Mese: Marzo 2019

  • Rezzoaglio, San Colombano e Valbrevenna, parte la sperimentazione 5G. Le comunità locali si dividono.

    Rezzoaglio, San Colombano e Valbrevenna, parte la sperimentazione 5G. Le comunità locali si dividono.

    Foto di Steve Kazella – CC

    Dopo la fase progettuale e normativa, arrivano le prime ricadute concrete sui territori per quanto riguarda la tecnologia di trasmissione dati di quinta generazione, il cosiddetto 5G. Una frontiera tecnologica che sta dividendo l’opinione pubblica tra sostenitori entusiasti e oppositori preoccupati.

    L’anno scorso il governo, attraverso l’Autorità per le garanzie della Comunicazioni ha prodotto alcuni documenti che individuano le modalità di sperimentazione di tale tecnologia, con la individuazione delle frequenze e delle aree di territorio in cui si potranno installare le nuove reti. In questi giorni è arrivato il via libera del Mit per i tre vettori che si sono aggiudicati questa fase, Wind, Vodafone e Iliad, che quindi a breve inizieranno con i lavori di installazione dell’infrastruttura necessaria.

    Nell’elenco di AgCom, pubblicato il maggio scorso, prevede un insieme di grandi città considerate Smart Cities (e no, Genova non ne fa parte), e un centinaio di piccoli comuni sparsi sul territorio nazionale: per quanto riguardo il genovesato si tratta di Rezzoaglio, Valbrevenna e San Colombano Certenoli. L’elenco completo è consultabile qui, in calce alla documento che definisce il recinto, piuttosto ampio, di sperimentazione per questa tecnologia.

    Ma di cosa stiamo parlando? Rimandiamo a siti specializzati per una esaustiva esamina tecnica, ma si può provare a riassumere: il 5G sostanzialmente sfrutta bande di frequenza diverse rispetto alle precedenti, che permettono performance quantitativamente superiori, e non di poco, rispetto alle reti wireless odierne. Più velocità di trasmissione dati, più capacità di gestione di multi connessioni, e minor latenza di risposta: tutte caratteristiche che permetterebbero, previa costruzione di una rete capillare, lo sviluppo e l’utilizzo di una ampia gamma di tecnologie, tra cui soprattutto in ambito domotico e industriale, arrivando al tanto celebrato “Internet of Things”, cioè l’iper connessione di un ecosistema di oggetti che potrebbero semplificarci la vita. Tra cui la gestione delle automobili senza guidatore, il controllo di apparecchi ed elettrodomestici, fabbriche e molto altro. Insomma, il 5G permetterebbe di gestire una quantità di dati ad oggi inimmaginabile, velocemente e diffusamente.

    Foto di Dapa19 – CC

    Ovviamente non tutti sono entusiasti, anzi: lasciando perdere le pur comprensibili ansie da Grande Fratello, lo sviluppo di questa tecnologia e la sua sperimentazione oggi sono in mano a grandi player economici privati globali, che stanno disegnando una infrastruttura tecnologica con finalità ovviamente commerciali, che secondo molti potrebbe ‘deviare’ sviluppi verso una diseguaglianza dell’accesso alla rete, sulla base di capacità di fruibilità dei contenuti stessi, che saranno sempre più grandi e difficili da gestire per chi è fuori da questa struttura. Un altro problema è la ‘poco distanza’ coperta dalle onde a determinate frequenze, cosa che renderà necessaria l’installazione di una fitta, fittissima rete di ripetitori. Una ‘invasione’ che da molti è giudicata potenzialmente dannosa per ambiente e salute; uno sviluppo del genere avrebbe, infatti, un impatto enorme sul bilancio energetico di un mondo iper-connesso, mentre dal punto di vista della salute umana, ad oggi la letteratura scientifica è scarsa, e sono in molti a richiedere un severo principio di cautela, in attesa di risposte certe e verificabili. Va detto che se la prima fase prevede l’utilizzo di onde nella banda 694-790 MHz, AgCom ha dato il via libera alla sperimentazione di bande “di spettro pioniere 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz”, che suscita non pochi timori, soprattutto in un contesto completamente e perennemente immersivo.

