Tag: progetti europei

  • Regione Liguria, nuova sede di rappresentanza a Bruxelles costa 30mila euro all’anno. Toti: «Surreale non essere presenti dove si decidono finanziamenti»

    Regione Liguria, nuova sede di rappresentanza a Bruxelles costa 30mila euro all’anno. Toti: «Surreale non essere presenti dove si decidono finanziamenti»

    Piazza de Ferrari Palazzo della Regione«Una rappresentanza permanente a Bruxelles ci deve essere. Nella scorsa legislatura è stata abborracciata, con qualche superficialità, una sede che funzionava poco e male. Con le stesse risorse, abbiamo dato razionalità a una presenza fissa a Bruxelles che possa servire alla nostra Regione, esattamente come quella di Roma». Lo dice alla agenzia Dire il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, in occasione della presentazione degli eventi dedicati all’inaugurazione della nuova sede dell’ente in rue du Trône 62 a Bruxelles. «Dopo anni di quasi totale inattività abbiamo avviato un’azione di efficientamento dei nuovi uffici della Regione Liguria a Bruxelles – spiega Toti – era surreale che non fossimo presenti dove si decide buona parte dei finanziamenti regionali per le nostre imprese – prosegue Toti – l’integrazione economica europea è importante e dell’integrazione della Regione Liguria con il resto del mondo abbiamo fatto una bandiera nel nostro programma, dopo dieci anni di isolamento della precedente amministrazione».
    La nuova sede costerà 30.000 euro all’anno. «Il Pd spendeva oltre 200.000 euro per qualcosa di simile a uno scantinato – attacca l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Edoardo Rixioggi invece abbiamo una sede, non sfarzosa ma operativa, assieme ai nostri partner europei, Regione Piemonte che ci dà gli spazi, Valle d’Aosta, Paca e Rhone Alpes». L’assessore spiega che «è necessario fare massa critica con le altre Regioni perché non vada in porto il progetto dell’Unione europea di centralizzare la gestione dei fondi comunitari: per noi in Liguria c’è in ballo oltre un miliardo di euro». In questo contesto, dunque, la Liguria deve «dare segnali politici» della propria presenza «per costruire un’Europa diversa – prosegue il segretario regionale del Carroccio – che non sia più quella della finanza e dei banchieri ma quella dei posti di lavoro e dello sviluppo industriale. Troppo spesso escono progetti europei non ritagliati sul nostro territorio perché non eravamo presente nei tavoli giusti, non possiamo più permettercelo». Tra le iniziative previste nel giorno dell’inaugurazione, mercoledì 3 maggio, due workshop, articolati in circa 20 interventi da parte di esperti e rappresentanti economici liguri che presenteranno la regione e le sue opportunità economiche all’interno dello scenario europeo. Una giornata che culminerà con il taglio del nastro da parte del presidente Toti e dei rappresentati di tutta l’Euroregione.
  • Por, a rischio 10 milioni di finanziamento europeo per Sampierdarena: colpa dei ritardi nei lavori

    Por, a rischio 10 milioni di finanziamento europeo per Sampierdarena: colpa dei ritardi nei lavori

    palazzo-tursi-D4Il Comune di Genova rischia di dover restituire all’Europa 10 milioni di euro. L’allarme forte e chiaro è lanciato dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Edoardo Rixi. «Se entro fine anno Tursi non riuscirà a collaudare l’ascensore di collegamento tra via Cantore e villa Scassi (i cui lavori sono appena iniziati e non potranno certo essere portati a termine nel giro di 2 mesi, NdR) – sostiene Rixi – l’amministrazione dovrà restituire non solo i 2,8 milioni di euro di finanziamento per l’opera ma tutti i 10 milioni stanziati sul progetto più complessivo di riqualificazione di Sampierdarena». L’ascensore in questione è, infatti, uno dei tanti lavori in ritardo inseriti nel grande calderone dei Por 2007-2013 (qui l’approfondimento), importanti interventi di riqualificazione territoriale sostenuti in parte dal Fondo europeo di sviluppo regionale e in parte dai Comuni destinatari dei trasferimenti comunitari. Per legge, tutti i lavori (che a Genova riguardano anche altri progetti alla Maddalena, Molassana, Sestri-Chiaravagna e Pra’ Marina) devono essere rendicontati (compreso il pagamento di tutti i fornitori) e collaudati entro la fine dell’anno, pena la restituzione dell’intero finanziamento.

    Il tentativo in extremis del Comune per non perdere faccia e milioni

    Nessuno dei cinque progetti è stato al momento completato. Il Comune contava su una proroga a seguito dei danni alluvionali dello scorso anno e i conseguenti rallentamenti nei cantieri: «La richiesta sarebbe dovuta partire da Roma – spiega ancora l’assessore regionale – ma è evidente che non si possa chiedere una proroga nazionale solo per il ritardo di una città».

    Tursi, allora, ha provato un altro escamotage. All’interno delle opere previste nei Por sono state inserite alcune somme urgenze proprio derivanti da danni alluvionali: «Così – spiega l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello – abbiamo aumentato la portata dei Por e la copertura a carico del Comune che ci permetterà di rendicontare i lavori entro la fine dell’anno e non incappare nella mannaia della restituzione dei finanziamenti ma ci consentirà di proseguire tranquillamente i cantieri anche nei mesi successivi. La situazione è assolutamente sotto controllo: abbiamo ricevuto garanzie da Bruxelles e dalla Regione con cui abbiamo cadenzato una serie di incontri per la verifica puntuale dello stato delle opere. Senza dimenticare che in alcuni cantieri come Pra’ e Molassana stiamo correndo come razzi: è ovvio che se fosse arrivata la proroga avremmo potuto fare le cose con un po’ più di tranquillità».

    Il caso di Sampierdarena

    Via Buranello SampierdarenaMa l’espediente, assieme a qualche altro strategico spostamento di opere da un Por all’altro, sembra poter funzionare per tutte le zone di intervento tranne che per Sampierdarena. «In generale – conferma Rixi – sono abbastanza tranquillo perché tra l’accelerazione evidente di alcuni cantieri e il prezioso lavoro degli uffici regionali dovremmo riuscire a mantenere sostanzialmente tutti i finanziamenti, anche se i lavori non saranno completati entro la fine dell’anno. L’unica eccezione è Sampierdarena dove il Comune non è ancora riuscito a cubare i 2,8 milioni di euro previsti per l’ascensore via Cantore – Villa Scassi».

    C’è ancora una possibilità di proroga concessa da Roma e da Bruxelles che potrebbe evitare al Comune di dover restituire non solo i 2,8 milioni di euro ma anche il finanziamento del Por Sampierdarena per lavori già portati a termine: Tursi dovrebbe farsi carico di una fidejussione a garanzia della copertura economica complessiva pari a 10 milioni di euro. Così i fondi europei resterebbero congelati ancora per un anno. «Se alla fine del 2016 l’ascensore non dovesse essere ancora funzionante – prosegue l’assessore regionale – i soldi tornerebbero all’Europa ed entrerebbe in gioco la garanzia bancaria stipulata dal Comune». E Genova resterebbe con un lavoro a metà e la necessità di recuperare nuovi fondi per portare l’opera a compimento in tempi rapidi, senza considerare le eventuali rivalse delle ditte vincitrici dell’appalto. Alternativa alla fidejussione potrebbe essere una delibera di giunta che sancisse una variazione di bilancio ad hoc, ma nell’attuale condizioni delle casse di Tursi si tratta di un’ipotesi alquanto improbabile. «La Regione non ha intenzione di metterci un euro – avverte Rixi – anche perché si tratta dell’unico caso in Europa di un ritardo così forte che, tra l’altro, potrebbe mettere a serio rischio futuri finanziamenti comunitari per tutta la Liguria dal momento che si creerebbe un buco sul capitolo regionale della programmazione europea. È allucinante non riuscire a spendere questi soldi in un contesto in cui l’Italia ogni anno dà all’Europa 14 miliardi di euro e ne riceve non più di una decina: non ha proprio senso essere costretti a restituire pure quel poco che arriva».

    L’imbarazzo a Tursi e la situazione a Pra’

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Ma perché tutti questi ritardi su lavori previsti e finanziati da anni? «In alcuni casi – spiega Crivello – ci sono stati degli ostacoli oggettivi in corso d’opera: a Pra’, ad esempio, abbiamo dovuto bonificare dell’amianto per oltre 700 mila euro, poi c’è stato il non semplice smaltimento del sedime ferroviario e ancora i lavori di messa in sicurezza idrogeologica resi più difficile dalle grandi piogge. In altre situazioni, invece, ci si sarebbe dovuti interrogare a monte sulla fattibilità di alcune opere. Penso, ad esempio, alla pedonalizzazione di via Buranello: non sarebbe stato meglio dedicarsi prima a un convincente rilancio degli spazi sotto i voltini ferroviari?».

    Resta il fatto che non tutti i ritardi (compreso il mancato aggiornamento ai cittadini sullo stato delle opere, dato che il sito dell’Urban Center – che il Comune di Genova ha dedicato alla “città che cambia” – fa risalire le ultime informazioni al 7 gennaio 2013) sono facilmente scusabili. E l’imbarazzo dell’amministrazione è, comunque, palpabile. Secondo quanto trapelato dai corridoi di Tursi, martedì pomeriggio l’assessore Crivello avrebbe dovuto rispondere a un’interrogazione a risposta immediata di un consigliere di maggioranza proprio sullo stato dell’arte dei lavori dei Por. Ma l’art. 54 è stato fatto sparire con un colpo di magia per non creare ulteriori difficoltà a una giunta già abbastanza in crisi su altri fronti.

    Secondo l’assessore regionale Rixi, il Comune avrebbe anche avuto l’occasione di rimediare poco prima dell’estate: «Dopo il nostro insediamento avevamo proposto a Tursi una rimodulazione dei Por sostituendo opere complesse con lavori di manutenzioni più semplici e immediati ma il Comune si è arroccato sulla sua posizione. In sei mesi, attraverso piccoli appalti, si sarebbero potuti portare a termine interventi ugualmente importanti come la riqualificazione dei mercati comunali, l’illuminazione pubblica e l’installazione di telecamere di sicurezza nelle zone più degradate. Avevamo anche chiesto al Comune di portarci un elenco di altre opere realizzate negli ultimi anni nella zona di Sampierdarena per cercare di farle rientrare nei lavori del Por ma non c’è stato verso».

    Una condotta che il Comune cercherà di migliorare sui prossimi finanziamenti europei: «Stiamo lavorando soprattutto sul delicato tema del trasporto in Val Bisagno – anticipa Crivello – e sull’efficientamento energetico, secondo le linee guida fornite dall’Europa».

    cantiere-stazione-praIntanto, ci sono da portare a casa gli altri cantieri. In questo quadro di incertezza, con il rischio concreto che qualche lavoro resti sospeso a metà, non perde le speranze il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, interessato al Por più sostanzioso dal punto di vista economico che dovrebbe, tra le altre cose, far nascere a Pra’ Marina una nuova cittadella dello sport: «Abbiamo già ricevuto garanzie dal Comune che i lavori saranno portati a termine in qualsiasi caso: anche se per qualche ragione non si riuscissero a sfruttare i finanziamenti europei nella loro interezza, Tursi troverà il modo di rimediare con altri fondi per rilanciare come si deve la zona marina di Pra’ e rendere la Fascia di Rispetto un polo di attrazione sportiva e turistica sovraregionale». Dopo anni di rallentamenti, a Pra’ i lavori sembrano finalmente procedere nel verso giusto e a buon ritmo: «Al momento – dice il presidente – siamo circa al 50-55% dei lavori completati: sono state riqualificate piazza Sciesa, la passeggiata lungo il campo di calcio della Praese, l’approdo Navebus con il parcheggio di interscambio e la foce del rio San Pietro. Siamo più indietro, invece, sui lavori del Parco Lungo e del progetto Pra-to-Sport ma si tratta di quelli economicamente meno incidenti. Sicuramente non tutto verrà completato entro la fine dell’anno – conclude Avvenente – ma mi accontenterei se venisse messo definitivamente a sistema almeno tutto il riassetto della viabilità».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Impianti sportivi, ecco i tre progetti in corsa per i finanziamenti europei

    Impianti sportivi, ecco i tre progetti in corsa per i finanziamenti europei

    piscina-massa-nerviNella più classica delle zone Cesarini la giunta comunale ha dato il via libera alla presentazione di tre progetti preliminari per la riqualificazione di altrettante strutture sportive cittadine a un bando regionale (scaduto il 31 ottobre) che punta a distribuire circa 25 milioni di euro “avanzati” dagli ex fondi Fas. A beneficiare di questi contributi, che in minima parte potrebbero essere affiancati da qualche spicciolo messo a disposizione del Comune, potrebbero essere due storiche piscine genovesi come la Mameli di Voltri e la Massa di Nervi, del cui stato di degrado abbiamo già più volte parlato sulle pagine di Era Superba. A questi si potrebbe affiancare anche una nuova sede per i galeoni delle regate storiche delle Repubbliche Marinare, che sarebbero custoditi sempre nel complesso del centro veliero di Prà ma in una struttura ad hoc. Da sottolineare come la realizzazione di tutti e tre i progetti preliminari sia stata sostanzialmente a costo zero: per il capannone del Galeone ci hanno pensato gli uffici comunali, per la Mameli il disegno è stato regalato al consorzio Utri Mare dall’architetto Marco Pesce, per la Massa la donazione è arrivata dall’architetto Luca Mazzari.

    «Non ci siamo fatti mancare nulla come amministrazione – scherza l’assessore allo Sport, Pino Boero – nel senso che appena sono arrivato mi hanno restituito le chiavi della piscina Massa. Abbiamo cercato delle soluzioni tampone per alcuni di questi impianti chiusi ormai da anni ma era necessario risolvere i problemi alla radice. Non si poteva fare un bando perché difficilmente si sarebbero trovate società disposte a investire in questo momento economico. Abbiamo dunque cercato di sfruttare la disponibilità della Regione Liguria sulla rimodulazione dei fondi Fas per gli anni 2007-2013 e naturalmente la programmazione per quelli 2014-2020 scegliendo questi progetti che chiederanno anche un esborso da parte del Comune, seppure minimale».

    Non sono riusciti a rientrare nel bando altre due strutture da tempo chiacchierate: la piscina Nico Sapio di Multedo, per cui non c’erano i tempi tecnici per giungere a un progetto neppure preliminare, e il complesso tennistico di Valletta Cambiaso, al contrario di quanto anticipato qualche mese fa dall’assessore Boero.

