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  • Robotica, a Genova una scuola di eccellenza per renderla accessibile a tutti

    Robotica, a Genova una scuola di eccellenza per renderla accessibile a tutti

    robotFondata a Genova nel 2000 con l’obiettivo di divulgare la cultura mediante l’istruzione e la passione è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento nazionale e internazionale nel campo della didattica e della comunicazione della robotica. Partner di vari progetti europei tra cui “Roberta”, in risposta alla carenza di ragazze che si iscrivono a corsi di studi in settori tecno-scientifici, e “Robo-Didactics”, con l’obiettivo di realizzare una metodologia europea condivisa per l’introduzione dell’uso didattico della robotica nelle scuole. Organizzatori del primo simposio internazionale della roboetica che ha dato il via a questo settore di studi e dal quale nacque persino un documentario dal nome “Ciao, Robot” e riconosciuti dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca come ente formatore ufficiale. Si definiscono dei “visionari” e il loro percorso è stato pieno di ostacoli. Di chi stiamo parlando? Della Scuola di robotica di Sampierdarena, eccellenza genovese che, come spesso accade, soprattutto nel campo delle scienze applicate, è sconosciuta ai più, soprattutto in ambito cittadino.

    «Scuola di robotica nasce grazie all’impegno di un ingegnere e di una filosofa, Gianmarco Veruggio e Fiorella Operto – ci racconta Emanuele Micheli, vicepresidente dell’associazione – con l’obiettivo di coniugare la passione per la tecnologia con la passione per l’umanesimo e la volontà di riunire qualcosa che nel passato, purtroppo, sembra abbia preso percorsi diversi». Scuola di robotica nel tempo ha preso sempre più forma come entità di formazione per docenti. «Ovviamente la nostra mutazione prevede anche la divulgazione e quindi l’organizzazione di eventi pubblici, mostre, laboratori e anche la progettazione di nuovi strumenti», continua Micheli. «Abbiamo quindi tante facce, che però sono tutte figlie di quell’etica che Gianmarco e Fiorella hanno teorizzato alla fondazione, che ci porta poi nel mondo reale ad applicazioni che sono didattiche, di formazione e di aiuto per gli altri».

    Perché un’associazione dedicata alla robotica?
    «Perché la robotica è la vera frontiera tecnologica attuale ed è qualcosa che potrà cambiare radicalmente il nostro mondo. Dal punto di vista economico, industriale e aziendale è importantissimo avere generazioni di cittadini capaci di utilizzare tecnologie nuove e capaci di usarle in maniera creativa e non passiva. Se pensiamo agli anni novanta, la grande sconfitta in Italia e in Europa è stata quella di non capire la rivoluzione che internet avrebbe portato nella nostra economia. Se avessimo avuto dei visionari, dei tecnici capaci di capire le implicazioni sociali, etiche ed economiche di quello che stavano facendo, probabilmente l’Italia non avrebbe perso quel treno tecnologico. Scuola di robotica lavora in anticipo sui tempi cercando di far capire alla società che sta arrivando un nuovo fenomeno, ovvero la robotica, che rivoluzionerà ancora di più e con maggior impatto, e anche con maggiori pericoli, e l’unico modo per essere pronti è formare i bambini e le bambine».

    Quali sono le maggiori criticità che avete trovato nel vostro percorso?
    «Agli inizi le difficoltà maggiori erano di comunicazione e relazione. Portando innovazione, le persone tendevano a non capire quello che stavamo cercando di raccontare. Quindi, ci siamo dovuti porre dei problemi importanti per riuscire ad arrivare al cuore della società. Nel corso del tempo, Scuola di robotica è cresciuta nei lavori internazionali fino ad avere cinque progetti europei attivi, una quantità enorme per una piccola associazione. Finalmente, adesso iniziano ad ascoltare il nostro messaggio anche in patria e si possono vedere riforme del ministero dell’Istruzione in cui vengono citate alcune nozioni sviluppate da noi».

    Di che cosa vive Scuola di robotica?
    «Scuola di robotica si fonda sulla formazione che diamo ai docenti e poi riceviamo i finanziamenti dei progetti europei, quasi tutti legati alla formazione e all’apprendimento. Lavoriamo poi con le disabilità cognitive e soprattutto con l’autismo cercando di studiare che cosa succede quando i ragazzi interagiscono con queste macchine e facendo in modo che la macchina sia uno strumento per migliorare l’interazione tra l’educatore e lo studente. Stiamo realizzando anche un gioco pensato per bambini con disabilità cognitive dai sei ai dieci anni da utilizzare nei centri di educazione e di formazione e i primi riscontri sono molto positivi e incoraggianti».

    Parliamo del vostro logo creato da Lele Luzzati, genovese doc.
    «Luzzati ha conosciuto Gianmarco e Fiorella proprio perché avevano bisogno di qualcuno che rappresentasse tutti questi concetti e chi meglio del maestro Luzzati poteva farlo a Genova. Il maestro rispose immediatamente alla loro richiesta e creò non solo il nostro logo ma anche quello dedicato alla roboetica. In questo logo è rappresentato l’amore per l’arte, l’amore per l’umanesimo e il bisogno di dare alla tecnologia la centralità dell’essere umano. Per noi non è sostituibile ed è qualcosa che ci ha legato fin da subito alla nostra città».

    È stato difficile nascere e crescere nel contesto genovese?
    «È stata sicuramente dura; oggi non è più così perché ci sono delle realtà cittadine che ci comprendono e ci aiutano, penso al “Festival della scienza”, alla biblioteca De Amicis e al museo Luzzati. Altri partner importantissimi per noi sono la cooperativa “Il Laboratorio” che ci ha consentito di aprire il “Madlab”, uno spazio dedicato alla formazione sulla stampa 3d e alla digital fabrication aperto in via della Maddalena, all’interno di un percorso di riqualificazione territoriale e dedicato alla formazione di tutti, in particolar modo ai ragazzi della cooperativa che sono usciti per vari motivi dalla scuola dell’obbligo».

    Che cosa offre e cosa potrebbe offrire Genova alla robotica?
    «A Genova ci sono moltissimi enti che si occupano di robotica. Scuola di robotica sta cercando di rendere la robotica accessibile a tutte le persone, questo è quello che ci contraddistingue. Per noi lavorare sul territorio non vuol dire pensare ai grandi ambienti di ricerca ma lavorare con la città e i cittadini. Una ricerca lontana dalla società è una ricerca inutile e invece deve avere delle conseguenze dirette sulla realtà».

    Come potrebbe influire la robotica nella città di Genova?
    «Creare posti di lavoro, sostanzialmente. Bisogna puntare sull’imprenditorialità e sulla creatività dei ragazzi. Dobbiamo credere nel settore della robotica nautica, fondamentale per la città anche se ancora non abbastanza sviluppato. In Italia abbiamo l’artigianato migliore, le menti migliori e le mani migliori ma se non guardiamo come va il resto del mondo verremo superati e il danno maggiore sarebbe la perdita di qualità. Invece, dobbiamo essere paladini della qualità, dell’eleganza, della bellezza di cui l’Italia fortunatamente è ancora custode. Purtroppo questo disinteresse rispetto al nuovo non ci consente di aggiornare questa eleganza e questa bellezza. Dobbiamo chiederci come sarebbe stato internet nel Rinascimento, per esempio, magari sarebbe stato più elegante, più bello. Uno dei nostri obiettivi è quello di recuperare questo gusto per la bellezza».

    Gianluca Pedemonte

  • Festival della Scienza, alla scoperta dei luoghi e delle installazioni della kermesse

    Festival della Scienza, alla scoperta dei luoghi e delle installazioni della kermesse

    La 14esima edizione del Festival della Scienza è incominciata: tante le proposte, inedite o riconfermate, che anche quest’anno animeranno il centro della città per undici giorni; come oramai è tradizione, i luoghi che ospitano gli stand sono distribuiti nelle principali zone di interesse della città, creando una sorta di tour attraverso i più classici highlights urbani genovesi. Abbiamo percorso un ipotetico itinerario, visitando le principali location della kermesse, cercando di cogliere lo spirito di questo grande allestimento

    Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale è senza dubbio il cuore del Festival della Scienza e non poteva essere altrimenti. Lo fulcro culturale di Genova, oltre ad ospitare le conferenze e l’info-point, ha molti spazi dedicati alle iniziative della manifestazione: nell’atrio attività dedicate ai più piccoli, mentre la Loggia degli Abbati ospita le installazioni di Artico. L’area del Munizioniere raccoglie diverse proposte interattive, che vanno dalla agricoltura bio, all’evoluzione bio-genetica dell’uomo.

    Giardini Luzzati

    Da piazza Matteotti ci spostiamo ai Giardini Luzzati, per la precisione all’interno del sito archeologico dell’antico anfiteatro romano, eccezionalmente visitabile per tutta la durata del festival. All’interno un laboratorio dedicato ai più piccoli, per conoscere e scoprire la geologia che ci circonda, con un gioco dedicato al tipico conglomerato di Portofino.

    Sant’Agostino

    Proseguiamo salendo fino alla chiesa di Sant’Agostino, dove l’Istituto Nazione di Geofisica e Vulcanologia ha predisposto diversi stand per far conoscere anche ai bambini le dinamiche geologiche, attraverso lo studio dei terremoti.

    Palazzo San Giorgio

    Scendiamo verso il mare, e ci fermiamo a Palazzo San Giorgio, dove l’Iit di Morego ha predisposto una grande spazio dedicato al “Fattore S”: una serie di prove e esperimenti che mettono alla prova lo spirito scientifico del visitatore, per far nascere la voglia di scienza, e magari scoprire i ricercatori del futuro.

