Tag: fotografia

  • Endofap Liguria: mostra fotografica di Elisabetta Goggi

    Endofap Liguria: mostra fotografica di Elisabetta Goggi

    elisabetta goggiRiapre dopo la pausa natalizia, presso la nuova sede dell’Università popolare Don Orione di Genova (Via B. Bosco 14), la mostra fotografica di Elisabetta Goggi sul Collegio “San Giorgio” di Novi Ligure.

    II prestigioso e antico Collegio fu fondato all’inizio del secolo scorso da don Orione e destinato all’educazione e alla formazione di migliaia di allievi provenienti dalle zone del Basso Piemonte e della Liguria. Le immagini realizzate da Elisabetta Goggi dopo la chiusura documentano lo stato di abbandono dell’edificio di origini secentesche e contemporaneamente intendono sottolineare il vuoto che si è venuto a creare nella città Novi Ligure in ambito religioso, sociale e culturale. La precarietà delle strutture storiche e l’incertezza della sua destinazione fanno sì che sia importante mantenerne vivo il ricordo e l’interesse presso l’opinione pubblica.

    La mostra è aperta da lunedì a venerdì (ore 9-12 e 14.30-17) fino al 2 febbraio 2013.

    Note sull’artista
    Elisabetta Goggi. Con una passione genetica per la fotografia derivatale dal padre, Elisabetta Goggi ha realizzato i suoi primi scatti con una reflex. In principio si è occupata principalmente di reportages; dopo la laurea in Storia dell’Arte, e il Dottorato di ricerca con una tesi sulla storia della fotografia, “Genova: l’idea di città attraverso dei fotografi tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento”, ha seguito le lezioni di fotografia dell’Accademia Ligustica ed ha collaborato per due anni con una galleria d’arte di Genova, partecipando a diverse mostre. Il primo premio al concorso “Acqua e Ferro” l’ha indirizzata verso le foto di archeologia industriale, agraria e urbana, senza però farle trascurare altri temi, come il paesaggio e i riflessi.

  • èAfrica: bando di concorso per fotografi e videomaker

    èAfrica: bando di concorso per fotografi e videomaker

    Donne del sud del MondoSono aperte le iscrizioni per partecipare al bando di concorso fotografico e video èAfrica, rivolto a giovani artisti europei dai 18 ai 35 anni, con ottima conoscenza della lingua inglese.

    Ogni artista può candidarsi solo in una delle due sezioni e deve presentare un progetto creativo che abbia come punto di partenza l’ospedale di Tosamaganga in Tanzania, raccontando la storia di una o più persone che da quell’ospedale sono passate o che lì lavorano, si curano, aspettano.

    Al termine della selezione verranno selezionati due video artisti e tre fotografi che andranno in Tanzania per la realizzazione del progetto.

    Per partecipare ogni artista deve presentare:
    – portfolio (almeno un video o almeno 20 scatti fotografici);
    – modulo di partecipazione;
    – curriculum
    – progetto creativo che descriva ciò che si vuole realizzare sul campo (max 2000 battute spazi inclusi).

    Il materiale va inviato entro il 15 marzo 2013 tramite il sito www.mediciconlafricacuamm.org/contest. La selezione verrà effettuata nella sede di Medici con l’Africa Cuamm entro il 29 marzo 2013, i vincitori saranno contattati sia via e-mail sia via raccomandata A/R.

    Il workshop dato in premio si terrà a Tosamaganga nel corso di maggio 2013 e prevede 5 giornate di formazione e realizzazione del proprio progetto artistico, a partire dall’analisi e discussione dell’idea fino alla realizzazione vera e propria. Assicurazione, visto e viaggio saranno offerti dagli organizzatori. A ogni artista inoltre
    verrà dato un attestato di frequenza.

  • Corso gratuito di fotografia: Gecko@Celle, iscrizioni aperte

    Corso gratuito di fotografia: Gecko@Celle, iscrizioni aperte

    Sono aperte le iscrizioni per Mostra fotograficapartecipare al workshop fotografico gratuito Gecko@Celle, organizzato dall’associazione culturale Gecko in collaborazione con il Comune di Celle Ligure.

    Il workshop si terrà dal 22 al 24 marzo 2013, docente sarà il fotografo Stefano De Luigi e la partecipazione è aperta a professionisti e amatori di lingua italiana, francese e tedesca.

    L’ammissione è subordinata alla valutazione di un portfolio fotografico (max 6 scatti) da parte di una giuria presieduta da Stefano De Luigi: il materiale, comprensivo del modulo di iscrizione e della quota di iscrizione all’associazione Gecko, dovrà essere inviato entro il 31 dicembre 2012.

    I risultati saranno pubblicati online il 2 febbraio 2013. I partecipanti al workshop potranno avvalersi di tutor madrelingua francese e tedesca e alloggiare in strutture convenzionate.

    Per ogni altra informazione si può contattare l’associazione all’indirizzo info@associazionegecko.it.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Corso gratis di fotografia: “Guardami, come ideare un progetto”

    Corso gratis di fotografia: “Guardami, come ideare un progetto”

    Segnaliamo un nuovo corso gratuito di fotografia a cura dell’associazione Mass – Maddalena Art & Street Spaces, che come sempre si terrà negli spazi di piazza Cernaia.

    Il titolo è “Guardami. Come ideare un progetto fotografico” e sarà tenuto da Giulia Ticozzi, fotografa e photoeditor de Il Post. Non tutte le storie sono uguali. Che storia raccontare? Quali i possibili modi per guardare attraverso una macchina fotografica? Quali le sequenze e i ritmi del racconto?

    Il workshop si terrà per quattro giovedì consecutivi (15-22-29 novembre, 6 dicembre) con orario 18-20 e sarà a partecipazione gratuita. Quattro ricette per raccontare storie con la fotografia.

  • Commercio equo e solidale: bando di concorso fotografico

    Commercio equo e solidale: bando di concorso fotografico

    equo solidaleEquimani…a è un bando di concorso fotografico sul tema del commercio equo e solidale, indetto dalla Cooperativa Sociale Onlus “L’isola che non c’è” di La Spezia, che si occupa di minori allontanati dalle famiglie per motivi di disagio sociale.

