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  • Pegli, Villa Durazzo Pallavicini riapre al pubblico dopo il restauro

    Pegli, Villa Durazzo Pallavicini riapre al pubblico dopo il restauro

    villa durazzo pallaviciniA partire dal 23 settembre Villa Durazzo Pallavicini, a Pegli, riapre al pubblico: una data non casuale, che coincide con il 170° anniversario dell’inaugurazione avvenuta il 23 settembre 1846, quella scelta dal Comune per restituire ai genovesi la dimora del marchese Ignazio Pallavicini dopo tre anni di chiusura per i lavori di restauro. In questo periodo sono stati restituiti alla loro bellezza originaria il tempio di Flora, il castello e il mausoleo del Capitano, l’obelisco egizio, la tribuna gotica, il ponte romano, il chiosco turco e la pagoda cinese.

    Oggetto degli interventi, per uno stanziamento complessivo superiore ai quattro milioni di euro, è stata in particolare tutta la parte alta del giardino con la ricomposizione delle scenografie vegetali, dei percorsi e dei muri, alle opere di ingegneria naturalistica e al riassetto di tutti gli impianti idrici. Lavori grazie ai quali è stato nuovamente reso fruibile il percorso ideato da Michele Canzio, architetto, scultore, decoratore e scenografo genovese. Impagabile la vista che, dal Castello del Capitano, permette una panoramica di 360 gradi sull’arco appenninico, il promontorio di Portofino e la Riviera di Ponente fino a Capo Noli.

    Orari di apertura
    Dal 1 aprile al 30 settembre da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 19, ultimo ingresso ore 17, giorno di chiusura lunedì, salvo ponti o festività.
    Dal 1 ottobre al 1 novembre da martedì a domenica dalle 9.30 alle 18, ultimo ingresso ore 16.
    Dal 2 novembre al 31 marzo tutti i fine settimana dalle 10 alle 17, ultimo ingresso ore 15, escluso Natale e Capodanno. Garantito l’ingresso in settimana per i gruppi prenotati.

    Info: www.villadurazzopallavicini.it – cel. 393.8830842

  • La “Strada a Monte” di Cornigliano, un percorso fra le antiche ville della delegazione ponentina

    La “Strada a Monte” di Cornigliano, un percorso fra le antiche ville della delegazione ponentina

    Ville Cornigliano 03Nella delegazione di Cornigliano, dopo l’apertura della Strada a Mare avvenuta lo scorso 7 febbraio, si è assistito quasi contemporaneamente, per iniziativa della sezione genovese di Italia Nostra, anche all’”apertura” della strada a Monte. Non si tratta di una nuova opera di asfalto e cemento ma un percorso inedito, dai Giardini Melis su per Via Cervetto e Via Tonale, attraverso una sorta di arteria lungo la quale visitare le ville che le famiglie nobili genovesi costruirono soprattutto dal 1500 in poi, quasi obbligati in ragione del prestigio che la città aveva assunto nel mondo allora conosciuto.

    Erano i tempi in cui gli esponenti della Genova blasonata si risolsero a lasciare le budella della Città Vecchia per far costruire i propri palazzi nelle zone limitrofe, su tutte Via Garibaldi e via Balbi (comunque entro le mura, per entrare nelle “liste” delle dimore di interesse, Rolli appunto, e poter ospitare personalità illustri in transito). Quando dovettero scegliere dove costruire le proprie residenze estive, invece, videro nella zona alle spalle del lido fra Cornigliano e Sestri un buon compromesso fra la vicinanza ai propri affari e la posizione privilegiata al fresco della campagna ma sempre con il mare a portata di sguardo.

    Si dice che già il Petrarca cantasse la bellezza della zona come  località di villeggiatura, e infatti già dal 1300 erano sorte casine di campagna e di vacanza, senz’altro più modeste di quelle che oggi ammiriamo; sicuramente ne fu colpito Ugo Foscolo, che dedicò l’”Ode a Luigia Pallavicini caduta da cavallo”, alla bella nobildonna genovese che ebbe la famosa disavventura proprio cavalcando fra Cornigliano e Sestri, e che il poeta, allora comandante dell’esercito napoleonico, aveva conosciuto ad una festa a Villa Imperiale, in  Corso Perrone.  Possiamo quindi immaginare le vie che portavano alle colline che ancora oggi sono alle spalle di Cornigliano, Coronata e gli Erzelli, allora probabilmente disseminate solo di poche costruzioni, e capire il perché i genovesi più abbienti   iniziarono a trasferire qui le proprie dimore estive, conservando ove presente la caratteristica torretta oppure inserendola ex novo nelle ville in costruzione, poiché era considerata un elemento indispensabile per avvistare malintenzionati e briganti, che molto spesso arrivavano dal mare.

    Nacque in questo modo una vera e propria “Strada a Monte”, appunto, disseminata di ville cinque-seicentesche dai nomi blasonati come quelli dei palazzi del centro: Cattaneo, Durazzo, Serra, Dufour, Raggio, Spinola fra gli altri, costruite spesso dagli stessi architetti artefici dei più noti palazzi cittadini.  In occasione dell’Esposizione Universale del 1892, anche Margherita di Savoia ed il Re Umberto scesero alla stazione di Cornigliano per soggiornare presso Castello Raggio, distrutto poi nel 1951 per costruire le acciaierie. Tante altre  residenze oggi non esistono più, o si sono trasformate o sono a stento riconoscibili per le modifiche apportate negli anni, una di queste fu, tra l’altro, sede di un pastificio industrale (Villa Spinola Narisano) altre sono state trasformate in piccoli condomini. Strade e nuovi tracciati ferroviari hanno tagliato giardini e parchi, mentre si è riempito il lido di Cornigliano  per far posto agli insediamenti produttivi, così che dell’antica vocazione turistica si è perso anche il ricordo.

    Italia Nostra, in collaborazione con la Pro Loco Cornigliano e con Associazione Dimore Storiche (all’interno della quale è sorto il  Consorzio proprietari delle ville) ha però da almeno un decennio puntato l’attenzione su questa zona, grazie anche alla caparbia passione di alcuni addetti ai lavori ai quali non è sfuggita occasione per segnalare come si stesse gettando via una porzione di  territorio dalle caratteristiche architettoniche forse uniche.

    Con un lavoro accurato e puntuale sono state catalogate tutte le residenze, in alcuni casi si sono avviati i primi lavori di restauro, provvedendo alla realizzazione di un percorso che sarà guidato tramite l’installazione di pannelli descrittivi e la pubblicazione di una mappa delle ville. Nel mese di maggio ci saranno poi due eventi distinti, entrambi con i palazzi di villa protagonisti: durante la “Settimana di Italia Nostra 2015” a maggio ci saranno tre passeggiate con guida, mentre come evento collaterale dei Rolli Days per due giorni, il 30 ed il 31 maggio,  le ville sia di proprietà pubblica che private saranno aperte al pubblico, così come i parchi ed i giardini annessi, ed ospiteranno concerti, conferenze, degustazioni e mostre.

    Abbiamo percorso questo itinerario inconsueto, camminando intorno alle mura delle ville, ci si riesce ad immergere in un’atmosfera che niente ha a che fare con il caos commerciale della Fiumara o i capannoni riverniciati di azzurro dell’ex Italsider. Tuttavia,  pur armati di cartina e con tanto di elenco di ville da vedere, non è per nulla facile, se non si è addetti ai lavori, riconoscere il cortile, la sopraelevazione, lo steccato che in realtà nascondono una ricchezza architettonica. Non va molto meglio interrogando chi abita in zona, la risposta è sempre vaga, spaesata, e alla fine si cerca di mandare il visitatore a Villa Bombrini. In realtà, ad un secondo giro le cose vanno meglio, si impara a stare un po’ con il naso in su, ed ecco Villa Spinola Muratori, il suo bel parco con le statue; le rovine di villa Doria e, con il cancello ben chiuso, il profilo di Villa Marchese. Ad averle continuamente sotto gli occhi, le cose non si notano più, e tanto meno qui, dove soffocano fra transenne, ingressi carrabili e divieti di accesso.

    La sfida quindi è impegnativa, per Italia Nostra, Pro Loco e tutti i soggetti attivi su questo fronte. E se per il vicesindaco Bernini grazie alla Strada a Mare Via Cornigliano “diventerà presto una sorta di Boulevard parigino con alberi e panchine”, noi nell’attesa guardiamo con speranza alla collina e alle sue ville come punto di partenza per restituire respiro al polmone industriale della Grande Genova.

     

    Bruna Taravello

     

     

  • Villa Piaggio, procedono i lavori per l’ostello e le residenze universitarie. Ma il parco soffre carenza di risorse

    Villa Piaggio, procedono i lavori per l’ostello e le residenze universitarie. Ma il parco soffre carenza di risorse

    villa-piaggio (4)A distanza di due anni dalla prima visita di Era Superba a Villa Piaggio, la sensazione rimane grosso modo la stessa: la villa e il suo verde soffrono molto e la loro manutenzione ha bisogno di grossi investimenti. Nelle scorse settimane si era parlato di un possibile inserimento dei lavori nella prossima programmazione Puc, la voce però non ha trovato conferma. La soluzione per non danneggiare ulteriormente un patrimonio dal grande potenziale oltre che uno spazio che dovrebbe appartenere ed essere utilizzato dai cittadini, potrebbe essere quella di una sinergia virtuosa fra pubblico e privato. Possibile? Ne abbiamo parlato con il presidente del Municipio I Centro Est, con le associazioni presenti in villa e con la società Castalia srl che ha acquistato i fabbricati nel 2011 da Spim.

    All’interno della villa al primo piano vi sono realtà comunali: l’ufficio della polizia municipale e gli uffici degli ATS (ambiti territoriali sociali) ai piani inferiori due associazioni e l’Istituto internazionale delle comunicazioni. L‘acquisto da parte dei privati sembrava potesse cambiare definitivamente il destino dell’area. «Quando Spim ha messo all’asta gli immobili lo ha fatto con un progetto per fare 7 grandi alloggi, con destinazione residenziale – commentano da Castalia srl – probabilmente per agevolare gli investimenti, il Comune aveva fatto fare questo studio, ma in realtà a noi l’immobile non è mai interessato per fare degli alloggi in questo senso, quello che ci interessava era la vicinanza al polo universitario».

    I lavori nell’area delle ex scuderie procedono con ritmo più sostenuto da alcuni mesi, la destinazione è  residenziale (come da Puc) ma «residenziale spurio, abbiamo diviso in due il comparto immobiliare, i piani inferiori saranno destinati alla realizzazione dell’ostello e ai piani superiori sono già state realizzate tutte le divisioni interne per creare bilocali per residenze studentesche, l’obiettivo finale è di creare un campus»Nota a margine, al momento L’università degli studi di Genova non è stata coinvolta, a quanto ci risulta.

    Un ostello da 61 posti e 20 bilocali, residenze per studenti al posto delle antiche scuderie in stato di degrado. Entro l’estate 2015 si ipotizza l’apertura dell’ostello, per le residenze studentesche bisognerà aspettare la fine del 2015 e l’inizio 2016.

    Questa potrebbe essere una buona notizia per l’intera villa e soprattutto nella prospettiva che si crei una sinergia fra ciò che è pubblico e ciò che verrà gestito dai privati. Il mantenimento di quella parte di verde di competenza dei privati (oltre alla ristrutturazione dei due fabbricati in toto) può essere l’inizio di un percorso che porti ad una sempre maggiore curadi questo patrimonio cittadino. Tanto più stando a ciò che Castalia ci ha raccontato: «sono stati presentati progetti in Soprintendenza per il ripristino della parte superiore (dove attualmente si trovano gli uffici della polizia municipale) e per l’accesso su via Pertinace; è ancora tutto in fase embrionale, certo è, che la presenza delle nostre strutture, una volta avviate, potrà essere un vantaggio, noi siamo molto aperti alla sinergia pubblico privato».

    La società ha poi voluto sottolineare che «c’è interesse a dare un aiuto concreto per la manutenzione del verde e delle facciate della villa; se individuiamo degli aspetti che alle associazioni presenti possono essere utili ci attiviamo ben volentieri».

    Sono trascorsi quasi tre anni dall’acquisto. Castalia spiega che essendo (come da Puc) gli edifici soggetti a tutela paesaggistica di insieme e puntuale (cioè è possibile mettere in atto restauro conservativo, ndr) il percorso burocratico è stato molto lungo. 

    Stando alle parole di Castalia le premesse buone ci sono tutte, ma che ne pensano le associazioni che nella villa operano da anni? E il Municipio I Centro Est? Ecco quanto ci ha raccontato Simone Leoncini, presidente del Municipio Centro Est.  Conferma di essere stato informato del progetto “campus”. E poi aggiunge che è chiaro che al centro vi sia «una struttura che ha bisogno di robustissime manutenzioni, con il problema basilare che queste per essere realizzate necessitano di fondi che sicuramente sono molto cospicui» . Leoncini ci anticipa che il prima possibile la sede distaccata ATS presente in villa sarà trasferita in via Santa Fede (dove attualmente vi è già il servizio di anagrafe) proprio per i grossi problemi strutturali di Villa Piaggio.