    Ora la palla passa alla Regione. «Non posso sapere come la Regione disporrà di queste risorse – dice Boero – ma a noi interessava dimostrare che davanti a strutture fatiscenti il Comune si è impegnato a cercare una strada sicura, seppure probabilmente non rapidissima, per avviare le riqualificazioni». E se i fondi non dovessero essere concessi? «Non voglio fare nessun piano B almeno finché qualcuno non mi deluderà sul piano A» dichiara l’assessore. «Non voglio certo dire che la Regione ci debba dare tutto e subito ma questi sono i progetti che abbiamo indicato ed è chiaro che qualcosa ci aspettiamo: se non tutto arriverà, aspetteremo il prossimo giro».

    Ma vediamo più da vicino i tre progetti in corsa per i finanziamenti.

    La piscina Massa di Nervi

    piscina-massa-nervi-2Il disegno della nuova piscina Massa, che con tutta probabilità verrà presentato ai cittadini nel corso di un incontro pubblico entro la fine del mese, prevede l’abbattimento delle gradinate che attualmente danno sull’asfalto, il rifacimento di tutti i locali interni e, soprattutto, la messa a norma della vasca che dovrebbe, quantomeno in via preliminare, allargarsi alle dimensioni regolamentari per la pallanuoto (33×20 metri con una profondità di 2 metri).

    «Purtroppo – spiega il presidente del Municipio Levante, Nerio Farinelli – non è stato possibile rendere partecipe la comunità prima della presentazione del progetto preliminare ma i tempi erano davvero molto stretti. Ottenere questi finanziamenti per noi sarebbe un grande successo perché ci abbiamo lavorato ininterrottamente da settembre anche grazie alla preziosa collaborazione dell’architetto Mazzari e del suo staff».

    L’aspetto forse più prestigioso di questo progetto è la richiesta di finanziamento per il rifacimento della pavimentazione di tutto il molo di Nervi per dare continuità alla Passeggiata Anita Garibaldi, che in questo modo arriverebbe fino al faro. E la piscina sarebbe anche un bel vedere grazie a un gioco di vetri e trasparenze, che garantirebbe appetibilità agli spazi interni pensati per convegni e altre attività non prettamente agonistiche.

    Costo complessivo: 3,5 milioni di euro, di cui 2 per la piscina e 1,5 per la riqualificazione viaria. «Si tratta di una struttura piuttosto semplice e leggera – riprende Farinelli – che si inserisce bene nel contesto del porticciolo e crea un collegamento naturale con il borgo e la passeggiata. Siamo riusciti ad avere il via libera per provare ad acchiappare i finanziamenti europei in extremis ed è una cosa che ci riempie di gioia. Peccato solo che arrivi in un momento in cui la città avrebbe bisogno di ben altri fondi su altre poste per riprendersi dall’alluvione: ma questi, purtroppo, sono finanziamenti vincolati e se non venissero spesi su queste partite sportive andrebbero persi».

    La Mameli di Voltri

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    Progetto riqualificazione Mameli di Voltri – Prospetto Est

    Altra storica piscina che potrebbe rinascere grazie all’intervento dei fondi europei è la Mameli di Voltri. Come noto, la struttura rientra nella concessione demaniale affidata al consorzio Utri Mari, una sorta di partecipata del Comune di Genova, che si occupa anche della gestione della società sportiva e della passeggiata ponentina. Il progetto di riqualificazione, realizzato dall’architetto Pesce socio del consorzio che ha chiesto l’intervento di Tursi per trasformare il disegno in realtà, prevede anche in questo caso il rifacimento integrale della vasca secondo le prescrizioni della FIN per la pallanuoto agonistica. Nuovi saranno anche gli spogliatoi dopo che le vecchie strutture erano state demolite da Autorità Portuale assieme a una desueta falegnameria. Tutta l’impiantistica interna sarà rivista per consentire un abbattimento dei costi di gestione che, tuttavia, potranno contare anche sugli introiti provenienti dalla spiaggia libera attrezzata prospiciente, anch’essa interessata dal restyling. Infine, è prevista anche l’eliminazione del “pallone” e la sua sostituzione con una copertura telescopica che consenta di fare attività al coperto in inverno (con la protezione anche di una parte delle gradinate) e all’aperto in estate.

    Piscina Mameli, Voltri«Una delle regioni per cui la pallanuoto ha perso molto del suo appeal – spiega il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – è stata il suo confinamento nei mesi invernali dentro le piscine. Non a caso società storiche come la Mameli o la Sportiva Nervi sono fallite. Con questo intervento, non solo architettonico ma anche funzionale con nuove attrezzature per il riscaldamento e il filtraggio delle acque, pensiamo a far rinascere una piscina storica aperta nel 1956. Speriamo che la Regione tenga conto anche dell’alto valore sociale di un impianto sfruttato dai bambini delle scuole, dai ragazzi differentemente abili, da chi non ha grandi disponibilità economiche e dai carabinieri subacquei di Voltri».

    I costi per l’intera riqualificazione dovrebbero aggirarsi attorno ai 3,3 milioni di euro (2,5 milioni per le strutture, 830 mila euro per l’efficientamento energetico).

    I tempi di realizzazione sono comunque ancora lunghi, come ci spiega Andrea Mariani, funzionario dell’assessorato allo Sport: «Se la Regione dovesse confermare i fondi in tempi piuttosto rapidi, abbiamo previsto un cronoprogramma che attraverso le necessarie procedure a evidenza pubblica arrivi ad affidare i lavori entro la fine del 2015». I cantieri a quel punto dovrebbero durare non meno di 2 anni. «I lavori sono piuttosto complessi – ricorda Mariani – ma il progetto prevede una realizzazione per lotti progressivi in modo che l’intero complesso possa riaprire le porte ai cittadini prima di tre anni».

    La speranza per il presidente di Municipio Avvenente è di poter vedere qualcosa di concreto entro la fine del suo secondo mandato (primavera 2017): «Sarei la persona più felice del mondo se potessi vedere la fine di una serie di opere come il Por di Prà e la riqualificazione della Mameli: potrei andarmene a pescare soddisfatto».

    Prà, nuova casa per il galeone storico

    Un po’ a sorpresa il terzo progetto che potrebbe rientrare nei finanziamenti ex Fas è il rifacimento della struttura che ospita i due galeoni storici utilizzati, negli ultimi anni con scarsissimi risultati, per le regate delle Repubbliche Marinare. Le imbarcazioni sono attualmente conservate nel capannone centrale del centro veliero di Prà; tuttavia, l’area è stata concessa quest’estate alla Federazione italiana canottaggio che realizzerà il primo centro di eccellenza nazionale per giovani promesse e grandi campioni.

    «Avere atleti provenienti da ogni dove che potranno trovare strutture adeguate per fare sport è una grande opportunità per il Ponente» dice Avvenente. «Con 450 mila euro dei Por riusciremo a sistemare il campo di regata e stiamo pensando anche all’accoglienza e alla ricettività: a Villa de Mari nascerà un ostello che lavorerà in simbiosi con gli impianti sportivi della Fascia di Rispetto». Così vedere nuotare nella piscina di Prà campioni internazionali del calibro di Ryan Lochte, come successo i giorni scorsi, o vogare i futuri eredi dei fratelli Abbagnale potrebbe trasformarsi da eccezione a norma.

    Ecco allora la necessità di spostare i due galeoni in una struttura che potrebbe fungere anche come una sorta di museo o, comunque, di polo attrattivo attraverso una superficie trasparente per dare visibilità a un’attività su cui l’amministrazione vorrebbe puntare nei prossimi anni. Qui i costi sono decisamente più bassi rispetto a quelli delle altre due opere e dovrebbero aggirarsi attorno ai 460 mila euro. 

    Nico Sapio a Multedo: verso una svolta?

    multedo-degrado-piscine-sapioC’era una terza struttura a Ponente che sarebbe rientrata volentieri tra gli impianti da riqualificare attraverso i fondi europei: stiamo parlando della piscina Nico Sapio di Multedo, la cui situazione purtroppo non si è potuta sbloccare per mancanza di un vero e proprio progetto di rilancio.

    «Mia nonna – sorride amaro il presidente Avvenente – diceva sempre che per poter sperare di vincere la lotteria di Capodanno bisogna almeno comprare un biglietto. Il biglietto in questo caso è rappresentato dal progetto che per la Sapio non c’è. L’assessore Boero sta valutando se far partire un altro bando oppure ragionare sull’utilizzo polifunzionale della struttura mettendo a gara anche i campetti da calcetto e tennis, che grazie all’impegno dei volontari sono stati riaperti gratuitamente a tutti i bambini della zona».

    Voci di corridoio dicono che l’amministrazione sia sempre più orientata verso un project financing per la riqualificazione complessiva delle strutture. Accantonato il progetto di Multedo 1930 che versa in cattive acque economiche, parrebbe che un’altra grande società sportiva cittadina si sia fatta avanti per rilevare l’intero compendio sportivo: si potrebbe, dunque, tonare a parlare di addio alla piscina ma, prima, bisognerà convincere gli abitanti.

    E Valletta Cambiaso?

    Fino a qualche settimana fa sembrava che all’interno di questa infornata di fondi Fas potesse rientrare anche la riqualificazione dei campi da tennis di Valletta Cambiaso che, invece, sono rimasti fuori dal bando. Ma anche per questo progetto, assicura l’assessore Boero, le acque non sono ferme: «La riqualificazione di questi impianti probabilmente andrà avanti su altre strade: potrebbe richiedere in futuro l’intervento di fondi Fas ma non dovrebbe esserci alcuna necessità di intervento da parte del Comune perché in questo caso ci penserebbero almeno in parte i capitali privati di My Tennis, che hanno in gestione gli spazi, ed eventualmente la Federtennis».

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Liguria, prevenzione rischio idrogeologico: fra progetti europei e infrastrutture

    Liguria, prevenzione rischio idrogeologico: fra progetti europei e infrastrutture

    alluvione2-DIRiskNet, Proterina Due, e prima ancora Res-Mar, nomi che ai più non diranno granché, sono progetti europei con relativi fondi comunitari, dai quali negli ultimi anni, perseguendo un chiaro disegno strategico, la Regione Liguria ha coerentemente attinto risorse – non parliamo di cifre astronomiche, il finanziamento complessivo arrivato in Liguria si aggira su circa 1 milione e mezzo di euro – per sviluppare, in collaborazione con Arpal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure) e Liguria Ricerche, una serie di azioni volte a migliorare le modalità di gestione dei rischi naturali da parte delle istituzioni, gli strumenti di comunicazione dell’allerta alla popolazione, nel contempo incrementando nei cittadini la coscienza del pericolo e dei comportamenti da tenere a tutela della propria incolumità, insomma favorendo in tutte le componenti della società la nascita di una cultura di protezione civile partecipata, secondo il nuovo approccio alla prevenzione introdotto dalla direttiva UE relativa alle alluvioni.

    Nella nostra regione il fabbisogno formativo rispetto a tali tematiche è emerso con evidenza nel 2012, durante un percorso di confronto e scambio di buone pratiche con amministratori e tecnici di 26 Comuni (nonché funzionari di Regione, Protezione civile, Arpal, e ricercatori della Fondazione Cima) – reso possibile dalla disponibilità di fondi in seno al progetto europeo del programma “Maritime Res-Mar”, Rete di tutela ambientale nello spazio marittimo – in cui tali soggetti si sono interrogati su come rendere più efficiente il sistema, soprattutto dopo gli eventi alluvionali del 2010-2011. In quelle drammatiche giornate, infatti, alle segnalazioni di allerta meteo-idrogeologiche non seguirono interventi di prevenzione efficaci a livello locale.

    L’approvazione del progetto europeo RiskNet, cofinanziato nell’ambito del Programma di Cooperazione transfrontaliera Alcotra e capofilato dalla Regione Valle d’Aosta, ha permesso di dare parziale risposta alla necessità di formazione palesatesi in Liguria. Avviato a gennaio 2013 e prossimo a concludersi a fine 2014, il progetto RiskNet intende diffondere le conoscenze raggiunte nell’ambito di RiskNat – progetto strategico (terminato nel 2012) che ha sviluppato azioni per la prevenzione e la gestione dei rischi naturali, coinvolgendo Francia, Svizzera e Italia (interessando a livello ligure le provincie di Imperia e Savona) – e sensibilizzare il grande pubblico attraverso azioni partecipate e strumenti di comunicazione innovativi.

    Le tre attività principali sono: realizzazione di seminari formativi rivolti a tecnici ed amministratori dei Comuni e di altri enti competenti in materia di protezione civile; innovazione e miglioramento degli strumenti di comunicazione, tra i quali lo sviluppo del sistema di allerta meteo via web con l’avvio del nuovo sito “www.allertaliguria.gov.it”, a cui l’Arpal sta lavorando con la Protezione civile regionale, accompagnato dall’aggiornamento dell’Osservatorio meteo-idrologico della Regione Liguria (Omirl); sensibilizzazione dei cittadini ed avvio di un percorso di pianificazione partecipata presso alcuni Comuni dell’entroterra della provincia di Imperia.

    Formazione e aggiornamento sulla cultura del rischio

    alluvione6-DIIl progetto di cooperazione transfrontaliera ALCOTRA-RiskNet, dunque, si articola su più versanti. Serena Recagno, funzionario Arpal, ha seguito la parte relativa alle attività formative/educative, quindi corsi rivolti ad amministratori pubblici (soggetti chiave dal punto di vista normativo e di gestione del territorio), ed insegnanti (figure fondamentali per sviluppare percorsi educativi sulla cultura del rischio nei confronti delle nuove generazioni). Corsi finalizzati a supportare gli amministratori per la redazione dei piani di emergenza comunali e la comunicazione ai cittadini dei contenuti degli stessi. Rispetto agli insegnanti, invece, i corsi miravano a dare un inquadramento generale delle problematiche legate ai rischi naturali, fornendo elementi e materiali per la progettazione educativa da sviluppare con gli studenti.
    «Il programma formativo per referenti comunali di Protezione civile e volontari si è svolto nel 2013 in alcuni Comuni della Province di Imperia e Savona – racconta Recagno – L’attenzione è stata focalizzata sugli aspetti più operativi della fase di pre-allerta, allerta ed emergenza: previsioni metereologiche, lettura bollettini, comunicazione e coordinamento tra operatori, organizzazione dei presidi territoriali, dinamiche psicologiche in emergenza. Inoltre, i corsi hanno previsto un’esercitazione pratica in cui i partecipanti sono stati invitati a simulare il “chi fa cosa, e come” in situazioni specifiche di pre-allerta, allerta ed evento in atto».
    Sempre nel corso del 2013 «Sono stati organizzati i corsi di formazione per insegnanti – continua Recagno – che hanno coinvolto pure gli amministratori pubblici degli enti locali in cui risiedevano le scuole, ad esempio Riva Ligure, San Lorenzo al Mare, Alassio». Comunque, sottolinea Recagno «Lo stesso approccio formativo è stato da noi utilizzato anche al di fuori dell’ambito territoriale di RiskNet (che interessa solo le province liguri più vicine al confine con la Francia), ovvero per attività formative organizzate, ad esempio, a Genova. Senza dimenticare che la Regione Liguria ha sviluppato e sta sviluppando in modo integrato più progetti europei, quali Res-Mar, Proterina C e Proterina Due, che negli ultimi anni ci hanno consentito di approfondire le tematiche legate ai rischi naturali, non soltanto quello idrogeologico, ma anche quelli legati agli incendi ed ai terremoti».

