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  • Emergenza casa: i dati del Comune si scontrano con la realtà dei fatti

    Emergenza casa: i dati del Comune si scontrano con la realtà dei fatti

    centro-storico-vicoliDifficile capire come, di fronte a cifre di tale portata, l’assessore alle Politiche della casa del Comune di Genova, Paola Dameri, possa ritenere «positivo» il bilancio dell’attività svolta nell’ultimo anno di amministrazione. Nella nostra città, infatti, sono circa 4 mila le persone in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio pubblico, ma nel 2013 Tursi ne ha assegnati solo 240, a fronte dei 180 dell’anno precedente. E il prossimo bando arriverà a novembre, ancora con le vecchie norme perché centro-storico-vicoli-finestra-d4non è arrivata la nuova legislazione regionale in merito.

    «Per quanto riguarda l’edilizia residenziale  pubblica – spiega l’assessore Dameri – in quest’ultimo anno abbiamo recuperato 180 alloggi e altri 70 sono attualmente in corso di ristrutturazione per poter poi essere assegnati. In totale abbiamo investito 6 milioni e 300 mila euro, con fondi per lo più regionali. Inoltre, c’è in previsione un ulteriore investimento di 1 milione e 200 mila euro per altri 40 alloggi che dovremmo recuperare attraverso un bando regionale. L’obiettivo è quello di raggiungere, nel corso del 2014, un tasso di alloggi pubblici sfitti del 3% che può essere considerato strutturale». A livello concreto, si tratta nel brevissimo periodo di scendere da 280 alloggi sfitti (circa il 6% dell’attuale patrimonio pubblico) a 160-170.

    «Certo – ammette l’assessore Dameri – è negativo avere un numero elevato di alloggi sfitti di fronte a una richiesta di case consistente. Ma, almeno per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica, il problema riguarda la disponibilità finanziaria per rimettere in sesto gli alloggi e poterli assegnare come previsto dalla legge». E in questo senso la totale latitanza dello Stato non aiuta. «Nella legge di stabilità 2012 – prosegue Dameri – si accennava a un fondo per il sostegno alle locazioni che però non è mai stato finanziato. E questa per i Comuni, in un momento di grave crisi economica, è stata una pugnalata alla schiena fortissima».

    Tursi ha dunque provato a rimboccarsi le maniche e a recuperare parte dei fondi attraverso un’attenta lotta alla morosità. «Avevamo circa 700 pratiche di morosità inevase da parecchio tempo» racconta l’assessore. «Per questo è stata predisposta un’apposita task force che nei primi 9 mesi del 2013 ha recuperato 1 milione e 200 mila euro su un totale di poco inferiore ai 3 milioni. Quest’azione ha prodotto anche un positivo effetto psicologico su alcuni cittadini che si sono rivolti spontaneamente ad Arte per saldare il dovuto». Nell’opera di recupero crediti, il Comune ha distinto tra morosità colpevole e incolpevole, quella cioè di chi non paga perché non ha reale disponibilità economica. Per ragioni di «equità sociale» ci si è rivolti solo a coloro che non pagano pur avendone la possibilità, mentre per gli altri è stato utilizzato un fondo regionale di circa 300 mila euro, non sufficiente ad azzerare i debiti ma in grado almeno di ridurne l’importo. Resta ancora da affrontare lo zoccolo duro dei morosi pluriennali, una ventina di famiglie che comporta un mancato gettito alle casse comunali di circa 650 mila euro complessivi. «Su questo settore stiamo ancora approfondendo – dice Dameri – ma sembra che solo due situazioni siano seguite dai servizi sociali. La morosità cronica è assolutamente da evitare perché si fa presto a raggiungere cifre sempre più ingenti e di conseguenza insolvibili. Su cifre basse, invece, si può ricorrere a una rateizzazione del debito, tenendo anche presente che l’affitto di un alloggio di edilizia residenziale pubblica è commisurato alla capacità reddituale degli affittuari».

     

    La piaga degli alloggi vuoti, sarebbero circa 15000 solo a Genova

    casa-abitazione-citofonoAmmesso, e non concesso, che le cifre riguardanti l’edilizia residenziale pubblica possano essere ritenute accettabili, lo stesso non si può certo dire se si dà uno sguardo più complessivo alla piaga dell’emergenza abitativa. Cosa che, quantomeno a livello istituzionale, non sembra avvenire. Le stime parlano, infatti, di circa 15 mila alloggi vuoti a Genova, a fronte di un totale di alloggi costruiti in città intorno ai 220/230 mila.

    «Di per sé – ci spiega Bruno Pastorino, già assessore all’housing sociale della giunta Vincenzi e attuale delegato regionale Anci per le politiche per la casa – i numeri parlerebbero addirittura di 30 mila alloggi vuoti, ma facendo un confronto con le grandi utenze realmente consumate questa cifra viene sostanzialmente dimezzata». Da quest’analisi emerge, dunque, un altro dato: ben 15 mila alloggi a Genova sono affittati “in nero”. «Al di là del problema del “nero” che in qualche modo deve essere affrontato, anche solo i 14-15 mila alloggi realmente disponibili – riprende Pastorino – sarebbero di gran lunga sufficienti a soddisfare il fabbisogno genovese che si attesta intorno ai 4 mila richiedenti. Una cifra in parte sottostimata perché, ogni anno, di fronte a un ente pubblico che non riesce sostanzialmente a venire incontro alla tua domanda, un 10-15% di cittadini rinuncia pure a spendere i 12 euro di bollo per rinnovare la richiesta perché tanto si ritroverebbe in fondo alla lista e non riceverebbe mai la casa».

     

    Il fallimento dell’Agenzia per la casa e del canone calmierato

    «Il nostro obiettivo – afferma Dameri, in una dichiarazione che ha molto di politico e troppo poco di concretoè quello di fare in modo che nessuno resti per strada». Per questo motivo, la direzione delle Politche per la casa del Comune di Genova ha predisposto una sorta di piano emergenziale per chi si ritrova senza un tetto a causa di uno sfratto esecutivo da alloggio privato. «Abbiamo arredato 13 alloggi di proprietà pubblica, che entro l’anno dovrebbero arrivare a 20, in cui abbiamo accolto famiglie che, non avendo rete amicale o parentale a sostegno, si sarebbero ritrovate per strada. Abbiamo già seguito 47 casi, per lo più riguardanti nuclei famigliari con minori». Si tratta di un primo passo di assistenza che prosegue con l’assegnazione provvisoria di alloggio popolare, qualora vi fossero i requisiti, o con la concessione di un affitto a canone concordato. «Ci siamo dati due anni come limite temporale per risolvere definitivamente i casi da quando iniziamo a seguirli – spiega l’assessore – ma al momento siamo riusciti a sanare tutte le situazioni entro l’anno. Sul tema degli sfratti da privati ci stiamo muovendo molto sul territorio, cercando di capire se è possibile intercettare i singoli casi con il giusto anticipo, che ci consenta di intervenire in modo più efficace con il programma di emergenza abitativa».

    Tra le soluzioni possibili all’emergenza abitativa ci sarebbe anche l’Agenzia per la casa che, tuttavia, per ammissione della stessa Dameri, non ha un grande seguito. Si tratta sostanzialmente dei tanto famosi affitti di alloggi privati a canone calmierato, ma la disponibilità da parte dei proprietari a “concedere” i propri immobili è risultata al momento parecchio limitata. «Tra le 4 mila domande di alloggio residenziale pubblico ci sono molti cittadini con un reddito tale da consentire il pagamento di un affitto calmierato» sostiene l’assessore. «Il problema è che l’offerta è quasi inesistente nei confronti di una domanda, invece, molto ingente. Per provare a rilanciare questa opportunità, a breve inaugureremo in via Balbi una sorta di sportello–agenzia immobiliare proprio per gli affitti privati calmierati».

     

    Le occupazioni abusive e l’appello dell’assessore

    casa-occupataIn questo quadro già di per sé piuttosto tragico, resta ancora da affrontare il delicato tema delle occupazioni. «Per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica – afferma Dameri – nell’ultimo anno sono state esaminate 120 pratiche ed eseguiti 40 sgomberi, solo nei casi in cui non vi fossero soggetti fragili (anziani, bambini, disabili). Ma in molti casi è socialmente difficile poter intervenire». L’assessore, poi, si aggrappa alla stampa per lanciare un appello: «Vorrei ricordare a tutte le famiglie che l’occupazione abusiva di un alloggio pubblico è un reato perseguibile d’ufficio. La questura, su nostra indicazione, sta lavorando molto per intercettare tutte le persone che utilizzano questo strumento illegale anche attraverso il consiglio e l’aiuto di altri soggetti. Bisogna far sapere che, quando una famiglia occupa un alloggio pubblico, viene automaticamente esclusa dalla lista di assegnazione di case comunali. Capisco che la situazione sia grave ma a quel punto noi non abbiamo più strumenti per poter intervenire in aiuto. E per me è un grande dispiacere».

    Tutto vero. Ma è opportuno precisare ancora una volta che la questione riguarda solo le occupazioni di alloggi pubblici. Per quanto riguarda l’occupazione di un alloggio privato, invece, prima che si configuri un reato è necessaria la denuncia della parte lesa. E, secondo le informazioni in nostro possesso, non si verrebbe comunque esclusi dalla graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare pubblico. Ma, incalzata sulla questione, l’assessore Dameri non ha saputo rispondere. Ad ogni modo, è proprio per questa sottile ma assolutamente non lieve differenza che le occupazioni che tentano di arginare in modo “artigianale” la piaga dell’emergenza casa si stanno sempre più rivolgendo verso alloggi abbandonati di proprietà private. Esattamente come accaduto nella storia raccontata qualche tempo fa di Simone e sua mamma Barbara che, dopo essere stati sfrattati dal loro alloggio di Certosa, hanno occupano un’abitazione delle Opere Pie in piazza Cernaia, anche grazie al sostegno dello Sportello per il diritto alla casa.

