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  • Il Punto Emergenza Prè raddoppia: non solo pacchi e viveri ma anche assistenza medica e sociale gratuita

    Il Punto Emergenza Prè raddoppia: non solo pacchi e viveri ma anche assistenza medica e sociale gratuita

    punto-emergenza-pre«Il bisogno è aumentato, servono più competenze». Lo dice la signora Bruna, giochicchiando distrattamente con una penna. Bruna Doglio è a capo dell’associazione Punto Emergenza Prè, eccellenza del volontariato genovese che in passato abbiamo già incontrato e raccontato sulle pagine di Era Superba. E il bisogno è talmente aumentato che stanno per essere avviati i lavori per il nuovo traguardo del Punto Emergenza, un progetto ad ora chiamato “Il Punto Emergenza a casa del Re” perché trova spazio in alcuni locali un tempo facenti parte del complesso di Palazzo Reale (sulla cui storia si vogliono anche organizzare alcune piccole lezioni per i bambini del Punto Emergenza a cura degli inservienti del Palazzo). Al numero 75 di via Prè, a fianco all’attuale sede, c’è l’intenzione di aprire un piccolo servizio materno-infantile in grado di rispondere alle crescenti esigenze degli strati più deboli della popolazione, immigrati o italiani che siano con l’obiettivo di garantire nuove assistenze pediatriche, oculistiche, dentistiche, psicologiche e consulenze legali e di orientamento al lavoro.
    «È di questo che c’è bisogno, meno parole e più fatti», riprende Bruna mentre si muove nel magazzino per preparare l’ennesimo pacco viveri, aiutata dal marito Giancarlo e dagli altri volontari.

    La storia del Punto Emergenza

    punto-emergenza-pre-2Da più di vent’anni sono nel vicolo. Il primo embrione di quello che sarebbe diventato il Punto Emergenza era un centro di distribuzione di beni per bambini frequentanti la scuola elementare San Giuseppe di Prè, legato alla Caritas. Successivamente, gli aiuti si sono estesi grazie al Banco Alimentare, poi è iniziata una collaborazione coi centri di ascolto parrocchiali del quartiere (sostanzialmente quelli delle chiese della Maddalena, di San Siro e del Carmine). Infine, quando si è capito che si stava costruendo qualcosa di nuovo e importante, nel 2009 è nata l’associazione autonoma. Nello stesso periodo sono arrivati i pediatri, medici che prestavano servizio di volontariato in un piccolo ambulatorio nel vicolo per bambini senza permesso di soggiorno e senza cure.

    Oggi il Punto Emergenza è una realtà nota, i cui interventi coprono i centri d’ascolto di tutta la città, in un’ottica sinergica di supporto materiale alle famiglie in difficoltà, concentrandosi specialmente sul nucleo famigliare madre-figlio. Sostanzialmente, si tratta di pacchi per bambini fino al primo anno di età con beni di prima necessità di vario genere (pannolini, bagnoschiuma, omogenizzati, vestiti…); poi, volta per volta, se la condizione di emergenza per la famiglia non è terminata, al compimento del dodicesimo anno del bambino, si valuta se proseguire l’assistenza attraverso la distribuzione di pacchi viveri per adulti.

    Il futuro del Punto Emergenza

    Il Punto Emergenza PrèIl nuovo progetto, che si affiancherà al lavoro già svolto di assistenza materiale, è un ulteriore salto di qualità. Negli anni, ci dice Bruna, si sono affinate le abilità dei volontari, si è cominciato a capire come dare un supporto anche morale oltre che materiale, quello che spesso serve di più alle persone in difficoltà. Parliamo di famiglie in gravissime condizioni economiche e con storie diversissime alle spalle, tutte terminate però nella grave indigenza. Famiglie italiane che sono state stroncate dalla crisi economica, ragazze-madri straniere che sono venute qui a studiare per costruire un futuro per sé e i propri cari, ex prostitute, vittime di violenze e via dicendo.

    Col passare del tempo l’utenza muta, seguendo i corsi e ricorsi storici: inizialmente molti degli assistiti erano italiani meridionali che abitavano nei vicoli, successivamente soprattutto ecuadoriani, ora per lo più mediorientali e africani oltre che, nuovamente, nostri concittadini colpiti dai problemi finanziari del nostro Stato.
    Chi per sfortuna, chi per scelte errate, tutte queste persone si sono ritrovare con la necessità di avere un aiuto. I volontari del Punto Emergenza hanno capito, col tempo, che questo aiuto non doveva limitarsi al mero pacco viveri.

    I “fatti” di cui parla Bruna sono questi, assolutamente necessari, ma sono anche il dialogo, la comprensione per capire come aiutare al meglio l’assistito: in una parola, l’accoglienza. I fatti devono essere orientati dalla conoscenza di chi si ha di fronte, della sua situazione e delle sue reali problematiche, per essere davvero efficaci. Un proverbio antico recita “se vuoi aiutare un uomo che ha fame, non dargli solo un pesce ma insegnagli a pescare”. Questa è diventata la politica del Punto Emergenza, non limitarsi a essere un bancomat ma diventare un luogo in cui chi attraversa un periodo difficile può trovare, oltre a una borsata di beni di prima necessità, parole di supporto per rialzarsi e consigli da parte di chi conosce un certo tipo di realtà. Per questo, il nuovo Punto Emergenza in casa del Re è importante, per implementare il dialogo con le famiglie avvalendosi anche dell’aiuto di esperti (tutti volontari), in grado di dare assistenza, pareri e consigli frutto delle proprie capacità professionali.

