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  • Salone Nautico, pronta l’edizione del rilancio. Toti: «Deve essere certezza granitica, come il Natale e la Pasqua»

    Salone Nautico, pronta l’edizione del rilancio. Toti: «Deve essere certezza granitica, come il Natale e la Pasqua»

    salone-nautico-2017La 57a edizione del Salone Nautico organizzata da UCINA Confindustria Nautica a Genova, in programma dal 21 al 26 settembre prossimi, è stata presentata oggi nel capoluogo genovese alla presenza di Carla Demaria, Presidente di UCINA Confindustria Nautica, con la partecipazione di Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, di Stefano Bernini, Vice Sindaco Comune di Genova, di Paolo Emilio Signorini, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure occidentale e di Paolo Odone, Presidente di Camera di Commercio di Genova.

    «Il Salone Nautico compie 57 anni ed è felice di dimostrarli – ha dichiarato in apertura Carla Demaria, Presidente di UCINA Confindustria Nautica – il nostro futuro ha una grande storia e grazie a questa forza, consolidata negli anni, torniamo a crescere in maniera decisa. Abbiamo obiettivi ambiziosi non lo nascondiamo, ma coerenti con le risposte del mercato».

    La 57a edizione della kermesse sarà rivisitata in tutti i suoi aspetti. «La nuova disposizione degli spazi espositivi – ha spiegato Alessandro Campagna, Direttore Commerciale della manifestazione – risponderà alle esigenze di accresciuta estensione espositiva e accoglierà i visitatori coinvolgendoli in un percorso sempre più esperienziale,  perché il Salone Nautico vuole  che ogni  visitatore torni a casa e sia il primo promotore di questo straordinario settore». Il coefficiente di riempimento della Nuova Darsena registrerà  l’aumento più significativo, rispetto all’edizione 2016, sia in termini di nuovi espositori, sia di ampiezza di gamma esposta. L’area dedicata ai motoryacht e ai superyacht avrà un nuovo layout e una Business Lounge dedicata, cui si accederà attraverso un boulevard riservato che dall’ingresso porterà direttamente al centro della Darsena.

    «Le novità per la prossima edizione del  Salone Nautico non finiscono qui.  – ha concluso la Presidente Demaria – Il Salone, infatti, ha ricevuto un dono importante da Renzo Piano, una visione fatta di mare, sole e vento – di cui siamo onorati – che verrà interpretata dallo studio OBR dell’arch. Paolo Brescia, progettista tra l’altro della terrazza della Triennale di Milano e di altre opere di levatura internazionale, con un progetto di paesaggio e arte pubblica che guida il processo di rinnovamento del Salone. Sarà questo a fare gli onori della 57a edizione, accogliendo i visitatori».

    «Stiamo immaginando una nuova piazza sul mare che offra nuovi motivi di frequentazione e d’incontro – ha detto l’architetto Paolo Brescia –  in cui riscoprire il piacere di ritrovarsi in pubblico celebrando il rito dell’urbanità sul mare.  L’intervento prevede un’istallazione multisensoriale che interagisce con i fenomeni naturali del mare (sole, vento, onde), un giardino mediterraneo aromatico e il riutilizzo della precedente struttura del Redwall ripensata come opera d’arte pubblica collettiva, che coinvolgerà il pubblico dell’evento e gli abitanti della città, sancendo il legame indissolubile tra il Salone Nautico e Genova».

    Il sostegno di Regione Liguria

    Schermata 04-2457854 alle 19.32.14«Dobbiamo smetterla con i balletti su dove si fa il Salone: dopo 57 anni che si fa a Genova è ragionevole che si continui a fare qui, deve essere una certezza granitica, come la Pasqua e il Natale. Il Salone deve essere la punta di diamante di un’offerta integrata della nautica: fatta di tanti settori, per creare importanti sinergie intorno a chi compra una barca. E noi dobbiamo essere pronti a essere una vera capitale della Nautica». Lo ha detto il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti oggi nel corso della presentazione del 57° Salone Nautico di Genova.  «Credo – ha continuato Toti – che abbiamo fatto quello che era il minimo che facessero le Istituzioni di una città che da 57 anni ospita il Salone Nautico e che si vuole candidare ad ospitarlo per altri 57 anni. Conterei di lasciarlo ai figli e ai nipoti di questa città il Salone Nautico. Ormai i tempi sono maturi: abbiamo vissuto un periodo di vacatio di potere dell’Autorità Portuale, soggetta a un’importante trasformazione di sistema e  oggi possiamo ragionare per il futuro, cioè creare le condizioni perché chi oggi produce l’eccellenza in Italia, come la Nautica, possa avere le migliori condizioni per conquistarsi fette di mercato sempre più importanti. Se il Salone dell’anno scorso aveva appena svoltato la china, quest’anno abbiamo messo un po’ di abbrivio».

