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  • Mimo Spyro, incontro con l’artista greco dei vicoli. «Non annoiarsi è molto prezioso»

    Mimo Spyro, incontro con l’artista greco dei vicoli. «Non annoiarsi è molto prezioso»

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    © Ciro Mennella

    Non annoiarsi è una cosa molto preziosa. Spyros Patros, mimo, performer e attore teatrale, fotografa con questa bella espressione l’opzione per l’incerto, piuttosto che per il certo, e la ricerca di un percorso di vita vicino alle proprie inclinazioni che abbiamo incontrato in molte delle storie dei “nuovi genovesi”. Arrivato in Italia nel 2013 spinto dall’amore e dal desiderio di mettere alla prova il proprio talento in un altro paese, Spyros ha lasciato un lavoro “sicuro” e ben retribuito per perfezionare in Italia un percorso artistico iniziato in Grecia con la fotografia e le prime performances. A Genova si è fatto conoscere come artista di strada con il suo personaggio di “Mimo Spyro”.

    Il mimo è una forma d’arte che ha origine proprio nell’antica Grecia, con la pantomima, breve rappresentazione comica o di eventi e caratteri della vita quotidiana. Il concetto contemporaneo di mimo è nato in Francia agli inizi del XX secolo. Indica una rappresentazione che fa del tutto a meno della comunicazione verbale per “parlare” e trasmettere concetti, sentimenti, emozioni solo attraverso i gesti e la mimica facciale. Il termine mimo indica sia la forma di spettacolo che l’attore che imita con espressioni del viso e movimenti persone, animali o situazioni. Oggi in Italia il mimo è molto praticato dagli artisti di strada. Simile, ma non identica, è la performance, legata alla tradizione dei tableaux vivants, delle “statue viventi” diffuse in molte città italiane, che compiono solo minimi movimenti degli occhi e del capo.

    L’interesse per tutte le forme di arte pubblica è negli ultimi anni in netta crescita anche in Italia. Grazie alle arti performative on the road di giocolieri, mimi, clown, statue viventi e musicisti di strada, a forme di street art quali il writing, la pittura murale, lo yarn bombing, alle mostre realizzate con installazioni in luogo pubblico, la creatività artistica sempre più spesso esce dai luoghi tradizionali per interagire con l’estetica e il tessuto sociale delle città.

    Due regioni, il Piemonte e la Puglia, hanno emanato negli anni scorsi leggi regionali per promuovere il libero esercizio delle arti sul loro territorio da parte degli artisti di strada o buskers. Molti comuni, fra cui anche Genova, hanno emanato regolamenti che riconoscono il valore culturale del loro lavoro. E’attiva una federazione nazionale degli artisti di strada, la Fnas, e c’è un ricco cartellone di Festival dedicati ai buskers in giro per l’Italia. Nella storia di Spyros, l’esperienza delle performance pubbliche di Mimo Spyro si è intrecciata con la pratica di altre forme d’arte come il teatro di prosa e la fotografia. L’approccio del mimo non è stato per lui solo una tecnica artistica, ma anche un mezzo per entrare in comunicazione profonda con le altre persone e la città.

    mimo-spyro-02Quando hai deciso di trasferirti in Italia e a Genova?
    «In Italia sono arrivato quasi 4 anni fa, nel marzo del 2013. In quel periodo abitavo a Rodi e lavoravo come cameriere, responsabile di sala. Il lavoro era sicuro e anche ben pagato, ma artisticamente mi sentivo un po’ costretto. A Genova sono capitato per amore, avevo già visitato la città alcune volte e incontrato una donna genovese. La città è simile a Rodi per il grande centro mediovale e il mare e l’ho sentita subito vicina al mio concetto di casa. Era un periodo in cui mi sentivo pieno di sentimenti e di emozioni, avevo un piccolo budget e nulla da perdere. Pensavo di fare un piccolo viaggio in Europa, ma mi sono detto: invece che respirare solo per un po’ un’aria diversa, perché non provarci? Anche senza sapere l’italiano. L’amore non è andato cosi’ bene, ma artisticamente mi sono lanciato moltissimo».

    Quali sono state le tue esperienze artistiche prima di arrivare a Genova?
    «Il mio percorso artistico è iniziato a 15 anni con la fotografia a livello amatoriale, in Grecia. A 18 anni mi sono trasferito in Germania per studiare biotecnologie. Non era il mio mondo, era una voglia non proprio mia, un’influenza della mia famiglia. Ma mi ha aperto gli occhi. In Germania ho riconsiderato la fotografia: la figura dell’artista è molto considerata e lo studio è difficile e serio. Tornato in Grecia per il servizio militare, ho lavorato presso un falegname per mettere da parte il necessario per dedicarmi allo studio della fotografia a Salonicco. Una città che mi manca, dove c’è una grande energia, ci dovrò tornare! Mi è stata offerta la possibilità di esporre in un Festival delle Arti. Avevo molte bellissime idee, ma pochi soldi per la stampa delle immagini e ho deciso di proporre una videoinstallazione con la proiezione delle fotografie. La mostra è andata molto bene e quando mi hanno di nuovo invitato, sempre molte idee e zero soldi, ho deciso di usare il mio corpo, mi sono avvicinato alla performance.
    La fotografia è stata un cerchio che si è chiuso e che mi ha portato verso la performance e il personaggio del mimo, Mimo Spyro. Nella performance, quando usi il tuo corpo, entra tutto quello che senti, tutto quello che sei, tutto quello che hai fatto: i sentimenti, le emozioni, la danza, lo sport».

