Tag: diritti

  • Natale a Marassi: la denuncia della situazione delle carceri italiane

    Natale a Marassi: la denuncia della situazione delle carceri italiane

    Un presidio davanti alla casa circondariale di Genova Marassi, un Natale diverso organizzato da Radicali e Socialisti, insieme ai parenti dei detenuti, per sostenere la battaglia che da anni conduce Marco Pannella in difesa dei diritti dei reclusi, quotidianamente calpestati all’interno dei penitenziari italiani.

    L’iniziativa “Natale a Marassi”, si svolgerà il 25 dicembre dalle ore 9:30 alle 11:30 «Per dare un segno diverso alle festività e dare un concreto sostegno a Marco Pannella, noi Radicali insieme ad esponenti del PSI genovese abbiamo organizzato un presidio di militanti e di parenti di detenuti davanti ai cancelli del carcere di Marassi, con battitura di stoviglie, per esprimere vicinanza ai reclusi proprio nel giorno in cui la disperazione e l’abbandono sono più sentiti e sofferti».

    «Da tredici giorni Marco Pannella sta conducendo una dura e straordinaria lotta per richiamare l’attenzione delle istituzioni su due punti principali: sulla necessità e urgenza di affrontare la crisi della giustizia e l’emergenza del sovraffollamento delle carceri; sul silenzio dell’informazione e l’assenza di ogni confronto-dibattito sulla questione, che imporrebbe importanti decisioni legislative – continua la nota di Radicali e PSI Il drammatico sciopero della fame e della sete di questi giorni è l’ultimo di una serie di iniziative che da anni il Partito Radicale conduce per denunciare come sia fuori legge, rispetto alla nostra Costituzione, lo Stato di diritto nel nostro Paese. Basti pensare a come il Parlamento ignorò completamente quanto deliberato dai cittadini con il referendum “Tortora” del 1987, per l’introduzione nel nostro ordinamento di una effettiva responsabilità civile dei magistrati. Nel solco delle tante battaglie che hanno segnato positivamente la vita politica e civile della nostra società, oggi Marco Pannella continua a denunciare lo stato drammatico delle carceri italiane, epifenomeno di una giustizia penale e civile che, oltre a tenere sotto scacco le vite dei cittadini, contribuisce non poco ad aggravare la crisi economica in corso, con costi elevati per le nostre imprese (basti pensare al dramma dei ritardi nei pagamenti e ai dati contenuti nel rapporto Doing Business 2012 della Banca Mondiale), senza contare le continue e pesanti condanne da parte della giurisdizione europea».

    Aggiornamento 26/12/2012:

    REPORT DELLA VISITA ISPETTIVA CONDOTTA OGGI A MARASSI DA UNA DELEGAZIONE COMPOSTA DA RADICALI E SOCIALISTI, ACCOMPAGNATA DAL SEN. CLAUDIO GUSTAVINO E DELL’ON. MARIO TULLO.

    Oggi, 26 dicembre 2012, una delegazione di Radicali e Socialisti, accompagnati dall’on.Mario Tullo e dal sen. Claudio Gustavino, ha condotto una visita ispettiva di circa due ore presso il carcere di Marassi. La delegazione era composta da Michele De Lucia, tesoriere di Radicali Italiani; Deborah Cianfanelli, membro di direzione di Radicali Italiani; Marta Palazzi, segretaria dell’associazione Radicali Genova; Angela Burlando, del Partito Socialista Italiano di Genova.

    La visita è avvenuta dopo 14 giorni di sciopero totale della fame e della sete di Marco Pannella, “per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà”.

    «Marassi è il carcere più grande della Liguria, con una capienza di circa 450 posti, ma si trova, come gli altri istituti, in una situazione di endemico sovraffollamento: al momento della visita infatti i detenuti risultano essere 733, quasi il doppio del limite stabilito dalla legge spiega una nota diramata dai Radicali Tra questi, i condannati definitivi sono 251, un percentuale davvero bassa, ennesima testimonianza del malfunzionamento della giustizia italiana».

    «Il carcere dispone di un centro clinico con 45 detenuti: il primo piano dedicato al cosiddetto sostegno integrato, con l’assistenza di uno psichiatra tutti i giorni dalle 8 alle 19 e la presenza di alcune cooperative sociali che si occupano di far svolgere alcune attività ai 10 reclusi. Il secondo piano è dedicato ai casi che necessitano di assistenza sanitaria. Si tratta di detenuti con problemi di salute provenienti da tutta la Liguria, in quanto Marassi è l’unica struttura che può ospitarli. Al terzo piano, separati dagli altri, vi sono i malati di HIV. Ogni cella, di uno o due letti, dispone di bagno e doccia, grazie alla ristrutturazione completata di recente».

    «A margine si fa notare come patologie quali l’HIV o epatite C, di cui sono affetti buona parte dei detenuti tossicodipendenti, sono totalmente incompatibili con il regime carcerario, e soprattutto non consentono l’applicazione della legge 230/99, che prevede pieno accesso all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, anche se reclusi – continua la notaL’art. 94 della legge sulle tossicodipendenze (la Fini-Giovanardi) prevede l’affido per uso terapeutico, che tuttavia nei fatti è precluso alla totalità degli immigrati e applicato in modo solo parziale ai tossicodipendenti italiani».

    «L’ispezione è proseguita nella sezione II, riservata ai condannati definitivi. In questa sezione il sovraffollamento raggiunge punte drammatiche: la media per ogni cella è di 8-9 detenuti, che dormono in letti a castello di due o tre piani: in ogni cella c’è un solo bagno per tutti, mentre le docce sono ancora in comune, cinque per ogni piano. I lavori per installare la doccia in ogni singola cella sono iniziati a partire dall’ultimo piano della II sezione. I detenuti sono quindi costretti in pochi metri quadrati per 20 ore al giorno, tranne le due ore d’aria mattutine e due pomeridiane».

    «Nella III sezione sono reclusi i detenuti con sentenza definitiva, ma in regime di custodia attenuata o di semilibertà: si tratta di tossicodipendenti od ex tossicodipendenti che possono circolare liberamente fuori dalle proprie celle, dotati di cucina, spazi in comune, stanze con due letti, bagno in cella e docce in comune».

    «Un dato positivo è rappresentato dalla scolarizzazione: un corso di elementari, due di scuola media, un corso odontotecnico con laboratorio frequentato da 23 persone; un corso di grafica pubblicitaria frequentata da 20 persone. Il provveditorato agli Studi ha destinato un’apposita sezione scolastica per il carcere di Marassi».

    «Gli sforzi della direzione carceraria vanno verso un maggiore coinvolgimento dei detenuti in attività all’esterno del carcere: questa volontà però si scontra con il taglio dei fondi e delle borse di lavoro erogate dalle amministrazioni per poter garantire una attività lavorativa ai detenuti – sottolinea il comunicato stampa – Vi sono state alcune esperienze positive recentemente, come il lavoro di ripulitura del cimitero di Staglieno eseguito da 15 detenuti per 6 mesi, ma sono operazioni di difficile ripetibilità. Il carcere dispone di una panetteria, in cui lavorano solo 4 addetti, ed una falegnameria, inutilizzata per la maggior parte del tempo per mancanza di appalti. All’interno del carcere viene svolto un laboratorio teatrale ed è in corso la costruzione di un teatro vero e proprio».

    «Nonostante gli sforzi del personale di polizia penitenziaria e degli operatori carcerari per garantire il miglior funzionamento possibile dell’istituto, persistono anche a Marassi i problemi che affliggono tutte le carceri italiane e più complessivamente, a partire dal sovraffollamento, lo stato di illegalità che ha fatto collezionare al nostro Paese condanne su condanne ad opera della Corte europea dei diritti dell’uomo, al punto che l’Italia si trova sotto il costante monitoraggio da parte del Comitato dei Ministri della Corte Europea – conclude la nota – Il carcere è più che mai uno dei più gravi epifenomeni dello sfascio della giustizia, i cui gravissimi effetti e costi in termini civili, sociali, politici ed economici sono sempre più evidenti».