    Ma pare che gli uffici degli ATS non saranno gli unici ad abbandonare la villa. Ci sono, a quanto ci racconta Leoncini,  ipotesi di razionalizzazione delle sedi distrettuali della polizia municipale,  anch’essa si trova nei piani strada di Villa Piaggio (quelli con maggiori problemi di manutenzione), possibile l’accorpamento della sezione di Castelletto con quella di Villa Spinola.

    Le altre realtà presenti nella villa sono, come le ha definite il presidente del Municipio, locali associativi comunali che svolgono una funzione sociale importante. Sono l’associazione Anziani Oggi Argento Vivo e ContemporART. La prima si occupa di rispondere a molte delle esigenze dei cittadini della zona, svolge corsi di vario tipo, fornisce assistenza agli anziani e ha un centro estivo per i bambini. Assolve la funzione sociale che una struttura comunale come Villa Piaggio dovrebbe avere insita. ContemporART si occupa di arte, organizzando eventi e mostre, il fil rouge dell’associazione è diventato negli anni il legame fra arte e follia. Ha collaborato in passato e collabora tutt’ora con le ASL, realizza attività socio-terapeutiche (con l’aiuto di professionisti). Le due associazioni insieme all’Istituto internazionale delle Comunicazioni IIC, fra l’altro quello presente da più anni all’interno della villa, si occupano con le risorse che possono utilizzare della manutenzione del verde per quanto riguarda le zone di loro “competenza”. «Quando siamo entrati la villa aveva bisogno di tantissimi lavori che abbiamo fatto noi di nostra iniziativa con le nostre possibilità economiche», commentano da ContemporART. «La villa avrebbe bisogno di lavori. I nostri spazi sono puliti perché ce ne occupiamo noi, collaborando con le altre associzioni presenti», affermano dall’Associazione Anziani, sulla stessa linea dell’IIC «ci siamo fatti carico, negli anni scorsi, di alcuni lavori interni e dei problemi cronici di umidità».

    Insomma Villa Piaggio è viva, popolata di iniziative e frequentata da chi vive nella zona. Avrebbe bisogno di manutenzione costante e quindi di risorse economiche che il Comune non può investire, al momento Aster si occupa della manutenzione del verde della villa «secondo una frequenza prevista a contratto – commentano dalla società in house del Comune – apertura giornaliera feriale, svuotamento cestini e raccolta rifiuti grossolani sul suolo ogni settimana e potature in funzione delle disponibilità economiche erogate dal Comune. In Villa Piaggio hanno dato importante contributo alla manutenzione ordinaria le associazioni di volontari coordinate dal Municipio», concludono.

    La prospettiva di un soggetto privato che si prenda in carico, almeno in parte, il problema della manutenzione potrebbe essere la soluzione. Fondamentale sarà la sinergia fra tutti i soggetti, i compratori privati, l’amministrazione pubblica e le associazioni. Villa Piaggio si appresta dunque a diventare teatro di un esperimento che potrebbe essere replicato anche in altre aree verdi urbane che soffrono dei medesimi problemi.

    Claudia Dani

  • Villa Pallavicini, Pegli: cantieri bloccati, si attende decisione di Tursi sulla gestione della fondazione privata

    Villa Pallavicini, Pegli: cantieri bloccati, si attende decisione di Tursi sulla gestione della fondazione privata

    villa-pallavicini-pegli-d7Avevamo visitato Villa Pallavicini a Pegli qualche mese fa (qui l’approfondimento), quando la fine dei lavori sembrava prossima e ci si preoccupava di trovare un gestore solido e credibile, che instaurasse un dialogo con Tursi e diventasse operativo già nei mesi prima della riapertura, in modo da proporre strategie concrete di promozione ed entrare in sinergia con il quartiere e con i possibili visitatori. Nonostante le proroghe, i lavori inspiegabilmente non sono stati ultimati e per quanto riguarda la gestione è tutto ancora aperto: la nascente Fondazione – iniziativa dell’associazione Amici di Villa Pallavicini – ha presentato 10 mesi fa una proposta al Sindaco, ad oggi nessun segnale.

    Villa Pallavicini, i lavori

    lavori-villa-pallavicini-3I lavori, iniziati nel 2011 e finanziati con 3,6 milioni di euro di fondi residui delle Colombiane del 1992 (ad hoc per il recupero dei parchi storici) sarebbero dovuti finire entro il 2014. Il progetto iniziale prevedeva interventi nei tre lotti principali del parco (in tutto circa 8 ettari).

    Quando avevamo visitato il parco lo scorso febbraio, avevamo constato che – mentre il primo lotto era stato ultimato – nel secondo e nel terzo si parlava rispettivamente di una proroga a marzo 2014 e maggio-giugno, per la piantumazione di nuovi alberi.

    A che punto siamo oggi? Nulla è cambiato, ci conferma l’architetto che sta seguendo i lavori, Silvana Ghigino, rispetto a mesi fa: «Non ci sono novità da quando ci siamo incontrati l’ultima volta. I lavori si dovevano concludere prima, ma sono ancora bloccati. Ad oggi non sappiamo niente: speriamo a settembre di avere qualche novità in più».

    La gestione e la nascita della fondazione privata

    Anche su questo versante, tutto tace. “Abbiamo ripresentato il nostro progetto al Sindaco (ottobre 2013), dove il sottoscritto ed altri metteranno il capitale necessario alla costituzione (almeno € 60.000,00). Abbiamo elaborato un Piano Gestionale con i relativi conti economici che confermano la necessità di un fabbisogno di 700 mila euro l’anno, da reperire mediante ingressi e servizi turistici. Abbiamo chiesto al Comune di contribuire al 50%, ma non si sa se accetteranno. Abbiamo costituito l’Associazione Amici di Villa Durazzo Pallavicini: da settembre 2013, attraverso una convenzione con il Comune di Genova, nei fine settimana organizza visite guidate ai cantieri del parco chiuso al pubblico per mantenere viva la promozione turistica e non danneggiare il futuro gestore”.  Questo è quanto scrive Fabio Calvi, socio dell’associazione, in un comunicato.

    Dopo aver presentato il progetto a fine 2013,  nel maggio scorso sono state raccolte oltre 400 firme, consegnate al Sindaco.

     «Al momento ci stiamo confrontando con il Comune per ragionare sulla situazione – racconta Ghigino  – siamo costituiti in fondazione privata e speriamo di poter interagire con Tursi un domani, venendo riconosciuti come soggetto idoneo per la futura gestione». I membri avevano presentato a ottobre 2013 un progetto completo con valutazioni economiche per dare vita a una fondazione in grado di inserirsi nella gestione e atutofinanziarsi. I costi stimati annualmente per la manutenzione e la promozione (a fronte degli attuali costi del Comune, pari a 640 mila euro per il verde, 250 mila di manutenzione e 80 mila per la biglietteria) si aggirerebbero attorno ai 700 mila euro e la strategia della fondazione, così come nella proposta presentata al Comune, era quella di contribuire per la metà attraverso fondi raccolti con bigliettazione e iniziative culturali. Per l’altra metà, invece, si chiedeva l’intervento del Comune.

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    L’idea di dar vita alla fondazione non nasce, naturalmente, dal nulla. «Ci occupiamo dal 1983 delle sorti di Villa Pallavicini: prima come tesi di laurea, poi con pubblicazioni ed infine come progettisti dei diversi progetti di restauro del parco, a partire dal 1991 sino a quelli attuali. Dal 1992 siamo presenti a Villa Serra a Còmago (Sant’Olcese) come direttore del parco e abbiamo pertanto maturato in tutti questi anni una certa esperienza di gestione e di conoscenza della macchina comunale dall’interno. Siamo critichi verso la gestione pubblica, che ha subito negli ultimi anni pesanti tagli e non è in grado di rispondere ai bisogni del territorio: nel 2001, momento dello scioglimento del Servizio Giardini del Comune e del suo passaggio in ASTER, vi erano in servizio 300 giardinieri; oggi ASTER ne ha 60 per tutta la città. In Villa Pallavicini 5 anni fa vi erano 8 giardinieri, oggi solo 3, di cui due disabili. Inoltre, ASTER riceve dal Comune per la manutenzione straordinaria (potature ed abbattimenti) una cifra che nel 2011 era di € 120 mila euro e che nel 2013 era di circa € 100 mila, in costante diminuzione».

    Viste le difficoltà evidenti dell’amministrazione, in questi anni il gruppo di volontari prima riuniti nell’associazione Amici di Villa Pallavicini matura l’idea di costituirsi in fondazione per proporsi, prima del termine dei lavori, come gestore del complesso: «Lo statuto del 2010 nasceva dal contributo di 4 associazioni pegliesi (riunite in un Comitato promotore della Fondazione), con il contributo esterno del FAI e l’assistenza tecnica del nostro studio, di avvocati e commercialisti. La necessità di definire una modalità gestionale diversa da quella comunale è iniziata nel momento stesso in cui sono partiti i progetti (inizio 2009) ed era una scelta ampiamente condivisa dal territorio, già bruciato dai restauri del 1992 dove, dopo aver speso 8 miliardi di lire, il parco era caduto nell’abbandono».

    Una strategia inevitabile per arginare il progressivo declino. Come già scrivevamo mesi fa, si è passati da 25 mila visitatori del 1995 ai 5 mila del 2012: un quinto in 17 anni. I visitatori (soprattutto gli stranieri, che costituivano la metà degli ingressi paganti) erano scoraggiati dallo stato di abbandono del parco.

    Stando a quanto sostengono i membri di APS – Amici di Villa Durazzo Pallavicini: «Qui a ponente è condivisa da tutti la necessità di risolvere il problema con una gestione esterna al Comune. Abbiamo lavorato a lungo per individuare la figura giuridica no-profit più adatta. All’inizio si pensava ad una “Associazione di Associazioni”, poi ad una fondazione composta da Associazioni e Comune, poi solo da Associazioni ma con il contributo economico del Comune (e la possibilità di reinvestire nel parco gli utili della bigliettazione, che oggi finisco nel bilancio comunale). Ma il Comune ha detto no a questa prima proposta, motivando la scelta con l’impossibilità di trovare fondi per contribuire economicamente e costringendo le associazioni a ritirarsi. Così alla fine siamo approdati alla soluzione della fondazione privata, coinvolgendo anche i cittadini pegliesi a cui sta a cuore il patrimonio cittadino».

     

    Elettra Antognetti

  • Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    villa-del-principe-salone-dei-giganti-2L’ultimo appuntamento della stagione con #EraOnTheRoad (i sopralluoghi in diretta Twitter tornano a settembre ndr), ci ha portato in una location di eccezione, circondati dai saloni affrescati e dal vasto giardino all’italiana, una loggia risalente al ‘500 nel cuore della nascente Città Metropolitana di Genova, a pochi passi dalla stazione ferroviaria che prende il suo nome e dalla Stazione Marittima. Palazzo del Principe, un gioiello edificato tra il 1528 e 1533 da Andrea Doria, che resta tutt’oggi privato ma coniuga a questa natura quella di museo pubblico, aperto alla cittadinanza e ai visitatori. Fiore all’occhiello delle bellezze genovesi, in una posizione potenzialmente favorevole per richiamare grandi flussi di turisti, in realtà non supera i 10-12 mila visitatori all’anno.

    Siamo andati a visitare le stanze e il giardino, accompagnati da Roberto Bianchi, responsabile della didattica.

    La Villa del Principe e il parco

    villa-del-principe-facciata-sudSi tratta della dimora nobiliare più importante di Genova, la prima costruita secondo la moda della Roma e della Firenze del tempo: era il 1528 quando Andrea Doria, ammiraglio della flotta papale e personaggio controverso, commissionava il complesso a un team di valenti architetti, artisti ed esperti, tra cui Perin Del Vaga, allievo di Raffaello. Doria, i genovesi lo sanno, aveva un temperamento particolare: era un “principe” nel senso più machiavellico del termine, un uomo la cui fama è stata più volte compromessa nel corso dei secoli (per il suo avvicinamento al papato prima e alla monarchia spagnola poi), ma che di recente sembra essere stata riabilitata grazie a studi e libri che raccontano la sua storia. Di lui oggi a Genova resta davvero molto: in primis, proprio questa Villa, da lui voluta per celebrare il suo status di ‘self-made man’, il rango prestigioso acquisito grazie al suo pragmatismo e alla sua ambizione. Rimasto orfano piccolissimo (a soli 12 anni), Andrea Doria è un uomo che oggi diremmo “si è fatto da solo”, prima lavorando come mercenario al servizio del papa, che all’epoca aveva un folto entourage genovese; poi con il cursus honorum al servizio dei principi della penisola. L’inizio della sfortuna dell’Italia coincide con l’inizio della sua fortuna: nel 1494 si converte a mercenario in mare, dotato di flotte di galee messe al servizio prima della Repubblica di Genova, poi del migliore offerente. Così entra in contatto con la Francia prima, e poi – dal Sacco di Roma del 1527 – con il re di Spagna Carlo V, costringendo anche l’oligarchia genovese a spostarsi verso un’alleanza spagnola.

    Proprio Carlo V sarà il primo ospite della Villa: è stata ultimata nel 1533, in soli 5 anni, proprio per accogliere il sovrano spagnolo, in visita in città.