    Ed è per questo che anche nei territori genovesi ‘prescelti’ per fare questa prima sperimentazione, la comunità si sta sostanzialmente dividendo; le 4 mila anime raccolte tra Rezzoaglio, Velbrevenna e San Colombano Certenoli si stanno polarizzando in due fazioni contrapposte: chi è a favore, “finalmente” di uno sviluppo locale (e gratis) delle telecomunicazioni, mai facile per le vallate liguri, e chi invece è contrario, poiché ha scelto di abitare quei luoghi anche per fuggire ad eventuali “invasioni” di tecnologie non richieste, senza la necessità di vivere in eremi “schermati”.

    L’Italia è diventata, con i recenti accordi cinesi, anche frontiera di interessi contrapposti, che vedono grandi gruppi industriali e finanziari competere per la costruzione e per la gestione della rete 5G, che aprirà un giacimento senza fine di big data, il mercato, già florido, del futuro. A Genova questa frontiera passerà dalle sue valli e dai suoi monti, che quindi, come spesso accaduto in passato, diventeranno il crocevia, anche conflittuale, della sua storia.

  • La passeggiata di Voltri pronta (al 70%) entro l’estate. In arrivo le protezioni a mare?

    La passeggiata di Voltri pronta (al 70%) entro l’estate. In arrivo le protezioni a mare?

    Lo scorso 22 febbraio ha riaperto il bar sulla passeggiata di Voltri, rimasto gravemente danneggiato dalla mareggiata che colpì il litorale a ottobre del 2018. La terrazza che dà sulla spiaggia, sempre piena all’ora dell’aperitivo soprattutto d’estate, è ancora distrutta e sprofonda nella sabbia. I tavolini sono stati spostati alle spalle dei capannoni che ospitano le società sportive. Per arrivarci, bisogna passare da piazza Odicini, da cui si accede ai pochi metri di struttura tornati agibili. Il resto della passeggiata, invece, è apparentemente immutato da quattro mesi. Le transenne vietano l’accesso, diversi cartelli indicano il pericolo. Nella parte orientale la forza del mare ha completamente scoperchiato la pavimentazione. Colpa di un difetto di progettazione dell’opera, che ha lasciato il mare libero di arrivare fin sotto le assi di legno. Una falla fatta notare da molti nel corso degli anni, a cui si è cercato di porre parziale rimedio collocando degli scogli davanti alla struttura. Sono stati spazzati via anche loro dalle onde, che nello scorso autunno hanno colpito con una forza che molti dicono di non aver mai visto in vita loro. Eppure, di mareggiate a Genova ne sappiamo qualcosa. «Da quando esiste – fa notare l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Genova Paolo Fanghellala passeggiata è costata 450 mila euro di manutenzione».

    La passeggiata di Voltri, intitolata a Roberto Bruzzone, primo presidente nella storia del Municipio Ponente scomparso nel 2007, è stata inaugurata nel 2008. Accolta da molti con scetticismo e con qualche polemica per lo spazio sottratto alla spiaggia, col tempo ha conquistato la maggior parte dei voltresi. Ma le perplessità sulla tenuta della struttura sono rimaste tutte, confermate e rafforzate quasi ogni autunno, stagione di mareggiate che negli anni hanno causato diversi danni. «Per questo – sottolinea Fanghella – vorrei fare qualcosa che mettese quella struttura in condizione di non dover subire manutenzioni quasi stagionali». L’assessore indica due fasi in cui i lavori si articoleranno nei prossimi mesi, con l’obiettivo di rendere la passeggiata agibile, anche se non completa, quantomeno entro l’estate: «La prima è mettere a posto le parti non strutturali, cioè ripristinare la pavimentazione – spiega – il 70% della passeggiata non ha subìto danni alla struttura, ma solo alla pavimentazione che è stata distrutta dall’onda che l’ha spinta da sotto. Di questa operazione deve occuparsi Aster, che inizierà i lavori a breve: questa settimana, o al più tardi la prossima. In questo modo, penso e spero che circa il 70% della passeggiata sia pronta entro quest’estate».

