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  • Salone nautico, una barca accessibile a disposizione dei porti liguri

    Salone nautico, una barca accessibile a disposizione dei porti liguri

    Trasformare il porto in un luogo accessibile a chiunque, con qualsiasi genere di disabilità, è l’obiettivo che si pone la Lega Navale Italiana (LNI), a partire dalla sezione di Savona – dove si è sviluppato e ha preso il largo, nel senso letterale del termine – il progetto “Polo nautico per tutti”, un’opportunità di fruizione del mare per le persone diversamente abili, attraverso la pratica di attività nautiche.

    «Vogliamo estendere a tutta la Liguria le attività svolte nelle sezioni già attrezzate di Sanremo (vela per non vedenti), di Savona – dove c’è il “Polo nautico per tutti”, dotato di barche accessibili, una gru per il sollevamento dei disabili, un ascensore per carrozzine, pontile e servizi igienici a norma – e di Genova, dove esistono attività di vela per disabili», racconta Carlo Donisi, vicepresidente della Lega navale di Savona.

    Nell’ambito del Salone nautico 2012 attualmente in svolgimento è stata presentata una barca completamente accessibile a disposizione, a rotazione, dei porti liguri non attrezzati per i disabili. Si chiama “ITA 1869”, proviene dalla Lega navale di Savona e ha già cominciato a navigare tra le 26 sezioni della Lega navale regionale. L’idea della “barca LNI regionale” di tipo Access per l’attività velica dei disabili nasce al Salone Nautico edizione 2011, durante una riunione del Delegato Regionale LNI Amm. Federico Biroli con le 26 sezioni liguri, dedicata all’individuazione dei progetti necessari a dare attuazione all’accordo di reciproca collaborazione siglato dalla Lega Navale e dalla Regione Liguria il 20 maggio 2011.

    «Prima utilizzavamo delle barche da regata di nome “2.4 mR” – spiega Donisi – Una barca nata con tutti altri scopi ma al cui interno una persona disabile si muove senza problemi. A Savona ne abbiamo 4 modelli completamente attrezzati. Il problema è che parliamo di un mezzo da competizione che potrebbe anche “intimidire” chi si avvicina alla vela per la prima volta. Inoltre sono dotate di una postazione singola quindi sono destinate ad utenti con qualche esperienza alle spalle».

    Fiera di GenovaAl Salone Nautico 2010 – che dunque si conferma sfondo ideale per il percorso di accessibilità promosso dalla LNI – era stato illustrato il “Progetto standard LNI di vela per tutti” con l’obiettivo di ampliare in tutta Italia la positiva esperienza del “Polo Nautico per Tutti”, operativo da una decina d’anni alla LNI Savona. «In questa occasione abbiamo individuato le barche australiane di tipo Access quali mezzi ottimali per favorire l’accesso al mare dei disabili, per via della loro facilità d’uso e della possibilità di affiancare l’istruttore al disabile – racconta Doniso – Sono barche studiate per garantire la massima semplicità, Il loro motto è “friendly”».

    Attualmente a Savona sono disponibili 2 modelli di barche Access, a Genova Centro 1 «Inoltre abbiamo la barca LNI regionale “ITA 1869” che a rotazione è a disposizione delle sezioni che hanno aderito al progetto e che già collaborano con diverse associazioni di persone diversamente abili – continua Doniso – La barca a rotazione è utilissima. Magari non è possibile organizzare un’attività continuativa però si possono promuovere gite ed altre iniziative per avvicinare i disabili al mare». La facilità di impiego, infatti, permette di non limitare l’attività di vela per disabili alle sole sezioni attrezzate per la disabilità motoria – che attualmente in Liguria sono quelle di Savona, Genova Sestri e Genova Centro – ma di estenderla anche a tutte le altre sezioni che già organizzano occasionali giornate di incontro con i disabili. Come ad esempio la LNI Genova Quinto che utilizza allo scopo le canoe, mentre adesso potrà usufruire anche della “barca regionale LNI” a vela. «Il presidente della LNI Quinto, Ing. Carlo Conti, è stato il primo a appoggiare l’idea che è quindi diventata un progetto sperimentale, reso operativo con la dotazione della Liguria della barca “ITA 1869” attraverso un contributo stanziato dalla Presidenza Nazionale LNI», sottolinea Doniso.

    Dal 28 giugno 2012, questa iniziativa è entrata a far parte dei progetti di reciproca collaborazione in materia di promozione sociale fra la Lega Navale e gli assessorati alle politiche sociali e allo sport della Regione Liguria. Nel corso dell’estate, la “barca LNI regionale” è stata impiegata per giornate di promozione della vela per disabili presso le sezioni di Quinto, Spotorno, Sanremo e nei Sailing Campus di metà settembre alla LNI Savona e di fine settembre a La Spezia, dove era affidata alla LNI Lerici. Inoltre, a luglio «È stata in trasferta sul Garda dove ha partecipato al Campionato Nazionale Access con l’equipaggio composto dai disabili Enrico Carrea (istruttore di vela) e Stefano Gatto, della LNI Genova Sestri, in regate aperte anche a velisti normodotati – spiega il vicepresidente della Lega navale di Savona – perché il bello di queste barche è quello di consentire ai disabili di competere alla pari con tutti».

    Ma la libera fruizione del mare non è solo un problema di barche. Il 90% dei porti italiani, infatti, risulta non accessibile ai disabili. Mancano passerelle per le carrozzine, servizi igienici e gru che facilitino la salita e la discesa dai mezzi nautici.
    Anche in questo caso la città del ponente ligure si dimostra una realtà all’avanguardia «La Lega navale di Savona, all’interno del progetto “Polo nautico per tutti”, ha realizzato un prototipo di gru chiamata “Pequod”, studiata per il sollevamento dei disabili durante l’imbarco e lo sbarco, presentata ufficialmente al Salone Nautico del 2004 –  racconta Doniso – La criticità più grave rimane l’accessibilità dei porti italiani. La realizzazione delle opere necessarie per l’abbattimento delle barriere architettoniche comporta costi notevoli. A Savona sono stati eseguiti lavori importanti grazie al sostegno dell’Autorità Portuale».

    «Sono numerose le realtà territoriali che vorrebbero aderire al progetto ma purtroppo, per i motivi sopra citati, non possono», precisa Doniso. E così il “Progetto standard LNI di vela per tutti”, esteso all’intera penisola italiana, si è un po’ arenato «Ci sono porti attrezzati ed altri in cui manca qualunque struttura – conclude il vicepresidente della Lega navale di Savona – è necessario impegnarsi a fondo perchè sono tantissime le persone con disabilità che si appassionano agli sport d’acqua ed è un loro diritto poterli praticare».

     

    Matteo Quadrone

  • Me sem rom: campagna video per l’inclusione della popolazione rom

    Me sem rom: campagna video per l’inclusione della popolazione rom

    Una campagna video per favorire l’inclusione della popolazione rom. Questa l’iniziativa promossa dal Centro delle Culture di Genova che porterà il film – dal titolo emblematico “Me sem rom” (io sono rom) – al Consiglio d’Europa tramite il mediatore interculturale Sergio Cizmic.

    «Accedere a diritti basilari se si nasce rom è una corsa ad ostacoli – scrive il Centro delle Culture – diffidenza, disprezzo e discriminazioni sono all’ordine del giorno in tutti i campi. La popolazione rom in Italia è costretta a vivere in condizioni di profonda povertà, esclusione sociale, discriminazione e insufficiente accesso ai diritti fondamentali».

    «Cerchiamo persone (rom e non) che si facciano riprendere per pochi secondi mentre svolgono gesti quotidiani o azioni particolari che li caratterizzino – spiega il CDC – Ad un certo punto le persone riprese interrompono l’azione e dicono: “Me sem rom” (io sono rom)».

    Quando e come partecipare
    «Spargete la proposta tra le persone sensibili al tema – continua il CDC – L’appuntamento per le prime riprese è giovedì 5 luglio alle ore 19 in Piazza De Ferrari (dalla statua di Garibaldi). Il secondo appuntamento per chi non potesse essere presente il 5 è per martedì 10 luglio alle ore 19 davanti a palazzo san Giorgio. Chi necessita e/o preferisce altri luoghi/orari per il proprio “pezzo” non fa che contattarci (mesemrom@hotmail.it ) e accordiamo una ripresa all’ora e nel luogo preferito».

    «La strada che porta al rispetto del diritto alla casa, al lavoro, all’istruzione e alla regolarizzazione può essere percorsa con successo solamente se prima si abbattono i pregiudizi che contrappongono tra loro persone e identità culturali – conclude il CDC – Speriamo di rivedervi per questo piccolo contributo, se partecipate confermateci la vostra presenza mandandoci una mail».

    Contatti

    SEO CIZMIC e Pietro
    mesemrom@hotmail.it
    sergio 347 7330144
    pietro 347 2549299

    CdC Genova
    Via delle Vigne 8r, 16123 Genova
    http://centrodelleculturege.weebly.com/
    centrodelleculturegenova@gmail.com
    Tel- Stefano 338 7949332

  • Funerale dell’articolo 18: manifestazione in difesa dei diritti dei lavoratori

    Funerale dell’articolo 18: manifestazione in difesa dei diritti dei lavoratori

    Martedì la Camera con il voto di fiducia abolirà l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ultima norma che offriva una tutela efficace contro i licenziamenti illegittimi.

    «Si tratta di un giorno di lutto per i lavoratori e le lavoratrici italiane scrivono gli organizzatori della manifestazione che si svolgerà oggi pomeriggio in Piazza De Ferrari a partire dalle 17.30Questa riforma non ha nulla a che vedere con il rilancio dell’economia ma si limita a cancellare il reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamento illegittimo. D’ora in poi i lavoratori saranno ricattabili, potranno essere licenziati con qualsiasi pretesto, e possono solo sperare di ottenere un risarcimento ridicolo dopo una causa che durerà anni».

    Alla mobilitazione aderiscono ALBA Genova, Associazione Giuristi Democratici Genova, Attac-Genova, Centro Ligure di documentazione per la Pace, Circoli PRC Bianchini e Geymonat, CSP comunisti popolari, Comitato No Debito di Genova, Cobas Scuola Genova, Federazione dei Comunisti Anarchici Sez. N. Malara Genova, Pacifisti e pacifiste dell’ora in silenzio per la pace, Partito Comunista dei Lavoratori, PDCI Fed. di Genova, Rete Contro G8 per la globalizzazione dei diritti, Sinistra critica.

