Mese: Settembre 2014

  • Viaggio “fuori porta” alla scoperta di una ligure doc, la mucca cabannina

    Viaggio “fuori porta” alla scoperta di una ligure doc, la mucca cabannina

    mucca-cabannina (1)Per la prima avventura “fuori porta” di #EraOnTheRoad abbiamo scelto di parlare di allevamento. Non quello intensivo, dei grandi numeri, ma quello a misura del nostro Appennino, fatto di pochi capi e di razze autoctone. Siamo andati a in Valle Scrivia, nel comune di Savignone nel Parco dell’Antola, alla scoperta della mucca cabannina.
    In un sabato di settembre, sotto un cielo un po’ incerto, ci siamo lasciati Genova alle spalle, abbiamo superato Montoggio e Avosso e, dopo il bivio per Valbrevenna, abbiamo svoltato in una strada stretta che attraverso i boschi ci ha portati a destinazione. L’Autra è conosciuta come agriturismo e fattoria didattica ma prima di tutto è un’azienda agricola che nasce nel 1983 dal desiderio di Alfredo Bagnasco di avere una vita diversa fatta di animali, di campagna e di vita lontano dalla città.

    All’Autra ci sono venti vacche di razza cabannina, l’unica razza bovina interamente ligure che deve il suo nome alla frazione di Cabanne, nel comune di Rezzoaglio, nel cuore del Parco dell’Aveto. Alfredo alleva le mucche di razza cabannina principalmente per il latte e per il formaggio: il piccolo caseificio annesso all’azienda agricola produce due o tre volte la settimana delle formaggette e della ricotta che vengono distribuite in un circuito di commercianti locali. Con Alfredo andiamo a cercare le mucche al pascolo e, prima di vederle, ne intuiamo la presenza dai prati puliti e rasati. «Un tempo questi pascoli erano incolti e abbandonati – racconta Alfredo – le cabannine ora pascolano libere in un’area di circa 8 ettari e contribuiscono così alla pulizia di prati e boschi».

    Nel XIX secolo i capi di razza cabannina erano circa 40.000, oggi siamo nell’ordine di poche centinaia. Ma l’estinzione, che agli inizi negli anni ’70 era un rischio concreto, per ora è scongiurata grazie al congelamento del seme e all’intervento, tra gli altri, dell’Associazione Provinciale Allevatori di Genova e di Slow Food che tutela la razza come Presidio.
    Le ragioni di questa caduta libera verso l’estinzione? Alfredo cita le mucche di razza bruna, animali più massicci e molto più produttivi spesso prediletti dagli allevatori a discapito delle razze autoctone. Ma le caratteristiche di un animale da allevamento vanno inevitabilmente incrociate con le caratteristiche di un territorio. E quando ci troviamo davanti il primo esemplare di cabannina possiamo constatare che si tratta di una mucca piccola, robusta e compatta, evidentemente perfetta per sfruttare i pascoli ripidi del nostro entroterra. La bruna, una mucca di dimensioni decisamente più grandi, non sarebbe adatta a questi terreni poveri e impervi. È evidente, dunque, che parliamo di una razza meno produttiva rispetto ad altre oggi tanto diffuse, ma si tratta di un animale da allevamento con l’Appennino genovese nel dna e le cui caratteristiche sono perfette per dare il meglio proprio in questo habitat.

    Dopo l’incontro ravvicinato con le cabannine, che si sono dimostrate anche estremamente fotogeniche, siamo ritornati verso il caseificio e con Alfredo abbiamo parlato di futuro. Innanzitutto ci siamo chiesti se l’allevamento può essere una chance per il domani di tanti giovani in cerca di opportunità. «Sicuramente i margini per lavorare ci sono anche se la vita a cui si va incontro è fatta di sacrifici e di tanto lavoro», racconta Alfredo.

    Ragionando sul presente e sui fatti, oggi c’è sicuramente un interesse diffuso verso l’allevamento; all’Autra un primo dato in questa direzione ce lo danno i numeri della fattoria didattica: circa 50 classi in visita in due mesi. Inoltre, nuovi mestieri potrebbero nascere nel solco della tradizione: Alfredo ha anche una quindicina di asini con cui vorrebbe sviluppare attività legate alla pet teraphy o al trekking, cosa peraltro già sperimentata in altre regioni d’Italia.

    E parlando di futuro, tra i tanti scenari possibili, emerge il sorriso di Sucia, indiano, 27 anni, braccio destro di Alfredo. Lui segue gli animali nella quotidianità ma anche nelle attività legate alla fattoria didattica: è lui infatti a insegnare ai bambini i segreti della mungitura. Sucia è all’Autra da 5 anni e ama il suo lavoro, si vede da come ci guida nelle stalle e da come ci racconta i caratteri e le idiosincrasie dei diversi animali.

    Ci piace pensare, salutando Alfredo e lasciando l’Autra, che oggi l’allevamento nel nostro entroterra abbia anche i colori e l’allegria del sorriso di Sucia. E che uno dei tanti futuri possibili possa partire proprio da qui.

     

    Chiara Barbieri

  • Metropolitana di Genova, al via l’iter per la nuova fermata San Fruttuoso – piazza Martinez

    Metropolitana di Genova, al via l’iter per la nuova fermata San Fruttuoso – piazza Martinez

    binari-san-fruttuoso-piazza-martinezLa Metropolitana di Genova arriverà fino a San Fruttuoso. Grazie a un emendamento alla legge di conversione del decreto “Sblocca Italia”, che il ministro alle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi si è già detto disponibile ad accogliere, i 28 milioni necessari per realizzare l’opera arriveranno dal governo. La notizia è stata data questa mattina a Palazzo Tursi dal sindaco Marco Doria, in una conferenza stampa congiunta con l’assessore Dagnino, il presidente della Regione Burlando e alcuni parlamentari del Pd.

    «C’è una convergenza di intenti tra le amministrazioni locali e il governo – ha spiegato il sindaco, riprendendo i concetti chiave dell’ultimo incontro romano con Lupi – che ha individuato nel finanziamento delle infrastrutture per il trasporto pubblico locale uno dei suoi assi strategici. In questo capitolo, rientra anche il prolungamento della metropolitana in quanto elemento essenziale delle politiche locali di mobilità urbana».

    Lo scopo dello Sblocca Italia dovrebbe essere quello di razionalizzare le risorse disponibili sul territorio italiano per dirottarle su quelle opere già cantierizzate o, comunque, con un progetto definitivo già approvato, sottraendo sprechi laddove i lavori sono al momento soltanto un’idea.
    «Entro giovedì – ha spiegato il deputato Mario Tullo (PD) – presenteremo gli emendamenti che arriveranno in aula entro la metà di ottobre. Tra questi ci sarà anche la richiesta di inserire la tratta di Metropolitana Brignole – piazza Martinez nelle opere finanziabili. La legge dovrà poi passare al Senato, per cui l’approvazione definitiva arriverà non prima di novembre».

    Si tratta di opere prevalentemente in superficie, il cui ammontare complessivo è stato stimato in 28 milioni: di questi, in realtà, circa 18 milioni saranno spesi per due nuovi treni necessari a potenziare il servizio, mentre solo 10 milioni verranno impiegati per la cantierizzazione della tratta Brignole – piazza Martinez. I lavori, infatti, sono piuttosto banali: non saranno necessari nuovi scavi ma si procederà sfruttando il sedime non più necessario alle attività della ferrovia per giungere alla nuova fermata che dovrebbe sorgere alle spalle della scuola elementare di piazza Martinez.

    Il progetto della fermata San Fruttuoso - Piazza Martinez
    Il progetto della fermata San Fruttuoso – Piazza Martinez

    «Una prima idea progettuale – spiega l’assessore alla Mobilità Anna Maria Dagnino – prevedeva la realizzazione di una vera e propria stazione con costi che erano circa il doppio di quelli che invece abbiamo preventivato con il nuovo progetto. Si tratterà infatti di realizzare solo una fermata, una scelta minimalista che sfruttando la possibilità di restare in superficie ci consentirà di vedere l’opera completata in tempi e con costi ragionevoli».

    Attualmente si stima che la Metro di Genova trasporti circa 14,8 milioni di passeggeri l’anno: numeri comunque approssimativi vista la mancanza di tornelli. Con l’arrivo dei nuovi 7 treni – il primo dei quali previsto entro la fine di ottobre – che andranno a risiedere nel deposito sotto via Buozzi in corso d’opera, il traffico dovrebbe raggiungere i 20 milioni di passeggeri/anno che potrebbero salire a 30 milioni con il prolungamento della tratta fino a piazza Martinez e l’arrivo di 2 ulteriori treni. Naturalmente, queste cifre sono comprensive del trasferimento di una buona percentuale di utenze in arrivo e partenza da San Fruttuoso che attualmente utilizza l’autobus.

    A chi sostiene che il prolungamento della Metropolitana verso San Fruttuoso rappresenterebbe solamente un doppione in vista dei nuovi sviluppi del nodo ferroviario genovese, l’amministrazione risponde senza troppi fronzoli che si tratta di due utenze completamente diverse.
    «Si tratta di un miglioramento significativo perché consentirebbe il raggiungimento di quartiere popoloso come quello di San Fruttuoso e faciliterebbe il percorso verso l’ospedale San Martino» ha dichiarato il primo cittadino.

    Certo, quello verso l’ospedale San Martino è soltanto un avvicinamento: il collegamento diretto continuerà a mancare. Tante le ipotesi sul piatto, da una funicolare a una seconda fermata della Metro in piazza Terralba, come annunciato in passato dalla Regione. Qui, però, entrerebbero in gioco le preoccupazioni della CGIL che ha sollevato qualche perplessità soprattutto sull’eventuale ulteriore prolungamento: il sindacato, da un lato, è preoccupato per il futuro delle officine FS comunque non compromesso da questo primo intervento che si limiterà a piazza Martinez, dall’altro preferirebbe che gli investimenti di mobilità si concentrassero sulla ricerca definitiva di una soluzione per il trasporto pubblico in Val Bisagno e, in particolare, sulla sponda sinistra del torrente. Questione delicata, quest’ultima, che richiederebbe fondi almeno dieci volte maggiori e che, comunque, non sarebbe potuta rientrare nello Sblocca Italia per cui è necessario che le opere siano già progettate.

    Il progetto per la metro fino a piazza Martinez, infatti, esiste già da qualche anno quantomeno meno a livello di studio preliminare ed è stato predisposto da Metropolitana milanese. Una volta confermato il finanziamento, prima di giungere all’apertura dei cantieri si dovrà passare naturalmente da un bando pubblico per la redazione del progetto definitivo ed esecutivo, nonché per l’affidamento dei lavori.

    Resterà, invece, in capo ad Ansaldo sts la realizzazione di un ammodernamento tecnologico per il tronchino di Brin, che consentirà una manovra più semplice ai treni giunti a fine corsa, e i lavori per il secondo lotto del deposito di Di Negro (l’affidamento ad Ansaldo è previsto entro la fine dell’anno, i lavori procederanno in parallelo con quelli del primo lotto e proseguiranno almeno per tutto il 2015) a cui è legata anche la realizzazione del parcheggio di interscambio come punto di arrivo del nuovo nodo stradale di San Benigno. Per questo capitolo si parla di una cifra che si aggira globalmente attorno ai 9 milioni di euro, già finanziati. Intanto, come già anticipato sulle pagine di Era Superba, l’assessore Dagnino («è stato sbagliato non pensare a una fermata provvisoria alternativa per un cantiere di questa portata») ha confermato che entro la fine di ottobre verrà ripristina la fermata Amt di via Buozzi, in direzione centro, soppressa proprio per lasciare spazio al cantiere.

