Tag: alimentazione

  • Pasta madre day: una giornata dedicata al mangiare sano

    Pasta madre day: una giornata dedicata al mangiare sano

    paneSabato 2 febbraio 2013 si svolge in tutta Italia il Pasta madre day, evento che annualmente mira a espandere la comunità di coloro che utlizzano il lievito madre nella preparazione di pane, pasta, pizza e altri prodotti.

    L’appuntamento di Genova è a cura di La Formica e si svolge a partire dalle 15 ai Giardini Luzzati, dove è previsto un pomeriggio di laboratori e degustazioni, oltre all’incontro con gli spacciatori di pasta madre.

    Questo il programma della giornata.

    Ore 15: Impariamo a fare il pane, laboratorio gratuito per bambini da 5 a 11 anni (a cura di Sara Montoli, AIAB).

    Ore 15.30: La favola del pane e i segreti della panificazione naturale, seminario per adulti a cura di Alessandro Alessandri (numero chiuso, max 20 persone, costo di 15 € – info e iscrizioni 349 0690760).

    Ore 17: gli “spacciatori” arrivati da ogni dove con la propria pasta madre saranno disponibili per regalarla a chi la vuole, ma anche per chiacchiere e consigli.

    Per tutto il pomeriggio ci sarà un banchetto dove acquistare le farine selezionate da La formica per cimentarsi a casa con il “buon pane”.

    La giornata si concluderà con l’aperitivo a cura dell’associazione Giardini Luzzati.

  • Vinix: da Genova un social network per informazioni e vendita di vino

    Vinix: da Genova un social network per informazioni e vendita di vino

    bicchiere vinoIl 9 maggio 2007, quando Facebook e Twitter erano ancora un miraggio e Internet era usato soprattutto per fare ricerche e scambiarsi mail, nei dintorni di Genova è nato un sito web dedicato ad appassionati e professionisti del vino, che hanno la possibilità di conoscersi, scambiarsi opinioni e stringere collaborazioni anche commerciali.

    Vinix è attivo da allora come uno strumento fondamentale di interazione fra le aziende vinicole e tutti i componenti della filiera, che hanno la possiibilità di iscriversi gratuitamente al sito selezionando la propria categoria di riferimento: produttore, ristorante, birrificio, distributore, giornalista, consumatore e così via. Ognuno può caricare foto, video, recensioni e proposte, per trasformare Vinix in un punto di riferimento sull’eccellenza enogastronomica italiana.

    Un progetto genovese che però non si esaurisce a Genova, come ci spiega il suo ideatore Filippo Ronco: «Vinix ha oltre 10.000 iscritti ben distribuiti su tutto il territorio italiano e con diversi utenti che vivono all’estero. I “picchi” provengono dalle principali città, come Milano, Roma e Napoli». Una rete molto fitta di contatti che va ben oltre il web: da circa 10 anni si svolge al Porto Antico Terroir Vino, due giornate di conferenze e degustazioni che si terranno domenica 16 e lunedì 17 giugno 2013.

    Non solo spazio di discussione e confronto. Vinix ha da poco lanciato un nuovo strumento, denominato Vinix Grassroots Market, che offre agli utenti la possibilità di creare gruppi d’acquisto e comprare direttamente da 12 a 480 bottiglie in punti vendita selezionati dallo staff di Vinix, con gli stessi criteri che ogni anno portano alla scelta degli espositori di Terroir Vino. «Attualmente è possibile acquistare le bottiglie in 30 punti vendita – 28 cantine, 1 birrificio e 1 oleificio – ma il numero aumenterà nel tempo e garantirà agli acquirenti il massimo dell’eccellenza di aziende e prodotti».

    Uno strumento innovativo di social commerce, che a differenza dei comuni canali di vendita online sposa la filosofia dei GAS alle logiche dei social network. Ogni utente di Vinix può acquistare da solo, creare un gruppo di acquisto o aggregarsi a un gruppo già esistente, e da qui lanciare una cordata di acquisto verso uno dei punti vendita: maggiore è il numero delle bottiglie ordinate, maggiore è la scontistica che verrà applicata sul prezzo finale.

