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Istituzioni scolastiche, politiche scolastiche, istruzione

  • Istituti professionali a Genova: al via il corso per geometri del mare

    Istituti professionali a Genova: al via il corso per geometri del mare

    nave-trasporti-mare-DIUn corso biennale presso l’Accademia Italiana della Marina Mercantile di “tecnico superiore esperto in costruzioni in ambito portuale, costiero, fluviale e lacustre per la mobilità sostenibile nei settori dei trasporti marittimi e della pesca”, ma anche percorsi d’istruzione che spaziano dall’ambito alberghiero a quello dell’industria e dell’artigianato, servizi commerciali, agricoltura e produzioni industriali.

    L’offerta degli degli Istituti Tecnici Superiori in Liguria cresce nel 2013, grazie all’approvazione avvenuta oggi in Regione di nuovi corsi professionali. Sono 12 gli Istituti genovesi che potranno realizzarli:  l’Istituto Bergese, L’Isituto Caboto, il Natta – De Ambrosis, l’Einaudi-Casaregis-Galilei, l’Istituto Gaslini – Meucci, l’Istituto Liceti, L’Istituto Marsano, il Montale e nuovo IPC, L’Istituto Odero, l’Istituto Marco Polo, l’Istituto Vittorio Emanuele-Ruffini, l’Istituto civico Galliera.

    Gli Istituti Tecnici Superiori sono fondazioni di partecipazione che comprendono scuole, enti di formazione, imprese, università, centri di ricerca e enti locali. Un’offerta formativa che in Italia stenta ancora a farsi conoscere, ma che in Europa ha ormai ottenuto forte legittimazione. Offrono percorsi post-diploma per chi decide di non iscriversi all’Università, e l’obiettivo è la formazione di tecnici specializzati nelle aree tecnologiche strategiche per il territorio.

    «Il nostro obiettivo – ha spiegato l’assessore alla formazione e al bilancio, Pippo Rossetti – è consentire l’acquisizione di una qualifica professionale regionale, dopo aver superato il terzo anno dei percorsi avviati presso gli istituti statali. L’acquisizione della qualifica può comunque consentire, a chi lo voglia, di continuare il percorso quinquennale fino al raggiungimento del diploma». L’ambizione è poter quindi fornire nei prossimi anni ai settori portuale e costiero preziose risorse professionali in grado di realizzare interventi manutentivi e realizzativi.
    Al termine del percorso di studi, della durata di quattro semestri, gli studenti conseguiranno il diploma di “Tecnico Superiore esperto in costruzioni in ambito portuale, costiero, fluviale e lacustre”, riconosciuto in Europa come 5° livello d’istruzione (EQF).

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Ospedale GasliniNella Sala Pallavicino del Comune di Zibello (Parma), si è tenuta la premiazione dei “Label 2012: l’Europa cambia la scuola”. Undici scuole in tutto il territorio nazionale sono state premiate con il prestigioso riconoscimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, Direzione Generale per gli Affari Internazionali, per il loro contributo alla crescita della dimensione europea nella formazione dei giovani.

    Unica Scuola Ospedaliera premiata dal MIUR è stata la Sezione Ospedaliera Secondaria di I grado IC Sturla Gaslini di Genova, diretta dalla dott.ssa Alba Benvenuto, per il riconoscimento della qualità della progettualità europea nella scuola dal 1989 ad oggi. Grazie soprattutto ai progetti Comenius e E-twinning ed alla presenza degli Assistenti Comenius, la sezione ospedaliera Gaslini ha permesso agli alunni degenti l’apertura al mondo esterno e la crescita di una consapevolezza europea.

    Dal 1976 la Scuola Media Statale è presente nell’Istituto pediatrico Giannina Gaslini, per garantire ai ragazzi ricoverati il diritto allo studio, con 9 docenti di Scuola Secondaria di I grado. Dal 2002 la Sezione Ospedaliera viene denominata dal Ministero della Pubblica Istruzione “La scuola in ospedale come laboratorio di innovazione didattica” e dal 2003 viene attivato il servizio di Istruzione Domiciliare, con il Progetto HSH@Network (percorsi didattici collaborativi con la triangolazione Hospital-School-Home).

    «Attraverso il confronto con analoghe esperienze in Europa si è rinnovato l’approccio alle problematiche specifiche dell’educazione in ospedale, mostrando come le opportunità offerte dai partenariati europei possano contribuire a rafforzare la dimensione valoriale della formazione in contesti di disagio e sofferenza», recita la motivazione del prestigioso premio assegnato alla Scuola in Ospedale del Gaslini.

