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  • Diritto alla casa: il Consiglio d’Europa condanna l’Italia

    Diritto alla casa: il Consiglio d’Europa condanna l’Italia

    Per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti s’impegnano a prendere misure destinate: a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente; a prevenire e ridurre lo status di senza tetto in vista di eliminarlo gradualmente; a rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti”. Questo è il testo dell’articolo 31 della Carta Sociale Europea, trattato internazionale entrato in vigore nel 1999.

    Un documento sottoscritto anche dall’Italia, ma la violazione dell’articolo 31 continua ad essere perpetrata. La conferma è arrivata alla fine di gennaio quando il Consiglio d’Europaattraverso il rapporto 2011 redatto dallo European Committee of Social Rightsha condannato il nostro Paese.

    L’Italia arranca sul terreno delle politiche abitative e sulle iniziative tese ad arginare e prevenire le situazioni di disagio, emarginazione sociale e homelessness – scrive in un comunicato la fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora – Noi sosteniamo da tempo la necessità di riportare nell’agenda politica delle Istituzioni, a tutti i livelli, le politiche per la casa. Ora una condanna internazionale importante e grave arriva a ricordare, molto più autorevolmente, la medesima necessità. Oltre a ripetere le condanne all’Italia sul tema del trattamento dei ROM e della loro esclusione sociale, già avvenute nel recente passato, il rapporto 2011 sottolinea il tema della prevenzione della homelessness attraverso politiche di housing efficaci, che nel nostro Paese risultano completamente assenti”.

    Il rapporto ricorda che il diritto ad una casa adeguata deve essere garantito a tutti e che rifugi e dormitori dovrebbero essere dei luoghi di stanziamento temporaneo, che devono corrispondere agli standard di sicurezza e igiene ed essere provvisti di tutti i beni di prima necessità – scrive la fio.PSD nella nota – inoltre non deve essere richiesta la residenza per poter usufruire dei rifugi di emergenza, come invece spesso è accaduto in varie città italiane negli ultimi anni”.

    L’Italia è accusata di aver violato l’articolo 31, comma 2le Parti s’impegnano a prendere misure destinate a prevenire e ridurre lo status di senza tetto in vista di eliminarlo gradualmente” sia “passivamente”, per non aver predisposto servizi adeguati per gli homeless, giudicando il comitato insufficienti quelli esistenti, sia “attivamente”, per aver condotto senza programmazione e con violenza lesiva della dignità umana le azioni di sgombero dei Rom verificatesi negli anni scorsi in virtù del cosiddetto “patto per la sicurezza”.

    E’ una condanna grave sia nei suoi contenuti che nelle sue forme, e non può essere ignorata dalle istituzioni politiche e sociali, a nessun livello di responsabilità – commenta Paolo Pezzana, Presidente fio.PSD – Inutile che continuiamo a sostenere a parole l’importanza dei diritti umani e della loro applicazione come segno di civiltà nel nostro Paese, se poi si ignorano i richiami di uno dei più importanti organismo internazionali per la loro salvaguardia, che l’Italia stessa ha contribuito a creare“.

    Noi denunciamo da anni le carenze dell’Italia per quanto riguarda le politiche abitative – continua Pezzana – Non ci sono risposte adeguate al bisogno delle persone. Non parliamo solo di homless bensì anche dei giovani. Oggi una coppia fa una fatica terribile per trovare una casa a prezzi calmierati. Gli homless sono la punta dell’iceberg dell’emergenza abitativa. Dobbiamo renderci conto che il nostro Paese negli ultimi anni ha fatto troppo poco. Basti pensare che il Governo Berlusconi nei rapporti inviati a Bruxelles ha citato come misura per facilitare l’accesso all’abitazione il fatto di aver tolto l’Ici dalla prima casa… in pratica una presa in giro per chi un tetto non riesce neppure a trovarlo”.

    Non si diventa una persona senza dimora perché si è diversi dagli altri – spiega il presidente fio.PSD – Data una situazione di partenza nella quale non vengono rispettati dei diritti fondamentali dell’uomo, alcuni soggetti possono ritrovarsi, loro malgrado, in questa condizione. Invece registriamo un’odiosa tendenza a sostenere una sorta di colpevolezza di queste persone. È un modo per tranquillizzare il senso comune. Ma non corrisponde al vero. Infatti alle spalle di percorsi simili sono rintracciabili precise responsabilità sociali a carico delle istituzioni pubbliche”.

