Tag: cucina

  • Il mondo in un piatto. Cultura e sapori latinoamericani e liguri si intrecciano nella cucina di Anilda

    Il mondo in un piatto. Cultura e sapori latinoamericani e liguri si intrecciano nella cucina di Anilda

    Anilda-vargas-braceGastronomia e partecipazione. Queste sono le parole chiave dell’incontro con la nuova genovese di oggi, Anilda Vargas, arrivata a Genova negli anni Novanta, dopo un breve soggiorno in Francia, da un Perù attanagliato in quel periodo da fenomeni di terrorismo interno.
    La partecipazione alla vita sociale e culturale della città, secondo Anilda, è fondamentale per sentirsi davvero cittadini e non solo ospiti.
    Il progetto che ha orientato tutta la sua attività a Genova è stato quello di valorizzare il cibo e la cultura gastronomica come perno dell’identità culturale delle persone immigrate e occasione di incontro e scambio fra cittadini provenienti da paesi e mondi diversi.
    Mangiare da sempre è un atto non solo alimentare, ma anche sociale: la condivisione della tavola facilita, infatti, lo scambio e la relazione umana. La gastronomia permette, più facilmente della parola, di avvicinarsi ad altre realtà geografiche, sociali e culturali abbattendo le barriere linguistiche.

    A Genova, Anilda si è adoperata per realizzare questa sua filosofia in ambito associativo e gastronomico. Lasciato un lavoro nel settore pubblico in Perù, ha trasformato la passione per la cucina in un lavoro, prima come cuoca, sia in Francia sia in Italia e poi, dal 2007 al 2010, come titolare di un negozio di produzione gastronomica da asporto italiana e sudamericana, gestito con la figlia.
    La sua è una nouvelle cuisine latinoamericana, nel pieno rispetto della tradizione, ma con un occhio ai piatti della tradizione genovese e ricca di proposte fusion dove si sposano sapori latinoamericani e liguri.
    Oggi il suo lavoro è rivolto al mondo dell’associazionismo: è responsabile del Laboratorio Gastronomico “Il mondo in cucina” del Coordinamento Ligure Donne Latinoamericane (Colidolat) e organizza per l’associazione Encuentro de 2 Mundos diverse attività legate alla diffusione della cultura gastronomica e alla connessione tra cibo e cultura.
    Come è emerso nei nostri incontri con i “nuovi genovesi”, in molte persone un forte interesse, una passione a volte non vissuta in maniera piena nel paese di origine (l’arte, la cucina, la poesia, il teatro….) ha assunto un posto centrale nella nuova vita italiana e genovese, trasformandosi a volte in un lavoro, a volte in un’esperienza nel mondo della cultura e dell’associazionismo, a volte in uno spazio individuale di espressione della propria personalità.
    Quasi sempre questa passione – per Anilda, la gastronomia – è stata il primo passo per comunicare con altre persone, allacciare relazioni sociali, vivere pienamente la città, superare le difficoltà linguistiche che tutti incontrano nei primi anni della nuova vita in un diverso paese.

    DSCF0168-1BQuando hai deciso di trasferirti in Italia e a Genova?
    «In Perù ho studiato per conseguire il diploma di amministratore d’impresa. Prima di arrivare a Genova, lavoravo come segretaria di un ente pubblico del settore pensionistico, simile all’Inps italiano. Ero già appassionata di cucina e avevo frequentato diversi corsi. La situazione politica del mio paese era molto instabile e c’erano stati diversi attentati terroristici. Avevo 3 figli che erano ancora dei ragazzini ed ero spaventata. Ho deciso di provare a trasferirmi in Europa. Sono stata un periodo in Francia, con visto turistico; qualche tempo dopo, consigliata da un’amica, ho scelto l’Italia e Genova.
    Dopo alcuni anni di fatica e di nostalgia per la mia famiglia, ho regolarizzato la situazione lavorativa, fatto tutti i documenti necessari e sono riuscita a far arrivare qua mio marito e i miei figli, che ora sono tutti sposati. Da subito mi sono impegnata a fondo nel mondo dell’associazionismo.
    Nel 1992 sono stata fra i soci fondatori dell’Associazione culturale Encuentro de 2 Mundos di cui oggi sono referente per i progetti e i laboratori di degustazione gastronomica. Nel 1994 sono stata socia fondatrice del Colidolat (Coordinamento Ligure Donne LatinoAmericane) e oggi sono la referente del Laboratorio gastronomico “Il Mondo in cucina”. Già in Perù ero interessata, oltre alla cucina, al mondo dell’associazionismo: dal 1989 al 1992 ho presieduto un’associazione culturale di Lima, che si proponeva di valorizzare le danze, i balli e le altre forme del folklore peruviano, organizzando scambi culturali con la Francia.
    Credo che un immigrato, per essere davvero un nuovo cittadino, dovrebbe partecipare alla vita sociale e culturale della città in cui vive. Chi lavora, guadagna e basta, senza partecipare alla vita della comunità, non si sente un cittadino, si sente un ospite. Io invece vorrei far parte della vita di questa città. Si parla spesso dei migranti come di un problema, come se fossero persone che non valgono niente. E, invece, il migrante può essere una persona con molto da raccontare, da insegnare. Anche un paese povero può avere molto da dimostrare a livello culturale, sociale, gastronomico. Chiudere la porta a queste persone, secondo me, è totalmente ingiusto».

