Mese: Marzo 2010

  • La Bocca del Lupo, il film di Pietro Marcello girato a Genova

    “Prima di girare il film non conoscevo la vostra città unica memoria erano i racconti di mio padre, un marittimo meridionale. Lui si imbarcava e Genova era la sua città ideale, mi raccontava del fermento nei vicoli, delle tripperie, e del suo cielo, dei suoi colori, una città del nord che guarda a sud, diceva”.

    “Io ho conosciuto un’altra città rispetto ai racconti di mio padre. Silenziosa e unica nella sua diversità, ho vissuto nella zona dell’angiporto, dove la memoria è impressa nelle pietre di Sottoripa… A differenza di Napoli, a Genova è difficile riconoscere un tessuto sociale, questo mi ha fatto sentire disorientato al mio arrivo…”

    Il regista venne contattato più di un anno fa dall’Associazione San Marcellino perchè venisse nella nostra città a realizzare un film che riuscisse a fotografare una parte di città… quella dei vicoli, del ghetto e della comunità transessuale, dei tanti senza tetto assistiti dai volontari di San Marcellino. L’Associazione genovese, fondata nel dopoguerra per aiutare chi era rimasto senza casa dopo i bombardamenti, voleva raccontare attraverso un film, non tanto la propria attività, quanto il mondo a cui essa si rivolge.

    Nasce così La Bocca del Lupo, dal titolo del romanzo di Remigio Zena del 1892 ambientato nel centro storico, nell’antico sestiere di Prè.

    Il film ha attirato migliaia e migliaia di persone al cinema; una storia d’amore, la vera storia di Enzo e Mary, lei in strada, lui in carcere. Si sono aspettati e voluti sin dal tempo del loro incontro in galera, quando ancora si mandavano messaggi registrati su cassette nascoste.

    Mary, romana, raggiunge Genova negli anni sessanta per poter finalmente esprimere la propria sessualità, perchè nei nostri vicoli erano nate in quegli anni le prime comunità trans d’Italia. Enzo, figlio di un contrabbandiere, ha passato metà della sua vita dietro le sbarre a causa di diversi scontri a fuoco con la polizia.

    Un film documentario di un’ora, fra scene girate oggi e filmini per lo più amatoriali ripescati negli archivi e capaci di raccontare una Genova lontana, ricca di fascino per chi non l’ha vissuta, ricolma di rimembranze per chi in quegli anni era un ragazzo.

    Malinconico e “pasoliniano”, questo film racconta la storia dei vinti, in cui la vera vittima è lo spettatore, che improvvisamente si scopre miope e superficiale mentre sale in macchina per rientrare al proprio nido.

    E poi Lei, la città di confine, la scorbutica signora che invecchia… “unica nella sua diversità”.

    Gabriele Serpe

  • Gianni Serino, il bassista genovese di livello internazionale

    Gianni Serino, il bassista genovese di livello internazionale

    Gianni SerinoC’è chi lo definisce il più grande bassista del mondo. Di sicuro il genovese Gianni Serino è uno dei più quotati geni del basso al mondo.

    Pensate che stia esagerando? Allora facciamo così. Invece che starvi ad annoiare con il suo lungo curriculum, con le collaborazioni, le pubblicazioni, la didattica, le tecniche innovative, eccetera, eccetera, vi do un semplice consiglio: andate su YouTube, digitate “Gianni Serino” e scegliete uno a caso tra i video che compaiono. Poi mi saprete dire. Ora, a uno così, uno che ci è spuntato gratis proprio nel giardino di casa, abbiamo noi offerto spazi, riconoscimenti, opportunità? State a sentire…

    Allora Gianni, cosa pensi della scena musicale genovese di questi ultimi tempi?

    Beh, è molto ricca di band valide, belle idee e serietà. I ragazzi ultimamente si sono fatti molto più furbi rispetto alle proposte infami delle case discografiche pronte solo a spillare soldi… e non vado oltre! Ma la cosa più piacevole è constatare che hanno un soggetto, un’idea, e sono pieni di carica. Io non sono uno di quelli che dice: questo è brutto o questo è bello. Ho solo piacere ad osservare la passione. Naturalmente esistono anche tante band che devono ancora trovare la loro strada… fa parte del gioco! Ma tutti meritano incoraggiamenti.