    Simone D’Ambrosio

  • Crisi? Combatterla grazie al web

    Crisi? Combatterla grazie al web

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DINonostante la crisi imperversi, i prezzi continuano ad aumentare, rendendo così ancor più difficile la vita delle famiglie che, trovando spesso come unica soluzione l’inevitabile calo della qualità dei prodotti acquistati, devono invece sempre più di frequente rassegnarsi ad una triste rinuncia alle proprie spese.

    Fortunatamente, la rete riesce ancora una volta a fornirci una efficace soluzione: vi ricordate quando i vostri genitori collezionavano i coupon presenti sui giornali? Ora, nell’era digitale, esistono piattaforme appositamente create per collezionare questi tipi di sconti! Come potete intuire, il concetto alla base del coupon cartaceo e di quello digitale è pressoché identico ma, in quest’ultimo caso, l’utente può effettuare la scelta tra una vastissima gamma di offerte, categorizzate e ordinate al fine di rendere la ricerca dell’utente il più intuitiva possibile. In definitiva, una idea “vecchia” rispolverata e migliorata grazie all’utilizzo di strumenti nuovi.

    Questo nuovo modo di intendere lo shopping, vi assicurerá un considerevole risparmio senza rinunciare a quei prodotti che altrimenti sarebbero considerati come fuori dalla propria portata e, soprattutto, senza minimamente trascurarne la qualitá.

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  • Corsi di recitazione del teatro Garage: ultimi giorni per iscriversi

    Corsi di recitazione del teatro Garage: ultimi giorni per iscriversi

    teatro palcoscenicoIl teatro Garage organizza anche per la stagione 2014/2015 dei corsi di recitazione  rivolti a tutti da chi ha già calcato il palcoscenico seppure in modo amatoriale a chi non ci è mai salito e ne è stato sempre attratto per scoprire un talento artistico ma anche semplicemente per il desiderio di mettersi in gioco e relazionarsi con gli altri.

    I corsi  sono strutturati in tre livelli il primo propedeutico, il secondo approfondimento e il terzo e ultimo corso perfezionamento e si terranno alla Sala Diana da ottobre a maggio.

    I docenti sono Lorenzo Costa Maria Grazia Tirasso Luigi Marangoni Andrea Carretti e Fabrizio Giacomazzi.

    Inoltre la didattica comprende anche laboratori a tema dalla scrittura teatrale al lavoro sulla costruzionedel personaggio passando per approfondimenti sul monologo fino val teatro dei desideri per i bambini

    responsabile Maria Grazia Tirasso mgtirasso@teatrogarage.it – 010.511447

    Corso recitazione

    da ottobre a maggio, tre livelli

    Le basi del lavoro attorale per esprimersi, creare, giocare, stare insieme

    docenti: Andrea Carretti, Lorenzo Costa, Fabrizio Giacomazzi, Luigi Marangoni, Maria Grazia Tirasso

    Laboratori

    TEATRO DEI DESIDERI – Progetto TI RACCONTO UNA FIABA
    Laboratorio teatrale per bimbi e adolescenti, diviso in fasce di età
    condotto da Stefania Galuppi, Valeria Banchero, Nicoletta Vaccamorta, Fiorella Colombo

    LABORATORIO SUL MONOLOGO TEATRALE
    Approfondimento della tecnica recitativa per ”attore solo”
    condotto da Lorenzo Costa

    DAL SÉ AL PERSONAGGIO, ANDATA E RITORNO
    Laboratorio intensivo sullo studio e costruzione del personaggio
    condotto da Maria Grazia Tirasso

    VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA MUSICA
    per comprendere il mondo dei suoni e liberare la nostra naturale capacità di “essere musica”
    In collaborazione con Il violino di Einstein – creatività, arti, percorsi di crescita
    condotto da Francesco Nardi

    SCRIVERE PER IL TEATRO
    per apprendere modi e stili della scrittura creativa più efficace per la scena
    condotto da Valeria Banchero

    GESTO E PAROLA
    studio delle possibilità creative e comunicative tramite l’espressione corporea
    In collaborazione con Studio Associato Attori
    intensivo condotto da Fabrizio Giacomazzi

    LEGGERE LA POESIA
    Modalità tecniche per una più consapevole fruizione della poesia
    condotto da Luigi Marangoni

    Progetto Ti racconto una fiaba

    rassegna spettacoli per scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria giorni feriali
    e per famiglie domenica e festivi – ingresso € 5

    Teatro Garage “Cappuccetto Rosso” e”Il Pifferaio Magico”
    giovedì 9 ottobre ore 9 e 11 (Narrazione + Laboratorio) per scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 12 ottobre ore 16.30 per le famiglie, genitori, nonni e nipotini

    Teatro Il Sipario Strappato “La Fiaba di Lucilla”
    giovedì 4 dicembre ore 9 e 11 primo ciclo scuola primaria
    lunedì 8 dicembre ore 16.30 per le famiglie, genitori, nonni e nipotini

    Teatro Il Sipario Strappato “Lo Schiaccianoci”
    giovedì 18 dicembre ore 9 e 11 per scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 21 dicembre ore 16.30 per le famiglie, genitori, nonni, nipotini

    Teatro Garage “Le Fiabe della tradizione”
    giovedì 19 febbraio ore 9 e 11 Narrazione + Laboratorio per la scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 22 febbraio ore 16.30 Narrazione + Laboratorio per le famiglie, genitori, nonni e nipotini
    giovedì 26 febbraio ore 9,00 e 11,00 Narrazione + Laboratorio per la scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 1 marzo ore 16,30 per le famiglie, genitori, nonni e nipotini

    Per ulteriori info consultate il sito www.teatrogarage.it oppure tel 010 511447

  • Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Begato, la diga di via MaritanoL’ascensore inclinato di via Novella, nella zona del Cep di Prà, è una struttura moderna di proprietà comunale, inaugurata nel giugno 2003, e sostanzialmente ancora giovane rispetto alla stragrande maggioranza degli impianti elevatori presenti nelle case popolari (Erp, edilizia residenziale pubblica) sparse sul territorio genovese, dal Ponente alla Val Polcevera, risalenti perlomeno a trenta, quarant’anni orsono. Tuttavia, richiede una manutenzione particolare, data la complessità di un sistema che permette il collegamento tra via Novella e la sottostante via Montanella, dove è presente il supermercato Lidl e la fermata dei mezzi pubblici per le delegazioni di Voltri e Prà. Da oltre un mese, però, l’impianto del Ceputilizzato dagli inquilini dei civici Erp dal n. 24 al n. 32 di via Novella (per i quali rappresenta un varco di accesso facilitato ai portoni dei palazzi, sennò raggiungibili esclusivamente tramite una lunga e ripida scala), ma pure dagli altri residenti nella medesima via e nel resto del quartiereè fermo perchè devono essere sostituite alcune sue componenti interne.
    Diverse centinaia di cittadini, tra cui numerosi anziani e persone con difficoltà di deambulazione, ogni giorno prendono l’ascensore inclinato per scendere a valle. Senza dimenticare che l’ampia cabina consente di caricare anche una barella, velocizzando così le eventuali operazioni di soccorso in caso di emergenza.

    La manutenzione ordinaria degli impianti elevatori che servono gli edifici Erp (sia del Comune di Genova che di Arte, azienda regionale territoriale per l’edilizia), fino al luglio scorso era affidata dalla stessa Arte (ente responsabile di tale attività) alla ditta Schindler Group. Oggi, a seguito di una nuova gara di appalto per l’affidamento di tutte le operazioni di manutenzione nelle case popolari, l’incarico è stato appaltato ad un’altra grande multinazionale del settore, la Kone. Quest’ultima, però, avrebbe effettivamente iniziato ad occuparsi dell’impianto di via Novella soltanto dopo Ferragosto. In altre parole, l’ascensore inclinato sarebbe rimasto orfano di manutenzione per circa un mese, a cavallo del cambio di gestione da una ditta all’altra, e ciò spiegherebbe lo stop prolungato e tuttora perdurante, con i conseguenti disagi per una popolazione che al Cep supera le 2000 unità.

    La situazione degli ascensori del patrimonio Erp nei quartieri collinari

    In generale, su tutto il territorio, gli ascensori delle case popolari presentano criticità endemiche «Si tratta di impianti obsoleti, dunque le ditte incaricate hanno difficoltà a trovare in breve tempo i pezzi di ricambio – spiega Peppino Miletta, presidente coordinamento comitati quartieri collinari – Le problematiche maggiori riguardano Begato, soprattutto il quartiere Diamante, in particolare la “Diga” di via Maritano, e poi il Cep di Prà, soprattutto il quartiere San Pietro, in particolare gli edifici chiamati “Lavatrici”. Noi da tempo chiediamo una graduale sostituzione degli ascensori, ma la risposta di Arte è che non ci sono soldi. Secondo noi è necessario perlomeno un lavoro di prevenzione. Chi gestisce la manutenzione, insomma, dovrebbe valutare attentamente quali sono le componenti sottoposte ad usura maggiore, e segnalarle ad Arte, in modo tale che l’azienda regionale si adoperi per immagazzinare i pezzi adeguati, evitando fermate troppo prolungate degli impianti».
    La questione degli ascensori è da sempre una delle principali preoccupazioni dei residenti nelle costruzioni Erp, conferma Giorgio Colla, presidente del comitato quartiere Voltri Due «Si tratta di quartieri in cui vivono prevalentemente persone anziane e malate, quindi, visti gli innumerevoli guasti agli ascensori, è capitato spesso di vedere gli inquilini, affiancati da volontari, costretti a trasportare giù a braccia lungo le scale dei palazzi, chi da solo non riesce a muoversi sulle proprie gambe. La ditta Kone si è aggiudicata il nuovo appalto della manutenzione. In questa prima fase il dato positivo è che essa si sta rivelando più tempestiva negli interventi rispetto all’azienda precedente. Recentemente abbiamo avuto un incontro con Arte per concordare un programma di 5-6 interventi di sostituzione della cabine più vetuste, che presumibilmente partiranno ad ottobre-novembre, resi possibili grazie ad un residuo di finanziamento destinato a Voltri Due».
    Per quanto riguarda la Valpolcevera, e nello specifico il quartiere Diamante (Begato) «I problemi più grossi si riscontrano alla “Diga” di via Maritano, e negli impianti delle abitazioni di via Cechov, sovente fermi – racconta Gianni Greco, presidente del comitato quartiere Diamante – Bisogna dire che ultimamente il Comune ha stanziato 250 mila euro per agire sulle priorità e la messa in sicurezza degli ascensori della “Diga”. Ma in numerosi impianti sarebbe necessario sostituire le componenti principali. Di recente ci siamo recati in sopralluogo con gli ingegneri di Arte proprio per visionare la situazione».
    Francesco Corso, presidente coordinamento comitati Diamante, aggiunge «Il cambio ditta, da Schindler a Kone, non risolve alcunchè. Il nuovo gestore della manutenzione, infatti, dovrà fronteggiare le medesime difficoltà, soprattutto nel reperire i pezzi di ricambio, del suo predecessore. Per migliorare le cose l’unica possibilità è mettere mano al portafoglio. Per sostituire completamente un impianto servono 30-40 mila euro. Qualche anno fa si parlava di circa 2-3 milioni di euro quale cifra necessaria per ripristinare tutti gli ascensori del patrimonio Erp genovese. Dunque una cifra notevole per le casse pubbliche. Tuttavia, continuando ad agire in questa maniera, soltanto per tamponare le urgenze, le istituzioni stanno buttando via il denaro. Secondo una mappatura aggiornata su 400 ascensori complessivi, circa 200 possono ancora funzionare con investimenti non troppo ingenti. Gli altri 200, in particolare del patrimonio comunale, sono da sostituire quasi integralmente (porte, funi, cabine, rulli, ecc.). I problemi, comunque, interessano anche il patrimonio Arte. La Regione, però, grazie ad alcune operazioni immobiliari del patrimonio Arte, qualche denaro in più lo mette sul tavolo, mentre il Comune ha sicuramente più difficoltà a livello finanziario».