    Piazza delle Feste

    Anche il Porto Antico ospita diversi spazi del Festiva della Scienza: tra gli altri, sotto la tensostruttura di Piazza delle Feste, troviamo uno spazio multi-allestimento, con una serie di proposte molto eterogenee: dai laboratori chirurgici, al micro bosco, dai giochi scientifici della nano fisica, allo stand scientifico delle Forze Armate italiane, passando per lo stand della scienza applicato allo sport

    Palazzo della Borsa

    Chiudiamo il nostro piccolo tour visitando la Sala delle Grida del Palazzo della Borsa di De Ferrari, dove è stato allestito una sorta di mostra legata al progetto internazionale dei telescopi SKA, in costruzione in Sudafrica e Australia: quadri e arazzi preparati dalle popolazioni di quei paesi per celebrare il cielo e la sua mistica.

    Nicola Giordanella

  • Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Festival della Scienza 2012È un Festival della Scienza tutto fatto in casa, ma non per questo ridimensionato, quello che dal 27 ottobre al 6 novembre andrà in scena per la 14ª edizione coinvolgendo più di 60 location e articolandosi in 280 appuntamenti tra incontri ed eventi. Fatto in casa, si diceva, perché per la prima volta la totalità dell’organizzazione è stata gestita dall’Associazione Amici Festival della Scienza, anche in seguito alla rivoluzione che ha portato, nello scorso febbraio, all’insediamento del nuovo management presieduto dal professore ordinario di Fisica dell’Università di Genova, Franco Pallavicini, e dal direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Iit, Alberto Diaspro, nominato presidente del comitato scientifico.

    Il primo Festival a non portare la firma della sua fondatrice, Manuela Arata, sarà comunque, per bocca dello stesso Pallavicini, «in strettissima continuità con chi ci ha preceduto, al quale si deve il 99% del lavoro». Nel tracciare l’imprinting della prossima edizione, tuttavia, il neopresidente ha subito messo in chiaro gli elementi di novità: «Abbiamo scelto di dare più spazio alle mostre e ai laboratori, perché la vera anima del Festival sono gli eventi in cui i visitatori possono interagire. Rispetto allo scorso anno ci sarà qualche conferenza in meno, anche per evitare che troppi eventi in concomitanza complichino la vita a chi voglia seguirli. Un po’ meno parole e più coinvolgimento, insomma, per quanto i dibattiti continueranno ad essere numerosi, di grande interesse e ad annoverare ospiti d’eccezione».

    Su tutti, il grande divulgatore scientifico Piero Angela, atteso a concludere la giornata inaugurale – il 27 ottobre alla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale – con la sua conferenza “Viaggio dentro la mente”. Oltre al decano dei giornalisti scientifici italiani, negli undici giorni del Festival saranno a Genova, tra gli altri, anche il premio Nobel per la Chimica Martin Chalfie, il coordinatore del progetto Virgo per la scoperta delle onde gravitazionali, Fulvio Ricci, e Silvio Micali vincitore, nel 2012, del Premio Turing assegnato annualmente alle eccellenze informatiche. Di simboli e di “segni” – parola chiave del Festival – parleranno Eugenia Cheng e Eduardo Sáenz de Cabezón Irigaray, di tecnologia e futuro Marcus du Sautoy e David Orban. Nel campo della genetica, Pier Giuseppe Pelicci illustrerà le promesse della cosiddetta tecnologia CRISPR e, in generale, i segni genetici saranno l’argomento trattato da Joseph Mazur e Sam Kean. Lo scienziato dell’alimentazione Valter Longo svelerà l’efficacia terapeutica della dieta “Mima digiuno”, mentre Carlos Belmonte ci parlerà di longevità e, infine, il rapporto tra scienza, arte e filosofia sarà affrontato da Bruno d’Amore e Maurizio Ferraris.

    Tra le mostre, si segnalano “Fattore S” a cura dell’Iit a Palazzo San Giorgio, “Shared Sky” dell’Istituto nazionale di astrofisica al Palazzo della Borza, “Artico”, a cura del Cnr, alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, e “Il terremoto in… segni”, allestita dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nella ex chiesa di Sant’Agostino. Numerosi anche i laboratori, per ogni fascia di età.

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui il “Racconto Cosmico” con Neri Marcorè e il presidente del’Istituto nazionale di fisica nucleare, Fernando Ferroni, il 28 ottobre alle ore 21 alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone; e “I ragazzi di Fermi” che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della neonata scuola universitaria Gran Sasso Science Institute, insieme agli alunni della scuola primaria P. Santullo di Genova, il 1 novembre alle 16,30 al Teatro della Tosse.

    Il programma del Festival è nato dalle oltre 400 proposte arrivate da tutta Italia in risposta al bando di idee lanciato a gennaio di quest’anno, la cui selezione finale è stata effettuata dai 45 membri del consiglio scientifico composto da ricercatori, giornalisti e professionisti della comunicazione. Gli animatori saranno 535 ragazzi tra studenti universitari e giovani ricercatori selezionati tra le più di mille candidature provenienti, anche in questo caso, da tutto il paese.

    Per l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla, «la nostra città si afferma sempre di più come una città di cultura scientifica, ed il Festival rappresenta il momento clou per dare voce al lavoro fatto in maniera permanente da altri soggetti quali l’Acquario, il Museo dell’Antartide e quello di Scienze Naturali, la Città dei Bambini. Il programma è fortemente legittimato dalla presenza dei più importanti enti scientifici nazionali e supportato dalle istituzioni», per quanto queste ultime – a partire dal Comune stesso e dalla Regione – abbiano partecipato soprattutto nelle vesti di advisor per gli sponsor privati, cresciuti del 38% rispetto allo scorso anno.

    Anche l’omologa regionale Ilaria Cavo, infatti, rimarca come per l’ente di piazza De Ferrari si sia trattato di «un impegno che siamo riusciti a mantenere» la «conferma delle risorse stanziate lo scorso anno, attingendo in parte al proprio bilancio e in parte alle Fondo sociale europeo». Per la Regione, il Festival della Scienza è infatti da considerarsi un tutt’uno con il Salone Orientamenti: «È bellissimo che anche al Festival, quest’anno, venga data ai ragazzi l’occasione dell’alternanza scuola-lavoro, unita ai laboratori orientativi. Dobbiamo stilare una Carta dell’Orientamento per i ragazzi, e valorizzare le professioni tecnico-scientifiche».

    Complessivamente, i fondi stanziati per il Festival della Scienza 2016 ammontano a 1.260.000 euro e la parte del leone, ancora una volta, è rappresentata dall’investimento della Compagnia di San Paolo, che in cinque anni di partnership – a partire dall’edizione 2012 – ha messo da sola 5,1 milioni di euro sulla rassegna. Davvero non la sola, nel panorama culturale prima ancora che scientifico genovese, la cui sopravvivenza dipenda in maniera determinante proprio dagli investimenti della fondazione torinese.

    Festival della Scienza 2016 – Il calendario completo

    Marco Gaviglio

  • Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    distinti gentiluominiCon l’arrivo dell’autunno inauguriamo un nuovo appuntamento che speriamo possa diventare un piccolo punto di riferimento per chi ama o è costretto a passare i weekend a Genova. Per inviare suggerimenti, proposte, eventi e segnalazioni scrivete a redazione@erasuperba.it  

     

    Ultimi scampoli di Salone Nautico e Oktoberfest nel weekend appena iniziato: la 56ª edizione dell’esposizione internazionale dedicata al mondo della nautica, come ormai consuetudine degli ultimi anni, esce dai confini della Fiera per abbracciare la città con una serie di eventi fuori salone, mentre la festa della birra cederà idealmente il passo alla parata dei “distinti gentiluomini”.

    Proprio in piazza della Vittoria, infatti, domenica mattina alle 10 è previsto il raduno della Distinguished Gentlemans Ride, una sfilata in motocicletta per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il cancro alla prostata: l’evento, che si svolge in contemporanea in tutto il mondo, mette insieme vendrà migliaia di motociclisti salire in sella alla loro moto con capelli, baffi e barbe impomatati, camicie di seta, cravatte o papillon, tutto rigorosamente in stile vintage.

    Decisamente di altro tenore è la due giorni di “Mura – Movimento Urbano Rete Artisti”, seconda edizione del busker festival genovese in scena nei vicoli venerdì e sabato, con concerti, performance, laboratori e mercatini da piazza Sarzano alla Maddalena, passando angoli più o meno noti della città vecchia e per il Repessin di San Bernardo e Canneto il Lungo, un mercatino dell’usato aperto a tutti gli abitanti del quartiere e ai bambini.

    Sul fronte degli appuntamenti più istituzionali, questo weekend segna anche l’inizio delle Giornate Pertiniane: una settimana di celebrazioni per i 120 anni della nascita del presidente più amato degli italiani che si articolerà tra Genova, Savona e Stella, il piccolo comune dell’entroterra in cui si trova la casa natale di Sandro Pertini, i cui lavori di restauro saranno inaugurati proprio domenica alla presenza dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Allo statista scomparso ormai 26 anni fa è dedicata anche una mostra sui suoi anni di direzione del Lavoro, alla Sala Liguria di Palazzo Ducale fino al 2 ottobre.

    Sempre a proposito di mostre, a Castello d’Albertis ha appena inaugurato “Polaroid ad arte”, dedicata ai lavori della fotografa genovese Giuliana Traverso ispirati ai segni dell’artista Attilio Mangini, scomparso nel 2004. Proseguono anche le mostre dedicate agli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e ad Helmut Newton, ancora a Palazzo Ducale dove, giovedì prossimo, Francesco De Gregori a “A passo d’uomo”, libro scritto a quattro mani con Antonio Gnoli.

    E se i cultori di storia cittadina hanno tempo fino al 30 novembre per fare un salto al Complesso monumentale di Sant’Ignazio, a Carignano, per ammirare due importantissimi documenti della Genova medievale come il Codice Caffaro e la Cronaca di Jacopo da Varagine, sabato pomeriggio il Museo di Storia naturale apre le porte agli appassionati di scienze per un open day nel quale sarà presentata la programmazione museale 2016/17.