    La tua esperienza artistica in Italia è quindi legata in primo luogo alle performance on the road di Mimo Spyro?
    «Sì, alcuni mesi dopo mi sono trovato in Italia, senza parlare l’italiano e il mimo mi ha aiutato. Mi sono lanciato in strada per comunicare con la gente. È’ stata un’esperienza meravigliosa nonostante la chiusura che spesso si percepisce a Genova. Io a livello emotivo mi ero già aperto, quando ho visto che la gente faceva fatica a interagire ho cambiato alcune cose del personaggio e del vestito. Per due anni sono stato con Mimo Spyro davanti a Palazzo Tursi, la gente iniziava a riconoscere il posto e il personaggio e ha iniziato a cambiare atteggiamento.
    Un incontro importante per il mimo è stato quello con Enrico Vezzelli, che lavora come social clown negli ospedali per la fondazione Theodora Onlus, con i ragazzini malati, anche in situazioni molto toste. Ho frequentato i suoi corsi, il clown riesce a fare comicità con le emozioni, come il mimo. È stato un matrimonio meraviglioso, il mio Mimo Spyro è diventato anche un po’ clown».

    In Italia negli ultimi anni sono nati molti Festival dedicati agli artisti di strada. Hai mai provato a partecipare e a portare il tuo Mimo Spyro in altre città italiane ed europee?
    «Ai Festival delle arti di strada per ora non ho mai provato ad andare, sono stato di recente alla Notte Bianca dei Bambini, alla Maddalena. Il mimo l’ho portato in diversi posti, viaggiare col mimo è sempre interessante, perché vedi come reagisce la gente, la diversità…percepisci che stai viaggiando. Sono stato a Torino, Marsiglia, Milano, Parma, Atene e a Napoli dove molti sembravano attori nati e anche le persone di settanta/ottanta anni volevano giocare».

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    © Ciro Mennella

    A Genova hai avuto altre esperienze di lavoro?
    «Posso dire di essere stato fortunato. Io sono sempre stato aperto, con la voglia di parlare e conoscere gente, e questo mi ha aiutato ad avvicinare persone simili. Ero arrivato da poco quando ho conosciuto i gestori dell’Ostello Manena, un ostello della gioventù appena aperto. Erano compagni di scuola della mia coinquilina e cercavano chi si occupasse dei walking tour, giri guidati della città a offerta libera. Un concetto che prima a Genova non esisteva e che ci ha aiutato ad avvicinare un pubblico che mai si sarebbe accostato a un tour tradizionale. Parto di lì, dal loro ostello, racconto la storia di Genova, la storia d’Italia dal mio punto di vista.
    Questa città è identificata anche per ragioni storiche con il mugugno, l’avarizia e la chiusura, ha un’età media molto alta, ma forse anche per questo è un luogo dove non è difficile trovare gente attiva e creativa, dove se c’è qualcuno che fa qualcosa di nuovo, di diverso lo riesci a trovare. Questa per me è la sua bellezza. Io sono riuscito a trovare le persone giuste sia a livello artistico che lavorativo. Certo qua ci vuole tempo, ma non è detto che sia una cosa negativa. A Genova col tempo sono riuscito a fare amicizie profondissime. Ci potrà volere molto, ma se qualcuno ti fa entrare in casa, è come se fosse casa tua. Ho avuto anche alcune esperienze di insegnante di inglese, come volontario nei corsi di lingue straniere dell’Associazione Pas à Pas e per una cooperativa dove ho insegnato inglese a ragazzi dai 15 ai 18 anni, molti di loro avevano abbandonato la scuola o erano stati bocciati. Anche questa esperienza, un progetto di tre mesi, è andata molto bene, i ragazzi volevano continuare».

    Puoi raccontarci il tuo percorso dalla performance pubblica di Mimo Spyro al teatro?
    «In Grecia, a Rodi, avevo fatto un corso di teatro. E nel teatro sono ritornato attraverso il corpo. La mia prima esperienza è stata una rappresentazione di teatro molto “leggero” legata a una raccolta fondi di beneficenza dell’associazione Mani Tese. Sono stato chiamato grazie al mimo, c’erano degli sketch in cui dovevo interpretare dei vestiti. Siamo stati anche al Teatro Carignano e al Teatro dell’Archivolto. Ho recitato in un monologo scritto da Antonio Sgorbissa, dovevo interpretare uno dei personaggi che stavano dietro all’interprete principale, eravamo in quattro. Siamo stati a Palazzo Ducale e in replica ai Giardini Luzzati.
    Vestiti e maquillage erano a cura di Margherita Marchese, che poi mi ha chiamato in altre occasioni per recitare dei personaggi che potevano “interpretare” i vestiti. Alcune volte, sempre grazie al mimo e soprattutto nel periodo estivo, ho lavorato con il Teatro Scalzo. In Primavera siamo in cartellone al Teatro dell’Ortica con “ Ududu-Za-Thora”, uno spettacolo scritto e diretto da Antonio Sgorbissa».

    Attualmente stai continuando a portare in giro il tuo personaggio del mimo?
    «In questo momento il mimo l’ho lasciato un po’ da parte, mi sto concentrando di più sul mondo dell’attore e del teatro. Voglio ritrovare un altro approccio, mi serve cambiare, se no mi annoio. Mi fa piacere non annoiarmi: non annoiarsi è una cosa molto preziosa. Il mimo cambierà un po’, ma tornerà in strada, scendere in strada mi dà sempre una bella energia. Ora sto avvicinandomi sempre di più al mondo della recitazione. Per lavorare come attore è molto importante anche parlare bene la lingua italiana, contano anche gli accenti. Non è un percorso ancora concluso, ma si va, vedo che si va».

    Andrea Macciò

  • Weekend a Genova con i Rolli Days, ma non solo: teatri, musica e Acquario

    Weekend a Genova con i Rolli Days, ma non solo: teatri, musica e Acquario

    rolliTempo permettendo, il fine settimana alle porte è quello del terzo appuntamento annuale con i Rolli Days, le aperture straordinarie delle storiche dimore genovesi che proprio quest’anno festeggiano i dieci anni del riconoscimento Unesco quale Patrimonio dell’Umanità. Tra le novità di questa edizione, le aperture dei palazzi di via San Bernardo e i FuoriRolli, i menu dedicati preparati dai bar e ristoranti del centro. Appuntamento sabato e domenica dalle 10 alle 19.