    Fanghella si mostra ottimista, per quel che riguarda i tempi di realizzazione, anche per il secondo lotto di interventi, quelli strutturali: «La Regione ci darà un finanziamento importante, di più di un milione di euro, una disponibilità economica – aggiunge – che ha il pregio di essere in deroga, visto che arriva direttamente dai fondi a disposizione del commissario per l’emergenza, Giovanni Toti. Questo significa che non ci sarà necessità di fare gare d’appalto, e ci consente di accelerare tutte le tempistiche». Ancora da stabilire i dettagli del progetto, ma alcuni punti fermi sembrano essere già definiti: «Le larghe scalinate da cui si accedeva alla spiaggia – anticipa Fanghella – verranno sostituite da scalette larghe tra i 2 metri e i 2 metri e mezzo a distanza di sei o sette metri l’una dall’altra». L’obiettivo è sempre quello di impedire all’acqua di arrivare sotto la struttura, come avvenuto negli ultimi anni. «Per questo metteremo una massicciata adiacente alla passeggia. Autorità portuale mi ha già dato la disponibilità, ma nel caso non lo facesse interverremo noi come Comune». Poi c’è la struttura del bar, che dovrà essere demolita completamente e ricostruita con nuove fondamenta: «Perché fino a oggi non ne aveva» fa notare l’assessore.

    Altri lavori da realizzare a breve termine sono il ripascimento della spiaggia con nuovo materiale, che per Fanghella potrebbe essere completato nel giro di un mese, e l’intervento di Autorità Portuale per il prolungamento del molo sul lato destro del Leira (la cosiddetta “virgola”), che ha l’obiettivo di frenare l’erosione della spiaggia. Per il resto dei progetti strutturali quello che ancora manca è un progetto definitivo: «Altrimenti potremmo già partire domani mattina», dice Fanghella.

    Protezioni a mare: c’è l’impegno politico e poco più

    Se quello esposto dall’assessore Fanghella è il piano del Comune per risistemare la passeggiata nei prossimi mesi, più a lungo termine l’obiettivo è realizzare delle protezioni al largo della costa, per mitigare l’effetto delle mareggiate e depotenziarle prima che arrivino sul litorale. Una soluzione già ventilata più volte anche negli anni scorsi, ma sempre fermata per vari motivi, tra cui preoccupazioni di tipo ambientale.

    «Nel passato avevamo proposto due interventi consistenti in dighe soffolte (cioè barriere in cemento poste sul fondale, ndr) che però non sono stati apprezzati da uffici tecnici di Regione Liguria», ci dicono infatti da Autorità Portuale, l’ente che dovrebbe occuparsi della costruzione delle eventuali barriere. «In Regione da sempre sono contrari ai muri soffolti per questioni geomarine o timori per l’instabilità dei massi, ma non vedono favorevolmente nemmeno le dighe a protezione che si sviluppano anche sopra la superficie acquea e per la costruzione delle quali gli iter sono notevolmente complessi. Gli studi per soluzioni alternative sono in atto ma al momento non si è assunta una linea guida alla quale attenersi».

    Qualcosa, però, potrebbe essere cambiato. A livello politico oggi sembra esserci un accordo trasversale sulla necessità di costruire le protezioni a mare. La molla potrebbe essere stata proprio la mareggiata dello scorso ottobre, che ha colpito la Liguria con un’intensità straordinaria (si è parlato di onde alte fino a 10 metri) e il timore, avvallato da diversi studi, che fenomeni del genere possano verificarsi sempre più in futuro. Per questo, lo scorso 4 marzo, al termine della Commissione ambiente e territorio richiesta dal gruppo ligure del Movimento Cinque Stelle, è stato votato all’unanimità una risoluzione per convocare al più presto un tavolo tecnico tra Regione Liguria, Autorità Portuale, Comune di Genova e Municipio VII Ponente, in cui discutere le modalità di realizzazione delle barriere.

    «Gli obiettivi di questo tavolo – spiega il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Marco De Ferrari saranno trovare proposte alternative al semplice prolungamento del molo del Leira e portare all’attenzione progetti, come ad esempio le soffolte, che salvaguardino e proteggano la spiaggia di Voltri».

