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  • La pandemia e le responsabilità degli adulti. Bruno Morchio: “Ai ragazzi serve la rielaborazione critica della realtà”

    La pandemia e le responsabilità degli adulti. Bruno Morchio: “Ai ragazzi serve la rielaborazione critica della realtà”

    Le conseguenze di due anni di pandemia, a livello sociale e culturale, sono ancora difficili da mettere a bilancio. E probabilmente i segni lasciati da questi mesi di “sospensione” in attesa di un presunto ritorno alla normalità avranno esiti lontani e radicati. A subire il doppio fardello dell’immediato e del prossimo venturo i giovani, una categoria sommariamente compresa tra il recinto semantico dell’adolescenza e quello dell’infanzia, che con l’arrivo del Covid hanno visto cambiare nel giro di pochi giorni le proprie strutture aggregative e il proprio mondo sociale. Forse per sempre.

     “La pandemia è stata un vero disastro – sottolinea Bruno Morchio, lo scrittore genovese padre del detective Bacci Pagano, ma anche psicologo psicoterapeuta – ci sono età critiche per ogni fenomeno ma quello che abbiamo visto è stato un così così duro per la socialità di adolescenti, preadolescenti e infanzia che potrebbe essere veramente un grosso problema per migliaia di ragazzi e ragazze”.

    Lo spunto per la riflessione è il convegno “I racconti dei ragazzi”, promosso dall’associazione Il Moltiplicatore, che da anni lavora con le scuole mediante la metodologia della narrazione e della riflessione, al fine di aumentare la consapevolezza dei ragazzi e il loro star bene, soprattutto in ambito scolastico. Un’occasione per riflettere e confrontarsi sull’importanza sempre maggiore che ha assunto la capacità di raccontarsi come strumento di crescita e condivisione per i giovani e non solo.

    “Ovviamente la speranza è quella di uscire presto da questa situazione – aggiunge Morchio – ma questa esperienza drammatica dovrebbe essere l’occasione per fare il punto sullo stato di salute della scuola, per capire come “catturare” i ragazzi e fornire degli stimoli che gli permettano di crescere”, soprattutto all’interno di una società sempre più competitiva e individualista, aggiungiamo.

     La mancanza degli spazi e dei momenti di socialità non mediati da uno strumento tecnologico sono sempre più ridotti “Una situazione già avviata prima della pandemia ma che in questi mesi ha subito una velocissima accelerazione – sottolinea lo scrittore facendo riferimento alla distanza sempre più percepita tra mondo degli adulti e dei giovani – e si è prodotto un gap mai visto così ampio tra generazioni e gli adulti non hanno gli strumenti per poter agganciare le nuove generazioni”.

    E’ così la responsabilità educativa degli adulti verso le nuove generazioni deve fare i conti con nuove sfide e nuove pareti da attraversare: “La cosa più urgente è quella di riuscire a far entrare attraverso i loro linguaggi gli strumenti fondanti della conoscenza – suggerisce Morchio – strumenti che non devono essere utilizzati solo per l’intrattenimento ma anche e soprattutto per produrre una rielaborazione critica della realtà: se resteranno solo come protesi per arrivare ai contenuti resteranno consumatori di tecnologia senza diventare produttori di innovazione”.

  • Università, Scienze Politiche presenta corso interamente in spagnolo e inglese. Genova capofila nazionale

    Università, Scienze Politiche presenta corso interamente in spagnolo e inglese. Genova capofila nazionale

    albergo-dei-poveri-universita-scienze-politiche-2Cooperación y política del desarrollo (cooperazione e politica dello sviluppo), questo il nome del nuovo curriculum che, a partire dal prossimo anno accademico, sarà messo a disposizione dalla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova, nell’ambito della laurea magistrale in Sciea nze internazionali e della cooperazione. Un percorso di studi inedito in Italia, con la maggior parte delle materie insegnate in lingua spagnola e, in parte, inglese. Una scelta maturata per venire incontro alle necessità della nutrita comunità ispanica genovese, ma anche per provare a migliorare il rapporto storicamente complicato tra i giovani (e meno giovani) italiani e lo studio delle lingue straniere. Secondo una ricerca Eurostat del 2013, il nostro Paese sarebbe fanalino di coda per conoscenza dell’inglese, con solo il 10% di persone intervistate tra i 25 e i 64 anni pronto a dichiarare una “ottima” conoscenza della lingua, mentre il 26% sostiene di avere una “buona conoscenza” e il 64% appena “sufficiente”. E i numeri non sono più generosi se si parla di seconde lingue. Secondo l’istituto Makno, il 43% dei giovani italiani conoscerebbe una lingua straniera diversa dall’inglese, contro il 48% dei tedeschi e il 64% dei francesi. La scelta dell’85% di chi studia una sola lingua ricade, fatalmente, sull’inglese, così in pochissimi conoscono una lingua come lo spagnolo. Ne abbiamo parlato con la professoressa Daniela Carpani, che insegna Lingua, cultura e istituzioni dei Paesi ispanofoni alla facoltà di Scienze politiche e fornisce un quadro parzialmente diverso rispetto a quello che dicono le statistiche: «E’ vero, siamo ancora un Paese che deve uscire dal suo monolinguismo – ammette – ma in questi ultimi anni tanti studenti si avvicinano alla lingua spagnola. Magari lo fanno perché la ritengono più semplice da imparare, ma poi ai miei corsi constato che in tanti rimangono entusiasti di questa cultura. Oltre alla lingua, infatti, io e i miei colleghi di inglese e francese cerchiamo di dare un quadro politico e culturale dei Paesi in questione, come suggeriscono i nomi dei nostri corsi».

    A cosa attribuisce questo aumento di interesse per la ligua spagnola?
    «Sicuramente progetti come l’Erasmus aiutano e questo non vale solo per lo spagnolo. A Scienze politiche abbiamo un ufficio che lavora bene e a Genova siamo il secondo dipartimento dopo Lingue per numero di studenti che vincono una borsa per un’esperienza di studio all’estero. Negli ultimi anni, inoltre, sono stati inseriti dei requisiti di competenza linguistici minimi per poter partecipare a un Erasmus e questo senz’altro stimola maggiormente gli studenti a imparare una lingua già qui. Poi, certo, un’esperienza all’estero aiuta a migliorare le competenze linguistiche».

    Tornando al corso, da dove è nata la necessità di istituire un’offerta del genere?
    «La suggestione è partita dal rettorato, soprattutto nella figura del delegato alle relazioni internazionali dell’Ateneo, Andrea Trucco, per una particolare sensibilità verso l’America Latina e in particolare l’Equador, dal momento che a Genova abbiamo la più grande comunità equadoriana d’Italia. Da lì, abbiamo elaborato in tempi piuttosto rapidi la nostra proposta, con un gran lavoro di squadra guidato dal professor Mauro Spotorno, coordinatore della laurea magistrale in Scienze internazionali e della cooperazione».

