Tag: demolizioni

  • Il palazzo ex Nira verrà demolito per fare spazio al nuovo waterfront: al Comune 4,8 milioni

    Il palazzo ex Nira verrà demolito per fare spazio al nuovo waterfront: al Comune 4,8 milioni

    Ex Ansaldo Nira
    L’edificio ex Ansaldo Nira in via dei Pescatori 35

    Addio al palazzo ex Nira. Dopo le aste deserte e i sogni proibiti della Fiera di trasformarlo in un albergo 4 stelle con probabile centro commerciale annesso, l’edificio di 11 piani e 14500 metri quadrati che si affaccia sul mare fin dal 1964 sarà definitivamente abbattuto.

    La notizia era nell’aria da un po’ di mesi, da quando cioè Renzo Piano aveva presentato il suo Blue Print, il progetto sostenuto da Autorità portuale e Regione Liguria (e ultimamente anche dal sindaco Doria) con cui l’archistar genovese vorrebbe riqualificare l’affaccio sul mare del levante cittadino . Ecco perché Autorità Portuale si è detta fin da subito interessata ad acquistare l’edificio, passato nel frattempo dalla proprietà di Fiera a quella di Tursi nell’ambito del ridimensionamento del quartiere fieristico (qui l’approfondimento) necessario alla copertura dei debiti accumulati dallo stesso ente.

    Il Comune non ha mai detto no all’operazione anche perché il palazzone di via dei Pescatori 35 è sostanzialmente abbandonato dai primi anni del 2000. Già a fine 2011, ai tempi della gara pubblica per la cessione dell’immobile, la base d’asta aveva fatto crollare di parecchio il valore del bene che fino a pochi anni prima, in maniera probabilmente un po’ troppo generosa, rappresentava una voce del patrimonio pubblico pari a 18 milioni di euro. Ma il bando andò deserto.

    Il palazzo era nato con l’idea di ospitare un museo delle telecomunicazioni e un centro congressi ma rimase sostanzialmente inutilizzato fino agli anni ’80, quando fu rimesso in sesto da Ansaldo Nira prima di passare ad Ansaldo Trasporti. A marzo 2005 il definitivo abbandono.

    Un’offerta da 13,5 milioni, a dire il vero, era arrivata nel 2013 dal ramo immobiliare di Esselunga nell’ambito delle trattive private successive alla gara pubblica: non se ne fece nulla perché l’interesse era vincolato a una richiesta di cambio di destinazione d’uso dell’area a fini commerciali. Come ci aveva già spiegato lo scorso anno il vicesindaco Bernini, infatti, se si fosse cambiata la destinazione d’uso, si sarebbe dovuta riaprire la gara e fermare la procedura di assegnazione diretta perché, a termini modificati, si sarebbe potuto manifestare qualche altro soggetto interessato.

    Poi, come detto, è arrivato il Blue Print. Adesso, Comune e Autorità portuale hanno trovato l’accordo per una cifra pari 4,8 milioni di euro. Un regalo? Apparentemente sì ma, secondo gli amministratori di Tursi, il forte sconto a Palazzo San Giorgio è facilmente spiegabile.

    Innanzitutto, cambia la destinazione d’uso. L’ex Nira non avrà più destinazione direzionale ma “di abbattimento”. Dopo l’acquisizione, Autorità portuale provvederà a demolire l’edificio sancendo sostanzialmente il via libera ai lavori di riqualificazione del waterfront, secondo l’impostazione del Blue Print di Piano. Come abbiamo avuto modo di raccontare già in passato (qui l’approfondimento), in questa zona dovrebbe sorgere la nuova sede dello Yacht Club che lascerà gli attuali spazi per consentire il tombamento dello specchio acqueo del Duca degli Abruzzi necessario all’ampliamento delle attività di riparazioni navali.

    Ma c’è un’altra ragione che ha consentito di abbassare notevolmente le richieste economiche di Tursi. Ad Autorità portuale, infatti, è stata venduta solo la superficie in piano e non la superficie agibile. Ciò significa che, secondo la norma di legge che prevede la possibilità di ricostruire altrove gli edifici abbattuti (il famoso “costruire sul costruito” tanto caro al nuovo Piano urbanistico comunale), il Comune di Genova si è tenuto un “jolly” di 14500 metri quadrati da realizzare in altre parti della città. Niente grandi speculazioni edilizie in vista, almeno al momento, ma semplicemente un’operazione fittizia che consente a Tursi di vendere in futuro un pacchetto virtuale di metri quadrati a chi demolirà altri edifici ma avrà la necessità di acquisire ulteriori spazi per ottenere il diritto di realizzare nuove costruzioni. Un esempio? Secondo le norme previste dal Puc, chi volesse costruire una casa da 200 mq in un’area di presidio ambientale (piccoli polmoni verdi incastrati tra le aree agricole vere e proprie e il limitare della città, qui l’approfondimento), normata secondo i vincoli meno restrittivi, dovrebbe teoricamente possedere terre per almeno 20 mila mq; in realtà, potrebbe avere solo 10 mila mq (che, di per sé, consentirebbero la realizzazione di una casa di soli 100 mq) e acquistare gli altri 10 mila da questo gruzzoletto del Comune.