    Adesso, per quanto riguarda la Liguria «Gli obiettivi prefissati con il progetto RiskNet sono stati raggiunti – conclude Recagno – ma si continuerà a capitalizzare le esperienze fatte in altri territori. Si proveranno inoltre a replicare alcune delle buone pratiche che abbiamo visto sviluppare dai partner stranieri, come il campus universitario internazionale realizzato a Bordighera dal Centre Méditerranéen de l’Environnement (di Isle sur la Sorgue, vicino ad Avignone) per la stesura e messa online di una topoguida nella Valle del Fiume Roja»

    La situazione generale dei progetti europei dedicati alla prevenzione ambientale

    regione-liguriaIl processo di rafforzamento del sistema di prevenzione dei rischi naturali, in Liguria, è partito in seguito ai tragici eventi alluvionali del 2010-2011. «In parte finanziato da RiskNet, in parte da altri progetti europei, mentre la Fondazione Cima ha fornito un prezioso contributo scientifico – spiega Daniela Minetti, responsabile comunicazione e marketing di Arpal – La Regione Liguria ha dimostrato di saper attuare un’intelligente integrazione dei fondi UE provenienti da fonti diverse, perseguendo un disegno strategico chiaro e condiviso. Come tante tessere che compongono un puzzle. Regione, enti locali, Arpal, Protezione civile, hanno fatto uno sforzo comune per affrontare le criticità del sistema a livello regionale e locale, sia per quanto riguarda la filiera delle procedure tecniche, sia per quel che concerne gli strumenti di comunicazione, compresa l’azione di sensibilizzazione rivolta a cittadini, amministratori pubblici, funzionari, tecnici, insegnanti, in merito ai comportamenti corretti da tenere prima e durante l’emergenza».

    Laura Muraglia, funzionaria della Regione Liguria, settore Ambiente, aggiunge «Risknet è un progetto tutto sommato piccolo, che finirà a breve. La Liguria ha ricevuto in totale circa 150 mila euro, dedicati in gran parte alle attività promosse da Arpal. Proterina Due (che coinvolge i territori di Liguria, Corsica, Sardegna e Toscana) è un progetto contemporaneo a RiskNet, aperto da maggio 2013, si chiuderà a maggio 2015. Parliamo di circa 436 mila euro per la nostra regione, di cui circa 350 mila euro destinati alle realizzazione delle opere». Per la Liguria si tratta del potenziamento della rete delle infrastrutture di misurazione dei parametri meteorologici e idrogeologici. «Arpal, infatti, ha aggiornato le centraline meteo, aumentando di fatto la sua capacita di previsione degli eventi – continua Muraglia – Inoltre, sempre nell’ambito di Proterina Due, si è lavorato a livello dei Comuni per la diffusione di pratiche di pianificazione partecipata, con il coinvolgimento dei cittadini, in materia di protezione civile».
    Il progetto RiskNet, invece «Ha permesso di svuluppare un importante lavoro soprattutto in termini di formazione, comunicazione e sensibilizzazione – sottolinea Muraglia – amministratori, tecnici, referenti di Protezione civile, e volontari, avevano manifestato l’esigenza di potenziare le conoscenze sulle tematiche connesse ai rischi naturali. In tal senso è proseguita anche la parte relativa alla pianificazione dei piani di emergenza comunale. Infine, Arpal sta agendo per rinnovare il sistema di allerta meteo online, un processo che deriva anche dalle indicazioni del dipartimento centrale di Protezione civile».
    Comunque, tutte queste iniziative «Nascono da una sorta di progetto “padre”, Res-Mar, Rete di tutela ambientale nello spazio marittimo, partito nel 2010 e chiuso nel 2013 – conclude Muraglia – Alla Regione complessivamente sono arrivati circa 944 mila euro, dei quali circa 237 mila euro per l’azione di sistema E “modello di prevenzione dinamiche da dissesto idrogeologico”. Così sono iniziati i tavoli di lavoro per comprendere le reali esigenze dei Comuni, alle quali provare a dare risposta con i successivi progetti, Proterina e RiskNet».

    «Noi riteniamo fondamentale il coinvolgimento, e soprattutto la responsabilizzazione dal basso, che chiami in causa molteplici soggetti – racconta la responsabile comunicazione di Arpal, Daniela Minetti – Pensiamo all’alluvione genovese del 2011, in particolare alla fallimentare gestione dell’emergenza nelle scuole. Per questo abbiamo cercato di individuare, per le diverse categorie interessate, un determinato livello di responsabilità all’interno del processo di allertamento e messa in atto delle misure di autoprotezione, individuali e collettive. In questi anni si è lavorato per sensibilizzare i cittadini, tramite numerosi strumenti di comunicazione e materiali informativi diffusi su vari supporti, rispetto ai comportamenti da tenere a tutela della propria incolumità. Incontri ed occasioni formative sono state organizzate in molti Comuni liguri, non soltanto all’interno di scuole e contesti istituzionali, ma anche presso altri luoghi di aggregazione, ad esempio i centri commerciali. Per quanto riguarda le scuole si è lavorato tanto anche a Genova, dove un ruolo di primo piano l’hanno giocato il Comune e la Protezione civile comunale. Da questo processo discendono delle precise scelte operative: mi riferisco al fatto che oggi con lo stato di allerta 2, il grado più alto di allerta, le scuole genovesi saranno sempre chiuse».

    L’associazione Legambiente Liguria, pur possedendo comprovate competenze in materia di prevenzione ambientale, non figura tra i partner dei progetti di cui stiamo parlando. Nonostante ciò, per voce del presidente regionale, Santo Grammatico, riconosce l’importanza di tali iniziative. «Legambiente ha partecipato ad alcuni momenti formativi nell’ambito di Proterina. Senza dubbio si tratta di progetti di valore, perchè effettivamente informazione, formazione, e sensibilizzazione, destinate non solo agli amministratori pubblici ma piuttosto all’intera cittadinanza, sono gli strumenti che riteniamo necessari per convivere con i rischi naturali. Fortunatamente la Comunità Europea mette a disposizione un bacino economico dedicato a questi temi, quindi ben vengano le iniziative promosse dalla Regione negli ultimi due anni. La partecipazione della Fondazione Cima è una garanzia in termini di esperienza. Noi auspichiamo che si prosegua su questa strada perchè c’è bisogno di continuo aggiornamento. Parliamo di progetti che finalmente si attuano con la vera consapevolezza del pericolo. Purtroppo quando le tragedie sono già avvenute, comunque, meglio tardi che mai. Per la prima volta l’anno scorso sono state realizzate delle esercitazioni pratiche di protezione civile sul rischio idrogeologico in alcune scuole, ad esempio nel Comune di Genova e nel Comune di Quiliano (Provincia di Savona)».

    Potenziamento strutture misurazione dati meteo e nuova codificazione allerta

    Il Bisagno in pienaLa parte tecnica dei progetti europei legati alla prevenzione ambientale in Liguria è stata seguita dal servizio di protezione civile della Regione Liguria, e dal Centro Funzionale meteoidrologico di ARPAL. «Proprio in questi giorni, abbiamo realizzato un aggiornamento della rete osservativa presente su tutto il territorio ligure – racconta Elisabetta Trovatore, dirigente del centro meteo-idrologico – Sto parlando della rete Omirl composta da quasi 200 centraline di misurazione dei parametri meteorologici e idrogeologici: pioggie, livello di fiumi e torrenti, misurazione vento, umidità, ecc. Fino ad ora le centraline trasmettevano i dati via ponte radio. Adesso, invece, gli strumenti sono stati aggiornati per trasmettere in Gpsr (in sostanza tramite onde radio). Ciò significa la possibilità di inviare dati in continuazione. Sul sito della Regione “www.allertaliguria.gov.it” sono consultabili i dati in tempo reale. Prossimamente, una volta sistemato il sito, saranno disponibili i dati aggiornati con maggiore frequenza, ogni 10 minuti, rispetto ai circa 30-40 minuti di prima. È un passo avanti notevole, reso possibile dal progetto Proterina Due. Teniamo conto che durante le emergenze i centri operativi presenti nei Comuni e nelle Prefetture prendono decisioni anche basandosi sulla lettura di questi strumenti».

    Grazie a RiskNet, invece, Arpal oggi sta lavorando per rinnovare sistema di allerta meteo, in particolare gli aspetti relativi alla messaggistica e alla codificazione dell’allerta. «Con la futura adozione del nuovo codice colore naturalmente cambieranno anche i messaggi, e di conseguenza il sito web – spiega Trovatore – Arpal gestisce il centro funzionale che quotidianamente elabora il bollettino di vigilanza meteo. Nel caso sussistano dei rischi naturali il bollettino diventa un avviso meteo, che descrive i fenomeni metereologici, al quale si associa un avviso di criticità idrogeologica, stilato dai nostri tecnici sulla base di una modellistica che permette di prevedere gli effetti dovuti a pioggie intense sul livello dei corsi d’acqua. A questo punto subentra un messaggio di allerta di protezione civile. A breve tali messaggi di allerta verranno rimodulati con la nuova codifica a tre colori: giallo, arancione e rosso».
    A livello nazionale, infatti, si sta discutendo la revisione dei meccanismi di definizione dell’allerta meteo secondo un codice colore uniforme su tutto il territorio italiano. «Allo stato attuale da Roma non è ancora stata ufficializzata la descrizione concordata dei tre scenari di rischio, giallo, arancione e rosso – continua Trovatore – tuttavia pensiamo sia questione di pochi mesi. In Liguria stiamo chiudendo la definizione delle procedure, mentre i messaggi sono quasi pronti».
    Sembra, però, che la Regione ritenga opportuno effettuare il passaggio dopo la stagione autunnale, notoriamente la più critica. «Occorre che tutti i soggetti e gli operatori coinvolti facciano propria la nuova codificazione – continua Trovatore – Nel frattempo bisogna cominciare a rapportare gli attuali livelli di allerta con i nuovi codici. La Protezione civile sta già effettuando degli incontri con Prefetti e referenti comunali, in modo da presentare il nuovo sistema, e raccordare tutte le componenti prima di renderlo operativo. È un percorso complicato ma virtuoso».
    Complicato perchè, rispetto ad altre regioni che ci circondano – ad esempio Toscana e Piemonte – le quali hanno già tre livelli di criticità tutti associati alla parola “allerta”, e dunque hanno codificato facilmente il codice colore giallo, arancione, e rosso, la Liguria ha anch’essa tre livelli di criticità, ma non tutti sono attualmente collegati alla parola “allerta”. «Nella nostra regione esiste l’allerta 2, la più grave, che sarà associata al colore rosso, l’allerta 1, che sarà accomunata al colore arancione, e l’avviso per temporali forti, che si trasformerà nella futura allerta gialla – conclude il dirigente del centro meteo-idrologico regionale, Elisabetta Trovatore – In Ligura c’è da superare questo problema, un passaggio in apparenza banale, ma che in realtà modifica il sistema di allertamento regionale, quindi è piuttosto delicato. Comunque, già dalla prossima eventuale allerta, si inizierà gradualmente a comunicare l’associazione con il relativo codice colore. L’idea è quella di passare al nuovo sistema nei primi mesi del 2015».

    Matteo Quadrone

  • Alla scoperta di NEMO geie, per la promozione delle Industrie Creative tra Liguria e UE

    Alla scoperta di NEMO geie, per la promozione delle Industrie Creative tra Liguria e UE

    Stefania BertiniQuesta settimana, in vista delle elezioni europee del 25 maggio, siamo andati alla ricerca delle connessioni tra dimensione locale e comunitaria. Un percorso che è iniziato ieri, parlando di europrogettazione (qui l’approfondimento): cos’è e come possiamo avvicinarci a questo settore. Oggi entriamo nello specifico e parliamo di un’esperienza concreta a Genova: NEMO geie, un “geie” appunto, cioè un gruppo europeo di interesse economico, fondato a Genova nel 2007 per la creazione e promozione di eventi, rassegne, spettacolo dal vivo, attraverso la partecipazione a bandi europei e con la cooperazione tra partner locali.

    Cerchiamo di capire più a fondo di cosa si tratta, attraverso le parole di Stefania Bertini, presidente e direttrice artistica e di produzione dal 2010.

    Tanto per cominciare, cos’è NEMO geie?

    «Come dice il nome, siamo un “geie”, gruppo europeo di interesse economico, un consorzio di imprese non a scopo di lucro. In Italia e in particolare a Genova, questa struttura è ancora relativamente sconosciuta ai più: pensare che a livello nazionale sono solo 3 (pochi di più sono quelli europei) e che siamo gli unici in Europa ad avere lanciato un geie che si occupa di cultura, musica, turismo e soprattutto promozione di spettacoli dal vivo. In generale, questo è il soggetto ideale, è l’interlocutore giuridico privilegiato per interagire con l’Unione Europea perché offre grandi garanzie rispetto a contributi, accesso a finanziamenti, impiego dei fondi. Inoltre, permette di lavorare su tre livelli, locale, nazionale ed europeo, ed è caratterizzato da una dimensione imprenditoriale forte».

    Come e quando è nata l’idea di fondare questo gruppo?