    Il corteo si muoverà da Piazza De Ferrari in direzione della sede del Partito Democratico, in Piazza della Vittoria «Comunicheremo loro la nostra rabbia ed il nostro lutto anche usando le armi dell’ironia e della creatività, cercando di fare in modo che nessuno più si lasci ingannare dal loro definirsi “di sinistra” e ” dalla parte dei lavoratori”» , sottolineano i promotori.

    «Questa riforma liberalizza i contratti a tempo determinato fino ad un anno, abolendo il principio (vigente dal 1962) che stabilisce che il contratto a tempo indeterminato è la regola. Solo una delle 47 forme di contratto precario attualmente esistenti verrà eliminata».

    Un salto indietro di 50 anni che si pone in aperto contrasto con l’art. 1 della Costituzione. Una riforma «Approvata con il sostegno convinto del Partito Democratico che anzi ha proposto ed ottenuto di aumentare da sei mesi (proposta Fornero), ad un anno la possibilità di stipula di contratti a termine senza causaleconcludono gli organizzatori – Il Partito Democratico ha ormai scavato un solco incolmabile con le classi lavoratrici, tradendo le proprie radici che affondano nel più grande partito comunista europeo e tradendo il proprio elettorato che continua a credere che sia ancora un partito di sinistra».

  • Cartellino rosso al razzismo: torneo di calcio antirazzista

    Cartellino rosso al razzismo: torneo di calcio antirazzista

    Sabato 23 e domenica 24 giugno si svolgerà la sesta edizione di Cartellino rosso al razzismo!, il torneo genovese di calcio antirazzista organizzato dal Comitato Uisp di Genova e da Macaia Associazione per i diritti di cittadinanza. La manifestazione, inserita nel calendario nazionale delle iniziative “Aspettando i Mondiali Antirazzisti”, si svolgerà presso il Campo sportivo Negrotto di Serra Riccò, in località Mainetto.

    Dalle ore 14 di sabato, e sino alle 20 di domenica, saranno ben ventiquattro le squadre, formate all’interno di reti del terzo settore, comunità associazioni di tifosi, rappresentative dei centri sociali genovesi, che si incontreranno in gare di calcio a 7 autoarbitrate, sul modello dei Mondiali Antirazzisti, per aggiudicarsi l’ambito trofeo del torneo genovese contro tutte le discriminazioni e il razzismo, contro l’esclusione e per i diritti di cittadinanza per tutti e tutte. In un momento in cui il calcio professionistico sembra irrimediabilmente compromesso e sta infliggendo a tifosi ed appassionati molte delusioni – si pensi alle vicende del calcio scommesse – solo ripartendo “dal basso” e dalla passione, si può restituire al calcio la dignità di uno sport popolare, che deve tornare ad essere solo un gioco, di tutti e per tutti.

    La manifestazione è organizzata grazie alla partecipazione attiva delle associazioni e dei gruppi Lokomotiv Zapata, Aut aut 357, Skro, Black Power, Spartaco Uds, Fratelli nel mondo, Sporting Baracca, La Salle Ghebì, Chico Mendes Sampierdarena, Nueva Vida, Parterre, Freak Brothers, Olympic Maghreb, GAV, Laboratorio Sociale Occupato Autogestito Buridda, Maghreb Sampdoria, Master of the Streets, La Resistente, 26 luglio traslochi, Centro West, Leoni du Senegal e Polisportiva Uppercut Alessandria.

    Un percorso iniziato nel 2005 con la prima edizione e che ha visto nel corso di questi anni la capacità di essere espressione di una rete di persone ed iniziative territoriali che, attraverso decine di iniziative di confronto, dibattito, “calcio di strada” e musica, hanno inteso lo sport ed il calcio come un’irrinunciabile occasione comunitaria di festa, incontro, agonismo sportivo, antifascismo ed antirazzismo. Il progetto alla base del torneo, infatti, è quello di diffondere le buone pratiche dello sport per tutti e dello sport di cittadinanza, di mettere in rete realtà che operano sul territorio, contro ogni forma di razzismo, per parlare a tutti e con tutti il linguaggio della solidarietà e del mutuo soccorso da opporre ad una società sempre più fondata su individualismo, paura ed esclusione.

    Cartellino rosso al razzismo! 2012 rappresenta, dopo la kermesse “Tutti i colori del calcio” andata in scena A Sampierdarena dal 12 al 14 giugno, l’ultimo degli appuntamenti di quella che è stata la ricca primavera uispina genovese dedicata all’avvicinamento ai Mondiali Antirazzisti, la grande festa internazionale contro ogni discriminazione organizzata dall’Uisp dal 4 all’8 luglio a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, presso il Parco di Bosco Albergati. Per il sedicesimo anno, sport, musica, cinema, cultura, divertimento, storia, gastronomia, impegno civico e lotta al razzismo saranno gli ingredienti base di una grande festa che mantiene anche quest’anno una prerogativa non secondaria: la partecipazione è completamente gratuita.

    200 squadre di calcio a 7 provenienti da oltre 25 paesi diversi e in rappresentanza di 50 nazionalità si confronteranno nel torneo meno competitivo del mondo. Chi vincerà il torneo Cartellino rosso al razzismo” parteciperà ai Mondiali insieme a giocatori e volontari del Lokomotiv Zapata. Squadra fresca vincitrice, tra l’altro, del Campionato provinciale Amatori a sette 2011-2012 della Lega calcio Uisp Genova. Oltre al calcio ci saranno poi tornei di pallacanestro, pallavolo, rugby e cricket. Quest’anno, poi, partecipare ai Mondiali rappresenterà anche un modo concreto per aiutare le popolazioni emiliane colpite dal terremoto. Info e iscrizioni sul sito www.mondialiantirazzisti.org

  • Mai Più Respinti: Giornata Mondiale del Rifugiato, anche Genova è in prima fila

    Mai Più Respinti: Giornata Mondiale del Rifugiato, anche Genova è in prima fila

    Due documentari per aprire gli occhi, dibattiti e dialogo con il pubblico per focalizzare l’attenzione su un tema che chiama in causa i diritti fondamentali della persona, spesso calpestati impunemente a causa di spregiudicati accordi politici e per presunte ragioni di sicurezza.
    Il 20 giugno 2012, in occasione della Giornata internazionale dei rifugiati – inizialmente celebrata in alcuni paesi Africani, diviene mondiale con la Risoluzione 55/76 adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 4 Dicembre 2000 – anche Genova sarà protagonista dell’iniziativa “Mai Più Respinti” !

    «La Giornata Mondiale del Rifugiato 2012 vuole farci riflettere sulle difficili scelte che un rifugiato è spesso costretto a fare nel corso della propria vita alla ricerca di protezione – sottolinea l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Italia (UNHCR) – Rimanere e rischiare la vita in una zona di guerra? Fuggire e lasciare le persone che ami? Rimanere ed essere costretti a combattere? Rischiare la morte durante la fuga? Rimanere e rischiare la vita sotto le bombe? Fuggire e rischiare torture, violenze o qualcosa di peggio? Tu cosa faresti?».
    Questi sono solo alcuni esempi di scelte difficili e laceranti che nessuno dovrebbe mai trovarsi a dover affrontare. Perché nessuno sceglie di diventare rifugiato. Sono i conflitti e le violenze che separano milioni di rifugiati dai propri cari.

    Uno sforzo collettivo che nasce in seno alla società civile – promosso a livello locale dalle associazioni “Centro delle Culture Genova”, “Music for peace”, “Senza Paura” , “3Febbraio”, “Usciamo da Silenzio”, “Ya Basta! Genova” – avrà luogo in più di 80 città italiane, per porre fine alla barbara politica dei respingimenti imposta dai nostri politici ai danni di chi, in fuga da guerre e persecuzioni, dovrebbe essere invece accolto e tutelato.

    Come detto, nella nostra città saranno organizzate proiezioni speciali di due documentari.
    “Mare Chiuso”, realizzato da Andrea Segre e Stefano Liberti, presso il “Club Amici del Cinema” (via Carlo Rolando 15, Sampierdarena) alle ore 19:30. Il film – patrocinato da Amnesty International – racconta le vicende accadute tra il 2009 e il 2010 quando, in seguito al trattato di amicizia Italia-Libia del 2008 ed in applicazione degli accordi tecnici del 2007, centinaia di migranti in fuga dalle coste del Nord Africa sono stati respinti senza essere identificati né avere accesso alla procedura di asilo. Molti di essi erano richiedenti asilo, fuggiti da persecuzioni e guerre. Persone rispedite in Libia, dove sono state imprigionate, torturate e deportate dalla polizia di Gheddafi.
    Il 23 febbraio 2012 l’Italia è stata condannata per aver eseguito queste operazioni, ma ad oggi il Governo Italiano non si è ancora ufficialmente impegnato a non eseguire mai più respingimenti e troppa parte dell’opinione pubblica è ancora convinta della necessità o addirittura del successo di quelle pratiche.
    «L’Italia, di fatto, non ha mai rifiutato questi accordi – spiega Stefano Martini, Centro delle culture – L’obiettivo delle iniziative del 20 giugno è proprio quello di chiedere a gran voce che il nostro Paese rifiuti l’odiosa pratica dei respingimenti, sia in mare che in terra».

