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  • Storia di Genova: la città sotto terra dal Ponte Monumentale

    Storia di Genova: la città sotto terra dal Ponte Monumentale

    Ponte Monumentale e via 20 settembre con la neve

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    Lo sapevi che… lo confesso: no! E, adesso, quando cammino per la città, i miei piedi sembrano muoversi quasi con rispetto reverenziale, attenti a non turbare quelle antiche memorie che si celano nel sottosuolo della città, ignote alla maggior parte dei genovesi.

    Gallerie, serbatoi, camminamenti, antiche mura, bunker, rii navigabili si diramano nell’ipogeo, coprendo un’area la cui ampiezza è misurabile solo dai numeri: 2000 km di grotte naturali, 60 km di acquedotti storici,  25 km quadrati di cisterne pubbliche e private, 6 km di antiche cinte murarie, 52 torrentelli pari a 120 km e, poi, opere civili come gallerie ferroviarie, reti fognarie, cunicoli per servizi tecnologici.

    Questo viaggio occulto, nei ricordi millenari della città, si può iniziare alzando un tombino nei pressi del Ponte Monumentale (non da soli ovviamente, ma rivolgendosi al C.R.I.G. per visite guidate), scendere per circa 16 metri, per trovarsi nella struttura incava del ponte, progettato dall’architetto Cesare Gamba, ai primi del ‘900, proprio sulle antiche mura quattrocentesche del Barbarossa, là dove sorgeva la Porta d’Archi, rimossa e ricostruita sulle Mura delle Cappuccine.

    Le sorprese non sono finite: salendo verso l’Acquasola, zona anticamente conosciuta col nome di “i muggi”, perché usata come discarica nella costruzione di via Garibaldi, un’altra grata ci conduce verso la “città dei morti”: una fossa comune per  circa centomila persone, morte in seguito alla pestilenza del ‘600.

    Nelle vicinanze, proprio sotto la statua di Vittorio Emanuele, in Piazza Corvetto, un grande antro ospita il rio Torbido, le cui acque raggiungono piazza De Ferrari, per incunearsi tra porta Soprana e piazza Matteotti.

    Attenti ai palazzi: la severa facciata del Palazzo Doria Spinola, si alza a  baluardo di un bunker, destinato ad accogliere, nell’ultima guerra, gli uffici della Prefettura in caso di bombardamenti, così come il Palazzo Andrea Doria, che il Principe del 1500 volle costruire come “reggia-fortezza”, dissimula un accesso segreto che porta quasi fino a Ponte dei Mille, dove il signore della Superba teneva pronte le sue galee.

    Pietre secolari, muti testimoni di storie tragiche come quella della Galleria delle Grazie in cui perirono 500 persone per una ressa scatenata dal panico, nel corso di un attacco areo, o frivole come testimonia  l’antro artificiale parte di un famoso caffè-concerto demolito negli anni 50′ che declinano, però, un unico denominatore: la storia della nostra città.

    Adriana Morando

  • Storia di Genova: le antiche creuze di Sant’Ilario

    Storia di Genova: le antiche creuze di Sant’Ilario

    Sant'Ilario a Genova

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    Con la costruzione da parte dei Romani della prima strada a mare nel 219 a.C., si assiste ad un primo sviluppo di centri abitati stabili sul litorale a levante di Genova, la litoranea romana, infatti, per superare l’austerità della costa saliva da Bogliasco e scendeva a Nervi: proprio lungo il tratto collinare si sviluppò il centro abitato di Sant’Ilario.

    Per buona parte della sua storia il piccolo Comune vive di pastorizia e del fitto commercio di agrumi con la Francia, nel Medioevo abbiamo notizia di una distinzione fra S.Ilario alto (abitato collinare) e S. Ilario Mare (lungo la via Aurelia), documenti risalenti al XIII secolo segnalano 154 famiglie insediate. Si definì dunque un fitto intersecarsi di creuze che, sopravvissute a migliaia di anni, conservano ancora oggi per lunghi tratti il tracciato originale.

    Partendo dai monti, la chiesa di San Rocco (1350), la parrocchia di Sant’Ilario (1170) con la più antica “chiesetta” di S. Nicolò e l’approdo al mare di Capolungo sono i “punti cardinali” di questi antichissimi sentieri immersi negli ulivi. Uno scenario incantevole che riporta a tempi lontanissimi, a pochi minuti a piedi dal traffico, nascosto dalle fronde dietro le ville di via Sant’Ilario, un paradiso bucolico fatto di piccole case in pietra, orti e silenzio… Piccole abitazioni isolate, raggiungibili solo a piedi lungo le tante creuze romane che collegano la spiaggia di Capolungo con la Chiesa di San Rocco a 250 metri sul livello del mare (il primo tratto “soffocato” nella città diventa quasi incontaminato una volta superata la parrocchia di Sant’Ilario).

    Questo, soprattutto questo, fa di Sant’Ilario tesoro esclusivo della città di Genova. Lo sviluppo delle ville e il turismo aristocratico iniziò a interessare il Comune a partire dalla prima metà del 700, ma non ebbe sviluppo tale da stravolgere le caratteristiche rurali di questo territorio. Basti pensare che nel 1870 era ancora privo di una strada carrozzabile (fu un gruppo di proprietari terrieri tre anni dopo a costruire una carrozzabile che collegasse la parrocchia con Nervi). Ciò nonostante il paese rimase collegato a Nervi con un servizio a cavalli sino ai primi decenni del 900.

    I cavalli partivano dalla stazione ferroviaria, proprio lei… la stazione di Sant’Ilario dove scese anni fa una certa “bocca di Rosa”. La vecchia stazione ferroviaria (attiva fino al 1959 oggi è abitazione privata) si trova a pochi passi dalla spiaggia di Capolungo.

  • Storia di Genova: San Francesco d’Albaro

    Storia di Genova: San Francesco d’Albaro

    Albaro, villa Saluzzo Bombrini

    Oggi quartiere residenziale  non distante dal centro cittadino, un tempo la collina di San Francesco d’Albaro era luogo di villeggiatura delle nobili famiglie genovesi. Le sue creuze chiamate “strade della solitudine” sono state percorse da personalità artistiche del calibro di Byron, Dickens, Nietzsche, Corazzini, Gozzano, De Andrè e Firpo.

     

     

     

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