    «Siamo nati ufficialmente nel 2007, grazie alla lungimiranza di Pepi Morgia, allora vice-presidente nazionale di Assoartisti Confesercenti (poi presidente onorario, ma soprattutto artista, regista e designer genovese di fama internazionale, n.d.r.), il quale aveva capito – grazie a un’esperienza pluriennale in ambito internazionale al fianco di artisti importanti – che l’Italia si doveva adeguare ai cambiamenti che stavano avvenendo fuori sul piano artistico-culturale, per non soccombere ai tagli ministeriali. Io sono diventata presidente nel 2010 e non è stato facile: c’è voluto del tempo per farci conoscere soprattutto, ma anche per imparare noi stessi a far funzionare una macchina complessa e trovare il modo di accedere a bandi per finanziamenti europei». 

    Come opera in concreto NEMO geie?

    brundibar-nemo-geie«Il nostro obiettivo è supportare imprenditori e giovani realtà di tutta Europa nell’inserimento in un mercato difficile e generalmente chiuso. Per farlo, NEMO ha costruito una piattaforma di scambi e partnership tra operatori (enti pubblici e privati) per partecipare a bandi della UE e dar vita a progetti. In poche parole, quello che facciamo è creare progetti con i nostri associati e cercare le risorse per realizzarli; poi partecipare ai bandi per accedere a finanziamenti europei e, in caso di esito positivo, realizziamo piani di promozione di vendita, campagne pubblicitarie e facciamo PR per gli artisti del nostro circuito. Altra cosa che ci sta a cuore, la trasparenza: gestiamo soldi pubblici, di cui abbiamo grande rispetto, e dobbiamo rendere conto del modo in cui li investiamo. Insomma, per fare progettazione comunitaria non ci si può improvvisare: è un lavoro complesso e rischioso».

    Immagino serva una squadra ah hoc, un team di esperti…

    «Sì, assolutamente. In tutto, tra impiegati in loco e collaboratori esterni (sia in Italia che fuori), siamo circa in 30 persone, ma il numero e le professionalità variano a seconda del bando in questione e singolo progetto che decidiamo di portare a termine. In generale, comunque, siamo tutti figure specializzate in diversi settori. In generale puntiamo molto sulla comunicazione e abbiamo esperti ad hoc per web-marketing e social media. È un settore importantissimo per chi fa il nostro lavoro: anche se in Italia si preferisce non investire sulla comunicazione (spesso considerata inutile), in Europa è fondamentale e il 30-40% del budget per i progetti è destinato ad essa».

    Quali sono le sfide più grandi che avete dovuto affrontare per affermarvi?

    «La prima sfida, oltre a far crescere il progetto e farlo poi decollare, è stata quella di far capire agli artisti del nostro network l’importanza dell’apertura alla dimensione europea. Molti di loro non ne sentivano l’esigenza e anzi vedevano questo sistema, dotato di un pesante apparato burocratico, come un dispendio di energie non necessario. Per fortuna però, grazie alla collaborazione con Assoartisti e alla squadra capace che ci ha affiancati, siamo riusciti ad affermarci e a portare a casa i primi risultati, e ormai tutti sono consapevoli delle opportunità che la UE offre».

    A proposito di risultati, siete soddisfatti di quello che avete raggiunto finora?

    «Molto. Abbiamo organizzato già varie iniziative a livello europeo: le ultime, Music for Memory I e II e Euplay, entrambe rivolte ai giovani. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo vinto tre bandi della UE, e ne stiamo presentando altri (ad esempio nell’ambito di Creative Europe), di cui attendiamo i risultati. Inoltre, siamo orgogliosi anche della promozione che riusciamo a fare per i nostri artisti: di recente una ragazza che aveva partecipato a Music for Memory, la tredicenne Virginia Ruspini, si affermata professionalmente (tra le altre cose ha partecipato a Ti lascio una Canzone e cantato per il cartone Disney Frozen, n.d.r.) e sta avviando una sua carriera».

    Italia e Europa: voi che vi interfacciate con entrambe le realtà notate delle differenze di approccio nella promozione culturale?

    «Sì, eccome. Sono due dimensioni completamente diverse: tanto per cominciare, l’Italia è più indietro degli altri Paesi europei in materia di imprenditoria della cultura e project management. Inoltre, c’è una differenza di base: in Italia la prassi corrente è cercare soldi per finanziare singoli eventi; in Europa invece gli eventi non contano niente, sono solo una piccola fase di un progetto più articolato. Ad esempio, alla UE non importa di finanziare un grande concerto di Jovanotti, o del suo equivalente lituano – e sinceramente non importa nemmeno alla maggior parte di noi, no? – ma pensa soprattutto alle ricadute che un progetto proposto da un ente e finanziato a livello europeo possa avere sul territorio e sul target di riferimento, e agli effetti che può creare a lungo termine (aumento dell’occupazione, creazione di posti di lavoro ecc.)».

    Accennavi prima a Creative Europe: a Genova (su Era Supbera ne abbiamo parlato ripetutamente) sono in corso vari progetti per agevolare le Industrie Creative, le espressioni artistiche soprattutto dei giovani, e di recente l’assessore alla Cultura Sibilla ha proposto anche nuove linee programmatiche per il biennio 2014-2015. Voi che rapporto avete con le istituzioni locali: dialogate con gli altri soggetti o siete indipendenti?

    «A livello locale c’è poca interazione: lavoriamo in partenariato con altre realtà analoghe alla nostra all’estero, ma in Italia e soprattutto a Genova non facciamo rete. Ad esempio, il nostro metodo di accesso ai fondi europei è diverso da quello del Comune: noi partecipiamo direttamente ai bandi per sfruttare al meglio l’identità unica di NEMO geie, e facciamo un lavoro di europrogettazione vero e proprio; il Comune e altri soggetti, invece, accedono a finanziamenti per altre vie (ad esempio, la UE ha stanziato 1,8 milioni di euro complessivi per tutti gli Stati membri per il periodo 2014-2020, per la realizzazione di distretti creativi, n.d.r.). A Tursi sono molto concentrati sui loro progetti, anche se ciò non toglie che siamo stati varie volte patrocinati dall’assessorato alla Cultura per l’organizzazione di eventi a livello locale. Al contrario, lavoriamo molto e bene con la Regione, interagendo con l’assessore alla Cultura Angelo Berlangeri e con Casaliguria (sede della Regione Liguria a Bruxelles dal 2002, n.d.r.). 

    Quindi Genova è una realtà particolarmente difficile per far decollare un progetto come il vostro?

    «Sì, molto difficile. È una battaglia quotidiana, ma io sono una pasionaria e non mi stanco mai di combattere. Per fortuna incontro tanti che sono come me, dall’assessore Berlangeri a Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti Liguria. Genova è una città da educare alla promozione della cultura e dell’arte: ha tante risorse (gli artisti locali sono molto apprezzati in Europa e c’è una grande qualità), ma spesso non sa sfruttarle. In generale, vedo che per la Liguria ci sono speranze di miglioramento per gli anni a venire, e speriamo di restare al passo con gli obiettivi di Europa 2020».

    Il panorama culturale del capoluogo ligure: su cosa è meglio puntare per dare uno slancio al mondo artistico?

    «A parer mio giusto spingere sul binomio cantautorato/turismo fino a un certo punto: a livello internazionale a parte De André e pochi altri, i cantautori locali non sono conosciuti e sarebbe meglio puntare su altre eccellenze anche di nicchia, come quelle nella danza, o alcuni segmenti musicali del savonese».

     

    Elettra Antognetti

  • Erasmus a Genova: come si trovano gli studenti stranieri? Quali sono i servizi offerti?

    Erasmus a Genova: come si trovano gli studenti stranieri? Quali sono i servizi offerti?

    Piazza-Caricamento-palazzi-centro-storico-vicoli-DIl Servizio di leva obbligatorio è stato abolito, le case chiuse sono illegali e comunque servono molto più a distinti padri di famiglia che non a giovani sessualmente inesperti; anche avere l’agognato primo impiego che faccia da spartiacque fra il prima ed il dopo è diventato un sogno impossibile, visto che precario e provvisorio sono i due aggettivi più comunemente accostati al lavoro.

    E allora, quale è il rito rimasto ai ragazzi degli anni ’90 e 2000 per dire di essere diventati grandi? Senza dubbio  il viaggio, il viaggio da soli, ed in particolare, e soprattutto, il Progetto Erasmus. Tutti coloro che sono stati, saranno o sono ospiti di un paese che aderisce a questa iniziativa dividono la propria vita fra il “prima” ed il “dopo” averne vissuto l’esperienza.

    Il progetto è nato nel 1987 ed ha coinvolto, in questi 27 anni, oltre tre milioni di studenti e quindi ben più di una generazione; in estrema sintesi, per i pochissimi che non lo conoscono, consiste nella possibilità di passare un certo periodo (da tre mesi ad un anno) in una città straniera (i 28 paesi dell’Unione più Svizzera, Turchia, Islanda, Norvegia e Liechtenstein) frequentando la corrispondente facoltà universitaria locale e sostenendo un certo numero di esami in lingua inglese o locale: esami che ovviamente valgono per il proprio percorso di studi in patria. Il costo di questo soggiorno, sia chiaro,  è in gran parte sopportato dalle famiglie: la quota che l’Università mette a disposizione (attraverso una banca convenzionata, che può anticipare le somme) non è certo sufficiente per mantenersi all’estero. Tuttavia è comunque un aiuto, e l’iscrizione alla facoltà, ad un corso di lingua e alle attività sportive sono gratuiti.

    Via Balbi, Università di GenovaMa come vengono selezionati i ragazzi che chiedono di accedere a questo programma, ed in quale modo decidono la città di destinazione? Lo chiediamo al professor Marco Frascio, delegato per l’internazionalizzazione della Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche. «La selezione avviene ovviamente in base al merito, in base alla conoscenza delle lingue ed in base alla motivazione, che verifichiamo in un colloquio una volta soddisfatti gli altri due criteri. I ragazzi scelgono la destinazione in base alla graduatoria, nel senso che il primo sceglie fra tutte le possibilità e l’ultimo si prende quello che è rimasto. Noi di Scienze Mediche stiamo collaborando molto con atenei dell’Europa dell’Est, Bulgaria, Repubblica Ceca, ma alla fine la destinazione è secondaria, è l’esperienza che, per un giovane, fa la differenza nel proprio bagaglio personale e di studio».

    «Per quanto riguarda il livello di gradimento dell’esperienza genovese, bisognerebbe chiederlo direttamente ai ragazzi, ma posso dirle che, sia in entrata che in uscita, l‘esperienza Erasmus è positiva probabilmente nel 99% dei casi, praticamente non so di problemi reali che non siano stati, in qualche modo, subito risolti. Certo, io parlo per Scienze Mediche, ma se ci fossero delle difficoltà anche altrove penso che ne saremmo a conoscenza. Poi, e voglio dirglielo anche come genitore, a livello personale un ragazzo è assolutamente arricchito da un’esperienza di questo tipo, mio figlio è stato a Lisbona e l’ho visto tornare da questa esperienza decisamente maturato e cresciuto. Non posso che consigliarlo, e non per dovere d’ufficio!»

    Questo  il parere di un addetto ai lavori, ma uno studente, in particolare uno studente dell’Università di Genova, che cosa e come si trova quando deve districarsi fra domande, questionari, dubbi e desideri? Ascoltiamo Chiara Fossa, 24 anni,  genovese, laureata in Lingue e Letteratura straniera ed un Erasmus concluso due anni fa, a Santiago de Compostela. «La mia esperienza è stata estremamente positiva, ma devo dire che mi ha impegnata molto, sia economicamente che dal punto di vista dello studio. L’Università ha sovvenzionato solo sei dei nove mesi in cui sono stata in Spagna, e quindi i genitori hanno contribuito per forza. In ogni caso pensare di trovare un qualche  lavoretto per sostenersi  è veramente complicato. Lo studente Erasmus, e chi ti offre un lavoro lo sa bene, ha poco tempo libero, problemi iniziali di sistemazione e ambientamento,  e comunque può garantire una continuità piuttosto breve. A meno di non arrivare in un paese avendo già dei contatti personali, è ben difficile che un datore di lavoro non preferisca contare su ragazzi del posto. Io al’inizio segnavo ogni minima spesa, avevo il terrore di finire i soldi, e infatti senza l’aiuto della famiglia non avrei potuto farcela». 

    E per quanto riguarda lo studio? C’è chi dice che l’Erasmus sia solo un susseguirsi di feste… «Riguardo allo studio me la sono cavata piuttosto bene, senza particolari difficoltà: e la burocrazia relativa alla pratica di richiesta, effettivamente un po’ complessa, è stata facilitata dalle persone che ho incontrato, sia a Genova che in Spagna, molto pazienti e disponibili, che mi hanno sempre aiutato a superare i vari intoppi. Lo so, l’Erasmus spesso viene considerato solo un susseguirsi di feste e incontri: in parte questo potrebbe essere vero, le occasioni per divertirsi sono molte, ma la prova di maturità è anche il saper gestire la tentazione di darsi alla pazza gioia, trasformando un’esperienza di studio in una vacanza totale. Io sono stata bene, mi sono divertita, ma ero comunque concentrata sullo studio. Riguardo alle prospettive professionali, invece, non mi ha aggiunto grandi competenze, a parte l’approfondita conoscenza della lingua spagnola, ma certamente mi ha reso più fiduciosa nella mia capacità di farcela e nel rapportarmi con le persone ai vari livelli».

    Come si trovano invece gli studenti che hanno scelto proprio Genova come sede per l’esperienza in Erasmus?

    L’Italia è il quinto fra i paesi partecipanti al progetto per capacità di attrarre gli studenti, superata da Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna. Si tratta di un buon piazzamento, certo migliorabile,  che vede Genova accogliere dai 500 ai 600 studenti all’anno, dato in costante incremento che con qualche “spinta” del mondo esterno all’Università potrebbe anche essere maggiore. La città soffre in maniera pesante gli effetti della profonda crisi dell’industria e della cantieristica, che si riflettono anche su tutto l’indotto, comprese le presenze dei lavoratori trasfertisti, ad oggi  drasticamente ridotti per quantità e per frequenza: non dovrebbe permettersi quindi il lusso di trascurare opportunità di nuovi mercati ed inaspettate occasioni di crescita.

    albergo-dei-poveri-universita-scienze-politicheSentiamo allora Mario Fernandez Gomez, 22 anni spagnolo di San Sebastian che ci parla della sua delusione appena arrivato in città, sentimento che ha presto lasciato posto a ben altre sensazioni… «Conoscevo Genova ma l’avevo vista solo dal porto, quindi non certo bene; alcuni amici me ne avevano parlato e appena arrivato l’ho trovata proprio diversa da come me l’aspettavo, perché non è certo una città piccola, ma l’offerta di “ocio” (tempo libero ndr) non era granché; non è che uno vada in Erasmus per le feste, per quelle sarei rimasto in Spagna, ma proprio sembrava aver poco da offrire ad uno studente. In più ero deluso anche dalle persone, non pensavo proprio che gli studenti di una facoltà come la mia, Lettere e Filosofia, potessero essere così chiusi! Proseguendo nel soggiorno, invece, mi sono abituato alla città e ho capito che le persone sono molto diverse l’una dall’altra, non tutti sono diffidenti! In realtà ci sono molte occasioni di divertimento per noi stranieri qui in Erasmus, molte sono organizzate da GEG- ESN ma volendo si trovano anche parecchie iniziative al di fuori dell’Organizzazione».