    cucina-perù-patateQual è stata l’idea guida, il progetto che ha portato alla creazione del “Laboratorio Gastronomico”?
    «Il progetto alla base del mio lavoro è quello di recuperare e valorizzare l’identità delle comunità di immigrati, attraverso la promozione dei loro piatti più caratteristici.
    Per i migranti, l’alimentazione ha un ruolo molto importante, per esprimere se stessi e non perdere contatto con la propria identità, le proprie tradizioni, anche in un paese diverso. Le modalità di preparazione di un piatto sono importanti almeno quanto gli ingredienti. Il cibo, però, oltre che un mezzo per recuperare la propria identità, è anche uno strumento di comunicazione e mediazione fra persone provenienti da mondi diversi. Un buon piatto è il miglior punto di partenza per scoprire luoghi, usi e costumi, somiglianze e differenze tra i popoli. Una ricetta ti può ricordare persone incontrate in luoghi lontani.
    L’idea guida del nostro laboratorio è di far conoscere a più persone possibile i prodotti della tradizione latinoamericana, attraverso piatti gustosi. In questi anni abbiamo sperimentato in cucina e fatto conoscere la quinoa, l’amaranto, molte varietà di riso e tante spezie profumate e colorate.
    Abbiamo contribuito a far conoscere in Italia il pisco, un distillato d’uva tipico del Perù, dove è considerato bevanda nazionale, molto utilizzato soprattutto per i cocktail».

    Come si svolge la vostra attività?
    «Il Laboratorio Gastronomico è un lavoro di squadra, ha rappresentato un’occasione di lavoro per alcune donne e un punto di riferimento per la promozione della pari opportunità sul territorio.
    Io sono la responsabile, ci occupiamo di organizzare aperitivi ed eventi culturali legati al cibo e alla degustazione. E’ specializzato non solo in cucina peruviana: prepariamo piatti dell’Ecuador, del Venezuela e di altri paesi dell’America Latina.
    Tutte noi abbiamo imparato la cucina italiana e ligure: c’è stato uno scambio molto bello. Proponiamo anche piatti fusion, che mettono insieme prodotti della tradizione latinoamericana e prodotti liguri, come la quinoa alla mediterranea. E, poi, con l’associazione “Encuentro de 2 Mundos” da molti anni partecipiamo inoltre al Festival Suq con uno stand di cucina peruviana».

    cucina-perù-uovaQual è la caratteristica principale della cucina peruviana?
    «La cucina peruviana è una cucina “meticcia” nella quale si fondono la tradizione indigena con la tradizione spagnola. In Perù è molto conosciuta anche la cucina italiana, è apprezzata e considerata una delle migliori, anche se tutti credono che la propria cucina sia la migliore. Per la mia esperienza in Francia e in Italia, direi che i francesi sono più propensi a sperimentare cucine diverse, provano di tutto. I genovesi e gli italiani a volte sono più chiusi, più restii, ma oggi vedo che sempre più genovesi apprezzano e chiedono una cena esotica».

    Andrea Macciò

  • Ravioli al tocco, la ricetta di uno dei piatti più amati della cucina genovese

    Ravioli al tocco, la ricetta di uno dei piatti più amati della cucina genovese

    RavioliEcco la ricetta del grande classico della cucina genovese, uno dei piatti più apprezzati da grandi e piccini.

    Ingredienti per i Ravioli

    Per la pasta: 600 grammi di farina, 2 uova, 1 pizzico di sale.
    Per il ripieno: 300 grammi di scarola, 200 grammi di borragine, 1 animella lessata, 30 grammi di filoni lessati 40 grammi di burro, 100 grammi di polpa di vitello, 100 grammi di magro di maiale 50 grammi di salsiccia sbriciolata, 4 uova, la mollica di un panino, 3 cucchiaiate di parmigiano grattuggiato, sale, pepe e maggiorana.