    Il presente del Punto Emergenza

    Il Punto Emergenza PrèQuesta è la vera accoglienza, quella che non si ferma alle sole parole né si limita alla mera distribuzione ma che unisce i due aspetti, egualmente fondamentali. D’altra parte, facendo un giro nel Punto Emergenza e nel suo fornitissimo magazzino in cui tutto è frutto di donazioni, pare che dopotutto l’accoglienza sia un campo in cui il popolo del mugugno eccella. «La gente ci crede, ci scommette» afferma Bruna. La realtà del Punto Emergenza si basa sulla carità dei cittadini ed effettivamente, sebbene si possa sempre fare di più, gli aiuti dei genovesi non mancano mai. La politica dell’associazione è che da volontari si è doppiamente responsabili: una volta verso i propri assistiti, per i quali bisogna fare tutto ciò che è considerato il meglio (anche quando questo significa dire dei no), un’altra verso i benefattori, chiunque siano, verso i quali ci si assume la responsabilità di usare al meglio le loro donazioni.

    Oggi, il Punto Emergenza Prè si occupa di più di 1600 interventi all’anno rivolti a 13 diverse etnie, italiani, senegalesi, ecuadoriani, marocchini e via dicendo. Un luogo in cui si dà valore alla persona a prescindere dalle sue origini e che insegna molto anche agli stessi volontari. Anche per questo, negli ultimi anni si sono avviati progetti per coinvolgere i giovani in questa straordinaria realtà di volontariato, perché da un lato possano offrire la loro energia per una giusta causa e, dall’altro, imparino sulla propria pelle cosa significhi “accoglienza” maturando una migliore comprensione delle culture e del mondo.

    Mentre parliamo con Bruna, una donna camerunense si affanna per sistemare in profondità nella sua borsa i pannolini. «Al mio paese va così» ci spiega un po’ in imbarazzo «pannolini e assorbenti si nascondono, non sta bene mostrarli». I volontari rispondono con un sorriso e delle bonarie prese in giro, come si fa con un amico piuttosto che con un cliente, strappando una risata anche alla signora.
    In questo luogo, che si apre sul vicolo con ampie vetrate illuminate e addobbate di giocattoli e vestitini, pare davvero che si concretizzino quelle tanto sbandierate (e troppo spesso nei fatti trascurate) forme di accoglienza e integrazione necessarie per far fronte al meglio ai nuovi melting-pot culturali che si stanno creando nelle nostre città, a causa delle fughe di intere popolazioni da quei devastanti conflitti che ben conosciamo.
    Se, in un momento socio-politico tanto critico una realtà come il Punto Emergenza sta crescendo, non può che essere un buon segno. Lasciandoci andare a un po’ di romanticismo, viene da pensare a un piccolo ma tenace fiore che riesce a crescere tra le fessure del selciato, ingrandendosi e colorando la strada.


    Alessandro Magrassi

  • Segni nel fango: un’asta benefica e un libro di illustrazioni per gli alluvionati genovesi

    Segni nel fango: un’asta benefica e un libro di illustrazioni per gli alluvionati genovesi

    segni-nel-fango-asta-beneficenzaUn’iniziativa artistica per raccogliere fondi utili al sostegno delle attività genovesi colpite dalle recenti alluvioni: questo il concetto che sta alla base di Segni Nel fango, il nuovo progetto benefico lanciato da Genoa Comics Academy e Anonima Illustratori.

    Si tratta di una una raccolta di opere di artisti attivi nei campi dell’illustrazione, fumetto e arti figurative in genere,  sensibili agli eventi che hanno colpito Genova, con una poetica universale ispirata al tema “Alluvione a Genova volontari nel fango con la voglia di aiutare, ricostruire, ricominciare…nonostante tutto!”

    Segni nel fango prevede un’asta di beneficenza il giorno 19 dicembre presso il Museo del Mare Galata alle ore 16.30 in cui si venderanno le opere che gli artisti hanno realizzato per l’iniziativa, e la realizzazione di un volume contenente tutte le illustrazioni,  stampato e distribuito nelle librerie associate alla Librerie Indipendenti Genova.

    Tutti i ricavati (sia delle opere editoriali che dell’asta degli originali) saranno raccolti in un fondo dedicato, gestito da Confesercenti e distribuiti alle realtà commerciali e culturali colpite dall’alluvione.

    Il pubblico può partecipare o contribuire durante l’asta del 19 dicembre, le opere saranno tutte su Ebay e l”asta si potrà vedere in streaming sul canale Youtube legato a Segni nel Fango.

    Inoltre, in alcune librerie accreditate si potrà fare una donazione di 10 € per avere in regalo il catalogo delle opere.

    L’iniziativa è sostenuta dalla RivistaAndersen e realizzata con il sostegno del Municipio 1 Genova Centro Est.

    Le illustrazioni sono di Akab; Baldi Brunella; Baricelli Cristiano; Belsito Katia; Bonaccorso Lelio; Camuncoli Giuseppe; Carosini Gino; Celestini Oscar; Corda Tullio; Dalena Antonello; De Pieri Erica; Dentiblù; Enoch Luca; Fereshteh Najafi; Ferrari Antonigionata; Ferraris Andrea; Forcelloni Claudia; Gabos Otto; Giannotta Gregorio; Giorgetti Argentina; Ingranata Roberta; Lauciello Roberto; Longo Fabrizio; Macchiavello Enrico; Manca Antonietta; Martino Tatiana; Mastroianni Marco; Matarese Giorgia; Mazza Irene; Montanari Eva; Muzzi Michela; Muzzi Valentina; Novelli Sara; Olivieri Bruno; Ozenga Lisalinda; Parodi Alessandro; Parrella Nicola; Perkins Will; Piccardo Andrea; Raso Alex; Scagni Stefano; Spugna; Tavormina Maurilio; Tessaro Gek; Valgimigli Alberto; Wolfsgruber Linda

    Testi di Ferruccio Giromini; Anselmo Roveda; Giulia Cocchella; Angelo Calvisi.

