Risultati della ricerca per: “memoria”

  • Rocca dei Corvi, il memoriale “ostaggio” dei cantieri del Terzo Valico. Cociv: «Sarà meglio di prima». La storia dell’eccidio e della partigiana Graziella Giuffrida

    Rocca dei Corvi, il memoriale “ostaggio” dei cantieri del Terzo Valico. Cociv: «Sarà meglio di prima». La storia dell’eccidio e della partigiana Graziella Giuffrida

    Foto a cura di Cociv
    Foto a cura di Cociv

    Il 25 marzo 2017 si è svolta l’annuale commemorazione dei martiri di Rocca dei Corvi, poco sopra Trasta; tuttavia, negli ultimi anni, il ‘cippo’ commemorativo non è facilmente accessibile a causa dei cantieri del Terzo Valico che rendono molto complesso l’accesso al memoriale senza attraversare il cantiere.

    Il santuario infatti si trova “circondato” da questo cantiere e, dal 2016, l’accesso al santuario è precluso, come ci racconta Davide Ghiglione, consigliere municipale del municipio V Valpolcevera e membro dei comitati No Tav: «Noi avevamo denunciato già cinque anni fa il pericolo che il santuario potesse essere spostato o rimosso e infatti dal 2016 non è più possibile accedere al cippo tramite il sentiero principale a causa dei lavori per il Terzo Valico. Adesso per passare è necessario transitare dentro al cantiere».

    «Anche durante la manifestazione di quest’anno – continua il consigliere municipale – è stato necessario percorrere questa strada. Esiste un percorso alternativo che permette di raggiungere il memoriale ma obbliga a passare da monte ed è un tratto di strada molto impervio e difficilmente percorribile soprattutto per le persone anziane che ancora partecipano a queste manifestazioni».

    Secca la risposta di COCIV, il consorzio di aziende che ha in appalto la realizzazione del Terzo Valico, attraverso la risposta del loro ufficio stampa: «Il Cippo dei Partigiani Rocca dei Corvi si trova in stretta adiacenza all’area di cantiere COL2 FEGINO e non è interessato dai Lavori del Terzo Valico che sono stati sviluppati in maniera tale da evitarne la ricollocazione in altra sede e, quindi, di preservare la storicità del sito. Attualmente il memoriale si presenta in condizioni migliori rispetto quelle ante operam dei lavori Terzo Valico, dal momento che sono stati effettuati sistematicamente da Cociv interventi di manutenzione e ripristino dei sentieri, anche a seguito degli eventi alluvionali occorsi in questi anni nonché di miglioramento dell’area di accesso».

    rocca-dei-corvi-02I dubbi principali riguardano tuttavia il destino di questo memoriale nel momento in cui i cantieri termineranno la loro attività; su questo il Cociv assicura che «al termine delle attività di cantiere, la viabilità di accesso verrà mantenuta in forma definitiva con le stesse condizioni già presenti oggi (strada asfaltata a due corsie)».

    Ad oggi, le tempistiche del cantiere non sono chiare, viste le recenti difficoltà derivanti le inchieste della magistratura e la gestione dello smarino di alcuni scavi, che anni interessato montagne amiantifere. Le rassicurazioni di Cociv sul mantenimento del Santuario di Rocca dei Corvi fanno ben sperare, ma Era Superba continuerà a presidiare la vicenda, per verificare che alle parole seguano i fatti. Nel frattempo ripercorriamo la storia di quelle tragiche vicende legate alla Resistenza, per preservarne la memoria.

    La storia

    L’eccidio di Rocca dei Corvi è stato uno degli ultimi perpetrati in Valpolcevera da parte delle forze nazi-fasciste e ha una particolarità: si tratta dell’unico eccidio avvenuto in città dove, tra gli assassinati, era presente anche una donna, Graziella Giuffrida.

    Il massacro infatti venne commesso tra il 23 e il 24 marzo 1945, esattamente un mese prima della Liberazione di Genova. Durante questo periodo, a causa del progressivo avanzamento delle truppe alleate verso il Nord Italia, s’intensificò anche l’attività partigiana e, di conseguenza, anche le forze nazi-fasciste aumentarono la pressione sulla popolazione per ridurre le possibilità di un’escalation rivoluzionaria che sarebbe comunque avvenuta un mese dopo, il 24 aprile, quando la popolazione di Genova insorse contro gli occupanti e liberò la città prima dell’arrivo delle forze alleate.

    Nei giorni della Liberazione della città in località Barabini di Teglia, vennero ritrovate alcune fosse ricoperte di terra presso una capanna il via Rocca dei Corvi e, al loro interno, vennero ritrovati cinque corpi. Ci vollero tre giorni per identificare i corpi a causa delle torture subite da questi giovani nella villetta di Via Rocca dei Corvi. In questo casolare protetto da filo spinato venivano condotti i partigiani catturati durante controlli o azioni di polizia e, in queste costruzioni, i prigionieri venivano torturati e uccisi e infine sepolti in fosse comuni. I cinque corpi ritrovati in quell’occasione vennero collegati ai partigiani scomparsi Daniele Cotella, Sebastiano Macciò, Andrea Savoldelli, Giancarlo Valle e Graziella Giuffrida.

    Daniele Cotella, 43 anni, fu catturato perché ospitò un altro partigiano, Savoldelli, inseguito dai tedeschi. Torturato venne ritrovato in una delle fosse a Rocca dei Corvi.

    Sebastiano Macciò, 23 anni, riuscì a fuggire durante la perquisizione della propria casa. Saputo che la madre e poi lo zio erano stati arrestati per rappresaglia Macciò si consegnò ai tedeschi che lo torturarono orrendamente prima di ucciderlo.

    Andrea Savoldelli, 48 anni, venne fermato da una pattuglia di tedeschi a tarda sera per un controllo. Colto dal panico tentò la fuga e si rifugiò in casa del partigiano Cotella e lì si fece arrestare con l’amico di fronte alla minaccia nazista di infierire sulla famiglia. Anch’egli fu torturato, ucciso e gettato in una fossa alla Rocca dei Corvi.