    Insomma, Tursi ci rimette (più di) qualcosa adesso ma nel frattempo si libera di un grosso fardello ormai considerato inutile e conta di recuperare con operazioni edilizie e urbanistiche future una parte dei soldi a cui oggi decide di rinunciare. Il gioco varrà la candela? Molto dipenderà dai tempi di realizzazione del nuovo waterfront, al momento tutto con fondi pubblici ancora da trovare.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Demolizione Palazzo PontedecimoGiorni caldi in Val Polcevera per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori nei cantieri del Terzo Valico. Dopo la demolizione del palazzo in via Pieve di Cadore, a Pontedecimo, effettuata lo scorso fine settimana in una valle letteralmente blindata dalle forze dell’ordine, si avvicina la giornata nazionale di mobilitazione – sabato 22 febbraio – organizzata dal Movimento No Tav No Terzo Valico in tutta Italia. Nel frattempo, questo pomeriggio, dalle ore 18:30, presso la S.O.C. di San Biagio, AperiNoTav per finanziare le spese legali del ricorso al Tar, promosso da comitati e residenti (che sarà presentato domani, rimandiamo a ulteriore approfondimento su questo pagine, ndr), contro il cantiere del Terzo Valico “CLB 4 – Bolzaneto” in zona cimitero della Biacca.

    Partiamo da Pontedecimo e da una “valle militarizzata”, come l’ha definita Davide Ghiglione, capogruppo Federazione Sinistra in Municipio Valpolcevera e militante No Tav «I blindati e i blocchi stradali presenti nel week end a Pontedecimo richiamavano gli ambienti del “Deserto dei Tartari”: decine di esponenti delle forze dell’ordine che, invece di contrastare la criminalità organizzata, aspettavano improbabili contestazioni. Nelle coscienze di tutti stanno i soldi sprecati che, invece, potrebbero essere utilizzati per il trasporto pubblico e l’ammodernamento delle linee ferroviarie».

    Il civico 1prima della demolizione
    Il civico 1prima della demolizione

    L’abbattimento del palazzo, costruito direttamente nell’alveo del torrente Verde che impazzì nell’alluvione del 1993 (qui un video amatoriale dell’epoca) distruggendo due ponti fra cui quello distante pochi passi dall’ormai ex civico 1, è funzionale alla realizzazione di un by-pass stradale per facilitare il passaggio di camion e mezzi pesanti diretti ai cantieri del Terzo Valico. Anche la strada di S. Marta sarà allargata in alcuni punti e verrà realizzato un nuovo tratto, tra i ponti ferroviari e le piscine di Pontedecimo, meno tortuoso rispetto a quello esistente. Difficile al momento essere precisi sui tempi di intervento, anche alla luce dei numerosi rimandi che hanno preceduto la demolizione dell’edificio di via Pieve di Cadore 1: «Interventi sicuramente utili per la popolazione –  sottolinea Ghiglione – peccato però che la stessa dovrà subire traffico e inquinamento per almeno una decina di anni».

    Le foto della demolizione

    [image_sliders]
    [image_slider link=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demolizione-palazzo-pontedecimo-via-pieve-di-cadore.jpg” source=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demolizione-palazzo-pontedecimo-via-pieve-di-cadore.jpg”] di Massimo Sorlino – Fonte notavterzovalico.info  [/image_slider]
    [image_slider link=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demolizione-palazzo-pontedecimo-verticale.jpg” source=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demolizione-palazzo-pontedecimo-verticale.jpg”] di Massimo Sorlino – Fonte notavterzovalico.info [/image_slider]
    [image_slider link=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demolizione-palazzo-pontedecimo-via-pieve-di-cadore-terzo-valico.jpg” source=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demolizione-palazzo-pontedecimo-via-pieve-di-cadore-terzo-valico.jpg”] di Massimo Sorlino – Fonte notavterzovalico.info [/image_slider]
    [image_slider link=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demilizione-palazzo-terzo-valico-pontedecimo.jpg” source=”http://genova.erasuperba.it/wp-content/uploads/2014/02/demilizione-palazzo-terzo-valico-pontedecimo.jpg”] di Massimo Sorlino – Fonte notavterzovalico.info [/image_slider]
    [/image_sliders]

