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  • Tallinn, Estonia: una notte a spasso per la capitale

    Tallinn, Estonia: una notte a spasso per la capitale

    tallin-piazza-vittoria-DIQuell’aria densa e gelida picchiava sulla barba incolta lasciandomi il sapore del salino sulle labbra screpolate dal vento, due gabbiani scortavano la nave ormai avvolta da un tetro grigiore di nubi e nebbia e in lontananza si distingueva una striscia nera di terra, era l’Estonia.

    Un mozzo mi passa accanto e mi osserva curioso, sostavo in una zona della nave non consentita ma il richiamo del mare era troppo forte e avevo scavalcato cancello per accedere nella zona di prua. Ascoltavo la bellissima voce di Gary Brooker dei Procol Harum seguendo il sinuoso ondeggiare della nave avvicendare il mare al cielo e il cielo al mare. Un lembo di terra popolato da cormorani e aironi cenerini emergeva dall’acqua come la lingua sottile di un rettile nascosto sul pelo dell’acqua, il nostro passaggio ne fece volare alcuni, altri si tuffarono scomparendo in mare come aghi sottili. Un peschereccio ci passa a fianco lasciando la sua firma in cielo con il fumo nero della ciminiera, l’equipaggio era teso e impegnato e sembrava partire per una battaglia, li ho osservati allontanarsi fino a sparire dietro la linea dell’orizzonte. Navigare nei mari più freddi del pianeta mi permette di tornare bambino e giocare con la fantasia e immedesimarmi nel mio mito d’infanzia, il capitano Shackleton.

    Ero circondato da iceberg incagliato nella penisola antartica a bordo dell’Endurance stretta nella morsa del ghiaccio. Partiti con l’intenzione di attraversare il polo sud a piedi e fermati da una sorte avversa, i miei uomini attendevano ordini, scendere dalla nave o resistere? Sentivo abbaiare i cani e il legno crepitare quando, bruscamente svegliato da una voce, sono ritornato alla realtà, si trattava solo dello scalpiccio degli stivali di un marinaio che mi ordinava di allontanarmi dalla zona vietata, potevo solo ubbidire.

    La terra era ormai vicina ma ciò che vedevo aveva tutto meno che l’aspetto di un porto, sulla banchina di cemento decine di pescatori apparivano come statuine di un presepe nella nebbia del mattino. L’aria profumava di aghi di pino misto a salsedine e spezie, il mare era freddo solo a guardarlo e la temperatura non superava i cinque gradi, mi sono incamminato per scaldarmi e curiosare li intorno. Decido di prendere una via alternativa e incamminarmi lungo una strada ai cui lati si trovavano case abbandonate e diroccate, automobili d’altri tempi probabilmente ancora in uso e tizi poco raccomandabili che mi guardavano con sospetto. Ho preferito non prendere la macchina fotografica per motivi di sicurezza e sono salito sul primo taxi disponibile in direzione del mio hotel che distava cinque minuti a piedi dal centro di Tallinn.

    Una doccia , una tazza calda di bergamotto e una scatola di cioccolatini per ricaricare le pile e mi sono incamminato. Un manifesto del concerto di Alice Cooper attirava la mia attenzione, com’era invecchiato, il suo viso era tracciato da solchi di vita sregolata e make-up come nei migliori film horror, manteneva però il fascino inossidabile della rock star.
    Il cielo cominciava a raccogliere le nubi più scure e lacrimare fredde gocce di pioggia, tiro su il bavero del cappotto e accendo una Chesterfield, mi trovavo al centro di piazza Vabaduse dove decine di operai montavano il palco per un concerto che sarebbe andato in scena la sera stessa.

    La piazza, originariamente chiamata Piazza della Vittoria durante il periodo di occupazione russa, è stata restaurata nel 2008 quasi a cancellare il ricordo di un passato di occupazione e imposizioni. Passeggiando nei giardini della chiesa di San Giovanni la mia attenzione è stata rapita da due ragazzi con la chitarra acustica che suonavano Stairway to heaven dei Led Zeppelin, osservavo il loro abbigliamento semplice e l’aria di chi inizia a scoprire i grandi della musica.

    I sanpietrini bagnati dalla pioggia donavano un fascino antico alla città vecchia, in alcuni angoli più caratteristici si torna indietro nel tempo, si osservano carrozze e locandieri in costume attirare l’attenzione dei turisti con stuzzichini e battute illustrando il menu del giorno in tutte le lingue… non è stato difficile dire di si ad uno stinco di maiale con patate e una birra bionda.

    La pioggia fece un nuovo tentativo di rovinare la giornata, purtroppo per lei mi sono riparato dentro un negozio di vinili usati passando un’ora a sfogliare album di tutti generi di musica, quando sono uscito, ormai arresa alla mia ostinazione, aveva già lasciato il posto al sole. Musicisti, artisti e saltimbanchi si alternavano nella salita che conduce alla collina della cattedrale, uno in particolare mi affascinava, le sue bolle di sapone lunghe dei metri volavano liberamente come figure eteree per poi esplodere e dissolversi in aria, le cose semplici sono sempre le più belle ed emozionanti.

    Dopo la visita alla cattedrale sono sceso dal colle per ristorarmi al Depeche Mode Baar, uno splendido locale dove ascoltare i pezzi di David Gahan e bere uno dei tanti drink che prendono il nome dalle loro canzoni, ho ordinato un Personal Jesus curiosando tra foto, video e cimeli della band britannica, una vera chicca da non perdere. Il mio amico Massimo si trovava a Tallinn per lavoro, approfittando di questa coincidenza ci siamo dati appuntamento al mercato dei fiori situato dall’antica porta per un aperitivo prima di cenare. Sua moglie è originaria del luogo e lui conosce bene i migliori locali, abbiamo brindato con un bicchiere di vodka e ci siamo incamminati attraverso le piccole viuzze sempre più traboccanti di persone.

    In piazza Raekoja, sede del municipio medioevale, Massimo mi fa conoscere la più antica farmacia d’europa in funzione ininterrottamente dal XV secolo, essa sempre mantiene gli stessi arredamenti composti da piccoli cassettini in legno incastrati nelle splendide credenze intarsiate. La sera cominciava a calare il suo velo e la mano gelida del vento passava ad accendere i primi lampioni come le luci di un presepe, un uomo di strada cerca la sua coperta di lana color ocra adagiandola sulle gambe deformate dalla malattia e dai sedentari giorni passati davanti a quel muro sgretolato.

    Abbiamo atteso l’ora di cena seduti a parlare su una poltrona del pub with no name dedicato agli U2, un’altra dimostrazione di come la cultura musicale allontana Tallinn dall’immagine che la lega al regime sovietico, questo si evince anche dal comportamento dei suoi abitanti e dalla voglia di rinascere presente nell’entusiasmo che sgorga da ogni dove. Nel frattempo, davanti a noi, sgorgava vodka, il locale era colmo di tifosi che seguivano la nazionale di basket impegnata con la Grecia, alla sesta vodka il match era concluso con la vittoria dell’Estonia, un’orda di vichinghi ubriachi mi ha offerto il settimo bicchiere e mi trascina in piazza a festeggiare, siamo sgattaiolati nel primo vicolo allontanandoci senza farci notare, forse erano più ubriachi di noi.

    Ci siamo rifugiati da Vapiano, la nota catena di ristoranti italiani presenti in tutta Europa ma non in Italia e abbiamo ordinato fusilli gorgonzola e noci ridendo come bambini ancora brilli dei bicchieri di troppo. Ci siamo fatti largo attraverso la movida, gruppi di ragazzi avanzavano come bufali infuriati noncuranti di ciò che si trovava sul loro percorso, una ragazza dai capelli rossi camminava scalza con la camicetta di jeans leggermente aperta, alcuni uomini la osservavano passare con lo sguardo delle iene affamate, quando salì sul taxi, il branco si era già sciolto.

    Conclusa la serata in un piano bar degno di un quadro di Edward Hopper, ho salutato Massimo e sono tornato in albergo a piedi, la mattina seguente dovevo alzarmi presto per tornare ad Helsinki, la nave salpava alle otto e non avevo ancora riposato. La strada bagnata si disperdeva come un quadro a tempera ancora fresco, un uomo dormiva alla fermata del bus coperto da una giacca scolorita poggiando la testa su una vecchia valigia. Frugando nelle tasche tirai fuori una barretta di cioccolato al latte, mi sono chinato per posarla al suo fianco quando si volse verso di me aprendo un occhio guardandomi, lo chiuse subito e pensò fosse un sogno.

     

    Diego Arbore

  • Giardini Luzzati: due anni dalla nuova gestione, bilancio e progetti futuri

    Giardini Luzzati: due anni dalla nuova gestione, bilancio e progetti futuri

    giardini-luzzati-san-donato-centro-storicoNel corso degli ultimi due anni i Giardini Luzzati, a ridosso di Piazza delle Erbe nel cuore del centro storico, sono stati interessati da un processo di cambiamento radicale che li ha trasformati da luogo poco sfruttato, a centro della movida consapevole e spazio baby-friendly per le famiglie.
    La svolta arriva nel gennaio 2012 con il cambio della guardia nella gestione degli spazi: l’Associazione Il Ce.Sto, attiva da 30 anni nel giardini-luzzaticentro storico, subentra con attività di volontariato nell’ambito dei servizi socio-educativi.
    Per poter gestire il luogo, il Ce.Sto ha fondato Giardini Luzzati Nuova Associazione, gruppo composto da artisti e volontari che lavorano per dare un servizio alla comunità con diversi approcci, sociale, interculturale, artistico.

    «La piazza era sottoutilizzata, un non-luogo, sconosciuto anche dagli abitanti, privo di punti di interesse veri e propri, quindi zona frequentata nelle ore notturne e poi dimenticata durante la giornata», commenta Marco Montoli presidente de Il Ce.Sto. «Abbiamo voluto sfruttare le sue potenzialità sotto il profilo sociale, artistico, multiculturale, nel rispetto del territorio e delle esigenze di famiglie e bambini. Il nostro interesse era quello di offrire alternative e dare a tutti una motivazione per venire qui in qualunque ora. In particolare, ci siamo concentrati sull’animazione per i bambini e abbiamo voluto dotare gli spazi di attrezzature per il divertimento e per la sicurezza dei più piccoli. Adesso speriamo che con l’apertura imminente della scuola di Piazza delle Erbe questo spazio riesca a diventare una vera “Piazza dei bambini”, naturale continuazione della struttura scolastica vera e propria».