    Quindi è un’iniziativa rivolta soprattutto agli studenti stranieri?
    «Assolutamente no, anche gli studenti genovesi (e ci auguriamo anche provenienti da fuori) sono più che benvenuti. Non è richiesto un livello linguistico minimo d’accesso, mentre in compenso abbiamo organizzato dei corsi per l’apprendimento della lingua italiana, sia a un livello base che a un livello più avanzato, con un linguaggio più specialistico, rivolto al mondo del lavoro e della ricerca. Un’iniziativa, questa, che può essere utile anche agli studenti italiani, che spesso si ritrovano nel mondo del lavoro senza le competenze linguistiche specifiche necessarie».

    Che tipo di materie sono presenti e quali prospettive lavorative apre questo nuovo curriculum?
    «Il curriculum è abbastanza simile a quello già esistente negli anni passati in Scienze internazionali e della cooperazione, con qualche materia nuova e più specifica come Politica comparata e Democratizzazione in America Latina o Geografia economica e politica, insegnate in spagnolo. Le materie di carattere economico sono insegnate invece per lo più in inglese. Abbastanza immutati anche gli sbocchi lavorativi (la cooperazione internazionale) già offerti con i curricula in italiano, con in più, chiaramente, una maggior competenza linguistica. Un corso così organizzato, inoltre, si presta bene ai contributi esterni».

    Come sono i rapporti tra l’Italia e il mondo ispanico?
    «Sono un po’ da costruire e da parte nostra devono senz’altro essere superati alcuni pregiudizi. Gli studenti ispanoparlanti per noi sono assolutamente una ricchezza, ne abbiamo tanti nelle triennali e un buon numero nelle magistrali, e mediamente ottengono risultati lusinghieri. Nella preparazione di questo corso, sono andata in Equador per rafforzare gli accordi già esistenti con alcune Università del posto. Quella che ho incontrato è una società molto giovane e con grande entusiasmo. I docenti universitari hanno un’età media molto bassa, a differenza dei nostri. L’ex presidente Correa e l’attuale presidente Moreno hanno puntato moltissimo sull’istruzione superiore e sono già in piedi diversi progetti di collaborazione nel campo dell’imprenditoria».

     

    Luca Lottero

  • Università, 300 posti letto in ex Clinica Chirurgica. Demanio concede edificio a Regione Liguria, 90 migranti da “ricollocare”

    Università, 300 posti letto in ex Clinica Chirurgica. Demanio concede edificio a Regione Liguria, 90 migranti da “ricollocare”

    universitaL’ex Clinica chirurgica di San Martino si trasformerà in una nuova residenza universitaria con oltre 300 posti letto, in grado di completare il soddisfacimento del fabbisogno degli studenti dell’ateneo genovese, che ogni anno inoltrano circa 1.500 richieste. E’ questo il risultato dell’accordo firmato questa mattina tra l’Agenzia nazionale del Demanio e il Comune di Genova, proprietario dell’edifico, l’Università, precedente destinataria d’uso, e la Regione Liguria, nuova beneficiaria degli spazi attraverso l’agenzia Alfa. L’edificio sarà concesso per 19 anni gratuitamente dallo Stato all’ente di piazza De Ferrari, che potrà partecipare al bando del ministero dell’Istruzione per ottenere il finanziamento di 12 milioni di euro necessario alla riqualificazione.
    Oltre all’ottenimento dei fondi, altro problema riguarda il futuro dei circa 90 migranti che al momento vengono ospitati nella struttura, anche se la prefettura ha già fatto sapere che verranno collocati altrove. Al Comune toccherà, invece, cercare un’altra soluzione per accogliere i senza fissa dimora nelle fredde notti di inverno, che negli ultimi anni trovavano riparo proprio nell’ex clinica. «Questo è un accordo che riguarda quattro enti che stabiliscono di trasformare l’immobile in residenze universitarie – afferma l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione, Ilaria Cavo – il problema dei migranti sarà gestito dalla prefettura con opportune intese da prendere con il Demanio. Per quanto ci riguarda, con questa intesa realizzeremo, su due lotti, i 300 posti letto che mancano per coprire il fabbisogno annuale degli studenti, grazie a un’operazione coerente con quella parte di territorio».
    Il protocollo ridefinisce l’assetto giuridico dell’immobile con la rinuncia, da parte dell’Università, all’attuale diritto d’uso, ad eccezione dell’Aula magna, e la concessione alla Regione in comodato d’uso gratuito. L’edificio, di proprietà dell’Agenzia del Demanio e del Comune di Genova era stato consegnato in uso all’Università nel 1947 e dismesso negli ultimi anni, con il trasferimento di tutte le attività universitarie all’interno della cinta ospedaliera.
  • Università, pubblicato il bando per la “Borsa di Studio Francesca Bonello”, istituita da Regione Liguria e ateneo genovese

    Università, pubblicato il bando per la “Borsa di Studio Francesca Bonello”, istituita da Regione Liguria e ateneo genovese

    Palazzo dell'UniversitàAnnunciato lo scorso 7 aprile, viene pubblicato oggi, nell’anniversario della tragica scomparsa, il bando di concorso per l’attribuzione della “Borsa di studio Francesca Bonello”, in memoria della giovane studentessa genovese, iscritta a Medicina, che ha perso la vita il 20 marzo 2016 in Catalogna a causa di incidente del bus sul quale viaggiava assieea ad altri 57 studenti del programma Erasmus, in cui morirono altre 13 studentesse di cui 7 italiane. La borsa di studio è istituita dalla Regione Liguria, in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova.

    «Considerato l’impegno di Francesca come volontaria in Romania e in Africa e la sua scelta di studi universitari sempre orientati al sostegno dei più deboli – spiega l’assessore alla Formazione e alle politiche giovanili, Ilaria Cavo la borsa di studio sarà assegnata allo studente della scuola di Scienze mediche e farmaceutiche che presenterà una tesi di laurea sulle problematiche di malattia legate ai paesi del terzo mondo e ai flussi migratori, con possibili esperienze sul campo». Il bando sarà a breve disponibile sul sito di Alfa, l’agenzia regionale per il lavoro, la formazione e l’accreditamento, ed è aperto a tutti gli studenti in corso che abbiano intenzione di discutere la propria tesi nelle sessioni dell’anno accademico 2017/2018 o 2018/2019 e che entro il 31 maggio di quest’anno, data ultima per la presentazione delle domande, abbiano ottenuto almeno l’80% dei crediti formativi previsti dal proprio piano studi e una media complessiva non inferiore a 26.