     

    «Sull’emergenza casa – chiosa Bruno Pastorino – esiste un deficit di rappresentanza da parte delle istituzioni. E di fronte a una rete pubblica che non è in grado di recuperarti, se non riesci a stare dentro al mercato risulti automaticamente espulso. Gli unici che sembrano veramente interessarsi a questi bisogni sono i movimenti per la casa che stanno nascendo in molte città italiane, Genova compresa, anche se sono ancora un po’ deboli rispetto a quanto succede in altri Stati come Francia, Spagna, Portogallo e persino Israele. Il loro obiettivo dovrebbe essere quello di diventare più larghi e inclusivi possibili e soprattutto di intrecciare fattive collaborazioni tra le diverse realtà esistenti sul campo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Agenzie immobiliari, foglio visita e caparra confirmatoria

    Agenzie immobiliari, foglio visita e caparra confirmatoria

    Geometra Impazzito di Alberto MarubbiQuesta settimana raccolgo due segnalazioni dei nostri lettori, cercando di trasformarle in buoni ed utili consigli.

    La prima proviene dalla signora Giovanna, la quale mi riferisce di essersi recata presso un’agenzia immobiliare per potere visionare un appartamento che suscitava il suo interesse. Al momento di entrare nell’appartamento, l’agente fa sottoscrivere alla signora un foglio visita con l’esplicazione della percentuale dovuta all’agenzia in caso di affare andato a buon fine (il 4% come provvigione). Successivamente, la signora scopre che l’agenzia non ha l’esclusiva e che un’altra agenzia vende quel medesimo appartamento chiedendo la metà della provvigione. Che fare?

    I punti in questione sono diversi e qui li sintetizzo. Il cd. foglio visita è obbligatorio per legge e ha un duplice scopo: con esso l’agenzia può dimostrare di avere trovato il compratore (e quindi si autotutela) e non lede la legge sulla privacy nei confronti del proprietario dell’appartamento in vendita. Da ultimo, nel foglio visita ci sarà sempre indicata una data: quella data è fondamentale.
    Difatti, tra due agenzie “litiganti” non c’è la terza che gode, ma può godere soltanto quella che per prima ha fatto visionare l’immobile.
    Un’ultima annotazione: sotto i 100.000 € di valore è di prassi che le agenzie chiedano il 4% di provvigione.

    Il secondo caso riguarda la caparra confirmatoria e ce lo sottopone il sig. Mario.
    Egli ci scrive di avere formulato proposta di acquisto di un immobile, con tanto di compromesso e di versamento della caparra confirmatoria. Successivamente, Mario rinuncia all’acquisto dell’immobile ed è perfettamente consapevole che “perde” la somma versata a titolo di caparra confirmatoria. Senonché il venditore veniva a richiedergli anche la restituzione della somma versata all’agenzia immobiliare intervenuta nella conclusione dell’affare.
    Molto sinteticamente, la caparra confirmatoria si può definire, già di per sè, un risarcimento, comprensivo quindi di qualsivoglia onere, financo la provvigione dell’agenzia immobiliare; pertanto, il venditore non può avere più nulla da pretendere.

    In conclusione, vi ricordo sempre una buona regola: informatevi al meglio prima commettere errori grossi come una casa!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    boccadasse-2-cantiereSiamo a pochi mesi dalla fine dei lavori e nel cantiere della ex rimessa Amt di Boccadasse c’è fermento. Un iter lungo e non certo privo di polemiche. Da una parte gli abitanti del quartiere che dal primo momento (era il 2009 quando l’architetto svizzero Mario Botta presentava i famosi progetti con le torri impattanti) hanno vigilato sulla riconversione dell’ex rimessa, dall’altra i proprietari dell’area  (nonché committenti del progetto, Soc. Coop. Primo Maggio 85, affiliata del consorzio Abitcoop) che sperano ovviamente di chiudere l’operazione nel migliore dei modi.  Dopo l’articolo pubblicato lo scorso luglio, facciamo il punto sul futuro dell’area.

    «Nel quartiere siamo generalmente soddisfatti dell’esito della vicenda dicono dal comitato “Uniti per Boccadasse” – L’iter è stato lungo e travagliato fin da subito, con l’iniziale proposta progettuale dell’architetto Mario Botta, che poi ha rinunciato all’incarico. Non abbiamo mai considerato la sua rinuncia come una perdita insanabile, semplicemente perché non abbiamo mai capito che cosa ci volesse comunicare con i suoi (due) progetti, o forse lui non ha capito cosa si aspettava il nostro quartiere. Ci ha dato l’impressione di non aver idea del contesto urbanistico in cui il progetto si sarebbe inserito: Genova o un’altra città, sarebbe stato lo stesso. Ma queste sono vicende del passato: adesso il nuovo impianto è pressoché ultimato, restano pesanti riserve sul risultato estetico, ma la mediazione è anche questo».

    Boccadasse 2, residenzeI giochi sono fatti e, a lavori pressoché conclusi, nelle prossime settimane il terreno di confronto sarà sui seguenti temi: per prima cosa, il giardino da 3 mila mq che dovrebbe sorgere nella parte sud del complesso. Sul verde vigono vincoli urbanistici che prevedono la costruzione di un giardino ad uso pubblico, con obbligo di manutenzione di 10 anni a carico dei condomini. Lo spazio verde ancora non è stato predisposto e molti dubitano che riuscirà ad essere ultimato entro l’anno. Tuttavia, da Abitcoop arrivano notizie rassicuranti: «Gli oneri saranno rispettati e condomini e cittadinanza avranno il verde, come promesso. Prima deve essere indetto un bando di gara pubblico, poi si potrà procedere con la sistemazione a verde: trattandosi di una gara pubblica, tuttavia, la tempistica è incerta e alcune delle soluzioni esterne saranno sistemate dopo il termine di febbraio 2014, dando priorità alla fine degli interventi sugli edifici».

    In secondo luogo, il problema della circolazione stradale intorno all’edificio, su cui il Municipio Medio Levante ha già deliberato nell’estate 2013 per la costituzione dei sensi unici: attorno al complesso, l’ultimo tratto di Via Beretta diventerà a senso unico, con possibilità di transito solo in Via Cavallotti. «Non siamo contrari alla delibera -commentano i cittadini- non è così grave: se vedremo che così non fa, basterà togliere i cartelli e tornare alla viabilità attuale».

    Inoltre, è stato richiesto dal Comitato -e ottenuto-  che lo scarico delle acque dell’edificio non confluiscano a Boccadasse, ma nelle tubature di Via Cavallotti. In corso i lavori anche per la copertura della strada a nord del complesso: lì è stato creato un locale sotterraneo per la collocazione di impianti termici e pompe di calore, ma attualmente lo scavo non è stato ancora coperto dalla strada, come previsto.

    In ultimo, i parcheggi dell’area, che diventerà zona blu: «Attualmente il nostro quartiere è zona di confine tra parcheggio libero e zona blu, con il risultato di manifestare i difetti di entrambe le tipologie. Si sta andando verso un’inclusione nella zona blu già esistente», commentano dal Comitato, e incalzano: «la questione di fondo però resta la vendita degli alloggi. Venduti i box (com’era prevedibile), venduti più o meno gli appartamenti a sud, il resto dell’impianto risulta invenduto. Forse, come avevamo sempre detto, si poteva costruire meno, costruire meglio, e vendere a caro prezzo a ragione. Quando è stato presentato il nuovo progetto, molti del Comitato volevano opporsi, pensando fosse inutile costruire così tanto. Ma le leggi del business sono queste: volevano oltre 90 appartamenti, e li hanno avuti. Abbiamo desistito, infine, per non incorrere in problemi burocratici e legali, ma ci domandiamo se non sarebbe stato meglio continuare la battaglia. I prezzi degli appartamenti sono quasi il doppio rispetto alla media del quartiere e chi ha soldi da investire probabilmente preferisce comprare altrove, magari in riviera. All’inizio i prezzi al mq erano ancora più elevati ma per fortuna si è deciso di diminuirli, altrimenti le probabilità di vendere sarebbero ancora inferiori».

    Così commentano la situazione dall’Ufficio Vendite di Abitcoop Liguria: «In merito al problema dell’invenduto, non siamo così tragici: rispetto al resto d’Italia, la Liguria non presenta grosse problematiche in ambito immobiliare. Inoltre, in generale si sta registrando una generale ripresa dei mercati, seppur ancora a macchia di leopardo, che fa ben sperare che le piccole difficoltà di oggi saranno presto risolte. La zona di Boccadasse è centrale, ben servita dai mezzi e molto bella: un’area d’élite, per cui gli acquirenti sono persone con aspettative alte (che siamo certi di soddisfare con il prodotto offerto) e con budget importanti, in grado di affrontare un investimento come questo. Finché tutti gli appartamenti non saranno assegnati, tuttavia, i costi non peseranno su chi ha già acquistato, ma resteranno a carico della cooperativa proprietaria, che provvederà alla copertura delle spese».

     

    Elettra Antognetti 

  • Piazza Cernaia, casa occupata: la soluzione per una famiglia in difficoltà

    Piazza Cernaia, casa occupata: la soluzione per una famiglia in difficoltà

    piazza-cernaia-centro-storico-casa-occupata“Troppe case senza gente, troppa gente senza casa”. “Occupiamo lo sfitto”. E ancora: “Casa per tutti subito”. Sono i tre striscioni che da stamattina penzolano dalle finestre di un appartamento in piazza Cernaia 3, all’incrocio con via della Maddalena.