  • Ancora Donna: progetto a cura di Lilt per sostenere le donne in trattamento oncologico

    Ancora Donna: progetto a cura di Lilt per sostenere le donne in trattamento oncologico

    nastro rosa lilt violenza sulle donne abusiLa Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori lancia il progetto Ancora Donna: si tratta di una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Rete del Dono che ha come obiettivo quello di fornire assistenza gratuita alle donne in terapia oncologica e post-operatoria.

    Con un contributo libero, tutti i sostenitori aiutano a mantenere gratuita questa assistenza. Donare è semplice, basta collegarsi al sito retedeldono.it (clicca qui).

    La campagna curata da LILT Genova è rivolta alle pazienti che stanno affrontando terapie oncologiche, e si pone come obiettivo primario quello di per farle sentire ancora donne in un momento così difficile dal punto di vista fisico e psicologico.

    Si sostiene la “parte sana” delle pazienti attraverso servizi gratuiti come lo psicologo, il nutrizionista, il dermatologo, l’acconciatore ,gli specialisti in tecniche di arte terapia, Reiki, Tai Chi Chuan, autisti LILT per il trasporto da e per l’ospedale.

    A tutto questo si aggiunge la compartecipazione della LILT alla spesa per l’acquisto della parrucca: un buono del valore di 100 € per l’acquisto di una parrucca.

    LILT Genova ha iscritto il progetto Ancora Donna a questa campagna di crowdfunding per poterne sempre garantire l’esistenza. Il percorso di ogni donna all’interno del progetto è infatti per lei completamente gratuito e personalizzato per rispondere adeguatamente ai singoli bisogni: in questo modo ognuna può sentirsi accolta come persona ed ha la possibilità di sentirsi parte del gruppo.

    La LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – Sezione Provinciale di Genova offre servizi  alle pazienti un preziosi servizio di assistenza, l’accoglienza nella Casa Amici che si trova vicino all’Ospedale San Martino di Genova, un servizio di trasporto dei malati, consulenze psicologiche, riabilitazioni e reinserimento sociale.

    LILT Genova promuove corretti stili di vita quali la sana alimentazione e l’attività fisica e risponde alle esigenze della prevenzione secondaria con visite mediche a contributi ridotti, che permettono a tanti di controllare il loro stato di salute.

    L’Associazione conta oggi a Genova oltre 3000 soci e nel Poliambulatorio di Via Caffaro fornisce ogni anno circa 6.000 prestazioni, tra visite ginecologiche e pap test, ecografie transvaginali, mammografie, ecografie mammarie, visite senologiche, visite e mappatura nei, visite urologiche, visite colon retto, visite ed ecografie alla tiroide.

    Altri numeri di LILT Genova sono: 6.000 visite annuali al Poliambulatorio di Via Caffaro; 6.500 ospiti annuali in Casa Amici; 850 trasporti per 5800 Km percorsi all’anno dalla nostra auto a disposizione dei pazienti in trattamento chemioterapico; 90 signore in terapia oncologica seguite costantemente con il progetto “Ancora Donna”, che offre servizi dedicati al miglioramento della qualità di vita; 3.500 studenti delle scuole primarie e secondarie di Genova e Provincia coinvolti ogni anno in attività di informazione ed educazione alla salute sui temi delle dipendenze e sensibilizzazione agli stili di vita salutari; 3.434 tra amici e followers su Facebook LILT Lega Tumori Genova; 3.500 iscritti alla Newsletter.

    Per informazioni sul progetto: www.legatumori.genova.it; raccoltafondi@legatumori.genova.it; 010.2530160

  • “L’Oro Blu. Progetto H2CO3”, mostra itinerante: quando la fotografia diventa solidarietà

    “L’Oro Blu. Progetto H2CO3”, mostra itinerante: quando la fotografia diventa solidarietà

    oro-blu-india-orfanotorofioUna storia che inizia con un hobby che evolve in passione e successivamente in studio e in lavoro, per arrivare alla sua migliore espressione attraverso un gesto di umana solidarietà.
    Così può essere sintetizzata l’esperienza di Martina Lazzaretti, le cui fotografie in queste settimane e in quelle a venire saranno in giro per sedi varie a Genova e zone limitrofe con una mostra il cui ricavato è destinato interamente a un progetto di beneficenza. Insieme alle foto di Martina sono esposti gli scatti di Giuseppe Grillone, suo compagno in questa lodevole avventura.

    Tutto comincia per Martina nel 2007 quando inizia a frequentare i corsi di fotografia di Federica De Angeli e Sandro Ariu, mettendosi alla prova con una prima mostra realizzata col gruppo di lavoro e avendo l’opportunità di conoscere il fotografo di reportage Ivo Saglietti e di partecipare ad alcuni suoi workshop. Tra il 2010 e il 2012, sotto consiglio dello stesso Saglietti, Martina si specializza in fotografia e fotogiornalismo, prima a Madrid e poi in Danimarca.
    Per la sua tesi di laurea sceglie di documentare la storia di sua zia Graziella Trovato, intorno alla quale ruotano tre tematiche inscindibilmente legate tra loro (tra cui quella che ha portato alla realizzazione della mostra attualmente in allestimento): un cancro al seno, una distrofia alla retina e un’adozione a distanza.