    Giancarlo Valle “il genovese”, 19 anni, faceva parte di una formazione partigiana piemontese e si trovava a casa perché malato. I tedeschi saputo della loro presenza lo arrestarono e dopo averlo torturato lo uccisero.

    graziella-giuffridaGraziella Giuffrida, catanese di 21 anni, che si era trasferita a Genova per  fare la maestra, dove si unì come volontaria alle squadre di Azione partigiana. Ma un incontro ravvicinato con un gruppo di soldati tedeschi le costò la vita: fu arrestata, infatti, sul tram da militari nazisti i quali, dopo averla pesantemente importunata, si accorsero che era in possesso di una pistola. Condotta nella sede del comando di Fegino fu sottoposta a tortura e violentata prima di essere uccisa e gettata in una delle fosse di Via Rocca dei Corvi.

    Gianluca Pedemonte

     

     

     

  • Sacrario della Benedicta, quando la Memoria affoga nel cemento. Un milione di euro per un cantiere mai terminato

    Sacrario della Benedicta, quando la Memoria affoga nel cemento. Un milione di euro per un cantiere mai terminato

    «benedicta-028Guarda queste rovine, cittadino d’Italia, sono il dono della tirannide straniera e domestica». Un invito e al contempo, oggi, un monito. Con queste parole sono accolti al Sacrario della Benedicta coloro i quali, con intenzione o per caso, raggiungono uno dei posti simbolo della Resistenza, genovese e non solo. Tutto attorno muri spezzati, rovine, macerie: un fermo immagine che testimonia il massacro sofferto da decine di giovani trucidati dalle truppe nazifasciste nel 1944. Un tricolore scolorito e a brandelli sovrasta tristemente l’area; se si percorrono pochi metri, un altro scempio prende la scena: ecco lo scheletro di cemento del Centro di Documentazione, figlio mai nato di un cantiere aperto da quasi undici anni, oggi in stato di abbandono. Una storia da un milione di euro.

    A pochi giorni dalla consueta commemorazione, che cade il 9 di aprile, abbiamo documentato lo stato dei lavori, provando a ricostruire l’iter burocratico di questo “mostro”, la cui incompiutezza stona con la sacralità del luogo e della storia che avrebbe dovuto presidiare.

    Incastonato tra le montagne dell’Apennino Ligure, all’interno del parco naturale delle Capanne di Marcarolo, sorge il Sacrario della ‘Benedicta’, dedicato a 147 patrioti antifascisti che, in questo antico convento trasformato in cascinale, persero la vita combattendo per la libertà. Un luogo divenuto da subito “sacro” per i cittadini del genovesato, intriso del sangue dei suoi figli: solo nel 1999 viene deciso un processo di valorizzazione e recupero del sito archeologico costituito dai ruderi della struttura fatta brillare dai nazifascisti, articolato in lotti finanziati dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Alessandria, la quale ne ha gestito la progettazione e la realizzazione, in stretta collaborazione con l’Associazione “Memoria della Benedicta”.

    Al termine di questi lavori, che hanno rinnovato i luoghi della strage rendendoli accessibili al pubblico, preservandoli da ulteriori deperimenti, nel 2006 Regione Piemonte autorizza con una legge regionale la spesa complessiva di 750.000 euro per la realizzazione di un centro di documentazionenel quale conservare e valorizzare le testimonianze e il materiale d’archivio relativi alla guerra e alla resistenza nell’Appennino Ligure-Piemontese” come riporta la suddetta legge; ad oggi, nonostante i fondi stanziati, di questo centro ci sono poche tracce. Il prossimo 9 aprile si terrà l’annuale commemorazione per i martiri e, anche per quest’anno, i lavori non saranno conclusi in tempo.

    «Il centro di documentazione è avviato da molti anni – racconta Gian Pietro Armano, Presidente dell’associazione “Memoria della Benedicta” ma a causa di una serie di difficoltà finanziarie e di altro genere i lavori sono stati sospesi. La prima delle due ditte a cui erano stati assegnati i lavori è fallita, mentre la seconda ha avuto dei problemi e così la Regione ha bloccato i lavori. Adesso la Regione Piemonte e la Provincia di Alessandria, che hanno a carico la costruzione del centro, pare abbiano risolto queste difficoltà e quanto prima riprenderanno le operazioni per ultimare il centro. Noi dell’associazione Memoria della Benedicta dovremmo gestire il centro e speriamo che entro un mese gli operai tornino a costruire».

    La situazione però non è chiara in quanto i 750.000 euro stanziati dalla Regione, e integrati con altri 250.000 durante gli anni successivi, sono una cifra “importante”: «In fase di costruzione ci sono stati degli interventi che non erano previsti dal progetto iniziale – prosegue Don Armano – Per esempio per dare solidità alle fondamenta si è dovuto fare un lavoro di palificazione per evitare che fosse danneggiato quello che resta della cascina Benedicta, inoltre sono emersi altri problemi e questo ha fatto lievitare i costi. Adesso la Regione ha stanziato un ulteriore finanziamento e la Provincia coprirà la parte mancante per poter arrivare alla realizzazione finale di quest’opera. Noi speriamo che il prossimo anno sia finito tutto».

    Una speranza che sicuramente è di tutti, anche se le condizioni del cantiere non fanno ben sperare, a partire dalle recinzioni, interrotte in più punti; spariti i cartelli con la gerenza del cantiere, obbligatori per legge, all’esterno sono sparsi accumuli di macerie e materiale da lavori, i locali interni sono in balia delle infiltrazioni e degli allagamenti, alcuni sono interamente occupati da detriti e spazzatura di vario genere; la ruggine e i muschi regnano sovrani; all’esterno le istallazioni artistiche dedicate ai fatti storici sono abbandonate a loro stesse, aggiungendo una nota tetra ad uno scenario desolante. Uno “spettacolo” decisamente poco edificante, che stride con l’atmosfera senza dubbio mistica dell’intera area, che comprende inoltre il muro delle esecuzioni e le fosse comuni dove furono sepolti i cadaveri dei partigiani.