    Il modo più efficace per tutelare gli homless è tutelare i diritti di tutti – afferma Pezzana – Nella situazione odierna rischiamo di scatenare una guerra tra poveri. E si sono già verificati episodi di protesta ed intolleranza ad esempio nel caso in cui un alloggio sia stato assegnato a cittadini stranieri”.

    Il Consiglio d’Europa indica nel rapporto annuale quali sono le misure virtuose da applicare – sottolinea il presidente fio.PSD – Possiamo citare il caso francese . Quattro anni fa la Francia è stata condannata per la violazione del medesimo articolo. Questo ha dato il via ad un movimento d’opinione che ha portato all’entrata in vigore di una legge la quale stabilisce che entro il 2015 qualunque cittadino si trovi senza casa avrà diritto a trovare una sistemazione abitativa entro 48 ore”.

    In Francia le politiche abitative sono un tema caldo – continua Pezzana – ma anche in Germania esiste un sistema di accesso alla casa più ampio ed articolato rispetto al nostro. E grazie ad un’azione di prevenzione efficace il problema è di minore entità. In Italia invece queste tematiche rimangono nel dimenticatoio. Il nostro è un problema culturale, per superarlo occorre una presa di coscienza della gravità della situazione. In Italia si spendono un sacco di soldi per l’allestimento di dormitori o per piani di emergenza della Protezione civile, in particolare nei periodi invernali. Invece sarebbe molto più utile investire in progetti di case a prezzi calmierati per tutti. In questo modo, sul lungo periodo, sarebbe possibile un risparmio di denaro”.

    E’ preoccupante che nessun organo di stampa abbia ripreso questa notizia, ma ancora più grave e scandaloso sarebbe se ad ignorarla fossero il Governo e le Istituzioni – – conclude Pezzana – Ci aspettiamo, a livello nazionale e regionale, l’apertura di tavoli di lavoro sul tema del diritto all’alloggio, come già avviene in Francia, Germania ed altri Paesi. Non ci si nasconda dietro l’alibi della mancanza delle risorse. La letteratura e le buone prassi internazionali dimostrano che con delle politiche di housing sociale efficace si risparmia, e si contengono i costi dell’assistenza, non li si aumenta. E’ tempo di agire“.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Pesaro, cittadinanza onoraria ai bambini figli di immigrati

    Pesaro, cittadinanza onoraria ai bambini figli di immigrati

    A Pesaro anticipano la legge e per i giovanissimi, figli di cittadini immigrati ma nati in Italia, è in arrivo la cittadinanza onoraria. L’iniziativa – come riporta il quotidiano La Repubblica – nasce grazie a Matteo Ricci, giovane Presidente della Provincia di Pesaro.
    Una festa che si terrà a breve in cui a 4.536 bambine/i, nati nel pesarese negli ultimi dieci anni, verranno consegnati un “attestato” che dichiara la loro cittadinanza italiana, una copia della Costituzione, una bandiera ed una maglietta della Nazionale di calcio.

    L’attestato purtroppo non avrà il valore di un documento ufficiale visto che in Italia – a differenza di numerosi Stati europei e mondiali dove vige lo “ius soli” che sancisce il diritto di cittadinanza a chi nasce in quel determinato Paese – la legge si basa sullo “ius sanguinis”.

    Un diritto, quello dello “ius soli”, reclamato a gran voce dalla campagna nazionale per i diritti di cittadinanza, “L’Italia sono anch’io”.

    La vostra è un’iniziativa di grande valore simbolico – questo il messaggio d’incoraggiamento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – C’è da augurarsi che questo esempio possa essere seguito anche da altre realtà territoriali”.

    Dare la cittadinanza a chi nasce in Italia è una questione di civiltà – spiega Matteo Ricci – ma anche un segnale contro la crisi. Da questa si può uscire con più egoismo e solitudine oppure con più giustizia e solidarietà. Bisogna puntare sui valori non solo sui numeri”.