    «È il nostro modo di ricordare Francesca, a dire ai ragazzi di continuare ad andare in Erasmus nonostante questo tragico evento – ha spiegato il rettore dell’Ateneo genovese Paolo ComanducciAbbiamo condiviso con la famiglia, quando le due misure sono state illustrate, il messaggio che noi vogliamo dare. Continuare a promuovere tra i ragazzi questa che è un’esperienza fondamentale per la loro formazione come persone e per il loro futuro lavorativo». «Ho pensato che fosse necessario un segno – dice ancora l’assessore Cavo – perché il suo ricordo rimanesse vivo anche per chi non l’ha conosciuta, perché anche altri studenti ereditassero la sua dedizione nello studio e verso il prossimo, la sua capacità di cogliere al meglio ogni occasione della vita senza sprecarla». Previsto anche un premio di laurea istituito sempre dall’ateneo genovese in collaborazione con Iren, società in cui lavora il papà di Francesca Bonello.

  • Slot, ludopatia in aumento, a rischio oltre tremila giovanissimi. Ecco il vero costo della proroga delle licenze

    Slot, ludopatia in aumento, a rischio oltre tremila giovanissimi. Ecco il vero costo della proroga delle licenze

    slotmachineA pochi giorni dalla scadenza delle licenze, Regione Liguria ha proposto una proroga dei termini previsti dalla legge. Ma da uno studio della stessa regione i dati sulla ludopatia parlano chiaro: sempre più persone cadono nelle dipendenza da gioco, e in pericolo sono soprattutto le fasce di popolazione più “debole”, cioè giovani e anziani.

    Il disturbo da gioco d’azzardo nella quinta ed ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (il principale manuale di psichiatria in uso nel mondo) pubblicata nel 2013 è ascritto tra i ”disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction”; in altre parole, una patologia direttamente riferibile a quelle legate alla dipendenza.

    La sfida al Gioco d’Azzardo

    Il problema è noto da anni, e, infatti, a più riprese le amministrazioni locali si sono adoperate per provare a limitarne l’impatto sulla popolazione, cercando di tutelare soprattutto le fasce considerate “deboli”: anziani e ragazzi. Con questa “ratio”, la legge regionale 14 del 2012, varata da Regione Liguria, ha imposto che tutti gli esercizi che ospitano slot machine o giochi d’azzardo legali, siano distanti almeno 300 metri da i cosiddetti luoghi sensibili, cioè scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, centri giovanili, strutture residenziali o semiresidenziali sociosanitarie, strutture ricettive per categorie protette. La stessa legge ha individuato il 1 maggio 2017 come termine ultimo per adeguarsi a questa normativa, mettendo quindi in scadenza le licenze all’epoca già “operative”. La norma è stata recepita dal Comune di Genova attraverso un regolamento dedicato, approvato nel 2013.

    Secondo le attivita’ di monitoraggio della Polizia municipale, con dati aggiornati a fine novembre scorso, sono 1.015 le attivita’ commerciali sul territorio comunale genovese con strumenti per il gioco lecito: di queste, 927 non sarebbero piu’ utilizzabili tra poco meno di due mesi. Di queste, 48 sono esclusivamente dedicate al gioco lecito (di cui 26 sono sale videolottery e 22 punti lotto o agenzie di scommesse), mentre le altre sono quasi tutte esercizi commerciali: 264 tabaccherie e 611 bar o pubblici esercizi. Secondo i dati riportati da Astro, associazione che rappresenta gli operatori del gioco lecito, dal 2 maggio prossimo il 96,4% del territorio comunale di Genova sara’ off limits per slot e videolottery. 

    Operatori sul piede di guerra e la sponda della Regione

    Per questo motivo, in questi giorni gli operatori del settore hanno alzato la voce. «Dalle stime fatte in questi giorni, il 2 maggio avremo 500 lavoratori che rischiano di perdere il lavoro solo a Genova. Se non si concede una proroga e non si da’ vita a un percorso complessivo per trovare una soluzione a questo problema, si rischia di innescare un disagio sociale di cui l’amministrazione se n’e’ altamente fregata in questi anni. Cosi’ si rischia di cancellare un settore». Uno scenario “ipotizzato” da Paolo Barbieri, presidente di Anva Confesercenti Liguria, durante una recente commissione consigliare a Palazzo Tursi, come riportato dall’agenzia di stampa Dire. Secondo le stime Astro, infatti, sarebbero quasi 3000 i posti di lavoro a rischio in Liguria se la legge diventasse realtà. Secondo i dati diffusi dai Monopoli di Stato, le “newslot” installate nei pubblici esercizi (bar e tabacchi) del territorio regionale sono 12.154, con oltre 2.500 esercizi commerciali coinvolti e relativi servizi di manutenzione per circa 490 posti di lavoro che, senza proroghe, tra meno di due mesi sarebbero a rischio. A questo andrebbero aggiunti anche i circa 550 dipendenti delle 110 sale vlt in tutta la Liguria, con ulteriori magre prospettive per la “sale Bingo” che vedrebbero calare drasticamente gli incassi senza slot. «Bisogna ricordare anche le pesanti ripercussioni per bar e tabacchi – ha sottolineato Barbieri – il taglio degli apparecchi porterebbe a rischio chiusura il 30% di questi esercizi». Un “mostro”, quindi, che è cresciuto a dismisura, e che ora sembra difficile debellare senza lasciare “morti sul campo”.

    L’allarme delle associazione di categoria ha trovato una sponda in Regione Liguria: l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Edoardo Rixi (Lega Nord), ha infatti raccolto l’appello, anticipando l’intenzione dell’ente di prorogare di almeno un anno questa scadenza. Ma quali potrebbero essere i costi di questa decisione?

    I costi della proroga

    slotSecondo una ricerca del dipartimento “Salute e Servizi Sociali” della stessa Regione Liguria, però, il fenomeno legato alla dipendenza da gioco d’azzardo è in crescita, soprattutto all’interno della fasce più deboli della popolazione: anziani e giovani. Secondo la “Relazione Gioco d’Azzardo Patologico in Liguria”, presentata dalla ricercatrice Sonia Salvini, infatti, i casi di richiesta di trattamento ricevuti dai Sert liguri sono aumentati del 217% dal 2011 al 2016, passando da 116 a 368. Dalle rilevazione relative al 2016 emerge che la metà dei soggetti in carico appartiene alle classi di età dai 50 anni agli oltre 65 anni. Una fascia d’età «inedita per le dipendenze – sottolinea Sonia Salvini – che rende maggiormente evidente l’esplosività del fenomeno». Il 79% è di genere maschile, il 21% è di genere femminile. «Analizzando questi dati però bisogna tenere conto che derivano da sottostime – sottolinea Clizia Nicoilella, consigliera municpale di Lista Doria, presidente della Consulta Permanente sul gioco con premi in denarovisto che una minima parte dei “giocatori” si rivolge ai servizi, e spesso lo fa per ragioni economiche, cioè quando ha “finito” il denaro». Ma il dato allarmante riguarda i giovani: secondo questo studio il 37,1% degli studenti di 15-19 anni della regione Liguria, corrispondenti a poco più di 20mila giovani, almeno una volta durante l’anno ha giocato somme di denaro; ma non solo: sulla base delle risposte fornite al test da coloro che hanno riferito di aver giocato d’azzardo durante l’anno, per l’84,5% circa degli studenti liguri il comportamento risulta esente da rischio, per il 9% è a rischio e per poco meno del 6% è problematico. Tradotto in cifre dei circa 20.000 studenti liguri che hanno giocato nell’anno precedente alla rilevazione, sono circa 1.900 quelli a rischio e per altri 1.200 il comportamento di gioco può essere definito problematico, ad un passo, cioè, dalla patologia, quella vera.

