Risultati della ricerca per: “migranti”

  • Accordo di integrazione: in vigore il nuovo permesso di soggiorno “a punti”

    Accordo di integrazione: in vigore il nuovo permesso di soggiorno “a punti”

    E’ entrato in vigore il 10 marzo “L’accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato”, ovvero il nuovo permesso di soggiorno. Un patto che regolamenta, attraverso un complesso sistema “a punti” ed una serie di regole, i diritti e i doveri degli immigrati, ma allo stesso tempo stabilisce anche degli obblighi da parte dello Stato italiano.

    I cittadini stranieri, non appartenenti agli altri stati dell’Unione Europea, dovranno impegnarsi ad imparare la lingua italiana, conoscere i fondamenti della Costituzione italiana, garantire l’adempimento dell’obbligo di istruzione dei figli minori e assolvere gli obblighi fiscali e contributivi.

    Lo Stato italiano, entro un mese dalla stipula dell’accordo, dovrà fornire ai cittadini stranieri – a titolo gratuito o a condizioni particolarmente agevolate – corsi di formazione linguistica, culturale, civica, nonché servizi di orientamento.

    Al momento della sottoscrizione dell’accordo, al migrante vengono assegnati 16 crediti, di cui 15 potranno essere sottratti in caso di mancata frequenza ai corsi.

    Un mese prima della scadenza dell’accordo, di durata biennale, lo Sportello unico per l’immigrazione ne avvia la verifica: l’accordo sarà adempiuto se il cittadino straniero otterrà un punteggio pari o superiore ai 30 crediti. Al contrario, se ipunti” saranno pari o inferiori a zero, il migrante verrà espulso.

    I crediti potranno essere decurtati in caso di condanne penali – anche non definitive – e di sanzioni pecuniarie di almeno 10mila euro.

    La partecipazione a corsi, attività di volontariato, il conseguimento di titoli di studio ed onorificenze, lo svolgimento di attività economico-imprenditoriali, la scelta di un medico di base, la sottoscrizione di affitto o acquisto di una casa, consentirà invece ai cittadini stranieri di aumentare il proprio punteggio.

     

    Matteo Quadrone

  • “L’Italia sono anch’io”: 50mila firme raccolte per i diritti di cittadinanza

    “L’Italia sono anch’io”: 50mila firme raccolte per i diritti di cittadinanza

    La campagna “L’Italia sono anch’io” per il riconoscimento dei diritti di cittadinanzaai cittadini migranti, tra cui lo “ius soli“, ha raggiunto l’obiettivo. Sono state raccolte oltre 50 mila firme necessarie per presentare le due proposte di legge di iniziativa popolare per una riforma della legge che attualmente regolamenta l’accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera e l’introduzione del diritto di voto alle elezioni amministrative per gli stranieri residenti.

    Stamattina le organizzazioni promotrici della campagna consegneranno le firme alla Camera dei Deputati.

    All’incontro saranno presenti il presidente del comitato promotore de “L’Italia sono anch’io” Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, esponenti delle organizzazioni promotrici, tra cui la segretaria confederale della Cgil, Vera Lamonica, e alcuni dei testimonial che, per la nuova campagna di comunicazione, hanno accettato di ‘metterci la faccia’. Fra questi il giocatore dell’Ascoli Piceno di origine senegalese Papa Waigo e l’attrice di origine rom Dijana Pavlovic.

    “L’Italia sono anch’io” è stata promossa, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo Feltrinelli.

  • Arte e globalizzazione, incontro con Mansour Ciss

    Arte e globalizzazione, incontro con Mansour Ciss

    Palazzo DucaleMartedì 7 febbraio Palazzo Ducale ospita l’artista visivo senegalese residente a Berlino Mansour Ciss, ospite della rassegna Mediterranea, voci tra le sponde.

    Un incontro per parlare di arte e globalizzazione, per cercare di capire quali sono state le conseguenze della colonizzazione dell‘Africa e delle dinamiche legate alla mondializzazione dei mercati.

    L’artista senegalese propone alcune delle opere ed azioni performative tratte dal suo Laboratoire Déberlinisation” (Laboratorio Deberlinizzazione).

    L’esposizione sarà allestita nel Porticato di Palazzo Ducale dal 7 al 12 febbraio e sarà dedicata ai temi della discriminazione razziale, del difficile processo d’integrazione dei migranti e all’utopia della libera circolazione dei cittadini.

  • Genova e i grandi cantieri navali: da Ansaldo a Fincantieri

    Genova e i grandi cantieri navali: da Ansaldo a Fincantieri

    Il Porto di Genova, documentario video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Genovesi grandi navigatori di cui Colombo ne è l’emblema, ma non solo: grandi cantieri navali che hanno fatto la storia della navigazione transoceanica, quando gli aerei erano ancora un miraggio e questi giganti del mare rappresentavano la via più sicura per raggiungere terre lontane.

    Il primo a capire l’importanza di aprire nuove rotte commerciali verso l’Oriente, e di qui “conquistare” il mondo, fu Raffaele Rubattino (1809-1891), più noto come l’armatore dei “Mille”, che nel 1868 inaugura una linea regolare, di passeggeri e merci, tra Genova ed Alessandria d’Egitto.

    All’apertura del Canale di Suez il 17 novembre 1869, è del Rubattino la prima nave italiana ad attraversare il nuovo passaggio cui seguiranno collegamenti regolari, in partenza il 24 di ogni mese, verso Assab, in Dancalia, pezzo di costa comprata per 6.000 talleri, luogo in cui viene costruito un impianto carbonifero di rifornimento per i piroscafi con rotta verso Aden e Giava.

    Nel 1864 le linee vengono prolungate fino a Singapore e a Bombey ma, soprattutto, le prime navi italiane raggiungono l’Argentina dando vita a quel flusso di migranti delle cui storie sono piene le pagine dei giornali di fine secolo.

    Quattro anni prima anche l’industria genovese Ansaldo aveva iniziato la produzione di navi. Il gruppo Ansaldo nasce nel 1846 dall’acquisizione di una preesistente società fondata da Filippo Taylor, ingegnere meccanico inglese, e Fortunato Prandi, uomo d’affari torinese, un’officina meccanica in Sampierdarena, alle porte di Genova, che si occupava di materiale ferroviario. Passata allo Stato nel 1852, viene riceduta, dopo pochi mesi, per 810 mila lire, alla neonata Soc. Gio Ansaldo (Giovanni Ansaldo, Carlo Bombrini, Giacomo Filippo Penco e Raffaele Rubattino) che si dedica alla produzione di locomotive per lo Stato piemontese.

    La costruzione di navi inizia, come detto, nel 1860, con la realizzazione di due piccole cannoniere per la flottiglia del Garda ma il salto di qualità si ha nel 1886 con l’acquisizione del cantiere Cadenaccio (Sestri Ponente), importante realtà nautica della città comprovata dal fatto che, qui, era stato costruito il Cosmos, il più grande veliero in legno italiano.