    Preparazione

    Lavate e lessate le foglie di scarola e borragine in pochissima acqua salata per 5 minuti; scolatele, strizzatele tritatele finemente.
    In una casseruola rosolate con il burro la carne di vitello, maiale e salsiccia poi tritatele finemente con l’animella e i filoni privati della pellicina.
    Unite le erbe tritate, le uova, la mollica di un panino inzuppata nel sugo di rosolatura della
    carne (o nel brodo), tre cucchiaini di parmigiano, sale, pepe e maggiorana. Mescolate bene con un cucchiaio di legno.
    Intanto impastare la farina con le uova, il sale e tanta acqua quanto basta per avere una
    pasta di giusta consistenza. Tirate due sfoglie sottili e distribuite su una delle palline di ripieno, coprite con l’altra e tagliate i ravioli con l’apposita rotellina. Fate asciugare i ravioli all’aria per un paio d’ore e cuoceteli in acqua bollente per 3-4 minuti.
    Scolateli, distendeteli in un piatto di portata e conditeli con il sugo di carne e parmigiano.

    TOCCO

    Ingredienti

    50 grammi di grasso rognone., 60 grammi di burro, 500 grammi di carne tritata di manzo, 1 cipolla tritata, 1/2 costola di sedano, 1/2 carota, 1 spicchio d’aglio, rosmarino, 1 bicchiere di vino rosso, 3 grossi pomodori maturi, 1/2 litro di brodo di carne, sale e pepe.

    Fate sciogliere in un tegame il grasso di rognone con il burro e unitevi la carne di manzo tritata. Quando la carne sarà ben rosolata aggiungete le verdure tritate, l’aglio e il rosmarino. Condite con sale e pepe e lasciate rosolare ancora qualche minuto e poi versate il bicchiere di vino. Intanto pulite e tagliate i pomodori, metteteli quando tutto il vino è evaporato e continuate la cottura a fuoco moderato per almeno un paio d’ore, bagnando di tanto in tanto
    con un mestolo di brodo, fin quando la carne sarà ben cotta e il sugo addensato.

  • Torta di zucca salata: ingredienti e preparazione

    Torta di zucca salata: ingredienti e preparazione

    torta-zucca-salataEcco gli ingredienti e la ricetta per preparare la torta di zucca: un piatto che può essere servito sia come stuzzichino nell’aperitivo che come piatto unico (vedi anche la ricetta per la farinata di zucca)

    Ingredienti

    Per la pasta: 1 chilo di farina, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale q.b.

    Per la farcitura: 1,5 chili di zucca, 30 grammi di funghi secchi fatti rinvenire in acqua tiepida, 1 cipolla tritata, 100 grammi di parmigiano grattugiato, 5 uova, olio extravergine di oliva, noce moscata, sale e pepe.

    Preparazione

    Per la pasta: mettete sulla spianatoia la farina a cratere, versatevi l’olio, 2 pizzichi di sale, l’acqua tiepida e iniziate a impastare fino ad ottenere un composto morbido e liscio; fatelo riposare infarinandolo e coprendolo con un canovaccio per almeno un’ora.

    Per la farcitura: prendete una zucca matura, tagliatela a pezzi e pulitela togliendo scorza, semi e filamenti, cospargetela abbondantemente di sale, chiudetela in una canovaccio e lasciate colare l’acqua contenuta al suo interno per almeno 3 ore. Poi versate la polpa della zucca ottenuta in una ciotola grande.

    Mettete a soffriggere in una casseruola un trito di cipolla e funghi. Una volta cotto, fatelo raffreddare e unitelo alla polpa della zucca, aggiungendo formaggio, uova, pepe, una grattugiata di noce moscata e mescolate con cura per circa 10 minuti.

    Tirate poi una sfoglia sottile di pasta e usatela per coprire il fondo e i bordi di una teglia da forno, versatevi l’impasto di zucca, ricoprite il tutto con una seconda sfoglia rimboccandola bene ai bordi del tegame per non fare uscire il ripieno durante la cottura.

    Forate in più punti la superficie della sfoglia superiore per fare uscire l’umidità e cuocete a 180 gradi fino a che la torta non diventa ben dorata.

    Se volete arricchire la ricetta, potete unire alla farcitura anche della scamorza o della provola tagliata a cubetti, oppure del gorgonzola e delle noci.

    Buon appetito!

     

    Foto: www.greenme.it