    Scomettersi il futuro

    Come spesso accade, fatta la norma si trova l’inganno, o, come in questo caso, la proroga. Sono passati cinque anni dalla promulgazione di una legge che non vieta il gioco, ma che prova a limitarlo, allontanandolo da “prede” troppo facili: in questi anni nessuno dei diretti interessati, evidentemente, ha pensato di prepararsi alle nuove regole, invocando oggi una proroga dei termini. Ogni minuto perso, però, ha un prezzo, un prezzo che viene pagato da chi dovrebbe essere “aiutato” dalle istituzioni perché debole, perché patologicamente sconfitto dal “mostro” dell’azzardo. Ancora una volta siamo di fronte all’odioso ricatto che vede contrapposti lavoro e salute, alternativi uno all’altro: «Con Università degli studi di Genova – annuncia Sonia Salvini – stiamo dando il via ad una ricerca, che durerà un paio d’anni, finalizzata a calcolare quali siano i costi sociali del gioco d’azzardo, per confrontarli con i “ricavi” che la comunità riceve attraverso la tassazione di queste attività, per capire di che “colore” sia questo bilancio». Il risultato sarà sorprendente, c’è da scommetterci.

    Nicola Giordanella

  • Erasmus+, il progetto europeo per gli studenti si rinnova con la programmazione 2014/2020

    Erasmus+, il progetto europeo per gli studenti si rinnova con la programmazione 2014/2020

    voli-aereoporto-aereo-ryanair-DIQuando si pensa all’Europa, specialmente quando si è giovani, la prima parola che viene in mente è molto probabilmente Erasmus, intendendo quel periodo di studio e vita di qualche mese in un paese europeo, alle prese con i corsi universitari ed esperienze lavorative particolarmente importanti per la propria vita personale e professionale.

    Per gli addetti ai lavori invece, Erasmus era una singola parte del più complesso programma Lifelong Learning, che offriva anche azioni dedicate al mondo dell’istruzione, della formazione per adulti e per la formazione professionale.
    L’Unione Europea, in occasione della nuova programmazione 2014-2020, ha voluto sfruttare al meglio il brand rivoluzionando il programma e chiamandolo Erasmus+, dotandolo di priorità e, soprattutto di risorse finanziarie, che continuano sulla strada delle “mobilità” all’estero per studenti e lavoratori: tra il 2014 e il 2020 infatti, il programma avrà
    a disposizione quasi 15 miliardi di euro, con un aumento del 40% rispetto a quanto era stato concesso tra il 2007 e il 2013 permettendo di estendere l’offerta formativa ed aumentando i paesi di destinazione e gli stessi destinatari del progetto, che oggi possono essere anche insegnanti o neolaureati all’interno dell’Azione chiave 1: la mobilità ai fini di apprendimento individuale.

    Erasmus+ permette di scegliere, anche per esperienze di volontariato, destinazioni in tutto il mondo come la Turchia, fino ad oggi non compresa perché non facente parte dell’ Ue. Sarà possibile accedere a borsa di studio per gli studenti a secondo del proprio percorso di istruzione e per ciclo di formazione: laurea triennale, specialistica, dottorato o master.

    esame-maturita-scuolaErasmus+ non si rivolge più solamente agli studenti universitari: saranno coinvolte anche le scuole superiori, e i neolaureati fino a 12 mesi dopo la laurea potranno partecipare a programmi di stage o ricevere prestiti agevolati (dai 12mila ai 18mila euro) per master di uno o due anni all’estero. Questi prestiti costituiscono il 3,5 per cento dei finanziamenti complessivi, oltre mezzo miliardo destinato a circa 330mila studenti. Anche i docenti ed il personale degli enti di istruzione e di formazione (compresa quella professionale) possono fare domanda per esperienze formative all’estero.

    Erasmus+ come detto, racchiude al suo interno anche iniziative per l’istruzione (ex Comenius) la formazione professionale (il caro e vecchio Leonardo Da Vinci), per la formazione degli adulti (già Grundtvig) ma raccoglie anche l’eredità delle azioni mirate sulla Gioventù e sullo Sport, prefigurandosi quindi come polo di sviluppo dell’Unione Europea a tutto campo.
    La “mossa”dell’Unione Europea ha anche l’obiettivo non nascosto di rinforzare e di estendere la rete, vitale per l’economia e lo sviluppo dei paesi Membri tra scuola, università e mondo del lavoro: l’aspettativa è quella di creare nuovi posti di lavoro, ma anche di strutturare i processi di formazione e di definizione delle competenze trasmesse che saranno la chiave di volta del futuro.

    La nuova struttura, appare più razionale e semplice rispetto al passato sia in termini di progettazione sia in termini di gestione e di amministrazione dei progetti. In particolare, il programma, attraverso l’Azione chiave 2 – cooperazione per l’innovazione e le buone pratiche – prevedrà la cooperazione tra le istituzioni educative, le organizzazioni giovanili, le aziende, le autorità locali e regionali e le ONG al fine di sviluppare prassi innovative nel settore dell’istruzione, della formazione e delle attività giovanili. Ciò con il fine principale di promuovere l’occupabilità, la creatività e l’imprenditorialità. Tale azione prevede il lancio delle “knowledge alliances” e delle “sector Skills Alliances” – forme più complesse di cooperazione pluriennali tra istituti di istruzione
    superiore, aziende ed organizzazioni ma anche le “partnership strategiche” che su scala minore, avranno il compito di provare a definire nuove pratiche in tutti i campi della formazione e dell’istruzione, coprendo le tematiche più diverse – da nuovi metodi di studio per le scuole dell’obbligo all’applicazione di quadri di riferimento per i profili professionali dei lavoratori del settore ICT.

    Infine, L’Azione chiave 3 supporterà le riforme degli Stati membri e la cooperazione con i paesi non UE con un particolare focus sullo scambio di buone prassi nei livelli decisionali dalla formazione e nella istruzione. Altro elemento cardine dell’azione sarà la valorizzazione ed attuazione degli strumenti europei in tema di valutazione e riconoscimento delle competenze.
    Per accedere a questo “mondo” singoli studenti, giovani e docenti interessati devono contattare le singole università, enti o istituzioni entro i termini fissati dai diversi bandi di riferimento. Per quanto riguarda gli universitari di Genova, il bando scade ad Aprile (qui maggiori info) in linea con la maggior parte degli atenei. Inoltre, le università, scuole, istituzione ed enti possono candidarsi online per richiedere i finanziamenti sul portale dedicato al progetto Erasmus+ (http://www.erasmusplus.it/) a seconda delle azioni di riferimento.