     

    La Storia

    Il santuario della Benedicta è indissolubilmente legato alla città di Genova; in questo luogo era stata posta l’intendenza della 3° Brigata d’assalto Garibaldi “Liguria” e molti dei ragazzi che vennero assassinati e deportati provenivano dalle valli del genovesato e dai quartieri della città. Sfogliando l’elenco dei caduti è facile trovare nomi di giovani provenienti da alcuni dei quartieri come Sampierdarena, Rivarolo, Pegli e Pontedecimo e proprio da qui, nelle ore successive all’eccidio, partirono a piedi molti volontari per raggiungere la Benedicta, recuperare i corpi e dargli degna sepoltura. «Da Pontedecimo partirono in molti per recuperare i corpi – racconta Don Armano – la Croce Verde, ad esempio, fu molto attiva durante questo episodio. Tuttavia anche dalla parte di Alessandria ci furono dei volontari che salirono fino alla Benedicta dopo l’eccidio per ‘igienizzare’ la situazione. Si correva il rischio, infatti, che la decomposizione dei cadaveri gettati nelle fosse dai nazi-fascisti inquinasse il torrente che porta l’acqua ai laghi artificiali del Gorzente, invasi che approvvigionano la città di Genova.

    Durante la primavera del 1944 le forze partigiane presenti in questa zona contavano circa mille uomini: per questo motivo i tedeschi optarono per un rastrellamento massiccio, mirante a distruggere tutte le formazioni attestate intorno alla Benedicta, al fine di assicurarsi un passaggio per una eventuale ritirata in caso di sbarco alleato. Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani: i giovani antifascisti, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare, non riuscirono a rompere l’accerchiamento. In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani mentre altri caddero in combattimento. Alcune decine finite nelle maglie dei rastrellamenti, in qualità di renitenti alla leva obbligatoria predisposta dalla Repubblica Sociale furono tradotti alla Casa dello Studente, dove furono imprigionati e torturati; molti di loro saranno poi fucilati, il 19 maggio, al Passo del Turchino, mentre altri 400 furono arrestati con l’inganno di un amnistia e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen). Durante il viaggio 200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento.

    Il rastrellamento della Benedicta, che nelle intenzioni dei nazisti e dei fascisti avrebbe dovuto fare terra bruciata intorno alla resistenza, non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare. Anzi, proprio dalle ceneri della Benedicta il movimento partigiano, dopo aver avviato una riflessione sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore e incominciare l’inesorabile riscossa.

    Rispetto

    Una lapide, eretta dove furono ritrovate le fosse comuni che accolsero i corpi senza vita dei fucilati così recita: «Qui il 7 aprile 1944 caddero trucidati e vennero nascosti giovani partigiani da fascisti d’Italia e nazisti di Germania, fecero loro scavare la fossa poi li uccisero a gruppi di cinque. Volevano un’Italia migliore». Sarebbe necessario maggiore rispetto per questi luoghi, custodi di una memoria che deve essere presidiata, affinché i sacrifici del passato possano essere conosciuti e onorati degnamente.

    Gianluca Pedemonte
    Nicola Giordanella

     

  • Il Giorno della Memoria e la nostra memoria corta. Decine di foto simbolo dell’emergenza migranti invadono la città

    Il Giorno della Memoria e la nostra memoria corta. Decine di foto simbolo dell’emergenza migranti invadono la città

    manifesti-memoria-migranti-12Decine di manifesti fotografici sono comparsi questa notte in molti luoghi simbolo della città. Le foto riportano le testimonianze delle sofferenze di migliaia di migranti che affollano le frontiere europee: lunghe code per il cibo sotto la neve, bambini affamati, dormitori di fortuna, filo spinato. Sotto le immagini la scritta “Europa 2017”, accompagnata da messaggi come “in memoria della nostra coscienza” o “Giorno della memoria corta”. La firma è quella degli autonomi dell’Aut Aut che, in occasione della Giorno internazionale della Memoria hanno voluto lanciare una “provocazione” finalizzata a far riflettere su quanto sta accadendo intorno a noi, adesso.

    Giorno della Memoria

    Il 27 gennaio, come dicevamo, non è una data casuale: dal 2005, infatti, si celebra in tutto il mondo il giorno in cui, nel 1945, l’Armata Rossa varcò i cancelli di Auschwitz, scoprendo l’inferno nazista. Una ricorrenza che ha come finalità quella, appunto, di ricordare cosa è stato fatto, per evitare che si ripeta. Anche a Genova questa giornata è sentita in maniera particolare, con mostre, cerimonie e concerti, che ricordano i concittadini ebrei, ma non solo, che furono deportati grazie alla complicità del regime fascista. Ricordare, però, ha un significato molto ampio: la sistematicità della macchina della morte organizzata dei campi di sterminio non è arrivata in un giorno, ma dopo un percorso durato anni, durante il quale i semi del razzismo, della ingiustizia e del nazi-fascismo si sono diffusi e hanno messo radici nella cultura, nella politica, nelle persone. Il Giorno della Memoria è inteso anche in questo senso: non dimenticare cosa è successo, e cosa ha fatto sì che questo potesse succedere.

    La memoria corta

    manifesti-memoria-migranti-08Le foto delle persone in fuga da guerra e miseria che hanno invaso le strade di Genova fanno riferimento allo stallo politico in cui l’Europa dei diritti si è venuta a trovare in questi ultimi mesi, di fronte alla cosiddetta “Emergenza Migranti”. Una crisi che sta innescando reazioni pericolose, che vanno dalla riesumazione dei confini tra stati alla ossessione per la sicurezza, dal sospetto diffuso verso lo straniero alla insofferenza di molti di fronte alla crisi economico-valoriale in atto. Sentimenti, questi, spesso cavalcati da populismi spregiudicati, che vogliono trovare un nemico comune su cui far abbattere la rabbia delle persone. Un meccanismo non nuovo, che nel corso della storia ha generato ingiustizie, sofferenze e atrocità.

    Con Era Superba abbiamo provato a raccontare la situazione di Ventimiglia e il sistema di accoglienza genovese, che sono solo una piccola parte di dinamiche mondiali, ma che comunque rappresentano un modello in piccolo delle tensioni politico-sociali oggi presenti e non risolte. E anche questo va ricordato: adesso, ora, ci sono migliaia di persone intorno a noi costrette in un limbo insopportabile, sospese tra guerre e frontiere.

    Alcuni dei manifesti comparsi questa notte sono stati attaccati anche sui new jersey anti terrorismo; una scelta simbolica, che evidenzia quello che stiamo diventando: impauriti e meno liberi, diffidenti, allarmati e chiusi in noi stessi. Anche questa è memoria corta: ricordare dovrebbe servire a riconoscere cosa sta lentamente succedendo, prima che sia troppo tardi.

