Categoria: Inchieste

Inchieste condotte dalla redazione di Era Superba.

  • Scarichi abusivi nei torrenti di Pegli, stabilimenti a rischio

    Scarichi abusivi nei torrenti di Pegli, stabilimenti a rischio

    Lungomare di PegliL’obiettivo del Comune di Genova è quello di recuperare al più presto la balneazione nel tratto di litorale di Pegli per consentire a tutti, anche ai più anziani e ai bambini, di poter godere di un tratto di costa incantevole, da troppo tempo ostaggio di inquinamento, industrie e porto.

    E per riuscirci è necessario eliminare in maniera definitiva il problema degli scarichi abusivi che riversano nei torrenti della delegazione, e quindi in mare, le acque nere di alcuni caseggiati.
    A denunciare la situazione è stato il titolare dei Bagni Doria “Da tre mesi l’odore che sale dalla foce del rio Rexello è insopportabile e diventa ancora più forte quando le correnti marine non consentono il ricambio delle acque – racconta Vincenzo Epifanio – ho già fatto diverse chiamate a Mediterranea delle Acque ma il problema non è stato risolto”. Secondo Epifanio gli operai vengono e tolgono l’otturazione ma il giorno dopo tutto torna come prima. E lavorano di notte per non mostrare ai bagnanti la sporcizia e i liquami che scaricano in mare. Il danno economico per lo stabilimento che ha una terrazza ristorante proprio sopra la foce del torrente è notevole.

    L’adiacente hotel Miramare subisce le stesse conseguenze e varcando la soglia della portineria si sente subito lo sgradevole odore che penetra dalle finestre aperte. Il Municipio si schiera dalla parte degli imprenditori e ha chiesto a gran voce a Mediterranea delle Acque di eseguire controlli approfonditi sulle fognature del quartiere.

    “L’anno scorso durante i lavori per il rifacimento e la copertura del rio Rexello sono stati scoperti degli allacci irregolari alla rete fognaria – conferma Avvenente – ma sono necessari degli interventi anche per il rio Archetti e il rio Rostan di Multedo”.

    Alcune operazioni sono già state realizzate congiuntamente con il Comune e Mediterranea delle Acque, come il nuovo collettore di Multedo e la sistemazione del depuratore di Pegli. Una volta realizzati gli interventi sui collettori andrà affrontato il problema più critico, quello degli allacci abusivi. “Chiederemo che venga fatta una campagna di sensibilizzazione per incentivare le verifiche degli allacci – continua il presidente – ogni singolo amministratore di caseggiato dovrà dimostrare di essere allacciato regolarmente alla rete. E nel caso non fosse in regola gli sarà dato il tempo necessario per mettersi a norma, ma qualora non lo facesse dovranno scattare pesanti sanzioni”.

    Ma per raggiungere l’obiettivo balneazione queste misure saranno sufficienti ? “Dalle analisi realizzate periodicamente dall’Arpal risulta che l’inquinamento chimico non è più presente nelle acque di Pegli – dichiara Avvenente – oggi il problema è l’inquinamento batteriologico direttamente riconducibile alla presenza di scarichi fuorilegge”. Eliminata questa pratica nociva il mare di Pegli potrebbe finalmente tornare accessibile a tutti.

    Matteo Quadrone

     

  • Voltri: le riparazioni e i problemi della passeggiata a mare

    Voltri: le riparazioni e i problemi della passeggiata a mare

    Passeggiata VoltriIl 3 giugno 2011 è stato effettuato un sopralluogo nella passeggiata a mare di Voltri, al quale hanno partecipato il presidente della Regione Burlando, il presidente dell’Autorità portuale Merlo, gli assessori Margini (Comune), Briano (Regione) e Dagnino (Provincia), per definire le possibili opere di difesa dell’arenile e di conseguenza della passeggiata, dopo che violente mareggiate l’hanno pesantemente danneggiata.

    Attualmente gli uffici tecnici delle diverse amministrazioni, stanno lavorando congiuntamente, ognuno con le proprie competenze, per trovare delle soluzioni adeguate.

    Il presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente dice “Noi ci auguriamo che si riescano a trovare le risorse necessarie per le opere di protezione, perché la passeggiata ha riscosso il gradimento dei cittadini, così come il riordino del litorale”.

    A dire il vero qualche perplessità iniziale era stata espressa da alcuni pescatori della zona, che suggerirono differenti soluzioni di carattere tecnico, ma che evidentemente, non vennero ascoltati a sufficienza.

