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  • Il centro storico soffoca: aumentano i rifiuti ma diminuiscono gli spazzini

    Il centro storico soffoca: aumentano i rifiuti ma diminuiscono gli spazzini

    “La spazzatura è una grande risorsa nel posto sbagliato a cui manca l’immaginazione di qualcuno perché venga riciclata a beneficio di tutti”, ha detto Mark Victor Hansen. La Germania – per citare un esempio di posto ‘giusto’ – ricicla la maggior parte dei rifiuti che produce, una buona parte di quello che resta finisce negli inceneritori che generano energia e soltanto l’1% finisce in discarica. Per dare l’idea, dieci anni fa i tedeschi riciclavano di più di quanto fa oggi la Liguria.

    Perché Genova sembra così sporca e malcurata? Si tratta di inciviltà o di un cattivo sistema di gestione rifiuti? O entrambe le cose? Il degrado del centro storico è da anni un tema parecchio dibattuto eppure – nonostante i servizi offerti da Amiu e le nuove iniziative per incentivare il decoro urbano – la situazione sembra essere sempre la medesima. Mozziconi di sigarette, cartacce, plastica, scie di deiezioni canili. Non solo Genova fa male la raccolta differenziata nel 2018, ma la fa anche peggio del 2017.

    Oggi meno operai che nel 2015

    Per chi abita nel centro storico, gettare la spazzatura è sempre stato un incubo: le famose ex ‘stanzine blu’ sono state sostituite dagli EcoPunti ad accesso controllato, ma la situazione sembra non essere cambiata. Anzi – nonostante lo sporco rappresenti sempre un problema urgente da risolvere – gli spazzini sul territorio non accennano ad aumentare.

    Dai bilanci pubblicati sul sito di Amiu – l’Azienza Multiservizi e d’Igiene Urbana – si evince, infatti, che il numero degli operai nel corso degli anni ha subito un leggero decremento. Se nel 2015 erano 1254, nel 2016 erano 1236, l’anno successivo 1211 e nel 2018 gli spazzini erano 1226 (quasi tutti a tempo indeterminato e con una media d’età di 52 anni). Quindi dal 2015 ad oggi il numero degli operai impiegati nell’organico aziendale è andato man mano a scemare, con un leggero incremento soltanto nel 2018, che comunque resta inferiore al numero degli spazzini che erano impiegati in azienda qualche anno fa. Si registra anche una riduzione sui costi per il personale: si è passati da circa 51 milioni nel 2015 a circa 47 nel 2018.

    Il numero degli operai presenti nell’organico aziendale però, sarebbe ancora inferiore rispetto a quello riportato nei bilanci: “Nei conteggi vengono messi anche circa 30 operai che dipendono sempre da Amiu, ma svolgono dei servizi totalmente diversi come quelli funerari. In questo numero sono compresi anche quelli a tempo determinato presi per il crollo del ponte Morandi. Quindi i numeri, in realtà, sono un po’ al di sotto”, ci racconta una fonte qualificata fonte interna ad Amiu, che aggiunge: “È un problema. La richiesta di decoro è sempre la stessa. Dal crollo del ponte il numero degli operai e dei dipendenti in generale è andato a diminuire. Il calo degli operai si fa sentire. Col decreto Genova hanno assunto quelli che chiamiamo i ‘morandisti’ – che sono 30 – e queste sono state le uniche assunzioni fatte. Nel 2019 sono andati in pensione una settantina di dipendenti in generale. La carenza di personale, soprattutto operativi, è evidente”.

    Secondo questa lettura l’intenzione sarebbe quella di “smantellare l’azienda e far prendere ad Iren tutto il pacchetto. Noi lavoratori abbiamo fatto una lotta abbastanza dura e Iren non è entrata dalla porta, ma è entrata dalla finestra. Ha la concessione alla costruzione dell’impianto di Scarpino e tutte le ditte in appalto che stanno lavorando per Amiu sono ditte che notoriamente lavorano per Iren. Iren ci sta facendo a pezzettini, la situazione è questa”.

    Raccolta differenziata 2018: il contraddittorio caso genovese

    In Liguria i dati sulla raccolta differenziata sono positivi se paragonati a quelli di qualche anno fa. La regione ha registrato un incremento dei dati percentuali nel corso degli anni: se nel 2012 la raccolta differenziata era al 32,02%, nel 2018 è salita al 49,66%. Purtroppo, però, la provincia che registra la percentuale inferiore resta ancora Genova, con un 41,55% nel 2018. Paradossalmente, la raccolta differenziata genovese ha registrato un decremento rispetto al 2017 dove aveva registrato un tasso del 41,63%. Nessun miglioramento per Genova, nessun passo in avanti nel corso di un intero anno, mentre tutte le altre province hanno raggiunto e superato il 45% di raccolta differenziata. L’obiettivo della regione per il 2020 è raggiungere il tasso del 65%, un traguardo che a questo punto pare decisamente utopico per il capoluogo ligure.

    Chiusura di Scarpino e crollo del ponte Morandi: come hanno inciso sulla RD

    Il crollo del ponte Morandi – oltre a portare via 30 mila mq di aree industriali funzionali al servizio di igiene del suolo, alla raccolta e al trasporto di rifiuti – è stato un punto di svolta per Amiu che ha deciso di ripensare urgentemente l’organizzazione logistica e impiantistica. La distruzione che ha lasciato il crollo del ponte della Valpolcevera ha costretto l’azienda a traslocare persone, mezzi e attrezzature in altre sedi (non idonee come le precedenti) e questo ha comportato inevitabilmente un aumento dei costi.

    Dai bilanci di Amiu si comprende come la chiusura della discarica di Scarpino nel 2014 e il crollo del ponte Morandi nel 2018 abbiano segnato la città di Genova, causando un forte incremento dei costi per i servizi. In seguito alla chiusura di Scarpino i costi subirono un drastico aumento (di oltre 29 milioni), salendo a 62 milioni nel 2015. Dopo una sorta di assestamento dei costi per un triennio, nel 2018 hanno registrato un nuovo aumento rispetto all’anno precedente – pari al 10,72% – dovuto principalmente a due voci di spesa: i lavori di bonifica all’area ex Nira e i lavori di igiene urbana. I primi erano inesistenti, dunque sono stati stanziati per la prima volta oltre 3 milioni per bonificare dall’amianto la struttura abbandonata da oltre 20 anni, mentre i secondi hanno subito un aumento di oltre 2 milioni. Il che significa che la gestione delle attività che riguardano smaltimento rifiuti, pulizia spiagge e scogliere, gallerie e sottopassi, aree verdi e wc, diserbo, rimozione carcasse e discariche abusive e lavaggio cassonetti ha richiesto un budget più elevato (basti pensare al maltempo e i danni provocati).

    La nostra fonte ci spiega cosa è andato perduto il 14 agosto 2018 e quali decisioni sono state prese dall’azienda per sopperire alla perdita delle aree sottostanti il Morandi: “Nelle isole ecologiche, per fare un esempio, noi abbiamo dei grandissimi problemi. Sotto il ponte, oltre ai colleghi, abbiamo perso una rimessa, l’isola del riciclo, l’isola ecologica, una serie di uffici. Queste aree sono state perse e mai più recuperate”.

    E continua: “Tutto quel cantiere è stato riportato nella vecchia rimessa, insieme ad altri lavoratori tutti ammassati, abbiamo mezzi parcheggiati in posti privati dove paghiamo per tenere i nostri camion”. L’intento sarebbe quello di avere un “servizio sempre più scadente”.

    Mezzi fatiscenti e turnazioni bizzarre

    Il calo del personale non sarebbe l’unico problema dell’azienda: “Dalla chiusura di Scarpino non abbiamo mai fatto sentire l’emergenza, ma ora iniziamo ad andare pesantemente sotto di organico. A questo si aggiunge anche il problema dello stato dei mezzi: abbiamo camion che hanno 20 anni e che usiamo quasi 24 ore su 24. Di notte, abbiamo 6 o 7 zone scoperte per turno. Spesso mi è capitato di dover aspettare qualcuno che rientrasse col camion per poter fare la mia zona. E questo accade dappertutto. Non c’è più gente e quella che c’è viene dirottata su mille servizi. Poi l’età media dell’azienda è molto alta e non assumendo giovani questo si configura come un problema nel problema”.

    Inoltre, anche la turnazione non sarebbe gestita in relazione alle necessità. Per esempio nel centro storico il numero crescente di esercizi legati alla ristorazione, anche turistica, sta mettendo in crisi la tenuta del servizio: “L’inizio turno è stato spostato dalle 23 alle 19,20, creando problemi con lo svuotamento dei bidoni, che quindi vengono nuovamente riempiti appena svuotati, rimanendo pieni anche per tutto il giorno successivo”. Ma non solo: “Lo spazzamento manuale è stato di fatto ridotto – spiega – ogni operatore oggi ha una zona molto più ampia e deve scegliere, coprendo solo i punti di maggior passaggio. L’impegno della gente che lavora c’è ed è costante, ma più di così non ci riusciamo. Manca personale”.

    EcoPunti per il decoro urbano

    Per unire le esigenze di gestione dei rifiuti nel centro storico con quelle dì decoro del quartiere, Amiu ha allestito quasi 40 EcoPunti. Il centro storico di Genova – oltre ad essere densamente popolato – è una rinomata meta per i turisti di tutto il mondo, perciò necessita di frequenti e particolari lavaggi del suolo. In più, proprio a causa della densità di popolazione nel quartiere, i cassonetti vanno svuotati e puliti ancora più frequentemente. Amiu ha quindi servito il centro storico di piccoli magazzini che ospitano i contenitori della spazzatura, tutti ad accesso controllato e dotati di un sistema di video-sorveglianza e un sistema di anti-intrusione dei ratti. Nel centro storico attualmente gli EcoPunti sono 11, ma – sempre in termini di mantenimento del decoro e costruzione di appositi spazi per togliere i cassonetti della spazzatura dalle zone di pregio della città – queste aree aumenteranno.

    Abbiamo ascoltato due operatrici ecologiche che ci hanno raccontato una situazione sì migliore del passato, ma che mette in luce un sistema ancora poco efficace da alimentare comportamenti non virtuosi da parte dei cittadini, come l’abbandono degli ingombranti: “Gli EcoPunti nuovi funzionano con un badge distribuito ai residenti. Sono tutti video-sorvegliati, ma acquisire le immagini non è facile per via della privacy. Una persona che butta gli ingombranti dentro un EcoPunto chiuso come si fa a trovare? Bisognerebbe risalire, tramite le telecamere, all’orario preciso in cui è stato buttato il mobile, andare a vedere il badge che è passato proprio in quel momento e fare un controllo incrociato che diventa abbastanza difficile. Roba da CIA”.

    Mentre sullo stato dei bidoni e sul cambiamento che hanno notato in seguito all’installazione dei nuovi EcoPunti ci raccontano: “I bidoni non vengono lavati a sufficienza, respiriamo di tutto e d’estate la puzza è insopportabile. Il bunker è effettivamente più pulito all’interno da quando vi si accede con il badge, prima ci trovavamo ogni genere di cose e di situazioni. Il problema è che non tutti hanno la residenza e sono dotati del badge, quindi a volte troviamo cumuli di rumenta davanti all’EcoPunto. Alcuni sono più puliti di altri, dipende dalle zone”.