    Nicola Giordanella

  • Il Gusto della Memoria, Comeravamo Contest 2014: bando per registi e video maker

    Il Gusto della Memoria, Comeravamo Contest 2014: bando per registi e video maker

    cinema-registi-cortometraggi-filmIl Gusto della Memoria Film Festival, questo il titolo del concorso per registi giunto alla terza edizione e promosso dall’associazione Come Eravamo per la salvaguardia della memoria filmica amatoriale in collaborazione con l’archivio di cinema amatoriale Nosarchives.com e con il portale di cinema Cinemaitaliano.info.

    La terza edizione de Il Gusto Della Memoria Film Festival proporrà anche al suo interno la seconda edizione del contest per registi appassionati di immagini d’archivio denominato Comeravamo Contest 2014 sul tema “Ero… Quello che non sono più”.

    I partecipanti dovranno utilizzare almeno il 60% di immagini di cinema amatoriale tratte nell’archivio nosarchives.com che custodisce in full HD film realizzati tra il 1922 ed il 1984 girati in formato ridotto (8mm, 9,5mm, 16mm, 17,5mm e Super8).
    Il contest sarà articolato in tre categorie
    – Fiction: i corto metraggi dovranno avere una durata massima 12 minuti
    – Documentari: opere di reportage o di docufiction di una durata massima di 30 minuti
    – Advertising: film pubblicitari per prodotti attuali o vintage, durata massima 45 secondi

    Qui maggiori informazioni 

  • Palazzo Ducale: lettura corale, spettacolo e mostra per il giorno della memoria

    Palazzo Ducale: lettura corale, spettacolo e mostra per il giorno della memoria

    Giornata della memoriaIn occasione del giorno della memoria Palazzo Ducale e il Centro Culturale Primo Levi organizzano domenica 26 gennaio alle ore 16.58 la lettura corale e pubblica Dall’alba al tramonto.

    Il libro scelto per il reading sarà La notte di Elie Wiesel, il racconto della sua esperienza di prigioniero nei campi di concentramento di Auschwitz, Buna e Buchenwald.

    A seguire, alle ore 18, è in programma La farfalla risorta, un reading musicale per metà incentrato sulle musiche klezmer- jazz ebraiche e per metà dedicato al racconto dell’esperienza unica del ghetto di Terezin, intervallato dalle letture del libro di Matteo Corradini, La repubblica delle farfalle (Rizzoli) e le musiche eseguite da tre musicisti professionisti, riarrangiate appositamente per lo spettacolo. L’intreccio tra parole lette e musica fa da filo conduttore.

    Si va dal racconto della vita quotidiana nel ghetto ad alcuni episodi particolarmente duri nella storia della Shoah, alla scoperta del senso della verità, e su come la si possa cercare anche quando tutto intorno crolla. Anche quando la vita è in fortissimo pericolo. Parole e musica creano poco per volta un dialogo in crescendo, tra commozione e sorrisi

    Infine, dal 26 gennaio al 9 febbraio le Prigioni della Torre Grimaldina ospitano la sesta edizione di Segrete, Tracce di Memoria, rassegna d’arte contemporanea ideata e curata da Virginia Monteverde per il Giorno della Memoria, in collaborazione con Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Ilsrec, presentazione a cura di Stefano Bigazzi.

    Una serie di opere site specific per celebrare il sacrificio della Shoah e ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, una pagina della storia contemporanea che ha segnato in modo indelebile le vicende politiche e umane del secolo scorso. L’arte affida alla suggestione delle opere il compito di tramandare la memoria non attraverso una funzione didascalica, ma parlando direttamente al cuore e alla mente dei visitatori.

    Nel corso dell’inaugurazione di sabato 25 gennaio, i visitatori avranno accesso al piano superiore della Torre Grimaldina dove potranno assistere alla performance Dentro la Violenza_Dietro la Notizia a cura dalla Compagnia Filò con la partecipazione di Danilo Spadoni.

    La mostra si avvale anche delle videotestimonianze di Luca Borzani – presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Piero Dello Strologo . presidente del Centro Culturale Primo Levi, Mino Ronzitti – presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea.

    Anche quest’anno avrà una parte di rilievo la documentazione storica. I visitatori potranno per la prima volta “consultare” la mappa dei rifugi antiaerei utilizzati a Genova nel corso della Seconda Guerra Mondiale, grazie al progetto di ricerca di Carlo Cassan “Genova e i rifugi della Memoria: le gallerie dimenticate”

    Orario: 10/13.30 – 15/18, chiuso il lunedì; apertura straordinaria lunedì 27 gennaio per il Giorno della Memoria. Per i giorni del 26 e 27 gennaio l’ingresso è gratuito

  • Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading a Palazzo Ducale

    Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale, GenovaDomenica 27 gennaio 2013 è il Giorno della Memoria.

    Il Centro Culturale Primo Levi organizza insieme a Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura un reading pubblico e collettivo di La tregua di Primo Levi. Dalle 8 di oggi, chiunque può recarsi a Palazzo Ducale con una copia del libro e leggerne una parte: è sufficiente mettersi in coda e ognuno leggerà il passo seguente a quello di chi lo precede. L’evento si concluderà una volta terminata la lettura dell’intero romanzo. Non è necessaria la prenotazione.

    L’evento riprende l’iniziativa analoga svoltasi lo scorso anno, con la lettura collettiva di “Se questo è un uomo” di Primo Levi.

    Un modo non soltanto per ricordare le tragiche vicende della Shoah e per riflettere sul passato, ma un’opportunità per progettare un futuro di tolleranza e di pace senza dimenticare gli orrori della nostra storia recente.

  • Hiroshima, Giappone: Peace Memorial Park e Peace Memorial Museum

    Hiroshima, Giappone: Peace Memorial Park e Peace Memorial Museum

    Hiroshima, peace memorial park

    Enola Gay, you should have stayed at home yesterday.” Inizia così una canzone di grande successo della band OMD.
    “Enola Gay, saresti dovuta restare a casa” è sicuramente quello che hanno pensato i superstiti della città giapponese di Hiroshima nei momenti successivi al 6 agosto 1945, il giorno dell’esplosione della prima bomba atomica della storia dell’umanità.