    Dalla parte opposta della città, Enrico Cravero, già proprietario degli ex cantieri Westermann, anch’essi ubicati a Sestri, nel 1890, prende in affitto, dal Comune, l’Arsenale di Genova e unifica le due strutture sotto un’unica direzione, privilegiando la costruzione di navi passeggere in quello della Foce, mentre le commesse militari continuano ad essere evase a ponente. Nel dopoguerra, la chiusura di questi due poli industriali, apre vasti spazi per l’ampliamento dell’Ansaldo che, con uno sviluppo crescente, saprà mostrare tutte le sue grandi potenzialità. Infatti, il 1° agosto 1931, viene varato il mitico Rex, ricordato nel film di Fellini “Amarcord”, il più  grande transatlantico italiano in grado di competere con quelli dell’epoca: alla presenza di Vittorio Emanuele II e della regina Elena, entra nella storia con le sue 4 turbine che azionavano altrettante eliche di 5 metri di diametro e una potenza, dichiarata, di 136000 cavalli. L’inaugurazione ufficiale si tiene, invece, il 25 settembre 1932,  alla presenza dell’Arcivescovo che dichiara la cappella della nave “parrocchia” di Genova e a cui segue la partenza, il giorno dopo, con 1872 passeggeri.

    In uno dei suoi tanti viaggi, riesce a conquistare il Nastro Azzurro (agosto 1933), trofeo per la traversata più veloce. Nello stesso anno, l’Ansaldo entra a far parte dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (Iri) e, nel  marzo ’48, della società finanziaria Finmeccanica, segnando un nuovo traguardo perché, già dal 1950, riceve l’ordinazione di sette navi per un totale di 73 mila tonnellate di stazza lorda. Da qui esce l’Andrea Doria (1951), la gemella Cristoforo Colombo (1953), la Leonardo da Vinci (1960) e i suoi due “diamanti” (1965) la Michelangelo e la gemella Raffaello.

    Dal 1966 il cantiere viene scorporato dall’Ansaldo e passa sotto il controllo della Fincantieri. Storie di mare, di tecnologia, di naufragi, che fanno da cornice alle luci sfavillanti dei saloni, all’allegria delle feste, ma anche a tante miserevoli storie di emigranti che, da sotto la Lanterna, partivano con il bagaglio, solo, dei loro sogni e, negli occhi, il ricordo nostalgico di quei monti che da Righi scendono al vicino mare, come recita la celebre canzone genovese (1925) di Mario Cappello “Ma se ghe pensu”.

    Adriana Morando

  • Eugenio Bennato: incontro a La Feltrinelli e concerto al Carlo Felice

    Eugenio Bennato: incontro a La Feltrinelli e concerto al Carlo Felice

    Eugenio BennatoVenerdì 27 gennaio Eugenio Bennato è a Genova: il meno conosciuto dei due fratelli Bennato è uno straordinario musicista  cantautore della scena etno-folk.

    Nell’incontro delle 18 a La Feltrinelli, Bennato racconta la sua “Questione meridionale“, un progetto discografico importante, un percorso di undici tracce in cui il tema si allarga oltre il tempo e lo spazio, abbracciando immigranti di sempre, i manifestanti delle rivolte arabe, i disperati di ogni epoca in cerca di fortuna, chi subisce la guerra e chi lotta per la pace.  L’ingresso è libero

    In serata, alle ore 21, il cantautore si sposta al Teatro Carlo Felice, dove si terrà lo spettacolo tra musica e parole del trio guidato da Eugenio Bennato. In scena due sole chitarre, quella di Eugenio Bennato e quella di Ezio Lambiase, elegante musicista capace di improvvise impennate solistiche, e due voci, quella dello stesso Bennato e quella di Sonia Totaro, giovane rappresentante di un sud di nuova generazione.

    Si suoneranno i brani del nuovo album “Questione meridionale“, affascinanti i racconti sui mitici briganti, i sogni di un sud in movimento, le ballate di fatti e personaggi legati alle istanze nuove della tormentata storia contemporanea, ma anche i canti della tradizione popolare che verranno eseguiti nella forma più scarna e semplice, mettendo a nudo le parole, le melodie e l’essenza musicale dei travolgenti ritmi popolari.

    Ingresso 20 euro
    BIGLIETTERIA TEATRO CARLO FELICE
    Tel. 010.589329 – 010.591697

     

     

     

     

  • Lettere da lontano, uno spettacolo benefico a Palazzo Rosso

    Lettere da lontano, uno spettacolo benefico a Palazzo Rosso

    Lettere da LontanoVenerdì 16 dicembre dalle ore 17 in poi, va in scena all’auditorium di Palazzo Rosso “Lettere da Lontano”, uno spettacolo che parla di emigrazione, con un occhio a quella storica ma anche a quella contemporanea di chi è arrivato e continua ad arrivare nel nostro paese.

    Il testo è una produzione del Teatro Garage e unisce diverse forme espressive, parola, musica, immagini, a partire da materiale storico: lettere e diari di emigranti italiani del 900 e testimonianze attuali.

    Si tratta di storie vere, nelle quali il pubblico si immedesima facilmente, arriva a commuoversi e a sorridere.
    Una sorta di storia dell´Italia, un canzoniere dell´emigrazione che racconta in modo leggero anche la storia di coloro che sono riusciti a fare fortuna. Le musiche, eseguite dal vivo, toccano le varie epoche di riferimento a seconda degli episodi narrati e contribuiscono in modo significativo a creare il clima dello spettacolo.

    L’ingresso allo spettacolo è a offerta libera,  e l’intero incasso sarà devoluto alle famiglie con bambini di Piazzale Adriatico colpito dall´alluvione del 4 novembre.

    LETTERE DA LONTANO

    con Lorenzo Costa e Federica Ruggero, attori
    Alberto “Bobby Soul” De Benedetti, voce
    Andrea Alesso,chitarra
    testo e regia Lorenzo Costa

  • Renzo Piano: come costruire la città del futuro

    Renzo Piano: come costruire la città del futuro

     

    Renzo PianoÈ urgente per il futuro dell’Europa mettere al centro della pianificazione le persone. Per superare la crisi bisogna partire da qui. È necessario rilanciare lo spazio pubblico in modo da consentire alle persone di incontrarsi, parlare e discutere”, esordisce così il Sindaco di Genova Marta Vincenzi introducendo la conferenza principale di Eurocities 2011, “Plannig for people“, svoltasi stamattina ai Magazzini del Cotone.

    Riappropriarsi di piazze, strade, aree dismesse e riqualificarli è un obiettivo urgente perchè le trasformazioni urbane introducono le trasformazioni economiche, questo il concetto sottolineato dal Sindaco.

    “Le città devono diventare dei laboratori di inclusione sociale, sono i luoghi dove trovare le giuste ricette per combattere la povertà e affrontare i temi più spinosi: lotta alla disoccupazione, inclusione dei migranti, risparmio energetico, creazione di spazi verdi – continua Vincenzi – Non c’è lotta all’esclusione che non passi attraverso la qualità del vivere, la sfida è non costruire più periferie e luoghi disumanizzanti”.