    La dimora nobiliare

    Il Palazzo, aperto dal 1995 al pubblico, è articolato in 20 stanze al piano nobile (unico edificato da Doria, con aggiunte del suo successore Giovanni Andrea I), distribuite in due appartamenti completamente simmetrici, riservati uno agli uomini, l’altro alle donne, in stile francese e con il Salone di rappresentanza, per gli ospiti, e le sale private, alle quali si accedeva solo su invito del padrone di casa. Qui, la storia di una delle famiglie più prestigiose di Genova è raccontata mediante ricorso alla rappresentazione della storia romana repubblicana e alla mitologia classica (in particolare le “Metamorfosi” di Ovidio).

    Nel primo salone di rappresentanza, quello dell’ala maschile, troviamo subito gli arazzi originali collezionati dal Doria (originariamente 200), in filo d’oro e d’argento, gli affreschi ai soffitti (che mostrano simbolicamente la caduta dei giganti, i nemici dei Doria), gli ornamenti pregiati e d’epoca; i ritratti di famiglia con il cane, simbolo di fedeltà alla corona spagnola. Proseguendo, il famoso ritratto di Andrea Doria/Poseidone, re del mare con le sue flotte; il busto di Augusto che, come Doria a Genova, è stato un pacificatore dei popoli dell’Impero Romano; i busti dei papi in bronzo e gli arazzi dei mesi dell’anno con le rispettive divinità eponime. Tra tutti, gli arazzi sono di particolare interesse: 40 mq di estensione, sono gli unici presenti all’interno di una reggia in un contesto repubblicano.

    Nella parte femminile, invece, oltre a nuovi arazzi provenienti dalle Fiandre e Bruxelles con le scene della battaglia di Lepanto (cui lo stesso Giovanni Andrea I ha partecipato, suggellando definitivamente la vicinanza alla corona spagnola), una serie di ritratti delle matrone di famiglia, attraversando i secoli di storia.

    Il parco

    Risanato dal 1999 per volere dei proprietari, il parco prima versava nel degrado ed era utilizzato per il cineforum estivo Nettuno. In seguito, sono stati fatti i primi scavi e gli studi sui documenti d’epoca per la scelta delle piante da coltivare e della vegetazione, rigorosamente in linea con lo stile dell’epoca. Oggi qui ci sono dodici sculture in vetro di Murano dell’artista contemporanea Ria Lussi, commissionate dalla famiglia e realizzate appositamente per questo giardino: rappresentano i volti di dodici imperatori romani, in una versione sui generis, con tanto di pannelli solari per la creazione di un meccanismo rotante. Le installazioni, inserite il 30 maggio, resteranno visitabili fino a settembre. Il giardino, ricordiamo, è aperto alla cittadinanza e visitabile gratuitamente, in orario di apertura del museo.

    Museo e residenza, tra pubblico e privato: i visitatori

    Il museo è aperto dal 1995, e il prossimo anno festeggerà i suoi primi 20 anni: una proposta culturale abbastanza recente, e soprattutto sui generis. Infatti, la Villa mantiene il duplice status di dimora privata, tutt’ora utilizzata dai proprietari, e di museo pubblico. Difficile conciliare oggi le due anime (diversamente da quanto accade ad esempio a Villa Croce, anche se si tratta di modelli di gestione diversi ndr), ma è proprio questo che rende l’esperienza particolare, unica. Si pensi che ogni anno, per qualche settimana, alcune stanze vengono chiuse al pubblico perché vi soggiornano i legittimi proprietari, che sono anche i finanziatori e gli unici che hanno effettivo potere decisionale circa le misure di promozione del complesso, le mostre permanenti, le iniziative.

    Il museo oggi dà grandi soddisfazioni alla città, ci racconta il dott. Bianchi, ma non è stato facile allestirlo così come lo vediamo oggi: «Gli oggetti che vediamo oggi e che fanno l’arredamento della Villa sono stati portati a Genova da Roma, dove erano stati trasferiti dopo che la famiglia Doria si imparentò con i Pamphilj, nobili della capitale, e decise di abbandonare il capoluogo ligure. Oggi questo è uno dei pochi esempi di dimora storica allestita e vissuta dai principi, che è casa e museo».

    Non mancano nemmeno le personalità illustri a completare la storia di questo luogo: «Negli anni qui sono arrivati anche molti personaggi famosi grazie ai Doria. Imperatori, papi, nobili, ma soprattutto artisti: uno su tutti Caravaggio, cui Doria voleva commissionare lavori, ma che pare non si sia fermato più di qualche settimana perché la città ligure per lui non era abbastanza attraente paragonata alla Capitale. Qui hanno soggiornato anche Napoleone e Giuseppe Verdi prese in affitto alcune stanze dopo che la famiglia già si era trasferita a Roma: qui compose parti dell’Otello e del Falstaff».

    Villa del Principe – racconta il giovane, preparatissimo ed appassionato Dott. Roberto Bianchi – è un complesso noto in tutto il mondo: tanti i visitatori stranieri informati ed entusiasti, meno i genovesi. In totale, in questi anni le presenze si sono attestate attorno a cifre che vanno dai 10 ai 12 mila visitatori, in linea con il trend di incremento generale del polo museale civico genovese (qui l’approfondimento).
    L’attività del museo si rivolge soprattutto alle scuole e alla didattica, per educare ed informare i bambini, i piccoli genovesi del futuro, ed invogliarli – chissà – a tornare. Le scuole sono prevalentemente elementari, per laboratori in giardino, e medie-superiori, per laboratori all’interno, dedicati allo studio della storia attraverso gli arazzi e i dipinti.
    Tutto, come già detto, è proprietà privata, e i proprietari si occupano di elargire fondi per eventi e mostre temporanee, e tutto ruota attorno alla loro volontà gestionale.

    Naturalmente il museo è escluso dalla rete dei musei civici, e cammina con le sue gambe. Il dialogo c’è, sia con Tursi che con i singoli musei, dice Bianchi, ma soprattutto a titolo privato, di conoscenze personali; una cooperazione vera e propria, invece, manca.

    Perché non sfruttare la posizione favorevole, vicina a terminal traghetti e stazione di Piazza Principe, per attirare nuovi flussi? Ne gioverebbe l’intera città. «Vero, ma sembra una prospettiva lontana. Dovrebbe essere il Comune ad accordarsi con Costa e MSC per far confluire turisti. Ad oggi collaboriamo sia con il Galata Museo del Mare che con la Commenda di Pré, con cui c’è forte connessione per quanto riguarda i temi legati al mare e al parco. Ancora, il Palazzo della Meridiana, anch’esso privato, con cui ci sono convenzioni e collaborazioni in merito alla didattica».

     

    Elettra Antognetti

  • Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    parco-villa-pallavicini-museo-archeologia-ligureSiamo stati a Pegli (qui lo storify della puntata di #EraOnTheRoad) e abbiamo fatto visita al parco di Villa Pallavicini, una delle attrazioni principali – assieme a Villa Duchessa di Galliera – del ponente genovese. Durante la nostra visita siamo stati accompagnati dall’Arch. Silvana Ghigino, responsabile dei lavori di restauro, e abbiamo fatto il punto sui cantieri. 

    I lavori sono iniziati nel 2011 e si prevedeva fossero ultimati nel 2014. Sono stati finanziati con fondi residui delle Colombiane del 1992, destinati al recupero dei parchi storici (lo stesso è stato fatto per la già citata Duchessa di Galliera e per i parchi di Nervi). In totale, i fondi ammontavano a pari a 3.594.500 euro. Il progetto prevedeva interventi divisi nei tre lotti del parco (in tutto, circa 8 ettari), come ci raccontava già tempo fa la stessa Ghigino (qui l’approfondimento).

     Lo stato dei lavori

    Il restauro del Tempio di Flora, nel primo lotto, è completo. Lo stesso si può dire della tribuna gotica, il secondo intervento fatto, iniziato nel 2010 e ultimato da più di 3 anni: si trattava di un lavoro finanziato non dal fondo delle Colombiane ma dagli APT. Diverso il caso del Castello e della tomba del secondo lotto, in cui gli interventi erano ancora in corso all’epoca della nostra visita. Oggi racconta l’Arch. Ghigino: «Il Mausoleo del Capitano potrebbe essere considerato finito, infatti hanno già smontato i ponteggi ed è visibile nella sua totalità. Il Castello è ormai completamente dipinto del suo rosso mattone originale, il terrazzo che avevano demolito i vandali è completamente rifatto ed è quasi conclusa la ricostruzione della scala esterna che avevano demolito per rubare il rame; si sta procedendo alla ricostruzione degli stucchi del torrione e gli artisti vetrai stanno ricomponendo le vetrate policrome. I lavori del castello attualmente stanno procedendo in proroga e si ritiene che saranno conclusi alla fine di marzo».

    Più indietro i lavori nel terzo lotto, da ultimare entro maggio-giugno 2014: si tratta di interventi di architettura del paesaggio e gestione del verde, che sono già a buon punto nella parte bassa del parco, mentre vanno più rilento in quella alta. Adesso, per recuperare tempo, ci si concentrerà più assiduamente su questi ultimi: da gennaio sono iniziate anche le piantumazioni di nuovi alberi. La ditta che si occupa di questi interventi non è la stessa che ha effettuato i lavori nel Castello: il gruppo che sta lavorando è attrezzato a operare su beni vincolati dalla Soprintendenza e autorizzato dal Comune a effettuare interventi paesaggistici e monumentali.

    Le iniziative per la promozione e la valorizzazione del parco

    parco-villa-pallavicini-vertDallo scorso 28 settembre è iniziato anche un nuovo ciclo di visite guidate a pagamento al parco e al complesso di Villa Pallavicini: ogni weekend, al costo di 10 euro è possibile visitare su prenotazione il parco e gli edifici già ultimati, guidati dai volontari dell’Associazione Amici di Villa Pallavicini. I visitatori sono accompagnati dagli architetti-volontari che lavorano nei tre lotti e possono aggirarsi tra i cantieri. Le guide mettono in luce la struttura particolare del parco, che si divide in tre zone: prologo, antefatto e tre atti, a loro volta strutturati in ulteriori scene. Accanto alle logiche scenografiche, non mancano anche connotazioni massoniche e curiosità da scoprire.

    Nonostante le reticenze di chi protesta per il pagamento del biglietto, Ghigino difende il progetto: «Il costo del biglietto servirà a finanziare esclusivamente interventi di miglioria, come la piantumazione di vegetazione per il Tempio Flora (rose, primule, ecc.): trattandosi di migliorie estetiche e non funzionali, non rientrano tra i finanziamenti di Tursi. Per le visite abbiamo avuto finora sempre molte richieste: di recente, un’associazione fiorentina legata ai Giardini di Boboli che ha apprezzato molto il nostro operato e ci ha incoraggiati ad andare avanti».

    [quote]Nel 1992 e nei primi anni di apertura si registravano 25 mila persone/anno, vogliamo tornare sulle stesse cifre.[/quote]

    Accanto alle visite tradizionali, per attrarre un numero crescente di visitatori si è pensato di organizzare anche percorsi alla scoperta delle logiche esoteriche nascoste nel complesso. Le alle ultime visite ai significati esoterico-massonici si terranno il 23 febbraio e il 30 marzo alle 10. Le altre proseguiranno fino a maggio, poco prima della riapertura definitiva. Allora si dovrà già essere pronti ad affrontare il problema della gestione e della manutenzione, per evitare di vanificare gli sforzi fatti in questi anni e gli investimenti economici.

    La manutenzione del parco

    villa-pallavicini«Oggi c’è un clima di incertezza per il futuro – commentava Ghigino durante la visita – per quanto riguarda la gestione. Già adesso abbiamo problemi legati alle aree ultimate da più tempo e che accusano il deterioramento del tempo: avrebbero bisogno di manutenzione costante, per evitare che siano già danneggiati al momento della riapertura ufficiale. È il caso di una porta del Tempio di Flora, rotta dal vento; o delle perdite d’acqua che creano in certi punti uno strato paludoso nel terreno».

    È importante intraprendere delle misure prima che la Villa riapra definitivamente: ci si deve muovere – dicono i volontari di Amici di Villa Pallavicini – entro i primissimi mesi del 2014, altrimenti dopo non avrebbe senso coinvolgere persone, promuovere il turismo mediante pubblicità, attirare visitatori, raccogliere prenotazioni. L’Associazione ha già preparato un progetto completo con valutazioni economiche per dare vita a una fondazione, assieme a gruppi privati, che sia in grado di atutofinanziarsi. I volontari stimano che i costi si aggirerebbero attorno ai 700 mila euro annui, per l’amministrazione di tutto il complesso: la futura fondazione si propone di contribuire per la metà, cui sono da aggiungere i fondi racimolati con iniziative culturali. Per l’altra metà, invece, si chiede l’intervento del Comune. In tutto ciò, i volontari si oppongono alla prospettiva di affidare la manutenzione ad Aster: «Negli anni ’90 il parco appena restaurato era stato affidato ad Aster, che ce l’ha ridato in condizioni disastrose».

