Lunedì 2 dicembre è in programma a Palazzo Ducale l’ultimo appuntamento della rassegna Le parole del nostro tempo, in cui filosofi, antropologi, scienziati cercano di uscire da tanti luoghi comuni per ritrovare il senso delle parole di tutti i giorni.
Ospite della serata Carlo Freccero, autore televisivo ed esperto di comunicazione, già direttore di Rai 2 e Rai 4, che affronta il tema della televisione in modo illuminante e provocatorio, tracciando un acuto bilancio tra il passato e il presente.
“La tv generalista rappresenta la società, il suo inconscio, i suoi tic o le sue tendenze” rimanendo, secondo l’autore, un’inamovibile strumento di interpretazione e conoscenza del reale. Con l’introduzione del digitale terrestre e delle pay TV, la televisione sta vivendo una trasformazione epocale. Siamo passati da una televisione di classe, specchio di un élite del paese, a una televisione ritagliata attorno al consenso esclusivo ed escludente della maggioranza, per arrivare oggi a una TV sempre più attenta alla moltitudine, la nuova società plurale nella quale siamo immersi.
Appuntamento alle 17.45, ingresso libero fino ad esaurimento posti
L’Orchestra of Spheres sul palco dell’Altrove alla Maddalena
Il secondo appuntamento del ciclo musicale del teatro Altrove, curato dall’associazione Disorder Drama, ha visto protagonista l’Orchestra of Spheres. Un nome che non suonerà certamente nuovo alla fetta di pubblico più preparata – è il caso di dirlo – sulla scena electro-prog del panorama mondiale. Ensemble neozelandese, l’Orchestra of Spheres propone un accurato “afro kraut beat” (come da locandina), ma è il titolo del loro primo EP a descriverne al meglio le sonorità: “Space Art Music”.
L’Orchestra of Spheres non solo riesce nell’ambiziosa impresa che il nome stesso fa presagire, ovvero condurre la propria ricerca nella pitagorica musica delle sfere, ma porta sul palco una scenografia ricca, fatta di costumi, strumenti costruiti a mano ed eccentriche movenze tribali. Caratteristiche che fanno tornare alla mente i Gong di David Allen (fondatore non di meno dei leggendari Soft Machine), visionario chitarrista space-prog, che lo stesso Baba Rossa – membro dell’Orchestra – ha ammesso, tra una chiacchiera e l’altra a fine concerto, di adorare (assieme a Robert Wayatt, Brian Eno e Sun Ra). Non solo: il chitarrista e tastierista neozelandese, alla domanda di cosa ne pensasse di Genova, si è anche lasciato andare a un incontenibile e spontaneo moto di entusiasmo, insistendo su come la città contenga bellezze che pochi altri luoghi sono in grado di racchiudere.
I membri Baba Rossa, Mos Iocos, EtonalE, Jemi Hemi Mandala, Tooth, sono anche i fondatori della Frederick Street Sound and Light Exploration Society, uno spazio sociale autogestito collettivamente con altre realtà artistiche della scena culturale di Wellington. Il loro primo disco “Nonagonic Now” (registrato nel 2011 e disponibile in streaming sul loro bandcamp), convince immediatamente con i suoi 45 minuti di groove alieno e poliritmie africane, percussività eclettica e rintocchi elettrificati di gamelan indonesiani. Non da meno il secondo lavoro, “Vibration Animal Sex Brain Music”, un altro titolo-manifesto della direzione musicale intrapresa dalla band. Registrato nel Settembre 2012 in Italia (segno di quanto la scena nostrana accoglie a dovere chi lo merita), “is a surreal road-trip through a hyper primal, fuzzed-out, synth laden, garden of Eden”, facendo dell’Orchestra “a futuristic bunga-bunga party band for 22nd century boom-boom cults”.
Il riconoscimento internazionale giunge immediato, con una richiesta live impressionante. La band si è esibita a Genova dopo 14 concerti nell’ultimo mese nelle principali città europee (tra cui Berlino, Londra, Milano, Tolosa, Amburgo), e altrettanti in programma per Dicembre. Nel repertorio dei due album (tra cui spiccano la seduta ipnotica di Rotate, il delirio psichedelico di Numbers, il funk extraterrestre di Hypersphere e la passeggiata lisergica di Journey, con alcune incursioni del nuovo album, in uscita il mese prossimo) non vengono sacrificate le loro radici, che emergono in alcuni testi scritti nell’idioma māori autoctono. Nota dolente di un’attività così movimentata: “half the band’s gear was stolen from the back of their tour van in Poland. Now, somewhere in suburban Krakow, the Spheres’ unique homemade instruments, including the sexomouse marimba and electric gamelan, are changing the sound of the Polish underground for the better” (come si legge sul loro sito).