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Istituzioni scolastiche, politiche scolastiche, istruzione

  • Scuole dell’infanzia, a Genova sempre meno bambini: avanzano posti nelle materne

    Scuole dell’infanzia, a Genova sempre meno bambini: avanzano posti nelle materne

    asiloIl giorno della verità. Poco meno di 2 mila famiglie genovesi stanno aspettando di capire quale sarà il destino dei propri figli per i prossimi tre anni. È, infatti, arrivato tanto atteso momento della pubblicazione delle graduatorie definitive per le iscrizioni alle scuole dell’infanzia (i vecchi asili o scuole materne che riguardano sostanzialmente i bimbi dai 3 ai 6 anni) comunali. Sono 1964 le domande ricevute quest’anno dal sistema comunale, a fronte delle 2163 dello scorso anno (mentre la popolazione tra i 3 e 6 anni è calata da 14187 a 13674 bambini). Ogni anno, il sistema integrato comunale-statale-privato offre una disponibilità maggiore rispetto all’intera popolazione in età: per fare un esempio, per l’anno scolastico in corso i posti offerti sono stati 14253 a fronte di una popolazione di 14187 individui, mentre nel 2011/2012 per 14078 bambini tra i 3 e i 6 anni, i posti disponibili erano 14584. Un’offerta più alta della domanda consente ai genitori di scegliere abbastanza liberamente dove mandare a scuola i propri figli ma il sistema di preiscrizione e successiva conferma è alquanto complicato e lascerà famiglie e istituti col fiato sospeso ancora per diverse settimane.

    Proviamo a vedere che cosa succede. Ogni anno i genitori possono richiedere l’iscrizione a una sola scuola dell’infanzia statale mentre possono esprimere una preferenza plurima per le scuole comunali e per le private convenzionate, quello cioè per cui è prevista un’almeno parziale copertura della retta da parte del Comune per le famiglie con Isee basso. Chiuse le preiscrizioni, che potremmo anche definire manifestazioni di interesse, ogni scuola statale stila la propria graduatoria in base ai criteri decisi dal Consiglio d’istituto, che tengono in considerazione il reddito e la condizione socio-economica famigliare, il numero dei figli, lo stato di occupazione dei genitori, eventuali disabilità famigliari o altre particolari criticità. A questo punto, in base ai posti disposizione e alla graduatoria, le segreterie fanno partire le prime telefonate in cerca di conferma delle iscrizioni. Spesso, però, la risposta ricevuta è del tipo: “Grazie, ma preferisco aspettare la pubblicazione della graduatoria delle scuole comunali”. Ciò avviene perché le scuole comunali, che dal punto di vista normativo vengono considerate paritarie, generalmente rappresentano i posti più ambiti grazie soprattutto ad orari più estesi nel corso della giornata e a servizi più ampi lungo tutto il corso dell’anno (venendo, ad esempio, incontro a chi non può occuparsi dei figli per tutti i tre mesi di pausa estiva).

    Ecco, dunque, che il meccanismo si inceppa sostanzialmente fino a oggi, ovvero al giorno di pubblicazione delle graduatorie comunali.

    Queste, naturalmente, vengono stilate con gli stessi criteri su tutto il territorio genovese ma il posizionamento di ogni famiglia varia da scuola a scuola, a seconda di chi ha inoltrato la propria manifestazione di interesse. Una volta ricevute le eventuali disponibilità da scuole comunali e dalla scuola statale prescelta, la famiglia potrà finalmente decidere dove confermare l’iscrizione del bambino. Ecco perché sarebbe auspicabile che le graduatorie statali e comunali diventassero un tutt’uno. Una promessa che circola nell’aria già da qualche anno ma che, nei fatti, non si è ancora concretizzata. In questo bailamme diventa allora molto difficile avere un quadro completo fino a ridosso delle vacanze estive. Senza dimenticare l’opzione delle scuole private, spesso scelte per maggiore vicinanza alla propria abitazione o a quelle dei nonni e per i servizi aggiuntivi.

    Ma anche le scuole pubbliche hanno all’interno della propria offerta formativa peculiarità che meritano di essere quantomeno prese in considerazione dai genitori al momento della fatidica scelta, tenendo ben presente il grado di coinvolgimento della famiglia stessa e la qualità e l’importanza affidata agli spazi e agli ambienti in cui cresceranno i bambini.

    L’asilo, il punto di partenza

    Tra i progetti pedagogici più noti, spicca il cosiddetto metodo Montessori che punta molto sulla libertà del bambino nel suo percorso di apprendimento e sull’importanza della qualità dell’ambiente che lo accompagna nel suo cammino di crescita, rivoluzionando i tradizionali tempi di apprendimento scolastici.  Ci sono poi, naturalmente, le sperimentazioni interculturali, sempre più cruciali per formare i piccoli a ben integrarsi in una realtà così umanamente ricca come quella genovese, e quelle informatiche che introducono l’utilizzo dei computer fin dalle prime basi del cammino didattico. Per chi avesse il pallino della matematica esiste il cosiddetto “Laboratorio zero” che punta a evidenziare l’importanza dei codici naturali da cui siamo circondati, unendo lo stupore della conoscenza del mondo alla razionalità dell’approccio scientifico. C’è anche la possibilità di puntare sulla filosofia fin dai primi passi nel mondo dell’istruzione, attraverso una metodologia didattica che valorizza il dialogo, la partecipazione democratica e lo sviluppo di un pensiero critico all’interno di un contesto relazionale. Non possono naturalmente mancare le sperimentazioni psicomotorie che danno grande importanza al gioco, al movimento, alla relazione e al rispetto interpersonale. Infine, l’educazione ambientale e alimentare con il progetto “Orto in condotta”, promosso a livello nazionale da Slow Food, che stimola i bambini a osservare, conoscere e prendersi cura della natura.

    Asili nido, tutt’altra storia: pochi posti a disposizione

    Questi progetti in alcuni casi propongono sperimentazioni già a partire dagli asili nido. Qui, se possibile, la situazione che riguarda le iscrizioni è ancora più complicata perché le preferenze esprimibili sono pressoché infinite ma i posti a disposizione nel sistema comunale sono assai limitati. La copertura dell’intero servizio, infatti, è di circa il 33% della popolazione in età. Ciò significa che per ogni bambino da 0 a 3 anni che ha la possibilità di andare al nido (comunale o privato che sia) ce ne sono altri due che restano a casa con i genitori, i nonni o i baby-sitter.

    Anche in questo caso, si parla di sistema integrato, come ci spiega il direttore del settore Scuola, Sport e Politiche giovanili del Comune di Genova, Tiziana Carpanelli: «Da anni il Comune di Genova persegue una politica di integrazione tra tutti i soggetti che offrono questo tipo di servizio. I nidi, in particolare, possono essere comunali, accreditati, convenzionati o strettamente privati.  La differenza tra accreditati, il cui rispetto di standard strutturali e pedagogici viene costantemente monitorato dai nostri uffici, e convenzionati sta nel fatto che con questi ultimi il Comune si accorda per un certo numero di posti per cui mette a disposizione una cifra massima a copertura totale o parziale delle rette per agevolare le famiglie con Isee basso».

    A proposito, la retta massima per i nidi comunali è stata finora sempre sotto i 400 euro (398,34 l’anno scorso) per l’orario base 8.30-16.30. Nell’anno scolastico in corso, confermando una quota ormai stabile da diversi anni, i posti a disposizione negli asili nido comunali erano 1901, che salivano a 2287 considerato anche i convenzionati. L’intero sistema integrato, invece, ha messo a disposizione solo 4485 posti a fronte di una popolazione residente tra gli 0 e 3 anni pari a circa 13300 unità. Cifre non particolarmente diverse da quanto accaduto nel passato recente: nell’anno scolastico 2011/2012, ad esempio, i posti a disposizione nel sistema integrato erano 4574, di cui 2469 comunali e convenzionati con una retta massima di 386,36 euro, a fronte di un popolazione di 13910 bambini.

    Volete fare un affare e offrire un servizio alla vostra comunità? Potreste pensare ad aprire un asilo nido a cifre abbordabili e con tanti servizi che possano aiutare i neo-genitori nei loro compiti educativi.

    Simone D’Ambrosio

  • Pedibus a Genova: presentazione del progetto alla Carducci di Sestri Ponente

    Pedibus a Genova: presentazione del progetto alla Carducci di Sestri Ponente

    via-sestri-DIIl progetto Pedibus, avviato a Genova nel 2009 con le prime sperimentazioni nelle scuole (qui maggiori informazioni), verrà inaugurato domani alla scuola primaria Giosuè Carducci di Sestri Ponente che entra così a far parte della rete di istituti scolastici genovesi e liguri che operano per ridurre le concentrazioni di automobili davanti alle scuole all’entrata e all’uscita dei bambini. Un’inaugurazione che ha più che altro lo scopo di far parlare dell’iniziativa, trattandosi in realtà di una sperimentazione già attiva nella scuola sestrese di via Rigon dal dicembre scorso.

    Di che cosa si tratta? Pedibus è una fila indiana di bambini che procede verso la scuola accogliendo nuovi bambini ad ogni fermata, proprio come un bus. I bambini si fanno trovare alla fermata per loro più comoda indossando una pettorina gialla. A guidare la fila due adulti/genitori volontari, un “autista” e un “controllore”.

    “Il progetto, attivato alla scuola primaria Giosuè Carducci di Sestri Ponente, si pone l’obiettivo di promuovere la mobilità pedonale nei tragitti casa- scuola, al fine di ridurre il traffico negli orari di ingresso scolastico e diminuire la pericolosità e l’inquinamento nelle aree intorno alle scuole, educare i bambini e sensibilizzare le famiglie verso stili di vita più sostenibili, favorendo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie”, si legge nel comunicato diffuso dal Comune.

    Capofila del progetto Pedibus per quanto riguarda il territorio genovese è Asl3 in virtù dell’accordo di collaborazione siglato nel 2009 con il Ministero della Salute. Ma oltre alla collaborazione dell’Azienda Sanitaria, il progetto alla Carducci ha avuto il sostegno del Municipio, della Provincia, del Centro di educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile del Comune di Genova e, soprattutto, dei genitori. Soddisfazione dopo i primi mesi di sperimentazione: “Il risultato è stato il coinvolgimento di oltre 70 bambini e la realizzazione di 4 linee “pedibus”, che servono i diversi quartieri attigui alla scuola, con i diversi capolinea di via Merano, piazza Tazzoli, via Briscata e via S.Maria della Costa, con una prima fase sperimentale che ha preso il via nello scorso dicembre e ha dato risultati incoraggianti, misurabili dall’entusiasmo di bimbi e genitori accompagnatori”.

     

  • Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    STUDENTISTRANIERIDiretto da Carla Peirolero e curato da Chance Eventi – Suq Festival e Compagnia, Intercultura va a scuola” giunge alla quinta edizione. A partire dal 12 marzo e sino al 14 giugno, saranno i linguaggi espressivi e gli strumenti del teatro, attraverso laboratori teatrali, conferenze e spettacoli, il cuore di un percorso formativo che coinvolgerà 5000 studenti liguri fra scuole superiori e università contro il razzismo e per il dialogo fra culture.

    “Il progetto prevede tanti appuntamenti, a cominciare dai laboratori teatrali “Facciamo intercultura insieme”, che coinvolgeranno – in una serie di lezioni con gli artisti della Compagnia del Suq – studenti e docenti di tre istituti, per approfondire tecniche e strumenti della recitazione, della danza e della musica. I laboratori sono finalizzati allo spettacolo “Studenti in scena”, che il 14 giugno al Suq Festival al Porto Antico vedrà gli studenti protagonisti di una rappresentazione ispirata alle tematiche dell’educazione alla mondialità e alla non violenza”, si legge nella nota stampa.

    Dodici appuntamenti sull’ Arte del Dialogo, con gli artisti della Compagnia del Suq che porteranno nelle Scuole superiori della regione la loro esperienza artistica, per spiegare l’importanza delle contaminazioni dei linguaggi espressivi. Inoltre, dal 15 aprile al 27 maggio, in programma quattro incontri della rassegna Suq&Università con l’obiettivo di approfondire il tema dei “luoghi” in cui oggi si vive il dialogo, o lo scontro, tra culture e generazioni. I primi tre incontri si svolgeranno presso la Sala Gradinata Informagiovani di Palazzo Ducale:

    Martedì 15 aprile “Centri commerciali e outlet, nuove piazze di incontro?” con Marco Aime dell’Università di Genova e Davide Papotti dell’Università di Parma, dopo i saluti dell’Assessore Sergio Rossetti, del Presidente del Municipio 1 Centro Est, Simone Leoncini e del Direttore DISPO dell’Università di Genova, Giovanni Battista Pittaluga.

    Martedì 6 maggio “Comunità in rete, le piazze virtuali” con Pino Bruno, direttore dell’edizione italiana di Tom’s Hardware, Mario Dossoni dell’Università di Pavia, Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano. it e il cantautore Federico Sirianni.