    Veniamo al tuo rapporto con Genova: cosa ti ha dato la città e la sua gente?

    E’ una gran bella città, sia chiaro, con idee musicali valide, come ho detto prima, ma è stata rovinata dalla politica e dalla grande indifferenza artistica. La ritengo povera di interessi, povera di idee, povera di tutto… peccato! Un posto così… cosa vuoi che mi abbia dato? Non mi ha dato nulla di nulla: solo una gran spesa di soldi!! Riesco a sentirmi valorizzato quando sono altrove, dove il livello mentale delle persone è più elastico. Ho già escluso Genova dalla mia testa: le cose che faccio, le presento altrove.

    E’ triste, in effetti… Meglio tornare al discorso musicale: che consiglio ti senti di dare ai tanti giovani che suonano uno strumento?

    Rispondo con poche parole: semplicemente, lavorare, lavorare, lavorare sempre, sempre, sempre. Non perdete un secondo della vostra vita con cose nulle: chi vuole una cosa, se la vuole veramente, la ottiene.

    Andrea Giannini

  • Cineporto di Genova, centro servizi per l’audiovisivo

    Cineporto di Genova, centro servizi per l’audiovisivo

    Cineporto di GenovaUffici di produzione per uso temporaneo arredati e dotati di collegamento Internet veloce, una sola di posa, 4 camerini (10 postazioni) con servizi e docce, sala casting con sala attesa, 8 stanze, 15 posti letto e una foresteria,  internet wi-fi ad alta velocità a disposizione degli ospiti, tutto questo è il Cineporto di Genova, in via Muratori a Cornigliano

    Se il set di tutte queste meraviglie cinematografiche si trovasse nell’ormai super ovattata Holliwood, saremmo di fronte a normale routine; ma il fatto che questa fetta di celluloide sia apparsa quasi magicamente in una ex area industriale dismessa, proprio nella zona dell’ex Italsider, di fronte all’altoforno dell’Ilva, rende il tutto degno di nota e senza dubbio affascinante.

    Il Cineporto di Genova oltre a rappresentare un ottimo centro servizi per la produzione audiovisiva, è la dimostrazione di come una delle zone più depresse della città, ormai condannata alla desolazione e all’abbandono, sia stata non solo recuperata ma anche trasformata in un importante e prestigioso polo artistico e culturale. Le produzioni audiovisive, quelle liguri e quelle in arrivo da altre città o dall’estero, troveranno finalmente casa a Genova.

    Bastrebbe citare alcuni nomi del calibro di William Dafoe e Omar Sharif, probabili ospiti della struttura per due diverse produzioni cinematografiche (l’inglese “Jumping Rocks” e un film scritto da Morando Morandini, entrambi ancora in via di definizione) per confermarlo. La realizzazione dell’intera opera è stata possibile grazie a Genova-Liguria Film Commission e Società per Cornigliano. L’intero spazio oltre a diventare la naturale cornice di produzione cinematografiche italiane ed estere potrà essere utilizzato anche per le produzioni pubblicitarie e più in generale da fotografi e dai teatri.

    Le ambizioni e la voglia di grande schermo per Genova non si fermano qui: è partito in Liguria il workshop “Maya”, primo corso europeo di alto livello per formare produttori indipendenti di documentari e di fiction, co-finanziato da Genova-Liguria Film Commission e dal Programma Media dell’Unione Europea. Uniche location di questo evento: due paesi dell’est europeo e Sestri Levante.

  • Intervista a Irene Fornaciari: il Festival di Sanremo e la nuova vita a Righi

    Intervista a Irene Fornaciari: il Festival di Sanremo e la nuova vita a Righi

    Irene FornaciariSotto il sole di mezzogiorno incontro Irene Fornaciari, classe 1983, cantante, figlia del famoso Zucchero. Lei da qualche anno vive a Genova con il compagno, musicista anch’egli.

    Ciao Irene, partirei con una domanda sulla tua recente partecipazione al Festival di Sanremo, sei soddisfatta?