    Elettra Antognetti

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    villa-duchessa-di-galliera-voltriDopo la puntata di #EraOnTheRoad a Villa Duchessa di Galliera con le anticipazioni sullo stato dei lavori e sulla temporanea gestione della villa e del parco, è arrivata nei giorni scorsi anche la conferenza stampa a Tursi. Stiamo parlando di una delle residenze più belle, antiche e ricche di storia del Ponente genovese e di tutta la città. L’abbiamo visitata in compagnia di Maria Rosa Morlè, assessore del Municipio VII (Federazione della Sinistra), e Matteo Frulio, dell’Associazione di Promozione Sociale Sistema Paesaggio. Quel che ne emerso è un resoconto sullo stato dei lavori per la ristrutturazione del teatro privato e del parco storico, iniziati rispettivamente nel 2007 e nel 2012.

    Il parco di Villa Duchessa di Galliera

    Per quanto riguarda il parco, i lavori sono stati suddivisi in due lotti. Il primo, finanziato con quasi 500 mila euro, per la risistemazione del giardino all’italiana, nella parte anteriore della villa. I fondi per il restauro sono stati stanziati da Tursi che, dopo la pubblicazione di apposito bando, aveva affidato gli interventi alla Cooperativa Archeologica SCRL nell’agosto 2012. I lavori sono iniziati tra fine 2012 e inizio 2013, e sono stati ultimati verso la fine dell’anno (la fine era prevista per il mese di settembre, ma il cantiere è stato sgomberato di fatto a novembre).
    In questo caso gli interventi sono serviti ad arginare il degrado in cui versava l’area e a limitare il vandalismo (la zona, accessibile a tutti, veniva usata negli ultimi tempi come parcheggio per scooter, e c’era anche chi scambiava la parte a ridosso delle aiuole come area camping). Sono state apportate anche migliorie a livello generale, con l’inserimento di nuovi arredi o il ripristino di quelli storici: ad esempio, è stata reinserita una panca del 1872, una rovina archeologica ora restaurata, e sono stati ripristinati i pilastrini delle panche originali del 1700. È stato rifatto il prato, rovinato poiché il parco storico era prima scambiato per un campo da calcio, e gli interventi sulla vegetazione sono stati tanti: nei ventagli laterali sono stati inseriti bossi, collezioni di bulbose (amaryllis e agapanthus), rose, gerani. C’è anche la rosa Duchessa di Galliera, un ibrido donato al parco a fine lavori che oggi non è ancora in commercio e che sarà presentato all’Expo 2015.

    Nel secondo lotto, invece, i finanziamenti ammontano a 1,6 milioni di euro, anche questi stanziati direttamente da Tursi. I lavori non sono ancora iniziati: il Comune di Genova ha emesso un bando per appaltare i lavori, che scadrà il 24 febbraio. I tempi stringono e non si sa quale sarà il destino del parco. Per questo, non saranno rispettati nemmeno i canonici 30 giorni tra l’assegnazione dell’appalto e l’inizio dei lavori.
    Gli interventi in questo lotto saranno mirati e riguarderanno la zona superiore del parco, quella delle terrazze. Sarà ripristinato l’agrumeto così com’era ai tempi del padre della Duchessa di Galliera che, ci dicono i nostri interlocutori, pare fosse molto rinomato all’epoca: i suoi prodotti venivano scambiati con la famiglia dei Savoia. Inoltre, ci saranno interventi sulle cascate, si introdurranno azalee e rododendri, in base alle indicazioni lasciate dalla stessa Duchessa nei suoi elenchi, e si predisporranno aree pic-nic. Ci saranno anche interventi sugli edifici all’interno del vasto complesso: il castello, la coffee-house, la casa colonica Borromeo.

    Il Teatro della villa

    I lavori per riportare in vita il teatro privato sono iniziati tra 2006 e 2007, conclusi nel 2010. In questo caso è stato stanziato 1 milione di euro con un cofinanziamento di Comune e Compagnia di San Paolo. Gli interventi si sono rivolti alla messa in sicurezza del soffitto pericolante e alla ricostruzione di una parete crollata.  Si tratta del più antico teatro di villa della Liguria rimasto in vita, riportato alla luce dopo 200 anni. Prima era usato come teatro per le scuole e poi come palestra; poi, la chiusura per oltre un decennio, fino alla riapertura, con l’inaugurazione organizzata dal Teatro Cargo, che oggi ancora lo usa per concerti e eventi, così come il Municipio e le altre associazioni locali.

    Il futuro: la gestione del complesso di Villa Duchessa di Galliera

    In previsione della fine degli interventi, si pone il problema della manutenzione e promozione del complesso. È bene iniziare a pensare a una possibile soluzione per non far naufragare tutti gli sforzi fatti e i soldi spesi finora: in totale, solo Tursi ha messo a disposizione oltre 2 milioni di euro, cui si aggiunge un altro milione e mezzo per il teatro, tra Comune e Compagna di San Paolo. Il Comune ha aperto un bando, in scadenza il 17 marzo 2014: dopo quella data si saprà chi sarà il gestore. Tra tutti, partecipano due soggetti particolarmente attivi sul territorio, molto motivati e determinati ad arrivare fino in fondo: si tratta del Teatro Cargo e dell’APS Sistema Paesaggio, associazione con ragione sociale nata da quella di volontariato Amici di Villa Duchessa di Galliera.

    Per quanto riguarda il Teatro Cargo, lo staff sta valutando la fattibilità del progetto e cercando sponsor. Si tratta di un soggetto culturale molto importante nel quartiere e in tutta Genova. Nel 2006 il Cargo già aveva partecipato al bando della Compagnia di San Paolo per la ristrutturazione del teatro: aveva seguito i lavori, lanciato e promosso il teatrino, contribuendo a renderlo vivo per tutti questi anni, come ci racconta la direttrice Laura Sicignano «conosciamo questi spazi e il territorio, ci siamo spesi da subito per questa causa, abbiamo lanciato e salvaguardato questo bene. La manutenzione è fondamentale e ci piacerebbe far parte di questo progetto».

    Per quanto riguarda invece Sistema Paesaggio, il Comune le ha affidato momentaneamente la gestione con una convenzione ad interim, in attesa di trovare il gestore ufficiale. Ora si occupa di pulizia, manutenzione base (per quella specifica c’è Aster), organizzazione di eventi e visite guidate a pagamento. Queste ultime partiranno il 27 febbraio e si svolgeranno nel primo letto del parco e nella villa. La necessità di dar vita a Sistema Paesaggio è dovuta a motivi burocratici: Amici di Villa Duchessa di Galliera, essendo volontaria, non poteva gestire la bigliettazione relativa alle visite.

    «Senza alcun tipo di pubblicità e promozione, abbiamo già varie richieste per le visite, tra cui quelle di un gruppo di Biella, uno di Varese e uno di Alessandria – racconta Matteo Frulio – Le visite saranno a pagamento: 5 euro, con incentivi per le fasce più deboli, cioè anziani e bambini. In base alla convenzione con il Comune, il ricavato verrà reinvestito nella manutenzione. Un buon compromesso: a Villa Pallavicini si pagano 10 euro per visitare dei cantieri. Lo scopo è che questo diventi un posto aperto, non riservato a pochi, ma resta il fatto che questa è una realtà delicata che è necessario presidiare: si potrà accedere nei weekend e su prenotazione, in base a una precisa calendarizzazione. Avremmo voluto renderlo più aperto, magari mettendo un gazebo all’ingresso, garantendo l’accesso su offerta libera, ma da Tursi abbiamo avuto restrizioni in questo senso. Sappiamo che l’introduzione di un biglietto inasprirà alcuni, ma l’unica alternativa era tenere chiuso fino all’arrivo del nuovo gestore».

    Elettra Antognetti

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  • San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    casaamericaVilla Rosazza a San Teodoro è una dimora cinquecentesca oggi di proprietà comunale, occupata dalla Fondazione Casa America e Themis. Il parco terrazzato è interessato da lavori di manutenzione: già ultimato un primo lotto, a metà del 2014 finiranno anche quelli per il secondo. Uno spazio importante per il quartiere, che i cittadini reclamano per sé come punto di aggregazione. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il parco e parlato con i residenti, i quali chiedono a gran voce l’emanazione del bando comunale con lo scopo di individuare soggetti competenti addetti alla cura di parco e villa e per evitare di veder vani gli sforzi economici compiuti dall’amministrazione in questi anni. Nel frattempo, i cittadini propongono di affidare la gestione a un rete costituita da scuole, CAI, Protezione Civile. Ma andiamo con ordine.

    I lavori nel parco: 1,2 milioni per il secondo lotto

    Nel giugno 2012 è stato emesso un bando dal Comune di Genova per assegnare i lavori di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale nel parco di Villa Rosazza. I lavori sono relativi al secondo lotto del parco, dal momento che quelli nel primo lotto del giardino erano già stati effettuati ed ultimati (consegna lavori il 27 settembre 2010 e fine interventi marzo 2012). Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, è stato emesso un nuovo bando e sono stati messi a disposizione 1.245.480,96 euro, di cui circa 45 mila quali oneri di sicurezza e 15 mila per opere in economia. Si tratta di fondi residui delle Colombiane del 1992, stanziati per effettuare interventi sui parchi storici della città, da Voltri a Nervi. Il tempo per la realizzazione degli interventi, come indicato nel bando emesso da Tursi, è di 300 giorni complessivi e continui, a partire dalla consegna dei lavori: dovrebbero quindi essere ultimati entro giugno-luglio 2014.

    La proposta dei cittadini per valorizzare l’investimento del Comune

    Emanare un bando per trovare soggetti disposti a curare il parco, questo il punto di partenza per rilanciare il parco nel cuore San Teodoro. «Sarebbe importante annettere la villa al parco, come era anticamente – dice Aurora Mangano, portavoce del comitato di residenti- adesso le due realtà sono separate». La villa al suo interno è occupata al piano nobile dalla Fondazione Casa America per la diffusione della lingua e della cultura sudamericana (in comodato d’uso, retribuisce un canone di locazione agevolato a Tursi), e ai piani superiori da Themis, scuola di formazione per i dipendenti del Comune di Genova.

    [quote]Villa e parco come unico complesso, sarebbe un modo per restituire al quartiere uno spazio prezioso, adesso sotto-utilizzato rispetto alle potenzialità.[/quote]

    «A San Teodoro non ci sono spazi per le associazioni e per la comunità – continua Aurora Mangano – e Villa Rosazza è uno dei pochi luoghi di cui potremmo usufruire. Oggi noi cittadini non possiamo fruirne come vorremmo. Casa America organizza sporadicamente eventi aperti a tutti e manifestazioni, ma secondo noi non basta: proponiamo spazi per i giovani e per gli anziani, per ritrovarci nel quartiere, per organizzare eventi in collaborazione con il Municipio. Ora che anche il mercato rionale di Di Negro versa in pessimo stato e ha perso il ruolo di aggregatore sociale che aveva un tempo, il parco di Villa Rosazza è per noi una grande opportunità».

    Villa Rosazza San TeodoroNel maggio 2013, si è svolto un incontro pubblico voluto dai residenti, alla presenza di vari assessori e rappresentanti dei cittadini. Nell’occasione i cittadini hanno illustrato la loro proposta per tenere gli spazi aperti a tutta la cittadinanza in attesa del bando, con il coinvolgimento di Protezione Civile, CAI, ANPI, oltre alle scuole della zona che, come volontari, si potrebbero dedicare alla manutenzione del parco e all’apertura dei locali interni della villa.

    Durante l’incontro i cittadini hanno anche avanzato l’ipotesi di una collaborazione con MSC e con il dirimpettaio Terminal Traghetti: «Contribuendo alla cura del verde, organizzando eventi, versando un contributo economico in qualità di sponsor, MSC potrebbe essere un partner importante per la rivalutazione della zona a fini turistici – racconta Aurora Mangano – soprattutto dopo la chiusura del cantiere in Via Buozzi e la realizzazione della tanto attesa pista ciclabile, che colleghi Lanterna, terminal traghetti, San Teodoro, Caricamento. Ci piacerebbe anche coinvolgere Villa del Principe e organizzare visite guidate, con buffet e area ristoro, un modo per aumentare le entrate e favorire l’autofinanziamento».

    Inoltre, per quanto riguarda la villa, sarebbero necessari interventi per migliorare l’accessibilità: oggi l’accesso ai piani superiori è impedito a disabili e anziani, in quanto possibile solo tramite una stretta scala. Il comitato cittadino si è recato sul posto assieme a un architetto per svolgere un sopralluogo e pensare a una soluzione. «Si è pensato alla costruzione di piattaforme esterne (ascensori aperti, dotati di tettoie), che non comprometterebbero la struttura interna della villa. Un buon compromesso, i cui costi si aggirerebbero attorno agli 80 mila euro».

    La risposta dell’assessore all’ambiente Valeria Garotta

    Tuttavia, dopo mesi, ancora non si è mosso nulla. Così commenta l’Assessore all’Ambiente Valeria Garotta: «L’idea a lungo termine è quella del bando per la gestione integrata. Nel breve, invece, vogliamo presidiare da subito la zona, aumentando il lavoro già svolto da Comune e Aster, con il contributo delle associazioni locali. Abbiamo svolto esami degli spazi interni per verificarne l’agibilità e assegnarne alcuni alle associazioni». L’importante, dicono i cittadini, è essere previdenti: non si può pensare al problema della gestione troppo a ridosso della consegna dei lavori. E il tempo corre.

