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  • Villa Raggio: il Ministero Beni Culturali chiede approfondimenti

    Villa Raggio: il Ministero Beni Culturali chiede approfondimenti

    Villa Raggio, AlbaroL’estate scorsa Italia Nostra e l’Associazione Dimore Storiche Italiane inviarono un esposto al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per denunciare presunte irregolarità nell’iter di approvazione dei lavori di ristrutturazione e ampliamento di Villa Raggio nel quartiere di Albaro, per chiedere un intervento a tutela della villa, con la speranza di poter stoppare l’intervento in atto.

    La società immobiliare proprietaria del complesso monumentale, infatti, aveva ottenuto i permessi a costruire il 7 dicembre 2011, appena poche ore prima dell’approvazione del nuovo Piano Urbanistico che, per quell’area, prevede una norma di salvaguardia.

    Oggi arriva la risposta del Ministero che accoglie le istanze delle 2 associazioni e con una lettera chiede alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria di riesaminare la vicenda. La missiva, firmata dal direttore del servizio Tuela del Patrimonio architettonico della direzione generale del Ministero, Stefano D’Amico, invita la Soprintendenza ad eseguire gli accertamenti necessari e poi inviare un riscontro al Ministero.

    Nel frattempo i lavori a Villa Raggio stanno proseguendo ed i vertici della Soprintendenza sono cambiati, ma questa risposta è comunque un passo avanti nel tentativo di fermare dei lavori che rischiano di stravolgere per sempre un patrimonio culturale della città.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Castelletto, Villa Piaggio: nuove residenze con vista parco

    Castelletto, Villa Piaggio: nuove residenze con vista parco

    Villa Piaggio è uno storico edificio che sorge sulle pendici collinari di Carbonara, lungo l’antica salita di San Simone, nel quartiere Castelletto, in posizione dominante sulla città. Oggi ospita la sede della polizia municipale, il distretto sociale del Municipio Centro Est, l’associazione “Anziani Oggi” e l’Istituto Internazionale delle Comunicazioni (associazione di enti prevalentemente pubblici tra cui Comune, Provincia ed Università di Genova). L’imponente mole della villa è circondata da un vasto parco di stile prevalentemente romantico con folta vegetazione costituita per lo più da macchia mediterranea.

    «Costruita nel XV dai Moneglia, illustre famiglia patrizia proveniente da Chiavari che possiede molte proprietà in quella zona, passata successivamente ai Salvago e quindi ai Pinelli Gentile di Tagliolo, viene ristrutturata nel 1830 su progetto di Ippolito Cremona – si legge sul sito web www.fosca.unige.it (Fonti per la Storia della Critica d’Arte) – Intorno al 1890 viene acquistata dal senatore Erasmo Piaggio che ne fa la propria residenza e ne affida la ristrutturazione prima a Severino Picasso e successivamente a Luigi Rovelli. Nel 1958 la villa è venduta dagli eredi alle suore dell’Assunzione che l’adibiscono ad uso scolastico senza apportare particolari trasformazioni».
    Nel 1971 l’edificio passa di proprietà al comune di Genova. Attualmente il parco è diventato giardino pubblico, un “polmone verde” del quartiere, particolarmente apprezzato dai residenti ma non solo.
    Al complesso della villa si accede da due diversi ingressi: il più antico è quello su via Pertinace dove era posta l’antica portineria, ancora oggi esistente, costituita da un palazzo in stile neo medievale; l’altro è stato realizzato nel tardo ‘800 in seguito al taglio di corso Firenze ed è costituito da un ingresso monumentale in tono con lo stile della villa che si collega, dopo una serie di tornanti, alle scuderie e quindi all’ampia terrazza prospiciente la villa.
    «Nel parco, inoltre, vi sono alcune costruzioni in stile neo medievale, ingentilite da elementi decorativi, quali lapidi e stemmi, ripresi da modelli di edifici medievali e rinascimentali – si legge ancora su www. Fosca.unige.it – Il progetto di ristrutturazione di Severino Picasso, datato 1887, ci permette di analizzare i cambiamenti della villa. L’edificio a quella data si presenta come un corpo allungato, con due corpi loggiati ortogonali al fronte, che si protendono verso il mare». La villa attuale è «La risultante di aggregazioni successive con ampliamento di più unità. Nel 1798 la valutazione catastale indica la villa come tra le più importanti dell’area compresa nella cinta muraria del XVII secolo e quindi, in quel periodo, ha già raggiunto notevoli dimensioni».