    Poco prima delle 11 alcuni ragazzi dello Sportello per il diritto alla casa – Genova hanno occupato l’appartamento disabitato, di proprietà delle Opere Pie per trovare una soluzione temporanea a favore di una famiglia alle prese con lo sfratto.

    casa-occupataSimone P., disoccupato da due anni, e la mamma, invalida al 100%, sono in lista per una casa comunale da quasi sei anni. E sono morosi dell’affitto, in un’altra zona della città, da circa due anni. Inevitabile, dunque, lo sfratto. Ma qual è il loro destino? «L’unica alternativa che ci è stata proposta – ci racconta Simone – era una stanzetta in un convitto per un trimestre, probabilmente con la necessità di pagare un affitto per nulla agevolato a partire dal secondo mese. Solo due letti, senza privacy né la possibilità di recuperare i nostri mobili e il nostro arredamento».

    Da qui la scelta di agire con i ragazzi dello Sportello per il diritto alla casa, che in queste ore si stanno adoperando per recuperare gli arredi e i servizi essenziali e presiederanno pacificamente piazza della Cernaia per tutta la giornata. «Siamo pronti a intavolare una trattativa con le istituzioni – fa sapere un portavoce – ma vogliamo che sia garantito il diritto a un’abitazione dignitosa per chi non può permettersela».

    “A Genova – si legge in uno dei volantini che gli attivisti dello sportello stanno distribuendo ai cittadini – ci sono dalle 20 mila alle 40 mila abitazioni vuote, a fronte di più di 8 mila persone in attesa di una dimora. Le occupazioni avvengono in case sfitte spesso non ristrutturate né in via di assegnazione. L’occupante per governo riqualifica un immobile che per stessa ammissione dell’amministrazione non può essere ristrutturato per mancanza di fondi”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Quarto, ex Fischer: ecco il nuovo progetto, si decide a settembre

    Quarto, ex Fischer: ecco il nuovo progetto, si decide a settembre

    Fabbrica ex Fischer in via Romana della Castagna a QuartoCi eravamo lasciati nel marzo 2012: all’epoca avevamo seguito le vicende della ex fabbrica di materiale plastico Georg Fischer spa al civico 20A di Via Romana della Castagna, area di 2 mila 700 metri quadrati abbandonata nel bel mezzo del quartiere di Quarto dei Mille, a ridosso di Corso Europa. Fabbrica svizzera specializzata nella produzione di componenti industriali, la Fischer dal 1947 ha una sede anche in Italia ed è attiva ancora oggi negli stabilimenti di Sondrio, e in tutto il mondo: Germania, USA, mercati orientali.

    A Genova dal 1967, la fabbrica ha acquisito nel 1972 la T.I.L., vedendosi poi costretta a chiudere anni dopo. Degli impianti ex Fischer, però, non è stato fatto nulla: per decenni restano nelle stesse condizioni, inutilizzati e non riqualificati.
    Quest’area (definita, in base al PUC, zona residenziale di conservazione) è oggi di proprietà del gruppo SEI Immobiliare, agenzia fiorentina che nel 2010 aveva presentato il progetto di costruzione di un edificio residenziale su 5 piani, con silos interrato. Poi, i problemi: proprio a ridosso del rio Castagna, l’edificio andrebbe a sorgere su un territorio che -seppur a “lieve” rischio idrogeologico- non manca di presentare alcune criticità e che necessiterebbe di un’opera preventiva di messa in sicurezza.

    Inoltre, la questione degli oneri di urbanizzazione: negata dal Municipio la possibilità di monetizzare gli oneri, la ditta esecutrice si sarebbe dovuta accollare il rifacimento della pavimentazione di quel tratto dell’antica via Romana e dell’illuminazione pubblica.
    Di recente (23 luglio 2013), la questione della riqualificazione degli stabilimenti di Via Romana della Castagna sarebbe dovuta essere affrontata anche in Consiglio Comunale, ma è stato deciso di rimandare ulteriormente le decisioni in sospeso già da tempo.
    A tale proposito, abbiamo parlato con l’architetto Ferdinando De Fornari, dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Genova, e gli abbiamo chiesto cosa ne sarà dell’edificio.

    «Per quanto riguarda l’iter istruttorio -dice De Fornari- siamo a buon punto: da parte nostra, il lavoro è stato fatto e il progetto definitivo, già pronto e ultimato, sarebbe dovuto essere presentato già qualche settimana fa alla Commissione Consigliare del Comune di Genova. La delibera sarebbe dovuta essere presa in esame già a fine luglio, ma la sua trattazione è stata rimandata a settembre perché in questa fase la Commissione è stata chiamata a decidere su altri temi più “caldi” e, vista la concomitanza con altri provvedimenti, si è deciso di rimandare quello che è stato reputato un tema meno prioritario».

    E il progetto vero e proprio? Non è rimasto lo stesso presentato nel 2010, ci informa l’architetto, ma ci sono state delle modifiche: «Il progetto sarà presentato sul Piano Casa del 2009 (legge regionale num. 49 del 3 novembre 2009, che legifera in materia di “Misure urgenti per il rilancio dell’attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio” e per il rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia, pubblicata sul Bollettino Ufficiale n.19 del 4 novembre 2009, n.d.r.) e, in particolare, sull’articolo 7, il quale introduce la possibilità di demolizione e ricostruzione di edifici produttivi giudicati incongrui e da sottoporre a una ricollocazione d’uso. Nel caso della ex fabbrica Fischer la ricollocazione sarà attuata in funzione residenziale e il progetto che è stato messo punto prevede la realizzazione di 4 livelli fuori scala con copertura a padiglione e falde ribassate. In tutto, 26 appartamenti ad uso residenziale, con silos interrato che ospiterà 30 box, da assegnarsi ai proprietari delle abitazioni. Il totale della superficie interessata equivale a 2487 metri quadrati. Oltre alla riduzione dell’altezza dell’edificio da 5 a 4 piani, il nuovo progetto prevede 10808 metri cubi contro i 11617 del precedente».

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D5Anche per quanto riguarda la questione del rischio idrogeologico, assicura l’architetto De Fornari, sono state fatte le valutazioni del caso, sono stati raccolti i pareri degli uffici competenti e sono stati interpellati geologi e tecnici. L’esito delle consultazioni è stato favorevole e si è ritenuto opportuno procedere con il progetto, valutandone positivamente la sua attuabilità. Tuttavia, i tecnici hanno posto varie condizioni da rispettare e misure cui adempiere, sia in fase esecutiva che a fine lavori. Gli oneri di urbanizzazione, invece, saranno infine corrisposti e le quote di standard urbanistici saranno monetizzate, così com’era stato deciso dalla Civica Amministrazione già nel 2010, cui si era opposto però all’epoca il parere del Municipio Levante. Ad oggi, dunque, è previsto -sempre ai sensi della legge numero 49 del 2009- che vengano stanziate a beneficio del Comune di Genova cifre di varia entità (complessivamente dell’ordine di 1 milione di euro, tra “quota opere” standard, ERP – Edilizia Residenziale Pubblica e ulteriori), che si accollerà l’onere di impiegarle per la realizzazione di ulteriori lavori e migliorie dell’area di varia entità. Finora, in ogni caso, non esiste ancora un programma specifico per l’utilizzo di questi fondi e i vari interventi da attuarsi non sono ancora stati determinati.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

     

  • Boccadasse, ex rimessa Amt: il nuovo complesso residenziale

    Boccadasse, ex rimessa Amt: il nuovo complesso residenziale

    Boccadasse 2, residenzeDiciottomila metri quadrati di superficie totale, tremila dei quali riservati al verde e suddivisi a loro volta in tre fasce, lievemente digradanti a mare. A monte, 99 appartamenti in cinque palazzine di quattro piani, con cortile verde interno e fontana zampillante. Questo il progetto di riconversione dell’ex rimessa AMT di Via Boccadasse, ancora in fase di attuazione, le cui alterne vicende degli ultimi anni hanno fatto tanto parlare. Prima i due progetti firmati dall’architetto svizzero Mario Botta, archiviati perché giudicati eccessivamente impattanti (il primo presentava due torri di 6 piani) dopo le insistenti proteste dei cittadini riuniti nel comitato “Insieme per Boccadasse” (1600 firme raccolte). Quindi l’uscita di scena dell’architetto svizzero e il nuovo e definitivo progetto firmato dall’architetto genovese Giuseppe Galasso – approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 28 luglio 2009 – che prevede la realizzazione dell’insediamento residenziale, con autorimessa interrata ed area adibita a verde pubblico.

    A distanza di quattro anni dall’approvazione, oggi i lavori sono nella fase conclusiva, il cantiere verrà chiuso entro la fine dell’anno e nel 2014 gli appartamenti saranno abitabili. Committente del progetto è la cooperativa edilizia Primo Maggio 85 S.C.aR.L. (affiliata di Abitcoop Liguria), che acquistò da Ami (Azienda Mobilità e Infrastrutture di Genova) e Comune di Genova il terreno per una cifra vicina ai 33 milioni di euro.

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    Ex Rimessa AMT – Il progetto originariamente presentato, nella sua prima versione, è datato febbraio 2009. Una seconda versione –visto lo scarso successo della prima- era datata marzo 2009: entrambe firmate dall’architetto Mario Botta, i progetti iniziali non convincevano e se ne criticava l’alto impatto ambientale e la scarsa integrazione nel contesto urbanistico di Boccadasse. Infine, il progetto attualmente in fase di realizzazione, presentato nel luglio dello stesso anno: messo a punto dall’architetto genovese Giuseppe Galasso che, incaricato da Abitcoop, ha lavorato a stretto contatto con l’ingegner Antonio Isnardi, per la parte strutturale, la B.R.E. Engineering srl per il coordinamento impiantistico, e con la Mario Valle spa, impresa esecutrice che si occupa del coordinamento generale.
    Data di inizio lavori, 3 gennaio 2011.
    Foto: Daniele Orlandi

    Il nuovo complesso residenziale e la crisi immobiliare

    Ormai in vendita da un anno e mezzo, gli appartamenti – tutti pensati per uso abitativo privato e non da adibirsi a uso commerciale o professionale – sarebbero in buona parte invenduti: stando alle informazioni in nostro possesso sul totale di 99 abitazioni ancora 60 sarebbero disponibili sul mercato.