    Altro evento all’aperto, ma di tutt’altro tenore, è il Coming out day in programma sabato dalle 14 alle 18 a Sampierdarena, all’angolo tra via Cantore e piazza Montano: una giornata di sensibilizzazione contro le discriminazioni di genere nella quale, a chi lo vorrà, sarà data la possibilità di fare il proprio “coming out”, di qualsiasi tipo, in un video. A ogni partecipante verrà donato un finocchio, in richiamo al titolo della campagna, simpaticamente provocatoria, “Adotta un finocchio”. I video saranno poi pubblicati sul canale Youtube di Arcigay Genova, previo consenso firmato.

    Per i più piccoli, ma anche per mamma e papà, iniziano all’Acquario gli appuntamenti dedicati ad Halloween: tutti i weekend e i festivi, alle 15.30, appuntamento davanti alla nuova postazione Fish making con “Mostro sarai tu”, un’animazione a tema nella quale i partecipanti scopriranno che squali e piranha non sono così terribili e che svolgono un ruolo prezioso negli ecosistemi in cui vivono. Si incontreranno inoltre scorfani, murene, grossi granchi di acque profonde, e le straordinarie meduse, che con i loro movimenti fluttuanti e la loro consistenza, ricordano i fantasmi che popolano la notte di Halloween.

    tropicana-teatro-tosseInizia poi ad entrare nel vivo la stagione dei teatri cittadini: quella della Tosse è partita mercoledì scorso con la prima nazionale di “Tropicana”, spettacolo di Irene Lamponi con la regia di Andrea Collavino: una commedia che nasce all’interno di “Crisi”, il laboratorio di drammaturgia permanente condotto da Fausto Paravidino nell’ambito di un progetto di formazione fortemente voluto dal Teatro Valle Occupato di Roma. Lo spettacolo resterà in scena fino al 23 ottobre tutte le sere alle 20.30 e domenica alle 18.30, riposo al lunedì.

    Sabato sera, poi, per chi ha voglia di qualcosa di diverso dal solito ecco il match di improvvisazione teatrale di Rubik Teatro, al Teatro Instabile di via Cecchi, alla foce: due squadre di attori che si sfidano a colpi d’improvvisazione sotto la supervisione di un arbitro, il tutto ambientato in un incontro di hockey su ghiaccio, nel quale è il pubblico a decretare il vincitore di ogni improvvisazione.

    A rimettersi in moto all’inizio della settimana prossima sarà anche il Teatro della Corte dove, da martedì 18 ottobre e fino al 6 novembre, andrà in scena in prima nazionale “La cucina” di Arnold Wesker. Alla fine della prima, martedì, nell’ambito dei festeggiamenti per i 65 anni del Teatro Stabile è previsto uno spettacolo di videomapping con immagini proiettate in 3D sull’edificio del Teatro della Corte. Spettacoli alle 20.30 il martedì, mercoledì, venerdì e sabato, alle 19.30 il giovedì e alle 16 la domenica.

    borghese-gentiluomo-teatro-duseAl Duse, invece, da mercoledì 19 ottobre e sempre fino al 9 novembre, debutta “Il borghese gentiluomo” per la regia di Filippo Dini, che ne è anche attore protagonista e sarà preceduto, la sera della prima, da un breve concerto barocco con musiche di Bach nel foyer del teatro, organizzato dal Conservatorio Paganini. Gli orari degli spettacoli sono gli stessi della Corte, e quindi alle 20.30 il martedì, mercoledì, venerdì e sabato, alle 19.30 il giovedì e alle 16 la domenica.

    Largo spazio, come di consueto, alle mostre: dalle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, dall’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro alle “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con
    gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante l’inizio dei lavori dell’osservatorio dedicato, il Comune di Genova tira dritto: l’ordinanza che regola gli orari della movida genovese non è in discussione, ma, anzi, la sua applicazione potrebbe essere rafforzata da maggiori controlli. Questo l’esito dell’incontro di oggi tra il sindaco Marco Doria e una delegazione di cittadini del centro storico, a margine della seduta del Consiglio Comunale di oggi. Sembra, quindi, svanire, l’ipotesi di un “aggiustamento” del provvedimento, come richiesto dai commercianti, spaventati dalla continua diminuzione del volume d’affari notturno

    Giunta divisa

    «Questo provvedimento è un’ordinanza sindacale, la voce che conta è quella del sindaco – ha detto Marco Doria – oggi non è allo studio alcuna modifica ma piuttosto l’applicazione seria del provvedimento. Stiamo lavorando inoltre per nuove azioni da portare avanti per migliorare la vivibilità del centro storico, dialogando con tutti gli operatori commerciali». Con queste parole, quindi, sembra quindi chiusa l’ipotesi delle modifiche più volte annunciate dall’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza.

    Cittadini “contro” esercenti

    A margine della seduta odierna del Consiglio comunale, il sindaco ha ricevuto una rappresentanza di cittadini che ha presentato una petizione con 1341 firme (di cui 1166 di residenti nelle zone del centro storico interessate dal provvedimento) contro il degrado del centro storico genovese e a favore dell’ordinanza sindacale. «I cittadini mi hanno riferito che i primi risultati concreti del provvedimento si iniziano vedere – afferma Doria – il calo del rumore nelle ore post chiusura dei locali è percepibile». Poco prima del Consiglio comunale il primo cittadino ha effettuato un sopralluogo nei vicoli della “Città vecchia” accompagnato dal questore, Sergio Bracco: «L’obiettivo dell’ordinanza – ricorda il Sindaco – è conciliare i principi del riposo e del tempo libero. Questo mix che sta dando buoni frutti ha consentito anche al Tar di negare la sospensiva con motivazioni che riconoscono quanto stiamo facendo. Sul rispetto dell’ordinanza continueremo a lavorare: abbiamo riscontri positivi ma non ci basta. Sappiamo che ci sono tante altre cose da fare per riqualificare il centro storico».

    Tra le richieste dei cittadini che il sindaco ha presentato al questore, anche un presidio notturno della zona dell’Acquario e un maggior controllo del fenomeno dei parcheggiatori abusivi. «Sono portavoce di una presenza più visibile ed efficace delle forze dell’ordine – prosegue Doria – ma va anche detto che ci sono aspetti positivi che vanno sottolineati come l’apertura di nuove attività commerciali gastronomiche nella zona di San Bernardo e della Maddalena, il che significa che non c’è solo un centro storico che chiude».