    Nel 2010 il Comune di Genova decide di fare cassa mettendo in vendita beni immobiliari per dodici milioni, da Cornigliano a Castelletto. Tra questi ci sono anche tre immobili sette – ottocenteschi appartenenti al complesso originario di Villa Piaggio, ubicati nella parte bassa del parco.
    Parliamo delle antiche scuderie della villa, due fabbricati che si affacciano, da un lato sul parco della villa, dall’altro su Salita San Nicolò, mentre uno, quello di dimensioni minori, si affaccia su Salita Inferiore San Simone. Tutti giacciono, ormai da molto tempo, in stato di pesante degrado e necessitano di un importante intervento di ristrutturazione.

    «Purtroppo manca una visione progettuale da parte di Palazzo Tursi – spiega Franco Montagnani, esponente di Legambiente e del Comitato di zona – Gli amministratori pubblici pensano di avere la coscienza pulita recuperando denaro grazie alla vendita di beni pubblici. Ma parliamo di beni comuni, spazi vitali per i cittadini che, invece di essere ceduti ai privati, potrebbero essere riqualificati in funzione delle esigenze del territorio».

    Il bando di gara, come detto, risale al giugno 2010 ma, come spiega il presidente di Spim (società per la gestione del patrimonio pubblico, interamente controllata dal Comune di Genova), l’ingegnere Tommaso Cabella «L’atto ufficiale di vendita è del 29 settembre 2011. L’amministrazione comunale ha deciso di mettere in vendita gli immobili per provare a porre fine al degrado».
    I tre edifici, complessivamente, hanno una superficie agibile coperta di 1690 metri quadrati e sono accessibili da via Pertinace. Altri 775 metri quadrati sono di terreni pertinenziali. Il complesso di immobili – vincolati dalla Soprintendenza – è stato messo all’asta per 1 milione e 850 mila euro. Ed è probabile immaginare che, considerata la difficile congiuntura del mercato immobiliare, non sia stato possibile ricavare di più.

    «Spesso si sente parlare della necessità di spazi per le numerose realtà associative genovesi – spiega Montagnani – Ebbene all’interno dei parchi, delle ville storiche sparse per la città, questi luoghi ci sono. Con un po’ di buona volontà e solidarietà tra le persone sarebbe possibile recuperarli e destinarli alle attività delle associazioni. Lo stesso vale per Villa Piaggio, dove alcuni edifici sono da anni abbandonati a se stessi e nessuno, a livello istituzionale, si è preoccupato di ipotizzare per loro una nuova vita. Indubbiamente vedere degli immobili in queste condizioni, in una zona come Castelletto, è un pugno nell’occhio. Peccato però che un domani, queste prestigiose residenze vista parco, se le godranno esclusivamente pochi privilegiati».

    La conferma arriva dalla stessa Spim «A quanto ci risulta l’acquirente (una società non meglio precisata, ndr) sta sviluppando un progetto, in accordo con la Soprintendenza, per stabilire il futuro utilizzo degli immobili – spiega Cabella – Probabilmente la funzione sarà residenziale».

    Per il momento i lavori di ristrutturazione sono fermi al palo. Nell’edificio che sorge più in basso si può notare un cantiere che però sembra inattivo. Un cartello con le autorizzazioni per gli interventi di manutenzione straordinaria indica come data di denuncia inizio attività il 5 ottobre 2011, quindi pochi giorni dopo la vendita degli immobili. La proprietà è di Castalia s.r.l. con sede a Genova in via Ippolito D’Aste; il committente, invece, è Ambrosiana s.rl. con sede a Milano in via Olgettina (resa famosa dalle girls dell’ex premier Silvio Berlusconi, ndr).

    Nel nuovo Puc (Piano Urbanistico Comunale) l’area della villa e del parco è considerata servizi pubblici, in particolare servizi territoriali e di quartiere di valore storico-paesaggistico. Gli immobili venduti da Spim sorgono sulla cornice esterna del giardino, una porzione che il Puc individua come Ambito AC-US (contrassegnato da un colore rosso acceso), ambito di conservazione dell’impianto urbano storico.