    Appartamenti di tutte le tipologie, dai più piccoli a quelli di metratura massima (58 mq, distribuiti tra soggiorno, angolo cottura, camera matrimoniale, bagno; oppure la soluzione leggermente superiore, da 68 mq, identica per distribuzione, con l’unica eccezione della zona soggiorno più ampia; infine, l’appartamento più grande, da circa 130 mq, con due camere da letto e doppi servizi). I prezzi? Non si calcolano “a misura”, ma “a corpo”: il prezzo al metro quadrato non è dato saperlo. In compenso, stando alle informazioni in nostro possesso, la soluzione più modesta – quella da 58 mq, per intenderci – si aggirerebbe intorno ai 300 mila euro, mentre chi volesse optare per la soluzione appena superiore a quella base, con 10 mq in più di soggiorno, raggiungerebbe i 400 mila euro.

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    Facendo un veloce calcolo, si può osservare che, nel caso in questione, per l’appartamento più piccolo il costo per metro quadro supererebbe quindi i 5 mila euro, mentre per il fratello di poco più grande si supererebbero addirittura i 6 mila. Per l’appartamento di pregio, infine, si tornerebbe a circa 5 mila euro al metro quadro, tutte stime di gran lunga superiori alla media del quartiere in oggetto, ovvero 3,5 mila euro/mq.

    Non resta che augurarsi che entro febbraio 2014 –in 7 mesi- si registri l’exploit, ovvero quel boom di vendite che non si è verificato in 18 mesi, quasi il triplo del tempo che resta a disposizione per assegnare tutti gli appartamenti. Per il prossimo febbraio, infatti, sembrerebbe essere stata segnata la data di chiusura delle vendite, ma chissà che –nel caso in cui ce ne sia necessità- non si andrà avanti ancora. Di certo l’auspicio è quello che, nel tempo che resta, gli acquirenti si presentino numerosi per dare vita a questo nuovo, audace, moderno e ambizioso complesso. D’altronde, sarebbe quantomeno assurdo pensare che simili progetti di edilizia residenziale vengano realizzati senza tenere conto del mercato di riferimento.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Emergenza Casa a Genova: sfratti per morosità in aumento

    Emergenza Casa a Genova: sfratti per morosità in aumento

    case-abitazioni-centro-storico2-DIMentre Governo e Parlamento discutono di Imu, continua a dilagare l’emergenza casa che oggi coinvolge nuove categorie sociali, improvvisamente private del reddito da lavoro. È uno dei tanti paradossi italiani: migliaia di famiglie non riescono a pagare l’affitto e, nell’indifferenza generale, finiscono in mezzo alla strada. Come accade ogni anno, i dati forniti dal Ministero dell’Interno certificano uno stillicidio senza fine: in Italia, nel 2012, gli sfratti eseguiti per morosità sono stati oltre 60 mila (sul totale di quasi 68 mila).
    «È incredibile, soltanto nel nostro Paese non c’è attenzione politica nei confronti di questo tema – denuncia Stefano Salvetti del Sicet Genova (Sindacato Inquilini Casa e Territorio) – è una questione soprattutto psicologica: tutta la classe dirigente italiana, in maniera trasversale, appartiene alla lobby dei proprietari. Eppure, in Italia ci sono 4 milioni di famiglie in locazione. E gli alloggi pubblici sono appena 700 mila. Basta guardare i numeri dei nostri vicini europei per rendersi conto che qualcosa non torna».

    Per quanto riguarda Genova, nel 2012, gli sfratti eseguiti per morosità sono stati 945, ai quali si aggiungono i 343 del resto della Provincia per un totale di 1288, ovvero il 90 % del totale degli sfratti (1436, di cui 148 finite locazioni). Ma le richieste di sfratto, nell’intera Liguria, hanno sfiorato quota 2500 (2006 quelli diventati esecutivi).
    «Bisogna considerare, però, che alcune persone decidono spontaneamente di uscire dall’abitazione, onde evitare di far subire il trauma dello sfratto ai loro figli – racconta Salvetti – quindi l’esecuzione non la subiscono perché si allontanano prima che l’ufficiale giudiziario bussi alla porta. Anche la vergogna gioca la sua parte. Gli sfratti “sommersi” sono in aumento e sfuggono alle rilevazioni statistiche».
    Nel 2013 la situazione non sembra migliore, anzi «Prevediamo una stima ancora più alta – continua Salvetti – ogni giorno nei nostri uffici passa un’elevata percentuale di nuclei familiari colpiti soprattutto dalla perdita del lavoro. Categorie sociali che, prima d’ora, non vedevo frequentemente: muratori e badanti (italiani e non), ex impiegati in uffici e studi di professionisti, ex commercianti costretti a chiudere bottega, ecc. Un mondo variegato e completamente abbandonato a se stesso».
    I numeri dell’emergenza, secondo il Sicet, rimangono sottostimati «Il vero dramma è che la maggioranza delle persone ormai neppure presenta domanda per l’assegnazione di un alloggio popolare – sottolinea Salvetti – Hanno perso la speranza. Noi, invece, li invitiamo a farlo, perché la domanda rappresenta il termometro dell’emergenza. La politica di fronte a questi numeri dovrebbe finalmente svegliarsi».

    La scorsa settimana, in occasione dell’incontro con il Sindaco Marco Doria, Salvetti ha ribadito le sue proposte «Ho chiesto al primo cittadino di attivarsi con gli altri sindaci delle aree metropolitane affinché si instauri una seria interlocuzione con il Governo: è necessario riaprire il corridoio centralizzato del sostegno all’affitto che in questi anni è stato azzerato; poi occorre studiare un nuovo dispositivo di graduazione degli sfratti, in modo tale da garantire una qualche forma di tutela ai morosi».
    I tempi dei servizi sociali, infatti, sono troppo lunghi «Quando si verifica un terremoto la prima risposta è quella di allestire una tendopoli – continua il rappresentante del Sicet – allo stesso modo, se vogliamo fronteggiare l’emergenza casa, iniziamo a requisire le caserme, gli edifici, tutti gli spazi pubblici che possono diventare alloggi».

    I soldi per rilanciare l’edilizia residenziale pubblica (Erp) ci sono, quello che manca è la volontà politica. «Sarebbe sufficiente che la Cassa Depositi e Prestiti, invece di finanziare dei fondi immobiliari per realizzare case destinate a rimanere invendute, finanziasse le Aziende regionali territoriali per l’edilizia (ex Istituti autonomi per le case popolari), come Arte Liguria, nella realizzazione di una nuova rete di alloggi sociali – spiega Salvetti – Inoltre, man mano che si recuperano le risorse frutto dell’evasione fiscale nel mattone, bisogna reimpiegarle al fine di Erp».
    Il Sicet ha sollecitato anche la Regione «Il governatore Claudio Burlando dovrebbe porsi la questione delle famiglie liguri che non riescono a pagare l’affitto – conclude Salvetti – Le Aziende regionali territoriali per l’edilizia non sono finanziate ma, nel contempo, le case popolari pagano l’Imu e non godono della detassazione per il risparmio energetico».
    Insomma, non finanziamo l’Erp ma la tassiamo, eccolo l’ennesimo paradosso italiano.

     

    Matteo Quadrone

  • Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    Doria Sindaco, un anno dopo: incontro pubblico e contestazioni

    incontro-pubblico-contestazioneSi è svolta ieri pomeriggio (sabato 8 giugno) l’assemblea degli stati generali della giunta Doria, un’occasione che, almeno formalmente, sarebbe servita non solo a festeggiare il primo anno di insediamento, ma soprattutto a raccogliere appunti, ascoltare critiche e problematiche sollevate dai cittadini. Ma la giornata di ieri al Teatro della Tosse si è rivelata per il sindaco Doria un banco di prova più difficile del previsto.

    Durante i primi venti minuti tutto è filato in linea con il copione immaginato dagli organizzatori: un susseguirsi di interventi, più o meno tutti uguali, in cui diverse personalità e soggetti cittadini chiedevano a Doria maggiore chiarezza su alcuni punti ritenuti cruciali per la città: in primis l’annosa questione della “movida” del centro storico, considerata una condanna per gli abitanti della zona limitrofa alle Erbe. Qualcuno, inascoltato, ha provato a riconoscere il fatto che il baccano dei giovani è inversamente proporzionale al tasso di criminalità e di spaccio che certe zone del centro storico devono vivere quotidianamente. Ma dopo il quarto intervento in cui il problema movida catalizzava gli argomenti, lo scenario è cambiato improvvisamente: gli occupanti del laboratorio sociale Buridda, da qualche mese sotto reale minaccia di sgombero coatto, alcune famiglie con in una mano l’ordinanza di sfratto esecutivo e nell’altra i figli, accompagnate dallo Sportello per il diritto alla casa, i lavoratori precari di Amiu Bonifiche  hanno tentato di prendere parola, cercando di portare l’attenzione del Sindaco e della platea su problemi di calibro ben differente rispetto alla gioventù che il venerdì sera beve qualche bicchiere di troppo nei caruggi genovesi.

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    Dopo qualche minuto di parapiglia sul palco, i contestatori sono riusciti a esprimere quattro punti sui quali il sindaco è stato invitato a prendere posizione pubblica con altrettanta chiarezza: terzo valico, politiche abitative, spazi sociali autogestiti, precariato della pubblica amministrazione.

