Tag: parcheggi

  • Valpolcevera: i parcheggi invadono via Campomorone

    Valpolcevera: i parcheggi invadono via Campomorone

     

    Tre nuovi box interrati nel giro di 1 Km. Accade in via Campomorone, in Valpolcevera, la nuova frontiera per scatenati immobiliaristi pronti a mettere in vendita i posti auto ancor prima di costruirli. Lungo la strada che da Pontedecimo conduce a Campomorone spuntano cartelli di società immobiliari polceverasche che annunciano “Vendesi box”. E dove fino a poco tempo fa c’erano orti e fasce oggi si lavora alacremente nei cantieri.

    Peccato che i recenti sbancamenti insistano proprio alle falde della collina su cui sorge il paese di Cesino, una zona da sempre considerata a rischio di dissesto idrogeologico. Parliamo di un versante collinare composto da argilloscisto, rocce decisamente friabili come è facile notare anche ad occhio nudo.

    L’autorimessa in costruzione che incontriamo per prima, in direzione Campomorone, dovrebbe concludersi nel febbraio 2012.  Impressiona lo sbancamento che sarà di almeno 40 metri di altezza, ma pure i blocchi di cemento aggrappati con i tiranti al terreno superstite, fanno paura. Appena sopra, alcune abitazioni, incombono a strapiombo sui futuri parcheggi. La società immobiliare Il Ponte mette in vendita un numero imprecisato di posti auto. Il progettista è la società Omnia srl. Nel cartello delle autorizzazioni non sta scritto nessun recapito telefonico.

    Il paradosso è che a neppure cento metri si trova il civ. 31, un immobile a cui da anni è stata revocata l’agibilità perché segnato profondamente da vistose crepe che fra l’altro raggiungono la strada carrabile incrinandone l’asfalto – e che oggi finalmente è sottoposto alla necessaria messa in sicurezza. Ma un motivo ci sarà se la casa, per lungo tempo, è rimasta inagibile. Evidentemente il pericolo esiste.
    Come denuncia il circolo di Rifondazione comunista della Valpolcevera “In pochi mesi assistiamo allo stravolgimento di un equilibrio millenario – spiega Ennio Cirnigliaro – eppure ormai la gente pare abituata a questo processo di trasformazione e non si scandalizza più”.

    Il secondo progetto è in corso di realizzazione sotto il ponte ferroviario della tratta Genova – Milano. Qui la società di costruzioni Caneva srl di Serra Riccò costruisce e mette in vendita 34 box interrati. I lavori partiti a luglio dovrebbero concludersi nel luglio 2013. Lo sbancamento del terreno arriva fin sotto le fondamenta dei pilastri del ponte, risalenti al 1889. Fra l’altro ci troviamo a pochi metri da un piccolo rivo e dal passaggio di una tubatura della Iplom. Ma a preoccupare è anche la possibile influenza delle vibrazioni provocate dal passaggio dei treni.
    “Questo è un progetto risalente al 1990, da noi ripreso recentemente – spiega il progettista Paolo Malerba – Abbiamo ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie da parte delle Ferrovie dello stato. I carotaggi hanno permesso di verificare che le fondamenta dei pilastri giungono fino a 16-17 metri di profondità. Non c’è nessun pericolo perché il progetto box prevede due piani di circa tre metri di altezza, quindi al massimo scendiamo a 6 metri di profondità. Gli scavi hanno insistito sulla terra di riporto che all’epoca della costruzione del ponte era stata sistemata in prossimità dei pilastri”.

    Infine l’ultimo complesso di box si trova in prossimità di Campomorone, ormai concluso e i posti auto già venduti, è forse quello che incute minore timore visto che gli scavi sono stati più contenuti.

    Restano i dubbi sull’effettiva compatibilità di opere invasive che distano alcune centinaia di metri una dall’altra e insistono tutte sul medesimo versante collinare. Spesso infatti sorge il dubbio che le istituzioni pubbliche rilascino autorizzazioni quasi ad occhi chiusi, per poi magari ripensarci quando è troppo tardi.

    Matteo Quadrone

  • San Cipriano, box interrati in una zona a rischio frana

    San Cipriano, box interrati in una zona a rischio frana

    Un progetto di autosilos risalente ai primi anni ’90, che non ha mai visto la luce ma nel frattempo è stato la causa scatenante del peggioramento delle condizioni di sicurezza di alcuni palazzi della zona. Siamo nel tratto iniziale di Via Val d’Astico, la strada che da Pontedecimo conduce al paese di San Cipriano. Qui una collina salvatasi dal processo di cementificazione, che non ha risparmiato questo spicchio di Valpolcevera, a partire dal 2006 è stata sventrata nonostante gli allarmi lanciati dai residenti che conoscono bene la fragilità del terreno.
    Una vicenda travagliata e ricca di espliciti segnali che avrebbero dovuto far comprendere l’impossibilità di realizzare un progetto così invasivo. Ma tant’è il richiamo del profitto garantito da una serie di box – inizialmente erano 44, oggi si parla di un nuovo disegno che dovrebbe prevedere tre piani di silos per oltre una sessantina di posti auto – è stato più forte del buon senso. E non manca il comportamento contradditorio degli enti locali chiamati a vigilare sulla fattibilità di opere simili.