    Daniele Garulla

  • Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Via Balbi Lettere e FilosofiaIn occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014 (7 febbraio 2014), l’Ateneo genovese ha reso pubblici i dati relativi agli investimenti, ai fondi, agli studenti nell’a.a. 2012-2013 e ai nuovi progetti che ha in serbo per i prossimi anni. Oltre al numero di nuove immatricolazioni, di laureati, di offerte nell’ambito della ricerca e della mobilità, si parla di investimenti da mettere in atto per modernizzare una struttura, quella universitaria, che in Italia risulta obsoleta e inadatta a competere con gli altri atenei europei e mondiali.

    Che la situazione sia questa, lo si sa da tempo: vi sarà già capitato di leggere i report annuali, i cosiddetti World Universities Ranking (qui quello di THE Times Higher Education), con la graduatoria degli atenei mondiali. In questi ranking, che si basano spesso su criteri specifici (reputazione accademica, numero di citazioni in articoli scientifici, presenza di studenti o docenti stranieri, ecc.) e che rispondono a particolari logiche (l’istituto Qs, ad esempio, mette insieme i dati raccolti da varie fonti e sondaggi su 60mila docenti e 28mila dipendenti) le università italiane occupano posizioni arretrate: ad esempio, secondo THE per l’a.a. 2012-2013 gli atenei italiani compaiono solo dopo la posizione 250. I “primi” italiani in classifica sono l’Università degli Studi di Milano (262) e Milano Bicocca (263), seguiti da Trieste, Bologna, Trento, Torino, e poi Padova, Pisa, Pavia, Roma (a larga distanza, tra la posizione 300 e la 350). Non mancano nemmeno Ferrara, Reggio-Emilia e Salento. Anche stando al ranking presentato da Qs, la situazione migliora ma non troppo: l’Università di Bologna, prima italiana, è al 188esimo posto; La Sapienza di Roma al 196, 230 il Politecnico di Milano, 235 l’università degli Studi di Milano e l’Università di Pisa è 259esima.

    Il tutto si inserisce in un contesto in cui le riforme per il sistema scolastico e universitario a livello nazionale scarseggiano e arrancano, e in cui di recente si è tornato a parlare di provvedimenti che limitano le ore di insegnamento di storia dell’arte nelle scuole superiori e di filosofia sia nelle scuole secondarie che in certi corsi universitari.

    Università di Genova

    «Investire nell’Università è essenziale per la società, per uscire dalla crisi: laddove si è investito, la crisi ha avuto impatto minore – ha commentato il rettore Deferrari – Oggi vogliamo razionalizzare l’offerta formativa per avere più laureati da inserire nel mondo del lavoro, ridurre i fuori corso e gli abbandoni. È indispensabile per crescere attrarre risorse a livello europeo e mondiale, partecipando a bandi e collaborando con imprese, per l’internazionalizzazione di qualità. Incrementeremo i corsi in inglese, anche con formazione a distanza con docenti stranieri, anche per venire incontro ai tantissimi studenti stranieri, che fanno di UniGe una delle università più aperte. Inoltre, per favorire la prosecuzione del percorso studentesco, non siamo stati né low cost, né esosi: abbiamo ridotto la seconda rata delle tasse e incrementato i premi di laurea e profitto. Qualità della formazione, della ricerca, del trasferimento tecnologico: lavoriamo verso un’integrazione di università e Paese, perché l’Ateneo non sia un fortino ma una piazza aperta sul mondo».

    Senza scomodare i ranking internazionali (oltre la posizione 400 nella graduatoria THE), concentriamoci sull’Ateneo genovese e sui ranking italiani: stando ai dati del luglio 2013 di Repubblica-Censis, Genova ottiene il quinto posto tra gli atenei “grandi” (tra 20 e 40 mila iscritti), con 86,8 punti conferiti in base alla valutazione di servizi, strutture, web, internazionalizzazione e spese per borse ed altri interventi. La prima di questa categoria è Pavia, con 94,1, ma in generale spiccano i poli senese (oltre i 100 punti), bolognese, padovano e le due importanti scuole politecniche milanese e torinese. Genova eccelle nell’area chimico-farmaceutica (quarto posto) e geo-biologica (terzo posto).

    La struttura

    centro-storico-vicoli-architettura-d12L’Ateneo si articola in cinque scuole, a loro volta composte da dipartimenti (22 in totale). Dopo l’attuazione della riforma Gelmini, entrata in vigore dall’1 gennaio 2011, nell’a.a. 2012-2013 le Facoltà sono state soppresse e trasformate in scuole. Così sono state accorpate ad esempio le Facoltà di Architettura e Ingegneria, o quelle di Giurisprudenza, Scienze Politiche ed Economia. Oggi abbiamo a Genova la Scuola di scienze matematiche, fisiche e naturali; quella di scienze mediche e farmaceutiche; di scienze sociali; scienze umanistiche; politecnica. Non mancano i centri di servizio (da quello linguistico, al CISITA per servizi informatici e telematici) e le biblioteche, che sono cinque (una per scuola) rispetto alle quattordici del passato. Il tutto, dislocato in circa 400 mila mq di immobili, molti dal valore storico e spesso difficili da mantenere in buone condizioni. A tal proposito è stato elaborato un piano edilizio nel 2013, sono stati predisposti i lavori all’ex Saiwa per il polo di chimica e la demolizione dell’ex Sutter, ultimati gli interventi all’Albergo dei Poveri. Inoltre, l’Ateneo è presente anche nelle altre tre province liguri, con sedi distaccate.

    Il personale è composto da 1.338 docenti, di cui 341 ordinari, 387 associati e 610 ricercatori, più altri collaboratori linguistici. A questi si aggiungono anche 1.409 impiegati nell’area tecnico-amministrativa, per un totale di 2.776 persone.

    Gli stravolgimenti degli ultimi anni, con il passaggio da Facoltà a Scuole, non ha mancato di creare disagi e suscitare polemiche, dovute ad esempio alla chiusura di alcuni uffici e alla ridistribuzione dei servizi: è stato il caso, ad esempio, dell’Ufficio Erasmus della ex Facoltà di Lettere e Filosofia, chiuso per essere accorpato a quello di Lingue, non senza problemi per il personale, spalmato in Via Bensa o adibito ad altre mansioni. Sono stati, inoltre, sostituiti alcuni presidi e i membri degli organi direttivi. Ci si è dovuti adattare a un’integrazione forzata tra realtà lontane anche fisicamente: è il caso, ad esempio, del polo di architettura e quello di ingegneria, uno nel centro storico e l’altro dislocato tra Albaro, San Martino, Fiera di Genova.