     

    La giornata nazionale NoTav  a Genova

    Come detto in apertura, sabato 22 febbraio si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione contro l’alta velocità ferroviaria «A Genova saremo in presidio in piazza San Lorenzo a partire dalle ore 15 – ricorda Ghiglione – Ribadiremo le nostre posizioni contro lo spreco delle risorse pubbliche e contro la devastazione del territorio. Ma soprattutto vogliamo focalizzare l’attenzione sulla repressione del dissenso che vediamo allargarsi a macchia d’olio dal Piemonte fino in Liguria. Infatti, sono arrivate delle notifiche di avviso, ad alcuni militanti, per le giornate di lotta agli espropri, svoltesi nel luglio scorso a Trasta, in Val Polcevera. La giornata di sabato è un atto di solidarietà nei confronti di Chiara, Mattia, Claudio, Nico e di tutti quelli che, come loro, devono affrontare il giudizio della magistratura soltanto per aver difeso i beni comuni».

    Matteo Quadrone

  • Demolizione del relitto della Costa Concordia: Genova si candida, anche se in ritardo

    Demolizione del relitto della Costa Concordia: Genova si candida, anche se in ritardo

    Naufragio Costa ConcordiaPiombino o Genova. E visto che Piombino molto probabilmente non riuscirà a raggiungere in tempo i requisiti tecnici richiesti, la scelta non potrà che ricadere su Genova. È questa, in sostanza, la posizione del Partito democratico sulla città che dovrà “ospitare” la demolizione del relitto della Costa Concordia, su cui la compagnia è chiamata a decidere entro il prossimo marzo. I democratici hanno presentato ieri pomeriggio in Consiglio comunale una mozione passata a larga maggioranza. Nel testo si impegnano sindaco e giunta ad “attivare di concerto con l’Autorità portuale ogni utile iniziativa nei confronti dei diretti interessati, affinché le attività di demolizione del relitto della Costa Concordia vengano effettuate nel porto di Genova”.

    «Nulla di campanilistico e nessun egoismo territoriale – ha spiegato il capogruppo Pd, Simone Farello – in quanto siamo i primi a sostenere che Piombino sia la scelta naturale per la vicinanza territoriale e come forma di risarcimento per gli effetti negativi del tragico evento. Se però non ci fossero le condizioni oggettive per far ricadere la scelta sul porto toscano, a questo punto si dovrebbero abbandonare tutte le valutazioni politiche e puntare esclusivamente sul porto industriale che presenta le condizioni tecniche migliori per la realizzazione del lavoro».

    Di quale porto stiamo parlando? Ovviamente di Genova. Secondo i promotori della mozione, infatti, il nostro sistema portuale presenta già le infrastrutture adeguate per accogliere quello che dalla normativa viene definito un vero e proprio rifiuto speciale e il cui trasporto dovrà essere autorizzato dalla Provincia di Grosseto e dalla Regione Toscana. «Non si tratta solo di un’operazione economica – ha aggiunto Farello – ma si tratta di verificare che il territorio che si aggiudicherà i lavori presenti un sistema produttivo efficace. E Genova può puntare su una serie di piccole e medie imprese che, assieme alla spinta del settore pubblico, possono creare un sistema vincente».

    Ma quali sono i parametri che verranno presi in considerazione da Costa? Sicuramente l’aspetto economico ma anche la vicinanza perché la compagnia si è già fatta carico di un investimento di 30 milioni per affittare una nave in grado di trasportare il relitto nel porto prescelto. Benché sicuramente più economici, i porti esteri sembrano quindi svantaggiati da questo punto di vista, come anche alcune destinazioni italiane. Va tenuta presente anche la rapidità, non tanto di esecuzione dei lavori quanto di disponibilità ad accogliere il relitto perché l’Isola del Giglio vuole le acque libere per la prossima stagione balneare. E, in questo senso, allora Piombino partirebbe svantaggiata per la necessità di alcuni adeguamenti strutturali al porto, per cui tra l’altro il governo avrebbe previsto uno stanziamento ad hoc. Ma probabilmente i soldi non arriveranno per far partire i lavori in tempo utile.