    Il racconto premiato, della docente Irene Monaco, descrive un percorso quasi trentennale di internazionalizzazione della Scuola in Ospedale e di crescita e ricaduta sul territorio nazionale. Il premio è destinato ad implementare la mobilità internazionale dei docenti e i progetti europei della Sezione Ospedaliera, che è stata recentemente presente al meeting internazionale “Teachers in Hospital” di Goteborg (2012).

     

  • Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Il cantiere per la realizzazione del nuovo edificio scolastico in Piazza delle Erbe – punto di riferimento del centro storico genovese e crocevia della movida notturna – dovrebbe concludersi nella primavera 2013. L’annuncio arriva dall’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello «Attualmente la ditta appaltatrice sta sistemando la parte impiantistica. La colpa del ritardo è dovuta soprattutto ai soliti problemi burocratici».
    L’impresa appaltatrice, la BRC, fornisce maggiori dettagli «Fin dall’inizio ci siamo trovati di fronte difficoltà inaspettate, quali il ritrovamento di strutture preesistenti sotto il terreno – spiega un responsabile della BRC – Di conseguenza sono risultate necessarie delle varianti in corso d’opera. Inoltre, in questo caso, il sistema costruttivo non è quello tradizionale. Con un’unica evoluzione in verticale lavoriamo contemporaneamente sulla struttura, a livello di muratura, isolamento, ecc.».

    Fatto sta che si tratta di un ritardo di oltre un anno rispetto al ruolino di marcia. I lavori, partiti nell’autunno 2010, sarebbero dovuti concludersi nel febbraio-marzo 2012, come indicato nel cartello «Consegna: 25.10.2010; durata prevista: 480 giorni; Impresa appaltatrice: BRC; Committente: arch. Laura Petacchi (tecnico del Comune di Genova); Importo: 3.501.906, 67 iva escl.».

    La scuola di Piazza delle Erbe è molto attesa nel centro storico e finalmente, il prossimo anno scolastico, potrà accogliere gli alunni della media Baliano e della elementare Garaventa. L’edificio ospiterà 16 classi, 2 sezioni (pari a 10 classi) di scuola elementare e 2 sezioni (pari a 6 classi) di scuola media, per complessivi 500 alunni.
    Il sito prescelto è un’area limitrofa a ciò che rimane dell’ex l’Oratorio di Santa Maria del Suffragio. La nuova costruzione dovrebbe integrarsi con il prezioso edificio settecentesco.

    «La divisione della nuova scuola in una parte basamentale di due piani – che mantiene il concetto della continuità edilizia del perimetro su strada – e in un volume edilizio di tre piani soprastante, con uno sviluppo planimetrico più libero, al di là del suo apparente effetto dirompente, in realtà ripropone un assetto morfologico e un giuoco di volumi frammentati assai frequente nel centro storico genovese», spiegano gli estensori di un progetto che non ha suscitato il totale apprezzamento dei cittadini. 

    La struttura, infatti, così come appare dalle simulazioni progettuali, sembra presentare dei volumi eccessivamente intrusivi, rispetto al particolare contesto di questa porzione di centro storico.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Asili nido comunali: a Genova aumento record delle rette

    Asili nido comunali: a Genova aumento record delle rette

    340 euro al mese, con un +5,6% rispetto all’anno passato. In Liguria è questo il costo medio sostenuto dai genitori per mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, una spesa che si colloca al di sopra della media nazionale (pari a 302€). Sono i dati che emergono da un’indagine di Cittadinanzattiva.

    «Dura la vita per le giovani coppie, fra difficoltà nel far accedere i propri figli ad asili comunali, alti costi e disparità economiche anche all’interno della stessa regione: si registra una differenza di ben €120 tra il capoluogo ligure più caro, Imperia, e il meno caro, Savona (279€).
    Rispetto al 2010/11, nel 2011/12 le tariffe sono rimaste invariate solo a Savona – spiega Cittadinanzattiva – Particolarmente rilevante l’incremento registrato a Genova (+15,2%), inferiore a livello nazionale solo a Bologna (+29,7%), Vibo Valentia (+29%) e Perugia (+21,8%)».

    L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2010/11 e 2011/12) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.

    In Liguria, secondo la banca dati del Ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2010, ci sono 113 asili nido comunali per 4.389 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Genova (51, con 2.472 posti), mentre la provincia di Imperia ne registra il numero minore (15, con 554 posti). «In Liguria il 35% dei richiedenti rimane in lista di attesa, a fronte di una media nazionale del 23,5%», sottolinea Cittadinanzattiva.