    Il concorso ha una finalità sociale: il costo di partecipazione è 10 € e i fondi raccolti saranno usati per ristrutturare la “casetta”, una struttura adiacente il centro destinata a ospitare ragazzi aiutati dai volontari.

    Il tema del concorso fotografico è “le mani nell’equo solidale”: ogni partecipante può inviare fino a tre foto di dimensione 30×40 entro il 15 novembre 2012 all’indirizzo Soc. coop. Sociale a r.l. “L’isola che non c’è” concorso “Equimani…a” via s. Bernardo, 8 19121 La Spezia (SP) indicando sul retro di ogni foto nome dell’autore, titolo dell’opera, email e telefono.

    Le fotografie saranno giudicate da un comitato tecnico che selezionerà le migliori trenta, che verranno esposte in una mostra dal 16 al 25 novembre (sede ancora da definirsi). Le opere vincitrici, che verranno pubblicate in un calendario, saranno scelte attraverso una votazione congiunta di giuria e pubblico.

  • Alberto Terrile: corso di fotografia digitale e analogica al cinema Sivori

    Alberto Terrile: corso di fotografia digitale e analogica al cinema Sivori

    Alberto TerrileIl mondo della fotografia è quanto mai vario e complesso: dal primo dagherrotipo del 1839 all’ultimo modello di reflex digitale la strada fatta da questo straordinario mezzo è tantissima e infinite possibilità espressive si sono aperte lungo la via, mano a mano che tecnologie sempre più sofisticate sono progressivamente diventate alla portata del grande pubblico.

    Per gli appassionati che volessero approfondire le proprie conoscenze in merito, acquisendo nuove competenze, o per chi volesse cominciare ad avvicinarsi a questo mondo, giovedì 4 ottobre alle ore 18.30 presso il Cinema Sivori in Salita Santa Caterina si terrà la presentazione del corso semestrale di fotografia analogica e digitale tenuto da Alberto Terrile.

    Le lezioni, 16 in tutto tra teoria e pratica, inizieranno mercoledì 10 ottobre 2012 e proseguiranno fino a marzo 2013 con orario 18-20. Il corso base si propone di introdurre alla fotografia analogica e digitale, quindi non richiede capacità specifiche o attrezzature costose: «Per il base vanno bene una compatta, una bridge, una reflex analogica o digitale» dice Terrile. I temi affrontati saranno la ripresa e la realizzazione di immagini analogiche e digitali, la composizione ed il taglio, i generi fotografici. Le lezioni teoriche saranno corredate da proiezioni ed esempi provenienti dall’archivio personale del fotografo mentre le esercitazioni pratiche si faranno su set con luci professionali. Dopo la presentazione del corso si potrà fare l’iscrizione.

    Questa sera martedì 2 ottobre invece, sempre presso Sala Sivori, ore 18, Terrile presenterà il corso “Fotografare la scena”, corso specifico teorico e pratico sulla fotografia, appunto, di scena; verrà tenuta una lezione di prova gratuita e si potranno effettuare le iscrizioni. Per questo corso le lezioni sono 12, dal 2 ottobre al 18 dicembre sempre in Sala Sivori con orario 18-20.

    Attraverso esempi fotografici verranno spiegate le basi della fotografia di scena, le modalità operative,il rapporto che si instaura tra il fotografo e il teatro, la compagnia di danza o di artisti rock o jazz. Il corso prevede 4 esercitazioni dirette in scena (danza, musica e teatro). Si richiede una minima familiarità con l’apparecchio fotografico.
    «In entrambi i corsi è prevista la visione di autori; lavoro molto a feedback sulla classe – dice Terrile – ma di certo al “base” mostrerò Robert Doisneau, Richard Avedon, Arno Rafael Minkkinen, Robert Mapplethorpe, Diane Arbus, Ralph Gibson; per “Fotografare la scena” Jim Marshall, Annie Leibovitz, Baron Wolfman oltre a mostrare in entrambi i casi mie creazioni».

    Per il corso base inoltre Terrile specifica che ci saranno «2 set in studio e un’uscita (potrebbe essere un esercitazione di Street life o un lavoro sull’innalzamento della soglia di percezione del colore)» mentre per Fotografare la Scena le quattro prove pratiche consisteranno in «un’esercitazione su una prova generale della Compagnia Teatrale Palco Giochi al Teatro Garage (una mise en scene da Goldoni) più due prove di danza Afro con l’Associazione Dancing Baobabs di Vico Tana e un evento rock in via di definizione».
    «Gli allievi di tutti i miei corsi – continua il fotografo – vengono regolarmente invitati a partecipare a workshop e seminari che tengo durante l’anno».
    Al corso base seguirà, per chi desidera continuare, un modulo “intermedio”. Contestualmente alle presentazioni dei corsi, Sala Sivori ospita la mostra fotografica “Il corpo del paesaggio/il paesaggio del corpo” realizzata con i lavori degli allievi dell’anno 2011-12, visitabile fino al 26 dicembre negli orari di apertura del cinema. A questo proposito Terrile ricorda che la mostra di quest’anno attinge sia a elaborati del base che dell’intermedio.

    Per qualsiasi dettaglio aggiuntivo si può contattare direttamente Alberto Terrile all’indirizzo contact@albertoterrile.it, visitare il suo sito blog.albertoterrile.it o la pagina Wikipedia dedicata al fotografo e completa di biografia.

    Claudia Baghino
    [foto e video di Daniele Orlandi]

  • Genova Sestri: mostra fotografica “Paesaggi, passaggi e parole”

    Genova Sestri: mostra fotografica “Paesaggi, passaggi e parole”

    Inaugura sabato 22 settembre 2012 a Sestri la mostra fotografica Paesaggi, passaggi e parole: venti scatti realizzati dal fotografo freelance Alberto Marubbi, che saranno visibili fino a venerdì 28 settembre 2012.

