Tag: stabilimenti balneari

  • Ripresa e resilienza? Meno pubblico e più privato. Ma le concessioni balneari non le tocca nessuno

    Ripresa e resilienza? Meno pubblico e più privato. Ma le concessioni balneari non le tocca nessuno

    Stabilimento balneare

    Lo scorso 30 aprile il governo Draghi ha consegnato alla Commissione europea il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), cioè il documento in cui l’Italia spiega in che modo intende spendere i 191,5 miliardi in arrivo da Bruxelles da quest’anno (i primi fondi potrebbero arrivare a luglio o settembre) fino al 2026, anno entro il quale i fondi ricevuti andranno impegnati in progetti concreti.

    Oltre a una lunga lista di riforme settoriali e investimenti suddivisi in 6 missioni (transizione digitale, transizione ecologica, infrastrutture, istruzione e ricerca, sociale e salute) il PNRR include anche alcune riforme trasversali, tra cui quella per stimolare la concorrenza economica. “La tutela e la promozione della concorrenza – si legge a pagina 77 del piano – sono fattori essenziali per favorire l’efficienza e la crescita economica e per garantire la ripresa dopo la pandemia. Possono anche contribuire a una maggiore giustizia sociale“.

    Fatta questa dichiarazione di principio, nelle pagine successive vengono indicate le modifiche legislative (in sostanza ci si impegna a rendere operativa la legge annuale per il mercato e la concorrenza, approvata nel 2009 ma applicata solo nel 2017) e gli ambiti che si intende liberalizzare e aprire a una maggiore concorrenza. Già la legge annuale di quest’anno interesserà infrastrutture strategiche nel settore delle telecomunicazioni, portuale e delle reti elettriche. Verranno poi riviste in senso pro-concorrenziale le norme che regolano le grandi concessioni nei settori dell’idroelettrico, del gas naturale, delle autostrade e della vendita di energia elettrica.

    Per quel che riguarda i servizi pubblici locali, si punta a un uso “più responsabile” (e quindi più limitato) dell’affidamento dei servizi alle società in-house (cioè aziende controllate del tutto o in parte dagli enti pubblici, come a Genova sono tra le altre Amiu, Aster o Amiu) da parte delle amministrazioni locali. I Comuni, per esempio, dovranno fornire motivazione “anticipata e rafforzata” della scelta di affidare un servizio direttamente a una società di propria proprietà anziché ricorrere alla libera concorrenza di mercato. Lo stesso principio viene citato esplicitamente per l’accreditamento all’erogazione di servizi in ambito sanitario e per la gestione dei rifiuti.

    Nei prossimi anni si prospetta quindi uno sforzo riformatore notevole, tanto più che all’applicazione delle riforme trasversali è legata l’erogazione effettiva dei fondi necessari per finanziare le misure progettate dal governo per uscire dalla crisi economica.

    Eppure da tale sforzo rimangono fuori le concessioni per gli stabilimenti balneari, la cui scadenza è stata rinviata di 15 anni nel 2019, ai tempi del governo Lega-Cinque Stelle. In sfregio alla direttiva Bolkestein, la direttiva della Commissione europea del 2006 molto contestata in Italia e di fatto mai applicata. Negli ultimi anni sono stati soprattutto la Lega e gli altri partiti di destra a dare voce alla rivolta dei balneari e di altre categorie come gli ambulanti contro la direttiva, che punta a liberalizzare i loro settori. Ma su questo punto, almeno per il momento, tra il governo Conte 1 a trazione leghista e quello guidato dall’ex presidente della BCE non sembra esserci troppa differenza.

    La direttiva ignorata

    Secondo il sindacato dei balneari Sib, quando lo scorso 24 aprile la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha chiesto a Mario Draghi chiarimenti sulle bozze del PNRR in una telefonata, tra le altre cose avrebbe cercato di convincere il presidente del Consiglio a inserire l’applicazione della direttiva Bolkestein nel piano, ma Draghi avrebbe respinto tale richiesta.

