Tag: misteri

  • Barego: il paese abbandonato trecento anni fa

    Barego: il paese abbandonato trecento anni fa

    BaregoC’è un luogo affascinante e misterioso sulle alture della Valbisagno, un luogo che i genovesi non conoscono. Si trova sopra l’abitato di Traso, a 700 metri sul livello del mare, si tratta dell’antichissimo borgo di Barego.

    Un paese abbandonato più di tre secoli fa dai suoi abitanti per ragioni a noi sconosciute e conservatosi in ottime condizioni fino ai nostri giorni, protetto nei secoli da rovi e sterpaglie, fronde e penombra. Lassu’, nascoste fra la vegetazione, sono ancora in piedi ben 25 case le cui fondamenta risalgono al VII Secolo. La storia non riporta alcun documento di archivio, neanche di tipo ecclesiale, che identifichi questo piccolo centro.

    Sappiamo solo che a causa dell’invasione longobarda, Onorato, vescovo di Milano, fuggì a Genova e il vescovo della Superba gli fornì una «mensa vescovile», ovvero un’area produttiva che avrebbe dovuto servire a sfamare la moltitudine di servi e schiavi di Onorato. C’è chi sostiene che quella “mensa” potrebbe essere stata proprio Barego, facendo risalire la maggior parte delle rovine che oggi possiamo ammirare proprio a quel periodo vescovile (ad esempio gli archi a sesto medioevali e le grandi mangiatoie in pietra).

    Restano comunque misteriose le ragioni che hanno portato Barego ad una morte cosi’ repentina agli albori del XVIII Secolo, in una zona che costituiva il crocevia dell’antica strada del sale tra Genova e Piacenza, e quindi in una posizione favorevole per il prosperare di attività economiche.

    Nel 1990 lo scrittore Eugenio Ghilarducci fu il primo ad occuparsi di questo antico borgo, poi il silenzio sino alla proposta nel 2007 dell’ Intertek Group, un progetto che fra utilizzo di biomasse e impianti fotovoltaici prevedeva l’installazione di attività “legate alla conservazione delle tradizioni e del bosco circostante”… in parole povere, un agriturismo! La proposta avanzata dall’Intertek giunse puntuale in seguito agli scritti pubblicati nello stesso anno da Tullio Pagano, docente di Italiano al Dickinson College in Pennsylvania: “… restituire al borgo quel ruolo di cerniera tra il Mediterraneo e i ricchi mercati dell’Italia settentrionale”, scriveva Pagano.

    Da quei giorni infuocati, in cui fra generali sfregamenti di mani improvvisamente Genova scoprì il suo borgo misterioso, Barego è nuovamente precipitato nella penombra che per lunghi secoli tanta pace gli ha assicurato. Dell’agriturismo “dei furesti” non se n’è più parlato (ai tempi si diceva che il progetto avrebbe dovuto attendere otto anni prima di vedere la luce), probabilmente i tre milioni di euro sotto la voce costi (finanziamenti in buona parte pubblici) hanno fatto tramontare velocemente la prospettiva. Anche perchè forse, pensiamo noi, dopo tre secoli di stoica resistenza al tempo, Barego non meriterebbe un così triste epilogo. Sarebbe sufficiente limitarsi a curarle ed amarle quelle storiche pietre, ma cio’, si sa, non porta guadagno a nessuno.

    Gabriele Serpe

    Foto di Daniele Orlandi

  • Stonehenge, una ricerca per svelare i misteri delle “pietre sospese”

    Stonehenge, una ricerca per svelare i misteri delle “pietre sospese”

    StonehengeIl triangolo delle Bermuda, la città scomparsa di Atlantide, il Sacro Graal, i Moai dell’isola di Pasqua… sono misteri che, da sempre, affascinano gli studiosi e li spingono a nuove ricerche come quella che ha portato l’archeologo Henry Chapman, dell’Università di Birmingham, a formulare una nuova ipotesi sugli enigmi che circondano i maestosi menhir di Stonehenge.

    Le “pietre sospese”, questo è il significato del nome, è un insieme di megaliti disposti in cerchio, datati tra il 2500 e il 2000 a.C., (il terrapieno di forma circolare e il fossato risalirebbero al 3100 a.C.) sul cui significato rituale si sono fatte le più disparate ipotesi, partendo dal tempio per venerare i morti o per adorare il sole, passando per un santuario dalle virtù miracolose, finendo col etichettarlo come un gigantesco strumento astrologico.

