L’Associazione culturale Bambù ha organizzato un Laboratorio Teatro del Benessere, che si terrà a partire da lunedì 12 novembre con cadenza settimanale (ore 21.15-23-15) presso la sede di Associazione Meridiana, via Casaregis 38/3.
Questa sera si terrà la prima lezione gratuita, rivolta a chi vuole conoscere meglio gli aspetti del laboratorio: destinatari sono gli adulti che desiderano avvicinarsi alla recitazione come strumento di sviluppo della creatività individuale, puntando dunque sul benessere della persona (inteso come un’armonia scaturita il dialogo interiore tra corpo, mente, spirito) come obiettivo primario rispetto all’apprendimento di una tecnica e alla realizzazione di uno spettacolo.
Il laboratorio verrà condotto da Serena Carbone, attrice e formatrice professionale.
Per informazioni e iscrizioni 349 5812163 -acbambu@live.it.
Martedì 6 novembre (ore 20.30) debutta al Teatro Duse lo spettacolo Scintille, scritto e diretto da Laura Sicignano e interpretato da Laura Curino.
Lo spettacolo andrà in scena fino a domenica 11 novembre.
La vicenda narrata arriva direttamente dalla cronaca di una tragedia del lavoro. Era il 23 marzo 1911, un sabato, quando un devastante incendio scoppiò all’ottavo piano del grattacielo newyorkese, nel quale aveva sede la Triangle Waistshirt Company, fabbrica produttrice di camicette: per 146 donne, quasi tutte ragazze, il sogno americano si consumò in una morte tremenda. Erano per lo più giovanissime immigrate italiane o dall’Europa dell’Est. Alla tragedia fece seguito una serie di processi, dai quali i proprietari della fabbrica uscirono impuniti. ma la scintilla della protesta femminile si sprigionò da questo come da molti altri episodi simili, confluendo, nonostante i numerosi tentativi di rimozione, nella festa dell’8 marzo.
Prodotto dal Teatro Cargo, Scintilleha debuttato l’estate scorsa al Festival di Borgio Verezzi. In Scintille, la ricerca storica è stata curata da Silvia Suriano, le scene sono di Laura Benzi, i costumi di Maria Grazia Bisio, le musiche originali di Edmondo Romano e le luci Tiziano Scali.
L’associazione culturale La Luna e il Giglio intende realizzare un progetto di lungometraggio per valorizzare il patrimonio storico, paesaggistico e culturale della Liguria. Si tratta di un film in costume storico che verrà girato e ambientato a Genova nei prossimi mesi.
A questo scopo sono organizzati casting per attori – uomini di età compresa fra i 30 e i 60 anni – martedì 6 novembre (ore 10-17) presso Villa Bombrini a Cornigliano.
Per informazioni scrivere a lalunaeilgiglio@gmail.com.
Da giovedì 1 a sabato 3 novembre 2012 al Castello D’Albertis (ore 16) va in scena lo spettacolo per bambini Viaggio meraviglioso dentro una conchiglia, scritto e diretto da Laura Sicignano e prodotto dal Teatro Cargo.
L’ingresso (comprensivo di visita al museo) costa 8 €, prenotazioni presso il Teatro Cargo ai numeri 010 694240 e 010 694029.
Questa la trama dello spettacolo.
Due bambini in riva al mare. È primavera e l’acqua è ancora fredda. Giocano con le onde, con la sabbia, con i sassi. Improvvisamente appare una bellissima conchiglia. C’è nessuno dentro la conchiglia? I due bambini iniziano un viaggio fantastico dentro il labirinto della conchiglia, alla ricerca della magica sirena, suo abitante misterioso. Incontrano pesci, meduse e cavallucci marini, imparano i nomi dei venti e perché il mare è salato. Infine raggiungono il cuore della conchiglia, dove si cela la dolcissima sirena che avrà in serbo per loro un regalo segreto.
Lo spettacolo offre un percorso nella dimora del Capitano Enrico Alberto D’Albertis. Viaggiando per mare e per terra tra ‘800 e ‘900, il Capitano ha racchiuso nella sua dimora il suo mondo in una cornice romantica a cavallo tra “camere delle meraviglie” e trofei coloniali. Il suo castello testimonia il fascino che i mondi lontani da lui visitati hanno esercitato sul suo spirito, impregnato di “genovesità” e amore per il mare e di altrettanta curiosità verso l’ignoto e l’intentato.