    Martedì 20 maggio “Movimenti e rivoluzioni, le piazze della contestazione Saranno Luca Borzani, storico e Presidente della Fondazione per la Cultura Genova Palazzo Ducale, e Alessandra Stefani dell’Ecole Des Hautes Etudes Sciences Sociales di Marsiglia.

    Infine, Marco Aime e Carla Peirolero, direttrice del Suq Festival, intervisteranno il saggista e critico letterario e teatrale Goffredo Fofi nell’incontro “Le piazze e la cultura” previsto per martedì 27 maggio nell’Aula Magna dell’Università di Genova (Via Balbi 2).

    Le scuole e gli artisti convolti nel percorso formativo:

    I.T.C. Montale Genova, Fondazione C.I.F Formazione Genova, IPSSAR Nino Bergese, IIS Gastaldi – Abba Genova, Istituto Duchessa di Galliera Genova, ISSS Firpo – Buonarroti Genova, Liceo Artistico Klee-Barabino Genova, Liceo Linguistico Internazionale Grazia Deledda Genova, Liceo Collegio Emiliani Genova, Liceo Classico Colombo Genova, Ente Scuola Edile Savona, Liceo Calasanzio Carcare Savona, Villaggio del Ragazzo Chiavari, Liceo Costa La Spezia, DAMS Università Imperia.
    Tra gli artisti coinvolti: Carla Peirolero (direzione progetto), Roberta Alloisio (coordinamento attività formative), Mohamed Ba, Enrico Campanati, Jo Choneca, Arianna Comes, Susanna Gozzetti, Mirna Kassis, Eyal Lerner, Olmo Manzano Andres Anorve, Fabrizio Matteini, Laura Parodi, Esmeralda Sciascia, Anahita Tcheraghali, Tatiana Zakharova (conferenze- spettacolo)

    Aggiornamenti, calendario, commenti di studenti e docenti sul sito www.suqgenova.it

  • Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Università di Genova, tutti i numeri dell’Ateneo: studenti e strutture, fondi e investimenti

    Via Balbi Lettere e FilosofiaIn occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014 (7 febbraio 2014), l’Ateneo genovese ha reso pubblici i dati relativi agli investimenti, ai fondi, agli studenti nell’a.a. 2012-2013 e ai nuovi progetti che ha in serbo per i prossimi anni. Oltre al numero di nuove immatricolazioni, di laureati, di offerte nell’ambito della ricerca e della mobilità, si parla di investimenti da mettere in atto per modernizzare una struttura, quella universitaria, che in Italia risulta obsoleta e inadatta a competere con gli altri atenei europei e mondiali.

    Che la situazione sia questa, lo si sa da tempo: vi sarà già capitato di leggere i report annuali, i cosiddetti World Universities Ranking (qui quello di THE Times Higher Education), con la graduatoria degli atenei mondiali. In questi ranking, che si basano spesso su criteri specifici (reputazione accademica, numero di citazioni in articoli scientifici, presenza di studenti o docenti stranieri, ecc.) e che rispondono a particolari logiche (l’istituto Qs, ad esempio, mette insieme i dati raccolti da varie fonti e sondaggi su 60mila docenti e 28mila dipendenti) le università italiane occupano posizioni arretrate: ad esempio, secondo THE per l’a.a. 2012-2013 gli atenei italiani compaiono solo dopo la posizione 250. I “primi” italiani in classifica sono l’Università degli Studi di Milano (262) e Milano Bicocca (263), seguiti da Trieste, Bologna, Trento, Torino, e poi Padova, Pisa, Pavia, Roma (a larga distanza, tra la posizione 300 e la 350). Non mancano nemmeno Ferrara, Reggio-Emilia e Salento. Anche stando al ranking presentato da Qs, la situazione migliora ma non troppo: l’Università di Bologna, prima italiana, è al 188esimo posto; La Sapienza di Roma al 196, 230 il Politecnico di Milano, 235 l’università degli Studi di Milano e l’Università di Pisa è 259esima.

    Il tutto si inserisce in un contesto in cui le riforme per il sistema scolastico e universitario a livello nazionale scarseggiano e arrancano, e in cui di recente si è tornato a parlare di provvedimenti che limitano le ore di insegnamento di storia dell’arte nelle scuole superiori e di filosofia sia nelle scuole secondarie che in certi corsi universitari.

    Università di Genova

    «Investire nell’Università è essenziale per la società, per uscire dalla crisi: laddove si è investito, la crisi ha avuto impatto minore – ha commentato il rettore Deferrari – Oggi vogliamo razionalizzare l’offerta formativa per avere più laureati da inserire nel mondo del lavoro, ridurre i fuori corso e gli abbandoni. È indispensabile per crescere attrarre risorse a livello europeo e mondiale, partecipando a bandi e collaborando con imprese, per l’internazionalizzazione di qualità. Incrementeremo i corsi in inglese, anche con formazione a distanza con docenti stranieri, anche per venire incontro ai tantissimi studenti stranieri, che fanno di UniGe una delle università più aperte. Inoltre, per favorire la prosecuzione del percorso studentesco, non siamo stati né low cost, né esosi: abbiamo ridotto la seconda rata delle tasse e incrementato i premi di laurea e profitto. Qualità della formazione, della ricerca, del trasferimento tecnologico: lavoriamo verso un’integrazione di università e Paese, perché l’Ateneo non sia un fortino ma una piazza aperta sul mondo».

    Senza scomodare i ranking internazionali (oltre la posizione 400 nella graduatoria THE), concentriamoci sull’Ateneo genovese e sui ranking italiani: stando ai dati del luglio 2013 di Repubblica-Censis, Genova ottiene il quinto posto tra gli atenei “grandi” (tra 20 e 40 mila iscritti), con 86,8 punti conferiti in base alla valutazione di servizi, strutture, web, internazionalizzazione e spese per borse ed altri interventi. La prima di questa categoria è Pavia, con 94,1, ma in generale spiccano i poli senese (oltre i 100 punti), bolognese, padovano e le due importanti scuole politecniche milanese e torinese. Genova eccelle nell’area chimico-farmaceutica (quarto posto) e geo-biologica (terzo posto).

    La struttura

    centro-storico-vicoli-architettura-d12L’Ateneo si articola in cinque scuole, a loro volta composte da dipartimenti (22 in totale). Dopo l’attuazione della riforma Gelmini, entrata in vigore dall’1 gennaio 2011, nell’a.a. 2012-2013 le Facoltà sono state soppresse e trasformate in scuole. Così sono state accorpate ad esempio le Facoltà di Architettura e Ingegneria, o quelle di Giurisprudenza, Scienze Politiche ed Economia. Oggi abbiamo a Genova la Scuola di scienze matematiche, fisiche e naturali; quella di scienze mediche e farmaceutiche; di scienze sociali; scienze umanistiche; politecnica. Non mancano i centri di servizio (da quello linguistico, al CISITA per servizi informatici e telematici) e le biblioteche, che sono cinque (una per scuola) rispetto alle quattordici del passato. Il tutto, dislocato in circa 400 mila mq di immobili, molti dal valore storico e spesso difficili da mantenere in buone condizioni. A tal proposito è stato elaborato un piano edilizio nel 2013, sono stati predisposti i lavori all’ex Saiwa per il polo di chimica e la demolizione dell’ex Sutter, ultimati gli interventi all’Albergo dei Poveri. Inoltre, l’Ateneo è presente anche nelle altre tre province liguri, con sedi distaccate.

    Il personale è composto da 1.338 docenti, di cui 341 ordinari, 387 associati e 610 ricercatori, più altri collaboratori linguistici. A questi si aggiungono anche 1.409 impiegati nell’area tecnico-amministrativa, per un totale di 2.776 persone.

    Gli stravolgimenti degli ultimi anni, con il passaggio da Facoltà a Scuole, non ha mancato di creare disagi e suscitare polemiche, dovute ad esempio alla chiusura di alcuni uffici e alla ridistribuzione dei servizi: è stato il caso, ad esempio, dell’Ufficio Erasmus della ex Facoltà di Lettere e Filosofia, chiuso per essere accorpato a quello di Lingue, non senza problemi per il personale, spalmato in Via Bensa o adibito ad altre mansioni. Sono stati, inoltre, sostituiti alcuni presidi e i membri degli organi direttivi. Ci si è dovuti adattare a un’integrazione forzata tra realtà lontane anche fisicamente: è il caso, ad esempio, del polo di architettura e quello di ingegneria, uno nel centro storico e l’altro dislocato tra Albaro, San Martino, Fiera di Genova.

    L’offerta formativa

    universita-scuola-istruzioneSi articola in 27 corsi di laurea e laurea magistrale e 27 Corsi di Dottorato più 2 in consorzio con sede esterna XXIX ciclo (caso emblematico, quello del Dottorato in Filosofia, che quest’anno per la prima volta faceva parte del Consorzio Dottorato Filosofia nord ovest “Fino”, assieme a Piemonte Orientale, Università di Torino e Pavia). Inoltre Scuole di Specializzazione, corsi di perfezionamento e di formazione permanente e 32 Master Universitari di I e II livello. Le difficoltà degli ultimi anni hanno prodotto una progressiva riduzione dei fondi disponibili all’interno dell’Università, limitando sia la scelta dei corsi che le possibilità di prosecuzione del percorso di studi degli studenti all’interno della sede genovese. Tra i corsi è stato chiuso ad esempio quello di “Tecniche della Progettazione Architettonica e della Costruzione Edilizia” nell’a.a. 2010/2011.  Emblematico anche il caso del Dottorato di Filosofia e della sperimentazione della modalità consortile: l’alternativa sarebbe stata l’abolizione delle borse, mentre l’escamotage ha permesso di garantire un numero minimo di posti. Tuttavia, si trattava di un numero esiguo e quindi insufficiente: all’incirca 30 posti da ripartire in 4 atenei, vanificando le speranze dei neo-laureati e complicando le modalità decisionali.

    Gli studenti

    Gli iscritti ai corsi di I e II livello nell’a.a. 2012/2013 sono stati in totale 33.957, di cui 5.336 nuovi immatricolati, con aumento del 3-4% rispetto all’anno scorso. Nel 2012, infatti, c’era stato un calo dell’11%, ma oggi la situazione di emergenza sembra arginata. Tanti anche gli stranieri, il 20% in totale, di cui il 10 solo nell’ultimo anno. Tra tutti, più alte le immatricolazioni per la Scuola Politecnica (1165) e di Scienze Sociali (1889). Gli iscritti ai corsi post-laurea sono invece 3.957. Vediamo come sono ripartiti gli studenti tra le varie scuole:

    – Scuola di Scienze Sociali: 12.071

    – Scuola Politecnica: 7.739

    – Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche: 6.898

    – Scuola di Scienze Umanistiche: 4.840

    – Scuola di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali: 2.409

    Per quanto riguarda il numero dei laureati, nel 2013 sono stati oltre 6 mila: di più quelli laureati in scienze sociali (2.127, di cui 1.330 femmine), poi quelli in ingegneria e architettura (1.458); seguono medicina e farmacia, con 1.258 laureati,  i laureati in scienze umanistiche (954) e quelli in matematica, fisica e scienze (441).

    Quanto investe l’Università di Genova nella ricerca?

    Ci sono dieci Centri interuniversitari di Ricerca e di Servizio: ad esempio, l’ISME, per i Sistemi integrati per l’Ambiente marino, il CIRCE dedicato ai cetacei, il centro legato al Museo nazionale dell’Antartide (MNA), e quello per la Ricerca sul Cancro (CIRC), quest’ultimo però in liquidazione. Non mancano anche due centri di eccellenza nella Ricerca: il Centre of Excellence for biomedical Research (C.E.B.R.) e il Centro italiano di Eccellenza sulla Logistica integrata (C.I.E.L.I.).

    “L’Università di Genova riveste un ruolo di primo piano nel campo della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico”, si legge sul report fornito alla stampa dall’Ateneo. E ancora: “In un contesto di accresciuta competitività nazionale e internazionale, l’Ateneo genovese è costantemente attivo nell’individuare finanziamenti, monitorando e selezionando tutte le opportunità e le fonti”. Ma quanto investe l’Università nella ricerca? Quali sono le possibilità fornite agli studenti? Nel 2012 i finanziamenti acquisiti a bilancio per lo svolgimento dell’attività di ricerca dell’Università di Genova ammontavano a 47 milioni di euro, con fondi aggiuntivi per circa 4,7 milioni di euro.

    Dai dati forniti dal conto Consuntivo Consolidato di Ateneo si legge che le entrate per la ricerca del 2012 provengono per il 35% da attività presso terzi e per il 24% da Enti pubblici e privati; il 12% da borse di ricerca e dottorato, l’11% dall’Unione Europea e un altro 11% dal MIUR; infine, un 3% proviene dalle amministrazioni pubbliche locali, Enti e associazioni internazionali (3%) e altri ministeri (1%).