    Marco Gaviglio

  • Erzelli, realizzato solo il 10%. Ora il nemico si chiama Expo. E la Regione vuole un commissario

    Erzelli, realizzato solo il 10%. Ora il nemico si chiama Expo. E la Regione vuole un commissario

    erzelli-siemens-verticaleUna tavola rotonda organizzata per fare il punto della situazione e rilanciare la corsa verso la realizzazione del progetto Erzelli. Nel salone del Consiglio metropolitano ci sono tutti, dai rappresentanti delle istituzioni ai vertici industriali, dai giornalisti ai volti noti della società civile. Si devono serrare i ranghi per riprendere la via perché si è perso troppo tempo e c’è il rischio concreto che competitor importanti rubino la scena, dirottando imprese, cervelli e investimenti. In corsa, infatti, sono entrati gli spazi alla periferia milanese, utilizzati per Expo, ad oggi in attesa di progetti di riconversione per la costruzione di un polo tecnologico. Il quadro della situazione attuale lo traccia Luigi Predeval, a.d. di Genova High Tech s.p.a. (la società responsabile del progetto), che mette sul tavolo le ultime notizie riguardo gli insediamenti aziendali: entro l’estate Esaote prenderà possesso di due piani e anche IIT sposterà alcuni laboratori sulle alture di Cornigliano. Ma non solo: sono attesi trasferimenti di almeno un paio di aziende da Milano e Napoli. Così, entro giugno 2016, il quadro complessivo vedrà la cittadella essere animata da Talent Garden Genova, Hyla, Enginius, Akronos, Alten Italia, 3Enerplus, Dedagroup, Hp, Johnson Controls, Softeco Sismat, oltre a Ericsson, Siemens e i già citati Esaote e IIT.

    Realizzato solo il 10% del progetto

    Il bilancio di quanto fatto fino ad oggi è abbastanza magro: 3 chilometri di strade di collegamento, che in futuro saranno unite alla nuova strada a mare, e due edifici funzionanti per un totale di 47700 metri quadrati (dove attualmente risiedono Siemens ed Ericsson) sui 408750 previsti. Se la situazione si sbloccherà, entro il 2018 sarà edificato il primo volume residenziale, per poco più di 10 mila mq.
    Discorso a parte per quanto riguarda gli spazi dedicati all’Università: progettati assieme ai professori, dovrebbero arrivare ad una quota di 60 mila metri quadrati, suddivisi in dipartimenti (25132 mq), aule e biblioteca (21787 mq), laboratori (20949 mq). Al momento tutto però è fermo, in attesa dell’accordo di programma che, se venisse siglato in tempo utile, potrebbe portare a definizione la trattativa con Cassa Depositi e Prestiti per una possibile espansione residenziale dedicata agli studenti che si materializzerebbe con una costruzione ulteriore per 14 mila metri quadrati.

    “Eppur si muove”, come direbbe qualcuno: il progetto, che fece il primo gemito nel 2001, oggi è completato solo al 10%, sospeso tra incertezze politiche ed economiche, entusiasmo e ritrattazioni, come quella dell’ex Facoltà di Ingegneria.

    Oggi, però, sul piatto c’è un finanziamento di 125 milioni complessivi messi a disposizione dal governo e la costruzione di circa 116 mila metri quadrati tra residenze e spazi commerciali, garantiti da Cassa Depositi e Prestiti, per fare cassa. Proprio questa variante ha scatenato negli ultimi tempi diverse reazioni stizzite da parte di molte associazioni, Legambiente su tutte.

    Doria: «Genova deve smettere di piangersi addosso»

    erzelli-porto2I lavori della tavola rotonda vanno avanti, almeno quelli, e il sindaco di Genova, Marco Doria, cerca di sferzare nuovamente la compagine: «Genova e i genovesi devono cambiare mentalità e smetterla di piangersi addosso». E sugli anni persi? «Non dobbiamo prendere decisioni in base alle scelte fatte nel passato, giuste o sbagliate, ma guardare alla realtà di oggi». Il primo cittadino torna sulla polemica della logistica ricordando a tutti che «la collina degli Erzelli non è il Monviso» e che l’amministrazione, assieme a Ferrovie dello Stato, «sta progettando di spostare la stazione ferroviaria di Cornigliano per meglio collegarla con l’aeroporto e la cittadella attraverso una cabinovia a frequenza costante».

    Al microfono si alternano in tanti: Carlo Castellano, presidente di Dixet e Genova High Tech, nonché amministratore delegato di Esaote, Luigi Predeval, Alberto Diaspro, Direttore del dipartimento di Nanofisica dell’IIT e il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, in collegamento telefonico da Roma. Presente in sala Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo Economico, che ricorda la sua posizione: «Per questo progetto serve un commissario ad hoc, non possiamo più perdere tempo». Expo, infatti, fa paura: «Siamo più avanti di Milano ma con questo ritmo saremo superati, nonostante si sia incominciato a parlare di Erzelli 15 anni fa».

    Tutti sembrano concordi e Paolo Comanducci, magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Genova, non rovina l’atmosfera: «In passato ci sono stati problemi burocratici e logistici, e le nostre posizioni sono state forse pretenziose – ha spiegato – ma siamo un ente pubblico e non possiamo rischiare. Vogliamo spostarci ma facendolo bene e con tutte le garanzie di crescita per la nostra Scuola Politecnica». Via Balbi ha recentemente stornato dal bilancio 6 milioni per questo trasloco «nonostante il calo di iscrizioni stia logorando i conti economici dell’ateneo».

    A chiudere il dibattito Alessandro Cassinis, direttore del “Secolo XIX” che ben ha sintetizzato la situazione: «Il progetto è cambiato nel tempo, con accuse di speculazioni e finanziamenti poco chiari; parlandone continuamente, però, si ammazza il progetto. Forse il mio giornale ha troppe volte utilizzato Erzelli per far polemica – ammette – dando lo spazio a tutti: io mi sono impegnato a non dar più notizie inutili e distraenti, soprattutto su quanto legato all’Università. Il giornale vuole e darà spazio alle notizie che possano contribuire a fare passi avanti a questo progetto, e basta».

    Lo spettro del dopo Expo

    Quindi, ancora una volta, tutti d’accordo: oggi il Polo Scientifico e Tecnologico di Erzelli rimane un investimento fondamentale per il futuro della città, che potrebbe trasformare quella collina, un tempo deposito di container, in un’eccellenza a livello internazionale. IIT ha confermato che nei prossimi mesi trasferirà due laboratori, tra cui quello di robotica, uno dei fiori all’occhiello della ricerca italiana e non solo. Dietro l’angolo, però, lo spettro di Milano: il capoluogo lombardo è sicuramente avversario temibile ma il fatto che oggi ci si senta così minacciati da un’eventuale opera al momento quasi a zero, dopo 15 anni di progetti, accordi, parole e pochi fatti, sembra fanta-scientifico.

    Nicola Giordanella

  • La bufala è servita: ciclo di conferenze per la corretta informazione scientifica

    La bufala è servita: ciclo di conferenze per la corretta informazione scientifica

    scienzaUn’iniziativa che nasce dalla necessità di far fronte al problema della disinformazione scientifica che, a detta degli stessi organizzatori, è motivo di degrado sociale e culturale. Chi è senza peccato scagli la prima pietra: a quanti di noi è successo di trovarsi a parlare con amici e conoscenti e confrontarci su posizioni errate, sentite in tv o lette da qualche parte, senza ricordare dove? Il bombardamento informativo da parte dei media non specializzati genera ‘mostri’, false credenze, insomma ‘bufale’ cui crediamo e che adottiamo.

    Per far fronte a questa tendenza e fornire una corretta informazione avvalorata da dati scientifici, in oltre 30 città italiane nel mese di maggio (nella settimana dal 19 al 24) si svolgeranno eventi in forma di conferenze, caffè scientifici, incontri in libreria o in piazza. Ogni città sceglierà 1-2 approfondimenti tematici (ad esempio sperimentazione animale, OGM, vaccini), e cercherà di spiegare ai partecipanti come stanno realmente le cose. A Genova si parte il 14 maggio, con un evento di anteprima, un aperitivo di raccolta fondi e presentazione del programma, al Beriocafè in Via del Seminario.

    La sfida sarà cercare di rendere gli incontri non semplici lezioni frontali ma momenti di confronto stimolanti, coinvolgenti e alla portata di un pubblico di non esperti, spesso scettici. I dibattiti devono diventare, nell’ottica degli organizzatori, luoghi di discussione, proposta di diverse posizioni e crescita.

    La Bufala è Servita, l’evento

    Questa del 2014 è la seconda edizione di un’iniziativa per la promozione della corretta informazione scientifica: lo scorso anno l’evento ha preso il nome di “Italia Unita per la Corretta Informazione Scientifica” e si è svolto l’8 giugno in sedici città italiane. È nato tutto dalla rete di soci dell’associazione Pro-Test Italia e, seguito della manifestazione, visto il successo, è stato fondato proprio il gruppo Italia Unita Per La Scienza, che organizza la manifestazione di quest’anno. Nel nostro Paese ci sono realtà in fermento anche sotto il profilo scientifico, che continuano a crescere e a battersi non solo per la ricerca ma anche contro la disinformazione.

    «L’obiettivo è far sorgere nei cittadini uno spirito critico, grazie al quale poter riconoscere notizie vere e false, specie per i temi scientifici più delicati – è il commento degli organizzatori – fornire gli strumenti per usare la razionalità, senza farsi abbagliare dall’emotività di ogni questione, è il modo più efficace di difendersi da truffe e imbrogli. Avere spirito critico non significa non considerare gli aspetti umani ed etici delle questioni, ma permette di compiere scelte oculate su temi fondamentali per il futuro del Paese che riguardano ricerca e scienza, e dunque anche salute, alimentazione e ambiente».

