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  • Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra

    Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23A urne chiuse in attesa dei risultati del ballottaggio il primo dato emergente è che a Genova è in corso una mutazione genetica: il capoluogo ligure, per decenni considerato partecipativo fortino del centrosinistra, e con una fortissima tradizione “rossa”, potrebbe avere un risveglio piuttosto brusco, grazie a nuovi rapporti di forza all’interno delle istituzioni. Il risultato delle urne restituisce il comparto delle destre in crescita e un centrosinistra decisamente in affanno. I dati storici, però, come spesso accade, inquadrano meglio l’andamento politico, arricchendo la prospettiva di analisi. In termini assoluti, la destra in passato è stata anche più forte, quello che è cambiato è che il Partito Democratico e tutto il centrosinistra sono sull’orlo del baratro, con un picco storico negativo senza precedenti. Il contesto si arricchisce con lo storico dato dell’astensione: per la prima volta alle amministrative genovesi a votare non è stata la maggioranza degli aventi diritto.

    La “piccola” vittoria della Lega

    Il risultato più evidente, come dicevamo, è l’avanzata della Lega Nord che, rispetto alle scorse elezioni comunali, ha guadagnato ben 20mila preferenze. In termini numerici passa dai circa 8mila voti del 2012 ad oltre 28mila di oggi, con un aumento percentuale che registra un +250% circa; un dato che la dice lunga sulla situazione politica del capoluogo ligure. Come vedremo, in caso di vittoria di Marco Bucci al ballottaggio, sarebbe il partito più forte in Consiglio comunale, anche se nei fatti rappresenta solo il 6% della popolazione. Un risultato che riporta in serie positiva l’andamento del consenso di questo partito, che in termini assoluti stava decrescendo dal 1993. L’esordio, dopo la stagione di “manipulite”, portò un bottino per il Carroccio, all’epoca guidato da Serra, di oltre 116mila preferenze, che garantirono nove consiglieri in Sala Rossa. Da lì in poi, però, in tutte le successive consultazioni i consensi hanno registrato un calo: nel 1997 i voti raccolti furono poco più di 11mila (zero consiglieri), nel 2002 scesero a 9.400 (un solo consigliere), nel 2007 piccolo calo a 9.340 preferenze (un consigliere), per arrivare, come abbiamo visto, al record negativo della scorsa consultazione elettorale (sempre con un solo consigliere).

    Andamento seguito dall’aumento generalizzato di tutto il comparto di centrodestra, che oggi registra solamente un leggero e ulteuriore ridimensionamento di Forza Italia, che passa dai 21mila voti di cinque anni fa (presi però come Pdl) ai 17mila circa di domenica. La Lega, quindi, guida e condiziona tutta la coalizione di centrodestra. La stagione di Matteo Salvini, decisamente orientata a destra, pare funzionare. Nel “raccolto” di questa tornata elettorale potrebbe essere finita anche una parte dei voti di Alleanza Nazionale, che dieci anni fa prendeva comunque 16mila preferenze, già in calo rispetto all’ultima partecipazione del Msi (1993) che raccolse oltre 20mila voti. Anche se è più probabile che gli ex “tricolori” siano confluiti negli 11.490 voti raccolti da Fratelli d’Italia, pari al 5,28% delle preferenze. Una destra, quindi, che torna a crescere in termini di consensi, ma in termini assoluti, si assesta sullo storico cittadino.

    La “Questione” a sinistra

    Quello che invece è cambiato è il consenso della cosiddetta sinistra genovese: il centrosinistra del Pd, infatti, continua nel suo crollo perdendo circa 12mila preferenze, passando cioè da 55mila a 43mila voti. A livello di liste in appoggio al candidato, se nel 2012 la lista Doria raccolse circa 26mila preferenze, oggi quella di Crivello si ferma a poco più di 20mila, rimanendo comunque determinante e, paradossalmente, più “pesante” in Sala Rossa in caso di eventuale vittoria al ballottaggio. Oggi tutto il centrosinistra alleato del Pd ha preso 76mila voti e, comparando questi dati con gli andamenti storici recenti, “la questione” appare evidente: dieci anni fa (con Marta Vincenzi come candidata), il centrosinistra si imponeva con 158mila preferenze, cioè circa 80mila in più rispetto ad oggi, con un Ulivo capace di raccogliere da solo 90mila voti. Il confronto appare ancora più umiliante se si guarda all’exploit del 2002 in cui il centrosinistra, guidato dai Ds, prese 210mila preferenze, lanciando la seconda legislatura di Pericu. Certo, erano altri tempi, e al voto andava il 67% degli aventi diritto, cioè circa 360mila persone, contro le 228mila di oggi, ma il conto non lascia scampo: in dieci anni il centrosinistra ha perso circa il 50% dei voti, un baratro che non ha precedenti.

    Un dato da non dimenticare è che dalle votazioni di domenica escono fortemente ridimensionate le rappresentanze politiche tradizionalmente più a sinistra, rappresentate solamente da un Paolo Putti che in solitaria vivrà i prossimi cinque anni da consigliere comunale, mentre nel 2012 con Doria “entrarono” due consiglieri di Sel e uno di Rifondazione Comunista. Per Chiamami Genova un esordio da 11mila preferenze, che, per fare dei paragoni, sono esattamente i voti che raccolse Sel nella scorsa tornata o l’allora candidato della Lega, Edoardo Rixi. Ad appoggiare esternamente questa lista civica, anche Rifondazione Comunista, che cinque anni fa prendeva 5mila voti, mentre nel 2007 raccoglieva 15mila preferenze. L’andamento storico del partito è eloquente: nel 1997 i voti furono 31mila, nel 1993 32mila. Una lenta e inesorabile discesa.

    La non sconfitta del Movimento 5 Stelle

    Il Movimento 5 Stelle, perde non perdendo. Se, infatti, stando alla aspettative di campagna elettorale, il suo risultato “non sfonda”, in termini numerici progredisce: nel 2012 sfiorò il ballottaggio con 36mila preferenze, mentre oggi raccoglie circa 40mila voti. Va ricordato che nel 2012 il Movimento era all’esordio, mentre oggi è “forza di governo” in alcune grandi città italiane, grazie a un’ascesa che sembrava avere possibilità anche a Genova. Un risultato che riesce sostanzialmente ad “impattare” la crisi di consenso degli ultimi mesi e garantisce una buona presenza in Sala Rossa.

    Consiglio comunale, tra novità e palude

    palazzo-tursi-giornalisti-consiglio-DIl risultato del prossimo ballottaggio darà sicuramente una nuova veste al Consiglio comunale, che, a prescindere dal risultato finale, sarà in ogni caso attraversato da nuovi rapporti di forza. I 40 posti a disposizione saranno così distribuiti: 24 scranni andranno per premio di maggioranza alle liste della coalizione vincitrice, mentre i 16 rimasti agli sconfitti, secondo il metodo proporzionale D’Hondt.

    In caso di vittoria di Bucci, la mutazione genetica di cui sopra prenderà la veste istituzionale: nove, infatti, sarebbero i consiglieri comunali della Lega, come all’esordio nel 1993, con la differenza che oggi diventerebbe il primo partito dell’assemblea. A seguire, sei della lista civica di Bucci, “Vince Genova”, cinque di Forza Italia, tre di Fratelli d’Italia e solamente uno per Direzione Italia. L’opposizione vedrebbe sei consiglieri per il Pd, cinque per il M5s, tre della lista civica del candidato sindaco Crivello, uno per il candidato stesso, e uno per la lista civica capitanata da Paolo Putti, Chiamami Genova.

    In caso di vittoria della coalizione che sostiene Gianni Crivello, invece, l’assetto sarebbe diverso: il Partito Democratico avrebbe 14 consiglieri, più sette della “lista Crivello”, due di “A Sinistra” e solo uno di “Genova Cambia”. Dall’altro lato, invece, avremmo cinque consiglieri pentastellati, tre per Lega Nord, tre della lista “Genova cambia”, due per Forza Italia e uno solo per Fratelli d’Italia come per Chiamami Genova. Dei due “poli” rimasti esclusi dal ballottaggio, quindi, per Paolo Putti il “destino solitario” è già scritto, così come la presenza di cinque “grillini”.

    Con ogni evidenza, a contendersi il “controllo” della Sala Rossa sono Lega Nord e Pd, in un inedito, almeno per Genova, scontro. In ogni caso, però, le liste civiche che hanno appoggiato i candidati sindaco saranno determinanti per mantenere le relative eventuali maggioranze: un assetto simile alla passata legislatura comunale, che, come l’esperienza ci insegna, ha portato a numerosi imbarazzi reciproci tra primo cittadino e “partito”, diventati ben presto palude politica e amministrativa.

    Affluenza defluita

    L’ulteriore dato che emerge dai risultati di questa consultazione è legato all’affluenza; con il 48,39% di votanti sugli aventi diritto, Genova tocca il suo minimo storico: 237mila preferenze espresse, contro le 279mila del 2012, precedente record negativo, con un’emorragia di circa 40mila persone non recatesi alle urne. Una sorta di lista civica della delusione o della disaffezione, che per consistenza è stata determinante per gli esiti del voto. Anche in questo caso l’andamento storico non lascia spazio a dubbi: nel 2007, dieci anni fa, a votare andarono 323mila persone (61% degli aventi diritto), nel 2002 furono 367mila (67%); continuando l’excursus a ritroso, si registra una leggera flessione del 1997 con 341mila voti validi (59%), per poi ritrovare i 439mila del 1993, che portarono la percentuale dell’affluenza al 73,4%. In 25 anni, quindi, si sono smarriti 200mila votanti.