    Fondi a disposizione, servizi scolastici

    Via BalbiNel corso dell’a.a. 2012-2013 i fondi a disposizione sono stati incrementati, passando da un fondo di cassa a gennaio 2012 pari a 34.950.621,43 euro ai 56.872.396,58 di dicembre. ARSSU, Azienda Regionale per i servizi scolastici e universitari, ha messo a disposizione 931 posti letto e si è occupata del servizio mensa e erogazione pasti. C’è stata anche la possibilità per 626 studenti di partecipare a bandi per lo svolgimento di attività retribuita (150 ore), con un compenso di circa 1.200 euro per studente, senza contare le analoghe attività di studente tutor, tutor alla pari e didattici e studenti attivi presso il CUS. Si tratta di opportunità di guadagno fornite agli studenti, rimanendo all’interno dell’ambiente accademico e non dovendo sacrificare lo studio al lavoro. La retribuzione si aggira nella maggiore parte dei casi attorno ai 1.000-1.500 euro.

    I progetti internazionali e l’inserimento lavorativo

    L’Università di Genova è esempio virtuoso di mobilità internazionale. Le borse Erasmus messe a disposizione dall’Ateneo sono circa 1160, di cui 540 sono state assegnate agli studenti per l’a.a. 2013/2014, contro le quasi 500 dell’anno precedente. Il numero di studenti Erasmus in entrata, invece, è superiore: sono 1996 gli studenti stranieri ospitabili, e si sono stipulati accordi con 392 istituti partner. Attive anche le borse per l’Erasmus Placement per tirocinio (110 assegnate su 132), lo scambio nell’ambito del CINDA, Centro Interuniversitario de Desarrollo Academico per la cooperazione con il Sud-America, e gli altri programmi, da Leonardo a Comenius, a “Porta la laurea in azienda”.

    Genova e l’Italia: numeri a confronto con Parma e Torino

    Per inquadrare meglio la situazione dellAteneo ligure proponiamo un paragone con altre università italiane. Un primo esempio, quello di Torino, Ateneo “maxi”, con oltre 67 mila iscritti: qui il bilancio è pari a 760 milioni di euro e i nuovi iscritti sono 15 mila, in aumento del 4%. Tra il personale, tanti giovani docenti e ricercatori, con età media pari a 50 anni.

    La situazione migliora, ad esempio, se ci confrontiamo con l’Ateneo di Parma, al terzo posto nella classifica Repubblica-Censis per la categoria “atenei grandi” con 88,5 (due posizioni sopra Genova). Qui, il numero degli iscritti è circa 32 mila (la metà proveniente da fuori regione), contro i quasi 34 mila di Genova.

    In generale la situazione è difficile: il Fondo di Finanziamento Ordinario, che rappresentava nel 2001 il 61,5% delle entrate degli Atenei, nel 2008 è sceso al 54%. Tra il 2009 e il 2013 si è assistito ad una ulteriore riduzione del 5% annuo, cosa che ha obbligato gli Atenei a mettere in atto strategie come tagli al personale docente e tecnico, aumento delle tasse in molti casi, mancato ammodernamento delle strutture e minori incentivi di promozione. Oggi, il Sistema di Finanziamento Pubblico si basa su logiche premiali, per cui sono previste percentuali da rispettare per quanto riguarda programmazione, monitoraggio e valutazione delle strutture, e sono fattori importanti nell’elargizione di premi.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Piazza delle Erbe, il primo giorno di scuola: al via le lezioni per 180 alunni

    Piazza delle Erbe, il primo giorno di scuola: al via le lezioni per 180 alunni

    scuola-piazza-erbe-inaugurazione-27-gennaio-2013 (6)Questa mattina il sindaco Marco Doria ha accolto gli alunni per il primo giorno di scuola nel nuovo complesso di piazza delle Erbe. Dopo la lunga attesa (i primi passi ancora con la giunta Pericu), il nuovo edificio scolastico apre dunque i battenti nel cuore della città: al completamento degli arredi (oggi hanno fatto il loro ingresso a scuola 180 alunni), ospiterà 418 studenti fra elementari (250) e medie (168).

    Le scelte tecniche e stilistiche >> Leggi l’intervista al progettista, arch. Roberto Melai 

    Anche se pare che l’ inaugurazione di questa mattina verrà replicata al momento dell’ingresso di tutte le classi, genitori, assessori presenti e sindaco hanno espresso grande soddisfazione. Qualche polemica sui giganteschi ritardi è arrivata soprattutto dai giornalisti presenti. I lavori non sono del tutto ultimati (non si tratta solo di arredamenti) e ci sono un po’ di disagi anche se gli ingressi per i disabili e le misure di accessibilità sono già a puntino. Oggi i bimbi sono entrati dai giardini Luzzati, ovvero dall’ingresso superiore. Quello principale, infatti,non è ancora pronto.

    Le foto dell’inaugurazione

    I numeri della nuova scuola – L’opera è costata 6.333.111,97 euro, di cui 2.133.265 a carico del Comune e il restante fra fondi FAS (720.600) e fondi ministeriali. Lo spazio complessivo conta 2.425 mq e si divide in due sezioni di cinque classi per la scuola elementare e due sezioni di tre classi per la scuola media (16 classi in totale e 3 aule speciali in comune alle due scuole ed utilizzate a rotazione), oltre a uffici di direzione e segreteria, servizi igienici, aula professori, sala di lettura, mensa e depositi. “Il sistema innovativo di costruzione delle strutture portanti con casseri a perdere in pannelli isolanti – si legge nella scheda tecnica del Comune – consente di migliorare le caratteristiche energetiche dell’ edificio scolastico. Inoltre, dal punto di vista impiantistico, l’immobile è dotato di impianto fotovoltaico in copertura, impianto per il recupero delle acque piovane utilizzate per gli scarichi dei servizi igienici ed impianto di controllo dell’ illuminazione delle aule”.

  • Scuola piazza Erbe, scelte tecniche e stilistiche: parola al progettista

    Scuola piazza Erbe, scelte tecniche e stilistiche: parola al progettista

    scuola-piazza-erbe-nov-2013Dopo un iter decennale, la scuola di Piazza delle Erbe sta per essere ultimata. Un’opera importante per la Città Vecchia, un progetto che ha attraversato ben tre amministrazioni comunali differenti: proposto dalla giunta Pericu come intervento conclusivo per il restyling del centro storico (zona San Donato, Sant’Agostino, Sarzano), sostenuto dalla giunta Vincenzi, l’edificio vedrà la luce sotto l’amministrazione Doria, per la gioia di bambini e genitori.

    Tuttavia, per quanto riguarda il risultato estetico dell’opera, il coro unanime di soddisfazione lascia spazio a qualche polemica. I genovesi si dividono sulla scelta del colore, della volumetria, dell’integrazione nel contesto urbanistico della piazza. Qui un tempo sorgeva l’oratorio di Santa Maria del Suffragio, un edificio del ‘700 bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e mai recuperato (tuttora possono vedersi le macerie, i lavori di cantiere nell’area dell’Oratorio dovrebbero proseguire dopo la consegna della scuola).
    Abbiamo scambiato qualche battuta con uno dei due progettisti, il genovese Roberto Melai (che ha affiancato il collega tedesco Jörg Friedrich), abbiamo fatto il punto sul nuovo edificio, discusso le scelte stilistiche e approfondito le aspettative di chi questa scuola ha contribuito a pensarla e disegnarla prima di vederla realizzata…

    Architetto Melai, partiamo dalle scelte legate alla volumetria.

    scuola-erbe-verticale«L’edificio in questione nasce da un’idea ben precisa, da un programma funzionale. Pertanto, per quanto riguarda la volumetria, è più giusto parlare di “automatismi”, piuttosto che di scelte. Soprattutto dopo le riforme scolastiche degli ultimi anni, in base alle quali è stato alzato il numero degli alunni per classe (28, invece di 25), le regole sono cambiate anche per noi architetti: ogni alunno ha diritto a 1,80 metri di spazio, che deve essere moltiplicato per il numero dei bambini in ogni classe, poi per il numero delle classi totali, e cui si deve aggiungere lo spazio previsto per le classi speciali. È in base a questo calcolo che si ottiene la dimensione totale del plesso scolastico. Anzi, per quanto riguarda la parte progettuale, io e il mio collega tedesco abbiamo pensato di ridurre i volumi, rispetto alle previsioni fatte inizialmente, per evitare di rendere l’impatto della scuola troppo invasivo: invece delle 16 classi ordinarie più 6 speciali, come si era detto all’inizio, abbiamo optato – d’accordo con la direzione scolastica – per ridurre a tre il numero delle classi speciali raggiungendo un totale di 19 classi, invece di 22. All’epoca ho partecipato anche alle assemblee di circoscrizione, alla presenza di cittadini e associazioni: prima dell’approvazione del progetto, c’è stato il coinvolgimento della cittadinanza in un percorso partecipato. Ricordo che in quel contesto ho fatto presente che si intendeva procedere con la riduzione dei volumi, incontrando le critiche di alcuni cittadini, che protestavano contro il fatto che la scuola, eliminate tre delle sei classi speciali, non fosse a norma di legge. Oggi, invece, sento che vengono avanzate le critiche opposte, “le dimensioni della scuola sono troppo incombenti”, e mi chiedo dove fossero questi cittadini all’epoca del percorso partecipato».

    piazza-delle-erbe-d1In fase di progettazione come avete gestito il problema dell’impatto della nuova scuola su un luogo così particolare come Piazza delle Erbe?

    «È un problema che non esiste. La piazza è sì antica, mentre l’architettura della nuova scuola è per forza di cose più moderna, in linea con la ricostruzione delle case attorno (il complesso nato a ridosso di Vico Biscotti, n.d.r.). Il volume in questione è importante perché come già detto le aule sono tante e i bambini sono numerosi. Tuttavia, il mio collega tedesco, l’architetto Friedrich, autore del progetto, ha optato per spaccare i volumi in due e creare due livelli diversi, uno più basso su Piazza delle Erbe e uno più elevato su Salita del Prione e i giardini Luzzati. Si è optato per una soluzione con piani ruotati: esigenze architettoniche imponevano di avere cinque classi per ogni piano ma ciò non sarebbe stato possibile con un allineamento normale, perciò per mantenere le aule si sarebbe dovuto creare un piano ulteriore in altezza, rendendo il complesso molto più imponente. Per questo motivo si è scelto di spezzare le volumetrie e dare vita a una soluzione di dimensioni più contenute. Tra l’altro, questo tipo di operazione è piuttosto frequente nel centro storico: scorci del genere, con volumi “spezzati” e orientamento diverso, si trovano, per esempio, in Via Cairoli e Lomellini. Questa operazione serve a ridurre e alleggerire il tutto, perché elimina la costruzione della parete continua su Piazza delle Erbe, di certo più incombente».

    Come siete arrivati alla scelta del colore, ad esempio, o al particolare design delle finestre?

    «Abbiamo pensato semplicemente che, trattandosi di una scuola per bambini, fosse appropriato un colore sui toni dell’azzurro. Inoltre, è diverso dagli altri della piazza, dominata in maggioranza da colori caldi come giallo, arancio e toni del rosso: operazione voluta allo scopo di mettere in rilievo anche cromaticamente la diversa funzione dell’edificio. Non si tratta, in questo caso, di un’abitazione, di un esercizio commerciale, di un ristorante, ma di un’istituzione. Era importante sottolineare la sua denotazione anche sotto il profilo cromatico, a colpo d’occhio: il colore vuole essere un segnale inequivocabile (alcuni commercianti della zona sottolineano inoltre come a loro avviso il colore “di rottura” crei un’apertura nella piazza e dia profondità: il giallo avrebbe finito per creare una barriera cromatica e chiudere gli spazi, n.d.r.). Per quanto riguarda le finestre, abbiamo pensato di riproporre aperture, “buchi”, simili ad altre che si vedono nel centro storico, dando movimento. Abbiamo evitato di inserire finestre grandi -tipicamente anni ’50 e oggi un po’ fuori moda- ancora presenti in certe zone (ad esempio, in certi edifici vicini a Piazza Campetto) perché sarebbero state qui in contrasto col contesto di inserimento. Il progetto della scuola è stato presentato dal mio collega di Amburgo, mentre io mi sono limitato a completarlo e “vestirlo”: sia chiaro, non lo dico per prendere le distanze, anzi per dare il merito di questa idea al reale ideatore, di cui invidio l’abilità professionale. Un progetto inseguito per oltre dieci anni, pervicacemente: oggi dovremmo tutti rallegrarci del fatto che la piazza sarà resa ancora più bella perché ultimata con un’opera utile. L’architettura è un’educazione, non è questione di gusto, non è arbitraria, è il frutto di uno studio che parte dietro i banchi universitari e non finisce mai, diventa parte della vita di noi professionisti, plasmando la nostra forma mentis. Nessuna scelta è casuale ma nasce da uno studio attento: passiamo la vita a pensare a queste cose».