    Si tratta di una mostra itinerante: come un cantante può modificare la scaletta dei brani dei propri concerti, così Marubbi esporrà foto sempre diverse ogni volta, con la presenza di alcuni “classici” della sua opera. I titoli delle fotografie sono giochi di parole legati all’immagine rappresentata: in particolare, verrà dato risalto a quello che è il leitmotiv delle opere dell’autore, ossia il foto arredo: sostituire un quadro con una foto d’autore che si sposi con l’ambiente in cui si vive.

    Curatori: Laura Alunno e Fabio Caltabiano.

    La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, presso la saletta del Municipio VI Medio Ponente (via Sestri 57r).

    [foto di Diego Arbore]

  • Trenino Genova Casella, “Viaggiare Lento”: la mostra fotografica

    Trenino Genova Casella, “Viaggiare Lento”: la mostra fotografica

    Trenino Genova-CasellaDal 27 settembre al 27 ottobre il bar della stazione di Manin, quella del tanto famoso quanto vilipeso trenino di Casella, ospiterà la mostra fotografica Viaggiare Lento della scuola di Sandro Ariu e Federica De Angeli. Le immagini degli allievi del corso avanzato, selezionate dai due insegnanti, approfondiranno il tema del viaggio in tutte le sue sfaccettature. «Ogni volta, sia nei miei lavori sia in quelli che proponiamo agli allievi, tentiamo di concentrare l’attenzione su realtà in bilico. Mondi, cioè, che sono oggetto di cambiamento e che un giorno potrebbero non esistere più», dice Federica De Angeli.

    «In questo caso, io e Sandro abbiamo optato per un argomento apparentemente banale qual è lo scorrere del tempo ma che assume molteplici significati se calato in un contesto concreto come quello del trenino. Tengo a precisare che non facciamo parte di nessun comitato e che la nostra iniziativa non ha un contenuto politico. Certo che a noi il trenino piace e non vorremmo che morisse!»

    La ragione per cui può essere utile immortalare luoghi che “tendono a sparire”, per citare le parole di Federica, è quella di creare anche solo idealmente una sorta di archivio storico. In altri termini, lo sviluppo urbanistico ignora il passato e induce a dimenticare, mentre la memoria va coltivata e apprezzata come un valore intrinseco.

    «Non si tratta di fare i nostalgici o di essere ostili al cambiamento. La vita di ogni essere umano subisce rivoluzioni piò o meno improvvise ed è normale che lo stesso valga per l’ambiente che ci circonda. Ma il cambiamento si capisce meglio se si conserva il ricordo di quel che c’era prima».

    Pur non facendo della malinconia una chiave di lettura della mostra, le foto saranno tutte in bianco e nero. «Anche nei miei lavori prediligo questa soluzione: ho la sensazione che i contorni delle figure siano meno netti quando subentra il colore», continua Federica.

    «La preparazione di Viaggiare Lento è stata lunga e ha richiesto un impegno non trascurabile da parte di tutti: abbiamo organizzato quattro sessioni di uscite in cui ogni allievo aveva un proprio compito da eseguire. Sono stati fatti spostamenti in auto con fermate nelle varie stazioni in modo da catturare il treno in momenti diversi: dal basso, dall’alto, fermo, in movimento. Il tutto è confluito in un lavoro che è rigorosamente di gruppo. Le foto, infatti, non sono firmate».

    Nella presentazione alla mostra, scritta dalla stessa Federica De Angeli, si paragona il trenino di Casella alla pellicola fotografica. In questo caso, più che la lentezza, il pensiero va alla magia insita nell’attesa: di un treno o dello sviluppo di una fotografia in una camera oscura. E se, come me, foste dei profani sull’argomento, potreste capire la verità di questa frase soltanto vedendo il viso di un esperto del settore (com’è Federica) distendersi per un attimo nel pronunciare la parola attesa. Non a caso, forse, lavora tutt’ora sia in digitale che in pellicola.

    Il 27 settembre alle ore 17,30 presso il bar della stazione, focaccia e vino bianco accompagneranno i presenti durante l’inaugurazione della mostra fotografica. «Anche questa è una tradizione di tutti gli eventi e workshop che organizziamo. D’altronde, siamo a Genova…». Giusto. Speriamo che certe tradizioni non cambino mai.

    Michele Archinà

  • “Ragazze-Girls”, a Nervi la mostra fotografica di Roberto Manzoli

    “Ragazze-Girls”, a Nervi la mostra fotografica di Roberto Manzoli

    Foto di Roberto Manzoli

    Sabato 11 agosto in via Marco Sala 83r nei pressi dell’entrata ai parchi di Nervi verrà inaugurata la mostra fotografica personale di Roberto Manzoli “Ragazze – Girls”. Il tema, come si può intendere dal titolo, è il femminile: ritratti e nudi da pellicola su stampe C-Print a colori e ai sali d’argento per il bianco e nero. L’appuntamento è per le ore 20:00 con buffet assortito.

    L’orario della mostra a partire dal 12 e sino al 22 agosto è 10 – 19 con orario continuato. Lo spazio espositivo è stato concesso a titolo gratuito dal Municipio Levante.

  • Prima Luce, Sala Dogana: alla scoperta degli artisti selezionati

    Prima Luce, Sala Dogana: alla scoperta degli artisti selezionati

    Undici sono i lavori premiati nell’ambito della rassegna Prima Luce e presentati presso gli spazi di Sala Dogana durante l’inaugurazione di ieri; undici invece che quindici, quanti dovevano originariamente essere i vincitori scelti tra i numerosi artisti partecipanti, perché «è stato applicato come criterio imprescindibile per la scelta la qualità delle proposte, e inoltre sono stati privilegiati quei lavori che presentassero una caratteristica di progettualità» dice l’organizzatrice del concorso Angela Ferrari; «lo scopo di questa iniziativa è dare risalto e possibilità di esporre a giovani artisti che da soli incontrerebbero maggiori difficoltà ad emergere».

    «È stata davvero una scelta difficile – così Elisabetta Papone, direttrice del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine, docente di Storia della Fotografia presso l’Università di Genova e facente parte della commissione che ha decretato i vincitori (insieme a lei Paola Valenti, ricercatrice della stessa Università, e Federica De Angeli, fotografa) –  principalmente per due motivi: l’estrema libertà concessa ai concorrenti (il tema era libero) che ha reso complicato il giudizio perché lo si è dovuto dare su opere completamente differenti sia a livello concettuale sia a livello tecnico; e il fatto di dover giudicare avendo a disposizione il concept, il bozzetto, ma non l’opera allestita nella sua veste finita. Abbiamo premiato l’immediatezza espressiva, l’efficacia emotiva delle opere».

    Sette artisti selezionati per la sezione Foto, tre per la sezione Audiovisivi, una artista per la sezione Installazioni. Di seguito, le loro opere nelle parole scambiate con chi, tra loro, era presente all’inaugurazione.

    Christian Devincenzi presenta un’elaborazione digitale (still da video su fotografia analogica) cui dà il titolo di un’isola del nord dell’Inghilterra, Lindisfarne: «È un’isola che non ho mai visitato ma la cui storia mi ha colpito molto. È un’isola tidale, cioè raggiungibile solo in certi momenti della giornata a seconda della marea, e rappresenta quello che è per me un contrasto interiore, che consiste nel non riuscire a vivere con tanta tranquillità una modernità che si scontra con il mio vissuto: l’essere nato in un paesino di poche anime votato all’agricoltura, e l’essermi poi trasferito a vivere in città, cosa che rende difficile il ritorno a casa…sento questa cosa andare e venire come l’onda di una marea, non ho ben chiaro quale sarà la mia dimensione». Le immagini che compongono il collage sono foto fatte in Danimarca e frame tratti da video presi dal web, e rappresentano il contrasto protagonista dell’opera e caratterizzante anche la storia dell’isola, i cui monaci fuggirono cacciati dai Vichinghi per tornare solo duecento anni dopo: «È un po’ quello che prevedo per me, vivere la modernità difficile cui ci stiamo abituando e lentamente poi tornare alla modernità come la vorrei vivere io, fatta di una dimensione molto più familiare e rurale».

    Federica Tana presenta Stesi e Sospesi, sequenza di fotografie digitali in cui, appesi a un filo per stendere, appaiono gli oggetti più insoliti ordinatamente sistemate in brevi file colorate: «È iniziato tutto quando ho guardato fuori dal terrazzo di casa e i panni stesi, con i loro colori, facevano molto contrasto col cielo nuvoloso. Sono molto attratta dai dettagli, dalle cose colorate e da ciò che sfugge alla gente, perciò li ho subito fotografati. Poi ho pensato che le file di mollette sembravano uccellini col becco aperto rivolto al cielo, e ho continuato a scattare sul tema degli oggetti stesi, però sono oggetti strani: scarpe, asparagi….mi piace anche inventare quello che fotografo. Ho sistemato io gli oggetti per le foto, tranne nella prima, che è quella che mi ha dato il via e ha ispirato la serie».

    Emmanuele Panzarini porta in mostra Blue Sky Project, una serie fotografica realizzata tutta tramite smartphone, che ben si presta per approfondire il tema della diatriba, in atto ormai da alcuni anni, sul valore fotografico di immagini realizzate col cellulare o con fotocamere che – impostate in automatico – riducono il lavoro dell’autore al semplice clic e permettono buoni scatti anche al più inesperto amatore: «Ovviamente con l’avanzata delle nuove tecnologie la possibilità che le persone hanno di avvicinarsi alla fotografia è maggiore, e se da un lato questo crea più concorrenza, dall’altro giustamente si può dire che tutti si credono fotografi perché hanno la reflex digitale. Io la vedo diversamente: come fotografo e come artista mi interessa provare a utilizzare tutte le tecnologie che mi permettono di eliminare fisicamente la macchina fotografica, come l’Ipad o lo smartphone. Mi pongo una sfida, limitando moltissimo le possibilità esecutive perché non posso cambiare obiettivo e impostazioni come nella normale macchina, ma d’altro canto questo approccio mi fa avvicinare alle cose, agli oggetti, guardandoli in maniera diversa per poterli fotografare ugualmente anche senza fotocamera; inoltre se tutti possono più facilmente fotografare, spiccare è più difficile e bisogna avere davvero una buona idea. Non basta che lo scatto sia bello, deve emozionare, e questo aspetto oggi è fondamentale, molto più che in passato».

    Laura Baldo è presente con Voci del Quotidiano, un’installazione fatta di un parallelepipedo sui cui lati sono applicate quattro fotografie coloratissime in cui, immortalati sui vetri di negozi, si confondono riflessi della città: arredi urbani, fiori, autobus, tavolini, e persone, una moltitudine in perenne movimento. «Sono riflessi veri, solamente contrastati in postproduzione per accentuarne i colori e rendere più visibili l’interno e l’esterno, che rappresentano il duplice aspetto di una quotidianità in cui si incontrano spesso le stesse persone nei tragitti di ogni giorno senza però mai parlare con loro, quindi queste persone sono a un tempo sconosciute e conosciute».

    Antonio Buttitta espone J. Prévert – Per te Amore Mio/Pour Toi Mon Amour, installazione audiovisiva in cui alla voce di un attore che recita la celebre poesia di Prévert si accompagna una sequenza di immagini in un bianco e nero leggermente sporcato, a conferir loro un sapore antico: «Ho scelto Prévert perché è un poeta che mi piace molto, l’ho conosciuto da piccolo in uno tra i libri che erano in casa, e perché secondo me si presta ad essere “fotografato”, nel senso che i versi di questa poesia sono facilmente traducibili in immagini: quindi ho cominciato una ricerca, e ho elaborato l’opera con Federico Giani, voce narrante e attore diplomato allo Stabile di Genova, che mi ha suggerito attenzione per la componente “metallica” della poesia, che quindi ritorna in tutte le immagini attraverso la statua, gli anelli, la catena, le gabbie. Infine Prévert è molto conosciuto e amato da tanti, perciò mi sembrava che potesse essere di facile comprensione: lui cerca l’amore, facendoci capire che non si può contrattarlo, negoziarlo, comprarlo. L’amore avviene e basta».

    Giulia Flavia Baczynski presenta Limes/Limen, un lavoro sul concetto di limite come frontiera ma anche come soglia, e una riflessione sulla periferia-ghetto, separata dal resto della città proprio da una linea di confine: «Ho scelto la ferrovia della mia città, Mantova, per esprimere questo concetto di limite, perché Mantova già di per sé ha tanti limiti: nella parte superiore c’è l’acqua, che separa parte della città dal resto che sta oltre i laghi, e nella parte inferiore c’è la ferrovia, che se da un lato crea il collegamento est-ovest, dall’altro traccia una separazione netta nord-sud e il quartiere che sta sotto la ferrovia è completamente staccato dal resto della città, pur facendone parte, e ha dinamiche interne tutte sue: c’è la classica corte di campagna della pianura padana accanto all’edificio da dieci piani in costruzione, presenta problemi di tipo sociale essendo un quartiere da sempre malfamato proprio per il fatto di essere al di là della ferrovia, usato per mandarci tutte le persone che erano state sfrattate dalle loro case; mandandole oltre quel limite le si allontanava dalla vista e dal vissuto cittadino. Adesso si è un po’ ripreso ma resta un quartiere sul limite, con tanti immigrati e nessun locale o negozio, nemmeno uno. L’unica realtà viva è un circolo Arci». Tale fisionomia è facilmente applicabile ad almeno un quartiere in ogni città, cosa che rende quindi universale il racconto di Giulia: «Guardando le foto può sembrare una qualsiasi periferia di una qualsiasi città».

    Nuvola Ravera, con l’installazione audiovisiva Erbario Familiare, mette su schermo una profonda riflessione su spunti offerti dalla sua stessa vita: partendo dal suo vissuto, ragiona sui concetti di famiglia e di casa, sul fatto che tradizionalmente le due cose coincidano e come siano invece cambiate – nella società attuale – nella forma e nella sostanza, e cerca di spostarsi dall’esperienza soggettiva a quella collettiva: “L’anatomia della famiglia nella società attuale viene messa continuamente in discussione. […] In uno scenario di reiterato riposizionamento in risposta a condizioni ambientali date nascono nuove forme di occupazione dell’esistenza e dello spazio” così recita il testo che accompagna l’opera, medium fondamentale per comprenderne il significato, che l’artista vuole sia chiaro per il fruitore, al quale racconta, tramite le parole scritte, la storia della sua infanzia nomade, e come “ogni persona incontrata durante la mia crescita ha assunto la posizione di un nuovo familiare, ogni luogo è stato casa e nessuno al tempo stesso lo è stato davvero. […] Una tale posizione […] mi ha portato a interrogarmi parecchio sulla portata che hanno le scelte relazionali e abitative di una famiglia”. Dice: «Il titolo rimanda a questo archivio che mia nonna aveva quand’ero piccola, in cui collezionava erbe, piante e fiori che trovava nei campi; la connessione con l’opera è l’intento di ricostruire questa sorta di tassonomia, una presentazione di diverse “specie” che sono la mia famiglia. Questo è un progetto molto ampio che va avanti da anni ed è fatto di materiale fotografico, testi e oggetti. In questa occasione ho voluto unire il materiale fotografico in una specie di nostalgico slideshow di vecchie diapositive, che rappresentano il ricordo».

    Claudia Baghino

  • Mass Camera: presentazione dell’iniziativa di Laboratorio Genova

    Mass Camera: presentazione dell’iniziativa di Laboratorio Genova

    mass-camera“Basta un buco…”, questo lo slogan di Mass Camera, l’iniziativa di Laboratorio Genova che sarà presentata giovedì alle ore 18,30 nel locale di Spazio Cernaia 10r alla Maddalena. Per l’occasione aperitivo, musica e… Mass Camera a distribuzione gratuita.

    Che cos’è la Mass Camera? E’ una fotocamera tascabile da attaccare ovunque. Negli scorsi incontri i ragazzi di Laboratorio Genova ci avevano infatti dimostrato che è sufficiente una qualsiasi scatola e un supporto fotosensibile per fare una macchina fotografica (tecnica fotografica del foro stenopeico).

    Giovedì saranno distribuite le Mass Camera alle persone che la richiederanno, le quali dovranno poi posizionarla a piacere in un angolo della città per immortalare i ritratti più inaspettati di Genova. Tutti gli scatti saranno pubblicati su massgenova.com e raccolti in una mostra.

  • Andrea Sessarego: intervista al fotografo genovese

    Andrea Sessarego: intervista al fotografo genovese

    Andrea SessaregoClasse 1981, Andrea Sessarego è fotografo molto attivo sul territorio genovese e collabora da alcuni anni con uno dei fiori all’occhiello della città, il Festival della Scienza. La sua ultima mostra è stata in occasione del progetto Adotta un artista.

    Come e quando è cominciato il tuo interesse per la fotografia?

    Tutto è cominciato per caso circa otto anni fa quando ho deciso di acquistare una fotocamera digitale prima di partire per un viaggio in Russia. La fotografia mi ha sempre affascinato per il suo enorme ed immediato potere comunicativo, ma prima di allora non avevo mai provato a comunicare con un’ immagine, come se fosse un linguaggio che capivo ma che non sapevo parlare.

    Avere quindi uno strumento che mi permettesse di fissare un istante, una forma come lo percepiva la mia mente mi ha dato la possibilità di dare sfogo ad una mia capacità espressiva inaspettata. Questa scoperta ha dato il via ad un percorso di formazione personale, in un primo momento da autodidatta poi frequentando corsi e workshop per acquisire le diverse competenze tecniche e per allenare ed educare i propri occhi alla composizione di immagini.

