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  • Sfratti in Italia, quelli per morosità in 10 anni sono raddoppiati

    Sfratti in Italia, quelli per morosità in 10 anni sono raddoppiati

    Via Soziglia, centro storicoLa domanda che una persona di buon senso giunti a questo punto si porrebbe è “e adesso dove li mettiamo?”

    Eppure continuiamo a considerarci un paese civile anche se molti nostri concittadini sono letteralmente in mezzo a una strada.

    L’emergenza abitativa in Italia è ormai una piaga. Ha pervaso il tessuto sociale facendosi largo tra le maglie assai larghe di politiche abitative estemporanee e sempre più soggette a tagli.

    Il paradosso è che il mattone viene considerato la prima forma d’investimento. Mentre numerose famiglie non riescono a pagare regolarmente l’affitto.

    Gli sfratti per morosità negli ultimi anni sono infatti praticamente raddoppiati passando dai 25 mila del 2000 (il 64,5% dei provvedimenti di rilascio forzoso emessi) ai 56 mila dell’anno scorso (l’85,7% del totale).

    Una crescita così forte probabilmente dipende anche da canoni di locazione sempre più alti e dall’assenza di “ammortizzatori sociali” per gli inquilini.

    Genova è una città con una considerevole incidenza percentuale di sfratti per morosità. Sono l’83,52% sul totale dei rilasci forzosi.

    Stefano Salvetti, sindacalista del Sicet Liguria (Sindacato Inquilini Casa e Territorio), commenta così questi dati “Dobbiamo ridare certezze ai canali dell’edilizia sociale. In Italia ci sono solo 700.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica mentre, per fare un esempio simile in termini di popolazione, sono 3 milioni in Inghilterra. A Genova sono 10.500 e 21.000 in tutta la Liguria”.

    La graduatoria per le case popolari continua a crescere e attualmente sono 3600 le persone in lista d’attesa. Mentre gli alloggi sottoposti a manutenzione sono 500. Anche quando saranno pronti per essere consegnati fuori dalla porta rimarrà una moltitudine disperata.

    “Forse entro fine 2011 riusciremo a farne assegnare 200 – spiega Salvetti – e finiti i posti cosa facciamo?”

    Si ritorna così alla domanda da cui eravamo partiti.

    Le regioni e gli enti locali dispongono di fondi sempre più esigui mentre lo stato taglia le poche risorse ancora a disposizione.

    Ad esempio il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso delle abitazioni in locazione, nato con lo scopo di agevolare gli inquilini con reddito basso a pagare l’affitto .

    Ebbene se nel 2000 era previsto uno stanziamento di oltre 360 milioni di euro, nel 2010 è sceso a 143 milioni.

    Per poi ridursi drasticamente, anche grazie alla legge di stabilità, a soli 33 milioni per il 2011 e il 2012, fino ai 14 milioni nel 2013.

    Secondo il sindacato con queste misure viene cancellato ogni aiuto agli inquilini in difficoltà.

    “Sarebbe necessaria una nuova politica per le case popolari – conclude Salvetti –  mentre oggi va di moda il social housing. Ma non si può considerare edilizia pubblica, parliamo infatti di un canone moderato che parte dai 400 euro. Secondo noi c’è bisogno di un tavolo comune interassessorile. Ho parlato con l’Assessore ai servizi sociali del Comune, Roberta Papi, perché si deve intervenire anche sui criteri di assistenza.

    Il comune deve dotarsi di un ufficio unico che svolga anche attività di prevenzione. E poi bisogna disporre di un puntuale controllo sulle situazioni a rischio. Non esiste infatti un registro con gli atti per gli sfratti. Così spesso siamo costretti ad intervenire quando l’ufficiale ha già suonato alla porta”.

    Matteo Quadrone

     

     

  • Affitti, la Regione Toscana in prima linea per i giovani

    Affitti, la Regione Toscana in prima linea per i giovani

    Un contributo per aiutare i giovani a pagare l’affitto, è questa una lodevole iniziativa della Regione Toscana che ci piace menzionare come raro esempio di politica virtuosa. In una paese, l’Italia, che a differenza di molti suoi omologhi europei, è totalmente assente per quanto riguarda il welfare per i giovani.

    Lo scorso 10 ottobre la giunta toscana ha approvato una delibera che dà il via al pacchetto di interventi per 45 milioni di euro complessivi da erogare nel triennio 2011-2013. Ai primi di novembre verrà aperto il bando per l’assegnazione della prima tranche di 15 milioni di euro.

    L’intervento è diretto ai giovani in età compresa tra i 25 e i 34 anni residenti in Toscana da almeno 5 anni presso il nucleo famigliare di origine.