    begato-diga-d1L’azienda regionale territoriale per l’edilizia, dal canto suo, afferma di essere perfettamente a conoscenza dell’importanza del servizio fornito dagli ascensori nei palazzi dei quartieri popolari «Il parco ascensori nelle case Erp raggiunge le 400 unità – spiega l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Un parco ascensori nel complesso vetusto, spesso afflitto da problematiche di tipo strutturale complessivo: mi riferisco agli edifici in cui la presenza di infiltrazioni d’acqua, umidità, ecc., peggiora la condizione degli impianti, e periodicamente ne inficia la funzionalità. Costruzioni sorte già tendendo a limitare i costi, penso ai casi di Begato e del Cep. Tutta l’impiantistica paga le conseguenze di una simile concezione di costruire. Inoltre, le componenti tecniche degli ascensori risentono della loro vetustà. I pezzi di ricambio, infatti, sono difficilmente reperibili sul mercato in breve tempo. E poi si continua ad investire solo per tamponare i guasti e non con la necessaria visione prospettica».
    La gestione del parco ascensori, secondo Spanu, è resa più faticosa dai comportamenti incivili di alcuni inquilini «Le ditte ci dicono che, rispetto ad un impianto medio, il quale riceve due chiamate di intervento all’anno, i nostri ne ricevono ben sette».
    L’insufficienza delle risorse economiche, tuttavia, è palese «Il 10% degli impianti sono in condizioni particolarmente critiche, per cui gli interventi che eseguiamo non bastano a risolvere le criticità – continua Spanu – Parliamo del Diamante ma anche di tante diverse situazioni sparse sul territorio. Il 30-40% è funzionante. Il 50-60% è afflitto da problematiche varie. Comunque sia, Arte sta investendo, soprattutto su interventi di sostituzione delle componenti: quadri, operatori di porte, ecc. Negli ultimi tre mesi abbiamo speso circa 70 mila euro. Il recupero complessivo di un singolo ascensore oscilla tra i 30 e i 50 mila euro. Adesso, con il nuovo contratto di appalto, faremo uno screening generale, e per la fine dell’anno contiamo di avere un quadro più preciso sullo stato dell’arte».
    Il passaggio di consegne, avvenuto nel luglio scorso, tra precedente (Schindler) e nuovo soggetto manutentore (Kone), è stata un’operazione delicata «Nella prima fase non tutto è funzionato appieno – ammette l’ing. Spanu – Bisogna ricordare che tale trasferimento genera una serie di criticità connesse alla gestione informatica, al passaggio di codici, così come al caricamento dei dati sul sistema, ecc. Sapevamo che ciò avrebbe comportato un impatto sul servizio. Abbiamo scelto di eseguire il cambio di ditta durante l’estate proprio perchè speravamo di mitigare i disagi».

    Il caso dell’ascensore inclinato di via Novella al Cep (Prà)

    Lo stop prolungato dell’impianto inclinato del Cep in parte sarebbe dovuto al cambio di gestione dell’attività di manutenzione «La Schindler, che fino a luglio se ne è occupata, nel particolare caso di via Novella si era affidata ad una ditta in subappalto, la Maspero (Maspero Elevatori S.p.A, nda) – racconta il presidente coordinamento comitati quartieri collinari, Peppino Miletta – Il nuovo soggetto gestore non era a conoscenza di ciò, e neppure della complessità di questo impianto, per cui ha trovato difficoltà nell’intervenire. Nel contempo, i tecnici di Arte non si sono preoccupati del fatto che le componenti dell’ascensore sono sottoposte ad intensa usura, e quindi non hanno acquistato per tempo i pezzi da sostituire. Diciamo che si è verificato un periodo di vacatio, nel quale nessuno ha controllato a dovere la situazione. Noi abbiamo segnalato ad Arte il grave disagio chiedendo di fare qualcosa. Devo dire che fortunatamente l’azienda regionale ha risposto: da lunedì 22 settembre negli orari di punta è stato predisposto un servizio di bus navetta che trasporta i residenti su e giù da via Novella. Ci hanno assicurato che le componenti di ricambio arriveranno entro il 12 ottobre, mentre l’ascensore dovrebbe entrare in funzione entro il 17 ottobre».

    Anche il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) si è interessato al caso di via Novella «Scriverò una lettera ad Arte per sollecitare l’intervento di ripristino. Ma intendo fare un approfondimento sulla gestione degli ascensori in tutti gli immobili a gestione Arte. È un tema delicato che coinvolge numerosi residenti nelle case popolari dal Ponente alla Val Polcevera».

    Per quanto riguarda l’ascensore di via Novella «Parliamo di un impianto estremamente complesso – risponde l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Fino a pochissimo tempo fa era l’unico a Genova con quella lunghezza di corsa, ma di recente ne è stato realizzato uno simile a Quezzi. È un impianto moderno che richiede una gestione puntuale, e tutte le sue componenti devono essere sottoposte a manutenzione programmata. L’ascensore ha subito spesso rotture causate dall’uso intenso. Qualche tempo fa, con un finanziamento del Comune, avevamo eseguito un’importante riqualificazione. In questi ultimi 3 anni, però, l’apertura del supermercato Lidl ha determinato un’esplosione inaspettata in termini di utilizzo dell’impianto inclinato. L’imprevisto ha voluto che i problemi si sommassero al passaggio da precedente a nuova ditta. Comunque, noi proporremo al Comune di effettuare un investimento per cercare di risolvere definitivamente le criticita. L’ascensore di via Novella ritornerà in funzione a metà ottobre, poi probabilmente avrà ancora bisogno di una fermata successiva».

     

    Matteo Quadrone

  • Fine dell’euro, ha inizio il count down? Crisi di domanda e malafede del governo

    Fine dell’euro, ha inizio il count down? Crisi di domanda e malafede del governo

    padoanC’è un sottile filo rosso che si snoda lungo le vicende della politica e che parte con Renzi e la  sua battaglia per l’abolizione dell’articolo 18. Il premier da un parte ha incassato il netto sostegno di Squinzi, l’incondizionato appoggio di Padoan (in barba a quelli che volevano il ministro dell’economia in contrasto con il premier) e l’irrituale assist di Napolitano; dall’altra, però, è stato smentito da due imprenditori “amici” come Farinetti e De Benedetti, viene pungolato con sempre più impazienza dalla stessa Confindustria e ha mandato in fibrillazione il suo partito, dove la minoranza dei “rottamati” comincia addirittura a evocare scenari da scissione.

    Non basta. A riprova del fatto che all’interno dell’establishment l’ostilità contro Renzi è in crescita occorre citare l’editoriale di fuoco di Ferruccio De Bortoli. Il direttore del Corriere della Sera esordisce deciso: “Renzi non mi convince”, che tradotto significa “i miei editori si stanno stancando”. Come se non bastasse la “brillante comunicazione” del premier viene definita da De Bortoli “fine a se stessa”,  il che è come dire: “parli tanto ma non fai nulla”. Infine, proprio all’ultimo, una coltellata: per il direttore del Corriere nella squadra di governo (a parte Padoan e pochi altri) “la competenza appare un criterio secondario” e a fare merito è la “conoscenza dei dossier” e la toscanità“.

    A cosa allude il nostro? Alla massoneria, è ovvio. E lo dice esplicitamente: “Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria. Non solo, dunque, la solita accusa di fornicare con Berlusconi e Verdini, ma addirittura l’evocazione, dietro alla figura rispettabile del premier, dell’ombra lunga di interessi indicibili che paiono quasi in grado di ricattare lo stesso Renzi. Difficile immaginare un attacco più violento al governo da parte di un giornale così abituato a misurare le parole.

    Ma non è solo una questione di giochi di potere. Ci sono anche i dati allarmanti dell’economia. Il PIL sarà in negativo per il terzo anno di seguito: e forse sarà anche peggio delle attese, visto come stanno andando l’industria e gli ordinativi. La crisi attanaglia anche la virtuosa Germania: ma l’austerità non molla la sua presa sull’Europa; cosa che ispira i maggiori protagonisti del dibattito economico a lanciare appelli per gesti estremi. Wolfagang Munchau consiglia a Draghi di gettare i soldi sulla gente da un elicottero, il premio Wolfson Roger Bootle suggerisce all’Italia di uscire dall’euro e il premio Nobel Joseph Stiglitz, nella sua lectio magistralis alla Camera dei Deputati di martedì, si scaglia contro la moneta unica, sforzandosi però di indicare delle soluzioni.

    Come si uniscono i puntini di tutti questi avvenimenti? In realtà non occorre sbilanciarsi granché: anzi, è piuttosto ovvio che è iniziata la resa dei conti. Avevo scritto 20 mesi fa che stavamo solo rimandando l’inevitabile epilogo: ora è probabile che quell’epilogo sia cominciato. E il fatto è che chi occupa certe posizioni non è così ingenuo da non averlo capito. Renzi e Napolitano potranno anche essere gli inconsapevoli “utili idioti” di turno: ma gli altri sanno, oppure stanno cominciando a capire. Se assumiamo, infatti, che queste fibrillazioni dipendano dalla consapevolezza dell’establishment che il sistema non è più gestibile da un punto di vista politico-economico, tutto torna.

    Ad esempio è ormai riconosciuto che siamo in una crisi di domanda: per cui rendere i lavoratori più poveri è del tutto controproducente (se hanno meno soldi, spenderanno di meno e aggraveranno il problema). Come è possibile, dunque, che un economista preparato come Pier Carlo Padoan non sappia che senza l’articolo 18 i lavoratori avranno minore potere contrattuale e dunque, alla fine, salari più bassi? Come può la stessa persona promettere con questi provvedimenti repressivi addirittura «retribuzioni più elevate» con grave sprezzo del ridicolo? L’ignoranza, in questo caso, non è una spiegazione: ma allora non rimane che la malafede.

    La realtà è che il grande capitale (e chiedo scusa a quelli “diversamente di sinistra”, se uso categorie di derivazione marxista) ha capito che corre il rischio di perdere una rappresentanza politica compiacente: così con una mano manda i suoi adepti a pressare Renzi per portare a casa il massimo risultato utile prima che suoni la campanella, e con l’altra gli scava la fossa, preparandosi a sostituirlo, riposizionandosi in ordine sparso e, quando occorre, provando a regolare qualche vecchio conto in sospeso. Naturalmente i grandi giornali, questo premier e lo stesso Presidente della Repubblica non hanno mai saputo distinguersi per autonomia di pensiero rispetto agli interessi del blocco di potere costituito: e ora è un po’ tardi per farsi venire dei ripensamenti.

    Lo stesso dicasi del Partito Democratico, che dopo aver combattuto per anni le comode battaglie della destra, oggi cade dal pero e scopre che il leader carismatico, oltre a portare alla rovina il paese, fa contenti solo gli elettori del partito di Berlusconi. Dovrebbe tornare indietro, fare retromarcia. Ma chi ha approvato il pacchetto Treu ora ha un bel da fare a dire che è sbagliato precarizzare il lavoro. Chi ha abbandonato ogni ideologia e fatto di tutto per portarci e farci rimanere in Europa difficilmente ora ci può venire a raccontare che certi diritti non si sacrificano neanche su quell’altare. Chi da tre anni è alleato con Berlusconi, come può ora prendersela con Renzi perché segue le sue orme? Persino il linguaggio va reinventato: dopo decenni di propaganda liberista, le parole con cui esprimere idee diverse non vengono nemmeno più alla bocca.