    Racconta Martina: «La distrofia alla retina è una malattia ereditaria che porta alla perdita della vista, per questo motivo abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio: per dare l’opportunità a mia zia di conoscere Megha (la bambina che ha adottato, ndr), e per completare la mia tesi». La meta della spedizione è stato dunque l’Orfanotrofio delle Suore della Divina Provvidenza nella regione di Palakkad in India. La Casa Madre dell’ordine, che si trova a Genova Sampierdarena, è quella cui Graziella si è appoggiata per l’adozione. Un’altra sede si trova a Bogliasco.
    Al viaggio hanno partecipato anche «Sandro, il mio ragazzo, che mi accompagna nelle mie avventure, mia madre Paola – che scettica sul tema adozioni si è dovuta ricredere – e il suo compagno Giuseppe, all’inizio della sua esperienza fotografica (anche lui allievo dei corsi di De Angeli e Ariu, ndr)».

    oro-blu-india-orfanotorofio-2Aggiunge Giuseppe: «Per me il viaggio in India è avvenuto quasi per caso, mi piace viaggiare e mi sono aggregato, era un’occasione in più per allenare l’occhio e avere sotto mano colori e situazioni diversi dal solito. Non avevo obiettivi specifici ma mi ero organizzato per fare foto di ogni genere seppure con un filo logico prestabilito: quando siamo arrivati lì però tutta l’organizzazione mentale è saltata, stravolta dal contatto con la realtà del luogo, dell’ambiente e delle persone che ci siamo trovati davanti. Condizioni di vita totalmente diverse da ciò a cui siamo abituati».

    Già all’arrivo in aeroporto tutto questo si è palesato con netta evidenza e, ancora prima che decidessero coscientemente di seguire un filone narrativo preciso,  la realtà stessa è entrata nei loro scatti: «Per quanto mi riguarda mi piace dire – racconta Giuseppe – che quello che abbiamo fotografato si è presentato ai nostri occhi semplicemente senza che noi lo avessimo cercato. C’era talmente tanto che ci sarebbe da fare una mostra per ogni tematica, dalla risaia dove abbiamo trovato una realtà che nella nostra società non esiste più, alla religione indù che detta ancora i tempi della vita delle persone, dal lavoro artigianale, manuale e arcaico, allo sfruttamento della donna, dalle tradizioni legate a una forte superstizione alla concomitante presenza delle tecnologie moderne come internet. Nello specifico il tema dell’orfanotrofio porta alla luce tematiche come la prostituzione minorile e il traffico dei corpi da cui le bambine ospitate dalle suore vengono salvate».

    Lo scopo della mostra, dal titolo L’ Oro Blu. Progetto H2CO3” (la formula chimica dell’acqua piovana) è raccogliere i fondi per installare un serbatoio di raccolta d’acqua piovana presso l’orfanotrofio in questione, che si trova in una condizione – come succede d’altronde in tutta l’India – di carenza d’acqua potabile e di problemi d’apporto di acqua, dal momento che è fornito di un solo raccoglitore del tutto insufficiente durante il periodo estivo (si raggiungono punte di 49 gradi all’ombra), soprattutto ultimamente con l’aumento del numero di bambine ospitate.

    L’idea di dare il via a questa raccolta fondi e di farlo attraverso le fotografie scattate durante il viaggio è venuta a Martina e Giuseppe alla fine della loro permanenza presso l’orfanotrofio: «Era l’ultimo giorno del nostro soggiorno in India – dice Martina – e le suore ci hanno invitato a passare con loro la giornata all’orfanotrofio visitandolo in tutti i suoi spazi. Così abbiamo scoperto che il solo serbatoio presente è da 12.000 litri e non riesce affatto a sopperire al fabbisogno».

    Aggiunge Giuseppe: «Noi abbiamo cercato di portare un sorriso a queste bambine, ma abbiamo in realtà ricevuto da loro molto più di quello che abbiamo dato, e durante le nostre visite si sono sviluppate emozioni che non ci aspettavamo. Non potevamo non cercare di aiutarle in qualsiasi maniera fosse per noi possibile, e ragionando con Martina e gli altri la mostra fotografica ci è sembrata la via più percorribile. Abbiamo scattato in bianco e nero a rullino con macchine analogiche: quando abbiamo sviluppato i negativi e ci siamo confrontati sulle immagini risultanti abbiamo notato che gli scatti avevano preso da sé un certo indirizzo, così abbiamo infine preso la decisione».

    Ancora Martina: «La cosa che più mi è rimasta impressa di questa esperienza è stata l’accoglienza che abbiamo ricevuto dalle bambine e l’affetto che ci hanno trasmesso. Nonostante la loro povertà hanno una ricchezza dentro che riesce a regalarti molto più di un semplice dono materiale, come quelli che abbiamo portato noi a loro. Spero che le nostre immagini possano riuscire a rendere le emozioni che loro ci hanno fatto provare. Abbiamo scelto l’orfanotrofio come punto chiave della mostra, circondato dai vasti paesaggi e dal tema del duro lavoro per sensibilizzare le persone. Volevamo far percepire la diversità dei due mondi, l’orfanotrofio cattolico, dove le bambine crescono al meglio, contrapposto alla vita quotidiana che si vive a Palakkad».

    Per la scelta delle foto da esporre Martina e Giuseppe si sono avvalsi del prezioso contributo di Federica De Angeli in veste di photo editor, che li ha aiutati selezionando gli scatti migliori.
    La mostra, già ospitata a Bogliasco e presso Arte in Campo a Genova, prosegue il suo itinerario attraverso aperitivi di beneficenza e allestimenti presso associazioni coinvolte e a breve sarà ospitata proprio dalle Sorelle della Divina Provvidenza a Sampierdarena. Tutti gli aggiornamenti si trovano sul sito del progetto per il serbatoio, projectbluegold.jimdo.com, dove tra l’altro chi volesse contribuire con una donazione può farlo seguendo le istruzioni per il versamento. Quando la cifra sufficiente sarà raggiunta il gruppo si recherà nuovamente in India per seguire la costruzione del serbatoio e i due fotografi documenteranno la nuova tappa di questa avventura.

     

    Claudia Baghino

  • Ludovica Robotti, l’associazione di don Paolo Farinella per i più deboli

    Ludovica Robotti, l’associazione di don Paolo Farinella per i più deboli

    san-torpete-chiesaLudovica Robotti è una bimba dal cuore grande, un piccolo angelo che ha vissuto tra noi solo 299 giorni, nel cui sorriso, oggi, riescono a trovare un po’ di serenità tante persone a cui la vita sembra aver voltato le spalle.

