Mese: Dicembre 2016

  • Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    marco-paoliniMarco Paolini (Belluno, 1956) è un valido esponente del cosiddetto teatro di narrazione, un attore che, conservando la propria identità di persona e solo talvolta personaggio, sullo sfondo di una scenografia minimale, racconta e mischia eventi e trovate, accostandoli a tematiche anche complesse, senza badare a vincoli temporali, restituendo pertanto centralità alla parola. Lo abbiamo ascoltato in passato, accompagnandolo, divertiti e incantati, lungo il rimembrare di resoconti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ci parevano talmente veri da non differenziarsi dai nostri ricordi personali.

    Oggi si ripropone, da ironico e accattivante cantastorie, ma non privo di punte di tenerezza, con un nuovo viaggio fantastico che mescola tempi e luoghi, compiuto assieme a un bambino, un figlio impostogli da una donna misteriosa. Un viaggio colmo di incontri inquietanti ma anche di bambini svegli e genuini, di presenze animali, di furbi extracomunitari affabulatori e improvvisati imprenditori. Un bambino che, come il padre, è costretto a vivere svogliatamente tra l’obbligo/diritto dell’invasione tecnologica e della perpetua connessione quotidiana, restandone emotivamente al di fuori.

    Gli attuali modelli di riferimento, quelli dell’essere umano che gestisce e controlla e-mail, chat, messaggini, post sui social network, che occupano gli spazi vitali, momenti di relax compresi, hanno mutato la nostra percezione del tempo e dello stacco tra lavoro e vita privata, trasformandosi in un vivere senza orario, “sempre connessi” e, al tempo stesso, sempre subdolamente controllati. Monitorati e gestiti persino da istituzioni che dovrebbero sovrintendere alla nostra maturazione, sicurezza, salute. Come proteggersi, uscirne senza compromettere salute fisica e mentale, questo pare domandarsi l’autore.

    I momenti di stacco non possono essere ignorati e neppure gli interessi e gli svaghi, reali e non virtuali, che regalano valore aggiunto al nostro vivere da automi eterodiretti, con la testa reclinata, inchinata allo schermo. Ironico cantastorie, dicevamo, non staccato dalla realtà e dalla tenerezza, accompagnato oggi da una persistente soffusa malinconia, sconosciuta ai primi lavori sull’”Album”. Un lavoro che mantiene il fiato sospeso, forse un po’ da sfrondare nella seconda parte.

    Elisa Prato

    “Numero primo – Studio per un nuovo album” di Marco Paolini, al Teatro della Corte fino al 4 dicembre.
    Di e con Marco Paolini.

  • San Quirico e la Biblioteca Libertè, tra solidarietà, cultura e contestazione politica

    San Quirico e la Biblioteca Libertè, tra solidarietà, cultura e contestazione politica

    biblioteca-libertè-san-quiricoUn piccolo spazio, dedicato alla condivisione del sapere, ricavato in un quartiere con tante criticità; un tentativo di portare cultura e solidarietà attraverso uno strumento antico, quello dei libri. Nasce così la biblioteca Libertè di San Quirico, tra scommesse e ambiziose progettualità da parte di un gruppo di ragazzi coordinati dal nuovo parroco, Don Gregorio, che ha messo a loro disposizione uno spazio di proprietà della diocesi per tentare di portare un barlume di cultura in un luogo privo di spazi associativi e ricreativi.

    Hanno aperto le porte al pubblico il quindici di ottobre e, a poco più di un mese dall’apertura, hanno raggiunto la considerevole quota di mille libri, nonostante il difficile contesto in cui sono inseriti. Sono i ragazzi della biblioteca Libertè di San Quirico  e cercano di creare uno spazio dedicato alla cultura e allo studio in un quartiere periferico troppo spesso dimenticato dalle istituzioni locali, e abbandonato a se stesso. I loro punti fermi sono l’antirazzismo e il multiculturalismo: durante l’allestimento erano presenti atei, cristiani, musulmani e buddisti; un fattore questo che, secondo loro, è stato causa di una sorta di censura da parte dei media locali, che dopo i primi contatti hanno deciso di non dare visibilità all’iniziativa. La storia di questa “avventura”, però può essere molto significativa, sia per il contesto in cui è maturata, sia per le diversità che ha saputo coinvolgere e organizzare, intorno ad un obiettivo comune.

    Il progetto

    L’idea nasce da alcuni ragazzi che, insieme al nuovo parroco del quartiere, Don Gregorio, hanno iniziato a pensare alla creazione di una biblioteca come punto di aggregazione culturale in un quartiere privo di qualsiasi spazio a carattere associativo. I locali della biblioteca sono stati messi a disposizione dal sacerdote e fanno parte del patrimonio della diocesi. «Il nome Liberté nasce durante la preparazione dei locali, quando, insieme ai ragazzi del centro migranti di Mignanego, abbiamo pensato ad un nome che potesse comprendere la libertà di poter leggere un libro, di poter costituire una biblioteca, la libertà di farsi un’opinione e quella di scappare dalle guerre» spiega Elisa Manginelli una delle fondatrici.

    L’inizio, come raccontano, non è stato semplice: agli esordi concreti del progetto si limitavano al locale messo a disposizione dal parroco. Per raccogliere nuovi libri hanno promosso un mercatino dell’usato, aiutati da alcuni cittadini e, lentamente, anche grazie all’utilizzo dei social network, hanno allargato la loro rete di ricezione. Oggi hanno vari tipi di letteratura, da quella per bambini a quella per adulti: si parla di circa 800 romanzi catalogati, più varie enciclopedie e, addirittura, alcune miniature cinquecentesche.