    Oggi i Giardini presentano un’offerta variegata in tutti i momenti della giornata e si rivolgono a diverse fasce di utenti. La mattina e il pomeriggio una programmazione dedicata perlopiù ai bambini e alle loro famiglie; alla sera, musica live e eventi vari, per offrire un’alternativa alla movida sregolata e arginare i fenomeni di microcriminalità e spaccio. Inoltre, una serie di iniziative importanti si sono svolte nel corso di questi anni: solo per citarne alcune, Giardini in Fiera, il mercatino vintage, il raduno di auto d’epoca, Cicloriparo (in collaborazione con il CIV e con gli operatori dei Giardini di Plastica), iniziative legate alla mobilità sostenibile, laboratori di falegnameria (dai quali sono nati gli attuali arredi della piazza) e incontri con ostetriche una volta a settimana per preparare i futuri genitori al momento della nascita. Sono state ospitate qui nel corso di questi due anni oltre 100 associazioni, che hanno potuto fruire degli spazi a disposizione; si sono svolti oltre 300 concerti; ha preso vita di recente la collaborazione con il Teatro della Tosse, che la scorsa estate ha deciso di organizzare proprio ai Luzzati lo spettacolo “Mille e una notte”.

    In più, anche un occhio attento verso il fenomeno della movida, che di recente è tornata a far discutere. L’intenzione è quella di creare un’alternativa alla movida sfrenata, per fare spazio a un divertimento consapevole. «Qui i giovani -continua Montoli- trovano uno spazio alternativo per l’aggregazione, di cui spesso la nostra città è carente: oltre ai concerti, eventi sociali e momenti di scambio culturale: dopo una serie di iniziative a tema (dedicate a vari Paesi, dal sud America al Giappone) a breve partirà un corso di dialetto genovese. Gli eventi serali sono anche un modo per finanziare le altre attività, che il più delle volte sono gratuite. Il nostro scopo era ridare vita alla zona e restituire lo spazio al quartiere: viceversa, senza presidi sul territorio si generano fenomeni di divertimento sregolato e passa il messaggio che il centro storico sia “terra di nessuno”».

    Le associazioni lavorano in modo indipendente e a costo zero: nessuna sovvenzione dalle tasche né di Tursi, né di altri enti. Il Comune ha agevolato la progettazione, condiviso gli intenti e sostenuto fin dall’inizio le associazioni, ma è un momento difficile per reperire finanziamenti. Tuttavia, i Giardini Luzzati sembra riescano ad andare avanti ugualmente bene, pur con costi di gestione e manutenzione tutti a loro carico, perlopiù finanziati con i fondi provenienti dal bar, anch’esso gestito da soci volontari.

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    Inoltre, a ridosso della piazza, sono stati scoperti anni fa reperti archeologici: un anfiteatro di epoca romana è emerso durante i lavori per la costruzione di un parcheggio. Adesso le associazioni vogliono aprire gli spazi a tutti e usufruirne magari in collaborazione con il Teatro della Tosse e altre realtà, per offrire momenti di intrattenimento e spettacoli teatrali. Si parla di una possibile apertura già entro la prossima estate.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Centro storico: corteo di Associazioni e Comitati contro il degrado

    Centro storico: corteo di Associazioni e Comitati contro il degrado

    Via San Lorenzo, GenovaQuali sono i “mali” del centro storico genovese? Nonostante la ventennale operazione di riqualificazione di Piazza delle Erbe, Sarzano, Sant’Agostino, San Bernardo e limitrofe, e mentre sono in corso vari progetti per il recupero di Pré e della Maddalena, un gruppo di abitanti del centro storico lamenta il fatto che, nonostante le misure intraprese, le problematiche siano rimaste le stesse del passato, e che anzi in molti casi si siano aggravate col passare del tempo. Solito “mugugno” o situazione reale? Le opinioni centro-storico-vicoli-piazza-delle-erbe-d2sono certo contrastanti, ma di fatto il disagio vissuto dai cittadini li ha spinti a prendere l’iniziativa: è prevista per domani martedì 12 novembre, la manifestazione organizzata dalle Assemblee dei Cittadini e dalla FACCS – Federazione Associazioni Comitati Centro Storico (Ass. Centro Storico Est, Osservatorio Prè-Gramsci, Assoutenti, Ass. Naz. Centri Storici ed Artistici) per protestare contro il degrado del centro storico. Si parte da Piazza Caricamento, con appuntamento per le 17.30 davanti al Galeone, e si attraverserà tutto il centro storico, nelle sue arterie principali e più critiche: Sottoripa e Portici Turati (bombardati di attenzione mediatica e istituzionale, a causa delle recenti proteste contro il mercatino abusivo, prima smantellato, poi ricomparso); Canneto il Curto, San Luca e Maddalena. Il corteo si concluderà a Tursi, dove i rappresentanti delle Associazioni hanno in programma un incontro con gli Amministratori per discutere dei temi salienti.

    Cosa chiedono i manifestanti? Sfilano nel centro storico per chiedere (“esigere”, come si legge nel programma) il rispetto della legalità, “strumento né di destra, né di sinistra, ma difesa dei più deboli contro i più forti”, e maggior ordine. Dicono no alle risse, diventate da anni sempre più frequenti per le strade del centro, e ai mercatini illegali e al commercio abusivo, polo di attrazione della malavita “che ci rendono la vita impossibile”. Quest’ultimo punto, in particolare, riprende la questione attuale posta da Confcommercio, che ha organizzato proprio per oggi, 11 novembre 2013, la Giornata di mobilitazione nazionale sul tema “Legalità, mi piace”, allo scopo di  analizzare le conseguenze sull’economia reale di fenomeni illegali e concorrenza sleale che alterano il mercato e alimentano l’economia sommersa. Proprio l’11 novembre alle ore 10, a Palazzo della Borsa di Via XX Settembre, i Giovani Imprenditori di Ascom Genova presentano la manifestazione a livello locale, dopo la diretta streaming da Roma. Il tema a Genova è molto popolare, una vera piaga sociale dei giorni nostri, che sottrae circa 11.000 posti di lavoro, fa aumentare le tasse, blocca i consumi.

    La manifestazione di domani delle Associazioni del centro storico, inoltre, non risparmia nemmeno la “movida” giovanile (indicata come “malamovida”, qui il documento oggetto dell’interrogazione comunale): non accanimento indiscriminato, dicono, ma denuncia del divertimento senza regole, che priva del “diritto alla salute-riposo notturno i residenti, divenuta ormai solitudine, ubriacatura sopratutto di minori, coagulo di reati predatori, danneggiamenti e droga”. Tra i temi caldi, anche quello dell’ormai imminente Expo di Milano 2015: si vuole rompere la separazione Genova-Milano e favorire l’afflusso di visitatori dal capoluogo lombardo a quello ligure, nella speranza di incrementare i visitatori (stimati oltre 1 milione annui). Questo, soprattutto in considerazione della firma nel febbraio 2013 di un patto di collaborazione tra Regione Lombardia e Regione Liguria (con programma pluriennale di progetti e attività di interscambio tra le due città), e della recente proposta di creare un nuovo treno di lusso ad alta velocità che permetta di viaggiare da Genova a Milano in un’ora, sette giorni su sette, con rincaro del prezzo del biglietto e limitatamente al periodo dell’Expo. E ancora, la diffusione e fruibilità della rete wi-fi, il ripristino della pavimentazione in Via Luccoli e Via Garibaldi, in cui visitatori, commercianti e residenti da anni vivono il problema dei cantieri aperti, con i conseguenti disagi.

    Ma non solo proteste in negativo: anche varie proposte “positive” per la rinascita del centro, con l’incremento dei percorsi culturali alla scoperta dei tesori artistici, dei mercatini di specialità liguri e non, la creazione di un portale multimediale, con incentivi alle realtà che si occupano di cultura, sport, spettacolo, arte. Tema tirato in ballo, anche quello dei parcheggi: pochi in centro quelli per i residenti (emblematico il caso di Piazza Sarzano, che già in vista dell’inaugurazione del mercato rionale aveva suscitato perplessità).

    Abbandono, immobilismo, noncuranza, mancanza di progettualità: queste le colpe che le associazioni imputano all’attuale Giunta Comunale, e proprio di questo chiederanno risposta ai diretti interessanti, al termine del corteo. “Specifici incontri sono stati richiesti con Prefetto e Questore per ottenere un presidio anche notturno del territorio, maggiore efficacia e continuità agli interventi in atto”, dicono i rappresentanti, lamentando la latitanza dell’Amministrazione e auspicando che domani sarà inevitabile trovare ascolto.

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Centro storico, legalità e diritti: federazione associazioni e comitati

    Centro storico, legalità e diritti: federazione associazioni e comitati

    vigne-centro-storico-vicoliUn soggetto unico pronto ad instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni per il rilancio del centro storico. È il senso dell’iniziativa messa in atto da associazioni e comitati – tra le quali Associazione Centro Storico Est (Assest), Associazione L.Robotti S.Torpete, Massoero 2000, Osservatorio Prè-Gramsci, Assoutenti – riunitesi in una federazione aperta all’adesione di altre realtà del territorio. «Pensiamo che il centro storico, indipendentemente dalle singole specificità di ogni zona, sia accomunato da un problema generale – spiega Giancarlo Bertini di Assest – quello di non avere un piano complessivo per rilanciarlo». Insomma, è assente qualunque progetto, soprattutto a lungo termine. «Al contrario, si agisce solo con interventi estemporanei per risolvere le emergenze del momento – continua Bertini – così è nata l’idea di una federazione che raggruppi le varie realtà associative. Il gruppo è aperto a nuove adesioni, infatti, invitiamo i comitati della Maddalena e di altri quartieri ad unirsi a noi».