    Per la prima volta, non è la maggioranza dei genovesi ad aver scelto i propri rappresentanti nell’amministrazione; un fatto che depotenzia la rappresentanza politica, dimezzandone le percentuali “di ricaduta” sulla popolazione totale. Un fenomeno che dovrebbe far riflettere sulla “forza” della comunicazione politica, soprattutto in una contingenza di trasformazione come quella che sta vivendo Genova da diversi anni a questa parte. I numeri ci dicono che in questa tornata elettorale paradossalmente non ci sono dei veri vincitori, ma alcuni sconfitti. Il destino della città sembra interessare sempre a meno persone e le cause probabilmente arrivano anche da lontano. Il partito del non voto per la prima volta “regna” in città. I due maggiori partiti che si contenderanno il controllo dell’assembla cittadina, infatti, rappresentano il 6% (Lega Nord) e il 9% (Pd) di tutta la popolazione e amministreranno, per gli altri 94% o 91%.

    I numeri ci dicono che slogan come “prima gli italiani”, “chiuderemo i centri sociali”, “schederemo i questuanti”, accompagnati da sferzate di sicuritarismo e repressione del dissenso sociale hanno avuto più presa di quelli che parlavano di “diritto alla casa”, “giustizia sociale”, “accoglienza”. Tra le righe, se vogliamo leggerle, il dato storico però dice non che l’aggressività della destra genovese abbia attivato nuovi seguaci – che, come abbiamo visto, già c’erano, dormienti – ma piuttosto che i messaggi di discriminazione e arretramento sul tema dei diritti e della giustizia sociale non abbiano allarmato e attivato le coscienze “di sinistra” di Genova, una “sinistra” praticamente smobilitata nel fare argine ad una eventuale deriva a destra. Questo è sicuramente il dato che deve fare riflettere di più. Urgentemente.

    Nicola Giordanella

  • Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    scheda-elettorale-comune-2017Domenica 11 giugno gli elettori genovesi sono chiamati a votare per l’elezione del Sindaco, del Consiglio comunale e dei nove Consigli municipali. Le elezioni si svolgeranno nella sola giornata di domenica, dalle ore 7 alle ore 23. Possono votare tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali, che abbiano compiuto il 18° anno di età alla data dell’11 giugno 2017, fra cui gli elettori residenti all’estero, che sono stati avvisati tramite cartolina-avviso.

    Inoltre i cittadini dell’Unione Europea residenti a Genova che hanno fatto richiesta entro il 2 maggio 2017, che devono essere in possesso di specifica tessera elettorale con dicitura «Comunali – Circoscrizionali» ed i cittadini emigrati in un Comune della Provincia di BOLZANO da non più di quattro anni, che devono presentare apposito attestato, inviato al nuovo comune diresidenza.

    L’elettore dovrà presentarsi al proprio seggio munito della tessera elettorale e di un documento di riconoscimento. Qualora nella tessera elettorale fossero esauriti gli spazi, o in caso di smarrimento o furto, l’elettore potrà – fin da oggi – procurarsi una nuova tessera recandosi presso l’Ufficio Elettorale di Corso Torino, 11, che, per l’occasione, osserverà orario prolungato nei giorni di venerdì 9 e sabato 10 giugno con orario dalle 8.10 alle 18.00 e domenica 11 giugno con orario dalle 7 alle 23 oppure presso gli Uffici municipali con i seguenti orari: sabato 10 giugno dalle 8.10 alle 12.30, domenica 11 giugno dalle 7.00 alle 23.00

    Per agevolare i cittadini nell’espletamento del diritto di voto, il Comune di Genova ha attivato da tempo alcuni servizi rivolti, in particolare, alle fasce deboli (anziani, portatori di handicap, ecc…):

     

    • da giovedì 8 giugno a domenica 11 giugno consegna a domicilio della tessera elettorale agli elettori anziani e/o disabili che siano assolutamente impossibilitati a recarsi presso gli uffici anagrafici e senza persona di fiducia a cui delegare l’incarico. Per informazioni rivolgersi ai numeri tel. 010 5576829 / 010 5576841;
    • gli elettori con problemi di deambulazione possono esprimere il voto in una qualsiasi sezione delle 150 prive di barriere architettoniche appositamente allestite sul territorio. E’ inoltre attivo un servizio di prenotazione telefonica per il trasporto gratuito da casa al seggio. (telefonare al numero 010.5741433, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 16, nel periodo lunedì 5 giugno – sabato 10 giugno);
    • i degenti in luogo di cura (ospedali, RSA, ecc.) e gli elettori in luogo di detenzione possono esercitare il diritto di voto nella struttura di ricovero o di detenzione, previa autorizzazione da richiedere all’Ufficio Elettorale per il tramite della direzione della struttura che usufruisce del seggio, entro sabato 10 giugno ore 18.00 (tel. 010 5576846 – 010 5741434). Gli elettori devono essere in possesso della tessera elettorale e di documento di riconoscimento valido;
    • gli elettori affetti da infermità fisica che comporti la dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali/ intrasportabili affetti da gravissime infermità, possono inoltrare domanda, corredata da certificazione della ASL, all’Ufficio Elettorale per esprimere il voto a domicilio.
    • gli elettori affetti da infermità tali da non consentire l’autonoma espressione di voto possono avvalersi dell’assistenza in cabina di un componente della propria famiglia o di un altro accompagnatore di fiducia purchè iscritti nelle liste elettorali di un Comune della Repubblica. In base alla legge 17 del 15 febbraio 2003, l’elettore che intende avvalersi della facoltà del voto assistito deve procurarsi la necessaria documentazione medica rilasciata dalla Asl attestante l’impossibilità presentando apposita richiesta all’Ufficio Elettorale.

     

    È previsto, come nelle precedenti consultazioni, un servizio di trasporto gratuito con navetta per agevolare il raggiungimento dei seggi costituiti nei seguenti istituti scolastici:
    Municipio Centro Ovest – Scuola elementare Taviani (Corso Martinetti 77G): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19 con partenza dal cancello in corso Martinetti, 77 fino all’ingresso della scuola.
    Municipio Bassa Val Bisagno – Scuola elementare Fontanarossa (Via Ginestrato 11): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza dal parcheggio di Via Pinetti (di fronte al civico n. 66) al cortile superiore della scuola.
    Municipio Ponente – Scuola elementare Fabbriche (Via Fabbriche 189b): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza da Via Fiorino, 9 all’ ingresso della scuola.

    I risultati comunicati da ciascuna sezione elettorale saranno visibili in tempo reale in Internet sul sito del Comune di Genova dove è possibile reperire tutte le informazioni relative alle modalità di voto ed i recapiti degli uffici comunali cui rivolgersi per chiarimenti.

    Come si vota

    Al seggio si riceveranno 2 schede, azzurra per il Comune e rosa per il Municipio

    Scheda AZZURRA per il COMUNE

    Occorre far rilevare che con una sola scheda (la scheda azzurra) si esprimono due voti distinti. Si vota per eleggere il Sindaco di Genova e si vota per eleggere i componenti del Consiglio comunale di Genova. Ciascun candidato alla carica di sindaco è collegato ad una o più liste di candidati consiglieri comunali. L’elettore può mettere un segno di voto sul contrassegno di una lista: in tal caso il voto va sia alla lista che al candidato sindaco. L’elettore può mettere un segno di voto solo sul candidato alla carica di sindaco: in tal caso, il voto NON si trasferisce a nessuna lista collegata. Si può esprimere validamente il proprio voto in 5 modi:

    1 – Tracciando un segno sia sul nome del candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che lo sostiene (o nei riquadri di rispettivo riferimento) e scrivendo eventualmente una o al massimo due preferenze per candidati al Consiglio Comunale. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna, per non vedere annullata la seconda preferenza. In tal caso il voto va al Sindaco, alla lista votata ed al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    2 – Tracciando un segno solo sul simbolo della lista (o nel riquadro in cui compare tale simbolo) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto va automaticamente al Sindaco collegato con la lista votata, alla lista votata e al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    3 – Tracciando un segno sia sul candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che non sostiene il Sindaco (o nei riquadri di rispettivo riferimento) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto DISGIUNTO è valido sia per il Sindaco scelto, sia per la lista che non lo sostiene votata, sia per il candidato o i 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    4 – Esprimendo solo 1 o 2 preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna) nel corretto riquadro della loro lista. In tal caso il voto va al Sindaco collegato alla lista, alla lista cui appartengono i candidati scelti e naturalmente ai candidati.

    5 – Tracciando un segno solo sul nome di un candidato Sindaco (o nel riquadro in cui compare tale nome).In tal caso il voto va al solo candidato Sindaco e non si estende automaticamente a nessuna lista.

     

    Scheda ROSA per i MUNICIPI

    Si vota a turno unico (non è previsto il ballottaggio) per l’elezione dei Consiglieri dei 9 Municipi genovesi. A differenza del Sindaco, il Presidente di Municipio non è eletto direttamente dai cittadini, ma nominato da ciascun Consiglio municipale, con proprio successivo provvedimento. Il voto di lista viene espresso tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta (lista singola o lista inserita in una coalizione), o nel riquadro in cui compare tale simboloOltre al voto di lista, l’elettore può esprimere, nelle apposite righe stampate sulla scheda elettorale, uno o due voti di preferenza, scrivendo il cognome (o cognome e nome, in caso di omonimie) di non più di due candidati, di sesso diverso, compresi nella lista votata. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna/una donna e un uomo, per non vedere annullata la seconda preferenza. Nel caso di espressione di una sola preferenza, la stessa potrà riguardare indifferentemente un candidato uomo oppure una candidata donna.