    Elettra Antognetti

    Il giorno 11 febbraio riceviamo segnalazione e pubblichiamo precisazione su divisione dei ruoli per il progetto Scuola delle Erbe:

    Arch. Jörg Friedrich (progettazione architettonica, capogruppo del raggruppamento temporaneo di progettazione)
    Arch. Roberto Melai (coordinatore del gruppo di progettazione, coordinatore della sicurezza in fase di progettazione, direzione operativa opere edili)
  • Dispersione scolastica: progetto di formazione METIS, la tappa genovese

    Dispersione scolastica: progetto di formazione METIS, la tappa genovese

    Cesare Moreno e Marco Rossi Doria al Museo Luzzati
    Cesare Moreno e Marco Rossi Doria (sottosegretario all’Istruzione del governo Letta) al Museo Luzzati

    Promosso e organizzato da MIUR, Maestri di Strada e Museo Luzzati, da venerdì 8 a domenica 10 novembre al Museo di Sant’Agostino avrà luogo la tappa genovese di M.E.T.I.S., un progetto di formazione rivolto agli insegnanti delle scuole primarie e secondarie di tutta Italia. La sigla, acronimo di “Metodologie Educative Territoriali di Inclusione Sociale”, sta a indicare un’iniziativa che si svolge in varie città italiane (già a Napoli, Cosenza, Bologna, in seguito a Milano e Roma) e si occupa di sensibilizzare sul tema ancora attuale della dispersione scolastica.

    La tappa di Genova è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra Museo Internazionale Luzzati e Associazione onlus Maestri di Strada di Napoli di Cesare Moreno: dal canto suo, il Museo ha avviato da tempo un progetto di formazione rivolta agli insegnanti grazie all’iniziativa Officina Didattica; l’Associazione Maestri di Strada, invece, si occupa specificamente di formazione e misure contro la dispersione.

    Il progetto, come detto, è promosso dal MIUR, con il patrocinio di Regione Liguria, Comune e Provincia di Genova. Ai lavori genovesi parteciperanno l’Assessore regionale alla Formazione, Istruzione e Università Sergio Rossetti e il direttore del Museo Luzzati Sergio Noberini. Inoltre, il presidente di Maestri di Strada Cesare Moreno, Gianni Marconato, architetto di ambienti di apprendimento e autore di saggi sull’argomento,  Agnese Bertello, esperta di gestione dei conflitti,  Katia Provantini psicologa e esperta in problematiche evolutive, saranno docenti del corso di formazione in queste tre giornate. Ma non è finita qui: sì, perché il corso non si esaurisce, ma prevede lo svolgimento in ogni città di  due sessioni di 16 ore distribuite in due fine settimana, uno adesso (all’inizio dell’anno scolastico) e uno a giugno, e si articola in lezioni frontali, laboratori e presentazione dei risultati. Tra i temi trattati, responsabilità, unicità e significatività nella relazione educativa; la cura educativa e l’individuo; scuola e territorio; la didattica dell’ascolto.

    «Da tempo -racconta Sergio Noberini- abbiamo avviato progetti contro la dispersione scolastica, a favore di una diversa metodologia educativa, con iniziative sparse sul territorio e coinvolgendo esperti di settore, come nel caso dei Maestri di Strada di Napoli: il loro metodo rinnova il modo di affrontare il problema della dispersione scolastica e dell’inclusione sociale, e la loro idea è quella di ricomporre la frattura (non più prerogativa esclusiva di certi ambienti, ma che si sta sempre più espandendo anche nei ceti sociali agiati) tra sapere formale e elemento emozionale. Pensiamo che l’arte sia un elemento indispensabile per arginare questo problema: può creare attrazione e rappresentare per molti una via di recupero e riscatto dall’abbandono. Arte è cultura ed è patrimonio. Per Genova è una bella scommessa».

     

    Questo il programma degli incontri:

    Venerdì 8 novembre 2013
    Ore 11 Gruppo di lavoro dei coordinatori, conduttori di gruppo e osservatori
    Ore 14.30 Registrazione
    Ore 15 Saluti istituzionali e apertura lavori
    Progetti formativi tra Museo Luzzati e territorio
    Sergio Noberini direttore Museo Luzzati Genova
    Metodologia e obiettivi del corso
    Cesare Moreno e Gianni Marconato

    Ore 16 Nuovi disagi dell’adolescenza nel quotidiano e nella scuola
    Relazione di Katia Provantini (Cooperativa sociale Minotauro)
    Ore 16.50 Autopresentazione dei conduttori dei gruppi
    Ore 17.10 – 19.00 Lavori di gruppo

    Sabato 9 novembre 2013
    Ore 9 Le condizioni dell’apprendimento e la strada stretta della didattica (Gianni Marconato)
    Ore 10 – 12.30 Discussione di gruppo
    Ore 12.30 -13 plenaria
    Ore 14.30 -18.30 L’ascolto attivo e la gestione dei conflitti;
    OPEN SPACE TECHNOLOGY: ABITARE LA SCUOLA
    Idee, proposte, nuovi spazi per far sentire ogni singola persona, ben accolta e valorizzata
    Laboratorio a cura di “Ascolto Attivo sas”, animato da Agnese Bertello

    Domenica 10 novembre 2013
    Ore 9 -10.20 Restituzione del lavoro dei gruppi; integrazioni ai temi emersi
    A cura di Cesare Moreno e Gianni Marconato
    Riunione del gruppo di lavoro per raccogliere i risultati dei gruppi
    Ore 12 Presentazione video Coloriamo il futuro (progetto di formazione operatori Genova 2013, Museo Luzzati in collaborazione con Regione Liguria)
    Ore 12.15 Sergio Rossetti Assessore alle Risorse finanziarie e controlli, patrimonio e amministrazione generale, istruzione, formazione, università
    Ore 12.30-13 Conclusioni e compiti per il seminario successivo

     

    Elettra Antognetti

  • Scuola piazza delle Erbe: slitta la consegna, ok per apertura a gennaio

    Scuola piazza delle Erbe: slitta la consegna, ok per apertura a gennaio

    piazza-delle-erbe-genova-centro-storico-cantiereCi siamo quasi. Con l’ultimo, ma questa volta breve, ritardo la nuova scuola di piazza delle Erbe è praticamente pronta alla consegna, confermando sostanzialmente il cronoprogramma già annunciato dagli assessori Crivello e Boero a settembre. La fatidica data era stata fissata per il 31 ottobre: sicuramente si sforerà a novembre, ma la nuova posticipazione non dovrebbe creare particolari problemi alla prevista apertura delle porte agli alunni degli istituti Garaventa e Baliano dopo le vacanze natalizie.

    «I tre piani più alti dell’edificio sono pronti per la consegna – conferma l’assessore Boero – e a breve si potrà procedere con il trasloco dei primi arredamenti. Bisogna invece attendere ancora qualche giorno per ultimare il primo piano e il piano terra, ma sicuramente anche questi verranno consegnati entro il mese di novembre». A quel punto inizierà la fase delle verifiche sull’agibilità e dei controlli sulla sicurezza. «Sperando che non insorgano intoppi e che ci siano effettivamente i tempi tecnici per tutti i collaudi, durante le vacanze di Natale si potrà procedere con il trasloco effettivo. Non ci saranno molti giorni lavorativi a disposizione, ma sulle tempistiche siamo in pieno accordo con il dirigente scolastico e con il comitato dei genitori. Tra l’altro la scuola ha già attivato il contratto telefonico per poter essere operativa fin da subito anche su questo versante».

    Nessuna necessità, dunque, di ricorrere alle penali contrattuali eventualmente previste per la ditta costruttrice qualora non rispettasse i tempi. I sopralluoghi dei due assessori, particolarmente intensificati nelle ultime settimane, dovrebbero aver impresso l’accelerazione decisiva ai lavori.

    «Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno», invita l’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello. «Siamo di fronte a un quadro, se non unico, quantomeno rarissimo a livello nazionale, di una scuola costruita ex novo nel cuore della città e sulle macerie di una realtà che viveva una situazione di abbandono. Ma il merito è di chi mi ha preceduto nell’amministrazione, noi ci siamo limitati a far proseguire quanto di buono già impostato».

    Poco meno di 2500 metri quadrati (2425, per la precisione) in cui troveranno spazio i 418 alunni delle scuole Garaventa e Baliano: due sezioni da cinque classi ciascuna per i 250 bambini della scuola elementare e altrettante da tre classi per i 168 ragazzi della scuola media. Saranno allestite 16 aule tradizionali, a cui se ne aggiungeranno tre speciali, con laboratori condivisi da tutti gli studenti. Costo complessivo di poco inferiore ai 4 milioni di euro: ai 3 milioni e 724 mila euro di investimento iniziale, infatti, sono stati aggiunti altri 223 mila euro in corso d’opera. «La variante suppletiva – ricorda Crivello – si è resa necessaria perché nella prima fase del cantiere sono emerse una serie di problematiche assolutamente non previste, come spesso accade quando si tratta di andare a scavare nel centro storico. Presenza di cisterne, locali interrati, manufatti in calcestruzzo armato e opere di consolidamento alle pareti dell’ex Oratorio hanno anche costretto ad allungare di 200 giorni il tempo previsto per l’esecuzione dei lavori».

    Terminate le opere murarie della scuola dopo oltre tre anni, proseguiranno ancora i cantieri dell’ex oratorio. Ma, nel frattempo, il vecchio angolo dimenticato di piazza delle Erbe avrà finalmente una nuova vita.

     

    Simone D’Ambrosio 

  • Scuole e impianti sportivi, emergenze e criticità: intervista all’ass. Boero

    Scuole e impianti sportivi, emergenze e criticità: intervista all’ass. Boero

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaPeriodo di fuoco per l’assessore comunale allo Sport e alla Scuola Pino Boero. Nei giorni scorsi si sono scesi in piazza i membri del comitato genitori della scuola di piazza delle Erbe, la cui storia ormai potrebbe quasi diventare leggenda, e i cittadini di Multedo stufi di non poter più godere dei servizi della piscina di quartiere. A tutto ciò va aggiunto l’annuncio fatto sulla stampa cittadina della probabile chiusura della piscina di Voltri. Sport e scuola, uniti da una sottile linea rossa: la richiesta di spazi. E non poteva essere altrimenti, con l’inizio del nuovo anno scolastico, strettamente connesso all’avvio delle attività sportive per la stagione invernale.

    Ma andiamo con ordine, cercando di capire quale sia lo stato delle principali criticità dei due settori.

    Pino BoeroAssessore, partiamo dalla scuola. Sicuramente la questione più urgente riguarda l’ultimazione dei lavori nel nuovo edificio di piazza delle Erbe. Questa settimana i genitori sono tornati a manifestare il proprio malcontento. Quando potremo finalmente tagliare i nastri?

    «Innanzitutto mi preme sottolineare che non si tratta tanto di una questione di inaugurazioni quanto della restituzione di un bene al quartiere e ai cittadini, un atto dovuto. Dopo ritardi che sono sotto gli occhi di tutti, siamo finalmente in dirittura d’arrivo. Nell’ultimo sopralluogo il direttore dei lavori ha garantito che il 31 ottobre ci sarà la consegna della scuola finita. Da lì ai primi di gennaio dovrebbe esserci il tempo per attivare tutti controlli necessari e previsti della legge. L’amministrazione sta dietro al cantiere con grande frequenza, anche al fianco del Comitato dei genitori, molto civile e giustamente attivo. Dopodiché toccherà al trasloco. L’idea sarebbe di sfruttare il periodo natalizio quando la scuola è chiusa. Ma sarà un’operazione da condividere con il dirigente scolastico e il consiglio d’istituto, e avverrà esclusivamente secondo le loro esigenze e preferenze».

    Data per assodata la situazione di piazza delle Erbe, vi sono altre emergenze sugli edifici scolastici di competenza comunale?

    «Tutto l’elenco di interventi che il Patrimonio scolastico ha giudicato di certa urgenza è stato portato a compimento durante l’estate: ad esempio, la messa a punto dell’ascensore e dello scivolo per disabili per la scuola Da Passano, o il ripristino del salone di Villa Sciallero. È chiaro che il patrimonio edilizio scolastico genovese non è assolutamente moderno e tutti i giorni ci si può aspettare la necessità di intervenire. Bisogna dunque monitorare costantemente attraverso un continuo dialogo con i dirigenti scolastici. A loro, il compito di fare una sorta di “lista della spesa” che passa al vaglio del patrimonio, secondo un elenco di priorità che si era iniziato a stilare a partire dal 2006. Quando a novembre ci sarà la nuova Conferenza cittadina con i dirigenti scolastici, riproporremo loro la scala delle priorità».

    E per quanto riguarda le possibili emergenze meteo?

    «Il sistema di informazione e di allerta adottato l’anno scorso, che passa anche attraverso la messaggistica telefonica, ha funzionato e verrà riproposto anche quest’anno in caso di necessità. Con l’eventualità di chiusure limitate solo a determinate zone della città particolarmente a rischio. Resta, naturalmente, sempre valido l’appello al buon senso dei genitori, degli insegnanti e dei dirigenti scolastici».

    Passiamo allo sport. Voltri, Multedo e Nervi. Piscine maledette?

