Mese: Giugno 2012

  • Forte Tenaglia: una casa famiglia e spazi verdi per i cittadini

    Forte Tenaglia: una casa famiglia e spazi verdi per i cittadini

    «Una struttura nata per la guerra che diventa luogo di pace dove offrire spazi per l’aiuto, l’accoglienza e la formazione, restituendo alla memoria storica e alla fruizione sociale un bene altrimenti destinato alla rovina e alla perdita», così recita lo slogan del progetto dell’associazione onlus La Piuma “Forti/e insieme”, che già a partire dal nome intende rivolgersi alle persone nel senso più ampio possibile, nel lodevole tentativo di recuperare uno dei forti della nostra storica cinta muraria.
    Parliamo del Forte Tenaglia (nella quasi totalità dei documenti storici ritrovati il nome è senza dubbio al singolare “Tenaglia” e la strada che vi ci conduce si chiama “Via al Forte Tenaglia”, tuttavia, all’inizio della campagna di recupero avviata da “La Piuma”, con la pulizia del Forte dalla vegetazione infestante, è tornata alla luce sul pilastro d’ingresso del ponte levatoio una targa di marmo nella quale è scritto “Forte Tenaglie”) – risalente al 1600, abbandonato all’inizio del ‘900 e bombardato nella Seconda Guerra Mondiale – sulle alture di Sampierdarena, dietro il cimitero della Castagna, comodamente raggiungibile con i bus 66 e 38. Un luogo circondato dal verde, accessibile a tutti ma nonostante ciò, sconosciuto ai più. Qui troveranno spazio una casa famiglia, 2 alloggi per donne in difficoltà, ma pure una fattoria didattica, un giardino pubblico, laboratori per giovani studenti.

    La Piuma nasce nel 2004 come gruppo di preghiera per poi diventare associazione onlus nel 2006, 15 soci fondatori che sentono la necessità di uno strumento per realizzare progetti rivolti alle persone e all’ambiente, da 4 anni gestisce una casa famiglia su base professionale che accoglie bambini e un Fondo di Solidarietà con cui si accompagnano alcune famiglie facendo fronte alle loro emergenze economiche.
    Attualmente i soci sono 65 (tutti volontari) e per trovare una sede più adatta allo sviluppo delle sue iniziative, sia quelle realizzate che quelle ancora “nel cassetto”, l’associazione – presentando un progetto molto ambizioso – nel 2011 ha ottenuto la concessione pluriennale del Forte Tenaglia.

    «Per noi questa è “una magnifica follia” – spiega Emilio Parodi, legale rappresentante dell’associazione – Nasce dal desiderio di restituire un bene comune, un patrimonio della nostra storia ormai dimenticato, a tutti i cittadini genovesi. Un luogo dove poter realizzare le attività della Piuma rivolti alle persone, in particolare i bambini ma non solo, con esperienze che permettano, attraverso il contatto con la natura e la conoscenza delle realtà che essa offre, di imparare a condurre una vita più rispettosa dell’ambiente».

    Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il progetto.
    Nella parte superiore del forte, le cui mura risalgono al 1600, la cosiddetta Casa del Telegrafo, un’area circoscritta e potenzialmente molto riservata, costituita da un edificio su due piani interamente da ristrutturare, sorgerà una casa famiglia professionale dove una coppia accreditata con il Comune accoglierà fino a 5 bambini, due piccoli appartamenti che ospiteranno donne in difficoltà già seguite dal fondo solidarietà della Piuma ma anche genitori aspiranti adottivi/affidatari dei bambini e poi un salone polifunzionale dedicato agli incontri di sensibilizzazione sulle tematiche dell’affido e dell’adozione.
    La parte inferiore, la vera struttura fortificata con le mura implementate nel 1800, sarà destinata alla parte per il pubblico: spazi verdi, curati ed attrezzati; area picnic; una Fattoria Socio-Didattica orientata agli animali domestici e da cortile, per dare ai bambini la possibilità di conoscerli e vivere un’esperienza a diretto contatto con loro. La Fattoria sarà anche un luogo dove gli animali possano diventare strumento attivo nella crescita della persona: con essa si potranno sviluppare anche tutti quei progetti di “sostegno” quali ad esempio la pet therapy e l’onoterapia. E ancora spazi per laboratori rivolti ai giovani e alle scuole di ogni ordine e grado; spazi per le feste. Verrà così offerto alle persone, alle famiglie, ai visitatori un luogo straordinario per i suoi valori culturali, ambientali e paesaggistici ed un’occasione unica per il fatto di poterne fruire a pochi minuti dalla città e dal quartiere di Sampierdarena.
    «Tutte attività che La Piuma ha in mente da alcuni anni ma che non potevano tradursi in realtà per la mancanza di un luogo adeguato – sottolinea Parodi – Oggi l’abbiamo trovato».