    «Se si danno certi modi di prendere la parola, che esulano dalle regole democratiche – ha premesso il Sindaco sottolineando l’irruenza delle manifestazioni di dissenso – posso decidere di rispondere, come di ignorarvi». Doria ha risposto alle critiche cercando di illustrare le difficoltà a procedere della macchina comunale per la mancanza di risorse, ma le considerazioni in merito ai contenuti non hanno placato l’ira dei contestatori: «Il terzo valico è una linea ferroviaria che collegherà il mare alla pianura padana, è utile e si farà – ha confermato il sindaco – per quanto riguarda gli spazi sociali autogestiti, siamo in continuità con la giunta precedente, c’è una trattativa che andrà a termine (leggi approfondimento, ndr) e stiamo pagando i lavori di ristrutturazione dello Zapata (su questo punto è arrivata la smentita di alcuni dei presenti in sala, ndr) e venderemo l’ex facoltà di Economia, dove ora c’è il Laboratorio Buridda, trasferendo le sue attività al Mercato del pesce, per ricavarne entrate sufficienti a risolvere le problematiche abitative

    Ad oggi le aste pubbliche per la vendita dell’ex Facoltà di Economia in via Bertani sono andate tutte deserte (il prezzo di vendita di partenza nel novembre 2011 era di 7,8 milioni), sicuramente l’eventuale vendita porterebbe indotto da reinvestire, ma vendere l’immobile a cifre di mercato non è affatto facile. Sulla questione dell’emergenza abitativa, i contestatori hanno puntato il dito contro «le 44mila case sfitte di proprietà del Comune, case che vengono murate per evitare che qualcuno le abiti abusivamente o case in condizioni talmente fatiscenti da non poter essere utilizzate». Lo sportello per il diritto alla casa nel frattempo, che stima più di 400 ordinanze di sfratti e sgomberi per il 2013, chiede fermamente una moratoria fino a data da destinarsi e si dichiara pronto a porre resistenza contro ogni sfratto esecutivo e ad occupare le case per tutti coloro che non possono permettersi un affitto e che, al contempo, risultano non idonei nelle graduatorie per gli alloggi popolari.

     

    Chiara Guatelli

    [foto dell’autore]

  • Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    via-ortigara-edilizia-begato-d12C’è la volontà di rivedere il progetto ma sull’eventuale nuova soluzione le idee sono ancora confuse. Ci riferiamo al contestato intervento edilizio previsto a Begato – tra via Maritano e via Ortigara – che nei mesi scorsi, a causa della sua invasività, aveva suscitato le vibranti polemiche di residenti e Municipio Valpolcevera.
    L’assessore regionale Giovanni Boitano (Politiche abitative, Edilizia, Lavori pubblici), rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha annunciato che il progetto sarà rivisto al ribasso, con una diminuzione degli alloggi (come già era stato ipotizzato) e soprattutto delle volumetrie sviluppate in altezza.
    «L’opera secondo noi va realizzata – spiega Boitano – e non ce la sentiamo di rinunciare a questo intervento, così come non se la sente il Comune di Genova. Pensiamo tutti che l’intervento debba essere rivisto. La Giunta comunale, già nella seduta del 31 gennaio, ha deciso di rivedere il progetto. Da 67 alloggi scenderemo ad una cinquantina. È stato affidato ai tecnici l’incarico di studiare una costruzione con una disposizione diversa, probabilmente suddivisa in due strutture».

    La Regione Liguria contribuisce alla nuova edificazione con un finanziamento di circa 2 milioni e mezzo di euro. «Quando, invece, si potrebbero utilizzare queste risorse per ristrutturare i numerosi immobili sfitti sparsi per la città – spiega Pellerano – e recuperare gli altrettanto numerosi alloggi che versano in condizioni fatiscenti, al fine di una loro assegnazione alle persone in attesa di una casa popolare (oltre 4000 nell’ultima graduatoria)». Il Comune mette sul piatto la bellezza di quasi 6 milioni di euro.

    «Occorre modificare il progetto confrontandosi con gli abitanti – continua Pellerano – i quali, a priori, non sono contrari a qualsiasi intervento, ma semplicemente chiedono di non deturpare la zona con una nuova colata di cemento». Secondo il consigliere regionale, in questo modo «Sarebbe possibile stornare delle risorse da indirizzare verso altre opere di manutenzione degli alloggi pubblici che consentirebbero di dare una risposta immediata all’esigenza abitativa».

    Pellerano accoglie positivamente la disponibilità dell’assessore Boitano ma sottolinea «Forse tra Regione e Comune si è generato un equivoco: la riduzione a 50 appartamenti non basta. In questo contesto una trentina di appartamenti sarebbero più che sufficienti».
    La II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente) del Municipio Valpolcevera – già nel parere del 19 ottobre 2012 – aveva bocciato l’ipotesi di riduzione da 67 a 55 alloggi considerandola comunque troppo impattante. Inoltre affermava: «È necessario un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)».

    Il comitato di cittadini, da parte sua, è parecchio perplesso «Ancora non è chiaro quale sarà la nuova soluzione architettonica. Abbiamo chiesto lumi al Comune ma finora senza ottenere risposta».
    Il timore è che – fingendo di venire incontro alle esigenze degli abitanti – nella realtà delle cose tutto resti così com’è.

     

    Matteo Quadrone

  • Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    torri-faroDue torri a pianta semicircolare, rispettivamente di 20 e 18 piani, raccordate da un’ampia piazza parzialmente coperta, sopraelevata rispetto alla rete viaria: questo il progetto architettonico di Torri Faro, per l’edilizia residenziale, commerciale e servizi vari. Un complesso che si affaccia su Via di Francia, nel centro del quartiere di San Benigno, a due passi da Lanterna e Matitone. San Benigno è il paradigma della crisi, dicono alcuni: area sovraffollata di costruzioni ambiziose e con lo sguardo rivolto verso il futuro, non riesce a diventare il centro di prestigio progettato negli anni ottanta e la “City” nostrana che si era candidata a essere.
    Per quanto riguarda il caso della costruzione delle due Torri, essa ha avuto inizio il 16 febbraio 2009 e si avvia oggi verso la conclusione, che era stata già prevista sempre per il febbraio 2013. Ma a che punto sono le trattative e le vendite? In clima di crisi generale e di affanno del mercato immobiliare, il rischio di un flop per committenti e appaltatori potrebbe essere dietro l’angolo.

    IL CONTESTO URBANISTICO E LA COSTRUZIONE

    Circa 145 appartamenti (76 nella Torre A, dal piano 2 al 20, e 69 appartamenti nella Torre B, dal piano 2 al 18), con un vasto ventaglio di tipologie abitative, per tutte le esigenze, dal mono- al quadrilocale, all’attico. I prezzi: circa 3-3,5 mila euro al mq, per una metratura che va dai 40 (+ 16) mq del monolocale, ai 155 (+ 39 di loggia + 15 di balcone + 80 di terrazzo soprastante) per l’attico, con proposte più o meno di lusso e articolate a seconda delle esigenze degli acquirenti. Dai 161 mila euro per il monolocale, 172 mila per il bilocale, 325 mila e 680 mila rispettivamente per tri- e quadrilocale, fino al milione e 250 mila euro per l’attico, a cui sono da aggiungere costi accessori e iva. Il prezzo per mq, confrontato con quello di altri quartieri di Genova (dati aggiornati al marzo 2013), si avvicina a quelli di centro storico-Carignano (attorno ai 3 mila euro/mq), e di Albaro (3,5 mila euro/mq), mentre è ben diversa la tariffa media al mq nel quartiere di Sampierdarena e San Teodoro, nel Municipio Centro Ovest: meno di 2 mila euro/mq.
    Nel caso delle Torri Faro, si tratta di un complesso polifunzionale: il piano terra e il primo piano sono stati pensati per ospitare studi professionali, agenzie di viaggio e istituti di credito, con parcheggi e box auto privati e pubblici nel silos interrato. Ai piani superiori, abitazioni private. “In perfetto equilibrio tra razionalità ed eleganza, il complesso è stato progettato in armonia con il territorio secondo uno stile coerente ed unitario” con tanto di zone verdi attrezzate, strutture turistico-alberghiere, spazi commerciali ed espositivi, per il riordino e riqualificazione del quartiere: così si legge sul sito web per promuovere la costruzione di Torri Faro. Ma la percezione della cittadinanza non sembra in linea con questa visione: stufi della massiccia edificazione di grandi costruzioni, i residenti/lavoratori della zona non sembrano condividere questo entusiasmo e lamentano la scarsa integrazione nel paesaggio urbano.

    LA SITUAZIONE ATTUALE: STATO DELLE VENDITE E FINE LAVORI

    cantiere-torri-faroPensato secondo avanzati canoni di bioedilizia (le facciate di tipo ventilato sia delle murature interne che esterne, le coibentazioni termo-acustiche, l’impiego di pannelli fotovoltaici e la predisposizione domotica), Torri Faro è stato costruito dalla ditta emiliana Unieco e dalla lombarda Lamaro Group, entrambe storiche aziende attive nel campo dell’edilizia residenziale, commerciale e infrastrutturale. L’agenzia immobiliare che sta curando la vendita degli immobili è Sintesis, a Genova in Via Pietro Chiesa, sempre in zona San Benigno, che da ormai quattro anni (quindi da ancora prima che iniziassero i lavori veri e propri) segue la questione e si occupa delle vendite degli appartamenti.

    Dal 2009, stando alle informazioni in nostro possesso, dei 145 appartamenti totali ne sarebbero stati venduti 60, dislocati tra Torre A e B. Dai dati acquisiti risulta che ci siano appartamenti invenduti in entrambe le torri e di tutte le tipologie, dal monolocale al super-attico, anche se ovviamente i più venduti sono stati gli appartamenti di piccola taglia, monolocali e bilocali, in linea con il momento di forte crisi economica, con ricadute sul mercato immobiliare. Stessa sorte è toccata ai locali a piano terra e primo piano che, previsti da progetto a uso commerciale, ci è stato detto essere ancora vuoti: l’amministrazione comunale ha richiesto che una quota degli spazi totali fosse adibita a servizi e uffici, ma finora non risultano venduti.