    La federazione, secondo i promotori, permetterà loro di confrontarsi con l’amministrazione presentandosi quale unico interlocutore, in modo tale da “pesare” di più nel dibattito pubblico sul futuro del centro storico. «Siamo convinti che alcune scelte siano dettate da interessi di lobby– sottolinea Bertini – le piccole associazioni contro queste importanti influenze possono fare ben poco. Così, forse, avremo maggiore voce in capitolo». Proponendo delle soluzioni per immaginare un centro storico vivibile, pulito e sicuro, che torni a dare lustro alla città. L’aspetto fondamentale è coniugare il diritto a sicurezza e vivibilità dei residenti con l’attenzione ai soggetti più deboli (dai senza dimora agli stranieri irregolari, ecc.), agendo sempre in una cornice di legalità e diritti per tutti.

    Nel documento stilato dalla neonata associazione sono numerosi gli spunti. «A proposito di bellezza occorre intervenire sul degrado. Riparare la pavimentazione ripristinando il selciato originale senza l’asfalto è possibile. Molte di tali brutture sono la conseguenza di lavori sulle infrastrutture. Il Comune si decida a risalire alle responsabilità, obbligando le imprese al ripristino». Per migliorare l’igiene, invece, serve una migliore organizzazione della gestione dei rifiuti che preveda il coinvolgimento attivo della comunità. «La raccolta differenziata porta a porta appare l’unico sistema efficace in grado di raggiungere in poco tempo su larga scala percentuali oltre il 70%».
    Le piazze devono essere liberate dalle automobili e utilizzate per attività culturali, ricreative, concerti e come punto di partenza delle visite guidate. In questo senso il patrimonio culturale storico-artistico rappresenta il volano principale. «È necessario favorire il turismo di qualità con la realizzazione di percorsi coadiuvati da supporto logistico, dall’estensione del wi-fi, da un rapporto diverso con i crocieristi che sbarcano a Genova. Occorre coinvolgere le numerose realtà del quartiere, pensiamo agli eventi di musica classica di Don Farinella, ai Mercoledì del Castello sulla storia di Genova, alla scuola di danza orientale, alla scuola di Cinema e recitazione, alla musica d’autore, alle manifestazioni organizzate alla Commenda di Prè dall’associazione amici dell’Oratorio, al progetto del museo della Stampa, ecc. Le piazze vanno frequentate e non solo transitate, così gli spazi deserti di piazza Caricamento possono divenire un ponte tra Expo e carruggi».

    Non poteva mancare un richiamo al diritto al riposo notturno, una delle maggiori criticità per i residenti. «A notte inoltrata le misurazioni del rumore nelle case (con finestre chiuse) effettuate negli ultimi due anni dall’apposito nucleo dei vigili urbani nelle zone interessate dalla movida ed elaborate di concerto con l’Università, raccontano una storia di superamento, e di molto, della soglia di interruzione del sonno (60dBA), dalle ore 23 alle 5 di mattina: una violazione della legge e del diritto primario all’integrità psicofisica. Saniamo l’emergenza: rinnoviamo la richiesta di chiusura al sabato alle ore 1,30, gli altri giorni alle ore 0,30, contestualmente alla presenza di vigili in funzione preventiva».
    Infine, a proposito di dialogo e condivisione «Bisogna estendere a tutto il centro storico i punti presenti nel Patto per Prè, del quale ribadiamo l’alto valore civile ed auspichiamo una piena e completa attuazione da parte della Giunta comunale. I contenuti richiamano al rispetto delle regole del vivere insieme come condizione della convivenza libera dall’assillo della paura. Rispetto della legalità e attenzione ai più deboli devono marciare di pari passo, senza sovrapporsi ai diritti dei cittadini residenti».
    La federazione invita l’amministrazione ad «Indire nuovi bandi per l’assegnazione dei locali comunali, senza preclusione per attività di somministrazione e ristorazione, purché sia salvaguardata la qualità degli esercizi commerciali di nuova apertura nell’area di Prè, ricercando il rispetto degli aspetti storico, architettonici e paesaggistici. Inoltre, si proceda con l’assegnazione degli alloggi comunali attualmente sfitti».

     

    Matteo Quadrone

  • Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    incontro-pubblico-contestazioneSi è svolta ieri pomeriggio (sabato 8 giugno) l’assemblea degli stati generali della giunta Doria, un’occasione che, almeno formalmente, sarebbe servita non solo a festeggiare il primo anno di insediamento, ma soprattutto a raccogliere appunti, ascoltare critiche e problematiche sollevate dai cittadini. Ma la giornata di ieri al Teatro della Tosse si è rivelata per il sindaco Doria un banco di prova più difficile del previsto.

    Durante i primi venti minuti tutto è filato in linea con il copione immaginato dagli organizzatori: un susseguirsi di interventi, più o meno tutti uguali, in cui diverse personalità e soggetti cittadini chiedevano a Doria maggiore chiarezza su alcuni punti ritenuti cruciali per la città: in primis l’annosa questione della “movida” del centro storico, considerata una condanna per gli abitanti della zona limitrofa alle Erbe. Qualcuno, inascoltato, ha provato a riconoscere il fatto che il baccano dei giovani è inversamente proporzionale al tasso di criminalità e di spaccio che certe zone del centro storico devono vivere quotidianamente. Ma dopo il quarto intervento in cui il problema movida catalizzava gli argomenti, lo scenario è cambiato improvvisamente: gli occupanti del laboratorio sociale Buridda, da qualche mese sotto reale minaccia di sgombero coatto, alcune famiglie con in una mano l’ordinanza di sfratto esecutivo e nell’altra i figli, accompagnate dallo Sportello per il diritto alla casa, i lavoratori precari di Amiu Bonifiche  hanno tentato di prendere parola, cercando di portare l’attenzione del Sindaco e della platea su problemi di calibro ben differente rispetto alla gioventù che il venerdì sera beve qualche bicchiere di troppo nei caruggi genovesi.

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    Dopo qualche minuto di parapiglia sul palco, i contestatori sono riusciti a esprimere quattro punti sui quali il sindaco è stato invitato a prendere posizione pubblica con altrettanta chiarezza: terzo valico, politiche abitative, spazi sociali autogestiti, precariato della pubblica amministrazione.

    «Se si danno certi modi di prendere la parola, che esulano dalle regole democratiche – ha premesso il Sindaco sottolineando l’irruenza delle manifestazioni di dissenso – posso decidere di rispondere, come di ignorarvi». Doria ha risposto alle critiche cercando di illustrare le difficoltà a procedere della macchina comunale per la mancanza di risorse, ma le considerazioni in merito ai contenuti non hanno placato l’ira dei contestatori: «Il terzo valico è una linea ferroviaria che collegherà il mare alla pianura padana, è utile e si farà – ha confermato il sindaco – per quanto riguarda gli spazi sociali autogestiti, siamo in continuità con la giunta precedente, c’è una trattativa che andrà a termine (leggi approfondimento, ndr) e stiamo pagando i lavori di ristrutturazione dello Zapata (su questo punto è arrivata la smentita di alcuni dei presenti in sala, ndr) e venderemo l’ex facoltà di Economia, dove ora c’è il Laboratorio Buridda, trasferendo le sue attività al Mercato del pesce, per ricavarne entrate sufficienti a risolvere le problematiche abitative

    Ad oggi le aste pubbliche per la vendita dell’ex Facoltà di Economia in via Bertani sono andate tutte deserte (il prezzo di vendita di partenza nel novembre 2011 era di 7,8 milioni), sicuramente l’eventuale vendita porterebbe indotto da reinvestire, ma vendere l’immobile a cifre di mercato non è affatto facile. Sulla questione dell’emergenza abitativa, i contestatori hanno puntato il dito contro «le 44mila case sfitte di proprietà del Comune, case che vengono murate per evitare che qualcuno le abiti abusivamente o case in condizioni talmente fatiscenti da non poter essere utilizzate». Lo sportello per il diritto alla casa nel frattempo, che stima più di 400 ordinanze di sfratti e sgomberi per il 2013, chiede fermamente una moratoria fino a data da destinarsi e si dichiara pronto a porre resistenza contro ogni sfratto esecutivo e ad occupare le case per tutti coloro che non possono permettersi un affitto e che, al contempo, risultano non idonei nelle graduatorie per gli alloggi popolari.

     

    Chiara Guatelli

    [foto dell’autore]

  • S.Maria di Castello: una zona del centro storico da riqualificare

    S.Maria di Castello: una zona del centro storico da riqualificare

    Un’assemblea aperta a tutta la cittadinanza per discutere con gli amministratori pubblici le problematiche più sentite dagli abitanti, in particolare di quella porzione più antica del centro storico genovese, la collina del Castello. L’iniziativa, organizzata dall’Assest Associazione Centro Storico Est, in collaborazione con la parrocchia di San Torpete e l’Associazione Ludovica Robotti, si è svolta il 19 dicembre scorso presso la chiesa di Santa Maria di Castello e ha visto la partecipazione del Vicesindaco, Stefano Bernini e dell’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini.

    «È stato un incontro preliminare, tra qualche mese ci confronteremo nuovamente – spiega il presidente di Assest, Giancarlo Bertini – la nuova amministrazione comunale per la prima volta ha incontrato i cittadini. L’impressione è positiva perché hanno ascoltato le nostre istanze».

    Al centro della discussione alcuni aspetti negativi, quali il degrado del territorio e la diffusione del commercio abusivo, precise richieste, come la tutela del diritto al riposo notturno e una maggiore presenza di vigili urbani e forze dell’ordine, ma anche concrete proposte, in primis il rilancio del turismo e l’inserimento della zona nei percorsi culturali della città.

    «L’assenza di legalità, purtroppo, non si manifesta solo con frequenti episodi di microcriminalità (piccolo spaccio, reati predatori, ecc.) – continua Bertini – In questo senso il “mercatino” di via Turati, che attualmente continua ad operare a pieno regime, è l’emblema di una parte della città che va assumendo i contorni di zona franca». Per questo, oltre a una maggiore presenza della polizia municipale «Sarebbe utile avere un ufficio dei vigili urbani nel quartiere», aggiunge Bertini.

