Mese: Novembre 2010

  • Intervista a Enrico Musso, un’esclusiva di Era Superba

    Intervista a Enrico Musso, un’esclusiva di Era Superba

    Enrico MussoUna lunga intervista con il parlamentare genovese Enrico Musso, candidato sindaco per il Pdl alle scorse elezioni amministrative.

    Che rapporto ha con Genova?

    Genova è la città nella quale sono nato, in cui ho abitato, trascorrendo periodi anche abbastanza lunghi e significativi fuori. Ma la mia città era sempre Genova anche quando ero a Parigi, a Cambridge, anche adesso che sto a Roma. E questa è una cosa che la vita la segna. Si è visto anche quando tre anni fa in modo assolutamente inaspettato un insieme di partiti mi ha chiesto di rappresentarli facendo il candidato sindaco nella mia città. Questo ha segnato profondamente la mia vita e ha limitato le attività che con molta passione stavo svolgendo. Nel momento in cui accetti una cosa del genere, naturalmente le scadenze scompaiono dal tuo orizzonte, ed è abbastanza doloroso. In tutto questo, il fatto che fosse per Genova è stato decisivo.

    Lei ha un’attività intensa, e spazia tra la docenza universitaria, la ricerca scientifica, e anche l’attività concertistica (è organista, nda). Se dovesse descrivere Enrico Musso, come lo descriverebbe?

    Intanto sfumerei un attimo sull’attività intensa, perché da quando sono parlamentare sono in aspettativa all’università perché c’è il divieto di cumulare queste due funzioni. Detto questo, evidentemente l’aver fatto molte cose cercando di farle non dico bene, ma al meglio delle mie possibilità, rappresenta l’indice di una certa curiosità. In molte delle cose che ho cercato di fare, certamente nell’università e nella politica, ho cercato di dedicare il mio tempo ad un’attività che fosse utile ad un certo numero di persone. Nello stesso spirito ho accettato di fare il candidato sindaco e poi il parlamentare, addirittura sospendendo. L’attività di parlamentare consente di essere utili a molte più persone; certamente con un apporto personale molto più limitato.

    Che ruolo ha la musica nella Sua vita?

    Le mie qualità da musicista sono assolutamente trascurabili e quindi il ruolo è quello amatoriale. Ha avuto effetti molto positivi per me, perché ti mette direttamente in comunicazione con un’idea di bellezza, che in fondo è quello a cui tutti tendiamo e rispetto a cui la nostra vita diventa troppo tortuosa. Quando hai la fortuna o la possibilità di metterti a suonare  allora riprende la presa diretta con la bellezza. Mi sono specializzato sul periodo barocco, e in particolare sulla musica organistica di Bach e dei suoi predecessori. Questa musica ha la caratteristica di stabilire un ordine sulla realtà dei suoni; può quindi aiutarti a stabilire un ordine sulla realtà delle cose che ti circondano, ossia una certa geometria nella lettura delle sensazioni che ti hai intorno, persino nella politica; ti aiuta a leggere l’intorno in un modo più ordinato e anche essenziale. In una fuga di Bach non c’è una nota fuori posto. E invece in politica ci sono tante note fuori posto, ma ci si rende conto più facilmente di quali sono.

    D – Ho letto una Sua dichiarazione sul Pdl, in cui Lei afferma “Basta zoccole e scandali”. Allargando l’obiettivo, e guardando alla nostra società, quanto pensa che la società sia specchio della politica e quanto la politica sia specchio della società?

    R – Io ho detto quella frase su Facebook, che ha un linguaggio fra scritto e parlato. La frase esatta diceva “Vorrei un partito serio dove non ci siano scandali e zoccole”. Io facevo riferimento al partito che rappresenta oggi “casa mia”, quindi voglio prima di tutto che casa mia sia un posto pulito. Ma il punto non è il Pdl: la sensazione è che in qualche modo i partiti rappresentino i difetti della società; gli eletti, nei loro difetti, sembrano evocare i difetti degli elettori. L’Italia è il paese della raccomandazione, per esempio, così tanto che è addirittura stata un po’ sdoganata, un po’ assolta: oggi, se una persona mi chiede, come professore, di dare una mano al figlio o al figlio dell’amico non ha la sensazione di fare qualcosa di dannoso per la società, e invece sì, perché cominciamo a stabilire un sistema di regole deviate per cui vince non quello che ha più merito ma quello che ha più conoscenze. Tutto questo si trasferisce poi nel lavoro e poi nella politica, e tutto il paese viene permeato dal sistema della raccomandazione. Io faccio fatica a definirmi di destra, ma se ci sono delle parole chiave di una destra moderna queste dovrebbero essere: una società basata di nuovo sull’individuo, sul merito, sulle capacità individuali, su un sistema di regole rispettate e condivise.