  • Giornata d’azione contro il razzismo: fermiamo la strage dei migranti

    Giornata d’azione contro il razzismo: fermiamo la strage dei migranti

    Il 18 dicembre ricorreva la giornata d’azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati.

    «Oltre ad esigere la ratificazione o applicazione della Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie (firmata il 18 dicembre 1991), quest’anno consideriamo importante dare visibilità e denunciare collettivamente la tragedia che, quotidianamente, si consuma alle frontiere – spiegano in un volantino le associazioni Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura – Ogni giorno migliaia e migliaia di migranti muoiono o scompaiono nel viaggio verso un futuro migliore. Due situazioni, tra le molte che esistono, ci hanno portato a dare priorità a questo argomento. Da una parte la lotta che stanno facendo i familiari dei giovani tunisini che esigono dagli stati italiano e tunisino e dall’Unione Europea la verità sulle circostanze in cui sono morti o scomparsi i loro figli nel mare mediterraneo, uno dei mari più controllati del mondo. Dall’altra la tenacia delle famiglie centroamericane che da anni organizzano la “carovana della dignità” lungo la frontiera alla ricerca dei loro cari scomparsi in transito per il Messico».

    Il 21 dicembre 2012, dalle 16.30 alle 18.30, Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura hanno organizzato nelle piazze principali della città (San Lorenzo, De Ferrari, Piccapietra) una diffusione itinerante del volantino sopra citato per rappresentare efficacemente la tragedia che quotidianamente si consuma alle frontiere o nel nostro mar Mediterraneo.

    «L’obiettivo è che nuovamente il 18 dicembre 2012 si uniscano tutte le campagne che si stanno realizzando nel mondo su questa tematica e che la giornata d’azione globale diventi ancora quello spazio unitario per far sentire con forza un urlo di protesta che esiga verità e giustizia per i migranti morti o scomparsi nel nulla – sottolineano le associazioni – Ciò che accomunerà tutte queste iniziative sarà il logo della giornata che è possibile scaricare dal sito web www.globalmigrantsaction.org».

    Lo scopo della giornata d’azione globale è «Contribuire a dare maggiore visibilità alle attività che quotidianamente già si fanno in difesa dei diritti dei migranti concludono Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura – e favorire la costruzione di un movimento globale dei migranti e di chi li sostiene».

  • Comitato StopOPG: paura per il futuro dei pazienti, lettera al Ministro

    Comitato StopOPG: paura per il futuro dei pazienti, lettera al Ministro

    Il comitato StopOPG – che racchiude numerose realtà (associazioni, sindacati, forum per i diritti, fondazioni, ecc.) impegnate su tutto il territorio nazionale per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari scrive al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani e al Presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, Ignazio Marino, per denunciare il rischio che l’annunciato superamento degli OPG possa tradursi nella chiusura di essi con il conseguente trasferimento dei pazienti in strutture regionali (una sorta di “mini OPG”), ovvero nuovi contenitori dove attuare le misure di sicurezza, senza puntare sul recupero delle persone attraverso progetti terapeutici e riabilitativi individuali.

     

    Ecco il testo della missiva:

    Oggetto: chiudono gli OPG o riaprono i manicomi ? PROPOSTE

    Ministro della Salute prof. Renato Balduzzi
    Presidente della Conferenza delle Regioni e P.A. dott. Vasco Errani
    p.c. Presidente Commissione d’inchiesta efficacia efficienza SSN sen. Ignazio Marino

    Roma, 11 dicembre 2012

    Egregio Ministro, egregio Presidente,
    siamo molto preoccupati sullo stato di attuazione del processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG.
    Infatti, in seguito

    – all’approvazione del Decreto Ministeriale 1o ottobre 2012Requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle strutture residenziali destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell’assegnazione a casa di cura e custodia“;
    -alle due Intese, sancite in Conferenza Unificata il 6.12.2012, sul riparto dei finanziamenti destinati agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ex art. 3 ter della Legge 9/2012;

    il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sta per risolversi con il mero trasferimento delle persone attualmente internate negli OPG e CCC nelle “strutture speciali regionali” (che abbiamo chiamato “mini OPG”).

    In particolare:
    – L’intesa sul riparto conferma a tutto campo quanto abbiamo più volte denunciato in riferimento all’articolo 3 ter della legge 9/2012: il non superamento dell’ospedale psichiatrico giudiziario ma la sua trasformazione in “strutture speciali regionali” che diventano i “nuovi contenitori” dove attuare le misure di sicurezza. Di più sembra oggi possibile perfino il mantenimento di alcuni attuali Opg, suddivisi in moduli da 20, di cui verrà cambiato solo il nome.

    Bisogna evitare che ciò accada e pertanto, nel procedimento attuativo dei riparti (con i programmi regionali da approvarsi con decreto del Ministro della Salute) PROPONIAMO:

    1. Le risorse vanno destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale per progetti individuali finalizzati alle dimissioni degli/delle internati/e o per progetti di alternativa alla misura di sicurezza detentiva in Opg o Ccc (vedi sentenze Corte Costituzionale 253/2003 e 367/2004 richiamate dall’allegato 1C Dpcm 1.4.2008) Così da evitare i “mini OPG” o i “manicomi regionali”.
    2. Vanno attuate le “dimissioni senza indugio”, come sollecitato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN ai Ministri della Salute e della Giustizia, che risultano possibili immediatamente per i due terzi delle persone internate attraverso la presa in carico dei DSM, che porterebbero già alla chiusura di alcuni Opg.

    Sulle risorse di parte corrente (38 milioni nel 2012 ma saranno 55 milioni dal 2013):
    I 38 milioni di parte corrente per il 2012 (55 milioni dal 2013) sono ripartiti tra le regioni al 50% in base alla popolazione regionale complessiva e al 50% in base al numero di internati residenti in ciascuna regione.
    – Questo criterio (50% popolazione complessiva 50% internati), secondo il decreto, si motiva perché le risorse servono in parte per l’attivazione delle strutture ed in parte per il rafforzamento dei servizi del Dipartimento di Salute Mentale DSM (si citano ambulatori e residenze).
    – Per assegnare queste risorse, ogni regione deve presentare uno specifico programma assistenziale (vedi 6° capoverso decreto riparto spesa corrente) da approvarsi con Decreto del Ministro della Salute.

    PROPONIAMO:
    1. Il programma assistenziale della regione, sottoposto al vaglio e al decreto del Ministro della Salute, deve contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza “alternative” all’internamento.
    2. Siccome spetta al DSM il dovere di garantire i LEA sanitari, a partire dalla presa in carico di tutti gli internati, le risorse devono essere destinate al suo rafforzamento, al budget per i progetti terapeutico riabilitativi.

    Sulle risorse in conto capitale (anni 2012 e 2013: 173,8 milioni di euro)
    Sulle strutture ribadiamo il dissenso già espresso; così come sono concepite nella legge 9/12 e poi nel decreto relativo ai loro requisiti, si configurano come “mini OPG”. Con un peggioramento introdotto da questo riparto: sono previste strutture interregionali (vedi articolo 2 decreto riparto conto capitale) che andranno a costituire grandi strutture – pur divise in moduli, manterranno persone internate fuori dalla loro regione, rafforzeranno meccanismi di delega da parte di alcuni Dsm e principalmente rischiano di tenere in piedi alcuni Opg suddivisi in moduli.

    Inoltre è sparito qualsiasi riferimento al rapporto tra le strutture e i progetti terapeutico riabilitavi individuali. Con il “decreto Balduzzi” (ora articolo 6 legge 189/2012) era stato così modificato l’articolo 3 ter della legge 9/2012: “Le predette risorse … sono ripartite tra le regioni,…, previa intesa .., ed assegnate alla singola regione con decreto del Ministro della salute di approvazione di uno specifico programma di utilizzo proposto dalla medesima regione che deve consentire la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali”. Questa formulazione non è stata riportata nel decreto di riparto.
    – Ogni regione, per ottenere l’invio del finanziamento spettante deve presentare entro 60 giorni uno specifico programma al Ministero della Salute che, con Decreto, lo dovrà approvare.

