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Storia di Genova: San Francesco d’Albaro

Albaro e le sue ville, residenze estive delle nobili famiglie genovesi, in un dedalo di antiche creuze che scendevano a mare fra gli orti e gli ulivi

18 maggio 2011Rubriche > Storia di Genova
Albaro, villa Saluzzo Bombrini

La vista dal balcone di villa Bombrini

Oggi quartiere residenziale  non distante dal centro cittadino, un tempo la collina di San Francesco d’Albaro era luogo di villeggiatura delle nobili famiglie genovesi. Le sue romatiche creuze chiamate “strade della solitudine” sono state cantate e percorse da personalità artistiche del calibro di Byron, Dickens, Nietzsche, Corazzini, Gozzano, De Andrè e Firpo.

Ville e “ospiti illustri” – Lord Byron con una vecchia carrozza a quattro cavalli, proveniente da Sestri Levante, giunse ad Albaro, verso la fine di settembre del 1822. Prese in affitto «Casa Saluzzo», mentre la vedova di Shelley, il poeta scomparso in mare a Lerici, e suo grande amico, (che lo accompagnava) prese una stanza nella vicina «Casa Negrotto». Lì, alla confluenza con via Pozzo sorge villa Bombrini, dove soggiornava la famiglia De Andrè nei mesi estivi e dove Fabrizio compose le prime canzoni.

Percorrendo verso il mare l’antica creuza San Nazaro, incontriamo, tra le altre, villa Bagnarello conosciuta come la “prigione rossa” dove soggiornò Charles Dickens che poco dopo raccontò… “Genova è tutta un contrasto; è la città più sporca e più pittoresca, più volgare e magnifica, repulsiva e più deliziosa che esista [...] Fui deposto in un piazzale d’aspetto triste, ingombro di erbacce, il quale apparteneva ad una casa rosa, che pareva una prigione, e mi fu detto che io abitavo lì.

Le antiche strade – Le tre strade che solcavano il territorio erano quelle di San Martino, San Nazaro e Albaro. Via Albaro era l’arteria principale del vecchio comune di S.Francesco, da lì partivano le creuze che scendevano a mare. Ancora oggi ricche di fascino se percorse a piedi, queste antichissime strade erano dominate da ville e palazzi splendidi, immersi nel verde, fra orti e giardini. San Nazaro è la creuza più antica (se ne parla in un manoscritto del 1345), scendeva sino alla zona dove ancora oggi sorge l’Abbazia di San Giuliano costruita nel 1282. In fondo a San Nazaro si nasconde fra le fronde la leggendaria “Torre dell’Amore“, affacciata su corso Italia. Una delle primissime costruzioni di Albaro, oggi appena visibile fra le fronde, era utilizzata come guardia a difesa degli attacchi dal mare dei Saraceni. Intorno alla Torre venne costruita nel medioevo l’antica chiesa dei santi Nazario e Celso, demolita in occasione della costruzione di Corso Italia. Questa zona di Albaro, fino ai primi anni del secolo scorso, era famosa in tutta la citta’ per “La Marinetta”, un ristorante-albergo situato in fondo all’attuale via Quarnaro dove il poeta Guido Gozzano si ritrovava con gli amici genovesi. Era conosciuta come “l’ostaia dei poeti”.

Un’altra delle grandi crueze d’Albaro è via Parini che al tempo delle ville portava fino al mare passando nei pressi di San Giuliano ed era un centro di vita mondana. Ma Albaro non era solo luogo di lusso e agiatezza, uno spettacolo differente si poteva ammirare nella piana dell’abbeveratoio, poco lontano dall’attuale piazza Tommaseo. I muli e i contadini, che ogni giorno portavano dagli orti di Albaro frutta e verdura sui banchi della Foce e lungo il Bisagno, sostavano sulla piana e placavano la sete prima di avventurarsi lungo le strette strade. Scritti del VI secolo raccontano di “rozzi canti” che nelle ore più calde animavano la piana.

Ma nell’Albaro di oggi, il luogo che più di ogni altro rivela il contrasto fra presente e passato, è l’area compresa fra la chiesa di San Francesco e quella di Santa Maria del Prato in piazza Leopardi. Sin dal XVII secolo il grande prato che ha dato il nome alla chiesa e che copriva l’intero slargo, era scenario di folcloristiche partite di pallone che attiravano ai bordi del prato tutta la gente del comune, come accade oggi per le partite di calcio.

Le due chiese, costrette nel nuovo assetto urbano, restituiscono alla piazza l’eco di quel lontano passato. Vicino alla chiesa di San Francesco esisteva un piccolo teatro (chiamato appunto “San Francesco”), epicentro della vita culturale albarina sino al 1797, anni in cui venne dato alle fiamme dai patrioti della Guardia Nazionale del generale francese Duphot al quale era stata affidata la difesa di Genova in seguito alla sommossa che i contadini di Albaro tentarono il 4 settembre dello stesso anno contro la Repubblica Democratica Ligure filofrancese. Ricostruito nel 1810, venne chiuso definitivamente nel 1890.

Gabriele Serpe

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