Stasera hai voglia di uscire. Fa caldo e la città offre un Festival solidale. Arrivi. La zona è un po’ triste, ma la location non è male, anche se sotto la sopraelevata. E’ il tramonto, c’è una bella luce e s’intravede persino un pezzetto di cielo blu che si staglia a fianco ai piloni grigissimi che incorniciano l’ingresso ai tendoni. All’entrata offerta libera in denaro o in beni di prima necessità. Condividi e fai la tua offerta. Fai due passi, ti ambienti e incroci subito un Rasta Yeah: tuo concittadino, giovane ma non troppo, dread fino a metà schiena, infradito e camminata rilassatissima. Lo fissi. Lo riconosci era un tuo vicino di casa quando eri bambino e vivevi nei quartieri alti, era un po’ più grande di te. Ah adesso chissà cosa farà? Adesso, come puoi vedere, ci mette due minuti buoni a passare dallo stand dei vestiti alternativi al chiosco del cibo africano, che sono l’uno a fianco all’altro. Ma non dipende da lui: è tutta colpa dei ritmi giamaicani che si sprigionano nel momento dell’arrotolamento delle ciocche secche dread e poi, più queste s’impregnano di sporcizia e unto, più il groove rilassato giamaicano avanza e attacca il cervello.
Ti guardi intorno. C’è un po’ di gente e, come ti aspettavi, qui l’abbigliamento è rigorosamente alternativo (di marca): felpe col cappuccio, pantaloni larghi colorati, infradito fricchettone e bracciali collane di plastica. Odore di erba e birra da sagra ti circonda in ogni angolo. C’è un palco su cui alcuni gruppi si alternano per suonare. Musica reggae. Ascolti. Ti piace.
Vicino a te ci sono diversi uomini non più giovani con felpe e magliette da teenagers e capelli spettinati. Sono tutti soli e in silenzio. Ti scappa un pensiero: sarebbe bello che almeno facessero amicizia tra di loro! Ma no! Cosa dici?! Non si può! La solitudine ostentata fa parte del loro personaggio. Il sinistroide attaccato ai “vecchi valori” della “vecchia politica” non deve avere più voglia di sbattersi (al massimo può soltanto andare allo stadio) e non si deve sforzare nemmeno di conoscere qualcuno di nuovo: ha solo vecchi amici. Ormai non c’è più nulla da scoprire. Quindi i disillusi capelloni stanno da soli, il che regala loro anche una certa aurea di mistero (sul perché non si vogliano pettinare forse?). Tra l’altro, se ci pensi bene, sembra proprio che gli stessi Festival cittadini siano organizzati apposta per loro. Infatti troviamo Nostalgici Inconsolabili in prima fila in ogni festa (Festa dell’Unità, Suq ecc..) e, per piacere a loro, i Festival sono tutti uguali. Quindi, in realtà, questa casta di demotivati è una lobby di mercato potentissima, nonostante la tipica non-azione che la contraddistingue, (simile alla non violenza). Chissà cosa succederebbe se iniziassero a fare qualcosa?!!
Hai fame. Mangi qualcosa al chiosco africano. Buonissimo ed economico. C’è cibo etnico perché è una serata multiculturale (parola amata da una certa sinistra genovese). Effettivamente le culture diverse ci sono: molti gruppi di africani sono sparpagliati nella festa. E’ perché l’associazione del Festival organizza missioni anche in Africa, come dimostrano le numerose foto e i video. Purtroppo però i filmati vengono proiettati durante i concerti ai lati del palco, e quindi vomitati in un momento assolutamente inadatto alla riflessione. Immagini di bambini sofferenti ti passano sotto gli occhi mentre sul palco fanno casino. E’ come mangiare la pasta facendo zapping tra un paio di guerre al telegiornale. Anche la presenza multiculturale è solo di facciata, come se il Festival si fosse messo addosso una maglietta del politically correct, perché al contrario nella serata c’è separazione. Tra le diverse culture nessuna integrazione, sono gruppi isolati. Si respira anche un po’ di tensione. Giovani e adulti separati. Uomini e donne separati. E’ il problema della tua città. Giovani, adulti, bambini, ricchi, poveri, truzzi e fighetti, belli e brutti hanno tutti gli stessi problemi e le stesse gioie, ma si sentono i soli ad averli e quindi si sentono soli. Ascolti ancora un po’ di musica sorseggiando una birra annacquata e poi decidi di andar via. Lasci i tendoni, passando sotto il ponte stradale con ancora odore di erba e suoni in lontananza, nella notte. Ti fermi solo un secondo per riflettere. Fantastichi che sarebbe bello ad esempio assistere a un Festival reggae scazzo sporcizia con un pubblico di fighetti incamiciati… oppure a una conferenza di imprenditoria con pubblico reggae scazzo sporcizia oppure, e forse meglio: un festival variegato con pubblico variegato, come negli anni ‘70. Sospiri alla fine sei un nostalgico anche tu… quasi quasi domani non ti pettinerai…
A proposito di integrazione e festival:
- Consiglio da cliccare: L’esperimento epocale di Woodstock – tre giorni di unione e musica.
- Consiglio da vedere: L’indimenticabile “Piccolo Grande Uomo”con Dustin Hoffman; il vecchio “Balla coi Lupi” (con Kevin Kostner ancora simpatico) e infine “Easy Rider” (‘road movie’ per eccellenza)
- Consiglio da viaggiare: Viaggio in Marocco, però non da turisti, magari insieme a qualcuno che vive lì, se ne avete l’occasione, per sperimentare la vita in famiglie di zii, nonni e nipotini che vivono tutti insieme. Oppure visita a Bussana Vecchia, in Liguria, in provincia d’Imperia, piccolo paese occupato dai fricchettoni negli anni ‘60 che vive di turismo e di vita in comune.
- Consiglio da leggere: “Il campo di nessuno” di Daniel Picouly (storia di una famiglia extralarge povera ma felice nella Francia degli anni ’50, vista dagli occhi di un bambino di 10 anni)
- Consiglio da ascoltare: Disco “You” dei Gong (Rock psichedelico anni ’70)
Linda Priario
[foto di Constanza Rojas]