    Hai iniziato subito con questa tecnica o sei passato prima attraverso altre forme?

    Mi sono avvicinato a questo mondo nel momento in cui il passaggio dall’analogico al digitale si stava affermando a grande velocità, quindi il mio primo contatto con la fotografia è avvenuto nel mondo dei pixel e delle schede di memoria. L’utilizzo di vecchie macchine fotografiche analogiche per realizzare le mie opere è recente.

    Ho comprato una vecchia macchina bi – ottica Russa degli anni ‘60 in un mercatino delle pulci a Varsavia due anni fa e dopo aver seguito un workshop di fotografia analogica ho iniziato ad esplorare questo nuovo aspetto della fotografia. Quindi, a oggi, a una reflex digitale affianco l’utilizzo di alcune macchine vintage degli anni ’60 – ’70 e diverse fotocamere polaroid e, perché no, uno smartphone.

    Ci descrivi il tuo approccio nel realizzare un’opera? Dove arriva l’ispirazione, quanto tempo ti richiede, quali tecniche usi, ecc.

    L’approccio varia molto a seconda degli strumenti utilizzati e del soggetto che si vuole fotografare. A volte riesco a cogliere l’attimo perfetto con una reflex digitale, altre volte impiego molto tempo nella scelta dell’ inquadratura e dell’esposizione utilizzando le mie macchine analogiche. Spesso mi capita di avere questa necessità per instaurare una sorta di relazione col soggetto o con l’ambiente in cui mi trovo a fotografare. A volte, quindi, necessito anche di più sessioni in giorni differenti prima di essere soddisfatto dei miei scatti.

    Posso quindi dividere i mie lavori in scatti che chiamerei impulsivi e scatti riflessivi, che sono poi rappresentativi delle due tipologie di fotografia che preferisco, il reportage e le foto di architettura.

    La tecnica che sto sperimentando ultimamente si basa sull’esporre lo stesso fotogramma per due volte,sovrapponendo così nella stessa immagine più soggetti o forme. Amo molto questa tecnica perché è totalmente imprevedibile e riserva sempre delle sorprese una volta sviluppata la pellicola.
    L’ ispirazione arriva continuamente, ed è per questo che ho quasi sempre una fotocamera con me, sono molto attratto dalle forme geometriche e dalle texture, quindi molto spesso mi capita di “vedere” in anticipo i mie scatti semplicemente osservando un edificio, delle ombre o dei riflessi.
    Mi capita, quindi, di “scattare con la mente” , di vedere il soggetto in bianco e nero già imprigionato in un rettangolo di carta fotografica o dentro ad una cornice di una Polaroid oppure visualizzato sullo schermo di un PC.

    Quali sono i luoghi di Genova che maggiormente ti ispirano? Dove ha già esposto e dove ti piacerebbe esporre in futuro?

    Credo che Genova abbia un forte potere ispiratore, è una città ricca di contrasti luminosi, architettonici e culturali. Il centro storico è un luogo perfetto per giocare con la luce o per andare alla ricerca di istanti e situazioni particolari. La periferia con i suoi ex stabilimenti industriali, gli edifici popolari e i viadotti autostradali è ricca di forme e linee da racchiudere in uno scatto.

    Ho esposto alcuni miei progetti fotografici in locali e circoli genovesi, la mia ultima mostra, un reportage sugli abitanti dei quarteri storici di Pechino, risale a quest’autunno.

    Credo che il nuovo spazio Sala Dogana, creato a Palazzo Ducale, sia una interessante opportunità che viene data ai giovani artisti per mostrare i propri lavori. Spero di riuscire a produrre nei prossimi mesi un progetto fotografico che possa essere selezionato ed esposto in questi spazi.

    Da genovese, cosa pensi del modo in cui la nostra città vive l’arte?

    Credo che Genova pur essendo permeata dall’ arte la viva in maniera timida ed intimista in un mondo limitato al collezionismo, fatto di piccole gallerie da andare a scovare nel centro storico.

    Detto questo in questo momento mi sembra di cogliere un insolito fermento nel mondo dell’arte cittadina dato dalla la nascita di alcune realtà interessanti all’interno del quartiere della Maddalena, da un tentativo di rilancio del Museo di Arte Contemporanea e dal tentativo di dare voce attraverso diverse azioni agli operatori del mondo dell’industria creativa.

    Sei stato uno degli artisti selezionati per la mostra itinerante alle botteghe della Maddalena. Credi che arte e cultura possano contribuire al rilancio di questo quartiere?

    Credo fortemente nel rilancio di questa zona di Genova e penso che questo quartiere possa cambiare volto non solo ospitando temporaneamente eventi artistici e culturali ma possa diventare un catalizzatore della creatività cittadina, un luogo dove gli artisti trovano uno spazio permanente per esprimersi, trarre ispirazione ed entrare in comunicazione tra loro e con altre realtà.

    Tra le tue attività c’è il Festival della Scienza, una delle eccellenze genovesi in ambito culturale. A tuo parere arte e scienza sono due discipline amalgamabili? Si può parlare di “creatività nella scienza”?

    Collaboro con l’ Associazione Festival della Scienza da diversi anni occupandomi della selezione e formazione degli animatori scientifici, della organizzazione dell’evento e nella ideazione e realizzazione di laboratori didattici.

    Credo che le parole arte e scienza possano essere declinate entrambe sotto un’unica parola: immaginazione. Immaginare è un’azione fondamentale sia per uno scienziato che per un artista, credo sia alla base del processo creativo che poi porta alla realizzazione di opere artistiche e nuove scoperte.

    Arte e Scienza sono quindi due campi che essendo guidati dalla curiosità e dall’immaginazione si trovano ad essere molto vicini tra loro. Per questo motivo trovo che l’arte sia un ottimo linguaggio da utilizzare per comunicare la scienza e che molte volte alcuni fenomeni scientifici siano una forma d’arte.

    Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

    Sicuramente credo di dover dedicare ancora tempo alla mia formazione, come dicevo spero di riuscire a dare visibilità ad alcuni miei progetti o entrando in contatto con alcune gallerie d’arte o avendo la possibilità di utilizzare gli spazi di Sala Dogana. Vorrei fare avvicinare il più possibile i due mondi in cui opero quello della divulgazione scientifica e quello della fotografia.

    Marta Traverso

  • La forza delle donne: bando di concorso fotografico a cura di Lilt

    La forza delle donne: bando di concorso fotografico a cura di Lilt

    In vista della Campagna del Nastro Rosa, iniziativa per la prevenzione del tumore al seno che si tiene ogni anno a ottobre, la sezione genovese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ha indetto un concorso fotografico allo scopo di creare un’ideale “onda” rosa che lambisca tutte le Province della Liguria.

    Tutte le fotografie inviate dovranno essere inerenti al tema “La forza delle donne. Ogni partecipante può inviare fino a tre foto.

    Il concorso fotografico è aperto a tutti, senza limiti di età o di provenienza. Non ci sono costi di iscrizione.

    I partecipanti dovranno scaricare modulo di adesione e liberatoria dal sito di Lilt Genova e inviarli insieme alle foto in formato jpeg entro il 31 agosto 2012 all’indirizzo di posta elettronica concorso@legatumori.genova.it.

    Gli autori delle immagini selezionate saranno contattati per inviare la stampa fotografica per l’esposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • Maura Ghiselli: intervista all’artista “adottata” dalla Maddalena

    Maura Ghiselli: intervista all’artista “adottata” dalla Maddalena

    maura ghiselliAbbiamo incontrato Maura Ghiselli, artista e fotografa genovese che ha esposto le sue opere al ristorante La Berlocca ai Macelli di Soziglia, in occasione del concorso Adotta un artista.

    Come e quando è cominciato il tuo interesse per l’arte?

    «Ho iniziato a “pasticciare” con matite e pennarelli quando ero ancora sul seggiolone, e non ho mai smesso di divertirmi in questo modo. Il bisogno impellente di creare immagini fa parte di me praticamente da sempre».

    Quali tecniche usi? E qual è la tua tecnica preferita?

    «Da diversi anni ho deciso di mettere momentaneamente da parte le mie ricerche grafico-pittoriche per dedicarmi totalmente alla fotografia. È una tecnica più immediata che mi consente di raggiungere più facilmente e meglio i miei obiettivi».

    Quali sono i luoghi di Genova che maggiormente ti ispirano nel realizzare le tue opere? Quali i luoghi in cui ti piacerebbe esporre in futuro?

    «Amo moltissimo camminare per il centro storico con la mia macchina fotografica al collo. I vicoli di Genova sono uno dei luoghi più conturbanti ed eccitanti che abbia mai visitato. Ma sono affascinata anche dalla periferia industriale della città, per esempio ho lavorato molto sul quartiere di Cornigliano, pre e post acciaierie. Per quanto riguarda invece le mie ambizioni future, devo ammettere che mostre e vernissage mi mettono una certa ansia, e al solo pensiero di programmare un’esposizione vengo colta dal panico. Qualcuno avrà certamente notato che, come mia abitudine, ho disertato anche l’inaugurazione alla Loggia… Diciamo, però, che questa incorreggibile ritrosia verso le public relation, non preclude la mia partecipazione attiva e assolutamente sentita alla vita artistica e culturale, genovese e non solo.»

    Sei stata una degli artisti selezionati per la mostra itinerante alle botteghe della Maddalena. Credi che arte e cultura possano contribuire al rilancio di questo quartiere?

    «Nella maniera più assoluta. Ogni tanto questa città sottovaluta il valore sociale della cultura e dell’arte, e questo è un errore imperdonabile».

    Da genovese, cosa pensi del modo in cui la nostra città vive l’arte? Ci racconti quali sono a tuo parere i “progetti di eccellenza” che caratterizzano Genova?

    «Io credo che il compito delle istituzioni di questa città non dovrebbe essere solo quello di offrire al cittadino l’annuale grande evento che porta in città qualche gettonato nome dell’arte Moderna internazionale, ma anche e soprattutto la presa di coscienza del fatto che l’arte contemporanea è quella che si sta facendo adesso, per cui è necessario incentivarla, premiarla e dare ad essa un’opportunità concreta di sviluppo e divulgazione. È indispensabile che le diverse realtà del panorama artistico e culturale genovese imparino ad assumersi la responsabilità di scommettere e investire sull’arte di adesso… In tal senso credo sia molto interessante il ciclo di incontri-evento che si tiene periodicamente al museo di Villa Croce, Cartabianca, un progetto d’arte, temporanea e compartecipata, che si propone di interagire con gli spazi collaterali e i servizi offerti dal Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce per innescare dinamiche relazionali, che vadano a coinvolgere la città che lo ospita, intessendo relazioni con le principali città italiane, attraverso un ciclo di mostre volte a descrivere l’emergente e vitale nell’ambito dell’arte contemporanea».

    Tra le tue collaborazioni c’è quella con la galleria d’arte Satura. Com’è la situazione delle gallerie in città?

    «Penso che le gallerie, così come Accademie e Associazioni Culturali, quali enti di promozione culturale ed artistica, siano tenute a collaborare attivamente allo sviluppo dell’arte contemporanea della città. Il mercato dell’arte, soprattutto sul territorio ligure, vive grazie al contributo del collezionista. Che attualmente concentra il suo interesse verso una forma di acquisto definita generalmente con il termine “investimento”. L’idea comune, che necessita di essere esorcizzata, soprattutto dalle gallerie genovesi, è quella di orientarsi verso ciò che ha già valore: se si riesce a dare visibilità e mercato ad un prodotto di qualità senza che questo sia firmato da un grande nome, il collezionista imparerà ad orientare il suo interesse anche verso ciò che è realmente nuovo, e il circuito artistico contemporaneo non morirà. Questo richiede competenze specifiche, entusiasmo e, inizialmente, la consapevolezza di un minore riscontro economico a breve termine. E questa, secondo me, è una sfida che le gallerie genovesi devono essere pronte ad affrontare».