    L’offerta formativa

    universita-scuola-istruzioneSi articola in 27 corsi di laurea e laurea magistrale e 27 Corsi di Dottorato più 2 in consorzio con sede esterna XXIX ciclo (caso emblematico, quello del Dottorato in Filosofia, che quest’anno per la prima volta faceva parte del Consorzio Dottorato Filosofia nord ovest “Fino”, assieme a Piemonte Orientale, Università di Torino e Pavia). Inoltre Scuole di Specializzazione, corsi di perfezionamento e di formazione permanente e 32 Master Universitari di I e II livello. Le difficoltà degli ultimi anni hanno prodotto una progressiva riduzione dei fondi disponibili all’interno dell’Università, limitando sia la scelta dei corsi che le possibilità di prosecuzione del percorso di studi degli studenti all’interno della sede genovese. Tra i corsi è stato chiuso ad esempio quello di “Tecniche della Progettazione Architettonica e della Costruzione Edilizia” nell’a.a. 2010/2011.  Emblematico anche il caso del Dottorato di Filosofia e della sperimentazione della modalità consortile: l’alternativa sarebbe stata l’abolizione delle borse, mentre l’escamotage ha permesso di garantire un numero minimo di posti. Tuttavia, si trattava di un numero esiguo e quindi insufficiente: all’incirca 30 posti da ripartire in 4 atenei, vanificando le speranze dei neo-laureati e complicando le modalità decisionali.

    Gli studenti

    Gli iscritti ai corsi di I e II livello nell’a.a. 2012/2013 sono stati in totale 33.957, di cui 5.336 nuovi immatricolati, con aumento del 3-4% rispetto all’anno scorso. Nel 2012, infatti, c’era stato un calo dell’11%, ma oggi la situazione di emergenza sembra arginata. Tanti anche gli stranieri, il 20% in totale, di cui il 10 solo nell’ultimo anno. Tra tutti, più alte le immatricolazioni per la Scuola Politecnica (1165) e di Scienze Sociali (1889). Gli iscritti ai corsi post-laurea sono invece 3.957. Vediamo come sono ripartiti gli studenti tra le varie scuole:

    – Scuola di Scienze Sociali: 12.071

    – Scuola Politecnica: 7.739

    – Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche: 6.898

    – Scuola di Scienze Umanistiche: 4.840

    – Scuola di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali: 2.409

    Per quanto riguarda il numero dei laureati, nel 2013 sono stati oltre 6 mila: di più quelli laureati in scienze sociali (2.127, di cui 1.330 femmine), poi quelli in ingegneria e architettura (1.458); seguono medicina e farmacia, con 1.258 laureati,  i laureati in scienze umanistiche (954) e quelli in matematica, fisica e scienze (441).

    Quanto investe l’Università di Genova nella ricerca?

    Ci sono dieci Centri interuniversitari di Ricerca e di Servizio: ad esempio, l’ISME, per i Sistemi integrati per l’Ambiente marino, il CIRCE dedicato ai cetacei, il centro legato al Museo nazionale dell’Antartide (MNA), e quello per la Ricerca sul Cancro (CIRC), quest’ultimo però in liquidazione. Non mancano anche due centri di eccellenza nella Ricerca: il Centre of Excellence for biomedical Research (C.E.B.R.) e il Centro italiano di Eccellenza sulla Logistica integrata (C.I.E.L.I.).

    “L’Università di Genova riveste un ruolo di primo piano nel campo della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico”, si legge sul report fornito alla stampa dall’Ateneo. E ancora: “In un contesto di accresciuta competitività nazionale e internazionale, l’Ateneo genovese è costantemente attivo nell’individuare finanziamenti, monitorando e selezionando tutte le opportunità e le fonti”. Ma quanto investe l’Università nella ricerca? Quali sono le possibilità fornite agli studenti? Nel 2012 i finanziamenti acquisiti a bilancio per lo svolgimento dell’attività di ricerca dell’Università di Genova ammontavano a 47 milioni di euro, con fondi aggiuntivi per circa 4,7 milioni di euro.

    Dai dati forniti dal conto Consuntivo Consolidato di Ateneo si legge che le entrate per la ricerca del 2012 provengono per il 35% da attività presso terzi e per il 24% da Enti pubblici e privati; il 12% da borse di ricerca e dottorato, l’11% dall’Unione Europea e un altro 11% dal MIUR; infine, un 3% proviene dalle amministrazioni pubbliche locali, Enti e associazioni internazionali (3%) e altri ministeri (1%).

    Fondi a disposizione, servizi scolastici

    Via BalbiNel corso dell’a.a. 2012-2013 i fondi a disposizione sono stati incrementati, passando da un fondo di cassa a gennaio 2012 pari a 34.950.621,43 euro ai 56.872.396,58 di dicembre. ARSSU, Azienda Regionale per i servizi scolastici e universitari, ha messo a disposizione 931 posti letto e si è occupata del servizio mensa e erogazione pasti. C’è stata anche la possibilità per 626 studenti di partecipare a bandi per lo svolgimento di attività retribuita (150 ore), con un compenso di circa 1.200 euro per studente, senza contare le analoghe attività di studente tutor, tutor alla pari e didattici e studenti attivi presso il CUS. Si tratta di opportunità di guadagno fornite agli studenti, rimanendo all’interno dell’ambiente accademico e non dovendo sacrificare lo studio al lavoro. La retribuzione si aggira nella maggiore parte dei casi attorno ai 1.000-1.500 euro.

    I progetti internazionali e l’inserimento lavorativo

    L’Università di Genova è esempio virtuoso di mobilità internazionale. Le borse Erasmus messe a disposizione dall’Ateneo sono circa 1160, di cui 540 sono state assegnate agli studenti per l’a.a. 2013/2014, contro le quasi 500 dell’anno precedente. Il numero di studenti Erasmus in entrata, invece, è superiore: sono 1996 gli studenti stranieri ospitabili, e si sono stipulati accordi con 392 istituti partner. Attive anche le borse per l’Erasmus Placement per tirocinio (110 assegnate su 132), lo scambio nell’ambito del CINDA, Centro Interuniversitario de Desarrollo Academico per la cooperazione con il Sud-America, e gli altri programmi, da Leonardo a Comenius, a “Porta la laurea in azienda”.

    Genova e l’Italia: numeri a confronto con Parma e Torino

    Per inquadrare meglio la situazione dellAteneo ligure proponiamo un paragone con altre università italiane. Un primo esempio, quello di Torino, Ateneo “maxi”, con oltre 67 mila iscritti: qui il bilancio è pari a 760 milioni di euro e i nuovi iscritti sono 15 mila, in aumento del 4%. Tra il personale, tanti giovani docenti e ricercatori, con età media pari a 50 anni.