    Ma qualunque fosse la finalità, la recente e costosissima ricerca dell’archeologo inglese, in base ad evidenze fossili, ha potuto accertare che il sito fosse, già, un luogo di culto 500 anni prima della deposizione delle grandi pietre. La scoperta emersa grazie a speciali radar per sondare il sottosuolo ha portato, infatti, all’individuazione di due grandi camere, allineate lungo un asse con direzione est-ovest, che passa nell’esatto centro di Stonehenge e raggiunge la Pietra del Tallone, un imponente megalito alto 5 m., che si trova all’estremità del complesso. Un vero “sentiero” rituale attraverso il quale, si ipotizza, si svolgessero processioni in onore di quel dio Sole che raggiungeva l’apice del cielo nel solstizio estivo.

    La ricerca è solo all’inizio e si concluderà tra due anni dopo aver sondato il terreno circostante fino alla profondità di due metri, per una superficie complessiva di 10km quadrati. Le “pietre blu”, arrivate nella piana inglese di Salisbury, dove si erge il sito archeologico, dalle cerulee rocce vulcaniche dei monti gallesi, potrebbero essere, dunque, i misteriosi guardiani di un segreto ancora più arcano fatto di altre decine, se non centinaia, di pozzi e di camere interrate che, ancora inviolate, potrebbero raccontarci ataviche storie di un popolo vissuto nel neolitico.

    Non si potrà , comunque rispondere all’ interrogativo, già posto per le coeve piramidi egiziane, di come massi così grandi possano essere stati trasportati ed eretti, stante i miseri mezzi a disposizione se non cercando nella tenacia con cui l’uomo ambisce a lasciare traccia di se nella storia di ieri, di oggi e di domani. Forse è proprio questo il fascino magico di questi luoghi dove si sente aleggiare, tangibile, la potenza della mente umana.

    Adriana Morando

  • “Ai confini della fisica”, l’energia oscura: incontro a Palazzo Ducale

    “Ai confini della fisica”, l’energia oscura: incontro a Palazzo Ducale

    Anil AnanthaswamyAnil Ananthaswamy, consulente per la rivista New Scientist, è stato il relatore di un incontro che si è tenuto a palazzo Ducale, nell’ambito delle manifestazioni del Festival della Scienza. Le affascinanti protagoniste di questo dibattito sono state la materia e l’energia oscure che astrofisici di tutto il mondo cercano nelle profondità dell’universo. Ma esistono? Dove si nascondono? Di cosa sono fatte?

    Attraverso splendide immagini come quella della galassia Andromeda, Anil è salito in cielo, là, dove puntano gli occhi di potenti telescopi, per poi scendere sulla terra,mostrando paesaggi estremi come estreme devono essere le condizioni per poter studiare questi fenomeni.

    Conosciamo solo il 4% della materia dell’universo e tra questa si intercala una specie di ragnatela invisibile che non è rilevabile da nessuna lunghezza d’onda. Questa misteriosa entità sarebbe costituita per il 23% da infinitesime particelle cosmologiche e per il 73% da energia. Se non è stato possibile determinarne esattamente la composizione, la fisica ne ha dimostrato l’esistenza.

    Le tappe di questo percorso sono iniziate con Edwin Powell Hubble, astrofisico statunitense (1889-1953) e la sua teoria di “distanza di redshift”. Il redshift (spostarsi verso il rosso) è un fenomeno per il quale, in determinate circostanze, la frequenza di emissione della luce è più bassa rispetto all’emissione originale. In particolare, ciò succede quando la fonte emittente si allontana. Se con questo parametro misuriamo la velocità di allontanamento si evidenzia che l’universo si sta espandendo.

    Dopo di lui Fritz Zwicky (1898-1964), confrontando le velocità relative di galassie lontane 100 milioni di anni luce, giunse alla conclusione che tali velocità erano così alte che la sola forza gravitazionale della materia visibile non sarebbe stata in grado di tenerle unite. Dallo studio delle galassie a spirale, poi, emerse un altro dato che contrastava con le leggi gravitazionali di Newton e Keplero. Per sintetizzare, sappiamo che quanto più un corpo è lontano dal centro di rotazione tanto più lentamente si muove.