    Italia Unita per la Scienza

    Il gruppo “Italia Unita per la Scienza” è nato a fine Aprile 2013, specificamente dopo che un gruppo di ragazzi decisi a liberare cavie in gabbia, aveva preso d’assalto lo stabulario della Facoltà di Farmacologia di Milano danneggiando alcune attrezzature e vanificando ricerche, frutto degli investimenti di soldi pubblici e privati. Da qui, l’idea di ricercatori e studiosi di riunirsi e fondare questo gruppo: in meno di 24 ore è stata messa in piedi una manifestazione per il diritto degli scienziati di lavorare nella ricerca: «Pensiamo che quanto accaduto sia il frutto di una società nella quale si parla poco di scienza e di metodo scientifico; non solo nella vita quotidiana ma anche a scuola, nei giornali e nella politica», raccontano.

    Il gruppo aveva organizzato una giornata per la corretta informazione scientifica su territorio nazionale l’8 Giugno 2013, che consisteva in una serie di conferenze e flash mob in varie città italiane. Nel tempo il progetto è cresciuto e, grazie ai social network, sono nate sezioni locali molto attive e distribuite capillarmente. A distanza di un anno dalla prima manifestazione, il gruppo ha organizzato l’evento del 2014, passando da una manifestazione di un giorno, a eventi distribuiti nell’arco di una settimana.

    L’argomento è assolutamente attuale ed è facile trovare collegamenti con fatti avvenuti di recente: «Nell’ultimo anno il divieto da parte del Parlamento di coltivare mais810 (e quindi un rifiuto idiosincratico a usare la tecnologia OGM nel campo alimentare), le restrizioni del Parlamento italiano alla Direttiva 2010/63/UE che regola l’uso di animali di laboratorio e gli allevamenti, le pressioni causate da “specialisti” in omeopatia per far si che questa cura, senza alcuna base scientifica, sia finanziata anche dallo Stato, l’inganno del metodo Vannoni nell’uso terapeutico di cellule staminali e le proposte antivacciniste presentate in parecchie regioni d’Italia. La situazione è davvero preoccupante. Non si parla di semplice “disinformazione” della società, ma anche disinformazione da parte di chi deve prendere decisioni importanti nel nostro Paese. La cattiva informazione va a colpire in due modi il lavoro del ricercatore: prima di tutto screditandolo agli occhi del pubblico, poi danneggiandolo economicamente. La politica decide quali sono i settori strategici che devono essere finanziati e crea il terreno fertile necessario per attirare investimenti da privati e di altre istituzioni».

    La Bufala è Servita a Genova >> il programma

     

    Elettra Antognetti

  • Wow! Science Center, Porto Antico: le ragioni della chiusura e il futuro dell’area

    Wow! Science Center, Porto Antico: le ragioni della chiusura e il futuro dell’area

    imageEra stato inaugurato il primo marzo 2013, ai Magazzini del Cotone di Genova. All’epoca era stato salutato benevolmente da tutti (noi di Era Superba ne avevamo parlato qui, e anche sul numero 45 della nostra rivista), soprattutto dalle autorità di Porto Antico S.pA. e dal gruppo Costa Edutainment. Ma a distanza di nemmeno un anno, Wow! Science Center, polo scientifico-culturale del Porto Antico promosso dalla fondazione Edoardo Garrone, è già chiuso, costretto a cedere alle pressioni economiche, alla mancanza di fondi e alla carenza di visitatori, molto inferiori rispetto al previsto.

    E la cosa, naturalmente, non rallegra nessuno: uno dei pochi poli culturali a presidiare un’area satura di esercizi commerciali, di ristorazione e uffici amministrativi: poco prima della sua inaugurazione ne avevamo parlato con Alberto Cappato, direttore generale di Porto Antico S.p.A. in una lunga intervista in cui si cercava di capire come l’inaugurazione di Wow! e il concomitante rinnovamento del Museo dell’Antartide potessero cambiare volto a una zona strategica della nostra città.

    Il perché della chiusura di Wow! Science Center

    Chiusi i battenti dopo soli dieci mesi di attività: questo, in sintesi, il bilancio dell’esperienza di Wow!, il museo interattivo voluto da Riccardo Garrone e a lui dedicato che ha contato solo la modica cifra di 40 mila visitatori (32 mila paganti), a fronte dei 300 mila stimati nell’arco di un anno. Numeri che non sono sembrati sufficienti: le cause dell’insuccesso, nonostante il fervore con cui era stato salutato, sono riconducibili alla crisi interna al sistema scolastico cittadino (e italiano), in cui – scarseggiando i fondi – sono stati operati tagli su gite e uscite didattiche: proprio agli alunni e alle scolaresche, infatti, si rivolgeva Wow!.
    Inoltre, il format impiegato, da rivisitare in base alla richiesta dei visitatori, non ha funzionato.

    «Wow! Genova Science Center è chiuso dall’inizio di gennaio – commenta la Dott.ssa Gardella, portavoce della Fondazione Edoardo Garrone – la motivazione principale della chiusura è la crisi del mercato delle gite scolastiche, le scuole sono infatti uno dei target principali per il centro di divulgazione scientifica dedicato in particolare ai più giovani, una crisi legata ovviamente alla più generale crisi economica e dei consumi. Come dichiarato non molto tempo fa da Antonio Bruzzone, Amministratore Delegato della società Science Expo Center Genova, “I numeri registrati in realtà ci incoraggiano ad andare avanti, ma al tempo stesso ci suggeriscono di affrontare un ripensamento per meglio adeguarci alle esigenze delle scuole e dei visitatori, profondamente mutate negli ultimi anni».

    “Il centro è chiuso per motivi tecnici e riaprirà non appena possibile”, si legge sulla vetrina di Wow!, e il cartello fa ben sperare in una riapertura, non appena arriveranno tempi migliori. Una soluzione transitoria e non permanente, dunque, che tuttavia farà riflettere organizzatori e promotori sulla necessità di ripensare le dinamiche messe in atto finora, per evitare un ulteriore flop. Chissà che in autunno Wow! non torni a meravigliare ragazzi, bambini, famiglie, genovesi e turisti, con nuove mostre e percorsi didattici.
    È possibile? Lo chiediamo ad Alberto Cappato, Direttore Generale di Porto Antico S.p.A: «Wow! ha chiuso addirittura a fine 2013. Purtroppo, nonostante l’idea fosse estremamente interessante ed innovativa, la risposta del pubblico non ha rispettato le aspettative degli organizzatori dell’iniziativa. Probabilmente sarebbe stato necessario un maggior investimento in promozione. Va considerato che per iniziative di questo genere i primi due anni di vita sono molto complessi e sono necessari ingenti investimenti. Mostre che cambiano ogni tre mesi necessitano un imponente sforzo in termini di comunicazione. La chiusura di WOW! con la formula attuale è definitiva, ma a brevissimo (primi di maggio) vi saranno novità interessanti relative all’utilizzo degli spazi».

    L’attività di Wow!

    imageWow! era stato pensato per inserirsi nel progetto Genova Science Center: promosso dalla Fondazione Garrone, era amministrato dalla società costituita ad hoc nel 2013, la Science Expo Center Genova Srl. Originariamente la sua offerta prevedeva, ogni anno, tre mostre interattive di 4 mesi ciascuna con effetti speciali e riproduzioni in 3D, selezionate tra la migliore produzione internazionale di intrattenimento formativo e presentate per la prima volta in Italia. Lo scopo era quello di educare e divertire, con un marcato intento didattico che si rivolgeva perlopiù ai più giovani (bambini, famiglie, alunni delle scuole primarie e secondarie). Wow! ha trovato spazio all’interno dei Magazzini del Cotone, nel primo modulo, proprio nel complesso che già ospita la Città dei Ragazzi e la Biblioteca De Amicis, allo scopo di creare un continuum con queste realtà. Uno spazio di 1500 mq in cui la divulgazione scientifica fosse un tutt’uno con cultura, esperienza e divertimento. Non a caso lo slogan di Wow! Genova Science Center era proprio “La scienza è uno spettacolo”: non si sarebbe potuta trovare una “dichiarazione di intenti” più esplicita di questa. Anche il nome Wow! non era casuale, bensì scelto per richiamare l’idea di stupore e meraviglia da un lato, e l’aspetto ludico dall’altro. Genova, insomma, sembrava ad ogni effetto la città adatta ad ospitare un’iniziativa del genere, che si inseriva nel solco tracciato negli ultimi dieci anni da un evento scientifico dalla portata internazionale, come il Festival della Scienza, la cui tradizione è ormai ben consolidata.
    La presenza costante e duratura di Wow! avrebbe permesso di dare continuità lungo tutto l’anno alla manifestazione temporanea del Festival, contribuendo a fare del Porto Antico un museo a cielo aperto, tra Acquario, Museo dell’Antartide e Science Center, per incentivare il turismo culturale. Non a caso era stato proprio il Festival della Scienza a battezzare anticipatamente gli spazi in cui doveva sorgere Wow!, durante la decima edizione, quella del 2012: nei locali era stata allestita la mostra I giochi di Einstein, e Ginowa, hiar 2492 (Genova, anno 2492).

    Ad aprire l’attività dello Science Center, la mostra ‘Brain, the world inside your head’, da marzo a giugno 2013, prodotta da Evergreen Exhibitions e incentrata sugli sviluppi della ricerca scientifica sul cervello: un viaggio all’interno del cervello umano tra allestimenti interattivi e riproduzioni 3D. Successivamente, in autunno era stato il turno di ‘ABISSI – Missione in fondo al mare’, sempre di Evergreen Exhibitions: viaggio in tre stazioni alla scoperta delle profondità dell’oceano. Infine, ‘2050’ dal 16 novembre al 9 febbraio 2014: mostra ideata dal Science Museum di Londra, in cui si cerca di rispondere ad alcune importanti questioni scientifiche e tecnologiche che hanno un effetto determinante sul presente e sul futuro della nostra esistenza.
    Inoltre, laboratori per le scuole ed eventi collegati a mostre di arte contemporanea allestite nello stesso periodo a Villa Croce, per rinforzare l’interazione con le varie realtà cittadine, non solo con il Porto Antico. L’obiettivo dichiarato dalla Fondazione Garrone, all’epoca, era arrivare a produrre gli eventi direttamente a Genova, da esportare anche fuori.