    «L’unica cosa che non mi piace molto – sottolinea Mario – è la percentuale di spagnoli sul totale degli stranieri, davvero enorme: il 70% . Subito mi sembrava impossibile, anche se ero lontano da casa praticamente vedevo più spagnoli che italiani!»

    «Consiglierei senz’altro ad un amico di fare l’Erasmus a Genova, ora sto molto bene qui, ma davvero vorrei dire che dovrebbero limitare la concentrazione di nazionalità in uno stesso luogo: in questo modo si creerebbe una specie di “Nazionalità Erasmus” e si potrebbe veramente interagire, con maggiori possibilità di scambi e conoscenze fra culture e lingue differenti, sarebbe bellissimo!»

    Geg-Esn, l’organizzazione per gli studenti stranieri

    Mario ha citato un’organizzazione, Geg-Esn (Gruppo Erasmus Genova), proviamo a capire di cosa si tratta: facciamo qualche domanda alla presidente del Gruppo Xhonjela Milloshi, studentessa genovese al secondo anno della Laurea specialistica in Scienze Internazionali e Diplomatiche, attivamente impegnata nell’associazione. «È cominciato tutto proprio con l’Erasmus, che ho fatto a Magonza e che mi ha profondamente cambiata. Tornata a casa, sono entrata nel Gruppo Erasmus Genova inizialmente come volontaria e poi di ruolo: ogni Università ha un proprio gruppo, e dipendono tutti da Esn International con sede a Bruxelles, tramite Esn Italia. Noi collaboriamo con l’Ufficio Mobilità Internazionale che fornisce agli studenti in arrivo il depliant con i  nostri contatti e le iniziative di cui ci occupiamo: e spesso ci aiuta anche finanziariamente, perché noi siamo studenti volontari e non abbiamo sovvenzioni».

    Che cosa offre la nostra città agli studenti Erasmus che l’hanno scelta? «Come dicevo, dell’aspetto burocratico si occupa l’ufficio dell’Università, noi di quello pratico. Andiamo in stazione o all’aeroporto ad accogliere i ragazzi, perché la prima difficoltà a Genova sono i trasporti. Non a caso gli studenti del Nord Europa  notano subito la mancanza di un Campus (qui l’approfondimento di Era Superba sul futuro Campus universitario all’Albergo dei Poveri, ndr): da noi le strutture universitarie sono disperse nella città e gli alloggi spesso neanche vicinissimi. Ovviamente il servizio è gratuito, basta farne richiesta on line. Poi ci occupiamo anche di organizzare varie attività per aiutarli ad ambientarsi, sia attività sportive (la sezione basket di Genova ha vinto le Olimpiadi Erasmus che si sono svolte ad aprile ad Ascoli) che gite nelle città più famose, aperitivi, feste. Possono partecipare tutti gli Erasmus, purché abbiano la Esn Card che offre anche sconti per ingressi e altre strutture convenzionate».

    Secondo la vostra percezione, perché gli studenti scelgono Genova? «È una domanda che ovviamente facciamo sempre ai nostri ospiti… Ovviamente le risposte sono le più diverse, comunque Genova ha il grande fascino del mare, che attira molti, oppure con il passaparola vengono a sapere di precedenti esperienze Erasmus nella nostra città che sono state molto positive. Alcuni, specialmente gli spagnoli, scelgono l’Italia per via della lingua e Genova ha in questo uno dei suoi punti di forza: infatti l’Università organizza ottimi corsi per imparare o migliorare l’italiano. Questa è una iniziativa molto gradita dai ragazzi. Poi i metodi di insegnamento universitari genovesi sono molto apprezzati dagli studenti stranieri, dicono che riescono ad abituarsi molto facilmente e questo fa superare lo svantaggio di doversi spostare nella città».

    Quindi non solo mare… ma che problemi riscontrano maggiormente gli studenti stranieri a Genova?

    «Il primo e più importante è sicuramente quello dell’alloggio. I primi giorni a volte hanno proprio paura di non riuscire a trovare una casa, probabilmente i canali sono un po’ diversi a quelli a cui sono abituati: come dicevo, niente Campus da noi. Però l’Università offre le prime quattro notti nell’Ostello della Gioventù, noi di Geg diamo una mano per le cose pratiche e l’Università li aiuta a superare la burocrazia.

    Xhonjela ci racconta che un aspetto in cui la nostra città deve ancora migliorare è l’atteggiamento degli studenti locali, «spesso chiuso nei confronti degli Erasmus, nonostante spesso condividano corsi, sport e passatempi: ma raramente hanno la spinta di voler andare oltre l’incontro “istituzionale” e questo è un peccato, perché vivere un ambiente internazionale servirebbe anche a loro, non solo agli stranieri, che comunque sotto questo aspetto spesso sono un po’ delusi. Ma a parte questa nota non troppo positiva, quando si ambientano in città e con lo studio i  problemi sembrano superati, tanto che molti di loro decidono di ripetere l’esperienza, scegliendo Genova per svolgere dei tirocini, grazie ad Erasmus placement».

    Sia Mario che  Xhonjela, dunque, segnalano come fortemente migliorabile il rapporto fra gli studenti locali rispetto agli studenti Erasmus: un vizio antico verrebbe da dire, data la proverbiale chiusura ligure; ma chi è stato in Erasmus in qualsiasi paese ha sperimentato una sostanziale analogia nell’approccio, le conoscenze si fanno fra studenti e ben più raramente con i ragazzi locali. Chiunque però può testimoniare che ricevere maggiori attenzioni e trovare persone accoglienti anche non coinvolte direttamente nel progetto rappresenta una leva potente nel decidere di far ritorno in quel certo luogo e nel promuoverne la qualità. Insomma la diffidenza verso i “foresti” potrebbe essere un lusso che  non ci possiamo più permettere, e non solo noi liguri.

    Terminare il periodo di Erasmus, sia per quanto ci ha raccontato Chiara, sia per la testimonianza di Xhonjela, è triste perché si abbandona un mondo di relazioni che in qualche modo si vorrebbe mantenere, ma al quale, a ben guardare, in forme diverse in realtà si torna. E proprio sul tornare, sui tirocini, sulle prime esperienze lavorative molto si sta facendo ed ancora di più  si dovrà fare per reperire risorse ed aumentare una mobilità che non sia più una fuga a senso unico ma uno scambio vero tra chi parte, chi torna e chi resta.

     

    Bruna Taravello

  • Europrogettazione e finanziamenti europei: l’approfondimento e il focus su Genova e Italia

    Europrogettazione e finanziamenti europei: l’approfondimento e il focus su Genova e Italia

    italia-europa-politicaNel corso degli ultimi anni vi abbiamo presentato nel dettaglio tanti progetti realizzati a Genova finanziati e promossi dall’Unione Europa (da quelli legati alla cultura, come Creative Europe e Creative Cities, al nuovo Erasmus +, o ancora a quelli per lo sviluppo tecnologico come Mediatic, quelli del POR-FESR e del FES, e poi il “caso” Yeast). Cogliendo l’occasione delle vicine elezioni europee (domenica 25 maggio), vogliamo fare il punto, guardando la situazione da un punto di vista complessivo: parliamo del modo in cui tutti questi progetti nascono e, da Bruxelles, arrivano nelle nostre città. Spesso leggiamo che un progetto è “finanziato dalla UE”, ma non sappiamo di preciso cosa vuol dire. Soprattutto molti si chiedono quale sia l’iter che enti pubblici e privati devono affrontare per accedere a fondi comunitari: se io, cittadino, ho un’idea per un’iniziativa/evento, come posso farmi finanziare dalla UE? Ve lo raccontiamo qui.

    Che cosa significa europrogettazione?

    Per fare in modo che un progetto pensato in sede locale sia approvato e finanziato a livello europeo, si va incontro a un percorso di “europrogettazione”. Per prima cosa, i soggetti interessati a proporre un progetto partecipano a un bando europeo, compilano una application spesso con l’aiuto di figure professionali come gli europrogettisti, cercano partner a livello internazionale e poi attendono il responso della UE e gli eventuali finanziamenti. Sembra facile, ma non lo è. Infatti quando si parla di “programmi europei di finanziamento” molti si schermiscono: ai non addetti ai lavori sembra solo una dicitura generica priva di senso, e molti ne parlano senza centrare il punto.

    La dottoressa Lara Piccardo, esperta di europrogettazione, ci aiuta a fare chiarezza: «L’europrogettazione è un settore ancora desueto in Italia, Paese in cui c’è poca lungimiranza nel recepire influssi su scala europea; negli altri Paesi dell’Unione, invece, vive momenti più felici. In realtà, l’europrogettazione è semplicemente il processo con cui enti pubblici o privati rispondono a ‘calls’, bandi lanciati a livello europeo dalla Commissione. Questi bandi sono inseriti all’interno di un programma più generale, dedicato a un particolare settore di interesse comunitario come agricoltura, istruzione, cultura, ambiente, ecc. e con precise linee programmatiche. L’ente partecipante propone un proprio progetto, che ritiene particolarmente meritevole, importante e con ricadute positive per la società anche a lungo termine (creazione di posti di lavoro, aumento del tasso di impiego, ecc.) e, se la sua proposta viene valutata idonea, accede ai fondi».

    Facciamo un passo indietro: come faccio io, normale cittadino, ad entrare in contatto con la UE e venir a conoscenza di bandi e opportunità? «Le informazioni a riguardo ci sono, ma sono scarsamente accessibili per i profani: il sito ufficiale della UE risulta complicato. In genere, tutto si muove tramite marketing e passaparola, ma non solo: Comuni, Camera di Commercio, Provincia, Regione e Università sono tutte istituzioni che forniscono servizi dedicati agli “affari e fondi europei” (per esempio sui loro siti web). Tuttavia, c’è un duplice problema: da un lato, le persone sono abituate a pensare ad esempio alla Camera di Commercio come soggetto cui richiedere visure camerali e niente di più; dall’altro le stesse istituzioni fanno fatica a promuoversi come enti preposti a fornire informazioni a livello comunitario».

    I partner e l’internazionalizzazione

    Una volta trovato un bando che fa al caso nostro, per partecipare devo cercare di creare un partenariato con altri enti, per implementare la cooperazione internazionale. Di norma più sono i partner, più un progetto è apprezzato in Europa e ha possibilità di vincere il bando perché risponde al requisito di internazionalizzazione. In certi casi fare rete con soggetti esteri non è facile: si possono sfruttare le risorse messe a disposizione dalla UE (come database che raccolgono elenchi di possibili partner, che però sono pochi e scarni), o contatti personali. Un caso particolare è quello dei Comuni: questi spesso hanno la strada spianata perché possono sfruttare i famosi gemellaggi creati tra gli anni ’60-’70 con altre città del mondo.

    Si tenga presente che raramente la Comunità Europea reitera finanziamenti allo stesso partenariato: per ogni progetto si devono trovare nuovi partecipanti, con un gioco di alleanze e networking.

    Per ogni progetto, tra i partner viene scelto un capofila, che percepisce una quota maggiore di finanziamenti ma ha anche maggiori oneri burocratici. Di norma è il soggetto che meglio può garantire il successo del progetto, o che ha particolari capacità (gestione finanziaria e storno delle varie quote tra singoli partner, programmazione delle attività per la realizzazione del progetto finale, monitoraggio del lavoro dei partner per evitare fughe in avanti di uno dei soggetti).

    I programmi europei

    Per il cittadino o l’ente che voglia proporre un progetto all’Unione, c’è l’imbarazzo della scelta. I programmi sono molti e toccano tutti gli ambiti di interesse collettivo. Tra quelli lanciati di recente dalla Commissione (a novembre 2013, per coprire il periodo 2014-2020), oltre ai più noti Erasmus + e Jean Monnet per la formazione superiore e universitaria e la mobilità di docenti e alunni/studenti, ci sono anche programmi per la promozione di eventi sportivi, politiche del terzo settore (bandi FES e FESR), sviluppo del settore artistico con Europa Creativa. Inoltre, quelli per l’inserimento lavorativo dei giovani o per il re-inserimento di fasce deboli nel mondo del lavoro (disoccupati oltre i 45 anni, persone con scarso titolo di studio, che non hanno un particolare profilo professionale, ex carcerati ecc.), per l’assistenza agli anziani e per l’infanzia. Infine, il programma Alcotra Italia-Francia in ambito marittimo per la cooperazione tra porti.

    Molte delle nuove linee progettuali illustrate – soprattutto quelle legate a cultura e formazione – vanno a confluire all’interno di Europa 2020, strategia decennale per la crescita nell’ambito di occupazione, istruzione, ricerca, integrazione, riduzione della povertà, clima e energia.

    Vista la varietà dei programmi, è complicato riuscire ad avere un unico database (qui un esempio) che tenga conto delle modifiche biennali o quinquennali. Per ovviare al problema e creare meno confusione, l’UE sta cercando di mantenere immutate le linee progettuali per rendere l’utenza più preparata a rispondere ai bandi.

    Quale è la natura dei finanziamenti comunitari?

    Dopo aver visto come si fa a entrare in contatto con la UE e a fare domanda per un certo bando, parliamo di soldi. Se risulto vincitore, a quali finanziamenti avrò diritto e qual è la loro natura? Lo chiediamo alla dott.ssa Piccardo: «Una domanda non facile, si potrebbe quasi scrivere un libro con gli errori che circolano sull’argomento. Tra i più comuni, tanto per cominciare, l’idea che i finanziamenti siano a fondo perduto: non è così, la UE non è una banca che eroga prestiti. Inoltre, molti pensano ingenuamente che si possa rispondere a un bando e proporre un progetto europeo per avere un guadagno personale, ma non è così: gli attuatori in realtà sono persone che farebbero lo stesso quel progetto, con o senza fondi comunitari, a proprie spese. Un esempio, il caso dell’Università di Genova, che dovrebbe attivarsi in ogni caso per cercare convenzioni comunitarie per mandare i suoi studenti a studiare all’estero, ma approfitta del bando Erasmus + per avere vantaggi economici. Un soggetto interessato partecipa a un bando per spendere un po’ meno di quanto preventivato senza fondi esterni, ma di certo non ci guadagna nulla, anche perché le somme erogate dall’Unione non sono somme secche: coprono solo una parte delle spese e chiede al beneficiario di co-finanziare il resto».