    E ieri, proprio in merito alle politiche di contrasto all’immigrazione, il quotidiano La Stampa, riportava stralci dell’accordo segreto siglato lo scorso 3 aprile tra Italia e Libia, con le firme del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri e del suo omologo libico, Fawzi Altaher Abdulati. Il processo verbale della riunione tra le due delegazioni sembra andare in direzione contraria rispetto alle aspettative degli organizzatori della giornata del Rifugiato, riconfermando, in sostanza, tutte le vecchie intese siglate da Roma con il dittatore Gheddafi. Così si legge nel documento «Nel quadro del consolidamento dei rapporti di amicizia tra la Libia e la Repubblica italiana dei trattati e degli accordi bilaterali finalizzati al rafforzamento di relazioni privilegiate in materia di contrasto all’imigrazione clandestina… l’Italia si impegna ad avviare immediatamente il programma delle forniture relativo a mezzi tecnici e attrezzature». Inoltre l’accordo stabilisce l’inizio della costruzione di «un centro sanitario a Kufra (sud della Libia al confine con Egitto, Sudan e Ciad, ndr) per garantire i servizi sanitari di primo soccorso a favore dell’immigrazione illegale». Ma in Libia, Paese che non ha sottoscritto la Convenzione di Ginevra del 1951 sul rispetto dei diritti umani, quello dei centri di accoglienza è un tema assai delicato. Durissima la reazione di Amnesty International che parla di «Un accordo che rischia di comportare gravi rischi per i diritti umani». Il punto più critico, come spiega il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury è «La mancanza di garanzie per i richiedenti asilo. Sembra che anche per il governo italiano pensi che in Libia non ci siano persone bisognose di protezione internazionale». Per quanto riguarda le presunte iniziative umanitarie il giudizio è tranchant «Kufra non è mai stato un centro sanitario nè tantomeno di accoglienza ma un centro di detenzione durissimo e disumano – conclude Noury – I cosiddetti centri di accoglienza di cui si sollecita il ripristino hanno a loro volta funzionato come centri di detenzione, veri e propri luoghi di tortura».

     

    Tornando al 20 giugno, sempre a Sampierdarena, presso la sede di Music for Peace (Via Balleydier 60,Sampierdarena), alle ore 21:00, seguirà la proiezione di “Io sono. Storie di Schiavitù” documentario di Barbara Cupisti. Un film che racconta le vicissitudini di rifugiati ma non solo, perché a subire soprusi e atteggiamenti discriminatori sono anche i migranti che in un modo o nell’altro riescono a fermarsi in Italia. Quindi storie di uomini sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli e donne costrette a vendere il proprio corpo sugli squallidi marciapiedi delle periferie italiane.

    «Chi fugge dal proprio Paese a causa di persecuzioni per motivi  di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche ha diritto ad ottenere la protezione internazionale – concludono gli organizzatori – Speriamo che questa giornata sia un’occasione di dibattito, confronto, denuncia e partecipazione».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Il diritto di essere bambini: la storia di Iqbal raccontata dai ragazzi

    Il diritto di essere bambini: la storia di Iqbal raccontata dai ragazzi

    Uno spettacolo teatrale realizzato dai ragazzi della “Compagnia dell’amor distratto” – gruppo formatosi presso la scuola elementare Maria Mazzini nel 2003, sotto la guida della maestra Enrica Origo, attualmente i suoi componenti frequentano le scuole medie e superiori, sono cresciuti facendo teatro insieme – con il sostegno dell’Associazione Almamusica, per raccontare “La storia di Iqbal Masih“, il coraggioso bambino pakistano ucciso il 16 aprile 1995, all’età di dodici anni, per essersi liberato dalla schiavitù ed aver denunciato al mondo intero il lavoro schiavizzato di centinaia di migliaia di bambini, facendo calare a picco le vendite dei tappeti.

    Iqbal, venduto dai genitori ad un mercante di tappeti e incatenato al telaio dall’età di quattro anni, riuscì a scappare a dieci anni e, grazie all’aiuto del BLLF (Fronte di liberazione dal lavoro schiavizzato) e del suo fondatore Ehsan Khan, si mise in salvo. Da allora non smise di agire insieme ad Ehsan per salvare centinaia di bambini dalle fabbriche di mattoni e di tappeti fotografandoli di nascosto e mandando le foto ai giornali. Presto tutto il mondo venne a conoscenza di lui e del lavoro schiavizzato. Nel novembre del 1994 parlò in Svezia alla conferenza internazionale sul lavoro minorile e poi negli USA a Boston, in occasione del Premio assegnatogli dalla Reebook, “Young in action”. Pochi mesi dopo il viaggio, il giorno di Pasqua, mentre andava in bicicletta nei pressi del suo paese, Muridke, una raffica di colpi di arma da fuoco lo uccise. In America avrebbe potuto fermarsi a studiare, grazie al premio di 15 mila dollari che ricevette, ma volle tornare in Pakistan per salvare altri bambini.

    Un gruppo di ragazzi racconta la sua storia, per ricordare il suo esempio e il suo coraggio, richiamando l’attenzione sulla realtà inaccettabile del lavoro schiavizzato dei bambini. Si tratta di una narrazione corale attraverso l’azione che si svolge in uno spazio centrale, con gli spettatori disposti ai lati come testimoni.

    Lo spettacolo, presentato per la Storia in piazza al Munizioniere di Palazzo Ducale il 14 aprile 2011 e poi nelle scuole, verrà replicato il 3 giugno prossimo a Genova nel chiostro di Santa Maria di Castello alle ore 21 per il sindacalista pakistano Ehsan Khan, leader del BLLF (Fronte per la liberazione dal lavoro schiavizzato), che salvò Iqbal dalla schiavitù e che accusò la “mafia dei tappeti” del suo omicidio.

    Il 4 e il 5 giugno altri due spettacoli con altre due compagnie di bambini verranno rappresentati per lui, questa volta nel teatrino della scuola Maria Mazzini che verrà dedicato ad Iqbal.

    Ehsan Khan sarà a Genova dal 3 al 6 giugno, invitato dai bambini e dai ragazzi, per parlare ai più piccoli e a tutti i cittadini di Iqbal e della lotta contro il lavoro schiavizzato che il BLLF sta conducendo da molti anni. L’incontro con la cittadinanza sarà lunedì 4 alle ore 17 a S.Maria di Castello.

    Attualmente non esiste in Italia una sede di BLLF e l’occasione offerta dalla presenza del suo fondatore, potrebbe essere propizia per prendere accordi affichè ne nasca una, magari a Genova.

    L’iniziativa promossa da Associazione S.Maria di Castello, scuola Maria Mazzini, Circolo didattico di Castelletto è sostenuta da Amnesty International Liguria, CoGeDe, Teatro della Tosse Fondazione Luzzati, PiDiDa, Almamusica, Arci Trasta Barabini, ReMida e molti altri.

  • Giornata internazionale contro l’omofobia, qual è la situazione in Liguria?

    Giornata internazionale contro l’omofobia, qual è la situazione in Liguria?

    Domani, 17 maggio, come ogni anno a partire dal 2007, si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia quale momento di riflessioni e azioni per denunciare e lottare contro ogni violenza fisica, morale o simbolica legata all’orientamento sessuale.

    La scelta è caduta su questa data perché 22 anni fa, il 17 maggio 1990, l’omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
    Arcigay (storica associazione che difende i diritti della comunità lgbt- lesbica, gay, bisessuale, trans) per l’occasione organizza su tutto il territorio nazionale momenti di riflessione e campagne nazionali di sensibilizzazione e per il contrasto all’omofobia e transfobia.

    E finalmente sembra che anche a livello istituzionale, qualcosa si muova.

    «Dal Governo tecnico, che dovrebbe assumere un volto umano anche sulle questioni relative al diritto al lavoro, arriva un segnale di discontinuità rispetto al passato», sottolinea Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay.

    Come ricorda il sito web dell’associazione, in questi giorni il Ministro Fornero ha aperto alle nuove famiglie con un rinnovato senso di laicità, dichiarando: «Dobbiamo sforzarci di distinguere, nella nostra analisi e nelle richieste di cambiamenti normativi, i valori che portiamo dentro di noi da quella che e’ una visione aperta e nella quale tutti chiedono pari opportunità e dirititti».

    Anche il Ministro Profumo sostiene la Giornata contro l’omofobia e sollecita la scuola a operare attivamente contro l’orrore dell’omofobia e del bullismo. Per parte sua il Ministero dell’Ambiente, guidato da Corrado Clini, sostiene la festa delle Famiglie organizzata da Famiglie Arcobaleno, i genitori gay e Legambiente il 20 maggio prossimo.

    «Ci piacerebbe che il 17 maggio si levasse contro l’omofobia e per la depenalizzazione dell’omosessualità nel Mondo, anche la voce di Mario Monti  – continua il presidente nazionale Arcigay – sarebbe il segnale di una rivoluzione di metodo, contenuti e valori che attendiamo da anni».

     

    Per quanto riguarda la Liguria, a livello legislativo, la nostra regione ha compiuto dei passi avanti significativi.

    «Dopo la Toscana siamo la seconda regione in Italia che si è dotata di una legge regionale contro le discriminazioni sessuali (L.R. 10/2009 n.52) – spiega Lilia Mulas, Presidente Comitato Provinciale Arcigay-ArciLesbica Genova “Approdo”– la medesima legge ha previsto la nascita di un coordinamento tecnico che fa capo alla regione e al quale partecipano diverse associazioni (Arcigay, Genova Gaya, Trans Genere, ecc.) che oggi, finalmente, sta muovendo i primi passi. Il compito del coordinamento dovrebbe essere quello di raccordare tutte le azioni messe in campo per favorire la diffusione dell’informazione su questi temi: campagne di sensibilizzazione, di formazione nelle scuole, diffusione delle buone pratiche».

    La citata Legge regionale 10 novembre 2009 n. 52 “Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”, all’articolo 1, comma 2, sancisce un principio basilare La regione Liguria garantisce la parità di diritti di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere.

    Ma su questi temi, qual è il grado di sensibilità in Liguria?

    «La Liguria è una regione abbastanza tollerante – racconta Mulas – rispetto ad altre realtà territoriali italiane i casi di aggressioni fisiche fortunatamente sono ben pochi. Noi come associazione abbiamo un rapporto consolidato con istituzioni, ordini professionali e realtà produttive del nostro territorio e tutti si dimostrano particolarmente sensibili alle nostre istanze. Ovviamente però per avere una percezione completa è necessario osservare costantemente la realtà quotidiana. E purtroppo non possiamo affermare con certezza che in Liguria non esista il fenomeno dell’omofobia. Dopo il Gaypride del 2010 registriamo un miglioramento dovuto ad una maggiore conoscenza sul tema omosessualità. Forse in questo senso ha avuto un’influenza positiva anche il carattere chiuso e riservato dei Liguri. Occorre però prestare molta attenzione quando si parla di diritti. Non guardare in casa d’altri, essere troppo riservati, può anche trasformarsi in un pericolo perchè così facendo si rischia di sottovalutare determinate situazioni e non denunciare i casi di discriminazione che comunque esistono».

