Mese: Febbraio 2012

  • Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Rai cavallinoAlzi la mano chi paga il canone Rai. La tassa più odiata dagli italiani, il cui pagamento scadeva ieri e che secondo le statistiche è evasa da oltre metà della popolazione, è aumentata nel 2012 a 112 Euro: una cifra che fa storcere il naso a chiunque, in particolare a noi genovesi così attaccati al vile denaro.

    In epoca di crisi economica, di spread, di recessione e di tagli, non esiste un modo per abbassare questa spesa e invogliare così i cittadini a contribuire al mantenimento della tv di Stato?

    A quanto pare sì, come si scopre da un’inchiesta pubblicata alcuni giorni fa su Il Fatto quotidiano. Basterebbe che la Rai risparmiasse due voci di spesa che incidono non poco sul contributo finale:

    1) le spese postali. Nell’era della digitalizzazione della pubblica amministrazione e dell’abolizione massiccia delle pratiche su carta, l’invio a casa dei bollettini per il pagamento del canone costa a Viale Mazzini 2,8 milioni di Euro.

    2) gli spot pubblicitari. La Rai ha una divisione interna delegata al realizzare gli spot istituzionali, composta da una ventina di persone fra dipendenti a tempo indeterminato e con contratti a termine (i quali percepiscono comunque lo stipendio, anche quando il lavoro che dovrebbero in teoria svolgere è affidato a esterni). Nonostante ciò, la campagna pubblicitaria che nelle ultime settimane ha martellato in televisione è stata realizzata da una ditta esterna (McCann Eriksson) al costo di 300 mila Euro.

    Uno scandalo nello scandalo, se pensiamo che – a prescindere dalla sua entità – non pochi italiani si battono da tempo per l’abolizione totale del canone. Nei giorni scorsi un gruppo di eurodeputati della Lega Nord ha rilanciato la proposta, ventilando la possibilità di proporre al Parlamento Europeo una petizione a livello comunitario per sostenere questa causa.  La raccolta firme partirà da oggi sul sito web dell’eurodeputata Mara Bizzotto e in gazebo che saranno prossimamente allestiti dal Clirt, il comitato che da tempo si batte per una tv libera e senza canone.

    Marta Traverso

  • Carlo Felice: i sindacati ritrovano l’unità per rilanciare il teatro

    Carlo Felice: i sindacati ritrovano l’unità per rilanciare il teatro

    Teatro Carlo FeliceUn percorso che occorre affrontare uniti se davvero si vuole assicurare una prospettiva di stabilità al Teatro Carlo Felice e di conseguenza ai suoi lavoratori. Questo è l’esito dell’incontro di lunedì a Palazzo Tursi fra il Sindaco Marta Vincenzi – che presiede il consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Carlo Felice – ed i rappresentanti di tutte le sigle sindacali, per fare il punto della situazione ad oltre un anno dall’entrata in vigore dei contratti di solidarietà per i lavoratori. Per la prima volta, nel novembre 2010, un simile ammortizzatore sociale è stato applicato in un teatro lirico italiano ed in base all’accordo sindacale, tale situazione dovrebbe concludersi nel novembre 2012.

    Il dato più significativo, sottolineato da tutti i sindacati, è la volontà di andare avanti insieme per superare la fase odierna – che se non è più di totale emergenza rimane comunque critica – attraverso un’attenta ottimizzazione delle risorse economiche/finanziarie ed una programmazione orientata al rilancio funzionale ed artistico del teatro.
    Cercando di lasciarsi alle spalle la spaccatura venutasi a creare proprio nel novembre 2010, quando i sindacati autonomi Fials, Snater e Libersind, non firmarono l’accordo che diede il via libera ai contratti di solidarietà.

    Oggi, come detto, la situazione del teatro è ancora delicata perché le risorse a disposizione sono poche ed i privati non hanno dato le risposte che si attendevano. Il 2011 infatti si è chiuso con un bilancio più deludente del previsto per quanto riguarda il capitolo delle sponsorizzazioni dei privati.
    In pratica gli sponsor – nonostante a parole molti esponenti in vista della città dichiarino il loro amore per il Carlo Felice ed affermino convinti che sia necessario salvare questo patrimonio – continuano a farsi desiderare.
    Non tutti quelli che potrebbero fare qualcosa per il teatro l’hanno fatto – ha spiegato a fine dicembre scorso al Corriere Mercantile, il consigliere d’amministrazione Mario Menini – Il Carlo Felice si è messo in moto ma anche la città dovrebbe fare un ulteriore sforzo per aiutare il teatro”.
    Solo 900 mila euro di finanziamenti, a fronte dei 2 milioni attesi, sono arrivati nelle casse del Carlo Felice nel 2011. Da questa cifra sono esclusi i fondamentali contributi di Iren e Finmeccanica: 1 milione e 100 mila euro a testa per la stagione 2011. E la stessa cifra dovrebbe essere versata nel 2012.