    Tra le criticità l’ormai famosa movida è sempre ai primi posti «Purtroppo alcuni locali non rispettano la dignità delle persone che vivono nei dintorni – sottolinea Bertini – E poi, dopo la chiusura di bar e circoli, spesso e volentieri, gli schiamazzi continuano per le strade».

    Inoltre, i residenti del centro storico hanno evidenziato l’impoverimento del quartiere «Il simbolo sono le serrande abbassate – spiega il presidente – Numerosi esercizi commerciali hanno già chiuso e altri si apprestano a farlo. Andando avanti di questo passo i caruggi diventeranno deserti di giorno, per rianimarsi solo durante le ore notturne».

    Assest e molti residenti, invece, sono convinti che questa porzione del centro storico possegga tutte le carte in regola per un rilancio basato sul turismo. «Noi abbiamo sempre espresso il desiderio che il patrimonio storico-artistico di questa parte del centro storico venga incluso nei percorsi turistico-culturali – continua Bertini – Quindi non solo Via Garibaldi, via San Lorenzo e Porto antico ma anche la zona di Santa Maria di Castello, Porta Soprana, la casa di Mameli, ecc., sono risorse da valorizzare a dovere».

    D’altra parte l’associazione non sta con le mani in mano e anzi, da lungo tempo, cerca di sviluppare attività di promozione culturale «Da ormai 7 anni presso Santa Maria di Castello organizziamo i “Mercoledì del Castello” – aggiunge il presidente di Assest – e regolarmente una cinquantina di persone partecipa agli incontri».

    «Abbiamo trovato disponibilità da parte degli amministratori pubblici – conclude Bertini – speriamo non sia solo di facciata, ma staremo a vedere. Le cose non possono cambiare radicalmente, nel giro di un paio di mesi, sono processi lunghi, però, l’importante è aver avviato un dialogo».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Capodanno 2013: eventi, concerti e spettacoli a Genova e provincia

    Capodanno 2013: eventi, concerti e spettacoli a Genova e provincia

    Veduta notturna del Centro Storico di GenovaCome passare la notte di Capodanno? A Genova tantissimi appuntamenti fra cenoni, concerti e molto altro.

    Ecco qualche idea dalla nostra agenda eventi.

    A Palazzo Ducale apertura straordinaria delle mostre di Joan Mirò e del fotografo Steve Mc Curry: a seguire, spettacolo di cabaret e musica con Fabrizio Casalino.

    Teatri aperti con la Masque di Capodanno al Teatro della Tosse, il brindisi con la compagnia del Suq dopo Oliver Twist (Teatro Duse), con la Baistrocchi al Politeama e con la Kitchen Company dopo la replica di Rumori fuori scena (Teatro della Gioventù).

    Per chi ama la musica, dj set all’aperto al Porto Antico e in piazza Dante, mentre nell’ex chiesa di Sant’Agostino un parterre di artisti nella serata dal titolo Closer Archetipe. In programma anche una serata swing a La Claque, concerto jazz al Count Basie e il live dei Tuamadre ai Giardini Luzzati, mentre per gli amanti della disco, il Why Club organiza un cenone e il dj set, mentre il Tao Sushi e Disco offre quattro differenti proposte per ogni esigenza di portafoglio.

    Per gli sportivi, apertura straordinaria del luna park in piazzale Kennedy e della pista di pattinaggio al Porto Antico.

    Infine qualche idea per il cenone: nel centro storico aprono il Circolo Arci Belleville (30 € a persona), il Nouvelle Vague e il ristorante La Meridiana (48 € a persona). A Voltri ricco menu al ristorante La Voglia Matta (65 € a persona).

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Centro storico, ostruzionismo e degrado: si ferma la musica in Via Pré

    Centro storico, ostruzionismo e degrado: si ferma la musica in Via Pré

    Via BalbiQuesta volta vince il mugugno genovese… Il progetto P.U.M.A. chiude per problemi di convivenza con i condomini di Vico Pace nel cuore del sestiere di Pré. Dopo più di due anni di presidio sul territorio, una valida realtà associativa che opera a pochi passi da Via Pré, in Vico San Cristoforo, è costretta a cedere di fronte alle difficoltà incontrate nello svolgere la propria attività. L’ostruzionismo messo in atto da alcuni abitanti degli stabili adiacenti ha infatti reso impossibile, per l’associazione, portare avanti l’attività nei termini in cui era stata originariamente concepita.

    P.U.M.A. (Presidio Urbano Musiche Attuali) è un progetto nato nel gennaio 2010 ad opera di volontari provenienti da una precedente esperienza associativa in ambito musicale (il gruppo informale poi costituitosi in associazione culturale “VoLùmia”), e messo in pratica tramite la partecipazione ad un bando per l’assegnazione dei locali – di proprietà del Comune – siti in Vico San Cristoforo; dopo la vittoria del bando, gli associati hanno speso tempo ed energie nei lavori di allestimento dei locali per renderli adatti all’attività musicale: da allora ad oggi, P.U.M.A. ha messo a disposizione della collettività una sala prove con relativa strumentazione, ha organizzato eventi live, ha promosso la cultura musicale cittadina sia negli spazi assegnati dal bando sia presso diversi locali genovesi, fungendo da luogo di aggregazione e ponendosi come obiettivo primario quella riqualificazione del territorio che, partita da Piazza delle Erbe, ha lentamente coinvolto varie zone della Maddalena, non arrivando ancora, però, alla zona di Via Pré, dove P.U.M.A. si configura quindi come avamposto: «Attraverso P.U.M.A. offriamo le nostre capacità ed energie maturate sul campo in anni di eventi live, per poter venire incontro ad altri musicisti conoscendo già le loro esigenze, orientandoci al mondo della produzione e fruizione artistica e culturale» ci diceva il presidente Renato Campanini nella nostra intervista di giugno scorso all’associazione in piena attività.

    A distanza di qualche mese, le cose non sono andate come sperato: non è bastato il fatto che – grazie alla presenza di P.U.M.A. sul territorio – siano venute meno situazioni di profondo degrado a rendere sopportabili, per alcuni condomini, le due ore serali di prove musicali. E il climax di questa situazione di insofferenza è stato raggiunto il 15 novembre, quando tali vicini hanno sollecitato l’intervento della polizia municipale per eseguire i rilievi fonometrici. Abbiamo ricostruito l’accaduto con Renato Campanini, presidente dell’associazione.

    In breve, cosa è successo la sera del 15 novembre?

    «Giovedì 15 novembre è venuto a suonare un gruppo, mai visto e conosciuto, che diceva di aver trovato la nostra sala su internet. Strano: in una città dove tutti si conoscono, specialmente musicisti, non era ancora capitato che un gruppo non fosse venuto per passaparola. Comunque lunedì 12 mi prenotano la sala per giovedì 15 dalle 21 alle 23. Il giovedì è sempre stato libero, quindi concordo le prove nella speranza che vengano come gruppo fisso (visto che dobbiamo ancora rientrare dei costi). Giovedì mi chiamano 10-15 minuti prima delle prove per avere conferma, rimango lusingato dalla serietà con la quale si sono preoccupati, fino alle 21 ho il turno al lavoro, quindi faccio aprire la sala un mio socio che abita in via Balbi. Al momento siamo a conoscenza delle prove io, il gruppo, e il mio socio. Verso le 21:30-21:40 mi avverte il mio socio che il gruppo sta suonando a dei volumi imbarazzanti, al che mi reco al più presto per farli abbassare o smettere. Arrivo lì per le 22 e, mentre faccio per aprire la porta e dirgli di abbassarsi, giunge la polizia municipale dicendo che ha fatto i rilievi (prima alle 20:30 circa e poi durante le prove) e che ovviamente stiamo sforando i limiti di legge.
    La responsabilità in questi casi è del Presidente, quindi mi viene presentato un verbale con 1032 euro di ammenda. Mi viene fatto presente che altre volte i tecnici erano venuti ad effettuare i rilevamenti ma non avendo riscontrato alcuna attività rumorosa non avevano redatto alcun verbale. Mi viene inoltre comunicato che il lunedì è stata chiamata la municipale perché c’erano informazioni circa delle prove che si sarebbero svolte il giovedì stesso dalle 21 in poi. Il gruppo, senza che dovesse saper niente di quanto stava avvenendo nel frattempo, smette di suonare molto prima dell’orario concordato (non mi era mai successo), appena la municipale va via. Lascio al lettore le deduzioni che impone la logica».

    La municipale è stata chiamata dai condomini: come funziona l’attività di rilevazione dei volumi? È qualcosa che loro fanno normalmente e spesso? O solamente se vengono chiamati?

    «Il cittadino può richiedere un rilievo fonometrico per la verifica del rispetto dei limiti di rumore della Classificazione Acustica. Il procedimento si attiva inviando una segnalazione. Le misurazioni si effettuano all’interno delle abitazioni, quindi occorre potersi accordare con i vigili per il sopralluogo, il disturbo si rileva dove la gente vive o lavora. Il rilievo avviene in due momenti distinti, quello durante il quale viene misurato il livello di fondo, con il rumore “naturale” dello stabile in questione, e quello effettuato durante l’attività rumorosa; attraverso un calcolo si ottengono i valori differenziali che indicano “quanto” l’attività rumorosa influisca sul luogo preso in esame, questi valori devo rientrare all’interno di specifiche previste dalla legge».

    In linea di massima cosa richiedeva il bando?

    «Il bando richiedeva l’attuazione di attività ed iniziative finalizzate all’aggregazione sociale del territorio contribuendo al risanamento sociale, alla frequentazione ed alla rivitalizzazione della zona; le attività proposte dovevano coprire almeno 4 giornate nella settimana».

    Frame dal Live Studio con Volumi CriminaliFrame dal Live Studio con Volumi Criminali

     

     

     

     

     

     

     

    Il municipio ovviamente sapeva che ci avreste suonato. In quest’ottica, non ha mai preso contatti coi condomini per avvisare o fare presente che vi si sarebbero tenute delle prove?