    La consegna vera e propria di Unieco e Lamaro è fissata al più tardi per il luglio 2013, mese in cui il cantiere verrà ufficialmente chiuso e i proprietari degli appartamenti potranno entrare a tutti gli effetti nelle loro nuove abitazioni. I costruttori, però, hanno intenzione di procedere speditamente e ultimare il tutto già prima dell’estate. Il cantiere si sarebbe dovuto chiudere già lo scorso febbraio, ma ci sono stati vari rallentamenti e problemi tra impresa esecutrice e ditte in subappalto che hanno seguito i lavori, che sono degenerati nel caso dei tre operai che non più tardi di qualche settimana fa hanno minacciato di gettarsi da una delle gru ancora presenti nel cantiere delle Torri Faro. Il motivo sarebbe l’asserito mancato pagamento da parte dell’azienda, che avrebbe costretto i lavoratori a minacciare il gesto estremo. Tra varie problematiche, i lavori hanno subito uno stop da ultimo nel mese di aprile, ma saranno ripresi già a maggio, quando saranno ultimati definitivamente gli esterni. All’interno, gli appartamenti sono pronti e in attesa di essere assegnati.

    Sara Trotta, Presidente della Commissione Urbanistica del Municipio Centro Ovest, ci racconta qual è il punto di vista dell’amministrazione pubblica: «Le Torri sono una proprietà privata, nella cui costruzione le amministrazioni non sono coinvolte, se non per quanto riguarda la concessione di spazi e l’accollo degli oneri di urbanizzazione. Non ci riguarda tutto ciò che a che fare con le modalità di costruzione, la tempistica e la vendita, ma abbiamo voce in capitolo per quanto riguarda la toponomastica: proprio pochi giorni fa è stato scelto il nome ufficiale per la strada che attraversa le due costruzioni, che si chiamerà Via Baldini, in omaggio all’ex Presidente della Croce d’Oro Roberto Baldini, cui era già stata dedicata nel marzo 2012 una sala consiliare. Siamo contenti di poter omaggiare in questo modo una personalità così importante soprattutto per Sampierdarena».

     

    Elettra Antognetti

  • Immigrazione e città, i quartieri che cambiano: dibattito pubblico

    Immigrazione e città, i quartieri che cambiano: dibattito pubblico

    Piazza BanchiLa casa, la strada, il quartiere: elementi urbani che appaiono in contrapposizione, ma che rivelano un intreccio complesso. Questo il tema alla base dell’incontro organizzato dal “laboratorio permanente” formato dall’Università di Genova e dall’Associazione SUQ presso la Loggia della Mercanzia di piazza Banchi nel cuore del centro storico.
    L’incontro, introdotto da brani tratti da Pratolini e Izzo, è il secondo appuntamento del ciclo “Incontri in Città – Luoghi, Spazi, Persone” e ha visto la partecipazione di Ferruccio Pastore, direttore del FIERI (Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione) e di Paola Dameri, Assessore alle Politiche sociali e della casa del Comune.

    Un flusso migratorio può cambiare una città, un quartiere? Quanto il mercato immobiliare influisce sulla disposizione e sull’integrazione degli immigrati? Pastore sottolinea come, per chi emigra, non solo il paese, ma anche la città e il quartiere siano una seconda casa.
    Il quartiere diventa quindi luogo d’interazione tra generazioni ed “etnie” differenti: è possibile evitare il conflitto, anche latente? Pastore propone una destinazione più chiara degli spazi pubblici, una sorveglianza più attenta delle dinamiche, una presenza più fitta di mediatori, una partecipazione più attiva della popolazione: difendere energicamente l’immagine del quartiere, “narrarlo” senza pregiudizio, favorendo interazione e integrazione.

    Il dibattito si è poi spostato sulla relazione tra calo demografico e richiesta crescente di alloggi. A Genova, dodicimila case sono sfitte; a fronte di un numero crescente di persone “sole”, sarebbe opportuno gestire più proficuamente il patrimonio immobiliare esistente, favorire il social housing (la ristrutturazione di alloggi dati in affitto “concordato”), l’agenzia sociale della casa, intermediario e garanzia, e associazioni di volontari.

    In aiuto degli anziani, talvolta privi di una rete parentale, bisogna puntare sulla deistituzionalizzazione, con un aiuto esterno più limitato ma più umano, sul cohousing (la coabitazione, purtroppo snobbata dal nostro retaggio culturale) e, soprattutto, sulle politiche di vicinato. Di nuovo, il quartiere, con la sua identità, diventa il luogo dove sconfiggere la spersonalizzazione, dove creare o ricreare relazioni, dove coesistere e collaborare possono divenire sinonimi.

    Il prossimo incontro, in programma il 9 aprile, avrà come oggetto “Centro e Periferia”. Partecipare significa non solo approfondire la conoscenza della propria città e dei suoi problemi, ma anche imparare a guardarla con gli occhi di chi arriva da lontano, cogliendo spunti e (talvolta) soluzioni per una convivenza migliore.

    Giulia Fusaro
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Vendere casa, il ruolo dell’agenzia immobiliare: legge e consigli

    Vendere casa, il ruolo dell’agenzia immobiliare: legge e consigli

    Case di piazza Rossetti alla FoceLa scorsa settimana  abbiamo visto quali sono le cose da sapere prima di intraprendere il cammino verso l’acquisto di una casa. Oggi affrontiamo lo stesso tema, concentrandoci su chi, invece, la casa la vuole vendere.
    Al di là delle inserzioni private che chiunque può fare attraverso la carta stampata o via internet, noi vogliamo riferirci a chi si vuole avvalere di un’agenzia immobiliare.

    Innanzitutto, per quanto possibile, fate una verifica sulla serietà dell’agenzia (per meglio dire) dell’agente cui vi rivolgete. In secondo luogo, fate sì che venga valutato in maniera circostanziata il valore del vostro immobile. Diffidate da chi fa valutazioni al rialzo: così – almeno in questo periodo nero – non venderete mai alcunché.

    A questo punto, ovvero una volta  individuata l’agenzia di cui più vi fidate, potete conferire un mandato a vendere.
    ATTENZIONE : in questo caso, conferire un mandato non significa esattamente che l’agente immobiliare vi rappresenta (altrimenti dovremmo parlare di rappresentanza o di procura).
    L’agente immobiliare è un mediatore, ossia un agente atipico (tipico nel prendere una provvigione, atipico perché deve fare gli interessi di due soggetti: venditore ed acquirente).

    Il mandato a vendere può essere in esclusiva (questo significa che un solo agente può vendere la vostra casa) oppure non in esclusiva  (vale a dire che più agenzie immobiliari possono avere in vendita il vostro immobile). Ricordatevi che l’agente immobiliare è obbligato a ricevere le offerte di acquisto qualunque formulazione economica abbia, anche qualora essa sia di molto inferiore al prezzo richiesto.

    Il mediatore – in quanto tale – non può discriminare l’interesse del venditore da quello dell’acquirente; in altre parole, la sua funzione di mediatore lo obbliga, una volta ricevuta un’offerta, a non riceverne altre, salvo avvisare il promittente acquirente della situazione esistente (offerta d’acquisto molto al di sotto) e quindi a prospettargli una proposta revocabile.

    Già, perché con una proposta irrevocabile, l’acquirente si impegna in modo formale ed il mediatore, per la funzione tanto giuridica quanto professionale che lo impersona, non può favorire il venditore a discapito dell’acquirente, anche se quest’ultimo prova a fare l’affare della vita giocando al ribasso.

    Appunto in questo caso, valutate sempre l’operato dell’agente immobiliare: per lui è più conveniente vendere ad un prezzo più alto, per via della provvigione spettantegli, ma così facendo potrebbe farvi correre il rischio di perdere una vendita sicura. Insomma, valutate sempre l’ipotesi del “pochi, maledetti e subito”!

    D’altronde, la proposta la potete accettare solo voi, mica l’agente immobiliare: se così fosse sarebbe un vostro rappresentante legale volontario. Ma come detto, così non è.

    Un ultimo consiglio: leggete sempre, almeno due volte, ciò che firmate quando conferite il mandato all’agente immobiliare, controllate che quest’ultimo sia regolarmente iscritto alla camera di commercio territorialmente competente e che vi sia la ragione sociale, con tanto di partita IVA, dell’agenzia.

    Diffidate dalle agenzie che non espongono i prezzi di vendita: quelle non sono offerte al pubblico vere e proprie in quanto mancanti di un elemento fondamentale in una compravendita.

    Stiamo parlando di case, mica di noccioline…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Agenti immobiliari e leggi: guida pratica all’acquisto di una casa

    Agenti immobiliari e leggi: guida pratica all’acquisto di una casa

    casa-ediizia-popolareSiamo in un periodo di crisi, questo si sa, però qualcuno sogna ancora di potersi permettere l’acquisto di una casa, casa dolce casa…
    In genere per acquistare una immobile ci si reca presso un’agenzia immobiliare e, altrettanto sovente, l’agenzia immobiliare non si comporta in maniera limpida. La mediazione è prevista dagli artt. 1754 e seguenti del Codice civile. L’agente immobiliare è un mediatore atipico, il quale ha diritto a ricevere come compenso una provvigione solo quando l’affare è effettivamente concluso (tra poco vedremo come).

