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  • Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    L’ultima sanatoria “colf e badanti” del  2009 è stata una truffa. Discriminatoria nei confronti di tanti lavoratori immigrati che non lavorano come collaboratori domestici, l’ultima regolarizzazione è stata ancora una volta fonte di ricatti da parte di intermediari e datori di lavoro che hanno lucrato su situazioni di subalternità e emarginazione. Parte da Genova, e in particolar modo dai venditori ambulanti del Porto Antico, la richiesta di un nuovo provvedimento che estenda la possibilità di un permesso di soggiorno valido a tutti i lavoratori stranieri in nero, dipendenti e non.

    Ne abbiamo parlato con Mauro Musa, responsabile dell’Associazione 3 Febbraio di Genova e con Luciana Taddei, membro dell’Associazione e collaboratrice al cortometraggio della video maker Serena Gargani  “All’ombra del porto”. L’Associazione 3F è promotrice, con l’avvocato Alessandra Ballerini, del testo del provvedimento da presentare al Governo.

    Da quale esigenza umana nasce l’idea di proporre al Governo una bozza di sanatoria generalizzata?

    L’idea di elaborare questo testo, che autorizza la regolarizzazione generalizzata dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese, nasce dalla lotta quotidiana dei nostri fratelli del Porto Antico, venditori ambulanti che da tempo cercano di ottenere un documento valido e un lavoro onesto e riconosciuto. Illegalità e emarginazione sono il frutto di un circolo vizioso in cui il permesso di soggiorno rappresenterebbe il primo tassello della soluzione: se non si ha un documento valido infatti non si può ottenere un contratto in regola e senza un lavoro non è possibile ottenere un permesso di soggiorno . Molti di questi ragazzi sono stati vittima di raggiri e truffe nel 2009, all’epoca dell’ultima sanatoria: hanno pagato migliaia di euro a un datore di lavoro o a un intermediario che si è intascato i soldi senza provvedere all’effettiva regolarizzazione. In più, sia i venditori ambulanti del Porto che altri stranieri residenti, da tempo sono soggetti ad una forte repressione da parte delle forze dell’ordine che compie perquisizioni nelle case, in virtù della legge antiterrorismo ancora in vigore e cerca di bloccare il commercio ambulante del Porto usando a volte anche le maniere forti. Nel febbraio 2011 l’Associazione ha indetto una manifestazione a sostegno dei diritti degli immigrati a cui hanno partecipato 500 persone, un numero davvero importante per la realtà dei cittadini stranieri residenti a Genova. Da quel momento è nata l’idea di redigere una bozza di sanatoria, grazie attiva partecipazione di questi ragazzi il cui protagonismo è sempre stato forte e hanno continuamente animato le assemblee che hanno portato alla stesura del documento.

    Cosa prevede la bozza del documento?

    Il testo scritto da Alessandra Ballerini, avvocato di fiducia sia delle istituzioni cittadine che dell’associazione, prevede il rilascio del permesso di soggiorno a lavoratori stranieri  sia dipendenti che autonomi; in questo modo si vogliono evitare quelle forme di ricatto a cui sono stati sottoposti i lavoratori immigrati nel 2009. Non sarà più quindi necessario che il datore di lavoro presenti i documenti richiesti per il rilascio del permesso per quegli immigrati che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato una micro impresa autonoma. La bozza prevede poi la cancellazione delle espulsioni precedenti – richiesta ripresa dalle precedenti sanatorie governative – e dei reati d’autore,  reati minori che non prevedono violenza su persona (ad esempio la vendita di merce contraffatta). Il permesso dovrà  essere rilasciato tassativamente massimo dopo 60 giorni dalla presentazione della richiesta da parte del cittadino straniero.

    Quali sono stati i rapporti con le istituzioni cittadine a partire dalle manifestazioni dello scorso anno?