    Si aggiunge, quindi, un altro capitolo della “Saga Movida“, è un capitolo fatto di spaccature: se da un lato i residenti si mobilitano per difendere cioè che gli esercenti osteggiano, dall’altro lato anche la giunta si spacca, con sindaco e assessore di riferimento mai così distanti.

  • Rolli Days, ritrovare Genova passeggiando per San Bernardo e i suoi mille anni di storia

    Rolli Days, ritrovare Genova passeggiando per San Bernardo e i suoi mille anni di storia

    Ci siamo. L’attesa è palpabile. La città si sta preparando a una nuova edizione – la terza, quest’anno – dei Rolli Days, il 15 e il 16 ottobre. Un’annata davvero speciale, in occasione del decennale dell’iscrizione del sito “Genova. Le strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli” nella lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità. Non devo certo ricordare qui di cosa si tratti. Buona parte della città – quantomeno quella più attenta, colta, preparata se non semplicemente curiosa – ha già usufruito della possibilità, del tutto straordinaria, di penetrare all’interno delle antiche dimore aristocratiche genovesi. Ma questa volta vi sono delle novità, per illustrare le quali ho pensato di chiamare in causa chi da anni s’impegna per la riuscita dell’evento: Giacomo Montanari, fine storico dell’arte genovese cinque-seicentesca, al quale lascio volentieri la parola. (Antonio Musarra)

     

    rolli-turco-zaccaria-de-castroCi sono luoghi dove è ancora possibile pensare di potersi ritrovare, semplicemente chiudendo e riaprendo gli occhi, catapultati quasi mille anni indietro nel tempo. Cancellare i rumori della nostra frenetica evoluzione “tecnologica” e sentire sotto i piedi solo il selciato che alterna pietre perfettamente levigate ad altre dalla posatura più incerta. Genova, via San Bernardo in particolare, è uno di quei luoghi. Il palazzo di Zaccaria De Castro è lì, sulla destra, salendo dalla piazza del mercato di San Giorgio, a ricordare i genovesi commercianti e navigatori, unici a trattare con i Turchi – assieme ai rivali di sempre di stanza in Laguna – sotto l’egida del Trattato del Ninfeo. Alle spalle, ormai inghiottita dalle murature cinquecentesche del palazzo Cattaneo della Volta, si trovava la Loggia dei Pisani quando, prima del 1284 e della (per loro) funesta battaglia della Meloria, i rapporti tra le due Repubbliche marinare erano ben più idilliaci. Davanti a noi si apre Piazza San Bernardo, lo diremmo uno slargo tutt’al più, se non fossimo nella città dei vicoli stretti e dei palazzi che quasi si toccano, tanto sono eretti vicini. Dal portale di palazzo Salvago occhieggia l’inconsueta arma araldica della famiglia: gli uomini selvatici scolpiti dagli scultori lombardi Nicolò Da Corte e Giacomo Della Porta nella prima metà del Cinquecento. E poi la Via va avanti, nuovamente angusta, fino a voltare repentinamente a destra quando si scorge, di sguincio e cominciando a salire per la ripida collina di Castello, il portale vetusto della Chiesa di San Donato.

    Tra San Donato e Sant’Agostino

    San Donato è un tuffo da dodici metri nella Genova del Tre e del Quattrocento: pietre di settecento anni fa rendono ancora più sfavillante il contrasto con i colori accesi e netti dell’Adorazione dei Magi dipinta dal fiammingo Joos Van Cleeve. Sì perché Genova non si fermava al Mediterraneo: Fiandre, Paesi del Nord Europa, Nuovo Mondo. Anche sulla fedele alleata di Carlo V, nel Cinquecento, non tramontava mai il sole. Il fiato si fa corto nel risalire l’anomala ampiezza di Stradone Sant’Agostino e quasi si mozza al contrasto bruciante tra la facciata medievale dell’omonima chiesa e il redivivo Monastero di San Silvestro, risorto come una fenice dalle ceneri della guerra sotto forma di gotica cattedrale contemporanea plasmata dalla mente di Ignazio Gardella. È qui che la realtà del presente comincia a riprendere il sopravvento, nel concreto brulicare degli studenti di Architettura, incardinata nel cuore più antico e pulsante di una città straordinariamente “reale”. Non bomboniera turistica. Non “salotto buono”. Non “ricordo nostalgico”. Parafrasando Xavier Salomon, direttore della Frick Collection di New York e innamorato di Genova, questa città è ancora viva e presente, è ancora se stessa.

    grillocattaneo-rolliSistema delle Strade Nuove e dei Palazzi del Rolli

    Viaggiare attraverso questi luoghi è possibile, sempre, ma ci sono giorni in cu farlo diventa speciale, in cui diventa esperienza condivisa il riappropriarsi di una eredità latente del nostro territorio. Alcuni di questi giorni hanno preso il nome, negli anni, di Rolli Days. Non sono altro che un “evento”. Vero. Sono una “attrazione turistica”. Verissimo. Altrettanto vero è che sono l’occasione migliore per rimettere in circolo quell’energia millenaria che permea la nostra città, che la rende unica, che la rende Patrimonio dell’Umanità. Sì, perché non fu tanto la bellezza (straordinaria) dei suoi palazzi a far sì che nel 2006 l’impresa capitanata da Ennio Poleggi andasse a buon fine e venisse riconosciuto dall’UNESCO il Sistema delle Strade Nuove e dei Palazzi dei Rolli, quanto la possibilità di poter leggere in trasparenza, attraverso di essi, il sistema sociale di una città lungo un arco cronologico lungo due secoli. È il valore sociale che l’UNESCO ha giudicato irrinunciabile, ed è lo stesso valore sociale di questo patrimonio, di questo heritage (eredità, letteralmente) che i Rolli Days vogliono ribadire: riappropriarsi della propria città aprendola contemporaneamente all’esterno, grazie al coinvolgimento di tanti giovani studenti (universitari e degli istituti superiori) che mettono in relazione con cuore e mente la loro terra con chi la visita, per la prima o per l’ennesima volta.