    Il Presidente del Municipio ammette comunque un certo rammarico perché “Cinque anni fa non siamo riusciti a cogliere la palla al balzo, quando fu presentato un progetto dell’Autorità portuale, mai realizzato per mancanza delle risorse economiche necessarie, ma che avrebbe rappresentato la difesa definitiva del litorale”. La direzione tecnica dell’Autorità portuale propose allora un’opera faraonica, dal costo complessivo di oltre 15 milioni di euro, che prevedeva la realizzazione di due dighe soffolte: una nel tratto di litorale tra il torrente Leira e il torrente Cerusa, l’altra dal Leira fino al San Giuliano. “Oggi il progetto è più accessibile economicamente, – continua Avvenente, – ma allo stesso tempo, ci hanno garantito, ugualmente efficace”. Abbiamo chiesto all’ingegnere Andrea Pieracci, responsabile della direzione tecnica dell’Autorità portuale, maggiori dettagli “Stiamo lavorando d’intesa con Regione, Provincia e Comune. Abbiamo proposto un nostro piano progettuale che prevede degli interventi disgiunti da compiersi in diversi periodi“.

    In sostanza si tratta di tre operazioni: il prolungamento di circa 50 metri del pennello esistente a levante della passeggiata, di fronte a Piazza Gaggero; la creazione di un secondo pennello dalla parte opposta, all’altezza del capolinea della linea 1 dell’AMT ; la realizzazione di un ripascimento verso mare: 10 metri di superficie emersa e 20 metri di superficie sommersa.

    L’ingegnere Pieracci, spiega “Tecnicamente si chiama spiaggia sospesa. La spiaggia sarà allungata di 10 metri fruibili dai bagnanti e di 20 metri sommersi. Si verrà a formare una nuova linea di battigia, al piede della quale creeremo un muretto artificiale, per raccordarci con il fondale. Questa barriera avrà funzioni di contenimento e di ritenuta rispetto all’azione corrosiva del mare”.

    L’intenzione è di realizzare le opere di difesa dell’arenile in tempi brevi, per essere pronti a fronteggiare le eventuali mareggiate autunnali.

    “La Regione ha valutato positivamente la nostra proposta progettuale, – continua Pieracci, – l’intendimento tecnico sarebbe di partire con il prolungamento del pennello esistente e con la realizzazione di quello nuovo, prima della fine dell’estate. Per poi occuparci dell’allungamento della spiaggia e del ripascimento. Attendiamo che venga attivato il tavolo tecnico e non appena avremo l’assenso di tutti gli enti coinvolti, partiremo con i lavori”.

    Matteo Quadrone

  • Il velo integrale delle donne islamiche: è giusto proibirlo in Italia?

    Il velo integrale delle donne islamiche: è giusto proibirlo in Italia?

    Proibire il velo integrale è necessario o siamo di fronte a un caso di strumentalizzazione politica, tra l’altro su un tema delicato che ha molteplici risvolti e chiama in causa la condizione della donna, la libertà di culto e i rapporti con culture diverse dalla nostra?
    È la domanda che mi sono posto leggendo negli ultimi giorni la notizia della multa da 500 euro comminata ad Amel, 26 anni, tunisina, residente nella zona popolare di Novara.
    La sua colpa è aver indossato il niquab, il velo che copre il volto a eccezione degli occhi. Non si tratta del famigerato burqa, il mantello che copre integralmente testa, viso e corpo ma è bastato per applicare l’ordinanza firmata a gennaio dal sindaco leghista Massimo Giordano, che prevede “in tutto il territorio comunale, nella aree pubbliche e aperte al pubblico, nelle vicinanze di scuole, asili, università, uffici pubblici e all’interno degli stabili che sono sede di dette istituzioni, il divieto di indossare abbigliamento atto a mascherare o travisare il volto delle persone in modo che possa impedire o rendere difficoltoso il riconoscimento delle stesse”.
    La ragazza con il marito è stata fermata davanti a un ufficio postale da una pattuglia di carabinieri per un controllo di routine. Il marito ha fornito senza problemi i documenti di entrambi. I militari per effettuare il riconoscimento di Amel hanno chiesto di confrontarne il volto con la foto sul documento. L’uomo però si è opposto fermamente e ha chiesto, per rispetto della sua religione, che a verificare l’identità di sua moglie, fosse una donna.
    Grazie all’aiuto di una vigilessa si è proceduto all’identificazione in un luogo appartato, lontano dagli sguardi di curiosi. I carabinieri hanno riferito che il tutto si è svolto in un clima di massima civiltà. L’epilogo, inevitabile, è stato la consegna del verbale con la sanzione da 500 euro e 90 giorni per pagarla.
    “Ho firmato il provvedimento per ragioni di sicurezza ma anche per far sì che chi viene a vivere nelle nostre città rispetti le nostre tradizioni”, sostiene Giordano. La Stampa il giorno dopo ha intervistato la giovane tunisina che così ha rivendicato l’autonomia della sua scelta “Mi velo per l’Islam ma l’ho scelto io. Non ho mai dato fastidio a nessuno. Esco una volta alla settimana per andare in moschea”.
    Questi i fatti raccontati dai maggiori organi d’informazione. È una questione quella della proibizione del burqa che stanno affrontando anche in altri paesi europei. Il Belgio in questi giorni è stato il primo a bandirlo. La norma proposta dai liberali sia fiamminghi sia francofoni ha avuto il sostegno di tutti i partiti e di tutti i gruppi linguistici. Per la definitiva approvazione manca soltanto il sì del Senato che viene dato per scontato. Anche la Francia a maggio dovrebbe approvare una legge simile su proposta del governo. Quasi tutti i deputati belgi hanno evidenziato che la nuova legge vuole essere un passo in difesa della dignità della donna contro le prigioni mobili rappresentate da burqa e niquab.
    Tornando alla vicenda italiana questo il commento del vicepresidente del centro islamico novarese, Salah Hirate “Non c’è nulla da dire davanti alla legge se questo è il volere del Comune”.