    E per quanto riguarda il ruolo degli amministratori pubblici e delle istituzioni Marta Vincenzi ha ribadito che “C’è bisogno di maggiore intervento pubblico e risorse adeguate per rilanciare il welfare delle città. Oggi virtuoso è ciò che non consuma e non spreca. Abbiamo già consumato suolo e risorse a sufficienza. Ma sono necessarie nuove regole perchè nessuno può affrontare da solo il problema dello sviluppo urbano”.

    Per Genova questa è un’occasione importante, fortemente voluta in questi anni. Presente in Eurocities da oltre vent’anni, dal 2003 è l’unica città italiana all’interno del comitato esecutivo dell’associazione che raggruppa 140 città di 36 paesi del mondo ed è impegnata a lavorare per una comune visione di futuro sostenibile nel quale tutti i cittadini possano godere di una buona qualità di vita.

    “Genova si colloca a pieno titolo nel dibattito europeo – dice orgogliosa Vincenzi – È la direzione giusta per una città che si vuole rinnovare. Avere un’idea di città è fondamentale, vuol dire essere attenti al luogo in cui si vive e ai suoi abitanti. L’urbanistica diventa così lo strumento che consente di poter vivere in maniera migliore nelle nostre città”.

    Poi è stata la volta di Renzo Piano, l’architetto genovese di fama internazionale, relatore principale della conferenza “Planning for people”:

    C’è una sorta di europeità delle città. Le città europee hanno un carattere in comune. Io mi sento profondamente europeo, italiano ma anche genovese. I genovesi infatti sono europei particolari, sono europei del Mediterraneo”.

    Gli aspetti più importanti dell’europeità si colgono quando si va lontano dall’Europa, quando si viaggia per lavoro, come l’architetto Piano:

    Citta e civiltà sono due parole con una medesima radice in diverse lingue. La città europea è una città in cui le diverse funzioni del vivere si confondono, si mescolano, nei medesimi luoghi. Si vive, ci si diverte, si mangia, si lavora negli stessi spazi. Questa è una città intesa come luogo di civiltà, di scambio e di crescita economica”.

    La città è un luogo complesso che manifesta una forte necessità di dialogo fra i suoi diversi aspetti. Uno di questi e l’usanza, tipica delle città europee, di inserire al loro interno i luoghi della cultura.

    La presenza dei luoghi della cultura è essenziale, sono elementi di qualità che rafforzano il ruolo della città come luogo di scambio e di civiltà. I luoghi della cultura devono essere aperti alla città e con il massimo dell’accessibilità. Le città devono restare fecondate dai luoghi della cultura. Intesi anche come luoghi d’incontro e occasione di condivisione”.

    Ma come si affronta il problema dell’inarrestabile crescita delle metropoli odierne, sempre più popolose e densamente abitate ?

    Le città non possono continuare a mangiare territorio. Oggi la crescita deve essere concepita alla luce del riuso delle zone intrappolate. Diventa necessario che le città crescano per implosione e non più per esplosione. Vale a dire provare a completare le città al loro interno”.

    Il problema più urgente con cui confrontarsi nel mondo attuale è però quello delle periferie, come sottolinea l’architetto:

    “Se fino a qualche anno fa il tema da affrontare era quello del destino dei centri storici, oggi il tema fondamentale è salvare le periferie. Le città e i centri storici sono fatti di persone e non solo di pietre. L’errore storico in particolare per quanto riguarda i centri storici è stato proprio quello di svuotarli dalle persone. Le periferie invece devono essere trasformate in città, bisogna urbanizzarle“.

    E per quanto riguarda Genova, come immagina il suo futuro ?

    Genova deve smettere di rubare spazio al mare ma deve terminare la sua crescita anche verso i monti. È necessario delineare un confine e crescere senza rubare ulteriori spazi alla natura che ci circonda anche in una città dalla geografia complessa come la nostra. Le possibilità ci sono, basta pensare alle diverse aree dismesse presenti all’interno dell’area cittadina. Bisogna partire da lì, dal recupero e dal riuso intelligente e virtuoso di quello che abbiamo già a disposizione”.

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Festival della Scienza 2011: tutti gli spettacoli in programma

    Festival della Scienza 2011: tutti gli spettacoli in programma

    Luna park della ScienzaSPETTACOLI e CONCERTI NELL’AMBITO DEL FESTIVAL DELLA SCIENZA

    DAL 20 AL 30 OTTOBRE

    Il Luna Park della Scienza – Equilibrismi e grandi invenzioni. Tre personaggi usciti dritti dritti da una pellicola di Charlot: Mr. Wiz, al secolo Arturo, il più grande mago di tutti i tempi, direttore, padrone, tiranno del Lunapark; Osvaldo, suo nipote, genio incompreso, ingegnere dilettante, scienziato, inconsapevole inventore di macchinari prodigiosi e Concetta, in arte Libbie la libellula, ballerina, equilibrista, funambola. Un viaggio fantastico in un secolo e mezzo di grandi invenzioni tra macchine teatrali, giochi di ombre, musica e buoni sentimenti in uno spettacolo per tutti. Teatro della Tosse  20, 28, 29 ottobre ore 21:00 / 21, 22 ottobre ore 18:00 e ore 21:00 / 23, 30 ottobre ore 16:00/ 25 ottobre ore 18:00 / 26 e il 27 ottobre ore 10:00 e ore 18:00 / 24 ottobre chiuso / spettacolo fuori abbonamento

    21 OTTOBRE

    H 21 Traversata atlantica Beppe Gambetta, chitarrista, cantante, compositore e Mike Marshall, uno dei massimi virtuosi polistrumentisti della nuova scena americana, percorrono in musica il rapporto Italia-Stati Uniti d’America lungo il filo ideale che collega le loro culture d’origine. Il concerto è un viaggio acustico che segue anche il tema del viaggio sud-nord di Garibaldi e celebra il ritorno in patria dell’unico film esistente, datato 1928, del leggendario chitarrista genovese Pasquale Taraffo intento a suonare la sua “mitica” chitarra arpa. Un’eccellenza genovese celebrata anche dal Metropolitan Museum nella mostra Guitar Heroes. Legendary Craftsmen from Italy to New York che si è appena conclusa
    a New York. Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio

    21-22-OTTOBRE

    H 21 Trilogia del Nulla – Direttamente dall’esperienza triennale del Festival della Scienza di Genova, Boris Vecchio propone una trilogia composta dai suoi spettacoli: Tempo Non Lineare, OrizzonTale e Modifiche Al Silenzio in una versione “solo”, più intima e raccolta che recupera il senso della parola, del gesto, del ritmo, del suono. In questo lavoro il personaggio trasversale del Viaggiatore porta il pubblico attraverso le dimensioni fantastiche dei tre temi svelandone la comune matrice. Dapprima il personaggio/clown ci mostra come viaggiare in modo non lineare tra le pieghe del tempo riscoprendo le emozioni perdute, poi cerca di imparare il significato della parola e della sua assenza ed infine prova a conoscere l’orizzonte che rappresenta la crescita del suo percorso. Quartiere della Maddalena, Teatro Hop Altrove