    Ma andiamo con ordine. Quando abbiamo individuato la casa dei nostri sogni, o quanto meno la casa che riteniamo idonea per le nostre esigenze, possiamo formulare una proposta d’acquisto. Attenzione! Non facciamoci ingannare dai falsi entusiasmi.
    Prima di sottoscrivere una proposta d’acquisto, sappiate che ne esistono due tipologie: proposta revocabile (art. 1328 c.c.) e proposta irrevocabile (art. 1329 c.c.). Esse si trovano collocate in quella parte del codice civile inerente ai contratti, in particolar modo alla voce “accordo tra le parti “. Orbene, seppur a livello teorico, la proposta revocabile – per definizione – può essere revocata prima dell’esecuzione di un contratto; la proposta irrevocabile resta tale fino alla data stabilita (in genere, 15 giorni).

    Tutte le agenzie immobiliari vi faranno sottoscrivere una proposta irrevocabile, ossia una proposta che “blocca” l’immobile ed impegna il proponente acquirente fino alla data prevista. A quel punto l’agente immobiliare ha l’obbligo di raccogliere la proposta e di sottoporla al venditore. Qualora quest’ultimo accetti, sarà sempre l’agente a darne tempestiva notizia al proponente. Nell’attimo esatto in cui il proponente riceve comunicazione dell’accettazione dell’altra parte, il contratto si può dichiarare concluso.

    casa-abitazione-citofono

    Alcune considerazioni: se un soggetto fa una proposta d’acquisto di molto inferiore al prezzo esposto?
    Innanzitutto, va detto che l’agente immobiliare deve raccogliere la proposta comunque, salvo diversa pattuizione con il venditore.
    In secondo luogo, dal momento che una proposta irrevocabile blocca altri potenziali clienti – acquirenti del medesimo immobile – l’agente immobiliare dovrebbe fare sottoscrivere una proposta “revocabile”, per dare respiro sia all’acquirente (che sa perfettamente di tirare al ribasso), sia al venditore che deve potere valutare l’opportunità di altre e più vantaggiose proposte d’acquisto .
    Tutto ciò in quanto il mediatore, in quel momento, ha due clienti i cui interessi deve far convergere, sennò che mediatore è? Se non riesce a fare convergere i contrapposti interessi, l’affare sfuma, ma nessuno può dire alcunché.

    Una precisazione: il venditore può rifiutare un’offerta, ma può anche fare una controproposta, l’accordo tra le parti di cui scrivevo sopra, prevede ovviamente la possibilità di una trattativa che vada al di là di una semplice “proposta – accettazione”. D’altronde si sa, da casa nasce casa…

    Da ultimo un breve vademecum, poche regole, ma fondamentali per non sbagliare:

    1. dal momento che l’agenzia immobiliare vi presenta degli stampati, leggerli con attenzione massima, soprattutto verificate la presenza corretta della ragione sociale dell’agenzia cui vi siete rivolti, ma anche chi è fisicamente l’agente immobiliare dotato di patentino;
    2. verificate che l’immobile sia effettivamente quello che desiderate, fatevi dare una piantina con i dati catastali rispondenti ed una visura attuale circa la presenza o meno di ipoteche o gravami;
    3. chiedete tutte le informazioni possibili, anche quelle apparentemente inutili;
    4. la provvigione che dovete conferire all’agente immobiliare deve essere scritta nero su bianco, così come quella dovuta dal venditore allorquando costui accetti la vostra proposta (il mediatore è il mediatore di entrambi, non di uno solo).

    La prossima settimana parleremo dell’agenzia immobiliare dal punto di vista del venditore: anche lui si rivolge ad un professionista ed anche lui è considerabile come consumatore, atipico sì, ma pur sempre consumatore.

    Non vi piace la parola consumatore legata all’argomento immobiliare? Bene, eccone una definizione migliore: contraente debole. Non pensarla così sarebbe un errore grosso come… una casa!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Assicurazione casa, RCT capofamiglia e responsabilità civile

    Assicurazione casa, RCT capofamiglia e responsabilità civile

    casa-abitazioneLa parola “assicuratione” nella sua accezione moderna la usò il Petrarca per la prima volta. Pensando ad allora ci vengono in mente velieri e bastimenti carichi di merce, la Compagnia delle Indie e i grandi mercanti del Rinascimento. Se oggi parliamo di assicurazioni pensiamo in primis alle auto; i più anziani ricordano ancora le code davanti alle agenzie per assicurare la loro auto, allorquando ciò divenne obbligatorio nel 1970…

    Sono passati molti anni da allora e molte leggi sono cambiate in materia, avremo modo di parlarne diffusamente. Ma oggi vorrei parlarvi di una tipologia di assicurazione poco conosciuta, ma soprattutto, poco stipulata, ossia l’assicurazione sulla casa, in particolare la cosiddetta “capofamiglia“, che io ritengo ancor più importante dell’RC Auto, anche se (purtroppo) non obbligatoria.

    Andiamo con ordine: si può assicurare la casa contro l’incendio, il furto, le perdite d’acqua, eccetera: questi sono tutti danni che noi contraenti/assicurati possiamo subire, sono – in altre parole – danni “nostri”.

    Esiste anche l’assicurazione RCT, acronimo che indica “Responsabilità civile verso terzi“, volgarmente denominata capofamiglia.
    Questa copre i danni che noi possiamo cagionare a terzi nell’ambito della nostra vita privata, ovvero non lavorativa (in quel caso stipuliamo un’assicurazione di responsabilità professionale). Faccio prima a citare alcuni casi: il vaso che cade dalla finestra e danneggia cose o persone; lo sciatore che ne investe un altro, il ciclista che investe un pedone, la lavatrice che perde e allaga l’appartamento di sotto, il mio cane che morde un passante (non quello dei pantaloni, ma il vicino di casa, per esempio…). Insomma, casistica infinita!

    Voi vi chiederete come mai pubblicizzo questo tipo di assicurazione, proprio io che tutelo i consumatori?
    Semplice: gli anni di sacrificio per mettere su casa e vivere felici non possono essere turbati – sia psicologicamente che economicamente – da un evento in sé banale che poteva essere ammorbidito dalla presenza di un’assicurazione peraltro assai poco costosa. Siccome questa rubrica vuole dare dei consigli, ecco, questo è un consiglio!

    Però non fate l’assicurazione presso una banca: questa si limita a farvi fare il contratto che a lei conviene, soprattutto in presenza di un mutuo sulla casa medesima.

    Infine, quando stipulate un’assicurazione, qualunque essa sia, leggete sempre con la massima attenzione le condizioni generali di assicurazione, prima di stipularla per verificare che faccia al caso vostro; dopo averla stipulata per conoscerla a fondo. Perché si sa, nella vita nessuno vi assicura nulla!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Case popolari a Genova: il punto fra alloggi sfitti e nuove costruzioni

    Case popolari a Genova: il punto fra alloggi sfitti e nuove costruzioni

    pegli-ponente-riviera-panoramica-d5L’edilizia residenziale pubblica (Erp) torna al centro del dibattito cittadino grazie ad un caso singolo che solleva le contestazioni del Municipio Ponente ma nello stesso tempo fornisce spunti di riflessione su alcune tematiche concrete mai sviscerate in maniera esaustiva.

    IL CASO DI VIA UNGARETTI A PRÀ

    Tutto parte dalla presa di posizione del consiglio municipale del Ponente che il 10 gennaio scorso ha ribadito la sua contrarietà all’ipotesi di realizzare un nuovo insediamento Erp nella zona di via Ungaretti, sulle alture tra Pegli e Prà.
    «In tutte le fasi in cui il Municipio è stato coinvolto nell’elaborazione del Puc (Piano Urbanistico Comunale) ha sempre espresso tutte le proprie perplessità in merito a nuovi tentativi di edificazione su un territorio già ampiamente cementificato – spiega il Presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente (Pd) – dove la costruzione di alcuni quartieri ha mutato completamente l’orografia delle colline. Nonostante sia sempre stato evidente il nostro parere negativo, l’amministrazione ci ha chiesto di produrre un atto specifico. E così il consiglio ha approvato all’unanimità un documento che riconferma il no alla realizzazione di ulteriori unità abitative Erp nel territorio del Ponente».

    L’amministrazione comunale per voce dell’arch. Giorgio Gatti, dirigente della Direzione programmi di riqualificazione urbana e politiche della casa, risponde così «Su iniziativa di Comune e Regione abbiamo esplorato la possibilità di realizzare un piccolo edificio a 2 piani per 8 appartamenti di edilizia residenziale pubblica. Un intervento che non ha nulla a che fare con certe colate di cemento realizzate in alcuni quartieri popolari».
    Per intenderci non stiamo parlando di un mostro architettonico come quello previsto tra via Maritano e via Ortigara nel Municipio Valpolcevera, fortemente contestato dagli abitanti.
    L’area di via Ungaretti è stata espropriata sul finire degli anni ’70 quando venne redatto il piano di zona dell’edilizia popolare «E tuttora rimane vincolata a tale scopo – continua Gatti – È un’area di proprietà comunale dalle dimensioni contenute».

    Lavatrici di PràLa posizione del Municipio, però, si basa su precise questioni di principio. Innanzitutto viene contestata una distribuzione degli edifici Erp considerata assai disomogenea: «Nel Ponente genovese troviamo il 70% dell’edilizia residenziale pubblica dell’intera città, mentre, al contrario, vi sono intere zone totalmente esenti da quartieri di edilizia popolare – sottolinea il documento approvato all’unanimità dal consiglio municipale – Per favorire una vera e seria integrazione dei soggetti socialmente fragili risulta necessario evitare le esperienze negative degli anni passati che hanno teso alla ghettizzazione di queste realtà in porzioni limitate di territorio quando, invece, è necessario spalmare equamente in tutta la città gli edifici Erp proprio per favorire la socializzazione e l’integrazione».