    «Se la scelta non potrà essere Piombino per ragioni tecniche – ha chiosato Farello – è chiaro che interverrà il mercato, ma allora toccherà alle istituzioni fare pressione affinché il sistema territoriale agisca nel suo complesso». Sperando magari che un po’ di quel sentimento territoriale che lega Costa alla nostra città alla fine possa dare la spinta decisiva.

    porto-corso-saffi-DIUna linea in tutto e per tutto condivisa anche dal sindaco, Marco Doria: «Costa si era assunta una sorta di impegno morale per svolgere i lavori a Piombino a titolo di risarcimento. Ma probabilmente quell’area non riuscirà a dimostrare nei tempi necessari di essere attrezzata per queste lavorazioni. Le Autorità portuale e marittima hanno realizzato le condizioni di accessibilità dello spazio acqueo di competenza del settore di riparazioni navali per inoltrare un’offerta adeguata. L’amministrazione non può far altro che dare pieno sostegno e sottolineare la qualità industriale della nostra città in questo settore, che deve essere valorizzato a prescindere dall’esito sul relitto della Concordia».

    C’è, inoltre, un aspetto più politico messo in campo da Farello: «Qualche anno fa in molti non avrebbero scommesso un “citto” sulla cantieristica navale e il tema delle riparazioni era considerato desueto. Ma il mantenimento a Genova di tutta la filiera marittima, compresa quella industriale, è tata una scelta vincente: la dimostrazione che se non investi oggi per fare le cose che servono, prima o poi ne paghi le conseguenze». Frecciatina neanche troppo mascherata su altre tematiche all’ordine del giorno, come la gronda e l’emergenza Scarpino.

    Tornando alla Concordia, certamente una commessa di tal genere, che coinvolgerebbe soprattutto i grandi privati del settore (Mariotti e San Giorgio), avrebbe comunque un impatto positivo su tutto l’indotto navalmeccanico genovese: «Stiamo parlando di 1700 addetti ai lavori, un’opportunità enorme per il tessuto economico della nostra città» sostiene il consigliere democratico Alberto Pandolfo.
    Più basse le stime di Enrico Pignone, secondo cui i lavoratori coinvolti direttamente sarebbero circa 200 ma per almeno 2 anni di opere. Ma anche il capogruppo di Lista Doria è convinto che un’eventuale assegnazione della demolizione a Genova rappresenterebbe «un riconoscimento dell’adeguamento del nostro distretto industriale non solo a livello italiano ma anche mondiale. È necessario, infatti, che Costa nella sua scelta non tenga solo conto dei costi di manodopera ma anche della sicurezza e dei diritti dei lavoratori che verrebbero impegnati».

    Come detto, il sostegno alla mozione è arrivato anche dalle opposizioni. «Anche se ci si è mossi tardi – ha detto il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro – è giusto sostenere quest’enorme opportunità per la nostra città. E mi appello anche al ministro dell’Ambiente Orlando perché mi sembra assurdo dare 150 milioni di euro a Piombino quando a Genova abbiamo già tutto il necessario per riuscire a lavorare su questa nave».

    Da registrare una spaccatura all’interno del M5S. A favore della mozione hanno votato i consiglieri Boccaccio e De Pietro, mentre si sono astenuti i colleghi Burlando e Muscarà. Contrario, unico in Sala Rossa, il capogruppo Paolo Putti, che ha motivato così la sua scelta: «Avrei voluto che nel testo fosse esplicitato un richiamo alla richiesta di assegnazione a Genova in quanto città più brava e più competente e non perché ha la lobby più potente. Inoltre, vorrei evitare di prestarmi a eventuali marchette di qualche gruppo politico».

    Ma, oltre Piombino, Genova avrà di fronte fior fior di contendenti, 7 estere e 4 italiane (Civitavecchia, Napoli, Taranto e Palermo), che hanno giocato con largo anticipo. A livello nazionale ci sono stati alcuni atti parlamentari di deputati del Pd di Civitavecchia e del Movimento 5 Stelle di Palermo, mentre il Sole 24 Ore ha riportato come il relitto della Concordia sia stato motivo di diatriba tra il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Erasmo d’Angelis, sostenitore della candidatura di Piombino, e Simona Vicari, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, sostenitrice di Palermo, sua città natale. Sul fronte ligure, invece, per il momento tutto tace. Tuttavia, come sostiene il consigliere democratico Vassallo «anche Napoli e Palermo non hanno le condizioni impiantistiche necessarie e neppure quell’indispensabile mix di professionalità e rapporti tra forniture e sub forniture che a Genova, invece, è già consolidato».