    La situazione è migliore per quanto riguarda la copertura potenziale del servizio «Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Liguria la copertura potenziale del servizio è dell’8,9%, a fronte di una media in Italia del 6,5%».

    «Dall’indagine effettuata è evidente che ancora oggi manca nel nostro Paese un sistema di servizi per l’infanzia equamente diffuso ed accessibile su tutto il territorio e adeguate agevolazioni fiscali a sostegno dei nuclei familiari con bambini piccoli – commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – Le misure a favore di tali servizi rappresentano un investimento intergenerazionale che produce effetti nel lungo periodo e quindi di scarso “appeal” per una classe politica poco lungimirante e concentrata sul consenso immediato. D’altro canto, la riduzione delle risorse a disposizione degli enti locali e la rigidità del patto di stabilità, non aiutano a far ripartire gli investimenti in tal senso, anzi contribuiscono a tagliare sempre di più le risorse destinate alla spesa sociale. Di questo passo difficilmente riusciremo a colmare il gap nei confronti dell’Europa e centrare la copertura del servizio del 33% già prevista per il 2010».

     


  • Stato Sociale, sanità e istruzione: gli USA sono un esempio negativo

    Stato Sociale, sanità e istruzione: gli USA sono un esempio negativo

    Ospedale San Martino, GenovaMi è capitato di leggere sul Corriere della Sera di qualche settimana fa un articolo di Francesco Giavazzi e Alberto Alesina. I due economisti, bocconiani D.O.C., non smettono di battere sul tasto della revisione dello Stato sociale, nonostante siano anni che lo si smantella un pezzo dopo l’altro e questo non sia servito affatto a salvarci dalla crisi (anzi, è probabile che l’abbia aggravata).

    Mi va benissimo che si ponga il tema dell’invecchiamento della popolazione in relazione al conseguente aggravio dei costi per la spesa sanitaria: è un problema che esiste. Posso capire, quindi, l’apprezzamento per la riforma Fornero e l’aumento dell’età pensionabile. Posso accettare anche che si dica che il problema era stato finora affrontato male, rispondendo alle aumentate spese solo con aumentate tasse. Dopo un po’ però diventa chiaro che tutti questi bei discorsi servono solo da grimaldello per rimettere in discussione la stessa idea di spesa sociale. Scrivono infatti gli autori: «Che senso ha tassare metà del reddito delle fasce più alte per poi restituire loro servizi gratuiti? Meglio che li paghino e contemporaneamente che le loro aliquote vengano ridotte». Cioè: tassate meno i ricchi, perché non usano la sanità pubblica, potendosi già permettere la più costosa sanità privata. Nessuno deve aver detto ai due che le tasse dei più ricchi servono anche a pagare la sanità dei più poveri, e che proprio questo è il senso della Stato sociale: ma se lo capissero, probabilmente inorridirebbero all’idea. Ancora: «Aliquote alte scoraggiano il lavoro e l’investimento». Vero. Ma le aliquote troppo alte sono un problema anche per la classe media, che di solito è in maggioranza e fa il grosso dei consumi: il ricco invece tende ad ammucchiare i soldi, anziché spenderli.

    Poi: «Uno studente universitario costa circa 4.500 euro l’anno. Le famiglie ne pagano solo una parte; il resto lo paga il contribuente. Perché non dare borse di studio ai meritevoli meno abbienti e far pagare a chi se lo può permettere il vero costo degli studi?» Ancora una volta sfugge il concetto: lo Stato non si limita a prelevare per poi dare indietro esattamente quello che ha preso (il che non servirebbe a nulla), ma si preoccupa di redistribuire le risorse, possibilmente secondo criteri di equità. Se l’università costasse il doppio, troppe famiglie italiane non potrebbero permettersela: e il problema, come è evidente, non si potrebbe risolvere semplicemente con qualche borsa di studio per i “meritevoli”, che sarebbero sempre una parte esigua degli esclusi. Il risultato, quindi, sarebbe un ridotto accesso all’istruzione superiore.