    Ma andiamo con ordine.
    Il terreno del cantiere, fino al 2005, è considerato zona a rischio frana attiva. In quell’anno la proprietà propone una perizia geologica alla Provincia. Il risultato, con la delibera del 12-04-2005 a firma del Presidente Alessandro Repetto e del relatore il vice Paolo Tizzoni, è stato un declassamento della frana che da attiva è diventa quiescente, vale a dire “in sonno”.
    Il 30 agosto del 2006 il Comune rilascia la concessione edilizia per la costruzione dei box interrati.
    “Ma i lavori – come ricorda il signor Mario Soddu, il residente che più si è impegnato nel contrastare quest’opera che sorgerà proprio a pochi passi da casa sua – sono cominciati già nel luglio 2006”.
    Ad occuparsi dell’intervento è la società Residenza del Chiappetto, di cui è azionista di maggioranza Antonio Matera, immobiliarista e costruttore, noto ai più per essere uno dei proprietari dell’Albikokka e del Fellini.
    Dopo appena pochi mesi si registrano i primi problemi “Nel novembre 2006 abbiamo comunicato al Comune di Genova ed ad altre autorità, allegando una copiosa documentazione fotografica, che lo sbancamento realizzato nei mesi precedenti aveva provocato vistosi cedimenti della collina” spiega Mario Soddu.

    Nel gennaio 2007 il Comune impone alla Società la messa in sicurezza dell’area. A quel punto la ditta inizia a posizionare le reti di contenimento. Dopo un periodo di sospensione, nell’agosto 2007, i lavori di scavo riprendono.
    Ma alla fine di novembre 2007 la Procura di Genova – grazie alle segnalazioni e agli esposti che l’instancabile Soddu presenta al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri – dispone degli accertamenti nel cantiere. Vengono rilevati alcuni reati di natura amministrativa e la Procura impone alla Società la realizzazione di alcune opere necessarie per la messa in sicurezza dell’area.
    Dopo il forzato stop i lavori riprendono e nell’agosto 2008 i residenti denunciano il fatto che il cantiere venga utilizzato dalla ditta per scaricare abusivamente materiale edile e detriti vari. Per lungo tempo non ottengono risposta “Ma nel 2009 – come ricorda Soddu – per un breve periodo l’area del cantiere viene posta sotto sequestro dalla Procura”.

    Ma facciamo un salto indietro e torniamo al 2008. In quell’anno avviene un fatto sorprendente che ha il sapore amaro della beffa. Nell’ottobre 2008 infatti, un’ordinanza del Comune inserisce nell’elenco degli immobili a rischio frana ben 18 civici di via Val d’Astico. E se ciò non fosse sufficiente a confermare l’instabilità della zona, l’amministrazione comunale si premura di installare dei cartelli d’allarme della Protezione civile con l’indicazione delle norme di comportamento da adottare in caso di evento franoso.
    È inutile dire che il terreno del cantiere rientra nella zona rossa. Mentre fra gli edifici segnalati sono assenti, senza una spiegazione logica, alcuni civici posti a valle del cantiere e che negli ultimi anni hanno cominciato a mostrare inquietanti crepe.
    Il civico n. 23 è quello che vive la situazione peggiore. Palificato nel 2001, allo scopo di migliorare le condizioni di sicurezza, si è provveduto anche all’installazione di alcuni tiranti che insistevano proprio sulla collina che oggi non esiste più. Il palazzo si è spostato di un centimetro, scivolando verso valle e la costruzione dei box ha indubbiamente peggiorato la situazione. Crepe paurose hanno segnato anche il civico n. 106 che sorge a fianco del cantiere.

    “Nell’aprile 2009 – racconta ancora Soddu – nonostante le reti di protezione, si è verificata un’altra frana”.

    Finalmente nell’agosto 2009, gli abitanti di via Val d’astico, nel frattempo riuniti in un Comitato, sono stati ricevuti dal Sindaco.
    “Tante promesse di risolvere il problema – ricorda Soddu – ma ad oggi è ancora tutto fermo”.

    E la collina sventrata rimane a fare bella mostra di sé, incastonata miracolosamente, in mezzo alle abitazioni.