    Genova ha da poco un nuovo Sindaco. Quali pensi dovrebbero essere i provvedimenti da adottare per sostenere gli artisti e più in  generale chi opera in questo settore?

    «In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, chiedere fondi può risultare un tantino spregiudicato. L’unica forma di vero sostegno per questo settore è pretendere professionalità e dedizione dagli addetti ai lavori, e controllare in maniera rigorosa al fine che ciò avvenga realmente. Io voglio che chi si occupa della cultura e dell’arte sia davvero motivato per farlo in maniera competente e disinteressata».

    Tu hai studiato all’Accademia di Belle Arti. Nei mesi scorsi si è parlato di una situazione di difficoltà, con il rischio addirittura di chiudere. Pensi sia importante per un artista avere una formazione accademica, o che ci si possa anche formare da autodidatti? Quali consigli ti senti di dare a chi vuole tentare questa strada?

    «Credo che una formazione accademica, se così la si vuole chiamare, sia necessaria per acquisire la corretta consapevolezza delle proprie potenzialità e per provare a trovare la strada giusta per esprimerle al meglio. E poi il termine “formazione accademica” non significa solamente imparare a dipingere ad olio bottiglie di vetro o nature morte, significa soprattutto studiare l’arte in tutti i suoi aspetti, sviscerarla ed analizzarla in relazione alla contemporaneità ed al periodo storico in cui è stata prodotta. La conoscenza di ciò che accade o che è accaduto, ci servirà come background indispensabile per iniziare in maniera cosciente e onesta il nostro percorso creativo. Così come vale per l’avvocato, il medico o il notaio, altrettanto vale per chi lavora e produce nel campo dell’arte e della cultura: per acquisire la “conoscenza” è necessario studiare, mettersi alla prova e farsi giudicare per risultati e capacità. Ciò non toglie che, a parer mio, l’ente Accademia, abbia contribuito molto poco al reale inserimento dei suoi studenti nello scenario artistico e culturale della città».

    In senso più ampio, pensi sia possibile trasformare il talento e la passione per l’arte in una professione?

    «Voglio credere che sia possibile. Anche se purtroppo nonostante passione e competenza, sono da sempre molto rari i casi in cui l’artista riesce a sfruttare professionalmente il suo talento e le sue capacità. Credo che questo sia un problema sociale del quale sarebbe necessario analizzare molti aspetti, uno fra questi l’inflazione di queste nuove figure, i cosiddetti “creativi”, che spesso improvvisano il mestiere ed ingombrano un mercato già di per sé poco attivo».

    A cosa stai lavorando per il futuro?

    «Mi piacerebbe portare avanti il mio progetto fotografico sul centro storico, magari cercando di conoscere meglio le diverse realtà che lo caratterizzano e provando ad allontanare con delicatezza la comprensibile diffidenza di chi lo abita, per riuscire ad intraprendere un percorso realmente costruttivo, di comprensione e comunicazione con il territorio».

    Marta Traverso

     

    DIDASCALIA DELLE IMMAGINI:

    GARMY’S SILK_LA SETA DI GARMY#1 (fotografia esposta in occasione dell’iniziativa “Adotta un Artista” al ristorante La Berlocca di via Macelli di Sozziglia e successivamente al Bistrot di Via Luccoli)

    GARMY’S SILK_LA SETA DI GARMY#2 fotografia esposta in occasione dell’iniziativa “Adotta un Artista” al ristorante La Berlocca di via Macelli di Sozziglia e successivamente al Bistrot di Via Luccoli)

    THE WORLD OVER#1 (Via Balbi, Genova)

    THE WORLD OVER#2 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#3 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#4 (Via Gramsci, Genova)

    THE WORLD OVER#5 (Via Canneto il Lungo, Genova)

    THE WORLD OVER#6 (Cornigliano, Genova)

  • Sostenibilità urbana e sviluppo creativo delle città, la mostra in Sala Dogana

    Sostenibilità urbana e sviluppo creativo delle città, la mostra in Sala Dogana

    Palazzo Ducale entrataLe cinque città del progetto europeo “Creative Cities” (Genova, Lipsia, Danzica, Lubiana, Pecs) hanno portato in Sala Dogana gli scatti di giovani fotografi sul tema della sostenibilità urbana. Ogni città ha selezionato due artisti under 35 in propria rappresentanza con due fotografie ciascuno.

    Uno sguardo transnazionale sul rapporto tra città e ambiente, quello dei dieci artisti europei prensenti in mostra; venti scatti che hanno il compito di concentrare nell’immagine l’idea di una città che può guardare al futuro partendo dalle idee e dal coraggio dei suoi abitanti, soprattutto i più giovani. Un’occasione per la città di Genova per scoprire un progetto europeo che è attivo da ormai due anni e mezzo e che si concluderà a marzo del 2013, un progetto che ad oggi non è ancora riuscito a lasciare il segno, penalizzato da una pessima promozione e dalla poca attenzione dei genovesi.

    La mostra è visitabile sino al 24 giugno, tutti i giorni a ingresso libero dalle 15 alle 20. Gli artisti sono Marianna Nazar e Aleksandra Xellas Krzyszewska in rappresentanza della città di Danzica in Polonia, Andrea Bosio e Anna Positano per Genova, Franziska Schurig e Andrzej Steinbach per Lipsia in Germania, Ajda Schmidt e Marijo Zupan a rappresentare Lubiana in Slovenia e Maté Dobokay e Gabor Horvath per la città ungherese di Pecs.

    I due artisti genovesi presentano “Grow it yourself” e “Vuoto a perdere”. Il primo è un progetto di Anna Positano, classe ’81, fotografa e architetto che vive e lavora tra Genova e Londra dove nel 2009 ha ottenuto il master in fotografia presso il London College of Communication. Dal 2012 è professore aggiunto alla facoltà di ingegneria di Genova. “Vuoto a perdere” è invece presentato da Andrea Bosio, 31enne artista genovese che si divide fra il capoluogo ligure e Lione.