    «In via Ungaretti è nata un’idea progettuale che finora rimane soltanto un’ipotesi – precisa il dirigente comunale Giorgio Gatti – perché si basa su un finanziamento regionale che ad oggi non è ancora stato concretizzato. Francamente fatico a comprendere le ragioni del Municipio. Le percentuali sulla presenza di Erp snocciolate dal consiglio municipale sono grossolane. Non è vero che il 70% di Erp si trova nel Ponente. Anche in Val Polcevera e Val Bisagno, infatti, i quartieri popolari sono numerosi».

    Un altro aspetto critico è quello relativo alla domanda di assistenza e supporto che, inevitabilmente, portano con sé gli abitanti assegnatari delle case popolari: «Sulle colline ponentine, nel corso degli anni, sono sorti 7 quartieri di edilizia residenziale pubblica – sottolinea Avvenente – L’elenco è presto fatto: Torre Cambiaso, San Pietro (“Lavatrici”) via Novella, via Montanella, Voltri 2, Ca Nuova, Cep. Si tratta di insediamenti che ospitano uno “spaccato sociale” particolare, il quale necessita di adeguata assistenza sociale. Oggi il Municipio, alle prese con una costante diminuzione delle risorse economiche, fa sempre maggiore fatica a fornire risposte. I nostri uffici sono in sofferenza – ribadisce il Presidente – nell’ultimo anno sono arrivati una quarantina di nuovi nuclei familiari. Il Comune ci affida le persone però non ci fornisce la quota di accompagnamento di cui hanno bisogno».

     

    casa-abitazione-citofonoGLI ALLOGGI PUBBLICI SFITTI

    L’ente municipale mette in evidenza l’elemento forse più rilevante, perché coinvolge tutta l’area metropolitana, ovvero la significativa presenza di alloggi pubblici vuoti e di conseguenza inutilizzati a causa della carenza di manutenzione e di interventi di ristrutturazione mai eseguiti. «Ci sono numerosi appartamenti sfitti all’interno dei quartieri collinari del Ponente – spiega Avvenente – ce lo segnalano continuamente cittadini e comitati con cui abbiamo uno stretto rapporto di collaborazione. A breve avremo un incontro con Arte Genova (Agenzia Regionale Territoriale Edilizia): vogliamo incrociare i nostri dati con i loro numeri, per capire come e dove è possibile ripristinare questi alloggi».
    Allo stato attuale le risorse degli enti locali sono ridotte al lumicino, almeno quel poco denaro disponibile utilizziamolo per rimettere a posto le unità abitative sfitte: questo il ragionamento semplice, quanto comprensibile, del Municipio Ponente.
    «Noi siamo pronti a dare il nostro contributo a favore delle categorie deboli, come abbiamo sempre fatto – continua Avvenente – di fronte al drammatico problema della casa, però, vorremmo che in via prioritaria, prima di costruire ex novo, si utilizzassero al meglio gli spazi già presenti sul territorio».

    «Il recupero degli alloggi sfitti appartenenti al patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica è un problema reale – conferma l’arch. Gatti – che riguarda il Ponente ma in misura maggiore la Val Polcevera. Penso, ad esempio, a Begato e alla difficile situazione della “Diga”».

    Abbiamo fatto il punto insieme a Stefano Salvetti, segretario genovese del Sicet (Sindacato Inquilini Casa e Territorio), da anni impegnato in prima linea: «Sicuramente un buon numero di alloggi inutilizzati sono nel Ponente, ma la situazione è simile in tutta la città». Dati recenti parlano di circa 717 alloggi in manutenzione. Mentre 250 unità abitative sono rimaste escluse dai lotti d’intervento. Quest’ultimo, però, sarebbe un dato sottostimato: «Rispetto ai circa 250-300 alloggi che si liberano ogni anno ai fini dell’assegnazione – racconta Salvetti – mediamente, circa 150 non sono subito disponibili perché necessitano di qualche intervento. Di conseguenza, ogni anno, gli appartamenti da sistemare si accumulano ed il loro numero cresce costantemente». Dei famosi 717, a fine 2012 ne sono stati completati 280, pronti per essere assegnati. I restanti, cioè 437, sono tuttora in manutenzione.  Il 7 febbraio, annuncia Salvetti «Faremo un briefing con l’assessore regionale alle politiche abitative, Giovanni Boitano, per capire come procedono i processi di ripristino degli appartamenti Erp ancora inutilizzati».

     

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    EMERGENZA CASA: FABBISOGNO STIMATO IN 8000 ALLOGGI

    L’emergenza abitativa – non va mai dimenticato – rimane un nodo irrisolto, sia a livello nazionale che locale. E si aggrava giorno dopo giorno a causa di una crisi economica senza fine.  «Nella precedente graduatoria comunale – sottolinea Salvetti –  le persone in attesa di una casa erano 3900. Per il bando in scadenza il prossimo 25 febbraio ci aspettiamo oltre 4000 domande. Il numero è sottostimato perché la gente perde fiducia e quindi neppure presenta domanda per l’assegnazione di un alloggio popolare».
    La domanda è il termometro della situazione, sottolinea il rappresentante degli inquilini «E registra una temperatura sempre più calda. Per Genova noi stimiamo il fabbisogno Erp in circa 8000 alloggi». Il fabbisogno stimato dal Comune (dati del 2011), invece, parla di 3500 appartamenti Erp più 5000 a canone moderato (il famoso “social housing”, tanto in voga in questo periodo). «Il canone moderato si aggira su circa 450 euro al mese più le spese di amministrazione – precisa Salvetti – è evidente come oggi molte persone non possano permettersi tali cifre».

    Eppure la questione casa non è la priorità nell’agenda delle forze politiche – di qualsiasi colore esse siano – ormai da troppo tempo. Da Roma una mazzata decisiva è arrivata con il Governo guidato dall’ex premier Silvio Berlusconi che ha tagliato i fondi per l’edilizia pubblica. Una drastica riduzione: da 550 milioni di euro a soli 200 milioni.
    «Dopo numerose battaglie e grazie all’impegno dell’ex assessore comunale Bruno Pastorino che ha lavorato egregiamente, siamo riusciti a far arrivare a Genova 12 milioni di euro – spiega il segretario Sicet – Queste risorse e alcuni fondi regionali hanno permesso di avviare i lotti manutentivi degli alloggi sociali».

    abitazioni-case-DIPer trovare una qualche forma di sollievo a quello che è ormai a tutti gli effetti un male endemico del nostro Paese, si dovrebbe «Puntare sulla riconversione di ex aree industriali, vecchie caserme, fabbricati dismessi da trasformare in Erp, invece che nell’ennesimo centro commerciale – suggerisce il segretario Sicet – ma è necessario mettere sul piatto consistenti risorse pubbliche, magari grazie al finanziamento di enti quali la Cassa Depositi e Prestiti. L’altra soluzione è quella di costruire ex novo. Premesso che non voglio massacrare il territorio, prima vanno recuperate, ai fini dell’assegnazione, tutte le unità abitative già presenti in città».

    Ovviamente Salvetti non può essere d’accordo con la presa di posizione del Municipio Ponente in via Ungaretti, però, comprende le loro giustificabili preoccupazioni: «Gli interventi realizzati anni addietro, ad esempio a Begato, li definisco insopportabili. Con la “Diga” si è pensato di dare solo una risposta numerica al problema e non una risposta sociale. Anzi, in Val Polcevera come nel Ponente, sono stati creati veri e propri quartieri-ghetto. I Municipi sono realtà gravate dal peso di queste esperienze. Costruire nuove piccole unità abitative, invece, è tutt’altro discorso. E da quanto mi pare di capire, l’ipotesi progettuale di via Ungaretti è un intervento limitato, sicuramente non invasivo».

     

    ASSEGNAZIONI E GRADUATORIE

    Per quanto concerne una ripartizione più omogenea degli assegnatari di locazioni Erp, il rappresentante degli inquilini concorda sul fatto che si potrebbe studiare qualche soluzione ad hoc «Stiamo lavorando sulla possibilità di realizzare un meccanismo di assegnazione più attento ad una bilanciata divisione sul territorio. Non si tratta di un’operazione semplice perché parliamo di graduatorie pubbliche che seguono regole precise».
    Allo stesso tempo è possibile intervenire anche nel processo di revisione del Puc al fine di «distribuire l’edilizia pubblica in maniera più conforme sull’intero territorio», sottolinea Salvetti.
    Ma ancora più importante è studiare modelli che permettano una maggiore socialità nei nuovi insediamenti «Il “portierato sociale” è un’iniziativa che si muove in questo senso – spiega Salvetti – puntando sulla creazione di un mix sociale che può dare buoni frutti. Ad esempio, favorendo l’inserimento di studenti universitari in edifici Erp, insieme ad altre categorie di persone. I più giovani potrebbero fornire supporto agli anziani nelle mansioni domestiche, rendersi utili e migliorare la qualità della vita degli abitanti del quartiere».

    «Noi riteniamo che l’assessore comunale alle politiche della casa, Renata Paola Dameri, finora non abbia svolto un buon lavoro – conclude Salvetti – Considerata la gravità della situazione non so come faccia a dormire sonni tranquilli. L’assessorato alle politiche della casa deve mettere in campo delle azioni incisive per fronteggiare l’emergenza abitativa. Si deve coalizzare con le altre città metropolitane. Così il sistema non funziona: i cittadini sono sballottati tra diversi enti in una sorta di drammatico ping-pong. Assistenti sociali, sindacati, centri d’ascolto,ecc. Al contrario, bisogna mettere in rete tutti i soggetti. Quello che manca è una regia unica. Anche la Regione deve fare la sua parte. Il Presidente Claudio Burlando, ormai alcuni anni fa, aveva convocato gli stati generali sulle politiche abitative. Adesso bisogna fare il “tagliando” a quella conferenza. Il Presidente della Regione deve riprendere in mano la questione in prima persona».

     

    Matteo Quadrone