Mercoledì 31 ottobre 2012 (ore 21) nella Sala Modena del Teatro dell’Archivolto andrà in scena Cantata Greca, uno spettacolo di e con Moni Ovadia ispirato a due opere del poeta greco Ghiannis Ritsos.
Personalità artistica, culturale, umana e politica di eccezionale caratura, Ghiannis Ritsos (1909-1990) è una delle voci più forti della poesia greca contemporanea. Attivista politico perseguitato per le sue idee, la sua immensa produzione poetica si divide tra impegno civile e politico e canto lirico. A questo secondo filone attinge Moni Ovadia per questo nuovo spettacolo, scegliendo due poemi dalla raccolta “Quarta dimensione”: “Delfi” e “La sonata al chiaro di luna”.
La musica ha un grande peso nella trasposizione teatrale dei due poemi. Delfi, interpretato dal solo Moni Ovadia, si fa opera musicale grazie alla composizione di Piero Milesi, che elabora topos e frammenti musicali della tradizione greca in una efficace scrittura minimalista, con la voce e la parola che si fanno strumento anche per mezzo del doppio registro linguistico di italiano e neo ellenico.
La sonata al chiaro di luna è intessuta nelle note del primo movimento della sonata omonima di Beethoven, la musicalità del verso e della parola si nutrono del ritmo della celebre composizione pianistica. In questa seconda parte Moni Ovadia è affiancato dal pianista Vincenzo Pasquariello e dalla presenza di Ornella Balestra, che interpreta con le sue coreografie gli stati d’animo dell’anziana signora.
Biglietti 20-22 €, studenti con meno di 26 anni 7.50 €.
Prosegue la stagione al Teatro della Tosse: da giovedì 1 a domenica 4 novembre 2012 (ore 20.30) sarà in scena in prima nazionale lo spettacolo Siamosolonoi, con Michele Riondino e Maria Sole Mansutti.
Lo spettacolo è prodotto dall’Associazione Culturale Artisti Riuniti Palomar in collaborazione con Teatro della Tosse e PAV, ed è scritto da Marco Andreoli con la regia di Circo Bordeaux.
Questa la trama dello spettacolo.
Una cucina. E nella cucina un tavolo, qualche sedia, un piccolo albero di Natale, un frigorifero. Tutto un po’ sovradimensionato, in effetti. E sul frigorifero, seduta come si mettono a sedere le bambole, una bambola. Di pezza. Che si chiama Ada.
E poi c’è qualche macchia di sangue. E la mano di un uomo morto che sbuca da una lenzuolo a losanghe.
E infine c’è Savino, che stringe i pugni, distoglie lo sguardo e pensa; pensa a quanto tempo gli rimanga per mettere ogni cosa al suo posto. Siamosolonoi è un piccolo romanzo di formazione, un rapido bildungsroman, nel cui spettro si comprimono e si consumano l’elaborazione di un lutto, la verità di una colpa, il senso segreto dell’abbandono.
Costo del biglietto: 20 € (ridotto 18 €).
Mercoledì 31 ottobre (ore 18.00) alla libreria Feltrinelli di via CeccardiMarco Andreoli, Michele Riondino, Maria Sole Mansutti ed Emanuele Conte incontrano il pubblico (ingresso libero).
Lunedì 29 ottobre (ore 21) al Teatro Duse appuntamento con una conferenza-spettacolo nell’ambito del Festival della Scienza 2012: Il mio Dna incontra Facebook – Viaggio semiserio nel supermarket del DNA, con Patrizio Roversi, Sergio Pistoi e Andrea Vico.
L’opera è tratta dall’omonimo libro di Sergio Pistoi, edito da Marsilio.
Questo il tema dell’opera. Immaginiamo un mondo dove possiamo condividere il nostro Dna in rete, come se fosse un messaggio su Facebook. Dove, con pochi euro, possiamo leggere nel nostro patrimonio genetico informazioni riguardo alle attitudini, al rischio di malattie, alle origini genealogiche. Tutto questo non è più fantascienza. Fornendo qualche goccia di saliva, chiunque può acquistare online un profilo del proprio Dna e condividerlo. Quale è l’impatto di questi social network genetici sulla nostra vita? E quanto sono attendibili le promesse di chi vuole leggere il nostro Dna? Lo spettacolo è un percorso avvincente e provocatorio attraverso le varie facce della genetica di massa: dalle applicazioni più divertenti a quelle più serie, che già oggi stanno cambiando la medicina, la ricerca e i rapporti sociali. Senza tralasciare i rischi per la privacy e lo spettro della discriminazione genetica.