    Ludovica Robotti, infatti, è anche un’associazione, nata nella primavera del 2010 per illuminazione e volontà di don Paolo Farinella – rinomato biblista e parroco di San Torpete, ma più semplicemente “Paolo, prete” come preferisce firmarsi lui stesso – e dei suoi tanti amici genovesi e sparsi per il web, che nel 2012 si sono presi cura di quasi una sessantina di persone, per un impegno economico che ha sfiorato i 40 mila euro.

    «Ricordo come se fosse ieri, il primo incontro con Valeria ed Emilio – racconta Paolo, prete, accogliendoci nei locali dell’associazione – due genitori che mi avevano contattato per sondare la mia disponibilità a celebrare il funerale della loro bambina di quattro mesi e mezzo, che sicuramente non avrebbe spento neppure la prima candelina. Non formava i muscoli, una tragica forma di Sla».

    Ludovica morì a nove mesi e mezzo, il 3 febbraio 2010. Il giorno del suo saluto, San Torpete era piena di gente che, nonostante la pioggia, intasava anche piazza San Giorgio: «Fu durante l’omelia che capii che quella bambina poteva effettivamente nascere di nuovo. Stavo dicendo che Ludovica non era morta, una cosa illogica. Ma proprio in quel momento la vidi come un messaggero, un raggio di luce che è arrivato e se ne è andato. Allora lanciai subito l’idea di creare un’associazione dedicata a lei perché nel suo nome potessero vivere tante persone». Era il febbraio del 2010, ad aprile dello stesso anno è stata costituita l’associazione “Ludovica Robotti”, che a settembre avrebbe iniziato a essere operativa con 250 iscritti. «Non avevamo ancora una sede – ricorda Farinella – e in quel momento ci riunivamo nella sacrestia della parrocchia; ma volevamo partire subito, interrogandoci sui criteri con i quali avremmo dovuto operare, mossi dalla convinzione che non si sarebbe trattato di un Centro d’ascolto, come abbiamo voluto ribadire nello slogan dall’elemosina alla giustizia».

    E chi conosce don Paolo, sa benissimo che i fondamenti dell’associazione Ludovica Robotti altri non sarebbero potuti essere che la Costituzione della Repubblica italiana e il Vangelo, come spiega lo stesso sacerdote: «La Costituzione stabilisce che ognuno ha diritto di vivere in pienezza la propria vita, rimuovendo tutti gli ostacoli che ne impediscono la realizzazione come sottolinea l’art. 3. Studio e lavoro sono alla base di tutto perché senza questi non ci può essere un’economia, uno stipendio e quindi viene meno la dignità di una persona, la sua libertà e il suo tempo libero, la sua dimensione sociale e spirituale». Qui il prete sembra lasciare il passo al sociologo: «Certamente la mia è una visione che riprende Marx: il lavoro non è un mezzo di produzione ma il fondamento, la sede della dignità della persona. Poi c’è la seconda pietra angolare, il Vangelo, che ci dice che tutto il creato deve avere una finalità sociale: gli egoismi non possono essere i valori si cui si costruisce la società».

    A questo punto, però, urgeva una scelta perché l’Agenzia delle Entrate non consente la citazione della Costituzione italiana nello Statuto di un’associazione onlus: «Non potevo piegarmi a questa cosa – continua Farinella – d’altra parte desidero che questa associazione sia segno tangibile della gratuità assoluta: chi contribuisce non deve farlo perché può detrarre la sua donazione dalle tasse, ma lo deve fare a perdere, perché decide di condividere con gli altri un bene proprio che ha una valenza collettiva. Altro non è che l’estensione a livello collettivo del principio individuale, previsto sia dalla Costituzione che dalla Dottrina sociale della Chiesa cattolica, della proprietà privata: un valore con una valenza sociale che non può essere assoluto».

    A questo punto iniziano gli sforzi non indifferenti per acquisire e ristrutturare alcuni locali adiacenti alla parrocchia che sono diventati oggi la sede dell’associazione. «Come dicevo prima, la “Ludovica Robotti” non è un centro di ascolto ma è un luogo in cui l’ascolto è al centro. Nel senso che le persone che vengono, non stanno in piedi a chiedere l’elemosina ma sono accolte e raccontano il loro problema a un’assistente sociale e un membro del consiglio direttivo, coadiuvati da uno psicologo qualora fosse necessario. Non diamo mai soldi direttamente, anche perché altrimenti il sistema si intaccherebbe immediatamente, e neppure diciamo sempre di sì ma ci facciamo sempre carico del sostegno di chi ci viene a chiedere aiuto».

    Delle 57 situazioni affrontate nel corso del 2012, 27 sono provenute da segnalazioni fatte da soci o amici dell’associazione, 6 da altre associazioni, Caritas e Centri d’ascolto, 10 invece gli accessi spontanei. Le restanti 14 situazioni sono provenute dal servizio pubblico, ovvero da distretti sociali che non avevano più fondi a disposizione: «Sebbene non ufficialmente – commenta don Farinella –  di fatto possiamo considerarci una sorta di sussidiari del Comune di Genova, che non ha più risorse. In alcuni casi, non solo Tursi non interviene direttamente, ma non si occupa neppure di prendere in carico la situazione provocando una spiacevole falsificazione dei dati sulle povertà».

    Oltre agli interventi emergenziali, spesso dedicati alla riattivazione di acqua, luce e gas, le principali aree di intervento dell’associazione sono quattro.