    Alcune idee sono state presentate alla commissione da un gruppo di associazioni voltresi, realtà come il consorzio Utri Mare che lavorano ogni giorno sul litorale. «Credo sia doveroso da parte nostra ascoltarle – sottolinea De Ferrari – e magari adattarle, nell’ottica della massima mitigazione dei danni delle mareggiate e del minor impatto ambientale possibile. Non vogliamo che venga costruito un muro di cemento che magari protegge ma provoca danni all’ambiente marino, che come sappiamo è molto delicato».

    Nelle parole di De Ferrari si intravede un potenziale avvicinamento ad Autorità Portuale: «Ci hanno detto che hanno dei progetti chiusi nel cassetto – ci dice infatti il Consigliere – magari si possono tirare fuori e valutarli insieme a geologi marini e biologi che sappiano valutare la soluzione migliore anche dal punto di vista ambientale».

    Il voto unanime della commissione è solo il primo passo di un percorso ancora molto lungo. Il «passo zero» per ammissione dello stesso De Ferrari, una prima attivazione della macchina amministrativa. Impegni temporali precisi, per ora, non ce ne sono, se si esclude il 30 settembre, data limite per l’attivazione dei cantieri per poter beneficiare dei fondi messi a disposizione da Proteggi Italia, il piano da tre miliardi del Governo Conte per la lotta al dissesto idrogeologico. Un piano che vedrà la Liguria come seconda destinataria in termini di fondi (333 milioni per i prossimi tre anni, secondo il Sole 24 Ore), dopo il Veneto, proprio a causa delle violente mareggiate dello scorso autunno. «Ma chiaramente – fa notare De Ferrari parlando della stagione calda ormai alle porte – Voltri non può aspettare settembre».

     

    Luca Lottero

  • Gronda, Autostrade rilancia, ma i conti non tornano. Per Aiscat traffico A10 ancora in calo

    Gronda, Autostrade rilancia, ma i conti non tornano. Per Aiscat traffico A10 ancora in calo

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    Torna a far parlare di sé la Gronda, grazie alla recente diffusione dei risultati della nuova analisi costi-benefici commissionata da Autostrade per l’Italia stessa, e riportata da alcune testate genovesi e non. I dati pubblicati farebbero emergere un “saldo” positivo, ma sono diversi i conti che non tornano, a partire dalle previsioni di traffico, da sempre tasto dolente della grande opera viaria.

    Arriva dall’Aiscat, infatti, la conferma del trend negativo per quanto riguarda il traffico sulle autostrade genovesi, tutte con numeri in calo. Particolarmente significativo il dato dell’A10: a metà 2018, infatti, il tasso di crescita percentuale si assestava ad un -1,4% per la tratta Genova Savona. Il quadro è completato con il -1,0% della A12 (tratta Genova – Sestri), il -1,5 della A7 (tratta Genova – Serravalle) e il -2,2 della A21 (tratta Voltri – Alessandria).

    L’elaborazione di Aiscat tiene conto dei dati raccolti nel secondo trimestre, aprile – giugno 2018, quindi pre crollo del Ponte Morandi, ergo in una situazione di “normalità” funzionale della rete autostradale. Secondo trimestre che è in linea con il primo, per un 2018 che confermerebbe il trend di contenimento del traffico in atto in quasi tutto il paese dal 2008.

    Da questi dati, quindi, emerge il primo dubbio sui calcoli relativi al supposto alleggerimento del nodo Genova portato dalla nuova gronda di ponente: il traffico è già strutturalmente in calo, e ad oggi non sono prevedibili contingenze che facciano invertire la tendenza.

    Anzi. La cifra del 60% di spostamento del traffico sulla nuova bretella presentata in questi giorni da Aspi, migliora quella ufficializzata con il progetto definitivo arrivato a seguito del dibattito pubblico, e qualche mese prima del Morandi, sancito dalla stessa società Autostrade, che parlava del 50%. Quell’analisi, però, non teneva conto del potenziamento di Lungomare Canepa, oggi vera e propria succursale della A10, (tanto da essere definita Gronda a Mare), che nell’emergenza sta assorbendo il traffico privato e merci del primo tratto monco della Genova – Savona, cosa che probabilmente continuerà a fare, almeno in parte, con il nuovo ponte.

    [quote]“No way, assolutamente impossibile, questo non lo concederò mai, altrimenti il Ponte Morandi non lo percorrerà più nessuno”. Marco Bucci, 29 maggio 2018[/quote]

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    Soprattutto se non sarà risolto il pasticcio della liberalizzazione della tratta urbana della A10: stando al progetto attuale, infatti, gratis sarà solo il tragitto interno ai caselli di Sestri – Cornigliano e Voltri. Si pagherebbe invece il tratto da Genova Ovest, con un bizzarro assetto di pedaggi, che trovò spiazzato lo stesso sindaco Marco Bucci, che il 29 maggio dichiarava:No way, assolutamente impossibile, questo non lo concederò mai, altrimenti il Ponte Morandi non lo percorrerà più nessuno. Verificherò e, se fosse così inizierò una battaglia, come fatto per la rampa e Lungomare Canepa perché non ha senso per i genovesi avere una doppia barriera all’aeroporto”. Dichiarazioni che lette oggi, successo quello che è successo, suonano tristemente profetiche. Chissà cosa direbbe se il nuovo ponte non lo usasse nessuno.

    I conti non tornano

    Anche sul tema della sicurezza e della salute i nuovi dati lasciano qualche perplessità: nella recente analisi costi-benefici, infatti, grazie alla Gronda il risparmio di ore passate in auto per i genovesi arriverebbe a 3,5 milioni all’anno. Una cifra sensibilmente lievitata rispetto alle 450 mila del progetto licenziato dal dibattito pubblico qualche anno fa. Un aumento che andrebbe motivato visto che è quasi otto volte quello calcolato prima del crollo di Ponte Morandi. Inoltre, se aggregato con i livelli di retribuzione media assestati sui 10 euro l’ora, porterebbe ad ammortizzare i 4,5 miliardi necessari per la nuova infrastruttura in 128 anni (invece che i circa mille della “vecchia versione”). Quando si dice pensare al futuro.

    E poi i dati sulla decrescita degli incidenti realizzata grazie alla nuova infrastruttura, numeri che però sono già strutturalmente in decrescita su tutta la rete cittadina, sempre secondo Aiscat, (fatta salva la A12) e l’abbattimento dell’inquinamento, la cui quantificazione pare viziata da una logica di fondo che considera annullate emissioni che in realtà saranno potenzialmente solo “spostate” di qualche chilometro. Ma pur sempre in Valpolcevera, non scherziamo, dove il tracciato della Gronda avrà origine. Anzi paradossalmente, se i dati di previsione di crescita che giustificano l’opera fossero verificati (cosa tutta da dimostrare, stando ai dati oggi sul tavolo) si registrerebbe comunque un aumento.

    Irresponsabilità

    Il rilancio di Autostrade per l’Italia su di un’opera come la Gronda, oggi sembra essere perlomeno da verificare nei numeri e anche, e soprattutto, nel contesto: il percorso che ha portato al suo progetto, oggi, appare superato radicalmente dai fatti e dalle contingenze. Tutto è cambiato, e allo stato attuale non è possibile fare alcune previsione di sorta: il volume di traffico è in diminuzione, nel futuro di Genova saranno presenti infrastrutture “concorrenti”, come Lungomare Canepa e Terzo Valico (che ha tra gli intenti di diminuire il traffico merci per le autostrade del capoluogo, e la cui efficacia e utilità è ancora comunque materia da chiarire seriamente), il traffico portuale potrebbe subire radicali trasformazioni con l’apertura oramai prossima del nuovo terminal di Vado, e le scelte cinesi su Trieste. E se tutto andrà bene, con il nuovo viadotto pronto nella primavera del 2020, saremo tornato al 13 agosto del 2018.

    E poi esistono le priorità e le incertezze: ci sono decine di viadotti e gallerie esistenti che necessitano di interventi urgenti, mentre la vertenza sul rinnovo della concessione ad Aspi, è decisamente incerta e quanto mai confusa, complice anche il decorso populista della politica nazionale. Insomma, parlare oggi di Gronda potrebbe seriamente sembrare folle e incomprensibile. E sicuramente irresponsabile.

    Nicola Giordanella