    Cenni storici: Villa Rosazza e il suo giardino

    Costruita nel XVI secolo dalla famiglia Di Negro, nel ‘700 sono stati svolti importanti i lavori di recupero della struttura, guidati dall’architetto Tagliafichi che ha introdotto elementi in stile neoclassico. Oggi si può ancora vedere il parco terrazzato: un giardino all’italiana circonda la costruzione, con fontane (ormai svuotate) e statue, si estende a ridosso della collina e sale verso le alture genovesi. A pochi passi Villa Giuseppina e Villa del Principe, cui un tempo Villa Rosazza era collegata a formare un complesso unico. Negli anni sono stati svolti numerosi interventi di urbanizzazione che, soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento (qui l’approfondimento da guidadigenova.it) hanno stravolto il contesto urbano: uno su tutti, la costruzione della linea ferroviaria, che ha compromesso i terrazzamenti a giardino sul lato a mare. Per molto tempo il parco è rimasto chiuso e inaccessibile: riaperto negli anni ’80, all’epoca qui c’era la scuola media Carducci. Poi, piano piano, il parco è stato lasciato al degrado.
    Curiosità: all’interno della villa – al piano nobile – un ninfeo originale del ‘500, una della tante opere di pregio contenute nell’edificio.

     

    Elettra Antognetti

  • Villa Doria, Pegli: restauro del parco da completare entro l’estate

    Villa Doria, Pegli: restauro del parco da completare entro l’estate

    villa-doria-pegli-cantiereSono partiti proprio due anni fa, il 28 novembre 2011, i lavori all’interno del parco di Villa Doria, una delle più conosciute tra le tante storiche ville del quartiere genovese di Pegli. All’epoca era stata stanziata dall’amministrazione comunale un cifra pari a 647.774,74 euro per la manutenzione generale del parco, per la ristrutturazione del laghetto e del tempio costruito dall’artista Galeazzo Alessi dedicato alla dea Diana, con statua annessa. I lavori, che dovevano essere conclusi entro l’8 novembre 2012, sono però ancora in corso e il cantiere sembra abbandonato. Come mai? Stefano Barabino, del gruppo consiliare Pdl del Municipio Ponente, ha presentato proprio pochi giorni fa in consiglio un’interrogazione a risposta immediata (Art. 35 RMP) rivolta all’Assessore municipale Maria Rosa Morlè e al presidente del Municipio VII Mauro Avvenente. Lo stesso Barabino racconta: «L’interessamento è nato dalle sollecitazioni di alcuni cittadini, che hanno lamentato il fatto che i lavori non fossero ancora ultimati e hanno altresì denunciato lo stato di abbandono del cantiere. Sembra che, attualmente, sia tutto fermo e gli operai non stiano lavorando. Perché?»

    Queste le problematiche messe in luce nel corso dell’interrogazione di Stefano Barabino e che abbiamo potuto confermare dopo il nostro sopralluogo in occasione di #EraOnTheRoad: siamo in presenza di un cantiere fantasma, di operai non vi è alcuna traccia; dopo più di un anno dalla presunta data di fine opera, i lavori risultano in evidente stato di ritardo nonché di abbandono, generando anche la presenza di rifiuti, non derivanti dai lavori stessi, nell’area del cantiere; l’area di cantiere risulta di facile accesso grazie a un varco presso le recinzioni, per cui è facile introdursi all’interno. Ciò potrebbe costituire un pericolo per l’incolumità personale, senza contare che  malintenzionati avrebbero gioco facile nell’introdursi all’interno del cantiere e sottrarre materiali necessari all’opera con conseguente danno economico.

    La paura di molti pegliesi, data la situazione, era che i fondi stanziati due anni fa risultassero ormai insufficienti per l’avanzamento dei lavori (da qui il blocco). Tuttavia, l’Assessore Morlè ha saputo rasserenare gli animi: i fondi stanziati all’epoca non sono esauriti e, se è vero che i lavori si sono fermati, ripartiranno in breve tempo, concludendosi nel giro di sei mesi.

    I ritardi, come ha spiegato l’assessore, dipendono da tre fattori: in primo luogo, il ritrovamento di residuati bellici all’interno dello scavo del cantiere, che ha costretto a un primo stop; in secondo luogo, un cambio nella direzione dei lavori (oggi affidata all’Arch. Paola Ferrari); in ultimo, la fragilità degli argini del laghetto, che non permettevano di sostenere il carico dei lavori. Proprio quest’ultimo punto ha costretto a uno stop più drastico: è stato necessario interpellare la Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e chiedere la messa in sicurezza degli argini.

    Al momento, dopo aver inoltrato una richiesta ufficiale, si è ancora in attesa della pronuncia della Sovrintendenza, ma nulla fa presupporre un parere contrario in tal senso. Non appena sarà stata effettuata la fortificazione delle pareti del laghetto, i lavori riprenderanno: da quel momento, nell’arco di sei mesi -assicurano dal Municipio VII- saranno ultimati. Sembra che la prossima estate i pegliesi potranno godere di nuovo del loro bel parco nel cuore della città, finalmente libero da ponteggi.

    Così ancora Barabino: «Pegli è uno dei quartieri più ricchi di verde di tutta Genova, le cui ville però, come spesso capita in questi tempi, versano in evidente stato di abbandono malgrado gli sforzi delle amministrazioni per rendere le aree fruibili a tutti i cittadini. Vogliamo occuparci delle esigenze dei bambini in cerca di spazi dove giocare senza il pericolo delle autovetture, e degli anziani che vogliono prendere una boccata di aria salubre, lontano dall’inquinamento del traffico cittadino. Il parco di Villa Doria ha un gran potenziale, ci sono ampi spazi poco sfruttati: ricordo che fino a 15 anni fa qui in estate si organizzavano sagre e fiere estive con bancarelle, spettacoli pirotecnici e tanti eventi, ma oggi non è più così. Nel tempo, le ritrosie dei negozianti (contrari alla presenza di stand) e la diversa congiuntura economica hanno fatto sì che i finanziamenti scemassero. Adesso sarebbe auspicabile tornare alle vecchie abitudini (magari ridimensionate rispetto a prima, in mancanza di fondi) e ridare a Pegli l’appeal che merita».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Albaro, villa Franzone area ex Seat: stop alle residenze abusive

    Albaro, villa Franzone area ex Seat: stop alle residenze abusive

    albaro. area ex seat2Mentre il Municipio Medio Levante chiede una maggiore tutela delle ville storiche di Albaro, viene chiamato dal Comune ad esprimere il proprio parere sulla proposta di aggiornamento del PUC vigente riguardo al piano di lottizzazione dell’ex area Seat, nei terreni delle Ville Franzone e Candida.

    Stiamo parlando di una vicenda che affonda le sue radici addirittura nel lontano 1985, quando la Società elenchi ufficiali degli abbonati telefonici (Seat) – proprietaria di un’area di 3670 mq tra via Federico Ricci e via San Giuliano – presentò un progetto per realizzare un edificio da destinare ad uffici per un volume di circa 8500 metri cubici.
    Dopo un lungo contenzioso giudiziario, il cambio di proprietà, il tentativo di edificare residenze anziché uffici, restano sul campo una costruzione non finitaposta sotto sequestro dalla magistratura nel 2010 – e molte perplessità sulle scelta di rilasciare dei permessi a costruire relativi ad un sito incastonato tra i parchi e le pertinenze di due dimore storiche (Ville Franzone e Candida), per altro vincolate dalla Soprintendenza.
    Adesso l’amministrazione comunale, con questo atto – che dopo l’esame in commissione e consiglio del Municipio Levante Levante passerà in Consiglio comunale per il via libero definitivo – intende ribadire l’originaria destinazione d’uso dell’immobile. Dunque, soltanto uffici e nessuna residenza. Inoltre, il Comune decide di rinunciare al parcheggio ad uso pubblico previsto dalla convenzione stipulata all’epoca, oggi non più ritenuto necessario, scegliendo così di monetizzare gli oneri di urbanizzazione dovuti dai costruttori e stimati in circa 431 mila euro.

    «Il Giudice amministrativo ha stabilito che il piano di lottizzazione “vive” e dunque noi non possiamo fare altro che adeguarci – commenta l’architetto Maurizio Sinigaglia, funzionario tecnico della Direzione urbanistica e grandi progetti del Comune – però riportando il tutto alle previsioni del 1991. Oggi sarebbe praticamente impossibile approvare un intervento simile perché, rispetto agli anni ’80 e ‘90, c’è una sensibilità assai maggiore su questi temi».
    «Il parere favorevole del Municipio è legato alla precisa richiesta di spendere parte degli oneri di urbanizzazione sul territorio di Albaro», sottolinea Bianca Vergati, consigliere municipale (Sel-Lista Doria) e vicepresidente della Commissione Territorio.

    Anni 80 e 90: il progetto Seat ad Albaro

    La lottizzazione proposta nel 1985 dalla società Seat era conforme allo strumento urbanistico allora vigente. Il Piano Regolatore Generale del 1980, infatti, destinava l’area oggetto dell’intervento ad insediamenti commerciali e direzionali (ZA-CD), all’interno di zona storico-ambientale, vista la presenza di contigui manufatti di valore storico-ambientale e di zone di pregio paesaggistico. Nel dettaglio, il progetto edilizio prevedeva la realizzazione di un edificio per uffici articolato in due blocchi posti ad angolo ciascuno di tre piani fuori terra, per una volumetria complessiva pari a 8492 metri cubici e di un piano interrato destinato a parcheggi e locali tecnici.
    Il consiglio comunale, con deliberazione n. 1848 del 20 ottobre 1986, approvava il piano di lottizzazione, mentre la relativa convenzione tra Seat e Comune, veniva siglata nel maggio del 1991. Quest’ultima, all’art. 4, tra gli impegni assunti dalla società lottizzante prevedeva l’obbligo di consentire – senza alcun onere per il Comune – l’uso pubblico di un parcheggio in un’area adiacente al perimetro del piano e costituente distacco di Villa Candida (soggetta a vincolo storico monumentale), nonché della strada di accesso compresa anch’essa nel nuovo insediamento.

    albaro. area ex seat1Nel dicembre ‘91 il Comune rilasciava la concessione ad eseguire i lavori dell’edificio destinato a uffici. Nel novembre 1992 partivano le opere di sbancamento, ma appena un mese dopo, nel dicembre 1992, il tutto veniva sospeso dalla Soprintendenza per i Beni ambientali ed Architettonici della Liguria che contestava l’assenza della necessaria autorizzazione per intervenire sui terreni compresi nel parco della vincolata Villa Franzone. Inoltre, la Soprintendenza rendeva noto che era in corso il rinnovo del vincolo relativo all’edificio e comprensivo di tutte le sue pertinenze, compreso il parco. Nel dicembre 1993 il complesso Villa Raggio Franzone, con decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, veniva dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi della legge 1 giugno 1939 n. 1089 e come tale sottoposto a tutte le cautele conseguenti, con efficacia anche nei confronti di ogni successivo proprietario.

    Il contenzioso giudiziario

    Successivamente alcuni privati presentarono ricorso al Tar Liguria impugnando tutti gli atti dell’amministrazione comunale che autorizzavano l’intervento e chiedendone l’annullamento. Il Tar con sentenza n. 192 del 09-06-1995 accoglieva il ricorso.
    Nel 1996 la società Seat proponeva appello contro la sentenza. Il Consiglio di Stato, con decisione 254/2005 depositata il 31 gennaio 2005, accoglieva l’appello riformando la sentenza del Tar Liguria e dichiarando irricevibile il ricorso di primo grado e inammissibile l’appello accidentale, provocando la conseguente reviviscenza nei loro effetti degli atti impugnati.

    Nelle more del predetto contenzioso, nel marzo 2000, veniva approvato il nuovo Piano Urbanistico Comunale tuttora vigente che include l’area oggetto dell’intervento nella zona A – tessuto storico, sottozona AV, caratterizzata da edifici, giardini o parchi di pertinenza di pregio storico contraddistinti da valore paesistico e ambientale costituenti un sistema unitario da conservare, dove la nuova costruzione è consentita esclusivamente per edifici compatibili in luogo di edifici preesistenti, ove si rilevi l’esigenza di riqualificare una situazione ambientalmente compromessa. Le funzioni ammesse sono diverse e comprendono residenze, alberghi, uffici, ecc.

    Nel frattempo, proprietaria del complesso e dell’adiacente Villa Candida – comprese le pertinenze e l’area già individuata quale parcheggio pubblico – era diventata la società Bagliani San Giuliano srl, che chiedeva la voltura dei titoli abilitativi, ed in virtù della sentenza del Consiglio di Stato, comunicava la ripresa dei lavori. Ma il Comune stoppava nuovamente le operazioni in ragione della sopravveniente imposizione del vincolo monumentale sull’area e sulla villa, da parte della Soprintendenza.
    Bisogna ricordare, però, che successivamente alla sentenza del Tar n. 192/1995 e nelle more della sentenza n. 254/2005 del Consiglio di Stato, con provvedimento n. 548 del 17 agosto 2004 veniva rilasciato il permesso a costruire per opere edilizie relative al medesimo complesso di Villa Candida con realizzazione di autorimesse interrate e spazi pertinenziali in coerenza con quanto ammesso dal PUC del 2000. L’area che doveva ospitare il parcheggio pubblico (secondo la convenzione del ‘91) veniva destinata a spazio pertinentale, sistemato a verde con la previsione di alcune piscine condominiali.