    Tra le funzioni ammesse le principali sono residenza, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita ma anche parcheggi privati pertinenziali e parcheggi “fai da te”.
    La ristrutturazione edilizia è consentita, «Purché prevista da un progetto che ne dimostri la compatibilità sotto il profilo architettonico e funzionale, senza obbligo di reperire parcheggi pertinenziali con la seguente limitazione: l’ampliamento volumetrico nel limite del 20% della S.A. esistente è consentito anche tramite la sopraelevazione di un solo piano».
    La sostituzione edilizia è consentita, «Salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo monumentale, architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto».
    La nuova costruzione è consentita «Limitatamente a: parcheggi pertinenziali o “fai da te” esclusivamente interrati; nuovi edifici in luogo di edifici preesistenti, anche con incremento della S.A. preesistente nel limite del 20%, ma esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione; nuovi edifici mediante demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nell’ambito del lotto, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo monumentale, architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto, con incremento della S.A. esistente nel limite del 20%».
    Poi il Puc aggiunge «Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: perseguire il mantenimento e la valorizzazione delle caratteristiche architettoniche, tipologiche e storico-ambientali dell’edificio, dell’intorno, degli spazi liberi e a verde e dei percorsi pedonali e storici; le modifiche e gli incrementi superficiari ammessi devono risultare organicamente connessi con l’edificio esistente; per gli interventi relativi a ville storiche e a edifici di particolare pregio architettonico il progetto deve riguardare l’intero immobile e le aree di pertinenza; agli interventi deve essere correlata la riqualificazione degli spazi di pertinenza, nell’obiettivo di una progettazione organica del verde; gli ampliamenti volumetrici comportanti sopraelevazione devono salvaguardare i caratteri architettonici dell’edificio stesso armonizzando l’ampliamento anche rispetto agli edifici circostanti».
    Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi, augurandosi che la società che si è aggiudicata edifici e terreni, rispetti le prescrizioni del Piano Urbanistico e le indicazioni della Soprintendenza.

     

     

     

     

     

     

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena, Villa Pallavicino Gardino: una dimora dimenticata

    Sampierdarena, Villa Pallavicino Gardino: una dimora dimenticata

    A Sampierdarena, in via Pietro Chiesa, zona San Benigno, a due passi dal waterfront portuale, circondato da moderni palazzi che ospitano uffici e attività commerciali, uno storico immobile spicca come fosse un errore del caso, dimenticato da anni in un contesto che ormai non gli appartiene.

    Parliamo di villa Pallavicino-Gardino, un edificio probabilmente risalente a fine ‘500 (non si conosce con precisione la data di costruzione), secondo la planimetria di Matteo Vinzoni (1757) di proprietà del Magn.co Alessandro Pallavicino, famiglia insediatasi nel tardo ‘500 nel borgo con un gruppo di ville famigliari destinate alla villeggiatura estiva, oggi distrutte, tutte caratterizzate dalla struttura architettonica del filone alessiano diffuso dagli allievi.
    Passata nel corso del Novecento alla ditta legnami Gardino, venne poi adibita ad uffici e abitazioni private, attualmente versa in stato di grave abbandono.
    Posta lungo il litorale sampierdarenese, la villa presenta un impianto cubico lineare e regolare, con caratteristico tetto a padiglione; è costituita da un piano terra con un ammezzato sopra; un piano nobile, anch’esso con un ammezzato sopra; ed un piano sottotetto. La facciata anteriore, posta verso il mare, da cui era lambita e forse anche minacciata di inondamento nei casi di mareggiata se non fosse stata eretta leggermente sopraelevata rispetto all’arenile, è senza terrazze né balconate; ha sette grandi finestre equidistanti sopra l’ingresso caratterizzato da uno stemma della famiglia Pallavicino.
    Anticamente la proprietà era dotata di un ampio terreno, ancora visibile nelle planimetrie del Vinzoni del 1757 e del 1773, allora esteso a monte sino alla strada principale (via Dondero), coltivato con grande effetto scenografico a giardino all’italiana ed orto.
    L’apertura della ferrovia e relativa via Vittorio Emanuele (oggi via Buranello), tagliarono questi terreni che vennero poi invasi da costruzioni industriali della società Fratelli Gardini-Legnami, sconvolgendo la loro naturale bellezza. Lo sbancamento del colle e, negli anni ’90, la costruzione dei grattacieli, hanno rivoluzionato l’insieme, generando uno spiazzante accostamento antico-moderno.
    L’interno fu modificato dagli ultimi proprietari, specie il piano nobile adibito ad abitazioni, così come l’ammezzato superiore, al punto che ora è difficile leggere le antiche strutture. Aveva due ingressi, per offrire continuità a chi entrava tra l’interno e gli ampi spazi posteriori. Secondo www.sanpierdarena.net, sito web dedicato al quartiere «Rimangono indenni lo scalone – in ardesia come da antica consuetudine genovese, a tre rampe disposte a C e sboccante al piano nobile presso la loggia, da tempo non più utilizzata e tamponata – ed in parte le cucine poste nel sottotetto, interamente decorate con dipinti che sottintendono cosa poteva esserci di decorativo nelle sale del piano nobile, prima delle ristrutturazioni».
    La villa nel 1963 fu inserita negli edifici protetti e vincolati dalla Soprintendenza per i beni Architettonici della Liguria. «Questo atto presumibilmente diede il via nel 1996 ad un restauro, almeno nella sua componente esterna», sottolinea ancora il sito web. Oggi è in completo e squallido abbandono: persiane spalancate, finestre con vetri rotti, calcinacci caduti.

