Tag: attori

  • Corteo storico di Genova Repubblica Marinara: cercasi figuranti

    Corteo storico di Genova Repubblica Marinara: cercasi figuranti

    corteo genova repubblica marinaraOgni anno, dal 1955, a rotazione in una delle quattro città che furono Repubbliche Marinare – Amalfi, Genova, Pisa e Venezia – sono organizzate una Regata sportiva e un Corteo Storico delle antiche Repubbliche Marinare, quest’ultimo formato da quattro cortei storici ciascuno fortemente rappresentativo della città dalla quale proviene.

    In vista del Corteo Storico per la celebrazione di Genova Repubblica Marinara, il Comune – settore Promozione della città, turismo e city branding – ha avviato una selezione di 75-80 attori e figuranti allo scopo individuare soggetti idonei a ricoprire i vari ruoli del Corteo.

    Questi i requisiti necessari:

    – Uomini: età compresa tra 18 e 50 anni (circa), altezza compresa tra 1 metro e 70 e 1 metro e 95, misura di calzature fino al 48.

    – Donne: età compresa tra 18 e 35 anni (circa), altezza compresa tra 1 metro e 65 e 1 metro e 80, taglia tra 40 e 44, misura calzature tra il 37 e il 40.

    Per partecipare alla selezione occorre inviare la domanda di partecipazione (scaricabile dal sito web del Comune) e consegnarla a mano entro e non oltre il 16 aprile 2012 al Comune di Genova, segreteria Settore Promozione Città, Turismo e City Branding – Via Garibaldi 9 – Palazzo Galliera 2° piano – (dal lunedì al giovedì ore 9.00/16.30- venerdì 9.00/13.00) oppure via mail all’indirizzo turismo@comune.genova.it. I soggetti saranno poi contattati per un colloquio.

    La partecipazione alla selezione e al Corteo Storico di Genova è completamente gratuita e non dà diritto ad alcun tipo di rimborso. Saranno rimborsate solo le spese di viaggio, pernottamento e pasti in occasione di sfilate e/o manifestazioni in ambito nazionale e internazionale.

  • Premio Hystrio: il bando 2012 del concorso di teatro

    Premio Hystrio: il bando 2012 del concorso di teatro

    Teatro CicagnaSono aperte le selezioni per il Premio Hystrio, concorso che ogni anno premia i giovani talenti del teatro, diviso in tre categorie: Premio alla Vocazione per attori sotto i 30 anni, Premio Scritture di Scena _35 per autori di testi teatrali sotto i 35 anni, Premio Occhi di scena per fotografi teatrali sotto i 35 anni.

    Questi i dettagli del bando.

    Premio per giovani attori: riservato ad attori nati dopo il 1982 compreso, autodidatti oppure allievi e/o diplomati presso scuole di teatro. Il bando prevede un’audizione di fronte a una giuria qualificata, con una preselezione riservata solo a chi non ha mai frequentato una scuola di teatro. I due vincitori (un maschio e una femmina) riceveranno in premio una borsa di studio da 1.500 €.

    Le domande di iscrizione, scaricabili dal sito di Hystrio e corredate di curriculum, foto e fotocopia del documento d’identità, dovranno pervenire alla direzione di Hystrio (via Olona 17, 20123 Milano, tel. 02.400.73.256, fax 02.45.409.483, premio@hystrio.it) entro l’11 maggio 2012.

    Premio per autori: riservato ad autori di lingua italiana (residenti in Italia o all’estero, purché italiani di nascita) che al giorno 2 aprile 2012 non abbiano ancora compiuto 35 anni. Il concorso prevede la costruzione di un testo di prosa inedito di normale durata. Il testo vincitore sarà pubblicato sulla rivista trimestrale Hystrio rappresentato durante la prima serata del Premio Hystrio (Milano, giugno 2012).

