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  • Bobby Soul e Alessio Caorsi, il duo acustico: anche questa è movida

    Bobby Soul e Alessio Caorsi, il duo acustico: anche questa è movida

    Bobby Soul Alessio CaorsiBobby Soul, all’anagrafe Alberto De Benedetti, non è un nome che suonerà nuovo a chi il panorama musicale genovese lo conosce e lo frequenta da anni. Con alle spalle oltre un ventennio di musica, Bobby Soul si contraddistingue per un’attività instancabile, che non si limita alle apparizioni dal vivo, ma comprende anche attività teatrale (in collaborazione con il Teatro Garage di Genova). Non solo: definire versatile un musicista come lui sarebbe riduttivo. La sua tentacolare vivacità musicale ha condotto la sua ricerca verso rotte non così trafficate, con risultati sorprendenti. Black music, funk, elettronica, blues, country, il tutto magnificamente amalgamato da una voce poliedrica e inevitabilmente soul.

    Dal dj set al gruppo tradizionale, il genovese ha dato vita a progetti musicali importanti: dalla musica etnica dei Sensasciou, “gruppo che ha contaminato ritmi giamaicani e afro-americani con la tradizione popolare genovese”, alla scena indipendente con le Voci Atroci, “gruppo a  cappella dalle vertiginose e bizzarre performance vocali guidato dall’attore musicista Andrea Ceccon”, alla consacrazione internazionale dei Blindosbarra, “probabilmente la più importante formazione funk italiana” (prodotti da Ben Young dei Massive Attack). E ancora Contesti Scomodi, Les Gastones, Mellow Yellow, Soltantosoul, Funk-in-Italia, a dimostrazione di quanto vorace sia la sua l’esigenza di fare musica.

    Difficile, con un curriculum del genere, rinunciare a un’esibizione acustica dei BlindBonobos, al Kitchen di Genova, nel cuore del centro storico e della movida del sabato sera, ingresso libero. Capitiamo quasi per caso davanti alla locandina, e subito decidiamo di entrare. Il Kitchen accoglie come pochi locali sanno fare, offrendo un ambiente squisitamente arredato e un’illuminazione perfetta. Il piccolo palco nell’angolo della sala principale sembra fatto su misura per l’esibizione: voce e chitarra, Bobby Soul e Alessio Caorsi.

    Boccale di birra e si parte con la potenza di un duo che non ha nulla da invidiare a una band. La chitarra di Caorsi è proteiforme: uno strumento che esaurisce l’intera sezione strumentale; e il polso del chitarrista è esaltante: riesce a far venire voglia di ballare, restituendo alla ruvidezza delle corde un groove caldo. Bobby Soul, invece, suona il microfono. La sua intesa con il chitarrismo sostenuto del suo socio è alchemica, dà profondità al suono e si impone con un lirismo nero che emerge dai polmoni e si infrange nella gola.

    La voce sanguigna di Bobby Soul sfugge alla rarefazione stilistica, impone il sangue e il sudore alle note, declina i testi come urgenze emozionali, scopre il nocciolo del reattore lasciando emergere tutta la sua energia senza censure e dunque, inevitabilmente, scuote e coinvolge. Il suo piede scandisce il ritmo di ogni pezzo, sbattendo il tallone su un cajon amplificato. La serata procede con pezzi come Hurt (Nine Inch Nails, Johnny Cash), Personal Jesus (Depeche Mode) e Seed 2.0 (The Roots), ma anche inediti dell’ultimo album, il ventesimo della sua carriera.

    A fine serata il pubblico è in autentico visibilio. Non si vuole tornare a casa e, soprattutto, non si vuole lasciare andare via i due musicisti. Si susseguono i bis e se ne perde il conto, tra gli applausi unanimi.

    A fine serata scambiamo due chiacchiere con Bobby Soul e da tutto questo eclettismo, scopriamo che la vera ispirazione della sua musica rimane «la psichedelia, da Jimi Hendrix ai Pink Floyd, fondendone le sonorità alle sincopi del funk». Una sorpresa che fa da preludio alla sua impressione, tutt’altro che scoraggiante, sul panorama musicale genovese «promettente e vivace come pochi altri sul territorio nazionale, che si riflette in un’attività live genuina, nei locali, a stretto contatto con la gente, e non distaccata come un’esibizione da stadio, dove la musica può esprimersi ed entrare nell’anima del pubblico». Un palcoscenico perfettamente coerente con la natura della black music, musica di strada, quella “ghetto music” che a Genova trova terreno fertile per esprimersi.

     

    Nicola Damassino

  • Movida e polemiche: mercoledì 2 maggio sciopero del panino

    Movida e polemiche: mercoledì 2 maggio sciopero del panino

    Poco più di un mese fa, il 27 marzo, il Comune di Genova ha proclamato un’ordinanza no alcol, ennesimo capitolo delle infinite polemiche contro la movida nel centro storico e l’abuso di bevande alcoliche, i locali aperti fino a tardi e i conseguenti rumori che disturbano il sonno di chi vive nei caruggi. L’ordinanza ha esteso il divieto di vendita di alcolici nelle ore notturne non solo a bar e locali, ma anche a negozi e minimarket.

    In polemica a questo nuovo tassello della questione, alcuni esercenti che vendono nel centro storico panini, piadine, crepe e pizza al taglio hanno scelto di attuare uno sciopero del panino mercoledì 2 marzo. Finora sono sette negozi in tutto, ma da qui a mercoledì potrebbero unirsi altri, a partire dai kebabari. «Chiudiamo oggi le nostre botteghe per non chiuderle per sempre», è la loro motivazione.

    Marta Traverso

  • Ricordi e movida, addio alla Panteka locale storico di Genova

    Ricordi e movida, addio alla Panteka locale storico di Genova

    piazza santa brigidaIL PRECEDENTE

    Gennaio 2008: il Capodanno è appena trascorso, ma non c’è stata nessuna festa alla Panteka. Il locale di piazza Santa Brigida – proprio sopra l’inizio di via Balbi – uno dei pezzi da novanta della movida genovese e punto di riferimento della musica dal vivo, ha chiuso i battenti la sera del 29 dicembre.

    I gestori hanno gettato la spugna dopo dodici anni di attività, perché i proprietari del locale hanno imposto un nuovo canone di affitto troppo alto rispetto alle loro possibilità: «Non me la sento di ricominciare da capo da qualche altra parte: per me c’era solo la Panteka», aveva dichiarato all’epoca l’Oste Stefano.

    IL PRESENTE

    La Panteka non ha riaperto. Non solo, i locali di piazza Santa Brigida sono attualmente ospitati dal nulla. Un garage, forse un magazzino. Di sicuro nessuna attività commerciale in grado di far tornare i genovesi in quello spazio così piccolo da non permettere molta libertà di movimento, ma soprattutto così lontano dalle vie di passaggio per studenti, lavoratori e pendolari che ogni giorno bazzicano per via Balbi.

    Le polemiche sulla movida le conosciamo tutti, i locali che gravitano intorno a piazza delle Erbe e vicoli limitrofi sono quotidianamente sulle scena mediatica per le polemiche di chi abita in quelle zone, e al tempo stesso cantanti e musicisti invocano nuovi spazi in cui poter suonare dal vivo.

    Ciò di cui si parla meno è la differenza che può fare anche un solo locale nel ridare vita a una strada abbandonata: cosa sarebbe piazza delle Erbe senza i suoi locali? Senza quel trambusto all’ora dell’aperitivo, senza quelle orde di gente la sera che impediscono di attraversare la piazza senza sgomitare a destra e a sinistra? Un quadro desolante, già.

    Cos’è diventata piazza Santa Brigida senza la Panteka? Una piazzetta come tante nel centro storico, dove non vale più la pena di passare. Un angolo di Genova senza più vita, diventato di serie B rispetto (per esempio) a un’altra Santa Brigida, quella dei Truogoli, che negli ultimi anni ha avuto un rilancio niente male con le facciate delle case ridipinte, nuovi locali, una libreria di viaggi.

    Nel frattempo il resto del centro storico è cambiato, hanno aperto nuovi locali e chi vuole ascoltare buona musica ha ancora pane per i suoi denti. Chissà se c’è ancora qualcuno che si ricorda della Panteka.

    Marta Traverso

  • Aperitivi e dj set per la movida genovese a Galleria Mazzini

    Aperitivi e dj set per la movida genovese a Galleria Mazzini

    Galleria MazziniAperitivi e dj set per riportare agli antichi fasti Galleria Mazzini.

    A partire da venerdì 28 ottobre, ogni due settimane i commercianti del Civ Sestiere Carlo Felice, in collaborazione con Fiepet Confesercenti, organizzano  una serie di serate all’insegna della musica e del divertimento.
    L’obiettivo è quello di offrire un’alternativa nel panorama della notte genovese, a due passi dai tradizionali punti di ritrovo di Piazza delle Erbe e dei vicoli del Centro Storico.

    Si inizia venerdì, 28 ottobre, con un dj set in tema Campari a partire dalle ore 19 e gli aperitivi a base di cocktail esclusivi e gustosi stuzzichini serviti dai bar “Galleria”, “Mazzini” e “Piccapietra”, il tutto accompagnato da modelle e modelli che animeranno la serata e distribuiranno gadget ai partecipanti.

  • Tapullo, la nuova rete per la socialità condivisa. Lo spazio virtuale misterioso di piazza delle Erbe

    Tapullo, la nuova rete per la socialità condivisa. Lo spazio virtuale misterioso di piazza delle Erbe

    tapullo-piazza-erbeUna delle cose migliori di Genova sono le sorprese; in ogni angolo, in ogni vicolo, in ogni piazza si possono scovare dettagli incredibili: e incredibile è quello che si può scoprire in piazza delle Erbe. Da qualche giorno, nella piazza fulcro della movida genovese, sono comparsi decine di piccoli adesivi, rotondi, che riportano un QR-code, cioè quella sorta di “codice a barre” che se fotografato con uno smartphone, diventa un collegamento ipertestuale ad una pagina web.

    Detto fatto: conquistati da una “palette” decisamente invitante, ecco che il codice ci apre il mondo di “Tapullo, la rete costruita a brettio”. La pagina che si apre invita a connettersi gratuitamente alla rete wi-fi omonima, attraverso la quale si accede a questa nuova frontiera della socialità condivisa: uno spazio virtuale, un contenitore, fatto da tante stanze tematiche, dove i visitatori possono comunicare tra loro seguendo o creando discussioni. Fin qui nulla di nuovo, forse, ma il bello sta nella “fisicità” del connettersi: la rete Tapullo è fruibile solo stando in loco, creando un circolo virtuoso reale-virtuale-reale, aprendo una via nuova alla socialità condivisa degli spazi “vissuti”.

    Benvenuti in Tapullo

    «Questa rete è un esperimento di socialità condivisa. Funziona solo qui e da nessun’altra parte, vuole mettere in contatto le persone che occupano questo spazio fisico tramite l’uso di uno spazio virtuale locale. Quando vuoi registrarti, usa pure una mail finta, non ci interessano i tuoi dati». Questo il disclaimer che accoglie l’utente in Tapullo, e che dice tutto: un’idea nata in termini sperimentali, puntando a potenziare le condivisione dello spazio reale attraverso una via virtuale anonima, veloce e aperta a tutti.