    Tra gli anni ’90 e 2000, la famiglia Gardino cedette la villa ad una società immobiliare presumibilmente appartenente al medesimo nucleo familiare. Per quanto riguarda la storia recente, è difficile ricostruirla con certezza, comunque sappiamo che, allo stato attuale, questa ampia superficie – circa 3600 metri quadri – è di proprietà di una società riconducibile a Ipi intermediazione srl, società di servizi immobiliari con sede a Torino e filiali a Milano, Genova, Bologna e Tirrenia (PI).
    Ipi la mette in vendita in un pacchetto unico comprendente anche 16 posti auto coperti ubicati in corrispondenza del piano interrato dell’edificio adiacente.

    Secondo il Piano Urbanistico Comunale, approvato alla fine dello scorso anno dall’amministrazione dell’ex sindaco Marta Vincenzi, la zona dove sorge villa Gardino rientra nell’Ambito di riqualificazione urbanistica-residenziale AR-UR, ovvero «Parti del territorio urbanizzato caratterizzate dall’inadeguatezza dell’assetto infrastrutturale e dei servizi, nelle quali l’incremento del carico insediativo esistente, mediante interventi di completamento del tessuto edificato, costituisce occasione per il miglioramento dell’assetto urbanistico e della qualità architettonica e paesaggistica; in questi Ambiti possono essere effettuati interventi anche d’importante modificazione dell’edificato, a condizione che sia contestualmente rinnovato e migliorato l’impianto urbanistico, le dotazioni di pubblici servizi, segnatamente per il verde e gli spazi pedonali attrezzati ed in generale la qualità architettonica, di inserimento paesaggistico e di efficienza energetica delle nuove costruzioni ivi ammesse».