    Oltre ottantamila persone morirono polverizzate alle 8.15 di quell’assolata mattinata estiva in seguito all’esplosione di “Little Boy“, l’ordigno contenente uranio arricchito sganciato dal bombardiere americano, il cui nome era appunto Enola Gay.

    In seguito, il conto dei morti sarebbe in realtà salito a oltre centoquarantamila per colpa delle radiazioni causate da Little Boy. “Little Boy”, ovvero “ragazzino”: dietro un nome apparentemente innocente si celava una potenza distruttrice terrificante. Oltre agli esseri viventi, la cui esistenza fu cancellata nello spazio di un bagliore istantaneo e accecante, anche due terzi delle abitazioni della città furono rasi al suolo.
    In prossimità dell’A-Bomb Dome si apre oggi il Peace Memorial Park, lungo le sponde di due diramazioni del delta del fiume Ota, che attraversa Hiroshima. Il Parco non è solo uno spazio dedicato alla memoria di ciò che accadde nel 1945, ma rappresenta anche un ammonimento per il futuro, affinché la tragedia atomica non si ripeta mai più.Nella zona vicina all’epicentro dell’esplosione un edificio rimase tuttavia in piedi, seppure in maniera parziale. Si trattava dell’A-Bomb Dome, che dal 1945 è stato conservato fino a oggi anche tramite numerosi interventi di manutenzione. Progettato dall’architetto ceco Jan Letzel e completato nel 1915, prima dell’esplosione di Little Boy era stato la sede dell’istituzione equivalente alla nostra Camera di Commercio. Dal 1996 è stato invece inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

    Se l’area del Peace Memorial Park è un luogo in cui corsi d’acqua, monumenti e giardini si combinano armonicamente, è visitando il Peace Memorial Museum di Hiroshima che si entra nuovamente a contatto con l’orrore della bomba, trovando una precisa ricostruzione degli eventi e la risposta a diverse domande riguardanti il 6 agosto 1945. Per esempio: perché venne bombardata proprio Hiroshima per prima? Si trattò di una decisione casuale? Da alcuni documenti presenti nel museo viene illustrato che la scelta degli USA fu in realtà pianificata con molta cura. Se da un lato Hiroshima ospitava infatti un importante contingente militare giapponese, la 2nd General Army, dall’altro non erano presenti nella città prigionieri di guerra americani. Per diverse settimane prima della spedizione dell’Enola Gay, inoltre, Hiroshima fu risparmiata dai bombardamenti – seppure con ordigni tradizionali – che invece misero in ginocchio altre città del paese, tra le quali la capitale Tokyo. La ragione era che con la prima bomba atomica gli Stati Uniti volevano ottenere il maggiore effetto scenico possibile – ovvero una distruzione totale – non solo per sconfiggere definitivamente un nemico già a pezzi, il Giappone, ma per dare una dimostrazione di forza ai nemici futuri, in primis l’Unione Sovietica.

    Si apprende anche di come gli USA fecero di tutto per occultare le conseguenze del fallout, la ricaduta radioattiva del materiale che precipita al suolo dopo essere stato lanciato in aria dall’esplosione. Allo stesso tempo vennero messe in atto manovre ostruzionistiche anche nella cura degli hibakusha (“i sopravvissuti all’esplosione”), le cui testimonianze sono state raccolte nel documentario White Light/Black Rain: The Destruction of Hiroshima and Nagasaki.

    Numerosi altri filmati, immagini, reperti e ricostruzioni rendono davvero toccante il percorso all’interno del Peace Memorial Museum, tanto che non è raro vedere alcuni visitatori commuoversi fino alle lacrime. Non risulta quindi difficile comprendere lo stato d’animo di Robert Oppenheimer, scienziato che diresse il Progetto Manhattan finanziato dal governo USA per produrre la bomba prima dei nazisti. Citando un testo sacro indù in relazione alla sua esperienza personale, affermò: “Now I am become death, the destroyer of worlds“, “Ora sono diventato morte, la distruttrice di mondi.”

    Osservando le scolaresche che affollano il museo e il Peace Memorial Park ci si chiede come si possa invece far sì che la morte non trionfi e che la scienza non si metta più al servizio di ricerche che mettano a repentaglio l’esistenza stessa della vita. Come singoli individui è fondamentale prendere coscienza della concretezza della minaccia atomica nella nostra realtà, considerando che a differenza del 1945 i paesi in possesso di armi nucleari sono ora nove (USA, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele, Regno Unito, Francia, Corea del Nord) e il totale delle testate nucleari nel mondo è di oltre diciassettemila…

    Nel 1955 Bertrand Russell, Albert Einstein e altri nove scienziati e intellettuali scrissero un manifesto (chiamato appunto “Russell-Einstein”) per risvegliare governanti e scienziati dal sonno della ragione e avvertirli della follia omicida di un conflitto di scala internazionale, che avrebbe condotto all’inevitabile impiego di armi nucleari. Il messaggio a chiusura del manifesto è assolutamente attuale e il suo vigore non è stato intaccato dallo scorrere degli anni:  “Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto. Se sarete capaci di farlo vi è aperta la via di un nuovo Paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale.”

     

    Daniele Canepa

  • Giorno della Memoria 2013: bando di concorso per studenti

    Giorno della Memoria 2013: bando di concorso per studenti

    Giornata della memoriaIn occasione del Giorno della Memoria 2013 la Regione Liguria ha indetto una nuova edizione del bando di concorso per studenti delle scuole superiori sul tema Raccontare l’Olocausto.

    È possibile partecipare con poesie, racconti, interviste, articoli giornalistici, quadri, sculture, rappresentazioni teatrali, che dovranno sviluppare la seguente traccia: “L’istituto Jad Vashem di Gerusalemme per la Memoria della Shoah ha insignito doversi italiani del titolo di “Giusto fra le Nazioni”. Spiega il significato di questa onorificenza e documentati su alcuni di loro, illustrando la loro opera e il contesto nel quale hanno agito“.

    Gli elaborati dovranno essere inviati per posta, a cura degli istituti scolastici di appartenenza, entro il 31 maggio 2013 all’indirizzo: Presidenza del Consiglio regionale Assemblea legislativa della Liguria – Ufficio Gabinetto, via Fieschi 15 – 16121 Genova.