    É così che assistiamo a patetiche contorsioni degne della più brutale legge del contrappasso, come Stefano Fassina che spiega a Stiglitz: «Voi accademici dovete cominciare a pensare a piani alternativi per minimizzare i danni, data l’impraticabilità di quell’agenda economica che Lei proponeva. Tipo piani di ristrutturazione dell’assetto monetario dell’eurozona». E se seguite questa rubrica ormai non devo più spiegarvi cosa siano questi “piani di ristrutturazione” di cui da questa settimana si è cominciato ufficialmente a parlare.

     

    Andrea Giannini

  • Genova anticipa lo ius soli: i minori nati da genitori stranieri riceveranno la cittadinanza genovese

    Genova anticipa lo ius soli: i minori nati da genitori stranieri riceveranno la cittadinanza genovese

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    Lo ius soli è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

    Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia risiedono stabilmente oltre 4 milioni di persone di origine straniera di cui circa un quinto minori, spesso nati o cresciuti nel nostro Paese di cui hanno acquisito cultura, lingua e costumi. Ben 650 mila persone, inoltre, pur essendo nate e cresciute in Italia, risultano ancora giuridicamente straniere.
    A Genova, secondo i dati forniti dai registi anagrafici del Comune, risiedono più di 56 mila abitanti privi di cittadinanza italiana: poco più di 10 mila hanno meno di 14 anni e, di questi, 8210 sono nati nella nostra città e cresciuti esattamente alla stessa maniera di qualsiasi altro coetaneo ritenuto a tutti gli effetti genovese. Da oggi, o meglio in un futuro piuttosto prossimo, anche questi giovani diventeranno a tutti gli effetti cittadini genovesi. Il Consiglio comunale ha, infatti, approvato a larga maggioranza (contrari solo Lauro e Balleari di Forza Italia e Rixi di Lega Nord) una mozione, promossa principalmente da Lista Doria, che impegna sindaco e giunta a conferire il riconoscimento di cittadinanza genovese ai minorenni residenti a Genova e nati in Italia da genitori stranieri o, comunque, residenti in città da almeno 5 anni. Questo almeno fino a quando lo Stato non riconoscerà la cittadinanza italiana secondo lo ius soli.

    «È il massimo atto di civiltà che come città possiamo fare – ha commentato a caldo l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini – ed è uno sprone per il legislatore nazionale a prendere in mano le numerose proposte di legge per la riforma del diritto di cittadinanza allo scopo di portare l’Italia sullo stesso livello di molti altri grandi Paesi europei».

    Il provvedimento per il momento non sancisce particolari effetti dal punto di vista legale ma, come si legge in una nota stampa di Lista Doria, vuole “contribuire alla costituzione di una comunità genovese unica e plurale in cui le diversità culturali siano una ricchezza”. Insomma, un tassello politico importante per la difesa e il riconoscimento di imprescindibili diritti civici, sulla falsariga di quanto già successo con la creazione del registro delle unioni civili (qui l’approfondimento). «La mozione di oggi – dichiara la consigliera Maddalena Bartolini, presidente della commissione Pari opportunità – non è solo un atto simbolico ma può diventare volano per altri Comuni e stimolo per le politiche nazionali volte alla tutela dei diritti civili».

    Ora la palla passerà agli uffici che dovranno studiare le modalità tecniche per trasferire questo impegno dalla carta alla realtà. C’è da capire, ad esempio, se la cittadinanza genovese diventerà automatica per chi ne possiede i requisiti o se sarà necessario inoltrare un’apposita richiesta. Per il momento, comunque, sembrerebbe esclusa la creazione di un registro dedicato, inizialmente previsto dal testo della mozione ma successivamente stralciato su proposta del consigliere Enrico Musso (a cui si deve anche il cambiamento di denominazione da cittadinanza civica, eccessivamente ridondante, a cittadinanza genovese). Di sicuro, invece, si sa già che le prime cittadinanze verranno conferite in maniera simbolica nel corso di una cerimonia pubblica, come richiesto dalla stessa impegnativa della mozione.

    Il documento approvato ieri è frutto di un percorso iniziato in Commissione con l’audizione di diverse realtà della società civile che, oltre naturalmente a portare la propria testimonianza, hanno illustrato numerose campagne nazionali e locali di sensibilizzazione sul tema e a cui i consiglieri hanno chiesto adesione da parte del Comune di Genova. Tra queste, vengono esplicitamente richiamate le iniziative di Anci, “L’Italia sono anch’io”, per il diritto di cittadinanza e di voto alle persone di origine straniera, di Unicef per la riforma della legge sulla cittadinanza, di Nuovi Profili e altre realtà locali sul tema “Genovesi oggi. Italiani domani”.

    «Vorremmo anche – ha detto Bartolini – che l’amministrazione si impegnasse a modificare il linguaggio delle comunicazioni istituzionali non facendo distinzioni tra bambini di origine straniera e italiana nelle scuole e nei servizi comunali con l’obiettivo di costruire una comunità genovese plurima e inclusiva». Per estendere la questione anche alle fasce più adulte della popolazione, nella mozione si invitano sindaco e giunta a inviare lettere formali ad Asl, Regione, Università e Ufficio scolastico regionale, invitando a non includere la richiesta di cittadinanza italiana come requisito per accedere ai concorsi pubblici. Un tema, quest’ultimo, sicuramente delicato e che ha riscontrato qualche perplessità in Sala Rossa ma che, alla fine, è rimasto nel provvedimento votato non solo dalla maggioranza ma anche da buona parte dell’opposizione.

    Tra i contrari, e difficilmente poteva essere altrimenti, l’unico rappresentate in Consiglio comunale della Lega Nord, Edoardo Rixi, che ha comunque mostrato una parziale apertura sul tema: «Nessuno è in disaccordo sul fatto che i diritti debbano essere garantiti ai minori ma è fondamentale creare un discrimine tra chi agisce nella legalità e i deliquenti. Non è una questione di stranieri o non stranieri: se potessi toglierei la cittadinanza italiana anche agli italiani che delinquono».

    «Oggi – commenta la consigliera di Lista Doria Marianna Pederzolli – mandiamo un messaggio importante alla città mettendo al centro del dibattito politico l’estensione dei diritti. Si tratta di un atto di sostegno e valorizzazione della dignità delle persone per sottolineare come sentirsi cittadini significhi essere parte di una collettività attivamente partecipe e coinvolta, con stessi diritti e stessi doveri».

    Simone D’Ambrosio

  • Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    ex-mercato-corso-sardegna-rimozione-tettoLa riqualificazione dell’area che ha ospitato fino al 2009 il mercato di Corso Sardegna è un tema a cui Era Superba ha già dedicato diversi approfondimenti. Siamo tornati sul posto con la diretta di #EraOnTheRoad per verificare lo stato d’avanzamento dei lavori, e per capire se il 2015, data indicata fino ad oggi per il termine dei lavori, sia ancora una previsione realistica.
    Il nostro sopralluogo è arrivato a due giorni di distanza dall’iniziativa “Mercato in Festa”. La manifestazione, organizzata dal Civ con il patrocinio del Municipio, oltre a regalare una giornata di festa al quartiere, era finalizzata a rinvigorire il dibattito fra istituzioni, associazioni e semplici cittadini sull’ancora incerto futuro di questa pregiata area della città. Ma ecco cosa abbiamo trovato una volta sul posto.

    Note positive: la rimozione del tetto

    Nonostante non sia facile rendersene conto osservando la struttura dall’esterno, segnaliamo subito che uno dei lavori più urgenti, la rimozione dei pannelli in amianto che costituivano la copertura dell’ex mercato, è progredito notevolmente, con sicuro vantaggio per la serenità e la salute di chi vive e lavora nei paraggi. «I lavori di bonifica del tetto contenete amianto affidati ad Amiu Bonifiche – commenta Umberto Solferino, presidente del Civ di Corso Sardegna – sono sostanzialmente terminati. Chiuderemo questa fase della messa in sicurezza entro la fine di ottobre». Si tratta dunque di un piccolo, e tutto sommato accettabile, ritardo sulla precedente stima che prevedeva il completamento della bonifica per fine settembre. Purtroppo però non si può parlare di analoghi progressi nella soluzione delle restanti criticità che impediscono la fruizione dell’area al pubblico.

    Note dolenti: all’interno regna il degrado

    La prima cosa che si nota giunti in Corso Sardegna, come sottolineano comprensibilmente seccati diversi residenti, è che le impalcature esterne a protezione dei cornicioni pericolanti arrugginiscono immobili, sono lì ormai da circa una ventina d’anni. All’interno dell’ex mercato poi basta un rapido giro per rendersi conto di come il lavoro vero e proprio di ristrutturazione e messa in sicurezza dei vari lotti sia di fatto ancora da iniziare, a dominare è un senso di abbandono e degrado, non privo di un certo macabro fascino.

    È facile imbattersi in materiali di vario genere, come travi, frammenti di cartongesso, pezzi di metallo e altro, pericolosamente penzolanti dai soffitti. Le strutture sono interamente accessibili con relativa facilità a chiunque, diventando spesso rifugio notturno per senza fissa dimora, spesso purtroppo disposti e costretti a mettere a rischio la propria incolumità pur di guadagnare un riparo. Inutile sottolineare la gran quantità di rifiuti sparsi per la zona, ma soprattutto all’interno dei lotti, per la maggior parte privi di porte e vetri alle finestre.

    Lo stato dell’arte

    ex-mercato-corso-sardegna-degradoDopo la questione giudiziaria che ha visto contrapposti il Comune e la ditta De Eccher (qui l’approfondimento) è stato predisposto un nuovo bando per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione dei vari edifici; rimane dunque l’incertezza sul soggetto che si aggiudicherà l’appalto.
    «Quello che è certo – spiega Solferino – è che il Comune ha stanziato per restauro e messa in sicurezza degli edifici 500.000 euro accendendo un apposito mutuo, mentre altri 200.000 euro verranno a breve destinati dal Municipio all’acquisto di arredi e luminarie, oltre che alla rimozione delle impalcature in Corso Sardegna».
    Tenendo presenti i vincoli imposti dal Piano di Bacino da una parte, e quelli imposti dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici dall’altra, i fondi attualmente disponibili non saranno sufficienti a restituire alla cittadinanza la possibilità di fruire dell’area nella sua interezza. La soluzione proposta dal Civ è quella di aprire il maggior numero di lotti possibili in breve tempo e mettere in sicurezza i restanti isolandoli ed impedendo l’accesso al pubblico. «L’intento – chiarisce Solferino – è quello di restituire in fretta alla città più spazi possibile, con particolare attenzione al collegamento fra Corso Sardegna e Via Carlo Varese. Riaprire questo tratto di strada, magari rendendolo ciclabile, restituirebbe linearità ed immediatezza ai collegamenti fra San Fruttuoso e Marassi. Per l’apertura dei cancelli stimiamo fra i dodici e i diciotto mesi”. L’intera area, con attività commerciali, culturali e ricreative potrebbe diventare il polmone sociale del quartiere, ma a conti fatti bisognerà aspettare il 2016.