    Le norme di conformità del Puc precisano quali sono le possibili destinazioni d’uso per l’ambito di riqualificazione urbanistica-residenziale. Tra le funzioni ammesse, quelle principali sono «Residenza, strutture ricettive alberghiere, servizi privati, connettivo urbano, uffici, artigianato minuto, esercizi di vicinato e medie strutture di vendita»; le funzioni complementari prevedono: «Depositi, attività produttive ed artigianali», ma anche «Parcheggi pertinenziali, parcheggi liberi da asservimento e parcheggi fai da te».
    In merito alla disciplina degli interventi edilizi, le norma di conformità stabiliscono che «Il cambio d’uso dei piani fondi accessibili carrabilmente è consentito esclusivamente per la realizzazione di parcheggi; la ristrutturazione edilizia è consentita purché prevista da un progetto che ne dimostri la compatibilità sotto il profilo architettonico e funzionale; la sostituzione edilizia è consentita, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto; la nuova costruzione è consentita per realizzare: parcheggi privati esclusivamente interrati per le quantità eccedenti le quote minime pertinenziali; ampliamento volumetrico di edifici esistenti comportante l’incremento della S.A. esistente nel limite del 30% esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione; nuovi edifici mediante demolizione e ricostruzione di edifici esistenti nell’ambito del lotto, salvo che per gli edifici significativi sotto il profilo architettonico, paesaggistico o documentario anche in relazione al contesto, anche con incremento della S.A. esistente nel limite del 30% esclusivamente per effetto di recupero di S.A. derivante da anticipati interventi di demolizione».
    «Gli interventi di sostituzione edilizia e di costruzione di nuovi edifici devono inoltre rispettare i seguenti parametri e requisiti costruttivi: rapporto di copertura massimo non superiore al 50% del lotto; spazi sistemati a verde, pubblico o privato su terreno naturale, nella misura minima del 30% del lotto, per incrementare la superficie del territorio permeabile; l’altezza dei nuovi edifici è determinata tenuto conto delle potenzialità edificatorie previste per l’Ambito, armonizzando le costruzioni in rapporto al contesto circostante».
    Queste le principali indicazioni fornite dal Puc in merito agli interventi edilizi, ma le norme di conformità specificano anche «Gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, compresi gli ampliamenti volumetrici classificati nuova costruzione, devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: perseguire il mantenimento ovvero la riqualificazione e valorizzazione delle caratteristiche architettoniche e tipologiche dell’edificio stesso, dell’intorno, e degli spazi liberi; agli interventi deve essere correlata la riqualificazione degli spazi di pertinenza, nell’obiettivo di una progettazione organica del verde; le essenze ad alto fusto devono essere messe a dimora nell’ambito dello stesso lotto di intervento». Mentre «Gli interventi di sostituzione edilizia e di costruzione di nuovi edifici devono essere realizzati secondo le seguenti indicazioni: gli edifici devono essere realizzati con caratteristiche architettoniche, tipologiche e formali innovative ed essere impiegati materiali e tecnologie innovative finalizzate al risparmio energetico ed alla produzione di energia da fonti rinnovabili; particolare attenzione deve essere posta in presenza di immobili, percorsi o contesti di valore storico».

    Attualmente Villa Gardino è accatastata anche come residenze, ma la società Ipi sottolinea quali sono le funzioni più probabili, ovvero centro direzionale, uffici, attività commerciali al piano terra.
    Come detto l’edificio è vincolato dalla Soprintendenza ed il suo futuro è intrinsecamente legato ad un progetto studiato dalla stessa, ma oggi non ancora approvato. Chi acquisterà la proprietà dunque dovrà rispettare le indicazioni della Soprintendenza e la speranza è quella di vedere conservata, per quanto possibile, la struttura originaria di una delle ultime ville superstiti sull’antico lungomare sampierdarenese.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Albaro: a Villa Raggio residenze, parcheggi e una piscina

    Albaro: a Villa Raggio residenze, parcheggi e una piscina

    Villa Raggio, AlbaroL’ennesimo bene pubblico vincolato finito in mano a privati, con il concreto rischio di uno stravolgimento della struttura edificata e del suo bellissimo parco, una storia che parte da lontano per approdare al solito destino. Parliamo di Villa Raggio, suggestiva dimora gentilizia sita nel quartiere di Albaro (via Pisa 56), che svolgeva una funzione pubblica, prima clinica per malati di tubercolosi, poi centro riabilitativo ortopedico e consultorio. Una villa donata oltre quarant’ anni fa da una famiglia torinese ad una precisa condizione: che fosse utilizzata a fini “socio-sanitari”.

    Purtroppo però la Regione, proprietaria della struttura, alcuni anni fa ha deciso di inserirla nel patrimonio immobiliare dell’Asl 3 da dismettere per fare cassa e, nonostante nel 2008 il Tar avesse accolto una richiesta di sospensiva della vendita, presentata dagli eredi della famiglia torinese proprio facendo riferimento al “vincolo di destinazione a fini socio-sanitari”, ciò non è stato sufficiente a fermare l’operazione.
    E così la villa, come molti altri immobili di tutta la Liguria – appartamenti, ex strutture ospedaliere, terreni – è finita nelle mani della società parastatale Fintecna che, tramite la sua controllata Valcomp due, si è occupata di trovare un acquirente per «un complesso immobiliare di elevata qualità con superficie lorda di tremila mq», come era possibile leggere nel 2010 sul sito web www.fintecnaimmobiliare.