    «È bene che l’iniziativa parta dal Consiglio comunale – ha dichiarato il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile – perché è un segnale che il porto di Genova è, in generale, pronto a gestire la demolizione di navi, settore in cui la normativa europea ci impone di investire e che, invece, ultimamente era stato snobbato dall’Occidente».

    L’unica difficoltà che potrebbe riscontrare Genova è quella della necessità di alcuni dragaggi per consentire al relitto della Concordia di essere ospitato nello specchio acqueo destinato alle riparazioni navali. «Ma – assicura Vassallo – si tratta di un lavoro realizzabile in pochissimi giorni». «D’altronde – prosegue il collega Alberto Pandolfo – navi dalle dimensioni simili a quelle della Concordia entrano già nel porto di Genova, seppure non destinate alla zona delle riparazioni navali».

    Simone D’Ambrosio

  • Palmaro, via Diano Marina: espropri e demolizioni per la nuova strada

    Palmaro, via Diano Marina: espropri e demolizioni per la nuova strada

    autostrada-a-12Ancora un mese di passione e gli abitanti di via Diano Marina, a Palmaro, potranno finalmente conoscere la valutazione immobiliare dei loro appartamenti, destinati alla demolizione per fare spazio alla nuova carreggiata autostradale in direzione Voltri, che verrà costruita in maniera complanare rispetto all’omologo tratto che conduce verso Genova e sarà completamente insonorizzata. L’intervento è stato richiesto, ormai oltre vent’anni fa, dai comitati locali dei cittadini per porre rimedio all’insopportabile inquinamento acustico di auto e tir che, nei casi peggiori, sfrecciano a poco più di tre metri dalle finestre dei due palazzi che saranno eliminati.

    La scorsa settimana, il sindaco Doria e l’assessore Bernini hanno manifestato, al Municipio e ai comitati del Ponente, la volontà di concludere a breve le consultazioni necessarie per passare dal progetto preliminare alla fase esecutiva. Con l’arrivo dell’estate, dunque, i sessanta condòmini coinvolti dall’operazione potranno decidere se usufruire dell’indennizzo proposto da Società Autostrade, che come per la Gronda prevedrà un surplus di 40 mila euro rispetto alla valutazione immobiliare effettiva, per trasferirsi altrove o sfruttare l’opportunità messa in campo dal Comune di una nuova residenza, con una classe energetica superiore, che sorgerà su un terreno pubblico a circa 80 mt in linea d’aria dall’attuale ubicazione dei due palazzi.

    cepMa dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi arriva un’altra importante notizia per gli abitanti di Palmaro. Il vicesindaco Bernini ha, infatti, annunciato che i lavori che interessano la “complanare” sono stati scorporati dall’accordo di programma sulla Gronda, insieme con quelli che interessano il viadotto di collegamento tra il casello di Voltri e il porto. Anche grazie alla pressione dei cittadini, il Comune è riuscito a ottenere la disponibilità di Società Autostrade a rimuovere l’intervento dalla lista dei lavori considerati opere compensative alla realizzazione del nuovo passante, in modo da poter procedere con tempi decisamente più rapidi. Un traguardo importante per una situazione che nacque quindici anni fa, quando gli abitanti di via Diano Marina, invece che optare per i tradizionali pannelli fonoassorbenti, che ormai caratterizzano tutti i tratti “urbani” delle autostrade, scelsero di affidarsi a un progetto molto più complesso che aveva il doppio pregio di risolvere il problema all’origine e di puntare a una più radicale riqualificazione del quartiere, ricomponendo due zone del quartiere prima completamente separate dal passaggio del tratto sopraelevato dell’autostrada e predisponendo una nuova piattaforma verde.

    Soddisfazione da parte del presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente: «Finalmente stiamo riuscendo a trasformare questa necessità in un’opportunità per i cittadini di ricollocarsi al meglio. Si tratta di una risposta dovuta a un’esigenza più che legittima da parte di chi da un anno e mezzo a questa parte, pur essendo proprietario degli appartamenti, non può più disporne liberamente perché nessuno naturalmente investe in immobili destinati alla demolizione».

    Più freddo Gian Piero Pastorino, capogruppo di Sel in Consiglio comunale: «L’inquinamento acustico è un danno provocato da Società Autostrade ai tempi della realizzazione di questo doppio tratto non complanare. È profondamente scorretto che dopo tutto questo tempo non si sia ancora intervenuti con le dovute opere di risarcimento ambientale previste, nonostante la disponibilità dei fondi».