    I fondi erogati (che normalmente coprono il 75% del totale), inoltre, decrescono con l’aumentare del valore del progetto: per un progetto che vale in totale 1 milione di euro, la UE contribuirà con 500 mila, ad esempio, mentre sarà chiesto al beneficiario/promotore di coprire la parte restante. Per questo il promotore dovrà valutare attentamente la sua disponibilità economica prima di lanciarsi in progetti ambiziosi: togliamoci dalla testa l’idea che intanto paga l’Europa! Naturalmente è necessario produrre anche una rendicontazione, schema delle entrate e delle uscite previste: se vengono effettuati controlli e i conti non tornano, interviene la Corte dei Conti a bloccare tutto e può anche decidere di revocare finanziamenti già concessi.

    Controlli e trasparenza

    Inoltre, la UE mette in atto strategie per favorire la trasparenza e limitare gli sprechi. Tanto per cominciare, una volta vinto il bando, i fondi sono stanziati non tutti insieme ma a tranches chiamate installments: gli enti devono redigere vari report (in itinere e finali) per illustrare alla UE come stanno spendendo i soldi e comunicare alla Commissione quando esauriscono la prima parte, in modo che questa possa erogare altre tranches. Viceversa, se i soldi non vengono spesi in toto, da Bruxelles si chiudono i rubinetti.

    Ma quindi, in questo sistema così ben pensato, è davvero difficile far sparire soldi pubblici? Quanti sprechi ci sono? «Quello di spreco è un concetto più generale: si può considerare spreco anche il fatto che vinca il bando un progetto che non lo merita. In genere, la UE fa sempre un monitoraggio incrociato, stringente ma non ossessivo, ma quello che poi manca è la verifica sul campo dell’implementazione del progetto: si controllano gli scontrini e le ricevute, ma non la ricaduta effettiva sul territorio, anche perché spesso questa supera il periodo di durata dei finanziamenti».

    Inoltre, sempre per favorire la trasparenza, la Commissione ha l’obbligo di pubblicare sul proprio sito l’elenco dei progetti finanziati, i beneficiari, l’ammontare dei fondi erogati e i report periodicamente inviati dal partenariato. Oltre a questo, la UE chiede ai beneficiari di aprire un sito internet ad hoc in cui pubblicare i dettagli del progetto. Tuttavia, manca ancora un modo univoco e pratico che permetta al cittadino di monitorare l’andamento dei vari progetti, in un quadro complessivo.

    Genova e l’Italia

    Ci accorgiamo della mancanza di un sistema univoco e completo di monitoraggio quando proviamo a concentrare l’attenzione sul caso del nostro Paese. Non possiamo sapere con sicurezza a quanto ammontano i fondi europei destinati all’Italia per tutti i programmi UE, né a che punto siano i progetti o quali settori interessino. Ad esempio, facendo una breve ricerca troviamo il portale www.opencoesione.gov.it, che si occupa solo dei fondi di coesione, ovvero quelli relativi a FSE e FESR (ovvero Fondo Sociale Europeo e Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). Lo stesso vale per l’articolo apparso sul sito del Sole 24 Ore nel luglio 2013 (in cui si dice che le risorse FSE e FESR destinate all’Italia sono 49,5 miliardi), ma si tratta di informazioni sempre settoriali e ufficiose.

    In generale, il caso dell’Italia è particolarmente problematico: nonostante la forte partecipazione ai bandi UE, la percentuale di successo è una delle più basse, assieme alla Francia. Il rapporto tra progetti presentati e finanziati è circa 60 a 1. La sola Italia, all’interno di Europa 28, copre il 60% dei progetti presentati, ma se ne vede finanziare solo l’1%. Si punta, insomma, sulla quantità: più progetti propongo, più ho possibilità che qualcuno passi. Tuttavia, questa è anche un’arma a doppio taglio: se lo stesso soggetto risponde da solo a 10 bandi, di certo non ne vincerà più di uno.

    Emblematico anche il caso di Genova: come conferma la dottoressa Piccardo, «qui ci sono molti più progetti europei di quel che si pensa. Ad esempio, solo al dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova attualmente sono in corso ben 4 progetti finanziati e immagino a quanto possa ammontare il numero complessivo dei progetti attivi per l’intero Ateneo… Tuttavia non è possibile fare un quadro generale, né dell’Università né tanto meno all’esterno. Spesso, inoltre, non si sa che un dato progetto è promosso dalla UE: per esempio, molti pensano che Smart Cities sia un’idea nostra, ma non è così».

     

    Elettra Antognetti

  • Cipro, Era Superba al training course sulle elezioni europee 2014. La nostra esperienza

    Cipro, Era Superba al training course sulle elezioni europee 2014. La nostra esperienza

    time-for-action-cipro-3Ci hanno “mandati a quel Paese”, e a farlo è stato YEAST, associazione genovese che si occupa, tra le altre cose, di scambi e mobilità internazionale dei giovani nei Paesi europei. Siamo stati ospiti a Cipro per frequentare un training course dedicato alle prossime elezioni europee di maggio 2014, dal titolo “European Elections 2014: Time for Action”.

    Assieme a noi, delegati di Era Superba con la missione di portare Genova in Europa, un’altra ventina di partecipanti under 30 da vari Paesi (Spagna, Grecia, Romania, Bulgaria, Croazia, Polonia, Slovenia) che tra 21 e 27 marzo hanno partecipato assieme a noi ai seminari e alle attività organizzate dall’associazione cipriota E-Youth.

    Abbiamo deciso di partire prima dell’inizio del corso, e siamo arrivati sull’isola qualche giorno prima, il 19 marzo, per guardarci un po’ attorno e andare alla scoperta della “real Cyprus” (come Adela Quested, che nel romanzo di E.M. Forster andava alla disperata ricerca di “the real India”, perdendosi nelle grotte di Marabar). Vi avevamo dato qualche anticipazione, confidandovi le nostre aspettative, le speranze e il fermento pre-partenza. Poi vi abbiamo portato con noi alla scoperta dei posti più belli, grazie a un live tweet  da cui è nato anche uno storify. Ora vi raccontiamo per filo e per segno com’è andata.

    Training course “European Elections 2014: Time for Action”

    european-union-house-ciproIl progetto è stato organizzato dal gruppo E-Youth di Cipro, in partnership con Youth Business Network (Grecia) e un team di ricerca della Democritus University della Tracia. Si tratta di un corso inserito all’interno dello Youth in Action Programme 2007-2013, approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dei Ministri nel dicembre 2006. Rivolto a giovani tra i 15 e i 28 anni residenti in uno dei 27 Paesi membri UE, coinvolge istituzioni locali, organizzazioni, enti non-profit. Scopo del progetto, facilitare l’inclusione dei ragazzi all’interno della società e incoraggiare lo spirito di iniziativa, promuovendo una migliore comprensione delle diversità in Europa.

    Youth in Action si articolava in 5 programmi: Youth for Europe; European Voluntary Service; Youth in the World; Youth Support Systems; Support for European cooperation in the youth field.

    Dal 2014 Youth in Action è stato inglobato all’interno del nuovo Erasmus + 2014-2020, progetto per educazione, formazione, gioventù e sport che combina LLP, YiA e altri 5 programmi di cooperazione internazionale. In particolare, il nostro training course sulle elezioni si è svolto a proprio a Nicosia, all’interno del Youth Hostel Zemenides Mansion, e nei sei giorni di training abbiamo partecipato a workshop, lavori di gruppo, street actions; abbiamo discusso di argomenti di attualità e messo in atto simulazioni di sedute della Commissione e del Parlamento Europeo, cercando di approfondire il programma dei vari partiti, anche mediante ricorso a quiz, giochi, momenti partecipativi.

    time-for-action-cipro-2Si è cercato di approfondire tematiche come quelle legate al mondo LGBT e alla rappresentanza omosessuale all’interno del nuovo Parlamento Europeo dopo maggio 2014: abbiamo scoperto che Cipro sembra non recepire le tendenze internazionali ed europee e resta perlopiù esclusa dal processo di tutela della comunità LGBT e di riconoscimento dei diritti fondamentali. Ci ha sorpreso constatare la scarsa informazione della maggior parte dei cittadini ciprioti interpellati, molti dei quali non avevano mai sentito l’acronimo “LGBT” e per i quali la confusione a riguardo sembrava regnare sovrana. Ci siamo confrontati con i nostri colleghi su temi come ambiente e sostenibilità; legalizzazione delle droghe leggere, allargamento dei confini della UE. Abbiamo partecipato a un incontro con alcuni dei responsabili della European Union House Cyprus in cui si è parlato delle dinamiche all’interno delle “stanze dei bottoni” della UE, delle differenze tra Commissione e Parlamento europeo, dell’importanza del voto e della partecipazione dei cittadini, che attraverso la UE possono dire la loro e avere un impatto su un piano ulteriore rispetto a quello nazionale: “act, react, impact”, non a caso, è lo slogan delle elezioni di maggio.

    Nicosia

    Nicosia, città interculturale, ponte sul Mediterraneo, avamposto europeo al confine con il continente asiatico. Capitale che si affaccia su Turchia, Siria, Libano, Grecia; città dall’animo ellenico ma a soli 70 chilometri dalle coste ottomane, dalle quali la separa solo un lembo di mare; metropoli con grattacieli e villaggio di agricoltori: questa moltitudine di anime rende Nicosia così affascinante e difficile da inquadrare all’interno degli schemi tradizionali.

    Atterriamo sull’isola di notte mentre ci accoglie una luna rosso sangue che spunta dal mare, proprio come dal mare era spuntato il Sole, quella mattina, a Genova. E così ci sentiamo già un po’ più di casa, in una Cipro che a volte ci ricorda Rimini, a volte il Salento. E, nonostante il mare verde cristallino e le scogliere scolpite dal vento, l’isola non è solo la sua costa. I collegamenti al suo interno sono semplici: lunghe superstrade uniscono rapidamente le più importanti città a Nicosia, a cui tutte convergono naturalmente come in una sorta di raggiera. In poco meno di un’ora di bus, tra distese di uliveti, dolci onde collinari e altopiani rocciosi, raggiungiamo la capitale. La stazione dei bus si trova su quello che solo in un secondo tempo capiremo essere un bastione delle antiche mura veneziane della città, perfettamente conservato come tutti gli undici che la difendono. È una cinta muraria imponente, una delle meglio conservate del Mediterraneo, il cui impatto è tanto forte da non aver lasciato indifferente un’architetto del calibro di Zaha Hadid, impegnata nel progetto dell’Eleftheria Square. Se la prima cosa che un turista vede di Nicosia sono le sue mura, le dimentica immediatamente dopo attraversando la città, grazie al calore e alla cordialità della sua gente. Percorrendo la strada principale, da cui si ramificano una serie di stradine ricche di locali che sprigionano i profumi dei narghilè fumanti, si arriva molto in fretta al CheckPoint, unico ingresso del muro che divide ancora l’ultima capitale del mondo in due. Prendiamo “coraggio”, non tanto per il timore, quanto per il fascino che la cosa comporta: passiamo dal controllo passaporti, compiliamo il visto, lo restituiamo per i timbri e, finalmente, siamo nella parte turca di Nicosia. E sembra immediatamente di essere in un altro continente. Le voci, i canti dai minareti, le stradine piene di botteghe e artigiani, il Bazar carico di incensi e tessuti, le pietre e i gioielli orientali, la cattedrale di S. Sofia convertita a Moschea, le bandiere turche e i soldati in appostamento. La parte turca di Nicosia affascina per tutte queste cose insieme. Ma ancora di più affascina perché la gente ha la stessa identica cordialità e lo stesso identico calore di quella dall’altra parte. E si intuisce, allora, che a dividerli sia solo una striscia di muro militarizzata e di filo spinato. Sarebbe bello che, anche rimanendo così le cose, pur rimanendo divisi, si mandassero a casa i soldati e si abbattesse quella barriera. Magari tutti si accorgerebbero che, in effetti, non ce n’era affatto bisogno.

     

    Elettra Antognetti e Nicola Damassino

  • Industrie creative a Genova: di cosa stiamo parlando? Lo chiediamo all’Ufficio Città e Cultura del Comune

    Industrie creative a Genova: di cosa stiamo parlando? Lo chiediamo all’Ufficio Città e Cultura del Comune

    pittore-pittura-disegno-arte-CAvete mai sentito parlare di industrie creative? Una definizione che prende sempre più campo anche a Genova, suona bene e richiama immagini positive, ma allo stesso tempo trasmette vaghezza ed evocatività. Si tratta di imprese nate dalla creatività individuale, che sfruttano abilità e talento culturale/intellettuale per generare profitti e posti di lavoro. Il concetto è stato sviluppato a partire dal 2001 in Gran Bretagna, e la definizione sopra citata si deve all’allora Ministero della Cultura, Media e Sport, vero iniziatore di questo processo che si spinge fino ad oggi e che ha valicato i confini britannici per spingersi in tutta Europa.

    Oggi, infatti, sono attivi vari programmi promossi e finanziati dall’Unione Europea per il sostegno alle industrie creative: un processo che nel corso di questi anni ha subito continue evoluzioni, verso un miglioramento testimoniato dal trend positivo che questo modello di business registra.

    Ma perché le attività imprenditoriali che puntano su una propria idea e sulle proprie capacità ora devono essere chiamate industrie creative? Siamo davanti ad una banale etichetta priva di senso? Molti – sia gli addetti ai lavori del mondo dei media, sia gli outsider – sembrano convinti di questa ipotesi. Per questo ci rechiamo all’Ufficio Città e Cultura del Comune di Genova e ne parliamo con Egidio Camponizzi e Fabio Tenore, che seguono lo sviluppo di queste attività sul territorio genovese.

    In che settori operano le industrie creative?

    Le industrie creative si riferiscono a una serie di attività economiche che si occupano della produzione e/o dello sfruttamento di conoscenze e informazioni, ovvero quelle imprese che hanno la loro origine nella creatività individuale, abilità e talento, e che hanno un potenziale di ricchezza di posti di lavoro attraverso la generazione e lo sfruttamento della proprietà intellettuale.

