Tag: documentari

  • Zelenkovac, il progetto genovese: “ognuno ha il diritto di vivere nel posto dove è nato”

    Zelenkovac, il progetto genovese: “ognuno ha il diritto di vivere nel posto dove è nato”

    zelenkovac-9Valorizzare una storia poco conosciuta, ma incoraggiante e portatrice di un messaggio universale; fare maggiore chiarezza su quanto è accaduto durante e dopo la guerra in ex-Jugoslavia e avere il piacere di lavorare insieme a un gruppo di amici, condividendo un’esperienza di vita prima ancora che professionale. Sono queste le ragioni che hanno spinto il nostro gruppo, composto da sette giovani genovesi, Michele Giuseppone (regia e montaggio), Luca Fiorato (presa diretta, montaggio audio e musiche), Silvia Giuseppone (riprese), Davide Castagnola (fotografia), Serena Ferrari  e Davide Montaldi (supporto logistico) e me, Daniele Canepa (interviste, testi e traduzioni), a realizzare un film documentario sul villaggio eco-turistico di Zelenkovac, fondato da Borislav – “Crazy Boro” – Jankovic, poeta, pittore, scultore e… amante della natura e della vita.

    A circa venti minuti di auto dalla cittadina di Mrkonjić Grad e a un’ora e mezza da Banja Luka, dopo essere stata una comune di artisti ex-jugoslavi ed essersi salvata miracolosamente dalla furia distruttrice della guerra in Bosnia, Zelenkovac è diventata oggi un villaggio di montagna eco-turistico composto da capanne e bungalow in legno – costruiti, nel tempo, da Boro stesso e dai suoi amici – adibiti a strutture ricettive per viaggiatori che desiderano passare qualche giorno a contatto con la natura. Per capirne meglio il valore nel contesto bosniaco, tuttavia, è necessario prima fornire un quadro complessivo sul passato prossimo e sul presente della Bosnia Erzegovina.

    La Bosnia Erzegovina: Un quadro generale

    Una classe dirigente spesso incompetente e corrotta, clientelismo diffuso, immense potenzialità naturali, storiche e artistiche sfruttate soltanto in minima parte, problemi nello smaltimento dei rifiuti, infiltrazioni criminali in settori chiave dell’economia, fuga dei cervelli… No, non è l’Italia. Spesso da noi percepita come distante geograficamente e culturalmente, la Bosnia Erzegovina, in realtà molto più vicina al confine italiano rispetto a una nazione da noi sentita affine come la Spagna, presenta delle difficoltà e una realtà sociale per molti versi analoghe a quelle del nostro paese. A differenza del nostro passato recente, però, quello bosniaco è stato segnato dalla guerra più violenta consumatasi sul suolo europeo dalla fine del secondo conflitto mondiale: una guerra bollata come “odio etnico” dai media mainstream, sempre alla ricerca di comodi slogan che semplifichino, anziché aiutare le persone a capire le cause profonde.

    La guerra in Bosnia è stata, secondo le parole del giornalista e scrittore Luca Leone, esperto in materia da noi intervistato per il film: «Un laboratorio dell’orrore e del male. Il nostro compito di giornalisti e scrittori è andare sul posto e raccontarla per quello che è stata. Non è stata una guerra etnico-religiosa, ma piuttosto una guerra di aggressione, combattuta da gruppi di potere che avevano il solo fine di spartirsi un paese e creare una grande Croazia da un lato e una grande Serbia dall’altro. Punto.»

    L’assetto politico attuale della Bosnia Erzegovina, complicato ai limiti dell’ingovernabilità, è frutto degli accordi di Dayton, negli Stati Uniti, firmati nel novembre 1995. Il risultato ha dato luogo a un paese “transgenico”, secondo la definizione di Leone, diviso nelle entità territoriali della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, con capitale Sarajevo, a maggioranza croato-musulmana, la Repulika Srpska, a maggioranza serbo-ortodossa, con città di riferimento Banja Luka, e il distretto di Brčko. I costi insostenibili della politica, il pantano burocratico di amministrazioni locali e nazionali e una presidenza tripartita, che prevede la frequente alternanza di un rappresentante di ciascuno dei gruppi nazionali alla guida del paese, sono solo alcune delle cause alla base di una paralisi che tiene in scacco una popolazione all’interno della quale le diseguaglianze si acuiscono, anziché diminuire.

    Se da un lato le pensioni non assicurano nemmeno la sopravvivenza, dall’altro le famiglie faticano a reperire le risorse necessarie per mantenere i figli e per provvedere alla loro istruzione.