    Questo sistema negli USA garantisce un’ottima istruzione per i ricchi, ma ha ridotto drasticamente la mobilità sociale, ha impoverito la classe media e quindi ha contratto i consumi. Ed è stato proprio questo il motore della crisi. Gli Stati Uniti possono essere chiamati ad esempio negativo anche in altri settori dove si sono tentati esperimenti di privatizzazione (intelligence, sicurezza, addirittura ricostruzione post-disastri naturali e guerre, e persino l’ordinaria amministrazione comunale): quasi sempre ne hanno tratto grandi profitti le multinazionali che si sono aggiudicate gli appalti, mentre le classi meno agiate sono risultate ulteriormente penalizzate. Si pensava che ormai, con tutti gli esempi disastrosi di privatizzazione che abbiamo avuto anche qui da noi, il vecchio pregiudizio per cui il pubblico non sarà mai abbastanza efficiente fosse alle spalle. Ma a certe persone proprio non va giù che lo Stato non solo possa, ma anzi debba svolgere una funzione regolatrice di primo piano. E quando non funziona, anziché andare alla ricerca frenetica del grande appaltatore, forse faremmo meglio ad andare a chiedere a quelli nelle cui mani lo avevamo lasciato.

    Andrea Giannini

  • Cogorno, provincia di Genova: settimana bio nella mensa scolastica

    Cogorno, provincia di Genova: settimana bio nella mensa scolastica

    Durante la prossima settimana, dal 21 al 26 maggio 2012, presso la mensa del Villaggio del Ragazzo a San Salvatore di Cogorno, in Provincia di Genova, verrà realizzata una settimana a base di prodotti esclusivamente biologici e locali. L’evento, giunto al suo secondo anno (Lavagna e Cairo Montenotte nel 2011), è promosso da AIAB Liguria e Liguria Biologica e coinvolgerà l’intero complesso scolastico di Cogorno (scuole elementari, medie e l’istituto professionale): saranno preparati 600 pasti giornalieri con soli prodotti biologici certificati.

    Per un’intera settimana i prodotti convenzionali saranno sostituiti con quelli coltivati con metodo biologico. Nella scuola verranno sostituiti cereali, olio, latticini, pesto, frutta, verdura, uova, olio e carni con quelli biologici reperibili in Liguria o nelle zone limitrofe.

    Quelle che le Associazione promotrici intendono dimostrare è che, con un costo minimo in più a pasto, sia possibile offrire agli alunni cibo più sano e rispettoso dell’ambiente. Il pasto diventa in questo modo veicolo di modelli culturali e comportamentali rispettosi dell’ambiente e dell’uomo, incentivando l’agricoltura locale e le sue aziende.

    I prodotti biologici ottenuti senza l’impiego di prodotti chimici di sintesi, preservando la qualità di acqua e aria, rispettando la biodiversità e gli equilibri naturali sono anche più sani. La carne non contiene antibiotici, gli alimenti non hanno né conservanti né coloranti e frutta e verdura rispettano la stagionalità: qualità sicuramente all’attenzione di genitori e insegnati.

  • Arssu: niente borse di studio per le matricole a causa dei troppi tagli

    Arssu: niente borse di studio per le matricole a causa dei troppi tagli

    Via Balbi, Università di Genova«Il diritto allo studio è fortemente a rischio», è l‘SOS lanciato dall’Arssu (Azienda Regionale per i Servizi Scolastici ed Universitari) in una lettera di alcuni giorni fa indirizzata alla Regione Liguria.

    A causa dei tagli ai finanziamenti – regionali e statali – tra 2009 e 2011 l’Università genovese ha già perso 500 studenti e presto il numero potrebbe salire ulteriormente.

    «I contributi della Regione all’Arssu negli ultimi anni sono in progressiva diminuzione – si legge nella missiva – dai 6.750.000 euro del 2009 si è passati ai 5.5000.000 del 2010». A cui si aggiungono i pesanti cali ministeriali «Da 5.757.000 euro a 997.840 euro», sottolinea l’Arssu.

    Se fino a 2 anni fa l’Arssu riusciva a coprire il 100% delle domande di borse di studio, nell’anno accademico in corso su  1908 richieste giunte da altrettante matricole ne sono state accolte appena 5, pari allo 0,27% e «Solo perchè studenti disabili», sottolinea l’Arssu.

    Il presidente dell’Arssu, Francesco De Nicola, chiede l’apertura di un tavolo con Regione, Università e fondazioni bancarie per cercare di invertire un trend che impoverisce l’intera città.