    21 OTTOBRE – 26 OTTOBRE

    Luna – A caccia dei sogni perduti.  Scoperto che i sogni perduti finiscono sulla Luna, due bambini decidono di affrontare un viaggio fantastico alla ricerca dei propri compagni notturni. Attraverso i personaggi e le azioni sulla scena, i piccoli spettatori possono imparare a conoscere elementi di astronomia, come per esempio la formazione della Luna, il sistema solare, l’arrivo dei primi uomini sulla Luna e la forza di gravità. Ma è questo anche un momento di scatenato divertimento, per ricordarci di mitigare sempre mutuamente emozioni e ragione. Calato il sipario, l’incontro con gli attori, per le curiosità particolari dei più piccoli e passeggiata nel Museo di Storia Naturale di Genova. Museo di Storia Naturale “G. Doria” 21, 25, 26 ottobre ore 10:00/ 22, 23 ottobre ore 16:00 / lunedi chiuso. Prenotazione obbligatoria

    21-26 OTTOBRE (23 ESCLUSO)

    -H 1830 tanGO Touching Music – Workshop performativo per quattro danzatori e un cantante. Tango: un ballo sensuale, emozionante, intimo. Una musica capace di attrarre i corpi, muoverli, possederli. Di evocare i gesti che dicano, senza parole, la passione, il desiderio, la malinconia.
    La ricerca scientifica nell’ambito del progetto europeo SIEMPRE (7FP ICT FET 2010-2013) dedicato ai sistemi per l’analisi in tempo reale di espressività ed empatia coordinato da Casa Paganini – Infomus, interroga l’emozionante mistero del tango. E inverte il gioco.  Casa Paganini

    24 OTTOBRE

    -H 11 Quando le cose si dimenticano riaccadono – Racconti dal manicomio, un mondo a parte narrato dalle voci degli attori. Tratto dal racconto autobiografico di Armando Misuri, poeta e scrittore, ex-paziente psichiatrico dichiarato clinicamente guarito, che come Alda Merini rappresenta uno spaccato della sua vita e dell’istituzione totale. Palazzo Rosso

    H 18 Non ho nulla da rimproverarmi – 1911: Stoccolma e dintorni. – Parigi. Marie Curie, accusata per la storia d’amore con il fisico Paul Langevin, è costretta a fuggire e a nascondersi. Sta per essere espulsa dalla Francia e il suo secondo premio Nobel è a rischio. Le viene chiesto
    di rinunciare. Resisterà, andrà a Stoccolma a ritirare il premio, per poi rifugiarsi a Londra dalla scienziata Hertha Ayrton, dirigente del movimento delle suffragette. Una storia vera, dove si mescolano vicende personali, amore per la ricerca e impegno sociale. Le figure sulla scena toccano diversi contenuti scientifici estremamente attuali, trova così spazio il racconto del non facile rapporto tra scienza e società e del ruolo delle donne nella scienza. Teatro della Tosse, Sala Campana

    DAL 24 AL 28 OTTOBRE

    Bestie Comunicare l’ambiente con l’arte – L’arte sa essere mediatrice: per produrre conoscenza, sviluppare il senso critico, motivare, stimolare la partecipazione. Tutti obiettivi che coincidono con la necessità di comunicare i principi dell’ecologia, trasmettendone l’importanza ormai cruciale e permettendo che essa concorra alla formazione di un nuovo livello di consapevolezza del nostro ruolo nell’ecosistema Terra. Arte e comunicazione ambientale si incontrano nel teatro, in uno spettacolo fatto di confronto e scambio con il pubblico, percorrendo e interpretando le nostre radici storiche con strumenti personali e collettivi, assecondando una visione poetica, emotiva, in grado di arrivare a incontrare le coscienze. Teatro Govi Bolzaneto

    26 OTTOBRE

    H 18 Musica e astronomia – Intorno alla figura di William Herschel, astronomo e musicista. Tutti guardiamo al cielo. Perciò nondeve stupirci che lo abbiano fatto anche i grandi compositori, ricercando l’ispirazione. Diventa perciò un gioco esplorare i rapporti fra astri e musica, approfondendo questa relazione attraverso l’ascolto. Incontriamo Haydn e la serenità della Sinfonia n. 43, seppur segnata dal clima doloroso dello Sturm und Drang, e soprattutto le Sinfonie in do maggiore e in re maggiore di Herschel, astronomo e musicista del ‘700, che aprono e chiudono il nostro percorso. Herschel che fu scopritore di Urano, il primo pianeta individuato in epoca storica. Era il 1871: l’anno dopo sarebbe divenuto Astronomo del Re, per poi abbandonare la musica e dedicarsi completamente alle stelle. Teatro della Tosse

    H 21 La scienza dei sensi – Uno spettacolo di incontro, fra scienza e arte. Un’esperienza a occhi bendati, per scoprire di più riguardo a noi stessi, rinunciando alla vista, lo strumento di percezione per eccellenza del nostro tempo. E allora bisogna usare altre risorse, esplorare nuove possibilità: con atteggiamento scientifico, porsi domande, uscire dal contesto, indagare a fondo l’animo umano. Teatro della Tosse

    DAL 26 OTTOBRE AL 2 NOVEMBRE (3O OTTOBRE ESCLUSO)

    H 21 Tinello italiano –  Un bizzarro, comicissimo spettacolo di tragedie in due battute, canzoni, strane storie, monologhi, dialoghi travolgenti e amari recitati e agiti dai personaggi simbolo di Altan, per raccontare l’Italia contemporanea, a cavallo tra farsa e tragedia. Un tinello italiano fatto di autoironia, meschinità e lucida analisi del presente. Il disegno di una realtà caleidoscopica, sociale e di costume, che fotografa perfettamente il nostro tempo di cittadini consumatori, immobili e catatonici, imprigionati in un microcosmo miserabile, inetto e pantofolaio, un tinello italiano, appunto, dove si ride amaramente e non si sa come reagire al peggio. Teatro dell’Archivolto – Teatro G.Modena

    27 OTTOBRE 2011

    -H 18 Patent Centocinquanta Splendori e miserie del genio italiano, al di qua e al di là dell’oceano. In un ipotetico ufficio brevetti, due personaggi fuori dello spazio e del tempo discorrono intorno alle invenzioni degli Italiani che nei 150 anni dell’Unità hanno saputo varcare i confini e attraversare l’Oceano arrivando sino al Patent Office degli Stati Uniti. Le storie degli emigranti Si allacciano con quelle dei grandi scienziati, quelle degli imprenditori con i folli trovati di inventori visionari. E così si ripercorrono centocinquanta anni di storia, una storia costellata di cose, dalla scatoletta delle caramelle Tic-Tac alla Vespa, dalla DeLorean (chi non la ricorda nel film Ritorno al futuro?) a un ombrello ad apertura automatica, in cui si ritrovano accanto a nomi assolutamente sconosciuti, gli Agnelli e i Piaggio, gli Zanussi e i Borletti, i Beretta e gli Abarth. Teatro della Tosse