Musicalmente è una compagnia teatrale nata nel 2002, che ha scelto di specializzarsi nella realizzazione di musical scritti, diretti e interpretati da loro. Il progetto nasce come associazione di volontariato, per mettere in scena spettacoli di beneficenza a favore di ong come Emergency, ma negli anni si è arricchito fino a entrare nel cartellone del Teatro della Gioventù (tra il 2006 e il 2010, dunque prima della nuova gestione) e attualmente del Teatro Verdi di Sestri Ponente.
Proprio lì verrà messo in scena il 23 e 24 febbraio 2013 il loro nuovo spettacolo “Adesso o mai più – opera rock“. Simone Croce e Daniela Piga ci hanno raccontato il progetto: «Lo spettacolo è ispirato alla vita di Jonathan Larson, autore di numerosi musical e morto in un incidente il giorno prima del debutto di quello che oggi è considerato il suo capolavoro, Rent, opera rock ispirata a La Bohème di Puccini e che in questi anni è stata messa in scena nei teatri di tutto il mondo».
La compagnia è amatoriale, ma il lavoro è molto intenso: il team di Musicalmente si incontra per le prove ogni settimana il giovedì sera (ore 21-23.30) e sabato pomeriggio (ore 15.30-18.30), 11 mesi l’anno, nella sede di San Fruttuoso in via Imperiale 43A.
Mentre si lavora per lo spettacolo di febbraio, si pensa già al futuro: Musicalmente sta cercando nuovi attori che siano predisposti nelle tre discipline del musical, ossia danza, canto e recitazione. Un bando aperto fino al 30 novembre 2012, le selezioni si terranno a dicembre e l’inizio delle prove per i candidati scelti avverrà a marzo 2013, in vista della nuova produzione che debutterà a febbraio 2014.
I provini dureranno un’intera giornata e consisteranno in :
– cantare un brano su base fornita dal candidato,
– recitare un breve monologo o un dialogo scelto dal candidato,
– partecipare alla lezione di danza.
Per iscriversi è necessario compilare e inviare il modulo direttamente sul sito www.associazionemusicalmente.com.
Marta Traverso
[la foto è tratta dallo spettacolo “Vuoi conoscere i miei?”]
Inizia domenica 28 ottobre 2012 la rassegna di tre incontri Save The Story a Villa Bombrini, nata dalla collaborazione tra Società Per Cornigliano, Teatro dell’Archivolto e Scuola Holden. Tre reading che si rivolgono al pubblico delle famiglie, prendendo le mosse da progetto editoriale ideato da Alessandro Baricco Save The Story: grandi classici riscritti da grandi nomi della letteratura internazionale così come potrebbero raccontarli ai figli o ai nipoti, una sera, nel loro salotto.
Gli eventi si terranno a Villa Bombrini (inizio ore 17) e sono a ingresso libero.
Questo il programma.
Domenica 28 ottobre 2012
La storia di Gulliver riscritta da Jonathan Coe, con le illustrazioni di Sara Oddi
reading di Simone Cristicchi
con musiche live degli Gnu Quartet
regia Roberto Tarasco
Domenica 25 novembre 2012
La storia de I promessi sposi riscritta da Umberto Eco, illustrazioni di Marco Lorenzetti
reading con Licia Maglietta su musiche popolari dell’arco alpino
regia Roberto Tarasco
Domenica 27 gennaio 2013
La storia di Antigone riscritta da Ali Smith, illustrazioni di Laura Paoletti
con Anita Caprioli
accompagnamento live del vocalist Didie Caria
regia Roberto Tarasco
Questo il programma per la serata di mercoledì 24 ottobre 2012 al Teatro della Tosse.