    «Quando ci siamo inseriti noi (giunta Vincenzi, n.d.r.) i condomini semplicemente non c’erano ancora, se non all’ultimo piano: si tratta di un condominio dell’A.R.T.E. e l’assegnazione degli alloggi è stata effettuata gradualmente tramite dei bandi. Appena arrivati abbiamo fatto un giro per informare gli esercenti e gli abitanti di zona sulle attività che avremmo svolto».

    Quanti giorni e a quali ore suonavate? Com’era la zona quando vi siete insediati e com’è adesso?

    «A pieno regime la sala svolgeva attività musicale per 3-4 giorni a settimana per 2 ore al giorno, di norma le attività terminavano al massimo entro le 10-11 di sera. Appena arrivati la zona si presentava chiaramente degradata: venivano trovate regolarmente feci (soprattutto umane), siringhe, vomito, cocci di vetro, stagnole usate per assumere il crack e così via: lo spaccio e il consumo di eroina e altre droghe pesanti avveniva a qualunque ora del giorno, oltre che di notte capitava più frequentemente durante l’orario della pausa pranzo. Il “pattuglione” composto da forze dell’ordine e militari che gira periodicamente dovrebbe garantire una sicurezza molto più alta del risultato che ottiene: lo spaccio e il degrado in Via Pré non è cambiato di una virgola, in compenso il tipico gestore straniero di minimarket è terrorizzato da quello che potrebbe capitargli se venisse colto a vendere una birra in una bottiglia di vetro dopo le 8 di sera. La sicurezza è un’illusione: ho visto più volte coi miei occhi chiedere i documenti a turisti col trolley a distanza di 20 metri da chi, con una stretta di mano, scambiava banconote con una pallina di cellophane. Grazie all’azione di presidio ultimamente abbiamo trovato solo un po’ di sporcizia e lo spaccio (limitatamente a vico san Cristoforo) è notevolmente diminuito, la situazione è ancora mediocre ma rispetto all’inizio la differenza è notevole».

    Locandina VolumiaQualche residente ha mai manifestato interesse verso quello che facevate, venendo a vedere, a chiedere?

    «Praticamente all’inizio tutti erano curiosi, alcuni ci hanno aiutato materialmente più volte (capitava magari di pulire insieme con la candeggina il sangue per terra o di fare piccoli lavori di manutenzione), altri ragazzi hanno partecipato e partecipano alle attività. Per fare un esempio: quando qualcuno passa dal vicolo ci si saluta e quando siamo noi a passare sono gli esercenti a salutarci: sembra un dettaglio ma in una città di mugugnoni come Genova è un gran bel risultato».

    Un focus sulla difficoltà di convivenza con gli abitanti della zona e dello stabile cui è pertinente il locale: quali difficoltà si sono palesate e come sono state gestite, qual è stato l’atteggiamento dei vicini nei vostri confronti per tutto questo periodo?            

    «Siamo stati subito accolti molto ben volentieri da tutti (a parte un personaggio un po’ particolare che aveva partecipato al bando per l’assegnazione ed era stato scartato in quanto non aveva i requisiti, ma si tratta di un episodio ridicolo): il vicinato, gli esercenti e la comunità intorno tutt’ora ci sostengono. Il rapporto coi condomini di Vico Pace 10 si è progressivamente degradato; dapprima tollerando a mala pena la nostra presenza, poi impedendoci attivamente di svolgere le attività: dispetti, biglietti, messaggi, scenate, gavettoni, interruzione di corrente (che ci ha causato diversi danni alla strumentazione) e così via. Il nostro comportamento è sempre stato orientato verso la disponibilità, venendo incontro alle esigenze di tutti: abbiamo fornito a tutti i nostri contatti, modificato gli orari, implementato l’insonorizzazione etc. L’atteggiamento dall’altra parte è stato di totale chiusura, una frase che mi è stata detta al telefono con uno di questi condomini, e che mi ricorderò sempre, è “io con te non ci parlo”, come se non avessimo lo stesso loro diritto di stare lì. Per fortuna questo comportamento è tenuto solo dai condomini, gli altri abitanti e vicini ci sostengono anche e non solo perché hanno visto il miglioramento progressivo della situazione in strada».

     

    IL COMMENTO DEL MUNICIPIO CENTRO EST

    Riguardo all’insostenibile rapporto con i condomini abbiamo interrogato anche il presidente di Municipio Simone Leoncini, il quale si rammarica del ritardo con cui è stato contattato dall’associazione: «Loro hanno vinto il bando con l’amministrazione precedente. La giunta è insediata da giugno, ma purtroppo io sono stato contattato dai componenti dell’associazione soltanto dopo la multa, quando ormai la situazione coi vicini era, a detta loro, irreparabile. Forse il loro errore è stato questo. Se ci avessero chiamati prima, avremmo potuto organizzare, tempo fa, un incontro e cercare di mediare: non ci era stato detto che la situazione fosse così critica. D’altronde noi riceviamo lamentele continue da ogni parte sui rumori, perché molti abitanti del centro storico non ritengono la movida e la musica alternative accettabili allo spaccio e al degrado, e rivendicano il diritto di poter riposare in silenzio alla sera. Il centro storico ha, secondo me, un carattere ambivalente: da una parte è luogo d’elezione per le attività aggregative e culturali, dall’altra purtroppo la morfologia del territorio, la conformazione dei vicoli, fanno sì che anche il piccolo rumore rimbombi e si amplifichi».

    L’impegno del Municipio, giunti a questo punto, è quello di affiancare l’associazione nella conversione dell’attività, come confermato anche da Campanini.

    Frame dal Live Studio con Volumi CriminaliFrame dal Live Studio con Volumi Criminali

     

     

     

     

     

     

     

    Come si è posto il Municipio nei vostri confronti? Ci troviamo nella situazione in cui il Comune interrompe, attraverso un suo organo, un’attività che esso stesso ha approvato, attraverso tali provvedimenti purtroppo si finisce per mostrare più tolleranza per spaccio e prostituzione che per un po’ di musica, il che lascia a dir poco perplessi….      

    «Il Municipio nella persona del Presidente Leoncini si è reso conto che la situazione relazionale con i condomini non fosse più risanabile, ha giustamente reputato poco utile ora un colloquio con loro in prima persona, si è interessato a trovare nuove realtà/associazioni per poter mandare avanti il presidio e si è mostrato disponibile ad una rivalutazione dell’abbattimento del canone che altrimenti impedirebbe la sopravvivenza e l’autosostentamento di qualunque attività non lucrativa. La municipale non ci sta (per ora) imponendo di interrompere niente, più sottilmente ci ha posto delle condizioni per il proseguimento dell’attività musicale che di fatto non la consentono; mi ha presentato una multa salatissima che allo stato attuale mi dà come unica prospettiva la chiusura. Ciò nei fatti si traduce con una interruzione, d’accordo, ma sappiamo come il legalese e il burocratese siano lontani dai rapporti di causa ed effetto che governano la realtà. Probabilmente chi ha seguito questa pratica la notte dorme come un bambino: io no. I paradossi burocratici non spaventano più, ormai ognuno di noi potrebbe raccontarne uno, quasi come se fosse un aneddoto. Sono quelli reali e causati dal comportamento delle persone che mi preoccupano seriamente, alla fine la legge è fatta dagli uomini, in quanto imperfetta sta agli stessi applicarla. È paradossale quando un commerciante straniero in Via Pré viene multato perché si è dimenticato di esporre un’etichetta con un prezzo mentre a 20 metri c’è qualcuno che sta espletando i suoi bisogni fisiologici in strada; è paradossale  quando sento lamentarsi per le sigarette per terra mentre a 10 metri una ragazza vomita in un angolo con una stagnola in mano; è paradossale quando un’attività che ha stimolato e migliorato un pezzo di quartiere viene obbligata a chiudere per un disturbo personale; è paradossale quando il cittadino preferisce il silenzio dell’eroina al suono di uno strumento».

    Nonostante la disponibilità e l’atteggiamento positivo di Leoncini, «io non sono così pessimista, c’è stato un problema, certo, ma non è che chiudano, semplicemente cambieranno le attività svolte. Io ho anche suggerito soluzioni per proseguire l’attività corrente, sono stati loro a ritenerle impraticabili», resta l’amarezza per le energie profuse e l’investimento purtroppo andato perso: «Solo di materiale abbiamo speso circa 4 mila euro – dice Campanini – la spesa più importante che abbiamo sostenuto però è stata quella dell’affitto mentre eseguivamo i lavori, a cui si devono aggiungere i costi burocratici, la corrente, i trasporti etc… il totale si aggira sugli 11 mila euro, messi ovviamente di tasca nostra e che, allo stato delle cose, non riusciremo mai più a recuperare. Al termine della concessione il Comune acquisisce le opere eseguite (nel nostro caso l’insonorizzazione) senza alcun tipo di riconoscimento economico».

     

    Locandina VolumiaIL DESTINO DI P.U.M.A.

    Perché vi ritenete costretti a chiudere o cedere ad altri?              

    «Se potessimo ignorare il contesto insostenibile che si è sviluppato in questi mesi, potremmo affermare che nessuno ci sta tecnicamente costringendo a chiudere, ma che più precisamente le condizioni poste ci impediscono di continuare l’attività musicale, elemento sul quale si sviluppa la quasi totalità di attività previste dal progetto. L’integrazione con altre realtà associative a questo punto diventa obbligatorio e non più facoltativo: c’è la necessità di mantenere economicamente sostenibile lo spazio, cosa che è venuta a mancare senza il meccanismo micro economico dell’attività musicale».

    Si sono tenute due riunioni: quali soluzioni sono state individuate?       

    «Confrontandoci con soci, volontari, associati e cittadini interessati che hanno partecipato alle riunioni, sono venute fuori un po’ di idee di cui bisogna ancora valutare il grado di sostenibilità economica. Tra quelle più particolari posso anticiparvi:
    – gruppi di lettura per stranieri di libri in italiano “book-club” (l’attività verrà organizzata da docenti di italiano con formazione specifica verso l’insegnamento agli stranieri) + book-crossing.
    – laboratorio di riciclo creativo: inventare un riuso attraverso utensili di semplice utilizzo e l’impiego di oggetti anche di scarto».