    La notizia non è stata confermata da altri media, ma di sicuro la Commissione cerca da anni di spingere l’Italia ad applicare la direttiva, arrivando a minacciare sanzioni. Di recente, anche l’antitrust italiana si è espressa contro alla proroga delle concessioni al 2033 decisa dal primo governo Conte. L’Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), in particolare, ha risposto negativamente alla richiesta del Comune di Carpi di verificare la legittimità di un proprio atto, che avrebbe prorogato le concessioni dei balneari che operano nel Comune fino al 2033. La decisione sarebbe appunto contraria alla direttiva Bolkestein. La stessa Agenzia, lo scorso marzo, aveva fornito un parere al presidente del Consiglio Draghi in cui, per quel che riguarda le concessioni balneari, in cui sosteneva la necessità dell’ “abrogazione delle norme che ne prorogano indebitamente la durata; l’adozione in tempi brevi di una nuova normativa che preveda l’immediata selezione dei concessionari in base a principi di concorrenza, imparzialità, trasparenza e pubblicità”.

    Dal punto di vista europeo, le lunghe concessioni ai balneari italiani impediscono ad aziende di altri Paesi europee di concorrere sul mercato dell’offerta di servizi sulle coste del nostro Paese, come sarebbe nello spirito del mercato comune europeo (che ovviamente prevede che le aziende italiane possano fare lo stesso negli altri Paesi europei). Chi contesta la Bolkestein dice che l’Italia ha più chilometri di costa utilizzabile per gli stabilimenti di ogni altro Paese europeo, e che crea posti di lavoro ed è formato da circa 30 mila aziende, spesso a gestione familiare.

    A sostenere le ragioni dei balneari un ampio spettro di forze politiche, a livello nazionale e locale. In Liguria la prima giunta Toti era arrivato prima del governo giallo-verde, emanando già a fine 2017 due leggi regionali per prorogare le concessioni già a fine 2017, bocciate però dall’allora governo Gentiloni proprio perché in contrasto con la Bolkestein.

    Negli anni scorsi Era Superba ha approfondito questi argomenti in altri articoli:

    Spiagge libere, il diritto negato e le (nostre) leggi che non rispettiamo. Benvenuti in Liguria;

    Spiagge, lo scontro sulle concessioni tra Genova, Roma e Bruxelles. Ma in Liguria le “libere” sono sotto la soglia di legge

    Spiagge salate

    Anche chi spinge per una maggior applicazione delle regole sulla concorrenza per il le concessioni balneari non trascura il particolare contesto italiano, dove il settore è economicamente ben più rilevante rispetto agli altri Paesi europei. In particolare questo momento, con il settore colpito dalle conseguenze economiche della pandemia, non è considerato il migliore per una riforma che tolga certezze acquisite nel tempo a tante piccole o medie imprese.

    Ma per l’AGCM “in più di un’occasione, la proroga automatica e ingiustificatamente lunga delle concessioni è stata motivata dall’impatto sociale che gli affidamenti competitivi avrebbero comportato“. Nel parere inviato lo scorso marzo al presidente del Consiglio Draghi, l’Antitrust definisce questo punto di vista “una lettura che sottostima largamente i costi sopportati dai soggetti esclusi e le implicazioni per la competitività”.

    Anche dal punto di vista della rendita fiscale i vantaggi sono quantomeno dubbi. Secondo la società di consulenza Namisba, nel 2016 il settore versava alle casse pubbliche appena 103 milioni di euro, a fronte di un giro di affari da 15 miliardi all’anno.

    Riempire la costa di stabilimenti balneari significa anche rendere a pagamento (e spesso a prezzi salati) la fruizione di spazi in teoria pubblici. Una legge regionale ligure prevederebbe che in ogni comune rivierasco almeno il 40% della costa sia pubblico. Secondo Legambiente, nel 2018 lo era solo il 14%. E li siamo ancora fermi.

    Luca Lottero

  • Il ponente riconquista il suo mare: Pegli verso la balneabilità, per Voltri più servizi e sicurezza in spiaggia

    Il ponente riconquista il suo mare: Pegli verso la balneabilità, per Voltri più servizi e sicurezza in spiaggia

    Spiaggia Voltri 2La stagione balneare deve ancora cominciare, ma a Voltri già da qualche settimana le spiagge hanno ricominciato a popolarsi. Complici le numerose giornate di sole di questo generoso inizio di primavera, sono in molti nel quartiere a scegliere di trascorrervi la pausa pranzo o il pomeriggio. Alcuni, i più coraggiosi, hanno persino tirato fuori dagli armadi i costumi da bagno. Tra poche settimane queste stesse spiagge diventeranno una meta ambita di bagnanti del ponente genovese e non solo, e quelli che oggi sono pochi avventori isolati diventeranno una distesa colorata di asciugamani e ombrelloni. Tutti rigorosamente portati da casa, perché il litorale ponentino è rimasto la più grande spiaggia libera del Comune di Genova. Tre anni fa, inoltre, il mare che bagna la costa voltrese ha riconquistato dopo 40 anni la balneabilità. Un fattore, questo, che insieme alla completa gratuità dell’accesso alla spiaggia, ha contribuito a rendere Voltri una vera e propria meta balneare low cost.