    Le opere dovranno essere inviate in tre copie sia a premio@hystrio.it sia via posta a Redazione Hystrio, via Olona 17, 20123 Milano, entro e non oltre il 31 marzo 2012 (farà fede il timbro postale), insieme a una fotocopia del documento d’identità e alla quota di iscrizione di 35 €, che comporta la sottoscrizione di un abbonamento annuale alla rivista Hystrio.

    Premio per fotografi: riservato a fotografi residenti in Europa, di età compresa o inferiore a 35 anni, che svolgono un’attività di collaborazione presso teatri, compagnie o festival. I partecipanti possono inviare scheda di partecipazione, curriculum, portfolio, documento d’identità e quota d’iscrizione via mail all’indirizzo andrea.messana@hystrio.it entro il 15 aprile 2012.

    Marta Traverso

  • Stop al teatro dialettale, attori e compagnie in rivolta

    Stop al teatro dialettale, attori e compagnie in rivolta

    Teatro GoviQualche giorno fa vi davamo notizia del nuovo cartellone del Teatro della Gioventù, che non senza polemiche ha cambiato gestione nei mesi scorsi e sta per lanciare una stagione teatrale che punta soprattutto sulla musica e sui giovani.

    Cosa comporta tutto questo? La totale assenza di teatro dialettale, che fino allo scorso anno era stata la punta di diamante della sala di via Cesarea, unico teatro del centro città a dare spazio a questo genere.

    Con la nuova gestione del Gioventù, sono rimaste due le sale genovesi che hanno in cartellone opere teatrali in genovese. E nessuna delle due si trova in centro. Da un lato il Teatro Govi di Bolzaneto, dall’altro il Teatro Verdi di Sestri: il dialetto confinato in Valpolcevera e a Ponente scatena l’ira delle compagnie che ogni anno mettevano in scena le loro opere anche al Teatro della Gioventù. I gruppi coinvolti sono circa settanta per un totale di mille persone, fra cui molti giovani.

    Cosa ci riserva il futuro? Sulla scia del neonato progetto Tilt, che coinvolge giovani gruppi teatrali indipendenti, si sta facendo strada l’ipotesi di un consorzio delle compagnie dialettali con il sostegno della Regione Liguria. Staremo a vedere i prossimi sviluppi della vicenda.

    Marta Traverso

  • Andrea Ceccon, il poliedrico: musica, teatro e televisione

    Andrea Ceccon, il poliedrico: musica, teatro e televisione

    Andrea CecconAndrea Ceccon e’ uno che riesce a sorprendere. Sorprende soprattutto perche’, anche in una chiacchierata privata, si rivela capace di spunti e considerazioni in grado di strappare il sorriso, ma non prive di un certo acume. Benche’ gia’ piuttosto conosciuto in Liguria e non solo, Ceccon ha raggiunto la piu’ vasta notorieta’ partecipando a Colorado Cafe’ insieme agli amici/colleghi Enrique Balbontin e Fabrizio Casalino (con i quali ha dato vita a popolari sketch come i savonesi, il maestro di vita Rabartha e gli scontrosissimi operatori turistici liguri, con la proverbiale “torta di riso” sempre finita).

    Ma Ceccon non e’ solo questo… Trombettista, cantante, attore di teatro, compositore, ha lavorato con Giorgio Gaber e i Matia Bazar, ha vinto due volte il premio Tenco, ha fatto parte dei “Mau Mau” e dei “Cavalli Marci”, ha fondato le “Voci Atroci” (con cui ha vinto il premio Quartetto Cetra) e recentemente ha scritto anche un libro, “Vapfan-ghala”, edito da DeAgostini. Un personaggio poliedrico.

    Andrea, cominciamo dai tuoi esordi. Oggi sei un comico, ma in realta’ nasci musicista….
    Ho studiato tromba al conservatorio, ma piu’ che altro ho sempre scritto “belinate”!

