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  • Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    terzo-valico-cantiere-2015-2L’operazione di questa mattina della Guardia di Finanza ha portato all’esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare su tutto il territorio italiano, a seguito delle indagini su alcune grandi opere in costruzione, come la Salerno-Reggio Calabria e il Terzo Valico dei Giovi. L’indagine nasce da uno stralcio di “Mafia Capitale” e si estende da nord a sud, dimostrando ancora una volta la permeabilità del sistema dei grandi cantieri alla corruzione. Dopo l’inchiesta di questa estate, quindi, i cantieri del Terzo Valico tornano nella bufera, con risvolti inquietanti: dalle prime notizie trapelate, infatti, pare che alcuni lavori siano stati eseguiti fuori dagli standard minimi richiesti, utilizzando cemento “povero” per risparmiare. Tra questi anche quelli relativi alla galleria di Cravasco, la cui realizzazione è stata più volte contestata dalla popolazione locale e non per l’alta percentuale di fibre di amianto presenti nella roccia.

    Arka di Noè

    «E’ stata accertata la turbativa d’asta riguardo ad appalti connessi ad alcuni tronconi, sono stati accertati alcuni episodi corruttivi che riguardano alcuni funzionari del Cociv (general contractor dell’opera, ndr) ed episodi di concussione consistiti nell’imporre una rete di imprese agli appaltatori principali che doveva scalzare altre ditte non gradite anche attraverso intimidazioni tipiche della criminalità organizzata e mafiosa». Queste le prime dichiarazioni, riportate dall’agenzia Dire, del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, che ha illustrato alla stampa l’operazione “Arka di Noè”, un’operazione che ha portato all’esecuzione da parte della Guardia di Finanza di Genova di 14 ordinanze di custodia cautelare e 55 perquisizioni in diverse regioni d’Italia per presunte irregolarità nella concessione degli appalti nella realizzazione di 5 lotti del Terzo Valico ferroviario dei Giovi, la linea ad alta velocità Genova-Milano.

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Le misure cautelari sono state eseguite perché, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova, Cinzia Perrone, sussite il rischio di reiterazione dei reati per i dirigenti del Cociv toccati dall’indagine: «In ragione dell’incarico attualmente ancora rivestito sussiste certamente l’esigenza cautelare correlata al rischio di reiterazione di delitti». Una reiterazione che, secondo il giudice, si sarebbe già concretizzata in diverse gare di appalto. Le misure di arresto domiciliare sono, inoltre, giustificate dal fatto che sono ancora in corso procedure per affidamenti per importi “rilevantissimi”, come quelle per il “lotto 4 Cravasco” e il “lotto 3 Val Lemme” rispettivamente da 295 e 293 milioni di euro. Ecco i nomi dei 14 indagati: l’ex direttore dei lavori Paolo Marcheselli, il responsabile degli appalti Maurizio Dionisi, l’attuale presidente di Cociv Michele Longo, il suo vice Ettore Pagani, i funzionari del Cociv Andrea Ottolin, Giuliano Lorenzi, Giulio Frulloni, Angelo Pelliccia, e gli imprenditori Antonio Parri, Giuseppe Petrellese, Marciano Ricci, Giovanni Giugliano, Antonio Giugliano, Puma Giuliano.

    Cravasco, galleria a rischio

    Tra gli episodi contestati la consegna di una tangente da 10.000 euro da parte di un imprenditore all’ex direttore dei lavori del Cociv, Pietro Marcheselli, e al responsabile degli appalti, Maurizio Dionisi. La bustarella sarebbe stata consegnata all’interno degli uffici del Cociv per l’appalto della galleria finestra di Cravasco, un’opera dall’importo complessivo di 1,7 milioni di euro assegnata all’impresa “Giuliano Costruzioni metalliche”. Secondo i primi accertamenti, la galleria in questione potrebbe anche presentare problemi di stabilità. Contestata anche l’assegnazione del “lotto Libarna” avvenuta attraverso una gara internazionale con base d’asta da oltre 67 milioni di euro e assegnata al massimo ribasso alla ditta “Oberosler” di Trento. L’accusa in questo caso è di collusione per i suggerimenti dati dai funzionari del Cociv all’azienda per correggere alcune anomalie dell’offerta. Per quanto riguarda, invece, il “lotto Serravalle”, appalto da 189 milioni di euro assegnato alla ditta “Grandi Lavori Fincosit”, l’accusa ai funzionari del Cociv è di aver indotto altre imprese a non presentare offerte. Al momento nessun cantiere risulta però bloccato, e la galleria di Cravasco non è stata sottoposta a sequestro.