    San Bernardo, macchina del tempo

    Il 15 e il 16 di ottobre, per la prima volta, si è scelto di puntare lo sguardo su questa irripetibile e unica “macchina del tempo”, su quella via San Bernardo o antica area di Platea Longa che sente i genovesi camminare sulle pietre del suo selciato da più di mille anni. L’unica cosa che rimane da fare è invitarvi a esserci, per essere accompagnati dai ragazzi dell’Università a vivere una esperienza immersiva e unica che non ha eguali in Europa e, forse, nel Mondo. Attorno ci sono tante cose, c’è la mostra sui Palazzi dell’Ateneo nell’Aula del Cisternone in Stradone Sant’Agostino; c’è la possibilità di sfruttare queste nostre invasive tecnologie per farsi “parlare” dal grande complesso di Architettura attraverso gli innovativi Beacon bluetooth; c’è l’apertura dopo vent’anni di palazzo Grillo e palazzo Serra Gerace. C’è Genova, con le sue ricchezze e i suoi tesori d’arte, ma anche con le sue piazze di pochi metri quadrati piene di ristoranti, bar e trattorie. E poi il mare, che domina da millenni, con sorniona indifferenza, i destini della Superba.

    Giacomo Montanari

  • Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    QUI CITTA' DI M. A.T.I.R.

    3/12/2016 – Aggiornamento programma

    • Lo spettacolo FIGLIDUNBRUTTODIO – per indisponibilità della Compagnia – slitterà in Stagione 16.17 – dalle date del 5-6 Maggio 2017 alle date del 9-10 Giugno 2017. 

    • Lo spettacolo INTERNO GIORNO – che per coprire il mese di Maggio altrimenti scoperto prenderà il posto di Figlidunbruttodio – slitterà in Stagione 16.17 dalle date del 9-10 Dicembre 2016 alle date del 5-6 Maggio 2017. 
    In sostituzione nelle date del 9-10 Dicembre 2016, Fuori Stagione Altrove 16.17 a grande richiesta verrà replicato lo spettacolo DIECI
    Una produzione Narramondo & Teatro Altrove che a Maggio sarà ospitato a New York, fresco del PREMIO NEW YORK (USA) / In scena! Italian Teather Festival, Maggio 2017

    Nel cuore del centro storico genovese esiste e resiste una realtà che coniuga teatro, cinema, musica e gastronomia: è il Teatro della Maddalena, l’Altrove, che rappresenta non solo un presidio di quartiere, ma anche, e soprattutto, un punto di riferimento essenziale per la cultura cittadina. La quarta stagione, presentata oggi, è quella della conferma e del salto di qualità; diverse gestioni negli anni scorsi hanno provato a far vivere questo piccolo gioiello genovese, ma mai con questi risultati e questa capacità di lavorare in prospettiva.

    «Il segreto sta nella forza del gruppo – spiega Giulia Iannello, dell’associazione Laboratorio Probabile Bellamy, che ha preso parte nel team del teatro – ognuno di noi proviene da esperienze differenti, con alle spalle ambiti artistici e culturali diversificati; come un tavolo con tante gambe per sorreggersi». L’avventura è nata nel 2013, con la vittoria del bando che promuoveva la gestione dello spazio per nove anni: «All’inizio non è stato facile, ma siamo riusciti ad aprire le porte ad un quartiere che ne aveva bisogno, come tutta questa parte della città. Oggi siamo partiti con la quarta stagione che è senza dubbio un traguardo ma anche un nuovo inizio, avendo la possibilità di contare su contributi che gli altri anni non abbiamo avuto». Il riferimento è alla Compagnia San Paolo nell’ambito del bando “Scadenza Unica 2016 Performing Arts” e al Comune di Genova, che in parte finanziano il progetto. Ad accompagnare la stagione, la campagna fotografica “Vivi Altrove”, finalizzata a promuovere l’uso “casalingo” di questo spazio: «Raccontando come ci si possa sentire a casa in questo luogo, che sa coniugare intimità, spettacolo, cultura e cucina», sottolinea Iannello.

    Le “gambe” di questo tavolo sono sette, ognuna con il suo ambito culturale diverso ma che unito agli altri li perfeziona perfezionandosi: il Laboratorio Probabile Bellamy, che si occupa di rassegne cinematografiche; DisorderDrama, che da anni produce e organizza concerti e spazi musicali d’avanguardia; l’associazione Belleville, che promuove eventi culturali a 360 gradi; l’associazione teatrale Narramondo, che produce e “divulga” spettacoli teatrali; poi abbiamo Arci Liguria, Arci Genova e Comunità di San Benedetto al Porto, che non hanno certo bisogno di presentazioni. L’unione di queste forze ha creato un luogo di cultura “abitabile” da tutti, nel cuore vivo della nostra città.

    Il programma dell’Altrove

    Il programma della stagione 2016/2017 è veramente ricchissimo; spiccano nel calendario Qui città di M, monologo di Piero Colaprico, interpretato dal Premio Ubu Arianna Scommegna e la pluripremiata Compagnia MusellaMazzarelli che debutta per la prima volta a Genova con lo spettacolo Figlidiunbruttodio. Spazio anche agli spettacoli “di casa”, quello targati Narramondo che, tra gli altri, presenta Interno Giorno, una nuova produzione Altrove che rappresenta la naturale prosecuzione del progetto di drammaturgia popolare intrapreso lo scorso luglio con lo spettacolo itinerante Altrove Out – Sguardi alle finestre. Anche quest’anno tante le partnership: da quella consolidata con Andersen, la rivista e il premio dei libri per ragazzi, a quella con il Circumnavigando Festival che porta in scena Finding No Man’s Land.

    altrove-fiumani-diaframmaMolti gli appuntamenti con il cinema, grazie alla rassegna curata dal Laboratorio Probabile Bellamy: da non perdere Intolerance: Cold War, una retrospettiva dedicata al confronto tra la cinematografia statunitense e quella sovietica durante gli anni della Guerra Fredda.