    Oggi sono partiti i lavori seguiti dallo studio immobiliare Bagliani e per il complesso monumentaleche ancora conserva preziosi affreschi, statue sul colonnato del tetto e splendidi alberi nel parco – sono previste opere di ristrutturazione, cambio d’uso, frazionamento, ampliamento, sostituzione edilizia, realizzazione di piscina pertinenziale e parcheggi a raso.
    «Hanno predisposto un aumento dei volumi delle unità abitative fino a 20 – spiega Bianca Vergati, Sinistra Ecologia e Libertà, consigliere del municipio Medio Levante – la demolizione e ricostruzione della dependance, un’alterazione del tetto edificato antico». Come segnalato da alcuni cittadini «Una parte di pittura a piano terra, il cosiddetto “grottesco”, è già stata distrutta – continua Vergati – e c’è forte preoccupazione per l’intervento in atto sull’edificato antico e sul parco. All’interno, infatti, par di capire che conserveranno solo lo scalone. Aumenteranno l’attico e gli scantinati e da quest’ultimi ricaveranno gli appartamenti. Ma non solo, saranno realizzati 48 parcheggi a raso e una piscina nel parco della villa».

    A lasciare perplessi però è il modo in cui è stata concessa l’autorizzazione a costruire da parte del Comune di Genova, come spiega Andrea Agostini di Legambiente «La decisione degli uffici comunali è stata presa la mattina del 7 dicembre 2011 mentre si sapeva che nel pomeriggio sarebbe stato approvato il Puc (Piano Urbanistico Comunale) che per quell’area prevede una norma di salvaguardia. E ancora una volta a Genova vengono concessi permessi di costruire su beni vincolati».

    Villa RaggioVilla Raggio nelle cartografie del Puc licenziato dal sindaco Marta Vincenzi, infatti, è “rossa”, ovvero “elemento storico-artistico rilevante”, all’interno del Sistema delle ville e parchi storici di San Luca d’Albaro-Puggia (Norme di Conformità, Ambito di Conservazione), con disciplina paesaggistica puntuale a tutela dell’edificato antico e della conservazione del verde nell’originaria consistenza. Ed occorre sottolineare che anche nel Puc precedente Villa Raggio è tra i beni vincolati e salvaguardati.

    «I tecnici hanno autonomia rispetto agli organi politici – precisa Agostini – ma in questo caso una loro autorizzazione, concessa a poche ore da una decisione politica, contrasta nettamente con le linee dell’amministrazione. Tutto ciò francamente è paradossale».

    Inoltre il complesso monumentale di Albaro, come altre numerose ville storiche genovesi, è vincolato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria. Villa Raggio è sottoposta a vincolo di cui al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, articolo 136 “Immobili ed aree di notevole interesse pubblico”, lettera a) “le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica”; e b) “le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza”.

    «Il vincolo è stato accertato anche nel permesso a costruire stilato dall’ufficio Approvazione Progetti del Comune – spiega Vergati – In tale permesso si cita il vincolo e si legge “visto il parere favorevole a condizione espresso dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria”».

    La domanda da porsi, secondo il consigliere del municipio Medio Levante, è la seguente «Com’è possibile concedere un aumento di volumi e consentire lo stravolgimento del parco di Villa Raggio considerando l’esistenza del vincolo? In pratica non si comprende quale potere d’azione abbia quest’ultimo. A tale scopo ho chiesto alla Soprintendenza di verificare la conformità dell’intervento che si sta eseguendo su Villa Raggio».

    E con una punta polemica, Agostini aggiunge «Anche il parco dell’Acquasola è vincolato, eppure la Soprintendenza non è intervenuta. Abbiamo visto tutti come è andata a finire: la Cassazione ha confermato il sequestro del cantiere».