Ore 18.30, foyer della sala Aldo Trionfo: inaugurazione della mostra di Leonardo Denoda Elohim_l’occhio del gorgo, ispirata allo spettacolo Il Conte di Lautréamont in scena alla Tosse dall’8 all’11 novembre 2012. La mostra resterà aperta con ingresso libero fino a domenica 11 novembre, in orario di apertura del teatro;
Ore 20.30, sala Trionfo: Il processo da Franz Kafka, laboratorio-spettacolo con la regia di Enrico Campanati, interpretato dagli allievi del corso avanzato di recitazione.
Ingresso 5 €, l’incasso sarà devoluto all’Operazione Robin Hood, che permette di fornire biglietti gratuiti per assistere agli spettacoli teatrali a bambini con famiglie in difficoltà economiche.
Non è una scuola di recitazione. Il titolo scelto da Eleonora D’Urso nel presentare Tkc Playing Comedy, nuovo progetto delTeatro della Gioventù, è Caruggi, Creuze e Ciasse di recitazione: tre tipi di corso, tre strade possibili che un aspirante attore può percorrere.
I corsi inizieranno lunedì 15 ottobre 2012 e dureranno otto mesi, ciascuno con cadenza settimanale. Scopo degli incontri sarà imparare a divertirsi e far divertire, attraverso le parole dei più importanti autori comici del teatro internazionale (Alan Ayckbourn, Neil Simon, Michael Frayn e così via), scoprendo il lavoro dell’attore, vivendo al tempo stesso il palcoscenico, fino a provare la messa in scena. Al termine degli otto mesi i partecipanti saranno infatti coinvolti in una messa in scena presso il TKC Teatro della Gioventù, una sorta di “saggio di fine per-corso”.
La prima lezione di lunedì 15 ottobre sarà gratuita e aperta a tutti, mentre i corsi veri e propri (a pagamento e a numero chiuso) inizieranno da lunedì 29 ottobre.
Chi desidera maggiori informazioni potrà partecipare a uno dei tre incontri introduttivi, che si terranno lunedì 8, martedì 9 e mercoledì 10 ottobre con orario 19.30-20.30.
Costi TKC Playing Comedy:
Iscrizione annuale € 35,00
Caruggio: € 90,00 mensili
Creuza: € 110,00 mensili
Ciassa: € 110,00 mensili
La quota mensile andrà pagata il 29 di ogni mese.
Orari e giorni:
Il Caruggio di recitazione
Fascia d’età 14-18
Lunedì dalle 16:00 alle 18:00
La Creuza di recitazione
Fascia d’età 18-30
Lunedì dalle 19:00 alle 21:00
La Ciassa di recitazione
Fascia d’età 30 in poi
Lunedì dalle 21:30 alle 23:30 (o in alternativa 21:00-23:00)
Una Sala del Minor Consiglio letteralmente stipata di persone ha accolto il regista Marco Bellocchio giunto a presentare il suo ultimo lavoro,Bella Addormentata. Insieme a lui Alba Rohrwacher, che interpreta uno dei personaggi protagonisti della storia. Delicata già nel titolo e attenta riflessione sui difficilissimi temi dell’eutanasia, della fine della vita, del diritto all’autodeterminazione, della libertà di coscienza, la pellicola è ambientata nel febbraio del 2009, in corrispondenza con gli ultimi giorni di vita assistita di Eluana Englaro, sfondo di quattro storie che intrecciandosi cercano di toccare tutti i possibili punti di vista e convinzioni che ruotano intorno a tematiche tanto complesse, ma sempre con un fil rouge che unisce le vicende dei diversi personaggi: il rispetto per la libertà di coscienza degli altri, anche quando non se ne condividono o comprendono le convinzioni.
Bellocchio ripercorre i giorni che hanno generato poi l’idea del film: «Nel 2009 ho seguito come tutti il caso Englaro e la corsa da parte del governo per bloccare la sentenza che permetteva che si staccassero le macchine che tenevano artificialmente in vita Eluana. Questo mi ha sconvolto, l’emozione era tanto grande che lì per lì non ho nemmeno pensato di farci un film. Successivamente col tempo sono emerse delle immagini – che poi sono le storie inventate e ambientate durante quei giorni – così mi sono convinto a tentare». Ma non è, tiene a precisare, un film su Eluana: «Il destino di Eluana è dentro i personaggi, che però vivono altre esperienze».