    Il bando mette in palio quindici borse di studio da 1.500 € ciascuna, destinate agli elaborati più meritevoli. I vincitori parteciperanno, inoltre, a un viaggio nei luoghi della Shoah accompagnati da una delegazione di consiglieri regionali.

  • Giorno della memoria: mostra sulla tragedia dell’Olocausto

    Giorno della memoria: mostra sulla tragedia dell’Olocausto

    Una mostra fotografica con al centro la tragedia dell’Olocausto “Volkstrauertag” (Giorno della Memoria”) e dei campi di sterminio nazista – Risiera di San Sabba, Auschwitz, Birkenau, Dachau, Gusen, Ebensee, Castello di Hartheim, Mauthausen – dedicata alle visite degli studenti vincitori del concorso letterari e artistico “27 gennaio Giorno della Memoria”, sarà ospitata presso la sala Spazio Incontri, in piazza De Ferrari, sotto i portici della sede della Regione Liguria a partire da Giovedì 17 gennaio.

    Le foto esposte – circa 80 – sono di Eugenio Ferrero, Sergio Quagliaroli, Cinzia Raviola, Massimo Santoro, Mariangela Saulle, Gugliemo Barranco, Maria Cristina Cambri.

    Giovedì 17 gennaio, giorno dell’inaugurazione, alle ore 13, alla mostra interverranno Gilberto Salmoni, presidente della sezione di Genova dell’Associazione nazionale ex deportati e Miryam Kraus della Comunità ebraica di Genova, che incontreranno gli studenti.

    Venerdì 18 gennaio, alle ore 17, la mostra ospiterà un reading teatrale per ricordare Irena Sendler, una donna che salvò 2500 bambini dallo sterminio.

    Giovedì 24 gennaio, la mostra sarà visitata da Piero Terracina, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, oratore ufficiale della cerimonia istituzionale in programma in mattinata, del Consiglio Regionale-Assemblea Legislativa della Liguria in cui verranno premiati i vincitori 2012 della sesta edizione del concorso regionale.

    La mostra resterà aperta da giovedì 17 a giovedì 24 gennaio 2013 e sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 11.30 alle 15.00 e dalle 16.30 alle 19.00; l’ingresso è libero.

  • Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading collettivo

    Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading collettivo

    Giornata della memoriaDomenica 27 gennaio 2013, Giorno della Memoria, Palazzo Ducale ospiterà un evento organizzato dal Centro Culturale Primo Levi: una lettura pubblica collettiva del romanzo “La tregua” di Primo Levi, che riprende l’iniziativa analoga svoltasi lo scorso anno con “Se questo è un uomo”.

    Chiunque può partecipare: non è necessario iscriversi, è sufficiente mettersi in coda e ognuno leggerà il passo seguente a quello di chi lo precede. La lettura durerà per l’intera giornata del 27 gennaio.

    Un modo non soltanto per ricordare le tragiche vicende della Shoah e per riflettere sul passato, ma un’opportunità per progettare un futuro di tolleranza e di pace senza dimenticare gli orrori della nostra storia recente.

  • Libertà di stampa: Giornata della memoria dei giornalisti uccisi

    Libertà di stampa: Giornata della memoria dei giornalisti uccisi

    Oggi, giovedì 3 maggio, a Palermo ci sarà la quinta Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo, organizzata dal gruppo siciliano dell’Unci-Unione Nazionale Cronisti Italiani in collaborazione con l’Ordine regionale dei Giornalisti e l’Assostampa Sicilia. Alla giornata parteciperà una delegazione della commissione Antimafia.

    La cerimonia si svolge in occasione della Giornata Mondiale sulla Libertà di Stampa celebrata ogni anno il 3 maggio, dal 1991 in poi, per iniziativa dell’UNESCO allo scopo di diffondere i principi fondamentali della libertà di stampa, difendere l’indipendenza dei media e rendere omaggio ai giornalisti che sono morti nell’esercizio della loro professione. Il tema proposto quest’anno è “Voci Nuove: la libertà dei media aiuta a trasformare le società“.

    Secondo i dati dell’International Press Institute di Vienna i giornalisti uccisi nel 2012 nel mondo sono stati 43, nel 2011 erano stati 102 e nel 2010 altri 101.

    L’UNESCO fornisce cifre inferiori, poiché conteggia solo gli omicidi di giornalisti per cui ha espresso una formale condanna: sono stati 65 nel nel 2010 e 62 nel 2011. L’UNESCO sottolinea che nella maggior parte dei casi, si tratta di giornalisti che seguivano per i loro giornali scontri locali (local conflicts), casi di corruzione o altre attività illecite quali gli affari della criminalità organizzata e che dietro queste tragedie ci sono moltissimi giornalisti minacciati o intimiditi a causa del loro lavoro e perciò annuncia iniziative per rendere più sicura la loro attività.

    Un richiamo importante che fa riflettere sul lavoro da fare anche in Italia per ridurre i rischi che i giornalisti corrono per svolgere il lavoro di testimoni della realtà, non solo in aree di guerra ma anche nei Paesi che in guerra non sono.

    Nel 2012 in base al contatore dell’Internation Press Institute sono stati uccisi in tutto il mondo 43 giornalisti, dei quali 12 in Siria. Gli ultimi della lista sono: Décio Sá, ucciso a San Luis, in Brasile il 24 aprile, e Noel Alexander Valladares ucciso il 23 aprile a Tegucicalpa, in Honduras.

    Questi i dati anno per anno:

    43 giornalisti uccisi nel mondo nel 2012
    102 giornalisti uccisi nel mondo nel 2011
    102 giornalisti uccisi nel mondo nel 2010
    110 giornalisti uccisi nel mondo nel 2009
    66 giornalisti uccisi nel mondo nel 2008
    94 giornalisti uccisi nel mondo nel 2007
    100 giornalisti uccisi nel mondo nel 2006
    65 giornalisti uccisi nel mondo nel 2005
    78 giornalisti uccisi nel mondo nel 2004
    64 giornalisti uccisi nel mondo nel 2003
    54 giornalisti uccisi nel mondo nel 2002
    55 giornalisti uccisi nel mondo nel 2001
    56 giornalisti uccisi nel mondo nel 2000
    86 giornalisti uccisi nel mondo nel 1999
    50 giornalisti uccisi nel mondo nel 1998
    28 giornalisti uccisi nel mondo nel 1997

    In Italia dal 1960 al 1993 sono stati uccisi per mano delle mafie e del terrorismo 11 i giornalisti (8 dei quali in Sicilia), altri sono morti all’estero impegnati nel racconto dei fatti che accadevano nei Paesi in cui si trovavano, spesso luoghi di conflitto.