    Una situazione di cui il quartiere indubbiamente beneficia ed è giustamente orgoglioso, ma che al tempo stesso rende più evidenti alcune carenze nei servizi offerti. «In una città che si apre al mondo e che vuole diventare accogliente per i turisti – afferma per esempio il presidente del Municipio 7 Ponente Mauro Avvenenteè impensabile che l’acqua delle docce sia aperta da metà luglio alla fine di agosto. Non è possibile che non si riesca a trovare un accordo con Mediterranea delle Acque per mantenere il servizio nei mesi in cui le spiagge sono frequentate, che a Ponente vuol dire almeno da metà aprile a metà settembre». A Voltri le docce vengono gestite dai circoli nautici che compongono il consorzio Utri Mare, mentre Pegli l’anno scorso ha dovuto fare i conti con una mareggiata che aveva distrutto le docce di Piazza Porticciolo, gestite da Bagni Marina Genovese e ripristinate definitivamente solo nelle scorse settimane.

    Più forze dell’ordine contro risse, barbecue e campeggi improvvisati

    Spiaggia VoltriParlando con il presidente Avvenente delle criticità delle spiagge di Voltri, non ci vuole molto perché si finisca a parlare di sicurezza e di rispetto delle regole. Una tematica che ogni estate torna puntualmente al centro dell’attenzione e di roventi polemiche da parte dei cittadini. «Con il ritorno della possibilità di fare il bagno – spiega Avvenente – si sono mosse maree di persone provenienti da ogni dove, che pensano che la spiaggia non sia una cosa di tutti ma una cosa di loro proprietà». Il riferimento è a chi, nonostante le norme lo vietino chiaramente, organizza campeggi improvvisati o generose grigliate, con l’ovvia accensione di fuochi liberi. L’invitante odore di carne alla brace che nelle sere di estate si sente spesso levarsi dalla spiaggia diventa così motivo di rabbia per gli abitanti del quartiere, che negli scorsi anni hanno più volte denunciato l’insufficienza dei controlli. «In passato – aggiunge Avvenente – è già successo che, magari dopo la sesta bottiglia di birra, si verificassero risse tra etnie diverse tra cui non scorre particolarmente buon sangue, con tanto di bottiglie rotte che restano sulla spiaggia e che il giorno dopo rischiano di tagliare i piedi ai bambini. Nessuno vuole fare discriminazioni di tipo razziale, il problema sono i comportamenti. Chi mantiene un comportamento civile è sempre il benvenuto, a prescindere dalla provenienza e dal colore della pelle». La soluzione trovata sarebbe quella di un’intensificazione della presenza di polizia e carabinieri, per lo meno nelle giornate più “critiche”: «A breve – rivela infatti il presidente del Municipio di ponente – incontreremo il Questore e il Prefetto, perché abbiamo l’intenzione di intensificare la presenza delle forze dell’ordine sul litorale di Voltri (e da quest’anno anche di Pegli) nelle giornate di venerdì e sabato, quando più spesso vengono piantate le tende».

    I rischi per la sicurezza dei bagnanti passano però anche dall’assenza di bagnini pronti a intervenire in situazioni di pericolo. «La Capitaneria di Porto ha insistito molto perché ci fosse vigilanza alla balneazione – spiega Avvenente – che però va fatta con persone qualificate e formate. Il Municipio non ha i fondi per farlo, con un po’ di insistenza siamo riusciti a spingere il Comune a chiedere alla Regione i soldi per attivare questo tipo di servizio, che l’anno scorso siamo riusciti a garantire nei mesi di luglio e agosto con due postazioni a Voltri e una a Vesima, dove si sono sviluppati gli stabilimenti privati».