    «Come Regione stiamo lavorando, insieme a Ucina, all’Autorità Portuale e alle altre Istituzioni per dare continuità e certezze a questo Salone – ha concluso Toti – integrando sempre di più le attività della kermesse con quelle produttive del territorio e anche con quelle di promozione turistica, è questa la strada per lo sviluppo e il successo di questa  Regione».

    Primi segnali incoraggianti

    Le iscrizioni sono state aperte lo scorso 21 marzo e, secondo i dati presentati oggi,  l’82% degli espositori ha già confermato la partecipazione, con il 51% che ha dichiarato di voler ampliare lo spazio o la gamma di imbarcazioni esposte. Il Pad. B terreno, nell’arco di 12 ore, è andato overbooked. Saranno presenti nuove partecipazioni da cantieri esteri, tra i quali Galeon, Regal, SeaRay, Wellcraft, Glastron, Four winns, Scarab Boats”.

    Positivi anche i riscontri del mercato interno: secondo i dati elaborati da Assilea Associazione italiana leasing, si registra un aumento dei contratti 2016 del 26% rispetto al 2015, a conferma dell’impatto registrato sul mercato a valle della scorsa edizione del Salone Nautico. Inoltre gli ultimi dati pubblicati da ICOMIA (la Federazione mondiale della nautica da diporto, alla quale UCINA aderisce) sulla tendenza del mercato nautico mondiale, testimoniano il consolidamento della ripresa del mercato Italiano e il ruolo dell’Italia come hub internazionale per la nautica da diporto. Il vento è tornato a soffiare nelle vele della nautica genovese?

     

  • Blueprint Competition, concorso senza vincitori. Doria: «Sorpreso». Futuro incerto, ora dibattito pubblico

    Blueprint Competition, concorso senza vincitori. Doria: «Sorpreso». Futuro incerto, ora dibattito pubblico

    Blueprint-competition-logoNessun vincitore, dieci vincitori. E’ questo l’esito, a sorpresa, del “Blueprint Competition”, il concorso internazionale di idee per riqualificare il waterfront di Genova e le aree ex proprietà della Fiera secondo il disegno di Renzio Piano. «E’ una sorpresa anche per me – ammette il sindaco di Genova, Marco Doria, nel corso della conferenza stampa che illustra i lavori dell’apposita commissione, come riportato dall’agenzia Dire – ora dobbiamo capire come procedere ma sicuramente ci sarà un débat public, un momento di discussione condivisa e aperta alla città»

    Approfondimento: Blueprint Competition

    Ma l’incertezza sul futuro di tutta l’operazione, complice anche la prossima fine di mandato del sindaco arancione, è palpabile tra i rappresentanti dell’amministrazione. «Se non ci sono gli investitori non accade nulla – ricorda il sindaco – anche loro valuteranno che tipo di proposte fare sulla base di un set di possibilità». I tempi si allungano? Non per Doria che, ribadisce, «mi sono fatto l’idea che i tempi di realizzazione abbiano l’unica variabile di trovare uno o più soggetti che investano».

    I dieci miglior classificati

    Nessuno dei 76 progetti presentati – o, meglio, 69 visto che 7 sono stati scartati perché non rispondenti a requisiti di anonimato – ha raggiunto il punteggio di 70 su 100, necessario per proclamare almeno un vincitore e fornire all’amministrazione un progetto su cui elaborare la proposta con cui cercare investitori. Come previsto dal regolamento, dunque, a essere premiati e presi in considerazione dall’amministrazione dovranno essere i migliori 10 elaborati che hanno raggiunto un punteggio compreso tra 55 e 67 e riceveranno 12.000 euro di premio ciascuno. Per la cronaca, migliore è risultato il progetto capitanato da un architetto greco. «I progetti possono essere considerati di buona qualità – commenta Giuseppe Cappochin, presidente dell’ordine nazionale degli Architetti e della commissione giudicatrice del concorso – ma la complessità del tema ha fatto sì che una visione complessiva non abbia raggiungo la soglia prevista». La commissione ritiene, inoltre, che tutti i 10 migliori progetti abbiano evidenziato la sostenibilità economica-finanziaria del Blueprint rispettando il tetto dei 200 milioni di euro, al netto dei 50 milioni di costi di demolizione.