    I partiti, tuttavia, invece di rivolgere la propria attenzione verso questi problemi, preferiscono soffiare sul fuoco del nazionalismo. Il parallelismo con l’Italia è evidente anche qui: destra contro sinistra – o almeno presunte tali – da noi, partiti dei gruppi nazionalisti in Bosnia. Dietro le urla delle finte fazioni, tuttavia, la voce della gente comune rimane inascoltata, mentre essa non chiede nient’altro che di potersi costruire un futuro pacifico e ritornare a vivere armoniosamente. Proprio per tutte queste ragioni, l’esempio di Boro e di Zelenkovac sono così preziosi e valgono la pena di essere raccontati.

    La Bosnia attraverso una lente diversa. Il documentario Zelenkovac

    Documentari e réportage sulla Bosnia si limitano di solito a descrivere ciò che è accaduto durante la guerra o a presentare il profondo senso di lacerazione generato da un conflitto fratricida, a causa del quale il vicino di casa, da un giorno all’altro, è diventato il nemico dopo anni di pacifica convivenza. Dopo tali letture e visioni, il senso di frustrazione, misto a rabbia e impotenza, è l’unica cosa che rimane. La realtà presentata nel film Zelenkovac e l’esperienza stessa di Boro, invece, insegnano che anche in una situazione apparentemente priva di uscita, come quella della Bosnia di oggi, è possibile creare valore.

    «Volevo dimostrare che ognuno ha il diritto di vivere nel posto in cui è nato…», afferma con convinzione Boro, la cui “creatura” rappresenta in miniatura quanto la Bosnia ha da offrire: una natura meravigliosa, come quella che circonda Zelenkovac, immersa nel bosco; storia e arte; multiculturalità e un senso dell’ospitalità a tratti commovente. Persone come Boro, secondo quanto Luca Leone afferma nel film: «Sono come panda, che hanno bisogno di essere protetti, in quanto Boro è un esempio di uomo che ha capito come ridare speranza ai bosniaci».

    Spinti dall’obiettivo di far emergere questo tipo di atteggiamento di fiducia nei confronti della vita e di non darla vinta a coloro che prosperano sull’ “intanto non cambia niente”, abbiamo deciso di investire il nostro tempo e denaro per realizzare Zelenkovac, le cui riprese sono iniziate nel luglio 2013 e il cui montaggio è terminato a febbraio 2015.

    Un progetto autoprodotto e autofinanziatotra mille difficoltà

    Per tre di noi, Luca, Michele e io, non si è trattato del primo lavoro insieme. Anzi, la nostra amicizia è iniziata proprio conoscendoci sul precedente posto di lavoro. Tuttavia, da tempo discutevamo su come si potesse realizzare un progetto prodotto in totale autonomia. L’investimento ha riguardato le attrezzature, le spese vive, di alloggio e di viaggio per andare a girare in Bosnia – e a Modena per avere il contributo decisivo di Luca Leone – in due periodi diversi di venti giorni in totale. Se la parte riguardante il girato è andata tutto sommato liscia, una volta superati i primi due o tre giorni di ambientamento a Zelenkovac, i problemi hanno riguardato invece il montaggio. Completare un documentario che dura circa settanta minuti richiede tempo e idee in quantità. Se le seconde ci sono sempre state, la prima risorsa è invece spesso mancata. Tanti, infatti, sono stati gli impegni della quotidianità e della vita lavorativa a Genova che si frapponevano alla realizzazione del nostro progetto, portandoci via energie preziose.

    A tali ostacoli si è poi aggiunto quello linguistico: se nel realizzare le interviste, per la metà in serbo-croato, ci eravamo avvalsi dell’aiuto di amici sul posto che traducevano il senso generale delle dichiarazioni di Boro e dei suoi aiutanti, durante il montaggio si è reso indispensabile avere una traduzione dettagliata per poter operare i tagli nei punti giusti. È stato soltanto grazie all’aiuto di diversi amici serbi e bosniaci che vivevano qui o che abbiamo conosciuto in Bosnia che siamo riusciti nell’impresa. Il lavoro, comunque, è giunto al termine, con un prodotto sottotitolato sia in inglese sia in italiano.

    Il prossimo passo? Pubblicare il cofanetto (libro e dvd) Zelenkovac. Per questo motivo, abbiamo creato una pagina di crowdfunding sul sito Indiegogo, allo scopo di raggiungere la cifra minima necessaria per la pubblicazione e ci siamo riusciti, suprandola anche di qualche centinaia di euro. Ora non rimane che la pubblicazione, ultimo atto di un percorso indimenticabile.