    A seguito dell’esame della Soprintendenza l’intervento a suo tempo approvato (1991) è stato ritenuto ammissibile a condizione della riduzione volumetrica di un piano. Il progetto veniva ulteriormente rielaborato e la ripresa dei lavori consentita nel settembre 2006. A fronte della presentazione di elaborati di concessione edilizia adeguati alle indicazione richieste, la Soprintendenza esprimeva il proprio nulla osta alla realizzazione dell’edificio nel luglio 2007.
    Di conseguenza la società Bagliani presentava presso il Settore approvazione progetti e controllo attività edilizia del Comune, variante in corso d’opera riguardante una soluzione progettuale diversa da quella approvata con concessione edilizia n. 550 del 1991.

    Gli abusi edilizi

    I lavori, però, sono continuati in maniera non conforme ai titoli abilitativi. Sottoposti a verifica degli ispettori dell’Edilizia privata del Comune, documentata da verbale di accertamento ispettivo prot. 290729 del 17-08-2010, nell’ambito del quale venivano rilevate anche opere di frazionamento preordinate al mutamento di destinazione d’uso a fini residenziali del fabbricato.

    albaro. area ex seat3Il verbale veniva trasmesso all’autorità giudiziaria che aprì un’indagine e pose sotto sequestro l’immobile. Il processo, partito un anno fa, non è ancora concluso.
    La società Bagliani per la realizzazione delle unità residenziali abusive è stata punita con una sanzione pecuniaria, versata nelle casse comunali, di circa 900 mila euro.

    La variante al progetto

    La variante progettuale è stata modificata nel 2011 con la totale sostituzione ed integrazione degli elaborati grafici e della documentazione allegata. In data 6 maggio 2011 la società Bagliani ha anche chiesto che la pratica di variante venisse mantenuta in essere come “Mantenimento di opere realizzate in difformità rispetto alla concessione edilizia n. 550 del 03-12-1991 e opere di adeguamento per la realizzazione di un edificio a destinazione direzionale e connessa modifica alla convenzione”.
    L’istanza in esame ha comportato ulteriori modifiche al progetto, da ultimo in data 02-08-2011. Come evidenziato nella relazione tecnica del Settore approvazione progetti del Comune (agosto 2011) «In seguito alle successive rielaborazioni il progetto persegue l’obiettivo di ricondurre l’intervento a quanto previsto dalla originaria versione progettuale sotto i profili dell’unitarietà dell’edificio e della destinazione direzionale prevista dal piano di lottizzazione approvato».

    Le opere eseguite e quelle da eseguire

    L’edifico realizzato si compone di tre piani in cui sono collocate 10 unità immobiliari ad uso residenziale oltre ad un alloggio per il custode, nonché di un piano interrato destinato ad autorimessa suddivisa in 10 box.
    Il complesso risulta dotato di piscine di pertinenza realizzate nell’ambito delle sistemazioni esterne. A tali modifiche si aggiungono quelle riguardanti la localizzazione dei parcheggi: quelli di uso pubblico previsti dalla convenzione del ‘91 risultano del tutto assenti; quelli di pertinenza risultano costituiti dalla sola autorimessa e dunque insufficienti rispetto alla quantità necessaria.

    Le opere da eseguire, secondo il progetto di variante proposta, prevedono la cancellazione di tutti gli elementi identificativi la destinazione residenziale tramite l’eliminazione delle cucine e degli elementi distintivi, del frazionamento in singole unità immobiliari e delle piscine condominiali, progettando un nuovo sistema distributivo unitario per l’intero edificio da attuarsi mediante la demolizione di porzioni di tramezzature interne e di parti strutturali.

    «L’intervento eseguito sotto il profilo pianivolumetrico può essere coerente con le previsioni del piano di lottizzazione approvato – scrive la Direzione urbanistica e grandi progetti nella relazione tecnica dell’agosto 2011 – in tal senso il mantenimento dell’attuale configurazione può essere confermata subordinatamente alla realizzazione delle opere di adeguamento sopra indicate e all’aggiornamento dei relativi aspetti convenzionali».

    Il progetto preliminare di Piano Urbanistico Comunale adottato nel dicembre 2011 ed attualmente operante in salvaguardia, inserisce queste aree – come peraltro il piano vigente – in un ambito particolarmente conservativo AC-VU (ambito di conservazione del verde urbano strutturato). Tra le funzioni ammesse ci sono anche gli uffici, non evidenziando in tal senso alcun contrasto con la destinazione ad uffici attribuita dal piano di lottizzazione.

    La rinuncia al parcheggio pubblico e la monetizzazione degli oneri di urbanizzazione

    Nello svolgimento dell’istruttoria del progetto il Comune ha rilevato l’esigenza di procedere con l’aggiornamento della convenzione relativamente alla previsione degli standard «Constatando che le prestazioni urbanistiche previste nella convenzione attuativa del piano di lottizzazione del 1991 appaiono oggi di scarsa fruibilità e non rivestono interesse alcuno per l’amministrazione comunale – scrive la Direzione urbanistica e grandi progetti – È dunque opportuno prevedere la rinuncia al vincolo di destinazione d’uso a parcheggio pubblico dell’area a tale fine individuata nell’ambito della convenzione del ’91 a fronte di un adeguato indennizzo a favore dell’amministrazione comunale».
    La relazione di stima, elaborata il 3 maggio 2013 allo scopo di determinare un congruo indennizzo al Comune, tenendo conto del vantaggio economico conseguito dal soggetto privato in conseguenza dell’utilizzo dell’area, già destinata a parcheggio pubblico, quale spazio pertinenziale privato dell’adiacente complesso di villa Candida, si è concretizzata in una valutazione di circa 431 mila euro.

    La mozione per la tutela delle ville storiche di Albaro

    Come dicevamo in apertura il consiglio del Municipio Medio Levante ha approvato a maggioranza (con la sola astensione del Pdl) una mozione presentata dal consigliere Bianca Vergati (Sel-Lista Doria) per la tutela di ville storiche, parchi, giardini e antiche creuze di Albaro.
    «Le ville di Albaro costituiscono un sistema da preservare e valorizzare in quanto patrimonio eccezionale all’interno della struttura urbana – sottolinea il documento – Infatti, mentre alcune sono il “prototipo” delle ville dell’Alessi del Cinquecento come ad esempio Villa Cambiaso, sede della facoltà di Ingegneria, altre, considerate “edificato antico” sono preziosa testimonianza delle ville del genovesato e come tali da “vincolare” perché patrimonio della città ed ”emergenza storico-artistica”».

    Il sistema delle ville e dei parchi di Albaro, secondo il progetto preliminare di PUC adottato nel dicembre 2011, è inserito negli ambiti con Disciplina Paesaggistica Speciale (AC-VU-5 –N.). Le funzioni ammesse sono riferite alla Disciplina Paesaggistica Speciale e Puntuale, con riferimento alla tutela dell’edificato antico, sottolineando che gli interventi devono mantenere l’originaria modalità costruttiva.

    La mozione, in sostanza, chiede di rispettare quanto asserito nel PUC. «Particolare attenzione dovrà esservi per il valore storico del sistema delle ville di Albaro – si legge nel documento – non permettendo interventi invasivi, come ad esempio quello di Villa Raggio in via Pisa, che potrebbe stravolgere l’edificato antico e non garantire l’originaria consistenza del parco, non salvaguardando l’importanza del verde per la salute dei cittadini. Si chiede di permettere interventi edilizi che privilegino l’interesse pubblico di tutela del paesaggio, del patrimonio storico, l’origine antica di parchi e creuze. I cittadini, ed in particolare i firmatari delle presenti osservazioni, chiedono di partecipare attivamente nelle proposte progettuali sul Municipio del Medio Levante».

    «Le osservazioni che abbiamo formulato vogliono riportare l’attenzione del Comune riguardo ad interventi edilizi su ville storiche in Albaro – spiega il consigliere Bianca Vergati – alcuni sono già avvenuti, come quelli in via G. Bruno e via dei Maristi, altri sono in itinere, come Villa Raggio, dove si prevedono, secondo la delibera n. 1040 del 07/12/2011, opere di “ristrutturazione con cambio d’uso, frazionamento, ampliamento, sostituzione edilizia, realizzazione di piscina pertinenziale nel complesso monumentale”».
    «Io ho il massimo rispetto per gli investimenti economici dei privati – conclude Vergati – piuttosto che lasciare andare in malora degli spazi è giusto intervenire, però, sempre garantendo il decoro e rispettando il contesto in cui si opera. Oggi tra Villa Franzone e Villa Candida è rimasto uno scempio a causa di scelte non condivisibili compiute in tempi ormai remoti».

     

    Matteo Quadrone
    [Foto dell’autore]

  • Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    Genova e Liguria: beni del Demanio da riconvertire in strutture ricettive

    I palazzi del Centro Storico di GenovaPalazzi nobiliari, fari, torri di avvistamento, ville, forti, caserme e altre dimore storiche che si trasformano in alberghi di lusso – seguendo l’esperienza dei “paradores spagnoli”- affidati in concessione a soggetti privati per un periodo di almeno 50 anni (estendibile a 75) affinché li recuperino secondo un piano prestabilito e li gestiscano con un ritorno economico, sia per loro stessi sia per il Demanio.
    È il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico “Valore Paese-Dimore”– promosso da Agenzia del Demanio (che custodisce la ricchezza immobiliare del Paese: 46 mila tra immobili e terreni sparsi in tutto il territorio) Invitalia e ANCI – che si pone l’obiettivo di riconvertire beni di grande pregio storico-artistico in strutture ricettive e culturali, inserite in un network turistico su tutto il territorio nazionale.
    Parliamo di circa un centinaio di beni immobiliari di proprietà dello Stato ma gli enti territoriali e gli enti pubblici, invitati a manifestare interesse, potranno richiedere l’inserimento dei propri immobili nel portafoglio di “Valore Paese-Dimore”. In Liguria sono state individuate sei strutture. Vediamole nel dettaglio.

    A Genova:

    – edificio residenziale: il fabbricato è sito nel pieno centro storico di Genova nel quartiere del molo; è articolato su sei piani fuori terra più un piano interrato e presenta una piccola corte interna (pozzo luce); al piano terreno vi sono locali adibiti a magazzini, mentre il resto dell’elevato accoglie delle abitazioni; il secondo e il quarto piano sono più alti rispetto agli altri con, al secondo piano nobile, ampie balaustre in marmo alle finestre (la scheda reperibile sul sito www.agenziademanio.it non fornisce ulteriori dettagli; la visione di foto e mappa, però, consente di ipotizzare che il palazzo in questione sia il famoso civico n. 19 di via dei Giustiniani).

    – magazzino portuale: l’immobile è ubicato in zona centrale nel quartiere del Molo, il più antico nucleo del porto di Genova, limitrofo all’Area dell’Expo e all’Acquario; il bene ricalca la tipologia di altri magazzini coevi della zona: con struttura simile a quella di edifici difensivi, per sopportare le spinte dei carichi presenta muratura a scarpa carichi, in pietra e mattoni di notevole spessore (dai 90 ai 130 cm).

    caserma piave albenga

    Le altre quattro strutture il Liguria:

    Caserma Piave ad Albenga: si trova in prossimità della Strada Statale “Aurelia”; le due porzioni d’interesse comprendono complessivamente 13 edifici e sono caratterizzate da due grandi aree libere centrali, una a sud costituita da un campo da calcio, l’altra a nord da un ampio piazzale asfaltato.
    Caserma Camandona a Diano Castello: l’immobile si trova ai piedi delle prime propaggini collinari che caratterizzano tutto l’entroterra ligure; a nord il compendio è adiacente al tracciato dell’autostrada A10 dei Fiori e ad est confina con il torrente San Pietro; il complesso si costituisce di 31 corpi di fabbrica, di dimensioni e funzioni differenti.
    Palazzo della Rovere a Savona: conosciuto anche come Palazzo S. Chiara, è un edificio di ampia estensione, terminato nel Cinquecento e localizzato in posizione pregevole, all’interno del centro storico di Savona, antistante il porto turistico della città e in zona commerciale; la planimetria ad “L”, con corte interna, è variamente articolata e comprende edifici alti fino a cinque piani fuori terra.
    Forte Pianelloni a Lerici: il compendio è ubicato in posizione predominante sull’abitato di San Terenzo, frazione del Comune di Lerici ed è costituito, oltre al Forte, dai terreni ad esso circostanti e da un fabbricato originariamente adibito ad alloggio del custode, facenti parte dell’ex comprensorio militare dei Pianelloni.

    «Questo vuole essere un progetto Paese diffuso su tutto il territorio – spiega Aldo Patruno, della direzione nazionale dell’Agenzia del Demanioche diventa un’occasione di ricettività legata alla cultura. Siamo partiti dai modelli europei ma l’Italia ha una potenzialità in più che caratterizza il nostro patrimonio. Accanto ai castelli o ai conventi abbiamo ville storiche, ex caserme, fari, che consentono di catalizzare un maggiore interesse da parte del mercato al quale noi proponiamo una sorta di partenariato pubblico-privato. Stiamo allargando anche agli enti locali – conclude l’esponente dell’Agenzia del Demanio – le manifestazioni d’interesse sono aperte fino al 31 maggio, abbiamo avuto risposte significative e speriamo di poter dare un primo esito al progetto entro il 2013».