Nel suo modo di raccontare hanno un grande impatto visivo e altrettanto valore narrativo e simbolico le immagini, della cui forza il regista ha preso consapevolezza scoprendo il cinema muto durante i suoi anni di studio al Centro Sperimentale. «Per me un film non nasce mai da un messaggio, dall’idea di voler dimostrare o imporre qualcosa, ma viene sempre da immagini che mi vengono in mente, che pian piano compongo e che diventano personaggi, situazioni, storie. In tutti i miei film cerco di seguire un filo, questa potenza metaforica – se c’è – è sempre all’interno di costruzioni che non hanno delle gratuità, come succede in tanto cinema d’avanguardia o surrealista; c’è sempre un confine di realismo in cui io cerco di esprimere la mia libertà» senza per questo ritenersi tendenzioso: «Se fossi tendenzioso avrei dovuto dare tutta la positività al personaggio del giovane laico e tutta la negatività alla giovane cattolica, invece è lui che delude lei».
E con la presenza di un’attrice protagonista in sala non si può che constatare l’importanza della sinergia tra attore e regista: «È vitale per l’attore entrare in contatto con l’immaginario del regista – dice Alba Rohrwacher – il mondo di Marco a me piace moltissimo, ricordo quando abbiamo girato Sorelle Mai e io interpretavo una professoressa che riconosce un proprio errore e si mette in discussione. Le parole che Marco mi dava e che mi ha dato anche per il personaggio di Maria (protagonista dell’ultimo film, n.d.r.) evocano sempre qualcosa, mi rendo conto che dire quelle parole, essere in quelle parole automaticamente fa fiorire il personaggio, e questo dipende molto dalla capacità che ha Marco di condividere il suo universo con gli attori con cui lavora. I suoi personaggi hanno la capacità di essere nella realtà ma allo stesso tempo di starne un pochino sopra».
«Gli psichiatri dicono che chi non prova dolore è pazzo» dice ancora il regista riflettendo sul tema del dolore: «È qualcosa che gli uomini cercano di sfuggire, di nascondere, però è un passaggio obbligato. Si può reagire o sopportare. Tutta la formazione cattolica ti chiede di sopportare, di rinunciare alla vita perché il dolore è qualcosa di inevitabile che ti accompagna per tutta l’esistenza. Reagire al dolore è tutto un altro atteggiamento, e io cerco di reagire vitalmente; questo nel film accade per alcuni personaggi».
Come sceglie gli attori per i suoi film Marco Bellocchio?
«Ci sono alcuni film che hanno già i loro interpreti, per esempio per il Regista di Matrimoni avevo pensato a Castellitto. In questo film no, ho scritto il soggetto e poi ci siamo messi a cercare in modo piuttosto classico, facendo casting, poi provini ad alcuni, e poi la scelta».
Tematiche di certa serietà affrontate nelle pellicole esigono un’evocazione profonda di sentimenti e atmosfere, cosa accade dunque se durante la lavorazione capita la giornata no?
«Si arriva piuttosto distratti, scarichi, ma non sei solo , sei circondato di persone che ti stimolano, ti obbligano quasi ad essere dentro la storia, gli attori in primis ma anche tutta la troupe; in questo senso non essendo soli si riesce a ritrovare quell’ispirazione ed emozione che bisogna comunicare agli altri. Quando si è dentro il film non c’è tempo per riflettere, il ritmo di lavoro è troppo serrato. Nella fase di montaggio cominci a fare bilanci e dopo ancora, quando hai finito il film e hai il feedback di chi l’ha visto, cominci a rielaborare e ripensare al film stesso. Solo adesso inizio a ripensare al film, per un tempo che non so bene quanto sarà: è un momento in cui si ricrea qualcosa di cui mi ero dimenticato».
Anche per gli attori il carico emotivo non è indifferente, come lo si gestisce Alba Rohrwacher?
«Penso che sia parte del mestiere… uno deve avere la capacità di essere dentro, farsi coinvolgere ma di mantenere anche un certo distacco se no il lavoro diventerebbe troppo faticoso. Chiaramente c’è sempre un pensiero che va al lavoro; lavorare con Marco per esempio significa continuare anche fuori dal set, si parla e si discute, ragionando sulle cose fatte per capire come fare quelle che mancano o rifacendo certe altre per ottenere qualcosa di meglio. Credo comunque che un attore debba avere questa capacità, anche se a volte è molto difficile, di essere coinvolto e contemporaneamente operare un distacco». C’è inoltre qualcosa di particolare che Alba ama del lavoro con Bellocchio: «Ha questi personaggi che sono costantemente dentro un cambiamento, è bellissimo indagare stati d’animo che mutano, per un attore è una condizione privilegiata».