    La situazione migliora, ad esempio, se ci confrontiamo con l’Ateneo di Parma, al terzo posto nella classifica Repubblica-Censis per la categoria “atenei grandi” con 88,5 (due posizioni sopra Genova). Qui, il numero degli iscritti è circa 32 mila (la metà proveniente da fuori regione), contro i quasi 34 mila di Genova.

    In generale la situazione è difficile: il Fondo di Finanziamento Ordinario, che rappresentava nel 2001 il 61,5% delle entrate degli Atenei, nel 2008 è sceso al 54%. Tra il 2009 e il 2013 si è assistito ad una ulteriore riduzione del 5% annuo, cosa che ha obbligato gli Atenei a mettere in atto strategie come tagli al personale docente e tecnico, aumento delle tasse in molti casi, mancato ammodernamento delle strutture e minori incentivi di promozione. Oggi, il Sistema di Finanziamento Pubblico si basa su logiche premiali, per cui sono previste percentuali da rispettare per quanto riguarda programmazione, monitoraggio e valutazione delle strutture, e sono fattori importanti nell’elargizione di premi.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Giardini Babilonia e S.M. in Passione: riqualificazione guidata dagli studenti

    Giardini Babilonia e S.M. in Passione: riqualificazione guidata dagli studenti

    santa-maria-passioneSanta Maria in Passione e Stradone Sant’Agostino, il “centro” del centro storico genovese: uno dei primi insediamenti della città che ha vissuto i cambiamenti e le alterne vicende degli ultimi secoli. Ma come è possibile che un’area così importante per la storia di Genova sia rimasta abbandonata a se stessa, nella noncuranza generale, per decenni? È quello che si chiedono alcuni studenti della ex Facoltà di Architettura – oggi Scuola Politecnica -, che il 28 novembre 2011 hanno giardini-babilonia-4fatto incursione negli spazi verdi adiacenti alla Facoltà (noti come Giardini Babilonia) per piantare un melograno, simbolo della prima “occupazione”.

    Da qui, una serie di iniziative per il recupero di tutte le aree verdi della zona e del complesso di Santa Maria in Passione (1000 mq totali). Durante uno dei consueti appuntamenti con #EraOnTheRoad, abbiamo incontrato gli studenti e abbiamo chiesto loro di raccontarci il perché delle azioni passate e i progetti per la prosecuzione dell’iniziativa. Determinazione, passione e competenza sono gli ingredienti principali: tutti uniti per restituire al quartiere uno spazio abbandonato, intrappolato in un labirinto di burocrazia.

    Chi siete e in cosa consiste la vostra iniziativa?

    «Tutto è iniziato in modo “illegale” con l’ingresso nel giardino quella notte di novembre di due anni fa. In quell’occasione abbiamo espresso la volontà di riaprire e restituire alla cittadinanza un luogo chiuso dagli anni ’90 e strategico per la città: si tratta dell’unico spazio verde del centro storico, di cui potrebbero fruire studenti, abitanti, anziani e bambini. Invece, fino ad allora era rimasto chiuso e abbandonato. Stessa sorte è toccata al complesso di Santa Maria in Passione, bombardato nel corso della seconda guerra mondiale e fino ad oggi interessato solo da esigui interventi di recupero e messa in sicurezza  (come la ricostruzione della cupola in legno). Nonostante il nostro intervento di apertura dei giardini, ancora adesso molti pensano che siano spazi dell’università e non li frequentano. Il nostro scopo è renderli fruibili a tutti: per questo abbiamo organizzato varie iniziative (l’ultima, la seconda edizione di “Cosa bolle in pentola?” lo scorso 26 novembre; la festa di quartiere del maggio 2012 e l’apertura delle reti del 15 marzo 2012)».

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    Come prosegue oggi la vostra iniziativa?

    «Molto bene: l’11 aprile 2013 abbiamo presentato un progetto di recupero (circa 20 tavole) in giardino in presenza dei rappresentanti dell’università, del Municipio e della Soprintendenza ai Beni Archeologici, che hanno espresso parere favorevole. Il 30 aprile è stato approvato in toto dal Consiglio di Scuola Politecnica, anche nelle critiche a loro destinate. Abbiamo fatto pressioni ai vertici per risolvere la situazione e abbiamo ottenuto che loro si occupassero della messa in sicurezza del giardino e noi dell’aspetto urbanistico e architettonico. Il 23 ottobre il Consiglio di Amministrazione di Ateneo ha approvato il finanziamento del progetto di messa in sicurezza: dovrebbe essere anche già stato depositato in Comune. Dello scorso ottobre è poi la notizia che il CdA dell’Università di Genova (da anni proprietaria dell’area) ha ceduto in comodato d’uso gratuito al Comune di Genova parte degli spazi esterni dell’ex Facoltà, avviando l’iter per le procedure di formalizzazione del contratto. Il progetto ci descrive: non sono stati considerati solo gli aspetti tecnici, ma anche quello sociale (per la partecipazione di tutti ala gestione di uno spazio di frontiera tra città e università) e intellettuale. Crediamo che l’Università dovrebbe occuparsi concretamente degli interventi in città, mentre in molti casi si limita a trasmetterci nozioni sul piano teorico. Disponiamo di un “tesoro”: quello della Facoltà di Architettura genovese è un caso unico nel mondo, perché non approfittarne?».

    Santa Maria in Passione aperta a cittadini e turisti

    santa-maria-passione-4Inoltre, accanto all’interesse per il recupero dei Giardini di Babilonia, anche quello per il complesso di Santa Maria in Passione: gli studenti chiedono la “musealizzazione” e l’inserimento all’interno di un percorso didattico, garantendo l’accesso a cittadini e turisti. Proprio a questo proposito, la scorsa estate i ragazzi hanno organizzato visite turistiche autonome in tutto il complesso, di cui hanno le chiavi: non solo la parte che affaccia sull’omonima piazza, ma anche quello che una volta era il convento delle suore di clausura, oggi inaccessibile. Inoltre, il 15 ottobre, sempre nei pressi della Facoltà, sono state divelte due vecchie serrature di cancelli comunali nel corso dell’iniziativa “Apertamente”. Commentano i ragazzi: «Da quel giorno autogestiamo apertura e chiusura dei cancelli dei Giardini dal lunedì al venerdì, (dis)attendendo le istituzioni», e scrivono sul loro blog “Spazio Libero”: “Lo abbiamo fatto apertamente, alla luce del sole ma senza cercare le luci della ribalta. Una volta aperte le strade pubbliche abbiamo (ahinoi!) invocato l’intervento di Comune e Università, regalandogli un mazzo delle chiavi che aprono i nostri lucchetti, invitandoli a collaborare. Sapete cosa ci è stato risposto? Assolutamente niente. Un silenzio assordante che all’inizio ti stranisce, ma poi capisci che la realtà è questa, che l’istituzione è lontana, autoreferenziale, conservatrice. Allora basta stupirsene, basta lamentarsi. In questi giorni abbiamo ragionato tanto in università e in quartiere e abbiamo scelto di continuare a oltranza l’autogestione dell’apertura dei cancelli, che hanno dimostrato di poter unire anziché dividere. Quello che chiediamo è di attraversali il più possibile”.