     

    «Nel 2009 abbiamo chiesto all’Agenzia del Demanio della Liguria la disponibilità di Forte Tenaglia – racconta il responsabile dell’associazione – ottenendo la concessione per un anno a condizione di occuparci della pulizia e bonifica del forte e delle aree attigue, da rifiuti vari, da cespugli, arbusti e vegetazione infestante. In questo modo il Demanio ha potuto verificare le nostre potenzialità. Nel giro di un solo anno l’associazione ha avuto una crescita improvvisa, passando dai 15 soci fondatori agli attuali 65. E si sono aggiunti a noi professionisti in vari settori, architetti, ingegneri, giuristi, ecc., che sono rimasti affascinati dalla nostra idea di valorizzare un patrimonio accessibile e poco conosciuto, mettendo a disposizione, volontariamente, le loro competenze. Così nel 2010 abbiamo ottenuto un altro anno di concessione. Nel frattempo abbiamo realizzato un progetto preciso e dettagliato, grazie all’aiuto dei professionisti sopracitati e nel 2011 il Demanio ha deciso di concederci il Forte Tenaglia per 19 anni, il massimo previsto. Una concessione strettamente vincolata alla realizzazione del progetto».

    Quest’ultimo è stato strutturato in lotti ed aree in modo da poter procedere passo dopo passo, in base ai finanziamenti che arriveranno e secondo un percorso di recupero logico e funzionale.
    L’area 1, la prima che sarà realizzata, è quella della Casa del Telegrafo. La casa famiglia, infatti, rappresenterà un presidio fisso in grado di trasformare il Forte Tenaglia in un luogo abitato, attrezzato anche per accogliere i visitatori che, già oggi, l’associazione accompagna nelle visite guidate al forte.

    Il progetto “politicamente” è stato avvallato, manca solo il giudizio tecnico «Attualmente è all’esame della Conferenza dei Servizi – spiega la dott.ssa Eliana Pastorino, dirigente Filse, volontaria dell’associazione – mentre la Sovrintendenza, visto che si tratta di un bene storico vincolato, ha già dato il suo assenso, adesso aspettiamo la risposta definitiva dal Comune. A quel punto, una volta avviati i lavori, tutto diventerà più facile, anche richiedere ulteriori finanziamenti. L’alternativa al nostro progetto, d’altra parte, è che il Forte Tenaglia rimanga una cattedrale nel deserto, destino che, purtroppo, accomuna altri forti della nostra cinta muraria».

    «Il totale della spesa, per poter rendere la struttura abitabile, è stato quantificato in circa 650 mila euro – continua Pastorino – Noi pensiamo di sostenere un prestito fino a 300 mila euro e attraverso le nostre iniziative (feste, cene, attività con donazioni, sottoscrizione soci, proventi 5×1000) contiamo di arrivare a 400 mila euro in totale di autofinanziamento. Le restanti risorse, circa 250 mila euro, le abbiamo chieste alle fondazioni bancarie e siamo in attesa di risposte».
    «La Conferenza dei Servizi dovrebbe decidere entro l’estate – sottolinea Pastorino – se le fondazioni ci appoggeranno è ipotizzabile che i lavori partano nell’autunno 2012».

    «Il primo obiettivo è la casa famiglia – conclude Parodi – ma il progetto vuole avere un più ampio respiro, deve essere un recupero destinato a tutta la cittadinanza e non un restauro fine a se stesso. Oltre a restituire ai residenti uno spazio verde a pochi metri dalla città, vogliamo fornire uno strumento utile alle persone grazie alle attività didattiche, culturali, di sensibilizzazione che svolgeremo all’interno del forte».
    «Alla fine avremo un luogo ideale per l’accoglienza dei minori – aggiunge Pastorino – uno spazio pubblico verde accessibile a tutti, pensiamo alle opportunità che potrà offrire ai più giovani, agli studenti di Sampierdarena e San Teodoro ma non solo, a tutti i bambini della città».

     

    Matteo Quadrone

  • Prima luce: bando di concorso fotografico e mostra in Sala Dogana

    Prima luce: bando di concorso fotografico e mostra in Sala Dogana

    Entro il 15 giugno 2012 è possibile iscriversi al concorso fotografico “Prima Luce”, riservato a fotografi under 35 (nati dopo il 22/07/1977) e organizzato dall’associazione culturale Profondità di Campo. Scopo del concorso è una mostra collettiva in Sala Dogana, spazio dedicato alla creatività giovane a Palazzo Ducale, che ospiterà le migliori opere selezionate da una giuria.

