. “Gustare” è proprio la parola sbagliata perché l’alimento alternativo può essere di varie forme e colori ma ha un’unica caratteristica comune: non sa di niente.
Il malato estrae il prodotto con orgoglio, lo mostra ad amici e conoscenti e lo descrive così: “E’ fantastico, nutre, non ingrassa e si digerisce benissimo!” Gli amici fanno vaghi cenni col capo mentre quello che ha pagato il banchetto fissa la scena in silenzio pensando ai soldi che ha buttato via per l’amico intollerabilmente intollerante. In conclusione l’aspetto più inquietante di questa subdola malattia si manifesta quando arriva il momento definito in gergo “amnesia sintomatica”, quando cioè il malato, improvvisamente, sembra scordare tutto ciò che ha detto e fatto fino a quel momento e, in un’occasione qualsiasi, inizia a trangugiare torte di panna e cioccolato, teglie di pizza e maionese fatta in casa. In quella fase si dice che la malattia sconfina nel suo contrario e si ha il paradosso del falso intollerante che sproloquia su “quanto è buona la roba fatta in casa alla vecchia maniera” sotto gli occhi esterrefatti di amici e parenti.
Di solito, fortunatamente, questa malattia ha un decorso breve, ma in alcuni casi può durare anche diversi anni. La prima cosa da fare quando si scorgono in un amico o parente le prime avvisaglie dell’insorgere della malattia è costringere il soggetto a un immediato soggiorno forzato nel sud Italia o in Emilia Romagna tra ragù e crescentine. Di solito il malato, esposto in modo massiccio alla terapia, si rimette e si ravvede in poco tempo.
I CONSIGLI DI “CAFFE’ SCORRETTO”
Consiglio da mangiare: Se volete fare un’esperienza davvero emozionante per le vostre papille gustative vi consiglio il ristorante Baldin , a Sestri Ponente. Il locale è elegante, ma alla mano. Quando vi sedete, lo chef si avvicina e vi chiede: “Avete qualche intolleranza? Se no, divertitevi!!”E lì comincia un viaggio esplorativo attraverso abbinamenti ricercati e altri più tradizionali, tutto sublime, ogni boccone è perfettamente bilanciato, ingredienti di ottima qualità e presentazioni del piatto che vi delizieranno, oltre che il palato, gli occhi. In più, il servizio è ottimo e da poco prenotabile anche tramite coupon per rendere più accessibile il prezzo e avvicinare i giovani.
Consiglio da guardare: Intervista al professor Berrino tratta da Report su You Tube, Il Prof. Franco Berrino è Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori a Milano. Questo breve video ci dimostra come fare una spesa furba, mangiando prodotti che non danneggiano la nostra salute (cosa assolutamente non scontata in questo periodo in cui ci nutriamo di frutta di plastica e bon bon ipersuperstracalorici). Il tutto senza spendere troppo e comprando in un normale supermercato. Invece un film che consiglio è FOOD inc. Documentario sugli allevamenti di bestiame negli USA. Davvero sconvolgente. Dopo averlo visto, possiamo o cambiare pianeta o decidere di cambiare qualcosa nel nostro comportamento quotidiano a partire dalle scelte alimentari.
Consiglio da leggere: Libro “Sconfiggere il tumore mangiando con Gusto”. Il libro è di Anna Villarini e Giovanni Allegro. Descrivono com’è cambiata la nostra alimentazione nei secoli e ci dà consigli pratici per nutrirci meglio. I contenuti del libro sono basati su uno studio scientifico, il progetto Diane. Questo libro è molto interessante e anche utile: all’interno troviamo alcune ricette per mettere subito in pratica quello che abbiamo appreso. Unico problema alcuni ingredienti sono, secondo me, introvabili.
Consiglio da comprare: Il biologico è una buona scelta. Attenzione però a due cose: al marchio e al prezzo. Per il marchio, abbiamo ormai appreso che non tutti i prodotti con marchio Bio provengono davvero da coltivazioni biologiche. Quindi, leggiamo bene l’etichetta e non lasciamoci incantare da quelle confezioni così naturalmente verdi. Per quanto riguarda il prezzo, invece, per non svenire alle casse di fronte a una commessa vestita verde bio, il segreto, come spesso accade, è non avere fretta: scoveremo allora il pacco di biscotti formato famiglia che costa molto meno all’etto, e troveremo per esempio che gran parte dei prodotti in scatola hanno un prezzo umano. Altra idea: In p.za Marsala, vicino ai teatri, a Genova, volevo segnalare un piccolo negozietto di prodotti biologici, aperto anche nella pausa pranzo, che prepara insalate e macedonie d’asporto. Il prezzo non è eccessivo e la qualità è buona. Può essere una buona idea per un pasto leggero da portar via. La proprietaria è gentile, disponibile e cerca di accontentare ogni richiesta. Vi consiglio però di non andarci se siete di fretta perché dentro, anche se è piccolo, rischiate di perdervi tra prodotti tipici d.o.p. e insalate preparate su misura per voi.
Linda Priario