    «Tale andamento negativo  ha già determinato una fuga di studenti dalla nostra Università con un calo delle iscrizioni che in due anni ha portato a una perdita di oltre 500 studenti (dai 40.964 del 2009 ai 40.507 del 2011) – scrive l’Arssu – tanto più che nelle regioni confinanti, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, i contributi delle rispettive regioni consentono di assegnare i benefici a circa il 100% degli aventi diritto. É pertanto prevedibile che la fuga di studenti da Genova e dalla Liguria subirà un ulteriore aumento, con sicuro danno non solo per l’Università, ma per l’intera regione, se l’attuale politica di fortissime riduzioni del finanziamento al diritto allo studio proseguisse anche per il prossimo anno accademico».

     

    Matteo Quadrone
    foto di Daniele Orlandi

  • Esame di maturità 2012, si apre al digitale: online le tracce delle prove scritte

    Esame di maturità 2012, si apre al digitale: online le tracce delle prove scritte

    A partire dai prossimi esami di maturità delle scuole secondarie di II grado, le tracce delle prove scritte saranno inviate telematicamente, sancendo così il lento tramonto dei fascicoli cartacei. L’iniziativa si chiama “Plico telematico“, rientra nel progetto di semplificazione e modernizzazione della Scuola promosso dal ministro Profumo.

    Oltre alle tracce delle prove scritte, la scuola negli ultimi mesi ha compiuto qualche passo avanti nel campo delle moderne tecnologie: la rassegna stampa digitale, inviata agli studenti e a tutti i presidi, la cabina di regia sull’Agenda digitale, il lancio della consultazione pubblica sul valore legale del titolo di studio, l’iscrizione online a scuola per gli studenti e, infine, il primo progetto di open data del Ministero con i dati della “Scuola in chiaro“.

    In una lettera inviata nei giorni scorsi alle scuole, il ministro ha confermato che i testi delle tracce d’esame rimarranno segreti – e adeguatamente protetti da ogni tentativo di accesso – fino all’inizio delle prime due prove scritte, che quest’anno si svolgeranno rispettivamente il 20 e il 21 giugno. Ogni scuola dovrà garantire per ciascuna sede in cui si svolgeranno le prove la presenza della dotazione tecnica indispensabile e di almeno un referente che segua la nuova procedura e assista i componenti della commissione d’esame nella riproduzione cartacea dei testi.

  • Scuola: laboratori di pedagogia religiosa finanziati dal Comune

    Scuola: laboratori di pedagogia religiosa finanziati dal Comune

    Numerosi istituti scolastici italiani si trovano alle prese con la cronica carenza di risorse economiche e spesso non riescono neppure a rispondere alle esigenze più elementari. «I genitori sono ormai invitati ovunque a pagare la carta igienica che consumeranno i loro figli, perché la scuola pubblica è allo stremo – denuncia la sezione genovese dell’Uaar, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti ma per l’ora di religione, un insegnamento di parte pagato da tutti, i soldi si trovano persino per avviare “laboratori” ad hoc».

    Il Comune di Genova, infatti, ha deciso di finanziare – con oltre 42 mila euro – la realizzazione di laboratori di religione cattolica nelle scuole dell’infanzia comunali.

    Con la determina dirigenziale n. 2012, adottata lo scorso sette marzo, il dott. Casalgrandi Clemino, in qualità di dirigente del “Settore Progettazione e Coordinamento Sistema Pedagogico”, ha affidato «al R.T.I., costituito fra Lanza del Vasto Società Cooperativa Sociale e la Cooperativa Sociale Il Sentiero del Movimento Ragazzi S.c.r.l.», il «servizio concernente la realizzazione di laboratori di religione cattolica nelle scuole dell’infanzia comunali, nel mese di marzo 2012».

    Importo complessivo stanziato: «Euro 42.442,67, esclusa I.V.A al 4%». «Che potrebbero diventare circa 120.000, stando alle disponibilità di spesa del funzionario», sottolinea l’Uaar.

    Il progetto viene definito «un percorso sperimentale finalizzato alla realizzazione di laboratori dedicati all’insegnamento della religione cattolica, che può essere considerato quale autonoma linea di attività, all’interno dell’offerta formativa della scuola infanzia».

    Il provvedimento è stato peraltro giustificato anche con la «necessità di ottimizzazione delle risorse interne».

    Il dirigente è consapevole, tanto che lo mette nero su bianco, che «le norme concordatarie prevedono che il riconoscimento e il mantenimento dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica siano affidate all’esclusiva competenza e alla sfera di discrezionalità dell’Autorità Ecclesiastica Diocesana», ovvero il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani.

    Lo staff di Bagnasco ha individuato due associazioni cattoliche. Nessuna proposta alternativa è stata infatti presa in considerazione, perché «l’estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le stazioni appaltanti, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara», si legge nel documento.