    Cioe’…?
    Si, insomma: cose che facciano ridere. Vedi, per me la musica e’ una cosa seria: mi hanno sempre insegnato che il musicista sta nella buca dell’orchestra. Ho scritto tantissime canzoni, ma la canzone non e’ solo musica: e’ anche parole. E le parole hanno un livello di comunicativita’ differente: e’ piu’ facile per la gente seguirle. Oggigiorno “La Musica” la capiscono in pochi.

    Hai studiato anche recitazione…
    Si, allo Stabile. Per me il teatro e’ piu’ affascinante della musica, piu’ vario. Nel teatro hanno la loro importanza anche cose che non ti aspetteresti: che so, ad esempio la falegnameria! Quando ho conosciuto Balbontin lui faceva gia’ quelle cose su Savona, ma io all’epoca stavo ancora lavorando con la Finocchiaro, se non ricordo male. Sai, all’inizio… mettersi a fare quelle “macchiette”, per chi viene dal teatro… Insomma: per trascinarmi, me l’hanno dovuto menare!

    Nelle vostre parodie spesso viene fuori lo stereotipo del genovese. Qual e’ il tuo rapporto con la citta’?
    Per me Genova e’ una citta’ unica: davvero, non riesco a parlarne male… Vedi, anche quando facciamo gli sketch tipo “torta di riso”, non e’ che non ci sia della verita’ dietro: vai in giro e ti rendi conto che la gente e’ proprio cosi’… Ma sotto sotto mi piace.

    Ti piace…??
    Si! Non che ogni tanto un sorriso in piu’ non guasti… Ma mi rendo conto che anch’io sono cosi’: se mi chiedi una cosa due volte, la seconda ti ho gia’ mandato a fare in culo! In fin dei conti, questo non mi dispiace completamente: mi piacciono i genovesi testardi, duri come sassi e indipendenti; mi piace il fatto che in generale non siamo “fighetti”. Se prendi Bologna, noti che tutto si standardizza dopo un minuto: la gente nelle mode ci crede veramente. Genova certo non le nega: le assorbe. Ma e’ anche in grado poi di filtrarle.

    Non l’avevo mai vista in questa prospettiva… Ma non e’ strano che tra i genovesi, che sono percepiti (e si percepiscono) come un popolo scontroso, di “musoni”, siano venuti su tanti comici?
    Nient’affatto: Genova e’ il migliore habitat culturale.

    In che senso, scusa…?
    Perche’, come ti dicevo prima, sono tutti cocciutamente indipendenti. Ognuno si tiene il suo modo di pensare, si intestardisce, non assimila. E questo crea un crogiuolo di opinioni diverse che mantiene l’ambiente vivace. Col risultato che anche i discorsi che si sentono al bar, a ben vedere, sono interessanti e seguono quasi sempre una certa logica.

    In effetti… Cosa mi dici, infine, del tuo rapporto con la televisione? Tu sei un comico che viene definito “di sinistra”: com’e’ lavorare a Mediaset?
    Guarda, le mie idee politiche sono ben note… Pero’ io sono per lo humor, non per la politica. Certo, ho visto “censurare” qualche battuta su Berlusconi, ma, alla fine della favola, solo perche’ erano volgari e gratuite. A me non piace parlare di queste cose: non mi piace la televisione che parla della televisione. La TV a casa non ce l’ho nemmeno! Quando mi presentano gente conosciuta, il famosissimo tal dei tali, io molte volte non lo riconosco: per me vale come un gatto schiacciato dal camion!

    Andrea Giannini

  • Retroscena, il programma televisivo che racconta il teatro

    Retroscena, il programma televisivo che racconta il teatro

    Retroscena
    Una puntata di "Retroscena"

    Vietato l’ingresso ai non addetti ai lavori… Non per questa volta.
    La mano che sposta i lembi rossi di un sipario e lo sguardo di un occhio attento e curioso.

