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  • Scuola: un’altra sentenza contro le classi-pollaio

    Scuola: un’altra sentenza contro le classi-pollaio

     

    La disabilità nel contesto scolastico è un argomento assai delicato perchè l’istituzione che dovrebbe garantire a tutti, nessuno escluso, il diritto ad una corretta istruzione, spesso e volentieri a causa della mancanza di sufficienti risorse finanziarie, conseguenza di precise scelte politiche, si trova a dover far fronte a situazioni emergenziali. E in questo caso i primi a farne le spese sono gli alunni diversamente abili.

    Ma adesso arriva una sentenza in grado di cambiare le cose.

    La Sentenza n. 759, pronunciata il 26 ottobre dal TAR di Reggio Calabria, è davvero significativa perchè ribadisce l’illegittimità di costituire classi sovraffollate.

    La classi formate con un numero di alunni superiore ai venti, in presenza di uno studente con grave disabilità o di due alunni con disabilità lieve, sono considerate fuorilegge.

    Questo tipo di classi, dunque, andrà sdoppiato, in quanto solo gruppi di alunni non numerosi possono garantire la presa in carico del progetto di inclusione da parte di tutti i docenti curricolari, senza che ciò venga delegato al solo docente di sostegno.

    Si tratta della seconda sentenza che si pronuncia in questa direzione.
    Il Tar Molise con la Sentenza n. 163 del 31 agosto scorso stabilisce che gli accorpamenti delle classi decisi dagli uffici scolastici regionali possono essere impugnati, dal momento che la riforma Gelmini (che prevede 27 studenti per classe che possono diventare, in casi eccezionali, 30) non si può applicare se contrasta con le leggi che regolamentano la sicurezza e l’igiene nelle scuole.

    La FISH (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) commenta così la notizia “Finalmente a seguito della mobilitazione delle famiglie e delle loro associazioni, il Ministero e gli Uffici Scolastici Regionali dovranno adeguarsi al rispetto delle norme emanate e manifestamente violate dal Ministero stesso e dai suoi organi periferici”.

     

    Matteo Quadrone

  • Politiche sui Rom, bocciato il Piano Maroni

    Politiche sui Rom, bocciato il Piano Maroni

     

    Con la sentenza 6050, del 16 novembre scorso il Consiglio di Stato ha sancito l’illegittimità del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2008 rigettando il ricorso in appello presentato dalla Presidenza del consiglio dei ministri, del Ministero dell’Interno, del dipartimento della Protezione civile e delle Prefetture di Roma, Milano e Napoli contro la sentenza dell’1 luglio 2009 del Tar di Roma che aveva gia’ dato ragione all’European Roma rights centre foundation.
    Inoltre, nella sentenza il Consiglio di Stato ha accolto il controricorso presentato dalla European Roma rights centre foundation e da due abitanti del campo nomadi Casilino 900.

    Secondo il Consiglio di Stato, nel decreto con il quale si è dichiarato lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti nomadi nel territorio delle Regioni Lombardia, Lazio e Campania, non sono stati individuati in modo preciso e puntuale gli specifici presupposti di fatto tali da indicare la particolare “intensità” ed “estensione” della situazione riferita a detti insediamenti e tali da giustificare il ricorso a mezzi e poteri straordinari.

    Alla base della decisione c’e’ il fatto che la possibile emergenza sociale causata dalla popolazione nomade “piu’ che gia’ esistente ed acclarata, sia soprattutto paventata pro futuro quale conseguenza dell’espandersi e dello stabilizzarsi delle comunità nomadi”.

    Inoltre il Consiglio di stato ritiene che il riferimento nel decreto relativo a gravi episodi che mettono in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblicanon risulta supportato da una seria e puntuale analisi dell’incidenza sui territori del fenomeno considerato (quale sarebbe ad esempio uno studio che documentasse l’oggettivo incremento di determinate tipologie di reati nelle zone interessate dagli insediamenti nomadi), ma soltanto dal richiamo di specifici e isolati episodi di criminalità che hanno avuto estesa risonanza mediatica”.

    Il Consiglio di Stato sottolinea che non può essere invocato il ricorso a mezzi e poteri straordinari solo in ragione della mera incapacità delle istituzioni di affrontare un problema sociale o, peggio, della loro scarsa volontà politica di affrontarlo con gli strumenti ordinari per un evidente timore di perdere favori elettorali.

    Con la sentenza decadono, per illegittimità derivata, non soltanto le ordinanze presidenziali del 30 maggio 2008 di nomina dei Commissari delegati per l’emergenza, ma anche di tutti i successivi atti commissariali che, a questo punto, risulterebbero “adottati in carenza di potere”.

    Il presidente di Arcisolidarietà commenta così la sentenza “E’ giunto il momento di fare autocritica e tornare a governare la situazione senza parlare alla pancia delle persone”.

    Mentre Paolo Bonetti, professore di diritto costituzionale e membro dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) aggiunge “Per i Rom serve una legge specifica, promozionale e di pari opportunità“.

     

    Matteo Quadrone