    E’ previsto un contributo variabile da 1800 a 4200 euro all’anno (da un minimo di 150 a un massimo di 350 euro al mese) a seconda delle fasce di reddito e tenendo conto della presenza e del numero di figli. I fondi verranno distribuiti a chi contrae un regolare contratto d’affitto, non transitorio, nel territorio toscano, singolarmente o in qualunque forma di convivenza e con priorità per le coppie con figli. La durata massima del finaziamento è di tre anni. Per ogni contratto di locazione è ammesso un unico contributo.

    Si calcola siano circa 10 mila i ragazzi toscani potenzialmente interessati dall’iniziativa.

    Enrico Rossi, Predidente della Regione Toscana commenta così: “Lo facciamo per una ragione di giustizia e per una ragione di sviluppo. Una ragione di giustizia perchè non ci possiamo permettere di non essere d’aiuto ai giovani aprendo loro prospettive di autonomia. Di sviluppo perchè se riusciamo a rompere la distanza dei giovani dalla vita reale la Toscana può trovare in loro il dinamismo di cui ha bisogno”.

    “Plaudiamo all’iniziativa della Regione Toscana perchè va nella giusta direzione – dichiara Stefano Salvetti, Sicet Liguria Oggi infatti il problema non è tanto quello di incentivare l’acquisto della prima casa bensì è necessario rendere più appetibile il contratto di locazione“.

    Siamo infatti nell’era del lavoro cosiddetto “flessibile”  se non del tutto precario, con gli stipendi che subiscono una tendenza al ribasso e di conseguenza bisogna favorire gli affitti.

    Noi crediamo sia corretto incentivare la locazione e in particolare i contratti concordati che prevedono l’accordo fra le parti sociali”, conclude Salvetti.

    Una ricerca del Sicet (Sindacato inquilini casa e territorio) evidenzia come fra i giovani tra i 18 e i 35 anni, solo 1 su 4 sia riuscito ad uscire dalla casa dei genitori e vivere autonomamente. A frenare questa spinta naturale all’autonomia in primis c’è proprio il caro alloggio. Sul posto letto si va da un minimo di 200 a 400 euro al mese. Per la camera da un minimo di 250 sino a 500 euro al mese. Mentre per l’abitazione il minimo è 450 sino ad un massimo di oltre 1300 euro al mese.

    Dalle indicazioni dei redditi percepiti si capisce perchè i ragazzi italiani non possano permettersi una vita autonoma. Se per gli studenti che svolgono dei lavoretti il reddito mensile si aggira sui 300-400 euro al mese, il dato medio indicato da chi lavora è tra i 700 e i 1200 euro al mese. E’ evidente una forte divaricazione tra redditi e spesa per la casa. E infatti sono 7,2 milioni i giovani che vivono ancora con almeno uno dei genitori.

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

  • Rischio sfratto per 200 famiglie nella casa-albergo di via Linneo a Genova

    Rischio sfratto per 200 famiglie nella casa-albergo di via Linneo a Genova

    Begato, la diga di via MaritanoIl residence di periferia mette alla porta i suoi ospiti. Accade a Genova al civico 130 di via Linneo, un casermone fatiscente di 15000 metri quadrati che ricorda in versione ridotta la famosa “diga” di via Maritano sull’opposto versante collinare di Begato, proprietà di Europa Gestioni Immobiliari, società partecipata interamente da Poste Italiane.

    Già da qualche anno l’intenzione di Poste italiane è quella di disfarsi di tutte le proprietà immobiliari sparse sulla penisola. EGI ha infatti a disposizione una serie di strutture in diverse città come Genova, Bologna, Firenze, Venezia, Milano, Torino. Proprio in quest’ultimo caso è stata raggiunta un’intesa con il Comune che ha realizzato un bando aperto ai soggetti intenzionati a rilevare l’immobile per trasformarlo in alloggi sociali ad uso di studenti fuori sede, lavoratori trasferisti e famiglie di persone ospedalizzate.

    “L’operazione ha avuto un enorme successo – racconta Bruno Pastorino, Assessore alle politiche della casa del Comune di Genova – L’edificio è stato infatti rilevato da una società, appartenente al mondo delle Onlus, che si occupa di edilizia sociale. Il progetto è stato premiato alla rassegna Eire 2010 di Milano come il miglior progetto di social housing”.>Ma tornando a Genova, come si è sviluppata la vicenda che riguarda la casa-albergo di via Linneo? “Nel 2009 l’amministrazione chiese informazioni sulla valutazione dell’immobile – spiega Pastorino – la reazione di Poste italiane fu di indisponibilità nei confronti di un dialogo costruttivo. Il prezzo di 7 milioni di euro (e almeno altrettanti sono necessari per la ristrutturazione) è decisamente eccessivo. La nostra proposta prevede una soluzione sul modello di Torino”.