    Daniele Canepa

  • Permiso de Soñar, un documentario che lega la Liguria all’Ecuador. Progetto del collettivo Escuelita

    Permiso de Soñar, un documentario che lega la Liguria all’Ecuador. Progetto del collettivo Escuelita

    ChiavariPermiso de Soñar è un film del collettivo Escuelita, nato da un laboratorio video animato da Cristina Oddone, Zelmira Pinazzo, Claudia Sbarboro, Gianluca Seimandi, Simone Spensieri. È l’ultimo progetto video diretto dalla regista genovese Oddone che, dopo il successo del documentario “Loro Dentro” (qui l’approfondimento di Era Superba), si è avvalsa ancora della collaborazione degli operatori del Laboratorio di Sociologia Visuale, del Centro Frantz Fanon di Torino e ASL 4, allargando il cerchio anche all’Escuelita di Chiavari.

    Il film racconta la migrazione di un gruppo di giovani che dall’Ecuador sono arrivati in Italia per ricongiungersi con le loro madri, partite anni prima sperando di trovare un’occupazione nel nostro Paese. Permiso de Soñar affronta i problemi aperti legati all’accoglienza nel nostro Paese e soprattutto in Liguria, alle leggi, agli ambienti “devianti” in cui i migranti spesso si trovano a vivere.

    Il titolo, com’è facilmente intuibile, significa “Permesso di sognare”: una formula che richiama anche fonicamente il concetto di “permesso di soggiorno” ed evoca le difficoltà di ottenere un documento che legittimi la presenza di questi soggetti sul territorio e restituisca loro la speranza di un progetto di vita concreto.

    Nel dicembre 2012, una versione ancora embrionale era stata presentata a Genova in occasione dell’Ecuador Festival. Si trattava di un piccolo premontato di circa 18 minuti. In seguito, questo lavoro è stato integrato con altre immagini e contributi: un docu-film di circa 50 minuti, in formato HD (fotocamera Canon 70D e telecamera SONY HVR Z1), da distribuire in festival, circuiti televisivi, dvd, formazioni sul tema delle migrazioni e della sofferenza sociale. Per questo, dallo scorso 27 gennaio è stato aperto il crowdfunding: chi vuole, può fare una donazione entro il 15 maggio 2014 e aiutare la realizzazione del documentario.

    La Escuelita e i “figli sospesi”

    «Al momento gli incontri all’Escuelita si svolgono una volta a settimana – racconta la regista Cristina Oddone – ma siamo fermi con le riprese perché stiamo cercando finanziatori per poter ideare un progetto organico. Per ora abbiamo optato per il fundraising e ci siamo affidati a Produzioni dal Basso, ma abbiamo in programma anche un incontro con il consolato ecuadoriano per cercare di sbloccare la situazione: anche loro sono sensibili alle tematiche che trattiamo perché negli ultimi anni si sta riscontrando un ritorno dei migranti nel Paese di origine».

    Il progetto nasce grazie all’iniziativa di “La Escuelita”, collettivo di giovani immigrati per lo più ecuadoriani, che da ormai 6 anni opera nel territorio del Tigullio – tra Chiavari e Lavagna – e lavora sulle problematiche di esclusione e marginalizzazione. Si riunisce con la supervisione dello psichiatra Simone Spensieri del Centro Frantz Fanon di Torino e segue il percorso complicato di questi giovani stranieri – molti dei quali frequentano anche il SERT -, occupandosi di cittadinanza e processi di socializzazione. Nel 2013 Escuelita ha deciso di dare avvio alla realizzazione di un documentario sui sogni dei ragazzi che ospita e sulla loro difficoltà nel trovare nuovi orizzonti di vita nell’area del Tigullio, collegando a doppio filo Liguria e Sud America. Chiavari, nello specifico, è uno scenario particolare: è una “provincia ricca”, meno problematica e complessa di Genova. Anche se si tratta di una città di migranti (diretti proprio verso il Sud America), oggi qui la società è conservatrice, i giovani stranieri danno più nell’occhio, sono stigmatizzati e devono fare spesso i conti con una forte sorveglianza.