    Pensate che il Governo Monti debba impegnarsi anche sul tema dei diritti?

    «Il Governo se ne sta già occupando, basta vedere le dichiarazioni dei ministri Fornero, Profumo, Clini – conclude Mulas – Ma credo che questo non sia il compito del governo cosiddetto tecnico, bensì se ne dovrà occupare l’esecutivo che verrà dopo, eletto direttamente dai cittadini. Anche perché una buona parte della popolazione è favorevole al riconoscimento dei diritti alle persone di diverso orientamento sessuale. Non penso al matrimonio, piuttosto a delle vere unioni civili. In Italia c’è un grande problema ovvero il mancato riconoscimento di coppie e famiglie omosessuali, che dà luogo a pesanti conseguenze, ad esempio per quanto riguarda i figli di coppie omosessuali. Parliamo di almeno 100 mila bambini privati di un corretto status giuridico. Questi ultimi vengono infatti considerati figli di persone single. In caso di morte di uno dei genitori, l’altro coniuge non può essere riconosciuto quale genitore del proprio figlio.Una situazione gravissima che coinvolge numerose famiglie italiane».

     

    Come detto sono numerose le iniziative in tutta Italia, a Genova sarà l’occasione per parlare di bullismo e omofobia nelle scuole, grazie al convegno “Bullismo nelle scuole liguri: A che punto siamo?“, organizzato dal Comitato provinciale Arcigay Genova “Approdo” con il patrocinio della Regione Liguria, si svolgerà domani alle ore 20.30 presso lo StarHotel President. All’incontro prenderanno parte Pippo Rossetti, assessore regionale alla formazione e istruzione, Donatella Siringo, portavoce dell’associazione genitori e amici di omosessuali, Matteo Viviano, presidente del coordinamento genitori democratici e Ostilia Mulas, presidente del Comitato Provinciale Arcigay-ArciLesbica Genova “Approdo”.

    Mentre il 18 maggio 2012 alle ore 17:45 nel Munizioniere di Palazzo Ducale sarà proiettato il video “Disgusto o umanità?” realizzato da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. A cura di Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo.

    Il 20 maggio sarà la volta della Festa delle Famiglie ai Giardini Luzzatti insieme alle associazioni Il Cesto, Arciragazzi, Famiglie Arcobaleno, con musica, animazione e merenda per i bambini. Dalle 15.00 alle ore 19.00.

    Infine il 21 maggio Presentazione dell’ultimo libro di Chiara Saraceno “Cittadini a metà : come hanno rubato i diritti agli italiani” in presenza dell’autrice e di Aurelio Mancuso, Equality Italia, ai Giardini Luzzatti, ore17.45.

     

    Matteo Quadrone

  • Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    L’ultima sanatoria “colf e badanti” del  2009 è stata una truffa. Discriminatoria nei confronti di tanti lavoratori immigrati che non lavorano come collaboratori domestici, l’ultima regolarizzazione è stata ancora una volta fonte di ricatti da parte di intermediari e datori di lavoro che hanno lucrato su situazioni di subalternità e emarginazione. Parte da Genova, e in particolar modo dai venditori ambulanti del Porto Antico, la richiesta di un nuovo provvedimento che estenda la possibilità di un permesso di soggiorno valido a tutti i lavoratori stranieri in nero, dipendenti e non.

    Ne abbiamo parlato con Mauro Musa, responsabile dell’Associazione 3 Febbraio di Genova e con Luciana Taddei, membro dell’Associazione e collaboratrice al cortometraggio della video maker Serena Gargani  “All’ombra del porto”. L’Associazione 3F è promotrice, con l’avvocato Alessandra Ballerini, del testo del provvedimento da presentare al Governo.

    Da quale esigenza umana nasce l’idea di proporre al Governo una bozza di sanatoria generalizzata?

    L’idea di elaborare questo testo, che autorizza la regolarizzazione generalizzata dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese, nasce dalla lotta quotidiana dei nostri fratelli del Porto Antico, venditori ambulanti che da tempo cercano di ottenere un documento valido e un lavoro onesto e riconosciuto. Illegalità e emarginazione sono il frutto di un circolo vizioso in cui il permesso di soggiorno rappresenterebbe il primo tassello della soluzione: se non si ha un documento valido infatti non si può ottenere un contratto in regola e senza un lavoro non è possibile ottenere un permesso di soggiorno . Molti di questi ragazzi sono stati vittima di raggiri e truffe nel 2009, all’epoca dell’ultima sanatoria: hanno pagato migliaia di euro a un datore di lavoro o a un intermediario che si è intascato i soldi senza provvedere all’effettiva regolarizzazione. In più, sia i venditori ambulanti del Porto che altri stranieri residenti, da tempo sono soggetti ad una forte repressione da parte delle forze dell’ordine che compie perquisizioni nelle case, in virtù della legge antiterrorismo ancora in vigore e cerca di bloccare il commercio ambulante del Porto usando a volte anche le maniere forti. Nel febbraio 2011 l’Associazione ha indetto una manifestazione a sostegno dei diritti degli immigrati a cui hanno partecipato 500 persone, un numero davvero importante per la realtà dei cittadini stranieri residenti a Genova. Da quel momento è nata l’idea di redigere una bozza di sanatoria, grazie attiva partecipazione di questi ragazzi il cui protagonismo è sempre stato forte e hanno continuamente animato le assemblee che hanno portato alla stesura del documento.

    Cosa prevede la bozza del documento?

    Il testo scritto da Alessandra Ballerini, avvocato di fiducia sia delle istituzioni cittadine che dell’associazione, prevede il rilascio del permesso di soggiorno a lavoratori stranieri  sia dipendenti che autonomi; in questo modo si vogliono evitare quelle forme di ricatto a cui sono stati sottoposti i lavoratori immigrati nel 2009. Non sarà più quindi necessario che il datore di lavoro presenti i documenti richiesti per il rilascio del permesso per quegli immigrati che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato una micro impresa autonoma. La bozza prevede poi la cancellazione delle espulsioni precedenti – richiesta ripresa dalle precedenti sanatorie governative – e dei reati d’autore,  reati minori che non prevedono violenza su persona (ad esempio la vendita di merce contraffatta). Il permesso dovrà  essere rilasciato tassativamente massimo dopo 60 giorni dalla presentazione della richiesta da parte del cittadino straniero.

    Quali sono stati i rapporti con le istituzioni cittadine a partire dalle manifestazioni dello scorso anno?

    Gli incontri con le autorità cittadine sono stati diversi, ma non possiamo certo affermare che i risultati concreti siano stati altrettanto numerosi. L’assessore alla sicurezza Scidone ci aveva assicurato che non avrebbe colpito “l’ultimo anello” della contraffazione, i venditori ambulanti appunto, ma si sarebbe concentrato sull’ingrosso e i trafficanti di merce contraffatta; all’opposto la repressione contro i fratelli del Porto Antico si è acuita sempre di più e le perquisizioni nelle abitazioni sempre più massicce e frequenti. Bisogna ricordare inoltre che, per legge, i blitz a domicilio possono svolgersi solo con la supervisione di una persona di fiducia, se espressamente richiesto dal perquisito; noi membri dell’Associazione 3 Febbraio avremmo tanto voluto godere di questo diritto, come richiesto dai lavoratori stranieri, ma le pattuglie delle forze dell’ordine non ci hanno mai aspettato. Con l’assessore al commercio Vassallo abbiamo iniziato a trattare per trovare una soluzione alternativa al commercio ambulante, pensando ad esempio ad un spazio dove gli immigrati possano vendere oggetti tradizionali provenienti dal Senegal; il permesso di soggiorno rimane, anche in questo caso, imprescindibile. Abbiamo incontrato anche il sindaco Marta Vincenzi la quale aveva promesso di appoggiare la nostra battaglia nazionale e avrebbe invitato il governo ad esaminare la sanatoria, dopo averla fatta approvare in consiglio comunale. Le intenzioni c’erano tutte, ma i fatti sono stati pochi anche perché la Vincenzi si è mossa troppo tardi, il 13 febbraio, ormai a scadenza di mandato. La repressione attenuata non c’è stata, il tavolo di discussione tra noi associazione e immigrati e le istituzioni si è riunito solo una volta, semplicemente per comunicarci che tutto sarebbe stato rimandato a dopo le elezioni; in origine il Sindaco ci aveva prospettato una riunione settimanale. Dal nuovo sindaco, chiunque sarà, ci attendiamo che accolga nuovamente la nostra proposta e si faccia promotore, in sede di consiglio comunale, del nostro appello da presentare poi a Roma, al governo perché lo prenda in considerazione e lo discuta.

    Genova è la capofila, ma l’iniziativa è pensata come nazionale…

    Il 1 maggio scorso c’è stata la presentazione della bozza di sanatoria a livello nazionale. In tutte le città in cui l’associazione è presente si terranno delle assemblee locali per individuare i responsabili della campagna e decidere le strategie locali e nazionali per sostenerla, a partire dalla raccolta delle adesioni. E’ previsto a fine mese un coordinamento nazionale  di tutti i sostenitori dell’appello, in cui i partecipanti potranno discutere i contenuti della sanatoria e fare in modo che diventi un tesoro di tutti, frutto di un’elaborazione collettiva. Non vogliamo che sia un documento calato dall’alto, da Genova e dal suo gruppo locale, ma vorremmo che diventi un patrimonio comune, cittadini italiani e stranieri, associazioni e singoli. Dal canto loro, gli immigrati sono entusiasti ed ansiosi di questa iniziativa, dai senegalesi di Genova ai bengalesi di Roma fino ai rifugiati di Napoli.