    Al concorso sono ammessi tutti i progetti che, partendo dalla fotografia, si sviluppino utilizzando i suoi diversi e molteplici linguaggi: dall’analogico al digitale, dal bianco e nero ai colori, dalla stampa tradizionale alle composizioni fotografiche, dai video alle installazioni artistiche al fotoritocco. Il tema del concorso è libero. Ogni progetto deve raccontare una storia o sviluppare un tema preciso, definito dal concorrente stesso e indicato nella scheda di partecipazione.

    Ogni concorrente può partecipare con un solo progetto. Il progetto potrà essere composto da una o più fotografie, dovrà avere una dimensione minima di m 1 di larghezza e una dimensione massima complessiva di m 2,5 x 2,5. Il tema scelto potrà quindi essere sviluppato attraverso una sola fotografia di grande formato, oppure attraverso una serie di fotografie, una composizione, un’installazione, un video o altro.

    Per partecipare è necessario inviare la scheda di iscrizione compilata e firmata, con immagini descrittive o bozzetto del materiale fotografico, all’indirizzo mailfestival@profonditadicampo.com indicando nell’oggetto “iscrizione Prima luce”.

    La premiazione del concorso e la contestuale inaugurazione della mostra avranno luogo giovedì 12 luglio 2012 alle ore 18.00. La mostra sarà aperta dal 12 al 22 luglio, dal martedì alla domenica con orario 15-20.

    [foto di Diego Arbore]

  • Kinek ìrod ezt?, proiezione del documentario dedicato a Edoardo Sanguineti

    Kinek ìrod ezt?, proiezione del documentario dedicato a Edoardo Sanguineti

    Palazzo RossoVenerdì 1 giugno nell’auditorium di Palazzo Rosso di via Garibaldi si tiene la proiezione di Kinek ìrod ezt?, il film d´esordio del regista genovese Fabio Giovinazzo, dedicato al poeta Edoardo Sanguineti.

    Lo stile di Giovinazzo è lirico e sperimentale nello stesso tempo, simile ad un sogno o ad una fiaba, e non vuole insegnare nulla: è una forma di psichiatria da autodidatta, che rivede tutto. Così il travestimento sanguinetiano si unisce alla libertà filmica di Warhol, in un ritmo completamente personale. Fanno parte del lavoro di montaggio alcune scene del cortometraggio Pushbar, diretto da Samuele Wurtz, gentilmente concesse dal Laboratorio Probabile Bellamy.

    Ottavia Fusco, protagonista delle imprese di Sanguineti con Andrea Liberovici e il Teatro del Suono, interviene con una testimonianza sul lavoro teatrale e su Habanèro, la canzone di Liberovici e Sanguineti che Pippo Baudo escluse dal Festival di Sanremo 2007, poi incisa nel CD Gli Anni Zero, mentre Elena Rozo, artista e cantante lirica, si esibisce in una performance originale.

    Il film è sostenuto dalla Facoltà di Lettere dell´Università di Genova, di cui è preside Francesco Surdich, dalla Cineteca D.W. Griffith (Genova), diretta da Massimo Patrone, e da Garaje Lumière (Madrid), coordinato da Francesco Pozzi

  • Fratelli e Fratellastri: incontro con l’associazione del centro storico

    Fratelli e Fratellastri: incontro con l’associazione del centro storico

    Fratelli e FratellastriSi dice che l’importante non è vincere, ma partecipare. All’indomani di una vittoria tuttavia tutti sono, logicamente, concentrati sul vincitore; e gli altri concorrenti vengono, subito e spesso, dimenticati. La competizione finisce ma la speranza è che le idee costruttive e alternative rimangano e continuino a generare dibattito e attenzione all’interno del panorama cittadino. Abbiamo incontrato alcuni esponenti di una nuova “creatura” politica sorta durante la campagna elettorale 2012, Fratelli&Fratellastri.

    Abbiamo tracciato un bilancio di questa esperienza con Simohammed Kaabour e Lara Rios Duarte che ci raccontano retroscena e progetti.

