Mese: Giugno 2013

  • Coworking a Genova: lavorare insieme e spendere meno

    Coworking a Genova: lavorare insieme e spendere meno

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DIDi cosa parliamo quando parliamo di coworking? È un termine che sempre più di frequente si cita nei “metodi innovativi di lavoro” e che riguarda in sostanza due aspetti: da un lato il contenimento dei costi di un ufficio (affitto, utenze, etc) e dall’altro una condivisione di saperi e competenze.

    Vediamo di spiegare meglio. Il coworking è uno stile di lavoro che porta aziende e professionisti diversi a condividere lo stesso ufficio.

    In alcuni casi le aziende si “scelgono” a priori, cercando uno spazio comune dove le diverse professionalità si possano integrare, pur mantenendo ciascuna la propria indipendenza: a Genova è il caso di Civico31 in piazza Pollaiuoli, dove operano professioniste nei campi di pubblicità, ufficio stampa, foto/video e servizi web. Un ufficio in cui aziende diverse ma che offrono servizi complementari possono non soltanto condividere lo spazio, ma anche fornire ciascuna il proprio lavoro ai medesimi clienti.

    In altri casi, invece, il coworking prevede l’affitto temporaneo o permanente di stanze o scrivanie a professionisti che non hanno un ufficio e hanno bisogno solo di un piccolo spazio. Ogni ufficio sceglie una propria tariffa, settimanale o mensile, ma in alcuni casi si può optare per la formula del baratto: il professionista offre un servizio all’azienda ospitante, invece di pagare in denaro lo spazio di coworking che occupa.

    Per comprendere meglio, abbiamo raccolto le testimonianze di chi a Genova lavora in coworking. Rossana Borroni collabora con a Webvisibility, un’agenzia che si occupa di SEO e ha sede nel coworking di Salita Di Negro: «I vantaggi del coworking, oltre alla condivisione delle spese e degli spazi e conseguente riduzione dei costi operativi, sono soprattutto la possibilità di instaurare nuove collaborazioni e amicizie, di entrare a far parte di un network di professionisti e di accedere a nuove opportunità lavorative. La mia azienda può curare un aspetto della comunicazione per un cliente, e le altre aziende e freelance che lavorano nel nostro stesso spazio possono dare il loro apporto in altri ambiti. La sinergia che più persone e un gruppo possono generare creando un team ad hoc è incredibile. Ti faccio un esempio. Se pensi al settore del food, la comunicazione deve essere fatta trasversalmente, non si può prescindere da nessun aspetto: SEO, social network, ufficio stampa, eventi, etc. Se nel coworking ci sono specialisti in ognuna delle categorie che ho citato, la condivisione dello spazio agevola la creazione di team di lavoro perfetti per la specifica occasione o cliente».

    Il primo coworking genovese è situato in via Fieschi ed è stato creato nel 2009 da Fabio Burlando, titolare dell’agenzia immobiliare Acropoli e che oggi è molto attivo nel promuovere valori e vantaggi del coworking. Come spiega sul suo blog aziendale, per raccontare le origini del progetto: «da un organico di 10 persone ci siamo trovati in 5; stanze, scrivanie attrezzate rimaste vuote (…) Trasferirsi in altro ufficio di adeguate dimensioni? Una possibilità. Ma abbiamo preferito mantenere la sede e consci delle problematiche che professionisti vari incontrano nel reperire location lavorative usufruibili in modo elastico abbiamo deciso di entrare nella rete coworking project».

    Una testimonianza che è anche un monito alle istituzioni locali: «Comuni e municipi che se la tirano tanto di essere “smart”, invece di pensare a mettere colonnine per auto o bici elettriche (vanno bene, ma non solo quello!) non sanno nemmeno di avere proprietà immobiliari in abbandono e in disfacimento».

    Proprio quest’ultima osservazione fa da appiglio a un cambiamento che sta avvenendo nella nostra città: lo scorso 16 maggio il Municipio Levante ha approvato una mozione del consigliere Walter Vassallo, a seguito della quale partirà un tavolo di lavoro fra tutti i Municipi per individuare nuovi spazi da destinare al coworking.