    I candidati alla carica di Presidente vengono indicati, a scopo informativo, in calce alla scheda elettorale, ma ad essi NON possono essere assegnate preferenze. Sulla relativa indicazione in calce alla scheda elettorale NON va pertanto apposto alcun segno.

     

  • Doria chiude il mandato: «5 anni di sofferenza inaudita». Pochi rimpianti: «Non aver inciso sulla riforma della p.a.»

    Doria chiude il mandato: «5 anni di sofferenza inaudita». Pochi rimpianti: «Non aver inciso sulla riforma della p.a.»

    Marco Doria, sindaco di GenovaCinque anni di crisi economica che ha moltiplicato le situazioni di sofferenza sociale, cinque anni di “sofferenza inaudita” della finanza locale e di taglio progressivo dei trasferimenti dal governo per complessivi 170 milioni dal 2011 a oggi. E’ il bilancio del sindaco di Genova, Marco Doria, che in un’ora e un quarto di conferenza stampa e 180 pagine di report sintetizza cinque anni di amministrazione. «Abbiamo governato in cinque anni di sistema di disgregazione del sistema politico italiano, con una schizofrenia delle regole del gioco che ha messo a dura prova i nostri nervi e la nostra calma», afferma il primo cittadino. «Fin dall’inizio – ricorda il sindaco- ci hanno chiesto se ce la sentissimo di andare avanti: era un giochino da microcosmo autoreferenziale. Abbiamo governato la città per cinque anni garantendo stabilità amministrativa affrontando difficoltà notevolissime ed essendo molto coerenti con certe linee guida della nostra azione».

    La giunta Doria tira le fila, prima dello stop all’azione politica in vista della campagna elettorale che scatterà il prossimo 27 aprile. Tutti presenti, tranne l’assessore ai Lavori pubblici e candidato del centrosinistra per il prossimo mandato, Gianni Crivello. Ma non ci sarebbe nessun calcolo politico, semplicemente un impegno istituzionale per incontrare gli abitanti della Val Varenna e inaugurare uno dei tanti interventi realizzati dal 2012 a oggi. «La nostra azione – rivendica con orgoglio il primo cittadino – è stata pulita e trasparente nei confronti delle scelte: non abbiamo nascosto polvere sotto i tappeti. Abbiamo affrontato in maniera obiettiva tutte le criticità, mantenuto conti in ordine e puliti e ridotto l’indebitamento del Comune di oltre 100 milioni di euro, dando un contributo al risanamento delle casse del Paese».

    Tanti i “titoli” di cinque di giunta arancione, suggeriti dallo stesso sindaco: la valorizzazione del patrimonio, la riqualificazione urbana, l’impiantistica sportiva. Fiore all’occhiello, la “Genova resiliente”, ovvero le opere per la messa in sicurezza idrogeologica della città: «Dal 2012 al 2017 – rivendica il sindaco – anche grazie ai trasferimenti del governo si è fatto quello che non è stato fatto nei 50 anni precedenti mentre stava aumentando la fragilità del territorio. Senza dimenticare il salto di qualità  fatto dal punto di vista turistico, – sottolinea Doria – senza eventi né risorse straordinarie».

    Ultimo ma non ultimo, la città solidale: «Anche se so che non basta– sottolinea Doria – abbiamo mantenuto fino all’ultimo euro gli stanziamenti per il sociale. In una società diseguale, le politiche nostre per l’inclusione attenuano il disagio ma non lo eliminano». E l’ultima medaglia appuntata sul petto è quella dei diritti, con un regolamento sulle unioni civili approvato prima che si facesse una legge nazionale. Tutto possibile, secondo Doria, grazie alla «forte coesione della giunta. Abbiamo discusso, qualche volta anche animatamente, sarebbe strano se così non fosse stato, ma c’è sempre stato un rispetto profondo, anche da parte degli assessori che si sono avvicendati». Infine, un ringraziamento alla macchina comunale, che nell’ultimo ciclo amministrativo ha visto riducisi di circa 900 unità il personale con un contemporaneo innalzamento dell’età media.

    Pochi rimpianti

    L’unico vero rammarico espresso dal sindaco uscente è la riforma della Pubblica amministrazione che è «un tema cruciale, il mio rimpianto è non essere riuscito a fare abbastanza e a dare un contributo in questo senso. Abbiamo difeso ma avrei voluto efficientare di più il sistema pubblico complessivo, andando oltre, modificando e incidendo». Risponde così, il sindaco di Genova, Marco Doria, alla domanda dei giornalisti che gli chiedevano quali fossero i suoi rimpianti di questi 5 anni di amministrazione. «Pur essendo consapevole di aver fatto cose giuste – conclude Doria – uno vorrebbe fare sempre di più di quello che riesce, soprattutto quando si entra in contatto con l’universo mondo dei problemi della città».

    La ricandidatura di Bernini

    «Mi ricandido sicuramente». Questo l’annuncio del vicesindaco Stefano Bernini a margine della conferenza stampa, che dunque, sarà sicuramente uno dei senatori della lista del Partito democratico a sostegno della candidatura di Gianni Crivello. «Finora è una compagna elettorale dai toni molto bassi- sostiene Bernini- si è cominciato a dire che ci vogliano visioni della città per portare alla ricrescita economica ma bisogna essere chiari: i Comuni hanno poteri limitati. Non possiamo portare la città a essere un paradiso fiscale, possiamo solo agire nella pianificazione e come rete di relazioni». Bernini, invece, rivendica che nel corso di questo ciclo amministrativo «si è passati da una visione, da una idea della città a progetti concerti e al lavoro che, ad esempio, hanno portato anche all’incremento degli oneri di urbanizzazione incamerati»

     

  • La corsa alla poltrona di sindaco, «e se tornassimo al dogato?» Viaggio nella “bagarre elettorale” del medioevo

    La corsa alla poltrona di sindaco, «e se tornassimo al dogato?» Viaggio nella “bagarre elettorale” del medioevo

    simone-boccanegra-palazzo-san-giorgioCi siamo. La corsa sta per iniziare. E ciò, nonostante vi sia ancora parecchia incertezza circa i corridori. Ebbene sì: la situazione è ancora piuttosto brumosa A pochi mesi dalla nomina del nuovo sindaco di Genova non si è ancora fatta chiarezza su chi siano effettivamente i candidati o i “papabili”. Non voglio dilungarmi, ma noto soltanto una sorta d’indecisione generale nell’avanzare candidature condivise, quasi che le rinunce facciano più notizia delle proposte. Nulla di strano. Far politica significa sì lavorare per la cosa pubblica (quando va bene), ma anche attirarsi odi e rancori, talvolta del tutto ingiustificati. Forse che la poltrona di sindaco non sia poi così comoda? Può darsi. Fatto sta che la città ha bisogno d’una guida. Anzi, d’una guida forte, che la traghetti con decisione verso quella che ormai potremmo definire la sua “riconversione” in “monumento del tempo”.

    Per fare questo, però, v’è bisogno d’idee chiare (e v’è bisogno anche di conoscerne la storia). Inutile negarlo: abbiamo bisogno di un cambio di passo. Ma verso dove? Beh, la butto lì: è se tornassimo al dogato? Voglio dire… il governo nobiliare l’abbiamo provato… Le abbiamo provate un po’ tutte, per la verità. E se tornassimo a quella particolare forma di “dittatura costituzionale rappresentativa” (passatemi la forzatura) ch’era il dogato nel XIV secolo? Beninteso, siamo nel campo delle provocazioni. Quindi, tutto è permesso (facilonerie comprese). Ma d’altronde le abbiamo provate tutte.

    Che sia doge, dunque, e maschio e ghibellino!

    Ex Oriente “Dux”

    Ma quando nasce il dogato genovese? Ebbene: tutto ha inizio a Savona. Siamo nel 1339. Alcuni moti, conseguenti al mancato pagamento del soldo da parte di Filippo VI di Francia – ch’era andato reclutando sulle coste liguri diverse imbarcazioni per sostenere lo scontro in atto con Edoardo III d’Inghilterra –, si propagano velocemente sino a lambire il capoluogo, dove il clima è già teso per altri motivi. Nel corso del recentissimo conflitto con la corona d’Aragona, i capitani del popolo – un Doria e uno Spinola: nobili a servizio di quella vasta “borghesia” nota come populus (cui erano aggregati anche i ceti inferiori) – erano andati arrogandosi la nomina dell’abate, la magistratura deputata a rappresentare i populares nel governo cittadino. Di fronte al crescente malcontento e alle voci circolanti sui moti savonesi, i capitani scendono a patti, permettendo, il 23 settembre, l’elezione ad abate di Simone Boccanegra, membro d’una famiglia influente, che aveva fornito alla città il primo capitano del popolo (un popolare). Questi, tuttavia, rinuncia alla carica – forse perché eccessivamente legata all’assetto precedente –, facendosi acclamare col titolo di dux, sino ad allora inaudito nel contesto cittadino.

    Ora, ciascuno potrà notare come nella scelta d’adottare tale titolo, il Boccanegra non faccia altro che richiamarsi all’assetto veneziano. Non a caso, il secondo doge, Giovanni di Murta, dichiarerà di voler governare «ad modum Venetiarum ducis» (“secondo il modo del doge di Venezia”), e, cioè, sottoponendosi a Regulae precise, volte a limitarne costituzionalmente l’operato. In realtà, tra i due modelli sarebbero andate cumulandosi profonde differenze. In entrambi i casi, ad esempio, la carica dogale (mantenuta a vita, anche se pochi saranno coloro che riusciranno ad arrivare vivi alla fine del mandato), sarebbe stata sempre espressione del ceto mercantile; tuttavia, se a Venezia l’oligarchia mercantile al potere era riconoscibile nel ceto aristocratico, a Genova, nobili e popolari partecipavano senza differenze alle attività commerciali.