    Recupero dell’ex Mercato, la proposta non ufficiale

    Il progetto di recupero dell’ex mercato di Corso Sardegna, come abbiamo già avuto modo di raccontare in passato (qui l’approfondimento), ha previsto vari approcci al problema sicurezza e ristrutturazione, e tuttora permangono, almeno fino all’assegnazione del bando, numerosi interrogativi sulle modalità di intervento; quel che rimane costante è l’obiettivo della riconversione dell’area in polo commerciale, sociale e culturale.
    Esattamente in quest’ottica si pone anche il progetto che Paola Roviaro ha concepito per la sua tesi di laurea in architettura. Roviaro, che ha presentato al pubblico il suo lavoro in occasione della manifestazione “Mercato in Festa”, ha immaginato un intervento con strutture in legno per la messa in sicurezza, che avrebbero vantaggio di consentire la conservazione delle strutture originarie. «Con questa tipologia di intervento, che non necessita di grossi investimenti, si potrebbe restituire in tre fasi l’ex mercato alla cittadinanza – racconta l’architetto – Il primo passo sarebbe quello di riaprire l’ingresso principale in Corso Sardegna e quello di Via Varese, successivamente si procederebbe al ripristino della funzionalità dei sei lotti interni destinandoli ad attività di tipo culturale e a piccoli mercati. Infine ho ipotizzato di recuperare anche gli stabili perimetrali realizzando degli spazi di co-working dedicati ai liberi professionisti, ed una zona di residenza di breve termine”.
    Il progetto del neo-architetto ci fa comprendere ancora una volta di più le grandi potenzialità di questa area urbana abbandonata al degrado.
    Per ora concentriamoci sui lavori orchestrati da Civ e Municipio, la riapertura dei cancelli a dicembre 2015 sarebbe già un importante passo in avanti.

    Carlo Ramoino

  • Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2Piscina o palestra, basta che si faccia e anche presto. È la richiesta giunta a Palazzo Tursi dagli abitanti di Multedo che ormai da tre anni si vedono «privati di qualsiasi spazio di aggregazione e che avrebbero bisogno come il pane di poter tornare a usufruire delle strutture della Nico Sapio» come ha ricorda in Consiglio comunale Paolo Gozzi. Sulle pagine di Era Superba abbiamo seguito passo dopo passo il progressivo decadimento dell’ormai ex piscina della delegazione di Ponente. L’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi”, che aveva vinto il bando pubblico di concessione dell’impianto, si era rilevata non in grado di far fronte agli ingenti investimenti per la riqualificazione della struttura: da qui nacque un lungo contenzioso con il Comune, conclusosi con la riconsegna delle chiavi da parte dei concessionari.

    «L’impianto – ricorda però il consigliere Gozzi – è nella piena disponibilità dell’amministrazione da oltre un anno: nessuno si aspetta che il Comune si accolli la ristrutturazione ma che predisponga un piano per coinvolgere i privati questo sì». Perché si è aspettato così tanto dopo la risoluzione della controversia? «Il bando – ammette Boero – di per sé non è difficile da far uscire nuovamente, volendo lo si potrebbe fare già adesso e lo si sarebbe potuto fare anche qualche mese fa. Ma il punto è riuscire a strutturare una gara che susciti l’interesse dei privati e faccia partecipare qualcuno. Altrimenti potremmo riproporre esattamente il bando che abbiamo fatto l’ultima volta con il rischio molto reale, però, che vada deserto visti gli esiti che ha avuto l’ultima assegnazione».

    Le cose potrebbero cambiare nelle prossime settimane. Sembra, infatti, che una prima proposta di riqualificazione della struttura sia arrivata proprio in questi giorni dall’Associazione sportiva “Multedo 1930” che ha presentato al sindaco un progetto di risistemazione dell’impianto natatorio, utilizzando anche una piccola spiaggia demaniale che la società ha già in concessione, seguendo un po’ la falsa riga dei criteri che si stanno delineando per la vicina piscina Mameli di Voltri.

    La società interessata alla struttura di Multedo era già stata la storica gestrice dell’impianto natatorio ma l’aveva lentamente abbandonato a se stesso. Ora, tuttavia, la dirigenza è cambiata e potrebbe esserci qualche nuova prospettiva. «Ma il Comune – dice l’assessore allo Sport, Pino Boero – non può far altro che registrare una manifestazione di interesse che, tuttavia, dovrà essere concretizzata con l’eventuale partecipazione a una gara pubblica secondo le indicazioni che arriveranno dal Municipio».

    Il futuro della Nico Sapio sarà dunque ancora acquatico? O, come prova a buttare sul tavolo Boero, non sarebbe forse più opportuno trasformare l’edificio in una palestra che richiederebbe sì un’ingente ristrutturazione ma sarebbe molto più facile da manutenere? «Bisogna tenere presente – sostiene l’assessore, confermando quanto già ci aveva accennato prima dell’estate – che la capienza reale degli impianti natatori nel Ponente cittadino è ampiamente soddisfacente per rispondere alla domanda. Nulla vieta, quindi, di strutturare il bando pensando a un’altra destinazione degli spazi, sempre restando in ambito sportivo. Una gestione del genere sarebbe probabilmente più appetibile per un privato». Se ne parlerà tra una decina di giorni in Municipio, più precisamente la mattina di mercoledì 1 ottobre quando è previsto un rendez-vous tra palazzo Tursi e il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, proprio sul tema delle strutture sportive della zona.

    Non sarà facile però convincere gli abitanti di Multedo alla riconversione degli spazi. «Credo che le aspettative e le speranze dei cittadini – ci racconta il presidente municipale – siano quelle di mantenere un’attività che ha caratterizzato oltre 50 anni di storia del territorio: lì sono nati campioni che sono stati anche alle Olimpiadi come Paola Cavallino. A cuor leggero alla piscina non ci rinunciamo anche perché ci sono attività sociali importanti legate alle scuole, ai bambini differentemente abili. Se non ci saranno alternative, cercheremo di capire cosa fare».

    L’importante, comunque, è che qualsiasi sia la strada da intraprendere passi prima da una condivisione con gli abitanti, attraverso un’assemblea pubblica. «Abbiamo sentito parlare del nuovo progetto – spiega Avvenente – ma non l’abbiamo ancora visto. È ovvio che puntiamo a trovare una soluzione perché la cosa più brutta che si possa fare è abbandonare la struttura agli atti vandalici notturni che, purtroppo, continuano a esserci nonostante i tentativi di messa in sicurezza da parte dell’amministrazione. Ma bisogna trovare un soggetto con caratteristiche gestionali ben diverse da quelle che si sono verificate finora: con il vecchio bando, la riqualificazione è morta ancora prima di nascere».

    Intanto, la struttura resta fatiscente, abbandonata e neanche troppo sicura. «Grazie all’impegno del comitato di quartiere – prosegue il presidente del Municipio – siamo riusciti a rimettere a posto i campetti esterni e a sistemare gli spogliatoi per permettere ai bambini di tornare a giocare. Ma l’obiettivo resta naturalmente quello di trovare una soluzione definitiva con un soggetto interessato a farsi carico di tutto il compendio sportivo».

    Il tempo stringe, soprattutto se si vuol provare ad accedere ai fondi Fas regionali, dedicati alle aree sottoutilizzate e messi a disposizione proprio per la riqualificazione delle strutture sportive. Su questo piccolo tesoretto fa affidamento, ad esempio, la riqualificazione della piscina Mameli di Voltri, il cui progetto definitivo è stato visto e approvato dal Municipio Ponente. «La Regione ha dichiarato più volte che c’è questa disponibilità – sottolinea l’assessore Boero – per cui stiamo ragionando anche su come far rientrare parte della ristrutturazione di Valletta Cambiaso, con i campi da tennis gestiti da MyTennis. E poi si potrebbe pensare nuovamente alle piscine, con la Massa di Nervi e proprio la Sapio di Multedo».

    Ma per la struttura di Multedo (come probabilmente anche per quella di Nervi, dove il Municipio sta pensando a una riorganizzazione più complessiva degli spazi coinvolgendo anche la piscina Gropallo e una parte di spiaggia) servirebbe un vero e proprio miracolo dal momento che i progetti definitivi di riqualificazione andrebbero presentati entro la fine di ottobre. Nel frattempo, infatti, dovrebbe essere indetta e conclusa una nuova gara pubblica per cui, però, non ci sono i tempi necessari. L’unica soluzione potrebbe essere quella di un’assegnazione diretta, sempre che l’avvocatura del Comune dia il via libera a un’operazione simile. Dopo il primo ottobre, forse, se ne potrà sapere di più.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Unlearning FAQ: le risposte di Anna, Lucio e Gaia alle domande dei curiosi

    Unlearning FAQ: le risposte di Anna, Lucio e Gaia alle domande dei curiosi

    unlearning-faqOtto ore di lavoro al giorno a testa, bambina a scuola fino alle quattro del pomeriggio, babysitter… Per poi  ritrovarsi a casa sfiniti a parlare di mutuo e bollette, organizzando un’altra giornata di sopravvivenza. Un modello pronto per affondarci, uno stile di vita che a nostra volta stiamo trasmettendo a nostra figlia come verità. Ma se lasciassimo la zona comfort del nostro appartamento del  centro città per condividere i tempi e gli spazi con chi ha un concetto diverso di famiglia? Come vedremo la nostra vecchia vita al nostro ritorno? Saremo capaci di ritornare alla nostra routine?

    Questo è il pensiero che ha fatto partire il progetto Unlearning (“Che cos’è Unlearning“, “Diario di viaggio parte 1“, “Diario di viaggio parte 2“) una famiglia genovese che ha messo in stand-by la propria vita per viaggiare e mettersi in gioco a costo quasi zero, viaggiando con il baratto.

    Oltre 5.000 Km percorsi con i i passaggi di BlaBlaCar (evitando di emettere 1100 m2 di  CO2), lavoro in cambio di vitto e alloggio con Wwofing e workaway, banca del tempo di Timerepublik, appartamento scambiato o affittato… Usando tutti i servizi della sharing Economy Anna, Lucio e Gaia sono al 147° giorno di viaggio ed hanno speso poco più di 500 Euro.

    Il loro background cittadino si è scontrato con ecovillaggi vegani, raduni rainbow, ospitalità in grotte o in roulotte, scuole e comuni libertarie. Hanno pulito stalle, smontato tendoni circensi, recuperato cibo scaduto dai container con la comunità Freegan… In ogni tappa hanno incontrato bambini, nuovi modelli di famiglia, di educazione e di alimentazione. Tutti cercatori, verso una vita più a misura d’uomo ed a contatto con la natura.

    unlearning-faq-1Sulla loro pagina facebook molti followers hanno posto le domande più disparate. Anziché rispondere qua e là, Anna e Lucio hanno raccolto i quesiti e hanno postato qui su Era Superba le loro risposte. Se anche voi avete dubbi, curiosità o cattiverie visitate la pagina e scrivete, vi risponderanno.

    Natalia chiede: come si inizia? lo si può fare anche da soli?

    «Certo che si può fare da soli. Si inizia… partendo. Noi inizialmente abbiamo pianificato ogni tappa, i giorni esatti… Ecco questo non è un buon consiglio. Bisogna seguire gli eventi, fidarsi degli altri e adattarsi. Per spostarsi con i passaggi di blablacar bisogna un po’ “seguire” i driver disponibili al momento. Può darsi che chi ci può portare è il giorno successivo a quello pianificato, quindi è sempre meglio accordarsi per un po’ di flessibilità con chi ci ospita. Per quanto riguarda il “couchsurfing” meglio non cercare all’ultimo minuto, ci vogliono in media 2-4 giorni per avere una risposta. Scambio lavoro:  per wwofing e workaway meglio comunque accordarsi una ventina di giorni prima e tenersi sempre un piano B, perché ci si potrebbe anche trovare male».