    Si presenta con questa prima immagine, Retroscena (segreti del teatro), unico programma televisivo – teatrale nel panorama italiano.
    Il programma nasce nel 2007, per opera di Michele Sciancalepore (giornalista laureato in lingue e letterature straniere moderne, autore e critico teatrale) e del suo cast composto da Eleonora Megna, Goffredo Merolla e Giuseppe Bartolomei.

    Michele, conduttore del programma, intervista i protagonisti del palcoscenico internazionale, ma la particolarità a mio avviso molto interessante è la possibilità di entrare “dentro” i processi di creazione artistica, nella sua realtà più vera e nuda, mostrando anche quegli aspetti poco sereni, faticosi e travagliati che vengono prima del prodotto finale.

    L’officina creativa che ci viene mostrata è davvero un’opportunità unica per osservare, a distanza, il lavoro di altri artisti, confrontarsi con essi, e anche accogliere consigli degli stessi sui modi con i quali si può affrontare questo mestiere.

    In “Lezioni AmericaneItalo Calvino scriveva che la fantasia è un posto dove ci piove dentro. Da dove viene la pioggia della creazione artistica?
    Coloro che provano a fare di questa pioggia un’arte, ci raccontano come raccolgono e mettono insieme tutte le goccioline minuscole che diventeranno nel migliore dei casi cascate pronte a fare breccia nelle nostre vite.

    Chi fosse interessato, nel sito di Retroscena (http://www.retroscena.tv2000.it) trova un archivio di tutte le puntate andate in onda dagli esordi fino ad oggi.

    Tra gli ospiti del programma ricordo Ascanio Celestini, Moni Ovadia, il teatro del lemming… e non solo personaggi, ma anche puntate dedicate a festival come “Premio Europa per il Teatro” svoltasi quest’anno a San Pietroburgo e luoghi teatrali nostrani come il “centro teatrale Umbro”.

    Retroscena va in onda
    sul canale 801 di Sky o 28 del digitale terrestre il :

    -lunedì alle 22.40
    -martedì alle 15.30,
    -sabato alle 10:35 e la
    -domenica alle 23:45, su TV2000

    Caterina Piserà

  • Mauro Pirovano, il comico genovese dei Broncovitz

    Mauro Pirovano, il comico genovese dei Broncovitz

    Mauro PirovanoMauro Pirovano, attore genovese noto al pubblico più giovane per personaggi come La Fata Madrina di Mai dire Goal o il dottor Giorgi di un “Medico in famiglia“, e amato dai più “datati” soprattutto per i “Broncovitz” gruppo di comici genovesi formato da Maurizio Crozza, Ugo Dighero, Carla Signoris, Marcello Cesena e, ovviamente, dallo stesso Pirovano.

    La sua carriera inizia negli anni ’80 al Teatro Stabile di Genova e si consolida con il programma “Avanzi” firmato appunto dal gruppo dei “Broncovitz”. Vincitore del premio Govi nel 2008 per le sue straordinarie interpretazioni in dialetto che indagano nella realtà storia e contemporanea. E’ andato in scena con una versione genovese del “Malato Immaginario” di Moliere, con la compagnia storica “I Caroggi”.

    In questi giorni hai calcato il palcoscenico nei panni di Argante, il malato immaginario di Moliere in una trasposizione in dialetto genovese. Non e’ la prima volta che porti in scena il dialetto, quale pensi che sia la forza comunicativa del genovese, e dei dialetti in generale?

    Il dialetto e’ immediato, rende i concetti con una parola. Il genovese, in particolare, e’ parsimonioso – quale termine piu’ adatto! – recupera la tradizione, ma penso che i dialetti vadano vissuti, debbano evolversi essere ad uso degli anziani come dei ragazzi. Sono per l’evoluzione della lingua locale, parlare di dialetto e’ riduttivo il genovese e’ una lingua, nei secoli passati era la lingua delle mercature, la lingua del mediterraneo, e’ infatti contaminato da tutte le influenze possibili, dal francese all’arabo, e dovrebbe continuare ad essere cosi’. In altre regioni italiane il dialetto e’ molto piu’ vissuto e costituisce una vera ricchezza, a Genova si usa meno e forse portarlo a teatro e’ un modo per renderlo piu’ familiare. Nel caso del “Malato immaginario” si e’ prestato in particolar modo, per le sue assonanze con il francese e per la sua melodia.