    Anche la musica avrà un ruolo da protagonista: DisorderDrama porterà sul teatro dell’Altrove grandi nomi del panorama alternativo italiano come Joasinho, progetto elettronico di Cico Beck dei Notwist, sul palco il 6 ottobre, mentre il 22 sarà la volta di Federico Fiumani dei Diaframma. Senza dimenticare la programmazione quotidiana della web Radio Gazzarra, che trasmette proprio dall’Altrove. Il circolo Arci Belleville proporrà ancora una volta il folk e la musica dei cantautori italiani contemporanei, senza rinunciare alle domeniche dedicate al ballo, alla musica occitana e alla danza delle quattro province.

    Il comparto gastronomico è assicurato dal Bistrot del Teatro, dove è possibile cenare a prezzi accessibili e con prodotti biologici o a KM zero e dove sono previsti appuntamenti e degustazioni con produttori locali che lavorano nel rispetto dell’ambiente e del territorio.

    Tutti i dettagli del stagione teatrale li potete trovare sul sito web del Teatro Altrove

    Non ci resta, quindi, che uscire di casa per andare a “casa”, che in questo caso si trova Altrove.

    Nicola Giordanella

  • Movida, baristi pronti a ritirare il ricorso in cambio della riscrittura dell’ordinanza

    Movida, baristi pronti a ritirare il ricorso in cambio della riscrittura dell’ordinanza

    movidaAnnunciato come la prima riunione di un «osservatorio formato da cittadini, esercenti, circoli e associazioni di categoria, per fare il punto sull’ordinanza dopo quattro mesi dalla sua entrata in vigore» l’incontro di giovedì scorso, convocato dagli assessorati alla legalità e allo sviluppo economico, ha avuto invece l’effetto opposto di riportare sul piede di guerra le associazioni di categoria.

    Fepag Ascom e Fiepet Confesercenti denunciano, infatti, come finora «l’Osservatorio in realtà sia solo lettera morta, perché siamo ancora qui a discutere su chi abbia titolo a farne parte quando, in realtà, doveva essere costituito entro due mesi dall’entrata in vigore dell’ordinanza». Ma soprattutto, le sigle che rappresentano i gestori dei pubblici esercizi hanno colto la palla al balzo per tornare a chiedere all’amministrazione il ritiro della contestatissima ordinanza, offrendo in cambio la rinuncia al ricorso ancora pendente presso il Tar.

    «Se il Comune è pronto a ritirare il provvedimento e a tornare al tavolo con noi, da parte nostra siamo disponibili a fare altrettanto con il ricorso. In ballo c’è la possibilità di arrivare, finalmente, ad un nuovo testo condiviso da tutti e in grado di coniugare le esigenze di chi in centro storico vive con quelle di chi ci lavora», aggiungono i rappresentanti delle due associazioni, contestando anche il fatto che l’ordinanza abbia portato davvero un beneficio in termini di vivibilità: «Se con essa si intende la semplice riduzione degli schiamazzi notturni, la vivibilità potrà anche essere migliorata. Di certo, però, la chiusura anticipata e indiscriminata dei bar ha provocato anche un sensibile peggioramento sul piano della sicurezza e infatti nemmeno le associazioni dei residenti appoggiano in maniera compatta l’ordinanza, proprio perché molti tra quanti vivono in centro storico riconoscono il fondamentale ruolo di presidio dei pubblici esercizi», riflette  Cesare Groppi, segretario provinciale di Fiepet Confesercenti.

    «Lo spaccio, le rapine e gli eposodi di violenza si registrano proprio nelle strade più buie, quelle con le saracinesche abbassate», gli fa eco Marina Porotto, vicepresidente di Fepag Ascom che a sua volta ricorda come siano stati gli stessi esercenti «a richiedere, da quattro anni a questa parte, regole che possano consentire una convivenza tra bar e locali. Dopotutto molti di noi, oltre a lavorarci, in centro storico ci vivono e si rendono conto che non basta silenziare la movida per risolvere tutti i problemi. Nei primi mesi dell’anno il Comune aveva adottato il nuovo regolamento che era, appunto, il frutto di questa proficua collaborazione tra commercianti e cittadini. Poi, però, è arrivata questa ordinanza iniqua, che ha sparato nel mucchio indebolendo un tessuto commerciale già di per sé precario e alle prese con gravi fenomeni di abusivismo. Il Comune dice di voler limitare il consumo di alcol perché ha a cuore la vivibilità del quartiere e la salute del minori? Ma dove sono, allora, le politiche giovanili e quelle per il territorio? Noi non le vediamo, e anzi siamo proprio noi esercenti, tramite i Civ, gli unici che cercano di fare qualcosa per la promozione».

    Come è noto, la principale richiesta dei pubblici esercizi è quella di rivedere la parte di ordinanza che impone loro la chiusura anticipata all’una di notte – le due nei giorni festivi – mentre il giro di vita sui minimarket, per i quali l’orario limite è stato portato addirittura alle nove di sera, non è assolutamente in discussione. Non solo: le associazioni contestano la perimetrazione troppo ampia del provvedimento, che ricomprende l’intera area del centro storico senza fare distinzione tra le esigenze di zone tra loro diversissime. Basti pensare che l’ordinanza ha effetti sulle strade intorno a vico Casana, sicuramente non interessate da problemi di degrado o ordine pubblico. Ci vorrebbero, piuttosto, ordinanze mirate che stabiliscano fasce orarie diverse per la somministrazione a seconda delle zone, in alcune delle quali la vendita di alcol da asporto andrebbe impedita anche di giorno. E qui il pensiero va innanzitutto alle zone di Pré e della Maddalena.

    Tuttavia, il mantra dei baristi continua ad essere “più controlli e meno divieti”: in altre parole, sanzioni salate per chi sgarra, compresi i clienti che adottano comportamenti molesti al di fuori dei locali, e una politica di premialità per gli esercenti virtuosi, magari tramite un patentino a punti o degli sgravi fiscali. «Più che dotarsi di servizi di vigilanza privati, cosa possono fare gli esercenti? In questo modo, anzi, assolvono già a loro spese ad un compito che dovrebbe essere di competenza della pubblica amministrazione, e per il quale meriterebbero, semmai, di beneficiare di un credito di imposta», rivendica Gianni Petrelli, ex titolare dell’omonima vineria e oggi membro del direttivo Ascom.