    Partiamo da un mero bilancio numerico: 650 voti, lo 0,2% delle preferenze…

    «Premettiamo che i numeri non sono chiari nemmeno a noi: c’è chi ci ha detto 625, chi 650 o 670. In realtà il nostro obiettivo iniziale non era il raggiungimento di una certa soglia numerica e la quantità di voti non riveste per noi, al momento, una questione di vitale importanza. Il nostro movimento nasce  come spazio per lanciare proposte alternative per la città di Genova e riportare l’attenzione dell’opinione genovese su determinate questioni. Ovviamente un nostro augurio è di far crescere questo movimento assicurandogli sempre più spazio a livello locale.»

    Tra antipolitica e astensionismo, vi siete buttati in politica in un periodo che, eufemisticamente, si potrebbe definire sfavorevole…

    «L’antipolitica è in realtà una delle motivazioni che ci hanno spinto a buttarci in questo progetto. Se la politica che c’è non va bene pensiamo sia necessario costruirne un’altra, piuttosto che pensare di fare tabula rasa. Dall’altra parte riteniamo sia finito il tempo della delega passiva: i cittadini devono partecipare, nei modi che ritengono più affini e vicini alle loro competenze e sensibilità. La cosa pubblica è da “usare” non solo quando è fonte di vantaggi economici per il cittadino ma dev’essere curata e controllata da tutti con costanza, sollecitando le istituzioni a compiere il loro dovere quando lo disattendono. Il distacco tra istituzioni e cittadini non è univoco ma è acuito anche da noi: disinteressandocene non miglioriamo la situazione…» 

    La lista, ad una prima occhiata superficiale, poteva essere percepita come una realtà rivolta esclusivamente e composta da cittadini di origine straniera, anche se in realtà accoglieva anche cittadini di origine italiana…

    «La nostra lista in realtà è composta esclusivamente da cittadini italiani, dato che in Italia non è possibile candidare una persona priva di cittadinanza; questa osservazione ci è stata fatta molte volte da giornalisti che ignorano evidentemente le leggi del loro stesso stato! Poi è un dato di fatto che alcuni di noi hanno origini straniere e questo lo rivendichiamo con orgoglio, senza nasconderlo; non per questo però le tematiche esclusive che dobbiamo e vogliamo affrontare sono legate all’immigrazione e all’integrazione, come invece ci è stato spesso chiesto durante i dibattiti. I Fratelli&Fratellastri parlano di lavoro, di scuola, di sanità, di ambiente: di problemi comuni e di soluzioni da cercare per la città di Genova e per i giovani. Fratelli&Fratellastri raggruppa persone diverse per esperienze di vita, background culturale, religione, idee…il nostro comune denominatore non è un’immagine specifica ma un’idea di cambiamento per una generazione, la nostra, troppo schiacciata dalle altre e troppo stereotipata in categorie che ormai ci sembrano prive di senso, come destra e sinistra. Del resto le necessità di un giovane sono simili, al di là delle origini nazionali».

    Quali sono le maggiori difficoltà e resistenze che avete incontrato?

    «La prima fase “burocratica” è stata complicata, soprattutto per noi che eravamo totalmente digiuni da regole elettorali: anche il semplice reperimento delle informazioni necessarie all’iscrizione della lista non sono state semplice, le informazioni erano a volte contraddittorie, e temevamo di non riuscire a raccogliere abbastanza firme per vederci ammessi alla competizione elettorale. Quando ci siamo visti ammessi la gioia e la soddisfazione sono state enormi, dato che siamo riusciti nell’impresa senza mezzi e operando nel pieno della legalità, senza mai scendere a patti con diverse “proposte indecenti” che abbiamo incrociato lungo la strada. La disillusione dei nostri coetanei – la nostra lista, sebbene non l’abbiamo mai enfatizzato più di tanto, era composta per lo più da trentenni – nei confronti della politica è stato poi un altro ostacolo da superare;  alla fine siamo riusciti a coinvolgere persone valide e dai profili più diversi e strutturare una lista che, per puro caso, era composta per lo più da donne. La nostra inesperienza certamente ha rallentato un po’ i tempi e anche le nostre limitate risorse economiche, tutte derivanti da autofinanziamento, non ci hanno permesso una propaganda a tappeto – sebbene a noi interessasse più veicolare un contenuto piuttosto che un’immagine. A livello di visibilità poi abbiamo constatato come non venisse garantito pari accesso a tutte le formazioni: i nostri spazi pubblicitari, sebbene sono stati occupati dai nostri manifesti più tardivamente rispetto ad altre liste, erano già stati “venduti” e usati per le affissioni di altre formazioni. Ci è toccato constatare che vale la legge del più forte, una sorta di far-west elettorale».

    Qual è la cosa più importante che secondo voi manca a Genova e all’Italia per progredire sulla strada dei diritti civili? 