    «Tra 113 impianti sportivi cittadini censiti, 13 sono piscine. E si tratta sicuramente degli elementi più difficili da gestire. Intanto va detto che dalle amministrazioni precedenti tutte e tre queste strutture critiche hanno ricevuto discreti finanziamenti: oltre un milione di euro alla Nico Sapio di Multedo in 14 anni, due milioni e trecento mila euro alla Piscina di Voltri in dieci anni, poco più di un milione e mezzo alla Mario Massa di Nervi sempre in dieci anni».

    Per quale motivo, allora, ci si ritrova in queste situazioni?

    «Partiamo dal presupposto che nell’attuale contesto economico sono sempre meno le società sportive che riescono a gestire autonomamente un impianto. È necessario fare un po’ di storia recente. Nel luglio 2010 il Consiglio comunale approvò un Regolamento che metteva ordine alla classificazione degli impianti, distinguendo tra impianti con o senza rilevanza economica, di interesse cittadino o di interesse municipale. Inoltre, insieme con la durata decennale delle concessioni con possibilità di prolungamento in caso di interventi di ammodernamento, veniva stabilita la necessità dei concessionari di garantire l’accesso a tutti i cittadini e l’obbligo di manutenzione ordinaria e straordinaria. Attualmente, le due criticità di questo sistema sono proprio rappresentate dal fatto che l’Amministrazione non fornisce più contributi per la gestione degli impianti e le stesse società non possono accedere al credito sportivo perché il Comune non può attivare fidejussioni bancarie a garanzia dei prestiti. Inoltre, la classificazione attuale tra impianti sportivi e ad uso associativo è un po’ troppo schematica e non tiene conto di edifici ibridi che, a seconda dell’attività svolta o dell’orario di utilizzo possono appartenere a più di una categoria. Per cercare di studiare qualche soluzione efficace in proposito, compresa l’eventuale riduzione dei canoni, entro fine ottobre l’amministrazione si impegna a convocare, per la seconda volta dalla sua istituzione (la prima la convocai io stesso il 7 marzo 2013, nonostante la fosse stata creata il 21 giugno 2011), la Consulta dello Sport, sperando nel frattempo di riuscire ad allargarne la partecipazione anche a membri del Consiglio comunale e dei Municipi che vadano ad affiancare i rappresentati sportivi. Altro obiettivo dell’amministrazione e della Consulta sarà quello di approntare un sistema efficace di controllo delle concessioni».

    In concreto, quale sarà il futuro prossimo di questi tre impianti?

    «Su Multedo abbiamo buoni motivi di sperare che si riesca finalmente a giungere a un accordo senza dover necessariamente proseguire per le vie legali anche oltre la formalizzazione della revoca della concessione. Se tutto andrà per il meglio, cercheremo di sondare la disponibilità degli unici altri partecipanti al bando a subentrare nella gestione, altrimenti penseremo a un nuovo bando.
    Anche la questione di Voltri è piuttosto delicata. La società sportiva Mameli lamenta il fatto che negli ultimi anni, invece di istituire un nuovo bando di concessione, siano stati rinnovati gli accordi con la stessa. Una situazione che, a loro dire, avrebbe dissipato tutto il patrimonio. Peccato che i rinnovi delle concessioni siano stati fatti proprio per consentire alla Mameli di continuare a gestire l’impianto, dato che la pesante situazione debitoria in cui versa la società ne avrebbe comportato l’impossibilità di partecipare a qualsiasi bando pubblico.

    Per quanto riguarda Nervi, infine, sono soddisfatto di essere riuscito a mantenere la promessa per quanto riguardava l’apertura estiva. Ora si pone il problema di capire come andare avanti ad ottobre. Il Municipio Levante sta studiando qualche soluzione coinvolgendo anche altre realtà come quella dei pescatori. Di certo, non credo potremo pensare a una tradizionale apertura invernale perché non ci sono i fondi da investire su una copertura a pallone o sul riscaldamento dell’acqua».

    Altre criticità?

    «Avevamo ancora qualche problema su altri tre impianti, questa volta non piscine, tutti in via di soluzione. Il primo, annoso, caso riguarda il campo Branega che ha finalmente visto sbloccati i 100 mila euro stanziati dalla scorsa Amministrazione, che consentono l’apertura del bando di concessione. Negli altri due casi si parla di Palestre: per il Palaerbe abbiamo firmato il rinnovo della concessione grazie agli investimenti impegnati dai concessionari, mentre su via Digione c’è qualche ritardo sui lavori, con la consegna prevista nei primi mesi del 2014».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Centro Scuole e Nuove Culture a Genova: scuola e integrazione

    Centro Scuole e Nuove Culture a Genova: scuola e integrazione

    Centro Scuole e Nuove Culture, GenovaNel centro storico di Genova, nella defilata Via della Fava Greca, 8, a pochi passi da Piazza Sarzano, i Giardini di Plastica sopra e sotto la vitale Via di Ravecca: incastonato qui, dal novembre 2001 si trova il Centro Scuole e Nuove Culture. Cos’è? Un centro che da ormai oltre 10 anni svolge un ruolo fondamentale nell’ambito della mediazione interculturale e nella promozione dell’integrazione dei migranti. Aperto grazie all’approvazione di un protocollo d’intesa inter-istituzionale tra Comune, Provincia di Genova, Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria del MIUR e Università di Genova, il Centro è nato con l’intento di rivolgersi in particolare ai bambini e ragazzi adolescenti figli di immigrati, aiutando il loro inserimento nell’ambiente scolastico con interventi didattici mirati all’educazione e alla formazione interculturale.

    Il tutto è  reso possibile grazie alla cooperazione di concerto con i vari plessi scolastici genovesi: il Centro non si rivolge strettamente a privati o a singoli bambini e famiglie, ma interagisce con i migranti grazie all’intermediazione delle scuole e degli insegnanti del ciclo primario e secondario. Il protocollo iniziale è stato poi ripetutamente rinnovato nel corso degli anni, includendo un numero crescente di soggetti firmatari: ad esempio, emblematico è il caso della partecipazione dell’ateneo genovese, che ora include tutte le Scuole (ex Facoltà), mentre inizialmente l’adesione era solo da parte della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere.

    Il Centro ospita il Laboratorio Migrazioni del Comune di Genova e il CRAS – Centro Risorse Alunni Stranieri. Inoltre, da circa un anno e mezzo il progetto ha preso una piega diversa e ha iniziato ad allargarsi, includendo non più solo gli aspetti legati all’inter-cultura e alle migrazioni, ma anche ospitando un centro documentale archivistico. Responsabile operativo del Centro è il dottor Riccardo Damasio: siamo andati a parlare con lui e ci siamo fatti raccontare la storia del centro, dagli inizi 12 anni fa come centro di sostegno e integrazione, al nuovo progetto di creazione di un archivio documentale legato al mondo dell’apprendimento e della scuola in senso lato.

     

    I PROGETTI

    I servizi offerti dal Centro toccano vari aspetti del delicato processo di inserimento dei bambini e di accettazione dell’immigrazione. Il Centro è nato anni fa sull’onda dei finanziamenti erogati dalla Legge Turco e ha scelto di trattare queste tematiche legate all’immigrazione e alla conoscenza tra culture diverse. I progetti “pilota” risalgono all’epoca delle Colombiadi, occasione in cui si era dato avvio a una serie di iniziative per diffondere la memoria delle migrazioni legate ai popoli nativi americani. Col tempo, poi, il lavoro si è incentrato sempre più sulle tematiche legate all’immigrazione e all’attualità, prendendo la forma odierna.

    Centro Scuole e Nuove Culture, GenovaIl Laboratorio Migrazioni è uno dei progetti portati avanti dal Centro, con l’appoggio del Comune di Genova. Si tratta di una struttura che è presente a Genova da ormai oltre vent’anni e fa parte della Direzione Scuola, Sport e Politiche Giovanili: da quando è attivo il Centro, il Laboratorio è stato trasferito qui, con il sostegno del Provveditorato agli Studi e la collaborazione di Claudia Nosenghi, prima responsabile del progetto. Lo scopo con cui nasce è quello di diffondere l’educazione interculturale nelle scuole, promuovendo progetti e laboratori espressivi per favorire l’inclusione degli alunni stranieri. Gli addetti seguono anche il percorso di inserimento, prevenendo atteggiamenti di chiusura e razzismo e valorizzando la multietnicità, piuttosto che discriminando la differenza culturale. Il Laboratorio organizza, nei vari plessi scolastici che ne fanno richiesta o direttamente nei locali del Centro adibiti a tale uso, attività per e con i bambini, immigrati e non. Inoltre, sono previste anche attività formative per gli stessi insegnanti, offrendo un servizio pedagogico a 360 gradi, diffuso capillarmente in tutta la città. All’inizio, infatti, il Laboratorio aveva più sedi dislocate su tutto il genovesato (da Cornigliano alla Valpolcevera), ma successivamente le strutture sono state chiuse e raggruppate nei locali del Centro di Via della Fava Greca. Nonostante i tagli e le difficoltà successive alla crisi economica che ha colpito anche le amministrazioni comunali e provinciali, il Laboratorio è riuscito a sopravvivere, anche grazie alla determinazione dei responsabili e degli referenti comunali: oggi, nonostante la carenza di risorse economiche, la struttura è gestita da insegnanti delle scuole ordinarie e da mediatori culturali.

    Proprio la mediazione culturale è un altro importante aspetto affrontato all’interno del Centro. Anch’essa attiva da ormai oltre un decennio, si rivolge alle scuole e propone attività con e per bambini all’interno delle classi delle scuole cittadine. Le attività si svolgono o direttamente nelle classi, su chiamata da parte degli insegnanti, oppure nella sede del Centro, in spazi accoglienti e appositamente allestiti. Qui, le scuole sono ospitate in location diverse da quelle cui i bambini sono solitamente abituati e in cui si cerca di ricreare uno spazio ludico e famigliare, in modo da mettere a proprio agio i partecipanti e di favorire il clima di distensione e di sereno confronto.

    Il CRAS – Centro Risorse Alunni Stranieri è  una struttura promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale ligure del MIUR per favorire l’integrazione degli alunni stranieri. Si tratta di uno sportello specifico che, all’interno del Centro Scuole e Nuove Culture, segue il percorso scolastico degli alunni stranieri e supporta le scuole nell’accoglienza degli alunni migranti con progetti per garantirne la frequenza scolastica e il diritto allo studio. Inoltre, si offre anche come luogo d’incontro e riflessione per insegnanti e famiglie, svolgendo il compito di mediatore culturale e linguistico.

    Che altro? Ci spiega il dottor Damasio: «Oltre a quelli già elencati, sono previsti anche progetti di ricerca e formazione sul tema del plurilinguismo, sviluppati in collaborazione con la Facoltà di Lingue e di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, e con la Provincia. La collaborazione con questo soggetto è particolarmente importante: mentre il Comune segue i progetti che riguardano il primo ciclo di istruzione, ovvero fino alle scuole medie, la Provincia si dedica a quelli che riguardano il secondo ciclo, fino alle scuole superiori, permettendoci di non interrompere a metà il progetto incominciato magari con i bambini, una volta che diventano adolescenti. Tutto ciò favorisce un’integrazione dei due cicli di formazione e permette si non abbandonare i ragazzi. Purtroppo in questo momento i problemi di bilancio cui sono sottoposte le Province e le amministrazioni costringono anche noi del Centro ad affrontare una fase di ristrettezze, di tagli e di sacrifici. Tuttavia, i nostri progetti proseguono e riusciamo a trovare risorse grazie alla determinazione di Comune e altri enti, che collaborano con noi per portare avanti queste iniziative, vero fiore all’occhiello cittadino. Il nostro è un progetto “non obbligatorio”, ovvero è un “di più” pur nella sua intrinseca importanza, nessuno è obbligato a mantenerlo in vita. Tuttavia la forte carica innovativa che contraddistingue il Centro fa in modo che da parte di tutti ci sia la ferma volontà di preservarlo, anche in condizioni economiche non propriamente sfavillanti. Il Comune ha speso grandi risorse per promuovere i temi della migrazione e dell’inclusione culturale e sociale, sensibilizzando la cittadinanza».

    Infine, il Centro -coniugando l’aspetto laboratoriale e quello documentale– offre anche un servizio di consulenza per insegnanti, tirocinanti e studenti, i quali possono accedere ad un archivio di oltre 5 mila volumi. Da ormai un anno e mezzo, infatti, è nato il progetto di potenziare la struttura del Centro con la creazione di un centro documentale, già esistente e ospitato da altre strutture comunali, ma ora trasferito nei locali di Via della Fava Greca per l’insorgere di problemi organizzativi. Il centro documentale è dedicato alla memoria di Anna Maria Conterno Degli Abbati, senatrice PCI dal ’76 al ’79 e direttrice dell’Istituto Papa Giovanni XXIII che ha donato al Comune di Genova gli atti parlamentari e il proprio materiale librario e documentale sul tema infanzia e educazione montessoriana. Il centro era prima affidato al personale del Settore 0-6 del Comune di Genova che, con l’associazione Infanzia e Cultura e in collaborazione col Comitato Provinciale per l’UNICEF, metteva a disposizione collegamenti, informazioni e documentazione internazionale. Oggi nel Centro Scuole e Nuove Culture è possibile accedere al materiale archivistico, reperibile anche online, sul sito del Sistema Bibliotecario urbano unificato. La documentazione è consultabile in sede, anche se non è ancora attivo il sistema di prestito vero e proprio.