    Avete organizzato una serata al Checkmate per la raccolta fondi: finalità della raccolta e modalità di partecipazione alla causa per chi volesse darvi una mano. 

    «Abbiamo organizzato un evento che prevede, nella prima parte, una jam session a cui parteciperanno diversi artisti nostri amici noti nel panorama underground genovese e, nella seconda, un dj set un po’ rock/alternativo, sicuramente differente da quanto ci si è ormai abituati ad ascoltare in giro.
    Abbiamo fatto un po’ di conti e tra la multa (1032 €) e altre spese dobbiamo raggranellare una cifra intorno ai 2400 euro circa, questo solo per poter andare in pari con i costi vivi e i danni ricevuti. Si può facilmente immaginare che per una realtà associativa non lucrativa delle nostre dimensioni una cifra del genere sia fantascienza. La finalità della raccolta è ben poco allettante, perché non si tratta di costruire o proporre qualcosa di nuovo o che non esista ancora, bensì di riparare a un danno ricevuto.
    Per partecipare alla causa per ora è sufficiente venire all’evento di sabato 22/12/2012 presso il Checkmate in Via Trebisonda (dietro Piazza Tommaseo), chi volesse potrà offrire un contributo anche di tipo economico (se vuole) o di visibilità della nostra situazione attraverso i media, i social network. Sicuramente ciò di cui avremo bisogno nell’immediato futuro (a parte i soldi per la multa) sarà la costituzione di una nuova e più ampia rete di associazioni e gruppi informali interessati all’utilizzo degli spazi».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Il cantiere per la realizzazione del nuovo edificio scolastico in Piazza delle Erbe – punto di riferimento del centro storico genovese e crocevia della movida notturna – dovrebbe concludersi nella primavera 2013. L’annuncio arriva dall’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello «Attualmente la ditta appaltatrice sta sistemando la parte impiantistica. La colpa del ritardo è dovuta soprattutto ai soliti problemi burocratici».
    L’impresa appaltatrice, la BRC, fornisce maggiori dettagli «Fin dall’inizio ci siamo trovati di fronte difficoltà inaspettate, quali il ritrovamento di strutture preesistenti sotto il terreno – spiega un responsabile della BRC – Di conseguenza sono risultate necessarie delle varianti in corso d’opera. Inoltre, in questo caso, il sistema costruttivo non è quello tradizionale. Con un’unica evoluzione in verticale lavoriamo contemporaneamente sulla struttura, a livello di muratura, isolamento, ecc.».

    Fatto sta che si tratta di un ritardo di oltre un anno rispetto al ruolino di marcia. I lavori, partiti nell’autunno 2010, sarebbero dovuti concludersi nel febbraio-marzo 2012, come indicato nel cartello «Consegna: 25.10.2010; durata prevista: 480 giorni; Impresa appaltatrice: BRC; Committente: arch. Laura Petacchi (tecnico del Comune di Genova); Importo: 3.501.906, 67 iva escl.».

    La scuola di Piazza delle Erbe è molto attesa nel centro storico e finalmente, il prossimo anno scolastico, potrà accogliere gli alunni della media Baliano e della elementare Garaventa. L’edificio ospiterà 16 classi, 2 sezioni (pari a 10 classi) di scuola elementare e 2 sezioni (pari a 6 classi) di scuola media, per complessivi 500 alunni.
    Il sito prescelto è un’area limitrofa a ciò che rimane dell’ex l’Oratorio di Santa Maria del Suffragio. La nuova costruzione dovrebbe integrarsi con il prezioso edificio settecentesco.

    «La divisione della nuova scuola in una parte basamentale di due piani – che mantiene il concetto della continuità edilizia del perimetro su strada – e in un volume edilizio di tre piani soprastante, con uno sviluppo planimetrico più libero, al di là del suo apparente effetto dirompente, in realtà ripropone un assetto morfologico e un giuoco di volumi frammentati assai frequente nel centro storico genovese», spiegano gli estensori di un progetto che non ha suscitato il totale apprezzamento dei cittadini. 

    La struttura, infatti, così come appare dalle simulazioni progettuali, sembra presentare dei volumi eccessivamente intrusivi, rispetto al particolare contesto di questa porzione di centro storico.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Uno spazio pieno di potenzialità nel cuore del centro storico, alle spalle di piazza delle Erbe, sta vivendo una seconda giovinezza, dopo esser stato per lungo tempo abbandonato a se stesso in situazione di degrado, poco frequentato dagli abitanti anche a causa di alcuni episodi di microcriminalità. Stiamo parlando dei Giardini Luzzati e della piazza antistante, al centro di un progetto di riqualificazione e rivitalizzazione promosso dall’Associazione il Ce.Sto – realtà che da trent’anni opera nel centro storico proponendosi quale “contenitore” per sviluppare una reale integrazione fra le persone di differenti etnie e classi sociali, con una particolare attenzione verso i minori – e Giardini Luzzati Nuova Associazione (fondata dallo stesso Ce.Sto insieme ad un gruppo di volontari, operatori sociali ed artisti).

    Da gennaio 2012 – su richiesta dell’associazione Ipa che in precedenza, con molta fatica, gestiva l’area – il Ce.Sto ha preso in sub-gestione i Giardini e l’attiguo circolo-bar-ristorante, con l’obiettivo di creare un luogo di aggregazione positiva in una zona, quella che ruota intorno a Piazza delle Erbe, che offre molto in termini di vita notturna, con numerosi locali che attirano nei vicoli una marea di giovani, ma in cui si sente una forte esigenza di spazi alternativi alla “movida” (che tra l’altro genera inevitabili disagi ai residenti), dedicati all’intera popolazione del quartiere: famiglie, bambini, ragazzi, anziani, comunità straniere, dove favorire l’incontro e lo scambio di esperienze ed offrire occasioni conviviali anche durante le ore diurne, tramite l’organizzazione di svariate attività ricreative, educative, ludiche e culturali.

    In soli 10 mesi grazie ad un fitto calendario di eventi – laboratori teatrali e musicali, mercatini, concerti, spettacoli teatrali, feste tradizionali delle comunità straniere, presentazioni di libri, mostre, proiezioni – i Giardini hanno cambiato volto, diventando un punto di riferimento per il centro storico. Inoltre volontari ed operatori sociali si sono occupati della quotidiana pulizia dell’area, con una particolare cura per la manutenzione degli spazi verdi, preservando e valorizzando gli alberi di ulivo e di melograno già presenti in loco.
    «Con grande impegno ma con altrettanta soddisfazione siamo riusciti a far rivivere la piazza – spiega il Segretario del Ce.Sto, Mimmo De Simone – Adesso vogliamo lanciare proposte sempre più accattivanti, allargando la platea di persone, dai bambini agli anziani, che ci auguriamo si affezionino sempre di più ad uno spazio così importante per questo territorio».

    Sabato 20 ottobre si svolgerà la prima edizione di “Giardini in Fiera” – un appuntamento che diventerà a cadenza fissa – una giornata con mercatini dell’artigianato, prodotti biologici e usato, animazione per bambini (con mangiafuoco, giochi gonfiabili, ecc.) e concerti (Orchestra Bailam e The Marciellos).

    Il bilancio dei primi 10 mesi di gestione è senza alcun dubbio positivo, mentre sul breve, ma soprattutto sul lungo periodo, sono moltissime le opportunità offerte da un simile spazio.
    Sfruttando una logistica particolarmente felice, infatti, i Giardini potrebbero diventare un luogo di ritrovo all’aria aperta per le famiglie e i bambini del quartiere. Sabato all’interno del circolo sarà inaugurato lo spazio nursery dedicato all’accoglienza di mamme e bambini nella fascia da 0 a 6 anni, un punto di appoggio con fasciatoio, bagno di servizio, area morbida e piccola biblioteca. «Nel più breve tempo possibile l’intenzione è quella di installare dei giochi per i più piccoli (altalene, scivoli, ecc.) – raccontano gli operatori del Ce.Sto e della Nuova Associazione Giardini Luzzati – siamo alla ricerca di fondi, oppure di qualcuno disponibile a sponsorizzarci».

    Un altro aspetto attualmente in via di sviluppo è quello legato alla promozione di stili di vita eco-sostenibili, con una particolare attenzione alla cultura del “mangiare sano”. Il circolo-bar-ristorante propone colazioni, pranzi, merende, aperitivi con degustazioni, cene sociali e corsi di cucina, offrendo un menù biologico a km zero. «A pranzo offriamo la pasta con pesto biologico e altri prodotti locali e naturali – spiegano gli operatori – Ci riforniamo dal Gas (gruppo di acquisto solidale, ndr) della Formica che ci consegna frutta e verdura ogni settimana». Nel prossimo futuro l’obiettivo è ospitare stabilmente un mercato biologico ed un mercato dell’artigianato, studiando un’organizzazione della piazza improntata verso il riciclo e la riduzione dei consumi energetici. Oggi è attiva un’officina per la riparazione delle biciclette, mentre è già stata firmata una convenzione per l’affitto di bici elettriche.

    Occorre sottolineare che questa innovativa esperienza gestionale ha preso il via senza alcun investimento economico iniziale e si è avvalsa soprattutto del forte attivismo delle associazioni impegnate in prima linea nel progetto. «Ci siamo presi in carico un’area dalle enormi potenzialità ma che richiede un impegno immane, senza chiedere niente a nessuno – sottolinea Marco Montoli, presidente del Ce.Sto – Attraverso le attività commerciali (bar e ristorante) siamo riusciti gettare le basi di una possibile fattibilità economica. Per statuto la Nuova Associazione Giardini Luzzati non prevede la produzione di profitto, infatti, ogni guadagno viene investito in miglioramenti strutturali dell’area e per incrementare le iniziative culturali e sociali».