    Dan chiede: quali contatti? dove trovarli? quanti soldi servono?

    «Prendi il calendario e decidi una data. Desidera di partire. Non darti alternative e non ascoltare nessuno. Internet è un ottimo alleato per trovare i contatti che ti servono. Noi usiamo workaway.info e helpx.com. per trovare lavori nel sociale, lavori in ambito artistico etc. Puoi cercare su wwoofing se vuoi lavorare in fattoria, in Italia e all’estero. Noi, in tre, abbiamo speso 500 euro in 5 mesi. Se hai una casa, trova un amico che te la gestisce, usando airbnb.it puoi recuperarci un po’ di soldi (noi ci stiamo pagando il mutuo) oppure, se preferisci, con homelink puoi organizzare degli scambi casa».

    Anna chiede: cosa volete dimostrare veramente con questa esperienza?

    «Ci piace proporre un modello positivo, non il solito lamento. Perchè alla fine tutti abbiamo i nostri alibi. I nostri alibi per non viaggiare erano: abbiamo una bimba, non abbiamo soldi, non abbiamo tempo. Volevamo dimostrare il contrario».

    Rosi chiede: spero che la vostra esperienza tracci rotte diverse a chi crede che, condividendo, si cresce e ci si evolva. Che dite è una scelta d’elitè o è fattibile pensarla anche per chi deve necessariamente vivere con poco?

    «Nella nostra esperienza abbiamo visto di tutto, da chi ha deliberatamente scelto di vivere in maniera diversa a chi è stato costretto. Penso che noi siamo una generazione molto fortunata, che ha a disposizione molte risorse che ci vengono lasciate dai nostri genitori. Loro le hanno conquistate con un modello economico che non può più continuare. Sta a noi trovare una nuova strada e se siamo “èlite” tanto meglio, avremo più risorse da condividere».

    unlearning-faq-2Elle chiede: al rientro da questa esperienza quali abitudini assolutamente cambierete e cosa sicuramente terrete della vostra”vecchia” vita?

    «Al momento non ci vogliamo pensare, non sappiamo quanto “hardcore” sarà il ritorno alla “zona comfort”. Al momento quello che terrei sono gli amici e i dischi in vinile. (Lucio) Vorrei eliminare la parola “rimandare”. Per il resto non so. (Anna)»

    Luca chiede: spesso chi sceglie, per ideologia, di vivere in modo “alternativo” o da nomade, ha le spalle ben coperte e non lo fa certo per reale necessità, potendo, in caso di necessità, tornare da un momento all’altro alla vita ‘normale’. Quindi mi chiedevo, …avete avuto a che fare con famiglie realmente povere economicamente?

    «Abbiamo incontrato persone senza lavoro… Per loro lo “scambio lavoro” era l’unica opzione possibile al momento. Ma abbiamo conosciuto anche persone con le “spalle coperte”. Mi sembra però un grosso pregiudizio l’idea che “se hai i soldi allora non lo fai per reale necessità”. Ovvero: “se hai i soldi farti l’orto è un capriccio, se hai le spalle coperte fare baratto è radical chic“. Certo ce ne sono persone così ma perché bisogna pensare per forza che chi “sta bene” non può essere alternativo per reale necessità?»

    anna-lucio-gaia-unlearning-4Francesco Lacchia chiede: nelle vostre incursioni in questi mondi paralleli, vi siete fatti un’idea di come si fa a vivere praticando queste attività legate al baratto ed allo scambio di mano d’opera in relazione a tutta la burocrazia che strozza ogni iniziativa? Normative sulla sicurezza dei lavoratori, INAIL, contributi, agenzia delle entrate, studi di settore ecc.?

    «Per ciò che riguarda lo scambio lavoro/ospitalità wwoofing è legale, perché quando ti iscrivi hai una tessera che attesta che tu sei “volontario” in quell’azienda ed un’assicurazione (che paghi, ovviamente). Attenti invece a workaway, in Italia (questo discorso non vale nelle altre nazioni) non c’è nulla che attesta la vostra posizione e, se siete in un’azienda, potreste avere problemi e passare per lavoro nero. A questo link tutto è spiegato molto bene. Quanto a scambiarsi tempo, senza il denaro, con www.timerepublik.com ho chiesto direttamente a Karkim, che ha fondato la piattaforma di cui stiamo parlando. Ecco la sua risposta:

    “Per la verità non si tratta né di baratto né di scambio di prestazione in natura (entrambe tipologie di attività regolamentate e soggette a tassazione, iva, etc…). Si tratta semplicemente di scambiarsi favore e cortesia, esattamente quello che chiederesti o riceveresti da un amico in cambio di tempo. Tempo che può essere impiegato per ottenere favori da altri utenti (per questo non è un baratto: io do’ qualcosa a te e tu dai qualcosa a me): quello che avviene all’interno delle Banche del Tempo non è un rapporto di lavoro/vendita”.

    Lo scopo finale non è ovviamente né quello di accumulare tempo, né quello di creare valore aggiunto e arricchirsi… (e come sarebbe possibile?). Lo scopo finale è andare a ricreare un tessuto sociale, andatosi a disgregare lentamente ma inesorabilmente a partire dal secondo dopo guerra. Lo scopo è tornare ad offrire e, soprattutto, chiedere aiuto in totale libertà. Senza l’imbarazzo dell’incontro economico».

    Yumee chiede: qual è la prima cosa che vi viene in mente ad oggi, pensando alla vostra casa, al ritorno?

    «Se troveremo le cose come le abbiamo lasciate, dopo che più di 20 famiglie da tutto il mondo ci hanno vissuto 🙂 Questo perché durante la nostra assenza abbiamo fatto molti scambi casa con il sito Homelink e abbiamo usato anche Airbnb per far sì che la casa si “auto-pagasse” il mutuo durante il nostro periodo di assenza. Ci fidiamo del prossimo, ma siamo curiosi di sapere se questa fiducia è stata ripagata».

    Gin Ger chiede: per partire Anna ha chiesto aspettativa per motivi personali.. Ma è solo un anno…

    «Infatti il progetto di Unlearning al momento è legato a sei mesi di viaggio, poi ritorniamo a casa e torniamo alla nostra vecchia vita. Anna riprende il lavoro a scuola, io torno alla ricerca di clienti, Gaia entra alla prima elementare. Il nostro “esperimento” prevede questo ovvero: “…E una volta tornati? Cosa succederà varcata la porta di casa?” Al momento non sappiamo risponderti a questa domanda. Torneremo in viaggio? Lasceremo il lavoro? Non lo sappiamo, ma sicuramente vi aggiorneremo…»

    Silvia chiede: esiste un sito che riunisce tutte le fattorie disposte ad ospitare in cambio di mano d’opera ?

    «Se il vostro obiettivo è lavorare in fattoria, cercate wwoofing e lo Stato dove volete andare.Se invece cercate altri tipi di lavoro (babysitter, lavori nel sociale, scambi linguistici, lavori artistici etc.) trovate tutto su workaway.info e helpx.com. A questo link comunque trovate un sacco di altri siti».

    Barbara chiede: ci sono momenti in cui vorreste solo essere a casa vostra, spaparanzati sul divano?

    «Sì specialmente quando ci muoviamo troppo velocemente e dobbiamo “formattarci” per  inserirci in un nuovo contesto. Viaggiare come noi dà molte soddisfazioni ma è molto faticoso. Un viaggio così, con oltre 30 destinazioni, sarebbe da fare in 2 anni, non in sei mesi!»

    Kate chiede: la vostra bambina non va ancora a scuola, ma per una famiglia che ha dei figli in età scolare, le cose si complicano. O no?

    «Si complicano, forse, ma sono comunque fattibili. In Italia siamo fortunati ad avere la possibilità di fare homeschooling. Ci si può accordare con la scuola e decidere che saremo noi ad occuparci in prima persona dell’ istruzione dei nostri figli. Ottima idea per chi vuole staccare e viaggiare. Gaia ad esempio ci ha detto “A settembre voglio andare a scuola, per rivedere i miei amici, poi l’anno prossimo voglio fare homeschooling“. Vedremo. Credo che per un bimbo che fa scuola “staccare” per un periodo e stare con la famiglia può essere un’esperienza illuminante. Per quanto riguarda la parte legale di tutto questo vi rimando a questo sito.

    Dilva chiede: io la domanda vorrei farla dopo il rientro a Genova. E cioè: come state? Ripartite?

    «La cosa ci terrorizza. Non vogliamo pensarci ora».

    Davide chiede: come avete fatto a trasformare il pollo a 4 zampe nel coraggio di intraprendere un’esperienza simile?

    «Avevamo la forte esigenza di staccare e guardare la nostra vita da un altro punto di vista. Il coraggio lo abbiamo trovato perché non ci siamo dati alternative. Quotidianamente troviamo tempo ed energie per il lavoro e per i mille problemi della vita amministrativa. Finalmente abbiamo deciso di seguire una corrente diversa. E, per rispondere alle domande pratiche: non abbiamo soldi per viaggiare? Scambio lavoro. Come facciamo per la casa? Airbnb e homelink. Ci abbiamo messo molti mesi per mettere tutto a registro e partire leggeri. Un piccolo miracolo di condivisione».

    Arianna chiede: posso unirmi a voi?

    «Perché no? Quello che noi vorremo fare con “Unlearning” è una guida per famiglie curiose, quindi anche una sorta di manuale divertente per riuscire a fare esperienze simile alla nostra: viaggiare con poco, fare esperienze famigliari di scambio lavoro…»

    Zara chiede: se pensate al momento prima di partire, cosa vi viene in mente?

    «Ricorderò tutta la vita la faccia dei miei genitori nel momento “Partiremo per sei mesi utilizzando il baratto”».

     

  • Bhutan, i giardini dell’ultimo regno Himalayano indipendente

    Bhutan, i giardini dell’ultimo regno Himalayano indipendente

    bhutan-1Sono recentemente tornato da un Paese lontano e remoto, tanto nello spazio che nel tempo, in cui nessuna delle nostre regole ed abitudini ha un senso. In Buthan il tempo è sospeso, sembra non siano trascorse le ere e tutto è, contemporaneamente, immobile eppure in inesorabile movimento. Ogni azione è complessa e costa enorme fatica. Tutto è estremo: l’altitudine, il clima, l’assenza di macchinari ed attrezzature moderne rendono il lavoro nei campi e nei giardini esclusivamente manuale. I frutti del terreno ed i fiori sono diversi dai nostri, per colori, profumi, dimensioni, forme e spuntano con fatica nei campi sottratti alle aspre montagne e nei rari giardini. Resistono e proliferano nonostante gli sbalzi estremi di temperatura, i venti Himalayani, le correnti e le torrenziali piogge dell’estate in cui imperano, costanti ma improvvisi, i monsoni. Verdura, frutta e le fioriture sono eccezionali per quantità e qualità e sono una faticosa vittoria dell’uomo sulla natura.

    bhutan-2In un simile contesto, sospeso in un’epoca ancora pienamente medioevale, vi è spazio solo per l’essenziale e l’indispensabile. Nessuna velleità è concessa, se si tentasse verrebbe subito vanificata dagli eventi. Non esistono giardini strutturati secondo la concezione occidentale, i progetti ambiziosi sono impraticabili né vi può essere una precisa suddivisione architettonica degli spazi, applicata su larga scala. Lo stesso concetto di benessere è qui totalmente diverso dal nostro. È una dimensione non economica, prettamente umana, astratta e che permea tutti gli aspetti della vita.

    bhutan-3Non vi sono, in alcun campo, possibilità di mediazioni. Nella maggior parte dei casi, non vi è quindi né spazio né modo per distinguere l’orto dal giardino, le aree destinate alla coltivazione da un vero e proprio spazio verde. A parte il parco del palazzo reale, assolutamente inaccessibile, non fotografabile neppure da lontano e di impianto più simile alla nostra concezione di giardino, tutto è minimale e scarno. L’estrema semplicità non significa che gli spazi risultino spogli o poveri. Le dimensioni ed i risultati sono qui prettamente mentali, ogni singola foglia è una conquista.

    bhutan-4Nei giardini, i fiori spontanei o diffusi anche nella natura circostante si mescolano alle fioriture dei piselli, delle zucchine, delle zucche ed ai numerosissimi girasoli, qui impiegati non tanto per i colori e le corolle sgargianti quanto per la raccolta dei loro semi. I meli sono ovunque, producono, su alberi di piccole dimensioni, dai tronchi e dai rami contorti e coperti di muschio, succose mele rosso profondo. Anche i banani spuntano, improvvisi e lussureggianti, nel paesaggio. I frutti, piccoli e dolcissimi, colorano di giallo intenso le valli dalle foreste tropicali. Il riso, qui dai chicchi rossi e dalle foglie verde smeraldo intensissimo, ammanta con la consistenza di un soffice muschio i pendii, ricordando l’estremo oriente. Infine, lunghe liane di licheni, decine di varietà di felci dalle foglie fittamente frastagliate e coloratissime orchidee popolano i rami degli alberi.

    bhutan-5Soltanto grandi gruppi di Canna Indica, numerose e semplici varietà di Dahlie, ciuffi di erbacee perenni e di Anemoni Giapponesi si frammezzano a piante spontanee, strani cespugli dalle bacche colorate, tipici solo di questa parte del mondo ed i cui nomi sono ignoti ed esotici per gli europei.