    28 OTTOBRE 2011

    -H 10/12/15/17 Re Giorgio e la sua più grande magia – Dalla fiaba alla scienza. Qui viene narrata la storia di Re Giorgio, che viveva tutto solo nel suo castello sulla collina: “Re Giorgio trascorreva felicemente le giornate grazie alla sua bacchetta magica che realizzava tutti i desideri. O meglio, quasi tutti, perché a Re Giorgio qualcosa mancava ancora…”. Ma come andrà a finire? In bilico tra la magia e la fisica, lo spettacolo è una storia ricca di apparizioni e strani esperimenti. E quando cala il sipario, si corre dietro le quinte! Per scoprire i segreti di quel che si è ammirato a bocca aperta. Quartiere della Maddalena, Teatro Hop Altrove

    -H 21 Sulle spalle dei giganti – Di e con Flavio Oreglio
    Con la complicità dei suoi ricordi di ragazzo, un uomo si interroga sulle contraddizioni della nostra società. Gli eventi distanti nel tempo diventano percorso narrativo di un romanzo satirico, fermo j’accuse nei confronti della scuola e del suo (disatteso) ruolo formativo e informativo, del potere come espressione del controllo, delle architravi di un sistema che si sostiene indebolendo sistematicamente la democrazia. Un percorso curioso, divertente, poetico, sorprendente, che legge la Storia al di là delle guerre, l’uomo nelle sue espressioni positive, la cultura come strumento di affermazione e libertà. Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio

    1 NOVEMBRE

    -H 21 Bereshit La storia più bella del cosmo! Bereshit (la Genesi) è la prima parola del primo paragrafo del primo libro della Bibbia. Significa “In principio”. Apriamo gli occhi, ci guardiamo intorno e immediatamente ci assale la domanda: come è iniziato tutto? Come siamo arrivati sino a qui? Che cosa c’era prima che iniziasse tutto? Esistono molti modi diversi di porsi queste domande e, soprattutto, esistono molti modi diversi per rispondere. Bereshit è uno spettacolo che cerca di raccontare la storia delle origini attraverso uno degli oggetti più belli, simmetrici, effimeri e delicati del cosmo: la bolla. Con le bolle, il mago delle bolle Pep Bou e il professore Wagensberg illustrano la storia più bella del cosmo. Teatro della Tosse, Sala Trionfo – Spettacolo fuori abbonamento

  • Teatro Garage, gli spettacoli della stagione 2011/2012

    Teatro Garage, gli spettacoli della stagione 2011/2012

    Teatro GarageEcco la programmazione del Teatro Garage di Genova, via Paggi 43 /b (quartiere di San Fruttuoso, vicino piazza Martinez).

    Biglietteria 010.51.07.31, ufficio 010.51.14.47 – 010. 899.49.76

    L’ingresso a tutti gli spettacoli costa 12 euro intero, 9 euro ridotto.

    L’inizio degli spettacoli è nei giorni feriali alle 21, alla domenica alle ore 17

    2012

    SABATO 7 (h 21) E DOMENICA 8 GENNAIO (h 17) 2012

    “Un tango per Roxanne

    Un tango per Roxanne

    La storia di una ragazza come tante che viene affascinata dal tango e vuole diventarne una protagonista.

    La vicenda inizia a San Telmo,  tanta gente per strada… Turisti e bancarelle, poi, su un lato, due ballerini iniziano la loro performance. Ballano un primo tango e chiedono un’ offerta, poi iniziano un secondo ballo e una ragazza rimane affascinata dal loro ballare.

    Cambio improvviso di luci, il tempo si ferma e si entra nei sogni di Roxanne che immagina se stessa mentre balla con il suo principe  azzurro. Finito il sogno, ci si ritrova nella realtà della strada. Roxanne esce di scena con la zia.

    Cambio di  scena, ma siamo sempre a Buenos Aires. La zia e Roxanne vanno in milonga. Si siedono e osservano le coppie che ballano. Un uomo la invita e succede il patatrac: lui è un maleducato e la riporta  presto a sedere perché Roxanne non sa ballare. La ragazza si mette a piangere ma poi un altro signore gentile la fa ballare e con gentilezza riesce a fare i primi passi. Da qui in avanti la giovane  Roxanne, tornata in Europa, decide di  continuare a danzare, dopo tante disavventure e sogni ad occhi aperti ecco che nasce una nuova grande ballerina.

    Ingresso 12 euro, ridotto 9

     

     

     

     

    2011

    SABATO 22 OTTOBRE – DOMENICA 23 OTTOBRE

    “Quattro volte Ligeia morì”

    Quattro volte Ligeia morìLo spettacolo si presenta in quattro parti, due la prima sera e due la seconda sera. Due appuntamenti legati da un filo conduttore: l’amore visionario e ossessionato di Poe per quell’ideale di donna che una volta nella sua vita ebbe modo di incontrare e quindi di perdere prematuramente. Questo è quanto il poeta descrive, in forma di visione, incubo, ossessione e amore sublime, nei suoi quattro racconti tutti dedicati alle donne. Quattro mini spettacoli quindi, quattro donne protagoniste, ma un unico modello rappresentato da una sola attrice. In scena ci sarà anche Poe ad incarnare le sue stesse manie e ad interagire con la protagonista, rendendo così la lettura, già ricca di atmosfere e suggestioni, ancora più inquietante. E con questa lettura scenica a puntate, si cerca di far emergere, senza risparmiare le atmosfere macabre che lo contraddistinguevano, Poe e il suo ideale di perfezione e  di passione.

     

    SABATO 5 NOVEMBRE

    “Ritorno a Orani”

    Ritorno a OraniLo spettacolo realizzato dai testi di Bruno Rombi sulla vita di Costantino Nivola è un omaggio all’artista sardo, composto da due atti unici, legati tra loro dalla musica e dalla proiezione di immagini delle opere di Nivola.  Nel primo atto, “ Ritorno ad Orani”, gli attori rievocano vicende della storia umana e personale dell’artista e della sua famiglia, in una luce circoscritta che li definisce come ombre. Le parole dello stesso Nivola, di sua madre e della moglie, mettono in luce i rapporti, a volte anche conflittuali, tra l’artista e i suoi famigliari.  Il secondo atto, la lettura al leggio del poema “A Costantino Nivola” ha lo scopo di mettere maggiormente in evidenza e di ripercorrere i momenti più significativi della vita dell’uomo oltre a far conoscere l’ opera dell’artista. La storia dell’uomo si intreccia a quella dell’artista, nella ricerca di una propria identità che ha realizzato lontano dalla terra natia, ma senza staccarsene mai affettivamente.

     

    DA VENERDI’ 11 A  DOMENICA 13 NOVEMBRE

    “Io, Giacomo Leopardi”

    Io, Giacomo LeopardiLa messa in scena dello spettacolo parte dall’analisi  degli accadimenti pubblici e privati scava nei sentimenti più profondi dell’uomo, mettendone in luce i dubbi, le  speranze, le paure, il desiderio di vivere nonostante tutto. Due attori-narratori introducono al clima storico politico di fine ‘700, per soffermarsi sulle vicende di   Monaldo e Adelaide. Di tanto in tanto si liberano del ruolo di narratori, per diventare i personaggi. Un terzo attore, seduto alla scrivania, a parte, diventa il personaggio Giacomo Leopardi.

    Il lavoro non ha la pretesa di essere esaustivo dell’opera e della vita, quanto soffermarsi sulle  sofferenze di un uomo, che, in anticipo di almeno un secolo, mette a nudo  quel “ male di vivere” caro a tanta letteratura del ‘900.