    Gli incontri con le autorità cittadine sono stati diversi, ma non possiamo certo affermare che i risultati concreti siano stati altrettanto numerosi. L’assessore alla sicurezza Scidone ci aveva assicurato che non avrebbe colpito “l’ultimo anello” della contraffazione, i venditori ambulanti appunto, ma si sarebbe concentrato sull’ingrosso e i trafficanti di merce contraffatta; all’opposto la repressione contro i fratelli del Porto Antico si è acuita sempre di più e le perquisizioni nelle abitazioni sempre più massicce e frequenti. Bisogna ricordare inoltre che, per legge, i blitz a domicilio possono svolgersi solo con la supervisione di una persona di fiducia, se espressamente richiesto dal perquisito; noi membri dell’Associazione 3 Febbraio avremmo tanto voluto godere di questo diritto, come richiesto dai lavoratori stranieri, ma le pattuglie delle forze dell’ordine non ci hanno mai aspettato. Con l’assessore al commercio Vassallo abbiamo iniziato a trattare per trovare una soluzione alternativa al commercio ambulante, pensando ad esempio ad un spazio dove gli immigrati possano vendere oggetti tradizionali provenienti dal Senegal; il permesso di soggiorno rimane, anche in questo caso, imprescindibile. Abbiamo incontrato anche il sindaco Marta Vincenzi la quale aveva promesso di appoggiare la nostra battaglia nazionale e avrebbe invitato il governo ad esaminare la sanatoria, dopo averla fatta approvare in consiglio comunale. Le intenzioni c’erano tutte, ma i fatti sono stati pochi anche perché la Vincenzi si è mossa troppo tardi, il 13 febbraio, ormai a scadenza di mandato. La repressione attenuata non c’è stata, il tavolo di discussione tra noi associazione e immigrati e le istituzioni si è riunito solo una volta, semplicemente per comunicarci che tutto sarebbe stato rimandato a dopo le elezioni; in origine il Sindaco ci aveva prospettato una riunione settimanale. Dal nuovo sindaco, chiunque sarà, ci attendiamo che accolga nuovamente la nostra proposta e si faccia promotore, in sede di consiglio comunale, del nostro appello da presentare poi a Roma, al governo perché lo prenda in considerazione e lo discuta.

    Genova è la capofila, ma l’iniziativa è pensata come nazionale…

    Il 1 maggio scorso c’è stata la presentazione della bozza di sanatoria a livello nazionale. In tutte le città in cui l’associazione è presente si terranno delle assemblee locali per individuare i responsabili della campagna e decidere le strategie locali e nazionali per sostenerla, a partire dalla raccolta delle adesioni. E’ previsto a fine mese un coordinamento nazionale  di tutti i sostenitori dell’appello, in cui i partecipanti potranno discutere i contenuti della sanatoria e fare in modo che diventi un tesoro di tutti, frutto di un’elaborazione collettiva. Non vogliamo che sia un documento calato dall’alto, da Genova e dal suo gruppo locale, ma vorremmo che diventi un patrimonio comune, cittadini italiani e stranieri, associazioni e singoli. Dal canto loro, gli immigrati sono entusiasti ed ansiosi di questa iniziativa, dai senegalesi di Genova ai bengalesi di Roma fino ai rifugiati di Napoli.

    Lo strumento delle sanatorie è una risposta emergenziale ad una condizione di emarginazione e illegalità che necessita una risposta pronta. L’immigrazione tuttavia, come fenomeno umano portatore di diritti e doveri, non può essere concepito come un’emergenza ma è una situazione strutturale i cui problemi hanno bisogno di una visione un po’ più ampia per essere risolti…

    L’associazione 3 Febbraio nasce senza dubbio con una visione più ampia rispetto alla proposizione di un piccolo strumento, anche se necessario, come la sanatoria. La nostra è una battaglia generale per la dignità, la libertà e la giustizia. Il nemico principale da battere in Italia è il razzismo perché a causa del razzismo si rischia la vita, si perde la vita, italiano o straniero. Il permesso di soggiorno è soltanto uno dei diritti, fondamentali, da garantire ai nostri fratelli: noi sosteniamo la libera circolazione e l’accoglienza per tutti. La logica dei flussi secondo noi è una logica assassina perché avalla le centinaia e migliaia di morti che avvengono nei nostri mari. L’immigrazione inoltre non può essere settoriale e non può essere accettata solo se vantaggiosa economicamente: l’integrazione non deve essere garantita in nome di una logica utilitaristica perché una persona non può essere snaturata al tal punto da trasformarsi in semplice fonte di reddito e profitto. Una persona è portatrice di diritti che, a quanto ne sappiamo, sono universali.