    “Sono contenta, ho provato vibrazioni positive sul palco. L’importante era suonare il pezzo più volte e direi che ci siamo riusciti arrivando in semifinale”.

    La collaborazione con I Nomadi come la giudichi?

    “Collaborare con I Nomadi è stata un’esperienza indimenticabile e non solo dal punto di vista artistico, ma anche umanamente, sono stati dei compagni di viaggio fantastici, ogni sera li ringraziavo”.

    Cosa ne pensi della manifestazione sanremese, la consideri un’esperienza importante per un artista?

    “Io sono sempre stata pro festival. Per me rappresenta ancora oggi, nonostante le critiche, la storia della musica italiana. Per affrontare il palco dell’Ariston ci vuole preparazione. Le emozioni che ho vissuto all’Ariston sono le più forti, nemmeno all’Olimpia di Parigi le ho provate”.

    Che rapporto hai con la nostra città?

    ” Vivo a Genova da qualche anno, sulle alture del Righi, un posto con un panorama splendido, ho un solo rammarico vivo poco la città perché sono sempre in giro per lavoro. Esco raramente anche per via del mio carattere, spesso quando torno preferisco stare a casa e rilassarmi guardando il mare dalla mia finestra”.

    Quali luoghi della città apprezzi in particolare?

    “Il porto antico è bellissimo, poi in generale amo stare in mezzo alla natura, passeggiare nel parco del Righi con il mio cane e soprattutto avere il mare vicino è per me fonte di ispirazione”.

    Per concludere vorrei un giudizio sui genovesi…

    “E’ incredibile come nella mia esperienza abbia riscontrato il contrario dei luoghi comuni che vi descrivono come chiusi, scontrosi e diffidenti. In realtà quando aprite il cuore ad una persona siete generosissimi, ho conosciuto sempre persone disponibili”.

    Quindi è un ritratto più che positivo, hai invece qualche critica?

    “Un consiglio: dare più spazio alla musica live a Genova. Uno spazio come il porto antico andrebbe sfruttato maggiormente, si potrebbero organizzare più concerti”.

    Matteo Quadrone

  • Parco avventura Genova Righi, il primo in un contesto urbano

    Parco avventura Genova Righi, il primo in un contesto urbano

    Parco Avventura Genova RighiIl Parco Avvrentura di Genova, a Righi nel parco del Peralto, è un insieme di percorsi sospesi a diverse quote da terra, installati su alberi ad alto fusto o, in loro mancanza, su pali di legno o pareti di roccia.

    Spostamenti con corde, piattaforme installate ad altezze differenti, salite e discese tra i rami appesi a carrucole, tutto nella massima sicurezza, garantita da un’istruzione teorica impartita agli utenti al loro ingresso nel parco, e dall’uso di un’attrezzatura simile a quella per alpinismo (imbragatura, moschettoni, casco, guanti).

    Le caratteristiche principali sono ovviamente il contatto con la natura, ma anche il basso impatto ambientale: nessun mezzo motorizzato, nessun rumore, nessuna emissione di gas, un modo intelligente per divertirsi rispettando il territorio.

    Il progetto di Romolo Benvenuto, ex deputato Ulivo – PD, a capo della società “Righi outdoor” che gestirà il parco, prevede la riqualificazione di due ettari di area boschiva attraverso la pulitura e lo sgombero delle discariche abusive che si estendono in zona. L’idea trova il favore della Rete Puin che si occupa della valorizzazione del parco del Peralto e di Legambiente Liguria.

    La speranza è che diventi un’occasione per restituire alla città una porzione di parco non più fruibile e mantenere costante nel tempo il monitoraggio e la difesa di questo patrimonio verde.

    L’apertura è prevista a maggio con cinque percorsi di difficoltà variabili, ma già si pianifica un ampliamento graduale di servizi e percorsi. La riqualificazione porterà posti di lavoro per istruttori preparati che si occuperanno della teoria e delle esercitazioni pratiche, e dopo una breve formazione gli utenti potranno cominciare ad arrampicarsi e a saltare da un albero all’altro, ammirando da posizioni privilegiate il profilo della città vecchia.

    Matteo Quadrone