     

    SABATO 19 NOVEMBRE – DOMENICA 20 NOVEMBRE

    “Cenere”

    All’interno di “Cenere”, Marco Rinaldi, narra con uno stile colloquiale, alcuni episodi meno conosciuti della resistenza. Tra momenti, a volte toccanti, a volte drammatici, altre volte conditi da allegria, la narrazione ci porta a rivivere le vicende con naturalezza, come se le ascoltassimo da un vecchio amico seduto con noi al tavolino di un bar. una storia di speranze, sogni, riscatto, amori. Amore per la libertà. “Cenere” è un viaggio nel mondo e nella vita della lotta partigiana in Liguria, il tutto affrontato senza moralismi né forzature, ma con empatia e condivisione. Il metodo affrontato dai tre autori è quello della narrazione teatrale, linguaggio che hanno perseguito componendo uno speciale ipertesto didascalico.

     

    VENERDI’ 25 NOVEMBRE

    “Foriamo i Filitri!”

    Foriamo i filtriIl filo conduttore che lega musica e teatro è la crescita, fisica e psicologica, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, raccontato nelle più svariate sfaccettature. L’illusione e il sogno, l’ambizione e la delusione… L’amore che si rivela ben lontano da come viene raccontato nelle canzoni pop, che assume le caratteristiche dei cibi preconfezionati (Io amo le favole in cui lei molla il principe e si innamora del cavallo… da “Io amo”). Passando attraverso lo spettro dell’anoressia, del disagio nei confronti di un mondo che sembra avere ben chiari ritmi, leggi e confini. Ritmi a cui l’adolescente, ormai divenuto uomo, non riesce a sottostare, e allora è necessario studiare come aggirare l’ostacolo. La nostra sveglia suona, è giunta l’ora di sfilare le maschere, dal cervello alla bocca nessun pit-stop! Così recita la canzone che da il titolo allo spettacolo. “Foriamo i filtri!” è un esperimento di commistione e sinergia fra musica e teatro. Il concerto del cantautore genovese Gabriele Serpe, è infatti arricchito dalla presenza sul palco di attori e attrici, protagonisti di dialoghi e monologhi scritti dallo stesso cantautore. Un “mix” che ha catturato l’attenzione del pubblico sin dalle primissime apparizioni nei teatri del capoluogo ligure.

     

    SABATO 26 OTTOBRE – DOMENICA 27 OTTOBRE

    “Donne ovvero storie e altre storie”

    Donne ovvero storieIl racconto che diviene memoria del percorso di lotta per l’emancipazione femminile, le emozioni e i risvolti privati di un confronto tutto al femminile liberamente tratto da La Valigia, di Laura Guidetti e Ivano Malcotti.

    Anni di lotta delle donne per la conquista della dignità ci consegnano il compito di evitare che il corpo femminile ridiventi fonte di discriminazione. Per un’Amministrazione pubblica ciò significa promuovere una armoniosa convivenza tra uomini e donne, sostenere le occasioni di dialogo e riflessione, trovare strumenti originali per rimuovere gli ostacoli che ancora oggi impediscono ai valori della pari dignità trai sessi di mettere radici nel tessuto civile del nostro paese.

     

    SABATO 3 DICEMBRE – DOMENICA 4 DICEMBRE

    “Lettere da lontano”

    Lettere da lontano “Lettere da lontano  – Parole e musica del distacco”  parla di emigrazione, con un occhio a quella storica ligure ma anche a quella contemporanea di chi è arrivato e continua ad arrivare nella nostra regione. L’allestimento unisce diverse forme espressive – parola, musica, immagini – a partire da materiale storico: lettere e diari di emigranti italiani del 900 e testimonianze attuali. Una parte importante dello spettacolo infatti è dedicata alle storie “vissute” che il pubblico ha inviato. a realizzazione si affida principalmente alla parola che è supportata da altre forme espressive – immagini e musiche dal vivo – che concorrono in ugual misura al conseguimento del risultato artistico. La regia si propone di offrire uno spaccato di vita descrivendo personaggi di spiccata umanità in cui prevalgono sentimenti come la speranza in una vita migliore, la paura della novità e l’attaccamento alle radici.

     

    SABATO 10 DICEMBRE – DOMENICA 11 DICEMBRE

    “Vai che sei forte”

    Vai che sei forteLo spettacolo comincia con la proiezione di uno spot  promozionale del tipo Welcome to, che riguarda i forti di Genova,realizzato come se un “sistema forti” esistesse veramente, dalle immagini infatti, si evince, per esempio, la possibilità di soggiornare a forte Begato, noto anche per il suo ristorante, per poi tuffarsi nella natura e non solo. A pochi passi si trova uno dei parchi gioco più belli d’Europa il forte Sperone, da evidenziare anche il museo di forte Castellaccio e l’orto botanico di forte Crocetta.

    Comicità e teatro civile per una divertente e amara riflessione sul degrado dei forti genovesi, visti con gli occhi di un promoter turistico costretto a millantarne lo stato di assoluta floridezza.

     

    VENERDI’ 16 DICEMBRE – SABATO 17 DICEMBRE

    “La prova generale”

    La prova generaleUna commedia divertente e surreale ambientata negli anni ’70: una famiglia piccolo-borghese   attende il ritorno del figlio dal lavoro… pare una comune scena familiare, ma non è proprio così. L’autore, osservatore acuto della contemporaneità di quegli anni, ci offre un eccentrico e vivace spaccato familiare.

    L’attenta lettura delle singole battute ci ha consentito di ricostruire i caratteri dei personaggi in scena che si rivelano allo spettatore con tutti i loro pregi e difetti, i loro desideri e le loro ambizioni, le loro manie e grettezze, suscitando sensazioni di commozione ed incredulità,  risate a crepapelle e turbamento.

  • Storia di Genova: Pegli e le colonie di Tabarca e Carloforte

    Storia di Genova: Pegli e le colonie di Tabarca e Carloforte

    Tabarca, colonia pegliese
    L’isola di Tabarca, antica colonia pegliese

    La Storia di Pegli e delle sue colonie nel Mediterraneo – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Nel cuore della Pegli antica si trova Piazza Tabarca, la piazza è dedicata alla colonia pegliese che per secoli contribuì alla ricchezza della Repubblica di Genova. Nel 1540, infatti, l’isola di Tabarca in Tunisia, prospiciente la città omonima, venne data dal bey di Tunisi in concessione alla famiglia genovese dei Lomellini.

    L’isola era ricca di banchi coralliferi, e la concessione venne data come riscatto per la liberazione del corsaro Dragut, catturato dai Doria quello stesso anno. Dal 1540 per ben due secoli Tabarca rimase colonia di Genova. I coloni pegliesi vendevano per 4,50 lire/libbra il corallo a Genova… che lo rivendeva per 9,10 lire/libbra a tutta Europa!