     

    Non solo via Diano Marina, passi avanti per l’elettrificazione del porto container

    Parallelamente ai lavori per la complanare, il quartiere di Palmaro e le zone limitrofe potranno beneficiare di un altro intervento di riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico: si tratta dell’elettrificazione del porto di Pra’ – Voltri, grazie a un progetto ispirato a quanto sta già avvenendo al Porto Antico nella zona delle Grazie. «Questo intervento, già finanziato dall’Autorità portuale e che verrà realizzato verosimilmente nell’arco di un paio di anni – ci spiega il consigliere Antonio Bruno, capogruppo della Federazione della Sinistra – consentirà di porre fine all’incessante rumore prodotto dai motori delle navi in sosta ma che necessitano di energia per poter lavorare, ad esempio durante le operazioni di carico e scarico dei container».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Bruco di Brignole, demolizione: slittano i tempi dopo il ricorso al Tar

    Bruco di Brignole, demolizione: slittano i tempi dopo il ricorso al Tar

    brigate-partigiane-bruco«Non mi pare proprio il caso di mantenere in piedi il Bruco», con queste trancianti parole l’11 dicembre scorso l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova, Gianni Crivello, annunciava l’imminente fine di uno dei più discussi ecomostri cittadini.

    Ma il sovrappasso pedonale è ancora lì: una trave nell’occhio di Brignole, uno dei nodi viari più trafficati della città. Una bruttura architettonica degradata e assolutamente non funzionale, a partire dalle scale mobili sempre fuori uso, tanto che i pedoni preferiscono decisamente sfruttare le sottostanti, classicissime zebre nonostante l’attesa imposta dal semaforo.

    Il Bruco verrà demolito, conferma l’assessore, il problema è capire quando. «La dilatazione dei tempi – spiega Crivello – è dovuta al ricorso al Tar sui lavori di copertura del Bisagno». Lo smantellamento del sovrappasso, infatti, rientra in un più complessivo quadro di riqualificazione dell’intera zona di Corte Lambruschini: «Per completare la copertura del Bisagno in zona Brignole – continua Crivello – sarebbe comunque stata necessaria la rimozione delle struttura e una sua eventuale reinstallazione a cantieri terminati». Il Comune aveva pensato di cogliere l’occasione al volo, come conferma l’assessore: «L’idea era quella di anticipare il più possibile la demolizione utilizzando parte dei fondi già previsti per la copertura del Bisagno. Ovviamente, la struttura sarebbe stata definitivamente eliminata e non certo ricollocata nella sua sede al termine dei lavori. Eravamo già d’accordo con il Municipio (VIII Medio Levante, ndr) e gli esercizi commerciali della zona per un intervento di riqualificazione più ampio, ma il ricorso al Tar ha bloccato tutto. Confermiamo la volontà di abbattere il Bruco, ormai inutile anche per la presenza dell’attraversamento pedonale sottostante: è solo una questione di slittamento di tempi».

    brucodegrado-bruco

     

     

     

     

     

     

     

     

    Già nel 2001 l’avventura del Bruco sembrava essere giunta al capolinea, ma fu salvato in extremis per volontà dell’allora sindaco Pericu che annunciò un’operazione di restyling radicale. Nel 2009, invece, toccò all’assessore Corda promettere una bonifica complessiva. Operazioni che, tuttavia, non si sono mai tradotte in un sostanziale rilancio della struttura, sempre più fatiscente, come aveva ricordato la scorsa estate in consiglio comunale il leghista Rixi. In quei giorni, molto si dibatteva sul degrado dei vicini giardini di piazza Verdi ed era piuttosto facile ricomprendere nella discussione anche il Bruco. Oggi che la questione non è più sulle prime pagine dei quotidiani locali, anche l’abbattimento del passaggio pedonale sopraelevato sembra essere passato nel dimenticatoio.

    Il progetto del Bruco, in origine, era molto più ambizioso dell’abbandonato e degradato passaggio pedonale sopraelevato a cui, nelle realtà dei fatti, è stato ridotto.
    Nelle intenzioni del suo ideatore, l’architetto Piero Gambacciani (che ha messo il sigillo non solo nel complesso di Corte Lambruschini, ma in molti altri quartieri genovesi, da San Benigno alla “Diga” di Begato), il tunnel avrebbe dovuto collegare corso Buenos Aires al binario 1 della stazione Brignole. Attraverso un’elegante galleria di negozi, questo sinuoso cordone ombelicale in ferro, cemento e vetrine avrebbe anche dovuto prevedere un secondo ramo proveniente dal cuore dei giardini di piazza Verdi. Da qui, tramite un sistema di ascensori, un’altra galleria di negozi, questa volta sotterranei, avrebbe condotto fino all’arco di piazza della Vittoria.