    Baristi che invece, lungi dall’essere considerati dei benemeriti da parte del Comune, sono già incappati più volte nella scure dei controlli, «anche per sforamenti di pochi minuti sull’orario e senza alcuna notifica sul posto, bensì tramite una raccomandata che, arrivando diversi giorni dopo l’episodio contestato, rende praticamente impossibile il ricorso contro una multa», lamenta Pietro Avvenente, titolare del Bar Berto in Piazza delle Erbe. Ad onor del vero, però, delle circa ottanta sanzioni elevate dall’entrata in vigore dell’ordinanza, che hanno colpito 14 pubblici esercizi e 31 minimarket, molte hanno riguardato violazioni dell’orario che andavano ben oltre i “pochi minuti”. Il vero spauracchio, comunque, più che l’importo della sanzione – di solito esiguo, non più di qualche decina di euro – sta nella sospensione della licenza per cinque giorni, che scatta con il terzo verbale.

    Certo è che, dopo mesi di polemiche, quello avanzato dalle associazioni può comunque essere considerato come un braccio teso nei confronti dell’amministrazione. Il ricorso al Tar, infatti, rimane in piedi nonostante il mese scorso sia stata rigettata la richiesta di sospensiva dell’ordinanza contestualmente avanzata dai pubblici esercenti. Questo significa che quando il Tribunale amministrativo entrerà nel merito della questione – e la sentenza, potrebbe anche arrivare entro l’anno – in caso di pronunciamento favorevole ai ricorrenti l’intero impianto dell’ordinanza potrebbe essere stravolto, con la conseguenza che anche le sanzioni comminate nel frattempo, risulterebbero nulle. Una bella gatta da pelare per un’amministrazione per la quale, nel frattempo, si farà sempre più vicina la scadenza delle elezioni in programma la prossima primavera: altro fattore che potrebbe indurre il sindaco a prendere in considerazione l’ipotesi di tirare una riga sopra l’attuale provvedimento, anche in considerazione dei mal di pancia di una parte di giunta – non è un segreto che l’assessore allo sviluppo economico, Emanuele Piazza, sia sempre stato molto più sensibile alle richieste dei commercianti rispetto alla collega Fiorini, titolare della delega alla legalità e primo sponsor dell’ordinanza – nonché della stessa maggioranza: a schierarsi apertamente per la revisione del provvedimento, infatti, nei giorni scorsi è stata anche Marianna Pederzolli, la giovanissima consigliera appartenente proprio alla Lista Doria.

  • Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante il respingimento da parte del Tar della Liguria della sospensiva contenuta nel ricorso contro l’ordinanza anti movida, presentato lo scorso maggio da Ascom-Confcommercio e Confesercenti, qualcosa sembra muoversi e la direzione potrebbe essere quella di una parziale revisione dell’ordinanza da parte del Comune di Genova.

    «Nelle prossime ore si riunirà per la prima volta un osservatorio dedicato alla movida, formato da cittadini, esercenti, circoli, e associazioni di categoria, per fare il punto sull’ordinanza dopo quattro mesi dalla sua entrata in vigore», ha dichiarato l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Emanuele Piazza. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra le esigenze della cittadinanza e quella dei titolari dei locali notturni, che dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza hanno registrato diverse sofferenze a causa delle chiusure anticipate: all’una di notte nei giorni feriali e alle 2 nel weekend. «Nessuno vuole ammazzare il centro storico, ne impedirne il godimento notturno da parte della popolazione – continua Piazza – per questo cercheremo di trovare un equilibrio capace di mettere d’accordo cittadini ed esercenti, dopo aver analizzato i pro e i contro dell’ordinanza oggi in vigore. Sicuramente cercheremo di premiare i locali che operano nel rispetto delle regole».

    Queste parole ancora una volta sottolineano il fatto che questo provvedimento sulla movida fu pensato anche per contenere il dilagante fenomeno dei minimarket, spuntati come funghi nel cuore del centro storico genovese nel corso degli ultimi anni. Il ricorso presentato al Tar da parte delle Associazioni di categoria escludeva, infatti, questi esercizi commerciali, che spesso vivono in quella sottile zona d’ombra che separa la legalità dall’illegalità, complice una legislazione impreparata al fenomeno (diffusissimo in molte città europee) e la crisi economica che ha fortemente minato gli esercizi commerciali tradizionali, esponendoli ad una concorrenza inedita.

    Come si apre un minimarket? 

    Sono proprio le procedure, maggiormente liberalizzate negli ultimi anni, ad aver creato questo contesto così esplosivo: se nel quadro economico odierno aprire e mantenere un’attività commerciale rappresenta un’impresa non priva di costi e di rischi, per gestire un esercizio di vicinato (così come sono catalogati iminimarket) la questione è un po’ diversa in quanto non sono necessarie particolari qualifiche o permessi per poterne avviare uno. Per una superficie sotto i 250 metri quadrati, infatti, è sufficiente comunicare al comune l’inizio dell’attività e renderla operativa entro i 30 giorni dalla consegna della comunicazione scritta. Il titolare dell’attività è tenuto ad essere in possesso di una Licenza per alimenti che viene rilasciata dall’ufficio Igiene del Comune dopo l’ispezione e il parere dell’Asl che verifica che siano state rispettate le norme vigenti. Il titolare del minimarket deve avere lavorato per due anni (negli ultimi cinque) nel settore alimentare, come dipendente o coadiutore, oppure deve seguire un corso specifico presso la Camera di Commercio o un ente di formazione abilitato. Nei fatti è evidente come l’apertura di un esercizio di vicinato non richieda particolari esborsi economici, ne particolari abilitazioni a differenza di altre tipologie di locali notturni; basta pensare che per acquistare una licenza di un bar sono necessari circa 70 mila euro, con tutte le certificazioni del caso relative alla preparazione e alla somministrazione di cibo e bevande, che permettono i “coperti”, di avere un vano adibito a cucina e tutto quello che un semplice minimarket non ha.