    Così Vassallo spiega la filosofia del coworking, che definisce “fabbriche di cultura diffusa“: «Si tratta di un modello che non mira solo alla condivisione degli spazi di lavoro, ma attraverso eventi, iniziative e attività collaborative e partecipative può raccogliere quanto germoglia all’interno di un territorio creando vere e proprie Officine creative e propulsive. Ambienti vivaci, in fermento e in evoluzione che diventano un pilastro fondamentale nello sviluppo socioeconomico di un territorio. Sempre di più sarà necessario diffondere nelle aree urbane gli spazi di coworking, perché la diffusione dell’economia della conoscenza e la dematerializzazione e decontestualizzazione delle attività lavorative generano valori comuni, sociali e ambientali. Questi spazi daranno vita a un’integrazione sul piano umano e professionale per realizzare un progetto completo. Ed è proprio questo il pregio maggiore che si può ascrivere agli spazi cowo: la nascita di una cultura che coniuga lo stare insieme e il lavorare, in un processo di contaminazione virtuosa continua che è anche fonte di progresso e innovazione».

    Come si legge dal testo della Mozione, l’impegno espresso dal Municipio grazie all’impegno di Walter Vassallo si concretizzerà nel «porre in essere quanto necessario al fine di trovare al più presto spazi idonei censiti nell’immenso patrimonio di vani sfitti da locare alle energie diffuse della produzione culturale, del sapere e dell’innovazione intesa come conoscenza per sviluppare centri di incontro operativamente sensati, al servizio del co-working e del nomadismo, della progettazione collaborativa, delle decisioni partecipate».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Istituto Idrografico della Marina: nuova sede ai Magazzini del Cotone?

    Istituto Idrografico della Marina: nuova sede ai Magazzini del Cotone?

    forte-san-giorgio-particolare-ist-idrograficoIL PRECEDENTE

    L’Istituto Idrografico della Marina, struttura che opera dal 1872 in Forte San Giorgio, è alla ricerca di una nuova sede, più funzionale rispetto alle proprie attività ed esigenze rispetto all’edificio storico che la ospita.

    Il centro è l’unica struttura italiana adibita alla produzione della documentazione nautica ufficiale nazionale: si occupa pertanto del monitoraggio sistematico dei mari italiani e della rilevazione e comunicazione di ogni eventuale criticità alla sicurezza della navigazione (presenza di relitti, variazione dei fondali, etc). Inoltre vi si svolgono attività più ad ampio respiro, legate alla valorizzazione dell’ambiente marino da un punto di vista scientifico, ambientale e tecnologico, e vi è una biblioteca che ospita circa 30.000 volumi e 3.000 carte nautiche.

    Le ipotesi in campo sono attualmente due: il polo tecnologico degli Erzelli o l’ex Lavanderia Italia situata a Palazzo Selom, nei Magazzini del Cotone. Quest’ultima ipotesi appare la più plausibile, soprattutto a causa della vicinanza con la sede dell’Autorità Portuale e con la zona del Porto Antico, di elevato flusso turistico.

    A giugno 2012, in occasione dell’Open day annualmente svolto in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Idrografia, noi di Era Superba abbiamo visitato il centro per capirne meglio le modalità di lavoro e gli obiettivi.

    IL PRESENTE

    A che punto sono le attività per il trasferimento dell’Istituto? Paolo Lusiani, responsabile delle relazioni esterne, ci conferma che il fabbricato di Palazzo Selom (estensione di circa 2.700 metri quadri, nella parte terminale dei Magazzini del Cotone) potrebbe ospitare in futuro l’Istituto. «Il nostro capo di Stato Maggiore, Ammiraglio De Giorgi, ha avuto di recente diversi incontri con le autorità politiche locali, guidate dalla Senatrice Roberta Pinotti che è stata nominata Sottosegretario al Ministero della Difesa. È stata anzitutto ribadita la volontà di tutti di mantenere a Genova la sede dell’Istituto e da qui si sono valutate le varie opzioni per comprendere quale potesse essere la sede migliore. Tutti gli attori coinvolti – ossia il Dipartimento Militare di La Spezia, l’Autorità Portuale di Genova e l’Agenzia del Demanio – hanno convenuto che Palazzo Selom sia il luogo più indicato: entro la fine di quest’anno si dovrebbe raggiungere un’accordo definitivo sulla disponibilità dell’edificio, e da qui si partirà per capire tempi e modalità delle necessarie ristrutturazioni».