    Il presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), Izzedin Elzir, intervistato da La Repubblica ha ricordato invece che “L’Ucoii si è più volte espressa a favore del viso scoperto della donna e per il rispetto della legge italiana che esige la riconoscibilità di ogni persona. Contro il velo integrale basta rifarsi alla legge italiana sull’ordine pubblico del 1975”.

    In effetti la nostra legislazione impone la riconoscibilità delle fattezze del viso in caso vi possano essere risvolti di ordine pubblico. Il presidente dell’Ucoii ribadisce “Non si sente il bisogno di nuovi interventi ad hoc. Non vanno infatti creati problemi dove non ce ne sono. E guai poi a confondere burqa, niquab e hijab. I primi due nascondono il volto della donna, il terzo è il semplice velo che copre i capelli. Questo nessuno potrà mai impedirlo perché la nostra Costituzione garantisce la libertà religiosa di tutti”.

    Matteo Quadrone

  • Mensopoli: Arpal sotto inchiesta, a rischio la salute dei cittadini

    Mensopoli: Arpal sotto inchiesta, a rischio la salute dei cittadini

    StoppaniIn questi ultimi giorni la notizia delle condanne per lo scandalo degli appalti truccati di Mensopoli trova un inquietante continuità nell’ indagine avviata dalla magistratura.

    Per Mensopoli le condanne hanno confermato l’impianto accusatorio che aveva portato nel maggio 2008 ad arresti eccellenti anche fra esponenti vicini alla giunta comunale accusati di aver creato un comitato del malaffare per gestire arbitrariamente gli appalti per le mense scolastiche e ospedaliere della regione. La dimostrata corruttibilità dei dirigenti pubblici e il tentativo di trasformare in sistema una pratica consueta di favori e mazzette è stata fermata in tempo e le condanne, se pure simboliche, perché sappiamo che gli imputati non passeranno un giorno in cella, sono comunque significative anche se forse non saranno un deterrente sufficiente per altri amministratori disonesti.

    La nuova inchiesta che chiama in causa l’agenzia per la protezione dell’ambiente è invece appena agli inizi ma se si confermassero i sospetti calerebbe un’ ombra sinistra sulla gestione della sicurezza ambientale nella nostra regione.

    Si presume infatti che l’Arpal che fornisce consulenze a vari enti pubblici sulla cui base vengono date concezioni edilizie e di altra natura, avrebbe emesso pareri addomesticati per favorire alcuni soggetti coinvolti.

    Si tratta di controlli che riguardano le acciaierie di Cornigliano, la Stoppani di Cogoleto, l’Acna di Cengio, la discarica di Scarpino.

    L’indagine sull’Arpal suscita pesanti interrogativi perché se fosse vero quanto ipotizzato sarebbe a rischio l’effettiva sicurezza dei siti prima nominati e soprattutto potrebbero esistere rischi per la salute delle persone.

    Non resta che confidare nel buon lavoro della magistratura e sperare bene, augurandosi che l’onestà di un organismo pubblico così importante per il benessere e la vivibilità della Liguria, sia ancora integra e non ritrovarsi un’altra volta immersi nel torbido mondo del malaffare a tutti i costi, anche sulla pelle dei cittadini.

    Matteo Quadrone