    Questa tua passione e dedizione, ti ha portato a ricevere il premio Govi 2008. Nel tuo percorso artistico quanto ti sei ispirato a Govi, qual e’ stato il piu’ grande insegnamento?

    Sono molto orgoglioso di questo premio, Govi e’ un maestro, in generale e in particolare per i genovesi. Credo che ogni attore ligure si ispiri a lui, la mimica, le pause…E’ la macaia, l’odore dei caruggi, chi non vive Genova non lo percepisce, ma sono fondamentali per una comicita’ raffinata, mai volgare. Non e’ la battuta a far ridere, sono situazioni, e’ l’intera scena ad essere comica, non si lavora per tormentoni ma per situazioni, e penso sia questa la caratteristica che contraddistingue il buon teatro genovese.

    In questi giorni vediamo quanto sia “rischioso” ironizzare e criticare la societa’, per non parlare della politica. Nella tua carriera ti sei mai trovato in difficolta’ di questo tipo?

    Eccome.. erano i tempi di Avanzi, con i Broncovitz, mandavamo in scena uno scatch satirico nei confronti di Craxi: “L’antica segreteria del corso” non piacque e fummo minacciati di una sospensione, ma erano tempi diversi, le persone stavano al posto giusto – sicuramente piu’ di adesso – il direttore era Guglielmi, assessore alla cultura di Bologna, che difese a spada tratta il programma, che ando’ giustamente in onda.

    Il gruppo dei Broncovitz, con Dighiero, Crozza e Signoris… indimenticabile, come ricordi quel periodo?

    Lo ricordo con malinconia e grande divertimento, abbiamo preso strade diverse, ma siamo sempre legati da grande amicizia.

    Pensi che oggi la televisione sia cambiata?

    Sicuramente, programmi come Avanzi erano studiati, avevano delle basi. Oggi facendo zapping vediamo una serie di programmi clone, la comicita’ e’ fatta di tormentoni!

    Ti concedi allo schermo, ma il tuo ambiente e’ il palcoscenico. Secondo te quali sono limiti e potenzialita’ dei due mezzi?

    Assolutamente non sono paragonabili, la televisione arriva a tutti, ma la si vive passivamente ed e’ difficile emozionarsi, mentre si guarda la televisione si fanno altre mille cose. Il teatro coinvolge ed emoziona, chiunque ci si avvicini, e a qualunque eta’, non puo’ che rimanerne affascinato. La televisione e’ divulgativa, il teatro emozionale.

    Sei molto impegnato in una serie di progetti che coinvolgono i ragazzi. Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere la tua carriera?

    Amo i giovani, mi piace passare tempo con loro, hanno tanto da insegnare sono attratti dallo spettacolo, dal teatro, in molti cercano di accostarsi a questo mondo. E’ difficile, soprattutto oggi, c’e’ il rischio di imbattersi in scuole e corsi improvvisati, alla moda. Il consiglio che do e’ quello di trovare una buona scuola, e’ fondamentale, una formazione sbagliata te la porti dietro per sempre. Ma la cosa che consiglio maggiormente e’ il divertimento, il divertimento nel volersi mettere in gioco.

    Abbiamo detto genovese doc… come vivi Genova? Quali pensi che siano le cose piu’ urgenti a cui metter mano?

    Penso sia una citta’ bellissima, ho un bel rapporto, mi piace camminare per il centro storico. Ma Genova non e’ solo il centro storico, Genova e’ dove si vive, le periferie. Penso che la cosa piu’ urgente sia un’apertura alle periferie, non bisogna isolarle, bisogna inserirle nel tessuto cittadino, collegarle meglio e renderle protagoniste degli eventi, non si puo’ svolgere tutto in Piazza de Ferrari! Teatri, cinema, spazi e’ urgente eliminare il divario tra centro e periferia, ad esempio sto lavorando ad un festival per l’acquedotto storico, e’ un’opera grandiosa va qualificata… il problema sono gli sponsor!