    Lo strumento delle sanatorie è una risposta emergenziale ad una condizione di emarginazione e illegalità che necessita una risposta pronta. L’immigrazione tuttavia, come fenomeno umano portatore di diritti e doveri, non può essere concepito come un’emergenza ma è una situazione strutturale i cui problemi hanno bisogno di una visione un po’ più ampia per essere risolti…

    L’associazione 3 Febbraio nasce senza dubbio con una visione più ampia rispetto alla proposizione di un piccolo strumento, anche se necessario, come la sanatoria. La nostra è una battaglia generale per la dignità, la libertà e la giustizia. Il nemico principale da battere in Italia è il razzismo perché a causa del razzismo si rischia la vita, si perde la vita, italiano o straniero. Il permesso di soggiorno è soltanto uno dei diritti, fondamentali, da garantire ai nostri fratelli: noi sosteniamo la libera circolazione e l’accoglienza per tutti. La logica dei flussi secondo noi è una logica assassina perché avalla le centinaia e migliaia di morti che avvengono nei nostri mari. L’immigrazione inoltre non può essere settoriale e non può essere accettata solo se vantaggiosa economicamente: l’integrazione non deve essere garantita in nome di una logica utilitaristica perché una persona non può essere snaturata al tal punto da trasformarsi in semplice fonte di reddito e profitto. Una persona è portatrice di diritti che, a quanto ne sappiamo, sono universali.

    Come sembra rispondere la politica italiana a queste iniziate incentrate sui diritti dell’uomo e della donna, a prescindere dalla provenienza o professione?

    In generale abbiamo capito che i diritti non fanno voto, i politici hanno paura di parlarne perché risultano impopolari e di conseguenza i risultati concreti prodotti dalla politica ad oggi sono pochi. In sé il tema della sanatoria che proponiamo è certamente “scottante”: parliamo di generalizzazione dei permessi quando tutti parlano di immigrazione selettiva. Del resto l’immigrazione è uno di quei temi bipartisan di cui la politica si riempie di parole: tante chiacchiere, molte liti, pochi fatti e spesso pure inadeguati. Abbiamo chiesto diversi incontri con il Ministro per la cooperazione internazionale e l’Integrazione Riccardi, ma ad oggi alle buone volontà è seguito il nulla della politica, contrapposto al protagonismo degli immigrati che continuano a lottare. Gli immigrati, come già detto, sono entusiasti: speriamo solo che queste speranze non si trasformino in illusioni. Il copione è già stato letto e visto.

    Il documentario “All’ombra del porto” che sta girando la video maker Serena Gargani, in collaborazione con alcuni membri dell’Associazione 3F, è un altro strumento che racconta la lotta dei ragazzi nordafricani del Porto Antico per vedere riconosciuta la loro esistenza e affermare la loro dignità…

    Si, il documentario nasce dalla richiesta di Pablo, un membro dell’associazione, di far conoscere più diffusamente la situazione dei venditori ambulanti del Porto Antico, delle loro problematiche e della loro lotta autonoma per migliorare la loro situazione. L’obiettivo, di Serena Gargani e nostro, è di realizzare un medio metraggio a sé stante rispetto alla sanatoria ma che certamente si lega alle richieste contenute nella bozza. Stiamo ancora ultimando le riprese e poi ci attiveremo per trovare una produzione che possa finanziarlo.

     

    Antonino Ferrara
    foto di Diego Arbore

  • Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros con Renato SchifaniFacciamo quattro chiacchiere, all’ombra del Duomo di San Lorenzo, con Andrea Boutros, blogger genovese di Yalla Italia, ritrovo web per ragazzi e ragazze dell’“Italia mediterranea” che vogliono raccontare il nostro e loro Paese, a partire dalle esperienze della loro vita quotidiana. Ha 19 anni, le idee molto chiare e un progetto: creare un’associazione nazionale che unisca tutti i residenti egiziani e i cittadini italiani di origine egiziana, con l’obiettivo di partecipare anche all’Expo di Milano 2015.

    Andrea chi è? Italiano, egiziano, genovese… Quanto è importante per te definirti in maniera più o meno chiara e quanto è importante per figli di immigrati riuscire a trovare una “categorizzazione identitaria” per la propria persona?

    «Credo che noi figli di cittadini immigrati troviamo una nostra, seppur parziale, definizione di “cosa siamo” nella stessa continua ricerca di noi. Noi seconde generazioni, fin dalla nascita, siamo doppie, nella lingua, nella cultura, nella cucina e continuiamo a essere divise a metà anche dopo: io per esempio qui in Italia mi sento e vengo percepito maggiormente come un egiziano, mentre in Egitto è esattamente il contrario. Credo che questa situazione di sdoppiamento derivi dal senso di inadeguatezza che noi, cross generation, proviamo; inadeguatezza causata dal fatto di essere nati in una famiglia che non appartiene pienamente al contesto d’accoglienza e questo sentire dei genitori non può che riflettersi, ovviamente, anche su noi figli. La soluzione è, a mio avviso, triplice: c’è chi prova a superare questa dicotomia rifiutando totalmente la società italiana, c’è chi invece dimentica, accantonandole, le sue radici originarie e chi infine, come noi vorremo fare, cerca di mediare, trovare una “terza via”, che nasce dalla presa di coscienza della nostra dualità, non eliminabile, e dal tentativo di far convivere questi “noi”».

    Il sottotitolo di Yalla è “Il blog delle seconde generazioni”. L’espressione è tuttavia spesso criticata da alcune associazioni di figli di immigrati per la sua natura categorizzatrice. Altri invece affermano che con tale dicitura si sottolinei l’alterità di persone che non sono italiane pienamente ma che non appartengono nemmeno al paese e alla cultura dei loro genitori. Cosa ne pensi?

    «Indubbiamente il termine “seconda generazione” è insufficiente, ma nasce dall’esigenza di rispondere alla domanda: “Chi sono?”. Domanda che tutti noi ci poniamo. Io, Andrea, non sono né pienamente italiano né pienamente egiziano, ma ho bisogno di un termine che possa, anche se in maniera non del tutto appropriata, identificarmi. “Seconda generazione” nasce e racchiude la difficoltosa e continua ricerca di tutta la cross generation italiana. Credo inoltre che la seconda generazione sia un fenomeno unico e che si esaurisca con noi, figli di immigrati: i nostri figli, che nasceranno e vivranno in Italia, saranno pienamente italiani, o meglio, italo-stranieri; come gli italo-americani ad esempio, avranno certo legami con il paese di origine dei genitori, ma non saranno più in bilico tra due appartenenze».

    L’associazionismo immigrato ha come obiettivo quello di creare situazioni di incontro tra cittadini di origine straniera e cittadini italiani. Spesso però le associazioni finiscono per auto ghettizzarsi e non favoriscono un dialogo effettivo con la società d’accoglienza. Il tuo pensiero a riguardo?

    «I cittadini di origine straniera spesso fondano associazioni per ritrovarsi, si attirano perché condividono una realtà, gesti, parole che gli appartengono nel profondo. Si, è vero, spesso le associazioni di immigrati rimangono circoli chiusi, delle “bocciofile” frequentate esclusivamente da conoscenti e amici. Spesso le associazioni sono costituite da tre, quattro persone, senza un’organizzazione chiara, un obiettivo da perseguire e sono quindi destinate a morire senza mai essere state attive e radicate sul territorio. A volte poi nascono con la volontà ultima di fare politica, sostenere delle istanze e trovare soluzioni per i problemi pubblici dei paesi d’origine. Questa è una base di partenza sbagliata: bisogna saper proporre progetti e attività concrete sul proprio territorio e poi pensare di poter agire anche nel proprio paese d’origine, anche da un punto di vista politico se si vuole».

    Parlaci del progetto di cui fai parte che vuole creare un’associazione nazionale di cittadini di origine egiziana presenti in Italia…

    «Con un gruppo di ragazzi e di studenti di origine egiziana, principalmente residenti a Milano, per il momento, stiamo cercando di realizzare un progetto associativo che riunisca tutti i cittadini egiziani e le loro espressioni associative più o meno grandi presenti in Italia in un unico soggetto. Il nostro obiettivo primo è di rinnovare il patto di fiducia tra l’Egitto e i suoi cittadini emigrati, facendo emergere le grandi potenzialità della comunità egiziana italiana nelle sue espressioni professionali, culturali, artistiche. Vorremo inoltre far conoscere la storia e la cultura estremamente ricca del nostro Paese agli italiani, in uno scambio che possa arricchire anche l’Italia di nuovi “intellettuali” di origine straniera. Io in particolare vorrei puntare sul riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero e sull’equipollenza delle lauree per far si che le competenze e le conoscenze acquisite in Egitto possano essere spese al meglio anche qui in Italia. Come organizzazione egiziana nazionale vorremmo partecipare inoltre alla Consulta dei Popoli che si terrà nel capoluogo lombardo, nell’ambito dell’Expo 2015».

    In merito ai diritti di cittadinanza l’Italia è spesso rappresentata negativamente per il trattamento giuridico, ma non solo, che riserva ai suoi cittadini di origine straniera. Ultimamente il Paese è al centro di iniziative volte alla promozione dei diritti di cittadinanza per gli immigrati e anche diversi politici e cariche pubbliche, dal Presidente della Camera Fini al Capo dello Stato Napolitano, si sono espressi favorevolmente per un cambio dell’attuale legge. Il tuo parere?

    «Credo che una concezione quasi “mafiosa” dei diritti civili stia alla base del rifiuto di concedere la cittadinanza a persone che da tempo lavorano, studiano e che nascono nel nostro Paese: premiare solo “il sangue” significa, a mio avviso, premiare il tuo “affiliato nazionale”, colui che appartiene al tuo popolo per un semplice e esclusivo automatismo ereditario. L’arrivo di tanti cittadini di origine straniera e il progressivo aumento delle seconde generazioni sta mettendo in discussione questa visione. Le iniziative per il superamento di questa concezione basata sullo ius sanguinis sono necessarie e giuste; ho tuttavia la profonda convinzione che queste tematiche non trovino grande interesse nella maggior parte dei cittadini italiani, rimangono questioni elitarie che colpiscono noi seconde generazioni e i pochi cittadini più sensibili e attenti. A mio avviso i risultati di queste iniziative sono limitati perché la partecipazione nazionale è ancora troppo debole e gli stereotipi ancora troppo forti. E l’indifferenza è largamente diffusa».

    Un piccolo accenno alle vicende internazionali. Come avete vissuto, voi egiziani d’Italia, il 2011 in relazione ai fatti che hanno portato alla destituzione di Mubarak e all’insediamento della giunta militare?