    Imbarazzo a Tursi

    Al momento, ci sono disponibili 28,5 milioni di euro grazie a due differenti stanziamenti del governo. E il sindaco assicura che verranno già in parte utilizzati, ad esempio, «per la demolizione del palazzo ex Nira». Il resto dei fondi, invece, dovrà essere congelato per «non pregiudicare una soluzione piuttosto che un’altra». Insomma, un’impasse da cui Palazzo Tursi dovrà capire come uscire in tempi rapidi, per rimediare a una nuova brutta figura di fine mandato. Eppure, nella stessa giunta Doria, c’è chi era stato buon profeta, come il vicesindaco Stefano Bernini, da sempre molto freddo se non addirittura oppositore di tutta l’operazione che ha portato al coinvolgimento dell’archistar genovese. “Non me l’aspettavo – ribadisce Doria – ma la situazione è abbastanza stimolante: spetta all’amministrazione il compito di redigere una sintesi e naturalmente ci sarà anche un’interlocuzione con Renzo Piano. Comunque, è un’occasione per far parlare i cittadini di come si può trasformare l’intera area dell’ex Fiera». E, in quest’ottica, il sindaco annuncia per il 12 marzo l’inaugurazione di una mostra aperta alla città con la presentazione di tutti i lavori che hanno partecipato alla competizione.
  • La visita ad un Salone di ottocento anni fa. Ecco lo speciale Nautico di Ianuenses

    La visita ad un Salone di ottocento anni fa. Ecco lo speciale Nautico di Ianuenses

    porto-genova-medievo-xvsecE così anche quest’anno il Salone Nautico ha aperto i suoi battenti. Sono sincero: l’iniziativa m’interessa, ma fino a un certo punto; e ciò nonostante abbia una certa familiarità col mare (più con quello medievale che con quello odierno…). Tuttavia, devo notare una grave mancanza. Non voglio affatto sembrare presuntuoso, ma non posso, comunque, esimermi dal dire la mia: il Salone, in sé, manca d’una narrazione; nasce e muore nell’ambito ristretto del business. E ciò, nonostante tenti d’ammantarsi di motivi, per così dire, “emozionali” o si rivolga sempre più al semplice appassionato di subacquea, canottaggio, canoa, windsurf o, perché no, di nuoto. Tentativo d’accalappiare quanta più gente possibile? Probabile. In realtà, ciò che manca è, piuttosto, una cornice capace di far viaggiare innanzitutto con la fantasia, lungo rotte inesplorate, al seguito di quei Genovesi – crociati, mercanti e navigatori – dispersi in diversis mundi partibus, in un tempo in cui Genova era davvero Superba. Dove la grande tradizione marinara genovese? Dove i trascorsi marittimi d’una città un tempo signora del mare e padrona del Mediterraneo?

    Credo che il Salone necessiti urgentemente d’una narrazione (prettamente storica, naturalmente); mi pare, cioè, che la grande storia marinara genovese debba necessariamente costituirne la cornice permanente. Quanto ciò richiamerebbe visitatori ulteriori, attratti, oltre che dallo scintillio dei ponti, dal fascino d’una tradizione secolare! Signori, questo non è affatto marketing (o, almeno, non lo è soltanto), e nemmeno mero campanilismo (chi parla non è affatto genovese): questo è puro e semplice rispetto per una tradizione straordinaria.

    Un Salone di ottocento anni fa

    In realtà, basterebbe veramente poco. Cosa accadrebbe, ad esempio, se ci accingessimo a visitare un salone di ottocento anni fa? Immaginiamo di risalire il corso del Bisagno, di seguire l’antica via romana corrispondente grossomodo all’attuale via San Vincenzo, di raggiungere e oltrepassare la porta di Sant’Andrea – porta Soprana – e di immergerci finalmente nel cuore della vita cittadina, seguendo questa o quella ruga sino ai portici della Ripa maris. Volgiamo ora lo sguardo al mare. Di fronte a noi vedremmo imbarcazioni differenti: grandi naves mercantili e galee basse e veloci, e poi una pletora di legni minori, generalmente a remi, come il bucio, il golabio, il palischermo, il sandalo e la saettìa. Ovunque, alberi, vele, corde, marinai indaffarati, mercanti, ufficiali della dogana e via dicendo.