    Per iscriversi basta un minuto, e poi si può incominciare a comunicare; diverse sono le sezioni, le“stanze”, già impostate, in cui si possono aprire, o seguire, delle discussioni: dalle classiche “mangiare”, “bere”, “eventi”, a quelle più social, come “Giochi” e “Persone”. Quest’ultima prevede delle sotto sezioni dai nomi esplicativi: “jam”, “Chiacchiere” e “ammore”; ed proprio in questa, che si preannuncia come la più gettonata, che troviamo le prime prove di socialità 3.0: una ragazza infatuata si rivolge ad un bel giovane che «beve una birra vicino alla siepe, posso offrirti un altro giro?». Come sarà andata a finire? Su Tapullo, inoltre, possiamo trovare anche le sezioni dedicate al baratto, ai giochi e ai “passaggi”: «sei sobrio e in auto? Sei sbronzo e/o a piedi? Parlatevi». Più chiaro, e utile, di così?

    La rete costruita “a brettio”

    Tra le pagine di discussione, si trova anche una stanza dove si parla tecnicamente della rete, e dove si possono trovare tutte le informazioni per chi volesse contribuire alla “causa”, aumentando la portata della rete, nella logica delle “wireless mesh network” cioè quelle reti “a maglie”, senza fili, cooperative e costituite da nodi (i router) che funzionano contemporaneamente da ricevitori, trasmettitori e ripetitori. Esattamente all’opposto dell’infrastruttura classica, e commerciale, che porta la connessione singolarmente nelle case di ognuno di noi. A pagamento. Forse è da qui che nasce il nome dell’esperimento: lo stringente pragmatismo del dialetto genovese, che restituisce l’idea della rimedio arguto, costruito senza imposizioni, schemi e governance di sorta.

    Non si sa chi sia l’artefice di Tapullo, non si sa chi ci abbia messo il router, e dove questo sia stato collocato: non ci sono credits, contatti, sponsor e patrocini vari. Connettendosi alla rete wi-fi dedicata si può solo accedere alla piattaforma condivisa, senza poter navigare per il web. Sta forse qua la genialità della “pensata”: aver predisposto uno spazio di comunicazione puro, dove i contenuti sono solo quelli di chi la “abita”, e per abitarla bisogna vivere uno spazio reale come quello della piazza.

    Un gioco? Probabilmente molto di più. Sicuramente una voce fuori dal coro, che scommette sulla libera comunicazione tra le persone, e la libera fruizione degli spazi, sia virtuali che reali.

    Nicola Giordanella

  • Trump, Genova e la campagna elettorale che (non) vorrei

    Trump, Genova e la campagna elettorale che (non) vorrei

    Panorama-città-D1Una delle cose peggiori che si sono lette dopo la vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca è il supposto problema che abbiamo scoperto minacciare la nostra democrazia: addirittura c’è chi ha parlato di 11 settembre democratico. Milioni di pixel sprecati, e rammarico per aver perso tempo a leggere baggianate. La democrazia è una scatola, e quindi sono i contenuti che vi riponiamo che determinano la qualità e la salute della gestione politica delle nostre comunità, grandi o piccole, potenti o discrete che siano. Non è certo questa la sede per approfondire certe questioni di scienza politica: lo spunto americano, però, ci lascia interessanti temi di riflessione sulla distanza tra apparato, media e persone. Tanto grande lo stupore del mondo alla vittoria del biondo miliardario, tanto evidente la scollatura tra le esigenze del popolo e le risposte fornite dalla politica, raccolte, filtrate, veicolate e supportate dai media mainstream. Per questo motivo, guardando le prossime elezioni amministrative che si svolgeranno a Genova, è necessario preoccuparsi della qualità e del livello dei contenuti della campagna elettorale che è alle porte.

    La nostra città, da anni, sta attraversando una lunga fase di trasformazione sociale, economica e culturale; con la crisi e le vacche magre, la figura del sindaco è ancora più importante: la scelta di dove e come allocare le poche risorse disponibili risulta fondamentale e fa la qualità e lo spessore politico del primo cittadino di turno. Per questo motivo, la speranza è che nei mesi che ci separano dalle urne possano entrare nel dibattito argomentazioni di qualità, trovando spazio tra populismi d’accatto, perbenismi pantofolai, promesse da bicchiere e supercazzole varie.

    Cambiamenti urbani e grandi opere

    Il mutamento da sempre è croce e delizia di Genova; troppo “nello stretto” per non auto-cannibalizzarsi e troppo affascinante per non piangerne. Oggi abbiamo cantieri ovunque, grandi e piccoli, belli e brutti, utili e disastrosi. Necessario sarà quindi riflettere sulle priorità vere di una città che cade a pezzi e sotto la continua minaccia del da-noi-generato, dissesto idrogeologico. Sul fare il Blueprint tutti sono d’accordo, ma è opportuno oggi avergli fatto fare il salto in classifica delle priorità non rimandabili della nostra città? In secondo luogo, il regalo di Renzo Piano, è veramente la soluzione migliore per una riqualificazione così ampia in quella parte così intima di Genova? Sarebbe da chiedersi onestamente quali siano le grandi opere necessarie: la crisi globale è un fatto, tangibile e reale “since-2008”, che sta rimodulando molti parametri economici: è veramente la mossa azzeccata investire montagne di soldi e sconvolgere interi territori per un’opera, come il Terzo Valico dei Giovi (che, da dopo l’inchiesta, si chiama Tunnel dei Giovi) profondamente legata a un’idea di sviluppo di decenni fa? Nel frattempo, i porti di Savona, La Spezia e Livorno sono cresciuti sia come infrastrutture, sia come volume di traffico, arrivando a creare una potenziale rete oltremodo sufficiente a gestire il traffico commerciale del nord tirreno; ha senso investire così tanto e in questo modo sul porto genovese, orgoglio a parte? Qualche idea migliore? Abbiamo visto che i dati di traffico sulle nostre autostrade sono costanti se non in diminuzione, ha senso investire nella Gronda di Ponente? Sono state pensate delle soluzioni meno impattanti e più chirurgiche che costruire nuove decine di chilometri tra viadotti e gallerie? Metti caso che il Tunnel dei Giovi venga completato, senza intoppi, allora il problema del traffico merci su gomma sarà risolto, vero? Allora, o una o l’altra, almeno. Il prossimo sindaco avrà il dovere di affrontare queste tematiche in maniera seria e onesta, utilizzando il proprio peso politico, dove non potrà arrivare con la competenza amministrativa, per ottenere lo sblocco delle Grandi Opere che veramente servono alla città, come, per esempio, la ristrutturazione delle centinaia di appartamenti di edilizia residenziale pubblica oggi in abbandono, giusto per fare un esempio immediato e che permette di affrontare un vero problema collettivo come l’emergenza abitativa.

    Degrado e movida

    Lo abbiamo visto in questi giorni: uno dei temi che sicuramente sarà centrale nella campagna elettorale che verrà, sarà la movida e il supposto “degrado” del centro storico. Una questione non semplice, che intreccia diverse esigenze, dal turismo al diritto alla salute degli abitanti, dal lavoro al semplice svago ricreativo della collettività. Quello che non serve, probabilmente, sono ordinanze dettate dall’onda emotiva di turno, ma un’idea su che tipo di città vogliamo essere, su che tipo di turismo vogliamo attrarre, su che tipo di destino pensare per il centro storico. Ma non solo. Ragionare sulla movida significa anche ragionare sulla qualità degli spazi della periferia e sulle alternative aggregative. La speranza è che il dibattito sul degrado non rimanga ai livelli stucchevoli e perbenisti a cui siamo abituati: il problema è l’urina sui muri o il fatto che non esistano bagni pubblici nei vicoli perché non ci sono i soldi per gestirli o perché abbasserebbero il valore di alcuni immobili? Il problema è l’immigrato che vive nei carruggi o chi gli affitta la casa in nero, assieme ad altri sette coinquilini? Poi, sarebbe opportuno riflettere su che tipo di centro storico vogliamo: il gioiello finto per i croceristi o il gioiello vero per i genovesi? Il sindaco può intervenire, guidando un dibattito e una serie di scelte che siano, oneste e per tutti, da chi cavalca il sistema economico, a chi ne è ai margini.

    Risorse, lavoro e qualità della vita

    Mancanza di risorse, dicevamo. La tendenza nel gestire la cosa pubblica è quella di demandare al privato o al volontariato la responsabilità della manutenzione di spazi e beni collettivi. Probabilmente nulla di più che un “tapullo” che ha la sola conseguenza di rimandare il problema a chi verrà dopo, depotenziando il lavoro salariato, fino a renderlo solo un peso di gestione economica da bilancio. Forse sarebbe il caso, invece, di investire nel lavoro, ideando e pensando soluzioni che sappiamo traghettare il difficile e inevitabile tramonto della società industriale (e degli industriali) per evitare crisi “alla Taranto” prima che siano irrisolvibili: non sarebbe accettabile portare a ridurre il dibattito sulla dicotomia “salute o lavoro”. Ci siamo quasi, se guardiamo alle molte, e solite, grandi attività industriali del nostro territorio oggi alla canna del gas. Il primo cittadino di Genova dovrà avere “le palle politiche” per pensare, progettare e condividere eventuali sacrifici, in un’ottica che sappia tutelare tutti, senza lasciare indietro nessuno.

    L’agenda del nuovo sindaco della Superba sarà oltre modo densa; la crisi genera mostri e intolleranze, di cui oggi abbiamo sintomi allarmanti, come il successo di populismi tendenti alla xenofobia e alla semplificazione di una realtà complessa. Bisognerà anche arginare recrudescenze nere, che in questo contesto trovano terreno fertile e sdoganamenti un tempo impensabili. La memoria deve essere lunga, come anche la prospettiva del futuribile, e bisognerà slegare le scelte strategiche dal ciclo elettorale, rendendole inclusive, collettive e oneste. Sarà un lavoro complicato, senza dubbio. Sono secoli che Dio benedice l’America e i risultati sono sotto gli occhi di tutti; a Genova ci accontenteremmo di molto meno; basterebbe un sindaco che fosse “politico”, di tutti e con gli attributi giusti al momento giusto.

    Nicola Giordanella

  • Lettera aperta al sindaco. Se una multa vale più del buon senso…

    Lettera aperta al sindaco. Se una multa vale più del buon senso…

    multeCaro sindaco Marco Doria, cara assessore Elena Fiorini Anna Maria Dagnino (chiediamo scusa all’assessore Dagnino chiamata prima in causa ma che ha in capo solo la delega alla mobilità mentre quella alla Polizia Municipale spetta alla collega Fiorini),

    che fine ha fatto il tanto caro buon senso nella gestione dell’amministrazione di questa città? In una città in costante calo demografico, con una crisi industriale ormai endemica e infiniti nodi irrisolti che spostano sempre “un po’ più in là” qualche barlume di rilancio, basta davvero poco per affossare definitivamente anche quei piccoli segnali di ripresa che, con fatica, alle prese con casse comunali sempre più critiche, si provano a mettere insieme.