     

    Matteo Quadrone

  • Box e parcheggi, l’invasione continua: adesso tocca alla Valpolcevera

    Box e parcheggi, l’invasione continua: adesso tocca alla Valpolcevera

    Quattro nuovi parcheggi in costruzione fra Pontedecimo e Campomorone, un progetto di autosilos a San Cipriano (domani su Era pubblicheremo un’inchiesta su questo argomento…), ma la situazione è simile in tutta la Valpolcevera.

    Rifondazione Comunista, visto il proliferare di box e posti auto interrati, lancia l’allarme cementificazione selvaggia.

    L’intervento che genera maggiore preoccupazione è quello attualmente in corso di svolgimento in via Campomorone, a ridosso del ponte ferroviario della linea Genova-Arquata-Milano.

    Gli scavi finalizzati alla costruzione di nuovi parcheggi stanno letteralmente divorando alcuni tratti di base della collina sulla quale insiste l’abitato di Cesino, area a rischio di dissesto idrogeologico, determinando ulteriori impermeabilizzazioni e consumo di territorio – dichiarano Antonio Bruno (capogruppo RC-SE Comune), Ennio Cirnigliaro e Davide Ghiglione (Circolo PRC Valpolcevera) – ma è tutta la vallata ad essere coinvolta, da Rivarolo Ligure a Pontedecimo, si può vedere un po’ ovunque: un territorio messo sotto assedio da immobiliaristi che prevendono i loro insulsi parcheggi ancor prima di edificarli e per i quali ottengono facilmente le licenze richieste da parte di istituzioni che svendono la vivibilità di interi quartieri per i trenta denari che ciò, nella loro infinita miopia, pare fruttare”.

    “Gli interventi per la costruzione di questi parcheggi si aggiungono al progetto della gronda che avrà un impatto devastante sull’assetto idrogeologico della vallata – spiega Antonio Bruno – Noi chiediamo all’amministrazione di bloccare questi progetti e di fare un’attenta verifica sulla situazione idrogeologica e quindi sull’effettiva compatibilità di queste opere, anche alla luce di quello che è avvenuto il 4 novembre scorso”.

    Matteo Quadrone

  • Rivarolo: nell’area dell’ex Comune torna il parcheggio privato

    Rivarolo: nell’area dell’ex Comune torna il parcheggio privato

    RivaroloIn via Pisoni, l’antico palazzo dell’ex Comune di Rivarolo, proprietà del marchese Cattaneo Adorno, giace da anni in condizioni che definire decadenti sarebbe un eufemismo. Un buco nero situato proprio al centro della delegazione con gli abitanti che si domandano se un bel giorno sarà mai sanato.

    Fasciato lateralmente da una serie di vistose impalcature ormai arrugginite, in attesa della necessaria ristrutturazione, nel frattempo negli ultimi anni si è trasformato in un rifugio per disperati.
    Persone senza fissa dimora sono infatti accampate al piano terra praticamente sotto il grande scalone in marmo. Un pericolo per la loro stessa incolumità visto che probabilmente i solai del palazzo non sono mai stati controllati adeguatamente e messi in sicurezza. E una fonte di disagio per la contemporanea presenza, nell’edificio accanto all’ex palazzo comunale, della sede di un asilo frequentato quotidianamente da mamme e bambini.

    E pensare che l’intero complesso, comprendente anche i due edifici laterali, quello dove tuttora c’è l’asilo e uno sul lato strada dove una volta c’erano negozi e abitazioni e oggi appare desolatamente vuoto, è vincolato dalla Soprintendenza.
    La società “Saia”, che gestisce il patrimonio immobiliare della famiglia Cattaneo Adorno, spiega che per quanto riguarda il palazzo dell’ex Comune non ci sono ancora novità e le decisioni in merito al suo futuro dovranno essere prese congiuntamente da proprietario e Soprintendenza.

    La notizia è che da qualche giorno gli operai sono al lavoro per pulire e bonificare l’area che sta di fronte al palazzo principale con l’obiettivo di ripristinare il parcheggio privato. Negli ultimi tempi infatti la zona era diventata liberamente accessibile.
    I 70 posti auto saranno custoditi e gli accessi regolamentati da un cancello elettronico.

    “Saia” sottolinea di aver agito per eliminare i disagi dovuti alla presenza degli abusivi. Ovviamente la società difende i suoi interessi e non poteva più tollerare la situazione di degrado che si stava delineando.
    Vedremo nel prossimo futuro se davvero tutto ciò servirà alla riqualificazione della zona oppure se sarà stata solo un’operazione dettata dai legittimi interessi economici del proprietario.

    Matteo Quadrone