    «La Lanza del Vasto, in particolare, è una realtà aderente alla Compagnia delle Opere, la tentacolare holding di Comunione e liberazione», sottolinea l’Uaar.

    «Bagnasco dispone, Pantalone paga – continuano atei ed agnostici Noi ribadiamo ancora una volta il concetto: ora di religione, ora basta (http://www.facebook.com/oradireligioneorabasta)».

    L’ora alternativa a quella di religione cattolica è un diritto che la scuola italiana è obbligata a garantire. Con un’ordinanza del 30 luglio 2010 il tribunale di Padova ha stabilito che la sua mancata attivazione costituisce «un comportamento discriminatorio illegittimo».

    «Viene così riconosciuto un diritto civile: quello di scegliere – conclude l’Uaar – Un diritto che troppo spesso è taciuto, ostacolato, o anche semplicemente non conosciuto, dagli studenti italiani e dalle loro famiglie».

     

    Matteo Quadrone

  • Scuola in chiaro: operazione trasparenza del ministero dell’Istruzione

    Scuola in chiaro: operazione trasparenza del ministero dell’Istruzione

    A partire da metà gennaio, in vista delle prossime iscrizioni scolastiche, il Ministero dell’Istruzione con il progetto “Scuola in chiaro”, pubblicherà sul proprio sito web le “carte d’identità” degli Istituti Scolastici.

    Schede sintetiche, relative ai singoli istituti, in cui verranno indicate le principali caratteristiche: dal numero dei docenti, di ruolo e non, al numero delle classi e degli studenti, la presenza e il numero di laboratori, palestre, pc, lavagne interattive multimediali e ogni altra informazione per rendere più consapevole la scelta della scuola, da parte di genitori e studenti.

    Il ministero metterà in rete tutti i dati in proprio possesso ma chiederà ai singoli istituti di mettere a disposizione delle famiglie anche anche i dati sugli esiti degli esami e delle verifiche Invalsi, su assenze, abbandoni e naturalmente il Piano dell’offerta formativa.

    “Il progetto “Scuola in chiaro” – spiega il Miur – è un servizio in più per le famiglie, un’evoluzione del “cerca la scuola” che già attualmente consente agli utenti di rintracciare la scuola più vicina alla propria abitazione”.

    “Il Miur renderà disponibili i dati in possesso del sistema informativo – ha sottolineato il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo – e lascerà alle scuole, nella loro autonomia, l’inserimento di tutti quei dati relativi ai risultati delle valutazioni degli apprendimenti e dell’offerta formativa”.

  • Provincia di Genova, “piano scuola”: saltano 17 direzioni didattiche

    Provincia di Genova, “piano scuola”: saltano 17 direzioni didattiche

    ScuolaLa legge sulla stabilizzazione finanziaria, impone alla Provincia di genova di proporre alla Regione un piano di dimensionamento delle scuole del territorio che aggreghi in istituti comprensivi di almeno 1.000 studenti le scuole d’’infanzia, elementari e medie.

    I 59.000 studenti della Provincia di Genova (39.500 iscritti a scuole del Comune capoluogo e 19.400 a scuole degli comuni) a partire dall’’anno scolastico 2012-2013 saranno raccolti in 59 istituti comprensivi, con una media esatta, quindi, di 1.000 studenti a istituto, ripartiti tra 39 a Genova capoluogo e 20 negli altri comuni della provincia.

    Spariscono quindi le precedenti 17 direzioni didattiche (12 a Genova e 5 fuori Genova) e le 14 scuole medie autonome (11 a Genova e 3 fuori Genova), che, sommate ai 44 istituti comprensivi che già oggi esistono, portano il totale delle realtà esistenti in questo anno scolastico a 75.

    Va sottolineato che gli accorpamenti previsti dalla legge incidono esclusivamente sul numero dei dirigenti scolastici e sulla dotazione del personale amministrativo scolastico, e non modificano in alcun modo la composizione delle classi né riducono il numero degli insegnanti.

    Passata la delibera in consiglio provinciale, sarà quindi ora il consiglio regionale a deliberare sulle modalità del dimensionamento. La Regione ha infatti il potere di emanare le norme per l’’applicazione del piano di dimensionamento scolastico, prevedendo eventualmente deroghe rispetto alla legge nazionale. Il 5 agosto scorso in consiglio regionale venne valutatal’’opportunità di impugnare per conflitto di attribuzione le legge stessa davanti alla Corte Costituzionale.