    Un esempio? Siete davvero sicuri che staccare una sfilza di multe alle auto “non proprio in sosta regolare” lungo via Fieschi, tra le 21 e le 24 di un qualsiasi venerdì sera, per giunta di pioggia, sia davvero il miglior modo di applicare il codice della strada e di occuparsi con cura della nostra povera Genova?

    Niente facili populismi, sgombriamo subito il campo da ogni dubbio. Nessuno contesta l’operato degli agenti di Polizia Municipale. Quello che cerchiamo di lanciare da queste righe è un ragionamento “politico”, le multe sono solo un pretesto. Se esistono leggi e regole, è giusto applicarle, con fermezza. Se un auto in sosta selvaggia intralcia il movimento dei pedoni, il traffico pubblico o privato, possibili operazioni di soccorso, nulla da dire. Ma. C’è sempre un ma. Anzi, forse più d’uno. Ma se non si riesce neppure a dare un senso agli accessi sregolati e alle soste selvagge nelle ztl del centro storico durante il giorno, è giusto sfogarsi su una cinquantina di auto la sera, che poco o nessun intralcio creano al traffico cittadino? Ma se per trovare un parcheggio in zona centro anche dopo le 20, bisogna girare decine e decine di minuti in auto per poi arrangiarsi alla bell’e meglio o rinunciare e tornare a casa o dirigersi altrove. Ma, se non ci sono idee né, forse, possibilità per riorganizzare la sosta nel cuore della città in maniera razionale e funzionale. Ma se le nuove norme che regolamentano la movida spingono i genovesi a uscire sempre prima la sera, magari nel classico orario dell’aperitivo, per poi tornare a casa a orari più umani. Ma se dopo una certa ora il trasporto pubblico si dilegua nel nulla neanche fosse la carrozza di Cenerentola. Ma. Siamo sicuri che tutto questo faccia veramente bene alla città? Qual è l’obiettivo finale? Dimezzare le uscite serali? Portare sempre più giovani fuori Genova, la sera, nei weekend, e poi magari definitivamente per il futuro della propria vita perché stufi di una città che continua a contorcersi attorno alle sue inauae? Perché, in fondo, è anche una questione di conti e di convenienza. E’ davvero conveniente far perdere ai genovesi la voglia di rilassarsi un paio d’ore la sera, dopo una settimana di lavoro, e farli tornare, stanchi e depressi, a chiudersi nelle mura di casa solo per staccare qualche multa in più?

    Facciamo due conti della serva. La parte alta di via Fieschi, quella che dalla collina di Carignano scende verso piazza Dante, è lunga circa 300 metri. Attestando la lunghezza media di una vettura in circa 4 metri, se stipassimo tutto il lungomarciapiede della corsia di discesa, riusciremmo al massimo a collocare 75 vetture. Ma tra spazi “di respiro” e accessi alle vie laterali, difficilmente troveremo su questo lato di via Fieschi più di 60-65 vetture e, forse, stiamo esagerando. Aggiungiamo pure una decina di vetture che, in qualche modo, potrebbero trovare sosta lungo la corsia opposta, a ridosso di Carignano. Si torna così a 75 che, moltiplicato per le sanzioni da 28,70 euro (se pagate entro 10 giorni, altrimenti si sale a 41 euro) staccate in via Fieschi dove vige il divieto di fermata, fa 2.152,5 euro. E’ vero che ci avviciniamo sempre più alla chiusura dei bilanci e in, tempo di ristrettezze, ogni spicciolo per le casse comunali è ben accetto, ma il gioco vale veramente la candela? E se gli euro diventassero poco più di 5.000 alla settimana considerando anche il sabato sera, e quindi 20.000 al mese, cambia davvero molto? Non gioverebbe di più a Genova applicare un po’ di gratuito buon senso?

    Anche questa, in fondo, potrebbe essere una politica di micro-economia cittadina. E pazienza se i bus della linea 635 in servizio serale per via Fieschi sono costretti, per qualche metro, a un improvvisato senso unico alternato. O no?

     

    Simone D’Ambrosio

  • Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Festival della Scienza e Halloween a Genova nel weekend lungo dei Santi

    Ghost Tour di GenovaNon solo Festival della Scienza, la cui 14ª edizione è iniziata giovedì per concludersi il prossimo 6 novembre con oltre 270 eventi tra mostre, laboratori e spettacoli. Quello alle porte è infatti il lungo ponte di Ognissanti o, per meglio dire, il weekend di Halloween. Ed è proprio la festa delle zucche, infatti, a caratterizzare la maggior parte degli eventi in programma, a cominciare dal “Lungo weekend del mistero” che inizia venerdì 28 ottobre con “I Fantasmi della Torre Grimaldina” a Palazzo Ducale, prosegue sabato 29 con “I Fantasmi della Lanterna e del Mare” ovviamente alla Lanterna, La Mostruosa Caccia al Tesoro” di domenica 30 al Porto Antico ed il gran finale di lunedì 31 ottobre, la notte di Halloween, con il Ghost Tour di Genova dalle 20.30 in piazza Matteotti e, a seguire, nelle dieci strade e piazze del centro storico che fino alle 23 ospiteranno performance a ripetizione, tutte ispirate a streghe, spiriti e fantasmi.

    Stesso filo conduttore per l’Halloween Street Food Party in piazza Dante, una tre giorni all’insegna della musica e della buona tavola per una movida sostenibile e rispettosa dei residenti, dal 30 ottobre al 1 novembre incluso. Movida sostenibile, appunto, perché l’intenzione degli organizzatori è quella di coinvolgere anche gli abitanti meno giovani, per i quali è stata pensata la serata di ballo liscio con la Giandilo Band di domenica. La notte di Halloween sarà poi all’insegna dello swing e, infine, il giorno dei Santi è dedicato al folklore dell’Italia del Sud con i Kalimba e le loro pizziche, tarantelle e tammuriate.

    The Jazz VersionHalloween ai Luzzati si festeggia invece col “Gran ballo di Ognissanti” a partire dalle 22, ma preceduto da un “aperitivo da paura” a partire dalle 18. Ospiti dalla Spezia, il duo electro beat makers The Jazz Version in versione terror con l’aiuto del virtuoso David Stingaciu. Una contaminazione musicale jazz tra l’elettronica e le voci di mostri sacri come Duke Ellington, Charles Mingus, Herbie Hancock. Un sound ricercato che naviga dalle parti di sonorità chillout.

    Per i più piccoli, “Un Acquario da brivido” è quanto ha in serbo l’Acquario di Genova dalle 21 alle 23 di lunedì: luci spente e porte chiuse, il fantasma del pirata Jack Patella che da secoli vaga nelle profondità marine e un esperto dell’Acquario aiuteranno i partecipanti a sfatare terrificanti miti e leggende del mondo sommerso.

    Un passo indietro, a sabato e domenica, per “CiVivO / Vivi la strada / Abita l’arte”: due giorni di musica, arti, danze e gioco nel territorio, eccezionalmente chiuso al traffico, che comprende via Lomellini, piazza Fossatello, via Ponte Calvi, via San Luca, via del Campo, vico dell’Argento, salita dell’Oro, via Bensa e vico della Croce Bianca. Inoltre, sempre nell’ambito della manifestazione organizzata dal Civ Lomellini, sabato 29 ottobre alle ore 10,30 in piazza Fossatello si apre il dibattito “Arte di strada: nuova energia per la città” sull’arte come dispositivo di rigenerazione urbana e sulle regole funzionali per una convivenza. Un incontro aperto alla cittadinanza con le associazioni di settore e l’Ufficio alla Cultura del Comune di Genova. Domenica 30 ottobre alle ore 16 si parlerà, invece, di pedonalizzazione del quartiere con il flash mob “Car-free”.

    Capitolo teatri: ha debuttato mercoledì scorso alla Tosse l’Eurydice di Jean Anouilh, che resterà in scena fino al 6 novembre. Il mito di Orfeo ed Euridice rivive nella versione del regista e sceneggiatore Jean Marie Anouilh (1910 – 1987), in cui Orfeo è un giovane violinista che accompagna un padre saccente, arpista senza talento, a suonare per locali ed Euridice un’attrice che ha già sperimentato anche la parte peggiore dei rapporti con gli uomini. Protagonisti dello spettacolo, la cui regia è firmata da Emanuele Conte, sono Sarah Pesca e Gianmaria Martini.

    Vanno avanti fino al 9 novembre anche le repliche de “La cucina” al Teatro della Corte e de “Il borghese gentiluomo” al Duse. A proposito delle iniziative collaterali organizzate dallo Stabile, lunedì alle 18 il terzo appuntamento con il ciclo di letture “Le grandi parole”, dal titolo “Ospiti dal mare sulla scena antica” con Moni Ovadia e Margherita Rubino.

    Infine, le mostre: l’ultima ad aggiungersi la settimana scorsa è stata “Warhol. Pop Society” a Palazzo Ducale, che fino al 26 febbraio renderà omaggio al più celebre artista del ‘900 a trent’anni esatti dalla sua morte. E poi, ancora al Ducale, gli scatti di Helmut Newton, le Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco, l’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro, le “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • La Claque, al via la nona stagione per superare i 13 mila spettatori dell’anno scorso

    La Claque, al via la nona stagione per superare i 13 mila spettatori dell’anno scorso

    la-claque-2016-2017Riparte dal 13 ottobre prossimo l’attività de “La Claque”, che ormai da nove anni  affianca la produzione del Teatro della Tosse, dando spazio e visibilità a nuove band e artisti emergenti con  spettacoli che viaggiano attraverso ogni tipo d’arte, dalla musica alla poesia, dalla prosa al cabaret. Il piccolo locale bistrot ha accolto nel tempo un pubblico eterogeneo di ogni fascia d’età, versatile, entusiasta, curioso, e, perchè no, amante del tirar tardi la sera, regolamento sulla movida permettendo. Come da tradizione, il cartellone presenta una cinquantina di spettacoli proposti fino a capodanno, e che continueranno fino a primavera: un calendario decisamente denso, che quest’anno vede un particolare accentuarsi dello spazio dato alle attuali tematiche sociali. L’anno scorso più di 13 mila persone hanno seguito gli spettacoli, spesso facendo il tutto esaurito: per questo motivo, da quest’anno, un nuovo sistema di prenotazione sarà attivato, con un “appoggio” anche su il sito web del Teatro della Tosse.

    Nel corso della stagione 2016/2017 si rinnoveranno molte delle collaborazioni con realtà operanti nel mondo dell’arte e della cultura attive a livello locale e nazionale: la direzione artistica de La Claque si conferma un punto di riferimento per la scena culturale non solo della nostra città. La Claque nasce nel 2009 da un’idea di Emanuele Conte; da diverse stagioni è affidata al coordinamento artistico di Marina Petrillo,  storica collaboratrice della Tosse, che affianca il direttore artistico Amedeo Romeo e il presidente Emanuele Conte nella direzione della Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse: uno spazio che si è costruito nel corso di questi anni una  reputazione a livello nazionale e internazionale allacciando rapporti e interscambi, partendo da un lavoro costante e capillare sul territorio d’origine, cercando di essere un luogo democratico assicurando a  band o artisti emergenti  le stesse condizioni di nomi già  affermati a livello internazionale.