    Come sembra rispondere la politica italiana a queste iniziate incentrate sui diritti dell’uomo e della donna, a prescindere dalla provenienza o professione?

    In generale abbiamo capito che i diritti non fanno voto, i politici hanno paura di parlarne perché risultano impopolari e di conseguenza i risultati concreti prodotti dalla politica ad oggi sono pochi. In sé il tema della sanatoria che proponiamo è certamente “scottante”: parliamo di generalizzazione dei permessi quando tutti parlano di immigrazione selettiva. Del resto l’immigrazione è uno di quei temi bipartisan di cui la politica si riempie di parole: tante chiacchiere, molte liti, pochi fatti e spesso pure inadeguati. Abbiamo chiesto diversi incontri con il Ministro per la cooperazione internazionale e l’Integrazione Riccardi, ma ad oggi alle buone volontà è seguito il nulla della politica, contrapposto al protagonismo degli immigrati che continuano a lottare. Gli immigrati, come già detto, sono entusiasti: speriamo solo che queste speranze non si trasformino in illusioni. Il copione è già stato letto e visto.

    Il documentario “All’ombra del porto” che sta girando la video maker Serena Gargani, in collaborazione con alcuni membri dell’Associazione 3F, è un altro strumento che racconta la lotta dei ragazzi nordafricani del Porto Antico per vedere riconosciuta la loro esistenza e affermare la loro dignità…

    Si, il documentario nasce dalla richiesta di Pablo, un membro dell’associazione, di far conoscere più diffusamente la situazione dei venditori ambulanti del Porto Antico, delle loro problematiche e della loro lotta autonoma per migliorare la loro situazione. L’obiettivo, di Serena Gargani e nostro, è di realizzare un medio metraggio a sé stante rispetto alla sanatoria ma che certamente si lega alle richieste contenute nella bozza. Stiamo ancora ultimando le riprese e poi ci attiveremo per trovare una produzione che possa finanziarlo.

     

    Antonino Ferrara
    foto di Diego Arbore

  • Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros, il blogger genovese di origini egiziane di Yalla Italia

    Andrea Boutros con Renato SchifaniFacciamo quattro chiacchiere, all’ombra del Duomo di San Lorenzo, con Andrea Boutros, blogger genovese di Yalla Italia, ritrovo web per ragazzi e ragazze dell’“Italia mediterranea” che vogliono raccontare il nostro e loro Paese, a partire dalle esperienze della loro vita quotidiana. Ha 19 anni, le idee molto chiare e un progetto: creare un’associazione nazionale che unisca tutti i residenti egiziani e i cittadini italiani di origine egiziana, con l’obiettivo di partecipare anche all’Expo di Milano 2015.

    Andrea chi è? Italiano, egiziano, genovese… Quanto è importante per te definirti in maniera più o meno chiara e quanto è importante per figli di immigrati riuscire a trovare una “categorizzazione identitaria” per la propria persona?

    «Credo che noi figli di cittadini immigrati troviamo una nostra, seppur parziale, definizione di “cosa siamo” nella stessa continua ricerca di noi. Noi seconde generazioni, fin dalla nascita, siamo doppie, nella lingua, nella cultura, nella cucina e continuiamo a essere divise a metà anche dopo: io per esempio qui in Italia mi sento e vengo percepito maggiormente come un egiziano, mentre in Egitto è esattamente il contrario. Credo che questa situazione di sdoppiamento derivi dal senso di inadeguatezza che noi, cross generation, proviamo; inadeguatezza causata dal fatto di essere nati in una famiglia che non appartiene pienamente al contesto d’accoglienza e questo sentire dei genitori non può che riflettersi, ovviamente, anche su noi figli. La soluzione è, a mio avviso, triplice: c’è chi prova a superare questa dicotomia rifiutando totalmente la società italiana, c’è chi invece dimentica, accantonandole, le sue radici originarie e chi infine, come noi vorremo fare, cerca di mediare, trovare una “terza via”, che nasce dalla presa di coscienza della nostra dualità, non eliminabile, e dal tentativo di far convivere questi “noi”».