    Così Damasio: «Il nostro Centro è aperto dal lunedì al venerdì, mentre resta chiuso al sabato perché segue l’orario scolastico, dal momento che il soggetto di riferimento privilegiato sono proprio le scuole. Accogliamo spesso anche ragazzi e famiglie, ma sempre tramite le scuole. Anche gli eventi sono rivolti alle classi: non è escluso che si svolgano anche eventi pubblici e aperti a tutti, ma di norma non ci rivolgiamo alla cittadinanza, ma solo alle scuole, agli alunni e al personale didattico. Svolgiamo anche il servizio di accoglienza diretta di bambini, residenti soprattutto in zone più problematiche della città: mi riferisco in particolare a quartieri come Sampierdarena e alle zone limitrofe. Tra l’altro, c’è da sottolineare come la morfologia della migrazione sia in continuo cambiamento: se fino a poco tempo fa il luogo di insediamento privilegiato era il centro storico, oggi gli immigrati si sono spostati sempre più a Ponente, e chissà quale sarà lo scenario da qui a qualche tempo. Ora il nostro obiettivo è quello di proporre il centro come luogo di inserimento e mediazione, e anche come centro documentale. Il che permetterebbe di potenziare l’attività di mediazione e di ampliare lo scenario anche verso gli aspetti legati all’istruzione degli anni ’70-’80, ricostruendo il percorso genovese e ligure».

    Il Centro è fiore all’occhiello per la città di Genova perché costituisce un’esperienza unica non solo nel genovesato ma in tutta Italia: sono davvero rare le esperienze di Centri non privati ma amministrati a livello comunale, legati alla promozione dell’inter-cultura. A Genova, con questo sistema cooperativo, è possibile per il Comune mantenere un ruolo attivo nella promozione delle attività. Tutto ciò permette di toccarne con mano l’importanza sul territorio e di consolidare la volontà di preservarlo.

     

    Elettra Antognetti

  • Provincia di Genova: a rischio messa in sicurezza e manutenzione scuole

    Provincia di Genova: a rischio messa in sicurezza e manutenzione scuole

    Prefettura Amministrazione Provinciale«Con i tagli imposti dalla spending review non penso che saremo in grado di garantire l’apertura di tutte le scuole medie superiori – ha lanciato l’allarme alcuni giorni fa, Antonio Saitta, presidente della dell’UPI (Unione Province d’Italia) In particolare, se non ci sarà la possibilità finanziaria di realizzare durante l’estate i lavori che le Procure ci richiedono per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, circa il 7-8% delle scuole non potranno essere aperte».
    I conti sono presto fatti: a rischio ci sono 400 istituti sparsi lungo tutto la penisola che avrebbero bisogno di interventi di manutenzione. In mancanza di disponibilità immediata di fondi i lavori non verranno effettuati.

    A causa del patto di stabilità – il quale blocca gli investimenti dei soldi che gli enti locali hanno in cassa – e per effetto della spending review varata dal governo Monti «Le Province devono far fronte ad un taglio di 1,2 miliardi di euro – ha proseguito Saitta – per forza di cose gli investimenti negli edifici scolastici ne risentono pesantemente».
    L’insieme delle Province italiane è responsabile per l’operatività e la sicurezza di 5.179 scuole superiori che ospitano 2.569.031 alunni. Secondo i dati dell’UPI, dal 2008 al 2012 le Province hanno destinato alle scuole 10,4 miliardi, di cui 8 per il loro funzionamento e 2,4 per investimenti in nuovi edifici, messa in sicurezza ed interventi strutturali. Dal Governo, invece, sono arrivati zero euro alle scuole e il 24% di tagli alle spese delle Province, mentre l’UPI ha continuato a destinare il 18% dei propri bilanci per gli istituti scolastici.
    «Se si tagliasse quanto chiesto, le spese per il funzionamento delle scuole sarebbero ridotte di 400 milioni di euro – ha concluso Saitta – Gli investimenti in edilizia scolastica previsti per il 2013 scenderebbero da 727 milioni a 212 milioni. Chiediamo due cose: che si riducano i tagli per il 2013 e che gli investimenti siano scomputati dal calcolo per il patto di stabilità».

    PROVINCIA DI GENOVA

    Questa la situazione a livello nazionale. E pure sul territorio genovese non c’è da stare allegri. «Il patto di stabilità impedisce alle amministrazioni locali di investire sulle scuole – spiega il dott. Maurizio Torre, direttore del Servizio Patrimonio della Provincia di Genova – Per quanto concerne il taglio dei trasferimenti alle Province, per quella di Genova si parla di circa una ventina di milioni in meno».
    Il patrimonio edilizio della Provincia di Genova è costituito da 151 immobili, dei quali 92 ad uso scolastico, di proprietà o pervenuti nelle competenze dell’ente, in regime di comodato d’uso gratuito o in locazione passiva, a seguito delle convenzioni previste dalla Legge 23/96. Alla Provincia sono assegnate in particolare (ai sensi della L. 11 gennaio 1996, n. 23 – Norme per l’edilizia scolastica) le competenze relative alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore.

    «I nostri investimenti sono ridotti al lumicino – continua Torre – e sostanzialmente si concentrano su strade e scuole».
    In merito agli istituti scolastici «Siamo riusciti a mantenere il contratto di global service (circa 7 milioni e mezzo di euro) che prevede, oltre alla manutenzione ordinaria, anche una quota di interventi manutentivi straordinari – sottolinea il direttore del Servizio Patrimonio – Non abbiamo stipulato alcun nuovo mutuo visto che abbiamo le mani legate. E gli investimenti previsti nel piano triennale delle opere pubbliche sono fermi».
    Ricapitolando: manutenzione ordinaria e piccoli interventi di manutenzione straordinaria – compresi nel contratto di global service – saranno mantenuti. Per intenderci non mancherà il servizio di riscaldamento nelle scuole ma quest’anno nessun finanziamento sarà dedicato alla realizzazione di interventi manutentivi importanti. Le poche risorse disponibili, infatti, saranno concentrate sulle emergenze legate alla sicurezza.

    Una situazione di empasse dovuta all’incertezza che regna – ormai da lungo tempo – intorno al futuro delle Province.
    «È difficile fare programmazione quando non si conosce il destino della Provincia di Genova – afferma Torre – in ballo c’è anche la questione della città metropolitana ma tutto è ancora in via di definizione. Finché non si stabilisce il quadro normativo la situazione continuerà a complicarsi».
    Senza dimenticare gli sforzi necessari per mantenere il contratto di global service «È un costo che si ribalta sulla spesa corrente – precisa il direttore del Servizio Patrimonio – Il contratto andrà in scadenza a fine 2014. A quel punto dovremo valutare cosa fare. Solitamente, questi accordi hanno una validità di 5-7 anni. Stipulare un nuovo contratto, da parte di un ente “in liquidazione”, sarebbe un controsenso».
    Quindi il nodo da sciogliere è il seguente: in futuro, quale ente avrà le competenze sulle scuole? È fondamentale rispondere, al più presto, a tale domanda.

    MANUTENZIONE, MESSA IN SICUREZZA, RISCHIO INCENDI

    La Provincia si occupa della gestione immobiliare del patrimonio rivolgendo la propria attività sia agli aspetti manutentivi, attraverso interventi per la messa a norma (ai sensi del D.Lgs. 626/94) degli edifici scolastici e interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, di tutti gli edifici in genere, sia alla valorizzazione d’uso nella gestione degli stessi, attraverso la programmazione di strategie immobiliari, l’affidamento in concessione o in locazione, nonché l’acquisto e la dismissione degli immobili, la gestione delle utenze, ecc.

    «Le scuole necessitano di investimenti costanti – spiega Maurizio Torre – Noi vogliamo portare a regime il livello di sicurezza di tutti gli istituti. Le nuove norme, però, ci obbligano ad una maggiore assunzione di responsabilità. Proprio in un periodo segnato dalla penuria di risorse».
    Il direttore del Servizio Patrimonio si riferisce in particolare al recente adeguamento della normativa antincendio – il Dpr 151 del 2011 – che fissa in maniera più restrittiva le regole antincendio sulle scuole.

    In sostanza «Prima si eseguivano gli interventi e poi ci si sottoponeva al controllo dei vigili del fuoco per ottenere l’autorizzazione necessaria – continua Torre – Adesso, invece, è tutto in capo al soggetto proprietario dell’edificio che con i suoi tecnici abilitati deve progettare gli interventi, presentare la Scia per certificare che la scuola garantisce le condizioni di sicurezza e realizzare i lavori». La Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia) sostituisce la precedente autorizzazione antincendio ed impegna gli enti a presentare un progetto di adeguamento e di inizio lavori.
    Dunque un’assunzione di responsabilità molto forte che – nel malaugurato caso dovesse verificarsi un incidente all’interno degli istituti scolastici – ricadrebbe direttamente – anche a livello penale – sulle amministrazioni locali.

    Il quadro generale, come descritto nel marzo scorso sulle pagine di uno dei maggiori quotidiani nazionali, non è per nulla rassicurante: «Duecento scuole gestite dal Comune di Genova prive di autorizzazione antincendio; soltanto 40 sono a norma – “La Repubblica” (07-03-2013) – E delle altre 82 in carico alla Provincia, non più di 20 risultano in regola. La mappa del rischio è stata stilata dai vigili del fuoco … ».
    «Per adeguarle ci vogliono soldi e tempi, tutto dipende dalle risorse che avremo a disposizione – afferma Piero Fossati, commissario straordinario della Provincia di Genova, “La Repubblica” (07-03-2013) – Vero è che soltanto 20 scuole della Provincia sono state certificate, ma è altrettanto vero che abbiamo presentato i progetti di adeguamento, cioè la Scia, per circa il 60% degli edifici. Inoltre, c’è un altro 40% in progettazione, di cui attendiamo le osservazioni da parte dei vigili del fuoco».

    GESTIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE

    Se da un lato bisogna affrontare le criticità “tecniche” degli edifici scolastici, dall’altro ci vuole un’oculata gestione del patrimonio immobiliare. Solo così è possibile resistere all’onda d’urto causata da sforbiciate alla spesa e patto di stabilità.
    «La Provincia, oltre alle scuole di proprietà, che sono la maggioranza, gestisce alcuni istituti scolastici ereditati dai Comuni (in regime di comodato d’uso gratuito o locazione passiva a seguito delle convenzioni previste dalla Legge 23/96) – spiega Torre – Stiamo studiando delle strategie di riqualificazione/valorizzazione del nostro patrimonio. Ad esempio per superare le locazioni passive. Ma la situazione di incertezza istituzionale ci penalizza».

    Per quanto riguarda le locuzioni passive «Abbiamo iniziato a confrontarci con i proprietari – continua Torre – Questi ultimi sono disponibili a rivedere gli affitti purché dietro ci sia un programma, un progetto di riqualificazione. Pensiamo al Vittorio Emanuele II di Genova, un istituto che da anni svolge una funzione scolastica e deve continuare a farlo».
    Alcuni affitti passivi, però, sono decisamente onerosi «In particolare nella zona del Tigullio – precisa Torre – dove storicamente siamo sempre stati in sofferenza».
    «Ridiscutere queste locazioni è arduo – conclude il direttore del Servizio Patrimonio – Capisco le esigenze dei proprietari. Soprattutto quando non possiamo garantirgli che saremo ancora noi il loro interlocutore».

     

    Matteo Quadrone

  • Scuola di Robotica a Genova: formazione, divulgazione e roboetica

    Scuola di Robotica a Genova: formazione, divulgazione e roboetica

    scuola-roboticaFondata a Genova nel 2000 per iniziativa di un gruppo di robotici e studiosi di scienze umane, Scuola di Robotica è un’associazione no profit che svolge un’attività di istruzione, formazione e divulgazione. I promotori che hanno dato avvio al progetto ormai 13 anni fa sono Fiorella Operto, filosofa e presidente dell’associazione, e il presidente onorario Gianmarco Veruggio, ingegnere elettronico e ricercatore robotico del CNR-IEIIT di Genova che ha svolto ricerche in numerosi settori dell’informatica e dell’automatica: un’unione di tecnica e filosofia, indispensabile per la buona riuscita di un progetto che si fa promotore della ricerca nel campo della robotica a 360 gradi.