    Esse includono tutto ciò che ha a che fare con la produzione di cultura a ogni livello: non solo la performance dell’artista sul palco, ma anche il mondo che si cela dietro come ad esempio pubblicità, video, architettura, musica, arte e mercati antiquari, spettacolo dal vivo, computer e videogame, editoria, artigianato, software e design, tv, radio, moda. Oltre ai 13 settori indicati a livello generale, in Italia è contemplato anche il settore dell’industria del gusto, secondo l’indicazione fornita qualche anno fa da Walter Santagata.

    L’Europa e l’Italia

    Il progetto “Industrie Creative” nasce a livello europeo, all’interno di progetti più grandi come Creative Cities, Mediatic e Creart, che tutti insieme si occupano di incentivare e tutelare in vari modi le esperienze professionali legate al mondo della cultura, dell’arte, della creatività, favorendo la mobilità artistica tra i Paesi dell’UE.

     Oggi le aziende di questo tipo coprono il 9% del PIL europeo.

    Come si legge qui  “A livello strategico l’Unione europea sta puntando molto sulle industrie creative come principale vettore capace di trainare le economie occidentali fuori dalla crisi, tanto da dedicare un intero programma, nella prossima tranche di finanziamenti (previsti per i primi mesi del 2013, n.d.r.), alla creatività, con un investimento complessivo di 1,8 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Secondo i dati di Eurostat nel 2005 in Europa c’erano 5,8 milioni di lavoratori impiegati nelle industrie creative pari al 3,1% della popolazione europea”.

    Venendo al caso dell’Italia, nel nostro Paese nello specifico sono 400 mila le aziende che rientrano sotto l’etichetta di “industrie creative” e 1,4 sono gli occupati in questo settore, con una copertura del 4,9% del PIL nazionale.

    Genova

    via venti settembre genovaA Genova, ci raccontano Camponizzi e Tenore, il progetto è stato accolto positivamente prima dall’allora giunta comunale (in particolare dall’assessorato alla Cultura, che ha inserito il programma nella sua agenda), poi dall’attuale sindaco Doria, che aveva inserito il tema delle industrie creative all’interno del suo programma di candidato sindaco, con una sorta di “endorsement” pubblico al progetto.

     

    «Oggi è entrato a buon diritto all’interno del programma politico della giunta comunale – conferma Camponizzi – e gode del duplice appoggio del settore culturale e finanziario: pochi giorni fa è stato firmato un atto deliberativo congiunto tra assessorato allo Sviluppo Economico e alla Cultura per la realizzazione di interventi di rigenerazione urbana in luoghi da destinare alla produzione artistica. Il progetto non è ancora stato finanziato, ma è un passo avanti verso un lavoro congiunto, che apra anche all’erogazione di fondi a livello locale, oltre a quelli stanziati a livello europeo e nazionale, per il sostegno alle realtà creative».

    Ad oggi, inoltre, alcuni incentivi arrivano anche a livello regionale (che fornisce un sostegno strutturale), senza contare le richieste a terzi, che decidono di aderire a ipotesi di sviluppo. In generale, i progetti e le attività presi in considerazione hanno come riferimento sia le risorse umane (Direzione Cultura e Turismo – Ufficio cultura e città del Comune di Genova, collaborazioni professionali esterne per progetti europei, collaborazioni con vari settori del Comune, reti di associazioni artistiche); sia risorse finanziarie, tra cui fondi dei progetti europei, finanziamenti dal Piano Locale Giovani e sponsor privati. In totale, dal 2011 al 2013 a Genova sono stati destinati alle industrie creative oltre 700.000 euro.

    Stando ai dati forniti dalla Camera di Commercio e aggiornati all’ottobre 2013, nel capoluogo ligure sono 2787 le Imprese Creative, con un numero medio di 3,7 occupati per azienda (si tratta quindi di piccole e micro imprese), pari al 6,6% del comparto produttivo cittadino. Dal 2007 al 2011, inoltre, il numero di industrie creative a Genova è aumentato del 22,03%, e il trend più alto è stato registrato soprattutto nel settore delle imprese di produzione e distribuzione di software, videogame e dell’innovazione tecnologica.

    Ci dicono i nostri interlocutori: «Genova ha un sistema culturale molto articolato e un tessuto creativo vario e di alto livello. È importante promuovere la creatività dei giovani: è una grande opportunità, in questo contesto, oltre che un dovere collettivo. Il fatto che ogni impresa permetta l’assunzione di circa 3 dipendenti ciascuna è un dato positivo e apre nuove potenzialità a livello non solo europeo ma soprattutto locale, in un momento in cui si registrano perlopiù trend negativi collegati ad altre esperienze produttive, industriali e imprenditoriali. Una controtendenza, un successo che viene sia dal sostegno europeo, sia dall’adeguamento a nuovi modelli di comunicazione e cultura, diversi dal passato: sono settori in evoluzione, oggi basta un semplice pc per creare cultura, o il crowdfunding, o altri sistemi nuovi. A differenza dell’industria pesante, in crisi anche perché richiede strumenti costosi  e ricercati, le industrie creative sono sostenibili, rispondono a nuove esigenze e aprono a nuovi mercati».

    Il quadro appare certamente positivo, ma non nascondiamo qualche perplessità. Ci sembrano – dobbiamo confessare – conclusioni un po’ troppo semplicistiche e avulse dalla realtà, i numeri non bastano a farci cambiare idea. Perciò chiediamo: in concreto, quali sono le ricadute positive delle cosiddette industrie creative nella realtà genovese? Dopo l’iniziale momento di perplessità, la risposta: «Buona domanda, è difficile stabilirlo con precisione».

    Palazzo Ducale, Genova«In generale possiamo dire che dopo la presentazione dei nuovi progetti europei in autunno, lavoreremo per valorizzare e promuovere le figure professionali dietro le quinte del mondo creativo, a vari livelli. Pensiamo di individuare uno o due ambiti specifici in cui muoverci: un esempio, il settore audiovisivo, a Genova già consolidato e coperto da realtà come Cineporto, e in cui è più facile concentrare i finanziamenti. Inoltre, pensiamo di sostenere iniziative legate all’arte contemporanea, che non ha mai attecchito a Genova, nonostante gli sforzi di Villa Croce. In tutto ciò, naturalmente lavoreremo rivolgendoci allo sviluppo delle nuove tecnologie e il loro impiego all’interno dei vari settori delle industrie culturali, verso l’affermazione della Smart City. L‘approccio è cambiato radicalmente: non più solo industrie culturali e cultura vecchio stile, finora sostenuta in modo passivo, ma industria creativa che diventa capace di autofinanziarsi e offrire impiego, rigenerarsi, trovare finanziamenti in modo indipendente. È il processo che viviamo ora: all’inizio, nel 2007, anche le linee del programma della UE erano più “passive”, come formalizzato dal progetto Cultura 3007-2013; ora, con Creative Europe questo status è cambiato». La non risposta conferma i nostri dubbi».

    A livello locale, inoltre, il Comune di Genova è orientato a puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale, per il radicamento dell’industria creativa nel tessuto urbano attraverso analisi e monitoraggio del territorio, favorendo i collegamenti interni e con la rete europea. Si parla anche del riutilizzo di spazi cittadini attualmente vuoti e dismessi, adibiti a luoghi di creazione di cultura. Esiste un progetto di rigenerazione urbana con finanziamenti ministeriali, approvato all’interno del decreto legge Valore-Cultura approvato nell’ottobre 2013, che “prevede la destinazione di immobili di proprietà dello Stato a studi di giovani artisti italiani e stranieri, per favorire il confronto culturale e la realizzazione di spazi di creazione di arte contemporanea (art. 6)”.  Se sia sostenibile o no, se sia fattibile in tempi brevi o meno, non lo sappiamo, e non lo sanno nemmeno i nostri interlocutori all’Ufficio Città e Cultura, che commentano «Ora almeno c’è questa possibilità, poi vedremo cosa succederà. Serve l’aiuto di amministrazione locale e statale».

    I progetti in Europa per le industrie creative

    Creative Cities: È un progetto europeo di durata triennale, finanziato dal programma europeo Central Europe che prevede la partecipazione di cinque città dell’Europa centrale che stanno vivendo una fase di trasformazione post-industrale con un passaggio da un’economia industriale ad un’economia creativa (nello scorso triennio Genova ha partecipato al progetto Creative Cities, purtroppo in città se ne sono accorti in pochi a causa della scarsa promozione. L’approfondimento sul numero 38 di Era Superba, ndr). Grazie a Creative Cities vengono indicati principali campi d’azione di un’impresa creativa: dalla pubblicità e commercio, all’architettura e compagnie di distribuzione, industria cinematografica, musica, attività museale, vendita (sia diretta che al dettaglio) di beni culturali, ecc, al fine di  creare una rete a livello europeo fra gruppi di imprese operanti nel campo della produzione creativa. Per farlo, ci si serve di gruppi di lavoro e corsi di formazione, azioni di marketing transnazionale e collaborazioni con altri settori del mercato. Il fine del progetto è favorire le capacità imprenditoriali e la competitività delle industrie creative locali, aprire nuovi mercati e attrarre investimenti.

    Mediatic: Progetto europeo triennale (dicembre 2011-dicembre 2014) che prende le mosse dal precedente Creative Cities, per lo sviluppo economico del settore audiovisivo e dei mezzi di comunicazione. Anche in questo caso Genova fa parte del progetto insieme a nove partner europei – Siviglia, San Sebastian (Spagna), Kristiansand (Norvegia), Derry (Regno Unito), Bielsko-Biala (Polonia), Cork (Irlanda), Balzan (Malta), Donegal (Irlanda), Vidzeme (Lettonia). Il budget complessivo a disposizione del progetto è pari a 1.747.721 euro.

    Creart: Progetto del 1 marzo 2012, coordinato dalla città di Valladolid, vede Genova partecipante con altri 13 partner, per un sistema permanente e professionale di mobilità artistica. Creart è finanziato nel quadro del programma Cultura 2007 -2013 e ha durata di 5 anni, con finanziamenti pari a 3.437.300 €.

    Creative Europe: Nuovo programma di finanziamenti europei 2014-2020. Ha un budget di 1,46 miliardi di euro e deriva dalla fusione di due precedenti programmi, “Cultura” e “Media” 2007-2013, e da un fondo di garanzia per il settore culturale. Possono partecipare enti pubblici e privati di uno dei Paesi membri, attivi da almeno 2 anni nel settore creativo. I primi bandi sono stati presentati nel dicembre 2013.

    I progetti a Genova

    Chiediamo ai nostri interlocutori qualche nome, qualche riferimento preciso di industria creativa a Genova, per aiutarci a inquadrare l’oggetto della nostra discussione e scendere dal piano teorico a quello pratico. Ma incontriamo qualche difficoltà, e alla fine escono fuori solo gli esempi di CreSta, di cui vi avevamo già parlato, ma anche – dice Egidio Camponizzi –  Yarn Bombing: «A Genova l’idea è nata nel 2012, nell’ambito di un servizio civile per cercare di sviluppare le relazioni tra generazioni diverse, come quella dei giovani e quella degli anziani. Fin dal primo anno abbiamo avuto una partecipazione straordinaria, con 70 tra scuole, comitati e associazioni che si sono offerti di collaborare per “vestire” la città. Quest’anno il numero è cresciuto a 100, e gli sponsor sono entusiasti: ad esempio, i produttori di lane e filati, ma non solo, che hanno deciso di aderire e finanziare il progetto, rendendolo indipendente».

    Ma anche in questo caso si può parlare di industria creativa, o si tratta piuttosto di un evento collettivo e partecipativo, che – pur essendo creativo – esula dalla definizione di “industria”? Le idee restano confuse: «Anche se in questo caso non si parla di vera e propria impresa, Yarn Bombing è un modello virtuoso, bisogna andare avanti e incentivare la compartecipazione. È un modo come un altro di sostenere quello che sta attorno alla cultura. Cerchiamo di adeguarci a nuove tecnologie e forme di fare eventi».

    L’impressione generale – e totalmente personale – è che nonostante gli ottimi progetti e i buoni tentativi dell’amministrazione locale, regni ancora un po’ di confusione circa le industrie creative, il loro potenziale sul territorio genovese e la loro forza nel creare lavoro per i giovani “artisti”, di qualunque tipo. Come potenziare il sistema, come aprire le industrie creative e renderle fruibili per l’intera città? Al momento queste domande sono destinate a restare senza risposta.

    Elettra Antognetti

  • Era Superba in viaggio con YEAST: da Genova a Cipro per parlare di Unione Europea, media e giovani

    Era Superba in viaggio con YEAST: da Genova a Cipro per parlare di Unione Europea, media e giovani

    Cipro e l'EuropaPartiremo da Genova, un viaggio che per ora sembra tutto fuorché semplice: un treno, un bus, un aereo, tre navette, tre giorni (ok, in mezzo ci sarà pure una sosta relax sulle spiagge di Larnaca) per raggiungere Nicosia, capitale cipriota, in cui i membri dell’associazione E-Youth accoglieranno dal 21 al 27 marzo una rappresentanza di 25 giovani under 35 provenienti da vari Paesi dell’Unione Europea (Spagna, Grecia, Italia, Croazia, Bulgaria, Polonia).

    In mezzo a loro ci saremo anche noi, una piccola delegazione di genovesi, parte della redazione di Era Superba. Partiremo grazie all’Associazione genovese Yeast, progetto cui anni fa hanno dato vita nel 2012 tre ragazzi del capoluogo ligure, Monica Poggi, Stefania Marongiu e Alessandro Boretti, e atterreremo in terra cipriota per partecipare al progetto European Elections 2014 Time for Action: nessuna città sarebbe più adatta di Nicosia, crocevia di persone e ricca di scambi, città interculturale e ponte sul Mediterraneo, avamposto europeo al confine con il continente asiatico, che si affaccia su Turchia, Siria, Libano, Grecia.

    Faremo una full immersion di politica, UE, giornalismo e nuovi media in previsione delle prossime elezioni del Parlamento europeo del 22-25 maggio prossimo. In tutto ciò, troveremo anche il tempo per confrontarci, perderci alla scoperta della città, raccontare di noi e scoprire qualcosa degli altri. E vi sveliamo un segreto: porteremo Genova a Cipro, proveremo a promuovere e far conoscere la nostra città attraverso le pagine di Era Superba e i contributi audio-video di guidadigenova.it… Seguiteci su twitter fino al 27 marzo per sapere com’è andata!