    A Palermo ci saranno alcuni familiari dei giornalisti italiani che hanno perso la vita, le istituzioni, i rappresentanti dell’ordine dei giornalisti, del sindacato e dell’unione cronisti.

    «Rinnoveremo il ricordo di quei cronisti ed operatori dell’informazione che hanno sacrificato la propria vita per la stampa libera e l’informazione coraggiosa – ha dichiarato Leone Zingales, presidente regionale dell’Unci – L’Unione Cronisti ha dato il via 5 anni fa al ricordo complessivo delle vittime cadute per mano mafiosa o terroristica, nella speranza di salvaguardare la memoria dei colleghi che hanno lasciato una traccia indelebile nel nostro Paese».

  • Genova: il 17 marzo è la Giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie

    Genova: il 17 marzo è la Giornata della memoria e dell’impegno contro le mafie

    <<Vorrei prestarvi i miei occhi per aiutarvi a toccare da vicino la vergogna delle mafie perché nessuno può sentirsi estraneo a questo problema>>, così dice commossa Alessandra, giovane campana, figlia di una vittima di mafia, in rappresentanza delle migliaia di familiari che giungeranno a Genova il 17 marzo in occasione della diciassettesima “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” promossa da Libera – 1600 gruppi nazionali ed una miriade di realtà locali – Avviso Pubblico (Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie), in collaborazione con la Rai Segretariato Sociale e Rapporti con il pubblico, con il patrocinio di Comune e Provincia di Genova, Regione Liguria, Provincia di Savona e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

    La “Giornata della memoria e dell’impegno” ricorda tutte le vittime innocenti della mafia e rinnova il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata. Tradizionalmente si svolge il 21 marzo, quest’anno a Genova sarà anticipata a sabato 17 marzo per favorire la massima partecipazione di quanti arriveranno da ogni parte d’Italia. Ci sarà una marcia con partenza da Piazza della Vittoria e arrivo nell’area del Porto Antico. Dal palco saranno letti gli oltre 900 nomi di vittime della mafia, semplici cittadini, magistrati giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici ed amministratori locali, morti perché con rigore e coerenza hanno compiuto il loro dovere. Ma da questo terribile elenco mancano tantissime altre vittime impossibili da conoscere e da contare, perché le mafie provocano anche morti sul lavoro, vittime del caporalato, dello sfruttamento della prostituzione, del traffico di armi e stupefacenti, della criminalità dei rifiuti.

    Il 21 marzo si replica in centinaia di piazze, strade e scuole di tutto il Paese, dove i presidi di Libera, associazioni, scout, movimenti, studenti, comunità ecclesiastiche, si raduneranno per rileggere quell’interminabile elenco.

    <<Il primo diritto di una persona è essere chiamato per nome – afferma don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – a Genova ricorderemo a voce alta tutti i nomi delle persone innocenti uccise dalle mafie perché abbiamo la responsabilità ed il dovere di trasmettere la memoria. Ma questo impegno riguarda ogni area del Paese e deve essere continuo, 365 giorni all’anno>>.

    <<Libera quest’anno ha scelto Genova in segno di stima e riconoscenza verso quanti in questo territorio realizzano iniziative concrete che attraverso l’incontro accrescono la consapevolezza delle persone – continua don Ciotti – dall’altro lato perché era giusto puntare l’attenzione su una regione che purtroppo è stata interessata da alcuni episodi riconducibili alla presenza invasiva delle mafie>>.

    <<Genova è una porta d’Europa, storicamente è sempre stata una realtà accogliente pronta ad aprire la porta agli altri – spiega don Ciotti – Oggi però questa porta la dobbiamo sbattere in faccia alla criminalità organizzata>>.

    Il 17 marzo non parliamo di un corteo, di una manifestazione, nel senso classico del termine <<Sarà un abbraccio collettivo a centinaia di padri, madri, figli, intere famiglie che hanno perso delle persone care –racconta don Ciotti – perché, come mi ha detto Saveria Antiochia, madre di Roberto, un agente di polizia che scortava il vicequestore di Palermo, Antonino Cassarà, entrambi uccisi il 5 agosto 1985, “Quando ti ammazzano un figlio è come se sparassero anche a te>>.

    Nel capoluogo ligure giungeranno migliaia di persone che <<Chiedono soltanto una cosa, pretendono che il Paese si impegni con una forza ancora maggiore nella ricerca di verità e giustizia – conclude don Ciotti – il 70% dei familiari delle vittime infatti non conosce fino in fondo la verità. Occorrono meno parole e più fatti>>.

    <<L’appuntamento genovese è preceduto da un importante percorso di coinvolgimento – ricorda Matteo Lupi, referente regionale di Libera – oltre 100 iniziative promosse su tutto il territorio regionale tra incontri nelle scuole, cineforum, dibattiti e convegni>>.

    Il presidente della Regione Claudio Burlando ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa <<In una regione come la nostra che fino a poco tempo fa sentiva distante da sé questo fenomeno. Oggi abbiamo preso atto che invece è assai vicino. Ho seguito con ammirazione l’incredibile lavoro svolto da don Ciotti nelle scuole liguri. Noi avevamo il dovere di sostenere questo impegno>>.

    Poi ha aggiunto <<In Liguria, a Genova in particolare, è prevista la realizzazione di grandi opere infrastrutturali. Sappiamo bene che inevitabilmente si scateneranno appetiti attorno a queste opportunità, anche da parte delle organizzazioni criminali che cercheranno di infiltrarsi e lucrare il più possibile. Ma secondo me si tratta di opere pubbliche fondamentali per la regione ed io intendo difenderle. Non può esistere una contrapposizione tra investimenti e legalità. La risposta non può essere quella di non fare. Un Paese che ragiona così è destinato a fare poca strada. Al contrario le opere pubbliche vanno portate avanti ma è necessario un controllo capillare sul territorio onde evitare pericolose infiltrazioni>>.