    La necessità di un edificio più “moderno” è funzionale alle attività che quotidianamente si svolgono presso l’Istituto: proprio la dicotomia tra vecchie e nuove modalità di lavoro sarà il centro dell’open day del 13 giugno (ore 9.30 – 12 e 14.30 – 16.30), in cui sarà rimesso per la prima volta in funzione il macchinario usato un tempo per la riduzione in scala, oggi sostituito dagli scanner.

    L’evento, che ha lo scopo di far conoscere alla cittadinanza le attività dell’Istituto e farne comprendere i benefici, sarà anche l’occasione per far comprendere le ragioni che hanno portato alla ricerca di un nuovo spazio.

    Marta Traverso

  • Centri di formazione per adulti: l’attività didattica in una mostra

    Centri di formazione per adulti: l’attività didattica in una mostra

    fotografia-concorso-foto-DILunedì 3 giugno 2013 (ore 15.30) inaugura a Palazzo Ducale la mostra fotografica di Sabrina De Polo, che documenta l’attività didattica dei Centri di Formazione Territoriale.

    Il titolo dell’esposizione è Dialogo e conoscenza per abbattere i muri: la fotografa ha seguito per un anno gli insegnanti e gli studenti impegnati durante le lezioni e le attività formative nei centri della provincia di Genova.

    La mostra rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 16 giugno 2013.

    [foto di Diego Arbore]

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • San Fruttuoso, silos Piazza Solari: girotondo per salvare Bosco Pelato

    San Fruttuoso, silos Piazza Solari: girotondo per salvare Bosco Pelato

    san fruttuoso 1Un “girotondo verde”, dedicato a tutti i bambini che frequentano le scuole e l’asilo di Piazza Solari, per chiedere che il bosco non venga distrutto e sostituito con un silos di 5 piani. È questa l’ultima iniziativa organizzata dal Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti – un folto gruppo di cittadini indipendenti da ogni partito o movimento politico – che da alcuni mesi si batte contro la realizzazione della maxi autorimessa – tramite sbancamento della collina di Bosco Pelato, situata a San Fruttuoso tra piazza Solari, via Amarena e via Savelli – con conseguente cementificazione della zona da parte della Fondazione Contubernio D’Albertis e del Gruppo Gavio.

    Oggi pomeriggio (Lunedì 3 giugno) dalle ore 16:00 alle 16:30 i più piccoli sono invitati a partecipare al girotondo: «A ogni bambino verrà dato un palloncino verde del colore del bosco e faremo un girotondo intorno alla piazza tutti insieme – spiega il comitato – Partecipate numerosi all’uscita della scuola o dell’asilo e ditelo ai vostri amici».

    L’obiettivo è catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle criticità che un simile intervento potrebbe generare nel quartiere. Mentre sul piano della comunicazione, metodo e tempistica scelti dalle istituzioni, suscitano perplessità. Come spesso accade, infatti, il confronto con gli abitanti della zona è avvenuto ormai a giochi fatti.
    «L’iter approvativo del progetto è stato sviluppato senza informare in alcun modo la cittadinanza – sottolinea il comitato – si è svolta una sola riunione, il 16 gennaio scorso, presso il Municipio Bassa Valbisagno, quando l’intervento è stato illustrato mettendo la popolazione davanti al fatto compiuto. A dire il vero, l’iter progettuale non è del tutto concluso, perché manca ancora il permesso a costruire. Comunque sia, analizzando il progetto presentato, è evidente come parecchi dei pareri positivi siano stati dati in maniera affrettata; a volte senza che tutte le informazioni fossero state fornite al soggetto a cui veniva richiesta l’approvazione».

    I cittadini di San Fruttuoso, a spese proprie, hanno commissionato degli studi aggiuntivi a specialisti affermati che «Hanno confermato l’elevato rischio idrogeologico ed ambientale derivante da una tale opera – conclude il comitato – Abbiamo dato mandato ad un avvocato di mandare le nostre obiezioni alle autorità preposte». Le preoccupazioni sono sempre le stesse: rischio idrogeologico; sicurezza degli edifici scolastici e degli edifici limitrofi; ulteriore cementificazione; disagio viario ed aumento dei gas di scarico; sopravvivenza dell’area verde pubblica; inutilità delle opere compensative (ascensore inclinato e campetto da calcio).