    “Basta lamentarsi”, basta aspettare che qualcosa succeda: è un po’ questa la filosofia alla base del vostro agire…

    «Sì, è un paradosso che nessuno si occupasse prima di noi di queste zone: ci sono questioni complicate. Alcune aree, come i Giardini, sono di proprietà della Facoltà, altre come Santa Maria in Passione, sono comunali, ma con il vincolo archeologico della Soprintendenza… insomma, c’è da perdersi in un labirinto di burocrazia. Era soprattutto una “grana” per chi di competenza, e il fatto che noi ci siamo fatti avanti facendocene carico è stato positivo per molti. Il nuovo Preside della Scuola Politecnica ha accolto le nostre proposte, mostrandosi disponibile. In fin dei conti, ci stiamo occupando di qualcosa che non compete a noi, per il bene di tutta la cittadinanza. Il nostro agire è anche una critica politica all’istituzione universitaria e all’amministrazione cittadina, due soggetti che limitano l’iniziativa volontaria dal basso. Sappiamo che alcuni ci criticano, ma non siamo pentiti riguardo al nostro modo di operare presente e passato. Pensiamo che giustizia e legalità siano due concetti che vengono erroneamente assimilati: la seconda è l’assetto che si da un governo, ma è una struttura mutevole che deve essere aggiornata, anche dal basso se necessario».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

     

  • Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Quaderni free fu ToolVuoi un’università migliore? Scrivi su Free FuTool il tuo messaggio, riprendilo con D-Still e fai l’upload, il montato sarà recapitato al Ministero.

    E’ questo in sintesi il nuovo progetto lanciato da Free FuTool, start up genovese attiva da oltre due anni (qui maggiori informazioni), in collaborazione con D-Still, la piattaforma italiana dedicata al social video.

    L’idea, è quella di realizzare un social video in stile Italy in a day, per rendere gli studenti proattivi nel comunicare alle istituzioni le problematiche che riscontrano ogni giorno, le proposte e le proprie idee, con l’obiettivo finale di creare un’università migliore.

    Il meccanismo è piuttosto semplice: è sufficiente scrivere la proposta sul proprio quaderno Free Fu Tool, scaricare l’applicazione D-still (Iphone, Android) e caricare sul sito il proprio filmato.

    I video verranno aggregati e montati automaticamente e democraticamente grazie a un software e verranno poi diffusi sui social network e sui siti di Free FuTool e D-Still. Il film collettivo finale con tutti i video caricati verrà poi recapitato al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

    Come ci racconta Tobia Lorenzani, uno dei fondatori di Free FuTool «L’idea è nata lo scorso ottobre in occasione di Bootstrap, una giornata in cui 50 grandi protagonisti dell’innovazione e del business si sono messi al servizio di altrettante giovani start up. Nel corso della giornata abbiamo avuto modo di confrontarci con tante realtà, e con i ragazzi di D-Still è nata l’idea di lanciare questo nuovo progetto rivolto ai giovani, sfruttando il loro grandissimo potenziale web e il nostro target universitario. La partecipazione al Bootstrap è stata molto positiva e interessante, tra l’altro abbiamo ricevuto una menzione di merito dalla giuria di Startupitalia! nell’ ambito del concorso realizzato in collaborazione con Citroen e dedicato alle dieci startup italiane più promettenti e interessanti».

    Intanto, è iniziata la distribuzione dei nuovi quaderni gratuiti nelle università italiane; sette le città interessate, cioè Genova, Torino, Milano, Padova, Venezia, Firenze e Roma.

    Nel capoluogo genovese, le Università coinvolte nella distribuzione sono Psicologia, Medicina, Giurisprudenza, Economia, Scienza Politiche, Ingegneria, a cui si aggiunge la Mensa Piovego.

    All’interno degli stessi quaderni, si possono trovare tutte le informazioni dettagliate sul progetto Dillo al Ministro.

    Tutti i video caricati dagli studenti italiani, sono visibili qui.

     

    Manuela Stella

  • Università di Ingegneria: inaugura il nuovo Centro di Ricerca

    Università di Ingegneria: inaugura il nuovo Centro di Ricerca

    ErzelliDomani (23 novembre, ndr) è una giornata importante per l’Università degli Studi di Genova. Presso il Polo universitario di Savona (distaccamento dell’Università di Genova, ndr) verrà inaugurato il nuovo Centro di Ricerca Sperimentale per sistemi di combustione realizzato grazie alla collaborazione tra l’Università e la società Danieli Centro Combustion.

    L’azienda (del gruppo della multinazionale italiana Danieli s.p.a., uno dei leader a livello internazionale nella produzione di impianti siderurgici) che si occupa di progettazione e produzione di impianti termici e di riscaldamento per l’industria ferrosa e non ferrosa (forni industriali e bruciatori), ha deciso di investire sull’Università e quindi sulle competenze degli studenti per l’ottimizzazione dei processi di combustione, la riduzione delle emissioni inquinanti e il miglioramento delle performance dei bruciatori.

    Gli studenti avranno a disposizione strumenti e laboratori per mettere in pratica conoscenze e teorie, cosa che normalmente accade solo una volta inseriti nel mondo del lavoro. Un esempio di collaborazione attiva fra imprese private e università, uno dei temi centrali della lunga discussione che nei mesi scorsi ha animato i “salotti” genovesi in merito al trasferimento della Facoltà di Ingegneria sulla collina degli Erzelli. Il Polo di Savona è stato preferito alla sede centrale di Genova anche per una questione di spazi: un segnale che fa riflettere sull’importanza dell’investimento Erzelli?

     

  • Trovare lavoro a Genova: il career day dell’Università

    Trovare lavoro a Genova: il career day dell’Università

    Come ogni anno si rinnova l’appuntamento che mette in contatto gli studenti iscritti all’Università degli Studi di Genova con le grandi aziende presenti sul territorio genovese e ligure. Sono soprattutto grandi catene (Leroy Merlin, Costa Crociere e così via) a prendere parte ai periodici appuntamenti del Career day, una sorta di speed date professionale dove i candidati passano da un tavolo all’altro per un rapido colloquio di lavoro con le aziende presenti.

    La prossima edizione si terrà nel Sottoporticato di Palazzo Ducale mercoledì 18 e giovedì 19 aprile 2012, dalle 9.30 alle 17.30: studenti e laureati potranno incontrare i rappresentanti delle aziende, fare brevi colloqui conoscitivi, consegnare il proprio curriculum vitae, insomma conoscere in modo più dettagliato le opportunità di inserimento professionale offerte, i profili ricercati e le competenze richieste.

    Tutte le informazioni sulle aziende partecipanti saranno aggiornate periodicamente sul sito dell’Ateneo. Per partecipare è necessario pre-iscriversi online.