    Marco Topini

    Intervista integrale disponibile sul canale video di EraSuperba

  • Nuova vita al teatro di Villa Duchessa di Galliera

    Nuova vita al teatro di Villa Duchessa di Galliera

    Villa Duchessa di GallieraI lavori di restauro, partiti nel 2007, sono terminati in questi giorni e a novembre Genova vedrà rinascere il teatro storico settecentesco, unico esemplare superstite in Liguria, di villa Duchessa di Galliera a Voltri.

    Il teatrino, voluto nel 1786 da Anna Pieri Brignole Sale, nobildonna dai molteplici interessi culturali, appartiene alla tipologia del “teatro in villa”, uno spazio privato dove gli stessi esponenti della famiglia Brignole Sale si esibivano, o figuravano come autori degli spettacoli.

    Il restauro è stato finanziato dal Comune e dall’Ente Opera Pia Brignole Sale, proprietaria dell’immobile, grazie alla partecipazione al bando del 2006, indetto dalla Compagnia di San Paolo, “Restauri in scena”, che prevedeva l’erogazione di contributi a favore del recupero di alcuni teatri storici di Piemonte e Liguria.

    Il teatro presenta una pianta rettangolare e il soffitto con una volta lavorata (divisa in due parti e con una cupoletta centrale) costruita “in canniccio”, cioè con una struttura in legno simile allo scheletro di una barca, una tecnica comune che permetteva di coprire grandi spazi e di conferire alla struttura diverse forme.

    L’inagibilità dei locali, ormai inutilizzati da tempo, derivava principalmente da due fattori: la presenza di numerose crepe che attraversavano la volta; i problemi di umidità dovuti alle precarie condizioni di alcune pareti e la conseguente caduta di intonaco e stucco.

    Il Comune per quanto riguarda il restauro delle decorazioni che coprono la volta e le pareti, realizzate nel Settecento dal pittore voltrese Giuseppe Canepa, si è affidato al lavoro della ditta Co.Art.

    “Gli interventi di restauro più importanti sono stati eseguiti sulle decorazioni murali realizzate con la tecnica a secco – spiega Marialuisa Carlini, titolare della Co.Art – L’autore infatti ha steso i colori a calce sull’intonaco già asciutto, questa è la differenza rispetto all’affresco che prevede la stesura dei colori sulla superficie bagnata”.

    I restauratori si sono occupati di fissare i colori e consolidare gli intonaci; recuperare e pulire le parti decorate ma ormai coperte e, dove possibile, ricostruire le decorazioni. “Il colore tendeva a staccarsi dal supporto e soprattutto spolverava –continua Carlini – Il restauro ha riguardato il risanamento delle murature dall’umidità e il recupero del colore, in molte parti ormai mancante”.

    E non sono mancate curiose scoperte:  sopra la struttura della volta è stata infatti ritrovata una sorta di “macchina del suono”,  un carrello di legno riempito di pietre e trascinato da destra a sinistra, su binari sopraelevati. La macchina muovendosi generava rumori utilizzati nelle rappresentazioni, ad esempio per simulare un temporale. “Non è stato possibile conservarla nella sua collocazione originaria – racconta Carlini – però il prezioso reperto è stato salvato e verrà esposto al pubblico”.

    Il progetto di recupero ha previsto inoltre un importante lavoro di consolidamento della volta, il risanamento di alcuni locali collegati al teatro, compresi gli adiacenti servizi igienici, nonché l’adeguamento delle relative uscite di sicurezza e la messa a norma degli ingressi con l’inserimento di un nuovo accesso per i disabili, tutti interventi progettati in modo da rendere funzionale l’utilizzo dello spazio teatrale.

    “I lavori in termini economici sono costati molto di più del previsto – dichiara Mario Margini, assessore ai Lavori pubblici – Abbiamo speso una cifra che sfiora il milione di euro ma indubbiamente si tratta di denaro ben speso. Personalmente non avrei mai immaginato un restauro così pregiato. È il risultato del lavoro di una serie di artigiani/e di altissimo livello e competenze professionali”.

    Adesso a lavori ultimati, secondo l’assessore, occorre garantire due cose: la concreta fruibilità pubblica del teatro e la massima attenzione affinché questo spazio recuperato non venga deteriorato con il passare del tempo.  “Il problema è stabilire in che forme andremo a gestire questo immobile di pregio – spiega Margini – Probabilmente faremo una gara pubblica per decidere quale soggetto sarà il gestore responsabile”.

    E il 13 novembre, lo spazio restituito alla città, sarà inaugurato ospitando lo spettacolo del teatro Cargo, “La regina”. “Un nostro vecchio lavoro – spiega Laura Sicignano, curatrice di testo e regia – che racconta proprio la storia straordinaria tra cultura e politica della fondatrice del teatrino Anna Pieri Brignole Sale, interpretata da Lisa Galantini”.

    Matteo Quadrone