     

    Matteo Quadrone

  • Lameladivetro, Campopisano: arte e cultura per difendere le diversità

    Lameladivetro, Campopisano: arte e cultura per difendere le diversità

    campo-pisano-centro-storico-DIFondata nel 1995 e sita dal 30 marzo 2013 a Campopisano, l’ Associazione Culturale Lameladivetro opera per il dialogo internazionale e la promozione artistico-culturale, sia in ambito locale, che nazionale e internazionale, organizzando eventi a Genova e nel mondo, grazie all’intraprendenza dei volontari che la coordinano e all’appoggio – oltre a Comune di Genova, Provincia e Regione – di strutture come ambasciate, consolati, ministeri sparsi in tutto il mondo.

    porta-lameladivetroUn piccolo gioiello nascosto tra i vicoli genovesi: la sede di Lameladivetro è un posto magico, in cui il tempo sembra essersi fermato. Prima che arrivassi ero stato avvisata: «Non aspettarti qualcosa di nuovo e alla moda, qui non c’è niente che abbia a che fare con le discoteche, o con i posti che frequentano i giovani, anzi qui da noi il tempo si è fermato al 1600. Lo vedrai con i tuoi occhi». Già incuriosita da questa anomala presentazione, sono andata a constatare con i miei occhi di cosa si trattasse e ne sono rimasta folgorata; un piccolo spazio in un edificio adiacente a Piazza Campopisano, arredato con mobili e suppellettili rigorosamente di epoca (‘600 – ‘800) dai tessuti delle tende, ai mobili in legno, le grandi credenze contenenti l’archivio “analogico” e la documentazione cartacea dell’associazione, e costumi d’epoca rigorosamente ricreati dai soci. E pensare che in così poco spazio è contenuto tutto il potenziale che, una volta scatenato, innesca meccanismi virtuosi in grado di raggiungere tutti i paesi del mondo…

    Mi accolgono Franco Andreoni, il vicepresidente Fulvio Toso e alcuni altri soci: le rappresentanti di Tailandia (Kanokwan Lueng Srichai) e Venezuela (Mayela Barràgan Zambrano) e la curatrice della parte storica Maura Meo.

    Cos’è Lameladivetro e qual è il filo conduttore che anima tutto il lavoro dei volontari?

    «La nostra associazione è attiva ormai da quasi un ventennio, siamo partiti da Piazza delle Vigne e, dopo vari cambiamenti di sede, oggi siamo tornati finalmente nel centro storico, nella bella location di Campopisano, al numero 4 r. La nostra è un’attività di volontariato a favore dell’arte e della cultura. Il raggio d’azione di Lameladivetro è ampio e variegato: noi parliamo di cultura, di arte, di attività rivolte al sociale, ma anche la parola “cultura” è di per sé polisemica e spazia dalla gastronomia all’arte propriamente detta. Quello che sta alla base di tutto è riuscire a coinvolgere diverse “etnie”, diversi paesi, diverse comunità sia su piccola che su larga scala (da quelle più vicine, genovesi, piemontesi e limitrofe, a quelle più lontane, tailandesi o venezuelane, ecc.), valorizzare le loro tipicità culturali in modo che non vadano perse e preservare dunque le differenze.
    Sono proprio le differenze culturali il centro di tutto il nostro lavoro: noi non miriamo all’integrazione culturale (attenzione, con questa affermazione non si deve certo scambiare il nostro intento per un proposito misantropico di accentuazione delle diversità che separano…), vogliamo piuttosto mettere l’accento sulle differenze, in quanto peculiarità territoriali, etniche, popolari, (dalle ricette di cucina, alle varianti dialettali, o ancora le particolarità nel vestire, le abilità artigianali, le bellezze territoriali) e che devono essere conosciute dal numero più largo possibile di persone. Sono un arricchimento, che separa ma non divide, anzi… la ricerca di legami tra gli elementi specifici delle varie etnie può ricondurle tutte a un unico massimo comune denominatore. Se ci fermiamo a pensare, tante possono essere le etnie che ci circondano. Mi riferisco a tutte le specificità comunitarie, culturali, linguistiche. Con il termine “etnico” siamo abituati a pensare ai paesi arabi o alla Turchia, o al Medioriente, ma un’“etnia” è ad esempio anche quella genovese, della Lunigiana, o quella sarda…»