    A giudicare dal successo del primo tratto di questa “bruttura” architettonica, probabilmente è stato un bene che il progetto si sia fermato alla realizzazione di un solo lotto.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Genova, l’ex Oleificio Gaslini teatro di corruzione e illegalità

    Genova, l’ex Oleificio Gaslini teatro di corruzione e illegalità

    Oleificio Gaslini demolito a Genova

    A novembre del 2005 vengono demolite le torri dell’ex oleificio Gaslini in Valpolcevera. La società Sviluppo Fe.Al, con sede in via Evandro Ferri 11 a Rivarolo, acquista dalla Gaslini l’area dell’oleificio e la società Eco.Ge, con sede in via Evandro Ferri 11 a Rivarolo, procede con la bonifica degli oltre tremila metri quadrati di terreno.

    Un primo progetto prevede la sistemazione nell’area della stessa Eco.Ge., ma lo scenario cambia e poco dopo si legge su un giornale locale di un nuovo progetto per la Valpolcevera… “Ci saranno insediamenti commerciali e uffici, sempre di piccole o medie dimensioni, oltre a un Centro Bowling Federato, un centro fitness cura del corpo, una scuola di danza e un baby parking”.

    Sviluppo Fe.Al vorrebbe dunque vendere a terzi il terreno per la costruzione della Fiumara bis e si viene a sapere, inoltre, che questa proposta progettuale era già al vaglio dell’amministrazione cittadina dall’inizio del 2004. C’è però un piccolo problema: il progetto non è in linea con le funzioni ammesse dal PUC per l’area dell’ex oleificio Gaslini. Questo impedisce, ovviamente, l’avanzamento del progetto e di conseguenza la vendita del terreno.

    Quattro anni dopo esplode lo scandalo tangenti a Tursi, che tocca da vicino anche le vicende legate all’ex oleificio e alla concessione della variante al PUC. Nel polverone dell’inchiesta l’amministratore unico di Eco.Ge Gino Mamone e Paolo Striano ex assessore della giunta Vincenzi vengono rinviati a giudizio per corruzione.

    Queste le dichiarazioni, tratte dal sito casadellalegalita.org, dell’imprenditore milanese Michelino Capparelli interessato all’acquisto dell’area: “Per acquistare il lotto non avevo intenzione di spendere più di 10 milioni, ai quali bisognava poi aggiungere  il “surplus” da sborsare ai politici. La costruzione del centro commerciale mi sarebbe costata altri 40 milioni e avrei a mia volta rivenduto tutto, superficie e nuove costruzioni, per 65, per guadagnarne 15. Era un’operazione importante, perciò avevo bisogno di garanzie sulla fattibilità. A un certo punto Mario Margini (ai tempi assessore allo Sviluppo economico n.d.r.) mi spiegò che non sarebbe stata possibile una destinazione d’uso totalmente commerciale. E mi tirai fuori”.

    Da diversi anni, però, i riflettori dei media si sono spenti (non quelli di www.casadellalegalita.org) e oggi, a sei anni di distanza dalla demolizione delle torri, degli oltre tremila metri quadrati dell’ex oleificio non si sa più nulla. L’ultima notizia risale al novembre 2010, un intervento in Consiglio del sindaco Marta Vincenzi in cui si fa riferimento all”area del’ ex oleificio come possibile scelta per gli investimenti di un imprenditore genovese “…aree di cui noi (Comune n.d.r) abbiamo piena disponibilità dal punto di vista delle funzioni che possono essere considerate ammissibili e quindi piena disponibilità pianificatoria. Non stiamo parlando di aree di proprietà del Comune o comunque pubbliche, ma di aree sulle quali abbiamo o avevamo già verificato una disponibilità e facilità di vendita o cessione da parte degli attuali proprietari […] L’area dell’oleificio Gaslini è sembrata essere fino all’ultimo un’area di possibile scelta, con alcuni elementi di aggiustamento logistico che si rendevano possibili ed altri di maggiore difficoltà di concretizzazione su cui eravamo però disponibili ad operare nell’immediato…”

    Abbiamo provato a chiedere informazioni a Tursi sul futuro dell’ex oleificio, ma ci è stato risposto che non ci sono aggiornamenti, che l’area non è di proprietà del Comune e che per questo motivo ogni domanda in merito risulterebbe “fuori luogo, un po’ come se a lei giornalista chiedessi consigli sulle pillole per la tosse”.