    Claudia Diaspro

  • Luigi Marangoni, intervista con l’attore e regista

    Luigi Marangoni, intervista con l’attore e regista

    Luigi MarangoniAttore e regista, Luigi Marangoni nasce a Rovigo nel 1972,  muove i primi passi al Teatro Lemming di Massimo Munaro e si diploma alla Bottega Teatrale di Vittorio Gassman

    Oggi, genovese d’adozione, si definisce “in un vortice di vita che mi ha ingoiato completamente.” Quel vortice che si chiama teatro, un vortice fatto di testi, progetti, scene, costumi, luci e furgoni…

    Dopo essersi cimentato anche nella regia, saprebbe tracciare un parallelo tra il regista e l’attore? In quale ruolo riesce a esprimersi meglio?

    Penso che con il ruolo di interprete teatrale mi sia avvicinato sempre più alla concezione di attore come autore di se stesso e di conseguenza dello spettacolo di cui fa parte. La passione che mi lega al teatro è totale e racchiude la recitazione come la regia; credo pertanto di potermi meglio esprimere nel ruolo di “attore come regista di se stesso”.

    Cosa significa essere attore oggi?

    La ricerca della via alternativa per comunicare con la gente sostengo sia essenziale oggi per chi fa teatro; mediante la completa consapevolezza del lavoro artistico prodotto è possibile toccare le persone e, di conseguenza, riuscire a scuoterle.

    Quali sono le principali caratteristiche che costituiscono le basi per essere o divenire attore? Saprebbe dare la sua definizione di “talento”?

    Sostengo che entrambe le questioni possano essere esplicitate dalla descrizione del talento: la caratteristica principale è innata, ed è l’amore incondizionato per l’arte intesa come profonda ricerca di se stessi e degli altri, che sfocia, nel caso dell’attore, nell’imprinting dato ad una disciplina che richiede forza e impegno. Altrettanto importante è la fluidità con la quale l’attore o il potenziale attore riesce a conoscersi e a legare il suo ascolto interiore con quello esteriore equilibrato sempre dal pensiero e dalla coscienza di sé. Penso che il talento sia disegnato da queste parole e che colui che possiede naturalmente queste qualità possa giocarsi le sue carte!

    Annalisa Serpe

  • Intervista ad Antonio Albanese, il comico racconta i suoi personaggi

    Intervista ad Antonio Albanese, il comico racconta i suoi personaggi

    Antonio AlbaneseComico, attore, lettore e appassionato di pittura. Una comicità innata, ben educata con anni di studio presso la Civica Scuola di Arte Drammatica di Milano sino al raggiungimento del diploma nel 1991. Solo due anni dopo Antonio è già punta di diamante della trasmissione “Mai dire Goal“, il personaggio in questione è il foggiano Frengo, l’uomo del “terzo temBo” per intenderci.

    Da quel momento la carriera di questo ragazzo ormai grandicello della provincia di Lecco è tutta un successo.  Antonio si dedica da ormai molti anni con grande disinvoltura fra cinema, teatro e televisione e a guardarlo oggi sembra che per lui tutto ciò sia terribilmente naturale.

    L’occasione è l’incontro organizzato dalla Fondazione Garrone al teatro Modena di Sampierdarena, l’irriverente Antonio parla della sua carriera, dell’amore per l’arte e per i libri che lo hanno formato. Poi arriva il momento delle domande e lui si mette comodo, orecchie tese e risposte pronte.

    Quale tuo personaggio assomiglia di più ad Antonio Albanese?