    «Serve una presa di coscienza del momento presente per poter andare avanti in modo migliore: siamo un Paese ancorato al passato in cui tutti dicono “si stava meglio quando si stava peggio”. Questo è un approccio anti costruttivo che sta distruggendo questo Paese. Si fa un’enorme fatica a pensare ad un’Italia diversa, frutto di una vera trasformazione: vivere il presente significa trovare soluzioni ai problemi del presente e permettere di dare la sicurezza alle persone che il loro valore aggiunto, personale o tecnico che sia, sarà valorizzato. La meritocrazia in questo senso è fondamentale».

    Possiamo parlare di un primo esperimento elettorale destinato a crescere e maturare in città?

    «Molti giornali hanno scritto che il progetto “degli immigrati” è stato sconfitto dalle urne ma questa affermazione è falsa. Abbiamo gettato un primo “sasso nello stagno”: continueremo e ci auguriamo più partecipazione perché si tradurrà in un risultato più grande, al di là della “poltrona” da conquistare o della remunerazione. La maggiore consapevolezza acquisita in questi mesi ci aiuterà nel futuro: l’importante è stato il viaggio che abbiamo percorso fin qui e vogliamo continuarlo».

    Antonino Ferrara

  • Oltre il giardino: un esempio di terrazza fra agrumi e bambù

    Oltre il giardino: un esempio di terrazza fra agrumi e bambù

    Abbiamo detto che ogni terrazza è un caso a sé e rappresenta un microcosmo, cui disposizione e scelta delle piante devono adattarsi. Nello scegliere le essenze si dovrà avere sempre in mente l’effetto complessivo che si desidera ottenere: elegante, formale, spontaneo o rustico.

    Le foglie, il portamento, le dimensioni e i colori della vegetazione e delle fioriture sono infatti in grado di modificare completamente l’insieme. Anche la destinazione d’uso del terrazzo dovrà essere poi attentamente valutata, si dovranno infatti tenere in considerazioni le diverse esigenze e la destinazione d’uso delle varie aree (solarium, barbecue…).

    Nella dislocazione delle piante si esamineranno e pondereranno l’ubicazione delle finestre della casa, della visuale che da questa si gode sull’esterno e, in linea molto semplificata, delle dimensioni. Spazi grandi richiedono generalmente piante grandi e spazi piccoli piante piccole, cosa non sempre semplice da ottenere dato che le piante sono vive e non del tutto e sempre controllabili!

    Una delle difficoltà pratiche maggiori si può riscontrare, per il neo giardiniere, con i rampicanti e con il loro sviluppo. La scelta della qualità corretta sarà quindi fondamentale per ottenere il risultato auspicato. Tra i più semplici da far crescere, si consigliano i gelsomini, alcune varietà di rose ed il diffuso Rincospermum jasminoides (rincospermo o gelsomino invernale).

    Per completare questa breve digressione sulla terrazza, vi descriveremo infine un esempio, un po’ particolare ma, secondo noi, ben riuscito, di terrazza cittadina. La ricostruzione non renderà però mai giustizia al risultato, garantito dalla natura e dalla dedizione dei proprietari.

    Il terrazzo in questione è caratterizzato da una semplice composizione, di taglio minimalista (per il tipo di piante impiegato) in contrasto con l’insieme complessivo, lussureggiante. Lungo i lati sono state collocate vasche contenenti grandi piante di bambù di differenti varietà. A completamento sono poi stati aggiunti vasi di agrumi (aranci selvatici o eventualmente, se si preferisse, di kumquat), caratterizzati dai loro fiori bianchi e soprattutto dalle abbondanti fruttificazioni di un elegante e lucido arancione carico. Per la copertura dei muri e frammisti all’insieme sono stati collocati gelsomini e Rinconspermum jasminoides, dalle foglie lucide e scure e dai fiori bianchi.

    Per enfatizzare l’insieme sono stati posizionati alcuni vasi di agapanto bianchi (o anche azzurri o eventualmente Cistus), dalla lussureggiante fioritura estiva e di facile coltivazione. In loro alternativa, si potrebbe peraltro optare, qualora si desiderasse un diverso effetto, per vasi di Sterlizia reginae, dalle infiorescenze giallo-viola-arancione e dall’estetica più esotica.
    Un’adeguata illuminazione radente dal basso, tra i bambù, completa l’insieme dando agli ospiti l’idea e la gradevole sensazione, nelle serate estive, di trovarsi nel verde e lontanissimi dalla città di tutti i giorni.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com