    Mazzette e escort

    Passaggio di denaro ma non solo: nell’ordinanza del gip, come riporta l’agenzia Dire, sono riportati diversi episodi di incontri con escort utilizzati come pagamento per favori ottenuti nel corso delle assegnazione degli appalti: «Ricci Marciano nella qualità di amministratore di fatto della società ‘Europea 92 Spa’ organizzava e pagava un incontro tra Giulio Frulloni e una escort e successivamente gli prometteva l’organizzazione di un analogo incontro affinché Frulloni, in qualità di coordinatore costruzioni del consorzio Cociv, aiutasse la società Europea e CIPA Spa a vincere la gara ad inviti indetta dal Cociv per l’appalto dei lavori di costruzione della galleria Vecchie Fornaci”». Un sistema oliato, secondo gli inquirenti, che andava avanti da almeno un anno e mezzo. L’episodio della escort riguarderebbe la gara di appalto dei lavori per la galleria Vecchie Fornaci assegnata alle società “Europea 92” e “Cipa”

    La politica tira dritto

    In serata arriva il commento, riportato dall’agenzia Dire,  del presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti che prova a serrare le fila delle istituzioni: «C’è bisogno che la giustizia vada fino in fondo con grande serietà, efficacia, efficienza e soprattutto rapidità. Il nostro primo interesse – ribadisce il governatore – è che il cantiere continui come sta continuando il lavoro in queste ore. Per quanto ci è dato sapere, non ci sono provvedimenti dell’autorità giudiziaria che riguardino il blocco del cantiere né il sequestro parziale dello stesso. Ora il consorzio Cociv deve mettersi nella condizione al più presto, e ritengo possa farlo, di garantire la governance e l’operatività dello stesso per continuare le opere». Per quanto riguarda la richiesta di un commissario straordinario sul Terzo Valico emersa nelle ultime ore, Toti ritiene che «il tema competa ad Anac, di cui ci mettiamo a completa disposizione per qualsiasi interlocuzione ove questa servisse». Il presidente, infine, annuncia di aver già «avviato l’interlocuzione sia con Covic che con il ministro Delrio che ovviamente condivide la valutazione che l’opera debba essere salvaguardata e la giustizia debba essere salvaguardata al tempo stesso».
  • Ikea: prima indagine sugli orientamenti sessuali

    Ikea: prima indagine sugli orientamenti sessuali

    IkeaUn sondaggio tra i collaboratori dell’azienda per comprendere a che livello sia giunta l’inclusione di persone di diverso orientamento sessuale – gay, lesbiche, bisessuali e trans (Glbt) – nell’ambiente di lavoro. In Italia per la prima volta si solleva il velo su un tema delicato che va necessariamente affrontato onde evitare i rischi di nuove discriminazioni. A realizzarla è Ikea nell’ambito della politica di diversity management che da tempo l’azienda svedese porta avanti.
    Ikea è socio fondatore di “Parks-Liberi e Uguali”, un’associazione di imprese nata nel gennaio 2011 – a cui aderiscono Telecom Italia, Johnson&Johnson, Roche, Citi, Lilly, Il Saggiatore, Linklaters, Sixty Group, Gruppo Consoft – che aiuta le aziende a implementare politiche di inclusione per tutti i dipendenti, con un focus particolare verso le persone Glbt.

    Dopo aver affrontato l’argomento delle pari opportunità di genere – in azienda le donne sono il 58,60% e nelle posizioni manageriali superano il 41% – Ikea affronta un tema che qualche mese fa è salito agli onori della cronaca in seguito ad una pubblicità relativa all’apertura del negozio Ikea di Catania, dove campeggiavano due uomini ripresi di spalle e mano nella mano, accompagnati dallo slogan “Siamo aperti a tutte le famiglie”.