Perché fare un corso di recitazione? «Per alcuni può essere una vera e propria vocazione; altri possono avere un reale talento da coltivare e affinare, mentre altri ancora per necessità lavorative devono parlare davanti ad altre persone e vogliono apprendere alcune tecniche per gestire l’ansia ed esprimere i concetti in modo sicuro, comprensibile e magari persuasivo…»
Così l’attore genovese Fabio Fiori, diplomato presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, introduce la nuova stagione di corsi che quest’anno si svolgeranno in diversi giorni e in varie strutture: “Arti’s” in zona Brignole, “LiguriAttori” a Sturla e “Il Sipario Strappato” ad Arenzano.
Un modo per esplorare sé stessi e il mondo che ci circonda, trasmettere emozioni, sperimentare ed evadere… «ma soprattutto per giocare – precisa Fiori – è possibile partecipare al gioco teatrale con il solo scopo di divertirsi in modo semplice e sano all’interno di un ambiente energico e creativo, utilizzando le lezioni come “sfogo” per uscire da quel ruolo che si è costretti a interpretare nella vita di tutti i giorni, in modo colorato, un po’ folle ma senza alcuna controindicazione».
I corsi di recitazione sono rivolti ad un’ampia rosa di fruitori, principianti e non: «Tutti partono dallo stesso livello, creando un gruppo di lavoro che nel tempo diventa solido e affiatato, ottenendo risultati sicuri e concreti».
Durante il percorso formativo vengono svolti molteplici esercizi di concentrazione, relazione, improvvisazione, dizione, respirazione ed educazione all’uso della voce. Il metodo utilizzato si avvale delle tecniche di base che permettono agli allievi di crescere e confrontarsi, scoprendo aspetti della propria personalità che spesso stupiscono: «Chi partecipa a un mio corso di recitazione riesce infatti ad abbattere con facilità le comuni “barriere” quali ad esempio la timidezza o alcune banali insicurezze, aprendosi di più alla socializzazione e provando il piacere di scambiare idee, concetti e proposte sentendosi sempre parte integrante di un gruppo».
In queste settimane partiranno le lezioni di prova/presentazione, gli interessati possono scrivere a: recitazionegenova@gmail.com
Il teatro come esplorazione di sé, come mezzo di espressione e comunicazione, come percorso creativo. Questa la base del corso di teatro che le attrici Elena Dragonetti e Raffaella Tagliabue – diplomate allo Stabile di Genova e che collaborano con vari teatri della città – terranno nel centro storico a partire da ottobre 2012.
Un percorso di lezioni a cadenza settimanale, diviso in un corso per principianti e uno avanzato (per chi ha già esperienze teatrali), che porteranno i partecipanti a lavorare sulla ricerca della propria dimensione artistica e creativa.
A conclusione del corso, verrà messo in scena uno spettacolo in uno dei principali teatri genovesi.
Il corso fa parte del progetto Narramondo. Teatro Civile di Narrazione, attivo dal 2002 nella realizzazione di spettacoli e di laboratori per bambini e adulti.
La prima lezione è gratuita. Per informazioni e iscrizioni si può scrivere all’indirizzo progettoulrike@yahoo.it.
Negli occhi sembra avere il tipico sguardo di chi con la determinazione giusta è riuscito a fare dei propri sogni di adolescente una professione fra consensi e approvazione generale. Lui è Simone Borrelli, classe 1985, nativo di Crotone ma adottato dalla turrita Bologna. La sua è una storia semplice, forse lineare, di chi partendo da lontano e armato di voglia e talento è riuscito a far sentire la propria voce in un mondo non certo di facile approdo come quello della recitazione.
Dopo la maturità parte dalla Calabria, la sua terra natia, alla volta di Bologna, dove lo aspettano gli studi universitari e l’Accademia di Teatro Galante Garrone, una delle realtà più importanti dello stivale per quanto riguarda la formazione attoriale. Il ragazzo sembra promettere bene e di lì a breve vince una borsa di studio per frequentare per un anno l’Actor Studio di New York. Tornato in Italia il lavoro non gli manca di certo. Televisione, cinema, teatro e nel resto del tempo tanto lavoro per portare avanti i suoi progetti musicali. Si perchè non bisogna dimenticarsi che Simone è anche cantautore.