    <<Inoltre voglio lanciare un invito a Libera affinché ci aiuti a ragionare e lavori fianco a fianco con noi per trovare la maniera migliore per utilizzare i beni confiscati alle mafie – ha concluso Burlando – Il centro storico, penso ad esempio alla zona della Maddalena dove si trovano alcuni locali confiscati alle organizzazioni criminali, è il terreno ideale per un tentativo di rinascita che prenda spunto proprio dall’insediamento di nuove attività in questi spazi liberati dalla presenza mafiosa>>.

    Infine, il Prefetto di Genova, Francesco Antonio Musolino, ha ribadito <<Dobbiamo usare gli occhi di Alessandra e di tutti i familiari delle vittime per prendere coscienza della gravità di un problema che coinvolge l’intero Paese. Grazie a loro abbiamo una testimonianza diretta di tragiche vicende accadute in altri luoghi, lontani da noi. Ma bisogna fare attenzione perché se non ci attiviamo a dovere con il massimo impegno corriamo il rischio di vivere situazioni simili anche in Liguria>>.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Pietre di inciampo: progetto in memoria delle vittime del nazismo

    Pietre di inciampo: progetto in memoria delle vittime del nazismo

    Un essere umano si dimentica solo quando è dimenticato il suo nome”, questo il pensiero che ha ispirato la nascita delle “pietre di inciampo” – in tedesco “Stolpersteine” – un progetto creato nel 1993 dall’artista berlinese Gunter Demning e realizzato in vari Paesi europei in memoria delle vittime del nazionalsocialismo.

    Ieri mattina a Genova, in Galleria Mazzini, nell’ambito delle iniziative del “Giorno della memoria 2012”, si è svolta la cerimonia della posa della “pietra di inciampo” – organizzata da Comunità Ebraica di Genova, Goethe Institute, Centro Culturale Primo Levi, Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con il Municipio Centro Est – a ricordo della deportazione di Reuven Riccardo Pacifici, Rabbino Capo di Genova che fino all’ultimo ha difeso la comunità ebraica negli anni successivi alla promulgazione delle leggi razziali. Catturato il 3 novembre 1943 in Galleria Mazzini fu deportato ed ucciso ad Auschwitz l’11 dicembre 1943.

    Le “pietre di inciampo” hanno la forma e la dimensione di un sanpietrino, con una superficie di ottone che reca incise le informazioni identificative della persona alla cui memoria esse sono dedicate ed i luoghi e i tempi della sua persecuzione. La prima installazione di una “Stolpersteine” avvenne a Berlino nel 1996. Da allora più di 30 mila pietre di inciampo sono state collocate in tutta Europa. L’obiettivo è richiamare l’attenzione dei passanti con discrezione ma al contempo con grande forza evocativa.

    Le pietre di inciampo – collocate nei marciapiedi delle città in cui le vittime del nazionalsocialismo vivevano prima della deportazione – diventano così parte integrante del tessuto urbano, segnali che inducono a ricordare, ad interrogarsi, a riflettere su ciò che è stato.

     

    Matteo Quadrone

  • Segrete Tracce di memoria, la mostra a Palazzo Ducale

    Segrete Tracce di memoria, la mostra a Palazzo Ducale

    Porticato di Palazzo DucaleDal 27 gennaio al 12 febbario si tiene a Palazzo Ducale, nelle Antiche Carceri della Torre Grimaldina, la quarta edizione della mostra  Segrete Tracce di memoria a cura di Virginia Monteverde.

    L’inizio della mostra coincide con il Giorno della Memoria: anche quest’anno infatti, le celle della torre saranno il suggestivo scenario di un percorso tra arte e storia, che attraverso le immagini e le installazioni di sette artisti evoca la memoria della Shoah.
    Gli artisti di questa quarta edizione sono Stefano Bigazzi, Adriana Desana, Giuliano Galletta, Lory Ginedumont, Fabrizio Duillio Merkel, Max Parazzini, Marco Nereo Rotelli.

    Una parte della mostra quest’anno viene dedicata alla proiezione dei video girati nella Casa dello Studente di c.so Gastaldi a Genova, Lunariàna e Sabato, progetto ideato da Virginia Monteverde sui due monologhi di Matteo Rossi, con regia di Michele Vindimian e gli attori Daniele Pitari e Daniela Camera.

    Il secondo progetto è l’installazione Diversi tra i diversi, impuri tra gli impuri di Antonino Provenzano presidente dell’Associazione culturale Il Volto di Giano per ricordare e denunciare la persecuzione nei confronti degli omosessuali, fra i primi deportati nei campi di concentramento, fin dal 1933.

    Orario: 10-13/15-18 tutti i giorni, chiuso il lunedì

  • Giorno della memoria: le iniziative a Palazzo Ducale

    Giorno della memoria: le iniziative a Palazzo Ducale

    Giornata della memoriaCome ogni anno il Centro Culturale Primo Levi e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura organizzano alcuni appuntamenti per il Giorno della Memoria.

    Domenica 22 gennaio avrà luogo, nella Sala di Storia Patria e nel Cortile Minore di Palazzo Ducale una lettura corale e pubblica del libro Se questo è un uomo di Primo Levi, che avrà inizio alle ore 7.30 e si protrarrà fino alle 17.58.

    Tutti sono invitati a partecipare attivamente alla lettura dell’opera, affiancati da un gruppo di lettori professionisti.
    Un modo per dare voce alla memoria delle tragiche vicende della Shoah e per far riflettere oggi sul passato per progettare un futuro senza dimenticare.

    Il secondo appuntamento lunedì 23 gennaio alle ore 17 nella Sala del Minor Consiglio, riguarda la presentazione del libro “Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo” (Ed. Il Melangolo). L’autrice Donatella Di Cesare, docente di Filosofia teoretica all’Università La Sapienza di Roma, qui propone una prima riflessione politica e filosofica sul fenomeno, ormai di dimensioni internazionali, sul negazionismo.
    Partecipano insieme all’autrice, Vito Mancuso, Claudio Vercelli, Haim Baharier, grande studioso di ermeneutica ed esegesi biblica.