    Il sottotitolo di Yalla è “Il blog delle seconde generazioni”. L’espressione è tuttavia spesso criticata da alcune associazioni di figli di immigrati per la sua natura categorizzatrice. Altri invece affermano che con tale dicitura si sottolinei l’alterità di persone che non sono italiane pienamente ma che non appartengono nemmeno al paese e alla cultura dei loro genitori. Cosa ne pensi?

    «Indubbiamente il termine “seconda generazione” è insufficiente, ma nasce dall’esigenza di rispondere alla domanda: “Chi sono?”. Domanda che tutti noi ci poniamo. Io, Andrea, non sono né pienamente italiano né pienamente egiziano, ma ho bisogno di un termine che possa, anche se in maniera non del tutto appropriata, identificarmi. “Seconda generazione” nasce e racchiude la difficoltosa e continua ricerca di tutta la cross generation italiana. Credo inoltre che la seconda generazione sia un fenomeno unico e che si esaurisca con noi, figli di immigrati: i nostri figli, che nasceranno e vivranno in Italia, saranno pienamente italiani, o meglio, italo-stranieri; come gli italo-americani ad esempio, avranno certo legami con il paese di origine dei genitori, ma non saranno più in bilico tra due appartenenze».

    L’associazionismo immigrato ha come obiettivo quello di creare situazioni di incontro tra cittadini di origine straniera e cittadini italiani. Spesso però le associazioni finiscono per auto ghettizzarsi e non favoriscono un dialogo effettivo con la società d’accoglienza. Il tuo pensiero a riguardo?

    «I cittadini di origine straniera spesso fondano associazioni per ritrovarsi, si attirano perché condividono una realtà, gesti, parole che gli appartengono nel profondo. Si, è vero, spesso le associazioni di immigrati rimangono circoli chiusi, delle “bocciofile” frequentate esclusivamente da conoscenti e amici. Spesso le associazioni sono costituite da tre, quattro persone, senza un’organizzazione chiara, un obiettivo da perseguire e sono quindi destinate a morire senza mai essere state attive e radicate sul territorio. A volte poi nascono con la volontà ultima di fare politica, sostenere delle istanze e trovare soluzioni per i problemi pubblici dei paesi d’origine. Questa è una base di partenza sbagliata: bisogna saper proporre progetti e attività concrete sul proprio territorio e poi pensare di poter agire anche nel proprio paese d’origine, anche da un punto di vista politico se si vuole».

    Parlaci del progetto di cui fai parte che vuole creare un’associazione nazionale di cittadini di origine egiziana presenti in Italia…

    «Con un gruppo di ragazzi e di studenti di origine egiziana, principalmente residenti a Milano, per il momento, stiamo cercando di realizzare un progetto associativo che riunisca tutti i cittadini egiziani e le loro espressioni associative più o meno grandi presenti in Italia in un unico soggetto. Il nostro obiettivo primo è di rinnovare il patto di fiducia tra l’Egitto e i suoi cittadini emigrati, facendo emergere le grandi potenzialità della comunità egiziana italiana nelle sue espressioni professionali, culturali, artistiche. Vorremo inoltre far conoscere la storia e la cultura estremamente ricca del nostro Paese agli italiani, in uno scambio che possa arricchire anche l’Italia di nuovi “intellettuali” di origine straniera. Io in particolare vorrei puntare sul riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero e sull’equipollenza delle lauree per far si che le competenze e le conoscenze acquisite in Egitto possano essere spese al meglio anche qui in Italia. Come organizzazione egiziana nazionale vorremmo partecipare inoltre alla Consulta dei Popoli che si terrà nel capoluogo lombardo, nell’ambito dell’Expo 2015».