     

    Elettra Antognetti

  • IIT Genova, Blindtab: tablet e smartphone a portata di non vedente

    IIT Genova, Blindtab: tablet e smartphone a portata di non vedente

    Istituto Italiano di Tecnologia, Genova
    foto di MassimoBrega-TheLighthouse

    Si chiama “Blindpad” (dispositivo assistivo personale per ciechi e ipovedenti), è un progetto europeo della durata di tre anni finalizzato alla realizzazione di dispositivi per ipovedenti e non vedenti che stimolano il senso del tatto. Il genovese Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) è capofila di questo progetto che permetterà di migliorare la fruizione di informazioni grafiche e, di conseguenza, la qualità della vita delle persone che soffrono di disturbi della vista, anche gravi. “Blindpad” si sviluppa nell’ambito del programma della Commissione Europea “ICT Work programme 2013” e vede impegnato un consorzio internazionale composto da istituti di ricerca, di riabilitazione e aziende, coordinato – come detto – dall’IIT di Genova. 

    L’Istituto di tecnologia di Morego ha diramato un comunicato stampa che spiega nei dettagli il nuovo progetto… “[…] ha l’obiettivo di introdurre nuove superfici touchable nei dispositivi digitali mobili, in grado di trasmettere contenuti grafici semplici attraverso sensazioni tattili. Il nuovo strumento sarà concepito in tutti gli aspetti chiave necessari alla realizzazione di un oggetto pratico e trasferibile nella vita delle persone disabili: nuovi materiali, un disegno che risponda alle esigenze degli utenti, efficienza energetica e costi contenuti. Nell’era del web e dei dispositivi elettronici moderni, infatti, è diventato difficile per le persone con gravi disturbi visivi, approcciarsi e utilizzare i contenuti grafici veicolati da strumenti che favoriscono il senso della vista. “Blindpad” vuole realizzare un’alternativa che sfrutta il senso del tatto per trasmettere le informazioni grafiche necessarie a comprendere concetti astratti (quali ad esempio quello della forma geometrica) o acquisire informazioni sull’ambiente circostante (ad esempio la presenza e localizzazione di una porta). La superficie del dispositivo sarà costituita da una griglia di elementi indipendenti che permettono di programmare e variare la forma rappresentata, sollecitando la sensibilità tattile e permettendo all’utente di percepire la figura”.

    «Il nostro obiettivo è sviluppare una nuova classe di dispositivi digitali che stimolino il senso de tatto – afferma Luca Brayda, ricercatore all’Istituto Italiano di Tecnologia e coordinatore del progetto –  progettati per favorire l’inclusione sociale attraverso un uso mirato ed efficace delle sensorialità residue. Possiamo sfruttare tutti gli aspetti positivi che l’interazione tra uomo e macchina porta per lo sviluppo della conoscenza, e applicarlo al potenziamento delle tecnologie applicate all’istruzione“BLINDPAD coinvolge competenze scientifiche differenti e istituti che hanno come obiettivo della delle loro attività il miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità».

    Partner italiano è l’Istituto David Chiossone Onlus che avrà ruolo centrale nell’interazione tra ricercatore e persone con disabilità. Per saperne di più sul progetto europeo http://blindpad.eu/

  • Pro-Test, l’informazione scientifica e gli esperimenti sugli animali

    Pro-Test, l’informazione scientifica e gli esperimenti sugli animali

    MedicinaConvegni, flashmob, fiaccolate in programma lo scorso sabato 8 giugno a Genova e nelle principali città della penisola, da Roma a Milano, all’Aquila, Napoli, Bologna, Udine, Trieste, e molte altre. L’obiettivo è portare l’attenzione sul tema dell’importanza della correttezza e affidabilità dell’informazione scientifica, spesso “vittima” inconsapevole dell’eccessiva semplificazione mediatica e della cattiva interpretazione (consapevole o meno) da parte del popolo dei non addetti ai lavori. Gli scienziati, i ricercatori, gli studenti uniti per l’evento dal titolo “Italia unita per la corretta informazione scientifica”. La manifestazione è stata organizzata dall’associazione di medici, biologi, veterinari e farmacologi Pro-Test Italia, nata nel settembre 2012 e attiva per la difesa dell’appropriata divulgazione dei risultati scientifici e per la creazione di un ponte tra il mondo della ricerca e la società civile. Tra i temi, particolare rilevanza ha avuto la sperimentazione sugli animali, argomento che continua a scaldare gli animi e contrapporre le fazioni pro e contro.

    A Genova, in particolare, l’incontro si è svolto alla Sala Conferenze del Museo di Storia Naturale “G. Doria”. Gli eventi, liberi e aperti a tutti, sono stati moderati dal filosofo e giornalista Ivo Silvestro e hanno visto la partecipazione di molti illustri rappresentanti della comunità scientifica (Michele Cilli, Dirigente Veterinario Animal Facility  IRCCS AOU San Martino – Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro Genova; Michele Mazzanti, professore ordinario di Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche dell’Università di Milano), di relatori di prestigio internazionale (come Nicole Kerlero De Rosbo, ricercatrice dell’Università degli Studi di Genova; il professore dell’ateneo genovese e direttore dell’Unità Operativa Complessa Igiene, Giancarlo Icardi) e di rappresentanti della società civile, da studenti, a uomini e donne di tutte le età.

    Anche Era Superba ha partecipato al convegno di Genova, abbiamo incontrato gli organizzatori e scambiato quattro chiacchiere con uno di loro, Giacomo Vallarino, giovane laureando in medicina dell’Università degli Studi di Genova.

    Per cominciare, raccontaci cos’è Pro-Test, come nasce e  qual è l’obiettivo dell’associazione

    «Pro-Test è un’associazione formata da giovani, ricercatori, studenti e insegnanti di medicina, biologia, chimica, veterinaria, ma anche filosofia. Scopo dell’associazione, quello di promuovere la diffusione di una visione corretta e più oggettiva circa la sperimentazione sugli animali: una questione molto attuale e di cui si fa oggi un gran parlare, che chiama in causa anche un discorso etico, oltre che scientifico. Pro-Test è senza fini di lucro e totalmente gratuita, vive per lo più dei finanziamenti provenienti dalle quote associative dei suoi membri. Oltre a questo, anche l’importante appoggio dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. La nostra associazione ha base nazionale, riunendo giovani di tutta Italia, anche se il gruppo originario possiamo dire che si è formato a Milano, ed è qui che già sono state organizzate alcune iniziative importanti. Inizialmente non si pensava di organizzare manifestazioni e convegni. Il punto di svolta c’è stato abbastanza di recente: il 21 aprile 2013 a Milano alcune associazioni e rappresentanti di gruppi animalisti (anche se personalmente non penso che il termine, nobile e connotato positivamente, possa adattarsi a tutti i soggetti che si proclamano tali) hanno occupato lo stabulario, chiedendo la liberazione delle cavie: topi usati appunto come cavie ormai da anni per lo studio nel campo delle malattie del sistema nervoso, quali autismo, Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla, e altre. Il tutto, mandando in fumo centinaia di migliaia di euro di finanziamento e i progressi raggiunti nella ricerca. Noi di Pro-Test il giorno successivo abbiamo organizzato una contro-manifestazione per denunciare il fatto, che è stata ripresa dai media in termini negativi, a denunciare lo scontro tra animalisti e ricercatori, mettendo da parte il problema etico-scientifico della sperimentazione. In seguito, lo scorso 1 giugno ci siamo ritrovati a Milano, per la prima grande manifestazione di Pro-Test: oltre 400 persone si sono ritrovate nei pressi di Piazza del Duomo, per un dibattito pubblico e aperto (è questo il metodo con il quale abbiamo scelto di operare prevalentemente) in cui ricercatori e personalità del mondo scientifico hanno provato ad abbattere i pregiudizi e spiegare perché secondo loro la sperimentazione è necessaria. Da qui nasce l’idea di un evento dislocato in più città italiane, in contemporanea, per sensibilizzare in loco la popolazione, partendo dalla loro città. Siamo noi che ci avviciniamo alla gente, andando a spiegare in forma divulgativa e alla portata di tutti cosa facciamo, in cosa consiste la sperimentazione e perché è necessaria. Ma non solo questo: ci siamo occupati anche di staminali, OGM, vaccinazione e possibile collegamento con l’autismo, sclerosi multipla e molto altro… vogliamo provare ad abbattere i falsi miti e i pregiudizi (creati dai media, ma non solo) che ruotano attorno a questi temi caldi, per ridare dignità alla ricerca scientifica».

    L’evento dell’8 giugno a Genova. Come lo avete organizzato?

    «Visto che tutto è stato deciso in occasione della manifestazione del primo giugno (e ancora prima, in nuce, ad aprile), abbiamo avuto poco tempo per occuparci della parte organizzativa. Alla base di tutto c’è un unico comune denominatore che contraddistingue noi di Pro-Test: dire NO, protestare contro le “bufale” che vengono riportare sui giornali, che si sentono in tv e che rimpallano dai media alle piazze, fino a creare un sentimento comune distorto e un’opinione pubblica disinformata. Pro-Test, come associazione, ha svolto una supervisione generale sull’evento e ha dato delle linee direttive circa i temi da affrontare, ma poi ognuna delle città coinvolte ha avuto autonomia decisionale: in ogni luogo, un coordinatore affiancato da un team, con il compito di trovare un luogo idoneo per le conferenze e i relatori esperti sui temi in questione, con la possibilità poi di allargare anche ad altri temi di particolare interesse (ad esempio, all’Aquila un approfondimento sui terremoti e sulla possibilità di prevedere eventi sismici e calamitosi). Inoltre, abbiamo dovuto occuparci anche della promozione e del lavoro di PR, con manifesti, volantinaggio, promozione in bacheche della città (ad esempio a Genova, il volantinaggio dell’8 giugno nelle vie del centro e la distribuzione di hand-out alla Biblioteca Berio o all’Università), promozione sui social network.