  • Multedo: le storiche fonderie Ansaldo verranno demolite

    Multedo: le storiche fonderie Ansaldo verranno demolite

    Fonderia AnsaldoLe fonderie Ansaldo di Multedo verranno demolite. Panorama spa, azienda leader nella distribuzione e attuale proprietaria dell’area, ha intenzione di procedere alla totale demolizione garantendo la conservazione solo della facciata storica che si affaccia su via Multedo.

    La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria ha dato il suo assenso, seppur parzialmente. È necessario infatti il parere della Direzione Regionale per i Beni culturali e Paesaggistici, che ha chiesto un approfondimento in merito. L’associazione Italia Nostra e L’Aipai (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) si schierano a difesa del complesso e denunciano a gran voce il rischio della sua imminente distruzione.

    Parliamo di un edificio che riveste grande interesse, sia dal punto di vista architettonico, per la struttura dei capanni in cemento armato e per la veste architettonica, progettata da Adolfo Ravinetti, sia per il suo valore storico.

    Costruito nel 1917 nel momento di massima espansione dell’Ansaldo, costituisce una delle ultime testimonianze di quella che era una delle maggiori industrie cittadine. Un’area, quella delle ex fonderie, salvaguardata dal Puc con una variante del 2009 perché dichiarata sito d’interesse per l’archeologia industriale, dopo lunghe battaglie dell’Aipai, anche in commissione urbanistica del Comune, e vincolata, sempre nel 2009, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici.

    C’è una storia che si snoda per decenni e numerosi contenziosi, dietro a queste ultime vicende. Una storia che inizia negli anni ’90 quando Panorama spa acquista l’area con l’intenzione di realizzare un grande centro commerciale. Ma il Puc, nell’area delle ex fonderie, vietava la destinazione d’uso commerciale. Nel 2005 l’azienda vince il ricorso al Tar contro il divieto. In quell’anno viene discussa in commissione urbanistica del Comune, una variante al Puc che dà seguito a quanto disposto dai magistrati e rende possibile realizzare il centro per la grande distribuzione, non di generi alimentari.

    “Nel 2005 ci siamo mossi per ottenere un vincolo che però non ci è stato concesso – spiega l’Aipai – Abbiamo coinvolto Italia Nostra e finalmente nel 2009 siamo riusciti a ottenere il vincolo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici. Ma purtroppo il vincolo presenta un vizio di forma: è stato infatti realizzato per un edificio pubblico quando invece si tratta di una proprietà privata e Panorama spa ha vinto il ricorso al Tar contro il vincolo”.

    L’intenzione della società è quella di ricostruire l’edificio con la stessa fisionomia esterna e uguale volumetria. Ma è un’operazione di facciata perché all’interno il progetto prevede la realizzazione di un parcheggio rialzato. La spazialità interna verrà stravolta e verranno annientate tutte le testimonianze della produzione industriale di un tempo. “Demolire completamente gli edifici per poi ricostruire il loro simulacro, è questo il modello? – si domanda l’Aipai – Stravolgere la spazialità interna del complesso vuol dire salvaguardarlo? Questo modello culturale, quello per intenderci applicato alla Fiumara, è un modello che va esattamente nella direzione contraria”.

    E Genova, per quanto riguarda l’archeologia industriale, ha già una sua personale ecatombe: lo stabilimento Taylor e Prandi (nato nel 1846 e rilevato dall’Ansaldo nel 1852), uno dei primi edifici industriali cittadini, nel 1998 è stato completamente raso al suolo; nel 2005 è stata la volta dell’oleificio Gaslini, e ancora oggi, nell’area, non si è ricostruito. “È uno scandalo che venga abbattuto questo edificio, all’estero strutture simili vengono conservate e riutilizzate, ma non distrutte – ribadisce l’Aipai – Ad esempio a Londra, l’ex centrale elettrica di Bankside è diventata, grazie a un riuscito progetto di recupero, il museo Tate Modern. Una progettazione con finalità di conservazione del complesso originario e riuso compatibile, è senz’altro fattibile per l’area delle ex fonderie e può essere anche vantaggiosa dal punto di vista economico, come avevamo dimostrato in occasione di una tesi di laurea in Ingegneria edile, già nel 2000”.

    Matteo Quadrone