    In merito ai diritti di cittadinanza l’Italia è spesso rappresentata negativamente per il trattamento giuridico, ma non solo, che riserva ai suoi cittadini di origine straniera. Ultimamente il Paese è al centro di iniziative volte alla promozione dei diritti di cittadinanza per gli immigrati e anche diversi politici e cariche pubbliche, dal Presidente della Camera Fini al Capo dello Stato Napolitano, si sono espressi favorevolmente per un cambio dell’attuale legge. Il tuo parere?

    «Credo che una concezione quasi “mafiosa” dei diritti civili stia alla base del rifiuto di concedere la cittadinanza a persone che da tempo lavorano, studiano e che nascono nel nostro Paese: premiare solo “il sangue” significa, a mio avviso, premiare il tuo “affiliato nazionale”, colui che appartiene al tuo popolo per un semplice e esclusivo automatismo ereditario. L’arrivo di tanti cittadini di origine straniera e il progressivo aumento delle seconde generazioni sta mettendo in discussione questa visione. Le iniziative per il superamento di questa concezione basata sullo ius sanguinis sono necessarie e giuste; ho tuttavia la profonda convinzione che queste tematiche non trovino grande interesse nella maggior parte dei cittadini italiani, rimangono questioni elitarie che colpiscono noi seconde generazioni e i pochi cittadini più sensibili e attenti. A mio avviso i risultati di queste iniziative sono limitati perché la partecipazione nazionale è ancora troppo debole e gli stereotipi ancora troppo forti. E l’indifferenza è largamente diffusa».

    Un piccolo accenno alle vicende internazionali. Come avete vissuto, voi egiziani d’Italia, il 2011 in relazione ai fatti che hanno portato alla destituzione di Mubarak e all’insediamento della giunta militare?

    «La rivoluzione egiziana è rimasta incompiuta: il vero potere è in mano ai militari e in Egitto ora governa il carro armato. Si è votato per il Parlamento e ho osservato con un po’ di preoccupazione l’affermarsi della frangia islamista più estremista, i salafiti di Al Nour. Si voterà a breve per le presidenziali quando, secondo me, la prima cosa che si sarebbe dovuta costituire era un’Assemblea Costituente che riscrivesse le regole istituzionali del Paese e dotasse l’Egitto di una nuova Costituzione. Abbiamo votato un parlamento e voteremo un presidente senza sapere quale sarà il volto dell’Egitto e senza conoscere le regole che dovranno garantire un nuovo corso alla storia del Paese. Secondo me la Giunta Militare influenzerà ancora per molto il percorso politico dell’Egitto post-Mubarak e la rivoluzione potrebbe essere più lunga e dolorosa di quanto immaginato».

    Antonino Ferrara

     

  • “L’Italia sono anch’io”: 50mila firme raccolte per i diritti di cittadinanza

    “L’Italia sono anch’io”: 50mila firme raccolte per i diritti di cittadinanza

    La campagna “L’Italia sono anch’io” per il riconoscimento dei diritti di cittadinanzaai cittadini migranti, tra cui lo “ius soli“, ha raggiunto l’obiettivo. Sono state raccolte oltre 50 mila firme necessarie per presentare le due proposte di legge di iniziativa popolare per una riforma della legge che attualmente regolamenta l’accesso alla cittadinanza per le persone di origine straniera e l’introduzione del diritto di voto alle elezioni amministrative per gli stranieri residenti.

    Stamattina le organizzazioni promotrici della campagna consegneranno le firme alla Camera dei Deputati.

    All’incontro saranno presenti il presidente del comitato promotore de “L’Italia sono anch’io” Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci, esponenti delle organizzazioni promotrici, tra cui la segretaria confederale della Cgil, Vera Lamonica, e alcuni dei testimonial che, per la nuova campagna di comunicazione, hanno accettato di ‘metterci la faccia’. Fra questi il giocatore dell’Ascoli Piceno di origine senegalese Papa Waigo e l’attrice di origine rom Dijana Pavlovic.