    Mercatores e artifices

    Statua di Simone Boccanegra - Museo Sant'Agostino © Pierpaolo Rinaldi
    Statua di Simone Boccanegra – Museo Sant’Agostino © Pierpaolo Rinaldi

    D’altra parte, quella del Boccanegra non fu, affatto, la vittoria di tutto il populus, bensì della sua parte più eminente: i cosiddetti mercatores, arricchitisi con l’esercizio d’attività mercantili, navali e finanziarie, alcuni dei quali avrebbero precocemente assunto stili di vita affini a quelle della nobiltà. Questo gruppo esercitava una sorta di protettorato sugli artifices, i membri delle arti – oltre a notai, banchieri e armatori (che costituivno sostanzialmente un ceto a parte), maestri, lanaioli, drappieri e speziali – ma anche nullatenenti e immigrati, il cui peso politico era nettamente inferiore. Ma ciò che più importa, per diverso tempo sarebbero riusciti a tenere a bada i nobili, che si videro estromessi da tutte le magistrature. Questi ultimi, tuttavia, avrebbero seguitato a mantenere incarichi diplomatici e a porsi a capo della flotta, riuscendo a imporre una sorta di controllo indiretto sulla politica cittadina. Talune famiglie, ben assestate nel territorio ligure, riusciranno, anzi, a far pendere l’ago della bilancia per questo o quel partito, determinando molte scelte; e ciò, con buona pace del populus, illuso d’averne neutralizzato le prevaricazioni.

    Ora, tutto questo guazzabuglio medievale ha ben poco da spartire quello odierno. Ma, forse, può aiutarci a riflettere su un aspetto, che possiamo sintetizzare richiamandoci alle pieghe meno appariscenti del dibattito politico. Chi v’è dietro chi? E’, questa, una domanda legittima, che ognuno di noi dovrebbe farsi nell’accostarsi al voto. E questo per non cadere nell’assurdo di quei due vecchietti del bar di piazza Matteotti che mi è capitato di sentire stamattina, forse ignari delle beghe genovesi di XIV e XV secolo, ma sicuri delle proprie affermazioni: «No conta chi staià in sciâ pötroña do scindico. Tanto a governâ saià delongo quarchedun atro».

    Antonio Musarra

  • Trump, Genova e la campagna elettorale che (non) vorrei

    Trump, Genova e la campagna elettorale che (non) vorrei

    Panorama-città-D1Una delle cose peggiori che si sono lette dopo la vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca è il supposto problema che abbiamo scoperto minacciare la nostra democrazia: addirittura c’è chi ha parlato di 11 settembre democratico. Milioni di pixel sprecati, e rammarico per aver perso tempo a leggere baggianate. La democrazia è una scatola, e quindi sono i contenuti che vi riponiamo che determinano la qualità e la salute della gestione politica delle nostre comunità, grandi o piccole, potenti o discrete che siano. Non è certo questa la sede per approfondire certe questioni di scienza politica: lo spunto americano, però, ci lascia interessanti temi di riflessione sulla distanza tra apparato, media e persone. Tanto grande lo stupore del mondo alla vittoria del biondo miliardario, tanto evidente la scollatura tra le esigenze del popolo e le risposte fornite dalla politica, raccolte, filtrate, veicolate e supportate dai media mainstream. Per questo motivo, guardando le prossime elezioni amministrative che si svolgeranno a Genova, è necessario preoccuparsi della qualità e del livello dei contenuti della campagna elettorale che è alle porte.

    La nostra città, da anni, sta attraversando una lunga fase di trasformazione sociale, economica e culturale; con la crisi e le vacche magre, la figura del sindaco è ancora più importante: la scelta di dove e come allocare le poche risorse disponibili risulta fondamentale e fa la qualità e lo spessore politico del primo cittadino di turno. Per questo motivo, la speranza è che nei mesi che ci separano dalle urne possano entrare nel dibattito argomentazioni di qualità, trovando spazio tra populismi d’accatto, perbenismi pantofolai, promesse da bicchiere e supercazzole varie.

    Cambiamenti urbani e grandi opere

    Il mutamento da sempre è croce e delizia di Genova; troppo “nello stretto” per non auto-cannibalizzarsi e troppo affascinante per non piangerne. Oggi abbiamo cantieri ovunque, grandi e piccoli, belli e brutti, utili e disastrosi. Necessario sarà quindi riflettere sulle priorità vere di una città che cade a pezzi e sotto la continua minaccia del da-noi-generato, dissesto idrogeologico. Sul fare il Blueprint tutti sono d’accordo, ma è opportuno oggi avergli fatto fare il salto in classifica delle priorità non rimandabili della nostra città? In secondo luogo, il regalo di Renzo Piano, è veramente la soluzione migliore per una riqualificazione così ampia in quella parte così intima di Genova? Sarebbe da chiedersi onestamente quali siano le grandi opere necessarie: la crisi globale è un fatto, tangibile e reale “since-2008”, che sta rimodulando molti parametri economici: è veramente la mossa azzeccata investire montagne di soldi e sconvolgere interi territori per un’opera, come il Terzo Valico dei Giovi (che, da dopo l’inchiesta, si chiama Tunnel dei Giovi) profondamente legata a un’idea di sviluppo di decenni fa? Nel frattempo, i porti di Savona, La Spezia e Livorno sono cresciuti sia come infrastrutture, sia come volume di traffico, arrivando a creare una potenziale rete oltremodo sufficiente a gestire il traffico commerciale del nord tirreno; ha senso investire così tanto e in questo modo sul porto genovese, orgoglio a parte? Qualche idea migliore? Abbiamo visto che i dati di traffico sulle nostre autostrade sono costanti se non in diminuzione, ha senso investire nella Gronda di Ponente? Sono state pensate delle soluzioni meno impattanti e più chirurgiche che costruire nuove decine di chilometri tra viadotti e gallerie? Metti caso che il Tunnel dei Giovi venga completato, senza intoppi, allora il problema del traffico merci su gomma sarà risolto, vero? Allora, o una o l’altra, almeno. Il prossimo sindaco avrà il dovere di affrontare queste tematiche in maniera seria e onesta, utilizzando il proprio peso politico, dove non potrà arrivare con la competenza amministrativa, per ottenere lo sblocco delle Grandi Opere che veramente servono alla città, come, per esempio, la ristrutturazione delle centinaia di appartamenti di edilizia residenziale pubblica oggi in abbandono, giusto per fare un esempio immediato e che permette di affrontare un vero problema collettivo come l’emergenza abitativa.

    Degrado e movida

    Lo abbiamo visto in questi giorni: uno dei temi che sicuramente sarà centrale nella campagna elettorale che verrà, sarà la movida e il supposto “degrado” del centro storico. Una questione non semplice, che intreccia diverse esigenze, dal turismo al diritto alla salute degli abitanti, dal lavoro al semplice svago ricreativo della collettività. Quello che non serve, probabilmente, sono ordinanze dettate dall’onda emotiva di turno, ma un’idea su che tipo di città vogliamo essere, su che tipo di turismo vogliamo attrarre, su che tipo di destino pensare per il centro storico. Ma non solo. Ragionare sulla movida significa anche ragionare sulla qualità degli spazi della periferia e sulle alternative aggregative. La speranza è che il dibattito sul degrado non rimanga ai livelli stucchevoli e perbenisti a cui siamo abituati: il problema è l’urina sui muri o il fatto che non esistano bagni pubblici nei vicoli perché non ci sono i soldi per gestirli o perché abbasserebbero il valore di alcuni immobili? Il problema è l’immigrato che vive nei carruggi o chi gli affitta la casa in nero, assieme ad altri sette coinquilini? Poi, sarebbe opportuno riflettere su che tipo di centro storico vogliamo: il gioiello finto per i croceristi o il gioiello vero per i genovesi? Il sindaco può intervenire, guidando un dibattito e una serie di scelte che siano, oneste e per tutti, da chi cavalca il sistema economico, a chi ne è ai margini.

    Risorse, lavoro e qualità della vita

    Mancanza di risorse, dicevamo. La tendenza nel gestire la cosa pubblica è quella di demandare al privato o al volontariato la responsabilità della manutenzione di spazi e beni collettivi. Probabilmente nulla di più che un “tapullo” che ha la sola conseguenza di rimandare il problema a chi verrà dopo, depotenziando il lavoro salariato, fino a renderlo solo un peso di gestione economica da bilancio. Forse sarebbe il caso, invece, di investire nel lavoro, ideando e pensando soluzioni che sappiamo traghettare il difficile e inevitabile tramonto della società industriale (e degli industriali) per evitare crisi “alla Taranto” prima che siano irrisolvibili: non sarebbe accettabile portare a ridurre il dibattito sulla dicotomia “salute o lavoro”. Ci siamo quasi, se guardiamo alle molte, e solite, grandi attività industriali del nostro territorio oggi alla canna del gas. Il primo cittadino di Genova dovrà avere “le palle politiche” per pensare, progettare e condividere eventuali sacrifici, in un’ottica che sappia tutelare tutti, senza lasciare indietro nessuno.

    L’agenda del nuovo sindaco della Superba sarà oltre modo densa; la crisi genera mostri e intolleranze, di cui oggi abbiamo sintomi allarmanti, come il successo di populismi tendenti alla xenofobia e alla semplificazione di una realtà complessa. Bisognerà anche arginare recrudescenze nere, che in questo contesto trovano terreno fertile e sdoganamenti un tempo impensabili. La memoria deve essere lunga, come anche la prospettiva del futuribile, e bisognerà slegare le scelte strategiche dal ciclo elettorale, rendendole inclusive, collettive e oneste. Sarà un lavoro complicato, senza dubbio. Sono secoli che Dio benedice l’America e i risultati sono sotto gli occhi di tutti; a Genova ci accontenteremmo di molto meno; basterebbe un sindaco che fosse “politico”, di tutti e con gli attributi giusti al momento giusto.