    Per l’amministrazione sarebbe corretto che questa struttura, appartenente a una società pubblica, svolgesse anche una funzione di pubblica utilità. “Il Comune potrebbe agire come facilitatore in una dialettica fra Poste italiane e soggetti terzi, preferibilmente provenienti dal mondo della cooperazione e specializzati in edilizia sociale, per realizzare a Begato un progetto di social housing che includa anche servizi sociali di tipo sanitario, ad esempio consultori e poliambulatori per gli abitanti del quartiere”, conclude Pastorino.

    La gestione di circa metà dell’immobile, 73 unità abitative di 50 metri quadrati che ospitano più di 200 inquilini fra i quali molti stranieri ma anche cittadini italiani, è affidata dal 2001 a una società di Trevignano (Tv), Gest.a srl, che ha trasformato il complesso in una cosiddetta  casa-albergo. Vale a dire una struttura che dovrebbe garantire, il condizionale è d’obbligo, determinati servizi di tipo alberghiero, come ad esempio la lavanderia, un’adeguata pulizia degli spazi comuni e il rispetto di tutte le norme di sicurezza. Per quel che concerne il rapporto con i suoi ospiti, la società stipula dei contratti di carattere transitorio, rinnovabili ma senza trasformarsi in permanenze stanziali.

    “Dopo la dismissione dei dipendenti di Poste italiane – spiega Stefano Salvetti, Sicet (Sindacato Inquilini Casa e Territorio) – in questi bilocali si sono inserite persone in situazioni di disagio e che di fatto si arrangiano, viste le condizioni abitative per nulla consone al modello di casa-albergo”. E in effetti parlando con la signora che sta dietro il bancone della reception di via Linneo, la quale spiega come negli alloggi sia vietato l’uso di lavatrici e stufette perché c’è un unico generatore di corrente, mentre per quanto riguarda l’area cottura ogni alloggio ha a disposizione due piastre elettriche, si comprende bene cosa intende Salvetti. Tutti gli inquilini hanno installato le lavatrici perché evidentemente la lavanderia non funziona a dovere. E anche la pulizia, soprattutto degli spazi esterni accessibili dal palazzo, lascia a desiderare, ma la causa primaria è l’inciviltà degli stessi ospiti che qui abitualmente abbandonano l’immondizia. Per non parlare delle precarie condizioni, visibili a occhio nudo, in cui versa l’edificio che necessita di urgenti interventi di ristrutturazione perché rispetti almeno gli standard minimi di sicurezza.

    “Noi consideriamo i contratti annuali applicati da Gest.a, come simulati – accusa Salvetti – Infatti in base alla legge 9 dicembre 1998, n. 431, si configurano come locazioni abitative, insomma come prime case. La Sicet è quindi in procinto di muoversi per vie legali”. La difficoltà, come spiega il sindacalista, sta nel comunicare con queste persone, spesso extracomunitari che non conoscono a sufficienza la lingua o persone problematiche e difficili da intercettare, all’oscuro dei propri diritti. “Noi premiamo affinché la struttura venga recuperata e resa disponibile sotto forma di edilizia pubblica di cui c’è una grande carenza nel nostro paese – aggiunge Salvetti – In Italia infatti sono solo 700.000 gli alloggi E.r.p. in confronto ai 3 milioni dell’Inghilterra o ai 4 milioni della Francia. A Genova sono 12.000 e ne mancano almeno altri 8.000”.

    Sul finire di gennaio Gest.a ha inviato una missiva a 140 inquilini del residence, invitandoli a liberare gli alloggi entro il 3 febbraio. “L’amministrazione ha scritto a Gest.a, EGI e al Prefetto, per impedire che 140 persone si trovassero da un giorno all’altro in mezzo alla strada – afferma Pastorino – per il momento gli sfratti non sono stati eseguiti ma EGI continua nella sua azione di persuasione nei confronti dei singoli nuclei famigliari per cercare di liberarsene senza dare troppo nell’occhio e senza colpi di mano”.

    Nonostante Gest.a si affretti a ribadire di aver notificato gli sfratti solo ai soggetti morosi, è innegabile che dietro le quinte la pressione di Poste italiane, smaniosa di svuotare l’immobile, si faccia sentire. “Proprio qualche giorno fa ho incontrato due sorelle che sono residenti nel civico 130 da ben 8 anni – racconta Pastorino – a fronte di alcune morosità non eccessive e dovute alla perdita del lavoro, queste persone hanno ricevuto la notifica di sfratto esecutivo a partire dal 25 aprile”.

    Inoltre, ad aggravare le difficoltà di Poste italiane, c’è un’altra questione non secondaria: il 50% dei volumi dell’immobile insistono su un’area, quella che fino al 2006 ospitava la scuola di polizia postale, espressamente destinata ai servizi. Quindi dove non sono permessi insediamenti residenziali. Ed è anche per questo che, nonostante siano almeno 2 anni che la proprietà manifesta la volontà di cedere l’edificio, ancora oggi non sono giunte offerte concrete.

    Matteo Quadrone