    Marta Traverso

  • Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Pescato ligure e inquinamento porti: interrogazione in Regione

    Le associazioni dei consumatori, in particolare il Movimento Difesa del Cittadino, da lungo tempo sostengono la necessità di conoscere con chiarezza l’origine del pescato attraverso un’etichettatura dettagliata con il luogo d’origine messo ben in evidenza, ad esempio pescato nel Mar Ligure” piuttosto che “allevato nel Mar delle Filippine”. Adesso, grazie ad un’interrogazione promossa dal capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Edoardo Rixi, tale problematica sarà affrontata dalla Regione Liguria.

    «Si tratta di una richiesta sacrosanta, dal momento che i prodotti ittici dei nostri mari sono un’eccellenza alimentare che soffre la concorrenza del pesce a più buon mercato, proveniente da altre parti del mondo – spiega Rixi – Tuttavia, se è naturale che il mercato detti le sue regole, è altresì giusto che la superiore qualità dei nostri prodotti venga evidenziata. Da un’azione del genere trarrebbero vantaggio sia i consumatori, che disporrebbero così di un importante dato in più prima di scegliere i loro acquisti, sia i pescatori liguri, che stanno attraversando un momento quanto mai difficile».

    Un altro problema che richiede urgente soluzione «È quello riguardante i cittadini che vivono intorno al Porto e che soffrono per i fumi, le polveri ed i miasmi – continua Rixi – Una delle cause di questi disagi è l’assenza di collegamenti ai pozzetti per effettuare subito gli scarichi dei liquami dalle navi grandi e piccole, in modo da non inquinare le acque del porto e spargere odori nauseanti nella zona circostante».

    «Siamo molto lieti che il consigliere regionale della Lega Nord, Edoardo Rixi, abbia preso in seria considerazione quanto sostenuto da molto tempo dal Movimento Difesa del Cittadino per quanto riguarda gli inquinamenti dei porti le problematiche della pesca – sottolineano Vittorio Bigliazzi e Felice Mammoliti, MDC Genova e LiguriaCi auguriamo che anche altri Consiglieri (e non solo della Regione) prendano a cuore questi problemi e contribuiscano a sollecitare l’impegno delle autorità regionali provinciali e comunali e della stessa Autorità del porto di Genova».

    «Da poco tempo sono finite le operazioni di approfondimento del fondale del porto per far entrare navi ancora più grosse di quelle attuali – continuano Bigliazzi e Mammoliti –  Ottima cosa dal punto di vista del commercio e del lavoro, ma si aggrava ed espande l’inquinamento (specie dei fumi) anche alla cerchia delle abitazioni più in alto di quelle attualmente interessate ai vari aspetti degli inquinamenti portuali: acustici, polveri, fumi, “odori”. Pertanto un intervento serio per risolvere questi problemi è auspicabile sia intrapreso da tutti i responsabili in modo da cominciare subito a elettrificare le banchine del porto di Genova e collegare le navi ai pozzi di raccolta di rifiuti e liquami per impedire lo sversamento degli scarichi navali nel porto».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Sicurezza alimentare: il manifesto del buon cibo italiano

    Sicurezza alimentare: il manifesto del buon cibo italiano

    Maggiore coordinamento nel settore della sicurezza alimentare e nei controlli, pene più severe che servano da veri deterrenti contro le frodi agroalimentari, etichette più trasparenti, filo diretto tra consumatori e istituzioni e infine, l’auspicio di un’Autorità europea per la sicurezza alimentare trasparente e indipendente. Sono le proposte del Movimento Difesa del Cittadino (MdC) e di Legambiente, illustrate in occasione della presentazione del IX Rapporto sulla sicurezza alimentare “Italia a Tavola 2012”.
    Il rapporto è stato realizzato grazie alla costante collaborazione dell’Agenzia delle dogane, Carabinieri per la tutela della salute (Nas), Carabinieri per le politiche agricole e alimentari, Capitanerie di Porto, Corpo forestale, Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi e Ministero della Salute.

    Innanzitutto una buona notizia: l’indagine conferma che l’Italia ha uno dei migliori sistemi di tutela della salute a tavola dei cittadini, grazie agli oltre 200 mila controlli effettuati dagli istituti preposti nel 2011, a cui si sommano oltre 900 mila ispezioni del servizio sanitario nazionale alle imprese alimentari e agli stabilimenti di alimenti di origine animale. Operazioni che hanno portato al sequestro di oltre 24 milioni di chilogrammi di prodotti per un valore di circa 850 milioni di euro.