    Nicola Giordanella

  • Bus gratis per gli studenti, il Comune a caccia dei fondi per la sostenibilità del Trasporto Pubblico Locale

    Bus gratis per gli studenti, il Comune a caccia dei fondi per la sostenibilità del Trasporto Pubblico Locale

    AutobusBus gratis per gli studenti di elementari e medie e forti riduzioni per i ragazzi under 26. Questa la proposta che il Consiglio Comunale ha votato all’unanimità e che impegna la Giunta a predisporre entro settembre un progetto da presentare al Governo, al fine di intercettare i finanziamenti statali dedicati allo sviluppo sostenibile del trasporto pubblico, stanziati dal collegato ambientale dell’ultima Legge di Stabilità.

    La mozione, presentata dal consigliere Guido Grillo, quota Pdl, fonda il suo dispositivo finale principalmente su due intenzioni: provare ad uniformare il contesto genovese con quello di innumerevoli altre città italiane ed europee, dove per gli studenti di ogni ordine e grado, sono previste agevolazioni considerevoli, e al contempo tentare una risposta al problema del traffico urbano e del relativo inquinamento, incentivando l’utilizzo del servizio pubblico di trasporto. Prima della sua approvazione, previo parere favorevole della Giunta, il testo è stato emendato con due proposte firmate dai consiglieri di Rete a Sinistra (che sostengono Marco Doria), che contestualizzano l’iniziativa del Comune nell’ambito degli incentivi promossi dal Governo: nell’ultima legge di stabilità, infatti, sono stati sbloccati 35 milioni, destinati alle realtà territoriali con più di 100 mila abitanti, per finanziare progetti di eco-sostenibilità del trasporto pubblico locale.

    La genericità della Legge di Stabilità

    Ad oggi Amt prevede già delle agevolazioni per gli studenti: se il prezzo pieno per un abbonamento annuale è di 395 euro, per gli under 14 è prevista una tariffa di 240 euro, mentre per i ragazzi fino a 26 anni il costo è di 255 euro, per chi ha un Isee minore o uguale a 20 mila euro. La mozione presentata vorrebbe abbassare ancora queste tariffe, introducendo anche la possibilità, per gli studenti fino alle scuole medie, di accedere gratuitamente al servizio pubblico, come previsto in altre città italiane, tra cui Napoli e Pavia. La Giunta, quindi, proverà ad intercettare i fondi messi a disposizione dal Governo, sfruttando la poca precisione del testo: nel collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016, infatti, si parla di un Programma sperimentale nazionale di eco-mobilità “casa-scuola” e “casa-lavoro”, che rappresentano le criticità principali delle grandi città, con l’obiettivo di favorire una generica progettualità che aumenti la sostenibilità del trasporto pubblico locale, diminuendo il traffico e la sosta, e di conseguenza l’inquinamento, soprattutto nelle zone prossime agli istituti scolastici.

    Il futuro incerto di Amt

    A far da contraltare a questo slancio, la nota situazione di Amt: l’offerta del servizio di trasporto pubblico a Genova da anni si sta riducendo, sia in termini di chilometri, sia in termini di frequenze e di linee; il degradarsi della situazione è sotto gli occhi di tutti: i bus sono in numero non sufficiente, e spesso risultano essere sovraffollati e inavvicinabili. Recentemente abbiamo documentato come il parco autovetture sia oramai inadeguato, con mezzi vetusti ed inquinanti; le notizie quasi quotidiane di guasti, anche importati, completano il quadro, desolante. La mozione approvata dal Consiglio Comunale, quindi, può destare perplessità: se da un lato abbassare il costo del servizio per una fetta importante dell’utenza, forse può riuscire ad incentivarne l’utilizzo, dall’altro lato, se a questo non è accompagnato un adeguamento alle esigenze della stessa utenza, si rischia un prevedibile buco nell’acqua.

    Prossima fermata: elezioni

    Visti i recenti tentativi dell’amministrazione comunale di far fronte al problema dell’inquinamento in città puntando su una rimodulazione del trasporto privato, la “solitudine” di questa mozione, ad oggi l’unica sull’argomento che ha trovato l’accordo bipartisan, potrebbe lasciare sgomenti; ma non solo. Un eventuale “successo” dell’operazione porterebbe a casa un finanziamento una tantum, al momento non accompagnato da un progetto strutturale di riqualificazione di tutto il comparto del trasporto pubblico, vero assett strategico della vivibilità di una città come il capoluogo ligure.

    Del sottotraccia, però, si può fare una lettura più politica: sempre più frequenti, durante le discussioni in Sala Rossa, sono i riferimenti al fine mandato della giunta Doria, oramai entrata nel suo ultimo anno di vita istituzionale. La mozione, con i relativi emendamenti, è stata approvata rapidamente e all’unanimità, senza produrre un benché minimo dibattito di sorta su di una strategia, anche ipotetica, del settore Trasporto Pubblico: se tutta l’operazione andasse a buon fine, i soldi arriverebbero in inverno, giusto in tempo per le urne. Insomma, la campagna elettorale è appena incominciata.

    Nicola Giordanella

  • Consiglio comunale: maggioranza e opposizione, ecco i volti nuovi

    Consiglio comunale: maggioranza e opposizione, ecco i volti nuovi

    Palazzo TursiIn Sala Rossa si passa da 50 a 40 consiglieri e grazie al verdetto delle urne il Consiglio Comunale appare ringiovanito. Dopo la vittoria di Marco Doria al ballottaggio arriva l’ufficializzazione dei nomi dei consiglieri: 24 alla maggioranza e 16 all’opposizione.

    Giovedì probabilmente si svolgerà la proclamazione degli eletti poi, entro 10 giorni, sarà convocato il primo consiglio. Entro i 10 giorni successivi si riunirà per la prima volta il nuovo consiglio e verrrà nominato il presidente.

    A questo punto qualcosa potrebbe ancora cambiare considerando che alcuni consiglieri (in particolare Stefano Bernini del PD e Giovanni Crivello SEL), sono in lizza per entrare a far parte della nuova Giunta. Mentre per quanto riguarda l’opposizione anche il candidato del PDL, Pierluigi Vinai, ha giàannunciato l’intenzione di dare le dimissioni da consigliere (al suo posto entrerebbe il veterano Guido Grillo)

    Vediamo qual è la nuova composizione del Consiglio:

    A mantenere la quota di maggioranza relativa sarà ancora il Partito Democratico con 12 eletti: tra i volti nuovi troviamo Stefano Bernini (ex presidente Municipio Medio Ponente), il giovane Paolo Gozzi (ex assessore Municipio Ponente), Nadia Canepa, Claudio Villa, Cristina Lodi, Valeria Garotta, Salvatore Caratozzolo, Alberto Pandolfo (ex assessore Municipio Medio Levante). Si sono invece guadagnati la riconferma gli assessori uscenti, rispettivamente al Commercio, Giovanni Vassallo e alla Scuola, Paolo Veardo, l’ex presidente del consiglio, Giorgio Guerello ed il confermato consigliere, Giampaolo Malatesta.

    Per la Lista Doria sono 6 i nuovi eletti: Pier Claudio Brasesco, Enrico Pignone dell’associazione ambientalista “Amici del Chiaravagna”, Lucio Valerio Padovani, Cinzia Nicolella, la giovane studentessa Marianna Pederzolli, Elena Fiorini.

    Nelle file dell’Italia dei Valori ci sono due conferme, Stefano Anzalone (assessore uscente allo Sport), il consigliere Franco De Benedictis ed una novità, Salvatore Mazzei.

    La Federazione della Sinistra conferma un consigliere, Antonio Bruno mentre per Sinistra Ecologia e Libertà entrano in consiglio Gian Piero Pastorino (ex consigliere provinciale) e Giovanni Crivello (ex presidente Municipio Valpolcevera).

    L’opposizione, invece, sarà variegata e vedrà:

    5 consiglieri per la Lista Musso (Enrico Musso, Pietro Salemi, la sorella del candidato sconfitto al ballottaggio, Vittoria Musso, l’ex presidente del consiglio provinciale, Alfonso Gioia, Paolo Repetto); 5 eletti per il Movimento 5 Stelle (Paolo Putti, Mauro Muscarà, Stefano De Pietro, Andrea Boccaccio, Emanuela Burlando);e 5 consiglieri anche per il Popolo delle Libertà (Pierluigi Vinai, le conferme dei consiglieri Lilli Lauro, Stefano Balleari, Matteo Campora e la novità Mario Baroni); infine 1 solo seggio per la Lega Nord, ovvero il candidato sindaco Edoardo Rixi.

     

  • Marco Doria, ecco il nuovo sindaco di Genova

    Marco Doria, ecco il nuovo sindaco di Genova

    Marco Doria

    Un risultato che non sorprende quello del ballottaggio per le elezioni amministrative di Genova, anche se non si è trattato di un plebiscito: Marco Doria supera l’avversario Enrico Musso con un 59,7%. E non sorprende neanche il dato nero sull’affluenza alle urne, in picchiata rispetto alle amministrative del 2007 e in netto calo rispetto alle ultime elezioni del 6 e 7 maggio: meno del 40% dei genovesi aventi diritto è andato a votare.