    European Elections 2014 Time for Action: il progetto

    Organizzato dal gruppo E-Youth di Cipro, in partnership con Youth Business Network (Greece) e un team di ricerca della Democritus University della Tracia, tutto il programma si svolgerà nella capitale, Nicosia: sono previsti workshop, incontri, interventi, lavori di gruppo aperti ai 25 partecipanti, che seguiranno tutte le fasi del progetto partecipando attivamente ogni giorno, mattina e pomeriggio.

    Scopo dei workshop è dare ai partecipanti la possibilità di esprimere la propria percezione sulle tematiche europee, confrontarsi con i rappresentanti di altri Paesi e pensare a una linea nuova da dare all’UE, per trasformarla in un’istituzione più vicina alle esigenze dei singoli e meno astratta, burocratica.
    Il gruppo affronterà i temi che hanno a che fare con il panorama politico e – scrivono gli organizzatori – “it will challenge and consider current political reporting and programming and why it is mainly a ‘switch off’ and not a ‘switch on’ for our audiences” . Un occhio di riguardo sarà rivolto anche alle nuove tecnologie, al loro ruolo negli scambi e nella cooperazione tra Paesi vicini.
    Non ci sono preclusioni nella partecipazione, tuttavia ci sono criteri cui rispondere e di cui nella selezione si è tenuto conto: sono state convocate persone con una preconoscenza delle dinamiche politiche del proprio Paese e della UE, e che hanno mostrato interesse verso l’iter pre-elettorale iniziato nei mesi scorsi e che porta direttamente alle elezioni di maggio.
    Il workshop, inoltre, si concentrerà anche sul tema della copertura mediatica dell’evento elettorale e si cercherà di rispondere a quesiti come: quali informazioni interessano al pubblico? Stiamo coprendo le tematiche giuste? E i programmi politici sono un “turn off”, un deterrente che fa calare l’attenzione? Come migliorare e abbandonare l’ambito della “propaganda” per migliorare la copertura elettorale?

    Discussioni, dibattiti e confronti saranno aperti per risolvere le questioni legate ai media e per informare i giovani europei sui loro diritti, sulle strutture che li circondano, incoraggiandoli a diventare cittadini attivi e partecipi, anche attraverso il voto di maggio.

    Nicosia, la città

    Nicosia, la capitale cipriota, si trova all’incirca al centro dell’isola: la sua storia affonda le proprie radici nell’età del Bronzo ed è diventata capitale solo nell’undicesimo secolo d.C., quando la dinastia dei Lusignano, di origine francese, la trasformò in una città magnifica e piena di splendori, costruendo un Palazzo Reale e oltre 50 chiese.
    Oggi la città è una perfetta commistione di splendore passato e trambusto metropolitano: il centro storico, all’interno delle antiche mura veneziane del XVI secolo presenta musei, antiche chiese, edifici medievali che preservano l’atmosfera dei secoli passati; la nuova Nicosia, invece, si estende fuori dalle mura ed è, oltre che un centro culturale, anche un classico esempio di città contemporanea e cosmopolita, a breve distanza da siti archeologici, villaggi, monasteri e chiese di epoca bizantina.
    Il centro della città oggi è diviso in due parti, unico caso di capitale europea ancora separata con la forza. Ci sono due settori, uno cipriota e l’altro di occupazione turca: il primo si trova nella parte nord della città (Repubblica Turca di Cipro del nord) ed è stato occupato dalle milizie turche dal 1974, in risposta al colpo di stato cipriota che depose l’allora presidente dell’isola e alterò gli equilibri del Trattato di Zurigo e Londra tra Cipro, Regno Unito, Grecia e Turchia e in cui si legittimava l’intervento militare di ciascun garante in caso di sensibile alterazione dello status politico dell’isola. L’occupazione fu aspramente criticata dai greci e dai loro sostenitori, che si opposero senza successo all’ingerenza turca, la cui iniziativa è ricordata con il nome di “Operazione di pace a Cipro”, ma è in effetti passata alla storia con la denominazione di “Operazione Attila”.
    L’invasione è stata un grosso trauma sotto il profilo sociale e culturale, una scissione che per molti sembra ancora oggi insuperabile. Si pensi che la comunità greco-cipriota costituiva all’epoca circa il 78% dell’intera popolazione, mentre quella turca il 22%.

    Yeast e Genova

    Associazione di Promozione Sociale, YEAST acronimo di Youth Europe Around Sustainability Tables, è nata a Genova nell’ottobre 2012 dall’iniziativa di Monica, la presidente, Stefania, tesoriera, e Alessandro, vice-presidente (qui maggiori informazioni).
    Il termine YEAST, mutuato dalla lingua inglese, significa lievito, fermento, ed è stato scelto per esprimere con una metafora il senso dell’azione dell’associazione: organizzare scambi culturali in Europa per far viaggiare, mettere in circolo persone e idee, favorire la mobilità dei giovani genovesi che hanno voglia di guardarsi attorno.

    Raccontano i fondatori: «Abbiamo scelto il nome YEAST perché quando si viaggia si cresce, si matura, insomma “lievitiamo” nel senso che diventiamo più “grandi”. Gli scambi internazionali di cui ci occupiamo si rivolgono prevalentemente a quella fascia d’età compresa tra 18-25 anni, che è più in “fermento” e ha più vitalità. Riteniamo che la nostra bellissima città, Genova, spesso chiusa e non troppo giovanile, abbia proprio bisogno di maggior “fermento” (senza contare che nessun altro nome poteva essere più appropriato, visto che tutti e tre amiamo la birra, e insomma più “yeast” di così…)».

    Gli scambi di YEAST mirano a coinvolgere i giovani genovesi in contesti in cui affrontare temi di pubblico interesse e farli diventare parte attiva nella costruzione del loro futuro. I temi principalmente affrontati toccano diversi ambiti: leadership, spirito imprenditoriale, cooperazione internazionale, valorizzazione della creatività personale, sport, integrazione, green economy, mobilità sostenibile.
    Tra le possibilità di YEAST, oltre agli scambi internazionali, anche esperienze alla pari, stage e lavoro a Londra in collaborazione con Come2England.

    Non solo Europa: anche a livello locale sono proposte varie iniziative, dall’incontro tra culture diverse tramite il laboratorio online “multiculturalità” attivo presso il portale OpenGenova; agli aperitivi culturali De GustiBUS, un “viaggio tra i sapori del mondo senza muovervi dalla vostra città!”.

     

    Elettra Antognetti

  • Erasmus+, il progetto europeo per gli studenti si rinnova con la programmazione 2014/2020

    Erasmus+, il progetto europeo per gli studenti si rinnova con la programmazione 2014/2020

    voli-aereoporto-aereo-ryanair-DIQuando si pensa all’Europa, specialmente quando si è giovani, la prima parola che viene in mente è molto probabilmente Erasmus, intendendo quel periodo di studio e vita di qualche mese in un paese europeo, alle prese con i corsi universitari ed esperienze lavorative particolarmente importanti per la propria vita personale e professionale.

    Per gli addetti ai lavori invece, Erasmus era una singola parte del più complesso programma Lifelong Learning, che offriva anche azioni dedicate al mondo dell’istruzione, della formazione per adulti e per la formazione professionale.
    L’Unione Europea, in occasione della nuova programmazione 2014-2020, ha voluto sfruttare al meglio il brand rivoluzionando il programma e chiamandolo Erasmus+, dotandolo di priorità e, soprattutto di risorse finanziarie, che continuano sulla strada delle “mobilità” all’estero per studenti e lavoratori: tra il 2014 e il 2020 infatti, il programma avrà
    a disposizione quasi 15 miliardi di euro, con un aumento del 40% rispetto a quanto era stato concesso tra il 2007 e il 2013 permettendo di estendere l’offerta formativa ed aumentando i paesi di destinazione e gli stessi destinatari del progetto, che oggi possono essere anche insegnanti o neolaureati all’interno dell’Azione chiave 1: la mobilità ai fini di apprendimento individuale.

    Erasmus+ permette di scegliere, anche per esperienze di volontariato, destinazioni in tutto il mondo come la Turchia, fino ad oggi non compresa perché non facente parte dell’ Ue. Sarà possibile accedere a borsa di studio per gli studenti a secondo del proprio percorso di istruzione e per ciclo di formazione: laurea triennale, specialistica, dottorato o master.

    esame-maturita-scuolaErasmus+ non si rivolge più solamente agli studenti universitari: saranno coinvolte anche le scuole superiori, e i neolaureati fino a 12 mesi dopo la laurea potranno partecipare a programmi di stage o ricevere prestiti agevolati (dai 12mila ai 18mila euro) per master di uno o due anni all’estero. Questi prestiti costituiscono il 3,5 per cento dei finanziamenti complessivi, oltre mezzo miliardo destinato a circa 330mila studenti. Anche i docenti ed il personale degli enti di istruzione e di formazione (compresa quella professionale) possono fare domanda per esperienze formative all’estero.

    Erasmus+ come detto, racchiude al suo interno anche iniziative per l’istruzione (ex Comenius) la formazione professionale (il caro e vecchio Leonardo Da Vinci), per la formazione degli adulti (già Grundtvig) ma raccoglie anche l’eredità delle azioni mirate sulla Gioventù e sullo Sport, prefigurandosi quindi come polo di sviluppo dell’Unione Europea a tutto campo.
    La “mossa”dell’Unione Europea ha anche l’obiettivo non nascosto di rinforzare e di estendere la rete, vitale per l’economia e lo sviluppo dei paesi Membri tra scuola, università e mondo del lavoro: l’aspettativa è quella di creare nuovi posti di lavoro, ma anche di strutturare i processi di formazione e di definizione delle competenze trasmesse che saranno la chiave di volta del futuro.

    La nuova struttura, appare più razionale e semplice rispetto al passato sia in termini di progettazione sia in termini di gestione e di amministrazione dei progetti. In particolare, il programma, attraverso l’Azione chiave 2 – cooperazione per l’innovazione e le buone pratiche – prevedrà la cooperazione tra le istituzioni educative, le organizzazioni giovanili, le aziende, le autorità locali e regionali e le ONG al fine di sviluppare prassi innovative nel settore dell’istruzione, della formazione e delle attività giovanili. Ciò con il fine principale di promuovere l’occupabilità, la creatività e l’imprenditorialità. Tale azione prevede il lancio delle “knowledge alliances” e delle “sector Skills Alliances” – forme più complesse di cooperazione pluriennali tra istituti di istruzione
    superiore, aziende ed organizzazioni ma anche le “partnership strategiche” che su scala minore, avranno il compito di provare a definire nuove pratiche in tutti i campi della formazione e dell’istruzione, coprendo le tematiche più diverse – da nuovi metodi di studio per le scuole dell’obbligo all’applicazione di quadri di riferimento per i profili professionali dei lavoratori del settore ICT.

    Infine, L’Azione chiave 3 supporterà le riforme degli Stati membri e la cooperazione con i paesi non UE con un particolare focus sullo scambio di buone prassi nei livelli decisionali dalla formazione e nella istruzione. Altro elemento cardine dell’azione sarà la valorizzazione ed attuazione degli strumenti europei in tema di valutazione e riconoscimento delle competenze.
    Per accedere a questo “mondo” singoli studenti, giovani e docenti interessati devono contattare le singole università, enti o istituzioni entro i termini fissati dai diversi bandi di riferimento. Per quanto riguarda gli universitari di Genova, il bando scade ad Aprile (qui maggiori info) in linea con la maggior parte degli atenei. Inoltre, le università, scuole, istituzione ed enti possono candidarsi online per richiedere i finanziamenti sul portale dedicato al progetto Erasmus+ (http://www.erasmusplus.it/) a seconda delle azioni di riferimento.

    Daniele Garulla

  • Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    sos-progetti-europei-rossella-ibrahimVi è mai capitato, passeggiando per le strade di Genova, di imbattervi in un cartello con scritto “Progetto finanziato dall’Unione europea”? Una volta che inizierete a farci caso noterete che la nostra città, soprattutto in alcuni quartieri, è letteralmente tappezzata di cartelli di questo tipo. Li troviamo spesso accanto ai cantieri a indicare che quel lavoro di ristrutturazione o bonifica è finanziato, del tutto o in parte, dall’Ue. Ma le riconversioni di aree urbane sono solo una piccola parte dei progetti che l’Unione finanzia.

    Un altro importante esempio è l’Erasmus, il semestre all’estero di cui usufruiscono gran parte degli studenti universitari. Questi sono due esempi emblematici dell’enorme quantità e varietà di progetti finanziati dall’Unione europea.

    Una volta che si inizia a conoscere questo mondo, ci si accorge infatti della vastità di idee, progetti e lavori che si eseguono tramite questo canale. Anche la realtà produttiva del nostro territorio è molto attiva al riguardo, numerosi ed eterogenei sono infatti i progetti che vengono gestiti da enti pubblici, università o imprese del nostro territorio. Quella genovese è una realtà dinamica e innovativa e lo scopo di questa nuova rubrica “SOS Progetti Europei” è proprio questo: conoscere questa realtà, esplorare il nostro territorio sotto una lente diversa, quella dei progetti che in esso hanno luogo, appunto!

    Nelle prossime settimane ci occuperemo dei principali progetti finanziati dall’Unione che interessano il territorio genovese e incontreremo alcune aziende che li gestiscono. Questa panoramica sui principali progetti sarà intervallata da articoli che esploreranno principali criticità e punti di forza del sistema dei finanziamenti.

    Come in tutti i mondi infatti, anche questo non è privo di difficoltà e disfunzionalità. I fondi non sono sempre gestiti in maniera cristallina ed efficiente, il comune cittadino spesso non riesce a beneficiare delle numerose opportunità per mancanza di informazione. E questi sono solo alcuni dei punti deboli su cui ci sembra importante riflettere soprattutto perché, com’è ovvio, anche i finanziamenti europei sono soldi pubblici ed è quindi doveroso che l’intera comunità possa, anche se indirettamente, trarne il maggior beneficio possibile.
    Non ci soffermeremo soltanto sugli aspetti critici ma analizzeremo anche i numerosi punti di forza e innovatività che caratterizzano questo settore, approfondiremo inoltre la figura del progettista europeo, il ruolo delle istituzioni pubbliche e altri principali aspetti di questo settore, sperando di fornirvene una panoramica più completa possibile.

    Questa rubrica è scritta grazie alla collaborazione di Daniele Garulla e Beatrice Crippa Muti, con cui condividerò onori e (soprattutto) oneri. A loro i miei più sinceri ringraziamenti!

    Rossella Ibrahim