    Mal di pancia

    Nel frattempo, però, i nuovi orari di chiusura imposti dal Comune stanno creando non pochi mal di pancia agli esercenti del centro storico genovese: «La chiusura anticipata imposta da questa ordinanza influisce negativamente sui nostri incassi – racconta il titolare di uno storico locale delle Vigne – se il Comune intende mantenere questa rotta dovrebbe estendere questo regolamento anche fuori dal centro storico, perché facendo così non fa altro che spostare il lavoro in altre aree della città e non mi sembra corretto». La discussa ordinanza è nata dalla lettura emotiva di un contesto complicato: da un lato quello che per alcuni rappresenta il degrado (consumo di alcool, gente in strada fino a tardi, sporcizia), e dall’altro il voler vedere il centro storico ordinato, lucido e perfetto. La soluzione è stata una legge rigida, che ha provato a regolare la fluidità dell’economia della “Città Vecchia”: il risultato è una cura peggiore del male, che rischia di mettere in ginocchio chi ci lavora, svuotando i vicoli della loro anima commerciale.

    Andrea Carozzi

  • Ordinanza Movida, vince il Comune. Il Tar respinge la richiesta di sospensiva: invariati gli orari per gli alcolici

    Ordinanza Movida, vince il Comune. Il Tar respinge la richiesta di sospensiva: invariati gli orari per gli alcolici

    movidaIl Tar della Liguria ha respinto la richiesta di sospensiva contenuta nel ricorso avanzato lo scorso maggio da Ascom-Confcommercio e Confesercenti contro l’ordinanza “anti-movida” del Comune di Genova. In attesa che il Tribunale si pronunci nel merito, dunque, restano in vigore le restrizioni agli orari di apertura dei pubblici esercizi del centro storico e di Sampierdarena, costretti ad abbassare le saracinesche all’una di notte nei giorni infrasettiminali e alle due il venerdì e sabato e nei prefestivi.

    Le associazioni di categoria, autrici anche di un esposto all’Antitrust, contestano un provvedimento a loro giudizio lesivo della libera concorrenza perché vincolante per tutte le attività economiche indipendentemente dal fatto che queste rispettino o meno le normative in materia di somministrazione delle bevande alcoliche.

    Diverso il parere del Tribunale amministrativo, secondo il quale “il provvedimento del Comune di Genova è stato fatto precedere da un’accurata istruttoria e realizza un equo contemperamento degli interessi in conflitto. Nel bilanciamento degli interessi proprio della fase cautelare, risulta sicuramente prevalente quello della tutela della quiete pubblica e del decoro urbano”.

    «Abbiamo vissuto come una sconfitta per la città il fatto che non si sia trovata una mediazione ragionevole con l’amministrazione, quando bastava un’ora in più di apertura per non penalizzare gravemente le attività regolari» replica Andrea Dameri, direttore di Confesercenti Genova. «La bocciatura della richiesta di sospensiva, che non abbiamo ancora potuto leggere, va analizzata e non significa il rigetto del ricorso, rimanendo comunque sul tavolo la penalizzazione delle attività regolari e l’insufficiente incidenza su chi viola sistematicamente le regole. Questo è un problema della città e che, come tale, spetta al Comune risolvere, non al Tar».

    «Devo ancora leggere nel dettaglio il provvedimento del Tar ma è la conferma che il Comune di Genova ha fatto un lavoro serio e approfondito per contemperare i bisogni dei cittadini con quelli dei locali notturni» è il commento, a caldo, dell’assessore alla Legalità, Elena Fiorini. «Le motivazioni del ricorso si sono dimostrate poco consistenti e pretestuose, ora si tratta di andare avanti con un dialogo con le associazioni di categoria che come amministrazione confermiamo, così come con i cittadini e con i giovani e tutti coloro che amano la nostra città e la vogliono vivere divertendosi nel rispetto delle regole».

    Per l’assessore Fiorini (e per il sindaco Marco Doria) la sentenza del Tar rappresenta una vera e propria vittoria anche all’interno della giunta. E’ noto, infatti, che l’attuale ordinanza sia molto più sostenuta dalla parte “arancione” dell’amministrazione genovese piuttosto che da altri esponenti come l’assessore allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza, che aveva più volte annunciato la propria volontà di rivedere il documento andando incontro alle richieste degli esercenti. Difficile ora che l’assessore filo-renziano possa avere la meglio.

    E a vedere di buon occhio l’espressione del Tar sono anche gli abitanti del centro storico che fanno parte dell’associazione Asset. «Il Tar ha effettuato un giusto bilanciamento degli interessi tenuto conto che l’ordinanza comunale si limita a ridurre di un’ora soltanto l’orario di somministrazione di alcolici nelle giornate prefestive (alle 2, anziché alle 3 di notte). I pubblici esercenti potranno dunque rimodulare l’orario, effettuando un orario maggiormente prolungato durante il giorno (infatti, attualmente, molti pubblici esercizi sono chiusi durante il giorno ed aprono la sera) e, se vogliono contribuire allo sviluppo turistico, dovranno offrire servizi più qualificati, rispetto alla semplice mescita notturna di prodotti alcolici». A dirlo è l’avvocato Andrea Pinto, portavoce di Asset. L’associazione si era già spesa in passato a sostegno del provvedimento, sottolineando come mirasse a tutelare la quiete pubblica e il decoro urbano, «valori prevalenti rispetto all’esercizio incondizionato dell’attività di impresa». L’associazione evidenzia inoltre che «la limitazione di orario e l’aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine hanno dato un segnale forte di sostegno agli abitanti e di fermezza nei confronti di chi vìola le norme di convivenza incivile». Per i cittadini del centro storico, inoltre, «la chiusura dei minimarket alle 21 ha arginato, almeno in parte, il fenomeno della diffusione di alcol (di pessima qualità) a basso prezzo e pone un argine al facile alcolismo tra i giovani. Per converso, la riduzione di orario non è tale da ostacolare lo svolgimento dell’attività di impresa».