    Tutto ciò doveva essere assai familiare ai Genovesi d’età medievale, abituati alla vista di grosse naves mercantili dalle forme tondeggianti. Dotate di due alberi a vela latina e d’uno o più ponti, possedevano un cassero di poppa e un rudimentale castello sopraelevato sulla prua, destinato a ospitare dei soldati. Nel tempo s’erano ingrandite, assumendo nomi caratterizzanti: da Pomella, Gazzella, Dolce s’era passati a Falcone a Regina, Panzone, Scurzuta e Berarda, per citarne solo alcune. Non mancano le descrizioni: una navis del 1246, utilizzata per la crociata di Luigi IX, e che per questo aveva a bordo una cinquantina di cavalli, era lunga trentasette metri e mezzo, larga dieci e alta dalla chiglia circa otto metri; l’albero prodiero giungeva a un’altezza di venticinque metri mentre quello centrale era poco più basso. Gli animali erano alloggiati nel primo ponte, sopra le sentine; soldati, scudieri e viveri, nel secondo ponte; nobili e cavalieri nel cosiddetto paradisus, situato a poppa, al di sotto del cassero.

    Un veliero del genere, lento ma robusto, poteva ospitare sino a trecento persone, oltre a una cinquantina di marinai. Nulla a che vedere con la galea, lunga una quarantina di metri, larga circa tre e alta quasi due. Dalla prua dotata di sperone e dalla poppa alta e arcuata, dotata ai lati di due grandi remi che fungevano da timone, era inizialmente manovrata da due rematori per banco, per un totale di circa centoventi-centocinquanta uomini che agivano su un remo a testa. La sua agilità la rendeva uno strumento perfetto per la guerra o per la difesa delle naves da trasporto. Anch’essa, ad ogni modo, avrebbe conosciuto una certa evoluzione. Verso la fine del Duecento, in corrispondenza delle guerre contro Pisa e Venezia, fu adottato il sistema del terzarolo, il banco a tre vogatori, ciascuno dei quali agente su un remo, che permetteva d’imbarcare un numero maggiore di persone mantenendo inalterate potenza e velocità. Rispetto a Venezia, l’evoluzione della galea genovese avrebbe accusato, tuttavia, un lieve ritardo, legato al suo utilizzo prevalente nel Tirreno. La città lagunare sarebbe andata definendo, infatti, nuove tipologie costruttive, a metà strada tra la galea e la navis, adottate a Genova con maggiore lentezza: la tarida, già in uso nel Duecento, la galea grossa e la galea da mercato, meno capienti delle naves ma più veloci e adatte sia per il commercio che per la guerra. L’esigenza era quella d’aumentare il più possibile il volume di traffico, e dunque il tonnellaggio; al contempo di difendersi dalla guerra di corsa. La galea sottile, così definita per distinguerla dalla consorella, avrebbe continuato a essere utilizzata sino a tutto il Quattrocento, e oltre, anche se quasi esclusivamente in contesti bellici. Essa avrebbe accolto progressivamente elementi innovativi, come le bombarde, sistemate a prua, o il timone centrale, incastrato nella ruota di poppa, che lentamente sostituirà i due timoni laterali.

    L’evoluzione del Trecento e del Quattrocento

    Il Trecento conobbe, invece, una decisa evoluzione del modello della navis, grazie all’introduzione della cocca, dotata d’un solo timone e d’un albero centrale, utilizzata per il trasporto di merci pesanti. L’utilizzo della vela quadra fu mutuato (ben più del timone centrale, già in uso nel Mediterraneo) dalle imbarcazioni nordiche e atlantiche, le quali necessitavano di sfruttare al meglio i venti costanti e gli alisei (se ne sarebbe accorto Cristoforo Colombo, il quale, partito da Palos nel 1492, avrebbe ordinato di cambiare le vele latine di una delle due caravelle, la Niña). Rispetto alle consorelle del Mare del Nord, la cocca mediterranea avrebbe subito, tuttavia, un processo d’ingigantimento. Entro la fine del secolo i grandi tonnellaggi sarebbero stati appannaggio esclusivo della marina genovese. Queste grandi naves imbarcavano un’ottantina di marinai, di cui circa la metà famuli, mozzi; nel numero erano compresi, inoltre, una quindicina di balestrieri. Si trattava d’una notevole riduzione della forza lavoro, funzionale al calo demografico successivo alla grande peste di metà secolo, ma fonte di diffusa disoccupazione.