    Scopo principale dell’associazione è quello di diffondere la conoscenza di questa disciplina -ancora “nuova” e poco familiare ai più-, promuovere la cultura e diffondere la conoscenza delle arti e delle scienze ad essa interrelate: si vuole sdoganare la robotica dal rango di scienza lontana e ostica, rendendola un qualcosa di più vicino a noi, a portata di mano dei più piccoli ma anche dei grandi. Il tutto, attraverso un metodo di lavoro ludico e divertente, non solo istruttivo e dall’alto valore formativo, attraverso l’organizzazione di giochi, workshop, eventi nelle scuole e corsi di formazione per insegnanti e addetti ai lavori.

    La Scuola opera nel contesto genovese ormai da tempo. Fin dalla sua fondazione, si è imposta come punto di riferimento nazionale e internazionale nel campo della ricerca e degli studi applicati. In particolare, Scuola di Robotica segue diversi progetti, che vanno dalla formazione di docenti e professori di diverse tipologie di scuole, alla divulgazione, alla promozione etica degli studi di robotica, allo studio dell’applicazione di questa disciplina in ambito medico.

     

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    CHE COS’È LA ROBOTICA?

    Una scienza “nuova” per i più, che studia i comportamenti degli esseri intelligenti e cerca di sviluppare metodologie per permettere a una macchina (robot dotati di opportuni dispositivi per percepire l’ambiente e interagire con esso) di riprodurre dei compiti specifici. Si tratta di una disciplina che sta modificando il nostro modo di fare scienza: attraverso la creazione di queste macchine intelligenti viene a cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi e del contesto in cui viviamo sotto il profilo etico, antropologico, conoscitivo, urbanistico.

    La robotica insegue in realtà uno dei sogni più antichi dell’uomo, che da sempre popolano fantasie, leggende popolari, immaginario comune di film e letteratura: il sogno di creare una riproduzione dell’essere umano, in tutta la sua complessità, così come si presenta in natura. Dall’antica Grecia, con gli automi meccanici a guardia del labirinto di Dedalo, primo ingegnere della storia, alle macchine della rivoluzione industriale dell’Ottocento e a quelle automatiche del ventesimo secolo, fino ad oggi: i progressi dell’informatica e gli studi nell’ambito delle comunicazioni hanno permesso di dare vita a macchine tanto perfezionate da riprodurre tutta la complessità dell’essere umano. Così è stato possibile creare robot per la protezione dell’ambiente e la bonifica di siti contaminati da scorie tossiche, o ancora per lo sminamento e la neutralizzazione di armamenti e per le esplorazioni spaziali, come nei migliori film fantascientifici di qualche decennio fa. Ma non solo sci-fi: anche e soprattutto l’impiego della robotica per le ricerche in campo medico, con lo sviluppo di protesi intelligenti e nuovi strumenti di diagnosi e chirurgia.

     

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    LA SCUOLA DI ROBOTICA A  GENOVA

    Ospitata nei locali di CNR-IEIIT (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di elettronica e di ingegneria dell’informazione e delle telecomunicazioni), la scuola è un’associazione no profit, uno spazio libero e aperto a tutti in cui è possibile imparare e divertirsi, con iniziative non convenzionali e rivolte tanto ai bambini quanto ai più grandi: per i primi, un approccio didattico alla scienza attraverso il gioco e l’aspetto ludico; per gli altri, invece, la possibilità di approcciare un tema “nuovo”, così interessante ma allo stesso tempo complesso come la robotica, senza sentirsi a disagio. Uno spazio per tutti, in cui ricercatori, studenti, insegnanti, divulgatori o semplici appassionati e curiosi possono acquisire conoscenze tecniche e dettagliate, in modo semplice e immediato. Qui sono organizzate svariate attività e iniziative, che seguono diversi filoni di ricerca.

    Si parte con la formazione: Scuola di Robotica è anche Ente Formatore per docenti e insegnanti delle varie tipologie di scuola, dalla primaria alla secondaria, all’Università. La formazione offerta ha lo scopo di trasmettere nozioni di robotica agli insegnanti e fare in modo che questa disciplina entri così anche nei programmi scolastici. Fino ad oggi l’insegnamento della robotica non è stato previsto all’interno delle nostre scuole ma scopo dell’associazione è fare in modo che questa venga introdotta come strumento didattico: grazie alla formazione dei docenti, gli alunni avranno la possibilità di programmare piccoli robot, con un metodo coinvolgente, divertente e diverso da quello tradizionale frontale. La Scuola promuove corsi di formazione sia in Italia che all’estero e organizza svariati eventi nell’ambito della didattica. Questo il caso, ad esempio, di Robot@Scuola, progetto partito nell’anno scolastico 2005-2006, di cui Scuola di Robotica è stata responsabile scientifico: finanziato dalla Direzione Generale Sistemi Informativi, mirava a creare una rete di scuole (23 aderenti) impegnate in attività di didattica della robotica. Tra i progetti più recenti, invece, Robgap e Tomorrow Becomes Today, per formare docenti e ragazzi di tutta Europa (sono state attivate collaborazioni con Turchia, Repubblica Ceca, Polonia, Spagna, e altri).

    Ancora, la divulgazione e le tante mostre organizzate. Una delle ultime, “Copioni e Copiati. L’arte di imitare dal mimetismo animale alla robotica”, in cui sono stati presentati piccoli modelli di robot che, copiando la natura, sono in grado di interagire con il pubblico e orientarsi grazie alla luce e agli ultrasuoni. e poi vari laboratori, anche nell’ambito del Festival della Scienza di Genova.

    Altro ramo, quello della Roboetica: con l’apertura di nuovi scenari scientifici, si è presentata una serie di nuovi problemi di natura etico-sociale-comportamentale ancora da regolare. Viene da chiedersi, dove porterà questa invasione dei robot? Già da tempo ormai varie istituzioni a livello mondiale si stanno occupando di valutare le conseguenze legali e sociali dello sviluppo tecnologico, e anche la Scuola di Genova si fa promotrice di questi studi. Qui, grazie alla collaborazione tra i due fondatori, la filosofa Operto e l’ingegnere meccanico Veruggio, sono stati condotti studi di tipo etico-antropologico, per la tutela sociale e la prevenzione dai rischi derivanti dallo strapotere scientifico e dalla tecnocrazia. L’Associazione è stata anche promotrice di progetti europei e ha organizzato varie conferenze (ad esempio, presso l’Accademia dei Lincei), per sensibilizzare sul tema e creare generazioni di scienziati responsabili.

    Da ultimi, altri due temi emergenti e nuovi, in ambito medico-ingegneristico. Il primo riguarda lo sviluppo di nuovi modelli di robot in grado di interagire con utenze deboli, è curato da Emanuele Micheli – ingegnere meccanico specializzato in robotica che dal 2001 collabora con la Scuola –  in collaborazione con la Scuola Politecnica di Architettura e di Design dell’Università di Genova. Insieme agli studenti del corso di Design, Micheli ha come obiettivo la creazione di prototipi di robot dal design moderno e funzionale adatti all’interazione con soggetti con carenze cognitive e/o motorie.

    L’altro progetto, invece, riguarda lo studio dell’applicazione di metodologie meccaniche al processo di apprendimento di persone autistiche: in particolare, la Scuola collabora con l’accademia di counseling Philos di Genova e organizza una serie di laboratori per insegnare attraverso l’uso della robotica, per facilitare l’apprendimento e migliorare le relazioni attraverso un approccio efficacemente calibrato sulle differenti persone che apprendono.

    Una curiosità: il logo di Scuola di Robotica è stato disegnato da Emanuele Luzzati. Un’immagine nuova, lontana dai soliti cliché della fantascienza, allegra e informativa allo stesso tempo. Così sono nati i due robot, mimi e pagliacci, misteriosi ma non minacciosi e che da allora accolgono gli allievi e i visitatori della Scuola di Robotica. Come si legge sul sito dell’Associazione, “i robot sono macchine e soltanto l’arte sarà in grado di dar loro un’anima.

     

    Elettra Antognetti

  • Università online: lezioni gratuite sui siti e sui canali youtube

    Università online: lezioni gratuite sui siti e sui canali youtube

    harvardKhan Academy ha fatto diventare l’apprendimento online un fenomeno di massa. Come prevedibile questo ha fatto sì che si moltiplicassero siti e canali Youtube che offrono lezioni gratuite sugli argomenti più disparati. Quello che invece è sorprendente è il fatto che sempre più università stiano puntando sull’apprendimento online rendendo disponibili i propri corsi gratuitamente (i cosiddetti MOOC: massive open online course).

    Non stiamo parlando di piccole atenei di provincia, ma di università come Harvard, Yale, Stanford, MIT e di tutti i più prestigiosi college americani. In qualche modo è ora possibile fruire di ciò che, fino a pochi anni fa, era accessibile solo a chi poteva permettersi di pagare rette da decine di migliaia di dollari l’anno. Orientarsi in questo mondo non è però facile, così, per chi tra voi ha voglia di mettersi (o rimettersi) a studiare, questo è quanto di meglio possiate trovare in rete:

    • Udacity è un’organizzazione fondata da  Sebastian Thrun, fondatore del laboratorio Google X dove il colosso di Mountain View sviluppa i propri progetti futuristici. Questo progetto è l’evoluzione dell’idea di fornire gratuitamente le lezioni di alcuni corsi dell’università di Stanford. I corsi proposti riguardano esclusivamente materie scientifiche e alle lezioni vengono alternati esercizi che permettono di verificare il grado di preparazione raggiunto. Ogni corso può essere seguito al ritmo che si preferisce e, una volta concluso, viene rilasciato gratuitamente un certificato che attesta il livello raggiunto. Questo certificato non può essere utilizzato per ottenere crediti formativi che possono però essere acquisiti (solo per alcuni corsi) sostenendo un ulteriore esame a pagamento.
    • Coursera è una compagnia fondata da alcuni professori dell’università di Stanford che offre la possibilità ad altri atenei di condividere i propri corsi online. I corsi offerti riguardano gli ambiti più disparati e coinvolgono numerose università, tra cui l’università “La Sapienza” di Roma. A differenza di Udacity i corsi possono essere frequentati in determinati periodi dell’anno in quanto è prevista un’interazione tra gli studenti e l’insegnante e sono inoltre assegnati dei compiti settimanali. Anche in questo caso è prevista la possibilità di ottenere crediti sostenendo un esame a pagamento.
    • edX è una società senza scopo di lucro fondata dall’università di Harvard e dal Massachusetts Institute of Technology che offre corsi di alcune delle più prestigiose università americane. Sostanzialmente il servizio offerto è lo stesso di Coursera, anche se il numero di corsi offerti è molto più limitato.
    • MIT OpenCourseWare è un’iniziativa del Massachusetts Institute of Technology che ha avuto inizio nel 2002 e che permette di accedere a più di 2000 corsi che trattano praticamente tutto lo scibile umano. L’unica nota dolente è che non per tutti i corsi sono disponibili i video delle lezioni. Visto l’enorme quantità di materiale è necessario armarsi di pazienza per trovare il corso che fa per noi. La qualità del materiale didattico compensa pienamente lo sforzo profuso.

    Un tempo le università erano molto gelose dei propri contenuti e ritenevano che condividere i propri corsi sul web fosse inutile o addirittura, nel caso peggiore, avrebbe potuto compromettere l’immagine della scuola. Oggi invece aprire i propri corsi al web è un’opportunità per mostrare quanto la propria università sia avanzata e, di conseguenza, raccogliere più finanziamenti. Oltre a ciò organizzazioni come Udacity stanno pensando di offrire un servizio che permette di mettere in contatto le aziende con gli studenti più meritevoli che seguono i corsi online. Sicuramente si troveranno altri modi per rendere profittevole l’apprendimento online, quello che è certo è che l’effetto collaterale sarà quello di avere sempre più contenuti liberamente consultabili. Per una volta la concorrenza sta funzionando veramente per rendere migliore la vita di tutti noi.

     

    Giorgio Avanzino

  • Web learning, Khan Academy: la scuola online che ha conquistato il mondo

    Web learning, Khan Academy: la scuola online che ha conquistato il mondo

    khan-academyLa vita di Salman Khan sembra lo stereotipo del sogno americano. Nato a New Orleans da genitori immigrati, Salman (per gli amici “Sal”) frequenta le scuole pubbliche e, grazie alle sue doti fuori dal comune, vince una borsa di studio per uno dei college più prestigiosi al mondo: il Massachusetts Institute of Technology. Qui consegue tre lauree di cui una in ingegneria elettrica, una in matematica e una in informatica. Successivamente frequenta la prestigiosa università di Harvard dove consegue un Master in Business Administration che lo porta a trovare un lavoro molto ben retribuito come analista presso un fondo speculativo.

    Per molti questa sarebbe stata la realizzazione di un sogno, ma non per Sal: un giorno avrebbe voluto fondare una scuola dove gli studenti potessero mettere in pratica la propria creatività senza sacrificare il rigore accademico e, soprattutto, dove gli studenti non perdessero ogni possibilità di frequentare le università più prestigiose solo per aver fallito un test all’età di 11 anni così come accade nel sistema scolastico americano. Questo giorno non era molto lontano ed è arrivato molto prima di quanto lui avrebbe mai potuto aspettarsi.

    La svolta arriva inaspettatamente quando sua cugina Nadia, avendo difficoltà in matematica, rischia di non passare l’esame di passaggio alle scuole medie compromettendo irreparabilmente la propria carriera scolastica. Sal, nonostante al tempo vivesse lontano da sua cugina, decide di aiutarla e, per sopperire alla distanza, si avvale di un telefono e di un semplice programma chiamato Yahoo Doodle che permette di disegnare su uno schermo virtuale, come se fosse una lavagna.

    Grazie al suo aiuto Nadia riesce così a passare brillantemente l’esame e, in poco tempo, grazie al passaparola, Sal si ritrova a dare ripetizioni virtuali a quasi tutti i membri della sua numerosa famiglia. A questo punto, vista la difficoltà di gestire un numero così grande di persone, Sal decide nel 2006 di registrare i video delle sue lezioni e pubblicarle su Youtube in modo che i suoi parenti possano accedervi in qualunque momento. All’inizio non è molto convinto di questa soluzione, ma, con grande sorpresa, si rende conto che i suoi cugini cominciano ad apprezzare più la versione “digitale” del proprio cugino di quella in carne e ossa. E ancora più sorprendentemente i suoi video vengono visti e commentati da sempre più persone. Il sogno di Sal sta cominciando a diventare realtà.

    Nel 2008 decide di creare un’organizzazione no-profit e di chiamarla “Khan Academy” e nel 2009 lascia il suo lavoro per dedicarsi al suo progetto. All’inizio il “team” è composto solamente da lui, una tavoletta grafica da 80$ e un software per catturare le immagini dallo schermo. L’inizio non è facile, ma già dopo pochi mesi i suoi video vengono visti da migliaia di persone ogni giorno. Al successo in termini di visite non corrisponde purtroppo un successo dal punto di vista finanziario: Sal può fare affidamento solo sui suoi risparmi che si stanno velocemente erodendo. Dopo pochi mesi riceve il primo assegno di 100000 dollari da un venture capitalist che gli permette di tirare un primo sospiro di sollievo. Da quel momento tutto cambia: due mesi dopo Bill Gates annuncia ad un convegno sulle tecnologie innovative di essere un grande fan di Khan Academy e di utilizzarlo con i suoi figli. A questa dichiarazione fa seguire una ricca donazione di 1,5 milioni di dollari a cui sono seguiti 2 milioni da parte di Google. A questo punto Sal può finalmente fare le cose in grande assumendo i migliori informatici e designer presenti sul mercato. Le visualizzazioni del sito continuano ad aumentare e il canale Youtube raggiunge addirittura 250 milioni di visualizzazioni. Il sogno di Sal si sta avverando.

    Ma cosa rende così diverso Khan Academy rispetto ad ad altri siti analoghi? A prima vista il sito non presenta nessuna peculiarità. Si possono scegliere le lezioni da seguire scegliendo tra più di 4000 video, suddivisi in quattro aree tematiche principali: matematica, scienza ed economia, informatica e scienze umanistiche. Ognuna di queste aree è suddivisa a sua volta in ambiti più specifici. Prendiamo ad esempio la matematica: si possono scegliere lezioni che vanno dall’algebra e alla geometria di base fino ad arrivare al calcolo differenziale.

    La prima peculiarità è che le lezioni non utilizzano la consueta formula dei video didattici dove si vede una persona che spiega davanti a una lavagna. Il viso di Sal non appare in nessun video, si vedono solo apparire sullo sfondo nero le scritte, le immagini e le formule create da Sal con la tavoletta grafica che, come ha dichiarato lui stesso, “saltano fuori da un universo oscuro ed entrano nella propria mente con una voce proveniente dal nulla”. L’effetto che si vuole dare è quello di far sentire chi guarda il video come se stesse lavorando fianco a fianco con Sal.

    Sul sito è possibile inoltre tenere traccia degli argomenti affrontati ed esercitarsi con gli esercizi proposti per verificare i propri progressi, ma la vera innovazione è la possibilità di applicare facilmente questa metodologia didattica nelle scuole: l’insegnante e i suoi alunni possono creare i propri profili e l’insegnante può monitorare i progressi dei propri alunni.

    Le lezioni non avvengono come al solito: compiti e lezioni in classe vengono “ribaltati”. Gli studenti preparano a casa le lezioni seguendo i video, mentre in classe svolgono i test e lavori di gruppo. Gli alunni in questo modo, potendo mettere in pausa o ripetere il video, hanno la possibilità di assimilare i concetti seguendo il proprio ritmo. In classe l’insegnante, grazie all’interfaccia grafica offerta dal sito, può vedere in tempo reale chi è in difficoltà potendo così intervenire subito aiutando chi rimane indietro senza rallentare gli altri studenti. Il modello classico di apprendimento prevede che il tempo dedicato all’apprendimento sia fisso e il livello a cui si sono assimilati i concetti sia variabile e misurabile con un voto. C’è chi padroneggia completamente la materia, chi invece ha una conoscenza appena sufficiente e chi rimane definitivamente indietro. Il metodo di Khan Academy mette in atto una vera e propria rivoluzione: a variare è il tempo impiegato dai singoli studenti per apprendere i concetti, mentre si fissa il livello di padronanza… tutti gli studenti, alla fine del loro percorso assimilano i concetti senza avere carenze su singoli argomenti.

    A chi lo accusa di voler sostituire l’interazione umana con la fredda informatica Sal risponde che è proprio per avere più interazione umana che tutto questo è stato creato. Con questo metodo viene meno la passività che spesso caratterizza le lezioni tradizionali per poter lasciare spazio alla creatività.

    Tutto questo potrebbe sembrare una bella teoria che, per quanto affascinante, rimarrà poco più di uno spot pubblicitario. A volte però i sogni si realizzano: nel distretto di Los Altos vicino a San Francisco più di 20 scuole hanno deciso di sperimentare questo metodo riportando buoni risultati, soprattutto per gli studenti che avevano avuto, fino a quel momento, più difficoltà di apprendimento. Versioni offline del sito sono state utilizzate nelle aree più povere di Asia, Africa e Sud America per consentire ai ragazzi di quelle zone di avere la stessa esperienza educativa di quelli che vivono nella Silicon Valley.

    Che questo sia il futuro dell’educazione? È difficile dirlo, l’unica cosa certa è che, come ha detto Bill Gates riferendosi a Salman Khan, “quasi 160 punti di QI sono stati spostati dalla finanza speculativa all’insegnamento a un numero sterminato di persone. È stato un bel giorno quello in cui sua moglie gli ha fatto lasciare il proprio lavoro”. In un paese che negli ultimi anni ha impiegato i suoi migliori cervelli nella speculazione finanziaria questo è un fatto più unico che raro.

     

    Giorgio Avanzino

     

  • Teatro dell’Ortica, Molassana: ipotesi trasferimento all’Istituto Doria

    Teatro dell’Ortica, Molassana: ipotesi trasferimento all’Istituto Doria

    centro-polivalente-auditorium-majorana-teatro-orticaPrima era stata l’ingiunzione di sfratto, inaspettata, a breve distanza dal rinnovo del contratto triennale a canone agevolato. Poi la proposta di una sede alternativa, ma inadeguata, e il paventato scorporo del centro: queste le vicende che hanno interessato nei giorni scorsi il Teatro dell’Ortica, e con esso, tutte le altre associazioni radunate all’interno del Centro Polivalente “Auditorium” di Via Allende 48, a Molassana.

    Dopo l’ultimo incontro si aprono nuovi scenari: tra le diverse proposte di enti privati che si sono dichiarati disponibili ad affittare i propri locali al Centro “Auditorium”, la più accreditata è quella dell’ASP Brignole, che ha messo a disposizione gli spazi dell’Istituto Doria, di Via Struppa 50. Qui, verrebbero accolte tutte le associazioni di Via Allende 48, evitando l’ipotesi di separazione, che già si andava profilando.

    majorana
    Fondato nel 1996, il Centro Polivalente “Auditorium” svolge un ruolo fondamentale per Molassana. C.I.E.P. è il soggetto principale all’interno del Centro, coordina e supervisiona le attività di tutte le altre associazioni affrontando problematiche legate al disagio psichico-relazionale e alle dipendenze.
    Proseguendo il lavoro di C.I.E.P., il Teatro dell’Ortica porta avanti il progetto di “teatro sociale”, mettendo l’espressione artistica al servizio del disagio psichico e dell’emarginazione.
    Lo Spazio Famiglia Val Bisagno, invece, offre accoglienza alle famiglie e a mamme con bambini portatori di handicap, crea percorsi di mutualità nella cura e l’educazione dei figli, mette a disposizione consulenti per la risoluzione di problemi giudiziari e segue il percorso di affidamento genitoriale.
    Sempre gestito da Nuovo C.I.E.P e in collaborazione con il Consorzio Sociale Agorà, in via Allende opera anche l’Asilo Nido “Gnomi e Folletti”, asilo part-time per bambini dai 16 ai 36 mesi. Nato nel ’99 come area-gioco nell’ambito di Spazio Famiglie Val Bisagno, ha poi assunto vita autonoma ed è oggi gestito dal Comune.

    Con l’aiuto del consigliere comunale Gianpaolo Malatesta facciamo luce sugli ultimi sviluppi della vicenda: «Dall’ASP Brignole è stata avanzata proposta di mettere a disposizione i locali dell’Istituto Doria, in Via Struppa, a pochi km dalla sede attuale del Centro, e attualmente è in corso un dialogo tra i soggetti interessati. Dall’azienda è stata data la disponibilità a visionare i locali in questione e attualmente funzionari municipali e delegati di “Auditorium” stanno procedendo al vaglio degli spazi. Se saranno giudicati idonei, si dovrà attendere il successivo e definitivo via libera dalla Provincia, cui spetta l’ultima parola sulla ricollocazione».

    La struttura del Doria attualmente è adibita a ricovero temporaneo per riabilitazione e residenza permanente per anziani. All’ interno – in collaborazione con medici professionisti e coordinatori- operano associazioni di volontariato convenzionate (Associazione Volontari Ospedalieri e Sant’Egidio), che offrono supporto agli ospiti e collaborano alla gestione del centro, svolgendo attività di animazione per la stimolazione cognitiva, laboratori e attività ludiche volte alla socializzazione degli ospiti. In linea con le finalità perseguite dal Centro Polivalente “Auditorium”, l’attività dell’Istituto Doria coniuga problematiche psico-fisiche e di recupero sociale a espressione artistica, attività manuali e motorie, svolte in collaborazione con fisioterapisti e assistenti sociali.

     

    IL COMPLESSO SCOLASTICO SEDE DEL CENTRO POLIVALENTE “AUDITORIUM”

    Il Centro è inserito nel complesso scolastico sede della succursale del Liceo Scientifico “Da Vinci” e dell’Istituto Tecnico “Ettore Majorana”: all’epoca in cui è stato costruito (tra gli anni ’80-’90), il complesso si presentava come centro scolastico innovativo e all’avanguardia, dotato al suo interno di un’ampia palestra, un auditorium, vari laboratori, una biblioteca, sala tv, saletta prove, e all’esterno di campo da basket e stadio coperto. Il progetto iniziale prevedeva anche l’inserimento di una mensa, la cui realizzazione è stato ultimata solo di recente. Inoltre, solo qualche anno fa gli spazi prima funzionanti come ingresso e segreteria sono stati riconvertiti e adibiti a bar. Un progetto in grande stile e pionieristico, che voleva fare da apripista per altri affini. Dal ’96 gli spazi ancora liberi e usati –appunto- come auditorium, sono stati assegnati dall’amministrazione al Centro Polivalente.

    IL PERCHÉ DEL TRASFERIMENTO: EMERGENZA SPAZI PER L’ISTITUTO MARSANO

    A partire dal prossimo settembre tutte le associazioni dovranno abbandonare l’attuale sede per lasciare spazio alle classi dell’Istituto Tecnico Agrario “Marsano” che ha visto un recente aumento delle iscrizioni (per una quinta classe in uscita, sono state create 3 nuove prime) e gli spazi di Via De Vincenzi si sono mostrati inadeguati: inizialmente alcune classi sono state trasferite nei locali del Municipio IV Media Val Bisagno, poi nei locali di Via Allende 48, in cui attualmente (dallo scorso anno scolastico) sono già ospitate due classi del “Marsano”, in alcuni locali assegnati al “Majorana” ma momentaneamente inutilizzati. Per il prossimo anno scolastico, tuttavia, l’amministrazione ha previsto il definitivo trasferimento delle classi nel complesso di Via Allende: per prima cosa, verrà messo a disposizione del “Marsano” un intero piano, ora assegnato al “Da Vinci” ma non in uso. Ma un solo piano non sarà sufficiente a rispondere alle esigenze dell’Istituto Agrario: pertanto l’unica soluzione per l’amministrazione è quella di sgomberare i locali assegnati al Centro “Auditorium”.

     

    Elettra Antognetti