    Obiettivo balneabilità a Pegli, il lavoro nascosto dei depuratori

    Se Voltri ospita la spiaggia libera più estesa del Comune di Genova, l’altro quartiere che in questa parte di città ha la fortuna di avere un litorale frequentabile è quello di Pegli. Qui, però, le acque che lo bagnano non sono balneabili. Almeno al momento. «L’obiettivo – spiega infatti Avvenente – è quello di conquistarla anche li, e pare che per quest’anno dovremmo riuscire a ottenerla su due punti del litorale. Siamo da tempo in contatto con Arpal, che nelle sue rilevazioni ha riscontrato un netto miglioramento della pulizia delle acque e persino la ricomparsa di specie marine scomparse nei decenni scorsi a causa del porto». Fino a non molto tempo fa sarebbe stato quasi impensabile che nel mare ponentino si potesse fare regolarmente il bagno. Se oggi invece Voltri è pienamente balneabile e si discute perché lo diventi anche Pegli è grazie alla rimozione del vincolo amministrativo che impediva di fare il bagno in zone portuali ma anche, se non soprattutto, al lavoro sotterraneo dei depuratori.

    Del tutto integrati e mimetizzati nel tessuto urbano dei due quartieri, queste macchine complesse raccolgono le acque delle fogne, le filtrano in modo da separarle dai fanghi e dagli elementi intossicanti più consistenti e pericolosi e poi le scaricano in mare, per legge ad almeno 1000 metri dalla costa. I depuratori di Voltri e Pegli, insieme ad altri del genovesato, sono stati recentemente oggetto di un’analisi condotta dalla classe di Igiene Ambientale, della Facoltà di Architettura di Genova. Gli studenti, in entrambi i casi, hanno riscontrato un buon funzionamento da parte delle macchine e un pieno rispetto delle norme ambientali (gli impianti, per esempio, devono essere ad almeno 100 metri dai centri abitati, per impedire il disturbo di rumori e odori molesti) ma hanno lamentato una certa difficoltà nel reperimento delle informazioni online, poi fornite dai dipendenti comunali competenti.

    Il depuratore di Pegli è il più antico tra quelli genovesi. Realizzato negli anni ’70, nel corso dei decenni è stato oggetto, come naturale, di diversi lavori di adeguamento. Particolarmente significativi sono stati quelli nei primissimi anni del nuovo millennio (fino al 2008), quando l’impianto ha subito un restyling completo, con la sostituzione di numerosi macchinari, la realizzazione di un raccordo con la passeggiata esistente, di un nuovo camino di ventilazione alto circa 20 metri (che ha consentito di ridurre notevolmente l’impatto di odori sgradevoli) e di una condotta a mare che sfocia a 2500 metri dalla costa. Anche l’ambiente circostante è stato migliorato significativamente, con l’inaugurazione, nel 2009, dell’“Area degli Artisti”. L’attività del depuratore oggi avviene in gran parte nel sottosuolo di quello che è un punto di ritrovo e di aggregazione importante per il quartiere.

    Ben più recente l’impianto voltrese, realizzato nel 2001 e collocato in zona Utri Beach. Probabilmente grazie alla realizzazione in tempi recenti, il depuratore di Voltri è una macchina che usa tecniche piuttosto moderne, e libera i liquami a circa un chilometro e mezzo di distanza dalla costa. Qui, un apposito diffusore consente una distribuzione del fluido uniforme. «Nell’impianto voltrese – spiega Davide Ghio, uno degli studenti che ha preso parte alla ricerca – la depurazione avviene anche con un sistema di biofiltrazione, con l’uso di aria (e quindi ossigeno) che, iniettata nell’acqua, favorisce la “digestione” dei fanghi (la parte che non viene rilasciata in mare). Si tratta di una tecnica non particolarmente diffusa».

    Porto e spiagge, una convivenza possibile?

    Se per circa 40 anni i cittadini del Ponente genovese sono stati costretti a rinunciare a fare il bagno in sicurezza nel proprio mare è stato a causa dello sviluppo del porto, che se da un lato ha portato sviluppo industriale e posti di lavoro, dall’altro ha senza dubbio un prezzo pesante in termini ambientali. Un prezzo che il quartiere non sembra più disposto ad accettare, come dimostrano le proteste che uniscono cittadini e amministratori municipali ogni volta che viene accennata una qualsiasi ipotesi di ampliamento delle strutture. «Credo che la convivenza con il porto sia possibile – chiosa infatti Avvenente – ma non a detrimento della qualità della vita dei cittadini. Nessuno è più disponibile a farsi massacrare il territorio come 40 anni fa, quando Prà perse inevitabilmente le proprie spiagge».

    Luca Lottero

    Era Superba ringrazia gli studenti del corso di Igiene Ambientale che hanno fornito informazioni e materiale utile riguardo ai depuratori per la stesura di questo articolo. Hanno lavorato (coordinati dalla prof.ssa Anna Maria Spagnolo) sul depuratore di Voltri: Auteri Bessero, Ghio, su quello di Pegli: Chiesi, Del Medico, Perazzo.

  • Baraonde Beach Club

    Baraonde Beach Club

    Baraonde Beach Club CogoletoNella spiaggia di Cogoleto c’è un locale dover poter passare un’intera giornata in totale relax, dalla colazione sino alla notte, godendo di un panorama suggestivo sulla costa Ligure.

    Il Baraonde Beach Club di giorno è uno stabilimento balneare in stile etnico con terrazza direttamente sul mare; la spiaggia è attrezzata con un baby park pensato per i più piccoli con giochi, scivoli, sabbia e nei weekend è prevista un’animazione con ragazze qualificate pronte a far divertire i bambini in acqua e fuori.

    Il bar e il ristorante garantiscono un efficace servizio per tutti coloro che desiderano gustarsi i sapori delle specialità liguri e le bevande dissetanti dell’estate. Al calar del sole inizia l’aperitivo a buffet ricco di stuzzichini, accompagnato da un’atmosfera rilassante con musica si sottofondo, cocktails serviti e preparati da Barman qualificati.

    Il ristorante è senz’altro una delle maggiori attrazioni del Baraonde Beach Club. Situato in una posizione incantevole in riva al mare, offre un’ampia gamma di soluzioni gastronomiche, e consente di scegliere tra una romantica e caratteristica cena a lume di candela o una vera e propria grigliata estiva in spiaggia a pochi metri dal mare.

    Il ristorante è aperto tutti i giorni sia a pranzo che a cena, è sempre gradita la prenotazione.

    In più il locale organizza serate enogastronomiche, grigliate in spiaggia nei sabati sera (gradita la prenotazione)  seguite da serate con musica, dj e  altre sorprese della Disco on the Beach, con DJ fino a notte fonda dove poter ballare liberamente anche sulla sabbia, in riva al mare.

    La discoteca è infatti uno dei pezzi forti del baraonde Beache Club: creata quasi per gioco, si riconosce ora come uno dei locali di punta della Riviera Ligure, mentre invece il suo punto di forza è la semplicità alla porta che la rende unica nel suo genere. La voglia di passare una serata in compagnia, con qualsiasi tipologia di musica, in terrazza coperta o per gli amanti in spiaggia in riva al mare, vestiti come meglio si voglia, il tutto accompagnato da un efficace servizio di Barman capaci di soddisfare qualsiasi vostra richiesta.

    Per tutta l’estate sono in programma serate a tema ricche di premi, sorprese, ed è inoltre possibile organizzare feste private, compleanni, addio al celibato/nubilato, feste di laurea, con lo staff del Baraonde Beach a completa disposizione a seconda delle diverse esigenze dei clienti.

    La discoteca è aperta da giugno a settembre compresi.

    Baraonde Beach Club

    Indirizzo: Via Aurelia di Levante, Cogoleto, Genova (1 km dall’uscita autostradale di Arenzano)

    Come Arrivare:  Baraonde Beach dista  10 minuti dalla stazione ferroviaria di Cogoleto.

    Per chi arriva in macchina:

    da Genova, prendere la A10 in direzione Savona-Ventimiglia ed uscire al casello di Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    da Milano, prendere la A10 in direzione Savona-Ventimiglia ed uscire al casello di Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    da Torino, prendere la A6 fino a Savona, quindi prendere in direzione Genova ed uscire ad Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    Telefono: 349 6864466

    E-mail: baraondebeach@hotmail.it

    Sito internet: www.baraondebeach.com

    Facebook: baraonde beach cogoleto

    Apertura: tutti i giorni

    Prezzo medio per la serata, comprensivo di cena euro 25

    (I.P.)