    Rimanendo su Genova, inizialmente ero l’unico rappresentante di Pro-Test per la città e mi sono trovato a dover lavorare da solo: un carico di lavoro sicuramente impegnativo, che sono riuscito successivamente a suddividere con altre due ragazze, Elena (fisica, laureanda in Ingegneria Biomedica) e Gabriela (biologa). Insieme, in poco più di un mese, abbiamo messo in piedi l’evento, facendo leva solo sulle nostre forze, ma grazie alla massima disponibilità dei nostri interlocutori».

    conferenza-museo-doriaTra i temi più caldi del convegno, la sperimentazione sugli animali. Il dibattito sulla questione, scopriamo, è più acceso di quanto non sembri. Nel corso degli ultimi mesi, varie proteste da parte dei gruppi “animalisti” hanno attaccato i sostenitori della sperimentazione. Nel corso del convegno di Genova, in particolare, l’intervento del professor Cilli dedicato a questo tema di punta è stato interrotto spesso dalle proteste di un gruppo di animalisti, che si sono presentati per far valere anche le loro ragioni e provare a smontare le argomentazioni degli scienziati. Ne parliamo con Giacomo:

    Avete riscontrato atteggiamenti di chiusura verso il messaggio che propagandate? Come vi ponete nei confronti di chi vi contesta?

    «Da quando abbiamo iniziato con Pro-Test ci sono stati alcuni momenti di tensione. Come ricordavo, a Milano in occasione del dibattito pubblico del primo giugno, una ventina di estremisti dei gruppi animalisti di destra ha deciso di intervenire, disturbando volutamente la nostra iniziativa, insultando i relatori. Anche se abbiamo cercato di smorzare le tensioni e ignorare le frange estreme (ben venga il dialogo con gli animalisti, se costruttivo e di confronto, ma non era questo il caso), sui media hanno avuto rilievo solo gli episodi di tensione e di scontro. Anche in occasione degli eventi dell’8 giugno eravamo preoccupati per il verificarsi di altri episodi simili, tanto più che già si respiravano tensioni nell’aria in certe città più che in altre (una su tutte, Pisa). A Genova c’è stata la contestazione di un gruppo di animalisti: si sono presentati in sala e hanno provato inizialmente a interrompere gli interventi, facendo sentire le loro ragioni. Alla fine dell’intervento del professor Cilli c’è stata una discussione un po’ accesa con il gruppo animalista su vari argomenti.  Quello che ci interessava era che non ci fossero episodi spiacevoli, ma un tranquillo confronto, senza fare leva sul sentimentalismo ma piuttosto sul valore scientifico dell’informazione. È importante spiegare, capire, confrontarsi».

    Elettra Antognetti

  • Iit, Istituto Italiano di Tecnologia: una giornata con i ricercatori

    Iit, Istituto Italiano di Tecnologia: una giornata con i ricercatori

    Istituto Italiano di Tecnologia, Genova
    foto di MassimoBrega-TheLighthouse

    L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), fondazione di diritto privato istituita congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è uno dei centri di ricerca scientifica più attivi in Italia e rinomato a livello internazionale. Ma cosa sanno i genovesi del centro di Via Morego 30?
    L’istituto – fucina di nuove scoperte, crogiolo di intelligenze nostrane e internazionali- spesso non riceve dalla città l’attenzione che meriterebbe in quanto avamposto di eccellenza nella ricerca scientifica, di cui la nostra nazione è –ahimè- così carente. L’IIT, infatti, salta agli onori delle cronache locali in occasione delle visite da parte di ministri o altre personalità (come di recente i ministri Profumo e Passera, Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, e Fabrizio Barca, ministro per la coesione territoriale, in visita lo scorso 29 gennaio 2013). Viceversa, è spesso citato sulle pagine dei giornali nazionali (da Sette, magazine del Corriere, al Sole 24 Ore, ecc.), che ne lodano le brillanti scoperte.

    L’IIT di Genova occupa 1141 persone e può vantare una struttura articolata al suo interno in dieci dipartimenti principali (dalla nanofisica alla robotica avanzata), i quali si occupano di discipline diverse, a coprire la maggior parte dei settori scientifici fondamentali delle scienze tecniche (ingegneria, informatica, ecc.) e della vita (medicina, neuroscienze, biologia). Inoltre, accanto al laboratorio centrale di Genova, si contato altri dieci centri della rete IIT, dislocati su tutto il territorio italiano, dal Trentino alla Puglia. I centri si trovano presso realtà accademiche e scientifiche di eccellenza e sono dotati di personale di ricerca proprio e strumentazione all’avanguardia. Lo staff IIT presenta un’età globale inferiore ai 34 anni, con una presenza forte di profili giovani di ricercatori, e anche i ruoli apicali sono ricoperti da personale con un’età media inferiore ai 50. Dato ancora più rilevante, i ricercatori dell’IIT provengono da circa 50 nazioni diverse.

    Forte l’internazionalità, dunque, ma non solo: infatti, la quota dei ricercatori provenienti dall’estero raggiunge il 42%, di cui il 24% è costituito da stranieri veri e propri e il restante 18% da italiani occupati all’estero e rientranti nel loro paese d’origine. Un dato significativo, in un contesto in cui si parla sempre più spesso di “fuga dei cervelli”.
    Grazie ai successi riscontrati, già nel dicembre 2011 il fund raising per IIT ammontava a ben 40 milioni di euro per i progetti previsti a partire dal 2012, ricavati da finanziamenti pubblici (100 milioni all’anno provenienti dalle casse statali, secondo quanto stabilito dalla Legge 326) e privati. IIT, attivo da fine 2005, è stato creato sul modello tedesco del Max Plank Institut. Ad aggiudicarsi i natali dell’Istituto, proprio Genova, che ha sbaragliato all’epoca la concorrenza di Pisa grazie alla presenza di Ansaldo, Siemens e altre importanti realtà industriali, che l’hanno resa preferibile alla città toscana.

    Abbiamo varcato le soglie dell’IIT e siamo andati a vedere cosa succede dentro i cancelli di Via Morego. Prendendo parte direttamente ad un esperimento

     

    Monica Gori, Istituto Italiano di Tecnologia
    Monica Gori, Istituto Italiano di Tecnologia

    L’ESPERIMENTO

    Dieci persone in totale; l’impegno previsto, di un’ora e trenta minuti: a ogni soggetto viene richiesto di valutare la posizione di suoni (principalmente, ma poi anche di stimolazioni tattili nel braccio) nello spazio e di identificarne la provenienza. Si tratta di un esperimento svolto dalla sezione Robotics, Brain and Cognitive Sciences (RBCS) dell’IIT, nel laboratorio di percezione visivo-tattile (Visuo-Haptic Perception Lab). Ad accoglierci, Monica Gori, ricercatrice post-doc del dipartimento di RBCS, in IIT da ormai 8 anni, cioè praticamente dalla nascita del centro: psicologa tra ingegneri, Monica, dopo il dottorato nel 2004, dal 2006 è entrata a far parte del primo nucleo dello staff IIT. Il suo lavoro si concentra sullo studio delle disabilità nei bambini molto piccoli, in età compresa tra uno e otto anni: all’inizio, racconta la ricercatrice, la sua ricerca si è concentrata principalmente sullo studio del sistema cerebrale del bambino affetto da disabilità di tipo sensoriale (visiva e uditiva) e della percezione che questo soggetto ha del mondo circostante. Adesso il suo lavoro, coordinato dal professor Giulio Sandini, direttore del dipartimento, e svolto assieme a un team di altri professionisti, si concentra sullo sviluppo di sistemi per aiutare il bambino a ridurre il grado di disabilità e recuperare un margine –variabile- di utilizzo del senso danneggiato.

    Ci spiega Monica: «Il nostro progetto consiste nell’approfondire la conoscenza di come diverse modalità sensoriali interagiscono nel bambino e nell’adulto. Al contrario di quanto creduto fino a qualche anno fa, il nostro gruppo di ricerca ha scoperto che fino all’età di 8 anni i bambini non sono in grado di integrare differenti tipi di informazioni sensoriali, ma usano solo una modalità sensoriale alla volta. Ciò permette predizioni sullo sviluppo di bambini con disabilità sensoriali e motorie. L’assenza di comunicazione tra modalità sensoriali nei primi anni di vita, infatti, sembra compromettere lo sviluppo di specifici aspetti percettivi non solo relativamente al canale sensoriale sede della disabilità, ma anche relativamente ad altri canali, a cui viene a mancare il senso ”insegnante”. I primi 3 anni di vita sono gli anni più importanti per lo sviluppo percettivo derivante dal processo di comunicazione tra le modalità sensoriali. Il progetto che stiamo sviluppando in IIT  ha evidenziato finora la necessità di un intervento precoce per ristabilire una comunicazione tra modalità sensoriali. Dopo queste prime scoperte, adesso stiamo valutando la possibilità di sviluppare veri e propri dispositivi in grado di ristabilire il ruolo del senso mancante. Ciò che ci rende orgogliosi -continua Monica- è che noi dell’RBCS siamo stati i primi (contemporaneamente a un solo altro gruppo di ricercatori inglesi) a occuparci di questa tematica».