     

     

    Matteo Quadrone

  • L’Italia sono anch’io, la campagna per i diritti di cittadinanza continua

    L’Italia sono anch’io, la campagna per i diritti di cittadinanza continua

    La campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, promossa da 19 associazioni della società civile con l’obiettivo di raccogliere le firme necessarie per presentare due proposte di legge di iniziativa popolareuna per facilitare l’acquisizione della cittadinanza, l’altra per concedere il diritto di voto agli immigrati regolarmente soggiornanti nel nostro Paese – partita nel dicembre scorso, procede a gonfie vele anche grazie alle numerose iniziative che le ruotano attorno.

    Una di queste si svolgerà oggi pomeriggio alle ore 16:30 presso la Sala del Consiglio Provinciale in Palazzo Doria Spinola (Largo Lanfranco 1). Un incontro pubblico per sostenere la campagna e stimolare il dibattito sulla questione dei diritti di cittadinanza, con la presenza, tra gli altri, dell’assessore alle Iniziative per la Pace della Provincia di Genova, Milò Bertolotto, di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci e Giorgio Pagano, portavoce di JanuaForum. Ci sarà spazio per la testimonianza di Onorina Gardella, insegnante e psicologa, che presenterà alcune interviste video realizzate nelle scuole, per mostrare il punto di vista dei bambini italiani e stranieri. E ancora gli interventi di Carla Peirolero, Direttrice del Suq Festival e dell’attore Enrique Balbotin.

    La Provincia di Genova ha subito aderito alla campagna perché questa ci è sembrata davvero una battaglia di civiltà – spiega l’assessore provinciale Milò Bertolotto – concedendo anche la disponibilità dei nostri uffici relazioni con il pubblico (Salita Santa Caterina 52 r) per la raccolta firme”.
    Il 18 gennaio proprio in Consiglio provinciale si è discussa una mozione sulla riforma del diritto di cittadinanza, presentata dal gruppo Pd (prima firmataria Maria Angela Milanta) che invitava la giunta a schierarsi a favore dello “ius soli” (è cittadino italiano chi nasce in Italia) a scapito dello “ius sanguini” attualmente in vigore (è cittadino italiano chi nasce da madre italiana, anche fuori dai confini nazionali), sollecitando il Parlamento a discutere una proposta di legge in tal senso, sostenuta da presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e da “un vasto cartello di associazioni”.
    La mozione è stata approvata a maggioranza con 17 voti favorevoli” – spiega Bertolotto. L’opposizione si è astenuta mentre l’unico voto contrario è stato quello del consigliere Pdl Paolo Bianchini.

    A Genova tra i comitati promotori della campagna troviamo una miriade di associazioni, una partecipazione trasversale che coinvolge Acli, Arci, Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Cgil, Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Sei Ugl, Tavola della Pace, Bottega solidale,Colidolat,Giovani Mussulmani Italiani, Centro Islamico, Libera, Federazione Provinciale SEL, AMRI, Associazione Al Mohammadia, Baia del Re, Music For Peace, Coop Paideia, Senza paura, Usciamo dal silenzio, Associazione Al Wifaq, Casa di Quartiere, Ghettup TV, Associazione Il Cesto, Arci Gay, Arci Lesbica, Provincia di Genova, Comune di Mignanego.

    È importante parlare dei diritti di cittadinanza anche dal punto di vista culturale – prosegue Bertolotto – Per fortuna siamo usciti da quella fase in cui il cittadino straniero veniva etichettato come criminale”.
    Una tendenza che si era fatta largo con la complicità di alcune forze politiche e l’enfasi posta su alcuni fatti di violenza, da una parte del mondo dell’informazione.
    La società civile ha compiuto numerosi passi avanti rispetto alla legislazione nazionale”, sottolinea l’assessore.
    Oggi sono quasi un milione i minori, figli dell’immigrazione, residenti in Italia. Oltre 500 mila sono nati qui e più di 700 mila frequentano le nostre scuole, ma non sono considerati cittadini italiani.
    Io credo che il fenomeno dell’immigrazione, direttamente correlato ai diritti di cittadinanza, sia prima di tutto una questione umana – continua Bertolotto – Invece spesso parliamo di queste persone in termini meramente numerici“.

    Sono tematiche che lentamente diventano sempre più condivise – conclude Bertolotto – Forse anche il periodo di crisi economica, una situazione di difficoltà che coinvolge tutti senza distinzioni, ha consentito ai cittadini di acquisire una maggiore consapevolezza“.

     

    Matteo Quadrone