    Il Quattrocento avrebbe assistito a una nuova evoluzione della navis, dotata progressivamente d’ulteriore alberatura e pennoni: la mezzana, collocata a poppa, e il trinchetto, a prua. Imbarcazioni di questo tipo, le quali possedevano in genere tre alberi (quasi sempre a vele quadre), un castello di prua più alto del cassero e una tolda, un tavolato che proteggeva la coperta e l’equipaggio dai proiettili nemici, erano definite nei porti nord-europei col termine caracca. Nonostante l’apposizione d’ulteriori vele propulsive, si trattava d’imbarcazioni lente, problema al quale s’ovviava diminuendo le tappe (talvolta saltando anche la consueta sosta presso il porto genovese). La perdita d’una sola di queste imbarcazioni comportava danni enormi. Di qui la necessità di suddividerne la proprietà in parti o carature, secondo una pratica risalente quantomeno al XII secolo.

    Già. Anche allora la nautica era essenzialmente business, e, dunque, rischio e commercio, rappresentando per molti un valido mezzo di sostentamento. Perché non riscoprire, dunque, per le prossime edizioni del Salone questa grande tradizione?

    Antonio Musarra

  • Salone Nautico 2016, una società a maggioranza pubblica per rilanciare la nautica ligure

    Salone Nautico 2016, una società a maggioranza pubblica per rilanciare la nautica ligure

    salone-nautico-2016Dopo le recenti polemiche e i giri di giostra dei grandi nomi della nautica italiana, presentata ufficialmente la cinquantaseiesima edizione del Salone Nautico genovese, in programma dal 20 al 25 settembre. Un’occasione per analizzare i dati economici incoraggianti della scora edizione, ma anche per tentare di mettersi alle spalle i rancori degli ultimi mesi. L’uscita polemica di diversi operatori da Ucina (la divisione nautica di Confindustria, che si occupa dell’organizzazione dell’evento), infatti, ha proiettato diverse ombre sulla manifestazione, fiore all’occhiello di Genova e non solo, dalla quale ci si aspettano risultati positivi, in continuità con i dati economici incoraggianti ereditati dall’edizione passata. Un’attesa che ha il sapore della resa dei conti. I 50 milioni di contratti di leasing stipulati a valle del Salone Nautico 2015 segnano infatti una crescita del 44% nel numero di contratti, il cui valore medio è aumentato del 26%. Cifre stimolate dalla ripresa del settore, la cui crescita nel 2015 è stata del 12% ed è stimata intorno al 7,5% per il 2016, ma che potrebbe risentire delle scelte “politiche” di alcuni grandi cantieri navali. «Non ancora numeri da fuochi d’artificio, ma tantissimo rispetto agli zero virgola a cui siamo abituatirivendica la presidente di Ucina Carla De Mariaquello di quest’anno sarà un buon Salone».

    Per quanto riguarda il dietro le quinte, si cerca di minimizzare: poche battute per liquidare le polemiche sollevate da Nautica Italiana, l’unione degli operatori fuoriusciti da Ucina: «Non è scandaloso – sottolinea De Maria – che sia la società di riferimento del settore a organizzare i Saloni». Le fa eco il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti: «C’è bisogno di fare squadra per salvare il Salone – spiega – la politica ha fatto la sua parte, non si può dire lo stesso da parte del mondo produttivo, attraversato da egoismi e interessi particolari».

    In arrivo una “Newco”

    «Nulla è immutabile nella storia dell’uomo – aggiunge Toti – nemmeno il Salone Nautico a Genova, ma preservarlo e farlo crescere è interesse di tutti». Un punto di vista condiviso da De Maria: «Non difendo il Salone a Genova a priori – puntualizza la presidente – ma affinchè si sposti c’è bisogno che qualcuno lo superi, cosa che al momento trovo difficile. Alle istituzioni chiedo soprattutto concretezza, in passato a volte ci siamo sentiti soli, oggi ci sentiamo maggiormente supportati».

    Un supporto che si tradurrà in una newco, un soggetto giuridico a maggioranza pubblica che si occuperà del rilancio del Salone: «Una società che possa fare da sintesi tra le divisioni – spiega Toti – ma anche le professionalità presenti nel mondo nella nautica della regione. Il Salone di Genova ha una storia e una tradizione troppo importante perché qualche polemica lo getti alle ortiche». Porte aperte anche ai “ribelli” di Nautica Italiana: «Chi vuole fare del Nautico il teatro di una battaglia di categoria è fuori luogo e fuori tempo», conclude Toti rimandando a data da destinarsi la resa dei conti.

    E se fosse l’ultimo?

    Il grande percorso di avvicinamento al Salone Nautico, quindi, è partito, la cinquantaseiesima edizione potrebbe essere quella della rinascita o quella del fallimento di un settore mai diviso come oggi. Genova, la cornice elettiva di questa grande kermesse, non è mai stata così fortemente in discussione; la speranza è che questa edizione non debba essere ricordata come l’ultima.

    Luca Lottero