    I cittadini che al primo turno avevano votato il Movimento 5 Stelle hanno sicuramente contribuito a far salire la percentuale degli astenuti – nè Doria nè Musso sono infatti riusciti nell’impresa di assorbire i voti dei cosiddetti “grillini” – ma dietro alla peggiore affluenza della storia di Genova si nasconde un sentimento di apatia politica e di sfiducia che interessa tutte le fasce dell’elettorato. Ed è in questo clima di desolante distacco e “menefreghismo” che Marco Doria vive la sua prima mattina da sindaco.

    Non si hanno ancora certezze su quella che sarà la nuova Giunta; sembra molto probabile l’insediamento di Carlo Repetti (direttore del Teatro Stabile di Genova) nel ruolo di vicesindaco, quello di Gianni Crivello (ex presidente Municipio Val Polcevera) ai lavori pubblici, di Stefano Bernini (ex presidente Municipio Medio Ponente) al lavoro e la conferma di Franco Miceli al bilancio, mentre le prime anticipazioni parlano di Valeria Garotta all’ambiente (importante ricordare che questo assessorato prenderà sulle spalle anche le competenze fino a oggi della Provincia), Gianni Vassallo (che sarebbe confermato) al commercio e Clizia Nicolella ai servizi sociali (medico, candidata della lista Doria). Interessante anche la figura dell’avvocato Alessandra Ballerini, da sempre vicina alle cause delle persone disagiate e sostenitrice dei diritti degli immigrati, che ha buone possibilità di ottenere un incarico politico.

    Nell’attesa di conoscere le decisioni finali di Doria e di assistere alla presentazione ufficiale della squadra, ecco l’intervista realizzata da Era Superba al nuovo sindaco di Genova poco prima delle elezioni amministrative:

    CHI E’ MARCO DORIA?

    E’ discendente dall’antica casata dei Doria e figlio di Giorgio Doria che negli anni sessanta venne diseredato dalla famiglia dopo essersi iscritto al Partito Comunista Italiano. Sposato, con tre figli, vive a Genova a un centinaio di metri da Palazzo Tursi. Diplomato presso il liceo Andrea D’Oria nel 1976, si laurea nel 1981 in Lettere e Filosofia e lavora come borsista dell’archivio storico dell’Ansaldo. Insegna lettere alle scuole superiori fino al 1995, anno in cui diventa ricercatore universitario in storia economica nella Facoltà di Economia dell’Università di Genova. Nel 2010 ottiene l’idoneità a professore ordinario. É membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Ansaldo dal 2000 al 2007 e, successivamente, membro della Commissione scientifica a partire dal 2008.

     

  • Elezioni, il giorno dopo: Grillo ride, Napolitano un po’ meno

    Elezioni, il giorno dopo: Grillo ride, Napolitano un po’ meno

    NapolitanoDetto, fatto: il Movimento 5 Stelle ha fatto l’exploit ed è la notizia del giorno. Il risultato di Putti a Genova (così come degli altri candidati “grillini” in giro per l’Italia) appare straordinario solo per chi non si era accorto che le cose stavano cambiando già da un pezzo, che le simpatie per il partito di Grillo aumentavano giorno dopo giorno.

    Immediatamente il Corriere della Sera ha lanciato in prima pagina un editoriale di Massimo Franco che definisce il risultato ottenuto dal Movimento 5 Stelle “il contenitore di un «no» che prescinde dagli schieramenti e rispecchia confusamente, a volte con parole d’ordine irresponsabili, la voglia di spazzare via un sistema incapace di riformarsi”. Siamo alle solite: Grillo è un facinoroso, magari un eversivo; e poi è uno che non ha nulla da proporre, se non un cieco rifiuto di tutto quello che offre oggi il pur magro panorama politico.

    Eppure ricordo che una volta Ferruccio De Bortoli, l’attuale direttore del Corriere, fece mea culpa invitando i colleghi a riflettere sul modo in cui la stampa italiana aveva sostanzialmente ignorato ed irriso la Lega Nord per lungo tempo, salvo poi dover ammettere, dopo gli ottimi esiti elettorali del partito di Bossi, che questi aveva dimostrato abilità nel ricavarsi un consenso. Bisogna concludere, quindi, che la lezione non è stata messa a frutto ancora una volta.

    Dopo questa tornata elettorale la Lega si conferma in disfacimento, mentre il M5S va inevitabilmente a rubarle la scena. Ma la società italiana, o almeno la sua parte conservatrice e borghese, sembra ancora troppo lenta nel cogliere i mutamenti sociali. Lo stesso Napolitano non ha risparmiato sul buon risultato del movimento di Grillo un’acida battuta: “Di boom ricordo quello degli anni ’60: altri non ne vedo”. Una dichiarazione sapida che tradisce un’antipatia personale magari giustificata (Grillo ha più volte attaccato Napolitano definendolo “Morfeo”), ma istituzionalmente fuori luogo.

    Ed è già la seconda volta: in precedenza aveva dato a Grillo del “demagogo”, anche se non lo aveva nominato direttamente. Ormai è palese che il Presidente della Repubblica osteggi non una dichiarazione, un’iniziativa legislativa o un aspetto in particolare della politica di un partito, ma proprio tutto un movimento in quanto tale. Si potrebbe forse dire, allora, che non dovrebbe avventurarsi in simili giudizi, per quanto velati, perché il suo è un ruolo istituzionale formalmente super partes. La scusa che Napolitano e altri possano ravvedere un rischio nel linguaggio e nei toni usati da Grillo fa davvero sorridere.

    Intendiamoci: nemmeno io mi auguro che i politici imparino a confrontarsi con “vaffa” e provocazioni. Ma ho già scritto che Grillo si prende questa libertà perché resta un comico e che i ragazzi del suo movimento, al contrario, non si permettono toni così “diretti”: pertanto il rischio che la moda si diffonda rimane circoscritto. Al contrario sono reali i mille e mille scandali che stanno seppellendo questa classe politica “moderata” e lanciando Grillo e che Napolitano è riuscito spesso ad ignorare. E’ assurdo, quindi, che si schieri nettamente contro il comico genovese per ragioni di bon ton: a maggior ragione se questo giudizio viene da uno che nel ’56, quando i Sovietici reprimevano la rivolta in Ungheria con i carri armati, riuscì a dire che i Russi stavano “portando la pace”. Direi che per la democrazia e le istituzioni è più pericoloso giustificare l’uso della violenza che dire le parolacce e fare battutacce.

    Comunque, a parte Grillo e “grillini” (che ora vedremo all’opera nei consigli e potremo così giudicare in concreto se sono davvero bravi o meno), rimane ben poco da commentare a proposito di queste amministrative. L’astensione è in costante aumento: ma su questo nessuno nutriva dubbi. Poi c’è il fenomeno delle schede nulle, un partito che ha totalizzato a Genova quasi il 5% dei voti. Insulti e disegni sconci fanno la gran parte di questa cifra, ma non bisogna dimenticare un meccanismo di voto cervellotico che tra comune, municipio, sindaco, preferenze e voti disgiunti ha mandato in crisi gli stessi scrutatori. Se esprimere un voto è più difficile che fare la dichiarazione dei redditi, non ci si può poi lamentare se la gente sta a casa persino nelle brutte giornate.

    Cos’altro? Ah, si! Il PDL e il PD, i due “partiti maggiori”. Ecco, se il primo ormai sta scomparendo dalla scena politica italiana, il secondo farebbe meglio a non cantare vittoria (come prontamente ha fatto D’Alema): un conto è contribuire alla vittoria di candidati esterni come Pisapia a Milano e Doria a Genova, un altro conto è convincere la gente a votare Bersani premier…

    Andrea Giannini

     

  • Elezioni Genova, Doria e Musso si sfidano al ballottaggio

    Elezioni Genova, Doria e Musso si sfidano al ballottaggio

    Enrico MussoDomenica 20 e lunedì 21 maggio Marco Doria ed Enrico Musso si sfideranno al ballottaggio per la poltrona di Palazzo Tursi. Genovesi, dunque, nuovamente chiamati al voto, una chiamata che, come abbiamo visto, non ha riscosso troppo successo nel “weekend” elettorale appena trascorso; l’affluenza alle urne è molto bassa, nella provincia di Genova al voto il 56,23% degli elettori contro il 62,66% del 2007.

    I due eterni colleghi, non solo per la corsa a Tursi ma anche nella vita di tutti i giorni presso la Facoltà di Economia di Genova, confermano la tendenza nazionale che premia i “professori politici”. Vicinissimo al colpaccio il Movimento 5 Stelle il cui candidato Paolo Putti si è reso protagonista di un avvincente testa a testa per il ruolo di sfidante.

    IL RISULTATO FINALE DEL PRIMO TURNO

    Marco Doria 48,4%, Enrico Musso 14,9%, Paolo Putti 13,9%, Pierluigi Vinai 12,6%, Edoardo Rixi 4,6%, Simonetta Saveri 1,23%, Giuseppe Viscardi 0,9%, Susy De Martini 0,8%, Orlando Portento 0,6%, Armando Siri 0,6%, Roberto Delogu 0,5%, Giuliana Sanguineti 0,3%, Simohamed Kaabour 0,2%

    DATI DEFINITIVI AFFLUENZA NEL COMUNE DI GENOVA

    Genova: 55,75% (61,75% nel 2007)

    Municipi:
    Ponente: 29.949 votanti 57,55%
    Medio Ponente: 27.853 – 56,42%
    Valpolcevera: 26.635 – 55,05%
    Centro Ovest: 28.446 – 55,17%
    Centro Est: 41.637 – 56,75%
    Bassa Val Bisagno: 35.566 – 51,95%
    Levante: 31.834- 57,11%
    Medio Levante: 30.740 – 54,06%
    Val Bisagno: 26.223 – 54,63%

  • Elezioni Genova 2012: chiusi tutti i seggi, exit-poll e proiezioni

    Elezioni Genova 2012: chiusi tutti i seggi, exit-poll e proiezioni

    Elezioni amministrative 6 maggio 2012I dati sull’affluenza alle urne parlano di circa 20.000 elettori in meno rispetto al 2007. Si attendono ancora i dati definitivi aggiornati al pomeriggio di oggi.