    Dopo le difficoltà iniziali, però, non tutto è diventato semplice: la risposta del quartiere, infatti, tarda ad arrivare: «C’è un profondo disinteresse verso la cultura e la partecipazione civica da parte dei nostri concittadini – racconta Enea L. – Il problema principale è che la biblioteca oggi esiste ma è poco frequentata, non è recepita dal quartiere in nessun modo, anzi, abbiamo più frequentazioni dall’esterno. Ci stiamo chiedendo se a San Quirico non ci sia addirittura una sorta di analfabetismo di ritorno» conclude provocatoriamente uno dei responsabili. Nel quartiere il numero degli anziani è decisamente elevato e questo, secondo i ragazzi della biblioteca Libertè, potrebbe essere un problema per la biblioteca, che nei progetti vorrebbe attirare soprattutto i giovani della vallata, aprendo anche uno spazio dedicato allo studio.

    San Quirico, “frontiera” urbana

    Questo progetto, in qualche modo, non ha visto un percorso condiviso con le istituzioni locali: né il Presidente del V Municipio Valpolcevera, Iole Murruni, ne altri membri della giunta sono stati invitati all’inaugurazione e questo perché i ragazzi hanno voluto dare alla loro iniziativa una valenza politica, quasi di rottura con le amministrazioni, che, secondo loro, stanno dimenticando il territorio. «Manca la manutenzione alle strade e al verde pubblico» sottolinea Enea L., e in questo vuoto non mancano le polemiche della popolazione per lo scarso servizio fornito dalla monumentale stazione San Biagio, inaugurata nel 2005 e divenuta vera e propria “cattedrale nel deserto” di San Quirico: una infrastruttura scarsamente servita dai transiti, con pochi convogli sulla linea dei Giovi, e posizionata in modo da non riuscire a offrire un servizio capillare alla popolazione: chi abita alle estremità del quartiere è obbligato a prendere un bus per raggiungerla e spesso conviene indirizzarsi verso le stazioni di Pontedecimo e Bolzaneto, che offrono una maggiore frequenza dei treni. A undici anni di distanza dall’inaugurazione molti si chiedono se quei soldi non potessero essere spesi meglio, per esempio incentivare spazi di aggregazione culturale. Alla fine ci hanno pensato i ragazzi della biblioteca Liberté.

    Gianluca Pedemonte

  • Ravioli al tocco, la ricetta di uno dei piatti più amati della cucina genovese

    Ravioli al tocco, la ricetta di uno dei piatti più amati della cucina genovese

    RavioliEcco la ricetta del grande classico della cucina genovese, uno dei piatti più apprezzati da grandi e piccini.

    Ingredienti per i Ravioli

    Per la pasta: 600 grammi di farina, 2 uova, 1 pizzico di sale.
    Per il ripieno: 300 grammi di scarola, 200 grammi di borragine, 1 animella lessata, 30 grammi di filoni lessati 40 grammi di burro, 100 grammi di polpa di vitello, 100 grammi di magro di maiale 50 grammi di salsiccia sbriciolata, 4 uova, la mollica di un panino, 3 cucchiaiate di parmigiano grattuggiato, sale, pepe e maggiorana.

    Preparazione

    Lavate e lessate le foglie di scarola e borragine in pochissima acqua salata per 5 minuti; scolatele, strizzatele tritatele finemente.
    In una casseruola rosolate con il burro la carne di vitello, maiale e salsiccia poi tritatele finemente con l’animella e i filoni privati della pellicina.
    Unite le erbe tritate, le uova, la mollica di un panino inzuppata nel sugo di rosolatura della
    carne (o nel brodo), tre cucchiaini di parmigiano, sale, pepe e maggiorana. Mescolate bene con un cucchiaio di legno.
    Intanto impastare la farina con le uova, il sale e tanta acqua quanto basta per avere una
    pasta di giusta consistenza. Tirate due sfoglie sottili e distribuite su una delle palline di ripieno, coprite con l’altra e tagliate i ravioli con l’apposita rotellina. Fate asciugare i ravioli all’aria per un paio d’ore e cuoceteli in acqua bollente per 3-4 minuti.
    Scolateli, distendeteli in un piatto di portata e conditeli con il sugo di carne e parmigiano.

    TOCCO

    Ingredienti

    50 grammi di grasso rognone., 60 grammi di burro, 500 grammi di carne tritata di manzo, 1 cipolla tritata, 1/2 costola di sedano, 1/2 carota, 1 spicchio d’aglio, rosmarino, 1 bicchiere di vino rosso, 3 grossi pomodori maturi, 1/2 litro di brodo di carne, sale e pepe.

    Fate sciogliere in un tegame il grasso di rognone con il burro e unitevi la carne di manzo tritata. Quando la carne sarà ben rosolata aggiungete le verdure tritate, l’aglio e il rosmarino. Condite con sale e pepe e lasciate rosolare ancora qualche minuto e poi versate il bicchiere di vino. Intanto pulite e tagliate i pomodori, metteteli quando tutto il vino è evaporato e continuate la cottura a fuoco moderato per almeno un paio d’ore, bagnando di tanto in tanto
    con un mestolo di brodo, fin quando la carne sarà ben cotta e il sugo addensato.