    Il calendario de La Claque

    Tra le novità di quest’anno il nuovo murales creato dal progetto For Wall – Walk the Line eseguito da Fabio Petani e l’ omaggio a Lele Luzzati nel decennale della sua scomparsa con un’invenzione luminosa.

    Il primo appuntamento è con Interior/A un lavoro collettivo nato dentro la Claque e sviluppatosi attraverso l’incontro tra 6 diversi mezzi di interpretazione e creazione, 6 menti, 6 visioni, 6 anime: Suono – Corpo – Luce – Scenografia  – Regia – Fotografia. Interior/A è una produzione nata in residenza a La Claque. Un progetto articolato che fa confluire più forme d’arte in uno spazio comune e che sintetizza benissimo lo spirito che ha sempre contraddistinto La Claque in questi anni.

    Shades of a night è il titolo della  seconda serata in programma (14 ottobre): tre band genovesi si alternano sul palco con le loro diverse sfumature: BRICKLANE (Britpop, Indie Rock), ASHESTOASHES (Alternative Rock) e THE BOAT ENGINE MAKE NOISE (NoiseCore). La serata successiva saliranno sul palco il duo ligure  Marie and the sun che presenteranno il loro EP d’esordio, un lavoro dalle sonorità internazionali intriso di malinconia, amore e ritmi black.
    Il 16 ottobre appuntamento importante con lo spettacolo dei detenuti del carcere di Saluzzo che presentano Amunì uno spettacolo che parte dalla riflessione del tema della paternità vista dai detenuti. Lo spettacolo nasce da un progetto culturale di Voci erranti che ha diversi obiettivi sociali di reinserimento.

    Torneranno a calcare il palco le band della storica etichetta indipendente Black Widow Records con il live di Ingranaggi Della Valle e Cinquegrana Trio (19 novembre), I Pirati dei Caruggi invaderanno tutti i giovedì notte con la stralunata e contagiosa comicità di Fabrizio Casalino, Enrique Balbotin, Andrea Ceccon e Alessandro Bianchi, la musica contemporanea di Eutopia Ensemble guidata del Maestro Matteo Manzitti sarà protagonista di diverse serate (il programma completo è stato presentato alla stampa in questi giorni).

    Nel quadro della collaborazione con i Giardini Luzzati /il  Ce.STO il 21 ottobre verrà proiettato ufficialmente il cortometraggio sulle tematica dei rifugiati e richiedenti asilo Everywhere BetterGenoa is a place to be. La giornata proseguirà con incontri e tavole rotonde e si concluderà con lo spettacolo Lampemusa. Uno spettacolo di canzoni e racconti su Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.

    Il 22 ottobre tornano i Fetish Calaveras il gruppo savonese che da più di dieci anni imperversa in tutti più importanti club musicali d’Italia. Il 26 ottobre Vincenzo Costantino Cinaski, poeta, scrittore e cantautore di culto che ha collaborato tra gli altri con Vinicio Capossela presenta il suo ultimo libro Nati per lasciar perdere.

    Il poeta/romanziere Claudio Pozzani, padre del festival internazionale della poesia di Genova, presenterà il 28 ottobre La realtà della speranza la nuova tournée di letture di Claudio Pozzani che sta toccando vari Paesi europei e non solo in cui  Pozzani fa incontrare le sue poesie con la musica, la danza, la fotografia e il video.

    Tra i nuovi appuntamenti di questa stagione anche Siamo uomini o caporali del Teatro di Camelot, uno spettacolo di teatro e musica ispirato ai diritti costituzionali diretto d Alberto Canepa che porta in scena attori con disabilità (29 ottobre).

    Altre collaborazione che si rinnovano sono quelle con Unconventional Cast che la notte di Halloween riprende il Rocky Horror Show sempre sold out la scorsa stagione e l’etichetta musicale Raindogs che il 27 novembre porta a Genova una tappa del tour europeo dei Jaga Jazzist gruppo sperimentale norvegese attivo da più di vent’anni. La scelta di includere Genova nel loro tour è il segnale di quanto autorevolezza La Claque ha assunto a livello europeo.

    Altro live da non perdere il 2 novembre, è quello dei RADIODERVISH il gruppo che più di ogni altro ha definito appieno una poetica e una visione del mondo schierata dalla parte di un’Italia ponte tra Europa e Mediterraneo.

    Il 12 novembre ritorna Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz che insieme a Giancarlo Onorato portano a Genova il loro Ex Live un vero e proprio concerto, in cui entrambi i musicisti portano sulle assi del palco, oltre ad alcune loro canzoni rilette con arrangiamenti scarni, anche una serie di brani di autori del rock mondiale (Lou Reed, The Velvet Underground, Beck, Nick Cave) che hanno inciso in modo ineluttabile sulle loro rispettive vite. Il tutto alternato da  alcune letture di Onorato dal libro Ex.

    La sera successiva (13 novembre) torna dopo il grande concerto dello scorso anno il Trio Bobo ovvero il cuore ritmico di Elio e le storie tese: Faso al basso, Meyer alla batteria e Alessio Menconi alla chitarra.

    Torneranno anche Federico Sirianni, presente già alla serata inaugurale de La Claque di nove anni fa, con un nuovo progetto dal titolo Il Santo (4 novembre) e Roberta Alloisio e Giovanni Giaccone con Harvey il coniglio, un talk concert surreale e ironico che rievocherà la figura del grande coniglio bianco amico di James Stewart nel film “Harvey” storico titolo del teatro e cinema  americano anni ’50 (17 dicembre).

    Ancora una volta i Rebis hanno scelto il nostro palco per presentare il loro nuovo lavoro dal titolo QUI (10 dicembre) e a un anno di distanza tornano l’Orage, il gruppo preferito da Francesco De Gregori, anche loro con un nuovo album in uscita, live a La Claque il 16 dicembre. Il genovese Paolo Gerbella dopo la presentazione di Io, Dino dello scorso anno torna con Tutto compreso amici inclusi(11 novembre).

    Tornano le sonorità brasiliane di Andrea Trabucco invece il 25 novembre con il live Ja è trip to Rio, già protagoniste di un concerto lo scorso anno. Il 26 novembre invece protagonista è il jazz di Paola Atzeni.

    La Claque sarà anche sede di alcuni appuntamenti della nuova edizione del Festival della Scienza di Genova. Il 5 novembre 1980 again, ovvero una serata in stile mods con una “guerra” a colpi di musica tra diversi gruppi. Ancora musica il 18 novembre con il cantautore Antonio Clemente mentre la prima parte dell’anno si chiude con due live molto attesi: il 21 dicembre il punk surreale di Chiazzetta e il 23 dicembre i Free Shots gruppo ligure che fa ballare a ritmo di Swing.

    E non finirà di certo qui! Tutti gli aggiornamenti li potete trovare sulla pagina Facebook de La Claque

     

  • Ex Magazzini del Sale, ecco il progetto di riqualificazione del Comune. Quale futuro per il CSOA Zapata?

    Ex Magazzini del Sale, ecco il progetto di riqualificazione del Comune. Quale futuro per il CSOA Zapata?

    concerto-zapataUn investimento da 3 milioni e 380 mila euro in 10 anni, da reperire anche attraverso finanziamenti nazionali e bandi europei. A tanto ammonta la stima degli uffici comunali per il progetto di riqualificazione degli ex Magazzini del Sale, la struttura (realizzata a metà Ottocento per raccogliere il sale arrivato dal porto e pronto alla commercializzazione e dichiarata di interesse culturale nel 1987) che sorge sullo “spartiacque” tra lungomare Canepa e via Sampierdarena per una superficie complessiva di circa 2200 mq. Ampliamente sottoutilizzato e sfruttato solo sul versante est dal Club Petanque Sampierdarena (che utilizza anche uno spazio esterno con relativa tensostruttura, su concessione del Demanio Portuale) e su quello ovest dal CSOA Zapata (che ha occupato gli spazi nel 1996 venendo poi a un accordo per l’utilizzo con la prima giunta Pericu), l’immobile è attualmente di proprietà demaniale ma potrebbe presto diventare parte del patrimonio di Palazzo Tursi nelle more del federalismo demaniale e culturale, con una procedura del tutto identica a quella intrapresa per i Forti (qui l’approfondimento).

    Il progetto del Comune di Genova

    [quote] Il cronoprogramma prevede lavori dal 2017 al 2021, per costi intorno ai 2 milioni di euro. Un altro milione è previsto per la strutturazione di nuovi spazi interni, che si realizzerà tra il 2021 e il 2024, ed esterni, tra il 2022 e il 2025. Infine, è già stata prevista un’ultima fase per la riqualificazione del tessuto urbano circostante, per cui il Comune vorrebbe investire ulteriori 1,2 milioni di euro, oltre ai 3,4 milioni destinati alla struttura[/quote]

    L’amministrazione ha quindi predisposto il piano di riqualificazione necessario per stipulare il passaggio di proprietà gratuito dal Ministero al Comune, con il nulla osta della Sovrintendenza. «Di fatto – dice la consigliera Monica Russo, molto attiva nel quartiere – gli spazi dei Magazzini del Sale sono già ora a disposizione della collettività grazie alle attività culturali extra-sportive organizzate nei locali della bocciofila: chiunque abbia proposte in tal senso può chiedere alla bocciofila di essere ospitato». E così, in linea di massima, dovrebbe restare anche dopo la riqualificazione: il progetto stilato dagli uffici comunali parla, infatti, di un serbatoio multifunzionale con interesse pubblico e diversi filoni di attività culturali e sociali. Sicuramente uno spazio (nella zona di levante, quella più vicina al centro città) sarà affidato direttamente al Municipio Centro Ovest che lo gestirà in totale autonomia, anche grazie alla prevista passerella di collegamento con i vicini uffici municipali. Garantita anche la sopravvivenza della realtà sportiva, con gli spazi della bocciofila che saranno riorganizzati anche a seguito dell’intervento di allargamento di Lungomare Canepa. Infine, è previsto un non meglio definito filone “socio-culturale” per le attività negli spazi rimanenti.

    «Il piano di valorizzazione – spiega l’assessore al Patrimonio, Emanuele Piazza – prevede maglie piuttosto larghe. I tempi lunghi di attuazione ci garantiscono una buona sicurezza sull’effettiva possibilità di portare a termine l’intervento: in caso di ritardi, infatti, la legge dice che il bene dovrebbe tornare automaticamente al Demanio. Inoltre, la definizione ancora piuttosto generica delle attività che si andranno a insediare consente di entrare successivamente nel merito attraverso un percorso di partecipazione (richiesto a gran voce da molti consiglieri, soprattutto del M5S, ndr) con un confronto diretto con i cittadini».