     

    L’IIT E LA CITTÀ

    Caratteristica del lavoro in IIT, infatti, è quella di non fermarsi alla ricerca (pur indispensabile nella fase iniziali), ma di creare veri e propri macchinari in grado di migliorare la nostra vita. In questo caso, la vita dei pazienti-bambini. Lo stesso lavoro viene svolto dai colleghi del reparto di robotica, sempre all’interno di RBCS, i quali hanno creato macchinari per favorire la riabilitazione di soggetti disabili. Alcuni robot sono già usciti dai cancelli dell’IIT per varcare le soglie di ospedali all’avanguardia, primo tra tutti il Gaslini di Genova.
    Inoltre, sempre a testimonianza di come il lavoro in IIT cerchi un contatto con il mondo civile, va detto che i ricercatori del laboratorio di percezione visivo-tattile collaborano da anni con l’istituto David Chiossone di Genova. Focalizzando le loro ricerche in particolare sulle disabilità sensoriali di tipo visivo, i ricercatori dell’IIT hanno intavolato questa collaborazione con uno dei centri più attivi per la prevenzione, riabilitazione e assistenza di persone affette da handicap visivo. Monica ci spiega come l’istituto Chiossone le abbia aperto le sue porte e le abbia permesso di interagire direttamente con ciechi e ipovedenti in diverse fasce d’età, scoprendone abitudini, difficoltà, abilità: la cosa che sorprende di più è sentire che, al contrario di quanto si crede comunemente, non è vero che le persone con handicap sensoriali visivo-uditivi abbiano sviluppato maggiormente gli altri sensi, ma si tratta solo di una diversa modalità di compensazione personale. Rivelazione, questa, che scardina radicate credenze e luoghi comuni.

     

    Istituto Italiano di Tecnologia, robot
    foto di MassimoBrega-TheLighthouse

    COME OPERANO GLI SCIENZIATI DI IIT?

    Nel caso in questione, l’esperimento ha coinvolto, appunto, una decina di soggetti. Uno alla volta, siamo stati bendati, accompagnati all’interno di una stanza e fatti accomodare su uno sgabello, il braccio destro avvolto in una fascia dotata di sensori. Il tutto si è svolto rigorosamente al buio, per non influenzare la percezione delle “cavie” e per non alterare l’esito dell’esperimento. Proprio come dei non vedenti, siamo restati al buio per tutta la durata dell’esperimento. Il primo esercizio consisteva nell’udire tre suoni, uno di seguito all’altro, identificando il secondo come più “vicino” spazialmente al primo o al terzo. Il secondo esercizio, invece, consisteva nel concentrarsi sulla stimolazione tattile: le serie di suoni venivano accompagnate da altrettanti impulsi elettrici sul braccio, i quali avrebbero dovuto aiutare la percezione uditiva. Infine, l’ultima prova consisteva nel ripetere l’esercizio iniziale di riconoscimento della provenienza dei suoni. In quest’ultimo caso, terminato l’iter delle varie prove, la percezione uditiva doveva risultare più precisa, grazie alla precedente stimolazione sensoriale. Terminato il tutto, finalmente liberati dalle bende, abbiamo visto quello che ci circondava: un’angusta stanza e un tavolo con delle casse da cui provenivano i suoni, disposte a creare una sorta di “x”. A detta dei ricercatori che hanno condotto l’esperimento, sembrerebbe che i risultati siano stati quelli sperati: a una iniziale incertezza sulla determinazione della provenienza dei suoni ha fatto seguito una progressiva diminuzione del margine d’errore, a conferma della tesi dell’integrazione delle diverse modalità sensoriali tra loro e di ripristino del senso mancante.

     

    Elettra Antognetti

  • Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Cielo di ottobre: Giove e Luna, show delle Orionidi, la storia di Orione

    Van Gogh notte stellata sul RodanoAlzare gli occhi al cielo, un gesto che qualcuno fa per esprimere rassegnazione o, accompagnato da una smorfia ironica, per sottolineare che la pazienza si sta esaurendo, altri vi si rivolgono in cerca di un aiuto impossibile, gli innamorati per magnificare un momento di incanto, i  licantropi per cantare la loro “canzone” alla luna, insomma, tutti nella loro vita, almeno una volta, hanno volto lo sguardo verso quell’infinito tacito e misterioso  che, apparente immoto, cela il segreto della nostra esistenza.

    “Apparente immoto”, perché, lassù, tra gli spazi siderali, tutto si agita a “velocità della luce” per raccontare piccole e grandi storie: è il caso del cielo di ottobre, mese straordinario dal punto di vista astronomico, che vede protagonisti la Luna, Giove, le Orionidi ed altre Costellazioni. Tra gli “ospiti” del sistema solare, infatti, in questo periodo, Giove si distingue facilmente, compare  nel cielo autunnale dopo il tramonto del sole e che,  dal 28-29, grazie all’ora solare, sarà visibile già intorno alle 21 seguito, poco dopo da Aldebaran, la stella più brillante della costellazione del Toro verso cui Giove si sposta lentamente con un cammino retrogrado.

    Se la sua brillantezza non fosse  sufficiente, un punto di riferimento certo per individuarlo è la Luna con cui si trova in congiunzione (per congiunzione si intende la posizione i due corpi celesti l’uno accanto all’altro, non più distanti di 8-9 gradi), Luna che, nel suo cammino, entra in congiunzione, anche, con Marte e Venere  e, il 31 ottobre, con le Pleiadi, un ammasso aperto della Costellazione del Toro.

    Sarà possibile, poi, giocare con la geometria alla ricerca del triangolo astronomico formato  da stelle che appartengono a tre costellazioni diverse: Altair (costellazione dell’Aquila), Deneb (costellazione del Cigno) e Vega (costellazione della Lira). Sono, però, le Orionidi, “les Etoiles” di questo palcoscenico autunnale: danzeranno la loro coreografia luminosa tra il 21 e il 22 ottobre, giorni in cui si potrà assistere ad una pioggia di stelle cadenti, residui ancestrali della cometa di Halley, ma, per godersi appieno lo spettacolo, bisognerà aspettare la mezzanotte quando non ci sarà più la luce riflessa della pallida Selene (luna) a disturbarne la visione.

    Se, però, non siete innamorati o non desiderate chiedere una grazia al cielo nella speranzosa attesa che si avveri, ma siete solo curiosi di conoscere le mille storie fantastiche che ruotano insieme agli astri, è necessario perdersi nel tempo alla ricerca del mondo onirico degli eroi e degli Dei. Questo sciame di meteore, infatti, deve il nome al radiante (area), da cui provengono e cioè da quello spicchio di cielo dove troneggiano le brillanti stelle della costellazione di Orione, dalla rossa Betelgeuse alla azzurra Rigel, e, soprattutto una serie di tre stelle in verticale, che si dispongono al centro a rappresentare la cintura del mitico cacciatore. Queste stelle, Mintaka, Alnilam e Alnitak, (temperatura superficiale di 15000-20.000°),  forniscono un punto di riferimento facile anche per osservatori neofiti o non particolarmente esperti.

    Ma, chi era Orione? Neppure la leggenda riesce a spiegare come una delle più belle costellazioni equatoriali sia stata attribuita a un giovane affascinante cacciatore, di aspetto gigantesco, che, però, non “brillava” certo sia per illustri natali sia per imprese eroiche. Quanto alle sue origini, si narra che Giove, Nettuno  e Marte, giunti a Tanagra (vicino a Tebe in Beozia), mentre viaggiavano in incognito, venissero ospitati e rifocillati da un povero contadino, Ireo.  Nel versare il vino, venuto a conoscenza di chi fossero i suoi convitati, non esitò a sacrificare l’unico suo bene, un macilento bue. Per riconoscenza, i magnanimi Dei gli chiesero di esprimere un desidero: il misero, che era vedovo, dichiarò che desiderava ardentemente un figlio ma, nel contempo, non voleva tradire il ricordo dell’amata moglie. I numi, non posero indugio: si fecero portare la pelle del bovino immolato, lo irrorarono della loro “divina” urina, la seppellirono accuratamente, assicurando che, dopo 9 mesi, da quel ”tesoro” nascosto ne sarebbe scaturito un bimbo, appunto quel tal Urione, cui, i Greci, cambiarono il nome in Orione per ovvia convenienza.
    Fonti più antiche, per maggiore dignità, lo individuano, invece, nel sumerico dio Uru-anna (luce del cielo) che, ogni anno, affrontava il toro celeste, Gud-anna, nell’allegorico scontro tra divinità da cui originava l’alternarsi  delle stagioni o nel mesopotamico Gilgamesh, re sumero della città di Uruk. Avendo costui disdegnato le profferte amorose di Ishtar, si trovò ad affrontare, aiutato  dall’amico Enkidu,  il terribile toro che l’oltraggiata dea aveva mandato, per vendetta, a devastare le sue terre.

    Quali siano i suoi primordi, Orione è soprattutto salito agli onori della “cronaca” per le innumerevoli vicende pruriginose di cui, si dice, sia stato protagonista e che non sfigurerebbero nel mondo del gossip contemporaneo,  a cominciare dalla violenza perpetuata, nell’isola di Chio, ai danni della bella principessa Merope, “colta”, contro la sua volontà, grazie all’effetto  di un vino inebriante. Il di lei padre, re Enopione, come è naturale, non gradì affatto l’accaduto e punì il fedifrago  facendolo accecare. Errando disperato, Orione giunse all’isola di Lemno dove il dio del fuoco Vulcano, impietosito, gli offri, come guida, un bambino che lo accompagnasse fino ai confini del mondo dove riposava Elio, il dio del sole. Come in ogni favola a lieto fine, bastò che, al risveglio, la divinità posasse i suoi raggi miracolosi sul bel cacciatore perché Orione riacquistasse immediatamente la vista e… non solo: incantato da tanta bellezza il dio pretese ed ottenne di passare una notte col nostro eroe e la cosa sarebbe continuata se non fosse intervenuta  la Dea Aurora, signora dei venti e delle stelle, che, a sua volta, colpita dall’irresistibile sex  appeal del giovane, non lo avesse rapito e portato lontano. Qui i racconti si intrecciano e si sovrappongono con diversi tipi di finali. Una delle tante versione vede la virginea Diana, dea della caccia, pronta a sacrificare volentieri  la sua castità se non avesse scoperto che l’infedele gigante si dava molto da fare con le Pleiadi, le sette figlie di Atlante per cui inviò un enorme scorpione, ad uccidere il malcapitato. Una variante più edulcorata parla invece di un casto idillio tra la dea ed Orione a cui mise fine Apollo, fratello di Diana, con un terribile stratagemma. Mentre l’ignaro eroe nuotava beatamente in un fiume, il dio alato (Apollo) sfidò la sorella a colpire quel puntolino lontano ed indistinto. Abile ed infallibile cacciatrice la dea non se lo fece ripetere due volte causando, involontariamente, la morte dell’innamorato. Il pianto disperato dell’amata commosse Zeus, il padre degli dei, che strappò le misere spoglie alle vicende terrene per collocarle lassù dove ancor oggi brillano.