    L’ISTRUZIONE, LA CASA, GLI ESODATI E I MINORI

    don-paolo-farinella-preteLa prima riguarda una sorta di borsa di studio all-inclusive, con la copertura di tutte le spese scolastiche e di istruzione necessarie a una completa formazione dei giovani accuditi che, se vogliono, possono iscriversi anche all’Università. Al momento, questa tipologia di intervento riguarda tre ragazzi italiani e due bambini in Bangladesh. «Per quanto riguarda il Bangladesh – racconta Farinella – siamo aiutati da un gruppo di amici di Roma, dove vive il papà di questi bambini, vendendo giornali per le strade della capitale. La mamma, invece, è con loro in Africa ma non può lavorare perché deve vigilare costantemente sui due piccoli per evitare che vengano rapiti e coinvolti nell’atroce traffico di organi umani».

    Tra le storie dei ragazzi aiutati c’è anche quella di un giovane di origini slave, che don Paolo non esita a definire «un genio», a cui l’associazione ha fornito tra le altre cose un computer ma che ha declinato l’offerta di una stampante perché non indispensabile. «Non chiediamo la luna – assicura il prete – e non vogliamo per forza la media del 9, ma è necessario che questi ragazzi si impegnino al massimo, per quanto la loro situazione lo possa consentire. Però non vogliamo che il mantenimento della borsa di studio diventi per loro un’ossessione, una malattia. La borsa di studio non è ricattatoria: è loro e la mantengono fin tanto che rispettano con impegno le normali scadenze scolastiche».

    Un’altra quota dei fondi raccolti viene utilizzata per assistere i destinatari degli alloggi comunali: chi riceve queste abitazioni, infatti, spesso non ha le possibilità economiche neppure per sistemare gli allacci delle utenze né per recuperare il mobilio minimo e indispensabile per una sopravvivenza decorosa. In questo caso, la collaborazione arriva da Massoero 2000, un’altra associazione in ambito sociale che vede protagonista Farinella.

    Il terzo settore di intervento riguarda l’accompagnamento fino alla pensione degli esodati più anziani e bisognosi.

    L’ultima area, infine, è quella destinata a tutte le difficoltà che riguardano i minori e le loro famiglie. Tra gli interventi più toccanti, quello che riguarda una piccola bimba genovese di 4 anni, vittima di abusi sessuali in casa, a cui la “Ludovica Robotti” paga una parte della psicoterapia, grazie alla pensione di reversibilità di Elena Hermalaos – a cui è dedicata la saletta degli psicologi nei locali dell’associazione – interamente devoluta dal marito.

    Tra le tante storie di aiuti e vite ridonate, ce n’è una che abbraccia tutti i campi di intervento dell’associazione. È la storia di un ragazzino quindicenne nato a Genova da una mamma nigeriana, costretta a mandarlo dai nonni in Africa per questioni di sopravvivenza. La “Ludovica Robotti” si è fatta carico del ricongiungimento di questa famiglia, pagando il biglietto dell’aereo alla donna che si è potuta recare in Nigeria a recuperare il figlio, riportarlo in Italia prima del compimento del sedicesimo anno, e in un colpo solo ha donato un alloggio e un lavoro alla donna presso la casa di un’anziana genovese, nonché una borsa di studio per il ragazzo.

    Vi sono, inoltre, alcuni casi di cui non l’associazione non riesce a farsi carico direttamente: di solito, si tratta di croniche o, comunque, talmente disperate che l’intervento della “Robotti” non riuscirebbe a sistemare nemmeno in parte. «Quando ci troviamo di fronte a queste circostanze – sottolinea don Farinella – non è che chiudiamo la porta in faccia alle persone, ma invece che intervenire direttamente le accompagniamo presso strutture emergenziali che possano provvedere in maniera più efficace».

    Gli occhi di Paolo, prete, si riempiono di gioia mentre continua a raccontare le avventure di chi in questi tre anni di vita è stato risollevato dell’aiuto di Ludovica. E con tanta soddisfazione e anche un po’ di giusto orgoglio non ci lascia andare finché non ha raccontato un’ultima storia, radicata nel territorio genovese: «Tramite una nostra volontaria, assistente sociale del Comune, siamo riusciti a coinvolgere diverse farmacie, a partire dalla Valbisagno, nella fornitura mensile di una dieta lattea gratuita, ciascuna per una famiglia bisognosa della propria zona. La cosa bella è che la proposta è venuta direttamente dalle stesse farmacie, quando eravamo alla ricerca di un prezzo politico di cui saremmo stati disposti a farci carico».

    Tutto questo grazie al sorriso di Ludovica, che oggi ha un fratellino e tanti, tanti amici.

    Simone D’Ambrosio

  • Serata inaugurale di Man in the mirror onlus association al Covo di Nord Est

    Serata inaugurale di Man in the mirror onlus association al Covo di Nord Est

    Covo di Nord EstMan in the Mirror è un’associazione onlus nata a Genova da un’idea di due giovani, Manuela Bado e Michael Hart; due ragazzi accomunati da una triste esperienza di vita, la morte dei rispettivi padri Darrell Hart e Massimo Bado a causa di una leucemia acuta, che però hanno saputo reagire trasformando questo dolore in un’iniziativa benefica a sostegno di tutti i malati di leucemia.

    L’obiettivo dell’associazione è quello di raccogliere fondi organizzando serate e eventi, occasioni in cui i presenti possano divertirsi e al contempo aiutare le persone colpite da leucemia.

    Sabato 7 luglio si tiene la serata inaugurale di Man in the mirror onlus association al Covo di Nord Est di Santa Margherita Ligure: in programma una cena nella suggestiva location della spiaggia del Covo, l’ingresso in discoteca e una consumazione al prezzo totale di 50 euro.

    Il ricavato della serata sarà devoluto direttamente per l’acquisto di alcuni materiali che migliorino la permanenza in ospedale dei pazienti di lunga degenza, in particolare i malati di leucemia, al fine di dare un vero aiuto alla vita quotidiana del malato.