    Ma l’idea “forte” è rappresentata dalla possibile trasformazione della piazza in luogo di turismo “alternativo e compatibile” in cui storia, cultura ed arte si intrecciano con la vita reale del territorio. «Ben pochi ne sono a conoscenza, ma adiacente ai Giardini esiste un sito archeologico facilmente accessibile spiega il presidente del Ce.Sto – si tratta di reperti che testimoniano i primi insediamenti della città di Genova, in epoca romana. All’interno della suggestiva ambientazione del centro storico questa potrebbe diventare una piacevole tappa, dove trovare un’occasione di ristoro ed altre attrattive connesse».
    Senza dimenticare che la piazza è dedicata ad uno degli artisti contemporanei genovesi più conosciuti all’estero. «L’inserimento di alcune opere di Emanuele Luzzati all’interno dei Giardini sarebbe un valore aggiunto – continua Marco Montoli – Inoltre la location è congeniale per dare una risposta alla fame di spazi per le espressioni artistiche cittadine».

    Ovviamente per raggiungere questi obiettivi sono necessari alcuni interventi, realizzabili solo grazie ad importanti investimenti che potrebbero essere reperiti grazie a una ricerca comune tra le associazioni coinvolte e l’amministrazione pubblica. «Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni, in particolare con il Municipio di riferimento – conclude il presidente del Ce.Sto – La speranza è quella di passare dalle parole ai fatti, anche se sappiamo che le risorse economiche sono ridotte al lumicino».
    L’assessore del Municipio Centro-Est, Maria Carla Italia, conferma «Siamo disponibili ad ascoltare proposte e progetti, la nostra mission è quella di farsi portavoce delle istanze del territorio. Assicuro il massimo impegno del Municipio affinché si possa proseguire questo percorso, affiancando le realtà associative impegnate nella gestione dei Giardini Luzzati».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Skasarza Festival: serata di musica reggae a Casarza Ligure

    Skasarza Festival: serata di musica reggae a Casarza Ligure

    ConcertoSabato 18 agosto grande evento  a Casarza Ligure, che ospita la seconda edizione dello lo ska reggae music festival del Tigullio “Skasarza festival“.

    Il grande ospite dell’evento è Derrick Morgan, una delle figure più importanti della musica giamaicana e tra i padri fondatori del movimento reggae-ska.

    L’artista giamaicano, accompagnato dalla band genovese Skankin’Time che da anni lo supporta sui palchi italiani e non, propone un viaggio musicale nel suo estesissimo repertorio che parte dal jamaican rhythm & blues per arrivare al reggae attraverso alcuni pezzi leggendari del periodo ska e rocksteady.

    Presenti alla serata anche i Jamila’s, reggae  band genovese che esprime un’anima prettamente roots derivante dall’amore per i testi e le musiche di Bob Marley, Burning Spear, Bunny Wailer , Dennis Brown, unito all’influenza della musica e degli artisti di origine africana Alpha Blondy, Tiken Jah Fakoli. Dj set a cura di Groove Yard e Mongy.

    Appuntamento in piazza Unicef a partire dalle 19.30 fino all’1.30 con i concerto, il ristorante e gli stand gastronomici

    Attivo un bus navetta dalla stazione FS di Sestri Levante a Casarza Ligure a partire dalle ore 20 alle 2 del mattino.

  • Alpette Rock Free Festival, ecco l’alternativa al Balla coi Cinghiali

    Alpette Rock Free Festival, ecco l’alternativa al Balla coi Cinghiali

    Il 26-27-28-29 luglio, ad Alpette (TO), ha luogo ARFF 2012, ovvero l’Alpette Rock Free Festival, festival musicale – gemello del noto Balla Coi Cinghiali di Bardineto – che arriva quest’anno alla nona edizione; l’Associazione Culturale ToLocals, insieme al laboratorio di comunicazione Dunter, propone un evento culturale a 360 gradi, con quattro giorni di attività artistiche, performance e musica per uno spettacolo rigorosamente gratuito voluto con grande forza dagli organizzatori e dal pubblico, nonostante le crescenti difficoltà organizzative.

    Quest’anno ARFF si candida ad accogliere molti orfani – liguri e non – di Balla coi Cinghiali, che è stato annullato per quest’estate. Ne abbiamo parlato con Salvatore Perri, direttore artistico del festival: «In primis ci dispiace molto aver ricevuto la notizia della dipartita di BCC per questo 2012 – dice Salvatore – BCC è diventato ormai un punto di riferimento per gli amanti della musica live italiana e la voragine che ha creato non può destare che un grande dispiacere. Molte persone facenti parte dello staff di ARFF, ogni anno, immancabilmente, si dirigono tra gli Appennini di Bardineto a metà AgostoAlpette Rock Free Festival e Balla Coi Cinghiali sono gemellati da uno stile che ha caratterizzato gli ultimi anni della fruizione musicale italiana. Una fruizione ritornata alle origini, basata non esclusivamente sul contenuto musicale, ma sulla voglia di voler vivere un festival in tutte le sue sfaccettature. Dal campeggio, al sole, alle montagne e una voglia di giocare a fare Woodstock senza però essere troppo nostalgici. Ci siamo conosciuti proprio per questa attitudine comune e ormai da anni ci supportiamo per mantenere alta questa tipologia di progettazione artistico-musicale. Siamo certi che Balla tornerà e il suo Cinghiale sarà più testardo che mai. Noi li aspettiamo a braccia aperte».

    Oggi realtà consolidata, ARFF è nato nel 2004 con dimensioni molto più piccole, come evento organizzato tra amici, crescendo anno dopo anno: «Tutto è cominciato una domenica settembrina di ormai 9 anni fa in un piazzale, sull’asfalto, senza un palco. Suonavano gruppi di amici davanti a qualche decina di persone. Negli anni la voglia di mettersi in gioco e provare a professionalizzarci ci ha portato a costruire un evento su più giorni che avesse come spirito imprescindibile la gratuità. Oggi, nel 2012, lo spirito è rimasto intatto e il pubblico è aumentato a dismisura. Ormai i passaggi sono di 2000 persone per ogni serata. E se pensiamo che Alpette è un comune di 200 abitanti a 1000 metri s.l.m. per noi questi sono risultati sensazionali. Per quanto riguarda il numero degli artisti coinvolti, quest’anno ci aggiriamo intorno ai 30, ai quali bisogna aggiungere ancora gli scrittori e i registi che, per la prima volta, avranno a disposizione un proprio spazio per esprimersi e aumentare l’offerta culturale». Andare avanti e offrire uno spettacolo di più giorni in una situazione economica critica che penalizza in primis la cultura è a un tempo ammirevole e arduo, e le difficoltà non mancano; per una volta però si può registrare la presenza positiva delle istituzioni. Racconta Salvatore: «Sai, lo scorso anno abbiamo avuto enormi problemi di progettazione dovuti a mancanze di tipo economico. Abbiamo quindi chiesto alle nostre community una cosa chiara e semplice: “Ma tu ci credi in ARFF?”. La risposta è stata strabiliante. Il pubblico si è mosso, ha reagito e ha supportato il Festival organizzando iniziative culturali, serate benefit, donazioni online e molto altro ancora», dimostrazione di quanto positivamente la gente risponda alle iniziative culturali e artistiche, soprattutto quando si tratti di eventi ricorrenti che entrano nel cuore degli appassionati e diventano appuntamenti irrinunciabili.

    «Il vero motivo che ci spinge ad andare ancora avanti è proprio quello di voler ringraziare, più che mai, chi ci ha dimostrato questo grande affetto. Senza di loro, Alpette Rock Free Festival non esisterebbe più. Per quanto riguarda il supporto dalle istituzioni invece, è doveroso ringraziare la Camera di Commercio di Torino, il Comune di Alpette e la Fondazione CRT che hanno creduto nell’idea di progetto culturale permettendoci ancora una volta di esserci».           

    L’edizione di quest’anno prevede, oltre ai concerti, una serie di attività durante l’arco di tutte le 4 giornate: «Attività di yoga e meditazione al mattino, sonorizzazioni elettroniche all’interno del Planetario, l’apertura straordinaria dell’Osservatorio Astronomico per la visione del Sole, presentazioni di libri (Mao, Fabrizio Vespa, Marco Peroni, Rocco Sciarrone), salotti con gli artisti a cura di Rockerilla, proiezioni di videodocumentari e moltissimo altro ancora. Vi aspettiamo dal 26 al 29 Luglio. Sarete i benvenuti. L’unica regola qui è quella di rispettare il paese e i suoi abitanti. Di darsi una mano vicendevolmente per mantenere “pulito” il Festival. Ci piace pensare che (e questo è il motto di ARFF, n.d.r.): “Qualcosa Accadrà. E sarà incredibile”».

    Per tutti gli aggiornamenti si possono consultare la pagina Fb dell’evento e il sito dell’Associazione Culturale tolocals.com.

     

    Claudia Baghino
    [foto di Constanza Rojas]

  • San Bernardo: residenti e commercianti insieme, primo passo del cambiamento

    San Bernardo: residenti e commercianti insieme, primo passo del cambiamento

    Tanta gente di tutte le età, uomini, donne e molti bambini ieri pomeriggio hanno dato un tono di colore a Piazza San Bernardo, per la festa di quartiere promossa dal Quic, associazione spontanea di residenti e realtà sociali operanti nel centro storico.

    Un’iniziativa nata per celebrare la premiazione dei vincitori del gioco “Scegli il tuo commerciante preferito”, con gli abitanti più attivi impegnati, nelle settimane scorse, a consegnare in tutti i portoni della zona di San Bernardo, 400 schede per la votazione.

    «La festa di oggi è una scusa per stare insieme e condividere le nostre strade – spiega Carola, una delle prime aderenti al Quic – Nasce dal desiderio di trovare il modo per vivere meglio nel quartiere e ricostruire i legami sociali che sono andati perduti. Un tempo gli abitanti del centro storico si ritrovavano fuori dall’uscio di casa e trascorrevano le serate seduti all’aperto nei vicoli.  A maggior ragione, in un periodo così difficile, tornare a scambiarsi parole può essere un’occasione per mutare lo stato delle cose. Gli abitanti sanno bene quello che serve al quartiere. Chi vuole essere partecipe del cambiamento sarà ben accolto».