    «La rivoluzione egiziana è rimasta incompiuta: il vero potere è in mano ai militari e in Egitto ora governa il carro armato. Si è votato per il Parlamento e ho osservato con un po’ di preoccupazione l’affermarsi della frangia islamista più estremista, i salafiti di Al Nour. Si voterà a breve per le presidenziali quando, secondo me, la prima cosa che si sarebbe dovuta costituire era un’Assemblea Costituente che riscrivesse le regole istituzionali del Paese e dotasse l’Egitto di una nuova Costituzione. Abbiamo votato un parlamento e voteremo un presidente senza sapere quale sarà il volto dell’Egitto e senza conoscere le regole che dovranno garantire un nuovo corso alla storia del Paese. Secondo me la Giunta Militare influenzerà ancora per molto il percorso politico dell’Egitto post-Mubarak e la rivoluzione potrebbe essere più lunga e dolorosa di quanto immaginato».

    Antonino Ferrara

     

  • Diritto alla salute: una guida alla medicina per i cittadini stranieri

    Diritto alla salute: una guida alla medicina per i cittadini stranieri

    Inglese, francese, arabo, sono le tre lingue usate in “Salute, guida alla medicina per cittadini stranieri”, una sorta di “Prontuario medico dedicato agli operatori sanitari che operano con i migranti” realizzato dalla Fondazione IntegrA/Azione – nata nel dicembre 2010 con lo scopo di promuovere diritti e dignità per i migranti, uomini e donne che arrivano in Italia in cerca di un futuro migliore ma che, nella maggior parte dei casi, sono penalizzati da una scarsa conoscenza della lingua italiana, da situazioni alloggiative ed economiche precarie o da condizioni di salute fragili – con il patrocinio del ministero per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, l’Anci e il complesso ospedaliero S. Giovanni Addolorata di Roma.
    Una lodevole iniziativa che parte dalla consapevolezza che la presenza di cittadini stranieri in Italia è in continuo aumento e la comunicazione è fondamentale per garantire loro il diritto alla cura.

    In otto anni il numero di stranieri residenti in Italia si è triplicato, superando i 4,5 milioni di presenze. A questi vanno aggiunti i circa 600.000 stranieri senza permesso di soggiorno stimati dalla Caritas. Una crescita che va di pari passo con l’aumentare dell’utenza straniera di ambulatori e pronto soccorso. Basti pensare che i ricoveri in regime ordinario degli stranieri da Pfpm (Paesi a forte pressione migratoria) sono raddoppiati nell’arco di un quinquennio: dal 2,6% del 2003 al 4,6% del 2008. Dal 2000 al 2008, l’Istat ha registrato una variazione percentuale di + 101,3 di dimissioni ospedaliere di stranieri in ricovero in regime ordinario. Se poi si considerano le prestazioni in day hospital i numeri salgono ancora (variazione % 2000 – 2008: + 192). Un aumento motivato anche dal disagio economico, sociale e di salute, che moltissimi stranieri si trovano a vivere nella nostra società.

    «Questa sorta di prontuario medico nasce dall’esigenza, verificata direttamente sul territorio, di avere un supporto pratico all’attività quotidiana nel fornire servizi e prestazioni sanitarie a tutti i cittadini – spiega Luca Odevaine, presidente di Fondazione IntegrA/Azione – In particolare, questa pubblicazione vuole contribuire a migliorare la capacità di risposte adeguate ed eque alle sfide imposte dalle diversità culturali. Inoltre non bisogna dimenticare che lo scivoloso terreno della paura, accostato alla mancanza di informazione, resta una discriminante per gli immigrati italiani sul fronte dell’accesso alla sanità».

    La guida raccoglie un frasario di domande a risposte multiple, di maggiore uso nelle strutture mediche.
    A partire dalla raccolta dei dati anagrafici e dalla storia medica di un paziente. Una sezione speciale è dedicata alla donna, con parole e termini più comuni in ambito medico per la gravidanza, la contraccezione, la pediatria e la violenza. È tradotta in inglese, francese e arabo, con note a margine e in un formato agile.
    Ai concetti chiari e semplici, corrisponde un linguaggio grafico di grande attenzione alla comprensione del contenuto della pubblicazione. La guida infatti risponde pienamente, dal punto di vista grafico, a quella che in gergo viene definita “comunicazione di pubblica utilità”. Una comunicazione chiara e trasparente pensata per informare l’utente e trasmettere saperi.

    «Il livello di accesso alle cure per i cittadini stranieri è da considerarsi come un termometro del grado di accoglienza e civiltà di un territorio – conclude il presidente di Fondazione IntegrA/Azione – Vale la pena ricordare sempre che la Corte costituzionale, in una sentenza di qualche tempo fa (n. 252/2001), ha affermato l’esistenza di “un nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione (art. 32, ndr) come ambito inviolabile della dignità umana” che va “riconosciuto anche agli stranieri, qualunque sia la loro posizione rispetto alle norme che regolano l’ingresso e il soggiorno nello Stato”».

     

    Matteo Quadrone

  • Diversamente abili: a Sestri Levante arrivano i parcheggi intelligenti

    Diversamente abili: a Sestri Levante arrivano i parcheggi intelligenti

    Più tutela del diritto di sosta per le persone diversamente abili ed informazioni immediate sulla disponibilità dei posti auto riservati, controllati in tempo reale.

    Accade a Sestri Levante con i nuovi parcheggi intelligenti realizzati da Volocard con finanziamenti della Provincia d’intesa con Comune, Atp, Consulta regionale e provinciale per la tutela delle persone con handicap.

    Il loro funzionamento sarà illustrato sul campo lunedì 26 marzo alle 12 durante l’inaugurazione in piazza Bo, alla presenza dell’assessore provinciale Milò Bertolotto, del sindaco di Sestri Levante Andrea Lavarello, del presidente di Atp Livio Ravera, del segretario della Consulta Handicap regionale Claudio Puppo, del rappresentante della Consulta Handicap di Genova Alessandro Puppo e dell’amministratore di Volocard Franco Oliveri.

  • Cittadini d’Europa attivatevi e partecipate: nasce European Citizens’Initiative

    Cittadini d’Europa attivatevi e partecipate: nasce European Citizens’Initiative

    Cittadini EuropeiUn innovativo strumento transnazionale, promosso dall’Unione Europea, pronto ai nastri di partenza dal 1 Aprile 2012, che permetterà di compiere un importante passo avanti nei processi di partecipazione democratica.

    Parliamo di European Citizens’ Initiative un meccanismo senza precedenti che mira a coinvolgere tutti i cittadini degli Stati membri nell’attività politica dell’Unione Europea. Per gli abitanti del Vecchio Continente sarà possibile sottoporre all’attenzione diretta della Commissione Europea una particolare problematica e richiedere un intervento in merito, da parte delle autorità competenti.

    In pratica il diritto d’iniziativa consente ad un milione di cittadini europeila cifra di dichiarazioni di sostegno firmate da raggiungereappartenenti ad almeno 7 paesi dell’UE, di invitare la Commissione europea a proporre un testo legislativo su questioni di competenza dell’Unione Europea. Si tratta di un diritto sancito dai trattati comunitari. Le norme e le procedure che disciplinano questo nuovo strumento figurano in un regolamento dell’UE adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea nel febbraio 2011.

    Ma in cosa consiste un’iniziativa dei cittadini europei?
    Un’iniziativa dei cittadini costituisce un invito rivolto alla Commissione europea affinché proponga un atto legislativo in settori nei quali ha la competenza per farlo, come ad esempio Ambiente, Agricoltura, Trasporti, Sanità pubblica, ecc.
    Tutti cittadini dell’UE (cittadini di uno Stato membro) che hanno raggiunto l’età alla quale si acquisisce il diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo (18 anni in ogni paese, salvo l’Austria, dove ne bastano 16) possono organizzare un’iniziativa. Prima è necessario costituire un comitato – composto da almeno sette cittadini residenti in almeno sette diversi Stati membri dell’UE – che sarà responsabile della gestione dell’intera procedura. Le iniziative dei cittadini non possono essere gestite da organizzazioni, le quali possono tuttavia promuoverle o sostenerle, purché lo facciano in piena trasparenza.

    Gli organizzatori innanzitutto devono chiedere la registrazione dell’iniziativa proposta sul sito web gestito dalla Commissione Europea, http://ec.europa.eu/citizens-initiative. Una volta ultimata la registrazione, gli organizzatori possono cominciare a raccogliere le dichiarazioni di sostegno (online e/o su carta) da parte dei cittadini. Hanno a disposizione 12 mesi per raccogliere il numero richiesto di dichiarazioni: 1 milione in tutto; raggiungendo il numero minimo di firmatari, indicato nel dettaglio sul sito, in almeno 7 paesi.

    L’iniziativa può essere firmata da qualunque cittadino dell’Unione Europea che abbia raggiunto l’età alla quale si acquisisce il diritto di voto.
    Tutte le iniziative avviate all’interno dell’UE sono registrate nel sito sopracitato, http://ec.europa.eu/citizens-initiative.

     

    Matteo Quadrone

  • Associazione Progetto Up: sportelli del cittadino aperti a tutti

    Associazione Progetto Up: sportelli del cittadino aperti a tutti

    Un’associazione nata allo scopo di salvaguardare i diritti di tutta la cittadinanza e gli interessi legittimi delle persone in ogni ambito, in pratica dei veri e propri sportelli per il cittadino che si stanno espandendo su tutto il territorio genovese per provare a rispondere alle più svariate esigenze, dai diritti dei consumatori (bollette, contravvenzioni, contenziosi Equitalia, viaggi e vacanze, contratti d’acquisto, banche e assicurazioni) al diritto di Famiglia e Successioni, diritto del Lavoro (buste paga e vertenze), assistenza fiscale (Caf), questioni condominiali, ecc.
    Attualmente sono cinque gli sportelli in provincia di Genova, la sede di Sestri Ponente (via G. Soliman 10/2), gli sportelli di Genova Centro, Oregina, Val Bisagno e Busalla per quanto riguarda la Valle Scrivia.