    E’ una domanda molto interessante, me lo hanno chiesto spesso e non sono mai riuscito a trovare una risposta soddisfacente! In realtà non c’è un personaggio in particolare che mi assomiglia, forse Epifanio per alcuni lati…

    Cinema, TV, libri… la comicità è una ed unica o deve adeguarsi alle diverse tipologie di comunicazione?
    La comicità deve adeguarsi al tempo in cui vive, alle sfumature, ai colori, non alle tipologie di comunicazione. Certo, se dovessi ad esempio intepretare Cettola Qualunque al cinema dovrei creare l’intera famiglia… vi immaginate la moglie?! Ma è il contorno che cambia non il personaggio in sè. A me piace molto dare vita ai miei personaggi in tutti e tre i campi.

    Se Cettola Qualunque si candidasse tu pensi che prenderebbe dei voti?
    Un casino!! Pensate che ci sono persone che mi hanno spinto a farlo sul serio e c’è chi ha fatto persino un sondaggio, siamo sugli 850.000 voti!!! Lui poi sarebbe chiaro… case aperte, chiuse… basta che ci siano!!

    Tu sei un grande appassionato di pittura, che rapporto hai con l’arte?
    Adoro la pittura, sono uno di quei cretini che prima di comprarsi la macchina si è comprato un quadro! Sono molto affascinato dal futurismo italiano, ma in particolare amo l’arte contemporanea, è anarchica e soprattutto libera a 360 gradi! Vi dirò che preferisco le bozze alle opere finite, primo perchè i quadri non me li posso permettere e secondo perchè trovo che in una bozza si percepisca molto di più l’anima e l’intenzione dell’artista. Il mio sogno è quello di aprire un giorno una galleria d’arte a Milano, lo so è da pazzi! A dire il vero conosco già qualche grande pittore, l’unico problema è che di me non si fideranno mai!!

    Qualche aneddoto sui tuoi personaggi più famosi…
    Beh ad esempio posso raccontare come è nato Cettola Qualunque… mi trovavo in Calabria su un traghetto e poco più in là un bambino disse qualcosa al padre del tipo “Papaaà, papaaà.. guarda che bello!” e il vecchio senza pensarci tanto lo gelò con un bel “Fatti i cazzi tua!”, un poeta direi. Poi qualche tempo dopo, sempre in Calabria, riscontrai dei problemi per l’organizzazione di uno spettacolo, al che mi chiamò un politico del posto e mi disse: “Tu non puoi non fare lo spettacolo perchè qui tutti sanno che vieni… Tu non sai chi sono io!!”…Immediatamente unii le due cose e decisi che Cettola doveva essere un politico!
    Fu molto strana anche la nascita di Frengo, il foggiano di Mai dire Gol. Innanzittutto premetto che io sto al calcio come Bondi al kamasutra! Non ne sapevo nulla! Mi dissero di guardare novantesimo minuto e così feci. Rimasi colpito da uno strano personaggio: “Perchè avete perso?” gli chiesero.. “Perchè loro hanno segnato un gol e noi no!” rispose. Quel tipo era Zeman, che ai tempi allenava il Foggia, me ne innamorai e decisi che dovevo fare assolutamente qualcosa sulla sua squadra. Così incontrai Zeman, ma lui è un vero capo indiano e non fu un grande incontro… Lui non ha amici, perchè qualunque domanda gli fai non ti risponde!

    Hai già in mente il tuo prossimo personaggio?
    Ogni mio personaggio nasce dal desiderio di dire o denunciare qualcosa. Oggi viviamo l’epoca delle nevrosi e della diffidenza che ognuno di noi ha verso gli altri, il mio prossimo personaggio rispecchierà proprio questo aspetto della società, sto pensando ad un intellettuale pieno di pillole e psicofarmaci! In fondo noi non ce ne rendiamo conto, ma stiamo tutti un pò sclerando! Basta vedere come camminiamo e come ci muoviamo, gesticoliamo come dei nevrotici. Poi non ho mai fatto una donna… eppure io sono molto donna!

    Gabriele Serpe