    Così, una prima fase di messa in sicurezza del bene esistente, soprattutto per quanto riguarda la testata est, con un costo di 263 mila euro totalmente accollato al Comune, dovrebbe concludersi entro fine 2016. Successivamente partirebbe il recupero vero e proprio dell’immobile e il suo adeguamento funzionale e tecnologico: il cronoprogramma prevede lavori dal 2017 al 2021, per costi che si aggirano attorno ai 2 milioni di euro. Un altro milione, invece, è previsto per la strutturazione di nuovi spazi interni, che si realizzerà tra il 2021 e il 2024, ed esterni, tra il 2022 e il 2025. Infine, è già stata prevista un’ultima fase per la riqualificazione del tessuto urbano circostante, per cui gli uffici di Tursi pensano di investire circa 1,2 milioni di euro, oltre ai 3,4 milioni destinati alla struttura in senso stretto.

    Costo o investimento?

    ex-magazzini-saleIl progetto, dunque, se dovesse essere avvallato dal Consiglio comunale, inciderà non poco sul bilancio del prossimo ciclo amministrativo. E proprio sulla voce costi sono nate parecchie perplessità sui banchi della Sala Rossa: «Stiamo parlando di un investimento di 330 mila euro all’anno per 10 anni – dice il capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia – ma se abbiamo questi soldi per la gestione del Patrimonio comunale perché non andiamo a investirli dove c’è bisogno, ad esempio nella ristrutturazione degli edifici scolastici?».

    Sul punto, la risposta dell’assessore Piazza non ammette repliche: «Certamente l’acquisizione dei beni è un costo per il Comune dal punto di vista della messa in sicurezza e della riqualificazione ma non può sfuggire che altrimenti questi luoghi resterebbero vuoti urbani che generano degrado e alti costi sociali. E una città come Genova che dagli anni ’70 è decresciuta di circa 250 mila persone, ovvero l’equivalente di cinque città di Savona, questi spazi pubblici e privati sono molti. Sicuramente abbiamo altri interventi prioritari, come la messa in sicurezza degli edifici scolastici, ma con interventi progressivi dobbiamo tenere conto anche di questi beni che oggi sono criticità ma domani possono diventare un’opportunità di servizio per il territorio, a fini culturali e ricreativi e, perché no, anche per le imprese. Insomma, cerchiamo di passare dal degrado alla vivibilità anche grazie a una buona collaborazione con Demanio e Sovraintendenza».

    L’amministrazione, almeno questa volta, sembra piuttosto consapevole dei rischi soprattutto economici a cui va incontro. «La messa in sicurezza degli ex Magazzini – entra nel merito l’assessore – sarà inserita nel prossimo Piano triennale dei Lavori pubblici mentre per la restante parte dei fondi si cercherà di affidarsi non solo alle casse comunali ma anche a bandi europei, ad esempio legati alle fonti energetiche autoalimentate, e a fondi nazionali voluti dall’Anci e messi a disposizioni dal Mef proprio per il federalismo demaniale. In ultimo, esattamente come avverrà per i Forti, non dobbiamo dimenticarci l’importanza della compartecipazione pubblico-privato, legata a concessioni agevolate del bene in vista di una sua valorizzazione».

    Il futuro del CSOA Zapata

    zapataViene da chiedersi come mai queste rimostranze da parte dei consiglieri non siano state fatte al momento della presentazione dell’intero processo di acquisizione gratuita dei beni dal Demanio quando, come avevamo già avuto modo di sottolineare, era già piuttosto evidente che si sarebbe trattato di un probabile bagno di sangue per le casse di Tursi. Eppure, allora, se non da un favore unanime, il percorso non era certo stato accolto da una levata di scudi: ora, sembra essere troppo tardi, e il rischio è che la contrarietà a questo progetto nasconda altri malesseri politici, ad esempio legati al futuro del CSOA Zapata.

    A proposito, che ne sarà di questi spazi occupati ormai da quasi vent’anni? Se la bocciofila (che ha un contratto di locazione con il Demanio in scadenza tra 4 anni e dovrà per forza di cose essere ereditato da Tursi) è al sicuro seppure con qualche riorganizzazione spaziale, qualche dubbio in più sembra esserci per il centro sociale. La sensazione, comunque, è che in quel generico terzo filone di attività socio-culturali previsto per la riqualificazione degli spazi sia sottointesa una sorta di legittimazione delle attività portate avanti dai giovani del centro sociale ma che il Comune stia ancora cercando la strada per poter formalizzare un accordo in tutto e per tutto legale sulla gestione degli spazi. Una trattativa che non si preannuncia facilissima anche perché, dopo la rottura del tavolo di coordinamento centri sociali-amministrazione (voluto da don Gallo con la giunta Vincenzi) in seguito allo sgombero del LSOA Buridda dalla vecchia sede di via Bertani, i rapporti vanno ricuciti.

    Sul tema, la discussione in Commissione a Tursi si è fatta calda. «Dobbiamo discutere del futuro del centro sociale, magari prima di mandare i celerini a sgomberare» ha avvertito Mauro Muscarà (M5S) facendo evidente riferimento a quanto successo in via Bertani. «Si parla sempre di sociale e culturale ma mai di commerciale: dobbiamo pagare noi i conti mentre sono gli altri a divertirsi» si lamenta Stefano Anzalone del Gruppo Misto. «Se lì dentro ci fosse Casapound saremmo lo stesso così compresivi?» tuona, un po’ a sorpresa, il consigliere PD Giovanni Vassallo, che aggiunge: «Se sei in un spazio pubblico, almeno una lira la devi pagare, secondo quanto dicono le norme. La linea politica non può essere che se sei un centro sociale di sinistra fai quello che vuoi; la linea deve essere che tutte le posizioni vanno regolarizzate, pagando un canone che ovviamente deve essere di molto calmierato se hai una funzione sociale».

    Restando in casa Pd, il capogruppo Farello ricorda però che «lo Zapata non è frutto di un’occupazione abusiva: il centro sociale è stato messo lì dalla prima giunta Pericu. Non dobbiamo dimenticarci, però, che quando approveremo il nuovo regolamento della movida, buona parte delle attività che si svolgono in quelli spazi diventeranno illegali». Dall’altro versante, il consigliere Gianpiero Pastorino (Sel) si dispiace del fatto che «ragazzi figli di cittadini di Genova e di Sampierdarena vengano etichettati come abusivi. I pregiudizi non devono entrare in quest’aula perché anche questi cittadini hanno diritto di esprimersi in questa città». Il compagno di partito Chessa ricorda che «la riqualificazione di quel rudere è iniziata proprio quando è partita l’occupazione da parte dello Zapata per cui è indispensabile arrivare a un accordo con i ragazzi, anche attraverso un canone simbolico che dia vita a un rapporto legalitarioNon posso non sottolineare che questa giunta ha contribuito a rompere il rapporto con i centri sociali che aveva provato a intavolare la giunta Vincenzi, peraltro con effetti paradossali che laddove si è sgomberato un immobile peraltro non ancora venduto, si è dato via a un processo che ha portato all’occupazione di un altro spazio di gran lunga migliore per il centro sociale. Resta il fatto che un rapporto vada recuperato». Infine, Clizia Nicolella di Lista Doria sottolinea come «in contesto sociale fortemente mutato da una crisi economica senza precedenti, è compito dell’amministrazione valutare non tanto l’ormai  difficile monetizzabilità della concessione di spazi pubblici quanto piuttosto il ritorno per la collettività in termini più globali».

    La sintesi spetta naturalmente alla giunta: «Una volta che entreremo in possesso del bene – assicura l’assessore Piazza – vedremo quali sono i diritti acquisiti di chi attualmente occupa gli spazi degli ex Magazzini del Sale e cercheremo di capire come procedere. È evidente che tutte le assegnazioni dovranno avvenire secondo norme di legge ma è altrettanto evidente che il Comune possa concedere sconti sul canone di affidamento anche fino al 90% se vengono riscontrati forti interessi culturali e sociali per l’attività svolta da chi gestisce gli spazi». Insomma, un accordo sembra possibile. Almeno a parole.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio comunale, sarà una pausa di riflessione: le ultime delibere e la lettera al sindaco

    Consiglio comunale, sarà una pausa di riflessione: le ultime delibere e la lettera al sindaco

    palazzo-tursi-aula-rossa-d14Non è mancato qualche colpo di scena nell’ultima seduta del Consiglio comunale prima della pausa estiva (i lavori delle Commissioni riprenderanno il 31 agosto, prossimo Consiglio previsto l’8 settembre), in cui c’era grande attenzione per la tenuta della maggioranza dopo l’uscita dal Pd dei consiglieri Gozzi e Caratozzolo, passati al Gruppo Misto. Ed è stato proprio grazie al voto dei transfughi democratici che è stato approvato un ordine del giorno – proposto dal M5S e votato anche da Udc, Gruppo Misto tranne Malatesta, Lista Musso, Lega e Pdl (astenuto Campora), Bruno (Fds) e Pastorino (Sel) – che impegna sindaco e giunta a “dare mandato politico ad Amiu per rimuovere dai vertici aziendali gli attuali dirigenti e direttori di servizio, sostituendoli con persone in possesso di un curriculum professionale più adatto”. Certo, solitamente gli ordini del giorno lasciano il tempo che trovano, ma a colpire è soprattutto il dato politico di una giunta e una maggioranza andate nuovamente sotto su un tema delicato e che continuerà a far discutere non solo dopo la pausa estiva.

    I conti verranno fatti probabilmente a partire da domani nel corso di una riunione di maggioranza (preceduta da un incontro più ristretto solo di ciò che rimane dei consiglieri Pd), convocata inizialmente per giovedì pomeriggio e poi slittata a venerdì per la previsione di una tarda conclusione dei lavori consiliari di ieri. E proprio su questo incontro i consiglieri di Lista Doria, Sel e Gianpaolo Malatesta hanno scritto una lettera aperta a sindaco e giunta per lamentare l’inadeguatezza di tempi e modi della convocazione della riunione che appare “inadeguata al raggiungimento dell’obiettivo, che tutti avvertiamo come urgente, di rilanciare l’iniziativa dell’Amministrazione superando in positivo la fase critica che si è recentemente aperta”. Secondo i firmatari per ridare fiato alla maggioranza non è possibile affidarsi “alla logica emergenziale di una ricerca occasionale del sostegno dei consiglieri; dobbiamo piuttosto sforzarci di restituire a quest’ultimi un ruolo attivo e propositivo che li veda ampiamente coinvolti in tutto il processo di decisione politica e non solo nel momento del voto“. Per fare ciò i consiglieri propongono l’organizzazione per la prima settimana di settembre di “una giornata di lavoro seminariale dedicata al confronto sugli obiettivi e alle azioni di ogni assessorato. Per meglio rispondere alle richieste pervenute da tutti i consiglieri nell’ultima riunione di maggioranza, pensiamo sia utile che la giornata preveda, oltre ad un momento iniziale e finale plenario, anche dei gruppi di lavoro tematici, avvalendosi del supporto professionale di facilitatori di cui l’amministrazione dispone”.