    “L’Italia sono anch’io” è stata promossa, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo Feltrinelli.

  • Immigrati, arriva il permesso di soggiorno a punti

    Immigrati, arriva il permesso di soggiorno a punti

     

    Il permesso di soggiorno a punti diventa realtà. Dopo un paio d’anni di mirabolanti annunci, soprattutto da parte della Lega Nord, ma nessuna realizzazione concreta, venerdì 11 novembre è entrato in vigore con la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale n. 263 il “regolamento che disciplina l’accordo d’integrazione tra lo straniero e lo stato stipulato al momento della presentazione della domanda del permesso di soggiorno”.

    Il provvedimento è in vigore dal 26 novembre ma nel testo si parla di 120 giorni di tempo dalla sua pubblicazione in gazzetta ufficiale per renderlo operativo: quindi l’appuntamento è rimandato al 10 marzo 2012.

    I soggetti interessati dalle nuove misure sono gli stranieri con più di 16 anni entrati per la prima volta in Italia e che hanno fatto richiesta per il rilascio del permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno. Il provvedimeto, ovviamente non retroattivo, riguarderà solo chi arriverà nel nostro Paese dopo la sua entrata in vigore.

    Ma in sostanza di cosa si tratta?

    Al momento della richiesta del permesso di soggiorno il cittadino straniero stipula un accordo con lo stato italiano detto appunto” accordo di integrazione” articolato per crediti, vale a dire punti.
    Con l’accordo il cittadino straniero si impegna ad acquisire un livello adeguato di conoscenza della lingua italiana parlata; a dimostrare una sufficiente conoscenza dei principi fondamentali della costituzione della repubblica, dell’organizzazione e funzionamento delle istituzioni pubbliche in Italia, della vita civile in Italia, con particolare riferimento ai settori della sanità, della scuola, dei servizi sociali, del lavoro e agli obblighi fiscali. Ma non solo. Lo straniero dovrà anche garantire l’adempimento dell’obbligo di istruzione dei figli minori e assolvere gli obblighi fiscali e contributivi.

    Lo stato da parte sua assicura al soggetto richiedente la partecipazione a una sessione di formazione civica e di informazione sulla vita in italia. In pratica un mini corso gratuito di un giorno e della durata di cinque-sei ore.

    Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci, commenta così “Il provvedimento ostacola ulteriormente il diritto degli immigrati ad ottenere un documento indispensabile. Di fatto contribuisce a creare cittadini di serie A e serie B”.

    Alla firma dell’accordo vengono assegnati automaticamente allo straniero 16 punti: questa quota potrà lievitare grazie alla frequentazione di corsi, titoli di studio, ma anche grazie a comportamenti virtuosi nel senso di un’integrazione nel sistema italiano, come la scelta del medico di base, la registrazione del contratto d’affitto, attività imprenditoriali o di volontariato.

    Ma i punti si potranno anche perdere in caso di condanne penali anche non definitive, misure di sicurezza personali, illeciti amministrativi e tributari.

    Due anni è il tempo a disposizione per dimostrare di avere tutti i requisiti per soggiornare in italia. In questo arco di tempo i 16 punti iniziali dovranno diventare 30. Infatti un mese prima della scadenza del biennio dell’accordo lo Sportello Unico per l’Immigrazione avvia la verifica chiedendo allo straniero di presentare entro quindici giorni tutti i documenti necessari per ottenere il riconoscimento dei crediti. Chi non è in grado di esibire prove scritte potrà sottoporsi ad un test ad hoc. Se lo straniero ha nel suo permesso a punti dai trenta in su l’accordo si considera rispettato. Da uno a 29 si viene “rimandati” con l’impegno a raggiungere quota 30 in un anno, mentre se i punti sono zero o meno si è “bocciati” e scatta l’espulsione.

    Matteo Quadrone