    Ma i programmi dell’associazione non si fermano qui: l’intento dei soci è infatti quello di organizzare almeno altri 5 eventi prima della prossima estate legati alla sensibilizzazione dei giovani sul tema delle donazioni, sia quelle di denaro che quelle altrettanto importanti di sangue e midollo.

    Per l’acquisto dei biglietti, prenotazioni, conferme o informazioni scrivere @Michael Hart, @Manuela Bado, @Carlotta Marasini oppure michael.hart@hart-sr.it oppure chiamare al 3355986755.

  • Stelle nello sport: la cuffia di Federica Pellegrini all’asta per la Gigi Ghirotti onlus

    Stelle nello sport: la cuffia di Federica Pellegrini all’asta per la Gigi Ghirotti onlus

    La cuffia originale autografata di Federica Pellegrini è uno dei cimeli all’asta, questa settimana, per la Gigi Ghirotti onlus nell’ambito della 13a edizione del progetto “Stelle nello Sport”. L’iniziativa, condotta su ebay e patrocinata dall’Unione Stampa Sportiva Italiana, vede così brillare la stella del nuoto italiano e mondiale, oro a Pechino nei 200 stile libero ed in preparazione per le Olimpiadi di Londra 2012. La sensibilità di questa campionessa sarà sicuramente d’aiuto all‘Ente del professor Henriquet, impegnato nell’assistenza ai malati terminali di Genova.

    Dopo la supersfida Milan-Juventus, con le maglie ufficiali autografate dei campioni d’Italia e di Alex Del Piero su ebay, sarà così la Pellegrini protagonista dell’Asta sostenuta da Bayer, Erg, Acqua Alta Valle, Banca Carige, Villa Montallegro, Ansaldo Energia e Cambiaso Risso. Grazie alla collaborazione dei principali club di serie A e B nonché di molti personaggi dello sport nazionale, gli internauti di tutta Italia possono da un lato aggiudicarsi cimeli di valore straordinario e dall’altro sposare la nobile causa dell’Associazione Gigi Ghirotti onlus.
    Fari puntati anche sulla maglia della Carige Genova, con le firme di tutti i pallavolisti e la canotta autografata dall’ostacolista alassino Emanuele Abate, alla ricerca del tempo per il pass olimpico di Londra 2012.

    In questa settimana, l’asta Stelle nello Sport propone anche un derby rossoblucerchiato tra Eder e Palacio, due giocatori a cui i tecnici Iachini e De Canio fanno affidamento per raggiungere i rispettivi obiettivi di promozione e permanenza in serie A. Eder e Palacio sono tra i giocatori più amati dalle rispettive tifoserie e, grazie alla sensibilità di Sampdoria e Genoa, diventano i portavoce di un’importante causa benefica. Anche le loro maglie, la numero 23 blucerchiata e la numero 8 rossoblù, saranno “battute” su ebay nei prossimi cinque giorni.

    Per accedere alle pagine Ebay dedicate all’asta è sufficiente collegarsi tramite il sito ufficiale www.stellenellosport.com. Ecco il link: http://www.ebay.it/sch/merchant/stellenellosport_gigi_ghirotti

  • Occhiali solidali: iniziativa a favore di persone in difficoltà economiche

    Occhiali solidali: iniziativa a favore di persone in difficoltà economiche

    Occhiali da vista di qualità certificata ad un prezzo accessibile per persone a basso reddito. È l’offerta promossa da Assopto-Ascom (Associazione Ottici e Optometristi) in partnership con la Provincia di Genova, Auser e Federconsumatori.

    <<La Provincia nel 2010 aveva già lanciato una simile iniziativa nell’ambito della campagna “Contro la crisi” – spiega il vicepresidente della Provincia, Marina Dondero – oggi fa piacere essere di nuovo in prima fila e cercheremo di promuovere il più possibile questa opportunità>>.
    Sul sito web della Provincia sarà visibile l’elenco completo degli ottici aderenti, mentre nei vari Comuni saranno esposte locandine e distribuiti depliant informativi.

    Fondamentale il coinvolgimento di Auser che attraverso 5 sportelli sul territorio (4 Genova ed 1 a Chiavari)metterà a disposizione i voucher che daranno dirittoai soggetti che presenteranno la certificazione Isee, relativa al 2010, che attesta un reddito del nucleo famigliare inferiore o uguale a 15 mila euro – ad una visita gratuita presso gli studi di oltre una trentina di ottici a Genova e Provincia e se necessario all’acquisto ad un prezzo agevolato di 38 euro di occhiali da vista con lenti di ottima qualità. Inoltre i richiedenti potranno usufruire anche di uno sconto del 30% su altri articoli oculistici.
    La campagna “Occhiali solidali” parte il 1 marzo e durerà fino al 31 maggio. È disponibile un numero verde – 800995988 – che fornirà tutte le informazioni necessarie ai cittadini.

     

    Matteo Quadrone

  • Raccolta fondi per il Centro malati di Alzheimer “L’Arcobaleno”

    Raccolta fondi per il Centro malati di Alzheimer “L’Arcobaleno”

    Una raccolta fondi a favore dell’apertura del Centro Diurno per malati di Alzheimer “L’Arcobaleno” a Genova -Sestri Ponente, nei locali appositamente ristrutturati di Villa Viganego. Ad organizzarla è l’Associazione “I Pagliacci della Lanterna” in collaborazione con AFMA Genova ONLUS (Associazione Famiglie Malati Alzheimer), e grazie alla disponibilità di COOP LIGURIA.

    La manifestazione si terrà Sabato 18 e Domenica 19 Febbraio 2012 presso il punto vendita di Genova Pegli, in Via Piandilucco, durante tutto l’orario di apertura del Supermercato.