     

    Matteo Quadrone

  • San Fruttuoso, il futuro di Villa Imperiale in una due giorni di incontri

    San Fruttuoso, il futuro di Villa Imperiale in una due giorni di incontri

    Villa Imperiale, GenovaCon il patronato del Municipio 3 Bassa Valbisagno si svolgerà nelle giornate di oggi e domani, giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2013, nei locali di Villa Imperiale, a San Fruttuoso, il Convegno di Studio Cittadino sul tema “Il ruolo di Villa Imperiale di Terralba nello sviluppo culturale della città”.

    Presso la Sala Cambiaso della biblioteca civica Lercari, all’interno della Villa, sono previsti una serie di incontri aperti all’intera cittadinanza e alla presenza dei rappresentanti municipali (primo tra tutti, il Presidente Massimo Ferrante) e del Centro Terralba, con la presidente Marisa Romano. Due giorni di dialogo, tavole rotonde e visite guidate, per parlare dei problemi –soprattutto manutentivi- della Villa e del Parco, e per decidere del suo futuro.

    Questa mattina, gli appuntamenti sono stati aperti con i saluti del Presidente Ferrante e del Consigliere Comunale Alberto Pandolfo, in rappresentanza dell’amministrazione comunale e in rappresentanza del sindaco Doria, assente a causa di impegni istituzionali. Proprio Pandolfo commenta: «Essere qui oggi ad aprire questa due giorni di meeting ha un grande valore per me. Lo stesso era stato in occasione dell’inaugurazione del Museo Navale di Pegli, in cui ho avuto modo personalmente di constatare come quello che è un presidio culturale ha assunto altri significati sociali e formativi e si è confermato un elemento essenziale e vitale per la nostra città. Da parte nostra, è confermato l’impegno per rendere questi luoghi sempre più utilizzati e variamente sfruttati a beneficio della cittadinanza. Ben vengano questi convegni, per favorire l’interesse e l’attenzione per questo grande patrimonio di cui disponiamo e che spesso ignoriamo».

    Ai saluti è seguita la tavola rotonda a cura di Erminia Federico, con gli interventi dei professori Paolo Torsello, Raimondo Sirotti, Bruno Bruzzone, Teresita Totis, Ettore Zauli e dall’architetto Matteo Marino. Tra i temi affrontati, quello del restauro dell’edificio e dell’attuale mancanza di alcuni dipinti prima ospitati dalla Villa, ora conservati –intuilizzati- in qualche magazzino del Comune: un vuoto pesante, commenta Sirotti, per cui si deve fare di tutto per far tornare i dipinti al loro posto e permettere alla cittadinanza di goderne.

    Particolarmente accorato e ispirante l’intervento dell’architetto Matteo Marino. Consulente del Centro Culturale Terralba (tra le altre cose), Marino -espresso il rammarico per l’assenza delle istituzioni, che dovevano essere i veri recettori delle discussioni odierne, ed espresso l’auspicio per un intervento inserito in una strategia intelligente- parla della necessità di un lavoro di restauro oculato. Villa Imperiale va vista in un contesto più ampio e non solo architettonico: non è un problema murale, ma di comprensione della logica costruttiva di questa villa. L’edificio è stato pensato per perdurare nel tempo ed essere utilizzato dagli studenti e dai cittadini tutti. Per questo motivo è necessario sì un restauro, ma non nel senso della ricomposizione asettica: il salone di prima, in senso storico, non esiste più e la villa è da ripensare in termini funzionali e moderni.

    Quanta trascuratezza possiamo tollerare? Possiamo assumere la prospettiva anglosassone della “trascuratezza controllata”? «Sì, nel caso ad esempio delle arcate del ponte di Sant’Agata, da mantenere così com’è e da preservare dall’azione del tempo – commenta l’architetto Marino – No, nel caso del la villa, per cui è necessaria un’azione di manutenzione importante e articolata, che conservi la memoria storica e permetta al contempo un nuovo utilizzo produttivo». Non si deve assumere un’ottica ristretta e lasciare la villa come un quadro in una cornice abbandonata, valorizzando non solo la limitrofa Piazza Terralba, per esempio, o le situazioni a monte. «Dobbiamo difendere ogni pezzo di questa città – continua Marino – per dare senso di appartenenza anche alle ondate migratorie che hanno permesso a Genova di sopravvivere fino ad oggi. Dobbiamo elevare al qualità della città non spendendo soldi pubblici ma facendo agire le parti cittadine di concerto per migliorare la vivibilità. A Villa Imperiale, come ad esempio a Villa Donghi, in Salita della Noce: servono programmi e azioni concertistiche per combattere la trascuratezza. Io mi batto con spirito volontaristico e penso che ognuno possa fare molto per la proprio comunità, prendendo coscienza delle problematiche e facendo di Genova una città accogliente».

    Altro fattore importante e non trascurabile, il verde: il parco della Villa ha anch’esso un valore culturale e storico non trascurabile, che lo rendono patrimonio di tutta la cittadinanza. «A tale proposito, è stato prevista –racconta Bruzzone, del Comitato Amici di Villa Imperiale – l’adesione da parte di un gruppo di volontari (per esempio, persone agli arresti domiciliari o soggetti che affrontano percorsi di recupero) che danno aiuto per il mantenimento del parco in buono stato, coordinati da esperti.  A Genova ci sono varie associazioni volontaristiche per la cura dei parchi, ma manca un maggior coordinamento da parte di Comune e Regione, per gestire al meglio questa situazione».

    Interessante anche il progetto di Teresita Totis, di catalogazione delle piante del parco e di giardinaggio vero e proprio, che ha coinvolto in prima persona gli alunni delle scuole, con il duplice scopo di curare un bene pubblico e sensibilizzare i giovani verso oggetti, come le piante, che fanno parte del nostro arredo urbano. Interviene anche Ettore Zauli, ex direttore del Settore Servizio Giardini e Foreste del Comune di Genova, che offre la visione istituzionale-amministrativa sulla problematica, inserendo la villa nella catena di parchi storici e di patrimonio verde, di cui Genova è così ben fornita. «La gestione di un parco storico costa -commenta Zauli- le stime si aggirano attorno ai 6, 7 euro al metro quadrato e, su una superficie come quella della Villa di circa 22.700 mq, occorrerebbero cifre smisurate, che non possono essere sborsate. Nemmeno gli addetti al verde degli uffici comunali sanno quanto effettivamente venga speso per la manutenzione di tutti i parchi: scorporato l’ex-Servizio Giardini del Comune, una parte è oggi amministrata da ASTER, un’altra dai Municipi. Si sono perse così molte professionalità (fabbri, artigiani, restauratori) difficili da recuperare e si sono scorporate le attribuzioni, per cui oggi non è possibile capire quanto e come viene effettivamente speso per la manutenzione. Molti parchi, inoltre, come quello di Villa Imperiale, vive grazie al servizio dei volontari: se questo parco oggi è in queste condizioni lo dobbiamo al lavoro di queste persone».

    Così commenta questa prima mezza giornata di convegno il presidente del Municipio Massimo Ferrante:

    «Questo convegno è stato voluto fortemente da noi perché cerchiamo di promuovere una politica di rivalutazione della Villa, dal punto di vista storico, culturale e architettonico. Si tratta di un patrimonio importante per la nostra città: costruita nel XVI secolo, la villa ha ospitato varie personalità degne di nota, tra cui anche Luigi XIII.  Ancora oggi svolge un ruolo importante per la comunità genovese e in particolare per il quartiere di San Fruttuoso-San Martino, tanto che non da ultimo lo scorso 29 aprile si sono svolte qui le celebrazioni per la consegna del Grifo a Salvatore Settis, premiato alla presenza mia e del Sindaco Doria in considerazione del valore delle sue attività di archeologo e storico, e il suo impegno nella difesa del paesaggio e la tutela del territorio. Inoltre, anche la consegna del Grifo d’Argento a vari personaggi del mondo della cultura, sempre svolte da Municipio e Comune, in partnership con la Fondazione Palazzo Ducale. Per quanto riguarda queste due giornate, è soprattutto importante sottolineare la presenza del Centro Terralba, soggetto attivo e molto adatto a promuovere la rivalutazione architettonica del sito».

     

    Elettra Antognetti

  • Municipio Ponente: i risultati della Commissione sul Verde

    Municipio Ponente: i risultati della Commissione sul Verde

    Villa Duchessa di GallieraQual è la situazione degli spazi verdi, parchi, aiuole e giardini, patrimonio inestimabile del Ponente genovese?
    Un bilancio è tracciato sulle pagine del blog di Matteo Frulio, giovane consigliere (Pd) e presidente della Commissione Urbanistica del Municipio Ponente, il quale spiega «La “Commissione sul Verde” è nata con l’intenzione di far dialogare Aster (Azienda Servizi Territoriali Genova Spa partecipata al 100% dal Comune, ndr) e Municipio in maniera più stringente. Il tutto per agevolare i rapporti ed il coordinamento tra le diverse “anime” che si occupano della manutenzione di giardini e parchi».

    Dopo aver segnalato alcune aree in stato di degrado oppure soggette a carenza di manutenzione, all’inizio di settembre la Commissione sul Verde è diventata realtà «Già una settimana dopo, il responsabile Aster mi comunicava di aver avallato le nostre richieste su Prà e Pegli – continua il consigliere – mentre su Voltri si procedeva seguendo una via più territoriale. Aster, infatti, si occupa solo di quelle aree al di sopra dei 3.000 mq e delle potature di alberi».
    Da parte sua, il Municipio Ponente «Si è occupato di affidare i Giardini Piccardo ad una cooperativa che da settembre ne cura la pulizia – spiega il consigliere Frulio – Piazza Odicini è stata ripulita ad ottobre ma il guasto all’impianto di irrigazione ha causato notevoli problemi nell’aiuola centrale».

    L’obiettivo era «Mettere in rete tutte le “anime” della gestione e manutenzione del verde – sottolinea Frulio – Ma non solo: nella rete doveva starci anche il settore educativo e formativo, quindi le scuole. Con l’elementare D’Albertis si è messo in moto una macchina che ha visto coinvolti l’Istituto Marsano, i commercianti di Borgo Gattega ed il Municipio. Il progetto per Piazza Lerda partirà tra gennaio e febbraio».
    Per quanto concerne le altre aree verdi «Il Municipio ha pensato ad una gara di gestione che coinvolgerà cooperative specializzate che avranno il compito di supplire alla mancanza di personale (a seguito del pensionamento non è avvenuto alcun ricambio) – continua Frulio – Il Parco di Villa Letizia è stato adottato e potrà essere visitato anche dal pubblico in orari al di fuori di quello scolastico».

    Nel frattempo, dopo 16 anni, Aster ha realizzato le potature straordinarie di Piazza Bignami e Piazza Venezian; la risistemazione della pavimentazione dei Giardini Elah (con la collaborazione del Circolo PD di Prà e dei consiglieri del Movimento 5 Stelle); infine, presso Villa Doria a Pegli, Aster ha aumentato gli sfalci delle aiuole che erano rimaste nello sfacelo totale durante le vacanze estive.

    E poi la nota più lieta «Dopo anni di impegno, prima con un’associazione locale, poi come consigliere municipale, ho potuto constatare che tutti gli sforzi hanno portato i primi frutti – racconta Frulio – È stato un lungo lavoro fatto di lettere, proteste in piazza e assemblee in Municipio, ma il 10 dicembre scorso, finalmente, sono partiti anche i cantieri per il restauro di Villa Duchessa di Galliera a Voltri».
    L’associazione Amici della Villa Duchessa esprime grande soddisfazione «In questi anni abbiamo fortemente voluto questi interventi di restauro – afferma Albero Malaspina – E’ un sogno che diventa realtà. Il Comune ci ha chiesto di collaborare e noi lo faremo con le nostre competenze, per quel che è possibile. Speriamo sia l’inizio di un nuovo corso».
    L’auspicio è che una volta conclusi i lavori – la cui fine è prevista nel giugno 2013 – il giardino restaurato secondo i canoni settecenteschi possa essere restituito alla cittadinanza.

     

    Matteo Quadrone

     

  • San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    Degrado di Villa DonghiNel cuore del quartiere di San Martino giace abbandonato da anni un edificio storico, a pochi passi dal polo universitario e dall’ingresso dell’ospedale, in bella vista in uno dei tratti più trafficati di corso Europa, proprio all’altezza degli studi regionali della RAI. L’antico edificio di Salita Superiore della Noce 33 si chiama Villa Donghi ed è compresa nell’elenco degli immobili sottoposti a tutela con un vincolo del 1934 (decreto legislativo 42 del 22 gennaio 2004).

    All’esterno circondata da ponteggi “preistorici” e con i locali interni a più riprese abusivamente occupati e riadattati a cucina improvvisata, oggi la storica costruzione resta pericolante e gli interventi di risanamento stentano ad arrivare, anche se da anni chi vive e lavora nelle zone limitrofe lamenta lo stato pietoso in cui si trova l’edificio.