    Una cifra che fa gola alla criminalità organizzata. Anche perchè «Non dobbiamo dimenticare le qualità del nostro Paese che ad oggi conta 1.093 prodotti iscritti nei registri europei delle DOP, IGP, STG – spiegano Legambiente e MdC – Ammonta a 6 miliardi di euro il valore del fatturato alla produzione delle Denominazioni di origine italiane nel 2010 e quasi 10 miliardi di euro al consumo». Per il settore vitivinicolo le registrazioni sono 521 (su 1.900 riconoscimenti europei). Mentre per quanto riguarda il biologico nel 2011 è aumentata la superficie coltivata (+1,5%) e gli operatori coinvolti (+1,3%).

    Inevitabilmente, sofisticazioni e contraffazioni colpiscono i portabandiera dell’Italia a tavola ed è così che nascono le storie raccontate dal IX rapporto sulla sicurezza alimentare: mozzarella di bufala prodotta con latte vaccino, olio deodorato, pesce congelato spacciato per fresco, conserve di San Marzano tricolore ricavate da pomodori provenienti da paesi lontani, container contenenti vino privo dei documento di tracciabilità.

    Oggi, però, i consumatori son dotati di maggiore consapevolezza e conferiscono sempre più valore alla qualità ambientale del cibo. «Per questo vogliamo guardare avanti – sottolineano Legambiente e MdC – con un approccio costruttivo e di miglioramento dal punto di vista normativo a livello nazionale ed europeo».

    Vediamo nel dettaglio le 5 proposte definite da Legambiente e Mdc come il “Manifesto del Buon Cibo Italiano”.

    Agenzia Nazionale e coordinamento dei controlli
    «E’ necessario un maggior coordinamento nel settore della sicurezza alimentare – spiega il rapporto – in Italia le competenze sono divise tra più Ministeri e spesso ai consumatori manca un riferimento unico e definito. Bisogna costituire un’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare che riunisca a sé e coordini tutte le attività di controllo, comunicazione del rischio e di ricerca scientifica indipendente nel settore della sicurezza alimentare. Un riferimento-istituzione che esiste in molti Paesi europei ma non in Italia».

    Sanzioni come vero deterrente per i falsari del cibo
    «Passi avanti sono stati fatti con l’articolo 517 quarter del Codice Penale che prevede per la contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari la reclusione fino a 2 anni e la multa fino a 20.000 euro – continua il rapporto – Si potrebbe ragionare su pene più incisive, come il ritiro della licenza in caso di reiterazione del reato e la previsione di un sistema di tutela penale ad hoc».

    Sportello per il consumatore
    Legambiente e MdC propongono di progettare un unico “Sportello Anticontraffazione Italiano” a livello istituzionale per tutelare i consumatori e il “Made in Italy”, proprio nel nostro Paese. «Lo strumento potrebbe avere la struttura di uno sportello telefonico e telematico (numero verde e sito web) a cui i cittadini possano rivolgersi sia per denunciare ipotesi di contraffazione di prodotti, sia per chiedere informazioni in merito a marchi ed etichette dei prodotti alimentari».

    Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) senza conflitto di interessi
    «Auspichiamo un’Efsa senza più conflitti di interesse che produca pareri a reale tutela della salute dei consumatori. Le nuove Implementing Rules sono entrate in vigore il 1° luglio 2012 e già il nuovo Comitato scientifico è stato rinnovato secondo le nuove regole. Non ci resta che aspettare vigilando a tutela del cittadino».

    Etichettatura, codice unico maggiore trasparenza su origine
    Il nuovo Regolamento Europeo in materia di etichettatura dei prodotti agroalimentare (Reg. 1169 del 2011) «è un’opportunità per il nostro Paese sotto molteplici aspetti. Innanzitutto è l’occasione per un riordinamento della materia disciplinata da numerose norme verticali e orizzontali». Secondo Legambiente e Mdc un codice unico sarebbe una semplificazione per operatori e cittadini.
    «In tema di trasparenza delle etichette, il Regolamento ha realizzato grandi conquiste, ma sul fronte dell’indicazione dell’origine in etichetta l’Italia aveva già provveduto con la Legge del 3 febbraio 2011, n. 4 (Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari) – conclude il rapporto – Una norma che prevedeva una più ampia estensione dell’obbligatorietà di indicazione dell’origine dei prodotti e delle materie prime prevalenti in etichetta. Una diposizione non ancora attuata e che necessita di una rivalutazione nell’ambito della nuova normativa europea. Quello che ci auguriamo è che non rimanga lettera morta».

     

    Matteo Quadrone

  • Pesticidi nel piatto 2012: verdura, frutta e vino contaminati

    Pesticidi nel piatto 2012: verdura, frutta e vino contaminati

    Ortofrutta e vino venduti nel nostro Paese sono regolarmente contaminati. Questo il risultato allarmante che emerge da “Pesticidi nel piatto 2012”, il rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali competenti.
    I campioni fuorilegge sono fermi allo 0,6%, stabili i contaminati da un solo residuo (18,3%), mentre calano di circa un punto percentuale i campioni contaminati da più residui contemporaneamente, portandosi al 17,1% (18,5% nel 2011).

    Il risultato complessivo, almeno ad una prima lettura, offre un quadro abbastanza rassicurante ed in linea con il trend degli ultimi anni che vede diminuire, seppur lentamente, l’uso delle molecole chimiche per la produzione agroalimentare. Purtroppo, però «insieme all’aumento in percentuale dei campioni in regola – sottolinea Legambiente – aumenta pure, in molti casi, il numero delle diverse sostanze chimiche presenti contemporaneamente su uno stesso campione, per il quale le analisi di ogni molecola presa singolarmente hanno stabilito la regolarità».

    «Se la normativa vigente ha portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR) negli alimenti, intervenuta nel 2008, ha rappresentato un importante passo in avanti – spiega Legambiente – manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al simultaneo impiego di più principi attivi, come pure sulla rintracciabilità di più residui in un singolo prodotto alimentare».

    «Una lettura più attenta dei risultati delle analisi condotte dai laboratori regionali ed elaborati da Legambiente in questo studio – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – mostra una situazione tutt’altro che rassicurante, con numerosi casi di prodotti ortofrutticoli e derivati contaminati da 7, 8 e addirittura 9 principi attivi differenti, in un composto che nessuno ha mai studiato e analizzato e che potenzialmente potrebbe essere molto dannoso per la salute dei consumatori e per l’ambiente».

    Tra le sostanze maggiormente rinvenute «troviamo il clorpirifos, un insetticida riconosciuto da numerosi studi scientifici come interferente endocrino con spiccata attività neurotossica – conclude Legambiente – il captano, fungicida riconosciuto dall’Epa come possibile cancerogeno e il Fosmet, un insetticida fosforganico dal notevole impatto ambientale e particolare tossicità riscontrata a danno delle api».

    Non si fa attendere la risposta di Agrofarma, l’Associazione nazionale imprese agro farmaci, che afferma «l’Italia è leader in tema di sicurezza alimentare, così come confermato dai dati in proposito raccolti da parte del Ministero della Salute e dell’Efsa. I controlli regolarmente effettuati da parte delle autorità competenti sulla produzione agroalimentare nostrana, permettono di registrare una situazione completamente sicura per quanto riguarda l’ortofrutta italiana».

     

    Matteo Quadrone

  • Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Questa settimana facciamo un salto in cucina, o meglio nel reparto alimentari di un supermercato qualunque; e non è difficile visto che ne stanno nascendo come funghi…

    Iniziando dalla colazione, mi reco nello scaffale dedicato al latte. Prendo in mano il cartoccio e guardo sotto, ove vi sono dei numerini da 1 a 6 ed una barretta su uno di questi, che cosa sarà mai???? Bene, per chi non lo sapesse funziona così: il latte scaduto viene riconsegnato per una nuova bollitura, ne sono consentite fino ad un numero massimo di 6… Ovviamente la scadenza sarà contraddistinta da una nuova data… mi viene voglia di non bere più latte! Anche quello a lunga conservazione non mi dà garanzie di freschezza, anzi. E pensare che una volta andavi in latteria e c’era un solo tipo di latte senza scadenza: non lo bevevi quando andava a male e quel momento diveniva la sua scadenza…

    A proposito di scadenze, mi preme esternare una curiosità: spesso sulle confezioni viene indicata la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”, quasi a dire : ” vedi tu”!

    Per pranzo vorrei farmi un paio di uova al tegamino ed allora mi avvicino allo scaffale dedicato: montagne di uova. Devo scegliere quelle migliori, ossia quelle biologiche, quelle che indicano la scritta “0” (zero) all’inizio di quella sequenza alfanumerica stampata sulle uova (spiegheremo nelle prossime puntate come leggere quella sequenza). Peccato che sono tutte confezioni da sei uova e non si può leggere che cosa ci sia scritto!

    Eppure la legge parla chiaro….e la sorpresa, anziché all’interno dell’uovo, la troverò scritta sull’uovo medesimo. Mentre mi avvio sconsolato verso la cassa sento un bambino che chiede alla mamma: “Ma la gallina come fa a fare uscire le uova con quelle scritte?”
    I bambini hanno sempre ragione, penso, mentre la cassiera sbaglia a non concedermi lo sconto indicato sullo scaffale e io, distratto, me ne rendo conto appena arrivo a casa…

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Mozzarella blu, dopo Genova un nuovo caso a Frosinone

    Mozzarella blu, dopo Genova un nuovo caso a Frosinone

    Tra gli scaffali dei supermercati – per il momento solo nella zona di Frosinone – sono tornate le famigerate mozzarelle blu.

    Due casi simili hanno interessato Genova nel 2010 e l’anno scorso quando, presso due mense scolastiche, furono ritrovati alcuni esemplari di formaggio contraffatto.

    “Continuano a succederne di tutti i colori sulle tavole degli italiani – denuncia Federconsumatori – Se ci fossero precise norme sulla trasparenza e sulla chiarezza delle informazioni al consumatore finale tutto il mistero che aleggia intorno a questo nuovo caso sicuramente non esisterebbe”.

    Con la metà delle mozzarelle vendute in Italia, ottenute con latte o addirittura con cagliate industriali provenienti dall’estero, bisogna fare immediatamente chiarezza per non danneggiare gli allevatori italiani impegnati nel garantire qualità e sicurezza – aggiunge la Coldiretti – Nella confezione delle mozzarelle infatti, non è obbligatorio indicare la provenienza del latte impiegato ed è facile che venga spacciato come nazionale, quello importato”.

    La mozzarella è il formaggio più “taroccato” a livello nazionale e all’estero quindi “È necessario applicare immediatamente la legge nazionale che obbliga ad indicare in etichetta l’origine della materia prima utilizzata negli alimenti – sottolinea la Coldiretti – si tratta di una priorità in Italia, visto che dalle frontiere arrivano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, semilavorati, cagliate e polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani”.

    Federconsumatori invece chiede a gran voce di “rendere noto al più presto la (o le) marche interessate da questo nuovo caso e, ovviamente, di provvedere immediatamente al ritiro dal mercato di tutti i prodotti che potrebbero essere interessati, anche in via preventiva. Questo episodio riaccende, ancora una volta, i riflettori su un problema che denunciamo da anni: la gravissima carenza di indicazioni chiare ed obbligatorie circa la provenienza di tutti i prodotti, a partire proprio da quelli alimentari. I cittadini, infatti, hanno il pieno diritto di conoscere cosa portano in tavola, e soprattutto hanno diritto alla tutela della loro salute, troppo spesso minata dalla commercializzazione di prodotti avariati o non a norma”.
    Per evitare il ripetersi di questi episodi – conclude Federconsumatori – è necessario disporre sanzioni più severe per chi lucra sulla salute dei cittadini, immettendo sul mercato dei prodotti dannosi o non idonei.

  • Prodotti alimentari: in Europa arriva l’etichetta trasparente

    Prodotti alimentari: in Europa arriva l’etichetta trasparente

    Per non indurre in confusione il consumatore e con l’obiettivo di contenere tutte le informazioni sull’alimento, approda nell’Unione Europea, quella che è stata definita “etichetta trasparente”.

    Informazioni non fuorvianti che consentiranno al consumatore, quando si accinge ad acquistare e mangiare un prodotto, di effettuare la sua scelta con maggiore consapevolezza.

    Il nuovo regolamento comunitario sulle informazioni alimentari ai consumatori approvato dall’Ue, oggi verrà inserito nella Gazzetta Ufficiale europea.

    Il testo finale, che sostituisce la vecchia direttiva del 1979 – afferma la Coldirettiè frutto di un compromesso tra le tre istituzioni europee: Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo dopo un lungo braccio di ferro durato quattro anni. Il negoziato si è svolto sotto la spinta delle numerose emergenze alimentari che si sono verificate nell’Unione Europea, dai maiali alla diossina alla mozzarella blu fino al batterio killer che in realtà avrebbero dovuto spingere le Istituzioni comunitarie a scelte più immediate soprattutto per quanto riguarda l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta delle materie prime impiegate negli alimenti che per alcune categorie di prodotti è stato dilazionato nel tempo”.

    Tutti i dettagli nutrizionali fondamentali e di impatto sulla salute saranno chiaramente dichiarati, così come l’eventuale presenza di allergeni.

    Inoltre si estende l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta di tutte le carni fresche dal maiale al pollame, dall’ agnello alla capra, al pari di quanto è già stato fatto con quella bovina dopo l’emergenza mucca pazza.

    “Il regolamento purtroppo prevede un percorso a tappe per l’estensione dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta per altre categorie di prodotto come le carni trasformate in salumi o altro (2 anni) e il latte e derivati (3 anni)”, conclude la Coldiretti.

    Ma quali sono le nuove regole previste dal provvedimento sull’etichettatura “trasparente”? Ecco una sintesi delle novità più importanti.

    La dichiarazione nutrizionale obbligatoria: il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, dovranno essere indicate sull’imballaggio in una tabella comprensibile, insieme e nel medesimo campo visivo. Tutte le informazioni dovranno essere espresse per 100g o per 100ml e potranno, inoltre, essere espresse anche in porzioni.

    L’evidenziazione della presenza di allergeni: il nuovo regolamento prevede modalità diverse di indicazione delle sostanze allergeniche che saranno evidenziate nella lista degli ingredienti per consentire al consumatore di individuarle più facilmente nei prodotti alimentari. Inoltre viene stabilito che le informazioni sugli allergeni dovranno essere fornite anche per i cibi non imballati, ad esempio quelli venduti nei ristoranti o nelle mense.

    Il divieto alle indicazioni fuorvianti sulle confezioni: i consumatori non devono essere fuorviati dalla presentazione degli imballaggi alimentari, riguardo all’aspetto, alla descrizione e alla presentazione grafica, che saranno resi più comprensibili.

    Per quanto riguarda l’imitazione dei cibi,  vale a dire gli alimenti simili ad altri ma prodotti con ingredienti diversi, come i “simil-formaggi” prodotti con materie vegetali, dovranno essere facilmente identificabili. La carne ottenuta dalla combinazione di più parti di carni dovrà essere indicata come “carne ricomposta”, lo stesso varrà per il pesce, che sarà indicato come “pesce ricomposto”.

    Una dimensione minima per rendere leggibili le etichette: le diciture obbligatorie sulle etichette dovranno avere caratteri tipografici minimi non inferiori a 1,2 mm (prendendo come riferimento la “x” minuscola), oppure 0,9 mm se le confezioni presentano una superficie inferiore a 80 cm2. Se la superficie della confezione è inferiore a 10 cm2, l’etichetta potrà riportare solo le informazioni principali (denominazione di vendita, allergeni, peso netto, termine minimo di conservazione, etc.) disposte nella posizione più favorevole.

    La scadenza degli alimenti: la data di scadenza dovrà essere indicata anche sulle singole confezioni preconfezionate poste all’interno del prodotto.

    Congelati: la carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti ittici surgelati o congelati non lavorati, devono indicare il giorno, il mese e l’anno della surgelazione o del congelamento.

    Acidi grassi trans: entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento la Commissione redige un rapporto per valutare se riportare l’indicazione relativa agli acidi grassi trans nella tabella nutrizionale. Sino a quel momento è vietato riportare questa indicazione anche in modo volontario.