     

    Matteo Quadrone

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: cunicoli e bunker da scoprire

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: cunicoli e bunker da scoprire

    Nel parco storico più esteso della Liguria, ben 25 ettari, una ragnatela di cunicoli creati dai nazisti e il recupero di alcuni bunker del sistema difensivo tedesco, sono al centro dell’ennesima iniziativa promossa dall’associazione Amici di Villa Duchessa di Galliera, a Voltri.
    Gli storici percorsi sotterranei, ripristinati e puliti, saranno aperti al pubblico nell’ambito della mostra “XX Secolo: non possiamo dimenticare”, dal 21 aprile al 5 maggio, per riscoprire un aspetto della villa, sconosciuto ai più.

    Come detto si tratta dell’ultima di una serie di attività, volte a diffondere la conoscenza del patrimonio naturalistico e storico del parco di Voltri che, nel corso degli ultimi anni i volontari hanno messo in campo con encomiabile forza di volontà, come spiega Matteo Frullio, uno dei giovani componenti dell’associazione «Dal 2005 abbiamo fondato, assieme ad un gruppo di amici ed appassionati l’Associazione “Amici della Villa Duchessa di Galliera”, con l’intento di preservare e promuovere uno dei parchi storici più importanti di Genova. Da allora, tra alti e bassi, abbiamo realizzato molti eventi e riportato nel parco turisti, scuole e curiosi tra laboratori, mostre ed iniziative».
    I cittadini ben organizzati, motivati e competenti hanno fornito un contributo fondamentale per il rilancio della villa, ottenendo risultati positivi che le istituzioni, esclusivamente con le loro forze, non sono in grado di raggiungere. «Se Villa Duchessa ha retto a vandalismi, abbandono e mancanza di un numero sufficiente di giardinieri, lo deve anche a questa fantastica esperienza», spiega Matteo Frullio.

    Come è noto il Comune ha indetto un bando che dovrà decidere a quale soggetto affidare la gestione del parco, una gara a cui ovviamente ha partecipato anche l’associazione Amici di Villa Duchessa di Galliera.

    «Abbiamo fondato la “Rete per Villa Galliera” insieme ad altre realtà associative perché vogliamo continuare il lavoro svolto fino ad oggi – spiega Frullio – A breve il Comune assegnerà l’appalto per la manutenzione straordinaria della villa. Secondo noi sarebbe più utile prima decidere quale sarà il soggetto gestore ed in seguito iniziare i lavori. Evitando così sprechi inutili in assenza di un vero progetto di gestione. Il nostro piano gestionale prevede la suddivisione del parco in una serie di zone di interesse e di tutela che, nel caso sarà applicato, renderà necessari alcuni interventi ed evitabili altri».
    In sintesi l’associazione ipotizza all’interno dell’area: un parco avventura affidato a privati, una zona coltivata come era in origine, e ancora spazi adeguati per mostre, convegni, spettacoli teatrali, laboratori didattici – in parte già operativi – e la zona naturalistica con i daini sotto la tutela della Protezione Animali.

     

    Matteo Quadrone

  • Villa Doria e Durazzo Pallavicini a Pegli: il sogno si chiama giardino botanico

    Villa Doria e Durazzo Pallavicini a Pegli: il sogno si chiama giardino botanico

    Il Centro Culturale La Maona con il patrocinio del Comune di Genova – Municipio VII, organizza (domani, sabato 21 aprile ore 15,30 in viale Pallavicini 5 a Pegli) un incontro per la costituzione di un comitato promotore finalizzato alla realizzazione a Villa Durazzo Pallavicini e a Villa Doria di un  giardino botanico di livello internazionale.

    Parteciperanno, oltre a tecnici e interessati, il sindaco Marta Vincenzi e il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente.

    Da ormai diverso tempo “La Maona” si batte per portare avanti questa iniziativa. «Genova ha trascurato il settore florovivaistico – si legge in una nota diffusa dal Centro Culturale – pur potendo contare nel ponente sulla Villa Duchessa di Galliera a Voltri, sulle Ville Doria e Durazzo Pallavicini a Pegli, nel centro città sull’orto botanico dell’Università di Genova, sul parco di Villa Gruber e su Villetta Di Negro, nel levante sui parchi di Nervi ed in particolare sul roseto creato non più di trentanni fa nella Villa Grimaldi».