    La seconda sorpresa della giornata ha riguardato la famosa mozione del Pd sul suq di Turati – corso Quadrio. Dopo essere stato presentato in pompa magna con tanto di conferenza stampa, il documento si era un po’ perso nel nulla: ricomparso all’improvviso all’ordine del giorno dell’ultima seduta, è stato rimandato in Commissione, con il capogruppo Pd, Simone Farello, che ha accolto la richiesta dell’assessore alla Legalità, Elena Fiorini. Voci di corridoio dicono che la giunta abbia promesso di non mettere in campo alcuna soluzione prima di settembre, quando il tema, assieme alla mozione del Pd, dovrebbe essere discusso in Commissione. Un tira e molla un po’ assurdo ma piuttosto sintomatico di come né la giunta né tanto meno le forze politiche di maggioranza abbiano le idee chiare su come affrontare definitivamente la questione mettendo insieme le rivendicazioni di cittadini e commercianti e i desideri dei protagonisti del mercatino.

    Intanto sul piatto c’era l’ultima votazione sul Puc

    Tornando all’intenso Consiglio comunale, al primo punto dell’ordine del giorno si è affrontata quella che dovrebbe essere stata l’ultima votazione sul nuovo Piano urbanistico comunale. Il Consiglio ha approvato con 21 voti favorevoli (Pd, Lista Doria, Gruppo Misto e Udc), 4 astenuti (Pdl) e 9 contrari (M5S, Lista Musso, Baroni del Gruppo Misto) le controdeduzioni della giunta alle ultime osservazioni pervenute senza alcuna sostanziale novità rispetto a quanto già anticipato. Ora il Puc andrà in Conferenza dei servizi, già convocata il 5 agosto, che avrà 90 giorni di tempo per verificare l’aderenza del Piano alle norme urbanistiche sovraordinate e il rispetto dei parametri imposti dalla Valutazione ambientale strategica. A quel punto, salvo ulteriori osservazioni che comporterebbero un nuovo passaggio in Consiglio, ci sarà la pubblicazione ufficiale e quindi l’entrata in vigore entro il 7 dicembre, termine in cui scade il peridio di salvaguardia che consente di rispondere già attualmente alle eventuali richieste urbanistiche sulla base di quanto previsto nel nuovo piano regolatore.

    Come previsto, rinviata a settembre anche la seconda discussione all’ordine del giorno che riguardava la tanto attesa delibera sul nuovo regolamento della movida: le critiche piovute da più parti al documento su cui stanno lavorando a quattro mani gli assessori Piazza e Fiorini hanno costretto a un momentaneo ritiro del provvedimento, in attesa di una ricalibrazione e di una nuova condivisione con tutti gli attori in gioco che verosimilmente non avverrà prima di settembre.

    Amiu

    Come detto in apertura, molto calda la discussione sulla delibera che allinea il piano industriale di Amiu alla nuova legge regionale sul ciclo dei rifiuti. Rispetto a quanto già deciso lo scorso anno (qui l’approfondimento), cambia solo il capitolo legato alla collocazione dell’impianto di separazione secco-umico che, come anticipato, non avverrà più nelle strutture di Volpara e Rialzo ma direttamente a Scarpino. Intanto, proseguono le manovre per l’ingresso di un partner privato, che sarà sempre più probabilmente Iren, e gli incontri per la definizione degli spazi in cui collocare i nuovi impianti di biodigestione e di trattamento della raccolta differenziata: mentre c’è chi si sta attrezzando per trovare soluzioni all’esterno del Comune di Genova ma all’interno della Città Metropolitana, sembra riprendere quota l’ipotesi dell’area ex Colisa, inizialmente precettata come campo-base per i lavori della Gronda. «Sarebbe meglio che le aree venissero individuate all’interno del nostro Comune – ha detto il capogruppo Pd, Simone Farello – perché rafforzerebbero il patrimonio di Amiu e consentirebbero di chiudere il ciclo dei rifiuti in città. Se ciò non fosse possibile bisognerebbe comunque ottenere la disponibilità delle aree entro la fine dell’anno e far sì che i costi per l’acquisizione non siano maggiori di quanto succederebbe con la soluzione interna».

     Bilancio e forti

    Da segnalare l’approvazione di un documento tecnico dovuto che attesta la situazione di equilibrio del bilancio del Comune di Genova. L’occasione è stata utile all’assessore Miceli per informare ufficialmente circa l’importo definitivo che arriverà da Roma dal fondo di compensazione per i mancati trasferimenti Imu-Tasi: si tratta di 20 milioni e 835 mila euro, circa 7 milioni in meno rispetto allo scorso anno. Sarà a partire da questa cifra che gli uffici dovranno produrre la variazione di bilancio già ampiamente annunciata nelle scorse settimane e che verrà proposta a giunta e Consiglio alla ripresa dei lavori. Al momento, comunque, lo stanziamento del fondo compensativo ha consentito già una prima variazione significativa ad alcune voci come 4,6 milioni in più a favore dei servizi sociali.

    Approvate, infine, altre due delibere: la prima dà il nulla osta all’accordo di valorizzazione del complesso dei Forti e al trasferimento dal demanio degli immobili rientranti nella cosiddetta “prima fase” (Belvedere, Crocetta, Tenaglie, Begato, Sperone Puin, Torre Granara), la seconda conferisce alla Fondazione Teatro Carlo Felice una servitù d’uso sull’area esterna alla Palazzina Liberty di Villa Gruber (già a disposizione del Teatro) e un comodato d’uso gratuito di 50 mq in fregio alla limitrofa via Cesare Corte.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Il bilancio del Comune di Genova: terzo settore, cultura, mobilità, sport… facciamo i conti

    Il bilancio del Comune di Genova: terzo settore, cultura, mobilità, sport… facciamo i conti

    palazzo-tursi-D3Dopo gli zoppicamenti della prima giornata in cui il numero legale è stato assicurato dalla presenza in aula dei due consiglieri di Udc (Gioia e Repetto), la maggioranza allargata in Sala Rossa tiene sul bilancio e sui documenti collegati. La votazione definitiva è prevista, con tutta probabilità, nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio di domani ma non dovrebbero esserci particolari sorprese.

    Come già ampiamente raccontato nelle scorse settimane, si tratta di un bilancio previsionale ancora fortemente provvisorio. Manca, infatti, circa una ventina di milioni di trasferimenti da Roma che dovrebbero rappresentare il rimborso dei mancanti introiti per le nuove formulazioni dell’Imu e della Tasi. Per questo motivo, non possono essere considerati definitivi soprattutto gli importi a disposizione delle singole direzioni, ovvero quel famoso “plafond” che rappresenta una delle voci più interessanti delle uscite di parte corrente. Nel 2014, il bilancio preventivo per questa partita ammontava a 97,3 milioni mentre, in attesa della manovra correttiva che dovrebbe arrivare prima dell’estate, per il 2015 la cifra scende a poco più di 87 milioni.

    I numeri del bilancio del Comune di Genova, direzione per direzione

    Ma dove sono stati sottratti, almeno temporaneamente, questi 10 milioni e oltre? Come anticipato dall’assessore Miceli in sede di presentazione del bilancio, un po’ da tutte le direzioni. Ce ne sono alcune, però, per cui le cinghie si stringono particolarmente finché non verrà messa nero su bianco l’annunciata variazione. È il caso delle politiche sociali, la direzione con più risorse a disposizione di tutto il Comune, che si ferma a 29,5 milioni di euro: ben 6,5 milioni in meno rispetto alla “quota 36” che l’anno scorso era stata ritenuta come limite sotto il quale sarebbe stato impossibile mantenere l’offerta di servizi di welfare essenziali per la città. Molto più distanti, invece, sono i 40 milioni che rappresentano la cifra storica impiegata da Tursi e che con molta difficoltà potrà essere raggiunta anche con assestamenti di bilancio, ulteriori alla variazione già annunciata, o attingendo al fondo di riserva (7,5 milioni con una leggera contrazione di circa 300 mila euro rispetto alla scorso anno) come da tradizione.

    Anche quest’anno, si conferma seconda voce di investimento la direzione Scuola, sport e politiche giovanili per cui in parte corrente sono messi a disposizione poco meno di 27 milioni di euro. Presumibilmente la prossima variazione di bilancio interverrà anche su questo capitolo per superare l’asticella dei 30 milioni impiegati sia nel 2014 che nel 2013.

    Saranno poco più di 5 milioni i fondi a disposizione del Corpo di Polizia Municipale, mentre per Cultura e Turismo sono previsti solamente 2,6 milioni di euro, davvero pochi spiccioli per una città che undici anni fa si proponeva all’Europa come Capitale della Cultura e che ha provato, con scarso successo, a trasformarsi quest’anno nell’affaccio al mare dell’Expo milanese. Probabilmente i nuovi flussi governativi consentiranno di arrivare ai 3,7 milioni preventivati lo scorso anno ma ne servirebbero davvero molti di più. Attorno ai 2,5 milioni si attestano le cifre previste per le direzioni Sviluppo economico, Sistemi informativi, Politiche per la casa mentre meno di 1,7 milioni sono presenti alla voce Ambiente, Igiene ed Energia e qualche manciata di euro in più di un milione per la direzione Mobilità.

    Interessanti anche le cifre trasferite ai Municipi per una gestione legata alle dirette necessità del territorio. Già detto, in sede di presentazione del piano triennale dei lavori pubblici, del raddoppio delle risorse straordinarie a disposizione, sul capitolo plafond sono previsti più di 817 mila euro per i 9 parlamentini, con gli stanziamenti maggiori per Levante (104 mila) e Media Val Bisagno (102 mila).

    Gli investimenti in conto capitale

    A livello aggregato (quello che riguarda il bilancio complessivo del Comune di Genova che ammonta a circa 1,7 miliardi di euro e comprende, dunque, anche gli investimenti in conto capitale), invece, oltre al capitolo dedicato ai servizi generali, istituzionali e di gestione per il funzionamento della macchina amministrativa che da sempre rappresenta la spesa più corposa e quest’anno scende da 414 milioni a 337,5, a farla da padrone sono le competenze annuali previste per la missione dedicata a Trasporto e Diritto alla Mobilità per cui sono previsti circa 313 milioni di spesa a fronte dei 344 dell’anno scorso.

    Per Sviluppo sostenibile, Tutela del Territorio e dell’Ambiente si parla invece di 208 milioni, 15 in meno dello scorso anno, mentre Diritti sociali, Politiche sociali e Famiglia scende da 104,5 milioni a 97. Aumentano invece le competenze per Ordine pubblico e sicurezza (da 46 a 49 milioni), Politiche giovanili, Sport e Tempo Libero (da 7 a 9,5 milioni) e Sviluppo economico (da 7,5 a 8,8). Non cambia molto per quanto riguarda le previsioni di cassa delle stesse missioni: 322,5 milioni per il funzionamento generale di Tursi, 194 per la mobilità, 185 per ambiente e territorio, 101,5 per il welfare, 86 milioni per istruzione e Diritto allo studio, 63 per Ordine pubblico e sicurezza.

    Ma anche per quanto riguarda le cosiddette “missioni” si dovranno attendere le correzioni in meglio che arriveranno a seguito dei maggiori stanziamenti da Roma.