    Nelle galassie a spirale succede il contrario: le stelle più periferiche hanno una velocità maggiore. Il fenomeno è spiegabile, solo, ipotizzando la presenza di altra materia, non emittente, in grado di esercitare una forza gravitazionale sugli astri vicini. D’altra parte, la stessa forza dovrebbe rallentare l’espansione dell’universo che invece, abbiamo visto, continua il suo moto espansivo con un’accelerazione sempre maggiore.

    Ne consegue che esiste un’energia ignota a cui gli astrofisici danno il nome di energia oscura. Telescopi sensibilissimi, ubicati in posti remotissimi come le Ande, l’Alasca, il Polo Sud, il lago BaiKal, dove è possibile azzerare le interferenze del mondo esterno, sono al lavoro nel tentativo di captare un segnale che possa confermare questa teoria ma il cosmo, per ora, continua a celare gelosamente il suo segreto.

  • Storia di Genova: la leggenda degli spiriti del Carlo Felice

    Storia di Genova: la leggenda degli spiriti del Carlo Felice

    Foto d'epoca del Carlo FeliceUna superficie che scende a gradoni, finestre e balconi che occhieggiano da pareti i cui colori rievocano le facciate dei borghi marinari, una cupola di punti luminosi che ricorda un cielo stellato : benvenuto nella sala del Teatro Carlo Felice.

    Ti aspetti un ambiente ridondante di fregi e ti trovi in una delle tante piazzette che caratterizzano la costa ligure, ricche di salsedine e di panni stesi. Poltrone in resina e velluto, pavimenti in legno Doussiè, rifiniture in pero e ciliegio (legni usati per strumenti musicali), pareti di marmo blu di bardiglio (pietra che riflette le alte frequenze), assicurano un’acustica tra le migliori d’Italia, omogenea lungo i 44m che separano la prima dall’ultima fila della platea.

    In una atmosfera ovattata e magica, la suggestione rende palpabile la presenza di spiriti tormentati che la tradizione vuole legati alla storia dell’edificio. Progettato dall’architetto Carlo Barabino, in un’area precedentemente occupata dal complesso conventuale di San Domenico (XIII sec.), fu inaugurato nel 1828, alla presenza di Carlo Felice e Maria Cristina di Savoia, con l’opera belliniana” Bianca e Ferdinando”.

    Che siano le anime degli sfrattati domenicani o l’ombra di Leyla Carbone, figlia di un liutaio, condannata al rogo per stregoneria (1580), una specie di maledizione accompagna, da subito, la vita di questo edificio.

    Si narra che la cantante boema Teresa Stoltz, amante di Giuseppe Verdi, ordinò di collocare una mummia nello scantinato del teatro quale rimedio contro il malocchio ma l’espediente fu vano: la sera stessa, svenne sulla scena e l’incolpevole amuleto fu esiliato in un meandro del Museo di Pegli.

    Diversi incendi e la guerra segnano il dissesto dell’edificio finché, nel 1946, dopo molte traversie, il suo restauro fu affidato all’architetto Paolo Chessa ma, vedi il caso, il progetto si esaurì tra le carte bollate; morì accidentalmente, ahimé, anche, il subentrante Carlo Scarpa.

    Fu, infine, Aldo Rossi, a realizzare l’idea di una piazza coperta, di 400 mq di superficie, dove il teatro fosse il collegamento ideale tra Galleria Mazzini e piazza De Ferrari. Al fine di comunicare una percezione di solidità e di “eternità”, si privilegiarono, per gli esterni , materiali come la pietra e il ferro; gli interni, invece, eccellono per marmi e legno.

    Delle antiche vestigia rimangono solo il pronao (spazio posto davanti all’ingresso) a colonne doriche, il porticato a bugnato (pietre con rilievi sporgenti o bugne) che abbraccia l’edificio e forma la terrazza del primo piano. Il pronao è sormontato da un timpano triangolare con i primigeni bassorilievi, alla cui sommità svetta una copia della statua dello scultore Giuseppe Gaggini, rappresentante il ‘Genio dell’Armonia’ (l’originale è conservata all’interno della chiesa di Sant’Agostino in Sarzano).