    Inoltre, il motivo della formazione di una comunità così importante proprio nella nostra regione è dovuta al fatto che, come si sa, l’età media degli abitanti è alta, la popolazione è anziana e bisognosa di cure: per questo molte donne sudamericane hanno scelto di vivere qui, lavorando come badanti. Poco dopo, il ricongiungimento dei coniugi e dei figli, per la ricostruzione del nucleo famigliare. Solo che, mentre le madri hanno trovato impiego presso le famiglie chiavaresi, i figli sono rimasti sospesi «tra un passato sfumato e un futuro che non riesce a configurarsi», come racconta la regista. Sono in Italia da ormai una decina di anni, sono arrivati quando erano adolescenti e frequentavano le scuole superiori; adesso hanno circa 27-28 anni, molti di loro hanno una famiglia, le loro storie sono sfaccettate e complicate. Da un lato non vogliono andarsene dal nostro Paese, ma le dinamiche di inclusione e il contesto sembrano ostili; dall’altro mitizzano la patria lasciata e vorrebbero tornarvi, soprattutto adesso che – complice la crisi dell’occidente – l’Ecuador è un Paese emergente, con più possibilità sotto il profilo professionale e dell’istruzione, e con maggiori incentivi sul piano edilizio.

    In bilico tra restare e tornare, tra inclusione ed esclusione in un contesto ostile, questi migranti hanno anche molti ostacoli legali davanti a sé: ottenere la cittadinanza italiana, avere i documenti in regola e un permesso di soggiorno permetterebbe loro di costruirsi una vita “regolare”, trovare un lavoro che non sia in nero e che non li renda ricattabili, fare progetti per la loro famiglia.

    Permiso de Soñar: il documentario

    Dallo scorso anno si è cominciato a introdurre nei tradizionali incontri dell’Escuelita una riflessione sull’immagine e la narrazione di sé, realizzando interviste e girando scene all’aperto, nei luoghi normalmente frequentati dai ragazzi, cercando di coglierne l’aspetto quotidiano. Si è pensato di trasformare i consueti colloqui individuali in incontri di gruppo tra individui con problemi simili, in cui i soggetti potessero tirare fuori le proprie emozioni, ascoltarsi e  imparare anche a usare la macchina da presa e la strumentazione.

    Il girato si snoda in periferie e spazi urbani in stato di abbandono, e – come succedeva in “Loro dentro”, documentario girato all’interno del carcere di Marassi – l’obiettivo è instaurare un narrato intimistico e creare un livello di confidenza con i personaggi, spingendoli a parlare delle proprie storie perché a loro agio con gli operatori.

    L’approccio è etnopsichiatrico e tratta le problematiche dei vari soggetti non come se fossero separate dallo scenario di riferimento, ma contestualizzandole e facendo riferimento al gruppo etnico di riferimento: cade il giudizio etnocentrico e vengono messe in luce le specificità di certi disturbi non appartenenti a categorie psichiatriche universalmente riconosciute.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Unlearning, il lungo viaggio di una famiglia genovese alla scoperta di nuovi stili di vita

    Unlearning, il lungo viaggio di una famiglia genovese alla scoperta di nuovi stili di vita

    UnlearningConoscere per disimparare. Unlearning è l’iniziativa di una famiglia genovese – Anna, Lucio e la piccola Gaia – che il prossimo 5 aprile partirà dalla Fiera Primavera di Genova per intraprendere un viaggio molto particolare, un documentario lungo sei mesi alla ricerca di modi diversi di stare al mondo, diversi dalla routine cittadina e dalle tante certezze che immobilizzano la nostra vita. Un’esperienza documentata passo per passo, una “guida” per famiglie e persone curiose alla ricerca di nuove idee per costruire un’economia più a misura d’uomo adatta alle proprie reali esigenze. Si sente ormai sempre più spesso parlare di sharing economy o economia collaborativa, Unlearning vuole provarci sul serio e, soprattutto, vuole coinvolgerci, attirare la nostra attenzione, vuole stimolarci. 

    «L’idea di abbandonare la routine quotidiana è venuta dopo aver visto mia figlia disegnare un pollo a quattro zampe. La bambina, abituata alle confezioni del supermercato che contengono quattro cosce di pollo, dava per scontato che tutt’e quattro appartenessero allo stesso esemplare, non avendo mai avuto modo di vederne uno dal vivo».

    Era Superba è media partner di questa bella iniziativa, seguiremo gli spostamenti dei nostri concittadini e vi aggiorneremo sulle loro attività per tutta la durata dell’esperienza fino alla pubblicazione del documentario.