    In attesa della manovra correttiva, sono ancora molti gli scogli che il Consiglio comunale si dovrebbe trovare ad affrontare prima dell’estate: il regolamento sulla movida, la famosa mozione del Pd sul mercatino di Turati che sembra essere scomparsa nel nulla ma soprattutto l’ultima votazione in Sala Rossa sul nuovo Piano Urbanistico Comunale (prevista il 28 luglio) la cui recente accelerazione sta facendo mormorare parecchio tra i corridoi di Tursi. Secondo più di qualche voce, infatti, sindaco e giunta vorrebbero approfittare di questa almeno temporaneamente ritrovata compattezza (numerica) della maggioranza. Un po’ come dire: portiamo a casa il Puc entro l’estate e sul futuro politico di medio periodo si vedrà. Intanto, martedì prossimo il Consiglio potrebbe prendersi una pausa non tanto per celebrare il 14 luglio quanto per recuperare il tour de force di questa settimana, con tre sedute consecutive, e soprattutto per evitare calde concomitanze con lo sciopero dei dipendenti delle partecipate.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Da Genova a Gerusalemme in bicicletta, Era Superba in viaggio con Il Capitano

    Da Genova a Gerusalemme in bicicletta, Era Superba in viaggio con Il Capitano

    alessandro-zeggio-bicicletta-genova-gerusalemme (2)Alessandro Zeggio, detto il Capitano, dal 6 settembre è in sella alla sua bicicletta pieghevole e sta pedalando per raggiungere Gerusalemme. Nella lunga intervista pubblicata sulle pagine di Era Superba 56 (dove trovare la rivista), Alessandro ci aveva raccontato i preparativi, la tanto attesa partenza e le prime tappe del viaggio. Lo avevamo lasciato a Benevento, ospite ancora una volta di un’accogliente sacrestia; il 20 settembre, un paio di giorni dopo, si è procurato il biglietto da Bari per Durazzo; appena sbarcato, si è immediatamente reso conto che il clima intorno a lui era cambiato.

    «Sono stato messo in guardia decine di volte in questi quindici giorni, e decine di volte mi sono sentito dire che ero un pazzo a tentare questa cosa. Ho incontrato un signore che mi ha spiegato per filo e per segno tutti i pericoli verso cui sto andando incontro, aveva un tono grave, realmente preoccupato, e mi ha messo ansia, lo devo ammettere. Mi ha detto di stare attento a chi potrebbe fingere interesse alla mia iniziativa solo per rapinarmi, di non accettare mai sistemazioni di fortuna, come ho fatto finora, e mai e poi mai fidarmi delle persone che incontro ma di ragionare solo in base a quello che sembra conveniente e sicuro per me».

    «Ecco – continua Alessandro – quella sensazione di sentirmi parte di un Noi che mi ha accompagnato fin qui, diciamo che è svanita. Comunque a Tirana mi fermerò un paio di giorni a fare il turista, e cercherò di ambientarmi nella nuova situazione».

    Quindi, date le premesse, alla fine il Capitano ha cercato di attraversare piuttosto rapidamente l’Albania, dopo tre giorni di “testa bassa e pedalare”. Al confine, però, ancora una botta di adrenalina prima di lasciarsi alle spalle il paese: «mi hanno portato in caserma, un poliziotto ha iniziato a frugarmi nelle borse, tirava fuori  tutto, ma proprio tutto quello che trovava fino in fondo, e quando ha visto i bengala ha fatto la faccia soddisfatta e stava per azionare  il cordino e lanciarne uno, poi ha preso lo spray al peperoncino e se lo è puntato in faccia… continuava a frugare e a dire che il confine, con quelle cose addosso, non potevo passarlo. Alla fine gli ho passato qualche banconota per farlo smettere, e ci sono riuscito, dopo aver incassato si è rabbonito e mi ha lasciato andare, finalmente!»

    Clima da vecchie frontiere, dunque, quelle che interessavano anche il territorio dell’attuale Unione Europea. Corruzione e terrorismo psicologico all’ordine del giorno. Ma  il viaggio di Alessandro rappresenta un valore aggiunto anche per questo, ci restituisce le sfaccettature di un mondo che troppo spesso crediamo con presunzione di conoscere e poter giudicare, magari solo in base ad una breve vacanza.

    Nella Repubblica Macedone, anche se il clima era piovoso e freddo, psicologicamente è andata molto meglio. Alessandro ha potuto gironzolare nei vicoli di Ocride /Ohrid, la “Gerusalemme slava” con la fotocamera in mano, una delle cose che in Albania gli avevano sconsigliato di fare. Oltre a questo, la bellezza dei monumenti (si dice che questa città avesse 365 chiese, una per ogni giorno dell’anno)  la pulizia e cura sia della città, sia dei vari paesini attraversati lo hanno decisamente rinfrancato, e anche se ammalato ( ha sottovalutato l’escursione termica pedalando fino a 1200 metri di altezza, e si è  ritrovato febbricitante) ha potuto sentirsi pienamente “on the road again” in quella che gli è sembrata una Svizzera dell’est.

    Quindi è finalmente entrato in Grecia, si è fermato ad Edessa, una cittadina ricca di acque, fresca e verdissima, attraversata da mille rivoli e cascate che, ci racconta Alessandro, da queste parti è anche detta la piccola Amsterdam. Poi via, verso un nuovo mare, l’Egeo, attraverso Salonicco, città universitaria dove un’insospettabile movida, animata dagli studenti e dagli ultimi turisti, gli ha scrollato di dosso quel po’ di solitudine e di stanchezza che gli era rimasta appiccicata addosso. «Questa è una città con una storia di 3000 anni, impantanata in un traffico vischioso e paralizzante, con una cronica carenza di percheggi dovuta alla struttura della città, marittima e collinare. Vi ricorda per caso qualche altro posto?!… Però qui pedalare è facile e sicuro, perché la tradizione della bici è molto radicata e anche fuori dalle piste ciclabili, comunque numerose, il ciclista è rispettato. Le similitudini a questo punto sembrano svanire!»

    Attraversando la Grecia e seguendo la Via Egnatia, Il Capitano è arrivato a Komotini, a circa 20 km dal mare: qui la vicinanza della Turchia ha iniziato a farsi vedere nell’architettura dei paesi, nell’abbigliamento ed anche nella fisionimia delle persone. Poi ha raggiunto Alessandropoli, la città dove, ha detto scherzando «per via del mio nome mi aspettavo l’accoglienza con la banda, le maestre con gli alunni che battevano le mani, ballerine e giocolieri… e banchetti in strada! A parte gli scherzi, con la connessione che andava a singhiozzi, mi sono trovato, prima di arrivare qui, a fronteggiare due fra le cose che temevo di più: il vento contrario, e i branchi di cani selvatici. Con il vento ho perso clamorosamente (e non poteva essere che così) visto che le mie borse sporgono e fanno vela, in più io mi sono incaponito a spingere sui pedali per andare comunque, così mi sono sfondato le gambe ed esaurito la volontà. Con i cani per ora non ho né vinto né perso, diciamo che grazie all’aiuto dei passanti o alla fortuna sono sempre riuscito a disperderli. Però sono aggressivi, molto: quando uno, per fortuna solitario,  non mi mollava più e io non riuscivo a seminarlo, l’ho affrontato rischiando grosso, ma mi è andata bene. Spaventato dal mio vocione, forse dalla mia rabbia che è uscita tutta insieme, si è dato alla fuga senza più voltarsi indietro».

    E non si volta indietro neanche Alessandro, che intanto è entrato in Turchia, un confine “pesante”, sicuramente simbolico: attraverso una linea immaginaria si esce  in qualche modo dall’Europa, almeno quell’Europa che conosciamo o che crediamo di conoscere. Per lui ora si apre un nuovo mondo, una nuova incognita.

    A questo punto, con Istanbul quasi a vista, un piccolo bilancio si impone, e gli abbiamo chiesto se abbia mai pensato, almeno una volta… “ma chi me l’ha fatto fare, che cosa ci faccio io qui da solo”.

    «Pentito no! Mai!», ci risponde senza esitazioni. Riguardo alla solitudine, invece, ammette che a volte essere in due non sarebbe così male, ma si riferisce al lato pratico della faccenda; sentirsi solo per lui è, come dire, un effetto collaterale messo in conto fin dall’inizio. Intanto, il primo impatto con i turchi, con i giovani turchi, è stato veramente positivo: «Ho incontrato questi due ragazzi, Suleyman e Mehmet Ali, due fratelli: io avevo una gran voglia di mangiare l’anguria che vendevano al bordo della strada, e anche se nella mia testa avevo un piano di viaggio, alla fine mi sono fermato a chiacchierare. Loro continuavano a ripetermi “you’re  a little crazy” e mi presentavano con orgoglio a tutti quelli che si fermavano a comprare; poi è arrivata una ragazza che aveva studiato in Italia, abbiamo ancora chiacchierato e riso, e alla fine abbiamo mangiato le polpette sul prato tutti insieme. Quando sono ripartito mi sentivo davvero meglio, più grintoso ed energico, e mi sono ancora preso il tempo per un bicchiere di “chay” il thé turco, che mi hanno offerto direttamente sul cofano di una macchina, accompagnato dai biscotti e da un’incomprensibile chiacchierata in italo-turco, che ci ha fatto ridere da matti… Solitudine? Noooooo!!»

     

    Bruna Taravello

     

  • Piazza Matteotti pedonale: la battaglia dell’associazione di quartiere AssEst

    Piazza Matteotti pedonale: la battaglia dell’associazione di quartiere AssEst

    Palazzo Ducale entrataPiazza Matteotti pedonale, dotata di arredi urbani e valorizzata in tutto il suo splendore, in continuità con Piazza De Ferrari: un biglietto da visita per tutti, genovesi doc e turisti, che arrivano nel centro storico. È quello per cui si battono da anni i rappresentanti di AssEst, associazione di quartiere che sta portando avanti varie battaglie, dalla valorizzazione del complesso di Santa Maria di Castello e Torre Embriaci, al controllo della movida sregolata. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo incontrato il presidente dell’associazione, Giancarlo Bertini, che ci ha illustrato le problematiche e le proposte per il futuro.

    Per prima cosa, sono state chieste alcune modifiche alla situazione corrente: ad esempio, si vorrebbe che le auto del commissariato di Polizia che affaccia sulla piazza e su Via San Lorenzo siano posteggiate altrove, liberando la piazza. Si parlava, una volta chiuso il cantiere che oggi occupa la parte sud di Matteotti, di trasformare quell’area in un piccolo parcheggio riservato alle auto di servizio. Tuttavia, il cantiere, aperto ormai dal 2010, rischia di andare per le lunghe e ancora non si intravede una soluzione in questo senso. «Prima la colpa del ritardo era del cantiere di Piazza delle Erbe, ma ora che  la scuola è stata completata il cantiere è rimasto. Quanto ancora si andrà avanti?», commenta Bertini.

    Inoltre, la proposta di AssEst prevede una risistemazione complessiva dei posteggi per i residenti del centro storico, così da assicurare la sosta agli abitanti: a ciò, deve seguire il divieto di sostare per tutte le altre macchine e l’introduzione di un sistema di monitoraggio di ingressi e uscite, l’aumento dei controlli da parte della Polizia Municipale e l’inasprimento delle sanzioni per chi infrange la legge. Discorso a parte per chi esibisce apposito contrassegno di disabilità, naturalmente legittimato a sostare. «Quando ci sono manifestazioni a San Lorenzo qui è tutto pieno di macchine – continua Bertini – Noi vorremmo semplicemente che la Piazza Matteotti fosse libera e dotata di un arredo urbano consono a una piazza così importante e centrale, biglietto da visita per la città non meno di Piazza De Ferrari. Cosa pensano i turisti arrivando in centro e scoprendo questa situazione? È uno scandalo non riuscire a valorizzare un luogo così centrale e strategico».

    Confermano da AssEst che, in tutto questo tempo in cui hanno continuato a portare avanti la loro battaglia (di fronte all’Amministrazione civica, negli uffici, nelle riunioni di quartiere, perfino sui social: su Twitter hanno lanciato l’hashtag #matteottipedonale), hanno trovato sempre buon riscontro da parte di Tursi, che si è sempre detto pronto al dialogo e concorde in questa battaglia per la pedonalizzazione della piazza. «Abbiamo il loro appoggio, certo – continua Bertini – ma in concreto cosa hanno fatto e cosa fanno? Poco o niente. C’è stato un incontro con Elena Fiorini (Assessore a Legalità e Diritti, n.d.r.), con l’assessore allo Sviluppo Economico Oddone e attendiamo di incontrare soprattutto Anna Maria Dagnino (Politiche relative alla Mobilità, alla Logistica ed al Trasporto pubblico, al Trasporto su ferro e metropolitana, n.d.r.), che può darci una risposta. Anche in passato abbiamo avuto ottimi interlocutori all’interno della giunta Vincenzi (l’ex assessore alla Mobilità Simone Farrello), che sposavano in toto la nostra causa, ma che poi hanno di fatto rinunciato ad attuare qualsiasi cambiamento».

    Non solo Tursi: AssEst interagisce anche con la Polizia Municipale, cui manda periodicamente fotografie della piazza che denunciano situazioni anomale e contro la legge, e cerca un dialogo anche con le forze di Polizia di Stato, la cui sede affaccia sulla piazza: «Il questore ci ha ascoltati e ci ha dato più volte ragione, ma di fatto anche lui non fa nulla: vedere che proprio loro non rispettano le norme è un deterrente anche per tutti gli altri cittadini. Non sappiamo più a chi rivolgerci per farci ascoltare, ma siamo determinati ad andare avanti con questa battaglia per restituire Piazza Matteotti ai cittadini. La situazione qui è simile a quella di Corso Quadrio, anche quella tragica: lì un tempo c’erano parcheggi per i residenti, ora la zona è da tempo occupata da un cantiere, ormai chiuso da anni, e il Comune non fa niente per liberare l’area e restituirla ai residenti, nonostante le tante sollecitazioni. Il paradosso è che lo spazio è usato dalla carrozzeria lì vicina, privatamente, come deposito delle auto. Per quanto riguarda Matteotti, poi, c’era stata anche una delibera nel 2011, che non è mai stata messa in essere».

    Insomma, “non si muove nulla ma continuiamo a protestare”: di questo sono convinti i rappresentanti di AssEst, che aspettano il fatidico incontro con l’assessore Dagnino e sono determinati a risolvere l’impasse proponendo poche chiare, valide idee concrete: posteggi per la Polizia al posto dell’attuale cantiere, aumento della segnaletica, sistema di sorveglianza, appunto. Tutte misure attuabili a costo pressoché zero, solo ottimizzando la situazione attuale.

    Elettra Antognetti

  • Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Porticato di Palazzo DucaleCre.Sta – Festival di Creatività Stanziale a Palazzo Tursi. Si tratta di un progetto attivato nel 2013 per la valorizzazione della creatività artistica indipendente, promosso da Arbusti (rete genovese di promozione dei creativi locali indipendenti) e dal Comune di Genova, Ufficio Cultura e Città. Il Festival ripercorrerà il cammino già tracciato lo scorso anno e darà spazio a eventi dislocati in giro per tutta la città, dal centro storico alle altre municipalità (Sampierdarena, Sestri Ponente, Quarto). Qui avranno spazio le arti indipendenti come musica, danza, teatro, visual e performing art. Si parte a maggio e si prosegue fino a settembre: si preannuncia un’estate ricca e movimentata… Ma il calendario per l’estate è solo il preludio di un programma più articolato, che si estenderà anche all’autunno.

    Che cos’è Cre.Sta: i progetti per il 2014 e il ruolo di Arbusti

    Si tratta di un progetto triennale per la valorizzazione delle migliori esperienze nell’ambito della creatività artistica “cittadina”, con attenzione alle produzioni indipendenti, ai giovani e alla relazione con il territorio: non a caso è proprio l’Ufficio Cultura e Città del Comune ad occuparsene, cercando di dare spazio alle esperienze che coniughino entrambi gli aspetti, quello locale e quello culturale. Si cerca di mettere in evidenza esperienze artistiche normalmente escluse dai circuiti tradizionali e in questo Amministrazione e Arbusti lavorano congiuntamente e in modo sinergico.

    Il progetto è partito per iniziativa dell’ufficio comunale, che a fine 2012 ha presentato un’istanza al Sindaco Doria e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Carla Sibilla per testare i presupposti e mettere a punto una condivisione di intenti. Da qui, è nata una collaborazione e sono stati investiti tempo, forze, risorse per la programmazione di un evento (che è soprattutto un nuovo modo di percepire la cultura all’intesto del contesto urbano) di ampia portata. Per questo da Tursi si è scelto di coinvolgere Arbusti: il collettivo genovese, attivo ormai da qualche anno sul territorio, è servito da spinta per l’Amministrazione e ha fornito istanze per la sperimentazione e nuove modalità di valutazione delle proposte culturali. In pratica, Arbusti svolge la funzione di mappatura del territorio e individua artisti, che entrano a fare parte del gruppo e creano una rete. Arbusti propone all’amministrazione la lista dei soggetti mappati, che si esibiranno in giro per la città.

    «Quello che stiamo portando avanti con Arbusti è un progetto organico: vogliamo far crescere una generazione di artisti scelti “dal basso”, direttamente dal pubblico – commenta Max Morales di Arbusti – Tutto ciò ha soprattutto un risvolto socio-politico: l’offerta culturale è ampia e vogliamo incentivarla. Inoltre, ciò avrebbe ricadute anche sotto il profilo economico e sarebbe di slancio al turismo: si devono coltivare gli artisti cittadini indipendenti, sperare che molti di loro crescano e si affermino qui e oltre i confini cittadini. In questo modo si potrà creare una cultura artistica: facendo un lavoro “interno”, si creerà un sostrato ricco e si potrà puntare in futuro sulle eccellenze locali. Ad esempio, non si dovranno chiamare artisti da fuori per organizzare mostre, concerti, festival. Un processo virtuoso a 360 gradi, ambizioso e difficile: si basa sul nostro lavoro di volontari».

    giardini-di-plastica-urban-street-vandalismo-d5Per quest’anno sono previste novità rispetto alla già fortunata edizione 2013, che aveva raggiunto quota 7 mila presenze. Si parla di aumentare gli spazi (prima solo nel centro storico) e individuare aree strategiche nei vari municipi, in collaborazione coi soggetti locali. Lo scopo è quello di valorizzare la scena creativa locale. Si pensa, pertanto, di spostare parte delle iniziative alla Biblioteca Gallino di Sampierdarena e a Villa Rossi a Sestri Ponente, dove organizzazioni locali (il progetto “Coloriamo Sampierdarena” e altri) si stanno dando da fare e hanno di recente riqualificato gli spazi e dato avvio a progetti culturali interessanti. Cre.Sta arriverà poi anche a Quarto e al Teatro Altrove. Molte location del centro saranno mantenute, con l’esclusione forse del Porto Antico (o perlomeno con qualche differenza di forma rispetto allo scorso anno). Restano i Giardini di Baltimora, ma con importanti novità: lo scorso anno, tre giorni di musica e concerti; quest’anno sarà allestito un palco a maggio e resterà fino a settembre. Con le associazioni (Associazione Giardini di Plastica), il Municipio e il Comune, Cre.Sta porterà qui una serie di eventi e spettacoli diversi, per ridare vita a un luogo prezioso e spesso non annoverato tra gli spazi cittadini da utilizzare a scopi artistici.

    Inoltre, quest’anno l’amministrazione, nonostante il momento difficile per la cultura, proverà a sostenere i soggetti che più si mostreranno in grado di dare voce alla scena indipendente genovese. In questo Tursi fungerà da incubatore e sarà aiutato anche dal nuovo piano settennale 2014-2020, grazie al quale sarà possibile orientare in questo senso fondi POR-Fesr. Racconta Egidio Camponizzi dell’Ufficio Cultura e Città: «Non vogliamo fossilizzarci sulla dimensione locale, tuttavia riteniamo giusto dare voce ai soggetti calati sul territorio e sostenerli».

    Altra novità è quella di provare a estendere la manifestazione anche all’autunno, individuando strutture idonee e ricettive, in cui sono già attivi progetti culturali. «Genova brulica di realtà artistiche interessanti – commenta Max Morales di Arbusti – vorremmo dare modo a molte di loro di esibirsi, trovare spazio, movimentare la città e fare in modo che chi la vive percepisca che c’è sempre qualcosa che si muove. Ad esempio, sapevate che a Genova ci sono oltre 600 gruppi musicali? Se si riuscisse a farli suonare tutti ci sarebbero circa 2 concerti al giorno! Non è vero che in questa città non succede niente, che non c’è fermento: al contrario, Genova può ambire a diventare città culturale a tutti gli effetti, e noi ci impegniamo affinché ciò avvenga».

    Per saperne di più: Cre.Sta edizione 2013

    Grazie a Cre.Sta dal 28 giugno al 3 agosto 2013 a Genova si sono svolti oltre 50 appuntamenti in poco più di un mese, con esibizioni di teatro, danza e musica. Sono stati coinvolti vari soggetti, tra associazioni musicali, compagnie teatrali e di danza. Gli artisti erano oltre 300 e si sono esibiti in diversi spazi del centro storico, da una zona centrale per turismo e movida come il Porto Antico, agli affascinanti caruggi della Maddalena, alla via dei cantautori e della musica per eccellenza, Via del Campo. Proprio al Porto Antico, inoltre, gli eventi di Cre.Sta si sono svolti in apertura alle serate della consueta rassegna estiva Porto Antico EstateSpettacolo.

    Gli eventi si sono svolti nella fascia oraria compresa tra le 18 e le 20.30: scelta che può apparire impopolare, ma che rispondeva a una precisa strategia per movimentare la città in un orario poco sfruttato. Hanno avuto spazio concerti di musica antica, jazz, rock, spettacoli teatrali. Degna di nota l’iniziativa “Su la Cre.Sta”, una tre giorni di festeggiamenti (18-20 luglio) ai Giardini di Baltimora, con musica indipendente a cura di Collettivo Genova Urla, Greenfog e 89bpm / Hi Hat: hanno avuto spazio generi musicali diversi, dall’hip-hop, all’indie, al metal-rock, grazie alla collaborazione di realtà associative del territorio, al Municipio I, all’Associazione Giardini di Plastica. Uno spazio importante, una delle poche aree verdi cittadine: un non-luogo che si trasforma in luogo di aggregazione.

     

    Elettra Antognetti