    PROPONIAMO:
    1. Anche i finanziamenti in conto capitale devono essere assegnati e gestiti dal DSM, che decide come è necessario investire i fondi in per “consentire la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali (ex articolo 3 ter della legge 9/2012 come modificato dall’articolo 6 della legge 189/2012) per dimissioni ed esecuzione della misura di sicurezza alternativa al’internamento.
    2. Quindi, il programma della regione, sottoposto all’approvazione con decreto del Ministro della Salute, deve contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza “alternative” all’internamento.

    INFINE PROPONIAMO
    l’istituzione di una specifica autorità di garanzia nazionale (che possa agire anche con funzioni commissariali ad acta) per l’attuazione dei programmi delle regioni e per il loro monitoraggio.

    Comprendiamo che “recuperare” il ritardo con cui si è proceduto all’attuazione delle norme per il superamento degli OPg comporti l’adozione di provvedimenti immediati, ma occorre evitare che la domanda che avevamo rivolto: “chiudono gli OPG o riaprono i manicomi ?” si trasformi in una desolante affermazione.

    Infine, ribadiamo che il definitivo superamento dell’Opg possa solo essere raggiunto con la modifica degli articoli del codice penale 88 e 89, altrimenti gli Opg (vecchi o nuovi) continueranno ad essere alimentati da nuovi ingressi. Sono quegli articoli del codice Rocco che, associando “follia” ad incapacità di intendere e di volere e a “pericolosità sociale”, hanno mantenuto in vita l’Opg e dunque un canale “parallelo e speciale” per i malati di mente che commettono reati.
    La legge Basaglia aveva invece finalmente eliminato uno statuto speciale per il malato di mente e sancito la sua entrata nella cittadinanza.

    In attesa di un urgente riscontro, inviamo cordiali saluti
    p. stopOPG
    Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Francesca Moccia.
    StopOPG

  • Centro Est, parità di genere: il centrodestra scatena la polemica

    Centro Est, parità di genere: il centrodestra scatena la polemica

    Un’iniziativa nata per promuovere l’uguaglianza di genere, anche nel linguaggio della pubblica amministrazione, finisce in polemica politica.
    Accade a causa di una mozione, presentata dalla neo-eletta consigliera di parità Eva Ferrara (Sel) e licenziata dal Municipio Centro Est durante il Consiglio del 21 novembre scorso «All’’interno di una seduta ricca di contenuti – spiega una nota dello stesso ente municipale  – che ha approvato tra fra i vari punti il Piano triennale delle opere pubbliche e un programma di manutenzioni del territorio e della rete scolastica».

    La mozione intende promuovere il rispetto dei generi e combattere ogni forma di pregiudizio verso le donne anche attraverso un linguaggio che riconosca le differenze. Questo piccolo atto s’i inserisce in un programma d’i iniziative sociali e culturali che il Municipio intende portare avanti insieme alle reti di donne per contrastare ogni forma di violenza e pregiudizio.

    Il quotidiano ““Il Giornale”” nell’edizione di oggi dedica un ampio spazio a tale atto del consiglio municipale e raccoglie le dichiarazioni di esponenti del PDL che polemizzano su tale scelta. «La tesi è che si sprecano tempo e denaro per occuparsi del linguaggio di genere e si scordano i problemi manutentivi del territoriocontinua la nota del Municipio Centro Est – Intanto, come si può desumere dall’o.d.g. del Consiglio, questi problemi sono stati trattati per ore, mentre la mozione sui temi di genere ha occupato una piccolissima parte della discussione. Inoltre, la mozione non ha comportato alcun costo in quanto inserita in un Consiglio già previsto. Infine, il Consiglio del Municipio Centro Est quest’’anno ha risparmiato 14.500 euro dei 33.000 previsti per le attività del Consiglio stesso, destinando le risorse recuperate, grazie ad una gestione oculata, al sociale e alle manutenzioni».

    “ «La verità è che il Pdl ha iniziato la campagna elettorale – commenta Simone Leoncini, Presidente Municipio Centro Est – e non sapendo a cosa appigliarsi inventa polemiche strumentali sul nulla. Così sì che si offre un pessimo servizio ai cittadini che avrebbero diritto a una politica seria e capace di confrontarsi sul merito. La cosa più triste è che da queste dichiarazioni emerge ancora una volta la misoginia di una certa destra. La loro idea di donna è rimasta al bunga bunga e alle veline, per cui non digeriscono che ci si occupi di parità e rispetto di genere».”

  • Disabilità e diritti: 6 mesi per ottenere un parcheggio personalizzato

    Disabilità e diritti: 6 mesi per ottenere un parcheggio personalizzato

    Ci sono voluti 6 mesi per veder rispettato un elementare diritto di un cittadino diversamente abile. Questi i tempi della burocrazia che sembra non guardare in faccia a nessuno. I fatti sono semplici, come puntualmente riportati sul sito web del Movimento Consumatori Liguria, che ha raccolto la denuncia di una propria associata.

    Nel mese di maggio una signora genovese ha presentato domanda presso gli uffici incaricati, richiedendo l’assegnazione di un parcheggio personalizzato per la figlia, affetta da una grave disabilità motoria. Nel mese di agosto le è stata recapitata una lettera, con la risposta del Comune di Genova, in cui si affermava che il medico legale riteneva vecchia la documentazione che accertava l’invalidità della figlia e, pertanto, richiedeva una nuova visita di verifica.
    «Fatto alquanto curioso dal momento che l’invalidità della figlia è causata da una malattia rara degenerativa per la quale, ad oggi, non c’è cura – sottolinea il Movimento Consumatori Liguria  – Forse quel medico credeva nei miracoli…».

    La signora, come comprensibile, non aveva voglia di discutere «anche perché sottolineare l’assenza di salute della propria figlia evidenziando i limiti ed i principali motivi della sua sofferenza, non è una cosa semplice – continua il Movimento Consumatori Liguria – Così, nel mese di settembre, madre e figlia si sono recate dal medico, mostrando, tra l’altro, gli stessi documenti che avevano allegato alla domanda quattro mesi prima».

    Ad ottobre la signora ha ricevuto una nuova lettera dal Comune di Genova con la quale è stata informata del parere favorevole in merito alla sua istanza. Dopo un paio di settimane un incaricato del comune ha scelto l’ubicazione per il parcheggio personalizzato ma, per vederlo concretamente realizzato, madre e figlia hanno atteso fino a metà novembre quando, finalmente, i lavoratori di Aster hanno tracciato le relative strisce gialle.

    «Il “caso” ha voluto che i lavori venissero conclusi il giorno successivo (il 12 novembre, ndr) alla data in cui abbiamo reso pubblica la storia di questa lunga attesa – conclude il Movimento Consumatori Liguria – Il nostro impegno non si ferma perchè non possiamo accettare il fatto che, per ottenere un servizio di cui si ha diritto, debbano trascorrere sei mesi».

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Precariato, Vigili del fuoco: ad un anno di distanza nulla è cambiato

    Precariato, Vigili del fuoco: ad un anno di distanza nulla è cambiato

    Mercoledì scorso a Genova, in occasione dello sciopero organizzato dalla Confederazione europea dei sindacati, sono scesi in piazza anche i vigili del fuoco per protestare contro i tagli del ministero degli Interni e contro la riforma pensionistica del ministro Fornero.

    Nel capoluogo ligure, come in altre città, hanno partecipato al corteo anche i vigili del fuoco discontinui che, solo a Genova, sono alcune centinaia. Moltissimi ma purtroppo ancora quasi invisibili. Indispensabili, perché senza di loro molti comandi non potrebbero restare neppure aperti. La situazione dei discontinui è resa ogni giorno più grave a causa dei continui tagli ministeriali e dalla completa mancanza di rispetto nei tempi di pagamento dei loro stipendi.

    «Circa 30 mila vigili del fuoco discontinui sono chiamati in Italia a sopperire alle ormai croniche mancanze di organico dei diversi comandi dislocati in tutta la penisola – spiega Maruska Piredda, consigliere regionale Idv e presidente dell’Alvip (Associazione lavoratori vittime del precariato) – svolgendo non un ruolo di ausilio nelle gravi emergenze, come invece dovrebbe essere, ma di completamento degli organici dei colleghi stabilizzati».

    «Sono precari “sui generis” – spiega Luca Infantino, responsabile Cgil vigili del fuoco – Parliamo di lavoratori senza nessun tipo di contratto, neppure a termine».
    Il loro unico contratto è infatti rappresentato dalla telefonata che ricevono dall’ufficio personale quando vengono chiamati in servizio. Non esiste una normale struttura contrattuale – come siamo abituati a conoscere – bensì solo dei regolamenti che sanciscono i compiti e i doveri dei lavoratori. I diritti infatti si contano sulle dita di una mano.
    L’assicurazione – per quanto riguarda molteplici aspetti – non tutela i pompieri discontinui in maniera paritaria rispetto ai loro colleghi stabili. E anche per quanto riguarda la salute, le carenze sono notevoli.

    «Lo scorso 29 dicembre, insieme al presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, abbiamo portato all’attenzione del ministro degli Interni Cancellieri l’annoso problema dei vigili precari – sottolinea Piredda – All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti delle associazioni dei discontinui. Purtroppo, a quasi un anno di distanza, non abbiamo visto un seguito significativo nelle sedi istituzionali competenti».

    Al contrario, con l’aumento dell’età pensionabile introdotta dalla riforma Fornero «Sempre più vigili del fuoco stabilizzati sono costretti a rimanere operativi, anche oltre la soglia dei sessant’anni, perché non è prevista la loro sostituzione con colleghi più giovani – continua il consigliere Idv – Gli stessi vigili stabilizzati chiedono a gran voce che, almeno parte dei colleghi discontinui, vengano assunti in pianta stabile nell’organico del corpo».

    Ma dal ministero degli Interni, ancora non è arrivata nessuna risposta.

    Da anni la musica non cambia «E oggi anche molti discontinui iniziano ad avere i capelli bianchi, continuano a percepire lo stipendio con ritardi che superano i tre mesi, a lavorare nella più assoluta precarietà e con dispositivi di protezione individuale insufficienti o logori – conclude Piredda – Tutto questo accade nella più assoluta indifferenza del governo e dei partiti che lo sostengono».

     

    Matteo Quadrone

  • Rivarolo, Piazza Pallavicini: un progetto per il riscatto del quartiere

    Rivarolo, Piazza Pallavicini: un progetto per il riscatto del quartiere

    Natale in piazza a RivaroloUn’opportunità di cambiamento attesa da tanto tempo, in un quartiere bistrattato, congestionato dal traffico, ampiamente cementificato soprattutto in collina, che ha subito quasi in silenzio il progressivo depauperamento dei servizi sanitari, senza alcuna contropartita in cambio. Parliamo di Rivarolo, in Val Polcevera, dove è prevista la riqualificazione di Piazza Pallavicini, il cuore del quartiere, in cui è ospitato il polo scolastico “Ugo Foscolo”, la fermata dei mezzi di trasporto pubblico, al suo fianco si trova la sede della storica Croce Rosa e si imbocca via Celesia, la più antica strada della delegazione.

    Per il resto la piazza è circondata dal degrado: la splendida Villa Pallavicini – proprietà del marchese Cattaneo Adorno – giace in condizioni disastrose ed ultimamente il piazzale antistante è stato adibito a parcheggi privati; una luccicante sala per il gioco d’azzardo, la cui apertura è stata contrastata con forza dagli abitanti, si mostra in bella vista, a pochi metri dalla scuola. Mentre un distributore automatico di bevande aperto 24 ore su 24 è l’unico locale che si affaccia su quello che dovrebbe essere il fulcro di Rivarolo. È evidente la carenza di spazi di socializzazione soprattutto per bambini e anziani. La presenza di alcune panchine e dei pochi alberi superstiti, consente ancora di chiamarla piazza, ma attualmente la sua funzione principale è quella di parcheggio pubblico. Animata solo in occasione di festività o momenti di solidarietà, quando, almeno per un giorno, torna a svolgere quello che dovrebbe essere il proprio ruolo.
    Questo, purtroppo, è il destino che accomuna fin troppi spazi pubblici genovesi. Il compito delle istituzioni è trovare il modo per rivitalizzare i diversi centri storici che caratterizzano la nostra città policentrica. Quindi, ben venga questa operazione che parte da un’esigenza ancor più significativa: favorire la mobilità dei pedoni, in particolare le persone diversamente abili.

    IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE

    Il progetto comunale, promosso dall’assessorato a Legalità e Diritti, guidato da Elena Fiorini, nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere architettoniche. I fondi previsti per la realizzazione, circa 96 mila euro, sono stanziati appositamente a questo scopo.
    L’intervento, che sarà eseguito in un unico lotto funzionale, consiste principalmente nell’adeguamento dei marciapiedi insistenti su Piazza Pallavicini ed il suo contorno, mediante la realizzazione di rampe con pendenza massima dell’ 8%. Inoltre è prevista la messa in sicurezza di tutti i percorsi pedonali che saranno rivisti in modo tale da consentire la mobilità delle persone con ridotte o impedite capacità motorie, garantendo loro l’utilizzabilità diretta delle attrezzature dei parcheggi e dei servizi.
    In pratica, marciapiedi più larghi e fruibili da tutti, anziani, disabili e mamme con le carrozzine dei bebè, oltre ad un adeguato ripensamento degli attraversamenti pedonali.
    L’occasione è propizia per effettuare una completa riorganizzazione di tutta la piazza, rendendola maggiormente godibile per gli abitanti. Il progetto, infatti, ipotizza una nuova utilizzazione degli spazi grazie alla realizzazione – nell’area antistante il polo scolastico Ugo Foscolo – di un giardino con giochi per bambini.
    Oggi, però, quest’area è abitualmente occupata dalle automobili. Complessivamente i posti auto sono una sessantina (considerando Piazza Pallavicini, la zona taxi di fronte alla fermata degli autobus e l’angolo tra la piazza e l’inizio di via Celesia). Dopo l’intervento si ridurrebbero a meno di una trentina.
    Ed è questo il punto che ha già suscitato le maggiori critiche dei cittadini, espresse in tutta evidenza durante l’affollata assemblea pubblica – organizzata dal Comitato di Rivarolo per esporre il progetto e recepire suggerimenti migliorativi – svoltasi martedì sera nei locali della Croce Rosa.

    IL PARERE FAVOREVOLE DEL MUNICIPIO VALPOLCEVERA

    Il progetto, scaturito dagli uffici comunali, viene visionato presso la II Commissione “Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente, Interventi Manutentivi e Viabilità su Base Locale” del Municipio Valpolcevera, il 24 ottobre scorso. Il giorno seguente il consiglio municipale, all’unanimità, esprime parere favorevole.
    Come spiega il presidente del Municipio, Iole Murruni «Ci è sembrata un’occasione da non gettare al vento, per la riqualificazione della piazza. Abbiamo avuto poco tempo per ragionarci sopra ma, d’altra parte, se non avessimo votato a favore, rischiavamo di perdere il finanziamento e non potevamo permettercelo. L’idea dell’abbattimento delle barriere è un obbligo morale per l’amministrazione pubblica. Partendo da questo presupposto possiamo migliorare la vivibilità del territorio e di conseguenza la percezione di sicurezza degli abitanti. La carenza dei parcheggi è un problema reale. In questi casi occorre un po’ di elasticità. Cercheremo di salvaguardare gli interessi di tutti. Capiamo la preoccupazione dei commercianti della vicina via Celesia che temono di veder diminuire il loro giro d’affari. Per questo cercheremo di inserire dei posti auto a rotazione, oltre a ricavare, in altre aree attigue, nuovi parcheggi a disposizione dei cittadini».
    Davanti alla scuola nascerà uno spazio con i connotati tipici del giardino pubblico. «Ovviamente andrà arredato, l’ipotesi è di installare dei giochi per bambini – continua il presidente – Una spesa di cui dovrà farsi carico il Municipio Valpolcevera e, considerando la penuria di risorse economiche, non sarà un’impresa semplice. Noi proponiamo di realizzare un giardino dalle dimensioni più contenute, in maniera tale da non lasciarlo vuoto».
    Mentre per risolvere il problema dei posti auto «Esiste l’opportunità di ricavare dei parcheggi nell’area dell’ex capolinea del 53 (la zona del vecchio passaggio a livello ferroviario, in pratica dietro a via Pallavicini, ndr) – spiega Murruni – Attualmente è una porzione di territorio degradata, già utilizzata a questo scopo, senza alcuna regolamentazione. A breve, nelle immediate vicinanze, sorgerà la nuova caserma dei carabinieri e l’ingresso sarà proprio dalla strada che porta all’ex capolinea del 53. Quindi, anche la sicurezza, sarebbe garantita. È un discorso che andrà affrontato con il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato. Inoltre, la palazzina che ospitava la Polfer, recentemente è stata abbattuta, quindi sarà possibile rimediare ulteriori posti auto che potrebbero essere destinati in parte a parcheggio di interscambio ed in parte a rotazione».
    Il Municipio Valpolcevera quando ha espresso parere positivo al progetto ha posto come priorità politica e sociale la creazione di un avamposto della Polizia Municipale nei locali del polo scolastico di Piazza Pallavicini, quale risposta all’esigenza di sicurezza e controllo, manifestata dalla popolazione del quartiere.
    «All’interno del complesso scolastico esiste un locale, quella che un tempo era l’abitazione dell’ex custode, attualmente inutilizzato – sottolinea Murruni – La Giunta municipale ha stanziato una somma per ristrutturarlo e destinarlo ai vigili urbani che potrebbero garantire un presidio significativo».

    Inoltre il Municipio si è riservato di fare alcune osservazioni. Innanzitutto «la necessità che il Comune di Genova, vista l’eliminazione di molti parcheggi già carenti in Rivarolo, avvii una sinergia con Ferrovie dello Stato per l’utilizzo a parcheggio delle due aree indicate nel progetto come di proprietà FS».
    Parliamo degli spazi sotto le arcate del ponte ferroviario: uno in via Pallavicini adiacente alla fermata degli autobus diretti a Certosa, l’altro in via Pisoni. Proprio quest’ultima, soggetta frequentemente ad allagamenti, dovrebbe essere interessata «da un apposito intervento in grado di risolvere questa problematicità». E ancora «la necessità di inserire un impianto acustico e un percorso per i non vedenti nelle lanterne semaforiche di incrocio tra Piazza Durazzo Pallavicini e Ponte Polcevera; che sia presa il considerazione la possibilità di una adeguata illuminazione della Piazza Durazzo Pallavicini, ritenendo opportuno l’impegno da parte della Civica Amministrazione affinché venga potenziata la medesima; di diminuire lo spazio riservato alle merci sito in Via Croce Rosa civ. 1, a favore di parcheggi auto a zona disco».

    Durante l’assemblea di martedì 13 sono emerse anche altre preoccupazioni. In primis molti abitanti considerano la zona di Piazza Pallavicini “off limits” per mamme, bambini ed anziani, anche nelle ore diurne. La causa è la mal frequentazione di un luogo divenuto, ormai da anni, ritrovo di giovani e meno giovani che ciondolano in lungo e in largo, senza nulla da fare tutto il giorno. Indubbiamente, il verificarsi di alcuni episodi di micro criminalità, in particolare legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, ha complicato la situazione. E si può comprendere la paura di chi abita nei palazzi che si affacciano sulla piazza e dei genitori che la attraversano con i bambini al seguito. Nello stesso tempo, però, questo non deve diventare il motivo di un colpevole immobilismo. Il comitato di Rivarolo, nato su iniziativa spontanea dei cittadini, da circa 2 anni lotta affinché l’immagine del quartiere muti radicalmente. Piccoli passi, per carità, ma importanti «Ci siamo occupati del teatro Albatros, di via Vezzani, abbiamo portato avanti diverse iniziative – hanno spiegato in assemblea – Il nostro sogno è quello di riportare la gente in piazza. Se il quartiere è più vivibile tutti ci guadagnano».

    Le critiche dei fautori di una stretta legalitaria non si sono fatte attendere «Abbiamo 100 mila euro e allora spendiamoli in sicurezza, in video sorveglianza! Gli agenti hanno paura a girare per la piazza e via Celesia. Chi l’ha mai visto il poliziotto di quartiere?».
    Inevitabili le contestazioni dei commercianti «Se togliete 40-50 posti auto per noi sarà davvero dura resistere e tenere le serrande aperte – sottolineano all’unisono – Siamo il tessuto vitale della società ma così non ci aiutate, così ci uccidete».
    Inoltre è emerso il disappunto perché il progetto non prevede la riqualificazione della vicina via Celesia. Ed il timore di veder partire i lavori, senza prima vedere realizzati concretamente i nuovi presidi di vigili urbani e carabinieri. Molti dubbi suscita anche la futura manutenzione dell’area per bambini «Chi garantirà la pulizia del giardino pubblico? Così rischiamo di lasciarlo in mano ai soliti frequentatori».

    Per fortuna non sono mancati i giudizi positivi. «Gli spazi vuoti e abbandonati diventano luogo di chi li occupa, come è accaduto finora alla piazza. Bonificare la zona creando degli interessi per la gente è un fatto positivo. L’errore sta nel non frequentare gli spazi pubblici. Bisogna riappropriarsi della piazza». E ancora «Via Celesia deve tornare ad essere un borgo. Pedonalizzarla sarebbe la soluzione migliore. La piazza è il primo passo della riqualificazione del quartiere. Da qualche parte bisogna pure cominciare …».

    Infine, alcuni abitanti, rivolgendosi ai rappresentanti del Municipio presenti all’assemblea – tra gli altri il presidente Iole Murruni, l’assessore Patrizia Palermo e diversi consiglieri di maggioranza e opposizione – hanno chiesto perché il progetto non è stato presentato ai cittadini in precedenza, ma solo adesso, ormai a giochi fatti. Insomma, rivendicando quello che poteva essere un vero processo di partecipazione.
    Il presidente Murruni ha provato a spiegare che purtroppo non è stato possibile, visto che lo stesso Municipio ha avuto ben poco tempo per visionarlo e soprattutto, se non avesse espresso parere positivo, il finanziamento si sarebbe volatilizzato.
    «È un discorso che a posteriori si può affrontare – spiega Murruni – Ma sappiamo che le competenze del Municipio sono limitate, il nostro parere non è neppure vincolante e spesso siamo addirittura scavalcati. L’intenzione è quella di condividere il progetto. Giovedì pomeriggio alle ore 15:30 è previsto un incontro con i tecnici comunali ed il progettista presso i locali municipali di via Reta a Bolzaneto. Auspichiamo che le nostre osservazioni e quelle degli abitanti possano essere accolte positivamente».
    Per quanto riguarda la tempistica dell’intervento «Sicuramente ci sarà un passaggio in commissione consiliare del Comune e poi partirà l’iter progettuale – conclude Murruni – i tempi, comunque, non saranno brevi».

     

    Matteo Quadrone

  • Asili nido comunali: a Genova aumento record delle rette

    Asili nido comunali: a Genova aumento record delle rette

    340 euro al mese, con un +5,6% rispetto all’anno passato. In Liguria è questo il costo medio sostenuto dai genitori per mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, una spesa che si colloca al di sopra della media nazionale (pari a 302€). Sono i dati che emergono da un’indagine di Cittadinanzattiva.

    «Dura la vita per le giovani coppie, fra difficoltà nel far accedere i propri figli ad asili comunali, alti costi e disparità economiche anche all’interno della stessa regione: si registra una differenza di ben €120 tra il capoluogo ligure più caro, Imperia, e il meno caro, Savona (279€).
    Rispetto al 2010/11, nel 2011/12 le tariffe sono rimaste invariate solo a Savona – spiega Cittadinanzattiva – Particolarmente rilevante l’incremento registrato a Genova (+15,2%), inferiore a livello nazionale solo a Bologna (+29,7%), Vibo Valentia (+29%) e Perugia (+21,8%)».

    L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2010/11 e 2011/12) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.

    In Liguria, secondo la banca dati del Ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2010, ci sono 113 asili nido comunali per 4.389 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Genova (51, con 2.472 posti), mentre la provincia di Imperia ne registra il numero minore (15, con 554 posti). «In Liguria il 35% dei richiedenti rimane in lista di attesa, a fronte di una media nazionale del 23,5%», sottolinea Cittadinanzattiva.

    La situazione è migliore per quanto riguarda la copertura potenziale del servizio «Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Liguria la copertura potenziale del servizio è dell’8,9%, a fronte di una media in Italia del 6,5%».

    «Dall’indagine effettuata è evidente che ancora oggi manca nel nostro Paese un sistema di servizi per l’infanzia equamente diffuso ed accessibile su tutto il territorio e adeguate agevolazioni fiscali a sostegno dei nuclei familiari con bambini piccoli – commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – Le misure a favore di tali servizi rappresentano un investimento intergenerazionale che produce effetti nel lungo periodo e quindi di scarso “appeal” per una classe politica poco lungimirante e concentrata sul consenso immediato. D’altro canto, la riduzione delle risorse a disposizione degli enti locali e la rigidità del patto di stabilità, non aiutano a far ripartire gli investimenti in tal senso, anzi contribuiscono a tagliare sempre di più le risorse destinate alla spesa sociale. Di questo passo difficilmente riusciremo a colmare il gap nei confronti dell’Europa e centrare la copertura del servizio del 33% già prevista per il 2010».

     


  • Sicurezza: mediazione comunitaria, risorsa per la Polizia Locale

    Sicurezza: mediazione comunitaria, risorsa per la Polizia Locale

    «La città è il luogo dove tutte le differenze si pongono in relazione, confrontandosi con un sistema di regole – spiega l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini in apertura del convegno “Dalla sicurezza passiva alla sicurezza partecipata: le risorse della mediazione comunitaria per la Polizia Locale”, un’occasione per fare il punto sui possibili contributi della mediazione comunitaria in tema di sicurezza e sulle esperienze della Polizia Municipale di Genova che ha già intrapreso un percorso di formazione dei propri operatori (vedi l’approfondimento di Era Superba) differenza non vuol dire diseguaglianza ma può diventarlo a seconda di come ci rapportiamo con gli altri individui. Poi c’è il binomio inclusione/esclusione: le regole tracciano dei confini tra chi è dentro e chi sta fuori da un determinato sistema. Le persone, quando si sentono incluse, percepiscono maggiore sicurezza. Al contrario, quando sono escluse, peggiora la loro qualità della vita».
    Parlare di mediazione nell’ambito dell’amministrazione pubblica «È un modo per valorizzare un termine fondamentale: responsabilità – continua l’assessore – Quella dei cittadini che hanno il dovere di rispettare le regole e quella delle istituzioni che sono tenute a farle rispettare. La violazione di una regola, però, può diventare l’occasione per stimolare il dibattito sul valore di essa».

    La mediazione è un nuovo strumento che dà un’ulteriore opportunità di gestire il conflitto. Come spiega il comandante del Corpo di Polizia Municipale di Genova, Giacomo Tinella «È utile ai corpi di polizia perché cerca di affrontare il tema del rapporto tra aggressore e vittima. Ma va inserito nell’attuale quadro normativo. Il Decreto legislativo 4 marzo 2010/28 introduce l’istituto della mediazione. L’intento è quello di costruire dei servizi di mediazione grazie al contributo di professionisti in questo campo».
    Partendo da questo presupposto «Abbiamo ragionato sul nuovo regolamento della polizia urbana che oggi all’articolo 4 prevede la mediazione sociale dei conflitti – continua Tinella – Un esempio concreto di applicazione sono gli atti di impegno di alcuni esercizi commerciali che creano disagio in determinati quartieri (pensiamo alla vendita di alcolici, ad esempio). La mediazione è efficace: impegna meno il corpo di polizia e garantisce una sicurezza partecipata ai titolari dei negozi. Ma la mediazione risulta utile anche in contesti più semplici, a gestire il conflitto tra l’agente e le persone che incontra quotidianamente sulla strada. Noi vogliamo continuare ad investire sulla formazione. I corsi proseguiranno e coinvolgeranno un numero maggiore di operatori della polizia municipale».

    Genova è una città che sul piano della criminalità sta cambiando repentinamente «Dopo anni in cui i dati erano sostanzialmente stabili adesso registriamo un sensibile aumento dei reati di criminalità predatoria (furti e borseggi, ndr) che sono quelli che creano più allarme sociale – spiega Stefano Padovano, coordinatore dell’Osservatorio Sicurezza Urbana della Regione Liguria – l’utilizzo della mediazione deve essere un anello del progetto operativo, è necessario lavorare sulla preparazione degli agenti, esplorando nuove esperienze in grado di accrescere le loro competenze».

    «Quando parliamo di mediazione parliamo di identità sociale – spiega il professore Juan Carlos Vezzulla, presidente IMAP Portogallo e IMAB Brasile e vice presidente del Foro Mundial de Mediaciòn – Ciò che accade ad una singola persona interessa l’intera comunità. La civiltà occidentale, invece, ha basato l’ordinamento sociale su due sistemi: penale e assistenziale. Ma questi ultimi non garantiscono il rispetto della dignità umana. Quando la società esclude un gruppo ritenendolo “cattivo”, provoca un danno alla coesione sociale, rallentando la propria crescita. Le politiche pubbliche devono favorire una corretta relazione tra stato e cittadini basata sulla responsabilità. La mediazione si basa sul concetto di democrazia partecipativa. Dobbiamo far sì che la comunità riesca a gestire i conflitti interni ad essa per migliorare la vita di tutti gli individui. I corpi di polizia devono aggiungere al proprio ruolo di controllo e repressione, anche un ruolo pedagogico: aumentando la consapevolezza di ognuno di noi. Bisogna che la regola non sia fine a se stessa. Infrangendo una determinata norma l’individuo danneggia se stesso e la comunità. La mediazione si avvicina alle persone per dirgli che sono capaci. Le incoraggia ad emanciparsi. La polizia urbana può essere molto utile in questo senso. Insieme al contributo dei gruppi di lavoro che si sono creati in vari quartieri di Genova. Esiste un altro metodo rispetto a quello della competizione, ovvero il metodo della cooperazione. Per convivere e rispettare la dignità gli altri devo comprendere le differenze. Se vogliamo rispetto dobbiamo dare rispetto. I corpi di polizia devono sentirsi parte integrante di un gruppo umano che lavora in modo cooperativo».

    Infine sono intervenuti Danilo De Luise, della Fondazione San Marcellino di Genova e Mara Morelli, del Dipartimento di Scienze della Comunicazione Linguistica e Culturale (DISCLIC) dell’Università di Genova, promotori del percorso di formazione sulla mediazione comunitaria a Genova. «L’obiettivo è allargare la rete – spiegano – con l’espansione dei gruppi di cittadini e operatori di polizia coinvolti nel progetto. Occorre diffondere questo metodo, farlo conoscere il più possibile alla cittadinanza. Inoltre, i dati sull’aumento della criminalità predatoria che abbiamo ascoltato in precedenza devono essere incrociati con altri dati: quelli relativi alla disoccupazione, alla dispersione scolastica, al depauperamento dei servizi socio-sanitari, ecc. Solo così possiamo affrontare i conflitti cercando di realizzare una società più coesa. Per quanto riguarda il processo formativo, non parliamo solo di corsi ma anche di altre forme di sensibilizzazione. Proprio in questi giorni abbiamo fatto un giro per tutti i distretti di polizia municipale. L’intenzione è quella di proseguire su questa strada».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Unioni civili: è partito il percorso per l’istituzione del registro

    Unioni civili: è partito il percorso per l’istituzione del registro

    È partito il percorso che porterà all’istituzione del Registro delle Unioni Civili per regolare tutte le forme di convivenza fra due persone che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio.
    La settimana scorsa, infatti, i rappresentanti delle associazioni che a diverso titolo si occupano di famiglia – dal Forum Ligure Associazioni Familiari di ispirazione cattolica alle Famiglie Arcobaleno dei genitori omosessuali – si sono seduti attorno allo stesso tavolo, convocati dall’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini.
    Un’occasione unica per confrontarsi e capire le ragioni degli altri, senza pregiudizi. Il primo appuntamento di una lunga serie perché il cammino è appena all’inizio. Alla riunione hanno partecipato le associazioni: Arcigay, Forum Associazioni Familiari, Famiglie Arcobaleno, Agedo, Alpim, Aiaf, Anspi, Bethel, Equality Italia, Genova-Gaya.

    Ovviamente le posizioni rimangono distanti ma l’obiettivo è il medesimo «Migliorare la vita delle nostre famiglie e dei nostri figli pur partendo da punti di vista diversi – commentano le Famiglie Arcobaleno Il muro contro muro è generato soprattutto dalla mancanza di conoscenza. Quindi ben venga l’apertura di un tavolo comune».

    Un giudizio positivo arriva dal Forum Ligure Associazioni Familiari «L’esperienza è stata davvero utile, il confronto è fondamentale. Anche noi siamo contro le discriminazioni ma crediamo che non sarà con un registro che potranno essere sconfitte».

    Particolare soddisfazione è espressa dall’Arcigay Genova «Il programma politico presentato dalla lista Doria sarà rispettato, siamo lieti di constatare la coerenza dell’amministrazione comunale – spiega Ostilia Mulas, Presidente Arcigay Genova l’Approdo – Nonostante le posizioni diametralmente opposte, giudichiamo positivo aver avuto la possibilità di parlarci e conoscerci meglio. La strada del dialogo, per quanto impervia, è l’unica che possa fa cadere gli steccati ideologici e liberarci da pregiudizi che non migliorano la vita di nessuno di noi».

    Il Comune di Genova con l’istituzione del Registro delle Unioni Civili e degli strumenti attuativi «Vuole segnare una differenza politica e culturale significativa – conclude Mulas – Auspichiamo che i comuni italiani che lavoreranno in questo senso siano sempre più numerosi in modo da spingere il Legislatore nazionale a non lasciare ancora senza protezioni e tutele un grande numero di coppie e famiglie (ricordiamo la presenza di 100.000 minori coinvolti, secondo i dati ISTAT)».

     

    Matteo Quadrone

  • Carceri liguri: aumentano atti di autolesionismo e suicidi

    Carceri liguri: aumentano atti di autolesionismo e suicidi

    Le carceri liguri scoppiano a causa del sovraffollamento e la situazione è sempre più insostenibile per i detenuti ma anche per gli agenti costretti a lavorare in un contesto così degradato e rischioso. L’ennesimo grido d’allarme arriva dal Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, questa volta, mette in evidenza l’aumento degli atti di autolesionismo all’interno dei penitenziari della nostra regione.

    «Solo nei primi 6 mesi dell’anno sono stati 21 i tentativi di suicidio e ben 218 gli atti di autolesionismo – spiega Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe Liguria – L’ultimo episodio è avvenuto a Chiavari dove un detenuto che voleva impiccarsi è stato salvato in extremis grazie all’intervento di un agente. Mentre nel carcere di Pontedecimo un detenuto originario del Marocco e arrestato per spaccio di droga, è rimasto ustionato nel rogo della sua cella, data alle fiamme per protesta contro le condizioni invivibili del carcere».

    Anche il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo, lancia l’allarme suicidi «Nei primi mesi del 2012 ci sono stati 50 casi di autolesionismo di cui 39 commessi da imputati. Sette di loro, detenuti in attesa di giudizio, hanno tentato il suicidio e uno si è tolto la vita».

    Il sindacato sottolinea, da sempre, le gravi carenze d’organico negli istituti di pena liguri. «La popolazione detenuta è il doppio rispetto alla capienza regolamentare – commenta Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe Liguria –  Le istituzioni e il mondo della politica non possono più restare inermi e devono agire concretamente».

    Nel penitenziario di Chiavari sono reclusi 100 detenuti a fronte dei 78 posti a disposizione. E mancano 25 poliziotti rispetto alla pianta organica. 

    A Pontedecimo sono detenuti 97 uomini e 92 donne, 189 persone rispetto alla capienza regolamentare di 96 posti letto. La forza prevista del reparto di Polizia penitenziaria è di 161 unità mentre quella effettiva è di circa 100 unità. Dal 1 gennaio al 30 giugno scorso, a Pontedecimo si sono verificati 10 atti di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile; tagli sul corpo provati da lamette), un tentato suicidio sventato dagli agenti e sette colluttazioni.

     

    BAMBINI DIETRO LE SBARRE

    La situazione diventa ancor più delicata quando a varcare la soglia del carcere – insieme alle madri detenute – sono i bambini di età inferiore ai tre anni. Secondo i dati del Sappe oggi nel carcere di Pontedecimo è presente una detenuta con un figlio di due anni e mezzo ma nel luglio scorso erano addirittura due.

    Mercoledì 7 novembre, il consigliere regionale dell’Italia dei Valori e presidente dell’VIII commissione Pari opportunità, Maruska Piredda ha presentato un’interrogazione urgente al presidente e all’assessore competente in merito all’individuazione, nel Comune di Genova, di uno stabile che possa essere adibito a Istituto di custodia attenuata per madri detenute con figli (Icam).

    La legge n.62/2011, infatti, prevede l’istituzione delle case famiglia protette proprio per madri e padri con figli di età inferiore ai 10 anni. Una legge che ha avuto un seguito nell’intesa stipulata nella Conferenza Stato-città e Autonomie locali, con cui si prevede l’obbligo per gli enti locali di individuare edifici con caratteristiche atte a ospitare gli Istituti di custodia attenuata. Regioni come la Lombardia hanno già un Icam, altre, come Veneto e Toscana, se ne stanno dotando. In Liguria, invece, finora non si muove una foglia.

    «Ho avuto modo di constatare, durante un sopralluogo di qualche mese fa, quale sia la situazione in cui sono costrette a vivere queste mamme con i propri figli piccoli, per i quali solo l’impegno e la cura prestati dagli agenti di custodia rendono meno amara l’esperienza carceraria – spiega Piredda –  Nell’interrogazione chiedo quali percorsi la Regione ha intrapreso per individuare, di concerto con gli enti locali, una sede per l’Icam nel territorio ligure, auspicando un concreto impegno affinché al più presto anche la Liguria attui le disposizioni previste dalla legge, indispensabili per garantire adeguati rapporti familiari tra i genitori detenuti e i figli e, contestualmente, un equilibrato sviluppo del minore».

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

  • Centro storico: nuovo centro d’ascolto alla Maddalena

    Centro storico: nuovo centro d’ascolto alla Maddalena

    Nel laboratorio di Vico del Papa, nel cuore della Maddalena, nasce un nuovo centro di ascolto dedicato all’assistenza a donne vittime di violenza e famiglie in difficoltà. L’iniziativa è frutto dell’impegno dell’Associazione Oltre il Silenzio Onlus composta da volontarie, operatrici e professioniste, con la collaborazione del Municipio Centro Est.

    Il Centro di ascolto è un servizio gratuito – usufruibile dai cittadini il lunedì dalle ore 15:00 alle 17:00 e il mercoledì dalle 16:00 alle 18:00 – costituito da un gruppo di esperti, avvocati e psicologi che offrono volontariamente la loro professionalità per trovare soluzioni al disagio che affligge le donne maltrattate, i ragazzi che hanno subito atti di bullismo, le vittime di persecuzioni, di minacce, di stalking, di mobbing lavorativo, i genitori separati, le coppie in difficoltà, alla ricerca di un equilibrio che permetta a queste persone di affrontare i problemi quotidiani.

    «Grazie alla generosità e all’impegno dell’associazione “Oltre il Silenzio”– commenta Simone Leoncini, Presidente Municipio Centro Est- sorge un nuovo servizio nel centro storico. E’ importante che l’iniziativa nasca dall’impegno di un gruppo di donne e sia rivolta in primo luogo proprio alle donne. Il Laboratorio municipale di Vico del Papa, attivo soltanto da pochi mesi, sta accogliendo un crescente numero d’iniziative sociali e culturali e si sta affermando come importante spazio pubblico della Maddalena».

  • Manifestazione in difesa della sanità pubblica e presidio contro gli sfratti

    Manifestazione in difesa della sanità pubblica e presidio contro gli sfratti

    Stamattina a partire dalle ore 9,30 in piazza Caricamento si terrà la manifestazione delle pensionate e dei pensionati liguri in difesa della sanità pubblica contro i tagli al finanziamento della sanità e dei servizi sociali e per cambiare le scelte della Regione Liguria. Da piazza Caricamento i manifestanti si dirigeranno in corteo sino in piazza De Ferrari.

    «I tagli nazionali alle risorse mettono in pericolo il sistema socio sanitario della nostra regione – spiegano i sindacati Cgil, Cisl e Uil – ma anche la Regione Liguria ha una parte di responsabilità: è stata incapace di avviare una reale trasformazione del sistema per renderlo sostenibile e maggiormente efficace e alle dichiarazioni di principio non sono seguite le scelte coraggiose che sarebbero state necessarie per modificare profondamente il modo di funzionare di ospedali, ambulatori, assistenza domiciliare, ruolo dei medici di medicina generale».

    Spi CGIL – Fnp CISL – Uilp UIL Liguria chiedono alla Regione di riaprire subito il confronto con le organizzazioni sindacali.

    Aderiscono alla manifestazione: RAPPRESENTANZE SINDACALI UNITARIE ASL 3, UNIONE ITALIANA CIECHI E IPOVEDENTI, SUNIA, SICET, UNIAT, FEDERCONSUMATORI, ADICONSUM E ADOC

     

    Sempre oggi, si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione degli inquilini, organizzata dai sindacati di categoria (Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini), il cui slogan è «Abbassare gli affitti per fermare gli sfratti. Perchè vorrei: pagare l’affitto ed arrivare alla fine del mese; avere un contratto regolare e detrarmi l’affitto dal reddito; non vivere con l’incubo dello sfratto; lasciare la casa dei miei genitori per averne una mia ad un affitto che possa pagare con il mio reddito; non aspettare invano una casa popolare; vivere serenamente in una città libera e solidale». 

    Alle ore 10:30 presidio nella piazza antistante la Prefettura.

     

  • Begato: una scuola si trasforma in nuovi alloggi a canone moderato

    Begato: una scuola si trasforma in nuovi alloggi a canone moderato

    Un’antica ex scuola del paese di Begato, in Val Polcevera, ospiterà tre alloggi a canone moderato destinati a cittadini che hanno difficoltà ad accedere al libero mercato della locazione ma, a causa di un reddito superiore alla soglia, non possono accedere alle liste per l’assegnazione di una casa popolare.
    Sul finire di settembre un’impresa edile genovese si è aggiudicata in via provvisoria l’appalto per la ristrutturazione edilizia dell’ex scuola comunale di via Pierino Negrotto Cambiaso, quindi, dopo la necessaria verifica dei requisiti, l’aggiudicazione definitiva diverrà efficace ed in tempi brevi, presumibilmente a novembre, i lavori dovrebbero partire.

    Un intervento in linea con quello attuato nello stabile di Vico Untoria, nel centro storico – attualmente occupato da un gruppo di anarchici che contestano i criteri di assegnazione degli appartamenti dove presto si insedieranno i nuovi inquilini, come conferma la recente pubblicazione della graduatoria finale del bando sulle pagine web di Ri.Genova srl (la società partecipata del Comune che si occupa del recupero edilizio in ambito comunale).

    La stessa Ri.Genova srl gestirà l’operazione di trasformazione dell’ex scuola del paese di Begato. Ma non solo, il progetto è più ampio e prevede di recuperare altri 2 ex edifici scolastici in altrettanti paesi della vallata, ovvero Cremeno e Geminiano. In totale la società conta di realizzare 16 appartamenti, grazie alla ristrutturazione delle tre scuole.

    Il progetto risale al 2009, da un’idea dell’ex assessore alla casa del Comune di Genova, Bruno Pastorino che così spiegava la sua scelta «Visto che la situazione abitativa è drammatica e ci stanno tagliando tutti i finanziamenti, dopo aver fatto i salti mortali per far rendere al massimo il patrimonio abitativo esistente, quel che possiamo fare è lavorare di fantasia». Il Comune decise di affidare a Ri.Genova srl le tre strutture della Val Polcevera, evitando l’ennesima vendita di beni immobiliari del patrimonio pubblico.

    Oggi, come allora, il diritto alla casa rimane un’esigenza stringente per migliaia di cittadini genovesi. Senza dubbio trasformare edifici dismessi in nuovi alloggi a canone moderato è un’iniziativa che si muove nella giusta direzione. Ma per rispondere adeguatamente all’annoso problema della penuria di case destinate alle fasce deboli, simili progetti devono diventare la regola e non l’eccezione.

     

    Matteo Quadrone

  • Diritto alla casa: abbassare gli affitti per evitare gli sfratti

    Diritto alla casa: abbassare gli affitti per evitare gli sfratti

    Vico Casana, centro storico di GenovaLa questione del diritto alla casa –  nonostante coinvolga un numero sempre maggiore di persone – rimane una tematica colpevolemente assente nell’agenda delle istituzioni pubbliche. Se ne è parlato ieri nel corso del convegno “La casa: diritto di tutti i cittadini e grande opportunità di lavoro e sviluppo per Genova”, organizzato dal sindacato degli inquilini Sunia-Apu.

    «Nel 2011 a Genova abbiamo avuto 1291 sfratti di cui l’85% per morosità, la gran parte dei quali eseguiti in forma coatta con l’intervento della forza pubblica – spiega Calogero Pepe, segretario generale del Sunia-Apu – per il 2012, con l’incremento della crisi, gli sfratti stimati nella nostra città saranno oltre 1500».

    I dati emersi dal convegno fotografano una realtà in grande sofferenza, infatti, a fronte di 4300 domande presentate nel bando 2012 per l’assegnazione di case in edilizia residenziale pubblica, c’è una disponibilità di sole 250/300 unità abitative.

    Il Sunia denuncia «A 6 mesi dall’insediamento della nuova Giunta guidata dal Sindaco Marco Doria, non siamo ancora stati convocati per un incontro. Eppure l’attività programmatoria è indispensabile per poter gestire l’emergenza casa e molti temi potrebbero essere oggetto di trattativa e confronto: come gestire l’Imu per i meno abbienti, come incrementare il ruolo dell’Agenzia sociale per la casa, quali iniziative prendere per incrementare le occasioni di social housing, come impedire l’aumento dei morosi tra coloro che sono assegnatari di alloggi di edilizia pubblica».

    Per il sindacato degli inquilini si tratta di questioni da affrontare immediatamente. Al convegno era presente anche l’assessore regionale alle politiche abitative, Giovanni Boitano, il quale ha garantito che, nel giro di una settimana, si terrà l’incontro tra istituzioni (Comune di Genova compreso) e sindacati degli inquilini.

    «A livello nazionale il fondo di sostegno all’affitto è stato azzerato e questo, in un momento di crisi profonda, rappresenta un taglio inaccettabile – spiega Daniele Barbieri, segretario nazionale del Sunia-Apu  – Basterebbe perseguire l’evasione fiscale che nel comparto degli affitti è più alta rispetto a tutti gli altri settori. Si stima che a livello nazionale l’evasione fiscale sia di circa 3 miliardi di euro all’anno. Una cifra che consentirebbe di abbassare le tasse ai proprietari, ricostituire un fondo di sostegno all’affitto e attivare una serie di politiche abitative rivolte alle fasce più deboli della popolazione». Per sostenere queste proposte il 26 ottobre il Sunia sarà presente in molte piazze italiane con lo slogan “Abbassare gli affitti per evitare gli sfratti”.

     

    Foto di Daniele Orlandi