    I Lomellini facevano parte dell’entourage di Andrea Doria che governava Genova ed erano legati per parentela alla famiglia Grimaldi. I Lomellini per colonizzare Tabarca invitarono alcuni gruppi di abitanti pegliesi (soprattutto commercianti) a stabilirsi sull’isola promettendo guadagni elevati e condizioni di vita migliori. Questi salparono da Pegli lo stesso anno, e nessuno di loro fece più ritorno in patria. Dopo più di un secolo di colonizzazione, nel 1738, un folto gruppo di genovesi tabarkini (per lo più figli di coloni, ma anche nuovi emigranti pegliesi che raggiunsero l’isola a più riprese) si trasferì in Sardegna a causa dell’esaurimento dei banchi corallini e del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe. Fu Carlo Emanuele III regnante di Sardegna a invitare i coloni a stabilirsi sull’Isola di San Pietro, allora disabitata, per fondare un nuovo comune: Carloforte. Il nome di Carloforte fu scelto in onore del sovrano.

    A Tabarca rimasero pochi coloni e nel 1741 il Bey di Tunisi invase l’isola e fece prigionieri gli abitanti genovesi riducendoli a schiavi. La notizia in poco tempo raggiunse le corti di tutta Europa e la liberazione degli schiavi avvenne poco dopo grazie all’intervento del Papato, ma soprattutto dello stesso Carlo Emanuele III di Sardegna e di Carlo III di Spagna.

    Buona parte degli schiavi liberati raggiunsero Carloforte, altri diedero origine ad altre due comunità: Calasetta (nel 1770) nell’isola di Sant’Antioco in Sardegna e Nueva Tabarca sull’isola di San Pablo di Alicante in Spagna. In questo secondo caso i coloni genovesi si sono con gli anni integrati con la popolazione spagnola perdendo la propria identità, ma a Carloforte e a Calasetta i naviganti pegliesi e i “nuovi tabarkini” di orgine pegliese mantennero nel tempo integra la loro identità culturale sia nelle usanze che nella lingua. Ancora oggi il dialetto di queste due località, il cosiddetto tabarchino, è un dialetto ligure molto vicino per vocaboli e pronuncia al genovese, o meglio, al genovese di Pegli.

  • Progetto Ghettup casa di quartiere, inaugura Don Gallo

    Progetto Ghettup casa di quartiere, inaugura Don Gallo

    Don GalloUn progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti disagiati del centro storico:  questo il progetto Ghettup – casa di quartiere, inaugurato da Don Gallo il 24 febbraio 2011.

    La casa di quartiere del Ghetto è una delle 5 azioni previste dal Contratto di quartiere del ghetto, ed è stata affidata, a seguito di un bando pubblico promulgato dal Municipio Genova I Centro Est, ad una rete di soggetti molto attivi sul territorio genovese, il cui capofila è la Comunità San Benedetto al Porto.

    Gli altri soggetti coinvolti nell’iniziativa sono  l’Ass. il Cesto, l’Ass. San Marcellino,la Coop. sociale La Comunità, La Coop. sociale Il Laboratorio, il Consorzio Sociale Agorà, la Coop. sociale La Lanterna, l’A.R.C.I. Genova, il Comitato provinciale A.R.C.I. Gay, l’Ass. Transgenere, l’Ass. Princesa, la U.I.S.P., l’Ass. Leonardi V-Idea, l’Ass. cinematografica progetto cine indipendente, il Progetto Melting Pot

    Il termine “Ghettup” proviene dall’ inglese “get up” che significa “alzati”; il progetto ha il fine di diminuire la situazione di degrado e di sviluppare una maggiore identità di quartiere, migliorando così la qualità delle relazioni .

    Tutto ciò è stato reso possibile anche grazie alla donazione di 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture.

    Gli spazi utilizzati di Vico Croce Bianca 7 e 11 rosso, sono concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova e sono destinati ad offrire una gamma di servizi, sviluppati soprattutto a favore degli immigrati.

    Tra questi servizi molto importanti i corsi di alfabetizzazione, svolti nello spazio più grande: la Sala delle Culture. In uno spazio attiguo si è organizzato uno sportello di ascolto per gli abitanti italiani e stranieri del “Ghetto” e uno sportello Legale. Infine in uno spazio sottostante si è istituito un laboratorio video-multimediale.

    Dice Don Gallo riguardo al’iniziativa:«L’ immigrazione è un incontro di civiltà, non si può fermare, perché è un processo umano. L’Italia deve essere in grado di monitorare il fenomeno e di accogliere gli immigrati, ma la questione è anche europea e non ci si può tirare indietro.Noi crediamo che un nuovo mondo sia possibile».

    Nel “Ghetto” sarà  presente anche una casa di accoglienza per giovai madri, con 49 posti letto in 19 alloggi negli ultimi tre piani di un edificio che era rimasto inutilizzato.

    Infine si sono sviluppati anche momenti di animazione e mediazione per la comunità transessuale, che da sempre ha abitato il quartiere; si cerca così di risolvere i contrasti che si creano per esempio con delle comunità migranti, costruendo anche una RETE FRIENDLY che possa contribuire a diminuire i fenomeni di discriminazione.

    Sara Garau

  • Il discorso ambiguo sulle migrazioni di Salvatore Palidda

    Il discorso ambiguo sulle migrazioni di Salvatore Palidda

    MigrazioneApplicando il metodo di ricerca di Foucault, il suo concetto di discorso come struttura cognitiva di produzione e organizzazione del senso, e riprendendo alcuni aspetti della prospettiva sociologica interazionista di Goffmann, Garfinkel e H. Becker, i contributi raccolti nel testo “Il discorso ambiguo sulle migrazioni” di Salvatore Palidda interrogano il significato e il funzionamento del discorso sulle migrazioni nella contemporaneità e dei suoi termini-simbolo: migrante, immigrato, multiculturale, interculturale, cultura. Una delle tesi centrali è che le migrazioni siano da studiare come un fatto sociale totale o come un fatto politico totale, mettendole in relazione con i mutamenti degli assetti politici, sociali, economici e culturali delle società d’emigrazione e d’immigrazione. 

    Il curatore S.Palidda inquadra lo studio delle migrazioni nel contesto delle mobilità umane, nelle quali rientrano fenomeni apparentemente molto diversi come il turismo di massa e i pellegrinaggi religiosi, e sottolinea come gli spostamenti degli esseri umani siano da sempre una caratteristica intrinseca della storia sociale, politica, economica e non un’emergenza contingente. La proliferazione di ricerche, studi, convegni sull’immigrazione che caratterizza le scienze umane, dalla pedagogia al marketing, dalla psicologia alla giurisprudenza, è caratterizzata al contrario da uno sguardo tecnico, specialistico, che prescinde dall’analisi dei meccanismi sociali e politici: predomina, secondo gli autori, un approccio embedded, ovvero asservito a una logica per la quale tecnici e specialisti si limitano a proporre soluzioni per un problema concepito come puramente “amministrativo”. In Italia prevale un’immagine dell’immigrato fondamentalmente paternalista, come essere sofferente, svantaggiato, incapace di azione politica autonoma per il riconoscimento dei diritti universali legati allo status di persona umana, bisognoso della nostra benevolenza. Quello che sorprende, come mostra il saggio di Dal Lago, è che questa rappresentazione è assolutamente trasversale: la ritroviamo nella comunicazione istituzionale come nella cultura antirazzista e nella letteratura.