    I volontari hanno più volte motivato la scelta del quartiere di Pegli per proporre la realizzazione di un giardino botanico sottolineando l’elevata qualità ambientale e climatica della zona, la presenza di due ville sei-settecentesche di straordinario valore architettonico ed ambientale finora malamente gestite e l’antica tradizione conseguente alla decisione della marchesa Clelia Durazzo Pallavicini di dare vita nel Settecento ad un orto botanico considerato tra i più belli ed interessanti in Europa, tanto da essere inserito tra le tappe dei gran tour che fin dal primo Ottocento i turisti più raffinati facevano lungo la penisola italiana.

    Poiché nel ponente genovese non esiste a tutt’oggi un’attrazione turistica di peso, la creazione di un giardino botanico valorizzerebbe Villa Doria e Villa Durazzo Pallavicini con i relativi parchi, ponendosi come punto di riferimento per il turismo ponentino.

    «Per finanziare questa iniziativa – continua la nota – occorre predisporre nel bilancio del Comune e della Regione delle voci di spesa nel comparto degli investimenti, ma, viste le ristrettezze finanziarie di tutti gli enti pubblici, La Maona propone anche la mobilizzazione dell’area retrostante l’Albergo dei Poveri (Valletta Carbonara n.d.r.) oggi nella disponibilità del Comune, per la quale il nuovo PUC ha predisposto delle funzioni degne di essere valorizzate. Infatti nell’area suddetta sarà possibile realizzare non solo un parco urbano e delle attrezzature sportive destinate agli studenti universitari e ai giovani della zona, ma anche numerosi parcheggi residenziali che garantirebbero la creazione di un volano finanziario in grado di sostenere i costi della la realizzazione del giardino botanico di Pegli.»

    Il Comune di Genova, intanto, ha già predisposto una delibera che contiene alcune linee guida per lanciare una gara finalizzata ad individuare un soggetto che garantisca la manutenzione ordinaria e straordinaria della villa Doria.

  • Parchi pubblici: nel 2012 i primi bandi per affidare gli spazi verdi

    Parchi pubblici: nel 2012 i primi bandi per affidare gli spazi verdi

    Con il nuovo anno arriveranno anche le prime gare per la gestione privata dei parchi pubblici. La Giunta comunale infatti, prima delle feste, ha approvato le linee guida per la concessione del servizio di gestione dei parchi di Villa Pallavicini a Pegli e di Villa Duchessa di Galliera a Voltri. Ora non resta che attendere l’approvazione della delibera da parte del Consiglio e presumibilmente, fra gennaio e febbraio 2012, potranno essere pubblicati i bandi di gara.

    Soddisfazione è stata espressa dall’Assessore competente, Pinuccia Montanari “Iniziamo dai due parchi del Ponente ma l’obiettivo, prima della fine del nostro mandato, è riuscire ad assegnare anche la gestione di Villa Croce, di villa Rosazza ed individuare il curatore scientifico dei parchi di Nervi”.

    Il Comune, nei primi tre anni della nuova gestione, darà un contributo economico per sostenere l’avvio dei progetti. Una sorta di incentivo per chi vuole candidarsi: 100 mila euro all’anno per villa Pallavicini e circa 33 mila per villa Duchessa di Galliera. Ed il canone concessorio, di cui ancora non si conosce l’importo, sarà richiesto solo a partire dal 4 anno. La durata della concessione sarà di 5 anni rinnovabili per altri 5 per la villa di Pegli e di 10 anni per quella di Voltri.
    Ma non solo. Anche per quanto riguarda la manutenzione straordinaria il Comune darà una mano per il primo triennio. Mentre la manutenzione ordinaria sarà affidata da subito ai nuovi soggetti gestori.
    La gestione dell’orto botanico – fiore all’occhiello di Villa Pallavicini le cui potenzialità non sono mai state sfruttate a dovere – potrebbe essere affidata separatamente.
    L’ingresso a pagamento verrà mantenuto presso la villa di Pegli ed i gestori godranno della libertà di applicare tariffe per l’offerta di alcuni servizi. Dalle visite guidate all’organizzazione di eventi, mostre e convegni, attività di assistenza al pubblico e laboratori didattici, tutto ricadrà nell’ambito decisionale dei nuovi gestori che si occuperanno di trovare le soluzioni più consone per promuovere e valorizzare il patrimonio delle ville anche attraverso la ricerca dei fondi necessari per finanziare i servizi offerti.

     

    Matteo Quadrone