    Al questionario, erogato in forma anonima e cartacea ha risposto il 44,11% dei dipendenti dei negozi Ikea di Bologna, Catania e Roma, vale a dire 476 su 1.079.
    71 rispondenti (14%) si sono definiti gay, lesbiche, bisessuali o trans. La percentuale scende al 6,58%, se rapportiamo i 71 Glbtal totale dei 1079 dipendenti.
    L’inclusione dei collaboratori Glbt in IKEA sembra un fatto acquisito e pare non risultino comportamenti discriminanti da parte dell’azienda o degli altri colleghi di lavoro. L’88% è certo che in Ikea tutti hanno pari opportunità di carriera, indipendentemente dalla loro identità di genere o dal loro orientamento sessuale.
    Infine per l’82% la diversità deve divenire una priorità strategica per l’azienda, che deve creare un ambiente rispettoso e inclusivo per tutte le differenze, comprese quelle connesse all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

    <<Ci troviamo di fronte ad un risultato molto positivo che dimostra una forte sensibilità sociale da parte dei nostri colleghi – spiega Valerio di Bussolo, responsabile Relazioni Esterne Ikea – I luoghi di lavoro, dove la gente passa otto o più ore al giorno, devono diventare luoghi dove ricostruire un senso di appartenenza e di comunità che negli ultimi anni sì è eroso pericolosamente>>.

    <<Il rispetto e l’inclusione in azienda sono fattori formidabili di motivazione per chi lavora e si riflettono direttamente tanto sulla soddisfazione e sulla produttività delle persone quanto sulla capacità per le imprese di attrarre e trattenere i migliori talenti sul mercato – racconta Ivan Scalfarotto, Direttore esecutivo di Parks – Creare luoghi di lavoro dove le centinaia di migliaia di persone gay, lesbiche, bisessuali e trans possano esprimere le proprie capacità professionali è dunque non soltanto una cosa giusta da fare sul piano etico ma è anche una buona pratica di business, come dimostrano le tante aziende che nel mondo lavorano da anni in questa direzione>>.

     

    Matteo Quadrone

     

     

  • Uisp ed Ecopneus per il riciclo e contro le ecomafie

    Uisp ed Ecopneus per il riciclo e contro le ecomafie

    Le discariche abusive sono ormai una piaga diffusa in tutto il Paese, mentre l’economia illegale mossa dalle ecomafie genera un’imponente flusso di denaro.

    All’interno di questo sistema si posiziona anche la dismissione illecita degli pneumatici fuori uso: 380 mila le tonnellate di pneumatici dismesse ogni anno, di cui 100mila si disperdono in canali nascosti, entrando nel traffico delle ecomafie (I dati provengono da un dossier chiamato “Copertone selvaggio 2011”, realizzato da Ecopneus e Legambiente).

    Un decreto ministeriale dell’aprile 2011 ha definito nuove regole per lo smaltimento dei Pneumatici fuori uso, affidando ad Ecopneus, società fondata dai produttori di gomme che detengono l’80% del mercato, il rintracciamento, la raccolta e la destinazione dei PFU. L’intenzione è quella di dare inizio ad un circolo virtuoso che porti al riciclo del 100% di pneumatici esausti e chiuda la strada al traffico illegale degli pneumatici.

    Con la nuova legge il principio da seguire sarà quello della responsabilità del produttore: le aziende diventano responsabili e garantiscono la gestione dei PFU per una parte che equivale alla quota di mercato del precedente anno solare. Questo sistema di gestione è quello prevalente anche nel resto d’Europa, e ci avvicina quindi alle politiche di smaltimento e riciclo dei paesi europei.

    L’obiettivo è arrivare in tempi brevi ad un recupero totale dei pneumatici fuori uso, contribuendo, al contempo, con attività di studio e di sperimentazione, a creare le condizioni idonee allo sviluppo in Italia di un moderno comparto industriale del riciclo di questi materiali.

    Dal corretto recupero dei PFU si ottengono materiali di grande valore, che possono essere utilizzati in un vasto ventaglio di applicazioni nel settore sportivo e del tempo libero.

    Questo materiale, che ha una grande resistenza agli agenti atmosferici, è ampiamente utilizzato per la costruzione di piste di atletica e per la realizzazione di pavimentazione anti-trauma, dove la gomma è particolarmente adatta per la sua naturale capacità di assorbimento degli urti, che resta inalterata anche dopo il riciclo. Pavimentazioni in gomma da riciclo di PFU vengono usate per palestre, impianti polivalenti e campetti gioco per bambini oltre che per la realizzazione dei campi in erba sintetica.

    Proprio al fine di avviare un’azione concreta volta allo sviluppo delle applicazioni della gomma da riciclo dei pneumatici nel settore sportivo, è stata avviata da Ecopneus una collaborazione con l’Uisp, che porterà alla realizzazione di una indagine conoscitiva, volta ad acquisire indicazioni, in merito alla conoscenza di questo materiale e delle sue potenzialità in ambito sportivo, da parte di operatori del settore.

    Lo sport rappresenta un canale formidabile di trasmissione di messaggi educativi sul tema dell’ambiente: sensibilizzare gli sportivi mostrando concretamente l’esito di un processo virtuoso di raccolta e di riciclo, può essere una strada principe per creare una coscienza civica del recupero e della salvaguardia ambientale.

    Uisp ed Ecopneus propongono un questionario, disponibile sul sito www.uisp.it e chiedono pochi minuti di attenzione per favorire lo sviluppo di una maggiore cultura del riciclo, nuova ricerca e nuove applicazioni per una pratica sportiva sempre più sostenibile.

    I risultati dell’indagine saranno pubblicati sul sito nazionale Uisp.

     

     

  • Mensopoli: Arpal sotto inchiesta, a rischio la salute dei cittadini

    Mensopoli: Arpal sotto inchiesta, a rischio la salute dei cittadini

    StoppaniIn questi ultimi giorni la notizia delle condanne per lo scandalo degli appalti truccati di Mensopoli trova un inquietante continuità nell’ indagine avviata dalla magistratura.

    Per Mensopoli le condanne hanno confermato l’impianto accusatorio che aveva portato nel maggio 2008 ad arresti eccellenti anche fra esponenti vicini alla giunta comunale accusati di aver creato un comitato del malaffare per gestire arbitrariamente gli appalti per le mense scolastiche e ospedaliere della regione. La dimostrata corruttibilità dei dirigenti pubblici e il tentativo di trasformare in sistema una pratica consueta di favori e mazzette è stata fermata in tempo e le condanne, se pure simboliche, perché sappiamo che gli imputati non passeranno un giorno in cella, sono comunque significative anche se forse non saranno un deterrente sufficiente per altri amministratori disonesti.

    La nuova inchiesta che chiama in causa l’agenzia per la protezione dell’ambiente è invece appena agli inizi ma se si confermassero i sospetti calerebbe un’ ombra sinistra sulla gestione della sicurezza ambientale nella nostra regione.

    Si presume infatti che l’Arpal che fornisce consulenze a vari enti pubblici sulla cui base vengono date concezioni edilizie e di altra natura, avrebbe emesso pareri addomesticati per favorire alcuni soggetti coinvolti.

    Si tratta di controlli che riguardano le acciaierie di Cornigliano, la Stoppani di Cogoleto, l’Acna di Cengio, la discarica di Scarpino.

    L’indagine sull’Arpal suscita pesanti interrogativi perché se fosse vero quanto ipotizzato sarebbe a rischio l’effettiva sicurezza dei siti prima nominati e soprattutto potrebbero esistere rischi per la salute delle persone.

    Non resta che confidare nel buon lavoro della magistratura e sperare bene, augurandosi che l’onestà di un organismo pubblico così importante per il benessere e la vivibilità della Liguria, sia ancora integra e non ritrovarsi un’altra volta immersi nel torbido mondo del malaffare a tutti i costi, anche sulla pelle dei cittadini.

    Matteo Quadrone