    «Il nostro sito è scritto in tantissime lingue diverse, e allo stesso i volantini che stampiamo: dal zeneize, al calabrisi, allo wayuunaki. Quest’ultima è una lingua indigena dell’America Latina, che noi abbiamo portato a Genova in occasione di un evento in collaborazione con il Venezuela: la nostra rappresentante è riuscita a far arrivare nella nostra città un poeta, socio-linguista e scrittore di lingua wayuunaki, che è stato ospitato nell’ambito del Festival della Poesia. Anche il nome Lameladivetro è quello ufficialmente registrato, ma cambia a seconda dell’evento in questione e delle nazioni con cui abbiamo a che fare: Lamanzanadevidrio, Lepommedeverre, DerGlasApfel, e così via…».

    lameladivetro

    Franco, puoi farci qualche esempio di progetto finora realizzato e darci anticipazioni per le iniziative future?

    «Organizziamo pochi incontri all’anno, ma quelli che realizziamo hanno vasta eco e sono importanti per far conoscere Genova all’esterno e per portare a Genova altre culture e società. Posso citare molti esempi di ricerche, studi e iniziative che abbiamo condotto. Ad esempio, nel 2007, “La memoria multiculturale” il progetto annuale su Paul Klee e il suo soggiorno a Genova: abbiamo ricostruito l’itinerario seguito dall’artista nel 1901 durante il suo viaggio da Berna a Roma (risalendo anche al numero di treno, all’orario, alle coincidenze prese) e abbiamo scoperto che il pittore sarebbe partito proprio dalla nostra città alla volta di Roma. Da qui abbiamo creato un’esposizione che è stata visitabile per circa un anno presso i locali della Biblioteca Civica Berio e che ha visto il coinvolgimento di rappresentanze genovesi, svizzere e tunisine. Da ricordare anche la collaborazione con la Svizzera e l’evento alla Biblioteca Berio “Genova e la Svizzera all’insegna della Storia: rose e bandiere, Papi e alabarde”, in cui sono stati ricercati legami e affinità tra Genova e la Svizzera, fino al gemellaggio delle due. Da ultimo, la presenza al Salone del Libro di Torino 2013, con l’intervento “Le pratiche di Medicina Tradizionale dall’Abruzzo al resto del mondo: la Cina e il Paraguay”, organizzato dalla rappresentante cinese, l’ultima “reclutata” per entrare a far parte del gruppo. Infine, un progetto ancora in cantiere di “gemellaggio del pesto”, in cui stiamo cercando di coinvolgere varie comunità d’Italia, produttrici dei vari ingredienti necessari per la preparazione del pesto, per gemellarle con Genova (da Pisa, produttrice di pinoli, alla Sardegna per il pecorino, e altre); e poi si potrebbe anche effettuare ricerche sulle statue stele nella zona dell’estremo Levante, ricostruendone le affinità con quelle sudamericane. Le possibilità sono infinite, il campo d’azione sterminato».

    Come funziona sotto il profilo pratico Lameladivetro?

    «L’organico della nostra associazione è formato da rappresentati di diversi popoli e il nostro operare è da considerare quasi sempre al fianco di (oltre a Comune, Provincia e Regione) enti pubblici o diplomatici, dalle Ambasciate ai Consolati, ai Ministeri, per giungere alla Segreteria di Stato della Città del Vaticano. La cosa bella è che tanto sono buoni i nostri contatti col Vaticano, quanto con i rappresentanti ufficiali di altre religioni, come quella islamica o buddhista, a testimonianza della volontà di cooperazione e di inclusione delle differenze. Ovviamente questo è anche un modo per fare conoscere, in primis, Genova nel mondo. In secondo luogo, il nostro modus operandi permette a Genova di conoscere il mondo, in uno scambio bidirezionale molto interessante. La nostra associazione culturale vive dell’interazione con le rappresentanze delle diverse nazioni mondiali: non è una struttura che nasce su scala internazionale, anzi è piuttosto radicata sotto il profilo locale, ma in occasione dei vari eventi che organizziamo, Lameladivetro esce dai confini genovesi e si fa internazionale. Fra le nazioni con cui abbiamo contatti, oltre alle varie regioni d’Italia, ricordo la Repubblica Popolare Cinese, il Sud Africa, il Venezuela, la Francia, la Tailandia, la Svizzera, ma si tratta solo di alcuni esempi. Creiamo cose e incontri in nome dell’amore per la cultura, l’arte, la storia, la fratellanza. Tutti ingredienti positivi, i migliori».

    La passione e l’amore per la cultura che anima questi volontari è davvero particolare: vulcanici e pieni di iniziativa, producono nuove idee una dopo l’altra, in continuazione. I progetti sono davvero tanti, ma realizzarli diventa complicato perché la base è sempre volontaria e gli aiuti da reperire si basano sui contatti interpersonali dei soci. Interessante il fatto che alcuni di loro si siano conosciuti ad un corso di lingua italiana per stranieri e, tramite passaparola, siano poi entrati a far parte di Lameladivetro: è il caso proprio della rappresentante tailandese e della neo-arrivata cinese. Inoltre, ora si sta progettando di aprire a Stati Uniti, Russia e altri paesi: lo scopo è quello di avere un rappresentate per ogni paese, ma è di certo ambizioso e a lungo termine. Per ora, i volontari continuano a impegnarsi e a proporre i loro progetti con entusiasmo, con un occhio sempre rivolto verso Genova e la Liguria: si pensa, tra le altre cose, di tornare alla prassi iniziale di organizzare percorsi storici in città, con persone reali in abiti storici, che interpretano vari personaggi e mettono in scena episodi del passato, per far comprendere meglio e far restare maggiormente impresso il reale svolgimento degli eventi. Partendo, perché no, proprio da Campopisano, luogo ricco di storie e leggende.

     

    Elettra Antognetti

  • Trofeo Fantozzi: gara ciclistica per obesi e svogliati

    Trofeo Fantozzi: gara ciclistica per obesi e svogliati

    SoriDomenica 2 giugno 2013 (ore 10) appuntamento con con la 23a edizione del Trofeo Fantozzi, manifestazione ciclistica in chiave parodistica.

    Nata per gioco nel 1991 da un’idea di un gruppo di ex liceali genovesi, la manifestazione è anche definita ironicamente una sorta di Coppa del Mondo per Corridori Ipodotati, riservata ad “atleti sovrappeso, sedentari e con problemi di jella”.

    La corsa si snoda su un percorso di 16 km, con partenza alle 15 da Sori e toccando le frazioni di Lago, Canepa, Sussisa e Capreno. Per chi non ce la farà, sono previsti provvidenziali bus-navetta.

    Sono pervenute numerose iscrizioni da tutta Italia.

    Programma della giornata
    Ore 10: ritrovo presso la zona pedonale fronte mare di Sori, ritiro pettorali e pacco gara
    Ore 13: chiusura definitiva iscrizioni
    Ore 13.45: spettacolo di burlesque
    Ore 14.45: tuffo in mare
    Ore 15: partenza
    Ore 15.20: prima Sosta a Lago, focaccette e dolciumi.
    Ore 16: arrivo a Canepa e rifornimento ipercalorico a cura del Comitato Amici di Canepa
    Ore 16.30: proseguimento del percorso lungo la panoramica pianeggiante di Levà
    Ore 17: sosta ristoro a Sussisa- Capreno, a cura del Comitato San Matteo Sussisa.
    Ore 18: arrivo sul lungomare di Sori
    Ore 19: premiazioni e brindisi finale
    Ore 20: aperitivo e cena sociale presso il ristorante Scandelin di Sori (su prenotazione)

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  • Sestreet skate contest: gara di pattinaggio per adulti e bambini

    Sestreet skate contest: gara di pattinaggio per adulti e bambini

    skater-street-art-CSabato 1 e domenica 2 giugno 2013 si svolge la seconda edizione del SeStreet Skate Contest presso lo Skatepark di via Galliano a Genova Sestri Ponente, nelle vicinanze del Circolo Arci Merlino.

    La gara è organizzata da Uisp Genova (nell’ambito del progetto Pronti, partenza, VIA!) in collaborazione con gli skaters che abitualmente si allenano nel parco: sabato il contest sarà riservato ai bambini, domenica agli adulti. Per i vincitori sono previsti dei premi.

    Info ed iscrizioni ppv.genova@gmail.com o 347 8454787 (ci si potrà iscrivere anche il giorno stesso).

    [foto di Constanza Rojas]

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