    Nulla a che vedere con le passionarie storie di questo antico Casanova hanno, invece, le morigerate Orionidi che si limitano a solcare il cielo per offrirci il più romantico degli spettacoli di luce e, se porteranno qualche desiderio esaudito, che dire se non…. Benvenute!

     

    Adriana Morando

  • Righi, Osservatorio Astronomico: le meraviglie del Sole al telescopio

    Righi, Osservatorio Astronomico: le meraviglie del Sole al telescopio

    Domenica 2 settembre a partire dalle ore 15.00 e fino alle ore 18.00 l’Osservatorio Astronomico del Righi apre le porte al pubblico.

    In programma l’osservazione del Sole al telescopio col nuovo filtro H-alpha che permette l’osservazione delle macchie e delle protuberanze solari e, in Aula Planetario, le animazioni “Viaggio fra i pianeti” (ore 15.30), “Il cielo dei Nativi nordamericani: fiabe e leggende per i bimbi” (ore 16.30), “Lo Zodiaco astronomico e i moti della Terra” (ore 17.30)

    Sarà quindi possibile visitare la cupola dell’Aula didattica-Planetario installata nel Giardino del Sole e quella dell’Osservatorio, per accedere alle quali è richiesto un contributo spese rispettivamente di 5 € e di 3 €.

    Entrambe le visite si svolgeranno tramite turni della durata di mezz’ora circa di max 30 persone per l’Aula didattica-Planetario e di max 15 persone per la cupola dell’Osservatorio. Non è prevista la prenotazione.

  • Come si forma una nuvola, visita al centro meteorologico Arpal

    Come si forma una nuvola, visita al centro meteorologico Arpal

    Abracadabra e, come in una formula magica, compare una nuvola in una bottiglia… Non siamo nella fucina di mago Merlino, ma presso i laboratori del Centro Meteo-idrogeologico Ligure (ARPAL).

    Dal 1 gennaio 1998 questo Ente opera al fine di prevedere, con un ragionevole anticipo, il tipo di precipitazioni e l’impatto che queste possono avere sul territorio e sulla portata dei corsi d’acqua. Offre un’indispensabile supporto alla Protezione Civile o a semplici cittadini (sito web), fornendo dati in tempo reale che sono raccolti da circa 200 stazioni meteo-idrologiche, dal radar di Monte Settepani (Savona) , dal satellite MsG, dalla rete CESI.

    Ci troviamo dunque nel posto giusto per scoprire come si forma una nuvola.

    Elemento indispensabile è il pulviscolo atmosferico, altrimenti detto nucleo di condensazione, capace di captare il vapore acqueo presente nell‘aria ascensionale. Le correnti con gradiente verticale positivo si muovono verso l’alto perché termicamente più calde e leggere rispetto all’ambiente che le circonda. Nella loro ascesa incontrano gradienti di pressione sempre minori che ne favoriscono l’espansione.

    La conseguenza è un raffreddamento progressivo, pari a 1 grado ogni 100m di salita, e la saturazione del vapore acqueo che, dal suo stato aeriforme, passa allo stato liquido sotto forma di minute gocce di acqua. Fatte queste premesse, si può procedere con gli eseprimenti…

    Gli esperimenti: la “creazione” di una nuovola, il tornado, le frane

    La prima dimostrazione è molto semplice, basta prendere una bottiglia, versarvi dell’acqua, chiudere, agitare con forza per rendere l’aria umida e non dimenticare, naturalmente, le componenti principali cioè i nuclei di condensazione che possiamo ottenere dai fumi di un fiammifero appena spento.

    Analizzando, poi, le differenti turbolenze che, complice il vento, interessano i fenomeni atmosferici, si può assistere ad un’altra magia: schiacciando un semplice bottone, di un apparecchio dedicato, si mette in moto un vortice d’aria che sale fino a strutturarsi secondo la classica forma proboscidale dei tornado.

    Poiché siamo in un centro meteorologico è consequenziale porre l’attenzione su uno dei principali argomenti che, spesso, occupa la cronaca dei quotidiani e cioè l’impatto drammatico che forti precipitazioni esercitano su terreni dissestati. Come esempio esplicativo si può ricorrere ad un plastico raffigurante un paesaggio collinoso che degrada verso un centro abitato, sul quale si stendono teli di daino al fine di simulare una superficie in grado di assimilare grandi quantità di pioggia.

    Si versa l’acqua e si valuta la portata di permeazione del suolo spremendo le pelli e misurando l’acqua raccolta. Si ripete l’esperimento in assenza di tessuti assorbenti, per riprodurre una situazione simile a quella riscontrabile in terreni poco permeabili quali quelli danneggiati da un incendio. Il risultato evidenzia come l’acqua scivoli a valle con velocità maggiore, spostando detriti o provocando frane ma, soprattutto, ostruendo quelle che sono le naturali vie di deflusso.

    Ne consegue che, accanto ad una manutenzione preventiva del territorio, vada posta particolare attenzione ai fiumi e a tutti quei bacini di raccolta che aiutano il terreno a liberarsi dell’acqua in eccedenza.

    Adriana Morando

  • Osservatorio Astronomico Righi: incontro con Giove e le sue 64 lune

    Osservatorio Astronomico Righi: incontro con Giove e le sue 64 lune

    Giove“…E quindi uscimmo a riveder le stelle”, non gli astri metafisici del sommo padre Dante, ma quelli dell’osservatorio astronomico di Righi. Lo staff dell’osservatorio organizza incontri per avvicinare bambini ed adulti alla scienza del cielo.

    E’ lì che si può incontrare Giove, nascosto in un firmamento di storie mitologiche che parlano di mostri, regine ed eroi. Il direttore dell’osservatorio, Walter Riva, ha spento le luci del mondo reale per accendere quelle magiche del planetario che, in un attimo, ha proiettato gli spettatori sopra le dense nubi di un grigio cielo genovese.

    Il percorso di orientamento parte da tre stelle luminose che si dispongono a formare un triangolo: Vega, Deneb, Altair. Intorno ad ognuna di loro, corpi celesti meno luminosi si distribuiscono per formare figure a cui fantasiosi astronomi del passato hanno dato il nome di “Lira, Cigno, Aquila”.

    Il puntatore ottico si sposta verso nord, compiendo un arco sulla circonferenza, per raggiungere l’Orsa Maggiore, riconoscibile dal suo celeberrimo asterismo a forma di carro. Tracciando una linea immaginaria tra le due stelle posteriori del carro, chiamate Puntatori (Dubhe e Merak), e prolungandola di circa 5 volte, si arriva nei pressi della stella Polare che, pur essendo poco brillante, è la più lucente tra le 7 stelline dell’Orsa Minore o Piccolo Carro.

    La stella Polare ha la caratteristica di mantenere una posizione fissa rispetto alle altre costellazioni che, apparentemente, le ruotano intorno ed è stata, per secoli, utile strumento di orientamento per la navigazione. Allineata sull’asse terrestre che, idealmente, esce dal Polo Nord, è paragonabile a un punto che gira su se stesso e, come tale, immobile rispetto ad una qualsiasi prospettiva visiva.

    In questo settore del cielo gli ammassi stellari di Cefeo, Cassiopea, Andromeda, Balena, Perseo, Pegaso raccontano la loro mitologica storia. Cassiopea, moglie di Cefeo, fece infuriare le Nereidi, figlie del dio marino Nereo, proclamandosi la più bella tra le donne, dee incluse. Per placarne l’ira, non restava che un sacrificio riparatore, individuato nella figlia Andromeda, destinata alla bocca vorace di un mostro marino, la Balena. Come in ogni favola, per caso, l’eroe Perseo passava da quelle parti, su un cavallo alato (Pegaso), recando con se la testa mozzata della Medusa, gorgone dalla chioma irta serpenti, capace di impietrire chiunque col suo sguardo. Rendere di sasso il vorace predatore e salvare l’incolpevole fanciulla è cosa presto fatta e tutti si ritrovano in cielo, ad memorandum ricordo.

    In questo triangolo ideale (Andromeda, Perseo, Balena), dove è sita la costellazione zodiacale dell’ariete, si nasconde Giove, luminoso come una stella, col suo lento moto rotatorio intorno al sole (12 anni). Il gigante del nostro sistema planetario si mostra in tutta la sua magnificenza, ricco di gas contenenti cristalli di ammoniaca ghiacciata e composti del carbonio, dello zolfo del fosforo, elementi responsabili della sua disomogenea tintorialità. Intorno, un pullulare di orbite descritte dalle sue 64 lune di cui, le più famose, sono: Io, il più vicino, Europa, il più piccolo, Ganimede, il più grande e Callisto, il più lontano. L’occhio telescopico di una sonda spaziale proietta lo sguardo fino alle loro superfici svelando crateri, vulcani, ghiacci. Uno spettacolo coinvolgente di immagini e curiosità che, quando le luci si riaccendono, lasciano solo il desiderio di ritornare.

    Adriana Morando