    Anche nei monasteri, l’impianto dei “giardini” è ridotto al minimo, ad una dimensione meditativa e prettamente spirituale. Lo spazio è caratterizzato da uno o più alberi millenari, scabri e quasi spogli, dai pochi rami o dagli sparuti ciuffi di foglie sui maestosi tronchi scuri. Imponenti, sembrano faticosamente sopravvivere sospesi tra un suolo, scavato dalle piogge torrenziali, rosso sangue, le rarefatte nubi e le nebbioline a mezz’aria. Qualche isolato arbusto dalle spettacolari fioriture gialle scintillanti o rosso scarlatto interrompe le balze di erba irregolare che si piega al vento, spesso sferzante. Talvolta vi è qualche inaspettata Bougainvillae, dai tronchi intricati ed incrociati, che sembra sopravvissuta, nella sua stanca fioritura violacea, abbarbicandosi spossata agli alberi vicini.

    bhutan-6La voluta e necessitata scabra semplicità dei giardini rispecchia il profilo aguzzo delle montagne, gli spazi sottratti a fatica alle pendici dei monti, le impetuose correnti e le nubi sfatte dai venti e vagabondanti, rarefatte, a mezz’aria.

    Solo in questo immobilismo, lontano dal resto del mondo, tra vette irraggiungibili, giardini di arroccati monasteri millenari ed in un silenzio puro ed assoluto, si percepisce, nell’imperturbabile distacco, l’irrequieta tensione sottostante alla natura ed a tutte le cose.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Indipendence day, le spinte autonomiste dalla Scozia al resto del mondo. Analisi politica

    Indipendence day, le spinte autonomiste dalla Scozia al resto del mondo. Analisi politica

    elezioniAl momento in cui scrivo lo scrutinio non è ancora terminato, ma possiamo affermare che la Scozia ha votato no all’indipendenza dal Regno Unito (alle ore 8 di questa mattina, con 30 dei 32 collegi elettorali scrutinati, gli unionisti sono al 55% contro il 45% degli indipendentisti, ndr). A prescindere dell’esito finale, tuttavia, si può comunque rispondere alla domanda che – immagino – si staranno facendo i miei lettori in questo momento: si può fare davvero?

    Rispetto a questa questione che abbia vinto il sì o il no cambia poco. La domanda potrà essere: “Quello che è fallito in Scozia può riuscire da altre parti?”. O in alternativa: “Saranno in grado gli scozzesi di muovere verso una piena e felice indipendenza?”.

    In entrambi i casi il punto della faccenda è sempre lo stesso: mettere una croce su un pezzo di carta è relativamente facile, ma è davvero concepibile la frammentazione degli Stati in comunità più piccole, anziché la loro conglobazione entro quegli organismi federali più grossi che si suppone essere il futuro globalizzato e interconnesso che ci aspetta? Attenzione: la questione non è se si farà davvero, ma se è possibile farlo a priori. E da questo punto di vista la risposta è netta: sì, si può fare.

    Le spinte autonomiste sono reali e concrete: la loro forza non può che crescere, visto il fallimento delle politiche internazionali sinora proposte. Da una parte, infatti, assistiamo alla decadenza del modello di integrazione europeo, dall’altra al declino dell’atlantismo, ossia la manifesta incapacità degli Stai Uniti di farsi carico da soli di un ruolo di leadership globale. In questo contesto di incertezza non è strano che alcune comunità pensino a fare da sole.

    Chi e cosa si può mettere sulla loro strada? I governi europei non possono (ancora) permettersi di bloccare libere consultazioni, o di mandare i carri armati contro degli eventuali manifestanti (a meno che, ovviamente, non serva a dare fastidio a Putin). Possono provare a fare allarmismo sui giornali: e di certo il controllo mediatico è un’arma potente. Tuttavia, se siamo in presenza di una insofferenza radicata e di un forte senso di indipendenza della comunità, è concepibile anche che si arrivi al risultato.

    Sì d’accordo, – penseranno alcuni – ma poi non si va da nessuna parte! E perché mai, dico io? Perché una piccola comunità non può essere politicamente indipendente, rimettendo le relazioni con gli altri Stati a banali alleanze commerciali e diplomatiche? Essere “grandi” è utile soltanto finché garantisce due cose:

    1- un grande mercato di sbocco interno (che permette di non essere dipendenti dalla domanda del resto del mondo, assorbendo così più facilmente eventuali crisi economiche);

    2- un esercito numeroso.

    Posto che il secondo punto è utile per una politica imperialista tardo-ottocentesca, ma non per il nostro mondo (ammesso sempre che lo vogliamo pacifico), nel caso dell’Unione Europea nessuno dei due obiettivi è stato comunque raggiunto. Infatti:

     1- abbiamo represso la domanda interna come condizione per tenere in piedi l’eurozona;

    2- se andiamo in guerra con le baionette in mano, perdiamo lo stesso (perché siamo “solo” 500 milioni di abitanti contro gli 1,2 miliardi dell’India e gli 1,3 della Cina).

    scozia-edimburgo-DIAnche il Regno Unito con i suoi 63 milioni di abitanti da un punto di vista globale è già “piccolo”: il che rende superflua ogni ulteriore discussione sulla sua grandezza. Questi casi dimostrano che il problema non è essere grandi o piccoli. Il problema è fare la cosa giusta.

    Quello che importa è capire se il problema sia davvero l’unità o meno. Nello specifico, se gli scozzesi, sotto sotto, avessero puntato solo a tenere per sé i profitti dei ricchi giacimenti del Mare del Nord, temo che non avrebbero fatto molta strada. Se al contrario fossero stati davvero gelosi dell’autonomia perduta nel 1707, esasperati dalle incomprensibili regole europee e dallo smantellamento dello Stato sociale che il governo inglese persegue sin dai tempi della Sig.ra Thatcher, allora (forse) con l’indipendenza avrebbero potuto ottenere qualcosa di buono.

    In questo caso, infatti, avrebbero avuto le motivazioni giuste, nonché l’assenza di rimpianti, per resistere all’ostilità dei mercati finanziari, alla tentazione di unirsi all’UE e a quella di tenersi la sterlina; per  tacere, naturalmente, dell’opzione peggiore di tutte: adottare l’euro. Sarebbe anzi stato davvero tragicomico, se gli scozzesi si fossero agganciati a questo treno proprio quando i giornali tedeschi si accorgono che la moneta unica è insostenibile anche per l’Italia.

    La lezione generale è che l’indipendenza può essere una risposta: ma bisogna che sia fatta prima la domanda giusta.

     

    Andrea Giannini

  • Genova ospita il X Congresso Mondiale di Mediazione. E’ la prima assoluta a livello europeo

    Genova ospita il X Congresso Mondiale di Mediazione. E’ la prima assoluta a livello europeo

    Palazzo Ducale entrataCome avevamo anticipato a dicembre 2013, il X Congresso Mondiale di Mediazione si svolgerà a Genova a Palazzo Ducale dal 22 al 27 settembre, un convegno internazionale che si è riusciti a portare in Europa per la prima volta. Danilo De Luisa dell’Associazione San Marcellino ci racconta come ciò sia stato possibile, inoltre, abbiamo parlato con Lorena Capilleri dell’Associazione Dimmi di te  che ha visto riconosciuto il valore scientifico di un suo progetto di mediazione penitenziaria proprio dal Congresso.

    Il titolo della manifestazione non è di immediata comprensione, se non per gli addetti ai lavori. Il tema della mediazione non è certamente uno di quelli di cui si parla tutti i giorni.  Per questo ci siamo fatti aiutare dalla dottoressa Capilleri «per mediazione si intende una tecnica che in presenza di un terzo neutrale facilita la comunicazione fra due parti in conflitto». Poi vi sono ovviamente i vari ambiti di azione (scolastica, familiare, penale, culturale) che richiedono che il mediatore professionista sia specializzato in determinata materia.

    Ora che il tema dovrebbe essere più chiaro, vediamo perché per ospitare la decima edizione del congresso mondiale è stata scelta la città di Genova. Danilo De Luise dell’associazione San Marcellino, insieme a Fondazione per la cultura Palazzo Ducale e ad altri sponsor, ha portato il X Congresso in Liguria.
    Il suo è stato un percorso lungo iniziato con gli studi, le sperimentazioni, la ricerca, la formazione sulla mediazione dei conflitti che è iniziato fra gli anni 90 e 2000.  Poi l’edizione del 2005 del Congresso ha selezionato e presentato un lavoro fra quelli realizzati insieme da Associazione e Dipartimento di lingue e culture moderne dell’università di Genova. «È da quiel momento che il lavoro del Congresso è giunto alla nostra conoscenza e ha stimolato la volontà di cercare di portare queste voci in Italia. Negli anni sono partiti progetti di formazione direttamente sul territorio e mano a mano siamo diventati sempre più operativi e si è anche consolidata la collaborazione con gli esperti del Congresso».

    L’idea di provare a portare il Congresso a Genova è nata insieme alla Fondazione Ducale, con la quale l’Associazione San Marcellino stava collaborando per una serie di progetti sul territorio. La proposta è stata fatta ad ottobre 2012 e la candidatura di Genova è stata subito accettata, anche in funzione della celebrazione dell’edizione numero 10 che sarebbe coincisa con il primo sbarco in Europa. Da quel momento con le risorse a disposizione si è iniziato a lavorare all’edizione europea del Congresso mondiale di Mediazione.

    «Il nostro intento è che sia una cosa di tutti – continua De Luise – anche se ovviamente non potevamo modificare un format ben consolidato da anni come quello del Congresso, abbiamo però chiesto di tenere bassi i prezzi delle iscrizioni e loro ci sono venuti incontro per poter allargare l’ingresso il più possibile. Sono consapevoli del fatto che siamo in Europa, come del fatto che è importante trattare l’argomento e far parlare di queste tematiche».
    In Europa, infatti, sul tema della mediazione comunitaria non c’è la stessa sensibilità che si trova in America. «Vuole essere un volano per diffondere il tema delle convivenze – aggiunge De Luise –  e che sia a disposizione di tutti, un luogo di confronto non una vetrina per mostrare cose».
    Un esempio chiaro di questa intenzione è la scelta di indire una call for paper e una per le buone pratiche, che sono state giudicate garantendo l’assenza di favoritismi grazie al meccanismo della presentazione in anonimato.

    L’evento è per la sua quasi totalità dedicato agli iscritti ma sono stati pensati dei momenti teatrali per la cittadinanza oltre ad altri incontri organizzati dai Municipi e Associazioni del  territorio.

    Il Congresso è strutturato in sessioni plenarie e workshop, uno dei temi ricorrenti è la mediazione penale. Ancora una volta ci facciamo aiutare dalla dottoressa Capilleri per la definire il tema «una tecnica che facilita la comunicazione e l’incontro fra vittima e reo che abbiano, prima, manifestato consensuale volontà all’incontro».

    Dal 2000 seguendo i dettami del diritto internazionale, l’Italia si sta adeguando all’applicazione delle pene alternative. Nell’ottica di questo percorso al X Congresso è dedicato uno spazio per individuare e analizzare i passi e i fattori che permettano di passare dai percorsi dalla giustizia retributiva, rieducativa, cioè quella che viene applicata attualmente nelle carceri,  ad una di tipo riparativo cioè tutte quelle forme di misure alternative come ad esempio l’affido a servizi, a comunità e non la detenzione. Di questi temi si occupa Capilleri, ed è proprio la mediazione penale il contenuto del workshop che  presenterà al Congresso.

    «Il problema fondamentale in Italia è che fino ad oggi si è fatto parecchio sui minori in stato di detenzione, l’adulto invece non è stato affrontato per una serie di problematicità e dato che io ho portato avanti un progetto nel 2006 proprio su questo tema, l’ho presentato al Congresso che lo ha validato dal punto di vista scientifico e mi ha dato uno spazio per presentarlo a questa edizione».

    Capilleri ha vissuto l’esperienza della detenzione in una comunità di recupero in Sardegna. Ha vissuto tre mesi da detenuta per comprendere come si passi dall’esperienza del carcere alla ripresa di una vita normale. Da questo lavoro è nato un testo che è in corso di pubblicazione da Feltrinelli: “Rientro in memoria – dalla dimensione del vuoto al riconoscimento”.

    Gli organizzatori si augurano che il Congresso genovese possa rivelarsi un buon punto di partenza perchè di mediazione si dibatta, più spesso, anche in Europa. Una bella responsabilità per questa vecchia Signora del Mare…

     

    Claudia Dani

  • Recitare per giocare e migliorare la propria vita: partono i nuovi corsi di recitazione di Fabio Fiori

    Recitare per giocare e migliorare la propria vita: partono i nuovi corsi di recitazione di Fabio Fiori

    recitazione attori spettacoloPerché fare un corso di recitazione? «Per alcuni può essere una vera e propria vocazione; altri possono avere un talento nascosto che va scovato, coltivato ed affinato. Altri ancora per necessità lavorative devono parlare davanti a un pubblico ed esprimere i concetti in modo sicuro, persuasivo, comprensibile, gestendo l’ansia da prestazione e possibilmente senza annoiare la platea..»

    Così l’attore genovese Fabio Fiori, diplomato nel 1998 presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova con esperienza pluriennale nella formazione, introduce la nuova stagione di corsi che si terranno in diversi giorni e orari in varie strutture, sia su Genova che in Provincia.

    Un modo per esplorare sé stessi e gli altri, trasmettere emozioni, socializzare e sperimentare «ma soprattutto giocare -precisa Fiori – non è necessario avere aspirazioni professionali, si può partecipare al gioco teatrale con il solo scopo di divertirsi in modo semplice e sano all’interno di un ambiente energico e creativo, utilizzando le lezioni come ‘valvola di sfogo’  per uscire da quel ruolo che si è costretti a interpretare nella vita di tutti i giorni, in modo colorato, sicuramente un po’ folle ma senza alcuna controindicazione se non quella di “contagiare” anche gli altri».

    I corsi di recitazione sono rivolti a un’ampia rosa di fruitori: «Tutti partono dallo stesso livello e non ci sono limiti, il mio compito consiste nel lavorare sull’individualità degli allievi ma creando al contempo un gruppo solido e affiatato che lezione dopo lezione ottiene risultati concreti, a volte davvero sorprendenti».

    Durante il percorso formativo vengono svolti molteplici esercizi di attenzione, relazione, improvvisazione, respirazione, dizione ed educazione all’uso della voce parlata. Il metodo utilizzato, frutto di anni di esperienza, si avvale delle tecniche di base che permettono agli allievi di crescere e confrontarsi, scoprendo aspetti della propria personalità che spesso stupiscono: «Chi partecipa ai miei corsi riesce infatti ad abbattere con facilità le comuni barriere come la timidezza davanti agli altri, aprendosi di più e provando il piacere di scambiare idee e proposte pur sentendosi sempre e comunque parte integrante di un gruppo. Credo fermamente che le persone vadano scoperte, valorizzate ed accompagnate con cura prima di “buttarle su un palcoscenico” rasentando il ridicolo e annoiando gli spettatori. Facilmente nei corsi di recitazione la tendenza generale è di dare più peso alla tecnica e all’esibizione in sé dimenticando il lato umano. Io la penso diversamente: mi piace ricordare alle persone che prima di imparare a camminare occorre cadere e rialzarsi fino a trovare un giusto equilibrio; amo trasmettere i concetti con passione, facendo uscire emozioni da ogni persona e gli anni di soddisfazioni e risultati raggiunti non fanno altro che darmi conferme».

    A breve partiranno le lezioni di prova/presentazione gratuite e senza impegno, per tutte le informazioni gli interessati possono scrivere una mail a: recitazionegenova@gmail.com

     

  • Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    La Gronda di Ponente (qui l’approfondimento) è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

    Il Consiglio comunale torna a parlare di Gronda e non poteva essere altrimenti dopo il tweet di lunedì dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, che ha annunciato l’avvio della Conferenza dei Servizi il prossimo 17 ottobre in seguito all’incontro a Roma, la scorsa settimana, tra le istituzioni locali, il ministro Lupi e l’a.d. di Autostrade (oltre alla Gronda sul tavolo anche il Terzo Valico, la linea ferroviaria di ponente, la prosecuzione della metropolitana verso San Fruttuoso e San Martino, il tunnel subportuale e quello della Valfontanabuona). A fare il punto della situazione in Sala Rossa è stato direttamente il sindaco che ha risposto a un articolo 54 del capogruppo del PD, Simone Farello.

    Nota la posizione favorevole del principale partito di maggioranza alla costruzione della grande opera, come note sono anche le titubanze del primo cittadino che, tuttavia, non ha mai preso una posizione chiara e inequivocabile a riguardo. Doria si è dunque limitato a illustrare lo status quo dell’opera dal punto di vista dell’iter amministrativo e dei finanziamenti.
    «La convocazione della Conferenza dei serviziha spiegato il sindaco ai consiglieri – è un atto dovuto in seguito al completamento del percorso di approvazione della Valutazione d’Impatto Ambientale. Adesso si dovrà procedere con l’esame di tutte le osservazioni contenute in quel documento e integrarle nel progetto del nodo autostradale. Lo scopo della Conferenza dei servizi è, infatti, arrivare a un progetto definitivo». Al progetto definitivo, naturalmente, dovrà fare seguito quello esecutivo da cui poi dipenderà l’avvio dei cantieri. «All’interno di questo percorso – ha proseguito Doria – l’Amministrazione comunale non farà mancare la propria presenza e terrà costantemente aggiornato l’Osservatorio sulla Gronda».

    Ma quale sarà la posizione che il Comune terrà ufficialmente al tavolo istituzionale? «Per quanto ci riguarda – ha detto Simone Farello capogruppo del PD – l’amministrazione non può che seguire il mandato ottenuto dalla votazione di un apposito ordine del giorno da parte del Consiglio comunale il 18 settembre 2012, approvato con 22 voti favorevoli e 18 contrari».

    «Si tratta di un testo fermo e cogente per l’Amministrazione comunale – ha risposto il primo cittadino – che segna la nostra linea guida delle questioni da porre all’attenzione della Conferenza dei servizi insieme con le richieste riguardanti le indispensabili opere compensative. Inoltre, quale che sia la futura modulazione dei lavori, il problema dei cosiddetti interferiti (ossia i cittadini che subiranno l’esproprio di abitazioni e terreni, ndr) dovrà essere affrontato con priorità assoluta».

    casello-genova-ovest-autostrada-dEd è proprio sulla modulazione dei lavori che si giocherà buona parte del futuro di questa contestata infrastruttura. Il ben nutrito partito dei contrari, che fa parte della stessa variegata maggioranza che appoggia la giunta Doria, punta molto sulla cosiddetta suddivisione in “lotti funzionali”. Contrariamente a quanto sta avvenendo per il Terzo Valico, in sostanza, se dovesse passare questa linea, i lavori sarebbero suddivisi in compartimenti stagni e una volta iniziato un lotto, prima di avviare i cantieri per il secondo si dovrebbe attendere la conclusione del primo. Il vantaggio di questo modo di procedere è inizialmente economico, dal momento che anche il finanziamento dell’opera (che deriva principalmente da un aumento dei pedaggi su tutta la rete autostradale italiana di competenza di Società Autostrade) andrebbe di pari passo con la suddivisione in lotti. Ma, naturalmente, dietro c’è una scelta strategica che punta a non avere una progettazione complessiva e soprattutto una cantierizzazione unica di tutta l’infrastruttura da est a ovest. Sarebbe, infatti, un po’ come dire: intanto facciamo questi lavori che stanno bene a tutti, poi il resto si vedrà, con la speranza che i soldi per completare tutta l’opera non arrivino mai.

    Wte di GenovaIl primo lotto funzionale a partire, infatti, potrebbe essere proprio quello su cui più o meno tutti sono d’accordo e che riguarda, ad esempio, la separazione del flusso di traffico diretto al porto da quello diretto alla città attraverso i lavori nella zona di San Benigno, i lavori propedeutici all’accesso al tunnel subportuale e il rifacimento dell’attuale nodo autostradale.

    «L’opera parte con un costo stimato di poco più di 3 miliardi di euro che verranno ricaricati dal soggetto che realizza l’opera sui pedaggi della rete autostradale nazionale con modalità di avanzamento dello stato dei lavori» ha confermato Doria. «Dentro questo tema – ha proseguito il sindaco – si inserisce la possibilità di finanziamento dell’opera per lotti a seconda dei determinati tempi in cui gli stessi vengono realizzati e a prescindere dalle valutazioni sull’iter progettuale o sul progetto dell’opera in sé».
    Ecco, dunque, che anche il primo cittadino manifesta seppur in maniera non troppo diretta una certa propensione per la strada sponsorizzata da chi l’opera proprio non la vorrebbe fare e che, oltre a far forza sulle difficoltà di reperimento delle risorse, si appoggia anche sull’irrealizzabilità di alcuni tratti del progetto complessivo.

    «La modalità di finanziamento dell’opera non è certo una scoperta odierna. La novità, invece, va registrata nel fatto che il nuovo leader dei comitati anti gronda si chiama Giovanni Castellucci» ha chiuso il cerchio in tono polemico Farello, facendo riferimento ai dubbi sulla realizzazione dell’opera che lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia sembra avere.

    La partita, comunque, inizierà ufficialmente tra un mese: prima di allora, solo congetture o poco più.

     

    Simone D’Ambrosio