     

    Il saggio di Delgado Ruiz spinge quindi a mettere in questione l’uso di termini “politicamente corretti” come migrante, caratteristico della cultura solidarista e antirazzista, del quale smaschera l’illogicità: si smette di esserlo non appena si arriva a destinazione, e non possono esistere immigrati di seconda generazione ovvero persone immigrate dalla nascita. In realtà secondo l’autore, migrante-immigrato altro non significa che povero che si muove da un luogo all’altro, non necessariamente straniero, in quanto è usato anche per indicare spostamenti interni allo stesso paese.  L’approccio tecnico e spoliticizzato trova applicazione nei saperi disciplinari analizzati nel saggio di Baroni: pedagogia interculturale, psicologia e psicoterapia, mediazione linguistico-comunicativa, partendo dal presupposto che la diversità culturale sia la caratteristica dominante dello spazio sociale contemporaneo, intervengono in maniera clinica, ovvero individualizzata, sugli effetti prodotti negli individui dalle pratiche discriminatorie alle quali è sottoposto uno specifico gruppo, quello degli “stranieri” immigrati, a volte in maniera efficace, ma prescindendo dallo spazio sociale e ambientale e dalle logiche di potere che li producono. A fianco dello specialismo tecnico, c’ è la spoliticizzazione, resa possibile non solo dagli approcci clinici, ma anche dal concetto di “cultura” come entità immutabile che governa completamente l’agire dei “migranti”, idea dalla quale deriva la teoria della natura culturale dei conflitti politici e sociali e che ha avuto un’enorme fortuna nel senso comune, nel discorso, mediatico, politico (in modo del tutto trasversale) e in una parte della letteratura socio-politologica. L’ambiguità è il contrasto tra una retorica universalista, che considera le persone come soggetti di diritto, e un discorso che, anche se a volte con le migliori intenzioni, vede nello straniero proveniente dai paesi poveri solo un soggetto di cultura: un’incarnazione stereotipata dell’Altro che rimane tale per tutta la vita, trasmettendo ai posteri la sua alterità, forse fino alla terza e quarta generazione. Come dimostra il saggio di Brion, la cultura è entrata nei sistemi giuridici europei come quello belga, con i concetti di reato culturale (delitto d’onore, escissione femminile, travisamento per motivi religiosi) e difesa culturale (prevedere attenuanti per gli autori di reato mossi da motivazioni religiose o tradizionali e approvati dalle proprie comunità) del tutto inutili a prevenire e reprimere i reati di omicidio o lesioni personali gravissime già puniti dai codici ordinari, persino controproducenti rispetto al loro obbiettivo ufficiale, ma funzionali a costruire le minoranze di origine straniera ai quali sono rivolte come enclaves illiberali, premoderne, oppressive. Le proposte di legge che vietano il travisamento in pubblico facendo esplicito riferimento alla copertura totale del volto per ragioni religiose e la retorica del multiculturalismo estremo disposta a riconoscere attenuanti a delitti motivati da sedicenti convinzioni religiose, o legalizzare l’escissione delle figlie di immigrati praticandola sotto controllo medico in strutture pubbliche per ridurre il danno, mostrano quindi di avere in comune l’idea del determinismo culturale.Persino il razzismo esplicito abbandona oggi le sue tradizionali argomentazioni biologiste per riproporsi nella veste più presentabile di “neorazzismo culturale”.

    Questa raccolta di saggi, quindi, con un approccio critico e anticonformista, mette in questione non tanto, come è scontato, gli eccessi xenofobi o dichiaratamente razzisti, quanto la la centralità della cultura nel discorso sulle migrazioni e la sottile ambiguità del paradigma utilitarista dell’immigrato-risorsa con il quale dobbiamo dialogare, tollerandolo e non dimenticandosi mai la sua “utilità sociale”. Discorso che è strutturalmente ambiguo perché l’accettazione della presenza di immigrati-lavoratori non si accompagna a un pieno riconoscimento degli stessi come persone titolari di diritti universali e cittadini. I saggi qua raccolti mostrano il rischio insito nell’attuale discorso dominante sulle migrazioni: quello di trasformarsi in una costruzione autoreferenziale, tesa a perpetuare se stessa senza contrastare le diseguglianze e le sperequazioni sociali delle quali i migranti sono le prime vittime, solo limitandosi ad attenuarne gli effetti con strategie riparatorie di tipo microsociale o individuale. Gli interventi a carattere clinico, nella maggior parte dei casi rispondono a necessità reali delle persone e anche un’eventuale “riparazione” parziale dei danni provocati da logiche politico-economiche non controllabili da chi opera in questi settori è sicuramente preferibile al nulla; ma proprio per questo, il libro si rivolge in primo luogo a chi si occupa di migrazioni dal punto di vista del lavoro sociale, come strumento per esercitare una costante vigilanza verso il rischio di cadere nell’autoreferenzialità, nel paternalismo e nel tecnicismo, e a chi si occupa di ricerca, che non può porsi come “risolutore di problemi”, o come “difensore degli immigrati”, ma deve considerare la realtà sociale analizzata anche dal punto di vista dell’immigrato e analizzare con rigore e spirito critico il rapporto fra gli spostamenti migratori e l’organizzazione politica della società.

    La conclusione del curatore spinge a interrogarsi sulle nuove frontiere del discorso sulle migrazioni: il “caporalato etnico”, il business delle rimesse di denaro, la gestione delegata a privati, anche del terzo settore dei Cpt e degli sgomberi dei campi Rom, l’imprenditorialità degli immigrati e il fenomeno delle false partite IVA, le forme di sfruttamento nelle quali alcuni degli stessi immigrati hanno un ruolo preponderante a danno dei propri connazionali. C’è poi il fenomeno dell’ethnic business, del marketing mirato a minoranze religiose o gruppi di migranti considerati come categorie di consumatori; da un certo punto di vista è certamente un indicatore di integrazione o quantomeno del peso sociale ed economico acquisito, se si guarda a questo fenomeno a un livello settoriale. Se invece iniziamo a guardare alle migrazioni e alle mobilità umane come fatto sociale totale, la constatazione che il riconoscimento del ruolo di consumatore preceda, almeno nel nostro paese, quello di cittadino e titolare di diritti politici, sembra piuttosto una variante del punto di vista utilitarista per il quale la presenza dell’immigrato è auspicabile in maniera subalterna, solo quando ricopre il ruolo di lavoratore, ruolo al quale, in fondo, quello di consumatore è complementare. Rifacendosi ai contributi di Finzi, Etang-Peraldi, Scrinzi e Rahmi, che ci ricordano che pochi anni fa “gli altri” eravamo noi, e che quella che è identificata con la condizione di “migrante” è assimilabile a una condizione di svantaggio socio-economico, siamo indotti a riflettere su come logiche di potere alle quali gli stranieri poveri possono essere più facilmente sottoposti perché in condizione svantaggiata si possano estendere anche alle componenti subalterne della società autoctona: per questo, l’immigrazione è lo specchio della società nel suo complesso e non può essere studiata da punti di vista parziali.

     

    Andrea Macciò