    Exit-poll e risultati in tempo reale:

    Ore 15:30 – Chiusi i seggi da mezzora. Le prime ipotesi diffuse da La7 danno Marco Doria tra il 57% e il 62%

    Ore 16:00 – Paolo Putti, secondo le medesime ipotesi di La7, si aggirerebbe intorno al 7%, Enrico Musso al 18% e Pierluigi Vinai al 14%

    Ore 16:09 – Prime proiezioni Rai su un campione del 5% (Centro Storico): Marco Doria 44,2%, Paolo Putti 14,9%, Enrico Musso 14,7%, Pierluigi Vinai 11,3%, Edoardo Rixi 5,7%, Susy De Martini 1,2%

    Ore 17:00 – Proiezioni aggiornate (campione 7%): Doria 46,5%, Musso 15,8%, Putti 14%, Vinai 10,8%, Rixi 5,2%, De Martini 1,1%

    Ore 17:20 – Paolo Putti: «Non ho mai badato più di tanto ai sondaggi ma mi aspettavo che la gente avesse voglia di cambiare ed impegnarsi in prima persona. Comunque vada sarà un successo: se la comunità si attiva, se si riappropria della voglia di fare politica. Durante la campagna elettorale abbiamo incontrato tante persone che ci hanno caricato di responsabilità – continua Putti – Mi hanno detto “ti votiamo però non ci deludere”. Ora sentiamo questa responsabilità sulle nostre spalle, c’è un po’ di ansia, non paura. Sia nel caso dovessimo andare al ballottaggio, ma anche in caso contrario, dovremo impegnarci per non deludere le loro aspettative…»

    Ore 17:30 – Campione del 15% dei seggi. Stabile Putti (14%), leggera flessione per Musso (15,4%) e leggero passo avanti di Doria (46,8%). Vinai sale all’ 11,5%, Rixi scende al 4,8%

    Ore 18:00 – Sale Musso al 16,1%. L’ultima proiezione vede Doria al 46%, Musso al 16,1%, Putti 13,9%, Vinai 11,9%, Rixi 5%

    Ore 18:15 – Settima proiezione Rai (20% dei seggi): Doria 46,1%, Musso 16,7%, Putti 13,3%, Vinai 12,3%, Rixi 4,7%, De Martini 0,8%

    Ore 18:40 – Doria 46,5%, Musso 16%, rimane un punto percentuale tra Putti (13,6%) e Vinai (12,6%)

    Ore 19:30 – Enrico Musso: «Mi aspettavo una percentuale leggermente migliore, intorno al 20%. Ad ogni modo è ancora tutto in bilico. Un eventuale ballottaggio sarà difficile da vincere, perché i voti da recuperare sono molti, ma non impossibile. Nel caso dovessi andare io e non il collega Putti, che stimo molto, chiederò l’aiuto di tutti i genovesi…»

    Ore 20:15 – 55% dei seggi: Doria 47,6%, Musso 15,9%, Putti 13,7%, Vinai 12,4%, Rixi 4,7%, Saveri 1,1%

    Ore 20:49 – 60% dei seggi: Doria 49,2%, Musso 14,4%, Putti 13,9%, Vinai 12,2%, Rixi 4,6%, Saveri 1,1%

    Ore 21:40 – 400 seggi su 653: Doria 48,9%, Musso 14,6%, Putti 13,8, Vinai 12,4%, Rixi 4,6%, Saveri 1,2%

  • Acqua Bene Comune: una carta di impegni per i candidati sindaco

    Acqua Bene Comune: una carta di impegni per i candidati sindaco

    Il Comitato Acqua Bene Comune ha redatto una “carta di impegni per l’acqua”, sottoposta ai candidati delle amministrative, contenente 6 punti sui quali i sottoscrittori si impegnano ad agire, in quanto sindaci o consiglieri comunali e municipali:

    – no a ulteriori fusioni societarie per creare la megautility del Nord
    – togliere immediatamente dalla tariffe la remunerazione del capitale
    – attivarsi per rientrare in possesso delle dighe vendute a Iren
    – aprire un tavolo tecnico aperto alla cittadinanza per arrivare alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato
    – prevedere forme di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul servizio idrico
    – assicurare la massima trasparenza e accesso a documenti e dati

    La carta è stata accolta con entusiasmo e sottoscritta ad oggi da un gran numero di candidati:

    da 3 candidati sindaco (Putti – Movimento 5 stelle, Viscardi – Gente Comune, Delogu – Comunisti), 35 candidati al consiglio comunale (Movimento 5 Stelle, Federazione della sinistra, SEL, Gente Comune, Partito comunista, Lista Marco Doria, IDV, MIL), 28 candidati ai municipi (Movimento 5 Stelle, Federazione della sinistra, SEL,IDV).

    Il comitato indice una conferenza per presentare alla stampa la carta di impegni, insieme ai candidati che l’hanno sottoscritta. L’incontro si terrà Mercoledì 2 maggio alle ore 10.00 davanti alla fontana di piazza Campetto. (in caso di pioggia l’evento si terrà presso la sede del Comitato Acqua Bene Comune in salita S.Leonardo 25 R).
    Si invitano i media e i candidati a partecipare, per fare conoscere meglio alla cittadinanza i volti e i nomi di chi si impegna a farsi garante del rispetto dell’esito referendario.

  • Polemica: Secolo XIX e Primocanale ignorano 7 dei 13 candidati sindaco

    Polemica: Secolo XIX e Primocanale ignorano 7 dei 13 candidati sindaco

    Troppi candidati sindaco a Genova per organizzare incontri pubblici democratici? Avevamo pubblicato tempo fa alcune riflessioni sull’argomento, in particolare dopo il vespaio di polemiche che aveva accompagnato l’incontro organizzato dal Forum del Terzo settore; in quell’occasione vennero invitati soltanto alcuni candidati e gli esclusi, preso posto fra il pubblico, chiesero di poter intervenire incassando il no degli organizzatori.

    Con il passare delle settimane la situazione “poco democratica” si è ripetuta puntualmente ad ogni incontro pubblico. Ultimo quello organizzato dal Secolo XIX e da Primocanale, in programma il 2 maggio a Palazzo Ducale; anche in questo caso invito recapitato solo ad alcuni candidati (Doria, Musso, Vinai, Putti, Rixi e De Martini). Gli esclusi (non compaiono fra i firmatari soltanto Sanguineti e Portento) hanno così deciso di pubblicare un comunicato per esprimere il proprio dissenso:

    «Ad una sola settimana dalle Elezioni Amministrative che decideranno chi sarà il nuovo Sindaco di Genova, i cittadini del capoluogo ligure saranno obbligati a subire ancora una volta una grande ferita alla democrazia. Nonostante i ripetuti appelli circa l’auspicio di egual trattamento di tutti i Candidati Sindaco e medesimo accesso ai dibattiti e tribune politiche, alcuni mass media locali sembrano non aver compreso tali richieste, formulate anzitutto in difesa della libertà di scelta dei cittadini alle prossime elezioni del 6 e 7 Maggio 2012.

    I firmatari di questo comunicato sono venuti a conoscenza del fatto che il “Secolo XIX” e l’emittente “Primocanale” organizzeranno il giorno 2 Maggio 2012 un incontro pubblico in diretta televisiva, intitolato “Intervista pubblica ai candidati Sindaco”; a tale evento sono stati invitati solo i candidati Doria, Musso, Vinai, Putti, Rixi e De Martini.

    Fratelli e Fratellastri, Gente Comune, Movimento Indipendentista Ligure, Partito Comunista, Partito Italia Nuova, Primavera Politica, dopo un incontro proficuo, hanno quindi deciso, in maniera congiunta, attraverso i rispettivi Uffici Stampa, di respingere con forza la distinzione, già manifestatasi in altre occasioni, tra Candidati Sindaco di Seria A e Candidati Sindaco di Serie B.

    A tal proposito i firmatari del Comunicato desiderano sottolineare, oltre l’irrispettosa espressione con la quale il Secolo XIX Web definisce i candidati invitati al dibattito come “i piu forti”, la totale disapprovazione nel voler orientare l’opinione pubblica verso un ristretto numero di candidati alla poltrona di Sindaco, generando così, oltre ad una non completa informazione anche un forte strappo alla democrazia.

    I firmatari confidano nella possibilità di poter ottenere un trattamento paritario, almeno in questa ultima settimana di campagna elettorale, nonché nella possibilità di ottenere un’intervista pubblica a tutti i candidati Sindaco.

    Si precisa inoltre che Simohamed Kaabour Roberto Delogu, Giuseppe Viscardi e Armando Siri hanno deciso di disertare, per dare più voce alla contrarietà in oggetto, la puntata di Primocanale del 30.04.2012. Simonetta Saveri aveva già comunicato la sua assenza alla trasmissione per altri motivi ma esprime comunque la sua solidarietà agli altri candidati».

    Foto di Daniele Orlandi

     

     

  • Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    “Strade sempre pulite” è un progetto ideato da un privato cittadino, un pensionato genovese che con passione e dedizione dal 1993 si dedica alla realizzazione di un sogno che, volenti o nolenti, riguarda ognuno di noi: l‘impegno della cittadinanza tutta per la tutela dell’ambiente.