    La situazione dei rifiuti nel centro storico di Genova potrebbe essere considerata come un’emergenza, emergenza che ha origini lontane e sviluppi recenti: il crollo del Morandi poteva essere un’opportunità per pretendere da parte dello Stato nuove risorse, ma nei fatti il personale continua a diminuire, mentre il servizio diventa sempre meno efficiente, anche visibilmente. Eppure i rifiuti continuano ad essere una potenziale risorsa, che aspetta solo qualcuno o qualcosa che la sappia valorizzare.

    I rifiuti ci sono e sono sempre di più – nel 2018 circa il 49% in più dell’anno precedente – e in qualche maniera bisogna occuparsene. Una loro cattiva gestione diventa un problema per la salute dell’uomo e quella dell’ambiente, perciò occorre al più presto una politica di gestione rifiuti efficace, in grado di dare valore alle risorse al termine della loro vita, destinandole al corretto trattamento e riutilizzo. L’attuale servizio pare inadeguato e il centro storico è letteralmente saturo di spazzatura, decisamente non un bel vedere per i turisti in visita nella Superba e nemmeno un motivo di vanto per gli abitanti. Con l’ultimazione dei lavori per la ricostruzione del ponte della Valpolcevera, che determinerà in un certo senso una rinascita per la città, l’augurio è che si possa mettere un punto di partenza anche per una Genova più ‘green’: più pulita, rispettosa e accogliente.

     

    Paola Alemanno

  • Amiu, Pd-Crivello attaccano su soluzione Amiu: «Bucci vuole privatizzare trattamento rifiuti?»

    Amiu, Pd-Crivello attaccano su soluzione Amiu: «Bucci vuole privatizzare trattamento rifiuti?»

    delibera-amiu-lavoratoriUn tapullo per qualche mese. Ovvero, un piccola toppa. Così i consiglieri comunali genovesi del Pd e della Lista Crivello definiscono la soluzione presentata ieri dalla giunta Bucci per risolvere i problemi di Amiu e il debito di Palazzo Tursi nei confronti della partecipata per la gestione del ciclo dei rifiuti. “Su Amiu la giunta ha scelto di rinviare le scelte e di garantire la sopravvivenza dell’azienda forse per qualche mese- attacca l’opposizione di centrosinistra come riportato dalla agenzia Dire – la nostra scelta- ovvero l’aggregazione con Iren- era quella di assicurare un futuro ad Amiu per i prossimi decenni. Non vorremmo che questa scelta nascondesse l’idea di spacchettare Amiu in un’azienda pubblica di spazzamento e raccolta, per privatizzare la più ricca attività di trattamento dei rifiuti”.
    I consiglieri smontano punto per punto le linee guida che condurranno alla presentazione della variazione di bilancio. In primis, viene sottolineato che la maggior parte delle risorse previste dalla giunta “sono frutto della politica di bilancio della precedente amministrazione che, contrariamente a quanto dichiarato in campagna elettorale dal sindaco Bucci, ha lasciato conti trasparenti e in ordine che permetteranno di avere una spesa per i servizi alla persona superiore a quella dell’anno scorso e di attingere a riserve ed avanzi che il centrosinistra ha preferito preservare per le esigenze della città e non spendere durante la campagna elettorale”.
    Nel dettaglio, gruppo Pd e lista Crivello sostengono che la rinegoziazione dei mutui con Cassa depositi e prestiti per 2 milioni fosse già stata ottenuta dall’assessore Miceli, la riduzione delle tariffe dell’acqua per circa 1,5 milioni fosse stata stabilita grazie al lavoro di Città Metropolitana nello scorso ciclo amministrativo, così come frutto dell’impegno della precedente amministrazione in Fsu sia anche la possibilità di utilizzare una maggiore quota di dividendi pari 2 milioni di euro.
    Sotto attacco la scelta di accendere un nuovo mutuo da 7 milioni: “Siamo molto interessati a capire se si aggiungerà all’indebitamento già previsto oppure se deriverà da una diversa destinazione degli investimenti previsti dal Piano triennale già approvato”, si chiedono i consiglieri. Inoltre, il centrosinistra sottolinea che “le risorse devolute ad Amiu dalla giunta vanno a detrimento delle spese che in sede di presentazione del bilancio preventivo erano state destinate a servizi sociali (coperti dalla manovra Bucci solo fino ad ottobre), manutenzioni (solo 400.000 euro contro gli oltre 3 milioni previsti), e servizi educativi (garantiti solo i libri scolastici del ciclo primario)”.
    Preoccupazione, infine, per il futuro di Amiu. “Senza il prolungamento del contratto di servizio per l’intero ciclo dei rifiuti e non per il solo spazzamento, senza un partner industriale o le risorse per realizzare gli investimenti (circa 180 milioni di Euro) Amiu non ha futuro- accusano Pd e lista Crivello- si è deciso invece di caricare sul bilancio del Comune e quindi su tutti i cittadini genovesi il debito pregresso per la gestione dei rifiuti dopo l’emergenza Scarpino, che invece sarebbe stato assorbito dall’operazione di aggregazione con Iren. E tutto senza una chiara decisione su come Amiu sosterrà da qui in avanti i costi del trasferimento dei rifiuti fuori regione (circa 2 milioni di euro al mese)”
  • Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    RifiutiLiguria virtuosa, Genova pecora nera. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro della raccolta differenziata che emerge dai dati del 2016 illustrati questa mattina dal governatore Giovanni Toti e dall’assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, e derivanti dal monitoraggio dell’Osservatorio ligure sui rifiuti. A livello globale, la Liguria raggiunge il 43,19% di raccolta differenziata, crescendo di quasi 5 punti rispetto al 38,63% del 2015 e di 8 punti rispetto al 35,90% del 2014. Rispetto ai dati del 2015 si registra inoltre un calo della produzione totale di rifiuti di quasi 34.000 tonnellate. A livello provinciale Genova si ferma al 39,49%, Imperia, la peggiore, al 38,22%, Savona al 49,43%, mentre alla Spezia si registra il risultato migliore con il 53,66%.
    Pecora nera in assoluto, il Comune di Genova: secondo i dati riportati dalla Regione, infatti, la differenziata nel capoluogo ligure è scesa di quasi 2 punti, dal 34,57% del 2015 al 32,89% del 2016. «Genova è il punto dolente– analizza l’assessore Giampedrone- decresce di due punti: è un dato preoccupante. In una regione che cresce bene, senza Genova non si può svoltare definitivamente. Il capoluogo ci tiene fermi di oltre 5 punti percentuali a livello regionale: senza Genova, arriveremmo al 48,5% in tutta la regione». Fra gli altri Comuni capoluogo, La Spezia ha raggiunto il 50,32%, Savona sale da 31,62% a 42,56%, Imperia scende leggermente dal 36,93% al 36,89%. In tutta la regione, invece, salgono a 63 i Comuni liguri che toccano e superano la percentuale del 65% di raccolta differenziata -erano 32 nel 2015 e 16 nel 2014- e che secondo la legge regionale avranno diritto, a partire dal mese di luglio, allo sgravio fiscale per il conferimento in discarica della frazione residua. Altri 43 Comuni hanno un tasso di produzione pro capite inferiore del 30% rispetto alla media regionale di 540 chilogrammi per abitante e, pertanto, non si vedranno applicare l’addizionale del 20% sull’ecotassa sui conferimenti in discarica dei rifiuti residui.

    Multa in arrivo?

    Saranno piuttosto copiose le sanzioni che arriveranno al Comune di Genova per non aver raggiunto le percentuali di riciclo imposte dalla legge regionale 20 del 2015. Il capoluogo ligure avrebbe dovuto raggiungere il 40% in ciascuna delle sei categorie previste -carta, vetro, plastica, organico, metallo e legno- beneficiando già 5 punti percentuali in meno rispetto agli altri comuni della regione, in considerazione della crisi che ha investito Genova in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino. Tre le frazioni critiche: metallo che si ferma al 12,44%, plastica al 19,63% e organico al 27,05%.
    Oltre la soglia richiesta, invece, i valori di carta (54,18%), legno (72,86%) e vetro (71,19%). «Le sanzioni scatteranno con una prossima delibera di giunta– spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone- in cui le percentuali verranno convertite in tonnellate e per ogni tonnellata che manca al raggiungimento del 40% ci sarà una multa di 25 euro, per ciascuna categoria». A livello regionale, sono 72 i Comuni in regola che non dovranno quindi versare alcun contributo alla Regione per i quantitativi mancanti al raggiungimento della quota minima prevista. Le penalizzazioni economiche verranno reinvestita dalla Regione in incentivi alla raccolta differenziata e che non potrà essere ricaricata sulla tariffa per i rifiuti pagata dai cittadini ma riguarderà altre partite di bilancio dei Comuni fuori legge.

    I dati contestati da Amiu

    Amiu, però, contesta i dati: secondo l’azienda la raccolta differenziata a Genova nel 2016 non sarebbe al 32,89% come comunicato dalla Regione Liguria ma raggiungere la soglia del 39%. «I numeri forniti dalla Regione per il 2016– spiega il presidente di Amiu Marco Castagna alla agenzia Dire – fanno riferimento alla sola raccolta differenziata di Amiu contrariamente al metodo applicato negli anni precedenti ove si contabilizzava anche il contributo di soggetti terzi convenzionati che, storicamente, si attesta tra il 4% e il 5%». Peraltro, aggiunte il presidente di Amiu, i dati sarebbero comunque assolutamente sottostimati perché non tengono in alcun modo in considerazione i rifiuti prodotti e raccolti nel porto di Genova. Così non sarebbe possibile confrontare il dato 2015 che contiene il contributo di soggetti terzi con quello del 2016, come invece fatto dalla Regione Liguria. «Eliminando il suddetto contributo anche negli anni passati– prosegue Castagna- confrontando così i livelli annuali per dati omogenei risulta che nel 2014 la raccolta differenziata solo di Amiu era al 29,13%, nel 2015 30,16% e nel 2016 32,89%. Ecco, dunque, che anche in un contesto di assoluta emergenza, il dato è in costante crescita». A livello assoluto, lo scorso anno a Genova sono stati raccolte 287.287 tonnellate di rifiuti, di cui differenziate 94.492.

    Sui rifiuti, quindi, la battaglia è decisamente aspra. In una campagna elettorale particolarmente priva di proposte concrete per la città, l’utilizzo dei dati sulla gestione della “rumenta” diventa campo di battaglia tra le forze politiche in gioco, con sponde più o meno evidenti: il dato certo è che su Amiu si tornerà a “combattere” molto presto, in un’estate che si preannuncio torrida.

  • Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Degrado e rifiuti a RighiTorna operativo il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti a domicilio, sospeso mesi fa in seguito alla crisi legata alla vicende giudiziarie della società appaltante. Il nuovo contratto di affidamento del servizio, grazie ad una clausola sociale, ha permesso ad una quindicina di lavoratori finiti senza impiego, di tornare a lavorare. Da oggi, quindi, per disfarsi di un rifiuto ingombrate basta una telefonata.

    «Finalmente! La città attendeva da mesi la riattivazione di un servizio – commenta l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Italo Porcile – così prezioso per i cittadini e per l’ambiente. In un momento di grande difficoltà Comune ed Amiu restituiscono ai genovesi la possibilità di smaltire i rifiuti ingombranti con una semplice telefonata. Ora occorre uno sforzo maggiore in termini di informazione e sensibilizzazione, unitamente a controlli e sanzioni più frequenti e più pesanti per chi continua ad abbandonare mobili e materassi sulle nostre strade. Insieme alle nuove isole ecologiche, all’allargamento della raccolta dell’organico, e alle raccolte domiciliari e condominiali, il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti, consente di mantenere la città più pulita, aumentare la differenziata e favorire riuso e riciclo dei materiali. Con il valore aggiunto, in questo caso, di restituire il lavoro a chi lo aveva perduto».

    Il lavoro operativo sarà svolto dalla cooperativa sociale onlus Archimede di Scarperia e San Pietro (Firenze), che si è aggiudicata la gara per la durata di due anni (valore 1,5 milioni di euro). Il nuovo affidamento del servizio prevede l’assunzione dei lavoratori ex Switch e Giglio, già impegnati nel precedente appalto (c.d. “clausola sociale” di salvaguardia). Si tratta di una quindicina di persone, che in questo modo ritrovano il lavoro e un reddito famigliare.

    «L’obiettivo in generale è una città più vivibile, pulita e accogliente – spiega Marco Castagna, presidente Amiu – attraverso il ritiro e lo smaltimento dei diversi rifiuti si offre un servizio puntuale contribuendo ad arginare il fenomeno degli abbandoni e delle mini discariche abusive. Un ulteriore motivo di soddisfazione è quello di aver ricollocato i lavoratori che erano occupati nell’appalto precedente e rimasti per molti mesi senza stipendio».

    Le modalità di attivazione del servizio sono le medesime: la trafila prevede un appuntamento per fissare una data e un orario preciso. Dopo aver prenotato, il rifiuto viene ritirato a casa secondo un costo stabilito per ogni pezzo. Riprende nello stesso tempo anche il ritiro nel portone, sempre di oggetti voluminosi e ingombranti (massimo tre pezzi). Si tratta di un servizio gratuito attivo in via sperimentale in alcune zone della città: Valpolcevera, Sampierdarena, San Teodoro, Centro Storico, e nelle aree della città coinvolte in progetti di raccolta differenziata Quarto Alto, Colle degli Ometti e Sestri Ponente.

    Tutti gli arredi ancora in buono stato saranno recuperati e riciclati alla Fabbrica del Riciclo che Amiu gestisce con la Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da Don Gallo. Per le famiglie restano disponibili e gratuiti pure i servizi delle Isole Ecologiche o del camioncino EcoVan, a cui è possibile conferire i propri rifiuti in orari e giorni prestabiliti.

  • Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    Amiu-Iren, bolletta rifiuti aumenta oltre il 30% in 4 anni, nel 2017 subito +6,89%. Partecipazione Iren fino al 69% ma possibilità veto per Comune

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La tassa dei rifiuti per i genovesi aumenterà mediamente e complessivamente più del 30% in 4 anni. E’ quanto emerge dalla nuova delibera per l’aggregazione Amiu-Iren, approvata questa mattina dalla giunta del Comune di Genova e presentata poco dopo alla stampa. Per il 2017, la Tari crescerà mediamente del 6,89% tra utenze domestiche e commerciali; ma l’aumento verrà poi progressivamente cumulato del 6% nel 2018, dell’8% nel 2019 e del 2% nel 2020.

    Aumento delle “bollette”

    Com’è noto, la crescita della tariffa è necessaria a coprire i costi della messa in sicurezza della discarica di Scarpino, la realizzazione di Scarpino 3 e la gestione post mortem delle discariche chiuse di Scarpino 1 e 2, per circa 101 milioni di euro a cui si aggiungo altri 83 milioni per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti fuori regione in seguito alla chiusura della discarica sulle colline di Sestri ponente. Lo scorso anno il Comune di Genova aveva approvato una dilazione dei sovraccosti in 30 anni che però deve essere ridotta a 10 perché l’eventuale proroga al contratto di servizio di Amiu, attualmente in scadenza al 2020, una volta approvata l’aggregazione con Iren potrà essere concessa solo fino al 2028. E, naturalmente, l’amministrazione non può prevedere oneri di spesa successivi a un contesto che probabilmente dovrà rimodularsi con una gara pubblica: «Anche perché non riusciremmo a ottenere le fideiussioni necessarie che sono quinquennali», spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna, all’agenzia Dire. Salvo altre emergenze, comunque, tra il 2020 e il 2028 le bollette si stabilizzeranno e torneranno anche ad abbassarsi.

    Per quanto riguarda la Tari di quest’anno, infine, il Comune di Genova prevede un fondo per le agevolazioni da complessivi 900.000 euro: 400.000 destinati alle famiglie più numerose e derivanti dagli avanzi dello stesso fondo da 500.000 euro predisposto lo scorso anno, e altri 500.000 euro per nuove agevolazioni alle categorie economiche più penalizzate.

    Se, invece, il Consiglio comunale dovesse bocciare per la seconda volta l’aggregazione, gli aumenti delle bollette potrebbero addirittura schizzare al +46,2% se tutti i costi venissero coperti dalla tariffa del 2017, al 18% per quattro anni rateizzandoli fino alla naturale scadenza del contratto di servizio nel 2020. «Abbiamo comunque la necessità per legge di approvare una Tari entro il 31 marzo – ricorda il sindaco di Genova, Marco Doria – e comunque lo scenario alternativo all’approvazione dell’aggregazione è disastroso per il Comune di Genova, anche per il sindaco che verrà».

    Aumento di capitale sociale fino al 69%

    delibera-amiu-lavoratoriStando al testo della nuova delibera, il valore di Amiù passerà dagli attuali 5,57 milioni di euro ai 17,85 milioni grazie alla possibilità di prorogare il contratto di servizio fino al 2028, rispetto all’attuale scadenza del 2020. In base a queste cifre, la prima fase dell’ingresso di Iren in Amiu, attraverso un’iniziale ricapitalizzazione che porterà la multiutility al 49% del capitale sociale, comporterà la transazione cache di circa 5 milioni di euro. Successivamente, anche attraverso l’apporto di impianti, Iren potrà aumentare la propria partecipazione in Amiu – che a quel punto avrà più che triplicato il proprio attuale valore – fino al 69%, con un ulteriore apporto di circa 34 milioni di euro.

    Inoltre, la delibera stabilisce che fino al 2020 gli eventuali dividendi della nuova Amiu dovranno restare in azienda, anche per quanto riguarderà la quota spettante a Iren, che potrà utilizzarli per concorrere gli investimenti necessari. Per la sua parte, invece, il Comune potrebbe anche sfruttare gli utili per abbassare la tassa sui rifiuti. Fino al 2028, invece, le quote azionarie di Iren ambiente non potranno essere vendute.

    Alla base dell’accordo, e parte integrante della delibera, il piano industriale di Amiu per il periodo 2017-2020 già approvato dal Consiglio comunale, per la cui realizzazione servono complessivamente 93 milioni di euro: 68 milioni sicuramente destinati a Scarpino per la realizzazione dell’impianto di smaltimento di Scarpino 3 (13 milioni) entro la fine di quest’anno e per il completamento della cosiddetta “fabbrica della materia” (55 milioni) entro il 2019, che dovrebbe definitamente essere approvata dalla Conferenza dei servizi non prima dei prossimi 10 giorni, dal momento che Amiu ha recepito le modifiche richieste dalla Regione Liguria.

    I restanti 25 milioni di euro servirebbero entro il 2020 per la realizzazione del biodigestore che, tuttavia, non è detto sorga a Scarpino: Iren potrebbe utilizzare anche impianti di sua proprietà che, comunque, il Comune chiede siano situati in stretta prossimità con il territorio genovese e preferibilmente in aree pubbliche. Infine, previsto anche un anticipo di cassa da parte di Iren ad Amiu di 8 milioni di euro subito dopo la sottoscrizione del primo aumento di capitale sociale, e di 25 milioni di euro nel medio termine. Stessa cifra verrà anticipata dal Comune di Genova per il 2017.

    Lavoro

    Secondo questo nuovo testo, occupazione e salario degli attuali lavoratori di Amiu sembrerebbero al sicuro fino al 2028 se il Consiglio comunale dirà di sì al testo, consentendo la proroga del contratto di servizio altrimenti in scadenza nel 2020. Inoltre, Comune e Iren stabiliscono che entro 3 mesi dall’ingresso della multiutility al 49% nella nuova Amiu, verranno stabilizzati i 31 precari dando concretizzazione ad accordi già siglati in passato. Dal punto di vista della governance, spetteranno a Iren le competenze gestionali e industriali, anche attraverso l’espressione dell’amministratore delegato. Al Comune di Genova, che avrà un parere obbligatorio e vincolante per qualsiasi scelta strategica, compresa ogni modifica del modello di raccolta dei rifiuti- in delibera è allegato il piano industriale di Amiu fino al 2020 che prevede la raccolta differenziata spinta, potenziando molto sulla diffusione dell’organico, anche porta a porta, ove possibile- spetterà invece la nomina del presidente. «Nello statuto c’è un meccanismo di equilibrio dei ruoli – spiega il sindaco, Marco Doria – l’amministratore delegato ha competenze per la gestione industriale, il presidente ha ruolo determinante e necessario per le scelte strategiche, per cui il Comune conserva un potere di veto anche quando Iren arriverà al 69%». Infine, nello statuto della nuova Amiu sarà scritto anche nero su bianco che la società è genovese e avrà sede operativa a Genova, non trasferibile.

    Le dichiarazioni del Sindaco Marco Doria

    Il primo cittadino, in scadenza di mandato, aveva in passato paventato le dimissioni qualora la Sala Rossa non dovesse approvare per la seconda volta il documento. Oggi, però, sembra ritrattare. «Dimissioni? Questo lo vedremo – afferma, come riportato dall’agenzia Dire – anche perché per legge abbiamo comunque la necessità di approvare una Tari entro il 31 marzo e, poi, di conseguenza il bilancio. Comunque, lo scenario alternativo sarebbe disastroso per il Comune di Genova e per Amiu, anche per qualunque sindaco verrà dopo di me». Il primo cittadino, comunque, difende la bontà della nuova delibera: «Prima era una cornice, ora è un progetto definito, un atto per la città». Doria, infine, avendo eliminato ogni possibile interferenza politica da prossimo voto del Consiglio comunale annunciando che non si presenterà alle urne per un secondo mandato, chiede a tutti i consiglieri di entrare nel merito della proposta per «valutare le conseguenze di una sua approvazione o non approvazione. E’ un’operazione equilibrata in cui nessuno riceve o fa regali». E ricorda che «la ricerca di un partner industriale per Amiu era uno dei punti del mio programma elettorale». Infine, il sindaco rilancia una proposta fatta già qualche settimana fa alla Regione, ovvero quella di una legge regionale per dare «un contributo al risanamento ambientale delle discariche in tutta la Liguria, senza pretendere naturalmente che copra tutti i costi».

    La delibera inizierà il suo iter in Commissione lunedì mattina, proseguirà nel pomeriggio e il mattino seguente, per poi giungere in Consiglio comunale giovedì e venerdì prossimi, con convocazione a partire dal mattino.

  • Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    Amiu conferma: “Nel 2017 bolletta rifiuti aumenta del 6%”. Ma se non passa delibera, rischio +20%

    AmiuInizia a prendere più concretezza la quantificazione dell’aumento della Tari (tassa sui rifiuti) che i cittadini genovesi dovranno pagare nel 2017 a seguito degli extra costi per la messa in sicurezza e la gestione post mortem della discarica di Scarpino 1 e 2 e per il conferimento dei rifiuti fuori Regione a causa della chiusura della stessa discarica. Se verrà approvata la delibera (il cui passaggio in Consiglio comunale è slittato nuovamente a martedì 31 gennaio), che fornisce le linee guida per la trattativa in vista dell’ingresso dei capitali privati di Iren, il piano complessivo di rientro passerà dai 30 anni inizialmente previsti a 10.

    Approfondimento: Tutti i costi dietro all’aumento della Tari

    Ciò comporterà un aumento complessivo di costi (che nel 2015 erano stati di poco inferiori ai 125 milioni di euro) che supera i 198 milioni di euro, nella peggiore delle ipotesi che vedrebbe la chiusura di Scarpino prorogata a tutto il 2017. Con ammortamento in 10 anni, i costi nel 2017 crescerebbero di 19,8 milioni di euro, con un riflesso sulla tariffa pari a un aumento dell’8,5%. Ma è praticamente certo che l’aumento sarà contenuto a poco più del 6%, grazie ai risparmi di circa 15 milioni di euro per la messa in sicurezza di Scarpino 2 in virtù della contestuale realizzazione della nuova discarica di servizio di Scarpino 3. A parità di costi del servizio, la tariffa dovrebbe rimanere stabile per i prossimi 7 anni. Dal 2024, invece, ammortizzati i circa 40 milioni per l’impianto di trattamento del percolato, la quota annuale del recupero degli extra costi scenderebbe per i restanti 3 anni a poco più di 14 milioni. Resterebbero invece spalmati su 30 anni i 25 milioni per la gestione post mortem di Scarpino 1 e 2 (poco meno di 860.000 euro all’anno).

    Ma che cosa succederebbe se l’ammortamento restasse spalmato sui 30 anni? Secondo Amiu, l’aumento sarebbe molto più sostanzioso per il 2017 e 2018: quasi 34 milioni all’anno, pari a un 20% in più in tariffa «perché tutto l’extra costo sostenuto nel 2016 non avrebbe piani di rientro ma sarebbe caricato interamente sulla tariffa 2017, altrimenti l’azienda non reggerebbe dal punto di vista finanziario», spiega il presidente Castagna, come riportato dall’agenzia Dire. Ma l’aumento scenderebbe poi a 4,7 milioni per i successivi 28 anni. La scelta di accorciare i tempi serve anche e soprattutto all’azienda per non perdere troppo valore in vista della trattativa con Iren, dal momento che andrebbe ben oltre la scadenza del contratto di servizio attualmente fissata al 2020. «Lo scenario trentennale – conclude Castagna – per i cittadini sarebbe micidiale solo nei prossimi due anni, ma sarebbe definitivamente micidiale per il futuro dell’azienda»

  • Rifiuti, in arrivo aumento Tari tra il 4% e 6% per colpa della riduzione da 10 a 30 anni del piano di rientro

    Rifiuti, in arrivo aumento Tari tra il 4% e 6% per colpa della riduzione da 10 a 30 anni del piano di rientro

    ScarpinoPotrebbe aumentare tra il 4% e il 6% la Tari, la tariffa dei rifiuti per i genovesi nel 2017. Lo afferma l’assessore comunale al Bilancio, Francesco Miceli, questa mattina nel corso di una Commissione comunale dedicata all’esame delle linee guida per la trattativa della privatizzazione di Amiu in vista dell’ingresso di Iren, la cui delibera dovrebbe approdare in Consiglio comunale tra due martedì. «Impossibile al momento essere più precisi – spiega Miceli, come riportato dall’agenzia Dire – perché i conti devono essere ancora fatti. Ci incontreremo con le categorie come ogni anno per arrivare a soluzioni più o meno condivise per la ripartizione della tariffa tra utenze domestiche e non domestiche».

    Le cause

    La causa principale dell’aumento Tari è dovuta alla diminuzione, prevista dalla delibera, da 30 a 10 anni dei tempi di ammortamento per la copertura dei costi in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino, alla sua messa in sicurezza e al trasporto dei rifiuti fuori regione da fine 2014. Una cifra che inizialmente era stata valutata in 130 milioni di euro ma dovrà essere rivista alla luce dei 28 milioni di costi per il 2016 inizialmente non previsti, dell’aumento dei costi per la realizzazione dell’impianto di trattamento del percolato della discarica di Scarpino e della diminuzione dei costi per la realizzazione di Scarpino 3 che, in parte, sorgerà sopra la vecchia discarica di Scarpino 2. Fatte salve queste due ultime variazioni, le spese per il trasporto dei rifiuti fuori Liguria ammontano a 28 milioni di euro per il 2015 e altrettanti per il 2016 (per i due mesi di chiusura del 2014, i 7 milioni di costi erano già rientrati nella bolletta del 2015) e devono essere interamente coperti per legge dal gettito della tariffa sui rifiuti. A ciò si aggiungono gli 85 milioni di euro inizialmente stimati per la messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 e la gestione post mortem delle due discariche. «L’aumento era già sicuro anche con il piano di rientro in 30 anni – spiega Ilaria Mussini, Ascom Confcommercio, ricevuta questa mattina in Commissione – ma se la spalmatura si concentra in un terzo del tempo, rischiamo il disastro».

    Ascoltati in Commissione tutti i rappresentanti del tavolo della piccola e media impresa (Ascom, Confartigianato, Cna, Coldiretti, Confesercenti e Confindustria) che hanno consegnato un documento in cui vengono elencate tutte le criticità in vista della privatizzazione di Amiu. Tra queste, le principali riguardano: la governance della nuova Amiu con il rischio di perdita di controllo da parte del socio pubblico che non sarebbe più di maggioranza; le incertezze sulla proroga del contratto di servizio in scadenza nel 2020; la non aderenza del piano industriale ottimizzato proposto da Iren con il piano industriale di Amiu approvato dal Consiglio comunale e il progetto di raccolta differenziata proposto dal Conai.

    Le risposte della Giunta

    «La trattativa con Iren ci impone di rivedere il piano di rientro – spiega Miceli in Sala Rossa – non possiamo rateizzare la cifra in un periodo superiore alla durata del contratto di servizio di Amiu, la cui proroga potrà essere chiesta per legge solo al termine del processo di aggregazione con Iren. Anche perché rischieremmo di introdurre un elemento discorsivo nella trattativa e potremmo venire accusati di aver svenduto o sovrastimato Amiu». Viene da chiedersi come mai questo ragionamento non fosse stato fatto prima della decisione della rateizzazione in 30 anni. Per quanto riguarda il problema della governance e della possibile perdite di potere da parte del Comune che entro la fine dell’anno dovrebbe diventare socio di minoranza di Amiu, Miceli sostiene che «ci sono società che vengono controllate anche solo con il 20-30% delle capitale sociale, non è determinante che il Comune sia socio di maggioranza. Già adesso sono previste materie per cui è necessaria una maggioranza qualificata nelle votazioni del Consiglio di amministrazione, per cui i membri espressi dal Come saranno decisivi. Si tratta di 12 materie che determinano la strategia industriale, societaria, operazioni straordinarie…insomma, tutto quello che rappresenta la sostanza delle strategie di un’azienda».

    Sulle incongruenze del piano industriale ottimizzato, infine, è l’assessore all’Ambiente Italo Porcile che prova ad abbozzare una risposta non del tutto convincente: «Quella di Iren – afferma – è una bozza di discussione per provare a costruire un eventuale nuovo piano industriale che, in ogni caso, dovrebbe essere votato dal Consiglio comunale, organo sovrano sulle scelte della gestione del ciclo dei rifiuti. Al momento esiste un piano industriale di Amiu approvato da questo Consiglio, un piano per la raccolta differenziata sviluppato dal Conai in seguito a un protocollo con Amiu e Comune di Genova, azioni concrete messe in campo per realizzare entrambi i documenti e la necessità di sviluppare un piano industriale ottimizzato con il partner industriale della futura azienda che, comunque, non stravolge per il momento e con la delibera che stiamo discutendo quanto già deciso dal Consiglio comunale».

  • Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    Amiu, spesi 28 milioni per smaltire i rifiuti fuori regione. L’azienda risponde alla denuncia di Camera di Commercio

    rifiuti boccadasseNel 2015 Amiu ha raccolto oltre 326.000 tonnellate di rifiuti, 200.000 delle quali sono state smaltite fuori regione a causa della chiusura della discarica di Scarpino, per un costo di circa 28 milioni di euro. Il dato emerge dal primo Bilancio di sostenibilità della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti, presentato oggi pomeriggio a Palazzo Tursi. Il documento si affianca al bilancio di esercizio e punta sugli aspetti sociali e ambientali e sul valore aggiunto prodotto e distribuito sul territorio dall’azienda. «è il primo bilancio di sostenibilità della storia di Amiu – spiega il presidente Marco Castagna alla agenzia Dire – e riguarda il 2015, probabilmente l’anno più difficile per la vita di questa società, ma anche l’anno della svolta. Questo bilancio è un primo approccio di trasparenza verso i cittadini che contiamo di tenere i prossimi anni». Il documento da gennaio 2017 diventerà obbligatorio per le grandi organizzazioni italiane, come previsto dalla riforma Madia. Dal bilancio emergono le criticità di Amiu sia dal punto di vista degli impianti, con l’emergenza percolato e la chiusura della discarica di Scarpino, sia dal punto di vista delle indagini giudiziarie che hanno portato a una profonda trasformazione del management nel corso degli ultimi anni.

    All’orizzonte, l’attuazione del nuovo piano industriale alla ricerca di un partner privato per un futuro basato non più sulla discarica ma sul recupero di valore e di materia. Secondo il documento presentato oggi, a fine 2015 la raccolta differenziata a Genova aveva raggiunto il 39%, dato consolidato nel 2016 anche attraverso il nuovo piano di raccolta sempre più orientato alla domiciliazione. L’azienda nel complesso conta 5 società partecipate, 173 milioni di euro di fatturato, oltre 1.700 dipendenti, 902 mezzi di cui 524 dedicata alla raccolta dei rifiuti. Nell’area metropolitana di Genova vengono serviti circa 700.00 cittadini con la pulizia nel solo capoluogo di 3 milioni di metri quadrati di strade e marciapiedi. Oltre allo spazzamento, lavaggio e diserbo delle strade, il servizio di Amiu prevede lo svuotamento di 17.646 cassonetti della raccolta differenziata, 10.452 di quella indifferenziata e 7.000 cestini gettacarte. A ciò va aggiunta la pulizia di circa 70.000 caditoie. Dal punto di vista economico, la capogruppo Amiu spa, che conta 1.578 dipendenti, ha fatturato 168 milioni di euro e ne ha distribuiti 85 attraverso gli stipendi ai dipendenti e le attività esternalizzate. Nel 2015, la raccolta differenziata ha garantito ricavi per 4,4 milioni di euro mentre l”impianto di captazione di biogas a Scarpino a prodotto 70 milioni di chilowatt all’ora di energia che corrispondo al fabbisogno di una città di 120.000 abitanti e permettono un risparmio di 320.000 tonnellate di anidride carbonica.

    La risposta a Camera di Commercio

    Non è vero che Genova è una della città più care per la tariffa sui rifiuti. Il problema del carico per le piccole e medie imprese va ricercato soprattutto nella distribuzione del costo complessivo della tariffa, tra quota domestica e non, e sulla quantità relativamente modesta di esercenti che devono sobbarcarsi la copertura di questo onere. Questa, in estrema sintesi, la risposta di Amiu alla denuncia lanciata dalla Camera di Commercio di Genova nel corso dell”illustrazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria. «Nel bilancio di sostenibilità di Amiu che presentiamo oggi – sottolinea all’agenzia Dire il presidente Marco Castagna – si danno tante risposte ai quesiti tipici dei genovesi: dove va la spazzatura? Andava tutta a Scarpino? è vero che la Tari di Genova è la più cara d’Italia?“. Tra le risposte, si scopre, ad esempio, che «il costo medio per abitante spalmato indifferentemente tra cittadini ed esercizi – spiega Castagna – colloca la Tari pagata a Genova assolutamente nella norma rispetto al resto del Paese; è chiaro che se riusciamo a realizzare un ciclo virtuoso, sono costi che nel futuro posso progressivamente scendere”. Facendo riferimento ai dati 2013 relativi ai conti consuntivi dei Comuni sopra i 200.000 abitanti, Genova si colloca al 9° posto su 16 nella classifica delle città più care con un costo medio per abitante di 203,2 euro: la classifica è guidata da Venezia con 366,8 euro all”anno per abitante e chiusa da Trieste con 165,1 euro per abitante all”anno. Nel 2015, il gettito complessivo della Tari per il Comune di Genova (che per legge deve coprire tutti i costi del servizio Amiu) ammontava a poco più di 126,5 milioni di euro, con un carico ripartito per il 56% sull”utenza domestica e per il restante 44% sull”utenza non domestica, ovvero rispettivamente poco piu” di 70,8 milioni e poco meno di 55,7 milioni, secondo quanto stabilito da una delibera comunale del 9 luglio 2015. Il costo pro capite per la sola quota domestica risulta quindi di circa 0,33 euro al giorno per abitante.

    L’attacco di Antonio Bruno

    Dopo l’uscita dei dati, arriva l’attacco di Antonio Bruno, consigliere comunale della Federazione della Sinistra. Analizzando i numeri, infatti, oltre la metà dei rifiuti Indifferenziati raccolti a Genova (2015: 223.981, dati assesorato Ambiente Comune Genova) a Genova vengono inceneriti. Le quantità rimanenti sono così distribuite: 45.850 all’inceneritore di Parola (Pavia), 38.684 in quello Iren di Torino, 22.037 da A2A Ambiente. «E’ il frutto delle politiche di questi decenni, compresi quelli dalle giunta di centro sinistra che in 4 anni non è riuscita a trovare il posto per fare un impianto di compostaggio», commenta il consigliere comunale FdS Antonio Bruno.
    «La maggioranza di Comune e città Metropolitana dovrebbero spiegare perché non hanno preteso che la bonifica e la messa in sicurezza della discarica di Scarpino non venga finanziata dallo Stato come emergenza ambientale e sanitaria – continua il consigliere – con la conseguenza che i 60 milioni di euro che servono verranno pagati dai genovesi, essendo molto improbabile che i privati di Iren – a cui la Giunta si accinge a cedere la gestione dei rifiuti – si accollino questa spesa». Nel frattempo nei prossimi giorni arriverà in città il premier Matteo Renzi, con in tasca un accordo strategico di finanziamenti straordinari: sarà previsto qualcosa per la gestione dei rifiuti?

     

  • Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    AmiuA Genova le piccole e medie imprese spendono per acqua pubblica e tariffa dei rifiuti in media il 50% in più del resto d’Italia. Il dato, riporta l’agenzia Dire, emerge dal rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria, realizzato da Ref Ricerche e presentato questa mattina alla Camera di Commercio del capoluogo ligure. Il caro tariffe conferma una tendenza storica: dal 2010 al 2016, a fronte di una crescita dell’inflazione regionale del 9%, il costo dei servizi locali è aumentato in Liguria del 29% per i rifiuti e del 39% per l’acqua; aumenti percentualmente più contenuti rispetto alla media nazionale che, negli ultimi 6 anni, a fronte di un +8,6% di inflazione, ha visto crescere del 55% il costo per il servizio idrico integrato e del 26,3% quello per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

    Nei primi 9 mesi del 2016, Genova risulta il quarto capoluogo di Regione per aumento delle tariffe (pari merito con l’Aquila e dietro solo ad Aosta, Ancona e Bari): la media complessiva è di +1,9%, pari a 0,6 punti percentuali in più rispetto al dato nazionale; in particolare, la tariffa sui rifiuti è cresciuta dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+0,8% della media italiana) e quella dell’acqua potabile del 5,8% (+1,6% del resto del paese). Uno dei dati più eclatanti emersi dalla ricerca riguarda la tariffa dei rifiuti a carico dei ristoranti: anche in questo caso, Genova è il quarto capoluogo più caro d’Italia con un conto annuale di 7.390 euro contro i 5.200 euro della media nazionale, dietro solo a Venezia, Roma e Napoli.
    A livello regionale, inoltre, va registrata la grande variabilità di costi tra le diverse tipologie di impresa e tra Comune e Comune: a parità di consumi, un alberto paga 5.049 euro a Imperia e 10.291 euro alla Spezia, mentre un esercizio alimentare varia dai 25.940 nello spezzino agli 11.246 euro nell’imperiese.

    Secondo la ricerca presentata alla Camera di Commercio di Genova, bollette così alte non sono giustificate dalla qualità del servizio: la raccolta differenziata, infatti, raggiunge una media regionale del 35%, la più bassa del Nord Italia, 10 punti sotto il dato nazionale e ben 30 rispetto alle eccellenze di Veneto e Trentino Alto Adige.

    Sul fronte dell’acqua potabile, infine, la bolletta delle famiglie genovesi e spezzine resta più alta rispetto alla media italiana (più bassa invece quella nelle province di Savona e Imperia) ma va considerato l’avvio del processo di ammodernamento della rete che, tuttavia, risulta ancora insufficiente: l’analisi, infatti, ribadisce la necessità di un piano di interventi con una spesa procapite almeno di 90 euro, ma le previsioni tra il 2016 e il 2019 parlano di una quota non superiore ai 50 euro.

    Primo dicembre incontro sindaco-esercenti su Tari 2017

     

    «Il primo dicembre ci sarà un incontro importante delle associazioni di categoria con il sindaco e gli assessori perché le prospettive rispetto al 2017 per la tassa sui rifiuti degli esercizi commerciali sono particolarmente pesanti, con bollette ancora più salate per le attività economiche». Lo annuncia Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova, a margine della presentazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile, questa mattina nella sede della Camera di Commercio del capoluogo ligure, come riporta l’agenzia Dire. «Ci sono alcuni problemi strutturali che vanno affrontati – ricorda Dameri – il primo ovviamente è quello relativo agli impianti sia per quanto riguarda il futuro della discarica di Scarpino che per la raccolta differenziata. Poi c’è il tema dell’operazione Iren-Amiu perché questo capitolo pesa enormemente sui costi delle imprese e dobbiamo trovare una soluzione definitiva e non elemosinare ogni anno cercando di far quadrare conti che non tornano più».

    Il problema non riguarda però solo la tariffa sui rifiuti: «A questa – ricorda il direttore di Confesercenti Genova – si aggiungono i costi per le altre utenze, come il servizio idrico: c’è un gap fortissimo tra il costo di fare impresa in Liguria e la media italiana, un fardello che i nostri imprenditori si devono portare dietro e che, in una situazione di crisi e grande competizione, è un elemento di grande criticità che va assolutamente affrontato. L’unico tessuto che regge è quello legato ai flussi turistici ma non basta per portare avanti una città di queste dimensioni».

    Un concetto rafforzato anche dal segretario generale della Camera di Commercio di Genova, Maurizio Caviglia: «Il vero problema – ribadisce – è che noi da parecchi anni tentiamo di svolgere un’attività di moral suasion ma non abbiamo ottenuto grandi risultati perché tutti gli anni continuiamo a vedere che i nostri imprenditori stanno pagando più degli altri. Questo vuol dire penalizzare le nostre imprese e metterle in condizione di avere maggiori costi rispetto ai loro concorrenti di altri territori».

  • Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    amiuScaduti alle 12 di oggi i termini per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu. Come riporta l’agenzia Dire, negli uffici di Palazzo Tursi è arrivata una sola offerta, firmata Iren. Si concretizza così lo scenario temuto dai fautori di un gara pubblica e detrattori della multinazionale: il Comune non dovrà procedere con un bando di gara pubblico per concludere l’accordo ma potrà affidarsi a una più rapida e semplice trattativa privata.

    E’ in corso di definizione la commissione che dovrà valutare l’ammissibilità dell’interesse di Iren e la corrispondenza della multiutility ai requisiti tecnici chiesti dal Comune. Tra questi: un patrimonio netto non inferiore a 15 milioni di euro, un bilancio annuale non inferiore ai 120 milioni di euro riferito alla media degli ultimi tre anni esclusivamente per attività di igiene urbana e gestione dei rifiuti, la possibilità realizzare l’aumento di capitale di Amiu per almeno il 49% attraverso impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti e altre dotazioni patrimoniali funzionali alla realizzazione del piano industriale e impiantistico di Amiu, anche in province diverse da quella di Genova. Inoltre, è prevista la possibilità di candidarsi in formazione collettiva, a patto che i requisiti di idoneità siano soddisfatti per almeno il 60% dal capofila e per non meno del 20% da ciascuno degli altri membri.

    L’apertura delle buste potrebbe avvenire già la prossima settimana per dare poi il via libera alla trattativa privata e segnare, di fatto, l’ingresso di Iren in Amiu entro l’obiettivo fissato dalla giunta Doria della fine dell’anno. Possibile anche un nuovo passaggio in Consiglio comunale per indicare le linee guida da seguire prima di chiudere formalmente l’accordo.

    Resta da capire come mai altri colossi del settore del calibro di A2A, Hera e Veolia, che si erano detti potenzialmente interessati a partecipare al bando, non abbiano risposto alla manifestazione del Comune.
    Nella fase di trattativa privata, il Comune dovrà poi garantire l’affermazione di Amiu quale veicolo societario esclusivo per l’erogazione del servizio, la tutela dei livelli occupazionali e della territorialità genovese, la configurazione di un modello di governance che garantisca al socio pubblico la partecipazione in maniera qualificata alle decisioni strategiche di carattere straordinario. Nelle prossime settimane, Palazzo Tursi e Amiu dovrebbero tornare a incontrarsi con i sindacati e i lavoratori della partecipata così come sancito dall’accordo firmato quest’estate.

  • Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    AmiuPassata la tempesta (giudiziaria), Amiu e Comune si attrezzano per ripulire Genova, chiamando a raccolta anche la cittadinanza attiva. L’obiettivo è avviare fin da subito un’attività straordinaria per la rimozione dei rifiuti ingombranti in attesa che, entro la fine dell’anno, si concluda la gara per l’assegnazione del servizio ad una nuova ditta appaltatrice. Come è noto, infatti, in seguito all’inchiesta che in primavera ha travolto la principale ditta subappaltante, la Switch 1988 spa, il ritiro degli ingombranti porta a porta è sospeso dallo scorso mese di marzo e chi deve disfarsi di un mobile o di un qualsiasi altro rifiuto voluminoso è costretto a portarlo in una delle quattro isole ecologiche della città. Oppure ad affidarsi al camioncino EcoVan che da solo, tuttavia, non può minimamente fare fronte alla richiesta, come d’altra parte ammette lo stesso assessore all’Ambiente, Italo Porcile: «Nel bando di gara degli ingombranti si parla di 5250 pezzi da ritirare al mese, vale a dire circa 250 al giorno. Impossibile per un solo furgone».

    Contestualmente al lancio del piano di pulizia straordinaria che coinvolgerà tre cooperative – una per il Ponente, una per il Centro ed una per il Levante – incaricate di intervenire in tutta la città in coordinamento con Amiu e in base alle priorità indicate da ciascun Municipio, lo stesso Porcile ha anticipato i contenuti di una delibera che prevede un sostegno economico concreto a supporto dei progetti di cittadinanza attiva per il decoro urbano: «In questa fase è per noi di vitale importanza l’apporto che viene dai comitati e dalle associazioni di cittadini. Oltre che ringraziarle, dobbiamo garantire a queste persone i servizi di supporto necessari, assicurando loro il ritiro dei materiali raccolti nella pulizia di strade, parchi, giardini e spiagge». Concretamente, le organizzazioni di privati cittadini interessate a dare una mano dovranno rivolgersi al proprio Municipio di riferimento il quale, di concerto con il Comune, individuerà le iniziative più meritorie. «Le risorse che andremo a destinare a questo servizio dipenderanno dalle segnalazioni che ci arriveranno dal territorio, ma immagino che complessivamente la cifra ammonterà a circa 100mila euro da qui alla metà del prossimo anno», prevede Porcile.

    Il coinvolgimento dei cittadini, infatti, andrà avanti anche dopo il superamento dell’attuale fase di emergenza e porterà all’istituzione di un “Patto per la Bellezza” che dovrebbe prevedere, oltre ad una definizione strutturale della collaborazione tra Comune e privati, anche una serie di iniziative sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione. «Anche da questo punto di vista – conferma l’assessore all’Ambiente – c’è ancora molto da fare. Al di là di chi viola consapevolmente le regole in materia di smaltimento dei rifiuti e per i quali servono solo adeguate sanzioni, infatti, molti non hanno ancora la piena coscienza del fatto che la raccolta differenziata non è solo un comportamento virtuoso, ma anche un obbligo di legge». La delibera anticipata oggi da Porcile sarà portata in giunta giovedì, assieme a quella per l’avvio del piano di differenziata spinta, che questa volta include anche il porta a porta. Secondo quanto riferisce lo stesso assessore, infatti, la sperimentazione avviata nelle alture del Levante sta dando gli esiti sperati e, in un quadro di riforma complessiva del sistema di raccolta, sarà implementata ad altre aree della città.

    Il presidente di Amiu, Marco Castagna, traccia invece la road map per il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti: «La gara partirà entro la fine di questa settimana e prevediamo che si concluda entro la fine dell’anno, in modo da rendere il servizio operativo già da gennaio 2017. Il nuovo appalto durerà due anni e recupererà i diciotto addetti utilizzati dalla ditta precedente, altri sedici saranno invece reimpiegati tramite la gara per il ritiro della carta conferita nei bidoncini da 240 a mille litri: anche questa partirà a breve e avrà durata di sei mesi più altri sei rinnovabili. Complessivamente, quindi, saranno nuovamente impiegate 34 persone che già erano impegnate nel precedente appalto, applicando così la clausola sociale di salvaguardia dei lavoratori ex Switch e Giglio».

    Sempre a proposito della carta, Comieco, vale a dire il consorzio incaricato del riciclo, ha annunciato che per i prossimi tre mesi destinerà alle popolazioni terremotate 70 euro per ogni tonnellata di materiale raccolto: «Una ragione in più per incentivare i cittadini ad un comportamento virtuoso, perché facendo una buona raccolta differenziata sarà possibile accantonare qualche milione di euro per le popolazioni colpite dal sisma», è l’appello di Castagna, che in generale invita i genovesi a proseguire con le loro segnalazioni delle principali criticità esistenti nei quartieri. L’ultimo punto toccato dal presidente di Amiu, riguarda il rapporto con le attività economiche. «Per contrastare l’abbandono dei rifiuti ingombranti, organizzeremo a breve un vertice in Camera di Commercio in cui sensibilizzare le imprese ad avvalersi delle isole ecologiche dove, è bene ribadirlo, è possibile conferire in maniera assolutamente gratuita. Basta essere in possesso del necessario patentino».

    Marco Gaviglio

  • Emergenza rifiuti a Boccadasse. Municipio e Amiu: «Ci impegniamo a migliorare la situazione»

    Emergenza rifiuti a Boccadasse. Municipio e Amiu: «Ci impegniamo a migliorare la situazione»

    boccadasseIl bellissimo borgo di Boccadasse, è sommerso dai rifiuti. Dovrebbe essere una delle eccellenze genovesi dove convergono turismo e vita tranquilla per gli abitanti, invece il quartiere dei pescatori si sta trasformando in una discarica a cielo aperto. Eppure la candidatura di Boccadasse a diventare patrimonio Unesco è già stata inoltrata. Grazie alla denuncia di una nostra lettrice, scopriamo che da un mese più di venti bidoni della spazzatura stracolmi “animano” via Boccadasse, la strada che conduce alla spiaggia del vecchio borgo. «Abbiamo scelto di vivere in questa zona per la vicinanza al mare e per la tranquillità del quartiere. Ora la nostra qualità della vita è nettamente peggiorata» dicono gli abitanti del borgo marinaro. La situazione per chi ci vive è diventata insostenibile: «L’odore che aleggia nella strada è tremendo e abbiamo già avvistato topi e piccioni vicino ai bidoni». Il cumulo della spazzatura di notte raggiunge livelli esorbitanti; l’aspetto, secondo gli abitanti, è ormai di una vera e propria discarica: sacchi dell’immondizia giganteschi nei cassonetti dell’indifferenziata, odore di pesce e di rifiuti in decomposizione, scatole di cartone in misura abnorme ai lati della strada, plastica a non finire e sette bidoni di vetro con birre, lattine e taniche di olio. «Boccadasse è un luogo bellissimo e vorremmo che così restasse. Tutti noi speriamo che possa diventare patrimonio Unesco, ma il livello igienico ed ecologico deve tornare a essere sostenibile» concludono i residenti.

    Riorganizzazione dei cassonetti

    La riorganizzazione dei cassonetti è stata predisposta di recente dopo l’allarme rifiuti nella spiaggia del borgo marinaro. Una decisione presa dal Municipio Medio Levante per preservare e migliorare l’area turistica e balneare. «Si è deciso insieme ai commercianti e alla Pro Loco di Boccadasse di spostare tutti i contenitori dei rifiuti in Via Bocciasse» spiega a “Era Superba” Alessandro Morgante, presidente del Municipio. Dopo le segnalazioni dei mesi passati degli abitanti che lamentavano un livello esorbitante di spazzatura nel lido di Boccadasse, il Municipio di Medio Levante, in accordo con i commercianti del borgo, ha aumentato il numero di bidoni concentrandoli in un’area a monte del quartiere, ben lontano dal mare. «Abbiamo voluto compattare i cassonetti in un’unica zona – aggiunge Morgante – per mantenere il borgo più ordinato, contando come sempre su un servizio di raccolta rifiuti efficiente». I cassonetti, che fino a pochi giorni fa si trovavano direttamente nella spiaggia e quelli che erano posizionati in fondo alla scalinata di congiungimento tra via Felice Cavallotti e il borgo marinaro, ora si trovano tutti in cima a via Boccadasse. «Si può migliorare la situazione – aggiunge Morgante – ed è un impegno che mi prendo con i cittadini. Purtroppo è difficile trovare subito la ricetta perfetta che accontenti tutti».

     Amiu a Boccadasse

    rifiuti boccadasseSecondo Amiu la ricollocazione dei contenitori della spazzatura in un’unica zona è una soluzione transitoria, presa proprio in funzione della recente candidatura di Boccadasse a diventare patrimonio dell’umanità. «Per diventare patrimonio Unesco bisogna rispettare determinati requisiti e mantenere il più salubre possibile il territorio – ci spiega Luca Zane, portavoce di Amiu – per questo i cassonetti sono stati spostati tutti in via Boccadasse alta». Nonostante la riorganizzazione dei bidoni, Amiu ha garantito che le frequenze di svuotamento in questi mesi sono rimaste invariate. «Un’unica postazione di rifiuti è sicuramente più difficile da gestire – continua Zane – spesso diventa terra di nessuno, in cui tutti coloro che passano si sentono legittimati a lanciare qualsiasi tipo di rifiuto, giorno e notte, senza nemmeno pensare alla raccolta differenziata. Ma di certo non possiamo mettere qualcuno a sorvegliare l’area».

    Martedì 26 luglio è previsto un sopralluogo tecnico da parte di Amiu, in collaborazione con il Municipio, per trovare una soluzione e salvare capra e cavoli, rientrare negli standard imposti dall’Unesco e non creare problemi agli abitanti. «Speriamo in futuro di risolvere il problema in modo definitivo con la raccolta porta porta» si augura Amiu, ricordando l’obiettivo principale del nuovo piano della raccolta dei rifiuti a Genova.
    Il progetto ad oggi è già partito nella zona di Colle degli Ometti a Quinto e a Quarto alta, ottenendo oltre l’80% di raccolta differenziata, con fortune alterne: molto bene a Quinto, molto male e con tante contestazioni a Quarto. «Questa è una rivoluzione per la raccolta dei rifiuti – conclude Zane – ci permette di tracciare e monitorare il comportamento dei cittadini e correggerlo quando necessario». La raccolta porta porta si espanderà con le stesse modalità nel levante genovese, nella Valpocevera e a Voltri. Mentre nelle altre zone di Genova verranno attuate diverse soluzioni ma sempre personalizzate per permettere ad Amiu di valutare la condotta dei cittadini per quanto riguarda la raccolta differenziata.

    Elisabetta Cantalini 

  • Rifiuti, raccolta domiciliare solo per 1/5 dei genovesi. Per gli altri, cassonetti intelligenti per indifferenziata e organico

    Rifiuti, raccolta domiciliare solo per 1/5 dei genovesi. Per gli altri, cassonetti intelligenti per indifferenziata e organico

    differenziata-mappa-genova-rifiutiLa notizia ormai è nota. Entro la fine dell’anno o, più probabilmente, dall’inizio del 2017 prenderà finalmente via il tanto attesto nuovo sistema di raccolta differenziata nel Comune di Genova. Non si tratta di una vera e propria e rivoluzione, come in molti si aspettavano, ma è comunque un cambio di passo notevole per riuscire a raggiungere le percentuali di differenziata imposte per legge regionale al 40% entro il 2016 e al 65% entro il 2020. Il nuovo piano di raccolta è stato presentato dal Conai, su commissione di Amiu e di Palazzo Tursi, e, seppure in modalità tra loro molto diverse, riguarderà tutti i genovesi. «Abbiamo suddiviso la città in quattro categorie per colore a seconda della predisposizione alla raccolta domiciliare – spiega Luca Piatto del Conai, come riportato dall’agenzia Dire – dalle verdi più adatte, alle rosse in cui è assolutamente sconsigliata la raccolta porta a porta. Ci sarebbero anche delle micro aree verdi e felici all’interno delle zone più difficoltose ma ci siamo organizzati per macro aree, cercando barriere naturali, per evitare fenomeni di migrazioni dei rifiuti da un quartiere all’altro».

    Come cambierà la raccolta differenziata, quartiere per quartiere

    differenziata-percentuali-genova-rifiutiI cambiamenti inizieranno con l’avvio della raccolta domiciliare nelle aree verdi e gialle, che interessano poco meno di 122 mila residenti (circa il 20% del totale), pari a quasi 59 mila utenze domestiche e 4500 utente non domestiche. Le zone interessate sono prevalentemente quelle collinari dei municipi di Ponente (a cui si aggiungono le abitazioni più vicini al mare dei quartieri più “esterni”), Medio Ponente, Valpolcevera, Media Val Bisagno, Levante (compresi ampi sconfinamenti “sul mare”), più qualche piccola enclave felice di Medio Levante e Bassa Val Bisagno.
    «Il quadro lascia un po’ l’amaro in bocca – ammette Piatto – e possiamo dire di aver scoperto un po’ l’acqua calda evidenziando che la raccolta domiciliare differenziata a Genova è complicata». 

    Per i restanti 470 mila genovesi, residenti nelle zone rosse e arancioni che corrispondono ai quartieri a più alta densità abitativa, la raccolta rimarrà stradale ma diventerà tracciabile attraverso i cosiddetti cassonetti intelligenti. Il sistema elettronico riguarderà solo l’indifferenziato e l’organico e consentirà di arrivare a una tariffazione Tari “puntuale”, basata sul principio “pago quanto produco”. I cambiamenti in questo caso inizieranno dalle zone arancioni (52% dei genovesi), che interessano oltre 306 mila cittadini per 148 mila utenze domestiche e 22 mila non domestiche, e saranno avviate progressivamente a partire dal 2017.

    Il processo dovrebbe terminare tra il 2019 e il 2020 con le zone rosse della città (28% degli abitanti), che riguardano 165 mila residenti, più di 77 mila utenze domestiche e oltre 5500 non domestiche, e sono prevalentemente concentrate nei municipi Centro Ovest, Centro Est e Bassa Val Bisagno, ovvero il cuore della città.

    Nuovi bidoncini per tutti

    RACCOLTA-DIFFERENZIATAPer tutti i genovesi, invece, è prevista la fornitura gratuita di un nuovo kit che aiuterà a differenziare i rifiuti a casa e consisterà in bidoncini dedicati per carta, vetro, organico e indifferenziato e sacchetti etichettati e tracciati per il multimateriale plastica-alluminio. La consegna avverrà progressivamente a seconda dell’avvio del nuovo piano di raccolta. Il costo dell’intera operazione di rinnovo dei contenitori con il sistema di tracciabilità si aggira attorno ai 15 milioni di euro per tutta la città, con un piano di ammortamento di almeno 5 anni. Mentre la cifra complessiva degli investimenti necessari per il radicale cambiamento di tutto il sistema sarà quantificata solo dopo l’estate, una volta terminata la redazione del piano di dettaglio che dovrebbe definire meglio anche in quali quartieri la raccolta domiciliare avverrà col sistema porta a porta e in quali attraverso cassonetti condominiali.

     «E’ stato fatto un ottimo lavoro – commenta l’assessore al Ciclo dei rifiuti, Italo Porcile – e dal momento che alla raccolta a domicilio non è interessata una fascia altissima della popolazione, ho chiesto un cronoprogramma molto ambizioso che ci consenta di essere operativi già negli ultimi mesi di quest’anno. La città è culturalmente pronta, con questo piano ora lo è un po’ di più anche l’amministrazione». L’assessore non si sottrae alle domande su chi si accollerà il finanziamento di questo piano e bussa alla porta della Regione: «Gli obiettivi così ambiziosi di riciclo – ricorda – sono stati imposti da una norma regionale. Sarebbe coerente che la stessa regione accompagnasse le richieste con risorse significative e non il grottesco milione di euro stanziato finora per tutto il territorio regionale».

    Intanto, il sistema di raccolta porta a porta inizierà in via sperimentale nei mesi di giugno e luglio nei quartieri collinari di Colle degli Ometti (1121 abitanti) e Quarto alta (3367 abitanti), mentre è in corso di studio una riprogettazione della raccolta dell’organico nelle utenze non domestiche e della carta e cartone per gli uffici pubblici.

  • La misteriosa proposta arrivata dalla Sardegna per “soffiare” Amiu ad Iren e gestire i rifiuti di Genova

    La misteriosa proposta arrivata dalla Sardegna per “soffiare” Amiu ad Iren e gestire i rifiuti di Genova

    raccolta-rifiutiQualcuno sta provando a mettere i “bastoni tra le ruote” nel processo di “privatizzazione” di Amiu che dovrebbe vedere l’ingresso come socio di maggioranza da parte di Iren. Dopo le voci di un possibile interesse dell’imprenditore Giovanni Calabrò, noto alle cronache per il suo avvicinamento al Genoa e alla Giochi Preziosi nonché per il possibile interesse ad arrivare in città con operazioni legate al commercio e alla grande distribuzione, negli ultimi giorni della settimana è circolata una curiosa manifestazione di interesse per l’acquisto di Amiu, protocollata dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria, arrivata da Mefin (Management environment finance srl), società con sede a Cagliari e a Oristano.

    Anche i sardi vogliono Amiu

    Come raccontato giovedì in esclusiva dall’agenzia Dire, la proposta riguarda un investimento da 150 milioni di euro, resi disponibili grazie all’accordo con due multinazionali (che per ragioni di riservatezza non possono ancora venire allo scoperto ma di cui si sa che una delle due ha fatturato 134 miliardi di dollari nell’ultimo anno, controlla società anche in Italia e lavora anche nel settore dell’ambiente), e la volontà di entrare in Amiu, rilevandola al 100% ma con la disponibilità anche a trovare un accordo con il Comune per eventuali partecipazioni strumentali di minoranza.

    Qualsiasi sia la strada, i vertici di Mefin tengono a ribadire che non è a rischio alcun posto di lavoro: «La nostra proposta – spiegano alla Dire – non è altro che un piano industriale completo, dalla raccolta allo smaltimento, che permette di sanare la situazione genovese senza operare alcun licenziamento o mobilità o cassa integrazione, con pieno mantenimento dell’attuale livello occupazionale. Questa ristrutturazione ci permetterebbe di rendere solvibile l’Amiu, azzerando perdite e debiti dato che la partecipata del Comune di Genova al momento non sembra più affidabile neppure per il sistema bancario e rischia il fallimento. Ci risultano circa 60 milioni di debiti ed esuberi di personale per oltre 500 addetti». Affermazioni pesanti che non sono destinate a lasciare il tempo che trovano visto che Amiu ha manifestato l’intenzione di rivolgersi agli avvocati per tutelare la propria immagine e dimostrare la non fondatezza dei conti sardi.

    Raccolta differenziata, la rivoluzione di Mefin

    Rifiuti raccolta differenziataTornando alla proposta di Mefin, si diceva, mantenimento degli attuali livelli occupazionali ma parte del personale dovrebbe probabilmente cambiare mansione e sarebbe coinvolta all’interno di quello che potrebbe diventare un nuovo ciclo di rifiuti che si ispira a una tecnologia impiegata a Sidney e unifica le operazioni di riciclo delle diverse filiere di trattamento per singolo materiale. «L’investimento interamente con capitali privati di 150 milioni di euro – precisa alla ‘Dire’ il portavoce della società, Gonario Cugis – riguarda la realizzazione di un impianto integrato per operare il riciclo di tutte le frazioni raccolte, il recupero energetico da biogas dalla frazione umida biodegradabile, attraverso una prima fase di digestione anaerobica e il successivo compostaggio, e l’assorbimento nel sistema di trattamento di rifiuti finale di una parte degli esuberi. Questo permette di ridurre i costi nel settore raccolta e avere dei ricavi dalla vendita di materie prime nel settore trattamento e, quindi, coprire l’esposizione finanziaria». Escluso qualsiasi collegamento con l’imprenditore Giovanni Calabrò, l’obiettivo della Mefin sarebbe l’ottimizzazione del sistema di raccolta differenziata genovese: «Il Comune, e quindi le tasche dei cittadini – sostiene la presidente Melas – soffrono sanzioni per non aver raggiunto una percentuale adeguata. Ma la colpa non è dei genovesi perché, in tutto il mondo, dove si utilizza il classico sistema a cassonetto non si raggiungono i risultati sperati». Due, dunque, gli interventi che verrebbero fatti in questo senso. «Il primo – entra nel dettaglio il portavoce della società sarda – riguarda il potenziamento del porta a porta che in alcuni casi consente di raggiungere anche il 75% di differenziata: in questo modo si evitano sanzioni e si riesce a ridurre la tariffa per i cittadini perché si andrebbe a dover smaltire meno indifferenziato e si annullerebbero i costi di trasporto per lo smaltimento fuori Regione». Più innovativo il secondo elemento: «Stiamo studiando – annuncia la presidente Melas – la possibilità di ridurre e semplificare le frazioni raccolte passando dalle classiche cinque (vetro-allumino, carta-cartone, plastica, umido, secco indifferenziata) a due, umido e secco. Il secco verrebbe poi frazionato in un apposito impianto che seleziona il multimateriale, già sperimentato a Buenos Aires». In realtà, a Genova le frazioni raccolte potrebbero essere tre, tenendo da parte il vetro un po’ più complicato da separare con questa tipologia di impianto multimateriale. Ma il progetto, per quanto interessante, stando a quanto riferito da Amiu, non sembra essere accoglibile nel rispetto dell’attuale normativa nazionale e locale.

    Il pedigree di Mefin

    Secondo ciò che i rappresenti della Mefin hanno raccontato alla ‘Dire’, anche la delicata questione delle aree in cui realizzare gli impianti, che tanto sta creando difficoltà ad Amiu per la messa in pratica del nuovo piano industriale, non sarebbe un problema: «Il nostro impianto integrato – spiegano – dovrebbe idealmente trovare collocazione tra i 20 e i 50 chilometri di distanza dal centro della città. E i genovesi possono stare tranquilli perché non verrebbe prodotto alcun odore nocivo o fastidioso: la digestione anaerobica dell’umido si svolgerebbe in ambiente ermeticamente chiuso necessario per estrarre il biogas. Abbiamo già individuato diverse aree e opzionato alcune zone industriali, il cui reperimento comunque rientrerebbe nel nostro investimento iniziale». Anche le aree sono naturalmente coperte da riserbo ma i rappresentati della Mefin non escludono che l’operazione possa essere realizzata anche a Scarpino. «Tutti gli impianti che compongono il nostro sistema integrato – dicono – sono già funzionanti, anche in Italia, ma in maniera disgiunta. Nel nostro Paese è stata fatta un’operazione a macchia di leopardo sulla raccolta differenziata ma in realtà la normativa europea prevede che ogni bacino arrivi almeno al 60% di differenziata. Il nostro sistema che fa riferimento alla tecnologia Rienerg System, brevettata nel 2010 dal World International Patent Protection Inventory Organization di Ginevra, è la migliore soluzione sia dal punto vista economico che ambientale ed è anche l’unica che ci risulti tecnicamente realizzabile seguendo i dettami dell’ultima conferenza mondiale sull’ambiente e sul clima che ha decretato la fine del sistema delle discariche e degli inceneritori».

    Per rispondere a chi solleva dubbi sulle competenze dell’azienda sarda, la presidente Melas spiega che Mefin ha già vinto gare internazionali a Dacca, (capitale del Bangladesh) per 300 milioni e due impianti in corso di realizzazione, assimilabili a quello che vorrebbero realizzare a Genova, a Khartoum (Sudan) per il trattamento di 700 mila tonnellate di rifiuti, in Nigeria per due impianti da complessivo 1 milione di tonnellate e ha superato la prima selezione a Dubai per un impianto da 200 milioni di dollari e 700 mila tonnellate l’anno. Insomma, il pacchetto presentato a Genova sembrerebbe, almeno apparentemente, completo. «Ora – confermano i sardi – la palla passa alla politica».

    Simone D’Ambrosio

  • Europa e crisi, il cieco ed ostinato ottimismo: ecco perché ci rifiutiamo di ammettere la realtà

    Europa e crisi, il cieco ed ostinato ottimismo: ecco perché ci rifiutiamo di ammettere la realtà

    europa-bceSiamo ormai entrati nel quinto anno di questa rubrica; e dopo aver assistito per così lungo tempo a una crisi economica che non accenna a passare (a meno di non voler vedere una vera ripresa economica in un paio di decimali positivi, ottenuti in una congiuntura particolarmente fortunata e grazie a regali irripetibili alle imprese) non possiamo che chiederci perché risulta tanto difficile capire che ciò che ci impedisce di rialzarci è il sistema in cui siamo calati.

    Premessa: il rifiuto della spiegazione

    È da quando c’è Monti (Berlusconi fu cacciato proprio perché non dava sufficienti garanzie in questo senso) che i bilanci dello Stato vengono monitorati dall’Unione Europea. Ed è da allora che tutti i governi continuano a ripetere che non c’è una seria alternativa a queste politiche: bisogna “fare i compiti a casa” per poi “essere credibili” e per contrattare con i partner “margini di flessibilità”. Quanti anni di recessione, disoccupazione elevata e svendite di aziende dobbiamo ancora passare perché si capisca che questa strategia è controproducente? Che cosa deve accadere affinché si diffonda la consapevolezza che stiamo percorrendo la strada sbagliata?

    Fino a poco tempo fa qualcuno si poteva ancora illudere che il problema fosse la mentalità dell’attuale leadership europea e che, col tempo, attraverso un processo democratico, avremmo potuto “cambiare verso”. Ma il fallimento di Tsipras in Grecia dovrebbe avere ormai dimostrato che all’interno di queste regole non si può fare nulla: fintanto che la valuta e le leve di finanziamento di uno Stato sono controllate dal di fuori di esso, la democrazia è sotto ricatto.

    Il problema è dunque obbiettivamente la costruzione della moneta unica, che si riverbera in una politica comunitaria insoddisfacente sotto ogni punto di vista. Perché allora è tanto difficile ammettere che dobbiamo sbarazzarci di questa Europa?

    È possibile che qualcuno creda alla storiella dell’Europa Unita che ci avrebbe risparmiato un terzo conflitto mondiale: ma francamente è difficile credere che tutto si riduca a una simile scempiaggine. La verità, allora, deve essere un’altra. Con tutta probabilità, se dopo quattro anni ancora non si riesce a confrontarsi con il problema, bisogna concludere che non lo si vuole fare.

    Recentemente Alberto Bagnai ha lanciato su twitter una provocazione facendo una richiesta apparentemente banale: che qualcuno segnali almeno un serio articolo scientifico sui benefici dell’euro. Nonostante i molti colleghi con cui l’economista dialoga quotidianamente, al momento in cui scrivo ancora nessuno si è fatto avanti. È l’ennesima riprova che la questione corretta non è: “come mai la gente non capisce?”; ma: “come mai la gente si rifiuta di ammettere la realtà?”.

    A questa domanda dobbiamo dare due risposte: una per l’individuo e una (la settimana prossima) per la massa.

    L’individuo: crisi d’identità tra “permeismo” e “tecnicismo”

    Se ci riferiamo a interlocutori singoli, bisogna tenere presente un dato: non è scontato che l’individuo abbia interesse a costruirsi un’opinione personale.

    Questo dipende certamente dal fatto che viviamo in un’epoca di scarsa mobilità sociale, in cui le basse aspettative di migliorare la propria condizione di partenza non incentivano a dotarsi di raffinati strumenti concettuali. Tuttavia non credo che ciò basti a rendere ragione di come la capacità di sostenere una conversazione su temi di interesse generale sia precipitata rispetto a venti o trent’anni fa. La mia impressione è che, attraverso lo smantellamento di quei veicoli sociali ed istituzionali deputati al consolidamento di un’identità, sia passato anche il messaggio che, tutto sommato, essi non servano.

    Già nella versione cartacea di questa rubrica mi ero occupato di questi meccanismi di formazione e in-formazione individuale, che posso riassumere incasellandoli in tre grandi famiglie:

    1. la provenienza sociale (famiglia, cultura, lingua, usi, ecc.);

    2. l’educazione scolastica;

    3. l’informazione.

    In pratica la capacità di farci un’idea su ciò che sta accadendo dipenderà: 1. dalla spinta proveniente dall’ambiente in cui cresciamo (valori, interessi, apertura mentale, amicizie, ma anche risorse umane e materiali); 2. dall’istruzione che ci è impartita (nuovi valori, conoscenze, riflessioni, socialità, sviluppo di capacità, specializzazione lavorativa); e infine 3. dalla qualità delle informazioni che riceviamo (ossia da come i media fanno il loro lavoro).

    La demolizione mirata di questi capisaldi (grazie alla riduzione di redditi, incentivi e protezioni sociali, alla destrutturazione la scuola pubblica, a vie traverse per imbrigliare la libera informazione, ecc.) è stata giustificata con il risultato stesso a cui essa stava mirando. A un certo punto si è stabilito che non è responsabilità dell’individuo capire cosa succede intorno a lui. Egli è un ingranaggio in una macchina più grande, i cui contorni non può afferrare: e dunque non vale la pena perdere tempo ad elaborare una comprensione di quanto possano essere più o meno adeguati gli attuali rapporti sociali. Le cose semplicemente vanno come devono andare: se andranno bene, tanto di guadagnato; altrimenti si dovrà solo pazientare. L’obiettivo è pensare per sé stessi e mantenere un cieco ed ostinato ottimismo che tutto alla fine si aggiusterà.

    Nonostante questa forma di disimpegno teorico sia piuttosto diffuso, pochi hanno la sfrontatezza di dichiararlo apertamente. La maggior parte delle persone non vorrà ammettere di essersi accontentata del sentito dire: e dunque profonderà molto impegno a difendere strenuamente (quella che crede essere) la sua opinione. A questo fine esistono due opposte soluzioni dialettiche: il “permeismo” e il “tecnicismo”.

    Il primo è l’atteggiamento tipico di quelli (i “permeisti”) che pretendono di poter dire la loro su qualsiasi ramo dello scibile umano, semplicemente premettendo un “per me…” o un “secondo me…” – come se affermare la libertà di espressione comportasse eludere il problema di quanto diversamente qualificati (e dunque diversamente rilevanti) siano i diversi pareri. Il secondo, invece, riguarda l’approccio di coloro (i “tecnicisti”) convinti che un dibattito serio sia accessibile solo allo specialista in grado di padroneggiare argomentazioni tecniche.

    Di solito il permeista ha un basso livello di istruzione, cui pretende di supplire con l’esperienza personale; mentre il tecnicista tende ad avere un’istruzione superiore specializzata, che utilizza come strumento, o più spesso come modello di uno strumento, per la comprensione della realtà. Entrambi questi atteggiamenti, tuttavia, si distinguono perché funzionali all’obiettivo di permanere nel proprio parere iniziale. Il permeista può essere tranchant trincerandosi dietro al politically correct (“è la mia opinione”); per il tecnico c’è sempre un livello di complessità ulteriore da analizzare: e dunque le discussioni possono proseguire fin che si vuole, senza che si possa mai stabilire chi ha ragione.

    In entrambi i casi, sia che siano costretti a ricorrere a questi surrogati di opinione, sia che rinuncino più o meno ostentatamente ad un’autonomia di pensiero, resta il fatto che i singoli individui non sono in condizione di alimentare una reazione al conformismo. Privi di identità culturale e della possibilità di (in)formarsi, essi perdono la capacità di confrontarsi e finiscono per trovare più conveniente attrezzarsi con qualche espediente retorico, per poi affidare i problemi reali alla narrazione del pensiero dominante.

     

    Andrea Giannini