    Nei prossimi giorni inizierà un confronto fra i sindacati e la Fondazione Teatro Carlo felice, guidata dal sovrintendente Giovanni Pacor, per ragionare sulla programmazione artistica e trovare una soluzione condivisa e praticabile, una volta superata la fase dei contratti di solidarietà.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Il turismo che vorrei: progetto web della Regione Liguria

    Il turismo che vorrei: progetto web della Regione Liguria

    BoccadasseIl web è micidiale. La velocità con cui le informazioni corrono attraverso i social network, la possibilità concessa all’ultimo dei blogger di competere con le grandi testate giornalistiche, fanno sì che in tempo reale tutti possano conoscere quello che accade ed esprimere la loro opinione, al di là delle comunicazioni ufficiali.

    Creare un progetto online può rivelarsi una pericolosa arma a doppio taglio in questi tempi, perché ogni minimo passo falso può essere immediatamente riconosciuto e segnalato da chiunque. Ne sanno qualcosa le luci e ombre del progetto Genova Città Digitale o la recente polemica sui corsi gratuiti di social network ad Assessori e Consiglieri della Regione Liguria.

    Viceversa, quando un progetto è interessante e ben strutturato, sono gli stessi utenti della rete a farlo conoscere. Un esempio è Il turismo che vorrei, portale a cura della Regione Liguria che (rubando lo slogan alla celebre serie di spot del Mulino Bianco) ha voluto mettere in atto una campagna di valorizzazione delle località turistiche liguri attraverso il web.

    Operatori del settore, cittadini liguri e turisti possono accedere al sito ed esprimere la loro opinione, analogamente a ciò che avviene su buona parte dei siti in cui si prenotano le strutture alberghiere: gli utenti registrati possono dire la loro senza filtro, lasciare un commento su un hotel, un ristorante, un itinerario interessante o uno da evitare.

    Un sito che cerca di fare tutto questo bypassando i social network, in modo che non si ceda alla tentazione di trasferire “altrove” – ossia su Facebook, Twitter e così via – materiale prezioso che può arricchire il sito. Un progetto che ha visto il plauso di alcuni blogger specializzati in turismo e social media marketing per il modo in cui promuove il turismo in Liguria dal basso: non tramite i soliti e pomposi spot istituzionali e autoreferenziali, ma dando agli stessi utenti la possibilità di costruire (appunto) il turismo che vorrebbero partecipando a questo esperimento di blog collettivo  che ha lo scopo di stendere il Piano del Turismo Triennale della Regione Liguria.

    Marta Traverso

  • Scaricare video e musica non è reato: incontro con l’avv. Elena Bassoli

    Scaricare video e musica non è reato: incontro con l’avv. Elena Bassoli

    È recente la notizia della chiusura da parte dell’FBI di Megaupload (Megavideo), un evento che ha spiazzato il popolo del web e che ha nuovamente gettato ombre sulla legge per il diritto d’autore per quanto riguarda i files multimediali condivisi in rete. In quell’occasione ci eravamo promessi di tornare sull’argomento per approfondire con un esperto quella che è l’attuale legislazione in materia. Abbiamo contattato l’avvocato Elena Bassoli, specializzata in diritto dell’informatica e nuove tecnologie, docente presso l’Università di Genova, l’Università del Piemonte Orientale e l’Università Statale di Milano e presso il Ministero dell’Interno e il Ministero di Giustizia in Computer Crimes e Privacy. Partendo dall’abc, proviamo a capire meglio le leggi attualmente in vigore.

    Condividere e scaricare musica e video in rete è illegale? Partendo da questo presupposto sarebbero da considerarsi illegali miliardi di video su youtube (tranne quelli pubblicati dalle etichette discografiche) e di conseguenza si compierebbe reato anche postando uno di questi video su facebook ai propri “amici”?

    In realtà diverse sentenze della Cassazione hanno decretato che quando l’utilizzo di file multimediali in rete sia per uso personale, non costituisce reato. E ciò sulla base della lettera della legge 633/1941 sul diritto d’autore che a seguito di diverse modifiche succedutesi nel corso degli ultimi anni l’hanno resa la norma cardine in materia di diritti su opere multimediali.
    È vero che le recenti vicende della chiusura, ad opera dell’FBI, di Megaupload (Megavideo) da cui era possibile vedere film sul proprio divano di casa, hanno inficiato questa visione, ma occorre considerare che ciò è avvenuto sulla base della legislazione americana, e non europea, con problemi di giurisdizione ancora non del tutto risolti.

    In definitiva, per ora, in Italia, non è reato scaricare da Internet musica, film o programmi tutelati dal diritto d’autore. Purché non venga fatto «per scopo di lucro», cioè le opere non siano destinate alla rivendita, ma solo per fruizione personale. È anche vero tuttavia che sempre la Corte di Cassazione ha stabilito che è illegale diffondere online link per vedere partite di calcio trasmesse da Sky anche se su emittenti straniere che hanno pagato i diritti alla stessa società televisiva e hanno, poi, anche senza volerlo, resa disponibili la diretta di tali incontri di calcio sul web. Il discorso di Facebook si pone un po’ a metà strada, perché lo scopo sarebbe di mera condivisione per scopo personale. Basti pensare che in Svizzera si è notato che la condivisione di link favorisce e incrementa la vendita di dischi (e non solo in Svizzera).

    Esistono programmi in rete facilmente scaricabili con cui è possibile estrarre la traccia mp3 dai video youtube. Sono programmi illegali? Se io estraggo la traccia mp3 dal video pubblicato su youtube dall’etichetta discografica (che quindi ha il diritto di farlo), ma poi questa traccia non la condivido limitandomi ad ascoltarla privatamente sono punibile dalla legge?

    Teoricamente, sulla base della sentenza della Suprema Corte sopra richiamata, no. È un po’ come quando trent’anni fa si registravano su nastro magnetico le canzoni dalla radio, per poi riascoltarsele sul walkman.

    La maggior parte delle persone che caricano e scaricano contenuti multimediali sul web ignorano i contenuti della legge… Ad oggi quali sono stati i provvedimenti messi in atto dallo Stato italiano per regolamentare la condivisione sul web di files coperti dal diritto d’autore?

    Sicuramente la sottoscrizione di l’ACTA da parte dell’Italia (come già fatto da molit Paesi europei per compiacere le major americane) non mi sembra personalmente una via percorribile senza rischiare di mettere in crisi lo stesso spirito di condivisione connaturato a Internet.

    In conclusione, quali sono secondo lei i principali vuoti legislativi in materia sui quali sarebbe urgente intervenire?

    A mio avviso la rete non andrebbe regolamentata perché è un immenso oceano di informazioni ai quali chiunque dovrebbe avere il diritto di attingere, per la libera circolazione e fruizione di idee e cultura. Ma il diritto d’autore esiste, comunque e va rispettato quando via sia uno scopo di lucro. È tuttavia molto pericoloso prevedere disposizioni normative che prevedano, in nome della tutela degli interessi delle major discografiche e cinematografiche (soprattutto d’oltreoceano), la possibilità di oscurare (o censurare) interi siti web o portali, come avvenuto per Megavideo, ove assieme al materiale che violava diritto d’autore sono stati cancellati anche dati del tutto legittimi inseriti da utenti che utilizzavano la piattaforma con funzione di data recovery.

     

    Gabriele Serpe

  • Io Museo, e tu?: concorso nazionale del Fai per la scuola

    Io Museo, e tu?: concorso nazionale del Fai per la scuola

    Il FAI e Intesa Sanpaolo invitano tutti gli studenti di scuola primaria e secondaria di I grado a partecipare al concorso “Io Museo, e tu?”.

    Il compito di quest’anno? Le classi devono scegliere un luogo del cuore del proprio territorio, associarlo ad una categoria tematica proposta dal FAI e creare la “stanza” di un museo.

    L’iscrizione è gratuita e prevede l’invio da parte della Segreteria di un kit didattico utile per la partecipazione. Il materiale è disponibile sul sito web www.fondoambiente.it

    Inoltre, un concorso “in più”: la possibilità del gemellaggio. In pratica le classi che lo desiderano possono essere gemellate con una classe lontana. Grazie alla scoperta e al confronto di aspetti paesaggistici differenti, gli studenti potranno partecipare ad un particolare “concorso fuori concorso” aggiudicandosi oltre ai premi nazionali anche quelli speciali di Intesa Sanpaolo e di Topolino.

     

  • Primi giorni di febbraio: la Candelora e le fiaccole dell’antica Roma

    Primi giorni di febbraio: la Candelora e le fiaccole dell’antica Roma

    “A-a Madonna da Candelora de l’inverno ne semmo fora ma a cieuve e a nevà quaranta giorni han ancon da passà”: così recita il proverbio genovese, un intreccio di sacro e profano che associa il rito religioso ai vaticini sulla stagione ventura e che ci riportano agli antichi riti pagani che si celebravano a Roma il con l’avvento di febbraio.

    Per le calende di febbraio (primo giorno di ogni mese e toponimo da cui deriva calendario) si officiavano le feste in onore di Cerere (Demetra per i greci), dea della fertilità e delle messi, madre di quella Proserpina, rapita da Plutone, dio dell’Oltretomba, che la madre, disperata, aveva cercato a lungo alla luce delle fiaccole, le stesse che venivano ostentate nelle lunghe processioni lungo le vie dell’urbe romana. Da qui deriverebbe la Candelora cristiana (festum candelorum) ovvero l’usanza dell’accensione delle candele il 2 febbraio. 

    La leggenda narra, nel suo proseguo, che, per l’ira, la dea della fertilità decise di rendere sterile la terra (autunno-inverno), tornando a farla rifiorire soltanto quando, per concessione degli dei, la figlia poteva ritornare alla luce del sole (primavera-estate), con un’alternanza ciclica che ci da ragione del susseguirsi delle stagioni.

    Sempre legato alla fertilità, era il rito irlandese di Imbolc (o anche Oimelc), nella cultura celtica, la cui etimologia “latte ovino” stava ad indicare il periodo della nascita degli agnelli e quindi da interpretare come tempo di fecondità.

    Più vicine, per significato, alla tradizione cristiana erano le celebrazioni in onore della dea Februa (espiazione) o Iuno Febrata (Giunone), madre di Marte dio della guerra, dea deputata a presiedere ai riti di purificazione a cui si sottoponevano le donne dopo il parto. Secondo un’altra versione, infatti, nel giorno delle “calende di Februarius” (da februus = purificante), ultimo mese dell’anno, il cui nome deriva dalla dea omonima, si portavano per le vie della città “ i Ceri di Februa” per tenere lontano le negatività . Non solo, era il mese dedicato ai riti funebri dei Mani (gli antenati), celebrazione spostata a novembre nel calendario cristiano, e si tenevano, in coincidenza con le Idi (13° giorno del mese), i Lupercalia, in onore del dio Fauno Lupercus (protettore del bestiame) o, secondo Dionisio di Alicarnasso, in ricordo della lupa nutrice di Romolo e Remo.

    Era usanza che i Luperci (sacerdoti) andassero per le strade con corregge, ricavate dalla pelle degli animali sacrificati, e percuotessero gli uomini in segno di penitenza o toccassero le donne per dar loro fertilità. Quest’ultimo significato, è da ricercare nella leggenda secondo la quale la dea Giunone Lucina (o Lucezia) aveva reso feconde le Sabine, incapaci di procreare dopo il ratto, suggerendo all’auspice di toccarle con benderelle di pelle (februa o amiculum Iunonis), ricavate dalla pelle di un “becco” (caprone) a lei immolato.

    Con l’avvento del Cristianesimo, Papa Gelasio I, durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), ottenne dal Senato l’abolizione dei Lupercali mentre già con Papa Silvestro I (?-335), si attribuì alla festa l’attuale significato cristiano in ricordo della presentazione di Maria al tempio, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, periodo in cui, secondo la religione ebraica, la donna era considerata impura.

    Degli antichi rituali si conserva, nella tradizione popolare, questa aspettativa di ritorno della bella stagione, estrinsecata dai numerosi proverbi che vengono recitati in ogni cadenza dialettale. Accanto a quelli più classici, di chiaro riferimento “meteorologico”, varianti curiose sono quelle riferite al comportamento degli animali. Abbiamo così “Se l’ors à la Siriola la paia al fa soà ant l’invern tornom a antrà (se l’orso si rigira nel giaciglio alla Candelora e continua a dormire, si torna a soffrire il freddo,) simile al piemontese “se l’ouers fai secha soun ni per caranto giouern a sort papì” (se l’orso fa seccare il suo nido, per 40 giorni non esce più), ma anche lupi, leoni od uccelli, galline partecipano a questi ritornelli. In Inghilterra hanno scomodato, pure, il riccio (hedgehog) e in America, privi di questi graziosi animaletti, hanno istituito il giorno della marmotta (groundhog). Ed infine, per concludere… fuori, nevica!

    Adriana Morando

  • Jobberone: il primo social network italiano per cercare lavoro

    Jobberone: il primo social network italiano per cercare lavoro

    Prendi tre fratelli bresciani, che lavorano nel settore alberghiero e cercano personale per la loro struttura sul lago di Garda. Mettono un annuncio su uno delle decine di siti web dedicati, e si accorgono che è molto difficile districarsi tra gli annunci più disparati. Passano a LinkedIn – a oggi il più noto e utilizzato social network dedicato al lavoro – ma lì sembrano essere operativi solo i colossi della tecnologia e del web.

    Decidono allora di creare un loro social network, dove gli utenti possono cercare lavoro filtrando nelle piccole e medie aziende, che in questi tempi di chiusura o delocalizzazione delle grosse compagnie sembrano essere porti più sicuri a cui approdare.

    Così fu che – con un investimento iniziale di soli 100 Eu – nacque Jobberone. Un social network presentato in Lombardia e che si appresta a diventare un polo a livello nazionale, in cui è possibile accedere gratuitamente alle offerte di lavoro delle aziende per trovare quella che più interessa.

    Un business sicuramente inflazionato, soprattutto di questi tempi in cui la ricerca di lavoro si fa sempre più pressante. L’ennesimo sito che promette di aiutare a trovare il mestiere dei propri sogni servirà davvero per fronteggiare la crisi dell’occupazione? Come si dice in una frase altrettanto inflazionata, lo scopriremo solo vivendo.

    Marta Traverso

  • Geode, la mostra di Laura Santamaria alla Sala Dogana

    Geode, la mostra di Laura Santamaria alla Sala Dogana

     

    Dal 5 al 12 febbraio, la Sala Dogana di Palazzo Ducale ospita la mostra Geode di Laura Santamaria

    “Geode” termine inteso per spazio cavo e sotterraneo come l’architettura di Sala Dogana, ma anche superficie su cui si solidificano cristalli, originati da soluzioni acquose infiltrate nella roccia, processo di metamorfosi che rende visibile le forme potenziali della materia naturale. Così è interpretabile la raccolta delle opere presentate, la “ricerca in Natura”, secondo un percorso dal 1999 ad oggi, che rivela il tessuto di relazioni, e di connessioni che hanno fatto crescere le opere (installazioni, video, disegni, fotografie) una nell’altra, una dopo l’altra. Occasione per osservare la pratica di un processo sperimentale nel registro di gesti e scelte dei materiali, elementi d’azione di un microcosmo poetico e singolare.

    Sabato 4 febbraio ore 16.30 si tiene l’happening della mostra a cura di Laura Santamaria, moderatrice Alice Ginaldi “,Dà fuoco al fuoco / acqua all’acqua / e ciò ti basti” mentre giovedì 9 Febbraio ore 16:00 appuntamento con il laboratorio didattido gratuito a cura dell’artista “Dal buio emergono dei mostri, di bellezza sconvolgente”. Un’occasione per apprendere l’uso dei pigmenti naturali attraverso una personale e moderna elaborazione dell’antica tecnica meditativa usata dai monaci tibetani per la realizzazione dei loro mandala.

    Si useranno pigmenti naturali di colore nero e bianco per realizzare disegni astratti attraverso l’uso di appositi coni creati dall’artista per il laboratorio. I disegni realizzati verranno dispersi, di essi rimarrà solo un’esperienza fisica e creativa, ed un ricordo nella memoria, in tal modo si renderà sensibile il partecipante del principio transitorio, e di come esso faccia parte della pratica artistica attuale, invitandolo ad una riflessione e rielaborazione personale dell’esperienza.

    prenotazioni al 3473055053

    Geode – Mostra di Laura Santamaria

    Sala Dogana, Palazzo Ducale, Genova

    Dal 5 al 12 febbraio, dal martedì alla domenica ore 15.00-20.00 inaugurazione sabato 4 febbraio ore 16.30 con l’happening “Dà fuoco al fuoco / acqua all’acqua / e ciò ti basti”

    giovedì 9 febbraio ore 16:00 laboratorio didattico  “Dal buio emergono dei mostri, di bellezza sconvolgente”

    ingresso libero