    L’apertura di un Centro Diurno specifico per malati di Alzheimer è ormai una necessità per il Ponente Genovese – spiega AFMA Genova ONLUS – La malattia è sempre più diffusa, vuoi per l’allungarsi della vita media, per cui aumenta la probabilità del manifestarsi delle malattie degenerative, vuoi per il mutare delle abitudini alimentari e dello stile di vita. Oltre alle evidenti sofferenze dei malati, il carico che ne deriva alle famiglie che li assistono, sia in termini economici che di dispendio di energie fisiche e psichiche, è enorme e intollerabile se non si riceve un sostegno.

    I fondatori della nostra Associazione, e di conseguenza i soci, tutti famigliari di malati di Alzheimer, si sono prefissi di sollevare le famiglie dei malati da almeno una parte del carico che essi stessi hanno sopportato e dalle tremende difficoltà che hanno dovuto affrontare per gestire la malattia dei loro cari – continua AFMA Genova ONLUS – Inoltre è provato che le attività mirate che si svolgono in un Centro specializzato, e il contatto con altre persone, aiuta molto i malati a preservare più a lungo le facoltà mentali e manuali residue.

    Per questo, fin dal maggio 2007, abbiamo ottenuto l’approvazione di un nostro progetto per l’apertura di un centro diurno di secondo livello per malati di Alzheimer – conclude l’Associazione Famiglie Malati Alzheimer – Il percorso è stato lungo e faticoso, ma siamo vicini al traguardo. Le nostre iniziative di raccolta fondi sono determinate dalla necessità di reperire la somma necessaria per l’acquisto degli arredi e delle attrezzature, perché i fondi stanziati dalla Comunità Europea hanno coperto solo le opere di ristrutturazione e adattamento dei locali di Villa Viganego. Ringraziamo tutti coloro che ci vorranno o potranno aiutare partecipando a questa iniziativa. Il nostro più vivo ringraziamento a “I Pagliacci della Lanterna”, che hanno promosso questa iniziativa, e che ci sostengono durante tutto l’anno portando il sorriso sui volti dei nostri ospiti dell’Alzheimer Cafè “Le Panchine nel Parco” (Genova- Cornigliano, parco di Villa Bickley).

  • Fabbrica del riciclo, ultimo incontro 2011 per aiutare l’Unicef

    Fabbrica del riciclo, ultimo incontro 2011 per aiutare l’Unicef

    Ultima apertura per l’anno 2011 della “Fabbrica del Riciclo”, in via Greto di Cornigliano 10, a Genova Campi, SABATO 3 DICEMBRE dalle ore 9 alle ore 13.

    Dal dicembre 2007 Amiu collabora con il Comitato Provinciale di Genova UNICEF per la gestione di questo spazio così particolare.
    Alla “Fabbrica del Riciclo” sono esposti mobili e oggetti (provenienti dalla raccolta dei rifiuti ingombranti a domicilio, dalle quattro Isole Ecologiche cittadine e dal servizio di ritiro ingombranti mobile Ecovan) che sono stati recuperati e risistemati da operatori specializzati AMIU.

    I cittadini possono acquistare gli oggetti esposti (singoli pezzi o lotti) in cambio di un’offerta economica libera (sulla base di un valore minimo già prefissato) che andrà a sostenere alcune iniziative benefiche. Lo spazio è gestito dai volontari UNICEF (Comitato Provinciale di Genova) e i proventi saranno destinati alla campagna UNICEF “Uniti per i bambini, Uniti contro l’AIDS”.

    Tutto ciò è stato reso possibile grazie al contributo del GAL Appennino Ligure, European Wast Management e Interreg IIIC e alla collaborazione con CONAI (Consorzio nazionale imballaggi), COREVE (Consorzio nazionale recupero vetro), COREPLA (Consorzio nazionale recupero degli imballaggi plastica), COMIECO (Consorzio nazionale recupero e riciclo imballi a base cellulosica), CIAL (Consorzio nazionale imballaggi di alluminio), RILEGNO (Consorzio nazionale recupero e riciclaggio imballaggi in leggo), CNA (Consorzio Nazionale Acciaio).

    Inoltre alcuni produttori italiani specializzati si sono occupati dell’allestimento di un “Angolo del rifatto”: testimonianza tangibile del destino che hanno i materiali quando vengono differenziati e trasformati in oggetti di uso quotidiano.

    E’ presente, in mostra momentanea, anche l’opera d’arte “M3” dell’artista francese Nordine Sajot avuta in gentile concessione dalla Saint Gobain Vetri e dal CO.RE.VE.

    Dal 2009 la Fabbrica del Riciclo ospita un corner di Remida (Centro di riciclaggio creativo) con cui organizza laboratori per le scuole, partecipa ad iniziative di sostenibilità ambientale (tra cui le borse ottenute dalla raccolta differenziata degli ombrelli e confezionate dalle detenute del carcere di Pontedecimo). Mentre dal 2010 ogni settimana vengono ospitati, seguiti dai loro educatori, alcuni ragazzi e ragazze dell’Anffas coinvolti in un progetto educativo-formativo.

  • Noi per Genova, concerto benefico al Blue Moon

    Noi per Genova, concerto benefico al Blue Moon

    Blue MoonGiovedì 24 novembre si tiene al Blue Moon di piazzale Marassi il concerto benefico “Noi per Genova”, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza in favore delle popolazioni alluvionate.

    All’evento partecipano figure di rilievo della scena musicale e non solo: dai comici Maurizio Lastrico, Sandro Giacobbe, Marina Peroni, Ugo Dighero, Claudio Lauretta, ai musicisti Piero Parodi,  Melodies,  Trilli, Aldo Ascolese & Gianluca Origone, The Others e i Bit Nik.
    Le coreografie soo curate da Naima Academy e la serata è presentata da Carlo Trapani.

    Ingresso 15 euro adulti, 10 bambini.

    Per info e prenotazioni: tel 010 8370452