    La parola d’ordine di Unlearning è il baratto. Le esperienze che verranno documentate avranno proprio il concetto dello scambio come punto di partenza: couchsurfing, woofing, scambio linguistico, banca del tempo, scambio di appartamenti. Proveranno a vivere in fattorie biologiche e in spazi condivisi, metteranno in gioco i propri talenti e le proprie capacità in cambio di ospitalità. Le prime due tappe sono già fissate, il resto del viaggio no. Molto dipenderà dagli eventi, da quello che Lucio, Anna e Gaia incontreranno lungo il cammino. «Sulla nostra pagina Facebook abbiamo pubblicato le richieste di passaggio con Bla Bla Car per raggiungere le prime due destinazioni. Poi tutto sarà in balia degli eventi: magari ci troviamo malissimo e cambiamo itinerario, oppure scopriamo una cosa nuova e cambiamo… Sarà anche questo uno dei temi del documentario Unlearning».

    «La nostra prima tappa è un Ecovillaggio in Sicilia, poi saremo ospitati da una famiglia che accoglie viaggiatori da tutto il mondo grazie al sito Workaway, sarà poi la volta di un artista pugliese che ci mostrerà le realtà alternative della zona, una scuola libertaria, una transition town inglese, e comunità di vario stampo: che siano animate da uno spirito hippie, religioso, sociale o dall’attenzione verso l’ecologia, le famiglie che abbiamo scelto per il nostro itinerario hanno impostato i propri tempi e spazi in modo non convenzionale».

    La preparazione di questa avventura è durata più di un anno, periodo in cui in tanti hanno manifestato curiosità e solidarietà nei confronti dell’iniziativa, a conferma di ciò gli oltre 2000 euro raccolti con la campagna di crowdfunding per la produzione del dvd del documentario. Un’organizzazione che ha richiesto tempo ed energie: «Abbiamo cercato tutti i vari modi di usare il baratto e lo scambio e abbiamo studiato spostamenti che fossero sostenibili per una famiglia. Non dimentichiamo che con noi c’è una bambina di cinque anni…»

    Tanto interesse ha suscitato il vostro bel progetto, una discreta cifra raccolta grazie al crowdfunding… un orgoglio per voi, e sicuramente anche una responsabilità. Come vivete la partenza che si avvicina?

    «La viviamo bene! Stiamo ancora lavorando molto all’organizzazione, ma siamo felici e non vediamo l’ora di partire con questa esperienza, per noi così importante. Sapere che c’è chi ci ammira e ci sostiene ci regala una grande energia».

    Cosa vi aspettate e cosa invece vi augurate di non incontrare…

    «Ci aspettiamo di disimparare un po’ della nostra vita di città e delle nostre certezze accumulate negli anni. Speriamo di incontrare persone che non mettano delle barriere e che capiscano le motivazioni che ci hanno spinto a mettere in piedi questo progetto che nasce proprio dall’esigenza della nostra famiglia di lasciare la vita di routine, abbandonare la nostra “zona comfort” e partire alla scoperta di nuovi mondi. Come si vive in un ecovillaggio? Si può coabitare con altre famiglie? Come funziona una scuola senza aule? E una città senza petrolio? Si può essere energeticamente indipendenti? Tutti parlano di “tornare alla natura” ma come ci si sente con i piedi nel fango? Ci aspettiamo di vivere diveramente per sei mesi e di confrontarci attivamente con persone che sono state più coraggiose di noi. Cosa ci auguriamo di non incontrare? La morte, troppa pioggia e cibi frittissimi».

    Buon viaggio ad Anna, Lucio e Gaia e a risentirci presto su Era Superba per gli aggiornamenti dai “nuovi mondi”…

  • Violenza sulle donne: il corto ‘Nella tasca del cappotto’

    Violenza sulle donne: il corto ‘Nella tasca del cappotto’

    violenza-donneEra un mangiatore di belle principesse / centinaia e centinaia nella sua pancia ne aveva già messe“. Con questi versi viene presentato al pubblico il nuovo progetto di Marco di Gerlando, regista genovese specializzato nel lavoro con l’infanzia. Il corto che si appresta a realizzare, dal titolo Nella tasca del cappotto affronta la purtroppo attuale tematica della violenza domestica.

    La casa di produzione di Marco, l’indipendente MDG Produzioni, ha già ottenuto per questo progetto il patrocinio del Municipio Centro Est e il supporto di associazioni che operano nell’ambito dell’antiviolenza sul territorio regionale e nazionale.

    Il cortometraggio sarà girato a Genova nel novembre 2013 e il suo autore è alla ricerca di sponsor e finanziatori che vogliano contribuire alla sua realizzazione. Per contattare Marco di Gerlando si può inviare una mail a mdgproduzioni@libero.it.