In televisione ha recitato per la Rai nella serie “Terapia d’urgenza”, su Sky è apparso in “Quo Vadis Baby”, per Mediaset ha recitato in “Anna e i cinque” e nel 2011 è entrato a far parte del cast di Camera Cafè. Tutto questo non ha minato neanche in minima parte l’umiltà di un ragazzo come tanti, cresciuto giocando a pallone in attesa che mamma finisse di preparare la cena. Un ragazzo che tuttavia si è costruito da solo, con la sua forza e le sue capacità. Simone non è figlio di gente del “giro”, mamma e papà sono onesti lavoratori come tanti, ed è proprio questo che rende la sua storia speciale.
Ti senti un privilegiato a fare questo mestiere?
«Beh di certo non mi ritengo sfortunato! La gente spesso ti invidia se fai l’attore ma non ha idea di cosa significhi fare questo mestiere. Non invidiano l’attore in sé, non è quello che desiderano, invidiano il tipo di vita che fa l’attore. Per me questo mestiere rappresenta molto altro. E’ un lavoro anche creativo e come ogni lavoro creativo c’è bisogno di un forte spirito di osservazione. Uno dei privilegi del fare l’attore è che hai la possibilità di scavarti dentro, devi fare introspezione, è imprescindibile per poter diventare altro da sé, per entrare in un personaggio.»
Sembra che fino ad oggi ti sia andato tutto alla grande. Te l’aspettavi?
«Non è andato tutto alla grande! Forse così sembra guardando al curriculum ma purtroppo le cose non sono andate così dritte. Io cerco di non avere mai aspettative e di fare cose che abbiano un senso per me. Quando fai qualcosa che ha un senso per te i risultati arrivano. Sapevo anche che le cose dovevano andare in un certo modo e che certi passi andavano fatti. Dopo le mie prime esperienze teatrali a Crotone qualcuno ha visto del potenziale in me e mi ha consigliato di fare il provino per l’Accademia Galante Garrone. In un certo senso sapevo che avrei passato la selezione per entrare in accademia, questo sì. Addirittura uno dei giorni precedenti le selezioni mi presentai dal segretario e gli chiesi se le lezioni erano sia al mattino che al pomeriggio perchè io dovevo anche seguire le lezioni univesitarie. Lui si mise a ridere e mi disse che prima di preoccuparmi delle lezioni avrei dovuto pensare a passare la selezione. Ogni anno sono migliaia le persone che partecipano ai provini per una manciata di posti. Io però sentivo in qualche modo che sarei entrato. Ero sinceramente preoccupato per i miei studi universitari, sono arrivato a pensare: se lo passo sono nei guai!!!»
Arriviamo al punto Simone. Quali sono gli ingredienti giusti?
«Il primo ingrediente è la pazienza. Tutte le altre qualità necessarie come costanza e perseveranza arrivano di conseguenza, sono dei corollari della pazienza. Non credo alle giustificazioni di chi dice che non può fare questo mestiere perchè è figlio di nessuno. E’ un modo di pensare molto italiano. I contatti necessari li crei con il tempo. A volte siamo schiavi del vittimismo».
E il talento?
«Ti potrei quasi dire che il talento in questo paese è una cosa superflua! Lo dico forse con una punta di rammarico. Sembra che contino di più cose come la determinazione, la sfacciataggine, la costanza. Almeno questo è ciò che vedo io. Questo succede perchè molto spesso ci si concentra di più sul fine che non sul percorso, tutti gli sforzi sono in direzione del raggiungimento del fine. Invece chi ha talento agisce in modo diverso, chi ha talento si concentra di più sul percorso».
“Domanda classica. Cosa consiglieresti a un giovane che volesse seguire questa strada?”
«Cambia lavoro! (Risata, ndr) E’ un lavoro difficile. Dove è difficile affermarsi. E’ un lavoro nel quale se non riesci a fare successo è meglio che tu non lo faccia, meglio fare qualcos’altro. Ci vogliono grandi esempi da seguire e non devono essere esempi banali. E’ un ambiente stressante. Stressante sopratutto se diventi schiavo del sistema. Bisogna trovare modi non banali e nuovi di proporsi!»