    Involucro: i salumi insaccati devono indicare quando l’involucro non è commestibile. La scritta “oli e grassi vegetali” va abbinata all’indicazione dell’olio o del grasso utilizzato (es. soia, palma, arachide). Nelle miscele è ammessa la dicitura “in proporzione variabile”.

    L’acqua: quando la presenza nel prodotto finito dell’acqua aggiunta è superiore al 5% è obbligatorio indicarlo in etichetta.

    Caffeina: le bevande diverse da tè, caffè e dai drink a base di tè e caffè con un tenore maggiore di 150 mg/l devono riportare sull’etichetta oltre alla scritta “Tenore elevato di caffeina” (introdotta nel 2003), l’avvertenza “Non raccomandato per bambini e donne in gravidanza o nel periodo di allattamento”.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Coloranti alimentari, tutto il veleno del marketing

    Coloranti alimentari, tutto il veleno del marketing

     

    Quando per vendere un prodotto si è disposti a tutto, anche a calpestare impunemente il  diritto alla salute dei cittadini, si è forse giunti a superare la soglia del non ritorno.

    Accade in un settore delicato come quello dell’industria alimentare, nella quale emerge, da parte delle aziende, un uso fin troppo disinvolto dei coloranti alimentari.

    Lo scopo principale dei produttori  è rendere i prodotti più appettibili e, in molti casi, mascherare la loro scarsa qualità. Il marketing insegna che un prodotto dal colore accattivante, per il consumatore medio, equivale ad un alimento genuino.

    Ma tecnicamente di cosa stiamo parlando? I coloranti alimentari sono additivi alimentari che vengono aggiunti agli alimenti principalmente per: compensare le perdite di colore dovute all’esposizione a luce, aria, umidità e variazioni di temperatura; migliorare i colori naturali; aggiungere colore agli alimenti che altrimenti ne sarebbero privi o sarebbero colorati diversamente.

    Sono contenuti in un’ampia gamma di prodotti alimentari, tra cui snack, margarina, formaggio, marmellate e gelatine, dolci, bevande analcoliche, prodotti da forno, salse e condimenti. Ogni colorante alimentare il cui impiego è autorizzato nell’Unione europea è soggetto a una rigorosa valutazione in termini di sicurezza.

    Occorre però una precisazione: i coloranti alimentari infatti si dividono in naturali e sintetici.

    I primi vengono in gran parte estratti da prodotti vegetali, fatta eccezione per il colorante rosso E124 che deriva dall’essiccazione delle cocciniglie(insetti); i secondi, quelli sintetici, vengono prodotti in laboratorio, e oltre ad avere un ciclo di vita più lungo, nonostante vi sia più di qualche dubbio sulla loro innocuità, hanno il grande vantaggio di essere molto economici.

    Proprio per la loro economicità rispetto a quelli naturali, i coloranti di sintesi vengono largamente utilizzati nell’industria alimentare.

    La notizia è che l’EFSA (European Food Safety Autority), vista l’influenza che potrebbero avere alcune sostanze sulla nostra salute, sta attualmente riesaminando la loro sicurezza.

    Tra i coloranti sintetici indicati come i più dannosi, vengono indicati il Patent Blue V (E131) e l’amaranto. Basti pensare che il primo viene correntemente usato in medicina per la mappatura linfatica della biopsia del linfonodo sentinella, mentre l’amaranto, scientificamente conosciuto come molecola azoica, è stato dichiarato mutageno e potenzialmente cancerogeno.

    Già nel 2008, l’Ufficio di Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiano del farmaco (AIFA), segnalava sospette reazioni avverse al Blue Patent, come rash cutanei, orticaria e in casi più gravi, reazioni ipotensive.

    Ovviamente tra i soggetti più a rischio, secondo un gruppo di esperti scientifici dell’EFSA, ci sono i bambini.

    In merito al colorante amaranto, formato da molecole azoiche, se combinato con prodotti che presentano benzoati, come frutta, prodotti caseari e pesce, oltre a portare iperattività, può causare asma, orticaria e insonnia.

     

     

    Matteo Quadrone