    «Si tratta di una semplice e piccola iniziativa ma con un grande valore simbolico – spiega Danilo De Luise, associazione San Marcellino – Non abbiamo avuto dissidi con i residenti, solo in pochi hanno manifestato timore che la festa potesse trasformarsi in un altro momento di “movida”. Questi processi di cambiamento funzionano come un motore diesel. Sono particolarmente lunghi. Occorre partire dalle persone che più hanno il desiderio di impegnarsi ed in una fase successiva provare a coinvolgere anche gli altri. D’altra parte il problema della scarsa partecipazione alla vita comunitaria si riscontra ovunque, in tutti i quartieri della città: oggi purtroppo il mondo del singolo individuo è assai limitato, spesso e volentieri finisce appena fuori dal portone di casa».

    «Comunque i segnali positivi ci sono – continua De Luise – ad esempio il nostro corso sulla mediazione è stato un successo. C’è la voglia di intraprendere nuovi percorsi di dialogo». 

    E l’obiettivo della festa di ieri era proprio questo: provare ad avvicinare abitanti e commercianti perchè solo attraverso la comprensione reciproca è possibile dare avvio al cambiamento. «Superata la diffidenza iniziale i negozianti sono stati ben felici di partecipare all’iniziativa», sottolinea De Luise.
    «Indubbiamente è una cosa positiva perchè avere un quartiere vivo migliora anche il nostro lavoro – spiega Paolo Barbieri, rappresentante di zona della Confesercenti Il dialogo tra le due componenti è fondamentale. Quando si parla è più facile superare le incomprensioni e remare tutti nella stessa direzione».

    Però non bisogna dimenticare che qualche problema di convivenza tra commercianti e residenti in passato c’è stato. «Ma il più delle volte è successo a causa di singole posizioni, isolate e troppo arroccate», ricorda Barbara, titolare della gelateria di via San Bernardo, premiata per la sua cordialità. Gli altri esercizi commerciali che hanno ricevuto l’apprezzamento dei cittadini sono stati il negozio di tatuaggi, in particolare per la sua originalità, il calzolaio considerato il più utile e poi un pezzo di storia della città, la famosa drogheria Torrielli. Infine, il premio assegnato ai negozi assenti, quelli di cui si sente fortemente la mancanza, ovvero edicola e salumeria.

    Presente anche l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini, una delle creatrici dell’associazione il Ce.Sto, attiva in prima linea, insieme a San Marcellino, al fianco del Quic «Sono un’antica abitante del centro storico e conosco bene questa realtà.  Le serrande aperte dei negozi sono un antidoto alla depressione giornaliera di una zona in parte recuperata ma che, almeno finora, vive quasi esclusivamente di notte. Questo è un vero peccato. Iniziative come queste sono lodevoli e fanno davvero sperare in un cambiamento».

     

    Matteo Quadrone

  • San Bernardo, Quic: vota la tua attività commerciale preferita

    San Bernardo, Quic: vota la tua attività commerciale preferita

    Sembra solo un gioco, ma nel suo piccolo in realtà dà forma e sostanza al più grande desiderio degli abitanti di San Bernardo, quello di veder rifiorire il quartiere in cui vivono.
    Parliamo di “Vota la tua attività commerciale preferita”, ultima iniziativa promossa dal Quic- Quartiere in cantiere, il laboratorio di cittadinanza attiva nato sul finire del settembre scorso grazie all’incontro spontaneo tra abitanti, commercianti, associazioni, desiderosi di cambiare lo stato delle cose per rivitalizzare e migliorare la qualità di vita della zona di San Bernardo, nel centro storico genovese, stimolando il dialogo fra tutte le componenti del quartiere attraverso la realizzazione di progetti, attività ed eventi volti a creare occasioni di scambio e conoscenza fra le persone.

    In pratica ai cittadini è stato chiesto di esprimere la propria preferenza sugli esercizi commerciali oggi presenti nel quartiere e, soprattutto, indicare quello di cui si sente maggiormente la mancanza.

    Il momento culminante dell’iniziativa sarà la Festa in Piazza San Bernardo, giovedi 12 luglio 2012 dalle ore 17.30 alle 19.30.

    «I ritardatari potranno ancora votare – spiega Domenico De Simone, segratario del Ce.Sto, una delle associazioni in prima linea a fianco del Quic – Alla fine saranno premiati, con la consegna di tre pergamene, gli esercizi commerciali vincitori: il più utile, il più simpatico, il più originale; mentre la quarta pergamena, destinata a quel negozio che più manca ai cittadini, sarà conservata e consegnata quando se ne verificherà l’apertura».

    Nel Corso della Festa di Giovedì 12 luglio ci sarà spazio per musica, letture di poesie, esibizioni (danza afro, trallallero, danze tradizionali). Per i più piccoli è previsto l’intrattenimento con Trucca bimbi e Laboratori creativi con materiale riciclato.
    Bambini e adolescenti che frequentano i centri estivi del Ce.Sto e le loro famiglie sono invitati a partecipare, prolungando a piacimento la permanenza in piazza San Bernardo, luogo in cui vengono restituiti i figli alle famiglie dopo le gite.

    Ma l’invito è esteso a tutti i cittadini, residenti italiani e stranieri, studenti, commercianti, giovani frequentatori, associazioni e naturalmente le istituzioni locali.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Walter Firpo, Videoscrittori: la “Teoria di un viaggiatore emotivo”

    Walter Firpo, Videoscrittori: la “Teoria di un viaggiatore emotivo”

    Incontriamo Walter ad Olcesi, piccolissima frazione in Val Trebbia, vicino al paese di Laccio nel Comune di Torriglia.

    «Ci sono tanti momenti nostalgici nella vita di campagna… Un sentimento a cui spesso viene data accezione negativa, io lo considero un momento molto pacifico in grado di rasserenare il corpo da tutte quelle emozioni che stressano la nostra mente e che nella maggior parte dei casi vengono considerati sentimenti “positivi”…»

    E non cambieresti mai questa vita con la vita di città?

    «Non odio la città, tutt’altro. Una piccola dose ogni tanto non mi dispiace affatto… A me piace incontrare la gente quando mi va, non per caso, non per forza…»

    Non trovi che Genova sia una città nostalgica?

    «Si, molto. Sicuramente per la sua storia, è una città in cui mi ritrovo molto, mi assomiglia. Quelle ore serali di inverno vestono Genova di nostalgia…»

    Il tuo essere scrittore si nutre della tua vita di campagna?

    «Certo si nutre e in parte ne è anche espressione vera e propria.»

     

    Marcello Cantoni

     

    “Teoria di un viaggiatore emotivo” di Walter Firpo

    walter-firpoReykjavik tuonava di odori, nitidi nell’aria secca. La notte era buia, priva delle luci artificiali delle insegne e dei lampioni, ed ancora inondata dalla luce del sole.
    Dopo la notte, che ci aveva lasciati confusi ed estasiati, io e mia sorella Morena ci riposammo un giorno intero alla Laguna Blu, in acque calde e deliziose. Ripartimmo alle prime luci della sera.
    Cercavamo un bus che ci portasse in un luogo, alla fine prendemmo un taxi che ci portò in un altro e ci sembrò avere un costo esagerato. Fermammo nei pressi di Songhellir e sentimmo Proserpina cantare, dai meandri della Terra.
    Afferrammo il primo autobus al volo. Fu un viaggio lungo e ci portò a Dalvik.
    Dalvik era una cittadina di cui non sapevo nulla. Un borgo di pescatori incastonato nella parte più interna di un fiordo sulla costa nord dell’Islanda. Conobbi che era di lì che partivano i traghetti per Grimsey e cominciai a pregustare l’idea di mettere il mio piede oltre il Circolo Polare Artico.
    ” Intanto ci dovremmo fermare comunque!”, dissi a mia sorella. Cercammo un albergo e un pub nel quale mangiare montone e bere birra. Sicuramente sarebbe piaciuto più a me che a mia sorella.
    Il mattino seguente salpammo alle nove e ci aspettavano tre ore erotte di navigazione nel Mar Glaciale Artico. Mi aspettavo di incontrare Moby Dick.
    Il cielo era chiaro, il mare plumbeo e l’aria imperscrutabile. La nebbia era fitta ed immobile.
    In mare aperto ebbi l’impressione di vedere una zattera che veleggiava verso Ovest. Che fosse San Brendano in cerca dell’albero della vita? Cominciai a temere anche le leggende dei grandi vortici marini dei mari del nord, di cui non ricordavo il nome; ma erano leggende norvegesi.
    Di Grimsey sapevo solo che avrei incontrato folletti e trolls.
    Passammo sull’isola la giornata e salpammo indietro nel tardo pomeriggio. Non ero riuscito a vedere i folletti, solo strani uccelli e uomini rudi.
    Nel viaggio di ritorno tutto intorno a noi si fece scuro, come il cielo durante la notte che non vedevo da giorni. I flutti ruttavano volgarmente e la nave sballottava. Nella confusione, che la calma dell’equipaggio sedava, mi affacciai al parapetto e intravidi tre creature divine su di uno scoglio, che sembrava che cantassero il mio nome; già scivolavo nelle acque ghiacciate, che un elegante marinaio mi trattenne e mi avvertì : ” Attento, quelle son Sirene!”.
    Ed io rimostrai: ” Ma quelle son le donne che ho amato e di ognuna conosco il nome!”.
    ” Di loro han soltanto le sembianze, per ingannarti ragazzo!”, mi spiegò il marinaio, prima di sparire. Capii allora di aver parlato col gentiluomo d’avventura di cui avevo letto tutti i fumetti. E vidi la sua goletta allontanarsi dalla nosta nave e accostarsi allo scoglio delle sirene.
    A Dalvik restammo ancora una notte. Ivi partimmo con l’autobus che ci riportò nella capitale.
    Dopo alcuni giorni di movida e bagni termali, riprendemmo l’aereo e la vita abituale.
    La verità… è che devo ancora partire; però il mondo è già tutto nelle mie tasche!