    Tra le aggiunte del nuovo progetto si trova una cuspide poligonale vetrata, alta 27m, il lanternino, che sale attraverso i diversi piani del Teatro fino a svettare sul tetto, illuminando l’interno, e la torre, alta 63m, vero e proprio scrigno di sofisticati meccanismi che servono alla gestione scenica del teatro.

    A vegliare su questo gioiello… perché non si sa mai, campeggia, all’entrata principale, una statua marmorea di S. Domenico (Carlo Schiaffino 1689 –1765) antico protettore di questo luogo.

    Adriana Morando

  • Mac, icona Textedit: la “lettera nascosta”, il messaggio di Apple

    Mac, icona Textedit: la “lettera nascosta”, il messaggio di Apple

    La lettera dell'icona di TexteditL’icona di Textedit del vostro Mac nasconde un messaggio e ingrandendola al massimo delle possibilità scoprirete la “lettera nascosta” di Apple.

    Si tratta di una lettera scritta in lingua inglese firmata da un tale John Appleseed che scrive ad una non meglio precisata Kate. Ma chi è il sig. Appleseed?? E’ uno pseudonimo usato da Apple per la presentazione di prodotti, tutorial di posta, ecc. Si tratta di un omaggio a John Chapman, un pioniere della storia americana morto nel 1845… Ebbe il grande merito di introdurre in gran parte dell’America del nord la pianta della mela… E, come si suol dire, i conti tornano!

    Il testo della “lettera nascosta” tradotto in italiano:

    Cara Kate, ecco uno dei pazzi. Uno dei disadattati. Dei ribelli. Gli imbroglioni. Le caviglie rotonde nelle scarpe quadrate. Gli unici che vedono il mondo diversamente. Loro non sono amanti delle regole. E loro non hanno rispetto per le condizioni sociali. Tu puoi elogiarli, puoi essere in disaccordo con loro, citarli, non credere in loro, glorificarli o disprezzarli. Ma l’unica cosa che tu non puoi fare è ignorarli. Perchè loro cambieranno le cose.

  • UFO: le ombre del Rapporto Cometa

    UFO: le ombre del Rapporto Cometa

    Ufo e extraterrestriPersino la Santa Sede ha per così dire “messo le mani avanti”, arrivando a dire che l’eventuale esistenza di extraterrestri sarebbe compatibile con l’esistenza di Dio. Perché, dunque, l’ipotesi UFO sembrerebbe godere di tutta questa credibilità?

    La spiegazione sta nel fatto che moltissimi degli avvistamenti di apparenti veicoli alieni sono stati fatti da militari preparati e credibili. Ecco perché i vari organismi di difesa nazionale sono da tempo in allerta. E le loro inchieste possono anche consegnarci risultati sconcertanti… Eccone un esempio.

    Di recente a Parigi mi è capitato fra le mani un rapporto del 1999 richiesto all’Istituto di Alti Studi per la Difesa Nazionale dall’allora presidente della Repubblica francese Jacques Chirac. Nulla di segreto, sia chiaro: si tratta di un documento già pubblicato, conosciuto come rapporto Cometa, che potete scaricare facilmente da internet. Eppure già il titolo è inquietante: «Gli UFO e la Difesa: a cosa bisogna prepararsi?».

    Si esordisce poi con questa frase: “L’accumulazione di osservazioni ben documentate fatte da testimoni credibili obbliga ormai ad affrontare tutte le ipotesi sull’origine degli Oggetti Volanti Non Identificati, gli OVNI, e in particolare l’ipotesi extraterrestre” (p. 8). Segue la presentazione di alcuni casi inspiegabili, testimonianze e dati raccolti, si fa il punto sulla ricerca, si fanno varie ipotesi, si valutano le implicazioni strategiche, quelle scientifiche e persino quelle politiche e e religiose.

    E si conclude con affermazioni molto forti: “Questi studi dimostrano la realtà fisica quasi certa di oggetti volanti del tutto sconosciuti, impressionanti per le performance di volo e per il silenzio. […] Una sola ipotesi rende sufficientemente conto dei fatti e non fa appello, essenzialmente, che alla scienza di oggi: quella di visitatori extraterrestri” (p. 86).

    Andrea Giannini