    Parliamo del Progetto Up-Ufficio Polifunzionale, nato ad inizio 2007 grazie ad un idea di Alberto Burrometo, presidente dell’associazione, che racconta «Dopo anni di lavoro presso le associazioni di consumatori mi sono reso conto che la gente ha bisogno di tutto, non solo di informazioni relative ai consumi, quindi insieme ad un gruppo di volontari attivi nel sociale abbiamo pensato di creare la prima associazione in Italia che offre i servizi tipici di un sindacato, senza per questo essere “figlia” di un partito o movimento politico».

    Ma qual è la differenza rispetto ai servizi offerti dalle associazioni dei consumatori oppure dagli sportelli del cittadino messi a disposizione dal Comune?
    «In primo luogo non aderiamo al CNCU (Comitato nazionale consumatori ed utenti) in quanto non condividiamo le scelte delle associazioni di consumatori tradizionali – spiega Burrometo – da un lato perché queste ultime sono emanazione di partiti politici o di sindacati, dall’altro perché la mia esperienza diretta mi ha insegnato come esse spesso siano degli specchietti per le allodole. In secondo luogo non siamo una Onlus, ovvero non percepiamo emolumenti da nessuno, ad esclusione dei nostri associati. Gli sportelli del cittadino di emanazione comunale forniscono delle indicazioni ma non cercano di risolvere i problemi dei cittadini. Al contrario chi si rivolge a noi ha la possibilità immediata di risolvere un problema o, per lo meno, di avere le idee più chiare sul suo problema».
    Quali esigenze solitamente non vengono soddisfatte dal servizio pubblico o dalle organizzazioni tradizionali? «In un periodo di profonda trasformazione tecnologica tutti possono arrivare ovunque grazie ai nuovi mezzi di comunicazione – continua Burrometo – però, paradossalmente, la pluralità indistinta di informazioni genera confusione. Il nostro scopo, ambizioso quanto si vuole ma reale, è quello di dare informazioni corrette e consigli utili e pratici».

    I risultati ottenuti fino ad oggi sono significativi, su tutti spicca la vittoria su Equitalia condannata, nel gennaio di quest’anno, a pagare i danni morali ed eliminare l’ipoteca sull’abitazione ad un cittadino di Voltriassistito da Progetto Upa cui era stata pignorata illegalmente la casa per non aver saldato i conti, circa 3000 euro per interessi e more dovuti all’Inps, relativi ad una contestazione di una decina di anni fa.

    Prospettive future dell’assoziazione? «Vogliamo ampliare la struttura – conclude Burrometo – e puntiamo a raddoppiare il numero di sportelli per radicare la nostra presenza sul territorio».

     

    Matteo Quadrone

  • Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    ImmigratiOggi gli stranieri in Italia – secondo gli ultimi dati del “Dossier Statistico Immigrazione 2011” curato dalla Caritas – sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti (incidenza del 7,5% sulla popolazione residente). Se si tiene conto di circa altri 400mila cittadini stranieri, regolarmente presenti ma non ancora registrati in anagrafe, si tratta di quasi 5 milioni di persone. Inoltre alcune stime parlano di circa mezzo milione di soggetti in posizione irregolare.
    <<Nel frattempo però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l’autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia)>>, sottolinea il rapporto. Mentre i casi di acquisizione di cittadinanza sono stati 66 mila.

    I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca e ancora più alta nelle materne e nelle elementari).
    Le persone di seconda generazione sono quasi 650 mila, nate in Italia ma senza cittadinanza. Nel nostro Paese infatti – a differenza di molti altri stati europei e mondiali – vige lo “ius sanguinis” e non lo “ius soli”. Vale a dire che non conta nascere sul suolo italiano per essere considerato un cittadino a tutti gli effetti e godere dei diritti conseguenti, bensì per acquisire la cittadinanza occorre essere figli di almeno un genitore italiano. Il testo fondamentale che regola le modalità di acquisizione della cittadinanza è infatti la legge 5  febbraio 1992 n. 91 che si basa sul principio dello “ius sanguinis” e prevede tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per coloro che sono di origine straniera: per nascita, per naturalizzazione e per matrimonio.
    <<La popolazione immigrata è più giovane (32 anni è l’età media, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (circa un sesto del totale) e sulle nuove forze lavorative – si legge nel dossier – è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali, assicura una maggiore flessibilità territoriale e anche la disponibilità a inserirsi in tutti i settori lavorativi, crea autonomamente lavoro anche con i suoi 228.540 piccoli imprenditori, si occupa dell’assistenza delle famiglie, degli anziani e dei malati, sta pagando più duramente la crisi in termini di disoccupazione e complessivamente rende più di quanto costi alle casse dello Stato>>.

    Partendo da questi presupposti abbiamo chiesto all’avvocato Alessandra Ballerini, membro dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e consulente della Cgil, di spiegarci come funziona la legislazione attualmente vigente.
    <<Oggi una persona nata in Italia da genitori stranieri può richiedere la cittadinanza una volta compiuto il diciottesimo anno di età – spiega Ballerini – Ma deve dimostrare di avere una residenza regolare ed ininterrotta sul territorio italiano fino al raggiungimento della maggiore età. A partire da quella data ha un anno di tempo per chiedere la cittadinanza>>.
    E qui iniziano i problemi. Se infatti parliamo di un figlio/a di persone irregolarmente presenti in Italia (clandestini), dovremo mettere in conto che a partire dalla nascita e fino a quando i suoi genitori non avranno ottenuto il permesso di soggiorno – questa persona sarà considerata clandestina.
    Ma allo stesso modo anche due genitori regolarmente autorizzati a soggiornare sul territorio italiano, per poter inserire nel permesso di soggiorno anche il proprio figlio, dovranno dimostrare di raggiungere un determinato reddito. <<Di conseguenza, spesso e volentieri, molti ragazzi per un certo periodo di tempo rimangono in clandestinità – spiega Ballerini – e diventa difficile, una volta compiuti i 18 anni, dimostrare la loro presenza ininterrotta sul suolo italiano>>.

    Per quanto riguarda gli adulti invece, esistono due modalità per richiedere la cittadinanza italiana.
    La prima è quella per naturalizzazione, secondo la quale occorrono 10 anni di residenza ininterrotta, <<il massimo tra le legislazioni europee esistenti>>, sottolinea l’avvocato, un reddito congruo relativo agli ultimi tre anni e nessuna pendenza penale, non solo in Italia ma anche nel paese di nascita ed in quelli dove si è risieduto in precedenza. Per ottenere i certificati penali il richiedente deve sottoporsi ad una lunga e costosa trafila. In pratica <<Bisogna incaricare un avvocato nel Paese di nascita (ma lo stesso va fatto in tutti gli Stati dove la persona ha risieduto in precedenza) per estrarre i certificati – racconta Ballerini – Poi è necessario recarsi all’ambasciata italiana per la traduzione dei documenti da inviare in Italia. Peccato però che i certificati penali scadano dopo  6 mesi. E spesso accade che non siano più validi quando finalmente la pratica è stata avviata. Anche perché lo Stato italiano impiega anche 3 – 4 anni prima di rispondere alla richiesta di cittadinanza, nonostante la legge stabilisca di farlo entro 730 giorni>>.
    Una soluzione potrebbe essere quella di affidarsi a delle autocertificazioni. Ma sarebbe necessario anche un minimo di buon senso nell’applicazione della legge. Infatti <<Se una persona ha lasciato il paese natio a tre anni non si comprende l’utilità di chiedergli il certificato penale – continua l’avvocato –  senza considerare il fatto che questo documento è legato al nome e non alle impronte digitali. Quindi presenta dei limiti anche ai fini della sicurezza>>.

    Inoltre il richiedente deve dimostrare di avere un reddito congruo relativo agli ultimi 3 anni. Capita però che le persone straniere presentino la domanda di cittadinanza e poi siano costrette ad attendere una risposta  anche per 4 lunghi anni. Nel frattempo è facile che si verifichino dei cambiamenti nella condizione di vita dei richiedenti, può trattarsi della perdita del lavoro come di altre situazioni di difficoltà.
    Il punto è che lo Stato – quando finalmente decide di rispondere – lo fa pretendendo di verificare il reddito attuale. <<Questa è una vera e propria assurdità – denuncia Ballerini – la richiesta del reddito degli ultimi tre anni deve essere relativa al periodo in cui il soggetto ha presento la domanda. Bisogna essere fiscali anche con lo Stato perché l’ingiustificato ritardo della Pubblica Amministrazione non può ricadere su persone incolpevoli>>.
    <<Cittadini che pagano le tasse e contribuiscono al nostro Pil – sottolinea Ballerini – ma non possono scegliere chi li rappresenta perché non godono del diritto di voto>>.

    La cittadinanza italiana può essere richiesta anche per coniugio. Ma pure in questo caso, la strada non è agevole. <<La legge 94/2009 ha modificato i termini previsti per la richiesta di cittadinanza – spiega infatti Ballerini – prima erano sufficienti 6 mesi di residenza successivi al matrimonio. Oggi occorrono 2 anni di residenza successivi al matrimonio>>.
    Dettaglio cruciale, i coniugi non devono essere separati. <<Con la separazione non decadono gli effetti civili del matrimonio – precisa l’avvocato – quindi non si riesce a comprendere perché ciò debba accadere esclusivamente a danno degli stranieri>>.
    Ebbene, grazie ai tempi lunghissimi della burocrazia statale, le conseguenze possono essere devastanti. <<La richiesta di cittadinanza parte dopo 2 anni di matrimonio, poi mediamente trascorrono altri tre anni per ottenere una risposta ed in questo arco temporale i rapporti con il coniuge possono incrinarsi – racconta Ballerini – al Centro antiviolenza di via Mascherona abbiamo registrato molti casi di donne straniere ricattate dal marito italiano che minaccia di presentare il ricorso di separazione. Donne che per paura di perdere l’opportunità di diventare cittadine italiane, subiscono in silenzio dei soprusi>>.

    Tutte queste difficoltà nell’accesso alla cittadinanza rendono complicata – e non poco – l’esistenza quotidiana di migliaia di stranieri.
    <<Chi è privo di cittadinanza è automaticamente escluso dalla partecipazione ai bandi pubblici – spiega Ballerini – parliamo dell’accesso a concorsi per posti di lavoro quali ad esempio insegnanti, autisti Amt, impiegati di enti locali, ecc. In alcuni casi abbiamo fatto ricorso contro la discriminazione. A Genova, alcuni anni fa, con la Cgil abbiamo vinto una causa riguardante diversi infermieri stranieri, riuscendo ad ottenere la loro riassunzione. In un caso, relativo all’ospedale Galliera, il giudice ha esplicitamente ordinato di rimuovere la discriminazione. In pratica l’azienda ospedaliera è stata obbligata a stipulare insieme ai sindacati i futuri bandi>>.

    Inoltre – considerato che il permesso vale solitamente 1 anno o al massimo 2gli stranieri sono obbligati ogni volta a rinnovarlo. Un’operazione che implica anche un costo economico, oggi pari a 172 euro.

    Ma il permesso può anche essere revocato oppure non rinnovato. La causa principale è la perdita del posto di lavoro. Attualmente infatti dopo 6 mesi ed 1 giorno di disoccupazione viene meno l’autorizzazione a soggiornare sul territorio italiano. Sono centinaia di migliaia i cittadini stranieri che in questi ultimi anni – anche a causa della crisi economica – si sono ritrovati disoccupati, cadendo di conseguenza in clandestinità. Persone che magari da vent’anni risiedono regolarmente in Italia, lavorando e pagando le tasse.
    <<Se avessero potuto chiedere la cittadinanza, oggi non sarebbero ricattate dallo Stato –denuncia Ballerini – costrette a vivere in clandestinità anche se magari hanno un mutuo da pagare>>.

    <<Legare così intrinsecamente il permesso di soggiorno al lavoro, crea un sottobosco di illegalità – sottolinea l’avvocato – Molti stranieri sono terrorizzati dalla prospettiva di perdere la possibilità di vivere nel nostro Paese e l’unica soluzione che intravedono è pagare qualcuno affinché ciò non accada>>.
    Ad esempio pagare il datore di lavoro per essere messo in regola oppure lavorare gratis pur di avere un contratto. Ma non solo. Purtroppo si sono verificati alcuni episodi con protagoniste persone straniere disposte ad acquistare un contratto di lavoro fasullo. Sborsando cifre che vanno dai 3 mila ai 5 mila euro. E a svolgere il ruolo di finti datori di lavoro, spesso sono cittadini italiani.

    Il permesso viene invece revocato in caso di commissione di reati. <<Se parliamo di pericolosità sociale è un conto, ma spesso non è così>>, precisa Ballerini. Il giudizio sulla pericolosità sociale infatti comporta direttamente l’espulsione. Inoltre coloro i quali da anni vivono in Italia, una volta commesso un errore, pagano già il loro debito con un’ammenda o con il carcere. Persone che si trovano coinvolte in una rissa, che commettono un furto, ma anche altri reati minori: il permesso gli viene revocato oppure non rinnovato.
    Un caso tipico è quello dei reati contro il diritto d’autore. <<Gli ambulanti senegalesi vengono infatti accusati di ricettazione – spiega Ballerini – e perdono il diritto a rimanere regolarmente in Italia>>.
    Ma il permesso, ad esempio quello per motivi di studio, si perde se il cittadino straniero non sostiene abbastanza esami. Mentre per conservare il permesso per motivi famigliari (parente entro il 2° grado di un cittadino italiano), occorre dimostrare di convivere con il parente.

    A complicare il tutto dal 10 marzo entra in vigore la nuova norma sull’accordo di integrazione, il famoso “permesso a punti”. In pratica il richiedente del nuovo permesso dovrà dimostrare di aver seguito specifici corsi, di conoscere la lingua italiana e la Costituzione, sottoponendosi ad un test. E nel caso non fosse sufficientemente preparato rischia di non ottenere l’autorizzazione a soggiornare nel nostro Paese.

    <<È un altro modo per continuare a costringere gli stranieri a vivere in una condizione di precarietà>>, denuncia Ballerini. Chi nel prossimo futuro entrerà in Italia entro tre mesi dovrà svolgere il relativo corso. E nel caso in cui non riuscisse a seguirlo entro i termini stabiliti, dai 16 punti iniziali subirà l’immediata decurtazione di ben 15 punti. Inoltre gli interessati incorreranno nella perdita di punti, non solo in caso di commissione di reati ma anche di illeciti amministrativi, ad esempio il mancato pagamento della tassa sui rifiuti.

     

    La mobilitazioneL’Italia sono anch’io”, sostenuta da una vastissima rete di associazioni, attraverso la raccolta firme su tutto il territorio nazionale, ha l’obiettivo di presentare una proposta di legge sul diritto di cittadinanza.

    Questi i punti principali.
    Innanzitutto l’introduzione del principio dello “ius soli”: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano un genitore legalmente soggiornante nel nostro Paese da almeno 1 anno. Si ritiene inoltre che a chi nasce in Italia da genitore a sua volta nato in Italia debba applicarsi lo “ius soli” senza alcun requisito aggiuntivo, perché si tratta di una situazione che indica di per sé l’esistenza di un rapporto inscindibile con il territorio.
    Per quanto riguarda i minori – nati in Italia da genitori irregolari oppure entrati nel nostro Paese prima del 10° anno di età – è  prevista la possibilità di acquisizione della cittadinanza su istanza del genitore del minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale. Ma sarà possibile diventare italiani anche una volta raggiunta la maggiore età, presentando richiesta entro due anni.
    Per l’acquisizione della cittadinanza tramite matrimonio si chiede di ritornare alla formulazione anteriore alle modifiche introdotte dalla L.94/2009, ripristinando il termine dei sei mesi di residenza dopo lo sposalizio quale spazio temporale  per poter presentare la richiesta.
    Infine per quanto concerne la naturalizzazione, la proposta di legge propone un dimezzamento dei termini, dai 10 anni di residenza ininterrotta previsti attualmente, a 5 anni.

     

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

     

     

     

  • L’Italia boccia la legge “bavaglio al web”, in USA la disputa prosegue

    L’Italia boccia la legge “bavaglio al web”, in USA la disputa prosegue

    InternetEra esploso il putiferio. La Lega per mano/bocca di Gianni Fava aveva proposto un emendamento per imporre ai fornitori di servizi internet di rimuovere dalla rete contenuti “soggettivamente” considerati illeciti. L’avevano soprannominata “legge bavaglio al web“, se fosse stata introdotta una qualunque persona avrebbe potuto richiedere la rimozione di un’informazione da lui stesso considerata illecita.

    La norma e’ stata bocciata con l’approvazione di sei identici emendamenti soppressivi presentati da Pdl, Idv, Fli, Api, Pd e Udc. Secondo i contestatori della “legge Fava”, sarebbero stati interessati dal provvedimento tutti i siti (anche quelli giornalistici) e i social network come Facebook e Twitter. Chiunque avesse scritto a un server o un provider avrebbe ottenuto la censura di una notizia o di qualsiasi altro contenuto, compresa la pubblicità.

    Già al momento della proposta molti parlamentari si erano schierati contro considerando ciò una forma inaccettabile di censura del web. Ecco un estratto dell’emendamento che Sandro Gozi, capogruppo democratico in commissione Politiche dell’Unione europea e Silvia Velo, vicepresidente della Commissione Trasporti presentarono subito dopo la proposta della Lega:

    La norma della legge Comunitaria che impone ai fornitori di servizi Internet di rimuovere dalla rete contenuti ritenuti illeciti crea una serie di distorsioni contrarie all’intento originario del legislatore europeo e italiano. Per questo abbiamo presentato un emendamento soppressivo. Quella norma potrebbe avere gravi conseguenze in termini di libertà di espressione e di sviluppo del mercato digitale italiano. Il prestatore del servizio, agendo in qualità di mero intermediario non ha la capacità né il compito di accertarsi se i contenuti segnalati siano effettivamente illeciti.

    Dall’altra parte dell’oceano, intanto, la disputa Sopa/Pipa (Stop – Online- Privacy – Act & Protect Intellectual Property Act) non è tramontata. Dopo le minacce di sciopero da parte di Google e Yahoo! e l’oscuramento di Wikipedia del 18 gennaio, il voto è stato rimandato e i candidati alla Casa Bianca (come lo stesso presidente Obama) hanno piano piano preso le distanze dal provvedimento proposto del senatore texano Smith che sino a poco tempo fa sembrava poter mettere tutti d’accordo.

    La legge, nella sua stesura originale, permetterebbe ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti e al Dipartimento di Giustizia di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore.

    Con una comunicazione ufficiale  il 20 gennaio è lo stesso Smith a fare il punto della situazione dichiarandosi disponibile a rivedere il provvedimento, non certo a ritirarlo: “[…] Il problema della pirateria online è troppo grande per essere ignorato. Le industrie di proprietà intellettuale americana forniscono 19 milioni di posti di lavoro ben retribuiti e rappresentano più del 60% delle esportazioni degli Stati Uniti. Il furto di proprietà intellettuale costa all’economia degli Stati Uniti più di 100 miliardi di dollari all’anno e provoca la perdita di migliaia di posti di lavoro. Non possiamo stare a guardare e non fare nulla mentre queste istituzioni americane subiscono attacchi. Il furto on-line di proprietà intellettuale non è diverso dal furto dei prodotti di un negozio qualunque. E ‘illegale e la legge deve essere applicata sia nel negozio che su internet“.

    Continueremo a lavorare con i proprietari dei diritti d’autore e le aziende Internet, chiederemo alle istituzioni finanziarie di sviluppare proposte per combattere la pirateria online e proteggere il copyright americano. Sono ben accetti contributi da parte di tutte le organizzazioni e i singoli individui che hanno proposte diverse dalle mie per affrontare questo problema.

    Si tratta senza ombra di dubbio di un argomento delicato. Nei giorni scorsi Era Superba ha intervistato l’avvocato Elena Bassoli, esperto di diritto dell’informatica e nuove tecnologie. Le abbiamo chiesto, molto semplicemente, se è illegale scaricare contenuti coperti da copyright dalla rete internet. La risposta è stata altrettanto semplice: no, se non lo si fa a scopo di lucro, non è reato.

    E la riflessione sul futuro del diritto d’autore sul web prosegue…

     

    Gabriele Serpe