    In questi 19 anni di attività, Piero Carini, questo il suo nome, si è battuto per diffondere l’educazione ambientale fondata innanzitutto sulla partecipazione attiva dei cittadini. Ha promosso lezioni nelle scuole coinvolgendo rappresentanti di diverse religioni (buddista, ebraica, cristiana e musulmana) con lo scopo di illustrare gli insegnamenti delle religioni sulla tutela dell’ambiente e ha dato vita ad un corposo “vademecum” contenente non solo regole comportamentali da rispettare, ma anche idee e proposte, interventi di esperti interpellati dallo stesso Carini e persino citazioni da testi sacri.

    Il suo progetto prevede innanzitutto l’ufficializzazione di un principio-norma: “Ognuno ha il dovere di salvaguardare l’ambiente e il diritto – dovere di chiedere cortesemente ai trasgressori l’azione correttiva”.

    In particolare al Comune di Genova, nella persona del futuro sindaco, il vulcanico 74enne genovese chiede la collaborazione nella redazione, in accordo con Amiu, del definitivo vademecum suddiviso per tipo di utenza (età, capacità, tempo a disposizione ecc…) da consegnare alla cittadinanza e il sostegno nella ricerca di pensionati volontari  per il ruolo di “Educatori Ambientali”, ovvero cittadini che operano sul territorio con compiti precisi quali  l’insegnamento nelle scuole e, soprattutto, il monitoraggio del proprio quartiere con attività di supporto quotidiano ai cittadini volta a controllare e, quando è il caso, correggere educatamente il comportamento per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dalla rimozione delle deiezioni canine sino alla raccolta differenziata.

    In cambio, i volontari dovranno ricevere dal Comune un “pacchetto sconti/agevolazioni” per alcuni servizi da concordare, come ad esempio la tassa stessa sui rifiuti.

    In occasione delle imminenti elezioni amministrative, Carini sta proponendo all’attenzione dei candidati sindaco il progetto chiedendo ad ognuno di firmare un impegno scritto per la realizzazione di “Strade sempre pulite” in caso di insediamento a Tursi. Ad oggi è arrivata la firma di Enrico MussoGiuseppe Viscardi, Roberto Delogu, Armando SiriSimohamed Kaabour, Giuliana Sanguineti, Susy De Martini ed Edoardo Rixi.

     

    Foto di Diego Arbore

  • Centro storico: le proposte dei cittadini in vista delle elezioni comunali

    Centro storico: le proposte dei cittadini in vista delle elezioni comunali

    Un ciclo di incontri pubblici con i candidati sindaco in corsa alle prossime elezioni amministrative con l’obiettivo di organizzare e far sentire le idee e le proposte dei residenti del centro storico. È quello che a partire dal mese di marzo sta portando avanti l’associazione Centro Storico Est – AssEst: prossimo appuntamento venerdì 27 aprile ore 21:00 presso il Convento di S. Maria di Castello con i candidati sindaco Giuliana Sanguineti (Partito Comunista dei Lavoratori), Simohamed Kaboour (Fratelli e Fratellastri), Roberto Delogu (Comunisti – Sinistra Popolare) e Rossella Ridella (candidata consigliere comunale lista PD).

    «Troppo spesso questo quartiere che pure è uno dei più popolosi e con la più alta densità di bambini viene considerato un teatro vuoto da gestire secondo il capriccio del momento – scrive AssEst – un manichino su cui cucire abiti non suoi, calando soluzioni estemporanee e velleitarie quando basterebbe ascoltare e assecondare le tante voci buone che ne emergono».

    «Abbiamo la fortuna di vivere nei luoghi che hanno fatto la storia di Genova e che nel passato l’hanno fatta grande, addirittura Superba – continua l’associazione – Eppure questi stessi caruggi e piazzette ancora oggi vengono vissute più come problema che come risorsa. Se Genova deve ripartire, e sappiamo quanto necessario sia che riparta, deve farlo anche da come pensa e vive il suo nucleo più antico».

    I cittadini ribadiscono con forza che il loro «Non è un semplicistico “no alla movida” come facilmente o strumentalmente viene riportato spesso dai media in un comodo cliché. Il nostro è un No forte e chiaro a chiunque usa il territorio nell’indifferenza o peggio in sfregio ai suoi abitanti».

    Per questo hanno elaborato una proposta concreta che pone la valorizzazione della cultura e della storia della città come motore di un nuovo sviluppo turistico, ambientale ed economico del centro storico.
    In sintesi i punti principali sono 6:
    Percorsi turistici e culturali del Centro Storico Est; Manutenzione strade; Pedonalizzazione del centro storico; “Movida”; Presenza costante dei vigili anche la notte; Utilizzo del mercato del pesce.

    «Attualmente il nostro quartiere è aggirato dai percorsi che vengono proposti ai turisti, nonostante sia immediatamente adiacente a via S. Lorenzo e sia ricco di storia e arte», sottolinea AssEst.
    Secondo i cittadini occorre dirigere il flusso di persone anche dentro questa parte di centro storico, cosa che permetterebbe di incrementare e diversificare le attività commerciali.
    «Per questo abbiamo un progetto ben preciso: il giorno 14 Dicembre 2011 abbiamo organizzato una conferenza pubblica alla quale hanno partecipato numerose associazioni del quartiere dove il FAI ha illustrato il suo progetto di acquisizione e apertura al pubblico della Torre degli Embriaci. Il progetto attualmente è fermo per intoppi essenzialmente burocratici».
    L’Associazione sta attivamente lavorando come tramite tra i vari soggetti «Chiediamo che l’amministrazione si ponga come attivo capofila per la realizzazione del progetto che porterebbe un beneficio enorme alla zona senza costi a carico del comune».

    Ma non si tratta solo della torre degli Embriaci, ugualmente importante è la presenza del Parco Archeologico di Piazza S. Silvestro, attualmente chiuso al pubblico e invaso dalle erbacce.
    Inoltre i cittadini ricordano anche altri splendidi monumenti della zona: Porta Soprana, le chiese di S. Maria di Castello, S. Donato, S. Cosma e Damiano, l’Oratorio di S Giorgio e S. Torpete con i suoi concerti d’organo, e ancora la casa natale di Mameli in via S. Bernardo e i palazzi dei Rolli in Via S. Bernardo.
    «Noi diamo il nostro contributo con i Mercoledì del Castello (giunti alla 7ma edizione) e con diverse iniziative in svolgimento – spiega l’associazione – ad esempio la mostra sulla diffusione della lingua genovese nel mondo; le visite guidate al castrum, ai luoghi del risorgimento, ecc.».
    «Tutto questo andrebbe inserito in uno specifico percorso turistico-culturale per il quale l’amministrazione comunale dovrebbe attivare azioni positive finalizzate a coinvolgere gli operatori dei grandi eventi culturali, gli operatori turistici, Porto Antico e Acquario in modo da realizzare una sinergia utile a presentare una nuova offerta turistica ai visitatori della nostra città – spiega AssEst – Ovviamente un percorso turistico-culturale come quello appena descritto non può prescindere da una riqualificazione urbanistica dei luoghi: è essenziale la manutenzione delle strade che lo compongono».

    Inoltre i residenti di quest’area del centro storico condividono e sono grandi sostenitori della pedonalizzazione che purtroppo però «Procede a rilento e manca la fondamentale preparazione di posteggi a corona per i residenti, il realizzarsi di regole certe e rispettate ed una segnaletica adeguata. Anche il rifornimento, giusto e doveroso, dei commercianti va monitorato e riorganizzato con un approccio più moderno ed ecocompatibile».

    Per quanto riguarda lo spinoso tema “movida”, AssEst parte da alcuni dati oggettivi «Nel centro storico (fonte uffici demografici del comune) vive la più alta percentuale di coppie con bambini dell’intera città. Le rilevazioni effettuate dall’ufficio acustico dei vigili urbani hanno stabilito che in zone ben precise e delimitate (S. Donato, via S. Bernardo, Piazza delle Erbe, S. Giorgio) esiste un pesante sforamento dei limiti di legge delle emissioni acustiche generate dalla “movida” e questo rappresenta una violazione alla legge ed un attacco alla salute dei residenti. Si è verificata, in seguito all’eccessivo rumore, una fuga di abitanti, specialmente coppie giovani con bambini, alla ricerca di zone più tranquille al di fuori del centro storico».

    Il giusto equilibrio tra i residenti e “movida” rivendicato dagli abitanti «Deve realizzarsi con la chiusura dei locali (Venerdì e Sabato) non oltre le 2 di notte e con la repressione, specie nelle ore tra le 3 e le 4, di atti vandalici, schiamazzi, comportamenti incivili che le cronache documentano sfociati in vere aggressioni da parte di gruppi di presone alterate dall’alcool che si attardano in zona».
    E l’associazione ritiene doveroso ringraziare l’assessore Scidone per l’attività e il supporto che ha fornito ai residenti sul tema “movida”.

    Inoltre risulterebbe fondamentale garantire la presenza – continua ed attenta sul territorio – dei vigili urbani, affiancata e coordinata con quella delle altre forze dell’ordine.
    «Una presenza che deve essere costante anche durante le ore notturne, allo scopo di verificare comportamenti scorretti di attività commerciali e non, e di frequentatori non residenti del centro storico».

    Infine un altro argomento molto sentito dai residenti è quello relativo alla futura destinazione del Mercato del Pesce. «Da tempo, pubblicamente (in incontri con l’amministrazione e con la stampa) chiediamo che gli spazi che si libereranno all’interno del mercato del pesce vengano riservati alle attività sociali, culturali e sanitarie del quartiere», conclude l’associazione dei cittadini del centro storico.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore