Mese: Febbraio 2012

  • “Dejà-vu, giappone tra colore e movimentro”, mostra da Top Market

    “Dejà-vu, giappone tra colore e movimentro”, mostra da Top Market

    Dejavu mostraPresso lo Spazio Eventi Top Market è allestita la mostra “Dejà-vu, giappone tra colore e movimentro”, con le fotografie di Giandomenico Cosentino dedicate alla Terra del Sol Levante, dove le immagini evocano atmosfere in cui passato e presente si pacificano e danno voce a una cultura  influenzata dalle culture occidentali che però non perde ma la propria natura.

    Un vero e proprio deja-vù, dove reale e immaginato si fondono creando un effetto di familiarità anche per chi, in quel mondo, non ci ha mai messo piede.

    In Giappone nulla è archeologia metropolitana: tutto è reso vivo e attuale anche quando la divisa da liceale in scarpe da ginnastica cammina di fianco al kimono e agli zori.

    Le immagini in bianco e nero di Cosentino sono la conseguenza del suo gusto di osservatore garbato e raccontano un Giappone fatto di dettagli misurati, di riservatezza, di ordine ovunque e buone maniere in ogni caso, per descrivere una città nella cui metropolitana vige un silenzio da luogo di culto perché è proibito, per educazione, parlare al cellulare.

    Nelle immagini a colori, invece, l’occhio del fotografo cerca il ritmo e suggerisce l’idea del movimento frenetico della megalopoli: racconta di una capitale – Tokyo – vissuta da un formicolio di 35 milioni di abitanti, immaginario per definizione dei manga, degli anime, della tecnologia ad ogni costo.Il racconto di Cosentino è frutto di un viaggio intimo, solitario, nato da genuina curiosità e con lo scopo di rivelare  il Giappone più vero  e meno turistico.

    Periodo:   23 febbraio – 17 marzo 2012
    Spazio Eventi Top Market  – Via Cecchi 69/br   +39 010 5536180
    Orario: da lunedì al sabato 9.30 – 12.30 / 15.30 – 18.30

    Ingresso libero

  • R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    <<C’era una volta un mondo felice che oggi è tristeI fiumi, i ruscelli, il mare sono pieni di bottiglie di plastica. Molte strade della città sono invase dai rifiuti… Non si può proprio continuare così! Rifletto-libretto, che è sempre pieno di idee decide allora di chiamare i suoi fidati amici Ricerco-lente, Bruco-riduco, Cucchi-riciclo per capire insieme il da farsi>>, questo l’incipit della favola-gioco che il Fai, Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, offre gratuitamente alle classi della scuola dell’Infanzia. In pratica un kit didattico a disposizione degli istuti scolastici – comprendente la favola-gioco e schede di laboratorioper sensibilizzare i più piccoli al rispetto dell’ambiente.

    L’obiettivo è introdurre i più piccoli ai temi dell’ambiente, del paesaggio e dei rifiuti, con tanti personaggi spiritosi realizzati con materiali di riciclo. A corollario della favola i piccoli lettori scopriranno una serie di schede-attività e mini laboratori per esprimere sensazioni e emozioni, e riflettere in modo divertente, a scuola e a casa, sul riuso e il riciclo dei rifiuti. Il progetto mira a stimolare nei più piccoli l’interesse verso stili di vita sostenibili, sviluppando un atteggiamento di “cura” nei confronti delle cose e dei luoghi.

    Il kit può essere richiesto tramite il sito www.fascuola.it o scrivendo a scuola@fondoambiente.it (fax 02 48193631 – numero verde 800 501 303). Viene inoltre distribuito – fino ad esaurimento scorte – nei Beni del FAI alle classi di scuola dell’Infanzia che partecipano a una “visita animata”.

    Il Fai infatti propone alle classi della scuola dell’infanzia speciali visite “animate” condotte all’interno dei Beni: antiche dimore, castelli, ville, abbazie, giardini e parchi. I bambini, indossati costumi “a tema” (abiti medievali all’interno dei castelli, pirati all’Abbazia di San Fruttuoso, pastori e contadine a Villa dei Vescovi…), vengono coinvolti attraverso magiche storie ambientate nel bene Fai e sono messi alla prova con giochi, indovinelli, attività di manipolazione. I percorsi fanno leva sulle emozioni e l’immaginazione e consentono di far vivere ai bambini l’atmosfera e la vita di luoghi suggestivi e di tempi antichi. Le visite si suddividono in due momenti: in mattinata la classe va alla scoperta del bene, mentre nel pomeriggio vengono realizzati laboratori che riprendono la storia raccontata precedentemente. È inoltre possibile organizzare delle feste di fine anno scolastico con la classe insieme ai genitori.

    Per prenotazioni e informazioni consultare il sito www.faiscuola.it o scrivere a visitescolastiche@fondoambiente.it (tel. 02 467615285, fax 02 48193631).

  • Radio Argo, lo spettacolo in scena a teatro Cargo

    Radio Argo, lo spettacolo in scena a teatro Cargo

    MazzottaVenerdì 24 febbraio il Teatro Cargo di Voltri è in scena lo spettacolo Radio Argo, con Peppino Mazzotta, attore conosciuto dal grande pubblico per l’interpretazione dell’Ispettore Fazio ne Il Commissario Montalbano, ma la sua carriera in teatro e cinema è costellata di tanti altri successi.

    Radio Argo è uno spettacolo originale e potente, e senza mezze misure, incentrato sulle vicende degli Atridi legate alla guerra più conosciuta nella storia dell’umanità: la guerra di Troia.

    In Radio Argo una voce sola, catturata da un microfono e lanciata nella notte vaga di ripetitore in ripetitore alla ricerca di orecchie che vogliano sentirla; una voce come il fuoco impetuoso che rimbalzò da Troia fino ad Argo, su valli e montagne, per annunciare il ritorno vittorioso della flotta Greca. Una voce lontana, che sa farsi vicina e familiare, che incarna le nostre passioni. I nostri inganni. Le nostre guerre. I nostri morti. Le nostre vendette. Le nostre sconfitte. Una voce che si fa carico della memoria, preoccupata che il ricordo sbiadisca, perché la memoria è una gatta che non si affeziona a nessuno e all’improvviso può scomparire e lasciarci orfani.

    PREZZI: Intero € 15, Ridotto € 14, Ridottissimo € 9

    TEATRO DEL PONENTE: Piazza Odicini, 9 Genova Voltri

  • Zeroincond​otta in concerto al Senhor do Bonfim

    Zeroincond​otta in concerto al Senhor do Bonfim

    BonfimVenerdì 24 febbraio musica dance al Bonfim di Nervi con la party band degli Zeroincondotta, dal vivo a partire dalle 23,30.

    Gli  Zeroincondotta nascono alla fine degli anni 90, con un appeal decisamente dance, grazie alle caratteristiche vocali della cantante e al repertorio del gruppo spinto da subito in quella direzione. Centinaia di concerti in giro per l’Italia, nei più importanti club della penisola, trasportano la band nell’olimpo del mercato delle cover.

    La grande evoluzione si ha quando, con una formazione completamente nuova, gli Zeroincondotta si ripresentano al loro pubblico, con un nuovo leader e nuovi musicisti. Sette anni di attività ai massimi livelli che portano gli “Zero” addirittura in Spagna al raduno mondiale Harley e nelle più importanti manifestazioni, dividendo il palco con artisti quali Nek, Frankie Hi Energy, Litfiba, solo per citarne alcuni.

    Oggi sono tornati…e sono tornati per stupire ancora, ma sopratutto con tanta voglia di ballare, cantare e divertire.

    Francesco Bianchi, il vocalist, Lorenzo “Winny” Ghignone al basso, Alberto Bianchi batteria e Fabio Balostro alla chitarra sono pronti a stupire il pubblico con la loro grandissima energia e la voglia di coinvolgere tutti in serate indimenticabili!

    Ingresso 8 euro con prima consumazione

  • Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    ImmigratiOggi gli stranieri in Italia – secondo gli ultimi dati del “Dossier Statistico Immigrazione 2011” curato dalla Caritas – sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti (incidenza del 7,5% sulla popolazione residente). Se si tiene conto di circa altri 400mila cittadini stranieri, regolarmente presenti ma non ancora registrati in anagrafe, si tratta di quasi 5 milioni di persone. Inoltre alcune stime parlano di circa mezzo milione di soggetti in posizione irregolare.
    <<Nel frattempo però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l’autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia)>>, sottolinea il rapporto. Mentre i casi di acquisizione di cittadinanza sono stati 66 mila.

    I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca e ancora più alta nelle materne e nelle elementari).
    Le persone di seconda generazione sono quasi 650 mila, nate in Italia ma senza cittadinanza. Nel nostro Paese infatti – a differenza di molti altri stati europei e mondiali – vige lo “ius sanguinis” e non lo “ius soli”. Vale a dire che non conta nascere sul suolo italiano per essere considerato un cittadino a tutti gli effetti e godere dei diritti conseguenti, bensì per acquisire la cittadinanza occorre essere figli di almeno un genitore italiano. Il testo fondamentale che regola le modalità di acquisizione della cittadinanza è infatti la legge 5  febbraio 1992 n. 91 che si basa sul principio dello “ius sanguinis” e prevede tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per coloro che sono di origine straniera: per nascita, per naturalizzazione e per matrimonio.
    <<La popolazione immigrata è più giovane (32 anni è l’età media, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (circa un sesto del totale) e sulle nuove forze lavorative – si legge nel dossier – è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali, assicura una maggiore flessibilità territoriale e anche la disponibilità a inserirsi in tutti i settori lavorativi, crea autonomamente lavoro anche con i suoi 228.540 piccoli imprenditori, si occupa dell’assistenza delle famiglie, degli anziani e dei malati, sta pagando più duramente la crisi in termini di disoccupazione e complessivamente rende più di quanto costi alle casse dello Stato>>.

    Partendo da questi presupposti abbiamo chiesto all’avvocato Alessandra Ballerini, membro dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e consulente della Cgil, di spiegarci come funziona la legislazione attualmente vigente.
    <<Oggi una persona nata in Italia da genitori stranieri può richiedere la cittadinanza una volta compiuto il diciottesimo anno di età – spiega Ballerini – Ma deve dimostrare di avere una residenza regolare ed ininterrotta sul territorio italiano fino al raggiungimento della maggiore età. A partire da quella data ha un anno di tempo per chiedere la cittadinanza>>.
    E qui iniziano i problemi. Se infatti parliamo di un figlio/a di persone irregolarmente presenti in Italia (clandestini), dovremo mettere in conto che a partire dalla nascita e fino a quando i suoi genitori non avranno ottenuto il permesso di soggiorno – questa persona sarà considerata clandestina.
    Ma allo stesso modo anche due genitori regolarmente autorizzati a soggiornare sul territorio italiano, per poter inserire nel permesso di soggiorno anche il proprio figlio, dovranno dimostrare di raggiungere un determinato reddito. <<Di conseguenza, spesso e volentieri, molti ragazzi per un certo periodo di tempo rimangono in clandestinità – spiega Ballerini – e diventa difficile, una volta compiuti i 18 anni, dimostrare la loro presenza ininterrotta sul suolo italiano>>.

    Per quanto riguarda gli adulti invece, esistono due modalità per richiedere la cittadinanza italiana.
    La prima è quella per naturalizzazione, secondo la quale occorrono 10 anni di residenza ininterrotta, <<il massimo tra le legislazioni europee esistenti>>, sottolinea l’avvocato, un reddito congruo relativo agli ultimi tre anni e nessuna pendenza penale, non solo in Italia ma anche nel paese di nascita ed in quelli dove si è risieduto in precedenza. Per ottenere i certificati penali il richiedente deve sottoporsi ad una lunga e costosa trafila. In pratica <<Bisogna incaricare un avvocato nel Paese di nascita (ma lo stesso va fatto in tutti gli Stati dove la persona ha risieduto in precedenza) per estrarre i certificati – racconta Ballerini – Poi è necessario recarsi all’ambasciata italiana per la traduzione dei documenti da inviare in Italia. Peccato però che i certificati penali scadano dopo  6 mesi. E spesso accade che non siano più validi quando finalmente la pratica è stata avviata. Anche perché lo Stato italiano impiega anche 3 – 4 anni prima di rispondere alla richiesta di cittadinanza, nonostante la legge stabilisca di farlo entro 730 giorni>>.
    Una soluzione potrebbe essere quella di affidarsi a delle autocertificazioni. Ma sarebbe necessario anche un minimo di buon senso nell’applicazione della legge. Infatti <<Se una persona ha lasciato il paese natio a tre anni non si comprende l’utilità di chiedergli il certificato penale – continua l’avvocato –  senza considerare il fatto che questo documento è legato al nome e non alle impronte digitali. Quindi presenta dei limiti anche ai fini della sicurezza>>.

    Inoltre il richiedente deve dimostrare di avere un reddito congruo relativo agli ultimi 3 anni. Capita però che le persone straniere presentino la domanda di cittadinanza e poi siano costrette ad attendere una risposta  anche per 4 lunghi anni. Nel frattempo è facile che si verifichino dei cambiamenti nella condizione di vita dei richiedenti, può trattarsi della perdita del lavoro come di altre situazioni di difficoltà.
    Il punto è che lo Stato – quando finalmente decide di rispondere – lo fa pretendendo di verificare il reddito attuale. <<Questa è una vera e propria assurdità – denuncia Ballerini – la richiesta del reddito degli ultimi tre anni deve essere relativa al periodo in cui il soggetto ha presento la domanda. Bisogna essere fiscali anche con lo Stato perché l’ingiustificato ritardo della Pubblica Amministrazione non può ricadere su persone incolpevoli>>.
    <<Cittadini che pagano le tasse e contribuiscono al nostro Pil – sottolinea Ballerini – ma non possono scegliere chi li rappresenta perché non godono del diritto di voto>>.

    La cittadinanza italiana può essere richiesta anche per coniugio. Ma pure in questo caso, la strada non è agevole. <<La legge 94/2009 ha modificato i termini previsti per la richiesta di cittadinanza – spiega infatti Ballerini – prima erano sufficienti 6 mesi di residenza successivi al matrimonio. Oggi occorrono 2 anni di residenza successivi al matrimonio>>.
    Dettaglio cruciale, i coniugi non devono essere separati. <<Con la separazione non decadono gli effetti civili del matrimonio – precisa l’avvocato – quindi non si riesce a comprendere perché ciò debba accadere esclusivamente a danno degli stranieri>>.
    Ebbene, grazie ai tempi lunghissimi della burocrazia statale, le conseguenze possono essere devastanti. <<La richiesta di cittadinanza parte dopo 2 anni di matrimonio, poi mediamente trascorrono altri tre anni per ottenere una risposta ed in questo arco temporale i rapporti con il coniuge possono incrinarsi – racconta Ballerini – al Centro antiviolenza di via Mascherona abbiamo registrato molti casi di donne straniere ricattate dal marito italiano che minaccia di presentare il ricorso di separazione. Donne che per paura di perdere l’opportunità di diventare cittadine italiane, subiscono in silenzio dei soprusi>>.

    Tutte queste difficoltà nell’accesso alla cittadinanza rendono complicata – e non poco – l’esistenza quotidiana di migliaia di stranieri.
    <<Chi è privo di cittadinanza è automaticamente escluso dalla partecipazione ai bandi pubblici – spiega Ballerini – parliamo dell’accesso a concorsi per posti di lavoro quali ad esempio insegnanti, autisti Amt, impiegati di enti locali, ecc. In alcuni casi abbiamo fatto ricorso contro la discriminazione. A Genova, alcuni anni fa, con la Cgil abbiamo vinto una causa riguardante diversi infermieri stranieri, riuscendo ad ottenere la loro riassunzione. In un caso, relativo all’ospedale Galliera, il giudice ha esplicitamente ordinato di rimuovere la discriminazione. In pratica l’azienda ospedaliera è stata obbligata a stipulare insieme ai sindacati i futuri bandi>>.

    Inoltre – considerato che il permesso vale solitamente 1 anno o al massimo 2gli stranieri sono obbligati ogni volta a rinnovarlo. Un’operazione che implica anche un costo economico, oggi pari a 172 euro.

    Ma il permesso può anche essere revocato oppure non rinnovato. La causa principale è la perdita del posto di lavoro. Attualmente infatti dopo 6 mesi ed 1 giorno di disoccupazione viene meno l’autorizzazione a soggiornare sul territorio italiano. Sono centinaia di migliaia i cittadini stranieri che in questi ultimi anni – anche a causa della crisi economica – si sono ritrovati disoccupati, cadendo di conseguenza in clandestinità. Persone che magari da vent’anni risiedono regolarmente in Italia, lavorando e pagando le tasse.
    <<Se avessero potuto chiedere la cittadinanza, oggi non sarebbero ricattate dallo Stato –denuncia Ballerini – costrette a vivere in clandestinità anche se magari hanno un mutuo da pagare>>.

    <<Legare così intrinsecamente il permesso di soggiorno al lavoro, crea un sottobosco di illegalità – sottolinea l’avvocato – Molti stranieri sono terrorizzati dalla prospettiva di perdere la possibilità di vivere nel nostro Paese e l’unica soluzione che intravedono è pagare qualcuno affinché ciò non accada>>.
    Ad esempio pagare il datore di lavoro per essere messo in regola oppure lavorare gratis pur di avere un contratto. Ma non solo. Purtroppo si sono verificati alcuni episodi con protagoniste persone straniere disposte ad acquistare un contratto di lavoro fasullo. Sborsando cifre che vanno dai 3 mila ai 5 mila euro. E a svolgere il ruolo di finti datori di lavoro, spesso sono cittadini italiani.

    Il permesso viene invece revocato in caso di commissione di reati. <<Se parliamo di pericolosità sociale è un conto, ma spesso non è così>>, precisa Ballerini. Il giudizio sulla pericolosità sociale infatti comporta direttamente l’espulsione. Inoltre coloro i quali da anni vivono in Italia, una volta commesso un errore, pagano già il loro debito con un’ammenda o con il carcere. Persone che si trovano coinvolte in una rissa, che commettono un furto, ma anche altri reati minori: il permesso gli viene revocato oppure non rinnovato.
    Un caso tipico è quello dei reati contro il diritto d’autore. <<Gli ambulanti senegalesi vengono infatti accusati di ricettazione – spiega Ballerini – e perdono il diritto a rimanere regolarmente in Italia>>.
    Ma il permesso, ad esempio quello per motivi di studio, si perde se il cittadino straniero non sostiene abbastanza esami. Mentre per conservare il permesso per motivi famigliari (parente entro il 2° grado di un cittadino italiano), occorre dimostrare di convivere con il parente.

    A complicare il tutto dal 10 marzo entra in vigore la nuova norma sull’accordo di integrazione, il famoso “permesso a punti”. In pratica il richiedente del nuovo permesso dovrà dimostrare di aver seguito specifici corsi, di conoscere la lingua italiana e la Costituzione, sottoponendosi ad un test. E nel caso non fosse sufficientemente preparato rischia di non ottenere l’autorizzazione a soggiornare nel nostro Paese.

    <<È un altro modo per continuare a costringere gli stranieri a vivere in una condizione di precarietà>>, denuncia Ballerini. Chi nel prossimo futuro entrerà in Italia entro tre mesi dovrà svolgere il relativo corso. E nel caso in cui non riuscisse a seguirlo entro i termini stabiliti, dai 16 punti iniziali subirà l’immediata decurtazione di ben 15 punti. Inoltre gli interessati incorreranno nella perdita di punti, non solo in caso di commissione di reati ma anche di illeciti amministrativi, ad esempio il mancato pagamento della tassa sui rifiuti.

     

    La mobilitazioneL’Italia sono anch’io”, sostenuta da una vastissima rete di associazioni, attraverso la raccolta firme su tutto il territorio nazionale, ha l’obiettivo di presentare una proposta di legge sul diritto di cittadinanza.

    Questi i punti principali.
    Innanzitutto l’introduzione del principio dello “ius soli”: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano un genitore legalmente soggiornante nel nostro Paese da almeno 1 anno. Si ritiene inoltre che a chi nasce in Italia da genitore a sua volta nato in Italia debba applicarsi lo “ius soli” senza alcun requisito aggiuntivo, perché si tratta di una situazione che indica di per sé l’esistenza di un rapporto inscindibile con il territorio.
    Per quanto riguarda i minori – nati in Italia da genitori irregolari oppure entrati nel nostro Paese prima del 10° anno di età – è  prevista la possibilità di acquisizione della cittadinanza su istanza del genitore del minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale. Ma sarà possibile diventare italiani anche una volta raggiunta la maggiore età, presentando richiesta entro due anni.
    Per l’acquisizione della cittadinanza tramite matrimonio si chiede di ritornare alla formulazione anteriore alle modifiche introdotte dalla L.94/2009, ripristinando il termine dei sei mesi di residenza dopo lo sposalizio quale spazio temporale  per poter presentare la richiesta.
    Infine per quanto concerne la naturalizzazione, la proposta di legge propone un dimezzamento dei termini, dai 10 anni di residenza ininterrotta previsti attualmente, a 5 anni.

     

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

     

     

     

  • “Quando la terra lancia segnali”, incontro con il geologo Mario Tozzi

    “Quando la terra lancia segnali”, incontro con il geologo Mario Tozzi

    Porticato di Palazzo DucaleMercoledì 22 febbraio alle ore 17.45 Palazzo Ducale ospita il primo incontro della rassegna “Come cambia la Terra”, cambiamenti climatici, disastri naturali, terremoti rimandano a una profonda trasformazione degli equilibri ambientali del pianeta. Cosa ci aspetta? Cosa dobbiamo fare per salvare la Terra?

    In questa occasione il geologo, divulgatore scientifico, saggista Mario Tozzi offre ai presenti uno sguardo su un pianeta che continua a cambiare e sui segnali che la terra sta lanciando agli uomini

  • Museo di Villa Croce: aperto il bando per il nuovo curatore

    Museo di Villa Croce: aperto il bando per il nuovo curatore

    villa croceDopo settimane di attesa è stato finalmente aperto il bando per il nuovo curatore di Villa Croce, il museo d’arte contemporanea con sede a Carignano che nonostante l’elevato numero di visite – è il quarto museo cittadino per flusso di visitatori – ha attraversato un periodo di crisi dovuta all’assenza di questa figura da oltre un anno.

    Un primo annuncio del bando era stato dato dal Comune di Genova e Palazzo Ducale lo scorso dicembre, ma le voci iniziali su una sua imminente apertura ufficiale non erano fondate. Una situazione complessa che si unisce al già delicato momento di crisi dei musei genovesi, come ci ha raccontato in una recente intervista la responsabile del Museo Francesca Serrati.

    Tuttavia ora sta per essere nominata la persona che avrà l’incarico  di coordinare tutte le attività del museo per i prossimi due anni: programmazione delle attività espositive, promozione delle relazioni nazionali e internazionali con altri professionisti, direttori di museo e collezionisti pubblici e privati, cura della valorizzazione delle collezioni e l’indirizzo delle attività didattiche.

    Il bando resterà aperto fino al 18 aprile 2012. I requisiti per partecipare e una copia del modulo della domanda possono essere scaricati dal sito di Fondazione Cultura Palazzo Ducale.

    Marta Traverso

  • Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    ztlIL PRECEDENTE

    Febbraio 2011: il varo della nuova zona a traffico limitato per il centro storico e altre zone di Genova sancisce ufficialmente il fallimento del Progetto Mercurio. La Giunta comunale ha approvato il nuovo regolamento giovedì 17, mentre venerdì 18 è avvenuta la presentazione a Genova Parcheggi.

    Cosa prevede il nuovo progetto rivolto a chi vuole spostarsi in auto o moto a Genova, molto caro soprattutto agli esercenti commerciali e ai loro fornitori, che hanno un’esigenza fondamentale nella garanzia di portare le merci più vicino possibile al negozio?

    Queste le linee guida fondamentali, in vigore dal 1 marzo 2011: fino alla fine del 2011 i mezzi Euro 3 e superiori vengono “premiati” con abbonamenti simbolici che garantiscono l’accesso alla Ztl, mentre da Euro 2 in giù si pagherà il doppio della normale tariffa. Da inizio 2012 nessun veicolo Euro 2 o inferiore potrà entrare nella Ztl. Questo per favorire il passaggio di Genova agli altari delle Smart City, ovvero una pubblica amministrazione orientata alle emissioni zero e al rispetto dell’ambiente.

    L’accesso per residenti e persone collegate alle attività commerciali (esercenti, fornitori, tecnici, addetti alle pulizie ecc) potrà avvenire al costo simbolico di 27 euro annui, con un aumento delle fasce orarie per la consegna delle merci, uno dei punti più criticati del precedente progetto Mercurio.

    IL PRESENTE

    Febbraio 2012: è passato un anno dal varo della nuova Ztl. Genova Parcheggi continua a gestire tutte le aree di traffico e sosta limitata in città e i relativi pagamenti, attraverso il progetto Blu Area.

    Le Ztl attualmente attive a Genova sono sei: centro storico, Vernazzola, Molo, San Vincenzo, Boccadasse e Nervi. Come preannunciato al momento del varo delle nuove aree, sul sito di Blu Area è specificato che “Requisito essenzilale per l’accreditamento omologazione omologato “Euro 3” o superiore“. Questo significa che nessun veicolo al di sotto di questa categoria ha la possibilità di accedere a queste zone.

    Le tariffe sono le medesime del progetto iniziale, mantenendo dunque l’abbonamento simbolico a 27 € per residenti ed esercenti.

    Sul fronte delle zone a sosta limitata la partita invece si gioca su un terreno molto più minato. Nulla di fatto per l’estensione delle Blu Area nei quartieri di Marassi, Albaro e San Fruttuoso: alcuni giorni fa il Tar di Genova ha definito illegittima l’imposizione di parcheggi a pagamento in questi quartieri della città.

    Marta Traverso

  • Serata speciale dedicata allo swing di Natalino Otto alla Tosse

    Serata speciale dedicata allo swing di Natalino Otto alla Tosse

    Natalino OttoContinuano le iniziative  del Teatro della Tosse volte a riscoprire i grandi musicisti e cantanti che hanno fatto la storia della musica italiana: un lavoro iniziato qualche anno fa con Umberto Bindi, uno dei più grandi cantautori italiani finiti ingiustamente nell’oblio, che grazie a quel primo spettacolo messo in scena alla Tosse è oggi protagonista di continue serate e tributi alla sua genialità. Si è poi continuato con l’indimenticato Bruno Lauzi e con il poeta maledetto Piero Ciampi. Spettacoli che hanno avuto il merito di riaccendere i riflettori su artisti che hanno anticipato o riscritto le regole della canzone popolare italiana.

    Questa volta tocca a Natalino Otto, nell’anno del centenario della nascita dell’ indimenticabile “Re del Ritmo”; cantante, musicista, speaker radiofonico, produttore discografico, attore, iniziò la carriera dapprima come cantante e musicista nei locali genovesi e in seguito emigrando negli Usa. Il suo repertorio innovativo fondeva la musica jazz alla melodia italiana, cosa che non piacque al regime fascista il quale bandiva ogni suggestione esterofila.

    Per questo, non solo dovette modificare i titoli di alcuni pezzi (come “Saint Louis blues”, che  divenne “Le tristezze di San Luigi), ma addirittura venne boicottato dall’EIAR, l’ente radiofonico di stato, che definì i suoi brani “barbara antimusica negra”. Malgrado ciò, riuscì lo stesso a conquistare il pubblico attraverso i suoi dischi arrivando al successo senza passare per la radio e pubblicando oltre duemila incisioni

    Nella serata omaggio di mercoledì 22 febbraio alle ore 21,  si alternano sul palco Raphael Gualazzi, Piji, Dado Moroni, Giulia Ottonello, Andrea Ceccon, Roberta Alloisio, Compagnia Teatro Nudo  e la Otto per otto Band; spazio anche ad piccolo dibattito per ricordare la figura dell’artista con la giornalista Lucia Marchiò e Silvia Codognotto Sandon, Carlo Posio,  Giorgio Calabrese, Piero Rossi.

    Pesenta la serata  Pietro Fabbri

    Ingresso

    Primo settore : intero 22 €  / ridotto 18 €

    Secondo settore: intero 18 € / ridotto 15 €

     

  • Blu Area: si va avanti nonostante la sentenza del Tar

    Blu Area: si va avanti nonostante la sentenza del Tar

    Se qualcuno aveva gridato ”eureka” è stato subito disilluso. La sentenza con la quale il Tar ha sancito l’illegalità delle Blu Area e condannato il Comune, nella misura dei due terzi, e Genova Parcheggi, in solido per il resto, a pagare le spese legali, quantificate in 6.000 euro, è stata prontamente smentita dai fatti.

    Le aree “incriminate”,  Albaro, San Fruttuoso, Marassi e Staglieno, dove i posteggi a pagamento non lasciano scampo neppure al ricordo delle strisce bianche e, come tali, da abolire almeno in parte, proseguiranno a richiedere onerosi tributi, in primis perché il Comune ha dichiarato immediatamente la sua volontà di opporsi a tale decisione, ricorrendo al Consiglio di Stato, e, poi, dalle parole “politichesi” dell’assessore alla viabilità Simone Farello che, confermando il ricorso, parla di uno “studio” per valutare eventuali localizzazioni degli stalli a sosta libera.

    Considerato i tempi biblici che, ad esempio nella via dove abito, si esemplificano con mancanza di strisce segnaletiche dopo il rifacimento del manto stradale più di 5 anni fa, tali intenti porteranno ad una sola, solita, conclusione: nonostante i dettami della legge, la Blu Area rimarrà attiva.

    Sono quindi avvisati coloro che, ingannati da notizie poco chiare, si erano già appostati in agguato pronti a fruire di un parking non gravato da odiosi balzelli: tutto rimane come prima. A giustificazione, il Comune dice di aver attuato il diabolico “traffico mercenario” della “sosta a pedaggio” per favorire i residenti. Un “bel” favore che non lascia scelta e si trasforma, di fatto, in un illecito tributo.

    Ricordiamo, dice Giuseppe Occhiuto, membro del direttivo di Aval (Associazione Venditori Ambulanti liguri), promotore dell’iniziativa, come la giurisprudenza preveda che le aree di sosta a pagamento debbano essere soltanto in centro città, e in rapporto di 50% con i parcheggi liberi.

    Questa semplice regola di buon senso scaturisce non dal bisogno di proteggerci da un compulsivo desiderio di incenerire la carta di credito con uno shopping selvaggio, ma dalla necessità di spostarsi in zone non coperte dal proprio contrassegno, per una visita medica, per portare i figli a fare sport, per assistenza a parenti anziani, banalmente per andare al lavoro, tutte attività che comportano un esborso calcolabile, sull’arco della giornata, di 20-30 euro. Il problema è sempre lo stesso: la macchina non si può piegare e, sottobraccio, portarsela a casa né tantomeno è facile, a seconda di dove si abita, farsi “alettare” dalla voglia di prendere l’autobus. E’ qui il nocciolo della questione: ad oggi in alcune zone della città il trasporto pubblico presenta enormi lacune in quanto a corse e orari, oltre ad essere fatiscenti (mancano sistemi per l’ingresso dei disabili, per le carrozzelle dei bimbi e spazi all’interno per la loro collocazione), numericamente insufficienti (si entra in concorrenza con le acciughe in barile e si è maggiormente esposti a mani furtive che entrano nel nostro portafoglio senza la giustificazione di far parte del governo Monti), corsie gialle che si interrompono improvvisamente (l’autobus rientra nel traffico normale con ulteriori rallentamenti), mancanza di una linea metro degna di questo nome (per il Levante continua ad essere un’utopia), mezzi alternativi , quali treni locali, inadeguati (perennemente in ritardo, servizi inagibili, erogatori biglietti non funzionanti) etc etc.

    L’opzione “umana” è l’auto privata che, gravata di bollo, assicurazione, benzina e, pure, posteggio, si trasforma in una gallina dalle uova d’oro, ma non certo per chi è costretto a subire. Il candidato alle prossime elezioni comunali, Marco Doria, in un’intervista televisiva, sembra aver “biascicato” qualcosa in proposito all’abolizione delle strisce blu, ma l’accenno è stato tanto fugace che viene il sospetto della solita “butade” pre-campagna elettorale da non pubblicizzare troppo perché, poi, le promesse vanno mantenute.

    Penso con nostalgia alle biciclette pubbliche parigine che da noi, grazie alla mitezza del clima e se dotate di un supporto ad elettricità per le salite, sarebbero un ottimo mezzo per sfoltire il traffico, ridurre lo smog e fare un po’ di sport facile, nei tratti in cui la strada ripiana. Naturalmente alla “parigina” e cioè con un parking mezzi ogni 50 metri, praticamente sotto casa e in tutte le vie della città.

    Ma questa è una cosa da illuminati ben lontano da una realtà che riesce a fare posteggi blu sulle strisce gialle degli autobus (vedi corso Sardegna o via Canevari) o si inventa coreografiche ”linee” estive, quelle che ci hanno dilettato, la scorso anno, in Corso Italia. La sconsolata impressione che se ne trae è una sola: fedeli alla nomea storica che indica i genovesi come consumati commercianti, i nostri governati, prima di pensare al benessere dei cittadini, “rimuginano” sul metodo più immediato per rimpinguare le casse del Comune con ogni mezzo lecito e non, a dispetto della stessa sentenza del Tar.

    Adriana Morando

  • Legge di iniziativa popolare per tassare le bevande alcoliche

    Legge di iniziativa popolare per tassare le bevande alcoliche

    La difesa della salute dei consumatori è al centro della proposta di legge di iniziativa popolare sulle bevande alcoliche, preparata da Assoutenti Liguria e Società Italiana di Alcologia-sezione ligure.

    Un testo articolato in 4 punti, intitolato “Informazione all’uso e tassazione delle bevande alcoliche”, che propone in primis, a partire dal 1 gennaio 2013, di tassare gli alcolici sulla base del contenuto di etanolo espresso in gradazione alcolica.

    Al punto 2, sempre da inizio 2013, per quanto riguarda la correttezza delle informazioni fornite al consumatore, si sollecita di imporre l’obbligo al produttore di riportare in maniera chiara e visibile su tutti i contenitori di bevande alcoliche, la dicitura “l’alcol nuoce gravemente alla salute e provoca il cancro.

    L’articolo 3 invece promuove un’imposta aggiuntiva su qualsiasi forma di pubblicità delle bevande alcoliche, pari al 3% del fatturato prodotto. Infine al punto 4 l’iniziativa popolare richiede, a partire dal 1 gennaio 2022, di vietare qualunque pubblicità relativa agli alcolici.

    I primi firmatari sono stati Gianni Testino, Vicepresidente Associazione Italiana di Algologia e Furio Truzzi, Vicepresidente Assoutenti Liguria.

    Da inizio settimana, in giro per la città, saranno presenti i banchetti per la raccolta firme.
    Sembra che l’iniziativa abbia già suscitato l’adesione informale e trasversale di alcuni parlamentari liguri che potrebbero fornire il loro appoggio per portare avanti la proposta di iniziativa popolare quando quest’ultima giungerà in Parlamento.
    Ma l’impresa non è semplice perché per far sì che il testo approdi a Roma, prima occorrerà raccogliere ben 50 mila firme.

     

    Matteo Quadrone

  • Ilva Cornigliano 2006-2008 a Palazzo Rosso

    Ilva Cornigliano 2006-2008 a Palazzo Rosso

    Palazzo RossoGiovedì 23 febbraio alle ore 17,30 inaugura la mostra Ilva Cornigliano 2006-2008, che rimarrà aperta negli Spazi espositivi Auditorium Musei di Strada Nuova di Palazzo Rosso fino al 25 marzo 2012.
    Uno straordinario reportage fotografico sulla dismissione degli impianti produttivi di Cornigliano a cura di Ivo Saglietti e Federica De Angeli.

    Il primo appuntamento di GenovaFotografia 2012 propone dunque un viaggio attraverso le aree un tempo occupate dal più importante stabilimento siderurgico nazionale che oggi tentano di riacquistare una nuova fisionomia in un rinnovato equilibrio socio-urbanistico.

    Terminata l’era delle grandi industrie a partecipazione statale, e con il passaggio ad una fase post-industriale, Genova ritorna ad essere un importante crocevia commerciale con una forte vocazione turistica.
    Ilva Cornigliano piantinaNel 2005 la chiusura dell’altoforno comporta un miglioramento delle condizioni ambientali. Sempre nello stesso anno è firmato l’accordo definitivo con l’impresa ILVA (Gruppo Riva), che riconsegna oltre 300.000 m2 alla disponibilità pubblica.
    Nel 2006 iniziano le demolizioni delle strutture presenti nelle aree da restituire alla città.
    Tra il 2006 e il 2008 Ivo Saglietti e Federica De Angeli hanno eseguito le immagini di questo cambiamento, realizzando la documentazione fotografica dedicata alla dismissione degli impianti produttivi

    Oltre agli autori saranno presenti Andrea Ranieri, Assessore alla Cultura del Comune di Genova, Giuseppe Berta, docente di Storia Contemporanea all’Università Bocconi, Enrico Da Molo, Direttore della Società per Cornigliano, ed Elisabetta Papone, direttrice del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte, l’Immagine di Genova, ideatrice e responsabile di GenovaFotografia

    Orari: da martedì a venerdì ore 9 – 19
    sabato e domenica ore 10 – 19
    ingresso libero

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro Sociale di Camogli, verso la riapertura del cantiere

    Teatro Sociale di Camogli, verso la riapertura del cantiere

    Teatro Sociale di CamogliDopo trentanni di silenzio e abbandono (un unico intervento nel 1980 ad opera della Provincia di Genova per la messa in sicurezza del tetto), il Teatro Sociale di Camogli sul finire del 2009 torna agli onori della cronaca grazie all’apertura del cantiere per l’avvio dei lavori di restauro e messa in sicurezza.

    Un evento atteso con grande partecipazione da tutti i camoglini, una conquista ottenuta grazie all’impegno di Silvio Ferrari che ha costituito la Fondazione del Teatro, ha contrattato con i palchettisti (ovvero i proprietari del teatro, si tratta infatti di una proprietà divisa fra più privati) e con le istituzioni restituendo entusiasmo all’intera cittadina. Un entusiasmo culminato con la decisione spontanea di 100 famiglie che hanno raccolto 26mila euro e si sono costituiti associazione (“Gli Amici del Teatro Sociale”) per entrare nella Fondazione. (In coda l’intervista a Marta Puppo, presidente dell’associazione)

    Ma per dare nuova vita al teatro la cifra complessiva supera i 2 milioni di euro… L’impegno di questi cittadini è ripagato con l’annuncio di un fondo statale Fas (Fondo aree sottoutilizzate), del contributo di Regione e Provincia, della Fondazione Carige, ma anche dei vicini comuni rivieraschi, e si arriva così alla tanto attesa apertura del cantiere. Una festa per Camogli, l’associazione monitora il cantiere pubblicando online un diario dei lavori, con immagini e riprese.

    Ma il 29 giugno 2011 la ditta SACAIM, che si era aggiudicata l’appalto, la stessa azienda che ha ricostruito il Teatro La Fenice a Venezia, sospende i lavori perché in credito di quasi 700.000 euro. Non ci sono i soldi per pagare gli operai, i fondi Fas sono bloccati e la Regione non può anticiparli. Da quel giorno il cantiere è abbandonato.

    Fondazione e associazione, però, non si danno per vinti. Continuano a pressare le istituzioni e a stimolare la partecipazione non solo della gente di Camogli, ma di tutta la riviera di Levante. Poche settimane fa, grazie anche all’impegno della Regione e degli enti coinvolti, arriva l’annuncio dello sblocco dei fondi statali. Un milione e 700 mila euro per far riprendere i lavori.

    Ma non è finita qui, il definitivo epilogo positivo si fa ancora attendere. La somma c’è (e questa è una certezza), ma deve ancora essere deliberata e fonti della Regione fanno sapere che il fondo sarà a disposizione della Fondazione del Teatro solo una volta terminate le procedure amministrative e trasmessa in Regione la documentazione: “La Regione può consegnare il fondo solo a una Fondazione in grado di gestire il Teatro”.

    Non c’è dubbio che quello della gestione sia un tema da affrontare, i volontari già da tempo organizzano incontri a questo proposito, stanno lavorando per creare una commissione all’interno della Fondazione che possa stabilire le linee guida, proposte e progetti non mancano. Un “intoppo burocratico”, quindi, che non potrà e non dovrà impedire ai denari di arrivare finalmente nelle casse della Fondazione per permettere la riapertura del Teatro Sociale. Questo, ne siamo convinti, rimane l’obiettivo imprescindibile di tutte le parti in causa.

    Abbiamo incontrato l’architetto Marta Puppo, presidente dell’associazione “Gli Amici del Teatro Sociale”:

    L’associazione nasce da un’iniziativa che si chiamava “Iniziativa delle 100 famiglie“. Raccontaci cosa è accaduto a Camogli due anni fa… “L’idea era che 100 famiglie camogline, ma non solo, più precisamente direi persone interessate alle sorti di Camogli e del suo Teatro, si tassassero con un minimo di 250 euro a testa per poter entrare nella Fondazione del Teatro e partecipare attivamente alla sua riapertura. L’ingresso nella fondazione richiedeva il versamento di una quota, siamo riusciti a raccogliere 26mila euro. Certo, si tratta di un versamento simbolico se si pensa alla somma totale per il restauro, ma penso sia un bellissimo messaggio, a Camogli c’è grande partecipazione per quanto riguarda il Teatro, c’è grande attesa per la riapertura…”

    In questi sei mesi di chiusura forzata del cantiere la Fondazione non si è certo data per vinta… “Questo tempo di fermo del cantiere non è stato un periodo di fermo per la Fondazione, noi abbiamo cercato ulteriori fondi per riuscire a portare a termine non solo i lavori preventivati ma anche ulteriori interventi che in un primo momento non erano stati finanziati, come ad esempio la facciata…”

    E per quanto riguarda la gestione? “Stiamo lavorando molto su questo aspetto, è fondamentale che sia messa in atto una buona gestione per far si che il teatro possa essere vivo una volta restaurato e riaperto. Vogliamo che si faccia una commissione all’interno della Fondazione per stabilire le linee guida, che non vuol dire decidere già chi sarà a gestirlo, non è il soggetto in sé la cosa importante adesso; vogliamo però avere le idee chiare su quello che dovrà essere il nuovo Teatro Sociale. Abbiamo fatto una serie di incontri con altri teatri come lo Stabile e l’Archivolto di Genova, abbiamo incontrato tecnici ed esperti. Sono venute fuori idee e proposte interessanti, tra cui quella di un teatro per i cosiddetti “spettacoli zero” e quella di un luogo dedicato all’alta formazione musicale… Insomma, vogliamo che chiunque verrà a gestire questo teatro si trovi già un progetto ben delineato.”

     

     

    Gabriele Serpe

    Video di Daniele Orlandi

     

  • Dopping, la voce del cinema a La Claque

    Dopping, la voce del cinema a La Claque

    BergalloLunedì 2o febbraio a partire dalle ore 21 a La Claque Alessandro Bergallo e Alessandro Barbini saranno i protagonisti di Dopping, la voce del cinema.

    Un gioco spettacolo in cui i due eccentrici conduttori inviteranno il pubblico a doppiare le scene più famose del cinema mondiale. A fine serata saranno votati i doppiatori più bravi dal pubblico.

    Come in ogni film non mancherà la colonna sonora, eseguita dal vivo dai GNU Quartet. Lo spettacolo sarà inframmezzato dalle danza a tema horror dalla compagnia francese Cadmium Mood Hervè Sika di Parigi.

    Horror, commedia, western, avventura, tutti i generi si mescoleranno sul palco per dare vita a un film che si preannuncia indimenticabile.

    Ingresso 7 euro

  • IoRicreo: a Genova fai-da-te e riciclare i rifiuti diventano arte

    IoRicreo: a Genova fai-da-te e riciclare i rifiuti diventano arte

    Avete presente quella miriade di oggetti inutili che tenete radunati in enormi scatoloni in soffitta (o in cantina, a seconda delle possibilità) e che un giorno o l’altro vi deciderete a buttare via? Bene. Sapete che ciascuno di quegli oggetti può essere riutilizzato e/o trasformato in un’opera d’arte?

    Nel 2007 due studenti universitari di Genova decidono di mettere in pratica la loro passione per i temi legati a ecologia e rispetto dell’ambiente e danno vita a un’associazione che mira a spiegare divertendo come si può fare del bene per il pianeta e al tempo stesso dare sfogo alla propria vena artistica.

    IoRicreo è un’associazione che attraverso incontri e laboratori mira alla diffusione della buona pratica del riciclo creativo: prendere oggetti che normalmente finiscono nella spazzatura – plastica, vetro, carta, materiali di scarto di vario genere – e ideano modi sempre nuovi per rimetterli a nuovo. Un modo per combattere gli sprechi e al tempo stesso insegnare l’arte del fai da te in un modo inusuale: chiunque voglia partecipare alle attività dell’associazione è il benvenuto, purché condivida i temi del rispetto dell’ambiente e dell’autoproduzione creativa.

    Marta Traverso