    Era partita proprio da residenti e commercianti di Salita Superiore della Noce la protesta che nel 2009 sembrava aver smosso la situazione: coinvolgendo l’allora assessore del Municipio VIII Renzo Di Prima (Lega Nord) e il consigliere municipale Pdl Beppe Damasio, la discussione su Villa Donghi aveva avuto una certa eco. Ad essere contestato, il fatto che la struttura – facilmente accessibile – fosse stata occupata abusivamente creando una situazione di disagio per gli abitanti. Di Prima, durante un sopralluogo svolto alla presenza delle forze dell’ordine, aveva realizzato all’epoca un report fotografico a documentare il degrado del sito. La discussione si era estesa anche online, con uno scambio pubblico di mail tra assessore, consigliere e Massimiliano Lussana, giornalista del Giornale. I cittadini avevano presentato a quel tempo diversi esposti all’amministrazione.

    Scriveva Di Prima in quell’occasione: «L’accesso al palazzo, che dovrebbe essere impedito, è invece reso possibile in quanto una lamiera è stata forzata ed è soltanto accostata, una grata di ferro è stata divelta, nel giardino sono presenti detriti, rifiuti, legname secco che sommato ai tavolati dei ponteggi crea un fortissimo rischio di incendio. Anzi sono stati gli stessi abitanti a vedere più volte del fumo uscire dalle finestre dell’edificio, evidentemente qualcuno si cuoceva la cena».

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

     

    Ancora oggi la situazione non sembra essere migliorata. L’edificio è fatiscente e abbandonato a se stesso. Chi lavora nei locali adiacenti alla villa, da più di 30 anni, ci racconta che si tratta di una situazione che la città si trascina da ben tre decenni.  I ponteggi attorno alla villa sono presenti da tempo immemore, ma nessun cartello indica un inizio o una presunta fine dei lavori, né il nome di un’impresa appaltatrice. Gli unici – estemporanei – interventi sono gli sgomberi realizzati periodicamente da vigili e carabinieri. Solo la proposta di murare tutti gli accessi, avanzata da Di Prima e Damasio nel 2009, non era stata ignorata dall’amministrazione, la quale aveva proceduto a transennare gli accessi con assi metalliche e catene, tuttora presenti.

    E oggi qual è la posizione dell’amministrazione nei confronti di Villa Donghi? Cadute le proposte del 2009 e del 2011, che prevedevano rispettivamente l’inserimento di Villa Donghi tra gli edifici facenti parte del programma comunale per il Social Housing e la sua destinazione a sede della “Casa del Profugo”, di recente la giunta si è nuovamente espressa in merito alla situazione dell’immobile. Nel 2012 la villa è stata inserita nella lista dei beni facenti parte del piano delle alienazioni e delle valorizzazioni urbane 2012, con cui il Comune ha deciso la messa sul mercato di terreni, locali, case per un valore di 38 milioni di euro.

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

    Per Villa Donghi – con l’annessa area esterna di circa 13 metri quadrati – è stata prevista, al posto della vendita, la costituzione del diritto di superficie novantennale, che permette di destinare l’edificio a progetti condivisi dall’amministrazione, la quale ne ha disposto la trasformazione in una casa di cura per pazienti disabili. Da un lato, la necessità di reperire risorse da parte del Comune, dall’altro, l’opportunità di creare una moderna residenza sanitaria riabilitativa: l’assessore al Bilancio Francesco Miceli, che ha disposto questa misura a favore dell’immobile di Salita Superiore della Noce, spiega che «l’amministrazione non si priverà totalmente del bene, e il futuro gestore potrà disporre di un titolo idoneo ad offrire le garanzie necessarie per ottenere i finanziamenti».

    Ad ostacolare questo progetto la crisi economica e l’attuale ristagno del mercato immobiliare: il valore di stima del complesso immobiliare ammontava infatti a 935.390,00 euro. Per evitare il rischio dell’inutilizzo forzato, lo scorso settembre è stata approvata una delibera, che ha ridotto la durata del diritto di superficie a trentasei anni, con corrispettivo a base di gara pari a € 29.241,06 più oneri fiscali, e con conseguente riduzione del prezzo, al fine di rendere la villa più facilmente vendibile, purché tale durata sia sufficientemente lunga da consentire l’ammortamento degli investimenti da parte del concessionario.

    Insomma, le previsioni per il futuro di Villa Donghi e di Salita Superiore della Noce non sembrano delle più rosee.

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Quarto, Villa Gervasoni: un bene culturale da salvaguardare

    Quarto, Villa Gervasoni: un bene culturale da salvaguardare

    Villa GervasoniUna villa nobiliare di villeggiatura risalente al ‘600 ubicata lungo l’antica via romana Aurelia (la “creuza” di via Romana della Castagna che sotto uno strato di asfalto ancora conserva l’antico ciottolato), composta fin dalle origini di due corpi di fabbrica simmetrici – attualmente di differenti proprietari – separati dal portale medioevale di accesso a Castel Perasso (distrutto nel ‘300 dai Fieschi), con le sue pertinenze, ovvero le rovine del castello e l’adiacente Uliveto Murato incluso il parco rustico (ora in parte di proprietà comunale, in parte di un altro privato), rappresenta un complesso unitario importante al pari di quello dei Parchi di Nervi, ma ben più rilevante dal punto di vista storico.

    Secondo la documentazione esistente presso il Santuario della Castagna, pubblicata da Stefano Costa nel 1919, la Villa – poi Gervasoni – con i ruderi di Castel Perasso ed il fondo finitimo ora noto come Uliveto Murato, fino alla metà del ‘700 era proprietà di Giovanni Battista Priaruggia. Alla morte del Priaruggia la vedova cedette questi beni all’Abate Gervasoni, ai Burlando e ai Boero.
    La Villa, da sempre catalogata e descritta nelle pubblicazioni sulle Ville genovesi, ha una lunga storia che chiama in causa personaggi del calibro di Giuseppe Garibaldi – nell’archivio Gervasoni rimane un suo prezioso autografo in cui ringrazia la famiglia per l’aiuto ricevuto – e di Giacomo Puccini che divenne una presenza abituale in quanto amico del pianista e compositore Giuseppe Frugatta, il quale aveva acquisito la proprietà dai Giuliano.
    All’interno della dimora, con un proprio ingresso su via Romana, è ancora conservata una cappella di ragguardevoli dimensioni, con un altare barocco a stucco e volte a vela dipinte. Anche gli ambienti interni sono articolati secondo gli schemi di una villa nobiliare con volte decorate e una seconda scala che congiunge le cucine al piano nobile. In facciata si può ammirare una pregevolissima statua marmorea di finissima fattura di San Giovanni Battista, già citata nei documenti del ‘700.
    Quel che rimane del Parco che comprendeva le rovine di Castel Perasso – in gran parte demolite con la costruzione dello svincolo di Corso Europa, alcune superstiti inglobate nelle mura dell’uliveto – ospita l’ippocatastano forse più grande ed antico della Liguria (due metri circa di diametro), un raro albero di canfora ed altre piante di pregio.

    Oggi però Villa Gervasoni rischia di veder compromessa la sua originalità a causa degli interventi di ristrutturazione previsti dal nuovo proprietario dell’ala ovest. A destare preoccupazione non sono sole le probabili modifiche che saranno apportate a livello architettonico, ma anche gli stravolgimenti ambientali dovuti ai lavori in via di svolgimento nel giardino: buona parte del tradizionale paesaggio ligure è già stata spazzata via – fichi, allori, rampicanti secolari, ecc. – perché non in linea con il previsto restilyng degli spazi verdi.

    Occorre sottolineare che su Villa Gervasoni grava una procedura di vincolo avviata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria su sollecitazione del Comitato Pro Uliveto di Quarto e del proprietario dell’altra ala della Villa, il quale ha il medesimo interesse nel veder preservata l’integrità originaria del complesso. Non sappiamo ancora se la pratica di tutela andrà a buon fine ma si tratta di un passaggio cruciale per mantenere viva la speranza di salvaguardare il manufatto, considerando che in caso contrario, il nuovo proprietario dell’ala ovest avrebbe carta bianca.

    Villa GervasoniIl Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto – che da anni si batte per la conservazione e la valorizzazione di un sito di altissima qualità che conferisce una preziosa identità storico culturale al territorio (come vedremo nel dettaglio in seguito) – ha presentato alcune osservazioni al Piano Urbanistico Comunale (PUC) chiedendo una maggiore tutela dell’area attraverso il riconoscimento dell’Uliveto Murato, quale parco storico di Villa Gervasoni.

    Questo complesso unitario per connotazioni ambientali e storiche, secondo il Comitato «rientra nella previsione del PUC che si riferisce agli ambiti di disciplina speciale Lettera O e cioè nel Sistema delle ville e dei parchi Carrara e Quartara che a pag. 26 delle norme di conformità così viene descritto: “O – Sistema delle ville e parchi Carrara e Quartara – Descrizione dei caratteri del territorio. I caratteri stilistici e costruttivi delle ville del genovesato e di quanto ancor oggi residua degli originari parchi appartengono al patrimonio della città. I due grandi bacini del Levante, costituiti dalle vaste proprietà Carrara e Quartara e di alcune emergenze di ville costruite sul sistema dell’antica romana, costituiscono sistemi da preservare”».
    «Una di queste emergenze è proprio la Villa Gervasoni e connesso Uliveto Murato – scrive il comitato – Pregheremmo quindi di far rientrare la Villa Gervasoni, di Via Romana della Castagna n. 42 e 44 e il pertinente Uliveto Murato nella previsione di cui alla lettera O – Sistema delle ville e parchi Carrara e Quartara – negli ambiti di disciplina speciale e di integrare le relative norme di conformità. Visto che le altre ville del genovesato sono nominate nelle dette norme, vorremmo che anche questa lo fosse».

    Auspicio accolto, infatti nelle cosiddette “emergenze esteticamente rilevanti e tracce storiche artistiche”, oggi compaiono anche “La Villa Gervasoni con il connesso Uliveto Murato”.
    Il Comitato sollecita poi una tutela ancor più specifica in particolare per l’edificio antico, osservazione fatta propria dal PUC che ha integrato la frase “mantenendo le coperture in abbadini d’ardesia”, con le parole “nonchè le volte, specie se dipinte, gli stucchi, la pavimentazione antica, la struttura delle porte, delle finestre, e degli scuri. Ammessa la posa di tiranti e chiavi antisismiche”.
    Infine, per quanto riguarda gli interventi di sistemazione degli spazi esterni, dopo le parole “misure compensative atte alla conservazione del verde”, la versione aggiornata del PUC sottolinea “Gli alberi secolari o con diametri superiori a 50 cm dovranno essere tutelati”.

    Le integrazioni al PUC rappresentano un altro successo raggiunto dal Comitato che si somma al riconoscimento dell’Uliveto Murato quale sito di interesse culturale particolarmente importante, sancito dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria nel 2007 con l’apposizione del vincolo monumentale di tutela.

    Oggi il sito è salvaguardato grazie all’impegno dei cittadini che negli anni scorsi sono riusciti a fermare una pericolosa operazione immobiliare, già approdata in Conferenza dei Servizi.

    UlivetoUliveto

    L’area dell’Uliveto Murato è in parte di proprietà comunale, in parte privata. Adesso diventa fondamentale ottenere la disponibilità della porzione privata – in sinergia tra Comune e Regione – per poter avviare il progetto di recupero e valorizzazione promosso dal Comitato. Parliamo della realizzazione di un “ecomuseo precolombiano vivente” – mantenendo l’assetto agrario tradizionale e paesaggistico di peculiare valore storico e monumentale – accessibilissimo per la fruizione culturale e turistica ed integrabile nel sistema dei parchi di Quarto – Nervi e sull’antica via romana Aurelia (la “creuza” di via Romana della Castagna il cui restauro fa parte del progetto).

    La Regione Liguria ha costituito il progetto di valorizzazione in “progetto pilota” per creare le linee guida per interventi di conservazione e valorizzazione di tutti i siti che conferiscono identità culturale alla Regione Liguria e lo ha finanziato con un primo stanziamento di 78.000 Euro (che possono essere sufficienti per i restauri ma non bastano per l’indispensabile acquisizione della parte privata all’interno delle mura).

    L’obiettivo è trasformare l’Uliveto Murato in un luogo didattico dove tramandare antichi valori e conoscenze, esperienze a contatto con la terra, le piante, i rivi, ecc. Una soluzione concreta per tutelare questi manufatti, le fasce antichissime della zona di Quarto, un patrimonio che potrebbe essere sfruttato a fini turistici.

    Il Comune conferirà la parte di sua proprietà – anzi l’ha già affidata – alle cure della famiglia di olivicoltori che da molte generazioni curano il sito con i metodi della antica tradizione ligure e che si è dichiarata disposta a continuare in regime di volontariato la conduzione di tutto il fondo sotto la supervisione della direzione del futuro Ecomuseo, partecipando anche al programma formativo.
    Un luogo del genere a Genova manca, un’occasione per mantenere intatta l’identità culturale del territorio, attraverso un’operazione che non comporta costi elevati. Ma va fatta al più presto perché in caso contrario, se non si valorizza adeguatamente il sito, con il passare degli anni, esiste il concreto rischio che vengano concessi dei nuovi permessi a costruire.

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]
    (Villa Gervasoni, foto dell’autore)