    Guarda il video promo del corto

  • Venditori ambulanti a Genova, il video reportage di Pietro Barabino

    Venditori ambulanti a Genova, il video reportage di Pietro Barabino

    vicoli-immigrazione-d1«“Basta repressione” è il grido che accompagna la marcia dei giovani venditori ambulanti senegalesi da anni nel mirino delle forze dell’ordine e della propaganda securitaria di politici in cerca di visibilità e sempre a caccia di capri espiatori da dare in pasto ai propri elettori».

    Queste sono le parole che accompagnano su YouTube il nuovo video del regista genovese Pietro Barabino, che ci ha inviato il suo contributo in merito alla recente manifestazione di piazza a sostegno degli ambulanti e che attraverso alcune testimonianze (per esempio quella dell’avvocato Alessandra Ballerini, dell’Assessore Elena Fiorini e di abitanti del centro storico provenienti dal Senegal).

    Come spiega lo stesso regista «Gli ambulanti chiedono di poter uscire dalla clandestinità per poter cercare un lavoro regolare e vivere dignitosamente. Prima ancora di chiedere uno spazio dove vendere merce regolare, si battono per ottenere l’attenuazione della repressione, l’interruzione immediata degli “inutili e pericolosi blitz” delle forze dell’ordine che mettono a rischio la loro vita (sono all’ordine del giorno incidenti e contusioni)».

    Il breve documentario è stato realizzato con il contributo dell’Associazione 3 Febbraio, che ha messo in rete numerose realtà cittadine attive nell’antirazzismo. Sono inoltre presenti immagini tratte da Una giornata di normale amministrazione, a cura di Alexandru Teodorescu di GhettUP Tv.

    Guarda il video

    Marta Traverso

  • To the Wonder di Terrence Malick apre il Genova Film Festival

    To the Wonder di Terrence Malick apre il Genova Film Festival

    cinemaLunedì 1 luglio 2013 ha inizio la 16a edizione del Genova Film Festival: una settimana di proiezioni a ingresso gratuito allo Space Cinema del Porto Antico.

    L’evento inaugurale di lunedì 1 luglio è l’anteprima nazionale di To the Wonder di Terrence Malick, presentato in concorso al Festival di Venezia 2012 e che uscirà nelle sale da giovedì 4 luglio. Il regista francese, noto per la sua riservatezza (la sua ultima intervista risale al 1973 e non permette di essere fotografato dalla stampa), ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2011 con The Tree of Life.

    Questo nuovo film – che ha per protagonisti Ben Affleck e l’ex Bond Girl Olga Kurylenko – racconta la storia d’amore fra Neil, uno scrittore, e Marina, una ragazza madre di origine russa. La loro storia si sviluppa tra l’isola francese di Mont Saint Michel e un paese dell’Oklahoma.

    Guarda il trailer.

    In aggiunta al ricco programma di proiezioni sono ancora attive le iscrizioni per il concorso dedicato al Porto: le opere potranno essere inviate fino al 15 luglio 2013.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Planet Ocean: documentario francese sulle sorti degli oceani

    Planet Ocean: documentario francese sulle sorti degli oceani

    Stabilimento balneareMercoledì 26 giugno 2013 (ore 21.30) presso la sede dell’associazione sportiva Vignocchi, nei pressi di Genova Boccadasse, si tiene la proiezione del documentario Planet Ocean.

    L’evento è organizzato dal gruppo Critical Mass Genova in collaborazione con il circolo locale di Greenpeace. Chi lo desidera potrà raggiungere Boccadasse in una pedalata collettiva: partenza alle ore 20.30 in piazza De Ferrari.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Libero cinema in Libera terra: proiezioni di film a Villa Bombrini

    Libero cinema in Libera terra: proiezioni di film a Villa Bombrini

    villa-bombrini-2Lunedì 24 giugno 2013, festa di San Giovanni, si svolge a Villa Bombrini – Genova Cornigliano, la tappa dell’evento nazionale Libero cinema in Libera terra.

    Si tratta dell’ottava edizione dell’iniziativa a cura di Libera, associazione fondata da Don Luigi Ciotti che si occupa di contrasto alle mafie. Un ricco calendario di film che si proiettano in 100 tappe italiane dal 18 giugno al 18 luglio 2013.

    A Genova viene rappresentato The House I live in di Eugene Jarecki: un film del 2012 che racconta il sistema giudiziario americano dal punto di vista di un ufficiale della narcotici.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Festival di poesia: Ghettup Tv, le proiezioni

    Festival di poesia: Ghettup Tv, le proiezioni

    pellicolaMartedì 18 giugno 2013 inizia a Palazzo Ducale, nell’ambito del Festival di poesia 2013, la serie di proiezioni di Ghettup Tv.

    La tv di quartiere autogestita presenta al pubblico i film e documentari, videocronache della città e dei suoi abitanti. Il progetto agisce nell’ambito della Casa di Quartiere di vico Croce Bianca inaugurata a febbraio 2011 e gestita dalla Comunità San Benedetto al Porto in collaborazione con altre associazioni del centro storico.

    Leggi il programma del Festival di poesia 2013.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • USA vs John Lennon: il documentario al cinema Corallo

    USA vs John Lennon: il documentario al cinema Corallo

    john-lennon-yoko-ono-beatlesLunedì 17 giugno 2013 (ore 18.30 e 21.30) il cinema Corallo di Genova Carignano ospita la proiezione del documentario USA vs John Lennon di David Leaf e John Scheinfeld.

    Trama del film
    Dieci anni di vita del cantante che raccontano come sia diventato un attivista convinto contro la guerra.

    Uno sguardo alla trasformazione di John lennon da musicista adorato dalle masse ad attivista pacifista, fino a icona ispiratrice di pace, che getta luce anche sui veri motivi e modi in cui il governo Usa tentò di metterlo a tacere. Non si è trattato di un episodio isolato nella storia degli Stati Uniti: le problematiche e le lotte di quell’epoca restano valide ancora oggi.

    Immagini inedite, documenti e nuove sorprendenti rivelazioni per raccontare la magia di un uomo, che da icona musicale divenne simbolo universale di pace.

    Biglietto: 10 €, ridotto 8 € (info 010 8687408).

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Reverse Film Project: concorso per giovani registi

    Reverse Film Project: concorso per giovani registi

    cinema-registi-cortometraggi-filmSono aperte fino a giovedì 20 giugno 2013 le iscrizioni a REVERSE Film Project, bando rivolto a giovani videomaker che si propone di esplorare il tema del contrario in tutte le sue forme e declinazioni audiovisive, senza alcuna restrizione di tipo narrativo.

    I lavori migliori saranno selezionati e proiettati durante l’evento che avrà luogo presso il 28 giugno all’Atelier Montez (Roma, via di Pietralata 147/A), dove verrà decretato il vincitore del concorso da una giuria di professionisti del settore.

    Ogni video in concorso dovrà affrontare il tema del contrario e non superare la durata massima di 5 minuti: il filmato dovrà essere caricato su una piattaforma digitale (YouTube, Vimeo etc) e inviato tramite link agli organizzatori – insieme al modulo d’iscrizione, una sinossi e i dati tecnici dell’opera – via mail a reverseproj@gmail.com entro giovedì 20 giugno.

    L’iscrizione è completamente gratuita.

    Durante l’evento finale giuria e pubblico in sala valuteranno i film tenendo conto dei criteri di originalità, attinenza con il tema, perizia tecnica della messa in scena.

    Premi in palio
    1° classificato: 200 euro da spendere in attrezzature a scelta dal vincitore + trofeo REVERSE

    2° classificato: Lastolite 5 in 1 da 110cm + maglietta REVERSE

    3° classificato: maglietta REVERSE

  • Giornata mondiale dell’ambiente: film e documentari gratis

    Giornata mondiale dell’ambiente: film e documentari gratis

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIMercoledì 5 giugno 2013 si celebra in tutto il mondo la Giornata dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite per ricordare la promulgazione del Programma Ambiente (Conferenza di Stoccolma, 1972).

    In concomitanza di questo evento, il cinema Sivori di Genova inaugura la sesta edizione di Cinea Il filo di Gaia, rassegna cinematografica con proiezioni gratuite dedicate all’ambiente.

    Questo il programma di oggi:
    ore 18.30 Cinea Bike Tour, biciclettata di un’ora per le vie del centro storico (con partenza e arrivo davanti al cinema Sivori), per sottolineare l’importanza dei mezzi di trasporto a basso impatto ambientale, a cura del circolo Fiab Amici della Bicicletta.

    ore 20.30 Un mondo in pericolo (Germania, Austria, Svizzera 2012, 94′) di Markus Imhoof dedicato sindrome dello spopolamento degli alveari. Ci sarà anche un collegamento in diretta tra Genova e Torino, con l’intervento del direttore del Festival Cinemambiente, Gaetano Capizzi.

    [foto di Diego Arbore]

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Food Right Now: concorso per video contro lo spreco alimentare

    Food Right Now: concorso per video contro lo spreco alimentare

    cinema-registi-cortometraggi-filmFood Right Now è una campagna del Cesvi (acronimo di Cooperazione e Sviluppo) per promuovere il diritto al cibo per tutti e sostenere la lotta alla fame e l’opposizione agli sprechi alimentari.

    Per sensibilizzare maggiormente sui temi della campagna si è aperto un concorso video per ragazzi tra i 17 e i 25 appassionati di comunicazione e di cooperazione internazionale.

    La partecipazione prevede l’invio di un video di durata compresa fra 30 secondi e 3 minuti che tocchi uno dei seguenti temi:
    – ridurre lo spreco di cibo
    – promuovere il consumo responsabile di acqua
    – raccontare il paradosso dell’obesità nei Paesi industrializzati e la denutrizione nei Paesi poveri
    – invitare amici e conoscenti a contribuire ai progetti Cesvi di lotta alla fame
    – far conoscere il fenomeno del land grabbing o del cambiamento climatico

    L’iscrizione al concorso deve avvenire entro sabato 22 giugno 2013 attraverso il form online, mentre l’invio del video può essere fatto entro il 31 ottobre 2013. Una giuria valuterà i filmati pervenuti e selezionerà i vincitori: il primo classificato vincerà un viaggio in Africa con Cesvi nel periodo marzo / aprile 2014. Il secondo e terzo classificato parteciperanno al One World Film Festival a Praga (marzo 2014), evento europeo di documentari e film sui diritti umani.

    I tre vincitori italiani saranno affiancati nei loro viaggi dai vincitori degli altri Paesi europei coinvolti nel concorso: Francia, Irlanda, Germania e Repubblica Ceca.

  • Critica in Movimento 2013: bando di concorso per critici e recensori

    Critica in Movimento 2013: bando di concorso per critici e recensori

    scrivere-scrittura-2Sono aperte le iscrizioni per partecipare a Critica in MOVimento il bando promosso da Studio28 Tv per le iniziative del progetto Un palinsesto culturale 2.0 sostenuto da Fondazione Cariplo.

    Il concorso permette a chiunque di realizzare una recensione video di uno spettacolo, una performance o un film, oppure il videoracconto della propria partecipazione a un evento teatrale o un festival. La durata massima del filmato dovrà essere di 10 minuti e si potrà utilizzare anche la webcam o il telefono cellulare.

    Studio28 TV ha avviato delle convenzioni con alcuni enti che organizzano spettacoli di teatro, danza e cinema: chi parteciperà a eventi degli enti convenzionati, potrà beneficiare di un accredito stampa e dunque non pagare l’eventuale biglietto di ingresso. È tuttavia possibile visionare e recensire eventi anche organizzati da enti non convenzionati.

    Sarà possibile inviare i propri contributi entro il 15 dicembre 2013 compilando il form di iscrizione sul sito del concorso.

    I filmati saranno visionati e votati da una giuria popolare – formata dagli utenti di Studio28 Tv – e da una giuria critica composta da:
    Massimiliano Coviello, dottore di ricerca in Studi sulla Rappresentazione visiva, membro della redazione di Lavoro culturale
    Luigi Mascheroni, docente di giornalismo culturale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, critico, ha un video-blog su Il Giornale
    Oliviero Ponte Di Pino, critico teatrale e coordinatore del sito ateatro
    Simone Pacini, cura il blog fattiditeatro e organizza il workshop #comunicateatro
    Simone Spoladori, critico cinematografico, collabora con la rivista specializzata duellanti. Lavora nell’ambito della media education con l’associazione Inwonderland
    – lo staff dell’associazione culturale Perypezye Urbane

    L’autore del video vincitore avrà un premio di 1.000 €.

  • Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    Corto Acquario: bando di concorso per video, corti e documentari

    acquarioIl Festival Cortoacquario fa parte di un progetto di “sensibilizzazione al mare” a cura dell’Associazione Acquario Infinito, nata per ricordare Giulio Balestreri, investito ed ucciso da un’imbarcazione che non rispettava limiti di velocità e distanze di sicurezza.

    Per l’edizione 2013 si è scelto di indire un bando di concorso per registi emergenti, che potranno proporre cortometraggi e documentari sul tema della sicurezza in mare e dell’uso responsabile dell’acqua.

    Le opere (in dvd) e la scheda di iscrizione dovranno essere inviate entro venerdì 7 giugno 2013 via posta all’indirizzo Festival Cortoacquario – via della Selciata, 25 – 00058 Santa Marinella (Roma). Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Fra i partecipanti saranno scelte tre opere vincitrici, che avranno rispettivamente un premio in denaro di 1.000 € ciascuna: miglior corto, miglior documentario e premio speciale della giuria. La premiazione avverrà nel mese di luglio 2013.